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ANNO 1919

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Papa
Benedetto XV

(1914-22)

segretario di Stato: card. P. Gasparri;


1919
P. Gasparri dà il beneplacito al programma presentato dal Ppi (Partito Popolare Italiano);
compiuti i primi passi verso la conciliazione con l'Italia, con le trattative tra il card. P. Gasparri e il presidente del consiglio italiano V.E. Orlando, i cattolici vengono immessi ufficialmente nella politica italiana; annullato di fatto dal "patto Gentiloni", il non expedit viene definitivamente abolito;
il Vaticano scioglie l'Unione cattolica appoggiando in tal modo apertamente il nuovo Ppi (Partito Popolare italiano) fondato da don L. Sturzo;
autunno, il Vaticano riconosce ufficialmente il nuovo Stato polacco; A. Ratti viene nominato nunzio apostolico in Polonia;
il papa mantiene la condanna del modernismo, riducendone l'asprezza;

Novembre
28
, il papa emana l'enciclica Maximum illud: vi si rievoca la storia della diffusione del Cristianesimo in tutto il mondo, e si danno disposizioni in merito ai doveri dei missionari;

Dicembre
in Unione Sovietica il governo di Lenin proibisce la trasmissione dei principi della religione cattolica ai bambini, non solo nelle scuole, ma anche nelle case. Da questo momento le relazioni tra il Vaticano e l'Unione Sovietica si interrompono.
Nello stesso tempo il papa convoca Michel d'Herbigny, vecchio membro dell'Entità ed esperto di affari russi, affinché inizi a tessere una rete clandestina che si estenda per tutta l'Unione Sovietica. Ilpapa comunque ufficialmente non sa di questa operazione e viene coinvolto soltanto per la nomina delle cariche religiose.

La prima Pace mondiale

1919
Gennaio
18
, Parigi, si apre la conferenza della pace a cui partecipano:
- Th. W. Wilson per gli USA,
- Lloyd George per la GB,
- Clemenceau per la Francia,
- Orlando per l'Italia,
nonché i rappresentanti degli stati minori ed esclusi quelli degli stati vinti;
il convegno viene indetto per formulare i trattati di pace con le nazioni sconfitte e regolare l'assetto continentale postbellico;
con i suoi "14 punti" Th. W. Wilson tenta di far prevalere lo "spirito pacificatore", mentre la Francia, timorosa di un revanscismo tedesco, intende "punire" con estrema severità;

Febbraio
6
, Weimar [vedi Germania]

Marzo

Aprile
11, viene fondata l'OIL (Organizzazione internazionale del lavoro) che funzionerà nel primo dopoguerra;
28, alla conferenza di Parigi viene istituita, mediante un trattato, la Società delle Nazioni;
membri originari sono gli stati vincitori della prima guerra mondiale (tranne gli Stati Uniti che, nonostante l'importante ruolo svolto dal presidente Wilson nella costituzione della Società, si rifiutano di ratificare il patto) e 13 stati neutrali; altri stati fra i quali la Germania e l'Unione Sovietica diventano membri in seguito per delibera dell'assemblea;

Maggio

Giugno
28
, i tedeschi firmano il trattato di pace di Versailles (o Diktat, come chiamato in Germania);

Agosto
le truppe romene appoggiate dai grandi proprietari terrieri ungheresi abbattono la "repubblica dei consigli" creata a Budapest cinque mesi prima dai comunisti di Béla Kun;
in Russia divampa la guerra civile con l'intervento in funzione antibolscevica delle truppe giapponesi in Siberia e di reparti anglo-franco-italiani ad Arcangelo e poi in Ucraina e in Crimea;
la Polonia, che ha riacquistato la sua indipendenza, si espande (già dal novembre del 1918) verso est a spese di territori appartenenti alla Russia; le sue truppe, al comando del generale J. Pilsudski raggiungono l'Ucraina, la Lituania e la Russia Bianca, occupando Minsk;
soltanto nel 1920 l'armata rossa riuscirà a salvare le sorti della rivoluzione sovietica;

Settembre
10
, trattato di pace di Saint-Germain-en-Laye tra le potenze dell'Intesa e la nuova repubblica d'Austria;

Ottobre
17
, il trattato viene ratificato ed entrerà in vigore il 16 luglio 1920;

Novembre
27
,
trattato di pace di Neuilly-sur-Seine con la Bulgaria;

Dicembre
la Polonia respinge le proposte di pace, su un confine assai favorevole ai polacchi, avanzate dal governo sovietico;

Note
Francesi e inglesi sono convinti, con quanto imposto alla Germania con la pace di Versailles, di aver bloccato il sogno espansionistico tedesco non sapendo invece di aver creato una situazione di instabilità permanente al centro dell'Europa; calpestando il sentimento nazionale tedesco in modo così drastico infatti, minano sin dall'inizio lo sviluppo democratico della repubblica tedesca nata dalla sconfitta e danno spazio all'offensiva della destra che quindici anni più tardi porterà alla dittatura nazista;
il trattato inoltre, deludente per gli ambienti nazionalistici ed espansionistici di alcuni paesi dell' "Intesa", come l'Italia e il Giappone, porta con sé i germi di una reazione revisionistica che non aspetta, per manifestarsi, l'avvento dei regimi fascisti in Europa e la conquista del potere da parte dei militari in Giappone.

"Seconda Internazionale"

«segue da 1918»
1919
Congresso di Berna: mentre i socialisti di sinistra aderiscono ai programmi della Terza Internazionale o Komintern, le frazioni di destra tentano di resusicitare la Seconda internazionale opponendosi al leninismo e affermando l'impossibilità di costruire la società socialista se non basandola sulla libertà e sui principi democratici.
«segue 1920»

 

Panafricanismo

«segue da 1905»
1919, dal Niagara movement e dalla successiva National Association for the Advancement of Coloured People (Associazione nazionale per il progresso delle genti di colore) deriva ora il Pan-African Congress (Congresso panafricano).
Nel periodo 1919-45, riuscirà ad organizzare cinque congressi in Europa (Parigi, Londra, Bruxelles, Lisbona, Manchester) e uno negli Stati Uniti (New York).
«segue 1945»

Movimento pan-negro

1919, Stati Uniti, Marcus Aurelius Garvey (1887-1940), già fondatore, nel 1914, dell'UNIA (Universal Negro Improvement Association - Associazione Universale per lo sviluppo della razza nera), dà vita a questo movimento diventando poi Presidente Provvisorio dell'Africa. Sembra riunire attorno a lui milioni di negri galvanizzati dall'idea di una loro completa emancipazione e resurrezione da realizzarsi attraverso un ritorno al proprio continente di origine.
Nel 1920 promuoveuna campagna per il ritorno in africa di 30.000 famiglie ne[g]re statunitensi.
Pur avendo vita breve (si scioglierà nel 1924) questo movimento rivendica il merito di aver condotto i negri, in Africa e fuori, a prendere orgogliosa coscienza della propria razza, creando per la prima volta un sentimento di solidarietà internazionale fra gli africani e le genti di discendenza africana.





1919
Schweizerische Eidgenossenschaf
Confédération suisse
Confederazione svizzera
[Repubblica federale]
- Presidente
-
- Primo ministro
-
-

1919

Novembre
17
, [Politica in materia di immigrazione - I fase: 1917 ca-1925]
seconda legge sulla polizia degli stranieri.
[Istituzione che alcuni giuristi svizzeri ritengono incostituzionale rispetto ai fini, poiché – attraverso la protezione del mercato del lavoro – persegue con mezzi di polizia un fine non poliziesco.]

Sesta tappa dell'organizzazione del movimento operaio: scissione del Partito socialista, nascita del Partito comunista.

[Jean Ziegler, Una Svizzera al di sopra di ogni sospetto, Arnoldo Mondadori Editore Milano 1976]


1919
Deutschösterreich
(Repubblica dell'Austria-tedesca)
- fino al 1 Ottobre 1919 -
[proclama la sua unione con il Reich tedesco, ma la decisione non può divenire operante per l'opposizione delle potenze vittoriose dell'Intesa.]

Repubblica austriaca
-
Presidente
della repubblica
-
-
Cancelliere
Karl Renner
Partito socialdemocratico
(1918 nov - giu 1920)
Sottosegretario
[per la riforma della costituzione]
Michael Mayr
Partito cristiano-sociale
(1918 nov - giu 1920)
Interni
Affari Esteri
Otto Bauer
(1918-19)
-

1919
Settembre
10
, trattato di pace di Saint-Germain-en-Laye tra le potenze dell'Intesa e la nuova repubblica d'Austria; il trattato sanziona la dissoluzione dell'impero asburgico;
l'Austria riconosce la piena indipendenza di:
- Ungheria,
- Cecoslovacchia (cui cede la Boemia e la Moravia)
- Iugoslavia (cui cede la Dalmazia, la Carniola, la Bosnia-Erzegovina);
alla Polonia cede la Galizia e parte della Slesia;
alla Romania cede la Bucovina;
l'Italia riceve Trento e il Tirolo meridionale, Trieste e l'Istria completando l'unificazione nazionale ma anche annettendosi circa 200.000 austriaci e mezzo milione di slavi;
l'Austria deve inoltre
- rinunciare a disporre di un'aviazione e di una marina militari,
- abolire la coscrizione obbligatoria;
- ridurre le forze terrestri a un massimo di 30.000 uomini;
oltre a fissare una somma per i debiti di guerra, il trattato impegna la nuova repubblica a conservare la sua indipendenza e a non unirsi con la Germania senza il preventivo consenso unanime della "Società delle Nazioni";

Ottobre
17
, il trattato viene ratificato ed entrerà in vigore il 16 luglio 1920.
Per volontà delle potenze occidentali e sotto la spinta degli operai viennesi nasce la Repubblica austriaca, in cui i socialisti diretti da Karl Renner [49enne] costituiscono l'opposizione ai gabinetti cattolici, presieduti e controllati da mons. Ignaz Seipel [43enne];




1919
REPUBBLICA
di GERMANIA
REPUBBLICA DI WEIMAR
[dal 10 ago 1919]
Presidente
della Repubblica
P.L. von Hindenburg
(1918 nov - feb 1919)
F. Ebert SPD
(1919 10 ago - apr 1925)
Presidente
del
Reichsrat (rappresentanti dei Länder)
-
-
Presidente
del Reichstag
(deputati eletti dal popolo)
-
Presidente
del Consiglio
dei commissari del popolo
F. Ebert SPD
(1918 10 nov - 13 feb 1919)
-
Presidente
del Consiglio
del Reich
Ph. Scheidemann SPD
(13 feb - 20 giu)
G. Bauer SPD
(21 giu - 14 ago)
Cancelliere del Reich*
[Reichskanzler]
-
G. Bauer SPD
(14 ago - 26 mar 1920)
Segretari di Stato
-
-
Difesa/Guerra
G. Noske
(1918 9 nov - 1920)
Affari Esteri
-
H. Müller
(14 ago - ?)
-
-
-
-
* Nel 1919 viene ricostituito un governo ma, come segnale di rinnovamento, viene modificata la terminologia usata fino ad ora, il governo viene chiamato "Governo del Reich" presieduto da un "Primo ministro del Reich". Il termine però non riesce ad entrare nell'uso comune e già nell'agosto del 1919 si ritorna ad usare il termine "Reichskanzler", ossia "Cancelliere del Reich".
Anche nella repubblica di Weimar (1918-1933) il Cancelliere è nominato e destituito dal capo dello stato, ora un Presidente del Reich ma è responsabile anche nei confronti del Reichstag.

 

1919
Gennaio
Berlino, il KPD (Kommunistische Partei Deutschlands - Partito comunista di Germania), in cui sono affluiti anche alcuni esponenti della Spartacusbund (o Lega di Spartaco) è promotore di una insurrezione mirante alla costituzione di una Germania sovietica che però fallisce, soffocata dall'alleanza tra il governo socialdemocratico e i militari;
15, Berlino, muoiono assassinati Karl Liebknecht e R. Luxemburg , leader e teorici del movimento operaio europeo;
[Alcuni agenti di polizia sparano loro nella schiena e non vengono neppure processati.]
19, si apre a Parigi la conferenza della Pace, e si vota a Berlino per designare l'Assemblea nazionale;
F. Ebert non ottiene la maggioranza dei voti per il suo partito, che deve dunque dividere i seggi con il partito democratico, il partito cristiano-popolare e perfino con la destra cioè i partiti "nazionale" e "populista";
La carestia minaccia il paese. I viveri consegnati dagli Alleati si ammucchiano nei porti e nei depositi della costa. A Brema il potere centrale non ha più nessuna autorità; le milizie rivoluzionarie controllano i depositi delle merci sbarcate e bloccano nel porto le navi cariche di rifornimenti.
A fine mese il governo decide di inviare l'esercito sulla città (anche se lo statuto dell'esercito non è ancora stato votato). Si costituiscono frettolosamente delle unità (Freikorps - corpi franchi) formate da audaci generali fedeli al governo o più esattamente ostili alla rivoluzione;

Febbraio
Mentre sta combattendo contro i rivoluzionari all'interno del paese, l'esercito intraprende la riconquista dei territori persi a favore della Polonia. Viene scatenata una vera offensiva di guerra in Posnania, nella Prussia Occidentale e nell'Alta Slesia.
L'esercito tedesco avanza vittoriosamente (fino al 16 febbraio).
5, il porto di Brema viene conquistato dall'esercito a prezzo di alcune centinaia di morti. L'intera regione si sottomette e tutto torna sotto il controllo del potere centrale.
6, un'assemblea costituente elabora la costituzione che sarà promulgata in agosto, primo tentativo reale di instaurare in Germania un regime democratico; la forza politica che dà vita alla costituzione e ne rappresenta la base è la cosiddetta "coalizione di Weimar" di cui fanno parte i tre maggiori partiti tedeschi:
- Socialdemocratici: si ispirano all'idea di un socialismo di stato contrapposto sia al democraticismo occidentale sia al modello sovietico;
- Centro, partito tradizionalmente cattolico (che in seguito adotterà il nome di "Christliche Volkspartie");
- Democratici: sostenitori di ideali laici e di un'alleanza tra borghesia e socialismo moderato;
F. Ebert viene nominato presidente provvisorio dello stato tedesco (Repubblica di Weimar) di cui Ph. Scheidemann diventa il primo cancelliere (fino a giugno) e
G. Noske, ministro della difesa/guerra;
[Nulla nella costituizione indica che si tratti di una Repubblica. Se viene precisato che il potere appartiene al popolo nel suo insieme, la parola usata per designare il regime è "Reich". Il Reich, termine intraducibile letteralmente, è l'entità tedesca, nello stesso tempo il popolo, la nazione, lo stato.]
16, il maresciallo francese F. Foch riunisce tempestivamente la commissione di armistizio e lancia un ultimatum: se l'esercito tedesco non interrompe immediatamente la sua offensiva ad est gli Alleati riprenderanno le armi;
20, l'Assemblea di Weimar cede, votando la cessazione delle ostilità.
È la volta della Westfalia e della Ruhr anche se qui i Freikorps non devono combattere: all'ultimo momento ha luogo una mediazione, fatta sotto la pressione dell'esercito, che permette di risolvere la situazione senza spargimento di sangue.

Marzo
2
, avviene un altro bagno di sangue a Halle, nella regione mineraria al centro del paese: anche qui i Freikorps assicurano al governo il controllo della situazione.
Avendo capito che la lotta in ordine sparso, nelle province, non potrebbe mai consentire la vittoria, i rivoluzionari cambiano improvvisamente tattica e riacutizzano l'agitazione nella capitale. La loro parola d'ordine è: evitare ogni scontro con l'esercito. Il mezzo da adoperare per paralizzare il governo e l'assemblea è lo sciopero generale.
3, l'estrema sinistra proclama lo sciopero;
3/4, durante la notte elementi di sinistra saccheggiano alcuni magazzini del centro e terrorizzano i quartieri borghesi;
4, scorre il sangue a Berlino;
nel pomeriggio la folla prende d'assalto la direzione della Polizia, difesa da un gruppo di carri armati. I carri aprono il fuoco uccidendo decine di uomini e di donne.
5, per tutta la giornata i due campi rafforzano le loro posizioni: le "milizie rosse" installano nidi di mitragliatrici, i Freikorps fanno lo stesso;
6, avviene lo scontro generale;
7, la lotta prosegue accanita;
8, l'ordine di sciopero viene revocato;
13, dopo cinque giorni di combattimenti l'insurrezione è domata; G. Noske annuncia alla tribuna dell'Assemblea che l'esercito ha vinto e che a Berlino l'ordine regna.
Bilancio dei combattimenti: 1.200 morti e oltre 10.000 feriti.

Aprile
28
, chiamata da Johannes Hoffmann, la Reichswehr penetra nel territorio bavarese;
mentre l'esercito sta combattendo su due fronti, contro i rivoluzionari e alla frontiera orientale, l'Assemblea vota lo statuto del nuovo esercito tedesco. I Freikorps e alcune unità regolari vengono riunite in un un'unica forza chiamata la "Reichswehr". Questo esercito provvisorio comprende 400.000 uomini.
Per non urtare la suscettibilità degli alleati, l'Assemblea definisce provvisorio lo statuto di questo esercito.
A fine mese, nella sola Berlino, vi sono più di un milione di disoccupati.

Maggio
3
, la Baviera è ormai parte integrante del Reich.
[Tra le truppe incaricate di mantenere l'ordine pubblico, molti Freikorps bavaresi reclutati durante le precedenti settimane contano tra le loro file i futuri capi nazisti Ernst Röhm, Rudolf Hess, ecc.
Quanto a A. Hitler, croce di ferro di prima classe, caporale nel 2° reggimento fanteria di Baviera (non intervenuto nella battaglia su pressione del caporale Rudolf Schüsser al quale lo stesso A. Hitler dà ragione dicendo «…non siamo una guardia rivoluzionaria al servizio degli ebrei…»), egli viene arrestato nella sua caserma dai Freikorps per essere sottoposto a giudizio. Ma è subito liberato per l'intervento di alcuni ufficiali bavaresi che si fanno garanti del suo patriottismo.]
lo stesso giorno, il capo di stato maggiore E. Röhm viene nominato governatore militare di Monaco; ricostituita così la polizia locale, egli crea un reggimento della Guardia; non contento, fonda una società segreta, l'Eiserne Faust (il pugno di ferro) e dirige infine una delle più importanti associazioni di ex combattenti, la Reichskriegs flagge.
Molto presto egli porterà nel DAP (Deutsche Arbeiter Partei) una potente falange di ex soldati dei Freickorps.
Nel partito c'è anche un'altra personalità brillante, Hermann Esser, un giovane giornalista, che aiuterà A. Hitler a farne un partito di massa.
7
, alla conferenza di Parigi si impone sostanzialmente il punto di vista della Francia ed il testo del trattato di pace (composto di 440 articoli) viene consegnato ai rappresentanti tedeschi; costoro, non ammessi alla discussione, presentano una serie di osservazioni che contestano quasi tutti i punti del trattato mettendo soprattutto in rilievo come ciò non sia conforme alle decisioni prese dal consiglio supremo di guerra alleato il 4 novembre 1918, quando erano stati accettati i "quattordici punti" di Th. W. Wilson; tutto è inutile;
viene schiacciata la repubblica sovietica proclamata in Baviera il mese precedente;

Giugno
16
, viene fissato un termine improrogabile di sette giorni perché la Germania si pieghi al trattato; in segno di protesta il governo di Ph. Scheidemann si dimette e i rappresentanti tedeschi si ritirano dal:
28
, trattato di Versailles (o Diktat, come chiamato in Germania):
H. Müller, ministro degli esteri nel nuovo gabinetto di coalizione diretto da G. Bauer, firma questo rattato sotto la minaccia di una ripresa delle ostilità;
i primi 26 articoli riportano lo statuto della Società delle Nazioni;
i 4 successivi, fissano i nuovi confini della Germania che deve cedere:
- alla Francia l'Alsazia e la Lorena (sottratte nel 1871),
- al Belgio i distretti di Eupen e Malmédy;
- alla Polonia la Posnania e la regione a sud di Danzica (città costituita in stato libero);
inoltre
- il territorio di Memel, rivendicato dalla Lituania, viene posto sotto l'amministrazione della Società delle Nazioni;
- è esclusa ogni possibilità di unificazione tra Germania e Austria;
- il bacino della Saar è assegnato alla Francia e posto sotto il controllo della Società delle Nazioni per un periodo di 15 anni, al termine del quale un plebiscito dovrà decidere l'appartenenza statale della regione;
- analoghi plebisciti sono previsti per altre regioni tra cui lo Schleswig, l'Alta Slesia e zone della Prussia orientale e occidentale;
- la Germania perde tutte le sue colonie e quelle zone dell'Africa e dell'Asia su cui esercita la sua influenza o il suo protettorato;
decisioni contro la Germania sul piano militare:
- è smilitarizzata la riva sinistra del Reno;
- l'esercito di leva è sostituito con un esercito di volontari di solo 100.000 uomini;
- la flotta da guerra è ridotta drasticamente (oltre alla riduzione a 16.000 uomini);
- è vietata la fabbricazione di carri armati;
- è del tutto proibita l'aviazione militare;
[vengono lasciati soltanto 140 velivoli e 169 motori d'aviazione per uso commerciale e civile; viene proibita la costruzione o l'importazione di aerei e motori (ma ha vigore solo per sei mesi…)]
- gli armamenti eccedenti sono confiscati dalle potenze alleate;
i vincitori impongono inoltre che la Germania si accolli tutta la responsabilità dello scoppio della guerra e quindi sia tenuta a pagare una somma da definirsi da un'apposita commissione entro il maggio 1921; intanto deve antipare 20 Miliardi di marchi-oro
(a titolo di riparazioni sarà decisa l'enorme somma di 269 Miliardi di marchi-oro, in 42 rate annuali);
a garanzia del trattato:
gli alleati occuperanno per 15 anni la riva sinistra del Reno a spese della Germania, come pure le città di Magonza, Colonia e Coblenza; termine non tassativo e sempre che la Germania rispetti il trattato;
[Gli ideali di pacificazione "Appeasement" non riusciranno comunque a spegnere il desiderio di vendetta:
- i tedeschi rimangono amareggiati e sdegnati;
- ai francesi pare che gli americani e gli inglesi li abbiano abbandonati se non traditi;
- l'atteggiamento italiano è ampiamente spiegato dal'abbandono di V.E. Orlando e S. Sonnino dei lavori della Conferenza che rischia di concludersi senza la partecipazione italiana.
Dopo il trattato di Monaco, la parola appeasement rimarrà nel lessico inglese per significare non tanto "pacificazione" quanto il sacrificare un principio morale pur di evitare l'aggressione. Da qui il sostantivo appeaser = pacifista nel senso deleterio della parola.]
Mentre iL Kaiser è rifugiato ad Amerongen (Olanda), un Freikorps (corpo di volontari) dell'esercito giustizia nelle province baltiche i rappresentanti delle sinistre.

Agosto
11
, Costituzione di Weimar: repubblica democratica parlamentare e federale, fortemente centralizzata.
Rappresentanza:
- Reichstag (deputati eletti dal popolo),
- Reichsrat (rappresentanti dei Länder).
Il presidente eletto ogni sette anni a suffragio diretto, nomina il cancelliere, capo dell'esecutivo.
F. Ebert
è eletto primo presidente.

Settembre
27
, il ministro degli Esteri Hermann Müller annuncia che la legazione diplomatica prussiana a Roma diventa ufficialmente l'ambasciata tedesca presso la Santa Sede e che Diego von Bergen è il primo ambasciatore; questa decisione implica la chiusura della legazione diplomatica bavarese;
l'ex spia Mathias Erzberger, ora ministro del Reich, decide di mettersi segretamente in contatto con mons. Eugenio Pacelli; monsignore vuole un'ambasciata del Reich in Vaticano e una bavarese a Roma, mentre in Germania chiede una nunziatura a Berlino e una a Monaco; alla fine il Reich cede e la Prussia accetta, a denti stretti, che la sua ambasciata a Roma diventi la rappresentanza del Reich presso il Vaticano.
Mons. Eugenio Pacelli sta così ritardando la firma del concordato.
[Così facendo mons. Eugenio Pacelli [futuro papa Pio XII] crea un pessimo accordo e un punto di partenza per Hitler che nel 1933, in sole due settimane, farà capitolare il cattolicesimo tedesco. Die Kirche und das Dritte Reich, Klaus Scholder.
In altre parole: mons. Eugenio Pacelli, nunzio a Berlino, avrebbe potuto ottenere un concordato all'inizio degli anni Venti senza compromettere l'azione politica dei cattolici tedeschi. All'inizio degli anni Trenta sarà ormai troppo tardi e A. Hitler, astutamente (non vuole uno scontro con mons. Eugenio Pacelli quando è nunzio e non lo vorrà, ancor meno, quando diventerà papa), vedrà nella firma del concordato con lo Stato vaticano lo strumento per liberarsi, anche in campo politico, dei cattolici tedeschi e dei partiti cattolici di centro.]




Dicembre
16
, alla prima riunione alla Holfbräuhaus, A. Hitler raduna centoundici persone;
30
, Rudolf Rocker ritorna a Berlino dall'Inghilterra ed organizza la FAUD (Freie Arbeiter Union Deutschlands), attiva fino al nazismo.





1919
Repubblica socialista bavarese
-
-
-
-

1919
Gennaio
15, il socialista Auer vince le elezioni a larga maggioranza.
19, si apre a Parigi la conferenza della Pace;

Febbraio
21
, Monaco, K. Eisner si appresta a dare le dimissioni, ma non ne ha il tempo: un giovane luogotenente della Guardia lo uccide con un colpo di rivoltella. Il panico esplode all'improvviso. La folla scende nelle strade.
All'Assemblea Auer si presenta alla tribuna del governo per leggere l'elogio di K. Eisner: non ha il tempo di terminare il discorso. Un uomo, un certo Lindner, garzone di macellaio, entra nell'emiciclo e spara sul leader socialista. Nel panico generale un deputato viene colpito da alcuni colpi di pistola sparati dalle tribune. Un comandante si precipita ad arrestare Lindner ma anch'egli cade colpito da una pallottola in piena testa. Il presidente del Consiglio centrale degli operai della Baviera viene scelto per assicurare l'interim del Capo di Stato e del governo. L'Assemblea si riunisce regolarmente; l'incertezza regna dappertutto. I depuati respingono comunque la proposta di uno dei leader di estrema sinistra, Erich Musham, di proclamare una Repubblica socialista.

Marzo
17
, viene eletto ministro-presidente il socialista Johannes Hoffmann. Egli si impegna presso i consigli operai che lo hanno eletto a non convocare il Parlamento, mettendo così la sua sorte nella mani di coloro che lo hanno eletto.

