©

Il Viandante

in rete dal 1996


Se ti siamo stati utili effettua una
Nuova Ricerca

ANNO 1918 STORIA e POLITICA RELIGIONE e FILOSOFIA ARTE Bancarella Libri usati
Cosa Nostra
SCIENZE ECONOMIA LETTERE e TEATRO CINEMA
Papa
Benedetto XV

(1914-22)

segretario di Stato: card. Pietro Gasparri. 1918
Gennaio
23
, in Unione Sovietica, il Consiglio dei Commissari del Popolo annuncia un cambio di rotta nella politica verso la Chiesa:
- si decreta il divieto della gestione di strutture scolastiche da parte di istituzioni religiose;
- si nega il sostegno dello Stato;
- si sopprime il diritto ad avere delle proprietà;
- si proibisce nelle chiese la richiesta ai fedeli di donazioni;
- si sospendono i diritti civili di tutti quei cittadini che praticano la religione cattolica;

Febbraio
la scoperta dell'"affare Jonckx" [vedi Germania] danneggia il Sodalitium Pianum e mette in difficoltà il Vaticano;
pregiudicata seriamente l'immagine di neutralità che il Vaticano ha voluto dare durante le trattative per la pace, il papa ordina al suo segretario di Stato Pietro Gasparri l'interruzione di tutte le attività del SP [controspionaggio] i cui agenti vengono ora assorbiti dall'Entità [spionaggio]; da questo momento quindi le operazioni del controspionaggio dentro il Vaticano vengono dirette ancora dal SP, diventato però una divisione minore dell'Entità.
Nello stesso tempo il papa dispone che tutti i giovani sacerdoti che studiano presso l'Accademia dei Nobili Ecclesiastici, vengano preparati per diventare diplomatici e, in caso di bisogno, spie.
Tra di loro:
Germania
. Giuseppe Aversa,
. Eugenio Pacelli;
Austria
. Raffaele Scapinelli di Leguigno;
Svizzera
. Francesco Marchetti Selvaggiani;
. Luigi Maglione;
Portogallo
. Giulio Tonti;
Spagna
. Federico Tedeschini.
Alla fine della guerra, nella sola Germania muoiono 2 milioni di persone e sia il presidente Th. W. Wilson che gli altri leader dell'Intesa non sono più disposti a firmare una pace negoziata con la Germania e il kaiser.

"Seconda Internazionale"

«segue da 1917»
1918
dal 1915 opera la Commissione socialista internazionale.
«segue 1919»

 



I Guerra Mondiale

L'Unione Sovietica si adegua al calendario gregoriano.





1918
Schweizerische Eidgenossenschaf
Confédération suisse
Confederazione svizzera
[Repubblica federale]
- Presidente
-
- Primo ministro
-
-

1918

[Politica in materia di immigrazione - I fase: 1917 ca-1925]
prima legge sulla polizia degli stranieri.

Quinta tappa dell'organizzazione del movimento operaio: sciopero generale represso dall'esercito.

[Jean Ziegler, Una Svizzera al di sopra di ogni sospetto, Arnoldo Mondadori Editore Milano 1976]


1918
Impero d'Austria
-
Karl I
Albero genealogico

(Persenburg, Austria Inferiore 1887 - Quinta do Monte, Madera 1922)
figlio dell'arciduca Ottone d'Absburgo-Lorena e di Maria Giuseppa di Sassonia;
1914, alla morte dello zio, l'arciduca Francesco Ferdinando assassinato a Sarajevo, diventa erede della corona absburgica;
1916-18, imperatore d'Austria;
1916-18, re d'Ungheria (Karl IV);
1918
Novembre
12
, dopo il collasso dell'impero e la proclamazione della repubblica austriaca, viene espulso dall'Austria e si ritira a vita privata in Ungheria e poi in Svizzera;
[Falliti due tentativi di restaurarvi la monarchia, nell'ottobre 1921 Karl I sarà arrestato e quindi costretto a fissare la propria dimora nell'isola di Madera dove morirà l'anno successivo.]

-

[la repubblica dell'Austria-tedesca, cioè il Deutschösterreich (nome assunto fino al 1° ottobre 1919 dallo stato che poi si chiamerà Austria), proclama la sua unione con il Reich tedesco, ma la decisione non può divenire operante per l'opposizione delle potenze vittoriose dell'Intesa.]

 

Cancelliere
-
Karl Renner
Partito socialdemocratico
(1918 nov - giu 1920)
[primo cancelliere della repubblica austriaca]
Sottosegretario
[per la riforma della costituzione]
-
Michael Mayr
Partito cristiano-sociale
(1918 nov - giu 1920)
Difesa
-
-
Interni
-
Otto Bauer
(1918-19)

1918
-

Prima repubblica austriaca Karl Renner · Michael Mayr · Johann Schober · Walter Breisky · Johann Schober · Ignaz Seipel · Rudolf Ramek · Ignaz Seipel · Ernst Streeruwitz · Johann Schober · Karl Vaugoin · Otto Ender · Karl Buresch · Engelbert Dollfuss · Kurt Alois von Schuschnigg · Arthur Seyss-Inquart

Seconda repubblica austriaca Karl Renner · Leopold Figl · Julius Raab · Alfons Gorbach · Josef Klaus · Bruno Kreisky · Fred Sinowatz · Franz Vranitzky · Viktor Klima · Wolfgang Schüssel · Alfred Gusenbauer · Werner Faymann

 

Istria
1918
-
Dalmazia
1918
-

[Joze Pirjevec, Serbi, Croati, Sloveni - Storia di tre nazioni, Universale Paperbacks, Il Mulino, Bologna 1995]
Cattaro
1918
-
 
BUCOVINA [appartiene all'Austria]
1918
La situazione è meno complicata rispetto alla Transilvania poiché il governo austriaco, meno intransigente di quello ungherese, non favorisce alcuna nazionalità a discapito di un'altra.
UNGHERIA
Repubblica Popolare d'Ungheria
Cancelliere
conte Tisza
 
Presidente
della repubblica e dei ministri


Mihály Károlyi
(1918 16 nov - ?)
Ministro della Difesa
-
 
-
Ministro degli Interni
-
 
-
1918
Ottobre
25
, Mihály Károlyi di Nagykároli forma un consiglio nazionale per l'indipendenza del paese;
30, è nominato capo del governo dall'imperatore Carlo IV;

Novembre
16
, in seguito ad un plebiscito viene proclamata la Repubblica Popolare d'Ungheria;
- presidente della repubblica e dei ministri: Mihály Károlyi;
questi non riesce ad impedire l'occupazione della Slovacchia da parte dei cechi, della Transilvania da parte dei romeni, dell'Ungheria meridionale da parte dei serbi;
TRANSILVANIA [appartiene all'Ungheria]
1918
abitata da una popolazione in parte romena, la regione è per la Romania una terra irredenta. Non ci sono agitazioni manifeste, ma il problema resta e gli abitanti romeni sono molto scontenti del regime magiaro che cerca di magiarizzarli.
Fiume [detta "il Corpus separatum" - esclusa dalla Croazia-Slavonia]
1918
-
BOSNIA-ERZEGOVINA
[dal 1878 amministrata dall'Austria-Ungheriae da questa poi annessa il 7 ottobre 1908]
Governatore
-
1918
-




1918
DEUTSCHE REICH
REPUBBLICA
di GERMANIA
Guglielmo II
Albero genealogico

(Potsdam 1859-Doorn, Utrecht 1941)
primogenito dell'imperatore Federico III e della principessa inglese Victoria, e affetto da una paralisi parziale al braccio sinistro;
1888-1918, imperatore di Germania e re di Prussia;
1918
Novembre
10
, nomina il mar.llo P. von Hindenburg comandante supremo, lascia il suolo tedesco e si rifugia in Olanda;
28, dopo l'abdicazione, fissa per sempre la sua dimora nei Paesi Bassi.
[nel 1927, pubblicherà le sue Memorie.]

Presidente
della Repubblica
P.L. von Hindenburg
(1918 9 nov - feb 1919)
-
Presidente
del Bundesrat
(consiglio federale)
Georg von Hertling
(1917 1° nov - 30 set 1918)
Presidente
del Reichstag
-
-
Cancelliere del Reich
[Reichskanzler]
Georg von Hertling
(1917 25 ott - 30 set 1918)
Max di Baden SPD
(3 ott - 9 nov)
[governo di coalizione provvisorio]
F. Ebert SPD
(9-10 nov)

 

Presidente
del Consiglio
dei commissari del popolo*

F. Ebert SPD
(10 nov - 13 feb 1919)
H. Haase USPD
(10 nov - 29 dic)

Vicecancelliere
Karl Helfferich FVP
(? - ?)
Friedrich von Payer
(? - ?)
     
Esteri
Richard von Kühlmann
Indipendente
(? - ?)
Paul von Hintze
Indipendente
(? - ?)
     
Interni
Max Wallraf
Indipendente
(de jure FVP)
(? - ?)
     
Giustizia
Paul von Krause
Indipendente
(? - ?)
     
Marina
Eduard von Capelle
Indipendente
(? - ?)
     
Guerra
Rudolf Schwander
Indipendente
(? - ?)
Hans Karl von Stein zu Nord-und Ostheim
Indipendente
(? - ?)
   
G. Noske
(1918 9 nov - 1920)
Trasporti
Wilhelm von Waldow
Partito Conservatore
(? - ?)
     
Poste
Otto Rudlin
Indipendente
(? - ?)
     
Finanze
Siegfried von Roedern
Indipendente
(? - ?)
     
Colonie
Wilhelm Solf
Partito Liberale
(? - ?)
     

*Governo di coalizione provvisorio formato da socialdemocratici e socialdemocratici indipendenti.

1918
I Guerra Mondiale:
- Germania e Austria-Ungheria,
- contro Francia, Gran Bretagna, Russia, Giappone, Italia e Stati Uniti.

