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Papa
Paolo III

(1534-49)

- maestro del Sacro Palazzo:
. E. Foscarari
(1547-?)
[cioè consulente teologico del papa]

- Inquisitore di Bologna: G. Muzzarelli (1548-?);

Concilio Ecumenico
di Trento
1545-63

1548, è ufficialmente sospeso.
[La sede è a Bologna]

Gesuiti

«segue da 1547»
generale: I. de Loyola (1541-56)
1548, nascono i collegi di:
- Messina: Jerónimo Jéronimo Nadal ufficializza la scelta del modello di scuola: il modus parisiensis cioè il metodo pedagogico adottato nelle scuole di Parigi da Pierre Ramus il quale sosteneva che solo a Parigi si poteva ricevere una buona formazione umanistica;
- Salamanca (Spagna);
[vedi Domicilia]
Da questo momento fino alla morte di I. de Loyola, il problema della riforma dei monasteri femminili rientra nelle attività del p.gen. che ora si estendono a tutto il mondo.
. il p.gen., di concerto con la vice-regina di Sicilia, donna Eleonora Osorio, sollecita un breve pontificio sulla riforma dei conventi;
. p. Landini deve visitare un convento presso Modena;
. p. Francesco Palmio riceve istruzioni precise sul modo di rimettere ordine in un convento di Bologna, separando le religiose in due gruppi, volontarie della riforma e incorreggibili;
. p. Bustamante riferisce al p.gen. sul suo operato in un convento di Granata;
. p. Leonardo Kessel, da Colonia, ha da raccontargli cose edificanti sul buono spirito del nobile istituto delle Undicimila Vergini;
- p. Ponzio Cogordan lavora alla riforma di un convento in Provenza.]
Sicilia
24 aprile, Messina, p. Nadal e altri dieci gesuiti scelti dal p.gen. arrivano in città per cominciare il loro inseganamento nel collegio appena costruito; tra loro si trova anche Pietro Canisio (futuro santo);
i quattro orfanotrofi che stanno nascendo a Messina, Palermo, Trapani e Agrigento sono bene avviati;
30 novembre, il belga p. Giacomo Lhoost (ritornato a Roma da Palermo l'anno precedente) nel suo viaggio per le Fiandre muore a Bologna;
«segue 1549»

Fratelli boemi
[Fratres Bohemi]

«segue da 1526»
1548, sconfitti nella loro opposizione antiasburgica (1546-47) vengono espulsi dalla Boemia e si rifugiano in Polonia;
«segue 1575»

ANNO 1548





1548
Unione Elvetica
Confederazione dei tredici cantoni elvetici:

CATTOLICI
- Uri (1291),
- Schwyz (1291),
- Unterwalden (1291),
- Lucerna (1332),
- Zug (1353),
- Glarus (1353) [in parte],
- Friburgo (1481),
- Soletta (1481).

PROTESTANTI
- Zurigo (1351),
- Berna (1353),
- Glarus (1353) [in parte],
- Basilea (1501),
- Sciaffusa (1501),
- Appenzell (1513).

1548
-




1548
Sacro Romano Impero
Carlo V
Albero genealogico
(Gand 1500 - Yuste, Estremadura 1558)
secondogenito di Filippo d'Absburgo [il Bello] e di Giovanna [la Pazza];
1515-56, principe dei Paesi Bassi;
1516-56, re di Spagna (Carlo I)
1516-54, re di Napoli (Carlo IV);
1519-56, imperatore del Sacro Romano Impero;
prima guerra con la Francia (1521-26);
seconda guerra con la Francia (1526-29);
nel 1526 (marzo) ha sposato a Seville l'infanta 22enne Isabella di Portogallo († 1539);
terza guerra con la Francia (1536-38);
nel 1539 (maggio) è morta la moglie Isabella di Portogallo lasciando la cura dei propri figli ad Eleonora Mascarenhas;
quarta guerra con la Francia (1542-44);



1548
accordi temporanei fra Carlo V e i protestanti, in attesa della definizione dei problemi religiosi demandati al concilio in corso a Trento.



REGNO di SPAGNA
[vedi sotto]
REGNO di NAPOLI
[vedi sotto]

1548
REGNO di BOEMIA e d'UNGHERIA
Ferdinando I
Albero genealogico

(Alcalá de Henares 1503 - Vienna 1564)
figlio di Filippo d'Absburgo [il Bello] e di Giovanna [la Pazza], fratello minore di Carlo V, fu educato in Spagna;
1516, il nonno Massimiliano I gli procura la mano di Anna Jagellone;
1521-64, arciduca di Alta e Bassa Austria, Carinzia, Stiria e Carniola
1525-26, viene soffocata nel sangue la rivolta dei contadini nel Tirolo;
1526-64, re di Boemia e d'Ungheria;
la seconda corona gli viene disputata dal voivoda di Transilvania Giovanni Szápolyai, appoggiato dall'impero ottomano;
1530-64, re dei romani;






1556-64, imperatore del Sacro Romano Impero;

 