Aprile
5
, sotto la pressione dei comunisti i consigli operai annunciano la trasformazione della Baviera in "Repubblica Sovietica". Tutti i ministri meno due danno le dimissioni… Johannes Hoffmann non si dimette. Rimasto capo del governo, capisce che non deve rimanere a Monaco e si rifugia a Bamberg mentre nella capitale bavarese trionfa l'anarchia. Un certo dottor Lipp si insedia al "Commissariato degli Affari esteri", sotto l'egida del "Consiglio operaio". Lipp decide di tagliare i ponti con la Prussia e chiede il richiamo immediato del rappresentante a Monaco del governo centrale di Berlino.
[Lipp, autore di vari telegrammi, tra cui uno inviato a papa Benedetto XV «… Proletariato alta Baviera felicemente unito… vogliamo pace perpetua… Emanuele Kant trattato della pace eterna 1795, tesi da 2 a 5… Prussia cerca pace per preparare guerra di rappresaglia…» viene internato in un manicomio.]
Tre uomini, chiamati i russi, tre terroristi venuti effettivamente in Baviera dalla Russia per instaurare l'ordine comunista, prendono in mano la direzione della rivoluzione. Essi si insediano nel palazzo dei principi dove organizzano una specie di terrore. La succursale della Reichsbank a Monaco viene saccheggiata. Un "esercito rosso" costituito con i fondi dello Stato fucila i membri della borghesia, saccheggia i loro negozi e semina il terrore nelle loro file.
Dopo un vano tentativo di intervento da parte dei soldati rimastigli fedeli, Johannes Hoffmann è costretto a chiedere a G. Noske l'appoggio della Reichswehr. Diventa così, spintovi dagli avvenimenti, il primo bavarese a chiedere aiuto alla Prussia per risolvere una crisi politica interna.
7, Baviera, la Rivoluzione dei consigli operai viene repressa dai socialdemocratici;
28, l'esercito prussiano penetra nel territorio bavarese;

Maggio
2
, Gustav Landauer viene ucciso con un colpo di calcio di fucile sul cranio;
3
, dopo una terribile repressione, viene ristabilito l'ordine: la maggior parte dei capi comunisti e dei membri dei consigli vengono fucilati o massacrati sul posto;
Johannes Hoffmann
rientra a Monaco;
la Baviera è ormai parte integrante del Reich
.
[Nel 1946 sarà uno dei dieci Länder della Repubblica Federale Tedesca.]
Settembre
Monaco, A. Hitler, impiegato quale addetto all'istruzione politica presso il VII Distretto Militare, ha l'incarico di studiare le possibilità di sviluppo di un piccolo raggruppamento politico (conosciuto come Partito Tedesco dei Lavoratori) fondato una anno prima da un fabbro specializzato in serrature: Anton Drexler;



1919
REPUBBLICA di POLONIA
[capitale Varsavia]
Capo dello stato e comandante supremo dell'esercito
J. Pilsudski
(1918 14 nov - 11 dic 1922)
Presidente dei ministri
Jedrzej Moraczewski
(1918 18 nov - 16 gen 1919)
Ignacy Jan Paderewski
(18 gen - 27 nov)
Leopold Skulski
(1919 13 dic - 9 giu 1920)
Ministro delle Finanze
W. Grabski
(1919 gen - nov 1925)
-

1919
Gennaio
dopo le elezioni, la dieta elegge capo dello stato J. Pilsudski che conserva anche il comando supremo dell'esercito; W. Grabski è ministro delle Finanze;

Giugno
28
, il trattato di Versailles (assieme al trattato di Riga che nel 1921 porrà fine alla guerra con la Russia sovietica) restituisce alla Polonia le frontiere che aveva nel sec. XVIII: con il "corridoio" essa ottiene lo sbocco sul Baltico e Danzica viene eretta città libera;

Agosto
15
, una controffensiva polacca respinge le truppe bolsceviche;





1919
Presidente della Repubblica
T.G. Masaryk
(1918 - 1935)
Ministro degli Esteri
E. Beneš
(1919 - 1935)
-
1919
con i trattati internazionali di Saint-Germain e del Trianon (1919-20) vengono stabiliti i confini territoriali del nuovo stato composto da Boemia, Moravia, ex Slesia austriaca e bassa Austria, oltre alla Slovacchia e alla Rutenia subcarpatica finora parte dell'Ungheria;
ne risulta una compagine nazionale estremamente composita con il 67% della popolazione costituita da cechi e slovacchi e con forti minoranze allogene: tedesca (23,4%), ungherese (5,6%) e ucraina (3,4%).
Nel nuovo stato la Moravia ne diventa parte integrante costituendo una circoscrizione amministrativa: la regione della Moravia-Slesia.
Negli intendimenti delle potenze vincitrici e in particolare della Francia il nuovo stato dovrebbe costituire una sorta di argine nei confronti di eventuali aspirazioni revansciste tedesche; più in particolare la Cecoslovacchia dovrebbe allinearsi alla politica di accerchiamento della Germania contribuendo così a garantire la sistemazione politica dell'Europa quale è stata fissata dai trattati di Versailles;
sotto l'influsso della rivoluzione sovietica d'ottobre e sulla base di un potenziale industriale relativamente sviluppato, si sviluppa un forte movimento operaio alle cu istanze i governi di coalizione (formati dai partiti agrario, socialdemocratico e popolare) cercano di dare uno sbocco riformista con alcune iniziative di legislazione sociale e di rinnovamento delle strutture tradizionali, a cominciare dalla riforma agraria, che porta all'esproprio di più di un milione di ettari appartenenti a grandi proprietari;





1919
REGNO dei SERBI, CROATI e SLOVENI
[S.H.S.]
– dal 1° dicembre 1918 –
Pietro I Karagjorgjevic
Albero genealogico

(1844 - 1921)
figlio di Alessandro, principe di Serbia;
1858, dopo la deposizione del padre, passa gran parte della sua vita all'estero ricevendo una buona educazione militare nella Scuola di Saint-Cyr in Francia;
sposa Zorka († ?), figlia del principe Nicola di Montenegro.
1903-18, re di Serbia;
1918-21, re dei serbi-croati-sloveni;
[dal 1914 è reggente il figlio Alessandro]
[1918, unificazione di serbi, croati, sloveni, macedoni, montenegrini; regno privo del litorale dalmata (rimasto all'Italia in seguito al trattato di pace) e della Carinzia (rimasta all'Austria).]

Alessandro I Karagjorgjevic
-
Albero genealogico

(1888 - ottobre 1934)
figlio di Pietro I e di Zorka di Montenegro;
1914-18, reggente del regno Serbia nel periodo della prima guerra mondiale;

1921-29, re dei serbi-croati-sloveni;
1929-34, re di Jugoslavia;

primo ministro
N. Pašic
(1918 1° dic - dic 1925)
[fondatore del Partito radicale serbo (1881)]
ministro degli esteri
M. Milovanovitch
(? - ?)
-
1919
in seguito all'invasione austriaca, il governo è costretto a portare la residenza a Corfù dove il primo ministro firma con i rappresentanti dei croati e degli sloveni il patto che prevede la creazione di uno stato jugoslavo in cui le varie nazionalità godano degli stessi diritti;

Marzo
16
, si riunisce il primo parlamento jugoslavo composto dei deputati della scaduta Skupstina serba e dei rappresentanti dei nuovi territori scelti in base ad accordi con i vari partiti.
Il principe Alessandro tiene il discorso dal trono, l'assemblea alcuni giorni dopo lo approva, e nella risposta dichiara che «la nostra nazione intiera, a Gorizia e a Trieste, in Istria e a Fiume, in Dalmazia e nella Backa, nella Baranja, nel Medjomurie, nel Prekomurie, in Stiria e in Carinzia, Carniola, Croazia, Slavonia, Bosnia, Erzegovina, segue le fasi della discussione della sua causa alla Conferenza di pace».
I territori rivendicati sia dal governo che dai membri del Consiglio nazionale di Zagabria e il Comitato degli emigrati jugoslavi – unanimi in queste aspirazioni, anche se vi sono differenze circa la forma dell'unione – sono dunque i seguenti:

- 1 - Tutta la Croazia-Slavonia quale era sotto il Regno di Ungheria, più Fiume;
- 2 - La Bosnia-Erzegovina;
- 3 - Tutta la Carniola;
- 4 - Tutta la provincia austriaca di Gorizia-Gradisca;
- 5 - Trieste;
- 6 - Tutta la Dalmazia;
- 7 - il Montenegro;
- 8 - Gran parte della Stiria (confini non specificati);
- 9 - Gran parte della Carinzia (confini non specificati);
- 10 - Tutto il Banato di Temesvar;
- 11 - Altri territori al di là dell'attuale confine italo-austriaco, non precisati, ma che probabilmente comprendono i distretti di lingua slava del Friuli e forse tutto il Friuli;
- 12 - Vari distretti appartenenti al Regno di Bulgaria;
- 13 - L'Albania settentrionale fino a un punto non preciato, ma comprendente un notevole tratto della costa albanese.
Molti di questi territori, specialmente i nn. 3, 4, 5, 6, 8, 9, 10, 11, 12 e 13, contengono popolazioni in maggioranza non serba o con notevoli minoranze non serbe – italiane, tedesche, magiare, romene, bulgare o albanesi.
Il Montenegro, pur essendo popolato da genti di razza serba, è in maggioranza nettamente ostile alla fusione.
SLOVENIA
[dal 1° dicembre 1918]
1919
Nelle relazioni con l'Italia gli sloveni si mostrano ostili, in parte per la tradizione dell'ex Impero austro-ungarico che ha inculcato in essi l'odio per l'elemento italiano, e in parte per il fatto che l'Italia è venuta in possesso di territori che essi rivendicavano per se stessi.
CROAZIA
1919
i croati sono entrati a far parte del nuovo stato S.H.S. con l'intesa di godere di una larga autonomia e partecipare al governo con gli altri elementi etnici su piede di eguaglianza.
Essi si sanno più colti e civili dei serbi, più europei per i loro secolari legami con l'Austria-Ungheria e con l'Europa in genere, nonché con la Chiesa di Roma, e non vogliono rassegnarsi a essere dominati dai serbi più orientali e più barbari per la loro lunga soggezione alla Turchia; essi sono cattolici.
Nelle relazioni con l'Italia i croati si mostrano ostili, in parte per la tradizione dell'ex Impero austro-ungarico che ha inculcato in essi l'odio per l'elemento italiano, e in parte per il fatto che l'Italia è venuta in possesso di territori che essi rivendicavano per se stessi.

SERBIA
1919
i serbi si considerano l'elemento più virile e più militare della Jugoslavia e quindi avente diritto a dominare gli altri; essi sono ortodossi.
Verso l'Italia – dalla quale hanno ricevuto durante la guerra immensi benefici troppo presto dimenticati – i serbi, pur non avendo la medesima ostilità tradizionale degli sloveni e dei croati, e avendo in varie occasioni seguito una politica amichevole, sono sostanzialmente ostili perché 'Italia rappresenta un ostacolo insormontabile alle loro illimitate ambizioni, e credono di poter sfidare l'universo intero per espandersi in tutte le direzioni.
Queste ambizioni non si limitano alle province ex-austriache annesse all'Italia, ma ad ogni regione confinante con la Jugoslavia.
La italianizzazione degli sloveni e dei croati nelle zone attribuite all'Italia non è che il pretesto delle agitazioni anti-italiane, e i precedenti dei serbi in fatto di trattamento delle minoranze non è tale da dar loro il diritto di criticare gli altri. Per essi la Croazia e le province del regno fuori della Serbia non sono che terre di conquista da tenersi in stato di servitù.
Fin dall'inizio il conflitto serbo-croato si fa assai aspro.

MONTENEGRO
[dal 1° dicembre 1918]
1919
-
MACEDONIA
1919
dopo il novembre 1918, subito dopo l'armistizio, quando queste zone sono rioccupate dalla truppe serbe, riprende l'emigrazone in Bulgaria e anzi si intensifica, poiché le persecuzioni serbe assumono ora proporzioni spaventose, in ragione delle quali il regime turco era addirittura mite;
in tutto da 500.000 a 600.000 macedoni si rifugiano in Bulgaria per sfuggire a condizioni di vita intollerabili, ciò che esercita una certa influenza su tutta la vita della Bulgaria e rende assai tese le relazioni con la Jugoslavia;
i macedoni che sono rimasti in patria, perché non hanno potuto emigrare, sono in stato di ribellione, aperta o latente, contro il governo serbo che vuole a tutti costi e con le più feroci persecuzioni serbizzarli;
la rinata O.R.M.I. organizza attentati contro quei funzionari, ufficiali e poliziotti serbi che si sono particolarmente distinti nelle persecuzioni contro i macedoni e il governo jugoslavo risponde intensificando le misure di rigore.
Per impedire qualsiasi contatto fra la Macedonia e la Bulgaria le autorità jugoslave erigono lungo la frontiera bulgara una muraglia di fil di ferro spinoso alto m. 1,75 e spesso m. 2, coi fili talmente fitti e con le maglie così minuscole che neanche un cagnolino potrebbe passarvi.
Ogni 1000 metri vi è un blockhaus in cemento armato, dalle mura spesse m. 1,50, sormontate da una terrazza merlata sulla quale è sempre di guardia una sentinella. Su ogni fortino sono piazzate 4 mitragliatrici, tre dirette verso la Bulgaria e una verso i villaggi macedoni di confine.
Questa linea segue tutta la frontiera, spesso passa attraverso paesi e anche cortili e gli orti delle case e capita che perfino cimiteri e tombe siano divisi in due.
La costruzione di questo complesso viene fatto dagli stessi macedoni forzati a compierlo sotto la sorveglianza dei gendarmi serbi.
Gli scopi sono due:
- impedire ai macedoni in Jugoslavia l'esodo in massa verso la Bulgaria;
- impedire ai rivoluzionari macedoni dell'O.R.M.I. in Bulgaria di penetrare in Jugoslavia.
Il governo di Belgrado non ammette neanche che si nomini la Macedonia: il paese è denominato "Serbia meridionale" e si vuole eliminare ogni traccia di bulgarismo mediante gli arresti arbitrari in massa, le torture più raffinate inflitte agli arrestati, le innumerevoli condanne a morte. Perfino i bambini nelle scuole sono seviziati se pronunciano qualche parola in bulgaro.



1919
Albania
-
-
ministro della Guerra
-
Bairam Tsuri
(1919 ago - ?)

1919
di nuovo indipendente dalla fine del primo conflitto mondiale, ha però i serbi che occupano (da novembre 1918) i territori delineati dalla "linea Franchet d'Esperey" nell'Albania settentrionale;

Luglio
16
, truppe serbe si spingono nella zona di Dibra anche oltre la linea predetta;
29, a seguito di trattative svolte a Parigi è concluso l'accordo italo-greco, detto "accordo Tittoni-Venizelos" in base al quale l'Italia riconosce le rivendicazioni greche sull'Albania meridionale. Ciò irrita profondamente gli albanesi e per qualche tempo attenua l'amicizia italo-albanese.

Agosto
Bairam Tsuri, nominato ministro della guerra d'Albania ai primi di agosto, invita i serbi a ritirarsi al di là della frontiera del 1913, ma essi rispondono occupando la regione dei Kastrati e avanzando verso Tirana;
13, le tribù di Dibra e Mati, appoggiate da milizie albanesi, cacciano i serbi oltre il confine e anche la città di Dibra viene da loro evacuata, ma gli albanesi non la occupano;
intanto Hassan Prishtina caccia i serbi dalla regione di Scutari.
I serbi quindi inviano rinforzi e occupano Alessio, Martanesh e altre località:
- devastano una zona di 600 miglia quadrate,
- fucilano 738 albanesi e ne bruciano vivi 300, comprese 146 donne e 91 bimbi, oltre ai 200 individui che vengono giustiziati,
- asportano viveri e bestiame,
- costringono a rifiugiarsi nell'interno dell'Albania da 30 a 40.000 albanesi dei quali 10.000 muoiono di fame e disagi.

a


1919
Regno di GRECIA

Costantino I

Albero genealogico
(Atene 1868 - Palermo 11 gennaio 1923)
figlio di Giorgio I re degli Elleni e di Olga di Russia;
1889, sposa la principessa Sofia di Hohenzollern, sorella del Kaiser Guglielmo II;
1912, comandante vittorioso delle truppe greche durante la prima guerra balcanica;
1913-17, 1920-22, re di Grecia;
1918, ha abdicato nel 1917 a favore del secondogenito Alessandro;


Alessandro I

Albero genealogico

(Tatoi, Atene 1893 - Atene 1920)
secondogenito di Costantino I re di Grecia e di Sofia di Hohenzollern;
1917-20, re di Grecia;
[ dal 14 giugno 1917, per volere delle potenze dell'Intesa.]

Primo ministro
E. Venizelos
(1917 giu - nov 1920)

1919
trattato di Neuilly;

a


1919
IMPERO OTTOMANO
Mehmet VI o Muhammad VI
Albero genealogico
Mehmet Vahdettin o Mehmet Vahideddin
(Istanbul, 14 gen 1861 – Sanremo, 16 mag 1926)
figlio di 'Abd-ul-Mejid I e della sua sposa armena Tirimüjgan;
1918-22, XXXVI sultano; [ultimo]

Capo del governo
Damad Ferid Pascià
(? - ?)

1919
Febbraio
3
, E. Venizelos presenta il suo memoriale sulle rivendicazioni elleniche. In base al principio di nazionalità chiede:
- tutta la Tracia,
- la zona dei Dardanelli, Ismid, i vilayet di Aidin (Smirne) e di Brussa,
- il Dodecaneso con Rodi e Coo,
- e l'Albania meridionale.
Almeno per il momento rinuncia a Costantinopoli, date le complicazioni che il suo possesso per parte della Grecia solleverebbe.
Rinuncia pure alla regione del Ponto, sebbenne anche colà vi sia una popolazione greca e propone invece che venga aggregata al costituendo stato armeno.
Non parla di Cipro perché è convinto che la Gran Bretagna glielo cederà in qualsiasi momento.
In tutte queste regioni vi sono minoranze greche e in alcuni distretti i greci sono in maggioranza; ma nell'insieme prevale l'elemento turco.
Si tenta con statistiche di incerto valore e con una attivissima propaganda a base di antiche leggende, iscrizioni di 2000 anni fa e passi selezionati di studiosi stranieri, di dimostrare soprattutto agli americani che il paese è realmente geco.
Sembra che E. Venizelos stesso, il quale, malgrado la sua grande ambizione, possiede alcune qualità di uomo di stato, si accontenti di un programma più modesto e che sono gli estremisti dell'espansionismo ellenico che lo spingono a fare delle domande eccessive che trovano accoglienza anche troppo benevola presso Lloyd George; questi aspira a fare dell'Anatolia un più grande Egitto, servendosi a tal fine dell'esercito greco, il presidente Wilson – in cui dominano l'ignoranza più crassa, la vanità più illimitata e il desiderio di fare sempre tutto quanto possa più dispiacere all'Italia – e in minor misura Clemenceau appoggiano le pretese greche mentre dietro le quinte vi è l'ombra del misterioso e losco finanziere e fornitore di materiale bellico di origine greca sir Basil Zaharoff.
8, Costantinopoli, il gen. Franchet d'Esperey, non volendo che questa posizione importantissima resti completamente in mano agli inglesi, giunge egli stesso nella capitale e assume il comando in capo di tutte le forze alleate di occupazione.

Gran parte dell'impero sta per essere diviso tra gli alleati europei.
Non si è ancora giunti a una decisione definitiva circa l'attribuzione di questi territori, ma si tratta di distribuire le occupazioni militari fra i vari eserciti e preparare così il terreno per le eventuali annessioni.
I greci quindi reclamano il diritto di occupare militarmente le regioni alle quali aspirano.
L'Italia, alla quale la regione di Smirne è stata formalmente promessa con l'accordo di San Giovanni di Moriana, poi denunciato senza motivo serio, è contraria a queste richieste e anche i militari delle altre grandi potenze non ne sono troppo entusiasti, sapendo che un'occupazione greca di Smirne provocherebbe disordini con pericolose ripercussioni nei possedimenti musulmani degli stati europei.
[Fra gli altri, sir Louis Mallet, che è stato ambasciatore a Costantinopoli, invia un dettagliato rapporto in tal senso; ma non gli si presta alcuna attenzione.]

Aprile
durante l'assenza della delegazione italiana a Parigi, in conseguenza del dissidio per Fiume, viene presa la decisione di aderire alle richieste greche per l'occupazione militare di Smirne. A parte il desiderio di compiacere alla Greccia e dar fastidio all'Italia, contribuisce alla disastrosa decisione il fatto che la delegazione greca presenta alla conferenza dei documenti (poi risultati falsi) dai quali risulta che i turchi stanno preparando un massacro dei cristiani a Smirne, ciò che serve di pretesto per ricorrere all'art. 7 della convenzione di armistizio autorizzante ulteriori occupazioni di territori turchi.
È quindi deciso di consentire ai greci di occupare Smirne.

Maggio
9
, nominato dal sultano ispettore generale della Nona Armata, di stanza a Samsun, con ordine di congedare il rimanente delle forze ottomane, il gen. Mustafà Kemal sbarca a Samsun ma, invece di congedare l'esercito, raccoglie sostenitori per la causa di uno stato turco libero dal controllo straniero;
15
, mentre finora non c'è stato alcun incidente né a Smirne né nei dintorni, i greci occupano Smirne provocando così, soltanto ora, i disordini e quando le truppe greche estendono la loro occupazone oltre la città avvengono cruenti scontri fra esse e le bande irregolari turche subito formatesi per resistere all'odiato invasore.
I turchi, che stavano eseguendo lentamente ma regolarmente le clausole dell'armistizio, da questo momento in poi non consegnano più un fucile né una cartuccia.
Il gen. Mustafà Kemal, occupato con i lavori di smobilitazione al ministero della Guerra in Costantinopoli, parte subito per l'Anatolia allo scopo di iniziare il suo movimento di riscossa nazionale.
I turchi chiedono un'inchiesta, circa l'occupazione di Smirne, per parte della Conferenza della Pace.

Al momento dello sbarco le truppe greche ammontano a tre reggimenti di fanteria con qualche batteria sotto il comando del col. Zafirion; ma in seguito, man mano che l'impresa ingrossa, esse sono rinforzate, fino a giungere a parecchi corpi d'Armata comandati dal gen. Paraschevopoulos;
21, pochi giorni dopo lo sbarco, giunge al comando greco a Smirne un dispaccio di E. Venizelos da Parigi precisando le condizioni e i limiti dell'occupazione greca, ma l'Alto Commissario civile greco Sterghiades autorizza il col. Zafirion, malgrado il divieto dell'autorità dell'Intesa, ad estendere l'occupazione anche al di là di quei limiti, assicurandolo che E. Venizelos provvederebbe a regolarizzare la cosa a Parigi.
Le truppe greche quindi penetrano nell'interno, trovandosi presto in lotta cruenta con le bande turche, e vi sono molti atti di violenza commessi dai greci, stragi, saccheggi, incendi e raprresaglie violente da parte dei turchi.

Intanto Mustafà Kemal, appena avuto notizie dello sbarco a Smirne si reca ad Erzerum dove vi è ancora un nucleo abbastanza forte di truppe regolari turche non smobilitate, e vi convoca i delegati di tutti i vilayet orientali della Turchia.
Questi votano una serie di risoluzioni contro lo smembramento della Tracia e dell'Anatolia e dappertutto si formano comitati nazionalisti di ressistenza,
Essendo Erzerum troppo distaccata dal resto del paese, Mustafà Kemal si trasferisce a Sivas, località più centrale, e vi convoca un secondo congresso, questa volta di delegati di tutte le parti della Turchia, e così si forma il Partito nazionalista turco detto comunemente "kemalista".

La Conferenza della Pace nomina una commissione d'inchiesta sui fatti denunciati dalle autorità turche come queste hanno chiesto.

Agosto
12
, la commissione d'inchiesta si reca a Costantinopoli, a Smirne e nelle altre località dove sono avvenuti i fatti deplorati e tiene 46 sedute (fino al 15 ottobre);

Settembre
11
, al congresso del Partito nazionalista turco (o kemalista) viene votato un ordine del giorno che dichiara:
- l'unione indissolubile delle regioni della Turchia comprese entro i limiti dell'armistizio e abitate da una schiacciante maggioranza turca,
- la necessità di resistere ad oltranza contro la formazione entro quei territori di una Grecia o una Armenia indipendenti;
e si pronuncia contro le concessioni di speciali privilegi ad elementi non musulmani in Turchia.
Il Congresso insiste sul mantenimento dell'integrità del territorio nazionale nel caso che il governo di Costantinopoli, sotto pressione straniera, sia disposto a cederne una parte. Esso si proclama «Assemblea di difesa nazionale dei diritti e degli interessi dell'Anatolia e della Rumelia (Tracia)» ed elegge nel suo seno un comitato per promuovere lo stesso fine e dirigere le organizzazioni nazionali simili in ogni parte del paese.
Viene così costituito una specie di governo non ufficiale a Sivas con a capo Mustafà Kemal assistito da un gruppo di personalità militari e politiche fra cui Rauff Bey e Bekir Samy Bey.
Questo è il primo nucleo della Turchia odierna.
Continuano ad esistere le autorità politiche e amministrative alla dipendenza del governo del sultano presieduto da Damad Ferid Pascià, ma di fatto tutti i poteri in Anatolia sono nelle mani di Mustafà Kemal.
Il governo di Costantinopoli è ostile al movimento nazionalista non perché dissenta dalle sue aspirazioni patriottiche e antigreche – anzi le condivide in pieno – ma perché vi vede una usurpazione dell'autorità del sultano, e perciò proclama Mustafà Kemal ribelle e lo priva di tutte le sue cariche.
Da parte sua Mustafà Kemal vede in Damad Ferid Pascià un traditore della patria e uno strumento delle potenze dell'Intesa.
Allo stesso tempo egli diviene sempre più ostile a quelle potenze, specialmente ai britannici protettori dei greci invasori e ai francesi che hanno occupato la Cilicia e arruolato armeni nelle loro forze armate.
Verso l'Italia, che ha riconosciuto per prima l'importanza di un movimento nazionalsta e simpatizzato con la sua aspirazione per una rinascita turca, è un po' meglio disposto, sebbene abbia destato in lui una certa irritazione l'occupazione italiana dell'Anatolia sud-occidentale.
Ma contro i greci egli, e si può dure tutti i turchi, è assolutamente intransigente.

Ottobre
15
, la commissione d'inchiesta nominata dalla Conferenza della Pace giunge alla conclusione che, prima dell'occupazione greca:
- il paese era perfettamente tranquillo,
- le truppe greche hanno commesso numerosi atti di violenza senza provocazione,
- questi hanno provocato rappresaglie ,
- l'unico modo di ristabilire la tranquillità è quello di ritirare quelle truppe.

Novembre
27
, trattato di Neuilly:


Delle proposte della commissione interalleata d'inchiesta la Conferenza della Pace non ha voluto tener alcun conto.
[La relazione della commissione d'inchiesta non viene neanche pubblicata. Soltanto le conclusioni appariranno tra parecchio tempo sul giornale laburista «Daily Herald».]

Durante gli ultimi mesi del 1919 e i primi del 1920 i combattimenti fra greci e turchi continuano cruenti ma senza esito decisivo.

a




1919
RUSSIA
Governo controrivoluzionario
Terrore Rosso
Presidente del consiglio
A.V. Kolcak
(1918 - 1919)
-
Ministro degli Esteri
S.D. Sazonov
(1918 - 1919)
-

1919
Terrore Rosso

Durante la guerra civile il patriarca Tikhon cerca di mantenere la piena neutralità della Chiesa.

Marzo
4
, apre i lavori il I congresso del Komintern (Terza Internazionale Comunista).
Offensiva del generale controrivoluzionario A.V. Kolcak in Siberia;

Ottobre
la minaccia del gen. N.N. Judenic contro Pietrogrado viene respinta;

Dicembre
controffensiva sovietica sul fronte orientale; A.V. Kolcak è sconfitto;
nonostante i governi alleati intervengano a favore dei Bianchi (politica del "cordone sanitario": non con moltissimi uomini ma con armi e munizioni), le principali forze antibolsceviche vengono neutralizzate;

GEORGIA [repubblica indipendente dal 1918]
presidente della repubblica
Noé Jordania
(1918 - ?)
1919
con un governo georgiano indipendente si allea alla Germania in funzione antibolscevica, diventando un focolaio della reazione bianca;



Repubblica Indipendente di Bielorussia

1919
Gennaio
diventa Repubblica Sovietica;
la conferenza di pace di Parigi stabilisce la frontiera con la Polonia secondo la differenziazione linguistica (linea Curzon);

Repubblica Democratica Indipendente UCRAINA

- Presidente: S. Petljura (1918 nov-mar 1921);
[Mentre i territori della repubblica sono stati uniti a quelli della Repubblica dell'Ucraina Occidentale costituita nella Galizia ex austriaca, con capitale Leopoli, i bolscevichi hanno proclamato una Repubblica Sovietica dell'Ucraina.]
1919

Giugno
i territori della Repubblica dell'Ucraina Occidentale sono occupati dai polacchi;
nei mesi successivi il territorio è sconvolto dai combattimenti fra le truppe "bianche" del generale Denikin, le truppe polacche, quelle dell'Armata Rossa e quelle degli autonomisti di S. Petljura;

Repubblica democratica indipendente dell'Azerbaigian

- Primo ministro: N. Usubekov (1918-21), nazionalista;
1919
contrasti tra i vari gruppi etnici (soprattutto fra turchi e armeni);

Repubblica Indipendente di Armenia

1919
nella zona russa si è ricostituita una repubblica armena indipendente;

 

1919
REPUBBLICA POPOLARE d'UNGHERIA
(dal 16 novembre 1918)
Presidente della repubblica e dei ministri
Mihály Károlyi
(1918 - 1919)

1919
impotente anche sul piano interno, Mihály Károlyi passa la mano ad un governo socialcomunista, dominato dalla personalità del commissario agli esteri Béla Kun, ed è poi costretto all'esilio;

Febbraio
23
, i rivoluzionari di Béla Kun arrestano e caricano su un treno speciale, indirizzato a Budapest, mons. Mikes, vescovo di Szombathély. Fallisce il tentativo di don J. Mindszenty e altri per liberarlo.]

