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ANNO 1929

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Papa Pio XI
(1922-39)

1929
Febbraio
11
, "Patti lateranensi".

Finanze Vaticane

«segue da 1919»
Subito dopo la conclusione del concordato, re Vittorio Emanuele III dice al gen. R. Cadorna che «il Vaticano ha stipulato gli accordi perché premuto dal bisogno di denaro». «Non sanno più nemmeno come pagare la guardia svizzera…».
Uno degli «aiuti materiali» per i quali la Santa Sede ha maggiori motivi di riconoscenza verso il fascismo è l'abrogazione definitiva della legge sulla nominatività obbligatoria dei titoli (legge 24 settembre 1920, n. 1297), che i monsignori del Vaticano vedono come il fumo agli occhi non meno di quanto la vedano i Grandi Baroni, perché metterebbe il Fisco in grado di accertare e di colpire anche i redditi del patrimonio mobiliare della Chiesa, e perché costituirebbe un grave ostacolo alla continuazione di quelle «frodi pie», con le quali la Chiesa ha sempre eluse le disposizioni emanate dai governi laici, durante il Risorgimento, contro la manomorta ecclesiastica e contro gli enti religiosi superflui.
[G. Salvemini, Mussolini diplomatico, Bari 1952.]
In effetti (come spiegherà Luigi Einaudi):
- non essendo gli enti ecclesiastici aboliti in grado di possedere;
- non avendo convenienza quelli conservati a mettere in evidenza il loro patrimonio sociale per vederlo falcidiato e spesso annullato dalla quota di concorso e dalle altre imposte cadenti sui reddditi ecclesiastici,
i titoli nominativi dovrebbero essere intestati al nome:
- o degli investiti pro tempore del beneficio ecclesiastico,
- o dei membri degli ordini religiosi.
Ma poiché questi sarebbero di grave età, (la prudenza non consigliando la iscrizione al nome dei giovani ecclesiastici), l'imposta successoria, che con legge contemporanea a quella della nominatività è stata innalzata a limiti confiscatori, in due o tre trapassi (nel volgere quindi di pochissimo tempo, non superiore al ventennnio)devolverebbe allo stato italiano l'intero patrimonio degli enti ecclesiastici.
[Luigi Einaudi, La guerra e il sistema tributario italiano, Bari 1927]
«segue »

 

Federal Reserve

«segue da 1922»
1929, i prezzi agricoli sono bassissimi, sia per una sovrapproduzione, sia per la concorrenzialità del mercato; la disoccupazione inizia a serpeggiare e i lavoratori devono ritirare molti liquidi presso le banche. Queste o falliscono o sono costrette a disinvestire, vale a dire:
- liquidare titoli cercando contante per pagare i lavoratori,
- rifiutare prestiti alle industrie; mancano comunque dollari per pagare gli interessi sui titoli di cui è stata sommersa la Borsa; la Federal Reserve, invece di acquistare titoli per immettere denaro in circolazione, si limita ad abbassare il costo del denaro. La moneta dunque non circola più, tutti quelli che possono, se la tengono ben stretta ma così:
- nessuno investe,
- le imprese chiudono,
- i lavoratori disoccupati aumentano,
- le merci non vengono vendute;
si pensa di abbassare ulteriormente i prezzi (e quindi i salari), per stimolare gli acquisti, permettendo alle imprese di conservare i profitti, riprendere a produrre e riassumere.
Ma chi non ha reddito come può comprare?
Si deve aggiungere che più di tanto i salari non possono venire abbassati per la presenza dei sindacati [questa per gli economisti del tempo la causa della depressione].
In ogni caso prende il via u meccanismo a spirale ( la "deflazione") che coinvolge anche gli operatori di borsa.
Ottobre, Wall Street, "venerdì nero": il crollo; una gran massa di titoli non vale più niente.
I n seguito alla "grande depressione", per la Federal reserve vengono decise nuove funzioni;
«segue 1931»

Bear Stearns & Co.

«segue da 1923»
1929, New York, nonostante il crack di Wall Street la banca non licenzia neppure un dipendente;
«segue 1933»

GERMANIA

1929, 17 marzo, a Colonia viene inaugurato il primo salone internazionale del mobile.

Warburg
(banchieri)

«segue da 1915»
1929, il crollo di Wall Street raggiunge presto l'Europa e la Germania è in prima linea:
- i depositari stranieri ritirano dalle banche i loro depositi in valuta per compensare le perdite americane,
- varie banche sono in pericolo,
- il debito pubblico con l'estero ammonta a 15,9 miliardi di marchi;
- il numero di disoccupati, già altissimo, aumenta,
- il panico è dappertutto;
la M.M. Warburg è costretta a restituire l'80% dei suoi depositi in valuta e il 50% dei depositi in marchi;
«segue 1933»

Banque de France

«segue da 1848»
1929, coopera al risanamento della circolazione monetaria e alla stabilizzazione economica;
«segue 1936»

Svizzera

1929, 20 dicembre, dopo che la moneta elvetica ha retto bene ai contraccolpi della I Guerra Mondiale ed ha, già nel 1925, recuperato stabilità e parità, una legge federale introDuce il tallone a cambio aureo: la Banca nazionale deve "rimborsare le banconote a vista in moneta d'oro svizzera" ma, in attesa che anche le altre banche centrali ristabiliscano la parità aurea, ha la facoltà di scegliere se rimborsare in moneta corrente, lingotti da 12 chili o valute-oro.

Inghilterra

1929, viene istituito il "Comitato per lo studio dei problemi finanziari e industriali", presieduto da Lord Macmillan; tra i suoi membri anche J.M. Keynes;
1931, pubblica il suo rapporto.