Gennaio
"affare Jonckx": già dal dicembre scorso, il quotidiano «Düsseldorfer Tageblatt» denuncia una cospirazione contro gli Imperi centrali organizzata in Belgio; Heinz Brauweiler, editore del giornale e agente occasionale dello spionaggio del kaiser, sostiene che un gruppo di integralisti cattolici, appoggiati dalla Russia, cerca di minare la sicurezza della Germania; egli afferma che un libro pubblicato da poco in Francia, La guerra tedesca e il cattolicesimo, sostiene che l'impero tedesco è il vero nemico della Chiesa cattolica nel mondo e che il kaiser vuole sostituire il papa come figura assolutista della Chiesa nella futura Europa; scrive che tutta la cospirazone è stata organizzata dal servizio di controspionaggio vaticano, l'SP, e da un tale Jonckx, un avvocato del Gand, città belga occupata dalla Germania;
il giornale tedesco è in possesso dei documenti che il sacerdote domenicano Floris Prims ha cercato di mostrare a Pio X e al suo cardinale segretario di Stato, Rafael Merry del Val;

Febbraio
3
, la polizia militare tedesca, accompagnata da agenti dell'intelligence del kaiser, si presenta a casa di Jonckx. Secondo i tedeschi, l'avvocato e agente del SP ha avuto contatti con un certo barone Sonthoff, una spia russa, per cercare di screditare la Germania e Guglielmo II;

Marzo
le ostilità hanno esito vittorioso per i tedeschi solo sul fronte orientale (la Russia, sconvolta dalla rivoluzione bolscevica è costretta alla pace di Brest Litovsk);

Giugno
l'appoggio dei membri della Spartacusbund (Lega di Spartaco) all'Ottobre bolscevico (sia pure con molte riserve) e la disgregazione del sistema imperiale tedesco consumano la rottura con gli indipendenti;

Settembre
30
, il cancelliere G. von Hertling si dimette;

Ottobre
3
, in un estremo tentativo di salvare la monarchia dal crollo politico e militare che si preannuncia, il Kaiser nomina Max di Baden cancelliere dell'impero;
le sanguinosissime perdite sul fronte occidentale contro la Francia e la critica situazione dell'Austria-Ungheria sul fronte meridionale contro gli italiani inducono il neo cancelliere, che già tenta di democratizzare lo stato tedesco, a contrastare le spinte militaristiche rappresentate soprattutto da E. Ludendorff, e ad avviare trattative d'armistizio con le potenze dell'Intesa e a proporlo direttamente al presidente americano Th. W. Wilson;
la conferenza di Berlino tra gli spartachisti e gli altri gruppi della sinistra si conclude con l'elaborazione di un programma che prevede lo sviluppo di una situazione rivoluzionaria e la costituzione di un nuovo potere esercitato dai consigli di operai e soldati;
ammutinamento della flotta tedesca d'alto mare a Wilhelmhaven;

Novembre
ai primi del mese ventimila marinai si ammutinano a bordo delle navi della 1ª e della 3ª flotta che issano la bandiera rossa;
5, gli ammutinati sbarcano a Lubecca e si costituiscono in unità libere, le "brigate di ferro", che marciano di città in città fino a Berlino;
7, gli Alleati hanno respinto l'esercito tedesco sulla riva destra della Mosa, sono a Bruxelles e a Sédan, la Grande Guerra è perduta.
8, i cinquanta generali impegnati nella battaglia alla testa delle loro truppe ricevono l'ordine di presentarsi l'indomani a Spa, davanti al nuovo Capo di Stato Maggiore Generale, il gen. Groener, appena succeduto al gen. E. Ludendorff; trentanove si presentano regolarmente, malgrado la rivolta che serpeggia nell'esercito;
8/9, Berlino, nella notte il socialdemocratico Ph. Scheidemann proclama la Repubblica;
9, i rivoluzionari controllano i ponti, le strade ferrate, i telegrafi e perfino gli arsenali della zona occidentale lungo la via della ritirata;
il neo cancelliere Max di Baden, personalmente favorevole alla monarchia, non esita, di fronte alla possibilità di una rivoluzione comunista in Germania, a spingere Guglielmo II all'abdicazione;
10, l'imperatore nomina il mar.llo P. von Hindenburg comandante supremo, lascia il suolo tedesco e si rifugia in Olanda; F. Ebert presidente dell'SPD (Partito socialdemocratico tedesco) assume i poteri trasferitigli dall'ultimo cancelliere imperiale Max di Baden (il giorno dopo si ritirerà dalla politica) e dirige un governo di coalizione provvisorio "Consiglio dei commissari del popolo" formato da socialdemocratici e socialdemocratici indipendenti;
ora i partiti di sinistra organizzano a Berlino, in tutta la Germania e persino nei reggimenti, una rivoluzione sotto il segno della bandiera rossa; vengono creati i comitati operai e, tra le truppe, i comitati militari, che si contrappongono alla gerarchia tradizionale e rispondono al "Consiglio esecutivo dei consigli degli operai e dei soldati";
"traditi" dai civili, i militari riconoscono però una sola autorità, quella del loro capo supremo nominato dall'imperatore, il mar.llo P. von Hindenburg;
11, ore 05:00, i tedeschi firmano la resa dettata da Foch;
ore 11:00, mentre l'esercito è ancora al fronte per la massima parte al di fuori del territorio tedesco, la Germania interrompe la guerra, non ha più né imperatore né governo;
armistizio sulla base dei "14 punti" di Th. W. Wilson: sgombero dei territori occidentali occupati e della riva sinistra del Reno, rinuncia al trattato di Brest-Litovsk.
12, mentre arriva l'ordine ai piloti di consegnare immediatamente gli apparecchi ad una unità militare americana, H. Göring decide invece di trasferire il suo gruppo Geschwader Richthofen a Darmstadt;
Darmstadt, mentre il Geschwader Richthofen rientra in patria l'aeroporto è sotto il controllo di un consiglio rivoluzionario di soldati i quali pensano subito di impadronirsi degli aerei ma vengono fermati da un ultimatum del tenente pilota che minaccia di dare altrimenti l'ordine di attaccare subito l'aeroporto a tutti gli aerei rimasti in mano ai piloti del gruppo;
H. Göring riceve però un ultimo messaggio che gli impone di portare il Geschwader ad Aschaffenburg dove dovrà arrendersi e consegnare la sua unità ad una commissione francese; quale ultimo gesto di sfida tutti i piloti compiono degli atterraggi disastrosi, "scassando" la maggior parte dei caccia, a causa della violenza con cui fanno loro toccar terra;
la sera stessa egli tiene un discorso di commiato al personale ormai smobilitato;
[dal 5 luglio 1917 quando il ten.col. Dostler aveva distrutto un pallone da osservazione, sino alle ultime tre vittorie, conseguite il 5 novembre 1918, sono stati abbattuti in totale 644 velivoli nemici; nello stesso periodo il Geschwader ha perso cinquantasei ufficiali piloti e sei graduati.]



Regno di Baviera
Ludwig III (Monaco 1845-Sárvár, Ungheria 1921)
figlio di Luitpold di Wittelsbach e dell'arciduchessa Augusta di Austria-Toscana;
1912, alla morte del padre subentra come reggente del re Ottone I, colpito da grave squilibrio mentale;
1913-18 [fino all'8 nov], re di Baviera;

1918
Marzo
Monaco, un conducente di locomotive, Anton Drexler fonda, alla taverna "Methin" un Libero Comitato operaio per una buona pace; per l'occasione fa pubblicare un discorso che riassume, nove mesi prima dell'armistizio, il risentimento che la Germania nutrirà nei confronti degli Alleati e dei loro complici che non hanno voluto partecipare alle trattative di Brest-Litovsk…
Pur non avendo un grande successo, questo Comitato fornisce un potente strumento d'azione sulle masse ad un'organizzazione molto più inquietante e semiclandestina, la Società di Thulè.
Monaco, dopo l'armistizio tra Russia e Germania (dicembre 1917) Anton Drexler, sulla base delle teorie di Thulè, fonda un partito operaio tedesco, il DAP (Deutsche Arbeiter Partei) che come tutti gli altri partiti, dopo il rovescimento del potere comunista in Baviera, viene sorvegliato dalla Reichswehr;
Settembre
12
, il DAP (Deutsche Arbeiter Partei) tiene una riunione dove sono presenti 45 persone;
16, nella nuova riunione tenutasi alla taverna "Zur alten Rosenbad", nella Herrnstrasse, partecipa anche A. Hitler, come 55° membro del partito (Anton Drexler gli ha inviato la tessera n. 555), che, come si nota, è molto piccolo (da un rapporto finanziario letto durante la seduta possiede: 7 marchi e 50 pfennig);
nominato membro del comitato direttivo del partito, A. Hitler viene incaricato della propaganda e del reclutamento.
Non lavora clandestinamente, i suoi ufficiali gli hanno dato l'autorizzazione.
Per prima cosa egli rifiuta la tutela della Società di Thulé. Elimina l'agente della società, il giornalista Karl Harrer (che aveva avuto all'inizio una grande influenza su Anton Drexler) e si associa invece a uomini politici più indipendenti e più sicuri, come Dietrich Eckardt [a lui dedicherà Mein Kampf], antisemita, anch'egli giornalista e autore drammatico, proveniente da una ricca famiglia, e ben relazionato con l'alta borghesia bavarese (porterà nel partito un gran numero di uomini provenienti dalle classi sociali più agiate). Si assicura inoltre l'amicizia di E. Röhm, eroe di guerra, vero condottiero.

Novembre
7
, Monaco, nel pomeriggio centomila persone, rispondendo all'appello dei socialdemocratici e dei sindacati, marciano sulle caserme della città invitando i soldati a fraternizzare. Nelle prime file di qesta immensa folla si trova un giornalista socialista, K. Eisner.
8, Monaco, è già proclamata la Repubblica;
13, nonostante le sue qualità militari e il suo atteggiamento liberale, il re Ludwig III viene travolto dalla rivoluzione; la proclamazione di una effimera Repubblica socialista bavarese lo costringe ad abdicare e ad abbandonare il paese (vivrà all'estero fino alla morte).
Il socialista K. Eisner si trova quindi alla testa di uno stato in piena crisi sociale e politica; egli non ha le capacità necessarie per condurre a buon fine il suo compito, inoltre il suo intransigente separatismo gli fa commettere parecchi gravi errori politici. Egli suggerisce la creazione di un'organizzazone comune agli Stati meridionali della Germania, riproponendo così un'idea, che ha sempre preoccupato la Prussia, in un momento particolarmente inopportuno. Egli si oppone inoltre alla convocazione di un'assemblea nazionale, temendo di vedervi riuniti i partigiani dell'unità tedesca. Nel frattempo egli lascia che le "milizie rosse" si ricostituiscano e creino un clima di inquietudine in Baviera.

Dicembre
La conferenza nazionale dei consigli di operai e soldati ribadisce l'influenza dei socialisti maggioritari e indipendenti tra la classe operaia organizzata e il relativo isolamento delle tendenze rivoluzionarie;
30-31, per iniziativa della Spartacusbund (Lega di Spartaco) di K. Liebknecht e R. Luxemburg , gli spartachisti e gli altri gruppi della sinistra socialista procedono quindi alla costituzione del KPD (Kommunistische Partei Deutschlands - Partito comunista di Germania); esso si presenta contro la socialdemocrazia, come unica avanguardia proletaria nella fase di lotta di classe aperta dalla "rivoluzione" del 1918, ma il nuovo organismo appare immediatamente dominato dall'estremismo verbale e dall'insurrezionalismo delle nuove leve ed ha breve vita;
contrario al movimento rivoluzionario degli "spartachisti" e preoccupato di una possibile vittoria "bolscevica" in Germania, F. Ebert sollecita l'aiuto dei militari monarchici;

Regno di Württemberg

Wilhelm II (Stuttgart 1848 - Schloss Bebenhausen 1921)
figlio di Friedrich Karl August e della p.ssa Katharine von Württemberg;
1891-1918, re di Württemberg;
1918
Novembre
29
, abdica.