1548
-


1548
principato di Transilvania
Isabella Jagellona

(† 1559)
vedova di Giovanni Szápolyai († 1540), voivoda di Transilvania e re d'Ungheria;
1540-59, p.ssa di Transilvania;
(per volontà del sultano Solimano [il Magnifico])


1548
-


1548
ducato di Sassonia
Giovanni Federico [il Magnanimo]
Albero genealogico

(Torgau 1503 - Weimar 1554)
figlio di Giovanni [il Costante] di Wettin e di Sofia di Meclemburgo;
1532-54, langravio di Turingia;
1532-47, duca elettore di Sassonia;
dal 1547 è prigioniero dell'imperatore Carlo V;






Moritz
Albero genealogico

(Freiberg 1521 - Sievershausen 1553)
figlio di Enrico [il Pio] e di Caterina di Meclemburgo;
[linea albertina]
1539, si converte al luteranesimo;
1541, sposa Agnese, figlia di Filippo d'Assia capo della Lega di Smalcalda;
1541-47, duca di Sassonia;
1547-53, principe elettore di Sassonia;






1548
ducato di Prussia
Alberto di Brandeburgo
Albero genealogico

(Ansbach, Baviera 1490 - Tapiau, Königsberg 1568)
figlio di Federico margravio di Brandeburgo-Ansbach;
1525-68, duca di Prussia; (il primo)






1548
ducato di Württemberg
Ulrico di Württemberg
Albero genealogico

(Reichenweiler, Alsazoia 1487 - Tubinga 1550)
figlio di Enrico e di Elisabetta di Zweibrücken;
1498-1519, duca di Württemberg;
dal 1520 al 1534 rimane in esilio a Montbéliard mentre il governo del ducato viene affidato a Ferdinando I d'Austria;
1534-50, duca di Württemberg;
dal 1547 la casa d'Austria insiste per la sua destituzione;







1548
ducato di Baviera
Guglielmo IV [il Costante]
Albero genealogico

(† 1550)
figlio di Albrecht IV [il Saggio] e di Cunegonda d'Austria;
1508-50, duca di Baviera;



1548
Mainz [Magonza]








1548
REGNO di POLONIA
Sigismondo I
Albero genealogico

(† 1548)
figlio di Casimiro IV Jagellone e di Elisabetta d’Absburgo;
1506-1548, re di Polonia e granduca di Lituania;
sposa in seconde nozze Bona Sforza († 1557), figlia di Gian Galeazzo duca di Milano;





Sigismondo II Augusto
Albero genealogico

(† 1572) (s.f.)
figlio di Sigismondo I Jagellone e di Bona Sforza († 1557);
sposa in prime nozze Elisabetta d’Absburgo († 1545);
sposa in seconde nozze Barbara Radziwillówna (1520-1551)
[forse avvelenata da Bona Sforza]
sposa in terze nozze Caterina d’Absburgo († 1572)
[sorella di Elisabetta]
1548-72, re di Polonia e granduca di Lituania;
sposa in seconde nozze Bona Sforza († 1557), figlia di Gian Galeazzo duca di Milano;






1548
-




1548
IMPERO OTTOMANO
Solimano [il Magnifico]
Albero genealogico

(1494 - 1566)
figlio di Selim I;
1520-66, sultano;
1534-35, prima campagna militare contro i Safawidi di Persia;
dal 1542 si è alleato con con Francesco I, nonostante gli accordi di pace siglati da quest'ultimo nel 1538 con Carlo V;



Gran Visir
-
1548
dal 1533 Khayr al-Din [Barbarossa] è diventato ammiraglio in capo (kapudan pasa - grande ammiraglio) della marina ottomana che si batte contro la marina imperiale spagnola.
annette Buda;
- seconda campagna militare (1548-49) contro i Safawidi di Persia: temporanea conquista di Tabriz e dell'Azerbaigian e stabile presenza nella provincia di Van e in alcune fortezze in Georgia, nel Caucaso.








1548
REGNO di FRANCIA
Enrico II
Albero genealogico
(Saint-Germain-en-Laye 1519 - Parigi 1559)
secondogenito di Francesco I;
1533, sposa Caterina de' Medici che non avrà alcuna influenza negli affari dello stato;
1536, dopo la morte del fratello Francesco diventa delfino;
1547-59, re di Francia;

Primo ministro
[Sovrintendente delle Finanze]
Claude d'Annebaut
(1546 - 1552)
Cancelliere-Guardasigilli
chev. François Olivier
pres.te del Parlamento di Parigi
(1545 18 apr - 2 gen 1551)
Segretario di stato agli Affari Esteri
Claude de l’Aubespine
signore d’Hauterive
(1547 1° apr - 8 lug 1567)
 
1548
-

 
1548
ducato di Lorena e di Bar
Carlo III (o II) [il Grande]
Albero genealogico

(1542 - 1608)
figlio di François I e di Christine di Danimarca;
1545-1608, duca di Lorena e di Bar;
sotto la tutela della madre e dello zio;

1548
1548-50, breve scontro con l'Inghilterra;


1548
Paesi Bassi
Carlo V
Albero genealogico

[vedi Carlo V]
1515-56, principe dei Paesi Bassi;
[Olanda, Brabante, Limbourg, Fiandre e Hainaut]