BASF
(Badische Anilin-und Soda-Fabrik)

«segue da 1925»
1929, ha un'intesa di cartello a livello europeo con varie società di Germania, Francia e Svizzera, con l'ACNA italiana e mediante varie iniziative negli Stati Uniti con la trust Du Pont e la Standard-Jersey nel campo degli oli pesanti;
«segue 1938»

Danone

1929, viene installato a Levallois (Francia) uno stabilimento per la produzione di yogurt;
«segue 1967»

UNILEVER

1929, nasce dalla fusione tra la società inglese Lever Brothers Ltd e il gruppo olandese Margarine Unie NV, con l'intento di porre fine a una costosa concorrenza tra loro;
questa compagnia multinazionale anglo-olandese, specializzata nella produzione di detersivi e generi alimentari (cui si affiancano prodotti chimici, carta e plastiche) si organizza sulla base di due distinte società:
- una, con sede a Londra, operante sul mercato inglese e nell'area del Commonwealth;
- l'altra, con sede a Rotterdam, operante nel resto d'Europa e in America;
«segue 1970»





Patti Lateranensi

1929
Febbraio
11
, «in nome della SS. Trinità» il Vaticano e l'Italia firmano i
"Patti lateranensi" che pongono le fondamenta della futura enorme potenza finanziaria della Santa Sede.
Con la "convenzione finanziaria", unita a questi patti, l'Italia prende l'impegno di versare alla Santa Sede:
- 750 milioni di lire in contanti,
- 1 miliardo di lire in consolidato 5% al portatore (ca 140 Mdi di lire del 1966).
[Alla quotazione media di L. 82,85 di questo mese, i titoli del consolidato 5% per il valore nominale di 1 miliardo equivalgono a 828.500.000 lire in contanti; se si aggiungono i 750 Mni versati in contanti, otteniamo 1.578.000.000= (circa 135 miliardi di lire del 1966).]

La notizia – fritta e rifritta in tutte le salse dagli scrittori de «La Civiltà Cattolica» e dell' «Osservatore Romano» – che il papa, viste le condizioni economiche del popolo italiano, si sia limitato nella richiesta di indennizzo (che dovrebbe essere molto più alta in esecuzione dell'impegno assunto con la legge 13 maggio 1871), è completamente falsa.

Infatti se lo Stato italiano avesse voluto:
- pagare soltanto quello che la legge delle guarantigie promise alla santa Sede, dovrebbe versarle 16.125.000 lire (3.225.000 x 5 anni, essendo il resto prescritto), cioè circa un centesimo di quanto le consegna ora in contanti e in titoli di consolidato (senza contare i beni stabili ed i tesori inestimabili, esistenti in Vaticano e negli altri palazzi pontifici che i Patti Lateranensi attribuiscono alla Santa Sede in piena proprietà;
- o, per ragioni di equità, rivalutare la rendita stabilita nel 1871, in rapporto alla riduzione della capacità di acquisto della lira, avrebbe dovuto assicurare alla Santa Sede una rendita di non più di 16,5 Mni di lire corrispondenti press'a poco a un capitale di 330 Mni.
Infine se lo Stato italiano, per colmo di generosità, si fosse voluto accollare tutte le spese ordinarie della Santa Sede (accettando l'ipotesi pessimistica che, una volta conosciuta la "convenzione finanziaria", i fedeli non avrebbero voluto più vesare neppure un centesimo per l'obolo di San Pietro, e ammettendo che le spese ordinarie durante l'ultimo mezzo secolo si fossero raddoppiate) sarebbe sufficiente un capitale di 660 Mni di lire per assicurare una rendita annua di 32 Mni.
Quindi 1.750.000 milioni riconosciuto come debito dello Stato nella "convenzione finanziaria" è quasi il triplo di quanto avrebbe potuto essere giustificato, non dico dagli impegni assunti con la legge 13 maggio 1871, ma dai normali bisogni ecclesiastici della Santa Sede.
[Con l'approvazione dell'arcivescovo di Filadelfia, viene pubblicato Political and financial independence of Vatican (tradotto pure in italiano); trattasi di un opuscolo con cui padre G.A. Godriez lancia un appello ai cattolici di tutti i paesi del mondo, per mettere insieme un capitale di 25 Mni di dollari (ca 475 Mni di lire) il cui reddito si ritiene sufficiente a coprire tutte le spese ordinarie della Santa Sede.
Nel "progetto Erzberger" presentato durante la guerra, per la soluzione della "questione romana", il capo del centro cattolico tedesco proponeva di assegnare alla Santa Sede 500 Mni di lire, e nelle successive trattative con il presidente del Consiglio F.S. Nitti si parlò soltanto di 400 Mni di lire.]

12, alle critiche mosse, anche da molti cattolici stranieri, alla "convenzione finanziaria", Pio XI in una allocuzione ai parroci dice: «… se si computasse, capitalizzando, tutto quello di cui fu spogliata la Chiesa in Italia, arrivando fino al patrimonio di San Pietro, che massa immane, opprimente, che somma strabocchevole si arriverebbe!
[…]
… la Santa Sede ha pure il diritto di provvedere alla propria indipendenza economica, senza la quale non sarebbe provveduto né alla sua dignità, né alla sua effettiva libertà. Abbiamo fede illimitata nella carità dei fedeli, in quella meravigliosa opera di provvidenza divina che ne è la espressione pratica, l'Obolo di San Pietro: la mano stessa di Dio che vediamo operare veri miracoli da sette anni in qua. Ma la provvidenza divina non ci dispensa dalla virtù di prudenza, né dalle provvidenze umane che sono in nostro potere.»

Il senatore fascista V. Morello [Rastignac] replica: «Certamente, è l'Italia che provvede all'indipendenza economica della Santa Sede, non la Sante Sede stessa. E quanto al computo dei debitio e dei crediti, se l'Italia dovesse capitalizzare tutti i danni che il papato le ha arrecato nei secoli, con le sue chiamate degli stranieri, con le guerre, le taglie, le devastazioni di ogni genere, vi sarebbe consulta di ragionieri capaci di fare il calcolo? Diritto dunque, da parte del Vaticano, alle indennità, nessuno. Buon volere da parte dell'Italia, sì, e bisogna riconoscerlo.»
[Vincenzo Morello [Rastignac], Il Conflitto dopo la Conciliazione, 2ª ediz., Milano 1932.]

I 750 Mni in contanti vengono subito messi a disposizione della Santa Sede, aggravando la situazione della Tesoreria, che corrispondentemente accresce il debito fluttuante.