Albero genealogico


1918
REGNO di POLONIA
(Regno del Congresso)
[capitale Varsavia]
 
Consiglio di Reggenza
. Aleksander Kakowski
. Zdzislaw Lubomirski
. Józef Ostrowski
(1917 15 ott - 14 nov 1918)
Capo di Stato
J. Pilsudski
(1918 14 nov - 11 dic 1922)
Presidente dei ministri
Jan Kucharzewski
(1917 26 nov - 27 feb 1918)
Antoni Ponikowski
(27 feb - 4 apr)
Jan Kanty Steczkowski
(4 apr - 2 ott)
Jan Kucharzewski
(2-9 ott)
Józef Swiezynski
(23 ott - 3 nov)
Wladyslaw Wróblewski
(3-7 nov)
Ignacy Daszynski
(7-12 nov)
Ignacy Daszynski
(14-17 nov)
Jedrzej Moraczewski
(1918 18 nov - 16 gen 1919)
     
-

1918
Ottobre
l'esercito di volontari costituito dal Comitato nazionale polacco di R. Domowski, riconosciuto da tutti i governi dell'Intesa, viene posto sotto il comando del gen. J. Haller; la sconfitta degli imperi centrali restituisce la libertà a J. Pilsudski;

Novembre
10
, occupata Varsavia, J. Pilsudski forma un governo di unione nazionale presieduto da I.J. Paderewski;

Dicembre
16
, viene fondato il Partito comunista polacco, ma il suo tentativo di dar vita a consigli operai di tipo bolscevico viene stroncato.
[In effetti nel primo Partito comunista polacco, "Proletariato", sorto nel 1882, si sono fusi orala SDKPeL (Socialdemocrazia del Ksolevsko della Polonia e della Lituania) e il PSP-Sinistra (la Sinistra del Partito Socialista Polacco), ambedue del preguerra.]

Al momento della restaurazione della sua indipendenza, i tre lembi del paese, calpestati rispettivamente da russi, tedeschi e austriaci, presentano più o meno la stessa dissoluzione tanto negli organismi civili che in quelli religiosi.
Ovunque il giurisdizionalismo più diffidente, l'invadenza più capillare, le msure più drastiche per impedire una vitalità che, protetta dallo schermo della religione, possa rivelarsi a lungo andare politicamente preoccupante.
Si deve così procedere alla restaurazione di diocesi come quella di Podlachia (in seguito Siedlce), alla costituzione di nuove come a Lodz, a una totale riorganizzazione della preparazine culturale del clero, al quale finora è stata consentita una sola facoltà teologica a Cracovia.
Quella del clero è naturalmente una classe da tener di mira in modo particolare, specie in un paese di medievale ignoranza. L'unica facoltà teologica, quella di Cracovia, è sotto l'amministrazione dell'Austria; nessuna ne conta quella germanica; e, quanto alla Russia, essa soppresse nel 1867 l'Accademia Ecclesiastica di Varsavia, permessa nel 1836, e trasferito, nel 1917, a Pietroburgo l'altra Accademia ecclesiastica di Vilno, consentita nel 1833.
[Al problema di uniformare la triplice legislazione precedente anche nel settore religioso, per sollecitazione del nunzio Ratti, ci si orienta subito – ne darà atto la stessa Costituzione del 1921 – verso la preparazione d'un Concordato con la Santa Sede (che sarà condotto in porto nel 1925).]



1918
REPUBBLICA di CECOSLOVACCHIA
Presidente della Repubblica
T.G. Masaryk
(1918 - 1935)
-
1918
T.G. Masaryk, riconosciuto ormai come leader del movimento dell'indipendenza ceca e slovacca, ha esercitato una considerevole influenza sul presidente degli Stati Uniti Th.W. Wilson contribuendo ad orientare le sue opinioni sulla realtà politica del dopoguerra;
Ottobre
28
, il comitato nazionale di Praga (costituitosi a luglio) assume di fatto ogni potere in Boemia e Moravia; contemporaneamente in Slovacchia i rappresentanti del movimento nazionale slovacco si dichiarano favorevoli a formare un'unica compagine statale insieme ai cechi, nasce così la repubblica cecoslovacca;
Dicembre
T.G. Masaryk diviene presidente della nuova repubblica di Cecoslovacchia.





1918
REGNO dei SERBI, CROATI e SLOVENI
Pietro I Karagjorgjevic
Albero genealogico

(1844 - 1921)
figlio di Alessandro, principe di Serbia;
1858, dopo la deposizione del padre, passa gran parte della sua vita all'estero ricevendo una buona educazione militare nella Scuola di Saint-Cyr in Francia;
sposa Zorka († ?), figlia del principe Nicola di Montenegro.
1903-18, re di Serbia;
1918-21, re dei serbi-croati-sloveni;
[dal 1914 è reggente il figlio Alessandro]
[1918, unificazione di serbi, croati, sloveni, macedoni, montenegrini; regno privo del litorale dalmata (rimasto all'Italia in seguito al trattato di pace) e della Carinzia (rimasta all'Austria).]

Alessandro I Karagjorgjevic
Albero genealogico

(1888 - ottobre 1934)
figlio di Pietro I e di Zorka di Montenegro;
1914-18, reggente del regno Serbia nel periodo della prima guerra mondiale;

1921-29, re dei serbi-croati-sloveni;
1929-34, re di Jugoslavia;

presidente
del consiglio
N. Pašic
(1912 giu - nov 1918)
[fondatore del Partito radicale serbo (1881)]
N. Pašic
(1918 1° dic - dic 1925)
[fondatore del Partito radicale serbo (1881)]
ministro
degli interni
Stojan Protic
(? - ?)
-
ministro
degli esteri
-
-
ministro
della pubblica istruzione
Ljuba Jovanovic
(? - ?)
-
1918
in seguito all'invasione austriaca, il governo è costretto a portare la residenza a Corfù dove il primo ministro firma con i rappresentanti dei croati e degli sloveni il patto che prevede la creazione di uno stato jugoslavo in cui le varie nazionalità godano degli stessi diritti;

Marzo
arrivano a Salonicco quei distaccamenti serbi, in tutto 8000-10.000 uomini, in grandissima maggioranza oriundi della Bosnia-Erzegovina, provenienti dalla Galizia;
[sono quelli che, trovandosi in mezzo ad una Russia ostile, erano riusciti dato lo stato caotico del paese a raggiungere Vladivostok per la Transiberiana; di lì poi per il Pacifico, l'Oceano Indiano, il Mar Rosso, il Canale di Suez e quindi Salonicco.]

Settembre
malgrado i brutti retroscena politici, le truppe serbe si sono batture bene durante tutto il conflitto; il nuovo piano di operazioni ora adottato e applicato dal gen. Franchet d'Espery, nuovo comandante in capo delle armate alleate d'Oriente è quello ideato dal voivoda Micic ed è quello che porta allo sfondamento della linea nemica;
l'esercito serbo intanto si è spinto innanzi sgominando i resti delle armate austro-ungariche e germaniche potendo quindi rientrare in patria.
Finisce così la storia della Serbia ed inizia quella della Jugoslavia.

Ottobre
8
, Zagabria, viene costituito il Consiglio nazionale dei croati, serbi e sloveni in territorio austro-ungarico allo scopo di giungere all'unione di tutti gli slavi del sud in uno stato libero indipendente e democratico;
[Detto consiglio si riunisce nei giorni 17, 18 e 19 ottobre.]
19, al termine delle sedute del "Consiglio nazionale dei croati, serbi e sloveni" viene emanata una dichiarazione con la quale si respinge il proclama dell'imperatore Karl del 16 ottobre (che creava una federazione austro-ungarica) e si richiede l'unione di tutti gli jugoslavi in uno stato unitario e sovrano.
Il Consiglio stesso si proclama l'unico rappresentante del popolo per le trattative con gli stati esteri.
Ma Trumbic non vuole riconoscere al governo di Belgrado il diritto esclusivo di dirigere la politica dei popoli jugoslavi nel loro insieme:
Il principe reggente Alessandro Karagjorgjevic e N. Pašic fanno forti pressioni sul Consiglio perché acceleri l'unione, col pretesto che l'Italia rivendica sempre più insistentemente vari territori jugoslavi e che quindi non c'è tempo da perdere.
20, il Consiglio vota un ordine del giorno con cui dichiara di rompere ogni legame con l'Austria e con l'Ungheria e proclama la Dalmazia, la Croazia, la Slovenia e Fiume indipendenti e destinati a far parte di un comune stato nazionale jugoslavo (non serbo, si noti).

Ma continuano gli attriti fra i rappresentanti del governo serbo, gli emigrati e il Consiglio nazionale di Zagabria, tantoché è lo stesso presidente della repubblica francese R. Poincaré a consigliare il ministro di Serbia a Parigi Vesnic di far sì che il suo governo si intenda al più presto con i rappresentanti dei sud slavi austro-ungarici, «specialmente in presenza della grande attività spiegata dall'Italia nel combattere la tesi jugoslava dell'unione».

29, Zagabria, per supplire al vuoto di potere che s'è creato, i rappresentanti dei croati e degli sloveni, con i deputati serbi della Vojvodina, riuniti in un Consiglio nazionale, dopo aver dichiarato nulli i rapporti costituzionali con l'Austria-Ungheria, proclamano lo stato autonomo di sloveni, croati e serbi, costretto però ben presto a rifugiarsi tra le braccia protettrici dei Karadjordjevic.
[Joze Pirjevec, Serbi, Croati, Sloveni - Storia di tre nazioni, Universale Paperbacks, Il Mulino, Bologna 1995]

Novembre
6-9
, a Ginevra quindi N. Pašic si incontra con i rappresentanti dell'opposizione serba, del Consiglio nazionale di Zagabria e del Comitato degli emigrati; dopo qualche discussione è proclamata la formazione a partire da oggi del nuovo stato serbo-croato-sloveno e si crea un ministero comune per la Serbia e i paesi dipendenti dal Consiglio nazionale di Zagabria;
27, una commissione del Consiglio nazionale di Zagabria si reca a Belgrado per trattare la questione dell'unione;
30, dopo tre giorni di negoziati viene redatto un indirizzo del Consiglio al principe reggente.
L'indirizzo ricorda la decisione del Consiglio di proclamare l'unione dello stato dei serbi, croati e sloveni col Regno di Serbia e col Montenegro in un unico complesso statale sotto il re Pietro, nel cui nome il principe reggente eserciterebbe il potere regio.


Dicembre
, il principe nella sua risposta accetta l'indirizzo e proclama l'unione, e così viene costituito Il Regno dei Serbi, Croati e Sloveni (comunemente abbreviato S.H.S.)
[La lettera H indica la forma serbo-croata della parola croata ossia Hrvat.
Più precisamente: Kraljevina, Srbov, Hrvatov in Slovencev]

17, il principe reggente riceve una deputazione montenegrina che gli notifica la decisione presa dall'assemblea di questo popolo riunitasi il 24 novembre a Podgorica con la quale si proclama la decadenza di re Nicola e l'annessione del Montenegro alla Serbia.
[un'annessione avvenuta nonostante le precisazioni del diplomatico britannico conte De Salis, a cui nessuno ha prestato ascolto.]

È stato l'elemento del "pericolo italiano", abilmente sfruttato dai serbi e dai francesi, che ha indotto gli jugoslavi dell'Austria-Ungheria ad accettare l'idea dell'unione con i serbi in uno stato comune. Altrimenti non si capirebbe come i croati e gli sloveni abbiano accolto così a cuor leggero la Costituzione del Vidovdan (proclamata nel giorno di S. Vito).