Governatrice
Maria d'Absburgo
(1530 - 25 ott 1555)

1548
-

 

segue


1548
REGNO d'INGHILTERRA e d'IRLANDA
Edoardo VI
Albero genealogico
(Hampton Court 1537 - Greenwich 1553)
figlio di Enrico VIII e di Jane Seymour;
1547-53, re d'Inghilterra e d'Irlanda;
salito al trono a nove anni sotto la reggenza dello zio E. Seymour, poi duca di Somerset;


1548
-


IRLANDA
-
-
-
-

1548
-

a


1548
REGNO di SCOZIA
Maria [Stuarda]
Albero genealogico

(Linlithgow, Edimburgo 1542 - Fotheringhay, Northamptonshire 1587)
figlia di Giacomo V e di Maria di Guisa;
1542-67, regina di Scozia;
proclamata pochi giorni dopo la nascita, alla morte del padre, sotto la reggenza della madre;



1548
Giugno
un esercito francese sbarca in Scozia;
Luglio
la regina viene inviata in Francia per esservi educata; vi rimarrà dodici anni durante i quali la sua persona sarà al centro di un viluppo di interessi e di intrighi legati al fatto che, grazie alla sua discendenza per via materna da Margaret Tudor, ella vanta diritti sul trono inglese;


a


1548
REGNO di DANIMARCA e di NORVEGIA
Cristiano III
Albero genealogico
(Gottorp, Schleswig-Holstein 1503 - Koldinghus, Vejle 1559)
figlio di Federico I e di Anna di Brandeburgo;
1534-59, re di Danimarca e di Norvegia;



1548
-
NORVEGIA
1548
-
ISLANDA
1548
-

1540
REGNO di SVEZIA
Gustavo I Vasa
Albero genealogico
(Lindholm 1496 ca - Stoccolma 1560)
figlio di Erik Vasa;
1523-60, re di Svezia; (convertito al luteranesimo)





1548
-





1548
REGNO di PORTOGALLO
Giovanni III [il Pio]
Albero genealogico

(Lisbona 1502 - 1557)
primogenito di Emanuele I e di Maria, figlia dei sovrani spagnoli Ferdinando e Isabella;
1521-57, re di Portogallo;
nel 1525 (febbraio), a Salamanca, ha sposato la p.ssa Catarina di Spagna, 18enne, sorella dell'imperatore Carlo V;
nel 1536 ha introdotto l'inquisizione in Portogallo;




1548
-
a


1548
REGNO di SPAGNA
Carlo I
Albero genealogico

[vedi Carlo V]
1516-56, re di Spagna; (Carlo I)



1548
-








1548
PIEMONTE
Emanuele Filiberto [Testa di Ferro]
(Chambéry 1528 - Torino 1580)
figlio di Carlo III [il Buono] e di Beatrice di Portogallo;
1536-80, principe di Piemonte;
1538-80, conte d'Asti;



1553-80, conte di Aosta, Maurienne e Nizza;
1553-80, duca di Savoia;
1553-80, re di Cipro e Gerusalemme (titolare)


 

1548
-



1548
REPUBBLICA DI GENOVA
[Denominazione ufficializzata nel 1528 per iniziativa di Andrea Doria]
Benedetto Gentile Pevere
Albero genealogico

(? - ?)
figlio di
1547 4 gen - 4 gen 1549, doge di Genova;


1548
-



1548
ducato di Milano

dal 1535 il ducato,
come previsto dal congresso di Bologna,
è stato devoluto all'impero [in pratica agli Absburgo].



Felipe II
Albero genealogico
(Valladolid 1527 - Escorial, Madrid 1598)
primogenito di Carlo V e di Isabella di Portogallo;
1539, muore la madre;
1540-98, duca di Milano;
dal 1543 è reggente della Castiglia e dell'Aragona e dal 1545 è vedovo;
1548
viene chiamato dal padre a Bruxelles;




1554-98, re di Napoli e di Sicilia (Filippo I);
1556-98, re di Spagna (Filippo II);
1580-98, re di Portogallo;

Viceré
don Ferdinando I [Ferrante] Gonzaga
(1546 - 1555)

1548
-



1548
ducato di Mantova
Federico III Gonzaga
Albero genealogico
(1533 - 1550)
figlio di Federico II e di Margherita Paleologo;
1540-50, duca di Mantova e marchese del Monferrato;



1548
-
a

1548
REPUBBLICA DI VENEZIA
"La Serenissima"
Francesco Donà

(Venezia 1468 - Venezia 23 mag 1553)
figlio di Alvise e di Camilla Lion;
1545-53, doge di Venezia; [79°]


- nunzio pontificio: G. Della Casa (1544 ago - 1549)
- ambasciatore di Spagna: ? (? - ?)