Maggio
15
, alla Camera B. Mussolini illustra l'operazione inerente a 1 miliardo di lire di consolidato ceduto alla Santa Sede dalla Cassa depostii e prestiti: «…I provvedimenti che si stanno predisponendo presso il ministero delle Finanze sono tali che si potrà far fronte agli impegni assunti senza aumentare il debito pubblico [sic!] e senza ricorrere al mercato…[…]»

Profittando della circostanza eccezionalmente favorevole offertagli dall'Uomo della Provvidenza (B. Mussolini) – « che non ha le preoccupazioni della scuola liberale» (parole rivolte dallo stesso papa il 13 febbraio ai professori e agli allievi dell'Università cattolica del Sacro Cuore) – Pio XI è riuscito a farsi veramente pagare il massimo prezzo per la «pacificazione».]

Come sono andate le cose...
Per non iscrivere subito il miliardo di consolidato nel Gran Libro, la Cassa depositi e prestiti rilascia un particoalre certificato, a firma del minsitro delle Finanze, dal quale vengono di volta in volta dedotti i valori nominali dei titoli che il Tesoro restituisce, e – in deroga alle norme vigenti – la Cassa autorizza a tramutare tale certificato in cartelle al portatore.
[Nel corso degli esercizi 1929-30 e 1930-31 saranno restituiti alla Cassa depositi e prestiti titoli per 210 Mni di lire: nel luglio 1931, la rimanenza di 790 Mni di lire sarà iscritta nel Gran Libro del debito pubblico, come «prestito del Littorio».]
In questo modo B. Mussolini manterrà l'impegno di pagare la Santa Sede «senza aumentare il debito pubblico e senza ricorrere al mercato».]
Quando si tratta di quattrini, neppure gli "Uomini della Provvidenza" sanno fare miracoli.

Da notare inoltre che, oltre alla "convenzione finanziaria", i Patti lateranensi contengono, nel Trattato e ancor più nel Concordato, molte disposizioni economiche in favore della Chiesa, che avranno una grandissima infuenza nel ridurre le entrate nel bilancio dello Stato italiano e nell'aumentare a dismisura il patrimonio ecclesiastico.

Alcuni esempi riguardanti il Trattato:
- art. 15: esenta da qualsiasi tributo, in perpetuo, tutti gli immobili trasferiti alla Santa Sede con i Patti Lateranensi, e tutti gli altri edifici «nei quali la Santa Sede in avvenire crederà di sistemare altri suoi dicasteri», dovunque siano dislocati sul territorio italiano.
- art. 17: ottengono l'esenzione da ogni tributo imposto dallo Stato e da qualsiasi altro ente «le retribuzioni, di qualsiasi natura, dovute alla Santa Sede, dagli altri enti centrali della Chiesa cattolica e dagli altri enti gestiti dalla Santa Sede anche fuori di Roma, a dignitari, impiegati e salariati, anche non stabili»;
- art. 20: dispone che «le merci provenienti dall'estero e dirette alla Città del Vaticano, o, fuori della medesima, ad istituzioni ed uffici della Santa Sede, saranno ammesse, da qualunaque punto del confine e in qualunque porto del Regno, al transito per il territorio italiano con piena esenzione dai diritti doganali e daziari».
- art 29 (1° comma, punto h): (sfuggito al sen. V. Morello) dispone che «il fine di culto o di religione è, a tutti gli effetti tributari, equiparato ai fini di beneficenza e di istruzione»: questo vuole dire che tutte le esenzioni fiscali finora accordate, e quelle che saranno concesse in avvenire, per favorire la beneficenza e l'istruzione sono senz'altro estese alle attività ed ai beni con finalità di culto o di religione.
In conseguenza, le donazioni e le trasmissioni ereditarie a fine di culto sono tutte quante esentate dalla imposte di successione, di registro, ipotecarie e sulle concessioni governative.

Privilegi anche maggiori vengono riconosciuti nel Concordato, che ha fatto «tabula rasa dell'ordinamento giuridico attuato dalle leggi del Risorgimento e richiesto dalle idee e rispondente alle condizioni create dalla civiltà liberale in tutta Europa
La personalità giuridica, finora ristretta alle diocesi, ai seminari, alle parrocchie, oltre che alla Santa Sede e agli Ordini cardinalizi, viene ora estesa a tutte le chiese aperte al culto, comprese quelle appartenenti agli enti ecclesiastici soppressi, alle associazioni religiose, con e senza voti, approvati dalla Santa Sede, alle casse generalizie e alle Procure delle associazioni religiose anche estere.
- Viene riconosciuta, quindi, agli istituti ecclesiastici e alle società religiose, anche la capacità di acquistare beni.
- Viene abolita la tassa del 30%.
- Viene escluso ogni intervento dello Stato italiano nella gestione ordinaria e straordinaria dei beni appartenenti a qualsiasi istituto ecclesiastico od associazione religiosa, gestione che ritorna sotto la vigilanza e controllo delle competenti autorità della Chiesa, e senza obbligo di assoggettare a conversione i beni immobili.
E, dopo tutto questo, lo Stato si obbliga, anche, di continuare a supplire con i suoi fondi alle deficienze dei redditi dei benefici ecclesiastici.
Una vera pasqua di resurrezione, dopo la lunga quaresima che riempie di lacrime le profane valli d'Italia.

[Nel suo articolo Preti e frati non pagano tasse («Mondo» del 14 maggio 1957), Gabriele Conti scriverà che non sono soggetti all'imposta sul valore locativo perfino gli abitanti dei palazzi di semplice proprietà della Santa Sede, e, in conseguenza della esenzione delle retribuzioni, «un italiano che presti la sua opera alle dipendenze dello Stato paga sul suo stipendio o salario l'imposta di Ricchezza Mobile e la complementare, mentre non paga nulla se presta la medesima opera alle dipendenze, puta caso, del Seminario regionale di Napoli o del Seminario di Loreto».
Quanto alla esenzione dei dazi doganali, si può osservare che essa ha legalizzato il contrabbando in grande stile di parecchie merci, specialmente nella capitale.]