Marzo
dopo l'insurrezione, Béla Kun dirige, con l'appoggio di alcuni settori della socialdemocrazia, l'effimera "Repubblica dei consigli" abbattuta dalle forze controrivoluzionarie sostenute dall'esercito romeno;
alla controrivoluzione che abbatte il governo sovietico di Béla Kun partecipa anche Gyula Yákfai Gömbös militare e politico ungherese di tendenze totalitariste e antisemite;

Agosto
13
, Béla Kun si rifugia in Austria per sfuggire al regime di terrore controrivoluzionario instaurato dal nuovo governo dell'ammiraglio Miklós Horthy von Nagybánya che, subentrato ai romeni, scatena ora il cosiddetto "terrore bianco";
Gyula Andrassy [il Giovane], ostile ai regimi rivoluzionari ungheresi di Mihály Károlyi e Béla Kun, a capo di un governo controrivoluzionario guida un gruppo "legittimista" di opposizione al reggente Miklós Horthy von Nagybánya;

a


1919
REGNO di ROMANIA

Ferdinando I

Albero genealogico
(Sigmaringen, Prussia 1865 - Sinaia, Valacchia 1927)
figlio di Leopoldo (1835-1905) principe di Hohenzollern-Sigmaringen [fratello di Carlo I] designato (1870) alla corona di Spagna e di Antonia di Portogallo;
1914-27, re di Romania;

primo ministro
Ion Bratianu
(? - set)
Vaida-Voevod
(set - ?)
1919
sorto in Ungheria il governo rosso di Béla Kun, si costituisce un blocco intorno al paese per impedire che il comunismo dilaghi oltre i suoi confini; la maggioranza della popolazione è ostile al regime comunista, ma essendo disarmata e avvilita dalla sconfitta non può reagire;

Aprile
16
, siccome non vi sono forze militari alleate disponibili per far fronte alla situazione, l'Intesa incarica l'esercito romeno di entrare in Ungheria;
i romeni passano il confine, si scontrano con le truppe rivoluzionarie ungheresi presso i Monti Occidentali e le respingono oltre il Tibisco che essi stessi poi passano.
Béla Kun
fa quindi delle proposte pacifiche e le forze romene per il momento vengono ritirate.

Luglio
poiché l'esistenza di un governo bolscevico in Ungheria collegato con quello russo continua a preoccupare l'Intesa, in una riunione del Consiglio supremo tenutosi a Parigi ai primi del mese si studia la possibilità di occupare Budapest e disarmare l'esercito rosso; per la solita mancanza di forze disponibili si decide di ricorrere di nuovo alla Romania;
17, le forze di Béla Kun prendono invece loro l'iniziativa di attaccare i romeni ma sono presto messe in fuga;
29, i romeni passano il Tibisco una seconda volta;

Agosto
4
, i romeni entrano a Budaoest.
L'Intesa però ormai non desidera l'occupazione romena della capitale ungherese perché il governo di Béla Kun è già caduto il giorno 2, ma essa ora non ha i mezzi per costringere i romeni ad andarsene e la loro presenza e specialmente le loro illimitate requisizioni danno luogo ad aspre contestazioni con gli ungheresi.

Settembre

solo verso la metà del mese, in seguito alle insistenti pressioni di Parigi, la Romania richiama le sue forze da Budapest.

trattato di St. Germain: la Romania ottiene la Bucovina.

Per quanto la Romania abbia realizzato una così grande parte delle sue aspirazioni l'opinione pubblica è irritata dall'aver dovuto sottoscrivere alle clausole relative alla protezione delle minorazne contenute nei trattati di pace, non volendo i romeni ammettere alcuna restrizione al diritto del loro stato di agire come vuole verso i suoi sudditi di qualsiasi nazionalità o confessione.
13, per questo motivo il ministero liberale di Ion Batrianu si dimette dopo aver sciolto la Camera;

Ottobre


Novembre
27
, trattato di Neuilly: alla Conferenza di pace la Romania ha in pratica tutto il territorio al quale aspirava; il trattato le conferma il possesso della Dobrugia meridionale.

Dicembre
9
, le elezioni danno una forte maggioranza al Partito dei Contadini e al Partito democratico nazionalista, i quali formano un nuovo ministero di tendenze avanzate con Vaida-Voevod come primo ministro;
durante l'assenza del primo ministro a Parigi e Londra si manifesta in Romania un certo fermento contro la legge sull'espropriazione dei latifondi votata fin al 1918; i grandi proprietari si oppongono alla sua applicazione, mentre la propaganda comunista, diffusasi dalla Russia, desta preoccupazioni;

a


1919
REGNO di BULGARIA
Boris III
Albero genealogico

(Sofia 1894 - 28 ago 1943)
figlio di Ferdinando di Sassonia-Coburgo-Saalfeld-Koháry e di Maria Luisa di Borbone-Parma;
1918, 3 ottobre, il padre abdica a suo favore;
1918-43, zar dei bulgari;



Primo ministro
-

1919
Ottobre
lo zar deve subire la "dittatura verde" del partito contadino di A. Stambolijski;
[Contadino di origine, uomo di poca cultura, ispirato a vaghe idee di socialismo agrario con una certa dose di panslavismo, è stato nettamente contrario all'intervento contro l'Intesa onde è stato arrestato e trattentuo in carcere fino alla fine della guerra.]

Novembre
27
, trattato di pace di Neuilly-sur-Seine con la Bulgaria rappresentata da A. Stambolijski:
la Bulgaria deve:
- cedere la Tracia occidentale alla Grecia (che ne avrà la piena sovranità con il trattato di Losanna del 1923) rinunciando in tal modo ad ogni sbocco sul mare Egeo;
- cedere alcune importanti zone di confine (Caribrod, odierna Dimitrovgrad, Bosiljgrad, Strumica e Zajecar) al Regno dei Serbi, Croati e Sloveni, la futura Iugoslavia,
- restituire la Dobrugia meridionale, conquistata nel 1918, alla Romania;
- rispettare le proprie minoranze etniche;
- mantenere un esercito non superiore ai 20.000 volontari;
- pagare, a titolo di riparazione di guerra, la somma di 2.250 Md. di franchi oro, ridotta in seguito del 75%.
Fine per la Bulgaria delle ambizioni di predominio sui Balcani.

a




1919
III Repubblica
Presidente della Repubblica
R. Poincaré
(1913 18 feb - 18 feb 1920)
Presidente del Senato
Antonin Dubost
(1906 16 feb - 14 gen 1920)
Presidente della Camera
-
Presidente dell'Assemblea nazionale
(Senato+Camera)
-
-
Presidente del Consiglio
G. Clemenceau
II
(1917 16 nov - 18 gen 1920)
Interni
Jules Pams
(1917 16 nov - 20 gen 1920)
Affari Esteri
Stéphen Pichon
(1917 16 nov - 20 gen 1920)
Colonie
-
Regioni liberate
A. Lebrun
(1917 16 nov - 20 gen 1920)
Guerra
-
Marina
-
Finanze
Louis-Lucien Klotz
(12 set - 20 gen 1920)
Commercio
e Industria
-
Lavori Pubblici
-
Lavoro
-
Giustizia
Louis Nail
(16 nov - 20 gen 1920)
Pubblica Istruzione
e dei Culti
-
-

1919
Parigi, si tiene la prima conferenza panafricana presieduta dall'americano Du Bois e da Blaise Diagne, deputato senegalese all'Assemblea nazionale francese e in tempo di guerra collaboratore di G. Clemenceau.
Mahabane Plaatje (futuro presidente della Convenzione Africana) e Selope Thema arrivano alla Conferenza di Versailles, dove viene loro negata l'udienza, nonostante i tentativi di Du Bois.

Giugno
28
, trattato di Versailles: le ex colonie tedesche vengono divise tra:
- Gran Bretagna (parte del Togo, Tanganica e parte del Camerun);
- Sudafrica "bianco" (Africa sud-occidentale data in "amministrazione fiduciaria" come "mandato" della Società delle Nazioni),
- Francia (parte del Togo, la maggior parte del Camerun),
- Belgio (Ruanda-Urundi),
- Portogallo (Kionga).

 

a


1919
REGNO dei PAESI BASSI

Guglielmina

Albero genealogico

(l'Aia 1880 - castello di Het Loo, presso Apeldoorn 1962)
figlia di Guglielmo III re d'Olanda e della sua seconda moglie Emma di Waldeck-Pyrmont;
1890-1948, regina dei Paesi Bassi;
[dal 31 agosto 1898 ha assunto ufficialmente il potere]

Primo ministro
-

1919
-

a


1919
REGNO del BELGIO

Alberto I

Albero genealogico

(1875 - 1934)
figlio di Filippo di Fiandra e di Maria di Hohenzollern-Sigmaringen;
1909-34, re dei belgi;



1919
-



1919
Granducato di Lussemburgo

Maria Adelaide di Nassau-Weilburg

Albero genealogico

(† 1924)
figlia di Guglielmo IV e di Maria Anna di Portogallo;
1912-19, duchessa di Nassau;
1912-19, granduchessa di Lussemburgo;
durante la prima guerra mondiale si è mostrata favorevole agli imperi centrali permettendo l'occupazione del paese; dopo la sconfitta è costretta ad abdicare in favore della sorella Charlotte;

Charlotte di Nassau-Weilburg

Albero genealogico

(1896-?)
figlia di Guglielmo IV e di Maria Anna di Portogallo;
1919-64, duchessa di Nassau;
1919-64, granduchessa di Lussemburgo;
[dopo l'abdicazione della sorella Maria Adelaide]
1919
emana una costituzione democratica;

1919
-





1919
Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda
Giorgio V
Albero genealogico

(Marlborough House, London 3.6.1865 - Sandringham, Norfolk 20.1.1936)
secondo figlio di Edoardo VII e di Alessandra di Danimarca;
1877-92, presta servizio nella marina militare;
1892, diventa erede presuntivo al trono per la morte del fratello maggiore Alberto Vittorio;
1893, sposa la p.ssa Mary von Teck (1867-1953)
1901-10, principe di Galles;
1910-36, re di Gran Bretagna e Irlanda, imperatore delle Indie;
succeduto alla morte del padre;

Primo ministro,
Primo lord del Tesoro
[Prime Minister, First Lord of the Treasury]
D. Lloyd George
liberale-nazionale
coalizione di governo
(1916 7 dic - 23 ott 1922)
Cancelliere dello Scacchiere
[Chancellor
of the Exchequer
]
A. Bonar Law
(1916 10 dic - 10 gen)
A. Chamberlain
(10 gen - 1° apr 1921)
Segretari di Stato
Affari Esteri e Commonwealth
A. Balfour
(1916 - 1919)
lord G.N. Curzon of Kedleston
(1919 ott - gen 1924)
Guerra
W.L.S. Churchill
(10 gen - 1° apr 1921)
Munizioni
W.L.S. Churchill
(1917 lug - 10 gen)
-
Affari Interni
-
-
Giustizia
-
-
Colonie
-
-
Commercio
-

1919
-

1919
Gennaio
nell'assemblea nazionale irlandese (Assemblea d'Irlanda - Dáil Éireann), disertata dagli unionisti, i deputati del Sinn Fein, che ha riportato un grande successo elettorale, proclamano unilateralmente la costituzione dello "Stato libero repubblicano d'Irlanda";
l'organizzazione degli "Irish Volunteers" si trasforma nell'IRA (Irish Republican Army - Esercito repubblicano irlandese);
primavera, Eamon De Valera, ex leader degli "Irish Volunteers", diventa presidente della repubblica;
il governo britannico di coalizione presieduto da Lloyd George rifiuta di riconoscere la rappresentatività del Dáil Éireann;
a questo punto in Irlanda coesistono due governi:
- quello ufficiale della Home Rule;
- quello semiufficiale del Sinn Fein, che dirige la lotta armata contro le truppe inglesi;
l'IRA si consolida e si ristruttura sotto il comando di Michael Collins;
sulla carta può disporre [al contrario delle amplificazioni londinesi] di 25-30 mila uomini, ma quelli veramente attivi sono in realtà 3-5 mila;



1919
DANIMARCA e ISLANDA
Cristiano X
Albero genealogico

(Charlottenlund 1870 - Copenaghen 1947)
figlio di Federico VIII e di Luisa di Svezia;
1912-47, re di Danimarca;
continua a favorire l'evoluzione democratica del paese;
1919-44, re d'Islanda;
[rimane re dell'isola (fino alla proclamazione della repubblica nel 1944) anche se, staccatasi dalla Danimarca, si è costituita in stato sovrano.]

REGNO di DANIMARCA

1919
dal 1915 il paese ha una nuova costituzione che istituisce, fra l'altro, il nuovo sistema bicamerale ed estende il diritto di voto alle donne;

REGNO d'ISLANDA

1919
-



1919
REGNO DI NORVEGIA
[dal 1905]
Haakon VII
Albero genealogico

principe Carlo (? - ?)
figlio di Federico VIII re di Danimarca e di Luisa di Svezia;
1905-57
, re di Norvegia;

Primo ministro
1919
-


1919
REGNO di SVEZIA
Gustavo V
Albero genealogico

(Stoccolma, castello di Drottningholm 16 giugno 1858 – Stoccolma, 29 ottobre 1950)
figlio di Oscar II e di Sofia di Nassau;
1907-50, re di Svezia;
osserva correttamente le regole del sistema parlamentare;

1919
-


1919
FINLANDIA
Governo provvisorio
1919
sull'esempio russo si costituiscono i soviet di operai; il governo provvisorio ricorre allora all'aiuto della Germania e organizza un'armata sotto la guida del gen. C.G.E. von Mannerheim che riesce a stroncare ogni tentativo rivoluzionario;




1919
Presidente
-
-

1919
si costituisce la CGT (Confederação General do Trabalho) portoghese, influenzata dai principi della Carta d'Amiens. Il suo quotidiano «A Batalha» (La Battaglia) è con 25.000 copie il secondo giornale del paese;
repubblicani a Santarém e monarchici a Oporto sfidano apertamente l'autorità ufficiale;
lo scacco militare subito dai monarchici a Monsanto permette di restaurare provvisoriamente il regime parlamentare: ma l'esercito, non il popolo, è ormai padrone della situazione;

il tentativo di restaurazione monarchica di Paiva Conceiro viene soffocato dopo un mese di combattimenti;

 

a

1919
REGNO di SPAGNA
Alfonso XIII di Borbone
Albero genealogico

(Madrid 1886 - Roma 1941)
figlio postumo di Alfonso XII e di Maria Cristina d'Absburgo-Lorena;
1886-1931, re di Spagna;

Primo Ministro
Álvaro de Figueroa y Torres
conte di Romanones
(1918 5 dic - 14 apr 1919)
Antonio Maura Montaner
conte di Romanones
(15 apr - 19 lug)
Joaquín Sánchez de Toca Calvo
(20 lug - 11 dic)
Manuel Allendesalazar Muñoz
(12 dic - 4 mag 1920)
Interni
-
-
Economia
-
-
-

1919
governa appoggiandosi alle "giunte" militari, all'alto clero e ai grandi proprietari fondiari e incoraggiando, spesso, una politica repressiva;

***

Isole Canarie:
-





1919 REGNO d'ITALIA


Albero genealogico
(Napoli 1869 - Alessandria d'Egitto 1947)
figlio di Umberto I e di Margherita di Savoia;
1878-1900, principe di Piemonte;
1896, Roma 24 ott: sposa la p.ssa Elena del Montenegro (1873-1952);
1900-46, re d'Italia;
1911-13, guerra italo-turca;
1914-18, I guerra mondiale;


1936-43, imperatore d'Etiopia
1939-43, re d'Albania;

PARLAMENTO XXIV Legislatura
(1913 27 nov - 29 set 1919)
  XXV Legislatura
(1919 1° dic - 7 apr 1921)
Presidente del Senato A. Bonasi
emiliano
(1918 18 nov - 29 set 1919)
  T. Tittoni
laziale
(1919 1° dic - 7 apr 1921)
Presidente della Camera G. Marcora
lombardo
(1913 27 nov - 29 set 1919)
  V.E. Orlando
siciliano
(1919 1° dic - 25 giu 1920)
 
Presidenti
del Consiglio
V.E. Orlando
siciliano
(1917 29 ott - 23 giu 1919)
F.S. Nitti I
(Radicale)
lucano
(1919 23 giu - 21 mag 1920)
Interno
V.E. Orlando
siciliano
(1916 18 giu - 17 gen 1919)
G. Villa
lombardo
(18 gen - 8 mar)
G. Colosimo
calabrese
(9 mar - 23 giu)
Sottosegretari G. Bonicelli
lombardo
(1917 1° nov - 4 gen 1919)
  G. Grassi
pugliese
(1919 23 giu - 21 mag 1920)
R. Gallenga Stuart
laziale
(1917 29 ott - 23 giu 1919)
[Propaganda all'estero e per la Stampa]
Affari Esteri
S. Sonnino
toscano
(1914 5 nov - 23 giu 1919)
T. Tittoni
(Liberale)
laziale
(23 - 26 giu, dim.)
F.S. Nitti
lucano
(26 giu - 26 set)
[ad interim]
V. Scialoja
piemontese (Liberale)
(1919 26 set - 21 mag 1920)
Sottosegretario L. Borsarelli
marchese di Rifreddo
piemontese
(1914 21 mar - 23 giu 1919)
conte Carlo Sforza
toscano
(1919 23 giu - 21 mag 1920)
A. Theodoli
marchese di Sambuci
laziale
(23 giu - 24 nov)
[ad interim nelle assenze di Carlo Sforza]
 
Guerra
ten.gen. V. Zuppelli
istriano
(1918 21 mar - 17 gen 1919)
ten.gen. E. Caviglia
ligure
(18 gen - 23 giu)

G. Sechi
sardo
(23 - 24 giu)
[ad interim]

conte A. Alberici
lombardo
(1919 24 giu - 14 mar 1920)
Sottosegretario P. Meomartini
campano
(1918 29 mar - 18 gen 1919)
A. Battaglieri
piemontese
(18 gen - 23 giu)
A. Finocchiaro Aprile
siciliano
(1919 23 giu - 14 mar 1920)
Armi e Munizioni
ten.gen. V. Zuppelli
istriano
(1918 15 mag - 23 giu 1919)
 
Sottosegretario P. Bignami
lombardo
(1917 14 ott - 18 mag 1919)
C. Nava
lombardo
(19 mag - 23 giu)
 
Sottosegretario    
Marina
A. Del Bono
emiliano
(1917 17 lug - 23 giu)
G. Sechi
sardo
(1919 23 giu - 4 lug 1921)
Sottosegretario A. Teso
veneto
(1917 29 ott - 23 giu)
M. Soleri
piemontese
(1919 23 giu - 14 mar 1920)
Colonie
G. Colosimo
calabrese
(1916 19 giu - 22 giu)
L. Rossi
veneto
(1919 23 giu - 14 mar 1920)
Sottosegretario conte P. Foscari
veneto
(1916 22 giu- 22 giu)
A. Theodoli
marchese di Sambuci
laziale
(23 giu - 24 nov)
 
Tesoro
F.S. Nitti
lucano
(1917 29 ott - 17 gen 1919)
B. Stringher
friulano
(18 gen - 23 giu)
C. Schanzer (Liberale)
austriaco
(1919 23 giu - 14 mar 1920)
Sottosegretari A. Visocchi
campano
(1917 29 ott - 18 gen 1919)
E. de Nicola
campano
(19 gen - 23 giu)
E. Conti
lombardo
(23 giu - 31 ott)
[Liquidaz. Servizi delle Armi e Munizioni dell'Aeronautica]
 
E. Conti
lombardo
(1918 15 dic - 18 gen 1919)
B. Belotti
lombardo
(1919 23 giu - 14 mar 1920)
Finanze
F. Meda
lombardo
(1916 giu - 23 giu 1919)
F. Tedesco (Liberale)
campano
(1919 23 giu - 14 mar 1920)
Sottosegretario G. Indri
veneto
(1917 31 mar - 23 giu 1919)
F. Perrone
lucano
(1919 23 giu - 14 mar 1920)
Agricoltura
G. Miliani
marchigiano
(1917 29 ott - 17 gen 1919)
V. Riccio
campano
(18 gen - 23 giu)
A. Visocchi (Liberale) 
campano
(1919 23 giu - 14 mar 1920)
Sottosegretario
D. Valenzani
laziale
(1917 29 ott - 18 gen 1919)
P. Sitta
romagnolo
(19 gen - 23 giu)
M. Cermenati
lombardo
(1919 23 giu - 21 mag 1920)
Industria, Commercio e Lavoro A. Ciuffelli
umbro
(1917 29 ott - 23 giu 1919)
D. Ferraris (Liberale)
piemontese
(1919 23 giu - 21 mag 1920)
Sottosegretario
E. Morpurgo
friulano
(1916 18 giu - 18 gen 1919)
G. Paratore
siciliano
(19 gen - 23 giu)
[Approvv. materie prime]
L. Murialdi
piemontese
(1919 23 giu - 14 mar 1920)
[Approvvig. e consumi alimentari]
B. [Meuccio] Ruini
emiliano
(1919 19 gen - 14 mar 1920)
Lavori Pubblici
I. Bonomi
(1919 1° gen - 23 giu 1919)

E. Pantano (Radicale)
siciliano
(1919 23 giu - 14 mar 1920)

Sottosegretario
R. De Vito
toscano
(1916 18 giu - 23 giu 1919)
A. Ciappi
marchigiano
(1919 23 giu - 21 mag 1920)
Grazia, Giustizia e Culti
[dal 16.09.1919 prende il nome di "Giustizia e Affari del Culto"]
E. Sacchi
lombardo
(1916 giu - 17 gen 1919)
L. Facta
piemontese
(18 gen - 23 giu)
L. Mortara (Indip.)
lombardo
(1919 23 giu - 21 mag 1920)
Sottosegretario
R. Pasqualino Vassallo
siciliano
(1916 18 giu - 23 giu 1919)
A. La Pegna
campano
(1919 23 giu - 14 mar 1920)
Istruzione Pubblica
A. Berenini
emiliano
(1917 29 ott - 23 giu 1919)
G. Baccelli (Liberale)
laziale
(1919 23 giu - 14 mar 1920)
Sottosegretario
A. Roth
sardo
(1916 18 giu - 23 giu 1919)
G. Celli
abruzzese
(1919 23 giu - 14 mar 1920)
  P.G. Molmenti
veneto
(1919 24 nov - 21 mag 1920)
[Antichità e Belle Arti]
Poste e Telegrafi
L. Fera
calabrese
(1916 18 giu - 23 giu 1919)
P. Chimienti (Liberale)
pugliese
(1919 23 giu - 14 mar 1920)
Sottosegretario
C. Rossi
di Montelera

piemontese
(1916 18 giu - 23 giu 1919)
P. Masciantonio
abruzzese
(1919 23 giu - 14 mar 1920)
Trasporti marittimi e ferroviari G. Villa
lombardo
(1918 15 mag - 17 gen 1919)
G. De Nava
calabrese
(18 gen - 23 giu)
R. De Vito (Demosociale)
toscano
(1919 23 giu - 14 mar 1920)
Sottosegretario
A. Battaglieri
piemontese
(1918 18 nov - 18 gen 1919)
A. Ciappi
marchigiano
(19 gen - 23 giu)
E. Sanjust Di Teulada
sardo
(1919 23 giu - 14 mar 1920)
Assistenza militare e Pensioni di guerra
[D.Lten. n. 1812 del 01.11.1917]
[soppresso con R.D.L. n. 2220 del 25 nov 1919]
ten.gen. V. Zuppelli
istriano
(1° - 17 gen)
G. Girardini
friulano
(18 gen - 23 giu)
Ugo Da Como (Liberale ?)
lombardo
(23 giu - 24 nov)
 
Sottosegretario
M. Cermenati
lombardo
(1917 1° nov - 18 gen 1919)
Ugo Scalori
lombardo
(19 gen - 23 giu)
marchese
M. Di Saluzzo Di Paesana
piemontese
(23 giu - 24 nov)
 
Approvvigionamenti e consumi alimentari S. Crespi
lombardo
(1918 22 mag - 18 giu 1919)
M. Ferraris
piemontese
(19-23 giu)
 
Sottosegretario
F. Nunziante
marchese di San Ferdinando
campano
(1918 22 mag - 18 giu 1919)
Q. Nofri
toscano
(19-23 giu)
 
Terre liberate dal nemico   C. Nava (Popolare)
lombardo
(1919 23 giu - 14 mar 1920)
Sottosegretario
  E. Pietribonni
veneto
(1919 23 giu - 14 mar 1920)
Ministri senza portafoglio
- L. Bissolati
lombardo
(1917 29 ott - 17 gen 1919)
G. Villa
lombardo
(18 gen - 18 giu)
S. Crespi
lombardo

(19-23 giu)
 
Commissariati
commissari
Alto commissariato
G. Girardini
friulano
(1918 11 ago - 17 gen 1919)
 
Alto commissariato aggiunto
S. Segrè Sartorio
friulano
(1918 4 gen - 23 giu 1919)
 
Ernesto Pietriboni
(1918 11 ago - 23 giu 1919)
 
Comm. gen. per l'assistenza civile propaganda interna
U. Comandini
romagnolo
(1918 10 feb - 1° apr 1919)
   
Comm. gen. per il carbone e i combustibili nazionali  
R. De Vito (Demosociale)
toscano
(1919 23 giu - 14 mar 1920)
1919

Gennaio
18
, don L. Sturzo fonda il Ppi (Partito popolare italiano);
[Carattere specifico della nuova formazione politica rispetto al vecchio clero è l'aconfessionalità. Cioè (come il fondatore amerà ripetere) la distinzione fra Azione Cattolica concernente la religione e posta sotto le direttive delle gerarchie ecclesiastiche, e l'azione dei cattolici, riguardante la vita politica, autonoma rispetto alla Chiesa e non coincidente necessariamente con nessun partito neppure con quello popolare.
«È superfluo dire – spiegherà durante il I congresso nazionale – perché non ci siamo chiamati partito cattolico. I due termini sono antitetici; il cattolicesimo è religione, è universalità; il partito è politica, è divisione. Fin dall'inizio abbiamo escluso che la nostra insegna politica fosse la religione ed abbiamo voluto chiaramente metterci sul terreno specifico di un partito che ha per oggetto diretto la vita pubblica della nazione.»
[Per la sua azione per il Partito popolare italiano, vedi Opera omnia, II serie, voll. 3° e 4°, Bologna 1954-57.]