1548
Luglio
dopo la riorganizzazione, l'Inquisizione veneziana comincia ora a confiscare e bruciare i libri;
18, reagendo alla scoperta dello stock di libri di contrabbando avvenuta all'inizio del mese, il Consiglio dei Dieci ordina ai librai e a chiunque detenga libri contrari alla fede cattolica di consegnarli entro otto giorni ai Tre Savi sopra eresia.
Spirato il termine, gli assistenti laici daranno il via alle indagini e alla punizione dei rei, conforme alle leggi già in vigore.
I denunziatori manterranno l'incognito e beneficeranno di una quota delle ammende.
[Il provvedimento raccoglie 20 voti favorevoli, 5 contrari, 5 astensioni.]
I librai ora si allarmano veramente!
24, Tommaso Giunti, a nome dei librai veneziani, presenta ai deputati laici una supplica in cui, mentre si chiedono spiegazioni, la parte del Consiglio dei Dieci viene criticata dal punto di vista umanistico della tolleranza per gli autori di religione diversa dalla cattolica e del timore per la minaccia che la censura rappresenta per la cultura.
Molti autori non cristiani, antichi e moderni, maomettani, ebrei, si osserva, hanno lasciato opere «contrarie alla fede». Queste tuttavia hanno avuto libera circolazione prima della Riforma, sono ancora in vendita e continuamente usate da filosofi, astrologhi, medici e studiosi della lingua. Bisogna forse bandirle insieme agli scritti dei protestanti?
Sottolineando l'estrema vaghezza delle nuove disposizioni i librai sperano evidentemente di convincere il governo a non applicarle che nel caso di scritti notoriamente ereticali. Riescono nel loro intento: la parte viene dimenticata e il Santo Uffizio continua a condurre indagini su scala limitata ogni qual volta riceve una denuncia.

In piazza San Marco e a Rialto sono pubblicamente gettati alle fiamme libri per un valore di 400 scudi (probabilmente si tratta di 1400 volumi), rinvenuti in casa di un libraio clandestino non meglio identificato, datosi alla fuga.
[Tenendo presente che uno scudo equivale circa ad un ducato e che il prezzo medio di vendita di un libro è di una lira e sedici soldi, salvo si tratti di in folio, 400 scudi di libri vogliono dire 1374 volumi.
In seguito, l'inquisitore in carica sosterrà che tra il 1542 e il 1550 ha ordinato l'abbruciamento di un numero infinito di libri.]

Lo stesso mese di luglio il Sant'Uffizio, messo sull'avviso da una denuncia, rinviene tre balle di libri protestanti di proprietà di Antonio Brucioli. Tra questi ci sono scritti di:
. M. Lutero,
. Bibliander,
[De servo arbitrio e le Annotationes in aliquot capitulos Matthaei, Ad omnium ordinum Reipublicae Christianae Principes…]
. Osiander,
[Coniecturae de ultimis temporibus]
. Erasmus Sarcerius,
. Urbanus Rhegius,
[Expositiones in Epistulas dominicales e In Evangelia dominicalia, una traduzione italiana del suo scritto Novae doctrinae ad veterem collatio]
. Giulio della Rovere da Milano,
[Prediche]
nonché l'anonimo Pie et Christiane epistole di un servo di G.C.,
e così via.
I libri sono bruciati a due riprese, il 12 luglio e il 21 novembre mentre ad Antonio Brucioli, naturalmente fuori Venezia per tutto il tempo del processo, sono comminati un'ammenda di 50 ducati e l'esilio per due anni.
[Non s'indaga tuttavia sulle sue idee e sui suoi scritti e all'inizio del 1549 sarà di nuovo a Venezia dove, due anni dopo, riprenderà l'attività tipografica.]


Novembre
14 e 21, vengono bruciate tre balle di libri protestanti di proprietà di Antonio Brucioli, precedentemente sequestrate su denuncia.
Eppure questa azione repressiva non si può dire ancora radicale perché i detentori di libri bruciati non devono rispondere delle loro idee religiose ed inoltre perché manca una censura preventiva efficace, manca il blocco dei libri alle frontiere e un controllo capillare.
29, il Consiglio dei Dieci con la Zonta, volendo estendere il nuovo sistema dell'Inquisizione alle città del Dominio, ordina che nelle città di Brescia e Bergamo i rettori insieme a due dottori affianchino gli ordinari (i vescovi) nel procedimento contro gli eretici.
Lo stesso mese la Sede Apostolica, cominciandosi a preoccupare del pericolo rappresentato dai testi della letteratura giudaica, dà disposizioni al nunzio G. Della Casa per espurgarli.
Con l'ausilio dei deputati laici il nunzio ottiene facilmente il consenso di Marc'Antonio Giustiniani, ma D. Bomberg fa resistenza, portando la questione su un terreno culturale.
Data la mancanza di ebraisti cristiani, il nunzio esita.