Novembre
20
, il ministro delle Finanze avverte gli uffici dipendenti che, al fine di stabilire l'esenzione dall'imposta di successione, «anche quando non sia espressamente dichiarato il fine di culto, questo deve ritenersi implicito in tutti i casi in cui il testatore non abbia esperessamente designato un fine diverso».
[vedi 1937]

Per quanto riguarda poi l'imposta di mano morta (così L. Einaudi nel Corso di scienza delle Finanze, Torino 1926) «…questa parte dalla premessa che gli enti morali, quando siano entrati in possesso di un patrimonio, più non se ne disfano per morte, non essendoci soggetti alla pari delle persone fisiche.
Quei patrimoni, dunque, non assolverebbero più l'imposta successoria, per l'indole indefettibile del proprietario, il quale, come fa la mano del morto, afferrato qualche cosa, per la rigidità cadaverica, più non la lascia sfuggire.
Essi sarebbero posti in una situazione di privilegio in confronto ai beni posseduti dalle persone fisiche: e per ristabilire l'equilibrio si assogettano a un tributo compensatore, che è per l'appunto l'imposta di mano morta
».

L'aliquota ordinaria dell'imposta di manomorta è del 7,20% sulle rendite degli enti ecclesiastici, mentre gli istituti di carità, di beneficenza e d'istruzione pagano lo 0,90%.
L' "equiparazione", disposta nel Concordato, riDuce allo 0,90% anche l'aliquota per le rendite delle case religiose, delle confraternite, delle amministrazioni delle chiese, dei benefici ecclesiastici delle cappellanerie, degli istituti religiosi.

[Ernesto Rossi, Padroni del vapore e fascismo, G. Laterza e Figli SpA, Bari 1966.]

Ottobre

Il panico scoppiato nella borsa di Wall Street, dopo una fase di espansione economica senza precedenti, chiude un'era della storia americana. Sulle prime, sembra che il crollo sia limitato alla borsa: ma presto le sue ondate, propagandosi in ogni direzionre con violenza crescente, ed estendendosi rapidamente al di là delle frontiere degli Stati Uniti, mostrano che si tratta di un fatto assai più profondo, che investe tutti i meccanismi e i settori vitali dell'economia.
- La crescente disparità tra profitti e salari, e conseguente inadeguatezza della domanda a sostenere un volume di investimenti produttivi proporzionale all'espansione del reddito;
- Il riflusso di abnormi capitali, respinti da questo settore, verso la speculazione finanziaria, alimentata perciò oltre misura e sospinta verso gravissimi eccessi;
- L'inadeguatezza della legislazione e l'assenza di ogni seria politica economica,
hanno minato negli Stati Uniti le fondamenta del più grande apparato produttivo del mondo, con riflessi disastrosi sull'economia di tutti i paesi.

Fonti:
- Rosario Romeo, Breve storia della grande industria in Italia, 1967.



L'economia italiana, già in crisi a seguito della rivalutazione della Lira, viene investita dalla "Grande Crisi".

 

Banche

Banca d'Italia
[dal maggio 1926 è l'unico istituto di emissione]

- Governatore: B. Stringher (1928 - dic 1930)
- Direttore generale: V. Azzolini (1928 - gen 1931)

1929
Le grandi banche settentrionali hanno partecipazioni di maggioranza ormai in un numero imponente di imprese, tra cui le maggiori della siderurgia, alcune fondamentali della meccanica e della elettricità, i maggiori cantieri navali del Tirreno e le più importanti compagnie di navigazione, oltre a molte imprese tessili.
Molte delle industrie controllate dalle banche appartenevano infatti alla siderurgia e alla meccanica, che avevano conosciuto in maggior misura i favori del protezionismo e gli eccezionali ampliamenti degli anni di guerra, e che appunto per questo hanno attraversato nel dopoguerra una crisi di maggiori proporzioni.
Per effetto di questa crisi esse sono sfuggite al controllo dei gruppi industriali (che finora le avevano gestite con l'appoggio delle banche, ma pur sempre con una certa autonomia) e sono cadute sotto l'immediato controllo degli istituti di credito i quali, adesso, non riescono più a trasferirle ad altri gruppi industriali, un po' per l'entità raggiunta da codeste imprese, un po' per le difficili condizioni in cui esse si trovano (eccesso di capacità produttiva rispetto al mercato, scarsa specializzazione, costi elevatissimi) ed cominciano pertanto a gestirle in proprio.
In pratica ora succede che i gruppi che detengono il controllo delle banche finiscono per trasformarsi in "gruppi industriali dotati del privilegio di disporre di una sezione bancaria avente il compito di raccogliere denaro occorrente per finanziare gli affarii industriali".

Soltanto gruppi come la Montecatini o la Snia Viscosa si sono sviluppati, più che ad opera delle banche, con l'appello diretto al mercato finanziario o con il reinvestimento dei profitti; e anche se si è trattato di potenze non solo industriali ma anche finanziarie e talora con forti attività speculative (specie nel caso della Snia durante la gestione Gualino) il loro controllo era sottratto alle grandi banche così come era scarso o addirittura secondario l'apporto dei depositi bancari alla formazione dei loro capitali.
Anche nel settore elettrico l'aumentato afflusso di capitali attinti direttamente dal risparmio riDuce adesso l'indebitamento delle industrie verso le banche, sicché il rapporto tra debito e capitale investito nel settore, del 113% alla fine del 1922, si abbassa al 63% nel 1929)
Insomma lo sviluppo raggiunto dal mercato dei capitali e dalla potenza finanziaria dell'industria crea una nuova situazione, nella quale la funzione della banca non appare più così decisiva ciome per il passato ai fini dello sviluppo industriale.
[Ecco perché dopo la crisi del 1929, i legami tra banche e l'industria potranno essere recisi] La "grande depressione" impone un massiccio intervento della Banca d'Italia per sorreggere le altre banche messe in crisi dai dissesti industriali;
nel solo Vicentino, tra il 1925 e il 1929, scompaiono cinque Casse Rurali.