[Ma allora, si dirà, don L. Sturzo è l'erede diretto di G. Giolitti e della sua dottrina delle parallele. Per entrambi (se pure, com'è naturale, con diverso linguaggio) politicia e religione vanno distinte nettamente.
E se le cose stanno così come si spiega la famosa polemica sul veto (o sui veti) e l'inimicizia (non personale, o non tanto personale quanto ideologica) che divide profondamente i due leader fino ad esprimere simbolicamente l'urto inconciliabile di due visioni politiche opposte?
Chi, fra i liberali, intuisce subito il significato dell'atteggiamento di don L. Sturzo è Piero Gobetti.
«L'aconfessionalità – scrive Piero Gobetti – è la chiave di volta del piano satanico di Sturzo. È il tentativo di convertire le armi dei liberali contro loro stessi», facendo partecipi alla vita della laicità le masse riscaldate dal richiamo religioso e intimamente disposte da quel sentimento a organizzarsi in un partito autonomo.
Si tratta di quelle masse, specialmente contadine, che la democrazia giolittiana non sa più – a giudizio di don L. Sturzo e Piero Gobetti insieme – interpretare e moderare, se non come strumento di manovre estranee ad esse, come pedine di un giuoco clientelistico e parlamentare legato agli interessi esclusivi della classe dominante, senza riguardo alla forza e realtà che quei ceti popolari hanno acquistato specialmente dopo l'esperienza della prima guerra mondiale.
Con l'opposizione recisa ad ogni accordo con don L. Sturzo, G. Giolitti intende difendere lo Stato italiano del Risorgimento contro il pericolo, che egli teme, che la dottrina delle parallele, trapassata ad arma tattica dei popolari, sia un provvisorio espediente per sostituire, a poco a poco, alla tradizione politica liberale il progressivo dominio – negli effetti pratici e salve sempre le debite distinzioni teoriche – dell'organizzazione ecclesiastica.
[Nino Valeri, Dalla"belle époque" al fascismo, Editori Laterza 1975.]

Psi: Bologna, al congresso il programma di Genova (1892) viene ripudiato e l'ala massimalista, alla testa del partito, lancia la parola d'ordine della conquista rivoluzionaria del potere per l'instaurazione della repubblica socialista;

Febbraio
7
, Parigi, alla conferenza di pace il governo italiano chiede l'annessione di Fiume, che è abitata in prevalenza da italiani, a differenza del contado dove sono prevalenti gli slavi;
su tale richiesta, contraria al patto di Londra che ha assegnato Fiume alla Croazia, si impegna un duro braccio di ferro tra la delegazione italiana (V.E. Orlando e G.S. Sonnino) e il presidente degli Stati Uniti T.W. Wilson contrario alla cessione della città all'Italia;

Marzo
23
, Milano, in una riunione a piazza San Sepolcro – proprio nella sede dell'Alleanza industriale e commerciale – B. Mussolini fonda, alla presenza di 145 camerati, il primo «fascio di combattimento» (si riallaccia al «fascio di azione rivoluzionaria» che egli stesso ha costituito nel 1915 per favorire l'intervento dell'Italia nella I guerra mondiale);
il movimento si proclama anticlericale e tendenzialmente repubblicano ed abbraccia nello stesso tempo molti aspetti ideologici del nazionalismo; parla di:
- partecipazione degli operai alla gestione delle imprese,
- della concessione di industrie e servizi pubblici a organizzazioni operaie,
- di confisca dell'85% dei sovraprofitti di guerra;
conta solo 17.000 aderenti ma è sostenuto finanziariamente dall'Ansaldo e dall'Ilva.

Lo stesso giorno Attilio Longoni è nominato segretario nazionale dei Fasci di combattimento (23 marzo-19 agosto).

Milano
, lo stesso mese, per iniziativa di mons. Andrea Ferrari, arcivescovo di Milano, viene fondata Avanguardia cattolica – futuro Maci (Movimento avanguardista cattolico italiano).
[Poiché su questi primi anni le informazioni scarseggiano, bisogna ricorrere agli atti del congresso che il movimento terrà nel marzo 1957 nei quali sono ricostruite le fasi della sua nascita.
In pratica, tra il 1919 e il 1921, il cosiddetto «biennio rosso» le violenze dei comunisti contro la Chiesa hanno raggiunto un livello di tale intollerabiltà che, davanti alla mancana di protezione, da parte del potere politico, l'arcivescovo ritiene non si possa subire inermi la «prepotenza anticlericale» ma si debba reagire con fermezza, seppur «nei limiti consentiti dalla legge».
È a questo punto che nella curia milanese matura l'idea di scegliere fra tutti i militanti dell'Azione cattolica lombarda «i migliori, i meglio spiritualmente preparati, i più battaglieri, dotati anche di una certa prestanza fisica» per farne un «gruppo speciale» cui viene dato il nome di Avanguardia cattolica.
Composto liberamente da volontari, comprende uomini e ragazzi tra i sedici e i cinquant'anni provenienti da tutte le classi sociali, contraddistinti da una fede totale nella Chiesa cattolica e da una cieca obbedienza per i loro capi, gran parte dei quali sacerdoti.
Il Vaticano li prepara e sostiene.
Non è chiaro se il moviemnto abbia una dimensione militare.
Con l'avvento del fascismo, però, l'Avanguardia cattolica, nononstante la sua connotazione marcatamente anticomunista fa conoscenza con le squadracce nere e dopo la presa del potere di B. Mussolini, questa e altre organizzazioni cattoliche saranno costrette a sciogliersi.
Nel 1921, a peggiorare le cose, ci sarà anche la morte di mons. Andrea Ferrari.
Il movimento entrerà quindi presto nei ranghi comuni dell'Azione cattolica e per tutto il ventennio fascista cesserà di esistere come organizzazione autonoma (segue estate 1945).]

Aprile
gruppi fascisti incendiano la sede dell'«Avanti!».
3, Trieste, nasce il fascio di combattimento della città;
12-14, Firenze, congresso costitutivo della Unione comunista anarchica italiana (poi Unione Anarchica Italiana).
Il presidente T.W. Wilson presenta all'Italia un memorandum sui confini italo-jugoslavi lasciando inalterati i confini tra Italia e Austria, facendo di Fiume un territorio autonomo e assegnando solo l'isola di Lissa all'Italia.
L'Italia respinge il memorandum di T.W. Wilson e si ritira dal tavolo delle trattative di pace a Parigi, dopo che anche Francia e Inghilterra hanno mosso obiezioni alle richieste italiane. La politica estera italiana è approvata dalla Camera e la pubblica opinione sostiene le rivendicazioni del governo.
L'abbandono dalla conferenza di Parigi provoca nell'opinione pubblica un moto di reazione patriottica che fa di Fiume il simbolo della "vittoria mutilata";
intanto la commissione internazionale d'inchiesta inviata in loco, in seguito agli scontri tra le truppe interalleate d'occupazione ed elementi della popolazione, delibera l'allontanamento da Fiume delle truppe e delle navi italiane;
28, nasce la Società delle Nazioni, voluta da T.W. Wilson per garantire la pace tra i popoli.

Maggio
V.E. Orlando e G.S. Sonnino tornano a Parigi dietro invito di Francia e Inghilterra: i confini tra Italia e Austria sono stabiliti secondo i "patti di Londra", con qualche ampliamento a favore dell'Italia nella valle del Tarvisio.
18, Parigi, all'Hôtel Ritz, nell'appartamento del consigliere di delegazione Brambille, il quale serve da interprete, il vescovo di Chicago mons. Kelley – che la Santa Sede ha inviato come osservatore alla conferenza di Versailles – dice all'on. V.E. Orlando che «ormai l'Italia è la sola potenza cattolica che esiste, essendo avvenuto lo smembramento dell'Austria, ed essendo la Francia assolutamente atea. Egli ritiene che l'Italia potrebbe profittare di questa situazione per affermarsi nel mondo giovandosi di tutti i mezzi che possiede la Chiesa cattolica. Egli ritiene che si dovrebbe prendere una decisione con molta urgenza».
Poiché la decisione che il governo italiano dovrebbe prendere, per aver l'appoggio della Chiesa, è relativa all'ammissione della Santa Sede nella Società delle Nazioni, l'on. V.E. Orlando lascia cadere l'avance.
[Il riassunto di questo colloquio è riportato da L. Aldrovandi Marescotti, ambasciatore d'Italia, in Guerra diplomatica 1914-1919, Milano 1936.]

Giugno
Sono promulgate le leggi fondamentali della Tripolitania e della Cirenaica (altre in ottobre), delle piccole costituzioni "octroyées" che regolano la partecipazione delle popolazioni indigene al governo della colonia e ne garantiscono i diritti.
Il "piano Tardieu" sulla "questione di Fiume" che prevedeva la costituzione di uno Stato libero con Fiume e le rive del Quarnaro, viene respinto dall'Italia perché favorevole alla Jugoslavia.
Viene pubblicato il programma dei Fasci di Combattimento:
- otto ore di lavoro,
- suffragio universale ad ambedue i sessi,
- giustizia fiscale,
- sequestro dei profitti di guerra;
un po' populista, esso rivendica una politica estera di intervento.
Si susseguono in Italia scioperi contro il carovita determinato dall'inflazione crescente.
Bologna, 1° congresso del Ppi.
L'Associazione Nazionale Combattenti si riunisce a Roma in congresso formulando una serie di richieste di rinnovamento democratico, quali la divisione del latifondo a favore di cooperative agricole e il decentramento amministrativo.
Dopo le dimissioni di V.E. Orlando si costituisce il ministero di F.S. Nitti.

______________

La commissione d'inchiesta su Caporetto, nominata nel gennaio 1918 dall'allora presidente del Consiglio V.E. Orlando, presenta la sua relazione conclusiva all'attuale presidente F.S. Nitti.
Viene confermata la responsabilità delle autorità militari, ma tacendo su quella di P. Badoglio.
(Risulterà poi che alcune pagine dell'inchiesta – tredici per l'esattezza – sono state sottratte per coprire il gen. P. Badoglio, sostenuto dal nuovo comandante supremo, A. Diaz, e dal presidente V.E. Orlando.
A differenza di L. Cadorna e di L. Capello, che energicamente si difendono contrattaccando, con una serie di interviste e di memorie, P. Badoglio tacerà sempre, lasciando che i suoi nemici gli lancino una serie di accuse tremende.
[Questo fatto non gli impedirà comunque di diventare duca d'Addis Abeba sotto il fascismo e quindi capo del governo successo a B. Mussolini.]
[Nino Valeri, Dalla"belle époque" al fascismo, Editori Laterza 1975.]

________________

Luglio
senza una direzione politica precisa continuano le manifestazioni di piazza contro il costo della vita: nell'Italia centro-settentrionale assumono a volte carattere insurrezionale.
Scontri a Fiume tra soldati italiani e soldati francesi.
La popolazione appoggia il contingente italiano che verrà comunque ridotto per volere della commissione interalleata. Il gen. P. Badoglio nega l'appoggio dello Stato maggiore alla cospirazione per occupare Fiume organizzata da un gruppo di nazionalisti.

Agosto
Grazie alla battaglia condotta dal Ppi passa alla Camera e al Senato la riforma elettorale che prevede la sostituzione dei collegi uninominali con quelli a scrutinio di lista con rappresentanza proporzionale (legge elettorale in senso proporzionale);
Elisa Comani Orsi è la prima donna laureata in legge a essere ammessa all'albo dei procuratori.

Lo stesso mese, Umberto Pasella è nominato segretario nazionale dei Fasci di combattimento (1919 ago-nov 1921).


Settembre
2
, con un decreto viene concessa la cosiddetta "amnistia ai disertori".
[Tra il 1915 e il 1918, su circa 5.200.000 italiani che hanno prestato servizio militare ci sono state 870.000 denunzie all'autorità giudiziaria.
Pur non volendo calcolare le 470.000 denunzie per renitenza alla chiamata (la cui maggioranza, 370.000, è costituita da residenti all'estero), rimangono pur sempre 400.000 denunzie per reati commessi sotto le armi.
Alla data del decreto la giustizia militare ha definito 350.000 processi pronunciando 140.000 sentenze di assoluzione e 210.000 condanne.
In tre anni e mezzo di guerra circa il 15% dei cittadini mobilitati e il 6% di coloro che hanno risposto alla chiamata prestando effettivo servizio militare sono stati oggetto di denunzia ai tribunali militari.]
[Dati tratti dalla pubblicazione riservata del Ministero della Guerra, Ufficio Statistico, Statistica dello sforzo militare italiano nella guerra mondiale. Dati sulla giustizia e disciplina militare, Roma 1927.
Il lavoro sarà compilato, per cura dell'Avvocatura generale militare, dal vice avvocato militare Leopoldo Castellani, ad eccezione della parte seconda (periodo bellico), ossia quella che a noi interessa, compilata dal ten.col. prof. Giorgio Mortara e già separatamente pubblicata nell'anno 1921.
Esse comprendono anche il periodo di pace dal 4 novembre 1918 al 2 settembre 1919, ma anche i procedimenti aperti dopo la conclusione della guerra e qui computati si riferiscono a reati commessi nel periodo delle ostilità.]

 

MILITARI CONDANNATI
[1915 24 mag - 3 nov 1918]
Diserzione
Giudicati
Assolti
Condannati
%
assolti
condannati

- con passaggio al nemico

2.662
640
2.022
24,0%
76,0%

- in presenza del nemico

9.472
3.137
6.335
33,1%
66,9%

- non in presenza del nemico

150.429
57.121
93.308
37,9%
62,1%
Totale
*162.563
60.898
101.665
 
Tot. Gen.
     
Note:
*Ai 162.563 processati per diserzione vanno aggiunti i 26.862 dichiarati esenti da pena in base al D.L. (decreto luogotenenziale) 10 dic 1917, perché rientrati spontaneamente ai reparti entro il 29 dicembre 1917: in totale quindi 189.425.
I condannati sono esattamente 101.665, pari al 62,6% dei processati.
Da: Mortara, Dati sulla giustizia in:
E. Forcella - A. Monticone, Plotone di Esecuzione, I processi della prima guerra mondiale, Editori Laterza 1998.

 

MILITARI CONDANNATI PER DISERZIONE
[1915 24 mag - 3 nov 1918]
Tribunali
1915
24 mag - 24 mag 1916
1916
24 mag - 24 mag 1917
1917
24 mag - 24 mag 1918
1918
24 mag - 3 nov 1918
Totale

- di guerra

7.389
21.372
36.816
5.150
70.707

- territoriali in zona di guerra

1.450
3.243
10.201
2.580
17.474

- territoriali fuori zona di guerra

1.433
3.202
8.017
632
13.484
Totale
10.272
27.817
55.034
8.562
101.665
Note:
Nell'originale ci sono due errori di somma qui evidenziati in rosso:
- 70.707 anziché 70.727 e 8.562 anziché 8.362.

Da: Mortara, Dati sulla giustizia in:
E. Forcella - A. Monticone, Plotone di Esecuzione, I processi della prima guerra mondiale, Editori Laterza 1998.

Per quanto riguarda:
- il reato genericamente indicato come "indisciplina", su 31.000 denunzie vi sono state 24.500 condanne;
- il reato di "mutilazione volontaria", su 15.000 denunzie vi sono state circa 10.000 condanne.

Circa la delinquenza tra gli ufficiali essa è stata numericamente ridottissima, meno di un migliaio, ossia meno dello 0,5% degli ufficiali sotto le armi in tutta la guerra.

CONDANNE A MORTE per anno di Guerra
[1915 24 mag - 3 nov 1918]
Tribunali
1915
24.5 - 24.5 1916
1916
24.5 - 24.5 1917
1917
24.5 - 24.5 1918
1918
24.5
-
3.11 1918
Totale

- di guerra

in contraddittorio eseguite
102
242
329
54
727
non eseguite
107
76
85
12
280
in contumacia
893
761
853
103
2.610

- territoriali in zona di guerra

in contraddittorio eseguite
1
-
5
-
6
non eseguite
1
1
4
3
9
in contumacia
7
80
143
34
264

- territoriali fuori zona di guerra

in contraddittorio eseguite
-
9
8
-
17
non eseguite
1
6
12
3
22
in contumacia
13
25
47
8
93
Totale condanne a morte Eseguite
750
4.028
Non eseguite
311
In contumacia
2.967
Note:


Da: Mortara, Dati sulla giustizia in:
E. Forcella - A. Monticone, Plotone di Esecuzione, I processi della prima guerra mondiale, Editori Laterza 1998.

 

CONDANNE A MORTE per Diserzione
[1915 24 mag - 3 nov 1918]
Tribunali
con passaggio al nemico
in presenza del nemico
non in presenza del nemico
Totale

- di guerra

eseguite
14
301
55
370
non eseguite
7
127
31
501
in contumacia
1.787
275
501
2.563

- territoriali in zona di guerra

eseguite
-
-
6
6
non eseguite
-
-
5
5
in contumacia
5
12
244
261

- territoriali fuori zona di guerra

eseguite
-
-
15
15
non eseguite
-
-
17
17
in contumacia
-
-
93
93
Totale condanne a morte Eseguite
391
3.495
Non eseguite
187
In contumacia
2.917
Note:


Da: Mortara, Dati sulla giustizia in:
E. Forcella - A. Monticone, Plotone di Esecuzione, I processi della prima guerra mondiale, Editori Laterza 1998.

 

Esecuzioni sommarie
[1915 24 mag - 3 nov 1918]

1915

ottobre
1

1916

febbraio
2
maggio
11
giugno
7
luglio
9
agosto
5
ottobre
7
novembre
1

1917

maggio
5
giugno
20
luglio
28
agosto
2
novembre
*9
Totale  
107

Note:
* una nota a margine del novembre 1917 avverte che non sono comprese le 34 fucilazioni ordinate dal gen. Andrea Graziani, si avverte anche che non sono distinti i casi di decimazioni e che dopo il novembre 1917 non si ha documentazione di esecuzioni sommarie.
La cifra di esecuzioni sommarie che maggiormente si avvicina a quella indicata nel documento dell'ufficio giustizia è quella data il 9 settembre 1919 dall'on. Luciani in un suo discorso alla Camera. Egli prendendo le difese del comando supremo italiano e compiendo un esame comparativo con le fucilazioni in altri eserciti, asserisce che oltre alle condanne a morte dei tribunali si ebbero nel nostro esercito 114 esecuzioni sommarie per tutta la durata della guerra.
Da altri elementi e indizi sembra tuttavia possibile asserire che i fucilati senza processo furono in numero ben superiore ai 114 ricordati dall'on. Luciani e ai 141 dell'ufficio giustizia.
Inoltre alle fucilazioni sommarie vanno ancora aggiunte quelle esecuzioni che gli ufficiali dei reparti di prima linea o gli immediati superiori compiono nel corso delle operazioni per impedire sbandamenti o per costringere all'assalto reparti riottosi.
Nell'insieme le condanne a morte pronunciate dai tribunali di guerra, oltre 4.000 (delle quali 750 eseguite), le esecuzioni sommarie (forse assommanti a qualche centinaio?) comprese le decimazioni, le esecuzioni compiute nel corso delle battaglie sparando sui codardi, costituiscono un numero rilevante di provvedimenti estremi di repressione.
Il gen. L. Cadorna, che fu l'autore delle più gravi sanzioni disciplinari, riconoscerà che il numero dei fucilati – che egli erroneamente farà asccendere a 843 – è stato notevole, anche se poi si sforzerà di farlo apparire meno grave rispetto alla forza dell'esercito mobilitato e alla durata del conflitto.


Eppure Raffaele Cadorna nel volume da lui curato Luigi Cadorna, Lettere famigliari, Milano 1967, scriverà:
«Sulla questione delle esecuzioni sommarie e delle pretese decimazioni è bene chiarire che si trattò di fatti isolati e giustificati da ammutinamenti, rifiuti di andare in linea etc., per i quali occorreva dare immediati esempi, affinché il male non dilagasse. Il numero dei fucilati in tali circostanze fu limitato; in complesso furono individuati nove casi di esecuzioni sommarie».
Raffaele Cadorna non dice su quale fonte basa la sua affermazione; è però evidente che egli si riferisce ai nove casi elencati da E. Faldella nella sua indagine sulle decimazioni, La Grande Guerra vol. II, Da Caporetto al Piave (1917-1918), Milano 1965 e, del medesimo, Caporetto, Le vere cause di una tragedia, Bologna 1967.]

Da: Mortara, Dati sulla giustizia in:
E. Forcella - A. Monticone, Plotone di Esecuzione, I processi della prima guerra mondiale, Editori Laterza 1998.

 



10
, dopo il trattato di pace di Saint-Germain-en-Laye tra le potenze dell'Intesa e la nuova repubblica d'Austria, in Italia la smobilitazione e la fine dello stato d'emergenza bellica vedono una ripresa generale delle lotte operaie e contadine e una campagna di massa contro la guerra volta a denunciarne il carattere di classe.
I sudtirolesi di lingua tedesca, tuttavia, visto che lo sconfitto impero asburgico è obbligato a consegnate all'Italia il Tirolo meridionale (insieme ai territori della Venezia Giulia), ribadiscono a gran voce la loro volontà di non essere italiani.
[Pochi anni dopo, l'avvento del regime fascista con i suoi veti, con la distruzione delle tradizioni, delle identità, delle prassi anche amministrative di queste terre di confine e, soprattutto, con l'italianizzazione dei nomi di famiglia e delle località, inasprirà e imbarbarirà le polemiche dando ai sudtirolesi (anzi "altoatesini", come il fascismo dal 1925 imporrà loro di chiamarsi) la spinta per cominciare la lotta.
Per mezzo della Gjr (Gau-Jugend-Rat), un'associazione giovanile di stampo nazionalsocialista – divenuta alla metà degli anni Trenta il Vks (Volkischer Kampfring Südtirols) – i più oltranzisti avvieranno una campagna di "nazionalsocializzazione" del popolo e della loro "concezione del mondo" arrivando anche ad accendere grandi fuochi a forma di croce uncinata sulle montagne e a vergare sui muri delle case e sulla facciata della Questura simboli nazisti e slogan irredentisti.
Con l' "accordo per le opzioni" – stipulato nel 1939 per consentire il rimpatrio in Germania dei cittadini del Reich, dei cittadini sudtirolesi di lingua tedesca e dei ladini – le cose non cambieranno di molto. Agli altoatesini sarà concesso di poter scegliere entro il 31 dicembre 1941 se continuare ad essere italiani o diventare cittadini tedeschi.
Alla fine del conflitto, però, soltanto 75.000 opteranno per il Reich.]

12, G. D'Annunzio, attua un piano predisposto da tempo, e all'insaputa del governo ma con la compiacenza delle autorità militari, partito da Ronchi (Gorizia) occupa la città di Fiume, con un colpo di mano alla testa di un corpo di circa 2.500 uomini, e ne proclama l'annessione all'Italia.
Il ministro degli esteri T. Tittoni consegna agli ex alleati un memorandum in cui chiede la sovranità italiana su Fiume e viceversa l'annessione alla Jugoslavia dei territori circostanti abitati da slavi. T.W. Wilson si oppone.
La Camera si scioglie e si indicono nuove elezioni per il 16 novembre.
__________________

Già sin d'ora corrono intese tra il poeta-guerriero G. D'Annunzio e l'ancora oscuro capo dei fasci B. Mussolini, che dalle colonne del suo giornale difende questo gesto (e in seguito continuerà ad esaltarlo, con un crescendo di violenza «anticagoiana» contro «quel porco di Nitti» ecc.).
E con G. D'Annunzio e con i legionari di lui B. Mussolini partecipa alle prime speranze e ai primi disegni di una marcia su Roma.
25, stando a un suo personale giudizio, si dovrebbe attuare in sei tempi così:
- 1 - marciare su Trieste;
- 2 - dichiarare decaduta la monarchia;
- 3 - nominare un direttorio presieduto da G. D'Annunzio;
- 4 - preparare le elezioni per la Costituente;
- 5 - dichiarare l'annessione di Fiume;
- 6 - sbarcare truppe sulle coste della Romagna, delle Marche, degli Abruzzi, per aiutare la sollevazione repubblicana.
Che sono, in sostanza, le idee che G. D'Annunzio contemporaneamente espone – e seguiterà ad esporre con l'aggiunta di inquietanti variazioni – in misteriosi colloqui, in lettere, in proclami, in orazioni, in messaggi, e che i vari Keller e Giunta riflettono nei loro slanci avventati, anarchicamente sciolti da ogni remora o tradizione o misura (anche da quella dell'arte, sempre vigile in G. D'Annunzio).
Una differenza tra le due posizioni – fiumana e fascista – c'è senza dubbio, e di fondo:
- G. D'Annunzio rimane un letterato della politica, prigioniero, egli stesso, del suo mondo di parole incantate.
- B. Mussolini, che ha invece un temperamento autentico di politico, accoglie quella splendida letteratura solo in quanto rappresenta una realtà politica con la quale bisogna fare i conti.
Dopo aver sconsigliato la marcia, dice infatti: «Se D'Annunzio marcerà, io sarò con lui».
[Nino Valeri, Dalla"belle époque" al fascismo, Editori Laterza 1975.]

29, su «Il Cittadino», il giornale degli italiani d'America, si legge che su circa 400.000 italiani che avrebbero dovuto rimpatriare dagli Stati Uniti ne sono partiti circa 65.000, non più del 15%.
Le organizzazioni che, statutariamente, avrebbero dovuto guidare la campagna per la mobilitazione (l' "Ordine dei Figli d'Italia", il "Circolo Nazionale", la "Società del Tiro a segno" danno percentuali ancora più basse.
[E. Forcella - A. Monticone, Plotone di Esecuzione, I processi della prima guerra mondiale, Editori Laterza 1998.]

__________________

Ottobre
5-8, Bologna, XVI congresso nazionale del Psi: si costituisce in frazione organizzata, sotto la guida di G.M. Serrati, il "massimalismo", che nel 1920/21 sarà il gruppo maggioritario del movimento socialista italiano;
sostiene la necessità di abbandonare il riformismo e la posizione centrista mantenuta dal partito negli anni di guerra, considerando la situazione italiana e internazionale matura per la realizzazione immediata del programma "massimo", ossia per il rovesciamento del sistema capitalistico e l'introduzione del socialismo;
9, Firenze, in un discorso B. Mussolini dichiara:
«Noi non intendiamo di essere considerati una specie di "guardia del corpo" di una borghesia, che, specialmente nel ceto dei nuovi ricchi, è semplicemente indegna e vile. Se questa gente non sa difendersi da se stessa, non speri di essere difesa da noi.».
18, su «Ordine nuovo», in un articolo siglato da P. Togliatti come recensione al volumetto di G. Prezzolini, Dopo Caporetto, pubblicato in questi giorni, scrive: «Se ai socialisti si può fare una colpa per ciò che si riferisce a Caporetto, è quella di non essere stati veramente "disfattisti", di non averla saputa creare loro, la disfatta, di non aver saputo far seguire alla rotta una "rivoluzione di ottobre" e una "pace di Brest-Litovsk". Ciò sarebbe stato realmente l'inizio di una nuova storia per il popolo italiano».
E aggiunge subito dopo: «Ma noi non possiamo fare ai socialisti questa colpa, perché sappiamo che la storia non si fabbrica a capriccio».
[Molti anni più tardi, quando nella stessa situazione di estrema tensione politica e sociale del secondo dopoguerra si riproporrà alle forze di estrema sinistra, e in particolare ai comunisti, la tentazione del colpo di forza rivoluzionario, P. Togliatti [Ercoli] adotterà un atteggiamento legalitario per molti versi analogo a quello adottato ora dai socialisti.]

Novembre
2
, il sesto punto dei «postulati elettorali del blocco fascista» (sul «Popolo d'Italia») chiede la «confisca dei beni ecclesiastici per devolverli a istituzioni di beneficenza amministrate dai cittadini».
11, B. Mussolini ribadisce pubblicamente i postulati programmatici del fascismo, fra i quali è quello della espropriazione parziale di tutte quante le ricchezze.
16, elezioni politiche:
- Ppi: ottiene il 20,6% dei voti validi, conquistando così 100 seggi alla camera;
- Psi, 32,4%, primo partito italiano;
- Fasci di combattimento, nessun deputato eletto.
[Alle elezioni politiche nella lista di Milano, l'unica presentata, il movimento di B. Mussolini ottiene 4795 voti su ca 270.000 votanti.]
Il fiasco elettorale convince B. Mussolini ad appoggiarsi sempre più ai Grandi Baroni dell'industria e della finanza.
18, sul «Popolo d'Italia» B. Mussolini sostiene una soluzione sbrigativa della "quetone romana":
«Non c'è che una sola revisione possibile della Legge delle Guarentigie, ed è la sua abolizione, seguita dal fermo invito a Sua Santità di sloggiare da Roma, di rientrare ad Avignone, o, in conformità dei gusti ostentati dal Vaticano durante la guerra, fra i Boches».