[Nei ventidue anni della sua esistenza, questo regno sarà nei momenti migliori uno stato autoritario e nei momenti peggiori una dittatura: in esso si riconoscono soltanto i serbi, finalmente uniti in un solo stato, o meglio, l'oligarchia al potere, la caršijamafia ed establishment in uno», così definita da Christopher Cviic).
Trattasi di un gruppo di persone, composto da politici gravitanti intorno alla corte, dall'alto clero della chiesa ortodossa, dall'alta borghesia belgradese, ma soprattutto da ufficiali dell'esercito membri della "mano bianca" e legati al sovrano da un patto di omertà, che trae origine dall'eliminazione violenta della "mano nera".
Questa classe dirigente, di origine modesta e di scarsa istruzione, considera in maggioranza il nuovo stato appena costituito sotto gli auspici delle grandi potenze, come bottino di guerra da cui trarre i massimi benefici. Essa ha respinto l'idea di dare alla nuova realtà statale il nome di Jugoslavia perché ciò avrebbe significato rinunciare all'individualità serba, accentuando il peso della tradizione "illirica" così a lungo coltivata dai croati.
Joze Pirjevec, Serbi, Croati, Sloveni - Storia di tre nazioni, Universale Paperbacks, Il Mulino, Bologna 1995]


SLOVENIA
1918
entra a far parte del regno con un proprio governo locale;
REGNO del MONTENEGRO
Nicola I Petrovich Njegosh
Albero genealogico

(Njegoš, Montenegro 1841 - Antibes, Francia 1921)
1860-1918, principe del Montenegro;
1910-18, re del Montenegro (Nicola I)
[primo e ultimo sovrano di uno stato indipendente dal 1878, con uno sbocco sull'Adriatico: Antivari, e dal 1905 con una costituzione]
1918
Novembre
24/26
, l'assemblea nazionale di Podgorica lo dichiara decaduto e proclama l'unione del Montenegro alla Serbia;

1918
prima guerra mondiale (1914-18): l'occupazione austriaca del Montenegro lo ha costretto a riparare prima in Italia e poi in Francia;
autunno, spezzata la resistenza austraca nei Balcani il paese viene liberato;

Novembre
24/26
, l'assemblea nazionale di Podgorica dichiara decaduto re Nicola I e proclama l'unione del Montenegro alla Serbia.

[Il Montenegro ha un'antichissima tradizione di indipendenza e le elezioni all'assemblea di Podgorica sono avvenute durante l'occupazione militare serba, consentita e incoraggiata dai francesi dopo lo sfacelo della Bulgaria e dell'Austria-Ungheria e dopo che la polizia serba aveva arrestato o esiliato tutti coloro che si erano dichiarati contrari all'unione con la Serbia. Il diplomatico britannico conte De Salis ha riferito in tal senso al suo governo ma nessun gli ha prestato ascolto.]

Dicembre
, entra a far parte del neoproclamato regno jugoslavo.



1918
Albania
Guglielmo di Wied
Albero genealogico
-

1918
Luglio
le forze italiane iniziano una offensiva nella regione Semeni-Devoli;
20, le forze italiane sconfiggono gli austro-ungarici e occupano Berat e Fieri;

Agosto
24
, il nemico, sotto il gen. Pflanzer-Baltin, avendo ricevuto notevoli rinforzi, sferra una controffensiva e rioccupa Berat e Fieri mentre anche i francesi sul Mali Siloves devono ripiegare nelle valli del Devoli e del Tomorica.

Settembre
29
, dopo la sconfitta e la capitolazione della Bulgaria sul fronte macedone, il gen. Pflanzer-Baltin deve ripiegare e le popolazioni locali, nelle quali si è mantenuta una viva ostilità contro gli austro-ungarici, insorgono dappertutto e fanno precipitare la ritirata del nemico, il quale deve abbandonare tutto il suo materiale.
Gli austro-ungarici vengono inseguiti da italiani, francesi e serbi;

Ottobre
7
, viene occupata Elbasan,
14, …Durazzo e
15, … Dibra;

Novembre
5
, viene occupata Scutari.
Gli italiani si insediano in quasi tutta l'Albania autonoma, ma Scutari viene occupata da un presidio interalleato, mentre i francesi e i serbi occupano le regioni albanesi già attribuite alla Serbia e al Montenegro.

Alla fine del primo conflitto mondiale torna indipendente.

Non appena terminate le ostilità i serbi cominciano subito a voler affermare le loro pretese sull'Albania settentrionale. Il gen. Franchet d'Esperey, comandante in capo delle truppe alleate in Macedonia, li autorizza a occupare una linea strategica intesa a preservarli contro possibili attacchi albanesi, detta appunto "linea Franchet d'Esperey".
Il pericolo di tali attacchi è poco probabile, essendo l'Albania senza esercito, ma la predetta linea dà alla Serbia metà dell'Albania settentrionale – quale era stata delimitata nel 1913 –, regione abitata in grande maggioranza da albanesi (musulmani o cattolici) ostilissimi ai serbi.
I serbi giungono pertanto alla linea predetta, malgrado le proteste degli albanesi e trattano i territori occupati come paese di conquista.




1918
Regno di GRECIA

Costantino I

Albero genealogico

(Atene 1868 - Palermo 11 gennaio 1923)
figlio di Giorgio I re degli Elleni e di Olga di Russia;
1889, sposa la principessa Sofia di Hohenzollern, sorella del Kaiser Guglielmo II;
1912, comandante vittorioso delle truppe greche durante la prima guerra balcanica;
1913-17, 1920-22, re di Grecia;
1918
ha abdicato nel 1917 a favore del secondogenito Alessandro;


Alessandro I

Albero genealogico

(Tatoi, Atene 1893 - Atene 1920)
secondogenito di Costantino I re di Grecia e di Sofia di Hohenzollern;
1917-20, re di Grecia;
[ dal 14 giugno 1917, per volere delle potenze dell'Intesa.]

 
Primo ministro
E. Venizelos
(1917 giu - nov 1920)

1918
al governo E. Venizelos ha assunto poteri dittatoriali;
la Grecia è schierata a fianco dell'Intesa nella prima guerra mondiale;



1918
IMPERO OTTOMANO
Mehmet V o Muhammad V
Albero genealogico
(Istanbul, 2 nov 1844 – Istanbul, 3 lug 1918)
figlio di 'Abd-ul-Mejid I e della sua sposa armena Tirimüjgan;
1909-18, XXXV sultano;
il suo ruolo è comunque privo di potere effettivo: le decisioni vengono in realtà prese da vari membri del governo ottomano;
durante la prima guerra mondiale, dai cosiddetti "Tre Pascià", Ismail Enver, Mehmed Talat e Ahmed Djemal.
prima guerra mondiale (1915-18): vi ha partecipato a fianco degli imperi centrali,
1918
Luglio
3
, muore mentre la guerra si sta avviando a conclusione.
Lascia due figli: i principi Mehmet Ziyaeddin (1873-1938) ed Omer Hilmi (1888-1935).
 
Mehmet VI o Muhammad VI
Albero genealogico
Mehmet Vahdettin o Mehmet Vahideddin
(Istanbul, 14 gen 1861 – Sanremo, 16 mag 1926)
figlio di 'Abd-ul-Mejid I e della sua sposa armena Tirimüjgan;
1918-22, XXXVI sultano; [ultimo]
1918
Luglio
4
, succede al fratello Mehmet V, a causa del suicidio dell'erede al trono Yusuf Izzetin.

Gran Vizir
Talaat Pascià
(1916 feb - ott 1918)
Izzet Pascià
(ott - ?)
ministro della Guerra
Ismail Enver Pascià
(? - ott 1918)
 
ministro della Marina
Ahmed Djemal o Gemal o Gamal Pascià
(? - ott 1918)
Rauff Bey
(ott - ?)
ministro dell'Interno
Mehmed Talat o Talaat o Tal'at (unico civile)
(? - ott 1918)
 
ministro
delle Finanze
Gawid Pascià (di origine ebraica)
(? - ott 1918)
 

1918
Gennaio
5
, il primo ministro inglese D. Lloyd George, che tanto si accanirà contro la Turchia, dichiara in un discorso «non esservi alcuna intenzione di togliere ai turchi le loro ricche e famose terre patrie dell'Asia Minore con la capitale Costantinopoli». Ma la Grecia la pensa altrimenti ed è spinta alla sua folle ambizione di impero dallo stesso D. Lloyd George, appoggiato in un primo tempo da Clemenceau e sempre dal presidente Wilson. Essa vuole ad ogni costo affermarsi in Turchia.

Settembre
29
, mentre la Bulgaria capitola, la Turchia resiste ancora ma i britannici continuano ad avanzare in Mesopotamia e in Palestina e viene deciso di allestire una spedizione contro Costantinopoli per via di terra dalla Macedonia sotto il comando del gen. sir. George Milne comandante in capo della British Salonica Force.
La nuova armata è costituita da:
- tre divisioni britanniche,
- una divisione francese,
- una brigata italiana,
- un corpo d'armata greco,
- più le tre divisioni dell'armata greca della difesa nazionale.
Secondo notizie giunte ai comandi alleati le forze turche cui è affidata la difesa della capitale non ammontano che a 12 o 15 mila uomini, e non c'è più alcuna speranza di aiuti tedeschi.
La situazione interna della Turchia precipita.

Ottobre
2
, il gran vizir Talaat Pascià si dimette e le sue dimissioni sono seguite da quelle di tutto il Ministero;
9
, si forma un nuovo governo sotto Izzet Pascià che comprende qualche membro del C.U.P. ma che nel suo insieme non è un governo di partito e ha per scopo unico quello di concludere la pace separata;
il C.U.P. quindi si scioglie e si costituisce un nuovo partito detto "Partito moderno" che però esercita pochissima autorità;
20
, è proclamata un'amnistia generale per tutti i reati politici e un gran numero di esuli e profughi cominciano a rimpatriare. Nascono subito innumerevoli partiti e si fondano nuovi giornali d'ogni colore.
È evidente che la Turchia del C.U.P. è finita.
Talaat Pascià, Enver Pascià e i loro seguaci più in vista fuggono all'estero;
[Talaat Pascià sarà assassinato all'estero da un armeno che vuole così vendicare il gran numero dei suoi connazionali fatti massacrare da lui, ed Enver Pascià, recatosi nell'Asia centrale russa per svolgere un'azione panturanica, morirà in un combattimento contro i bolscevichi.]
Mentre le forze britanniche del gen. E.H.H. Allenby [il Toro] avanzano dalla Palestina, quelle turche in detto settore svaniscono visibilmente per le innumerevoli diserzioni, onde è evidente che la Turchia non è più in grado di resistere sia al gen. E.H.H. Allenby [il Toro] che all'armata di Macedonia che ha occupato la testa di ponte ad Ipsala sulla Maritza e sta per marciare sulla capitale;
29, il gen. Townshend – fatto prigionero dai turchi a Kut-el-Amara in Mesopotamia nel 1916 e poi internato a Prinkipo – viene liberato e inviato dalle autorità turche al Comando navale alleato a Mudros latore di una richiesta di armistizio;
subito dopo giungono i delegati turchi, fra i quali è il nuovo ministro della Marina Rauff Bey, noto peri suoi sentimenti favorevoli alla Gran Bretagna, e si iniziano le trattative con l'amm. Calthorpe, comandante la flotta britannica nell'Egeo e rappresentante dell'Intesa;
30
, dopo brevi discussioni è firmato l'armistizio di Mudros con le potenze dell'Intesa.
31, entra in vigore l'armistizio e quindi l'ordine di avanzata dalla Maritza è sospeso.