-

Altre Banche

«segue da 1928»

Prosegue l'attività dell'Istituto di Liquidazione.



Federazione Bancaria Italiana

1929, Vicenza,

Istituto Centrale di Credito
(ICC)

- Presidente:
. comm. Nicola Bevilacqua,
- Consiglieri:
. Angelo Pancino,
. prof. Emilio Punturieri,
. Gioacchino Gioia,
. Tito Fraschetti,
. Giuseppe Briuccia,
. Alessandro Gedda,
. Virginio Bontadini,
. Carlo De Lorenzi,
- Collegio sindacale:
. Francesco Silva,
. Giuseppe Casoli,
. Giulio Berni,
- Sindaci supplenti:
. Mauro De Gennaro,
. Carlo Milani.

1929,

27 febbraio, Roma, Piazza del Gesù, p. P. Tacchi Venturi invia una lettera a B. Mussolini sopra le sorti dell'ICC che è messo in condizioni di non poter far nulla nel salvataggio delle banche cattoliche;

6 marzo, Roma, Piazza del Gesù, p. P. Tacchi Venturi invia una lettera a B. Mussolini chiedendo, a nome del cardinale Pietro Gasparri, risposta alla sua precedente missiva;

9 aprile, prima di assumere una decisione definitiva alla richiesta di Nicola Bevilacqua, la Banca d'Italia invia a B. Mussolini una sintetica relazione sulla situazione delle banche cattoliche che già divide in tre categorie:
- banche gravemente dissestate,
- banche mediocremente dissestate,
- banche non dissestate,
e indica tre possibili vie da seguire:
a) disinteressarsi completamente delle banche cattoliche abbandonandole tutte alla loro sorte;
b) effettuare il salvataggio di tutte le banche cattoliche dissestate;
c) provvedere alla sistemazione ed al risanamento di una parte delle banche cattoliche lasciando che (cadessero) quelle maggiormente dissestate.
La scelta della terza via, auspicata dall'estensore della relazione, ha in programma:
a) lasciar cadere le 5 banche maggioremente dissestate (Padova, Rovigo, Trieste, Piacenza, Milano) e le 2 banche piemontesi (Torino, Aosta), collegate col Piccolo Credito di Cuneo;
b) risanare le altre 12 banche dissestate, mediante assorbimento da parte di istituti solidi, oppure concentramenti regionali, a seconda delle possibilità e della convenienza che risulteranno nei singoli casi;
c) agevolare l'assorbimento ed il concentramento anche delle 15 banche federate che non risultano dissestate.
Per condurre inporto l'oerazione di salvataggio occorrono complessivamente 100 Mni di lire, di cui ca 63 Mni a fondo perduto: un sacrificio pienamente giustificato e consigliabile per salvare 632 Mni di lire di depositi delle 12 banche dissestate e per impedire una crisi bancaria che potrebbe compromettere anche un altro miliardo di risparmio. I 100 Mni occorrenti dovranno essere forniti in parte:
- dal Ministero del Tesoro [30 Mni]
- dalla Banca d'Italia [30 Mni],
in parte dagli interessati alla sistemazione bancaria:
- amministratori delle banche dissestate [10 Mni],
- banche federate non dissestate [10 Mni],
- banche cattoliche indipendenti [20 Mni];

Ma perché la Santa Sede cui preme tanto il salvataggio delle banche cattoliche non interviene? - risponde B. Mussolini a p. P. Tacchi Venturi;
egli stesso avanza la proposta che i 100 Mni da sborsare siano conferiti metà dallo Stato Italiano e metà dalla Santa Sede (per la quale sono già pronti i 750 Mni di lire pattuiti nel trattato annesso ai Patti Laternanensi) aggiungendo che non se non fosse sopraggiunta la Conciliazione il Vaticano avrebbe dovuto sopperire per intero a tale somma.

Tale proposta viene accettata dalla Santa Sede.
14 aprile, l'avv. Francesco Pacelli annota nel suo Diario della Conciliazione che il Santo Padre, per aiutare l'azione del Governo, diretta al salvataggio di dette banche nelle quali sono implicati "vescovi e personaggi eclesiastici" che si sono immischiati nelle medesime contro i divieti della santa Sede [è] disposto a mutuare con un equo interesse 50 Mni di lire (sui 750) al governo (non alle Banche) per il tempo necessario per il regolamento. Pio XI incarica l'avvocato Francesco Pacelli di precisare a B. Mussolin che l'Azione cattolica è completamente estranea alle banche.

Credito Nazionale

1929, in liquidazione da ottobre 1926;

Banca Romana

1929,
[nel 1894 le passività della banca sono state assunte dalla Banca d'Italia; vedi salvataggio nel 1914]

Banco di Sicilia

1929,

Banco di Napoli

1929,diventato istituto di credito di diritto pubblico, è in possesso di valuta aurea per una cifra enorme, mai posseduta finora da alcuna banca nazionale;
presidio di stabilità, nonostante la crisi, crea la Banca Agricola Commerciale del Mezzogiorno nella quale confluiranno tutte o quasi le piccole banche dell'area a seguito del riassetto in atto quando Napoli contende a Milano il primato di città più popolosa del paese; Istituto di San Paolo di Torino - Beneficienza e Credito Presidente:
. gen. Demetrio Asinari dei Marchesi di Bernezzo (1928-?), senatore del Regno.
Direttore generale:
. gr. uff. dott. Alessandro Baccaglini (1928-?)
1929,apre la filiale di Pinerolo;

Consorzio delle Banche cattoliche

1929,

Banca Cattolica Vicentina

- Presidente: conte Alessandro Zileri-Dal Verme]
[(1863-1937), fratello dell'ex sindaco di Vicenza]
- Vice presidente: ing. Pietro Sinigaglia,

- 7 Consiglieri:
. Ernesto Azzalin,
. Enrico Marangoni,
. Leonardo Pagello,
. Pietro Rumor,
. don Giuseppe Stocchiero,
. don Vincenzo Strazzari,
. Girolamo Vaccari.

- Sindaci effettivi:
. Giuseppe Gavazzo,
. Giovanni Rossato,
. Girolamo Scimo (o Selmo ?!).