Dicembre
, alla prima riunione della nuova sessione in parlamento, mentre re Vittorio Emanuele III si alza per l'apertura cerimoniale, i deputati socialisti si alzano ed escono gridando «Viva la repubblica socialista!»;
12, sul «Popolo d'Italia» B. Mussolini scrive di «detestare dal profondo tutti i cristianesimi, da quello di Gesù a quello di Marx», e di guardare con simpatia straordinaria alla ripresa della vita moderna «nelle forme pagane del culto della forza e dell'audacia».
«Basta teologi rossi e neri di tutte le chiese, con la promessa astuta e falsa di un paradiso che non verrà mai».

Violenti scontri si susseguono in Italia tra nazionalisti e socialisti: il governo rafforza l'autorità della Guardia Regia, il corpo di polizia destinato a fronteggiare le agitazioni di massa.

18, per questa data G. D'Annunzio ha indetto un plebiscito per decidere intorno all'accettazione definitiva di un impegno collettivo, che è stato già approvato dal Consiglio nazionale di Fiume. La formula dell'accordo, proposta da F.S. Nitti, tramite il gen. P. Badoglio, si impernia, i sostanza, su due proposizioni:
1) il governo italiano si impegna a non accettare nessuna soluzione che non sia conforme al diritto di Fiume a decidere dei propri destini;
2) frattanto la città verrebbe occupata da truppe regolari, salvo il rispetto a G. D'Annunzio, ai dannunziani, nonché alle milizie che Fiume abbia inteso costituirsi.
È una saggia transazione che concilierebbe insieme (anche a giudizio di Giovanni Giuriati (capo di gabinetto del vate) le ragioni dell'occupazione dannunziana con le esigenze della politica italiana, all'interno del Paese e nei confronti degli alleati. Anche la popolazione fiumana è propensa all'accordo, che porrebbe dignitosamente fine alle angustie in cui vive.
Con un inopinato violentissimo discorso dall' «Arengo», G. D'Annunzio annulla la votazione.
[Ma come si sono espressi i fiumani?
Badoglio affermerà che «si prevedeva una votazione dell'85%» in favore dell'accordo, ma nessuna prova egli allegherà a questa sua induzione (Pietro Badoglio, Rivelazioni su Fiume, Roma 1946). Giovanni Giuriati aggiungerà un dato di fatto di estremo peso: «Ad onta delle pressioni e delle violenze, non si ha dubbio che il plebiscito risultò favorevole all'accettazione (…). L'ufficio centrale mi comunicò che i voti favorevoli stavano ai contrari come quattro a uno» (Giovanni Giuriati, Con D'Annunzio e Millo in difesa dell'Adriatico, Firenze 1954).]
L'intervento arbitrario di G. D'Annunzio determina da questo momento un nuovo corso delle cose approfondendo irragionevolmente il solco che già divide gli italiani.
19, Giovanni Giuriati manda a G. D'Annunzio le dimissioni: «Io sono venuto a Fiume per difendere le secolari libertà di questa terra non per violentarle e reprimerle».
[Resta tuttavia fedele al poeta che lo destina ad altri incarichi, prima a Zara (occupata dall'ammiraglio Millo) e quindi (insieme con Gino Antoni) a Parigi, alla conferenza della pace.

«Avanti!»

15 aprile:
"…il nuovo Partito Popolare Italiano esce da una fittissima rete di istituti di credito, di casse rurali, di speculazioni finanziarie e di interessi politici, di organizzazioni e di giornali e posa sulla poderosa impalcatura della Chiesa cattolica e sulle masse cattoliche inquadrate in un esercito compatto e disciplinato."

Lo stesso anno mons. Andrea Ferrari, arcivescovo di Milano, fonda il Maci (Movimento avanguardista cattolico italiano).
Ufficialmente trattasi di un'organizzazione impegnata nella difesa del cattolicesimo e dei valori cristiani.
[Sotto il fascismo sarà costretto a sciogliersi, ma riprenderà vita nel novembre 1945…

Lo stesso anno esce Diario di un imboscato (1919) in cui l'autore Attilio Frescura – combattente pluridecorato, ammiratore di G. D'Annunzio e di L. Cadorna – basandosi sulle sue esperienze dirette e sulle notizie ricavate dalle prime annate del «Giornale di medicina militare» fornisce una minuziosa casistica delle maniere con cui i soldati cercavano di sottrarsi ai disagi e ai pericoli del fronte producendosi lesioni e mutilazioni.
[Nelle due edizioni successive, spaventato dalle tempestose polemiche suscitate, apporterà tagli e correzioni.
Nel 1930 il libro sarà stampato in edizione integrale a Bologna con una sconcertane prefazione autocritica e la riproduzione in facsimile di una lettera di elogi di L. Cadorna (che, a giudicare dalle date, dovrebbe però aver letto la edizione "purgata").]

MEZZOGIORNO E ISOLE

Napoli, alle elezioni politiche il Ppi (Partito popolare itaiano) di don L. Sturzo prevale sui liberali moderati. Ilo rafforzamento socialista riguarda, più che la città, alcuni centri della provincia: Castellammare, Torre Annunziata, Barra, Ponticelli, Pozzuoli.

 

Fonti:
- Giuseppe Galasso, Intervista sulla storia di Napoli, a cura di Percy Allum, Laterza 1978.





Partito popolare italiano
(Ppi)

1919

Gennaio
18
, don Luigi Sturzo con un appello «A tutti gli uomini liberi e forti» e l'esposizione del programma, fonda questo partito aconfessionale e autonomo dalla chiesa e dalla gerarchia ecclesiastica;
l'esigenza è quella di dare ai cattolici in parlamento una rappresentanza adeguata alla forza politico-organizzativa che essi hanno ormai raggiunto nel paese;
punti fondamentali del programma:
politica interna
- una più avanzata legislazione sociale;
- la riforma del sistema tributario;
- misure di riforma agraria per la difesa e l'incremento della piccola proprietà contadina;
- il decentramento amministrativo;
politica estera
- l'accettazione dei "quattordici punti" del presidente statunitense T.W. Wilson;
- il riconoscimento della Società della nazioni.
LOMBARDIA, il procuratore del re di Cremona invia una relazione al procuratore di Brescia circa l'accusa lanciata il mese scorso da «La Provincia» contro il vescovo mons. Cazzani, in cui dichiara che sostanzialmente si è trattato di una manovra elettoralistica per colpire il deputato di Soresina tramite il vescovo.
19, PIEMONTE, il procuratore generale di Casale Monferrato – relazione 3° quadrimestre 1918 – così scrive:
«La nostra grande ed inattesa vittoria ha reso molto prudente nelle sue manifestazioni il clero il quale si è ora esibito alle popolazioni per avere in essa la sua parte di merito».
21, VENETO, il vescovo di Concordia e Portogruaro, mons, Francesco Isola, comunica al ministero di Grazia e Giustizia di avere presentato alla Santa Sede rinuncia «pura e semplice» alla diocesi; poco dopo viene rinviato a giudizio in base all'art. 106 del Codice penale riguardante il «reato di intelligenza col nemico allo scopo di favorire operazioni militari contro lo stato».
[Dopo un'istruttoria che durerà ben due anni, la sezione d'accusa della corte d'appello di Venezia, che si riunirà il 21 ottobre 1920, emetterà la sentenza assolutoria nei confronti del prelato.
I giudici riterranno doversi tener conto, come circostanza attenuante, della particolare situazione del territoiio invaso, non prevista dal legislatore, e che quindi le azioni imputate al vescovo siano da considerarsi dovute, più che all'intenzione di tradire, a paura e soggezione nei confronti delle autorità austriache.
L'autorità giudiziaria fornirà così una più serena valutazione dell'operato del vescovo che senza dubbio è stato talora inopportuno e imprudente, certamente non si può definirlo come ispirato a un fiero patriottismo ma non per questo deve esser giudicato tour court antinazionale; sulla base dello stesso criterio, infatti, si dovrebbe mandare sotto processo tutti i funzionari e gli amministratori locali, peraltro pochissimi, che sono rimasti nel veneto invaso tra il 1917 e i 1918.]

Febbraio
10
, Vicenza, si costituisce la commissione provinciale provvisoria per dar vita al partito anche nel vicentino; componenti la commissione:
. Clodio Beltrame Pomè (Banca Cattolica Vicentina),
. Nicola Bevilacqua (Banca Cattolica Vicentina),
. conte Alessandro Zileri dal Verme (Banca Cattolica Vicentina),
. Giuseppe De Mori (direttore del «Corriere Vicentino»),
. Ettore Boeche (assessore comunale di Vicenza),
. Adolfo Crosara (assessore comunale di Vicenza),
. Giuseppe Gavazzo (assessore comunale di Vicenza),
. Giovanni Girotto (consigliere comunale),
. Tito Galla,
. Ernesto Cappelletti,
. Giuseppe Turolla.

11, viene costituita la sezione con un comitato direttivo, dove primeggiano i dirigenti dell'Azione cattolica, delle organizzazioni economiche cattoliche e della Banca Cattolica Vicentina, di indirizzo politico moderato;

Marzo
17
, don L. Sturzo si reca a Vicenza dove, nella sede della Banca Cattolica Vicentina, assiste a una riunione della Commissione provinciale provvisoria;
[prima fase (nella storia del Ppi vicentino): è caratterizzata da una adesione "epidermica" al partito, con le organizzazioni economiche nel ruolo di protagoniste, fedeli a quel cattolicesimo sociale maturato sotto la tutela delle parrocchie, per le quali è assai difficile accogliere quella connotazione «aconfessionale» del partito, così come è stata definita dal suo fondatore al congresso di Bologna del 1919, di qui i contrasti che sono all'origine del partito a Vicenza;
- da un lato ci sono quindi gli uomini legati all'Unione del lavoro e alle leghe, che rifiutano le antiche alleanze clerico-moderate;
- dall'altra gli uomini della cooperazione e della finanza cattolica, sempre cauti e pieni di riserve nel seguire le direttive del partito.
Il punto d'incontro fra le due tendenze potrebbe essere costituito dalla convinzione che il "politico" è subordinato al "sociale", il che può spiegarsi con la scarsa influenza che a Vicenza avrà sempre l'esperienza della "Democrazia cristiana murriana";
seconda fase: vedi 1923.]
19
, il «Corriere d'Italia» riporta il discorso a Verona di don L. Sturzo:
«Il Partito popolare italiano è stato promosso da coloro che vissero l'Azione cattolica, ma è nato come partito non cattolico, aconfessionale, come un partito a forte contenuto democratico e che si ispira alle idealità cristiane, ma che non prende la religione come elemento di differenziazione politica».
Per difendere il Vaticano dalle accuse di polticantismo, egli insiste sulla aconfessionalità del Partito popolare italiano.
[Comunque, fra il 1919 e il 1922, più di sessantamila preti e frati sono, se non dirigenti, membri del Partito popolare italiano, come ricorderà Salvemini, in polemica con don L. Sturzo, nella rivista americana «The protestant», gennaio 1944.
In effetti, come scriverà don Ernesto Vercesi – Il movimetno cattolico in Italia, Firenze 1923 –, il partito rimane autonomo finché non fa nulla che possa dispiacere alle autorità ecclesiastiche.]

Giugno
i popolari tengono a Bologna il loro primo congresso, presieduto da A. de Gasperi, nel quale don L. Sturzo ribadisce l'aconfessionalità del partito contro la tesi dell'ala destra, rappresentata da padre A. Gemelli e don F. Olgiati; anche la sinistra di G. Miglioli esce sconfitta dal congresso e don L. Sturzo viene eletto segretario del partito;

Novembre
16
, alle elezioni politiche ottiene il 20,6% dei voti validi, conquistando così 100 seggi alla camera; costituitosi su basi interclassiste, il partito presenta una notevole eterogeneità;

Dicembre
i rapporti con il "governo Nitti" sono alquanto tesi sia per il rifiuto di F.S. Nitti di intraprendere la riforma agraria, sia per la discriminazione attuata dal governo a danno dei sindacati cattolici, specialmente in occasione degli scioperi dei postelegrafonici e dei ferrovieri;

______________________

Dopo la guerra, per difendere il proprio operato, l'Unione cattolica popolare del Friuli pubblica il volumetto L'attività del Partito cattolico popolare friulano negli ultimi venticinque anni (1894-1918), Vienna 1919, sostenendo sostanzialmente che non può essere loro attribuita come colpa la fedeltà alle istituzioni, soprattutto in una regione da semrpe legata con vincoli strettissimi alla casa d'Austria.
Gran parte del libro è dedicata alla dfesa dell'operato di mons. Faidutti vera «bestia nera» delle autorità italiane.
[Al momento dell'armistizio mons. Faidutti si trovava a Vienna e in seguito gli verrà negata più volte l'autorizzazione a recarsi in Italia.]

[Luigi Bruti Liberati, Il clero italiano nella Grande guerra, Editori Riuniti 1982.]






OVEST
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1919
-

 


 

DOMINION OF CANADA
[Aggiunta alle altre province britanniche nel 1763, include la regione sulle due rive del fiume San Lorenzo grossolanamente delimitate da Anticosti a est e il Lago Nipissing a ovest.
Dal 7 nov 1763 la provincia (ex Canada francese) è stata divisa formalmente in tre distretti: Québec, Trois-Rivières, Montréal.
Nel 1791 la provincia è stata separata in due parti:
Basso Canada (francofoni) e Alto Canada (lealisti).
Nel 1841, con l'Act of Union sono stati nominati due primi ministri ma Canada Est e Canada Ovest continuano ad andare ognuna per la sua strada. Il sistema dura ben 25 anni (1842-67).
Nel 1867, 1° luglio, nasce ufficialmente la confederazione: Dominion of Canada.]
Governatore generale
Victor C.W. Cavendish
duca di Devonshire
(1916 - 1921)
Primo ministro
Robert L. Borden
(1917 - 1920)
[unionista]

1919
Gennaio
sull'impresa siberiana il governo fa subito marcia indietro e Robert L. Borden annuncia il ritiro delle truppe entro il mese di aprile;

in coincidenza con la smobilitazione si scatena in Canada la devastante epidemia di influenza detta "la spagnola" che provoca centinaia di migliai di morti negli Stati Uniti e in europa.
[Nel Dominion si hanno 50.000 morti, un numero di poco inferiore ai 60.000 caduti sul campo di battaglia.
Questo stato di inquietudine viene ben colto dallo scrittore Stephen Leacock in una serie di articoli pubblicati in autunno su «The New York Times» e raccolti l'anno successivo nel volume The Unsolved Riddle of Social Justice.]

Ottawa, di fronte al congresso di Calgary (Alberta) si hanno reazioni contrastanti. Mentre alcuni membri del governo vedono all'opera una cospirazione comunista, altri propongono la via della conciliazione.

Febbraio
17
, muore il grande leader liberale Wilfrid Laurier; gli succede, come capo del partito, il 44enne William Lyon Mackenzie King, un personaggio abile e dinamico ma poco noto al pubblico;

Aprile
28
, alla conferenza di Parigi viene istituita, mediante un trattato, la Società delle Nazioni;
[Così l'art. 10 del Patto costitutivo della Società:
«I membri della Società si impegnano a rispettare e a difendere contro un'aggressione esterna l'integrità territoriale e l'esistente indipendenza politica di tutti i membri della Società. In caso di una tale aggressione, o in caso di minaccia o pericolo di una tale aggressione, il Consiglio deciderà sui mezzi con i quali questo impegno dovrà essere mantenuto».
Il Canada contesta l'articolo nel suo intiero, mettendo così in discussione tutto il meccanismo del nuovo sistema che dovrebbe portare alla sicura sconfitta dello stato aggressore scoraggiando il ripetersi di tali atti.
Il giudizio dei delegati canadesi sull'art. 10 è fortemente negativo in quanto esso garantisce tutte le sistemazioni territoriali esistenti senza il riguardo per la loro legittimità e dà per scontato che queste saranno permanenti anche a dispetto di nuove aspirazioni nazionali che si manifestassero nel futuro. Sembra loro poi ingiusto attribuire a una giovane nazione come il Canada la stessa responsabilità delle grandi potenze nel mantenere uno status quo alla cui definizione essa non ha affatto partecipato.
L'opposizione canadese non sortisce tuttavia alcun risultato data la ferma decisione della Francia e Robert L. Borden si deve accontentare di un'assicurazione da parte britannica: secondo il Patto, al Canada non sarà richiesto di partecipare ad azioni militari senza il suo preventivo consenso.

Maggio
convinto dell'effettiva inutilità della sua permanenza a Parigi, il primo ministro Robert L. Borden salpa per il Canada, prima della conclusione della conferenza;
[Ha tuttavia ottenuto per sua personale iniziativa che i dominions firmassero separatamente il trattato di pace guadagnando così un importante riconoscimento internazionale della loro autonomia. Non solo, egli ha insistito sull'approvazione del trattato da parte del parlamento canadese prima della sua ratifica ufficiale a nome di tutto l'Impero.]
Il Canada comincia ora ad avere un suo status a livello globale.

Dopo il 1919 il Canada, come pure gli Stati Uniti, volgerà le spalle all'Europa a cui addebita la responsabilità dei massacri della guerra.

Dopo la I Guerra mondiale (1915-18) una parziale ripresa del flusso immigratorio dall'Italia viene interrotta dall'introduzione di misure restrittive da parte del Canada.


QUÉBEC
Vescovo di Montréal
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1919
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ONTARIO
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1919
Ottobre
elezioni provinciali: il partito degli United Farmers of Ontario ottiene un clamoroso successo; a questo punto comincia a delinearsi una fuga degli agricoltori dalla coalizione unionista guidata dai conservatori;

 


NEW BRUNSWICK
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1919
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NOVA SCOTIA
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1919
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MANITOBA [dal 1870]
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1919
Gennaio
Winnipeg, una folla di veterani assale e saccheggia la sede del Socialist Party of Canada; l'edificio va completamente a fuoco; per due giorni la città è teatro di dimostrazioni contro gli imprenditori che assumono manodopera immigrata preferendola ai soldati ritornati dal fronte.
È proprio a Winnipeg, capitale del Manitoba, che il malcontento della classe operaia esplode in un modo che scuote l'intera nazione.

Maggio
15
, sciopero generale; di fronte alla quasi unanime partecipazione allo sciopero dei lavoratori di Winnipeg, gli imprenditori e la classe dirigente della città reagiscono in modo intransigente costituendo un comitato civico allo scopo di spezzare lo sciopero. Essi, sostenuti dai maggiori giornali cittadini, si rifiutano di considerare le ragioni economiche della protesta che a loro parere non è altro che una cospirazione rivoluzionaria guidata da una minoranza di stranieri.
Questa opinione è condivisa anche dal ministro del Lavoro Gideon Robertson (1874-1933) e dal ministro della Giustizia Arthur Meighen, i quali iniziano a collaborare strettamente con il comitato civico.
La protesta di Winnipeg si allarga a macchia d'olio.

Giugno
il ministro del Lavoro Gideon Robertson (1874-1933) e il ministro della Giustizia Arthur Meighen rompono gli indugi e inviano a Winnipeg un forte nucleo di truppe;
17, giovedì, viene disposto l'arresto del leader sindacale Robert Russell (1886-1964) e di tutti i componenti più radicali del comitato che dirige lo sciopero;
20, venerdì, un folto gruppo di scioperanti affiancati dai veterani segue un acceso comizio in cui gli oratori chiedono con forza che i tram tornino nelle rimesse; per aumentare la pressione sulle autorità viene deciso che il pomeriggio del giorno dopo si terrà una dimostrazione alla fine della quale è previsto un incontro con il ministro del Lavoro Gideon Robertson;
lo sciopero dura ormai da quasi sei settimane e gli industriali e il governo non sembrano disposti a cedere;
21,"sabato di sangue", nelle prime ore del pomeriggio, proprio davanti al municipio una vettura tramviaria fa la sua comparsa fendendo le fila dei dimostranti; nel giro di pochi minuti si passa dalle proteste verbali alle vie di fatto e alcuni uomini, montati sulla vettura, la bloccano; dopo aver infranto i finestrini la folla tenta di ribaltare il tram e infine, non riuscendoci, lo dà alle fiamme; a questo punto, un atto di violenza tutto sommato prevedibile e ancora circoscrivibile diviene agli occhi delle autorità la prova lampante di un tentativo rivoluzionario.
Il sindaco chiede l'intervento delle Giubbe Rosse che attaccano a più riprese i dimostranti con cariche di cavalleria. Ai sassi lanciati contro di loro gli agenti rispondono a colpi d'arma da fuoco, con il risultato che i dimostranti lasciano sul terreno due morti e numerosi feriti.
Interviene poi l'esercito che occupa la città con autoblindo e mitragliatrici montate su autocarri; lo sciopero viene così spezzato.
Subito dopo le autorità fanno arrestare James S. Woodsworth, accusato di incitamento alla sedizione. Gli si imputa tra l'altro di avere usato in un articolo una citazione del profeta Isaia interpretandola a favore dello sciopero e contro l'insensibilità del governo e degli industriali.
[Queste accuse verranno poi lasciate cadere, ma 6 dei sindacalisti arrestati il 17 giugno verranno condannati a pene varianti da sei mesi a due anni per avere cospirato allo scopo di rovesciare il governo.]
23, il comitato organizzatore dello sciopero ne decreta la fine in cambio della promessa da parte del governo provinciale di istituire una commissione d'inchiesta;
[La commissione d'inchiesta isituita dal governo del Manitoba riconoscerà comunque che la protesta di Winnipeg è stata causata da reali condizioni di disagio delle classi lavoratici e dichiarerà giusta in linea di principio la richiesta del riconoscimento dei sindacati.]

 


NORTHWEST (territori) [dal 1870]
-
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1919
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BRITISH COLUMBIA [dal 1858]
[nel 1866 ha incorporato l'Isola di Vancouver e dal 1871 fa parte della confederazione.]
Primo ministro della provincia
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1919
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ISOLA DEL PRINCIPE EDOARDO
[Dal 1873 fa parte della confederazione.]
Primo ministro della provincia
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1919
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TERRITORIO DELLO YUKON [creato nel 1898]
   
1919
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ALBERTA [creata nel 1905]
   

1919
Calgary, i rappresentanti dei movimenti sindacali dell'ovest si riuniscono in un congresso che assume toni decisamente radicali e rivoluzionari ispirati dal recente esempio della Rivoluzione Russa.
Sul piano organizzativo si critica il sistema dei sindacati di mestiere adottato dall'AFL (American Federation of Labor)/Chevaliers du travail, e si propone la fondazione di una centrale sindacale unica che dovrà assumere il nome di One Big Union.
La conferenza decide di tenere due referendum tra i lavoratori a proposito della fondazione del nuovo sindacato e sulla questione di indire uno sciopero generale per sostenere la settimana lavorativa di 30 ore.

Marzo
i sindacati operai, resi ancora più forti dal boom del periodo bellico, sono decisi a ottenere un pieno riconoscimento da parte degli imprenditori e del governo municipale e a rivendicare forti aumenti salariali;

Maggio
2
, entrano in sciopero gli operai metallurgici;
3, … e i lavoratori dell'edilizia;
dopo alcuni giorni gli scioperanti si rivolgono al Trades and Labor Council (Camera del Lavoro) della città e questo decide di appoggiare la lotta proclamando il 15 maggio lo sciopero generale.
Nel giro di pochi giorni l'intera struttura produttiva della città viene paralizzata.
15, sciopero generale; aderisocno anche i dipendenti dei servizi pubblici, sia municipali che federali;

 

SASKATCHEWAN [creata nel 1905]
   
1919
-

 

TERRANOVA
Primo Ministro
William F. Lloyd
(1918 - 1919)
Michael P. Cashin
(1919)
Richard Squires
(1919 - 1923)

1919
-

 


UNIONE degli STATI UNITI d'AMERICA
Presidente degli Stati Uniti
Th.W. Wilson [28°]
(1913 4 mar - 4 mar 1921)
[Pd]
Vicepresidente
-
Segretario di Stato
[Ministro degli Esteri]
-
Ministro del Tesoro
-
Ministro della Guerra
-
Presidente della Corte Suprema
E.D. White Jr
(1910 19 dic - 19 mag 1921)

1919
proibizionismo di guerra (1917-19);

Gennaio
conferenza della pace a Parigi;
il presidente Th.W. Wilson partecipa di persona alla stesura dell'atto costitutivo della Società delle Nazioni che, all'art. X; impone ai firmatari "di rispettare e preservare dall'aggressione esterna l'integrità territoriale e … l'indipendenza politica di tutti i membri della Società".
In cambio dell'accordo relativo alla "Società delle Nazioni" Th.W. Wilson deve fare a sua volta alcune concessioni:
- accetta che inglesi e francesi chiedano forti risarcimenti (che alla prova dei fatti si dimostreranno non esigibili) alla Germania;
- dà il suo assenso alla destinazione di certi territori in aperto contrasto col principio dell'autodeterminazione, ad esempio concedendo all'Italia il Tirolo meridionale e al Giappone la provincia cinese dello Shantung;
- riesce a impedire ai vincitori l'annessione delle ex colonie tedesche, anche se accogliendo il principio del "mandato" di fatto dà loro il controllo sui territori.
[Solo grazie a Th.W. Wilson l'atto costitutivo della "Società delle Nazioni" viene inserito come parte integrante del trattato di pace.]

Febbraio
subito dopo il temporaneo rientro in patria del presidente Th.W. Wilson, il presidente della commissione senatoriale per gli affari esteri, Henry Cabot Lodge, presenta al senato una mozione sottoscritta da 39 senatori repubblicani – numero più che sufficiente per bloccare qualsiasi atto di ratifica – in cui si afferma che l'atto costitutivo della "Società delle Nazioni" non può essere accettato nella forma proposta.
Th.W. Wilson denuncia rabbiosamente l'opposizione repubblicana all'opinione pubblica ma, al suo ritorno da Parigi acconsente a introdurre diverse modifiche nell'atto costitutivo; tra l'altro:
- viene accettata la possibilità di recesso da parte degli stati membri della "Società delle Nazioni",
- si afferma che l'accettazione dei "mandati" è facoltativa,
- si chiarisce che la "Società delle Nazioni" non può interferire negli affari interni degli stati membri, ad esempio in materia di dazi o di immigrazione, nè porsi in contrasto con la "dottrina Monroe".
Th.W. Wilson comunque non accetta modifiche all'art. X, il più bersagliato dalle critiche repubblicane.


Giugno

la paura della rivoluzione cresce quando illustri uomini politici e industriali assai noti sono fatti segno ad attentati dinamitardi;
2, esplodono simultanei ordigni in otto diverse città;
la conseguente ondata repressiva viene diretta contro radicali e dissenzienti di ogni tipo;
il Congresso e l'assemblea legislativa dello stato di NEW YORK espellono i loro membri di idee socialiste che pure sono stati regolarmente eletti;
in 32 stati sono promulgate leggi in base alle quali è un reato la militanza negli IWW (Industrial Workers of the World) e in altre organizzazioni sindacali;
in due processi, Schenck contro Stati Uniti e Abrams contro Stati Uniti, la Corte Suprema ritiene ancora applicabili le limitazioni alla libertà di parola e di stampa previste in tempo di guerra dal Sedition Act e dall'Espionage Act.

Il presidente Th.W. Wilson firma la "pace di Versailles" con la Germania che viene tuttavia rigettata dal senato per la clausola sulla costituenda "Società delle Nazioni".