Novembre
9
, giunge a Costantinopoli il generale inglese sir Henry Wilson (da non confondersi con l'omonimo capo di S.M.) comandante del XII corpo d'Armata in Macedonia, inviatovi dal gen. Franchet d'Esperey come suo rappresentante in Turchia. Gli viene affidato il comando delle truppe alleate destinate ad occupare la città, la Turchia europea e le rive asiatiche degli Stretti; esse comprendono:
- una divisione britannica,
- una divisione francese,
- un reggimento italiano,
- un piccolo reparto greco,
e altre unità minori di polizia, carabinieri, ecc.

10
, le flotte alleate comandate dall'amm. Calthorpe passano i Dardanelli, giungono a Costantinopoli e gettano l'ancora dinanzi al palazzo del sultano a Dolma Bagscè.

In seguito l'occupazione si estendead altre località anche in Asia Minore, e a Konia si insedia un battaglione italiano.
Poche settimane dopo il gen. Milne sposta il Comando a Costantinopoli.

La prima guerra mondiale si è risolta in un completo disastro per l'impero ottomano: le forze britanniche hanno occupato Baghdad e Gerusalemme e gran parte dell'impero deve essere diviso tra gli alleati europei.

La situazione in Turchia è delle più paradossali.
Costantinopoli continua a restare la capitale dell'Impero ottomano e la residenza del sultano che vi tiene il suo solito Selamlik ogni venerdì, e vi rimane un presidio turco.
Ma vi sono anche truppe britanniche, francesi, italiane e greche. Gli Alleati hanno diritto in base alla convenzione di armistizio di occupare tutti i punti strategici del paese «qualora le cose divenissero minacciose per la loro sicurezza», e all'art. 24 della convenzione è specificato che «in caso di disordini nei vilayet armeni (quelli dell'Anatolia orientale e la regione di Adana) gli Alleati si riservano il diritto di occuparne una parte».
Da quando precede sembra che Costantinopoli, la Tracia orientale e l'Anatolia, abitate da popolazioni in grande maggioranza turche, vengano lasciate alla Turchia anche se le potenze alleate vi stabiliscono delle "sfere d'influenza" e possano in regime di armistizio occuparne varie parti, e che solo le province arabe ne siano distaccate.

"giovani turchi": «segue da 1914»
1918, la sconfitta nella prima guerra mondiale determina la dissoluzione del partito, la cui eredità viene raccolta da Kemal Ataturk.



La fine di quattro secoli di dominio turco in Medio Oriente è improvvisa e definitiva.

Armenia
(Zona turca)
1918
prima guerra mondiale
(1915-18):
gli armeni sono vittime di uno sterminio organizzato
[F. Werfel, I quaranta giorni del mussa Daghi]; secondo alcuni calcoli si hanno 1.900.000 morti, e i superstiti si disperdono nell'esilio, soprattutto negli Stati Uniti ("diaspora armena");





1918
RUSSIA
Governo controrivoluzionario
Presidente del consiglio
A.V. Kolcak
(1918 - 1919)
Ministro degli Esteri
S.D. Sazonov
(1918 - 1919)
Partito operaio socialdemocratico russo
1918
dal 1903 si è diviso due frazioni:
- bolscevica (maggioritaria)
- menscevica (minoranza):
P.B. Aksel'rod, Martov, G.V. Plechanov.
con la "domenica di sangue" si sono accentuate le divergenze tra bolscevichi e menscevichi;

1918
prima guerra mondiale (1914 feb - 1918)

La rivoluzione russa 1918
Durante la guerra civile il patriarca Tikhon cerca di mantenere la piena neutralità della Chiesa.

Gennaio
18
, l'Assemblea costituente è refrattaria a riconoscere la legittimità del potere sovietico affermatosi nel paese, dato che le elezioni hanno dato la maggioranza ai socialisti-rivoluzionari di destra, e non accetta di confermare la Dichiarazione dei diritti del popolo oppresso e sfruttato, proposta dal VCIK (Comitato esecutivo centrale panrusso) che mira a consolidare tutti i decreti fondamentali del governo sovietico; i bolscevichi e i socialisti-rivoluzionari di sinistra decidono allora di abbandonare l'assemblea costituente, e il VCIK ne decreta ufficialmente lo scioglimento; una manifestazione organizzata dai socialisti-rivoluzionari di destra e dai menscevichi, in difesa dell'assemblea costituente, viene facilmente domata dai bolscevichi;
19, il metropolita di Mosca, Tikhon, appena eletto patriarca, lancia un'anatema contro il governo;
23, a Pietrogrado si riunisce il III congresso panrusso dei soviet, il quale approva l'attività svolta dai commissari del popolo e sottoscrive la Dichiarazione dei diritti del popolo oppresso e sfruttato; questo documento serve come base per la costituzione della RSFSR (Repubblica Socialista Federativa Sovietica Russa);
costituzione dell'Armata rossa;
Lo stesso giorno viene emanato anche il decreto «sulla separazione della Chiesa dallo Stato e della Scuola dalla Chiesa»
[Legge fondamentale del regime sovietico ancora nel 1960 e oltre…
In esso le Chiese non solo sono separate dallo Stato, e private di ogni influenza educativa e sociale, ma sono ridotte a mere comunità culturali, prive di tutti i diritti, perfino di quelli che la legge concede alle organizzazioni professionali o culturali. Qualunque arrogazione (specificherà più tardi il Codice penale all'art. 126) da parte di una Chiesa, dei diritti di una corporazione delle funzioni amministrative, giudiziarie, ecc. pertinenti alla legge pubblica, costituirà n reato.
Di conseguenza le Chiese sono anche private del «diritto di possedere una qualunque prrprietà» (art. 12), in particolare: chiese, utensili, paramenti ed altri oggetti destinati all'uso liturgico o per qualunque altro cerimoniale. Il governo, infatti, non solo diventa proprietario di qualsiasi oggetto «necessario per il culto», e cioè indispensabile all'uso religioso, già posseduto dalle Chiese prima della rivoluzione, ma anche di qualsiasi altro oggetto «acquistato dai credenti o dato ad essi per scopi religiosi» sotto il regime sovietico (art. 12).
L'unico modo d'ora in poi, per i cittadini sovietici di disporre di un luogo per il culto sarà quello di ottenerlo dal soviet locale dietro contratto.
Ogni parrocchia, per godere di tale contratto, anche per un luogo già da essa posseduto in precedenza, dovrà essere nuovamente costituita e registrata come "associazione religiosa": ottenere insomma una licenza per la propria esistenza, licenza che può essere accordata o meno a discrezione del soviet.
Almeno 20 parrocchiani devono firmare il contratto ed assumere la piena responsabilità personale per la conservazione del luogo e degli oggetti necessari alle cerimonie religiose.
[Dal 1918 al 1930, ogni parrocchia dovrà subire due o tre di queste registrazioni per sopravvivere. In tali occasioni, ma anche in qualsiasi altro tempo, le chiese possono essere sottratte all'uso della parrocchia ed infatti molte di esse saranno trasformate in magazzini, circoli, cinema, teatri, ed anche in musei antireligiosi.
Inoltre, a cominciare dalla Costituzione del 1918 fino al 1936, «ecclesiastici in funzione, o decaduti, di tutte le denominazioni (ministri, diaconi, rabbini, ecc.) monaci e suore» sono privati del diritto di voto).
Naturalmente, un decreto del genere contiene implicito l'incameramento più o meno prossimo della maggior parte delle proprietà mobili ed immobili delle Chiese… La carestia del 1921 ne accelererà l'esecuzione.]

 

Febbraio
-

Marzo
3
, Trockij conclude per la Russia il trattato di pace separata di Brest-Litovsk con gli imperi centrali e i loro alleati (Bulgaria e impero ottomano); acconsente a pesanti amputazioni territoriali (stati baltici, Polonia orientale, Finlandia, Ucraina, isole Aland e distretti petroliferi del Caucaso) + tre miliardi di rubli oro;
[Ratificato a Pietrogrado il 15 marzo e a Berlino il 22 marzo, non viene riconosciuto dalle potenze dell'intesa, che al termine del conflitto lo dichiarano nullo nella conferenza di pace di Versailles.]
per protesta i socialisti-rivoluzionari di sinistra escono dal governo sovietico e i bolscevichi rimangono l'unico partito al governo;
4
, il POSDR prende il nome di Partito comunista (bolscevico) russo; viene creato un Comitato superiore di Guerra, inteso come organismo militare e politico;
la capitale viene trasferita da Pietrogrado a Mosca dove ora si stampano anche le «Isvestija» (Notizie);
Aprile
4
, cambiamenti nella legislazione sovietica attuati con decreto: è stabilita la formazione di un corpo di commissari politici, i politikom, con il compito specifico di rappresentare il Partito e la dottrina all'interno del nuovo esercito.
In realtà ne diventano i capi.
8, cambiamenti nella legislazione sovietica attuati con decreto: si creano delle regioni militari suddivise in circondari e distretti; questo provvedimento, oltre all'aspetto puramente militare, tende ad un obiettivo di centralizzazione politica, cosicché la suddivizione territoriale delle regioni militari viene a trovarsi in contraddizione con i confini delle repubbliche, definiti dalla nuova federazione voluta dai dirigenti bolscevichi. Contemporaneamente il governo ordina di procedere al censimento e al reclutamento degli ufficiali per mobilitazione.
L'idea di arruolare nell'Armata Rossa gli ex ufficiali zaristi è di Trockij, influenzato forse da alcuni suoi consiglieri militari. Lenin non è molto d'accordo ed allora alla fine si giunge, all'interno del Partito, ad una decisione: gli ex ufficiali saranno reclutati non come "capi", ma in qualità di specialisti [da cui spet] per formare dei quadri proletari al cento per cento.
Il gen. A.I. Denikin assume il comando dell'Armata bianca nel Caucaso.
Maggio
rivolta delle legioni cecoslovacche; inizia la guerra civile su larga scala;
l'ex zar e la sua famiglia vengono fucilati a Ekaterinburg;
Luglio
6
, fallisce il putsch socialista-rivoluzionario;
10, il V congresso panrusso dei soviet approva la costituzione della RSFSR (Repubblica Socialista Federativa Sovietica Russa).
"prima guerra contadina" (1918-1921/22)
I contadini insorgono contro le requisizioni forzate e gli ammassi del grano, che i bolscevichi cercano di imporre con la neonata Armata Rossa, la Ceka e le squadre di attivisti armati venuti dalle città (operai, intellettuali e studenti fanatici, elementi declassati, e criminali) e creando contro gli agricoltori "ricchi" (kulaki) comitati di contadini poveri (spesso i meno attivi e laboriosi) e braccianti.
Le rivolte si contano a centinaia in Russia centrale e Ucraina. Una di queste, nel governatorato di Penza, offre il destro a Lenin per creare i lager.
In questo periodo sono 500.000 le vittime provocate da: processi sommari fatti dalla Ceka, stragi di massa, distruzione di villaggi, uccisione di ostaggi.
Agosto
30
, gli attentati che provocano la morte del capo della

Ceka di Pietrogrado e il ferimento di Lenin scatenano il terrore di massa [Terrore rosso (1918-22)] contro gli avversari.