- Sindaci supplenti:
. Marcello Breda,
. Andrea Morucchio.

- Probiviri:
. Marino Breganze,
. don Attilio Caldana,
. don Francesco Snichelotto.

direttore Nicola Bevilacqua;

Comitato direttivo
- Presidente:
. conte Alessandro Zileri-Dal Verme,
- Componenti:
. comm. Nicola Bevilacqua,
. Adriano Navarotto,
. Pietro Rumor.
- Segretario generale:
. Ferruccio Gugerotti.

1929,

Credito Veneto

- Presidente: Nicola Bevilacqua,

- Consiglieri:
. conte Alessandro Zileri Dal Verme,
. avv. cav. Clodio Pomè Beltrame,
. comm. Giuseppe Cavazzana,
. conte gen. Giorgio Emo Capodilista,
. prof. avv. Carlo Emilio Ferri,
. ing. Ettore Galuppo,
. Giovanni Giusti,
. cav. Pietro Rumor,

- Sindaci effettivi:
. avv. cav. Vincenzo Fontana,
. Giovanni Mauro,
. ing. prof. Sergio Zanarotti.

- Sindaci supplenti:
. avv. Giuseppe Gavazzo,
. Gaetano Martelletto.

1929
Padova,
Fallimenti delle Banche cattoliche
1926
1927
1928
1929
(1° trim.)
Banche
20
22
22
10
Filiali
122
144
472
282
[Ernesto Rossi:
- Pagine anticlericali, Samonà e Savelli 1966;
- Nuove pagine anticlericali, Kaos edizioni-Milano 2002.]

 



Comit
(Banca commerciale italiana)

- Presidente: ?
- Vicepresidente: Bernardino Nogara (?-?);
1929, entra in crisi in seguito alla "grande depressione";
il Vaticano affida al vicepresidente di questa "laicissima" banca, la gestione della ASSS.

ASSS
(Amministrazione Speciale della Santa Sede)

1929, appena creata con i fondi corrisposti dallo Stato italiano al Vaticano in applicazione del concordato, essa assume importanti partecipazioni nel settore edilizio (Generale Immobiliare, Condotte d'acqua, Istituto Romano dei Beni Stabili) divenendo in breve la maggiore concentrazione immobiliare operante in Italia. Trattasi, per ragioni di opportunità, solo di partecipazioni di minoranza e al massimo di maggioranza relativa.

IOR
(Istituto Opere di Religione)

1929, diversamente dall'ASSS opera invece questo istituto al quale non è preclusa l'acquisizione di eventuali pacchetti di controllo; la banca del Vaticano infatti, dotata di personalità giuridica e quindi staccata dalla Santa Sede, può agire come meglio crede sulla scena italiana e straniera.
Sotto la guida di Massimo Spada e di Luigi Mennini essa riesce ad acquisire il controllo di società operanti nei settori più vari, ma soprattutto di importanti istituti di credito:
- Banco di Roma per la Svizzera,
- Banca Cattolica del Veneto,
- Banca Unione,
divenendo assieme all'ASSS l'altra grande cassaforte delle partecipazioni azionarie vaticane.

Banca Toscana di Anticipazione e Sconto

1929,

Banco di Roma

1929
- Presidente: principe Francesco Boncompagni Ludovisi (9 feb 1923-?)
[ex deputato del Ppi passato al fascismo]
- Vice presidenti:
. sen. conte Giovanni Grosoli Pironi (1917-?)
. dr. Giuseppe Vicentini (9 feb 1923-?)
- Amm.re Del.: dr. Carlo Vitali (9 feb 1923-?)

Il capitale sociale è costituito da 1.500.000 azioni:
- 425.000 presso il Credito Nazionale,
- 475.000, già del Credito Nazionale, passate da poco nelle mani delle banche cattoliche federate;
[in pratica 900.000 azioni controllate direttamente o indirettamente dal Credito Nazionale.]
- 400.000 in circolazione,
- 200.000 presso il Banco di S. Giorgio.

Agosto
23
, «Il Popolo di Roma» pubblica (scoprendo gli altarini, finora celati al volgo profano!) la seguente lettera del sen. conte Carlo Santucci, ex presidente del Banco di Roma:

Consuma (Firenze), 15 agosto 1929, VII.

Ill.mo Sig. Direttore,

apprendo che, in un volume pubblicato testé in Francia col titolo Les partages de Rome, si afferma essere assolutamente falso che nel gennaio 1923 abbia avuto luogo un colloquio privatissimo e riservatissimo tra S.E. il Capo del Governo on.
B. Mussolini, e il cardinale Segretario di Stato P. Gasparri.
La detta informazione non è conforme alla verità.

[…]
Il fatto rimase segretissimo e per ben sei anni nessuno ne ebbe il più lontano sentore. Fu solo dopo la firma del Trattato del Laterano che qualche voce corse, non so da quale parte e con quale spirito, di quel primo colloquio del gennaio 1923, rimasto, come ho detto, segretissimo.
[…]

[Il colloquio è avvenuto a Roma il 23 gennaio 1923 nell'alloggio del sen. conte Carlo Santucci a Palazzo Guglielmi, che ha due entrate:
- un ingresso principale da via del Gesù 62 (usato da B. Mussolini),
- un altro ingresso da piazza della Pigna 6 (usato da P. Gasparri ).] 
[Ernesto Rossi, Padroni del vapore e fascismo, G. Laterza e Figli SpA, Bari 1966.]

La ufficiosa «Agenzia Stefani» fa seguire alla lettera questa precisazione:
«A proposito del colloquio del quale dà notizia con questa sua lettera il sen. Carlo Santucci, siamo in grado di affermare che, nel corso del medesimo, si parlò della situazione del Banco di Roma».


1929,

Banca italiana di Sconto

1929, in liquidazione.