L'estate, oltre che dal "terrore rosso" è movimentata anche da una spaventosa recrudescenza dei conflitti razziali.
Durante la guerra mondiale la carenza di manodopera causata dalla diminuzione del flusso migratorio e dall'espansione dell'industria bellica ha stimolato un notevole spostamento di proletariato negro dal Sud al Nord. Nelle città industriali del Nord si è verificato un sensibile incremento della popolazione di colore.
[1920: a New York risiedono 152.000 negri (con un aumento del 66,3% nel corso di un decennio), 134.000 a Philadelphia (58,9% in più), 109.000 a Chicago (148,2% in più).]
Ma nei confronti della gente di colore il Nord non è certo più tollerante del Sud.
I lavoratori bianchi, già ostili all'estendersi dei ghetti neri, quando comincia a farsi sentire la recessione postbellica si accorgono che la manodopera di colore minaccia il loro posto di lavoro.
Un'ulteriore causa di attrito è rappresentata dai soldati di colore che una volta rientrati in patria e smobilitati, non intendono più tollerare vecchie forme di discriminazione.

Luglio
il presidente Th.W. Wilson rientra definitivamente da Parigi e l'ostilità repubblicana torna a farsi sentire;
l'ala più intransigente dei repubblicani, detta degli "inconciliabili", forte di 14 senatori tra i quali William E. Borah dell'IDAHO e Hiram Johnson della CALIFORNIA, si oppone a qualsiasi genere di partecipazione degli Stati Uniti a organizzazioni internazionali.
Altri repubblicani non vogliono invece respingere il trattato ma sono decisi a ottenere nuovi emendamenti al testo proposto.
Favorevoli all'adesione alla "Società delle Nazioni" sono comunque più di due terzi dei senatori (cioè più della maggioranza richiesta per la ratifica di una decisione in tal senso) e, a quanto pare, la grande maggioranza dell'opinione pubblica.
Ma altri:
- gli americani di origine tedesca criticano il trattato sostenendo che è iniquo;
- il gruppo etnico irlandese lamenta il mancato accoglimento delle richieste di indipendenza dell'Irlanda;
- gli italo-americani si lagnano per la mancata annessione di Fiume all'Italia.
Alla fine, anche l'opinione pubblica americana comincia a nutrire dubbi sull'opportunità del trattato.
La gente del resto è stanca dell'argomento; altre preoccupazioni, come il grande sciopero dei metallurgici del 1919 e il "terrore rosso", ne monopolizzano l'attenzione.
Gli "inconciliabili" danno vita ad una campagna di stampa che, godendo di larghi appoggi finanziari, diviene sempre più efficace. Per contrastarla Th.W. Wilson decide di impegnarsi di persona appellandosi direttamente all'opinione pubblica…

Nello stesso mese si registrano tumulti razziali in venti città.
I disordini più gravi si verificano a Chicago.
In questa situazione poco promettente, la NAACP non riesce a conquistarsi un seguito presso il proletariato urbano di colore.
Né hanno successo nella loro ricerca di più ampi consensi altre organizzazioni di ispirazione borghese come la National Urban League.
L'unico leader che riesce ad affermarsi è Marcus M. Garvey, un giamaicano, pirotecnico fondatore della UNIA (Universal Negro Improvement Association): partendo dal concetto che i negri non possono sperare di ottenere l'uguaglianza in un'America caratterizzata dai pregiudizi razziali, Marcus M. Garvey propaganda un movimento di "ritorno all'Africa".
Attraverso l'esaltazione di tutto ciò che è negro, egli glorifica il passato dell'Africa e convince la gente di colore che deve essere fiera dei propri antenati.
I capi delle altre organizzazioni negre lo detestano e lo considerano un carrierista falso e ignorante: inoltre giudicano inaccettabile la sua discriminazione tra i negri di pelle scura e quelli di pelle chiara e il disprezzo che ostenta per questi ultimi.
Ma la gente dei ghetti lo acclama come un salvatore: benché non sia affatto interessata a tornare nella propria terra di origine, risponde con grande entusiasmo agli appelli di Marcus M. Garvey all'orgoglio razziale.
Con il denaro raccolto tra i suoi sostenitori, Marcus M. Garvey fonda un settimanale, portavoce delle idee dell'UNIA, e varie altre organizzazioni usiliarie:
- Universal African Legion, a carattere paramilitare,
- Universal Black Cross Nurses,
- Black Eagle Flyng Corps,
- Black Star Steamship Line.
[Alcune irregolarità nella gestione della Black Star Steamship Line faranno però crollare il mito di Marcus M. Garvey.
Processato e condannato per aver utilizzato il servizio postale a scopo fraudolento, nel 1923 finirà in carcere e sarà poi esiliato in Giamaica. Il "garveysmo" crollerà e il suo fondatore morirà nel 1940 ormai dimenticato.
Ma le sue idee continueranno a vivere, fino a ispirare il nazionalismo negro degli anni Sessanta.]

Settembre
alla fine del mese, mentre si trova a Pueblo (COLORADO), il presidente Th.W. Wilson è colpito da un ictus cerebrale che lo obbliga ad interrompere il suo programma e lo lascia semiparalizzato;o
[Assillato dallo scontro sul problema della "Società delle Nazioni" e limitato nelle sue azioni dalla malattia che lo ha colpito, negli ultimi due anni in cui rimarrà alla Casa Bianca Th.W. Wilson non avanzerà nuove proposte di riforma.]

Novembre
la commissione senatoriale per gli affari esteri raccomanda la ratifica del trattato, ma con una lunga serie di riserve.
La più importante afferma esplicitamente che gli Stati Uniti non applicheranno sanzioni economiche o militari contro i responsabili di un'aggressione senza l'approvazione del Congresso.
Th.W. Wilson, che malgrado la malattia è ancora alla Casa Bianca, trova le energie sufficienti per far valere la propria autorità sul suo partito.
Ritenendo che le riserve proposte indebolirebbero la "Società delle Nazioni" esorta i senatori democratici a votare contro;
19, al momento del voto, il trattato e la lunga serie di riserve vengono respinti con 55 voti contro 38: 42 democratici si sono associati a 13 "inconciliabili" per bocciare la proposta della commissione;

A. Mitchell Palmer, ministro della Giustizia, sperando di favorire le proprie ambizioni presidenziali mettendosi a capo di una crociata antiradicale, si lancia in una serie di incursioni contro le organizzazioni di sinistra;
vengono arrestate e tenute in carcere senza processo 9000 persone; più di cinquecento radicali di origine straniera, tra i quali i famosi anarchici Emma Goldman e Alexander Berkman, sono espulsi ed estradati in Russia;

Dicembre
21
, in seguito al crescendo di violenza antioperaia e razzista, Alexander Berkman ed Emma Goldman vengono caricati su una nave e spediti in Russia con altri 249 "stranieri";

Viene emanato il Child Labor Act.

Viene emanato il Volstead Act per regolamentare la materia dell'alcolismo.

"Bureau of Investigation":
-

 



 

 

 


 


 

 

[Maldwyn A. Jones, Storia degli Stati Uniti, Bompiani 1984.]

 




[01] DELAWARE [dal 7 dicembre 1787] - cap. Dover
[Primo stato a ratificare la Costituzione degli Stati Uniti d'America.
Non esistono collegamenti fra chiesa e stato e una grande libertà religiosa si è affermata sin dall'inizio.]
Governatore
-

1919
Gennaio

-

 

[02] PENNSYLVANIA [dal 12 dicembre 1787] - cap. Harrisburg
[Non esistono collegamenti fra chiesa e stato e una grande libertà religiosa si è affermata sin dall'inizio.]
Governatore
-

1919
Gennaio

-

 

[03] NEW JERSEY [dal 18 dicembre 1787] - cap. Trenton
[Non esistono collegamenti fra chiesa e stato e una grande libertà religiosa si è affermata sin dall'inizio.]
Governatore
-

1919
Gennaio

-

 

[04] - [04] GEORGIA [dal 2 gennaio 1788] - cap. Atlanta
[Già ammesso nell'Unione nel 1780 ma ratificato solo il 2 gennaio 1788.
Riammesso al Congresso il 30 marzo 1870.]
Governatore
-
-

1919
Gennaio

-

 




[05] CONNECTICUT [dal 4 gennaio 1788] - cap. Hartford
Governatore
-

1919
Gennaio

-

[06] MASSACHUSETTS [dal 6 febbraio 1788] - cap. Boston
Governatore
-

1919
Gennaio

-

Settembre
Boston, in occasione di uno sciopero degli agenti di polizia, la città viene messa a soqquadro da disordini e saccheggi contro cui le forze dell'ordine non intervengono; così l'ostilità per le idee e le attività sindacali si diffonde ancor di più tra la gente;


[07] MARYLAND [dal 28 aprile 1788] - cap. Annapolis
Governatore
-

1919
Gennaio

-

 

 

 






[08] - [01] SOUTH CAROLINA [dal 23 maggio 1788] - cap. Columbia
Governatore
-
-

1919
Gennaio

-


[09] NEW HAMPSHIRE [dal21 giugno 1788] - cap. Concord
Governatore
-

1919
Gennaio

-

 





[10] - [08] VIRGINIA [dal 26 giugno 1788]- cap. Richmond
[Riammesso al Congresso il 30 marzo 1870]
Governatore
-
-

1919
Gennaio

-

 





[11] NEW YORK [dal 26 luglio 1788] - cap. Albany
[L'anglicanesimo è la religione di stato in quattro contee.]
Governatore
-

1919
Gennaio

-

 

[12] - [09] NORTH CAROLINA [dal 21 novembre 1789] - cap. Raleigh
[Tratto di terre immediatamente a sud della Virginia, attorno allo stretto di Albemarle.]
Governatore
-
-

1919
Gennaio

-

[13] RHODE ISLAND [dal 29 maggio 1790] - cap. Providence
Governatore
-

1919
Gennaio

-


[14] VERMONT [dal 4 marzo 1791] - cap. Montpelier
Governatore
-

1919
Gennaio

-


[15] KENTUCKY [dal 1° giugno 1792] - cap. Frankfort
Governatore
-
-

1919
Gennaio

-



[16] - [10] TENNESSEE [dal 1° giugno 1796] - cap. Nashville
[Riammesso all'Unione dall'aprile 1866.]
Governatore
-
-

1919
Gennaio

-

 


[17] OHIO [dal 1° marzo 1803] - cap. Columbus
Governatore
-
-

1919
Gennaio

-

[18] - [05] LOUISIANA [dal 30 aprile 1812] - cap. Baton Rouge
- 1819, Trattato Adams-Onís: stabilisce il confine con il MESSICO spagnolo: va dal fiume Sabine, nel TEXAS orientale, fino al 42° parallelo (futuro confine settentrionale della CALIFORNIA) e da quel punto, verso ovest, fino al Pacifico.
Governatore
-
-

1919
Gennaio

-

 


[19] INDIANA [dal 11 dicembre 1816] - cap. Indianapolis
Governatore
-
-

1919
Gennaio

-

[20] - [06] MISSISSIPPI [dal 10 dicembre 1817] cap. Jackson
[Riammesso al Congresso il 30 marzo 1870]
Governatore
-
-

1919
Gennaio

-


[21] ILLINOIS [dal 3 dicembre 1818] - cap. Springfield
-
Governatore
-
-

1919
Gennaio

-

Luglio
Chicago, si registrano tumulti razziali (come in altre 19 città degli Stati Uniti) ma qui i disordini sono più gravi: per ben tredici giorni la città è sconvolta da isolati episodi di violenza: alla fine si registrano 38 morti (23 negri e 15 bianchi), 537 feriti e 1000 famiglie, perlopiù di colore, senza casa.

[22] ALABAMA [dal 14 dicembre 1819] - cap. Montgomery
[Dal 18 ottobre 1867 sotto la sovranità degli Stati Uniti.]
Governatore
-

1919
Gennaio

-

 

 




[23] MAINE [dal 15 marzo 1820] - cap. Augusta
-
Governatore
-
-

1919
Gennaio

-

[24] MISSOURI [dal 10 agosto 1821] - cap. Jefferson City
Governatore
-
-

1919
Gennaio

-

[25] - [11] ARKANSAS [dal 15 giugno 1836] - cap. Little Rock
Governatore
-
-

1919
Gennaio

-

 


[26] MICHIGAN [dal 26 gennaio 1837] - cap. Lansing
Governatore
-
-

1919
Gennaio

-


[27] - [03] FLORIDA [dal 3 marzo 1845] - cap. Tallahassee
Tra il 1810 al 1813 gli Stati Uniti hanno inglobato la maggior parte della Florida occidentale, la scia costiera che corre da New Orleans a Mobile, ma una buona parte della colonia, unitamente a tutta la Florida orientale, cioè la penisola, resta ancora sotto il dominio spagnolo.
Nel 1819, con il Trattato Adams-Onís è stata completamente ceduta agli Stati Uniti dalla Spagna.
Nel 1868 è rientrata a far parte dell'Unione.]
Governatore
-
-

1919
Gennaio

-


[28] - [07] TEXAS [dal 29 dicembre 1845] - cap. Austin
Governatore
-
-

1919
Gennaio

-


[29] IOWA [dal 28 dicembre 1846] - cap. Des Moines
Governatore
-
-

1919
Gennaio

-

[30] WISCONSIN [dal 29 maggio 1848] - cap. Madison
Governatore
-
-

1919
Gennaio

-

[31] CALIFORNIA [dal 9 settembre 1850] - cap. Sacramento
Governatore
-

1919
Gennaio

-

 

 


[32] MINNESOTA [dall'11 maggio 1858] cap. Saint Paul
Governatore
-
-

1919
Gennaio

-

 

 


[33] OREGON [dal 14 febbraio 1859] - cap. Salem
- 1845, alla fine dell'anno i 5000 coloni americani dell'Oregon organizzano un governo provvisorio e chiedono la fine del regime di occupazione comune e l'esclusiva giurisdizione americana.
- 1848, diventa territorio autonomo.
Governatore
-
-

1919
Gennaio

-

[34] KANSAS [dal 28 gennaio 1861] - cap. Topeka
Governatore
-
-

1919
Gennaio
-

 

 


[35] WEST VIRGINIA [dal 19 giugno 1863] - cap. Charleston
Governatore
-
-

1919
Gennaio

-

 

 


[36] NEVADA [dal 31 ottobre 1864] - cap. Carson City
[Il 2 marzo 1861 il suo territorio era stato separato da quello dell'UTAH.]
Governatore
-

1919
Gennaio

-

 


[37] NEBRASKA [dal 1° marzo 1867] - cap. Lincoln
Governatore
-
-

1919
Gennaio

-

[38] COLORADO [dal 1° agosto 1876] - cap. Denver
[Territorio autonomo dal 28 febbraio 1861.]
Governatore
-

1919
Gennaio

-

 


[39] NORTH DAKOTA [dal 2 novembre 1889] - cap. Bismarck
Governatore
-
-

1919
Gennaio

-

[40] SOUTH DAKOTA [dal 2 novembre 1889] - cap. Pierre
Governatore
-
-

1919
Gennaio

-

[41] MONTANA [dall'8 novembre 1889] - cap. Helena
[cap.li: fino al 1865 Bannack, fino al 1875 Virginia City.]
Governatore
-
-

1919
Gennaio

-

[42] WASHINGTON [dall'11 novembre 1889] - cap. Olympia
Governatore
-
-

1919
Gennaio

-

Seattle, la città è paralizzata da uno sciopero generale di cinque giorni e lunghi scioperi, spesso col corollario di scontri violenti, si susseguono a catena in tutti i grandi settori industriali: tessili, ferrovie, acciaio, carbone.

 

[43] IDAHO [dal 3 luglio 1890] - cap. Boise
[Territorio autonomo dal 24 marzo 1863 con cap. Boise.
Inizialmente, fino al 7 dicembre 1864, la capitale era Lexinton.]
Governatore
-
-

1919
Gennaio

-

[44] WYOMING [dal 10 luglio 1890] - cap. Cheyenne
Governatore
-
-

1919
Gennaio

-

[45] UTAH [dal 4 gennaio 1896] - cap. Salt Lake City
[Territoro annesso nel 1850.
Dal 2 marzo 1861 si è staccato il Territorio del NEVADA.]
Governatore
-
-

1919
Gennaio
-

 


[-] Territorio delle HAWAII [dal 7 luglio 1898] - cap. Honolulu
 
Governatore
-
-

1919
Gennaio
-

 


[46] OKLAHOMA [dal 16 novembre 1907] - cap. Oklahoma City
[Territorio autonomo dal 2 maggio 1890.
Con l'annessione di questo nuovo stato gli indiani sono stati espropriati del loro territorio di riserva "permanente". ]
Governatore
-
-

1919
Gennaio
-


[47] NEW MEXICO [dal 6 gennaio 1912] - cap. Santa Fe
[Territorio autonomo dal 1846.]
Governatore
-
-

1919
Gennaio
-

 


[-] Territorio dell'ALASKA [dal 1912] - cap. Juneau
[1867, 9 aprile, il senato ratifica l'atto d'acquisto del territorio dalla Russia per 7,2 Mni di dollari;
18 ottobre [Alaska day], avviene il passaggio di sovranità;
1884, diviene un distretto dell'Oregon;
1898, viene scoperto l'oro: questo fatto provoca una vera e propria invasione di cercatori d'oro; altro oro viene poi scoperto nel vicino Klondike, territorio canadese, e l'Alaska è utilizzata come base di partenza per i cercatori.]
Governatore
-
-

1919
Gennaio
-

 


[48] ARIZONA [dal 14 febbraio 1912] - cap. Phoenix
[Territorio autonomo dal 1863, ma fino al 1886 non ci fu pace con gli Indiani.]
Governatore
-
-

1919
Gennaio
-


a




1919
GRANDI ANTILLE
- Presidente della repubblica
?
(?-?)
[nella costituzione è inserito l' "emendamento Platt" che dà diritto agli Stati Uniti di intervenire negli affari interni del paese e di installarvi proprie basi per usi militari e commerciali: dal 1903 esiste la base militare di Guantánamo]
1919
sotto l'impulso dei capitali nordamericani la capacità produttiva dell'economia cubana si accresce notevolmente, ma lo sviluppo monocolturale della canna da zucchero e del tabacco modifica di poco il basso tenore di vita della popolazione contadina e scoraggia ogni iniziativa in altri settori; di conseguenza l'espansione del capitalismo riduce per l'isola la possibilità di sostenere la schiacciante concorrenza dei colossi economici statunitensi e le rende difficile sottrarsi in qualche maniera al loro controllo finanziario e alla loro preponderanza commerciale, mentre ad ogni livello della vita pubblica si diffonde la corruzione, favorita dall'eccezionale periodo di prosperità (la cosiddetta "danza dei milioni") che accompagna la prima guerra mondiale;
Haiti
-
?
(?-?)
occupazione militare diretta statunitense (1916-39)
1919
-
- Presidente della repubblica
?
(?-?)
1919
dal 1916 truppe americane occupano Santo Domingo imponendovi un regime militare;
- Governatore
?
(?-?)
[colonia britannica dal 1866]
1919
-

 
1919
Estados Unidos Mexicanos
(Stati Uniti del Messico)
[repubblica federale]
- Presidente della repubblica federale
V. Carranza
(1917 mar - 1920)

1919
continua, da parte del presidente, il periodo di "normalizzazione" con metodi non sempre teneri;
E. Zapata viene assassinato dai governativi, in un'imboscata;


1919
- Capo del governo
-
(formalmente indipendente dal 1847)

1919
-



1919
Honduras
-
?
(? - ?)
1919
totale dipendenza dagli Stati Uniti, interessati a mantenere sotto proprio controllo le ricche piantagioni di banane, unica risorsa economica del paese;
continuano (dal 1911 al 1933) gli interventi delle truppe americane per salvaguardare gli interessi yankee;

1919
- Presidente della repubblica
?
(1903 - ?)
1919
guerra con il Guatemala;
la conclusione di questo conflitto che vede intervenire gli Stati Uniti, con ruolo di mediazione, segna l'ingresso del paese nell'area di influenza della grande potenza americana;
da questo momento si succederanno governi militari: rari, e in genere effimeri, i governi regolarmente eletti;

1919
- Presidente
?
(? - ?)
1919
[rimane in vigore il trattato Bryan-Chamorro con gli Stati Uniti]

1919
- Presidente della repubblica
F. Tinoco Granados
(1917 - 1919)
[dittatore]
?
(? - ?)
[liberale]
1919
ritorna ora il regime liberale;

1919
República de Panamá
(indipendente dal 1903)
- Presidente della repubblica
?
(1903 - ?)
1919
-





1919
- Presidente  
1919
perdurano le controversie con gli Stati Uniti;

1919

- Presidente della repubblica

J.V. Gómez
(1908 - 1935)
[dal 1903 fino al 1938 decine di migliaia di oppositori vengono incarcerati o esiliati.]

1919
-



1919
República del Ecuador

- Presidente della repubblica

?
(?-?)

1919
si alternano dittature conservatrici (J.J. Flores, G. García Moreno) e di dittature liberali (V. Rocafuerte, E. Alfaro) e da crescenti ingerenze dell'esercito, formato all'origine da elementi venezuelani;



1919

- Presidente della repubblica

Pierola
(1895 - 1919)
[del partito "democratico" ("rivoluzione democratica")]
(Repubblica indipendente dal 1827)
1919
sulla scia delle esportazioni peruviane, durante il primo conflitto mondiale, emerge la dittatura "progressista" di A.B. Leguía basata su una forte centralizzazione dell'apparato statale ("Patria Nueva") e su massicci investimenti, tramite prestiti nordamericani, nel settore delle opere pubbliche;


1919

- Presidente della repubblica

?
(?-?)

1919
privata di ogni sbocco al mare dopo la guerra del Pacifico, si fa sempre più accentuata la dipendenza economico-politica dall'Inghilterra e poi dagli Stati Uniti, principali importatori di stagno.


1919

- Presidente della repubblica

?
(1891 - ?)

1919
fine della repubblica presidenziale e restaurazione del predomino oligarchico (1891-1925); questo regime parlamentare, incapace di esprimere maggioranze omogenee e stabili, è la causa attiva di un ceto politico opportunista e corrotto, finora sconosciuto;
opera dal 1912 il Partido obrero proletario (poi comunista) di E. Recabarren;
terminata la seconda guerra mondiale, si esaurisce rapidamente il ciclo del salnitro per la concorrenza dei nitrati sintetici di produzione tedesca;


1919
dal 1816 divise nelle tre colonie:
Guyana Britannica

- Governatore

?
(? - ?)
1901
-
Suriname (olandese)

- Governatore

?
(? - ?)
1901
-
Guyane Française
[già sede di una colonia penitenziaria e poi, dal 1852,
di un bagno penale (fino al 1945)]

- Governatore

?
(? - ?)
1901
-


1919

- Presidente della repubblica

?
(? - ?)

1919
-



1919

- Presidente della repubblica

gen. B. Ferreira
(1904 - ?)
[partito degli azules]

1919
-



1919

- Presidente della repubblica

H. Irigoyen
(1916 - 1930)
[Unión civica radical]

1919
Gennaio
7-16
, Buenos Aires, fallisce un tentativo d'insurrezione operaia di tipo sovietico: la "settimana tragica" [o "settimana di sangue"]; l'anarchismo argentino subisce un duro colpo.

 




1919
- Presidente della repubblica
-
1919
-





1919
CINA
(Repubblica dal 1911)

presidente

Yüan Shih-k'ai
(1912 - ?)

1919
Nanchino, è in corso una guerra civile tra i capi militari, detti anche "signori della guerra";
Movimento del 4 maggio: una manifestazione studentesca nazionalista contro l'approvazione del trattato di Versailles (i diritti tedeschi in Cina sono passati al Giappone) si estende ai vasti strati della popolazione urbana, segnando l'inizio della rivoluzione culturale cinese e la rottura definitiva con la vecchia Cina.

a

1919
DAE HAN
(Corea)

1919
lo stato coreano ha cessato di esistere come entità autonoma nel 1910 essendo stato annesso dal Giappone;
la dominazione di Tokyo è improntata a uno spietato regime poliziesco;
il movimento di resistenza nazionale provoca un'insurrezione;

a






1919
(periodo Taisho: 1912-26)
Giappone



Yoshihito

(? - 1926)
1912-26, imperatore del Giappone;

1919
-

Kuomintang
KMT
(Partito nazionale del popolo)

1919
Tokyo, dal 1905 opera la T'ung Meng Hui (Lega dei rivoluzionari) ispirata ai "tre principi del popolo" formulati da Sun Yat-sen:
- indipendenza nazionale
- democrazia parlamentare
- socialismo agrario;

a





1919
[colonia spagnola dal 1900, con capitale Villa Cisneros già protettorato dal 1884.]
-
-
1919
-


1919
Marocco
[dal 1912 è un protettorato della Francia che ha riconosciuto alla Spagna una zona di sua spettanza (Rif, Ifni, Tarfaya) e lasciato sul trono l'ex sultano Mulay 'Abd al-Hafiz]
1919
-

1919
Algeria
[dal 1848 parte integrante del territorio nazionale francese, organizzata in tre dipartimenti d'oltremare;
dal 1880 continua la colonizzazione francese attraverso una forte immigrazione dalla Francia e una sistematico esproprio delle terre appartenenti ai proprietari musulmani; i costanti tentativi di assimilare gli arabi-berberi alla cultura francese finiranno col risveglio nazionale algerino.]
-
?
(?-?)
1919
agitazione nazionalista dell'emiro Khaled, nipote di 'Abd el-Kader († Damasco 1883);

1919
Tunisia
[con il trattato del Bardo del 1881, perfezionato nel 1883 con il trattato della Marsa, la Francia è riuscita a imporvi il suo protettorato.
Il bey conserva formalmente le sue prerogative.]
- Bey  
1919
-


1919
LIBIA
[nome romano riesumato durante il conflitto per indicare le due regioni della Tripolitania e della Cirenaica]
- dal 1913 l'Italia esercita la sua sovranità sulla Libia -
TRIPOLITANIA
(1912-34)
Governatore
Tripoli
gen. Garioni
(1918 ago - ago)
comm. Metzinger
(ago - ?)
1919
l'Italia sembra ora orientarsi verso una soluzione autonoma per la Libia;
i ribelli, licenziati dopo che hanno perso la guerra i turchi e i tedeschi, creano la cosiddetta "Giamurìa el-trabelsìa" e cioè la Repubblica tripolitana, retta da quattro capi:
1. el-Barùni per la Tripolitania occientale,
2. Abdel-Nebi Belchèr per gli Orfèlla e parte del Fezzan,
3. Ahmed el-Mràied per i Tarhuna,
4. Ramadàn esc-Scetèui per Misurata.
[Quest'ultimo è il più importante avendo ereditato le armi e il tesoro lasciati dai turchi e la capitale della Giamurìa è appunto Misurata.]
Le forze armate sono ripartite in due comandi:
- orientale, agli ordini di Ramadàn esc-Scetèui,
- occidentale, al comando di Abdalla Temsichèt (del quale fanno parte elementi fanatici provenienti in gran parte dalla Tunisia, Algeria ed Egitto).
La costituzione della Giamurìa coincide con il movimento di rinnovamento nazionalista e panarabico che da tempo scuote tutto il mondo musulmano e col sorgere delle associazioni di giovani Algerini, giovani Tunisini, giovani Egiziani ecc. che ottengono dalle potenze protettrici larghe concessioni.
La Giamuria, conscia che non può reggersi autonomamente e preferendo il il generoso e debole governo dell'Italia a quello ben noto dei francesi e degli inglesi si dichiara disposta a trattare: vuole dall'Italia protezione di fronte alle altre grandi potenze e soprattutto denaro.
[Del resto è quanto già avviene in Cirenaica.]
Il gen. Garioni ritiene di dover trattare (anche se il ministero inizialmente si è rifiutato di trattare con Ramadàn esc-Scetèui che aveva tradito il col. Miani a Gars bu-Hadi) e i libici chiedono subito quello che gli italiani avevano accordato loro in Cirenaica e cioè la creazione di un emirato libico sotto il semplice protettorato italiano.
Aprile
21
, mentre la pretesa dei libici circa l'emirato è stata respinta, viene ora firmato a Khallet Zeituna uno "Statuto" che accorda amplissimi diritti anzi privilegi civili e politici:
- a tutti è accordata la cittadinanza italiana;
- viene escluso l'obbligo di leva;
- i libici sono esentati da imposte e tasse;
- viene istituito un parlamento tripolitano (e poi uno cirenaico);
- le varie regioni sono autorizzate a trattenere alcune categorie di armati locali pagati dagli italiani;
- il disarmo sarà effettuato gradualmente (cosa che non avverrà mai);
- il governo italiano si obbliga a cambiare alla pari tutta la carta turca esistente in Libia.
Trattasi di una vera e propria "resa a discrezione" e come tale viene interpretata dalla popolazione italiana e libica.
Giugno
, ratificato dal ministero con qualche lieve modifica, lo "Statuto" viene ora sanzionato e largito alla Libia.
23, nuovo ministro delle Colonie è l'on. Luigi Rossi;
Agosto
poiché il nuovo ministro delle Colonie ritiene di dover sostituire il governo militare con un governo civile, simbolo di libertà, il gen. Garioni viene sostiuito con il comm. Metzinger e poco dopo viene rimpatriato anche il gen. Tarditi;
le forze armate vengono ridotte ad effettivi esigui rispetto alla vastità del territorio e quindi, scomparsa la forza militare italiana, ricominciano nell'interno della Tripolitania le lotte per il predominio fra i vari grandi partiti.