Dicembre
Il cardinal G. Verallo fa energiche rimostranze all'ambasciatore veneziano a Roma, lamentando che un'edizione di circa 800 copie del Talmud è già per metà ultimata e che molti altri testi ebraici, perniciosissimi alla religione cristiana, stanno per uscire dai torchi veneziani.
[Comunque, la stampa del Talmud babilonese sarà portata a termine dalla tipografia del Giustiniani nel 1551.]
Tra la fine dell'anno e l'inizio del prossimo, il Consiglio dei Dieci autorizza A. Grisonio – fa parte della famiglia del nunzio G. Della Casa ed è stato di grande aiuto a quest'ultimo e all'inquisitore) soprattutto nelle trattative riguardanti il processo a Pier Paolo Vergerio – a recarsi a Capodistria per assistere l'inquisitore del luogo.
Soddisfatto del suo operato, il Consiglio dei Dieci lo invia quindi in qualità di legato apostolico contro l'eresia a Pirano, Pola e sulla costa dalmata. Ma il suo zelo eccederà a volte la misura.

Venezia, muore in carcere, di cause naturali e di rimorso, Francesco Spiera.

Il Senato proibisce agli ebrei di prender parte all'attività tipografica.
[Da notare che a Venezia si fa distinzione tra tre gruppi di ebrei:
- levantini (godono di un certo tipo di privilegi nel commercio marittimo),
- ponentini (in particolare i profughi spagnoli, bersaglio favorito dell'antisemitismo),
- tedeschi (provenienti per lo più dalle varie zone della penisola).
Nel 1516, sono stati costretti a rinchiudersi nel ghetto e a sborsare a scadenze fisse grosse somme di denaro per mantenere il diritto di risiedere in città (condotta).
Dagli anni Quaranta di questo secolo l'ostilità della Repubblica nei loro confronti cresce di molto, arrivando in alcuni casi a prefigurare quello che sarà l'antisemitismo romano.
Il governo veneziano non fa grandi sforzi per punire chi, in questo periodo, istiga ai pogrom.
Nel 1550 il Senato ordinerà l'espulsione dei marrani (gli ebrei spagnoli convertiti a forza al cristianesimo) che si ritiene professino segretamente l'antico credo.
Di fronte alle proteste dei mercanti per il danno che ne deriverebbe ai commerci, il Senato non darà però seguito al provvedimento e continuerà ad esigere somme crescenti di denaro per il rinnovo della condotta.
[Il divieto non ha avuto probabilmente effetto se Me'ir Parenzo riesce a pubblicare almeno 10 libri tra il 1545 ed il 1552.
Due patrizi, Marc'Antonio Giustiniani (dal 1545) ed Alvise Bragadin (dal 1550) ne metteranno fuori rispettivamente 85 e 15 a tutto il 1553.]

 

[Paul F. Grendler, L'Inquisizione Romana e l'Editoria a Venezia 1540-1605, Il Veltro Editrice, Roma 1983.]


1548
ducato di Ferrara, Modena e Reggio
Ercole II d'Este
Albero genealogico

(Ferrara 1508 - 1559)
figlio di Alfonso I e di Lucrezia Borgia;
1528, Parigi, sposa Renée d’Orléans († 1575) duchessa di Chartres, figlia di re Louis XII, di inclinazioni calviniste;
[gli porta in dote il ducato con altri domini, ricevuti in pegno nel 1528 da Philippe IV [il Bello] re di Francia]
1534-59, duca di Ferrara, Modena e Reggio;


 
1548
-


1548
ducato di Firenze
Cosimo I de' Medici
Albero genealogico

(Firenze 1519 - Villa di Castello, Firenze 1574)
figlio di Giovanni [dalle Bande Nere] (ramo dei "popolani") e di Maria Salviati;
1537-69, duca di Firenze;
nel 1539 ha sposato Eleonora Álvarez de Toledo y Zúñiga († 1562);



1569-74, granduca di Toscana;

1548
Gennaio
18
, nel suo grande testamento politico Carlo V caratterizza nel modo seguente la situazione di Firenze: «Il duca di Firenze deve a me i suoi vantaggi e mi è devoto in quanto anche la sua famiglia ci è vicina attraverso la casa di Toledo.».

Venezia, Lorenzino [Lorenzaccio] non sa che l'ambasciatore di Toscana a Milano, Francesco Vinta, aiutato dal collega a Venezia e dall'ambasciatore del SRI sta organizzando la vendetta. Assolda infatti due sicari, Francesco Biboni [Capitan Cecchino], soldato di ventura, e Gabriello Ricci [Bebo], già cacciato dal territorio fiorentino per delitti comuni.
Febbraio
26
, i due sicari tendono un agguato a Lorenzino e allo zio, Alessandro Soderini, colpendoli a tradimento. Lorenzino spira tra le braccia della madre accorsa.
Protetti dall'ambasciatore imperiale, i due sicari possono fuggire a Firenze.
[Poco dopo, l'uno scompare senza lasciar traccia, l'altro muore per lo scoppio delle munizioni di una riservetta colpita dal fulmine.]
Molti perché di questa tragedia rimarranno comunque oscuri.