COSACCHI
1918, schieratisi con l'Armata rossa sin dalla vigilia della I guerra mondiale, ora che con decreto sono equiparati al resto della popolazione e quindi vedono soppressi i loro privilegi, passano in parte alle forze controrivoluzionarie, unendosi agli eserciti dei generali A.I. Denikin e P.N. Vrangel'.
Con la sconfitta dei bianchi, circa 30.000 cosacchi lasciano l'Unione sovietica; i loro reggimenti vengono sciolti dal governo sovietico (saranno ricostituiti solo nel 1936).

GEORGIA
presidente della repubblica
NoéJordania
(1918 - ?)
1918
sciolta la repubblica transcaucasica si forma un governo georgiano indipendente che si allea alla Germania in funzione antibolscevica, diventando un focolaio della reazione bianca;
presidente della repubblica è Noé Jordania (1868-1953) [Gornalista, scrittore, politico; inizialmente marxista, nel 1903 accettò la fusione fra i partiti socialdemocratici russo e georgiano ma iniziò subito a polemizzare con Lenin; è vissuto in esilio fino al 1917; una volta, dovendo rientrare velocemente in Georgia, da Parigi attraverso l'Italia, volendo trovare un passaggio in nave fino al Mar Nero, chiamò la redazione dell'«Avanti!» per chiedere aiuto. Un giornalista lo aiutò, si chiamava Benito Mussolini.]
introduce il suffragio universale (voto anche per le donne), proibisce il lavoro infantile e vara un'ambiziosa riforma agraria;

 

Bielorussia

1918
viene proclamata la Repubblica Indipendente di Bielorussia;



Repubblica Democratica Indipendente UCRAINA

- Presidente: Skoropadskij(1917 nov-nov 1918);
[Ad Harkov però i bolscevichi hanno proclamato una Repubblica Sovietica dell'Ucraina che ha armato un esercito popolare che ben presto riconquista parte del paese.]
1918

Marzo
3
, la pace di Brest-Litovsk, firmata tra la Russia bolscevica e gli imperi centrali, permette alla Germania di occupare tutta la repubblica;
Novembre
il crollo degli imperi centrali aggrava la situazione interna e i difficili rapporti politici tra gli stessi autonomisti, che esautorano Skoropadskij e affidano il potere all'autonomista S. Petljura;
intanto nella Galizia ex austriaca, su pressione di elementi favorevoli al passato regime, viene fondata la Repubblica dell'Ucraina Occidentale con capitale Leopoli i cui territori vengono uniti con lo stato ucraino di S. Petljura;


Azerbaigian 1918
Maggio
28
, il partito Musavat fa proclamare la Repubblica democratica indipendente dell'Azerbaigian;

Armenia 1918
nella zona russa si ricostituisce una repubblica armena indipendente;

«segue 1919»
1918
REGNO di ROMANIA

Ferdinando I

Albero genealogico

(Sigmaringen, Prussia 1865 - Sinaia, Valacchia 1927)
figlio di Leopoldo (1835-1905) principe di Hohenzollern-Sigmaringen [fratello di Carlo I] designato (1870) alla corona di Spagna e di Antonia di Portogallo;
1889, viene adottato dallo zio, re Carlo I, e proclamato erede al trono;
1913, comandante dell'esercito romeno nella guerra balcanica;
1914-27, re di Romania;

Presidente
del consiglio

Ion Bratianu
(1914 - mar)
gen. Averescu
(mar)
Marghiloman
(mar - nov)
gen. Coanda
(nov)
Ion Bratianu
(nov - nov 1919)

1918
Nell'inverno non si svolgono ulteriori combattimenti.
I tedeschi, ricevuti ulteriori rinforzi, cercano di imporre un armistizio alla Romania.
Il re e il primo ministro si rifiutano di aderire ma il gen. Cerbaceff, come comandante in capo delle forze russo-romene, lo firma per conto suo.

Marzo
3
, viene conclusa la pace di Brest-Litovsk e Ion Bratianu si dimette; gli succede il gen. Averescu, il quale consetne a firmare i preliminari di pace; ma anche lui si rifiuta di firmare la pace definitiva, preferendo di dimettersi.
È quindi chiamato alla presidenza del consiglio il germanofilo Marghiloman;
7, Marghiloman firma la pace di Bucarest (pace mai ratificata) con le quattro potenze nemiche. In basse alla quale la Romania deve:
- smobilitare, riducendo il suo esercito a 32.000 uomini;
- restituire alla Bulgaria la parte della Dobrugia ottenuta nel 1913, mentre il resto della regione viene ceduto alla Germania e all'Austria-Ungheria che ne decideranno la sorte definitiva alla fine della guerra.
Alla Romania viene lasciato il diritto di transito attraverso la provincia fino a Costanza. Ma le condizioni imposte per la navigazione del Danubio, sulle ferrovie e nei giacimeti petroliferi pongono la Romania in stato di completa dipendenza.
Lungo la frontiera transilvana vari distretti devono essere ceduti all'Austria-Ungheria, in modo che questa viene a dominare tutti i valichi e punti strategici più importanti dei Carpazi.
I tedeschi e gli austro-ungarici restano in occupazione di tutta la Valacchia, rimanendo la sola Moldavia sotto re Ferdinando a Iasi in condizioni deplorevoli e deprimenti.

Intanto, dopo l'inizio della Rivoluzione russa, la questione agraria si riacutizza anche in Romania.

Maggio
viene introdotto il suffragio universale che porta il numero degli elettori da 180.000 a oltre 1.200.000, in gran parte rurali;
i conservatori, per l'intervento del re, sono indotti ad accettare la riforma agraria per timore che altrimenti il bolscevismo si diffonda dalla Russia in Romania;

Luglio
con legge 14 luglio 1918 viene emanata la Riforma agraria.
I terreni superiori ai 500 ettari (Ha) sono espropriati per una estensione totale, in un primo tempo, di 2.000.000 Ha. In compenso i proprietari ottengono una somma corrispondente a 20 volte il reddito del terreno espropriato pagato in buoni agrari. Detti terreni sono distribuiti in lotti individuali ai contadini.
Le foreste non vengono espropriate onde i proprietari di terreni boschivi li conservano intatti.

[Nei primi tempi gli effetti della riforma agraria non sono troppo felici, poiché l'agricoltura del paese è attrezzata sulla base della grande proprietà e non è facile trasformarla rapidamente in un paese di piccoli proprietari contadini. Di conseguenza la produzione agricola scema in modo impressionante, tantoché in qualche anno la Romania, già uno dei pochi paesi europei esportatori di cereali, ne deve importare. Negli anni successivi la situazione migliorerà e l'esportazione riprenderà.]

Settembre
quando le forze alleate nei Balcani sferrrano la loro offensiva in Macedonia e sfondano il fronte bulgaro-tedesco, in Romania comincia un movimento per la ripresa delle ostilità;
29, concluso l'armistizio con la Bulgaria gli alleati penetrano in Bulgaria e in Serbia;

Ottobre
27
, una assemblea riunitasi a Cernauti proclama l'annessione della Bucovina;

Novembre
6
, Marghiloman deve dimettersi e il re affida la presidenza del consiglio al gen. Coanda;
inizia intanto l'avanzata oltre il Danubio delle truppe francesi sotto il gen. Berthelot, già capo della missione militare francese in Romania;
10, alla vigilia dell'armistizio fra l'Intesa e la Germania, viene ordinata la mobilitazione generale in Romania e viene inviato un ultimatum al mar.llo von Mackensen perché evacui il territorio romeno;
12, le truppe francesi sgombrano Bucarest dai tedeschi;
16, sono stabiliti rapporti regolari fra il gen. Berthelot e il governo di Iasi;

Intanto, in seguito alla battaglia di Vittorio Veneto e lo sfacelo della monarchia absburgica, i sudditi in Transilvania cominciano a reclamare di essere annessi alla Romania.

Dicembre
, il re rientra nella capitale alla testa delle sue truppe.
Lo stesso giorno una assemblea riunitasi ad Alba Julia proclama l'annessione della Transilvania e del Banato; truppe romene sono quindi inviate ad occupare la nuove province (Bucovina, Transilvania e Banato).
In Bucovina l'occupazione è pacifica e così pure, nel primo momento, anche in Transilvania (in seguito vi saranno però resistenze da parte dei magiari che sono numerosi in molte parti del paese).



ancora presidente del consiglio (nov. 1918-nov. 1919) rappresenta il suo paese alla conferenza di pace di Parigi;
con la vittoria finale, re Ferdinando I può ingrandire il regno acquisendo la Bucovina, la Transilvania e il bacino di Temesvar;

BESSARABIA [provincia autonoma dal 3 novembre 1917]
Ha una popolazione di 2.500.000 abitanti di cui la maggioranza (due terzi o poco più) romeni, il resto composto di piccoli russi (ucraini) e altri elementi etnici vari.
È stata annessa alla Russia parte nel 1812 e parte nel 1878, ma malgrado i tentativi del governo di Pietroburgo di russificarla non c'è riuscito. Il 3 novembre 1917 si è resa autonoma.
1918
Febbraio
6
, si dichiara repubblica indipendente;

Aprile
9
, un consiglio nazionale di Bessarabia riunitosi a Chisinau (Kiscinioff) delibera l'annessione alla Romania.
[Tale annessione non viene riconosciuta dalla Russia sovietica ma rimane effettiva anche dopo la fine della guerra.]


1918
REGNO di BULGARIA

Ferdinando

Albero genealogico

(Vienna 1861 - Coburgo 1948)
figlio di Augusto di Sassonia-Coburgo-Koháry († 1881) e di Clementina d'Orléans;
1887-1908, principe di Bulgaria;
1908-18, zar dei bulgari;
I guerra mondiale (1915-18): è schierato a fianco degli imperi centrali e così in autunno è coinvolto nella sconfitta finale;
1918
Settembre
28
, è costretto a chiedere l'armistizio;
Ottobre
3
, costretto ad abdicare a favore del figlio Boris, ripara a Coburgo dove si stabilisce fino alla morte.