CIRENAICA
Muhammad Idris al-Mahdi al-Sanusi
-

(Giarabub 1890 - Il Cairo 1983)
1917-22, capo della confraternita dei Senussi;
1923-48, è costretto all'esilio;
1948, emiro di Cirenaica;
1950-69, re di Libia(Idris I);

Governatore
Bengasi
gen. Garioni
(1918 ago - ?)
reggente
gen. Moccagatta
(1915 lug - ?)

1919
alla fine della prima guerra mondiale dove gli italiani sono stati vittoriosi (con grande dolore dei senussi) sarebbe facile per le truppe italiane tornare sull'Altopiano con le armi, viene invece concesso pure in Cirenaica lo "Statuto" anche se non è stato mai richiesto né concepito; i senussi del resto non ne vogliono proprio sapere perché esso ribadisce esplicitamente la sovranità italiana.
Pertanto Idrìs fa firmare una dichiarazione a un centinaio di notabili in cui si afferma che, con o senza "Statuto", gli italiani saranno tollerati solo alla costa e unicamente con mandato commerciale.
Riprendono le trattative.

a


1919
EGITTO
[protettorato britannico dal 1914]
Fu'ad I  
(Il Cairo 1868 - 1936)
figlio del khedivè Isma'il;
1917-1922, sultano d'Egitto;
succede al fratello maggiore Husayn Kamil († 1917);


1922-1936, re d'Egitto;
- Alto Commissario
sir Reginald Wingate
(1914 - mar 1919)
gen. E.H.H. Allenby [il Toro]
(1919 mar - 1925)
- Primo Ministro
Rušdi Pascià
(? - 1919)
'Adil Pascià
(1919 mar - 1925)

1919
Gennaio
Zaglul Pascià (o Sa'd Zaghlul), leader ormai del movimento nazionalista egiziano, gioca la sua carta. Sottolineando che anche il primo ministro egiziano è stato respinto, organizza una campagna di protesta a livello nazionale a sostegno della sua rivendicazione d'essere il vero rappresentante dell'Egitto.
Il ministro degli Esteri britannico, A. Balfour, si placa al punto da inviare Rušdi Pascià a Londra, pur rifiutando l'insistente richiesta che Zaglul Pascià (o Sa'd Zaghlul) possa accompagnarlo.

Febbraio
7
, conferenza di pace di Parigi:

Marzo
, Rušdi Pascià e il suo gabinetto si dimettono con la piena approvazione del sultano Fu'ad I.

Anche se Zaglul Pascià (o Sa'd Zaghlul) intensifica la mobilitazione, l'Alta Commissione è convinta che il problema si dissolva, e consiglia la deportazione di Zaglul Pascià (o Sa'd Zaghlul).
A. Balfour si dimostra favorevole, cosicché Zaglul Pascià (o Sa'd Zaghlul) e tre suoi colleghi vengono caricati su di un treno diretto a Port Said e deportati a Malta su un cacciatorpediniere inglese.
La reazione pubblica è immediata e violenta.

Gli studenti si ribellano al Cairo, affiancati da scioperi tra gli impiegati statali, i medici e gli avvocati, riducendo la capitale alla paralisi. Con grande stupore dei britannici, i problemi si diffondono nelle città di provincia e nelle campagne, sino ad assumere la forma di una rivolta nazionale (che i nazionalisti egiziani in seguito chiameranno la "Rivoluzione del 1919".

Una dura reazione militare, con colonne rapide nelle campagne e bombardamenti dei gruppi sospetti, seda la rivolta in poche settimane. Il governo britannico comprende tuttavia che la repressione non basterà.
La notizia della rivolta giunge sgradita e inaspettata in un momento in cui il governo britannico è preoccupato dalla vicina questione irlandese e coinvolto in trattative della conferenza di Parigi.
Il primo ministro D. Lloyd George, in un raro sprazzo di intuizione decide che il gen. E.H.H. Allenby [il Toro], convenuto a Parigi per riferire le proprie opinioni sulla Siria, è la persona giusta per ristabilire la situazione in Egitto.
Nello stesso mese di marzo il gen. E.H.H. Allenby [il Toro] viene immediatamente inviato a sostituire sir Reginald Wingate con istruzioni precise di ristabilire la legge e l'ordine e fare tutto ciò in suo potere «al fine di mantenere il protettorato del re su solide ed eque basi».
Tuttavia, dietro l'astuzia e i modi a volte bruscamente militareschi del gen. E.H.H. Allenby [il Toro], si cela una acuta mente politica di tendenze liberali.
[A Parigi, ha già obiettato contro l'imposizione del dominio francese sulla Siria, poiché contraria agl espliciti desideri degli abitanti, e crede, almeno parzialmente, nel principio dell'autodeterminazione, appoggiato apertamente da oltre il 50% dei politici inglesi e francesi.]

Subito dopo il suo arrivo, il gen. E.H.H. Allenby [il Toro] assicura gli egiziani di avere intenzione di porre rimedio alle ingiustizie loro arrecate. Facendo uso di tutto il suo prestigio, costringe il riluttante D. Lloyd George ad acconsentire al rilascio di Zaglul Pascià (o Sa'd Zaghlul) e dei suoi compagni, atto che scandalizza i funzionari anglo-egiziani.
Zaglul Pascià (o Sa'd Zaghlul), impenitente, chiede di nuovo che si ponga fine al protettorato britannico dando avvio ad una parziale ripresa degli scioperi e delle agitazioni.
Il gen. E.H.H. Allenby [il Toro] agisce con fermezza, come Londra si aspetta, ma, a differenza del governo britannico, ha già capito che il protettorato è destinato a scomparire.

"Missione Milner": il gen. E.H.H. Allenby [il Toro] accoglie favorevolmente l'invio di una missione ad alto livello, guidata dal Ministro delle Colonie, lord Milner, anche se ancora una volta lo scopo della missione è studiare la causa dei disordini e raccomandare la forma costituzionale che sotto il protettorato «sarebbe la più adatta a promuovere la pace e la prosperità [dell'Egitto], il progressivo sviluppo delle istituzioni di autogoverno e la protezione degli interessi stranieri
Quando le intenzioni del governo britannico vengono rese note, Zaglul Pascià (o Sa'd Zaghlul) ordina il boicottaggio della "missione Milner", che passa tre scoraggianti mesi in Egitto e viene ovunque accolta da dimostrazioni ostili e richieste di totale indipendenza.
La commissione, tuttavia, giunge a ferme e realistiche conclusioni: considerando che non ha mai fatto parte dell'impero britannico, l'Egitto non può venire annesso nel dopoguerra, e deve venire riconosciuto come monarchia costituzionale indipendente. Il mantenimento dei diritti e degli interessi britannici sarà assicurato da un trattato anglo-egiziano a sostituzione del protettorato.
Questa proposta solleva la questione di chi dovrebbe firmare per l'Egitto.

'Adil Pascià, primo ministro, è un politico autorevole, ma sa perfettamente di non poter governare la nazione senza il sostengo di Zaglul Pascià (o Sa'd Zaghlul). Egli convince pertanto Zaglul Pascià (o Sa'd Zaghlul) a recarsi a Lodnra con una missione per occuparsi dei dettagli. Dopo parecchie settimane di discussione, durante le quali entrambe le parti fanno concessioni, sono poste le basi per un trattato:
- l'Egitto diventerebbe indipendente con propri rappresentanti diplomatici;
- la Gran Bretagna difenderebbe l'Egitto in caso di guerra, e sebbene conservi il diritto di mantenere forze in Egitto per proteggere «le comunicazioni imperiali», ciò «non rappresenterebbe in alcun modo un'occupazione militare della nazione, nè pregiudicherebbe i diritti del Governo dell'Egitto».
Zaglul Pascià (o Sa'd Zaghlul) e il Wafd hanno raggiunto gran parte, ma non tutti gli obiettivi.

In questo momento s mostra la propria deficienza, che gli sarà fatale, nell'arte di governare.
Rifiutando di ammettere di non essere riuscito a ottenere l'indipendenza totale dell'Egitto, non vuole incitare la massa dei suoi sostenitori ad accettare le condizioni del trattato.

Novembre
17
, con parole premonitrici, A. Balfour dice alla Camera dei Comuni che «… la quetione egiziana, la questone sudanese e la questione del Canale di Suez costituiscono un unico e indissolubile insieme» e che l'Inghilterra non dovrebbe venir meno a nessuna delle sue responsabilità. «La supremazia britannica esiste» dice, «la supremazia britannica deve essere mantenuta».



1919
Sudan
[dalla convenzione del 18 gennaio 1899, il paese è stato costituito in "condominio" anglo-egiziano, di fatto in possedimento britannico]
   
1919
la dominazione inglese ne accentua la dipendenza coloniale, contestata fin dal periodo tra le due guerre mondiali dai nazionalisti sudanesi divisi tra una tendenza indipendentistica e una tendenza favorevole all'unione con l'Egitto;


1919
Mauritania
[protettorato francese su su Trarza dal 1858.]
-
-
1919
-


1919
Guinea-Bissau
[colonia autonoma portoghese dal 1879, i suoi confini (rettilinei e artificiosi di evidente origine coloniale) con l'Africa Occidentale Francese sono stati regolati nel 1896.]
   
1919
-


1919
Africa Occidentale Francese
(AOF – 1895-1958)

[possedimenti retti, dal 1895, da un governatore generale, dipendente dal ministero delle colonie, in forma accentuatamente centralizzata]

- Governatore generale
?
(? -?)
Senegal [sotto controllo francese dal 1817, sottomesso e pacificato dal 1865.] cap. Dakar.
1919
-
Senegal-Niger [ex Territorio del Senegambia-Niger a sua volta ex Sudan francese]
1919
-
Alto Volta
1919
i francesi costituiscono questa colonia con territori staccati dalle colonie dell'Alto Senegal e del Niger;
Guinea Francese [protettorato francese dal 1889, è sorta la città di Conakry nel 1890; colonia francese dal 1891;
con l'acquisizione dell'isola di Los nel 1904 ha assunto il suo assetto territoriale definitivo;]
1919
-
Costa d'Avorio [colonia francese dal 1893.]
1919
-
Dahomey [annesso dal 1899 ma, completamente, dal 1916]
1919
-

1919
Sierra Leone
[colonia inglese dal 1808.]
- Governatore
?
(?-?)

1919
Sciopero di ferrovieri.



1919
[ex Monrovia, è una repubblica indipendente dal 1847, con una costituzione modellata su quella statunitense ma con il predominio dell'elemento nero-americano su quello autoctono;
nel 1857 al paese si è unita l'ex colonia formatasi a capo delle Palme nel 1833.]
-
-
1919
è implicata nella prima guerra mondiale contro la Germania;



1919
Costa d'Oro
[colonia della corona britannica dal 1874, mentre continua la resistenza degli ashanti dell'interno;
la Aborigines' Rights Protection Society (Società per la protezione dei diritti degli aborigeni), esercita ancora una influenza considerevole nel paese in materia di legislazione terriera e forestale (Forest Lands Bill del 1911).]
- Governatore
-
1919
la Aborigines' Rights Protection Society (Società per la protezione dei diritti degli aborigeni), alla quale viene ora ritirato il riconoscimento ufficiale del governo inglese, si trasforma in una specie di movimento di opposizione guidato, tra gli altri, da W.E. C. Sekyi, un autorevole avvocato di Cape Coast;



1919
Togo
[protettorato tedesco dal 1884, confermato dalla conferenza di Berlino nel 1885.] cap. Lomé
[dal 1904 la capitale è dotata di un porto e collegata con l'interno da tre linee ferroviarie;
1914-18, occupato dai franco britannici durante la prima guerra mondiale.]
- Comandante
?
(?-?)

1919
viene ora diviso tra Francia e Gran Bretagna;

Giugno
28
, trattato di Versailles: le ex colonie tedesche vengono divise tra:
- Gran Bretagna (parte del Togo, Tanganica e parte del Camerun);
- Sudafrica "bianco" (Africa sud-occidentale data in "amministrazione fiduciaria" come "mandato" della Società delle Nazioni),
- Francia (parte del Togo, la maggior parte del Camerun),
- Belgio (Ruanda-Urundi),
- Portogallo (Kionga).

 



1919
comprende i due ex protettorati britannici;
all'unità amministrativa della federazione non corrisponde tuttavia una reale integrazione etnico-culturale del paese;
Nigeria settentrionale [territori haussa, riuniti dal 1900]
-
-
1919
-

Nigeria Meridionale [territori degli Oil Rivers (dal 1849), di Lagos (dal 1861) e Benin (dal 1897), riuniti dal 1906]
-
-
1919
-



1919
Camerun
[protettorato franco-britannico, dopo il primo conflitto mondiale]
Njoya
-
(? - ?) c
1883-1933, re dei bantu;

1919
Giugno
28
, trattato di Versailles: viene diviso tra Gran Bretagna e Francia.

 


1919
Africa Equatoriale Francese
(1910-1958)
1910, la Francia crea questa nuova unità amministrativa che, pur mantenendo a Brazzaville la sede del governatore generale, è divisa in quattro ripartizioni:
Medio Congo [ex Congo Francese]
-
1919
da novembre 1911 la Francia ha ceduto al Camerun tedesco il corridoio del Sanga (sarà restituito al Medio Congo nel 1919);

Gabon [già assorbito dal Congo Francese nel 1888 e ora separato]
-
1919
-
Ubangi Sciari (Oubangui-Chari) [ex Impero Centrafricano, diventato colonia francese dal 1905]
-
1919
-
Ciad [pur annesso dalla Francia, la resistenza all'interno continuerà fino al 1917]
-
1919
-





1919
Congo Belga
[colonia dello stato belga dal 1908]
(capitale: Lépoldville)
[il territorio dello Zaire, già sede (ancor prima dell'arrivo dei portoghesi) di importanti regni autoctoni quali quello del Congo, di Kuba, Luba, Lunda:
- nel 1880 è stato posto sotto il controllo dell'Associazione internazionale per il Congo, promossa da Leopoldo II re del Belgio;
- 1885-1908, sotto la sovranità (esercitata a titolo personale) di Leopoldo II re del Belgio.]
Governatore
-
1919
nel periodo tra le due guerre vengono estese le piantagioni ed avviato lo sfruttamento delle ricchissime risorse minerarie, senza che ciò comporti alcun miglioramento del livello di vita delle popolazioni indigene e delle condizioni igienico-sanitarie.
Katanga [regione sudorientale, annessa militarmente dai belgi nel 1891 sotto l'egida della Compagnie du Katanga istituita da re Leopoldo II.]
1919
dal 1906 il Comité Spécial du Katanga ha finito in pratica col rappresentare gli interessi monopolistici di grandi società private europee e in particolare della Bécéka (ferrovie) e della Union Minière che ha ricevuto una concessione di ben 20.000 kmq per lo sfruttamento del rame (prima colata nel 1911) e un'altra concessione di 14.000 kmq per lo stagno.
Nel 1917 la Union Minière ha aperto un'altra grande miniera a Likasi (nella zona dell'attuale Jadotville).
Ruanda-Urundi

1919
Giugno
28
, trattato di Versailles: il territorio passa sotto amministrazione belga;




1919
Eritrea
[colonia italiana dal 1° gennaio 1890, con il fiume Mareb come confine con l'Etiopia.]
-
-
1919
-



1919
Impero di Etiopia
Zauditu
(? - ?)
1917-28, imperatrice di Etiopia;
succeduta a Ligg Iyasu;
1919
-



1919
SOMALIA
Muhammad ibn 'Abd Allah o "Mad Mullah" [per gli inglesi] († 1920) capo religioso;
1900, conduce la resistenza somala nel nord;
Somalia Francese [colonia francese dal 1896]
il porto di Gibuti (1888) è collegato per ferrovia alla capitale etiopica Addis Abeba (1897-1917);
[situata in territorio dancalo e non propriamente somalo]
1919
-
Somalia Britannica [protettorato inglese dal 1884]

1919
W.L.S. Churchill ordina alla Royal Air Force di bombardare le fortezze di tipo feudale di Illig e Tale allo scopo di piegare la resistenza di Mohammed ibn Abdullah [Il predicatore pazzo] al dominio italiano e britannico in Somalia. Il capo della resistenza muore di fame nell'Ogaden, tra il compianto del popolo.

 

Somalia Meridionale Italiana [protettorato italiano dal 1889, ma sotto la piena responsabilità del governo italiano dal 1905, dopo il riscatto del Benadir]
1919
-

1919
Africa Orientale Britannica
(IBEA – Imperial British East Africa)
Uganda [protettorato britannico dal 1894]
-
-

1919
formalmente diviso in quattro regni federati, è uno dei possedimenti più prosperi della Gran Bretagna in Africa;
dal 1902 le sono stati uniti amministrativamente entrambi i possedimenti, il litorale keniota (protettorato inglese dal 1895) e l'interno (dipendenza del protettorato dal 1902);

Giugno
gli inglesi tolgono a Mugoma, capo di una setta, la sua autorità di capo per aver resistito alle razzie di terre perpetrate dagli inglesi. La lotta per la terra scoppiata nell'Uganda in tempo di guerra porta alla formazione di molte chiese separatiste "etiopiche" tra cui:
- la Chiesa Indigena Anglicana (1914),
- l'Esercito Cristiano per la Salvezza dell'Africa (1925), guidato da Ruben Spartas (imprigionato dagli inglesi per sei anni, essendosi opposto alla rapina di terre),
- la Baoyadaya ebraica,
- il Dini Ya Robo.

Kenya [nome ufficiale solo dal 1920]
-
-

1919
un'ordinanza britannica sul diritto di voto nel Kenya lo nega agli africani e alla maggioranza di indiani.

 



1919
[dalla fine del primo conflitto mondiale (novembre 1918) il territorio è posto sotto l'amministrazione fiduciaria inglese.]
-
-
1919
Giugno
28
, trattato di Versailles: il territorio passa alla Gran Bretagna.

1919
[protettorato (assieme all'isola di Pemba) dal 1890 e colonia dal 1913 della corona britannica.]
-
-
1919
-



1919
Angola
- Governatore
?
(? - ?)

1919
-


1919
Rhodesia
1919
ribattezzato Rhodesia dal 1895 in onore di Cecil J. Rhodes;
dal 1890 la British South Africa Chartered Co., società fondata da Cecil J. Rhodes, ha ottenuto da re LoBenguella la concessione esclusiva di sfruttamento venticinquennale del territorio del protettorato sui maTabele;
Rhodesia del Nord-Ovest [protettorato dal 1899]
-
-
1919
-

Rhodesia del Sud [protettorato dal 1911]
-
-
1919
-


1919
[l'ex territorio Malawi, protettorato britannico dal 1891, che aveva assunto formalmente il nome British Central Africa
nel 1893, ha assunto questo nuovo nome nel 1907]
-
-
1919
sin dall'inizio del secolo fermenti antibritannici sono già sorti e ora si diffondono a causa dell'indiscriminata diffusione delle piantagioni coloniali a scapito delle colture alimentari per il fabbisogno della popolazione (in costante aumento);
gli inglesi devono far fronte ad una sollevazione popolare guidata dal pastore protestante nero John Chilembwe;
[vedi 1944]


1919
Mozambico
-
-

1919
il Portogallo ha completato già nel 1891 la conquista delle regioni interne ma solo nel 1915 è riuscito a pacificarle;

Giugno
28
, trattato di Versailles: delle ex colonie tedesche, Kionga viene assegnata al Portogallo.


1919
Madagascar
(Imérina)
[annesso alla Francia dal 1896]
1919
il nazionalismo malgascio rivive in Francia dove, sotto il patronato di Anatole France e di altri intellettuali di sinistra, nasce la Ligue Française pour l'accession aux droits de citoyens des indigènes de Madagascar;




1919
Unione Sudafricana
[dominion britannico a struttura federativa dal 1910]
[dal 1912 si è costituito il SANNC (South African Native National Congress), formazione politica nera;
dal 1913 è in vigore il Native Land Act che consente al primo ministro di coinvolgere l'elemento boero nella prima guerra mondiale a fianco dell'Inghilterra;
dal 1914 è stata abolita l'imposta discriminatoria nei confronti degli indiani del Natal;]
- Primo ministro
L. Botha
(1910 - 1919)
J.C. Smuts
(1919 - 1924)
[L. Botha, leader della resistenza boera assieme a J.C. Smuts, entrambi fondatori del Partito afrikaner]

1919
alla morte di L. Botha succede nella carica di primo ministro J.C. Smuts(1919-24);

Nonostante la Rivoluzione d'Ottobre del 1917, la ISL (Lega Internazionale Socialista) "comunista" appoggia lo sciopero dei minatori bianchi della miniera Simmers e dichiara che gli Afrikaner (bianchi) sono «la forza motrice del movimento».

Marzo
l'SANNC organizza una campagna contro la legge del lasciapassare ma non arriva a chiedere pieni diritti democratici per tutti.
A Queenstown l'SANNC richiede un'estensione del voto nella regione del Capo, ma non il diritto a occupare seggi in Parlamento.

Giugno
28
, trattato di Versailles: l'ex colonia tedesca dell'Africa sud-occidentale (oAfrica del Sud-Ovest) viene data al Sudafrica "bianco" in "amministrazione fiduciaria" come "mandato" della Società delle Nazioni.
Il governo riesce, tuttavia, con una serie di decisioni unilaterali ad annettersi il territorio.

Dicembre
Città del Capo, lo sciopero di duemila scaricatori africani e di colore è osteggiato dai lavoratori "bianchi" e dà luogo alla costituzione della prima importante unione di non-europei, l'ICWU (Industrial and Commercial Workers Union), fondata a Città del Capo da Clement Kadalie (1896-nov 1951) ex lavoratore del Niassaland.









1919
 

1919


Dopo una verifica personale in loco, Henry King e Charles Crane scoprono che gli abitanti della Siria /Palestina sono decisamente contrari alla proposta di porli sotto mandati delle grandi potenze, forma astutamente truccata di amministrazione coloniale. Riconoscono la necesità di un'assistenza esterna, ammesso che venga dagli Stati Uniti o, come alternativa, dalla Gran Bretagna.
Non vogliono assolutamente l'assistenza francese.
La commissione King-Crane tiene dapprima una posizione fortemente filosionista, ma ben presto conclude che i programmi sionisti potrebbero essere notevolmente modificati qualora le premesse della "dichiarazione Balfour" a favore dei non ebrei i Palestinia siano confermate.
Dopo aver discusso con i leader sionisti a Gerusalemme, non hanno dubbio che i sionisti ambiscono «virtualmente a un totale spodestamento degli abitanti non ebrei della Palestina».
Il "rapporto King-Crane" viene ignorato dagli Alleati. Ovviamente non giunge gradito a Gran Bretagna e Francia; e gli Stati Uniti, dopo aver dato adito a grandi speranze, stanno per rintanarsi in vent'anni di isolazionismo.
Tuttavia sembra possibile anche una profonda scissione tra gli Alleati, poichè il governo britannico considera eccessive le mire francesi in Siria, opinione, questa, fermamente sostenuta da tutti i più importanti arabisti britannici, come T.E. Lawrence. L'Inghilterra si sente altresì in obbligo verso gli hashemiti, sentimento per nulla condiviso dai francesi.
Quando la Francia decide di presidiare la Siria con le proprie truppe, la Gran Breatagna pone il veto.

Maggio
nel frattempo, dopo il ritorno da Parigi dell'emiro Faysal, i sostenitori di costui organizzano le elezioni ovunque sia possibile in Siria (anche se bloccati dai francesi nelle regioni costiere).
Un Congresso Generale Siriano, riunitosi a Damasco, chiede la restituzione dell'indipendenza alla Siria (compresa la Palestina) e all'Iraq, e la cancellazione:
- dell' "accordo Sykes-Picot",
- della "dichiarazione Balfour",
- del sistema mandatario.
Tuttavia la realtà del potere torna alla ribalta.
La Gran Bretagna convince l'emiro Faysal a scendere a compromessi con la Francia.

L'emiro Faysal non riesce a convincere i suoi seguaci ad accettare lo smembramento della Siria.

Quando il governo britannico assume il mandato in Palestina non sa di accollarsi un compito impossibile.
L'art. 6 della "dichiarazione Balfour", incorporato nelle condizioni del mandato, stabilisce quanto segue.
«L'Amministrazione della Palaestina, mentre assicurerà che i diritti e le posizioni delle altre porzioni della popolazione non vengano pregiudicati, faciliterà l'immigrazione ebraica, fornendo condizioni favorevoli, e incoraggerà la cooperazione con la Jewish Agency di cui all'art. 4, l'insediamento degli Ebrei sul territorio, compresi i terreni dello stato e le terre incolte che non siano necessarie a scopi pubblici».




[kibbuz
e moshav] in concomitanza con l'immigrazione più imponente, in prevalenza dall'Europa Orientale, la terza Aliyah (letteralmente "salita", nel senso di salita a Gerusalemme e, per traslato, "emigrazione in Israele"), esigenze di funzionalità economica provocano l'evoluzione dalla struttura cooperativa della kevuzah a quella collettivistica del kibbuz (raccolta, adunanza); kibbutzim (comunità agricole collettive);
principio fondamentale del sistema:
- assoluta eguaglianza dei membri (kibbutznik) con sorteggio e rotazione delle mansioni);
- esclusione di lavoratori salariati;
- assenza del denaro nei rapporti interni al kibbuz;
- corrispettiva soddisfazione dei bisogni secondo le possibilità produttive;
l'educazione dei bambini e in larga misura devoluta alla comunità;
«segue 1920»



1919
ARABIA
Husayn ibn 'Ali
(Costantinopoli 1856 ca - Amman 1931)
figlio di 'Ali della dinastia degli Hashemiti;
[Hashimiti: una dinastia di sceriffi della Mecca che regnarono sulla Mecca quasi ininterrottamente dal sec. X al 1924; capostipite fu Hashim ibn 'Abd Manaf, antenato di Maometto.]
1909, subentrato al padre come Šharif (sceriffo) della Mecca, imposta una politica d'indipendenza nei confronti dei sultani ottomani di cui gli Hashemiti sono vassalli;
1917-23, re del Higiaz;


1919
-
'Abd al-'Aziz o ibn Sa'ud
Albero genealogico

(Riyadh 1887-Taif 1953)
discendente della dinastia wahhabita dei Banu Sa'ud;
1891, la dinastia viene scalzata dalla capitale Riyadh a opera dei rivali Banu Rashid del Gebel Shammar;
1902-13, ristabilisce con una serie di campagne l'unità del Neged, intraprendendo dopo il crollo dell'impero ottomano l'unificazione della penisola arabica;
1913-26, sultano del Nagd e delle sue colonie;
[riconosciuto dalla Gran Bretagna]
1914-18, prima guerra mondiale: pur avendo stipulato un accordo di alleanza con la Gran Bretagna (1915), si mantiene neutrale dedicandosi al consolidamento interno dello stato, da lui organizzato sulla base di colonie agricolo-militari di contadini soldati legati al sovrano da un patto ("fratelli fedeli");
1918, approfitta dei contrasti anglo-francesi nel Vicino Oriente per sviluppare una tempestiva politica di annessioni;
1919
si annette il Gebel Shammar;


1924, si annette la Mecca;
1925, si annette Gidda;
1926, re del Higiaz;
1927-32, re del Higiaz, Neged;
1932-53, re dell'Arabia Saudita;

1919
-

Febbraio
7
, conferenza di pace di Parigi: nonostante una forte opposizione francese, il figlio di Husayn ibn 'Ali, l'emiro Faysal, si assicura un posto alla conferenza, anche se gli viene detto esplicitamente che rappresenterà solo il Higiaz e non gli arabi nella loro totalità.
Prendendo posizione sulle varie dichiarazioni alleate a favore dell'autodeterminazione, propone che una commissione d'inchiesta sia inviata in Siria e Palestina per esaminare i desideri degl abitanti.
Il presidente Wilson accoglie la proposta con entusiasmo e viene accettato il suo suggerimento che la commissione dovrà comprendere rappresentanti francesi, britannici, italiani e americani.
Di fatto però i francesi sono fortemente ostili verso la commissione, mentre i britannici sono indifferenti e, infine, tutte le parti, tranne gli americani, si ritirano.
Henry King e Charles Crane decidono di recarsi colà per conto proprio, ed il loro rapporto illustra chiaramente l'ostilità francese e inglese nei confronti della commissione.