Credito Italiano

1929
entra in crisi in seguito alla "grande depressione";

Banco Ambrosiano

1929,

Banco Lariano

1929, Como,

BNL
(Banca nazionale del lavoro)

1929, dal 1924 lo Stato detiene il 90% del suo capitale azionario; in seguito alla crisi [perdite per circa 200 Mni] dovuta allo smantellamento delle cooperative, operato dal fascismo, si ridimensiona sino a diventare semplice istituto di credito di diritto pubblico, di proprietà statale;

Banca della Venezia Giulia

1929, Trieste, dal 1921 si è fusa con la Banca Cooperativa di Trieste e con il Consorzio Fiumano di Credito e Risparmio di Fiume;

Banca Provinciale Lombarda

1929, Bergamo,

Casse di Risparmio

«segue da 1928»

Cassa di Risparmio di Venezia

1929,

Cassa di Risparmio di Verona e Vicenza

1929,

Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo

1929,

Cassa di Risparmio di Milano

1929, oltre all'esercizio del credito fondiario (dal 1866), dal 1924 ha istituito anche il credito agrario;

Cassa di Risparmio delle Province Lombarde

1929,

Monte dei Paschi
(Cassa di Risparmio)

1929,

Cassa di Risparmio di Gorizia

1929, incorpora il Monte di Pietà che ne diventa la sezione dei pegni;


«segue 1930»

Banche Popolari

1929

Banca Popolare di Vicenza

- Presidente: Paolo Sartori ,
- vicepresidente: ?,
- Consiglieri:
. ?,
. ?,
. ?,
. ?,
. ?,
. ?,
. ?,
. ?,
. ?,
. ?,
. ?,

- Collegio Sindacale:
. ?, [effettivo]
. ?, [effettivo]
. ?, [effettivo]
. ?, [supplente]
. ?, [supplente]

Direttore: ? (?-?)

Filiale
Vicenza, Borgo S. Felice (dal 1920).

Banca Popolare Agricola di Cerea

1924,

1929,

Piccolo Credito di Cuneo

1929, 3 aprile, chiude improvvisamente gli sportelli.

«segue 1930»

Casse Rurali

1929

Federazione Italiana delle Casse Rurali

1929,

«segue 1930»



Economia Italiana
1921-22
1925
1929
Reddito nazionale
(Mdi di Lire del 1938)
95,0
-
124,6
Reddito pro-capite
(Lire del 1938)
2.486
-
3.079
% dell'industria sul prodotto lordo privato
25,3%
-
31,8
% dell'agricoltura sul prodotto lordo privato
46,3%
-
38,4%
Indice produzione manufatturiera [1938=100]
54
-
90
Disoccupati
382.000
122.000
-


I padroni del "carbone bianco" nel 1929
Capitale società per azioni elettriche
(Mni di lire)
9.320
Obbligazioni
2.540
Valore di bilancio degli impianti
12.615
Potenza installata
kW
Società elettrocommerciali
-
Autoproduttori
-
Totale
4.540.000
Produzione di kWh
(in milioni)
Da impianti idroelettrici
9.970
Da termoelettrici
410
Totale
10.380
Ormai tutte le imprese elettriche che producono per la vendita sono accentrate in un solo trust elettrico, che comprende:
- Edison,
- Società Idroelettrica Piemonte (SIP),
- Adriatica di Elettricità,
- Strade Ferrate Meridionali,
- Centrale,
- Terni.



Produzione siderurgica
(tonnellate)
1921
1929
Acciaio
700.000
2.122.000
Ghisa
61.000
671.000
-
-
Importazioni
(tonnellate)
1920
1929
Carbon fossile
5.600.000
14.600.000
Rottame
300.000
1.000.000

È cresciuta tuttavia largamente la parte di energia elettrica nel quadro della forza motrice al servizio dell'industria italiana.



Industria chimica
- Montecatini:
- Italgas:
[grazie all'attività di uno spregiudicato speculatore, il Panzarasa, la società torinese è riuscita, partendo dall'industria del gas, a estendere il suo controllo a una serie di imprese elettriche, telefoniche, chimiche ecc., che nell'insieme rappresentano un capitale dell'ordine di un Miliardo di lire, ma quanto mai eterogenee e con basi finanziarie, nonostante l'apparente prosperità, assai malferme.

- Acna (Aziende Chimiche Nazionali Associate):
[accentra buona parte della produzione di coloranti, in seguito alla scomparsa della concorrenza germanica]
Produzione
(tonnellate)
1919
1921
1929
Solfato di ammonio
-
6.000
144.000
Acido nitrico
-
6.000
39.000
Carbonato sodico
5.200
-
200.000
Acido solforico
-
-
1.335.000

Con il metodo elettrolitico "Fauser", realizzato nei laboratori Montecatini per la produzione dell'ammoniaca sintetica dell'azoto atmosferico, che evita i grossi consumi di carbone imposti dai metodi finora adottati all'estero, si è operata una rivoluzione nel settore dei fertilizzanti azotati, che adesso entrano per la prima volta in grande misura nell'agricoltura italiana.



Petrolio
- Agip
Agevolazioni doganali sulla importazione dei residui, favoriscono l'installazione di impianti di cracking.

Produzione
(tonnellate)
1921
1924
1929
Benzina
-
100
22.000
Importazione
(tonnellate)
1921
1927
1929
"Prodotti neri"
(greggio e residui destinati alla rilavorazione)
65.000
*461.000
-
* Pari al 50% dell'intera importazione di prodotti petroliferi: percentuale superata ampiamente nel 1929.



Industria cotoniera
1921
1929
Fusi
4.500.000
5.380.000
Telai
122.500
152.000
Produzione di filati
(tonnellate)
133.000
220.000
Produzione di tessuti
(tonnellate)
94.000
135.000
Cotonate disponibili per il consumo interno
(tonnellate)
-
124.000
Importazioni di cotone greggio
-
-
Esportazione di manufatti
(tonnellate)
-
*80.000

Nel 1926 in questa industria sono stati investiti 1200 Mni di lire contro i 1750 nell'industria della seta artificiale.
* pari al 24,2% della produzione nazionale e al 30% circa del valore totale delle esportazioni di manufatti tessili. I mercati europei (non solo i paesi balcanici, ma anche Inghilterra e Germania) assorbono il 41,8% dell'esportazione rispetto al 15,5% del 1913.



