Papa
Paolo IV
(1555-59)
1559,
5 gennaio, in seguito alla richiesta dell'inquisitore
generale spagnolo Fernando de Valdés,
stabilisce con una bolla che tutti i confessori, secolari o religiosi,
si pongano al servizio del Sant'Uffizio nella battaglia contro la stampa
eretica;
fa pubblicare
l'«Indice» dei libri proibiti che di fatto diventa inattuabile;
fallisce il tentativo di sostituire al concilio di Trento una congregazione
più controllabile;
mette a capo dell'Inquisizione A.M. Ghislieri,
il futuro Pio V;
dopo la pace di Augusta il protestantesimo cresce e si rafforza,
l'Inghilterra, con l'ascesa di Elisabetta,
si stacca completamente dalla chiesa cattolica
varie inquietudini si diffondono in Francia e Polonia;
A suo favore il rigore amministrativo e morale: viene stroncato il cumulo
dei benefici, imposta la residenza ai vescovi, scelti con scrupolo oculato
i cardinali, costretta Roma ad una vita austera.
agosto, muore.
Papa
Pio IV
(1559-65)
Gian
Angelo de' Medici (Milano 31.3.1499-Roma 1565) fratello di
Gian Giacomo, il futuro marchese di Marignano
governatore di Ascoli Piceno, Città di Castello, Parma e Fano, vicelegato
di Bologna, sotto Paolo III;
1545, arcivescovo di Ragusa;
1549, cardinale,
prefetto della segnatura di grazia con Giulio
II, deve allontanarsi da Roma sotto Paolo
IV;
1559, eletto papa grazie all'appoggio di Cosimo
I.
Concilio
Ecumenico
di Trento
1545-63
1559,
è sospeso dal 1552.
Gesuiti
«segue
da 1558»
generale: Diego
Laínez (1558-65);
1559, sorge il collegio di Monaco (Germania);
nella Ratio studiorum (piano di studi) si uniforma l'intero sistema
pedagogico e, tramite gli Esercizi spirituali e il Direttorio,
la spiritualità gesuitica.
[vedi Domicilia]
«segue 1560»
Ugonotti
«segue
da 1557»
1559, fondamentali per la sorte del movimento sono le adesioni alto-borghesi
e aristocratiche di Parigi e le conversioni di
- re di Navarra Antonio di Borbone (il
quale in seguito si schiererà contro il movimento),
- regina Giovanna d'Albret,
- principe di Condé e
- ammiraglio di Coligny;
alla diffusione del movimento e alla precisazione delle sue forme organizzative
contribuiscono le lettere di Calvino alle
diverse chiese e i primi sinodi nazionali;
il primo sinodo di Parigi elabora una Confessione di fede e una Disciplina,
ulteriormente sviluppate;
con la morte di Enrico II e con l'ascesa
dei Guisa, cattolici intransigenti, il
movimento si configura sempre più come un "partito" protestante
che trova i suoi capi nella famiglia Borbone,
allontanandosi dalla linea di moderazione tracciata da Calvino
e da Teodoro Beza;
le sorti degli ugonotti si intrecciano allora con la situazione politico-dinastica
francese e con le vicende delle guerre di religione; nonostante le difficoltà
le chiese si moltiplicano in Bretagna, Guyenne, Béarn e soprattutto
in Linguadoca;
«segue 1562»
1559,
esce postumo il De re anatomica di Realdo
Colombo, che propone per la prima volta l'esistenza della piccola
circolazione del sangue.
Nel Dell' historia naturale libri XXVIII nella quale ordinatamente
si tratta della diversa condizione di miniere e pietre, Ferrante
Imperato ipotizza l'origine organica dei fossili.
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ANNO 1559
– Angeloni, Francesco
(Terni 1559-Roma 1652) erudito, narratore e commediografo italiano,
membro dell'Accademia degli Insensati di Perugia e segretario del cardinale
Ippolito Aldobrandini, nonché collezionista
di oggetti d'arte;
Historia augusta da Cesare a Costantino (1641)
Historia di Terni (1646).
– Argensola, Lupercio Leonardo
de (Barbastro 1559-Napoli 1613) poeta e cronista spagnolo,
fratello di Bartolomé Leonardo;
a Napoli fondò l'Accademia degli Oziosi; gran parte della sua opera
è andata perduta: ci restano due saggi storici sulle vicende del regno
d'Aragona e le tragedie di stile senechiano Isabella e Alejandra,
ambedue rappresentate nel 1585.