Presidente del consiglio
Vasil Radoslavov
(1913 - giu 1918)
Malinoff
(giu - ?)
1918
I guerra mondiale (1915-18)
continuano le operazioni (iniziate a novembre 1916, ce ne saranno ancora fino al settembre 1918), per lo più attacchi degli Alleati senza successi speciali, ma con notevoli perdite e le posizioni relative non variano che di poco;
Dopo la rivoluzione bolscevica le due brigate russe devono essere scartate perché vi sono tentativi di "fraternizzazione" col nemico; invece i serbi vengono rafforzati dall'arrivo di alcune miglaia di disertori di razza serba dell'esercito austro-ungarico arresisi ai russi;

Giugno
il primo ministro V. Radoslavov, intimamente associato alla politica dell'intervento a favore degli Imperi centrali, si dimette, cedendo il posto a Malinoff, e ripara in Germania;

Settembre
15
, quando viene sferrata la grande offensiva alleata l'ambiente bulgaro è già predisposto per una disfatta.
Esauriti dalla lunga ed estenuante lotta, i bulgari non se la sentono più di resistere; il governo di Sofia invia disperati appelli alla Germania e all'Austria-Ungheria, ma gli eserciti della prima, battuti in Francia, sono in ritirata, quelli della seconda battuti nel giugno precedente dall'Iitalia, sono inchiodati sul Piave e in attesa della grande offensiva italiana di Vittorio Veneto; perciò non vi sono soccorsi disponibili per i Balcani.
I soldati bulgari quindi, sconfitti in tutti i settori del loro fronte, cominciano a disertare in gran numero. Il loro esercito è tagliato in due e privato dei comandi tedeschi che sono stati ritirati, e le forze ad ovest della linea dell'avanzata alleata ha perso i contatti con Sofia.
Il primo ministro Malinoff assieme a tutto il Ministero bulgaro chiede l'armistizio;
26, giungono i primi parlamentari bulgari alla linea alleata per negoziare la capitolazione e il gen. Franchet d'Esperey chiede a Parigi l'autorizzazione a trattare;
27, giunge da Parigi l'autorizzazione a trattare con i bulgari assieme alle condizioni di armstizio da imporre loro;
28, la delegazione ufficiale bulgara giunge a Salonicco; le trattative cominciano subito;;
29, le trattative si concludono avendo i bulgari accettato tutte le condizioni degli Alleati:

- 1 - evacuazione immediata di tutti i territori occupati dai bulgari nella Macedonia e la Serbia;
- 2 - riduzione dell'esercito bulgaro a 3 divisioni di fanteria e 4 reggimenti di cavalleria per la difesa della frontiera verso la Turchia e la Dobrugia e per tutelare le ferrovie;
- 3 - cessione delle armi ed equipaggiamento delle truppe smobilitate agli Alleati;
- 4 - cessione di tutto il materiale del IV corpo d'Armata greco;
- 5 - resa a discrezione di tute le truppe bulgare ad ovest del meridiano di Usküb;
- 6 - liberazione senza reciprocità dei prigionieri alleati in Bulgaria;
- 7 - partenza dei rappresentanti diplomatici e consolari della Germania e dell'Austria-Ungheria dalla Bulgaria entro quattro settimane.
Vi sono inoltre clausole segrete autorizzanti gli Alleati a servirsi delle ferrovie, strade e altre vie di comunicazione in Bulgaria.

30, ore 12:00, entra in vigore l'armistizio.

Ottobre
4
, re Ferdinando, troppo compromesso nella politica dell'intervento, abdica a favore del figlio che assume la Corona col titolo di Boris III. L'ex sovrano torna quindi a stabilirsi in Germania.

Con la capitolazione bulgara la Turchia rimane tagliata fuori dai rifornimenti della Germania. È quindi possibile per gli alleati preparare un'offensiva contro Costantinopoli (poi non necessaria a causa della capitolazione della Turchia) mentre altre forze occupano tutta la Macedonia e avanzano verso la Serbia, la Romania e l'Ungheria.
La 3V divisione italiana occupa la Bulgaria;
[Vi rimarrà fino al luglio 1919 quando l'unità rimpatrierà, salvo un battaglione di fanteria rimasto a far parte del presidio interalleato di Costantinopoli. l soldati italiani si fanno benvolere dalla popolazione locale e il loro comandante gen. Mombelli lascerà un ottimo ricordo di sé.]

Boris III

Albero genealogico

(Sofia 1894 - 28 ago 1943)
figlio di Ferdinando di Sassonia-Coburgo-Saalfeld-Koháry e di Maria Luisa di Borbone-Parma;
1918, 3 ottobre, il padre abdica a suo favore;
1918-43, zar dei bulgari;
1918
deve subire la "dittatura verde" del partito contadino di A. Stambolijski;

Presidente del consiglio
Malinoff
(1918 giu - ?)

1918
-





1918
III Repubblica
Presidente della Repubblica
R. Poincaré
(1913 18 feb - 18 feb 1920)
Presidente del Senato
Antonin Dubost
(1906 16 feb - 14 gen 1920)
Presidente della Camera
-
Presidente dell'Assemblea nazionale
(Senato+Camera)
-
-
Presidente del Consiglio
G. Clemenceau
II
(1917 16 nov - 18 gen 1920)
Interni
Jules Pams
(1917 16 nov - 20 gen 1920)
Affari Esteri
Stéphen Pichon
(1917 16 nov - 20 gen 1920)
Colonie
-
Regioni liberate
A. Lebrun
(1917 16 nov - 20 gen 1920)
Guerra
-
Marina
-
Finanze
Louis-Lucien Klotz
(12 set - 20 gen 1920)
Commercio
e Industria
-
Lavori Pubblici
-
Lavoro
-
Giustizia
Louis Nail
(16 nov - 20 gen 1920)
Pubblica Istruzione
e dei Culti
-
-

1918
-
1918-40, la politica francese del "governo indiretto" e dei "territori d'Oltremare", politica che favorisce una "élite" tribale e intellettuale, impedendo, però, lo sviluppo di una vera e propria borghesia, ha il parziale effetto di limitare l'evoluzione di movimenti politici di liberazione nazionale nelle colonie francesi in Africa.
[Hosea Jaffe, AFRICA, Movimenti e lotte di liberazione, Arnoldo Mondadori Editore, Milano 1978.]

 



1918
REGNO dei PAESI BASSI

Guglielmina

Albero genealogico

(l'Aia 1880 - castello di Het Loo, presso Apeldoorn 1962)
figlia di Guglielmo III re d'Olanda e della sua seconda moglie Emma di Waldeck-Pyrmont;
1890-1948, regina dei Paesi Bassi;
[dal 31 agosto 1898 ha assunto ufficialmente il potere]

Primo ministro
C. Van der Linden
(1913 - 1918)
-

1918
il governo, dopo essere riuscito a conservare la neutralità del paese durante la prima guerra mondiale ed aver istituito il suffragio universale maschile l'anno precedente lo estende ora anche alle donne;
il sistema elettivo proporzionale accentua la molteplicità dei partiti che ora sono 17;
Novembre
le parole d'ordine rivoluzionarie di P.J. Troelstra provocano una violenta reazione antisocialista;



1918
REGNO del BELGIO

Alberto I

Albero genealogico

(1875 - 1934)
figlio di Filippo di Fiandra e di Maria di Hohenzollern-Sigmaringen;
1909-34, re dei belgi;

1918
-



1918
Granducato di Lussemburgo

Maria Adelaide di Nassau-Weilburg

Albero genealogico

(† 1924)
figlia di Guglielmo IV e di Maria Anna di Portogallo;
1912-19, duchessa di Nassau;
1912-19, granduchessa di Lussemburgo;

1918
-





1918
REGNO UNITO
di
GRAN BRETAGNA e IRLANDA
Giorgio V
Albero genealogico

(Marlborough House, London 3.6.1865 - Sandringham, Norfolk 20.1.1936)
secondo figlio di Edoardo VII e di Alessandra di Danimarca;
1877-92, presta servizio nella marina militare;
1892, diventa erede presuntivo al trono per la morte del fratello maggiore Alberto Vittorio;
1893, sposa la p.ssa Mary von Teck (1867-1953)
1901-10, principe di Galles;
1910-36, re di Gran Bretagna e Irlanda, imperatore delle Indie;
succeduto alla morte del padre;

Primo ministro,
Primo lord del Tesoro
[Prime Minister, First Lord of the Treasury]
D. Lloyd George
liberale-nazionale
coalizione di governo
(1916 7 dic - 23 ott 1922)
Cancelliere dello Scacchiere
[Chancellor
of the Exchequer
]
A. Bonar Law
(1916 10 dic - 10 gen 1919)
Segretari di Stato
Affari Esteri e Commonwealth
A. Balfour
(1916 - 1919)
Guerra
-
Munizioni
W.L.S. Churchill
(1917 lug - 10 gen 1919)
Affari Interni
-
Giustizia
-
Colonie
-
Commercio
-

1918
Giugno
Londra, si riunisce per la seconda volta l'Imperial War Cabinet;

Dicembre
, al convengno di Londra partecipano:
. V.E. Orlando, pres.te del consiglio (Italia),
. S. Sonnino, ministro degli Esteri (Italia),
. A. Bonar Law, primo ministro (Inghilterra),
. D. Lloyd George, cancelliere dello scacchiere (Inghilterra)
. G. Clemenceau, pres.te del consiglio (Francia),
. Curzon, ?

1918
Dicembre
le elezioni registrano un trionfo del Sinn Fein, i cui deputati, invece di recarsi a Westminster, si riuniscono in assemblea (Dáil) a Dublino;


1918
REGNO di DANIMARCA
Cristiano X
Albero genealogico

(Charlottenlund 1870 - Copenaghen 1947)
figlio di Federico VIII e di Luisa di Svezia;
1912-47, re di Danimarca;
continua a favorire l'evoluzione democratica del paese;
1919-44, re d'Islanda;

1918
dal 1915 il paese ha una nuova costituzione che istituisce, fra l'altro, il nuovo sistema bicamerale ed estende il diritto di voto alle donne;

ISLANDA

1918
-


1918
REGNO DI NORVEGIA
[dal 1905]
Haakon VII
Albero genealogico

principe Carlo (? - ?)
figlio di Federico VIII re di Danimarca e di Luisa di Svezia;
1905-57
, re di Norvegia;

Primo ministro
1918
prima guerra mondiale (1914-1918): si mantiene neutrale;


1918
REGNO di SVEZIA
Gustavo V
Albero genealogico

(Stoccolma, castello di Drottningholm 16 giugno 1858 – Stoccolma, 29 ottobre 1950)
figlio di Oscar II e di Sofia di Nassau;
1907-50, re di Svezia;
osserva correttamente le regole del sistema parlamentare;

1918
-


1918
FINLANDIA
Governo provvisorio
1918
sull'esempio russo si costituiscono i soviet di operai; il governo provvisorio ricorre allora all'aiuto della Germania e organizza un'armata sotto la guida del gen. C.G.E. von Mannerheim che riesce a stroncare ogni tentativo rivoluzionario;




1918
Presidente
Sidónio Pais
(1917 dic - dic 1918 †)
-

1918
I guerra mondiale: il paese è a fianco degli Alleati;

Dicembre
15
, nonostante l'instaurazione di un regime autoritario e i metodi di repressione sempre più violenti adottati dai suoi partigiani, Sidónio Pais non riesce a ristabilire la calma e viene assassinato;



1918
REGNO di SPAGNA
-
-
Alfonso XIII di Borbone
Albero genealogico

(Madrid 1886 - Roma 1941)
figlio postumo di Alfonso XII e di Maria Cristina d'Absburgo-Lorena;
1886-1931, re di Spagna;