Novembre
il sovrano egiziano si reca a Parigi e raggiunge un accordo con il premier francese Clemenceau in base al quale vengono legittimati l'occupazione francese delle zone costiere e il monopolio francese sugli aiuti all'entroterra del neonato stato arabo.


1919
Yemen
(imamato)
[con il trattato di Mudros la sovranità turca, che non è mai stata effettiva, è giunta al termine.]
   
? 
1919
-

1919
Armenia

(Zona turca)

 

1919
i superstiti dello sterminio si disperdono nell'esilio, soprattutto negli Stati Uniti ("diaspora armena");

(Zona russa)

 
1919
nella zona russa si è ricostituita dal 1918 una repubblica armena indipendente;



1919
Iraq
[la Gran Bretagna:
- da maggio 1916 (accordo Sykes-Picot) si è aggiudicata nominalmente l'Iraq;
- dal 1918 occupa Mosul]
- Alto Commissario
sir Percy Cox
(? - ?)
1919
-

Kurdistan (iracheno)
1919
-



1919
Persia
 
dal 1907 Gran Bretagna e Russia hanno firmato un accordo che divide la il territorio persiano in due zone d'influenza: la parte sudorientale riservata alla Gran Bretagna e la parte settentrionale riservata alla Russia, lasciando al governo persiano solo limitati poteri nella parte centrale del paese;
proprio in questa zona vengono scoperti ingenti giacimenti petroliferi, per sfruttare i quali viene costituita la Anglo-Persian Oil Company che ha iniziato la propria attività su scala industriale negli anni immediatamente precedenti la prima guerra mondiale;
dal 1908 è stata abrogata a la costituzione;
Ahmad Mirza
 (? - ?)
figlio di Muhammad 'Ali, della dinastia Qagiar;
1909-?, scià di Persia;
salito al trono undicenne sotto la reggenza di Našir al-Mulk;
1912, il reggente Našir al-Mulk attua un colpo di stato;
- Primo ministro
Našir al-Mulk
(? - ?)

1919
un accordo anglo-persiano, pur riaffermando l'indipendenza e l'integrità territoriale persiana, prevede:
- la nomina di consiglieri britannici militari e civili,
- la cooperazione nello sviluppo dei trasporti,
- un prestito di due milioni di sterline.
L'accordo assicurerebbe l'influenza britannica sulla Persia e viene fortemente criticato dagli Stati Uniti. Tuttavia, a causa delle forti emozioni suscitate tra la popolazione, il Maglis si rifiuta di ratificare l'accordo e i consiglieri britannici rimpatriano.

PETROLIO
La Gran Bretagna convince la Francia a trasferire Mossul alla zona britannica, in cambio della garanzia che parteciperà allo sfruttamento del petrolio della zona nei pressi della città.
La Francia acconsente anche alla costruzione attraverso le zone d'influenza francese, sino al Mediterraneo, di due oleodotti distinti, uno per il trasporto del petrolio dalla Mesopotamia e l'altro dalla Persia.

A questo punto interviene il governo degli Stati Uniti
. Sebbene gli Stati Uniti si stiano ritirando in un isolamento politico – durerà sino alla seconda guerra mondiale –, viene stabilito che, pur accettando i mandati anglo-francesi, in tali territori si applicherà, dal punto di vista commerciale, la politica della "porta aperta".
Questo significa un uguale trattamento «per legge e di fatto verso il commercio di tutte le nazioni»; ma il petrolio è la preoccupazione maggiore.
Il governo britannico, d'altro canto, ritiene che, con il Texas, gli Stati uniti possiedano già petrolio a sufficienza.
Segue un lungo e talvolta acrimonioso scambio epistolare fra il Dipartimento di Stato americano e il Ministero degli Esteri britannico.
Il colpo finale viene inferto dalla monopolizzazione dell'industria petrolifera irachena da parte della IPC (Iraq Petroleum Corporation) – succeduta alla CPT (Compagnia Petrolifera Turca) – che assicura la divisione dei profitti tra le quattro società fondatrici:
- Anglo-Persian Oil Company (la futura BP=British Petroleum) (23,75%)
- Royal Dutch Shell (23,75%)
- Standard Oil of New Jersey e Socony-Vacuum (la futura Mobil) (23,75%)
- CFP (Compagnie Française des Pétroles) (23,75%) (creata appositamente)
mentre il 5% è attribuito al negoziatore arbitro Calouste Gulbenkian;
[lo sfruttamento inizierà nel 1927]


Il Dipartimento di Stato americano riesce così ad aprire le porte del petrolio mediorientale alle compagnie americane, ma ciò significa di fatto accettare le condizioni dell' "Accordo della Linea Rossa", che la Gran Bretagna considera ancora in vigore, escludendo tutti tranne i membri della CPI.


 



– Abdirrashid, 'Ali Sharmarke (Harat Dera 1919-69, assassinato) politico somalo, fervente nazionalista;
1943, è tra i membri fondatori della Lega dei Giovani Somali, il partito che guiderà il paese nei primi anni d'indipendenza;
1959, viene eletto all'Assemblea Nazionale;
1960-64, primo ministro nel primo nuovo governo della Somalia indipendente, rompe ogni rapporto diplomatico con la Gran Bretagna lanciando e sostenendo la guerriglia nazionalista somala in territori sotto la sovranità dell'Etiopia e del Kenya;
1967, viene eletto presidente della repubblica;
1969, il suo assassinio pone fine alla democrazia somala, aprendo la strada a un colpo di stato che porta al potere la giunta militare guidata dal gen. Siad Barre abolendo le garanzie costituzionali.

– Amadei, Giuseppe (Guastalla, Reggio Emilia 18 marzo 1919) politico italiano, esponente del PSDI (Partito Socialista Democratico Italiano).


– Andreotti, Giulio (Roma 1919-2013) politico italiano, esponente della Democrazia cristiana.

– Barbi, Paolo (Trieste, 23 agosto 1919 – Napoli, 10 giugno 2011) politico italiano, esponente della Democrazia cristiana.

– Barrientos Ortuño, René (Tunari 1919-Tocopaya 1969, in un incidente aereo) militare e politico boliviano, comandante del colpo di stato che esautorò il presidente V. Paz Estenssoro (novembre 1964); capo della giunta militare assieme al generale A. Ovando Candia si dimise nel gennaio 1966 ed in giugno fu eletto presidente della repubblica e dovette affrontare la guerriglia organizzata da Ernesto Guevara, il « Che ».

– Bell, Daniel (New York 1919) sociologo statunitense
La nuova destra americana (1955)
La fine dell'ideologia (1960)
La sinistra radicale (1963)
L'avvento della società postindustriale (1973)
Le contraddizioni culturali del capitalismo (1978, con R. Boudon).

– Campbell, Alan (1919-?) diplomatico britannico;
1943, istruttore dei commandos del Soe (Special Operations Executive);
1976, 14 dicembre, ambasciatore inglese in Italia al posto di Guy Millard;

– Ciombe, Moïse o Moïse Tschombè (Musumba 1919-Algeri 1969) politico zairese, principale responsabile dell'assassinio di P. Lumumba;
1959, fonda il partito regionalista Canakat;
1960, luglio, all'indomani dell'indipendenza del Congo Belga (Zaire) capeggia la secessione del Katanga, sostenuta dalle compagnie minerarie belghe;
1963, gennaio, ripara in Spagna dopo la sconfitta ad opera delle truppe dell'ONU;
1964, luglio, richiamato in patria dal presidente J. Kazavubu è nominato capo del governo di «riconciliazione nazionale»; combatte quindi, con l'appoggio delle truppe mercenarie bianche, la secessione delle province orientali capeggiata dal leader progressista A. Gizenga;
1965, ottobre, viene destituito;
1966, espulso dal parlamento;
1967, marzo, viene condannato a morte in contumacia dal tribunale militare di Léopoldville (oggi Kinshasa) per alto tradimento; va esule in Spagna, ma, durante il viaggio alle Baleari, il suo aereo è dirottato in Algeria (30 giugno) dove rimane internato fino alla morte.

– Donat Cattin, Carlo (Finalmarina – oggi Finale Ligure –, Savona, 26 giugno 1919 – Monte Carlo, 17 marzo 1991) politico italiano, esponente della Democrazia cristiana.

– Duby, Georges (Parigi 1919-Aix-en-Provence 1996) storico francese, condirettore delle riviste «Études Rurales» e «Moyen Age», accademico di Francia dal 1988
La società nei secoli XI e XII (1954)
Storia della civiltà francese (1958)
L'economia rurale nell'Europa medievale (1962)
L'arte e la società medievale (1966-67)
L'anno Mille (1967)
Terra e nobiltà nel Medioevo (1971)
Le origini dell'economia europea. Guerrieri e contadini nel medioevo (1973)
La domenica di Bouvines (1973)
Lo specchio del feudalesimo. Sacerdoti, guerrieri e lavoratori (1978)
Il cavaliere, la donna, il prete. Il matrimonio nella Francia feudale (1981)
Guglielmo il Maresciallo. L'avventura del cavaliere (1984)
L'Europa nel Medioevo. Arte romanica, arte gotica (1985)
Storia della vita privata dall'impero romano al XX secolo (1985-87, in 5 voll. con P. Ariès)
Atlante storico. La storia del mondo in 317 carte (1987)
Medioevo maschio. Amore e matrimonio (1988)
Storia delle donne in Occidente (1990, in 5 voll., con M. Perrot)
La storia continua (1991, specie di autobiografia professionale)
Féodalité (1996, raccolta delle sue opere maggiori)
Eva e i preti (terzo volume dell'opera Donne del XII secolo).

– Curto, Silvio (Bra, Cuneo 1919) archeologo ed egittologo italiano, organizzatore e direttore di varie spedizioni in Egitto tra le quali quella per il salvamento del tempio dedicato da Thutmosi III al dio Horo presso Ellesija (1965) in seguito ricostruito nel museo di Torino
L'Egitto antico nelle collezioni dell'Italia settentrionale (1961)
Gli scavi italiani a El-Ghiza del 1903 (1963)
Nubia (1965)
Medicina e medici nell'antico Egitto (1970)
Il tempio di Ellesija (1970)
L'antico Egitto (1981)
Pollenzo antica (1983)
La scrittura della storia dell'uomo (1989)
Storia del museo egizio di Torino (1990).

– Gelli, Licio (Pistoia 1919-2015) industriale tessile ed esponente della massoneria italiana.

– Kalashnikov, Mikhail Timofeevich (11 nov. 1919) ingegnere russo, "padrino" del fucile mitragliatore AK-47;
1941, mentre si sta riprendendo in ospedale, perché colpito a un braccio e al petto da un proiettile tedesco durante la seconda guerra mondiale, inventa questa micidiale arma (oltre 70 milioni di esemplari in 54 anni in vari Paesi);
1947, dopo la realizzazione di alcune versioni di fucile, viene defintivamente adottato il Kalashnikov AK47;
1949, il suo mitragliatore viene adottato dall'Armata rossa ed egli viene messo in congedo con il grado di sergente, insignito del premio Stalin e un appannaggio di 150.000 rubli;
1964, probabilmente in seguito ad una battuta di un alto ufficiale tedesco riferita a Leonid Brezhnev "un semplice sergente sovietico ha armato tutto il Patto di Varsavia", viene promosso tenente;
1989, è promosso generale; definito dallo stesso Uzi Gal, l'inventore del famoso mini-mitra israeliano, "il primo tra tutti gli armaioli del mondo", dalla sua invenzione non guadagna nemmeno un centesimo; il brevetto, non riconosciuto in Occidente, ai tempi della guerra fredda appartiene allo Stato sovietico che permette di usarlo gratis a molti Paesi dell'Est europeo.
[Kalashnikov AK47: adottato definitivamente nel 1947, arriverà in effetti ai reparti circa dieci anni dopo. Tutte le sue parti smontabili a mano sono matricolate. La tacca di mira è graduata fino ad 800 metri; ha una posizione per il tiro di combattimento da 0 a 300 metri, con mira approssimativa; può essere dotato di un sistema per il tiro in condizioni di scarsa illuminazione. Il tiro può essere semi-automatico o a raffica. Ha una cadenza di 600 colpi al minuto nel tiro a raffica.
Secondo stime dell'ONU, oltre 500.000 persone cadono ogni anno sotto i colpi dei kalashnikov.]


– Muhammad Reza Pahlavi (Teheran 1919-Il Cairo 1980) imperatore (scià) dell'Iran;
1941, primogenito di Reza Shah Pahlavi, educato all'occidentale, sale al trono dopo l'abdicazione del padre nelle difficili circostanze dell'occupazione anglo sovietica;
1942, solo in seguito alla dichiarazione di guerra alla Germania ottiene il riconoscimento della sovranità;
1951, sorgono contrasti con il primo ministro M. Mossadeq e la sua politica di nazionalizzazione dell'industria petrolifera;
1953, 16 agosto, in seguito ad una sommossa popolare è costretto ad andarsene; 22 agosto, può tornare in patria e alle sue funzioni in seguito all'intervento di una parte delle forze armate fedeli alla monarchia che porta alla caduta di M. Mossadeq; fautore in politica estera del blocco atlantico, mantiene in politica interna uno stretto controllo del potere con l'appoggio dell'esercito e dei gruppi conservatori; contemporaneamente, grazie agli enormi introiti derivanti dal petrolio, inizia una rapida politica di industrializzazione e di riforme sociali che mutano bruscamente il volto del paese e suscitano lo scontento dei gruppi religiosi più conservatori, promotori di manifestazioni e attentati contro la sua politica;
1973, Teheran, ottobre: vedi Intervista con la storia di Oriana Fallaci.
[Tra il 1970 e il 1978 si calcola siano state incarcerate 100.000 persone, 10.000 torturate e tra le 4000 e le 5000 uccise]
1979, dopo una lunga serie di manifestazioni popolari è costretto a lasciare il paese, nel quale è proclamata la Repubblica islamica, e viene condannato a morte in contumacia; riparato negli Stati Uniti, che rifiutano all'Iran l'estradizione, si trasferisce successivamente in Egitto.

– Papadopulos, Georgios (Heliochorion 1919-Atene 1999) militare e politico greco;
1966, generale di stato maggiore dell'esercito;
1967, 21 aprile, capeggia il gruppo di ufficiali di estrema destra che attua il colpo di stato; 13 agosto, sfugge all'attentato di A. Panagulis; dicembre, come vice primo ministro, carica che cumula con altri ministeri, sgomina il controcolpo di stato tentato da re Costantino II che è costretto a fuggire; assume la carica di primo ministro rafforzando il carattere dittatoriale e ferocemente repressivo del regime;
1972, marzo, reggente;
1973, 1° giugno, destituisce il sovrano, che ritiene implicato in una congiura ai suoi danni; 29 luglio, attraverso il referendum fa proclamare la repubblica e ne diventa presidente; cerca di mitigare la durezza del regime militare costituendo un governo di civili con a capo S. Markezinis; 25 novembre, abbandonato dagli Stati Uniti per la sua politica estera di apertura verso i paesi comunisti e arabi, dopo la rivolta degli studenti del Politecnico di Atene, che scuote la sua posizione, viene rovesciato dal generale Ph. Ghizikis; Joannidis si autoelegge padrone indiscusso della Grecia mettendolo agli arresti domiciliari (un golpe nel golpe);
1974, luglio, ritornato in Grecia il sistema democratico, viene arrestato e processato; condannato a morte, la condanna gli è commutata nel carcere a vita.

– Papandreu, Andreas (Chio 1919-Atene 1996) politico greco;
[Figlio di Georgios (1888-1968).]
1961-64, presidente del Centro di ricerche economiche di Atene;
1963, deputato nell' "Unione di centro";
1965, ministro nel governo presieduto dal padre; luglio, gli viene attribuita una cospirazione degli ufficiali progressisti;
1967, aprile, dopo il golpe militare dei "colonnelli" viene mandato in esilio;
1974, tornato in patria fonda il PASOK (Partito socialista panellenico);
1981, diventa primo ministro, a capo di un governo monocolore;
1985, trionfa alle elezioni e si riavvicina, in politica estera, agli Stati Uniti permettendo la permanenza delle loro basi nel Paese;
1986, nelle elezioni amministrative il suo partito viene sconfitto, sia per la precaria situazione economica sia per le irrisolte tensioni con la Turchia;
1989, alle elezioni subisce una sconfitta dovuta allo "scandalo Koskotas" e alle sue vicende personali (sposa una hostess molto più giovane);
1992, viene completamente scagionato e giudicato estraneo ai fatti;
1993, vince nuovamente le elezioni e mantiene la carica di primo ministro fino al 1996 quando si dimette per ragioni di salute.

– Penkovskij, Oleg (Mosca 1919 – dopo il 1963) agente segreto sovietico al servizio dell'Occidente.

– Perón Duarte, Eva o Evita Perón (Los Toldos, Buenos Aires 1919-Buenos Aires 1952) donna politica argentina
1943, attrice radiofonica, conosce J.D. Perón divenendo una sua sostenitrice, nonché collaboratrice politica
1945, lo sposa, acquistando presto un'immensa popolarità anche perché si presenta come protettrice dei poveri e dei diseredati (descamisados)
1947, con una fondazione da lei creata , intitolata a suo nome e operante con i contributi statali, cerca di aiutare costoro;
fonda inoltre il Partito laburista femminile e controlla (seppur in modo informale) i ministeri del lavoro e della sanità;
1951, solo per l'opposizione dell'esercito non riesce a diventare vicepresidente;
1952, la sua morte prematura getta nella costernazione tutta l'Argentina.

– Pintor, Giaime (Roma 1919-Castelnuovo a Volturno, Campobasso 1943) politico e scrittore italiano, compiuti gli studi giuridici a Roma, collaborò a «Campo di Marte», «Letteratura», «Oggi», «Primato»; studioso di letteratura tedesca, tradusse R.M. Rilke, H. von Kleist e H. von Hoffmannsthal;
1940, viene inviato sul fronte occidentale;
Saggio sulla rivoluzione di C. Pisacane (1942)
1943, gennaio, membro del comitato di armistizio con la Francia e della missione militare italiana presso il governo di Vichy, partecipa alla difesa di Roma contro i tedeschi, quindi si reca nel sud arruolandosi nell'esercito inglese; muore per l'esplosione di una mina.
Postumi:
Teatro tedesco (1946, antologia)
Il sangue dell'Europa (1950, saggio)
Doppio diario 1936-1943 (1979).

– Probst, Christoph Hermann(Murnau 1919–Monaco 1943, ghigliottinato) esponente della "Weisse Rose" (Rosa Bianca).

– Ripamonti, Camillo (Gorgonzola, Milano 25 maggio 1919 – Milano, 23 aprile 1997) politico italiano, esponente della Democrazia cristiana.

– Saitta, Armando (Sant'Angelo di Brolo, Messina 1919-Roma 1991) storico italiano, docente di storia moderna all'università di Pisa e a quella di Roma, a lungo direttore della rivista «Critica storica» scrisse molti manuali e antologie per scuole;
Filippo Buonarroti (1950, in 2 voll.)
L'Italia dall'antifascismo alla Resistenza (1962)
Aspetti e momenti della civiltà europea (1971)
Storia e miti del Novecento (1974)
Costituenti e costituzioni della Francia rivoluzionaria e liberale 1789-1875 (1975)
Duemila anni di storia (1978-1983, in 4 voll.)
Guida critica alla storia e alla storiografia (1980).

– Scheel, Walter (Solingen 1919) politico tedesco;
1946, membro del FDP (Partito liberale);
1953, deputato al Bundestag;
1961-66, ministro federale per la cooperazione economica;
1967-69, vicepresidente del Bundestag;
1968, gennaio, viene eletto presidente del FDP e ne guida l'evoluzione della linea politica che abbandona l'alleanza con la CDU;
1969, dopo le elezioni entra a far parte della coalizione di governo guidata dai socialdemocratici;
1970-73, in qualità di ministro degli esteri e di vicecancelliere affianca la politica di normalizzazione e di distensione con i paesi dell'est europeo perseguita da W. Brandt;
1974, maggio, allo scadere del mandato del socialdemocratico G. Heinemann la stessa maggioranza governativa lo elegge alla presidenza della Repubblica Federale;
1979, maggio, gli subentra nella carica il democristiano K. Carstens;
Il futuro della libertà (1979)
A chi nuoce ancora la partecipazione della Germania? (1986).

– Smith, Ian Douglas (Selukwe 1919) politico rhodesiano, figlio di agricoltori scozzesi;
1948, dopo aver partecipato alla seconda guerra mondiale nell'aviazione britannica, viene eletto al parlamento;
1953, diventa uno dei principali esponenti del "Partito federale" unito al governo;
1961, staccatosi da questo perché ostile al progetto di costituzione che concede alla popolazione nera una maggiore rappresentanza, fonda il "Partito del fronte rhodesiano" fautore di una difesa intransigente dei privilegi dei bianchi;
1964, aprile, ha la carica di primo ministro;
1965, promotore di una rigida politica di aparthied e avverso alle iniziative britanniche di graduale concessione dei diritti politici alla maggioranza nera, con il sostegno del Sudafrica e dei circoli colonialisti portoghesi, dichiara unilateralmente l'indipendenza del paese dalla Gran Bretagna e, in seguito alle sanzioni economiche decretate dall'ONU, l'uscita della Rhodesia dal Commonwealth;
1970, è confermato primo ministro;
1974, ancora primo ministro, con la sua politica segregazionista, porta il paese ad un crescente isolamento internazionale;
1972, provoca una guerriglia permanente da parte dei movimenti nazionalisti neri, alla quale reagisce con estrema durezza estendendo le rappresaglie ai paesi limitrofi, soprattutto al Mozambico;
1979, è costretto a lasciare la direzione del governo al vescovo A. Muzorewa, un leader africano moderato; non trovando un'intesa con i movimenti indipendentisti di ispirazione marxista, si accorda con la Gran Bretagna per la formazione di un nuovo Stato, lo Zimbabwe dove la minoranza bianca conservi ancora parte del controllo politico; guida quindi il partito d'opposizione Fronte nazionale (dal 1981 Fronte repubblicano) divenendo per un breve periodo primo ministro;
1980, è tra gli esponenti di primo piano dell'Alleanza conservatrice che conquista la quasi totalità dei seggi;
1985, l'Alleanza conservatrice vince ancora le elezioni;
1987, viene sospeso dall'attività parlamentare per la sua opposizione alle politiche governative, perdendo definitivamente il proprio peso politico.

– Stone, Lawrence (Epsom, Surrey 1919) storico statunitense di origine inglese;
1938, studente alla Sorbona a Parigi;
1938-40, studente a Oxford;
1946-47, studente a Oxford;
Scultura in Gran Bretagna: il medioevo (1955)
1963-90, docente di storia a Princeton;
La crisi dell'aristocrazia 1558-1641 (1965)
Le cause della rivoluzione inglese 1529-1642 (1972)
Famiglia e fortuna: studi sulla finanza dell'aristocrazia nel XVI e XVII secolo (1973)
Famiglia, sesso e matrimonio in Inghilterra 1500-1800 (1977)
Il passato e il presente (1981)
La via verso il divorzio: l'Inghilterra 1530-1987 (1990)
Unioni incerte: matrimonio in Inghilterra 1660-1853 (1992)
Vite spezzate: separazione e divorzio 1660-1857 (1993).

– Trudeau, Pierre Elliott (Montreal 1919-Montreal 2000) politico canadese;
1965, viene eletto ai Comuni per il partito liberale;
1966, segretario parlamentare del premier Pearson;
1967, ministro della giustizia e procuratore generale del Canada;
1968, aprile, succede a Pearson come primo ministro;
1972, subisce una sconfitta elettorale;
1974, viene messo in minoranza,
1975, luglio, porta il partito alla maggioranza assoluta;
1979, viene sconfitto;
1980, guida ancora la vittoria liberale;
1984, si ritira dalla politica.

– Valsecchi, Athos (Gravedona, Como 26 novembre 1919 – Roma, 20 luglio 1985) politico italiano, esponente della Democrazia cristiana;
[Dal matrimonio con Marisa Gallegioni ha avuto tre figli, Ermanno, Giovanna e Francesco.].

– Wynne, Greville (Londra 1919 – ?) agente segreto inglese.

– Zhao Ziyang (distretto di Huaxian, Henan 1919) politico cinese, proveniente da una famiglia di medi proprietari terrieri;
1932, entra a far parte della gioventù comunista;
1938 entra nel Partito comunista cinese; legatosi al gruppo moderato di Deng Xiaoping (Teng Hsiao-ping), durante la rivoluzione culturale viene destituito da qualsiasi incarico politico; ottiene poi larghi consensi allorché l'ala moderata del partito prevarrà sull'estrema sinistra;
1975, primo segretario del PCC nel Sichuan;
1978, vice primo ministro;
1980, membro del comitato permanente dell'ufficio politico del partito e poi primo ministro;
1987, segretario generale del partito;
1989, è costretto a dimettersi da ogni carica politica per essersi opposto alla violenta repressione delle manifestazioni studentesche di piazza Tiananmen;
1992, processato, dopo tre anni di arresti domiciliari, è riconosciuto promotore della rivolta senza tuttavia venire espulso dalla Cina.

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«Il Piccolo»

«segue da 1915»
1919, novembre, solo ora possono riprendere le pubblicazioni del quotidiano che ora può fruire di consistenti finanziamenti delle compagnie di assicurazione e dell'industria siderurgica, armatoriale e di navigazione della Venezia Giulia;
«segue 1938»

«L'Ordine nuovo»

1919, 1° maggio, a Torino nasce questa rivista settimanale ideata già prima della guerra da tre giovani intellettuali socialisti:
- A. Gramsci
- A. Testa
- P. Togliatti [Ercoli],
cui si unisce un giovane dirigente del PSI,
- U. Terracini;
unico scopo, accompagnare la critica della società capitalistica con la propaganda e con lo studio dell' "ordine nuovo comunistico", come scritto da A. Tasca nelle "battute di preludio";
«segue 1920»

«Avanti!»

15 aprile:
"…il nuovo Ppi (Partito Popolare Italiano) esce da una fittissima rete di istituti di credito, di casse rurali, di speculazioni finanziarie e di interessi politici, di organizzazioni e di giornali e posa sulla poderosa impalcatura della Chiesa cattolica e sulle masse cattoliche inquadrate in un esercito compatto e disciplinato."