– Barisone,
Girolamo (Padova 1559, 25 maggio, - Genova 1614) gesuita,
uno dei più vicini all'erudito napoletano G.V.
Pinelli;
dopo aver iniziato gli studi nel seminario di Padova, si reca a Roma
per chiedere l'ammissione nella Compagnia di Gesù assieme al
fratello Antonio;
1576, 25 marzo, viene ammesso nella Compagnia di Gesù;
1582, professore di retorica nel collegio di Brescia;
1593 ca- 1598, rettore del collegio di Padova;
1597, 13 giugno, professa i 4 voti a Padova;
[Firma un compromesso con lo Studio, per il quale il
collegio rinuncia a tenere corsi superiori, ma viene riconosciuto come
scuola preparatoria alla frequenza universitaria.]
1598, consultore e lettore dei casi di coscienza nella casa professa
di Venezia;
!603-6, provinciale di Milano;
1607, visitatore della provincia di Roma;
1609-12, provinciale di Napoli;
1614, 24 agosto, muore.
Non pubblicò opere.
– Casaubon, Isaac
(Ginevra 1559-Londra 1614) filologo francese, di
famiglia protestante, editore e commentatore di testi greci (Teofrasto,
Polibio, Teocrito,
Ateneo); straordinaria la sua erudizione
storico antiquaria;
1610, dopo l'uccisione di Enrico IV abbandona
la Francia per motivi religiosi;
1614, dimostra che gli "scritti
ermetici" attribuiti a Ermete Trismegisto
risalgono invece ad epoca postcristiana segnando così l'inizio
di una inesorabile recessione dell'influsso dell'ermetismo
sulla filosofia;
[anche se esso non cesserà del tutto di farsi
sentire persino in pensatori come G.W.
Leibniz e I.
Newton.]
Historia Augustea (titolo da lui dato ad una
serie di biografie di imperatori romani da Adriano
(117-138) a Carino
(283-285) (con una lacuna dal 249 al 253) comprendente sia gli imperatori
legittimi sia gli usurpatori. Gli autori delle varie vite (Elio
Sparziano, Giulio Capitolino, Vulcacio
Gallicano, Elio Lampridio, Trebellio
Pollione, Flavio Vopisco) affermano
di scrivere sotto i regni di Diocleziano
e Costantino, cui dedicano alcune delle
biografie. La critica moderna però ha rilevato numerosi anacronismi
e contraddizioni interne all'opera ed è unanime nel ritenere che gli
autori si nascondano dietro pseudonimi. Forse si tratta di un falso
d'epoca posteriore.
Corrispondenza (postuma, 1709).
– Richer, Edmond
(1559-1631) teologo francese, da cui "richerismo",
la corrente teologico-politica francese del sec. XVII; circa i rapporti
tra chiesa e stato rinnovò i principi del "gallicanesimo";
Opere di J.
Gerson (pubblicazione e commento)
De ecclesiastica et politica potestate (1611, in cui propugna il
controllo dello stato sulla chiesa, il diritto d'appello dalla chiesa
allo stato, escludendo l'autorità papale e della chiesa in genere
nell'ambito penale)
una posizione, anche più radicale, nell'ambito del richerismo è rappresentata
da M. De Dominis
autore del De repubblica ecclesiastica del 1617.
– Rinaldi, Cesare
(Bologna 1559-1636) scrittore italiano, amico di T.
Tasso e del Marino
Madrigali (1588)
Rime (1590-98, in 4 parti)
Specchio di scienza (1583)
Dottrina della virtù (1585)
Historia del magnanimo e invincibile principe don Bellanis (1586)
Arianna (dramma inedito)
Lettere (1617-20, in 3 voll.).
– Sully, Maximilien de
Béthune barone di Rosny e duca di (Rosny-sur-Seine, Parigi
1559-Villebon, Beauce 1641) uomo politico francese, di nobile e
antica famiglia convertitasi al calvinismo, si mise giovanissimo al
seguito di Enrico di Borbone, re di Navarra;
1572, giunto con questi a Parigi, sfugge miracolosamente al massacro
della notte di San Bartolomeo;
1583, sempre fedele a Enrico IV, combatte
prima come capitano nel suo esercito e poi facendo da suo rappresentante
diplomatico a Parigi; pur accettando per ossequio alla ragion di stato
la conversione del suo signore al cattolicesimo, egli rimane ugonotto
sino alla fine, rappresentando così la prova vivente della possibile
coesistenza e uguaglianza giuridica fra cattolici e calvinisti sotto Enrico
IV;
1596, entra nel consiglio elle finanze;
1597, il bilancio si chiude con un 'eccedenza del 60% delle uscite
rispetto alle entrate;
1598, ottiene il controllo effettivo delle finanze;
1601, ne ottiene la sopraintendenza formale;
1604, vara la paulette che agevola la vendita e l'ereditarietà
delle cariche e assicura così ai funzionari benefici e autonomie mai
conosciuti prima;
1606, dal re è nominato duca e pari di Francia;
1610, è il principale ispiratore della lega antiasburgica stretta con
l'Olanda e con i principi riformati tedeschi, bloccata poi
dall'uccisione di Enrico IV; dopo la morte
del re esce dalla scena politica;
1628, accetta la campagna voluta da Richelieu
contro La Rochelle.