Industria laniera
1925
1929
Importazioni di lane sudicie e lavate
(tonnellate)
-
*30.000
Esportazione di filati
(tonnellate)
-
**1.550
Esportazione di tessuti
(tonnellate)
-
**7.670
-
-

* graduale declino, fra i paesi fornitori, dell'Argentina e dell'Uruguay, a favore di Australia, Nuova Zelanda e Sud Africa.
** soprattutto rivolta ai mercati danubiani e balcanici e poi a quelli dell'Estremo Oriente.



Industria serica
1925
1929
Produzione di seta tratta
(tonnellate)
-
5.520
Esportazione di seta greggia
(tonnellate)
-
*57.570

* media del decennio.

 

ZUCCHERO
1929

Col consolidamento del regime totalitario la UNIONE ZUCCHERI assume il nome di CONSORZIO NAZIONALE PRODUTTORI ZUCCHERO e non ha più niente da temere; anzi viene tenuta a modello per la costituzione di tutti gli altri consorzi che, nello stato corporativo, hanno il compito di «conciliare gli interessi dei produttori col superiore interesse della Nazione».

Su questo settore, in Italia, dominano incontrastate le famiglie:
- Acquarone, Cevasco, Oberti, Stoppani, Parodi, Musso, Piaggio, Montesi, ecc.
[Ernesto Rossi, I nostri quattrini, Laterza Bari 1964.]


SAIS
(Società Agricola Italo Somala)
1929

Milano, viene costituita questa società con un capitale iniziale di 24 Mni di lire.
- Presidente e Amm.re del.:
. duca degli Abruzzi (1929 - 1933);
- Vicepresidente:
. Giuseppe Toepliz (1929 - ?);
- Direttore della sede amministrativa di Genova:
. avv. Luigi Bruno (1929 - ?).
La concessione della società, che si trova a 113 km da Mogadiscio, è estesa 25 mila ettari.
«segue 1938»

[Ernesto Rossi, I nostri quattrini, Laterza Bari 1964.]

 

La Lockheed e il supermercato delle armi

1929

La Lockheed Aircraft Corporation si fonde con la Detroit Aircraft Corporation che ambiva essere la "General Motors" dell'aria;


«segue 1930»

Fonti:
- Anthony Sampson, The arms bazaar/Il supermercato delle armi - Arnoldo Mondadori Editore 1977.

 




Drèze, Jacques (Verviers, Liegi 1929) economista belga, studioso della teoria delle decisioni
Saggi sulle condizioni economiche in condizioni di incertezza (1985).

Forte, Francesco (Busto Arsizio, Varese 1929) economista italiano,
1954-56, insegna economia e scienza delle finanze nell'università di Milano;
1956-58, nell'università di Urbino;
1961-83, nell'università di Torino;
Manuale di politica economica (1971)
1971-75, vicepresidente dell'ENI;
Trattato di economia pubblica (1976)
1979, eletto nelle liste del PSI è membro della commissione per le finanze e il tesoro;
1982-83, ministro delle finanze durante il V governo Fanfani;
1983, rieletto deputato, è ministro senza portafoglio degli affari europei nel governo Craxi fino al maggio 1985 quando assume la carica di sottosegretario agli esteri per la fame nel mondo;
1985, insegna economia e scienza delle finanze nell'università di Roma;
1987, senatore;
Principi di economia finanziaria (1987)
Il controllo del potere economico (1989)
1992, senatore.

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Italia

Confederazione Fascista dell'Industria Italiana (ex Confindustria):
- presidente: A.S. Benni.

Gennaio
Pur utilissima, la Italian Superpower non è sufficiente per raccogliere i capitali di cui G. Volpi ha bisogno, per cui egli costituisce due grandi holdings.

Marzo
22
, all'assemblea generale della SADE, riunitasi per approvare il bilancio consuntivo 1928, si constata che la potenzialità degli impianti in esercizio sarà sufficiente soltanto fino al 1931: urge preparare nuove fonti di energia;

Aprile


B. Mussolini celebra a Roma il recupero dei templi della zona dell'Argentina e la costruzione del nuovo ponte del littorio.

Ottobre
-

Novembre
18
, il R.D.L. 18 novembre 1929, n. 2488, consente al governo di determinare quali industrie debbano essere considerate fondamentali per la fabbricazione dei prodotti essenziali per la difesa nazionale.

Dicembre
3
, con D.L. 3 dicembre 1929, n. 3028, il governo aumenta i dazi di 85 voci e sottovoci (filati di lino, di canapa e di lana; macchine da cucire; pezzi di automobile, caldaie, prodotti chimici, vernici, celluloide, pelli, ecc.).
Le fusioni sono 102 ed interessano 250 società con un capitale di più 3300 Mni [vedi "decreto Volpi" Marzo 1926].


La crisi mondiale è cominciata da un paio di mesi ma ancora nessuno può prevedere le sue catastrofiche dimensioni e la sua durata.
«segue 1930»

Ilva
[Società Ilva, alti forni e acciaierie d'Italia]

«segue da 1922»
1929, in conseguenza della crisi e della cessione da parte delle banche delle partecipazioni industriali viene incorporata nell' IRI e inserita nella Finsider (Società Finanziaria siderurgica);
«segue 1930»

Montecatini

«segue da 1928»
1929, la voce "Titoli" nel suo bilancio espone 370 Mni di lire.
«segue 1938»

SNIA Viscosa
(Società nazionale industrie applicazioni viscosa)

«segue da 1928»
1929, assieme agli altri tre maggiori produttori:
- Soie de Châtillon,
- Società della Viscosa,
- Seta Artificiale di Varedo,
si riunisce in un sindacato che impiega oltre 25.000 dipendenti;
la seta artificiale va:
- 80% alla tessitura,
- 12% alla maglieria e calzetteria,
- 7% alla passamaneria.
[La produzione italiana è la seconda del mondo dopo quella degli Stati Uniti, ma siamo al quinto posto per il consumo sicché due terzi della produzione vanno all'esportazione]
«segue 1930»

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