1548
ducato di Urbino
Guidobaldo II
Albero genealogico
(Pesaro 1514 - 1574)
figlio di Francesco Maria I Della Rovere e di Eleonora Gonzaga;
1538-74, duca di Urbino;
1538-39, duca di Camerino;
1548
sposa Vittoria Farnese;





 
1548
-



1548
REGNO di NAPOLI
Carlo V
Albero genealogico

(Gand 1500 - Yuste, Estremadura 1558)
secondogenito di Filippo [il Bello] e di Giovanna [la Pazza];
1515-56, principe dei Paesi Bassi;
1516-56, re di Spagna (Carlo I)
1516-54, re di Napoli (Carlo IV);
1519-56, imperatore del Sacro Romano Impero;

– vedi sopra –

NAPOLI
Viceré
don P. Álvarez de Toledo y Zúñiga
marchese di Villafranca
(1532 - 1553)
Nunzio apostolico
-

1548
Venuto a sapere delle accuse contro Mario Galeota e altri discepoli di Valdés e di B. Ochino formulate in ottobre dal bresciano Giusto Seriato, il viceré ritiene opportuno informarne Carlo V;


SICILIA
Viceré
-
1548
-
a





Andreini, Francesco (Pistoia 1548 ca-Mantova 1624) attore e scrittore italiano, come tutti i membri della sua famiglia, diresse la "compagnia dei Gelosi" e recitò in Italia e in Francia nella parte di capitan Spavento da Vall'Inferno;
Le bravure del capitan Spavento (importante per la storia del teatro);
- la moglie Isabella (Padova 1562-Lione 1604) attrice ammirata, fu in relazione con i maggiori letterati del tempo (fu celebrata in versi anche da T. Tasso);
Mirtilla (1588, favola boschereccia)
Rime (1601);
- il figlio Giovan Battista (Firenze 1579-Reggio Emilia 1654) capocomico della "compagnia dei Fedeli";
La Veneziana
Le due comedie in comedia

Adamo e La Maddalena (due delle diverse rappresentazioni sacre, le cui musiche sono composte da Monteverdi e da altri; appartengono al passaggio dalla pastorale all'opera lirica)
1601, sposa Virginia Ramponi prima interprete a Mantova dell'Arianna di Monteverdi.

Barahona de Soto, Luis (Lucena, Cordova 1548-Antequera, Málaga 1595) medico e poeta spagnolo;
libere versioni da Ovidio:
Fábula de Vertumno (Favola di Vertunno)
Fábula de Acteón (1578, Favola di Atteone);
Las lágrimas de Angelica (1586, Le lacrime di Angelica, prima parte di un ambizioso poema ispirato all'Ariosto)
Diálogos de la montería (Dialoghi della caccia, a lungo rimasti inediti).

Bozio, Tommaso (Gubbio 1548-Roma 1610) religioso e storico italiano, oratoriano;
Annales Ecclesiastici (assieme a Cesare Barone [Baronio])
Annales Antiquitatum (1637, postumo).

Bruno, Giordano (Nola 1548-Roma 17.2.1600) filosofo e letterato italiano, arso sul rogo a Campo dei Fiori.

Ornano, Alphonse (Ajaccio 1548-Bordeaux 1610) militare francese;
[Figlio di Sampiero (1498-1567) e padre di Jean-Baptiste (1581-1626)]
alla morte del padre divenne a sua volta capo della lotta contro Genova per la liberazione della Corsica;
1569, abbandona la lotta solo perché allo stremo di ogni risorsa
1595, dopo essere passato sotto la Francia, percorre una rapida carriera sotto Enrico IV, divenendo maresciallo di Francia
1598, governatore della Guyenne.

Panigarola, Francesco (Milano 1548-Asti 1594, predicatore italiano, francescano
1567, compiuti gli studi giuridici entra nell'ordine francescano perfezionando poi la sua preparazione teologica nelle scuole di Padova, Pisa e Parigi
1573, inizia un'intensa predicazione in Italia e all'estero: in Germania cerca di contrastare l'avanzata del luteranesimo, a Lione e ad Anversa polemizza con i calvinisti; nominato vescovo da Sisto V è inviato in Francia per promuovere la lega cattolica contro Enrico IV
Cento ragionamenti sopra la passione di Nostro Signore (1585)
Discorsi sui Vangeli della Quaresima (1596, postumi)
Il predicatore (1609, postumo, testo per varie generazioni di sacerdoti).

Stevin, Simon (Bruges 1548-L'Aia 1620) matematico, fisico, ingegnere fiammingo, lavorò da giovane nell'amministrazione finanziaria di Bruges e di Anversa;
1581, si trasferisce nei Paesi Bassi del Nord;
1583, si iscrive all'università di Leida; ha poi diversi incarichi come ingegnere, viene aggregato all'esercito olandese occupandosi in particolare di problemi relativi alle fortificazioni e agli accampamenti; è precettore di Maurizio di Nassau, principe d'Orange; scrive un gran numero di opere, quasi tutte in lingua olandese, e la sua attività scientifica abbraccia diversi campi;
La decima (1585, in cui introduce l'uso delle frazioni decimali)
Wisconstighe Ghedachtenissen (Leida 1608, raccolta dei suoi lavori matematici)
[Comprende anche Van de Spiegheling der Ebbenvloet: probabilmente la più pregevole (dal punto di vista del metodo) opera sulle maree della prima età moderna.
Lucio Russo, Flussi e riflussi. Indagine sull'origine di una teoria scientifica, Feltrinelli 2003.]