Economie reali (le sue celebri memorie).
– Tilly, Jean T'serclaes
conte di (Tilly, Brabante 1559-Ingolstadt 1632) militare
belga;
1574-85, al servizio della Spagna contro i riformati delle Province
Unite, passa poi al servizio dell'impero e combatte contro i turchi in
Ungheria;
1620-32, vedi la "guerra
dei trent'anni".
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«segue
da 1558»
1559,
Spagna
in seguito alle ultime disposizioni, la professione di libraio risulta
gravemente compromessa;
Francia
i sistemi di controllo elaborati da Roma non sono (e non saranno mai)
accettati;
Inghilterra:
28 aprile, con l' Uniformity Act
si ordina l'adozione obbligatoria del
Prayer Book.
«segue 1560»
Pace
di Cateau-Cambrésis
2 aprile,
trattato Francia-Inghilterra:
3 aprile, trattato Francia-Spagna.
Si conclude la lotta fra Absburgo e Valois,
durata quasi quarant'anni.
Index
librorum proibitorum
«segue
da 1555»
1559, Roma, stampato da Antonio
Blado, viene pubblicato dalla Congregazione
cardinalizia dell'inquisizione l'elenco ufficiale delle pubblicazioni
ritenute contrarie alla fede o alla morale;
l'arte della stampa ha infatti portato a un imprevisto aumento delle
pubblicazioni che teologi controversisti e vescovi vengono via via denunziando
all'inquisizione come "scandalose, pericolose o eretiche"
e che dall'autorità competente soprattutto romana vengono condannate
come tali, proibendo ai fedeli di diffonderle, leggerle e possederle.
Le circa mille proibizioni sono ordinate alfabeticamente e ripartite
in tre gruppi:
I) autori non cattolici di cui si proibisce l'intera opera, compresi
gli scritti che non trattano di religione;
II) 126 titoli relativi a 117 autori e infine
332 titoli anonimi.
Al termine dell'elenco sono poste due liste aggiuntive:
- una di 45 Bibbie e Nuovi Testamenti vietati, e
- una di 61 tipografi, la cui produzione è da intendersi integralmente
posta al bando (tutti residenti in città di area elvetica e tedesca,
con l'eccezione del veneziano Francesco Brucioli).
III) "libri omnes" in cui figurano proibizioni
cumulative relative a intere categorie di libri: risultano così
vietati, anche se non trattano di fede, tutti i libri che non riportano
sui frontespizi il nome dell'autore, dello stampatore, la data e il
luogo di edizione, quelli usciti senza il permesso dell'ordinario del
luogo e dell'inquisitore o pubblicati da stampatori eretici, le opere
di carattere astrologico e di magia.
Tra le opere incluse figurano anche scritti di edificazione e di spiritualità
(in seguito non di rado espunte) nonché tutte le traduzioni in volgare
della Bibbia (la cui lettura è consentita a seguito di
una esplicita licenza rilasciata dal Sant'Uffizio, che tuttavia non
può in nessun caso essere concessa alle donne e a chi non conosce
il latino);
tra gli altri, gli scritti di vari cardinali, le poesie dello stesso
G. della Casa e
un libro anonimo De Beneficio Christi
(già tradotto due volta in inglese e una
in francese) che difende la dottrina luterana
della "giustificazione per fede", pubblicato con il patrocinio
dei cardinali R. Pole
e G. Contarini.
[ne rimarrà miracolosamente una copia.]
Oltre a varie composizioni di P.
Aretino, sono condannate le opere complete di:
. N. Machiavelli,
. F. Rabelais,
. E. da Rotterdam,
…;
- i Carmi di F.
Berni,
- le Lettere di A.F.
Doni,
- il Decameron di G.