[Statica: dimostrazione della legge di equilibrio sui piani inclinati che contiene il principio del parallelogramma delle forze; 
idrostatica: dà la legge della pressione del liquido sul fondo e sulle pareti di un recipiente; 
dinamica: contesta la posizione aristotelica che nega l'identità della velocità di caduta dei corpi di peso diverso; 
astronomia: aderisce al sistema copernicano; 
altri campi d'indagine: scienza nautica, scienza militare, ingegneria, teoria musicale, ecc. ].


Suárez, Francisco (Granada 1548-Lisbona 1617) filosofo, teologo e giurista spagnolo, gesuita, "doctor eximius"; tomismo
Disputationes metaphysicae (1597, 54 dispute)
De Deo uno et trino (1606)
De legibus ac legislatore (1612)
Defensio fidei catholicae et apostolicae adversus anglicanae sectae errores (1613).

Van Mander, Karel (Meulebeke, Fiandra Occidentale 1548-Amsterdam 1606) pittore e scrittore d'arte olandese, allievo di L. de Heere;
1574-77, soggiorna a Roma;
1583, si stabilisce a Haarlem dove fonda insieme a H. Goltzius e a C. Cornelisz un'accademia di pittura;
Libro della pittura (1604).

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«segue da 1547»
1548
Inghilterra
esce nella sua prima traduzione inglese il libro anonimo De Beneficio Christi che difende la dottrina luterana della "giustificazione per fede", pubblicato con il patrocinio dei cardinali R. Pole e G. Contarini.
Esce anche il catalogo Illustrium maioris Britanniæ scriptorum di Bale.
Svizzera
Zurigo, Christoph Froschauser [il Vecchio] († 1564) ["rana sul prato"] pubblica la storia della confederazione svizzera di Johannes Stumpf ricca di quattromila illustrazioni ottenendo un meritato successo popolare in un campo molto diverso da quello suo abituale, religioso.
Esce Pandectarum sive partitionum universalium… libri XXI (o Pandectae) di K. von Gesner nelle cui pagine quasi trentamila voci tematiche toccano le varie branche del sapere.
Italia
Roma, esce lo Speculum Romanae Magnificentiae di Antonio Lafreri (Roma 1548-1568) che con le più di centotrenta tavole eseguite con incisioni in rame (vedi anche 1477), fornisce un compendio dei monumenti dell'antica Roma ancora esistenti. [Rimarrà il più antico lavoro topografico di valore duraturo.]
Siena, l'arcivescovo promulga un Indice e nomina tre ufficiali incaricati di assicurarne il rispetto;
2 aprile, tre chierici sono deputati alla sorveglianza dell'industria tipografica, senza una definizione precisa di competenze;
ai librai si ordina di consegnar loro i libri proibiti, che saranno dati alle fiamme;
una settimana dopo la Signoria emana un editto generale che vieta la detenzione, la vendita, lo scambio e la lettura dei libri messi al bando. Per il primo di questi reati l'ammenda prevista è di 100 scudi d'oro, con una ricompensa di 25 al denunciante, per il secondo la galera.
L'Indice senese è del tipo dei primi ed elenca l'opera omnia di:
. Bucero,
. M. Lutero,
. F. Melantone,
. G. Ecolampadio,
. Zwingli,
. B. Ochino,
. P.M. Vermigli;
ed inoltre:
- Pasquino di C.S. Curione,
- i Due dialoghi, L'uno di Mercurio et Caronte, l'altro di Lattantio et di uno archidiacono di Alfonso Valdés,
- Tragedia di Bertuccio, anonima,
e la più parte delle opere di E. da Rotterdam, primi i Colloquia.
Venezia
[vedi box]
«segue 1549»

Congregazione cardinalizia dell'inquisizione

«segue da 1547»
1548
Giugno
in cambio di un'incondizionata collaborazione nella denuncia dei gruppi eterodossi, l'inquisitore M. Cervini assume un atteggiamento di disponibilità al perdono anche nei confronti del libraio Francesco Linguardoappresso di me il caso è di qualche importantia»), strettamente legato a Giovan Battista Scotti, sul quale anche dopo essere rientrato a Roma egli dà precise istruzioni al Angelo Massarelli rimasto a Bologna in quanto segretario del Concilio di Trento.;
Settembre
15
, in un'altra lettera, quando lo stesso Francesco Linguardo è stato nuovamente imprigionato dopo un tentativo di fuga, l'inquisitore M. Cervini stabilisce le condizioni irrinunciabili perché lo si possa «perdonare»:
- piena confessione e pentimento dei suoi errori,
- denuncia di tutti coloro ai quali ha venduto libri proibiti e consegna di questi ultimi,
- giuramento di tornare in prigione a beneplacito degli inquisitori sulla base di procedure e decisioni deliberate in modo del tutto autonomo dal supremo tribunale romano.
Ottobre
6
, un altro delatore di professione è il vescovo Grechetto che non manca di inviare le sue rabbiose denunce al card. M. Cervini che pare già apprezzare (lo stesso giorno gli fa avere la ragguardevole somma di 50 scudi).
24,
[da questa data si conserveranno i verbali delle riunioni.]
Novembre
5
, solo se accetterà tali i condizioni, insiste l'inquisitore M. Cervini – riferendosi al libraio – sarà possibile esercitare nei suoi confronti «clementia et misericordia; quando anche facesse altrimenti, la giustitia deve haver ancor lei il luogo suo».
È la politica del perdono in cambio della delazione, senza dubbio più sagace e proficua del cieco rigore repressivo del card. G.P. Carafa.
Ciò dimostra che il card. M. Cervini ha cominciato ad acquisire prove di eresia sul conto degli "spirituali" così come da tempo sta facendo il card. G.P. Carafa, ma non tanto in collaborazione quanto in competizione con quest'ultimo.
La battaglia per il papato, insomma, si combatte su più fronti e da più parti, e anche nell'ambito del Sant'Uffizio tra gli aspiranti alla tiara non c'è solo il card. G.P. Carafa.
Per il momento comunque è il card. M. Cervini ad acquisire l'arsenale più fornito, assicurandosi la disponibilità del "super delatore" Giovan Battista Scotti a vuotare il sacco, non solo sui compagni di fede bolognesi ma anche sugli illustri prelati di con cui aveva stretto in passato compromettenti legami, e di cui suggerisce di fare i nomi anche ai vecchi compagni di fede che gli inquisitori gli fanno visitare in carcere.
Anche i quattro memoriali superstiti, tratti dalle rivelazioni di Giovan Battista Scotti (ma senza dubbio ce ne sono stati molti altri) pervengono in un primo tempo al card. M. Cervini, ad Alonso Salmerón, ad Ambrogio Catarino Politi e forse a G. Muzzarelli ma non alla congregazione.
Lo suggerisce il fatto che agli atti del processo dil V. Soranzo – conservatisi integralmente – non figura alcuna deposizione di Giovan Battista Scotti (a differenza di quella di Niccolò Bargellesi) nonostante gli inquisitori siano a conoscenza dei suoi rapporti con il vescovo del quale l'ex eretico bolognese è in grado di esibire alcune lettere in suo possesso, probabilmente allegate all'incartamento solo in occasione della ripresa della causa sotto Paolo IV, insieme con il memoriale.
Solo in minima parte i Decreta del Sant'Uffizio attestano la preziosa collaborazione di Giovan Battista Scotti così come il pagamento dei suoi servigi ma non c'è dubbio che nella prima fase il suo referente sia anzitutto il card. M. Cervini al quale spetta poi il compito di riferire in congregazione, ma riservando per sé ciò che ritenga opportuno.
La sua corrispondenza con Angelo Massarelli (tra la fine degli anni Quaranta e i primi anni Cinquanta) documenta infatti i rapporti personali mantenuti con il delatore sempre pronto a inviargli lettere di «piena informatione» sugli eterodossi con cui in passato aveva intrattenuto qualche complicità come:
. Giacomo Nacchianti,
. Basilio Zanchi,
. Giuliano dal Colle,
. B. Accolti [il Giovane],
che il card. M. Cervini talvolta comunica ai colleghi, persuaso com'è che il delatore bolognese dica «sempre la verità fidelmente».
Assai fitta è anche la corrispondenza con p. Alonso Salmerón.
Solo quest'anno, la congregazione romana si è occupata di 92 casi, tra i quali tuttavia non v'è traccia delle indagini che più stanno a cuore al card. G.P. Carafa, evidentemente condotte in via informale per garantirne la segretezza.
Del resto, nei primi anni, tra i supremi inquisitori figurano personaggi come Tommaso Badia o Gregorio Cortese, molto vicini al Contarini, non certo disposti a seguire senza fiatare gli orientamenti del card. G.P. Carafa, e anzi probabilmente designati da Paolo III al fine di temperare il rigorismo autoritario di quest'ultimo, che sin dall'istituzione del Sant'Uffizio vi ha esercitato un'indiscussa leadership e vi ha condotto una politica personale che proprio in quanto tale non lascierà traccia nella documentazione ufficiale.
Basti segnalare la disinvoltura con cui Gregorio Cortese, per esempio, con buona pace del segreto inquisitoriale, nell'autunno del 1548 abbia avvisato più volte l'ambasciatore estense a Roma del fatto che i vertici dell Sant'Uffizio giudicano la duchessa di Ferrara «lutherana totalmente per quello che haveano veduto in molti processi venuti da diverse bande».
[Tra il 1548 e il 1559 il Sant'Uffizio si occuperà di oltre cento predicatori in ogni parte d'Italia, cappuccini, domenicani, canonici regolari lateranensi, agostiniani, non di rado protetti dai vertici dei loro ordini per ragioni di prestigio e talora di più o meno esplicite complicità.]
Dicembre
29
, il generale domenicano Francesco Romei da Castiglione lo nomina G. Muzzarelli inquisitore di Bologna «cum omnibus gratiis et privilegiis et etiam authoritate tam de iure quam de approbata consuetudine huiusmodi inquisitoribus dari solitis».
«segue 1549»

 

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