Boccaccio;
opere di:
. L. Pulci,
. O. Lando,
. N. Franco.
Il rigore senza precedenti suscita immediate reazioni, specie tra
i librai.
Gli stessi gesuiti si trovano senza strumenti di corrente utilizzazione
nell'attività didattica: i padri della Chiesa commentati dai
protestanti, sant'Agostino curato da E.
da Rotterdam, gli Adagia dello stesso E.
da Rotterdam ecc.
Roma
i librai chiedono qualche forma di indennizzo per le perdite che dovranno
subire;
Venezia
i librai decidono in un primo momento di non rispettare gli ordini restando
in attesa di qualche auspicata mitigazione; vengono in seguito autorizzati
a continuare le vendite sintanto che il papa non si sarà deciso
di pagare tutti i libri che si dovranno gettare al rogo. Settimane di
forte tensione tra l'inquisitore di Venezia Felice
Peretti e il Collegio che ha autorizzato i librai a vendere i
libri compresi nel catalogo, mentre inquisitori e predicatori si danno
da fare con tutti i mezzi disponibili per abituare i veneziani al nuovo
clima repressivo. Alla fine le autorità veneziane autorizzano
la pubblicazione dell'indice inducendo i librai ad adeguarsi con qualche
riserva. Indicativa è la posizione del grande editore Gabriel
Giolito il quale consegna all'Inquisizione i libri di edizione
straniera segnati nell'Indice, ma trattiene quasi tutti quelli stampati
a Venezia, salvando così le recentissime edizioni delle opere
di P. Aretino
e di N. Machiavelli.
L'arcivescovo di Ragusa Ludovico Beccadelli
esprime comunque seri dubbi sull'applicabilità dello strumento
considerando come sia comune, per esempio, in tutta la Schiavonia la
lettura della Bibbia volgare.
Firenze
una posizione simile a quella veneziana viene presa dal governo granducale
dove, in attesa di qualche addolcimento, si stabilisce di porre fuori
circolazione quei libri che hanno a che fare con la religione, ma di
lasciare passare gli altri.
____________
La quantità di reazioni induce il papa Paolo
IV a moderare qualche aspetto del catalogo, ma la sua morte (agosto)
interviene a rallentarne decisamente la diffusione in attesa di uno
strumento che possa essere accolto più favorevolmente.
L'elezione di Pio IV, uomo moderato con
intenti riformatori, favorisce l'accantonamento del catalogo paolino
che per il suo "furore devastatore" non si è dimostrato
all'altezza delle esigenze. Pio IV, sin
dall'inizio, si dichiara favorevole a una sua revisione che contenga
le proibizione dei soli libri eretici. Intende inoltre attenuare l'esorbitante
potere del Sant'Uffizio, ristabilendo l'autorità dei vescovi
nel capo del controllo della produzione libraria.
«segue 1564»
Inquisizione
spagnola
«segue
da 1555»
1559, a pochi mesi di distanza dalla pubblicazione dell'Indice paolino,
l'inquisitore generale Fernando de Valdés
predispone il primo catalogo originale dell'Inquisizione spagnola che
tende a differenziarsi da quello romano fin dall'organizzazione della
materia: nessuna divisione in classi ma ripartizione per lingua. Le
sezioni latine, francesi, fiamminghe, tedesche e portoghesi dipendono
dagli Indici di Lovanio e di Parigi, quella castigliana dal lavoro originale
degli inquisitori iberici.
Tenendo conto che le due inquisizioni hanno in comune l'obiettivo di
lottare contro l'eresia, è naturale rinvenire nei due indici
molti disposizioni identiche, come quelle relative alla Bibbia.
Per altri aspetti quello romano risulta però più severo.
Lo spagnolo contiene infatti poche condanne originali di opere latine,
dipendendo per lo più da quello di Lovanio del 1550 e dal portoghese
del 1551. È peraltro caratterizzato da una particolare attenzione
alla letteratura in volgare. Soprattutto i libri di pietà sono
sottoposti a rigorosi controlli essendo ritenuti responsabili di deviazioni
eretiche, degli errori degli "alumbrados", dei falsi
mistici e degli erasmiani. Gli scritti dei misitici sono pertanto colpiti
con severità assente a Roma come avviene nei casi di:
. Francisco de Borja,
. Juan de Ávila,
. Luis de Granada.
Gli Indici spagnoli successivi continueranno su questa linea anche se,
ovviamente, dovranno tenere conto dell'Indice tridentino.
Più che a Roma inoltre si presterà cura all'espurgazione.
«segue 1566»
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