Primo Ministro
Manuel García Prieto
(1917 3 nov - 21 mar 1918)
Antonio Maura Montaner
(22 mar -8 nov)
Manuel García Prieto
(9 nov - 4 dic)
Álvaro de Figueroa y Torres
conte di Romanones
(5 dic - 14 apr 1919)
Interni
-
-
Economia
-
-
-
-

1918
governa appoggiandosi alle "giunte" militari, all'alto clero e ai grandi proprietari fondiari e incoraggiando, spesso, una politica repressiva;

[Durante la guerra Francia e Inghilterra hanno fatto notevoli sforzi per far uscire il paese dalla neutralità e hanno profuso, specialmente a mezzo della massoneria (assai diffusa tra gli intellettuali spagnoli) somme immense a scopo di corruzione: così è stata fatta la fortuna e creata la posizione dei personaggi che si trovano ora a capo della "democrazia" spagnola.
Finita la guerra, ed esauritosi quindi il rivolo d'oro che si riversava sulla penisola, si devono chiudere molti stabilimenti; si delinea così la crisi economica, ingigantendo la disoccupazione.
Come sempre, lo stato cerca di sovvenzionare le industrie e di proteggerle artificialmente. Catalogna a Paesi Baschi, che finora sono vissuti di protezione sfruttando l'intera penisola, si proclamano sacrificati e si convincono che nel separatismo stia la loro salvezza, poiché diventerebbero sempre più floridi se non avessero una palla di ferro al piede, il peso della Spagna.
Nel dopoguerra si assiste quindi al fenomeno del separatismo:
- catalano, alimentato dalla Francia che da sempre vorrebbe far della regione un protettorato francese;
- basco, alimentato dall'Inghilterra che vedrebbe di buon occhio una repubblica basca completamente sotto il suo dominio economico.
[Emilio Canevari, La guerra italiana, Tosi Editore Roma.]

***

Isole Canarie:
-





1918
REGNO d'ITALIA
Vittorio Emanuele III
Albero genealogico

(Napoli 1869 - Alessandria d'Egitto 1947)
figlio di Umberto I e di Margherita di Savoia;
1878-1900, principe di Piemonte;
1896, Roma 24 ott: sposa la p.ssa Elena del Montenegro (1873-1952);
1900-46, re d'Italia;
1911-13, guerra italo-turca;
1914-18, I guerra mondiale;


1936-43, imperatore d'Etiopia
1939-43, re d'Albania;

 

PARLAMENTO
XXIV Legislatura
(1913 27 nov - 29 set 1919)
Presidente del Senato
G. Manfredi
emiliano
(1913 27 nov - † 6 nov 1918)
A. Bonasi
emiliano
(1918 18 nov - 29 set 1919)
Presidente della Camera
G. Marcora
lombardo
(1913 27 nov - 29 set 1919)
 
Presidente
del Consiglio
V.E. Orlando
siciliano
(1917 29 ott - 23 giu 1919)
Interno
Sottosegretari S. Crespi
lombardo
(1917 29 ott - 22 mag 1918)
+ Comm.
 
G. Bonicelli
lombardo
(1917 1° nov - 4 gen 1919)
R. Gallenga Stuart
laziale
(1917 29 ott - 23 giu 1919)
[Propaganda all'estero e per la Stampa]
Esteri
S. Sonnino
toscano
(1914 5 nov - 23 giu 1919)
Sottosegretario L. Borsarelli
marchese di Rifreddo
piemontese
(1914 21 mar - 23 giu 1919)
Guerra
V.L. Alfieri
umbro
(1917 30 ott - 20 mar 1918)
ten.gen. V. Zuppelli
istriano
(1918 21 mar - 17 gen 1919)
Sottosegretario gen. U. Montanari
emiliano
(1917 17 giu - 28 mar 1918)
P. Meomartini
campano
(1918 29 mar - 18 gen 1919)
Armi e Munizioni
gen. A. Dallolio
romagnolo
(1915 giu- 14 mag 1918)
ten.gen. V. Zuppelli
istriano
(1918 15 mag - 23 giu 1919)
Sottosegretario P. Bignami
lombardo
(1917 14 ott - 18 mag 1919)
Armi e Trasporti
[D.Lten. n. 1318 del 13.09.1918]
  G. Villa
lombardo
(29 ott - 24 nov)
 
Sottosegretario A. Battaglieri
piemontese
(1917 29 ott - 22 mag 1918)
 
Marina
A. Del Bono
emiliano
(1917 17 lug - 23 giu 1919)
Sottosegretario A. Teso
veneto
(1917 29 ott - 23 giu 1919)
Colonie
G. Colosimo
calabrese
(1916 19 giu - 22 giu 1919)
Sottosegretario conte P. Foscari
veneto
(1916 22 giu- 22 giu 1919)
sottosegretario
Tesoro
F.S. Nitti
lucano
(1917 29 ott - 17 gen 1919)
Sottosegretari A. Visocchi
campano
(1917 29 ott - 18 gen 1919)

E. Conti
lombardo
(1918 15 dic - 18 gen 1919)

Finanze
F. Meda
lombardo
(1916 giu - 23 giu 1919)
Sottosegretario G. Indri
veneto
(1917 31 mar - 23 giu 1919)
Agricoltura
G. Miliani
marchigiano
(1917 29 ott - 17 gen 1919)
Sottosegretario D. Valenzani
laziale
(1917 29 ott - 18 gen 1919)
Industria, Commercio e Lavoro
A. Ciuffelli
umbro
(1917 29 ott - 23 giu 1919)
Sottosegretario E. Morpurgo
friulano
(1916 18 giu - 18 gen 1919)
Lavori Pubblici
L. Dari
abruzzese
(1917 29 ott - 31 dic 1918)
Sottosegretario R. De Vito
toscano
(1916 18 giu - 23 giu 1919)
Grazia, Giustizia e Culti
E. Sacchi
lombardo
(1916 giu - 17 gen 1919)
Sottosegretario R. Pasqualino Vassallo
siciliano
(1916 18 giu - 23 giu 1919)
Istruzione Pubblica
A. Berenini
emiliano
(1917 29 ott - 23 giu 1919)
Sottosegretario A. Roth
sardo
(1916 18 giu - 23 giu 1919)
Poste e Telegrafi
L. Fera
calabrese
(1916 18 giu - 23 giu 1919)
Sottosegretario C. Rossi
di Montelera

piemontese
(1916 18 giu - 23 giu 1919)
Trasporti marittimi e ferroviari
R. Bianchi
piemontese
(1917 15 giu - 14 mag 1918)
G. Villa
lombardo
(1918 15 mag - 17 gen 1919)
Sottosegretario G. Reggio
ligure
(1917 20 giu - 22 mag 1918)
S. Orlando
ligure
(23 mag - 3 ott)
  A. Battaglieri
piemontese
(1918 18 nov - 18 gen 1919)
Assistenza militare e Pensioni di guerra
[D.Lten. n. 1812 del 01.11.1917]
L. Bissolati
lombardo
(1917 1° nov - 31 dic 1918)
Sottosegretario M. Cermenati
lombardo
(1917 1° nov - 18 gen 1919)
Approvvigionamenti e consumi alimentari
[Ministero costituito in sostituzione del Commissariato con R.D. 22 maggio 1918, n. 700.]
 

S. Crespi
lombardo
(1918 22 mag - 18 giu 1919)

Sottosegretario   F. Nunziante
marchese di San Ferdinando
campano
(1918 22 mag - 18 giu 1919)
Ministri senza portafoglio
-
L. Bissolati
lombardo
(1917 29 ott - 17 gen 1919)
Commissariati
commissari
Comm. gen. per gli approvvigionamenti e consumi
[D.Lten. n. 76 del 16.01.1917]
S. Crespi
lombardo
(1917 29 ott - 22 mag 1918)
 
Comm. gen. per i combustibili nazionali
[R.D. n. 1215 del 05.08.1917]
R. De Vito
toscano
(1917 5 ago - 3 feb - 1918)
 
Alto commissariato L. Luzzatti
veneto
(1917 22 nov - 2 lug 1918)
  G. Girardini
friulano
(1918 11 ago - 17 gen 1919)
Alto commissariato aggiunto Alessandro Stoppato
(1917 2 nov - 3 gen 1918)
S. Segrè Sartorio
friulano
(1918 4 gen - 23 giu 1919)

 

Ernesto Pietriboni
(1918 11 ago - 23 giu 1919)
Comm. gen. per l'assistenza civile propaganda interna
[D.Lgtn. n. 130 del 10.02.1918]

 

U. Comandini
romagnolo
(1918 10 feb - 1° apr 1919)
Comm. gen. per le costruzioni navali della marina mercantile
[Istituito il 6 marzo 1918]
  S. Orlando
ligure
(6 mar - 3 ott)
 
Comm. gen. per le armi e munizioni
[D.Lgtn. n. 1318 del 13.09.1918]

 

C. Nava
lombardo
(15 set - 14 dic)
 
Comm. gen. per l'aeronautica
[D.Lgtn. n. 1813 del 01.11.1918]
  Eugenio Chiesa
(1 nov - 14 dic)
 

1918
Gennaio
3
, LOMBARDIA, il vescovo di Bergamo, intervenendo ad un convegno cattolico cittadino, sul problema della liceità o meno del lavoro in giorno festivo ammonisce i parroci a far rispettare il divieto recentemente riconfermato dal Vaticano.
[Tale presa di posizione – riportata da «L'Italia» del giorno dopo – suscita un certo disappunto negli ambienti governativi.]

A partire da quest'anno l'autorità civile richiede per la concessione dell'exequatur ai nuovi vescovi, precise attestazioni di benemerenza patriottiche, quasi che si voglia in questo modo punire chi nel corso del conflitto non ha dato il suo pieno sostegno allo sforzo bellico.

Roma, il diplomatico inglese Samuel Hoare apre una sede dell'MI5 (Military Intelligence, Sezione 5, ovvero l'agenzia britannica per la sicurezza e il controspionaggio). Con una missione molto precisa:
- spostare l'opinione pubblica italiana dalla parte delle potenze alleate che combattono contro gli imperi centrali,
- reclutare uomini politici e giornali,
- tenere d'occhio di filotedeschi
[Tra questi ultimi, come risulta da decine di rapporti inviati a Londra da Samuel Hoare, c'è anche mons. Eugenio Pacelli (futuro Pio XII).]
Nella fase finale della prima guerra mondiale i servizi britannici foraggiano quindi abbondantemente uomini di partito, direttori di giornali e giornalisti perché conducano una campagna di stampa a favore di Gran Bretagna e Francia. E fra costoro c'è anche B. Mussolini, ex esponente di punta del Partito socialista, che percepisce 100 sterline alla settimana da sir Samuel Hoare.
[Che il futuro duce sia un uomo degli inglesi lo saprà a suo tempo anche W. Churchill. Non solo, sarà un suo ammiratore e intratterrà con lui intensi rapporti epistolari, ne favorirà l'ascesa al potere per contenere non solo il pericolo social-comunista in Italia, ma anche quello bolscevico in Europa. Non esiterà, altresì, all'epoca in cui il regime fascista sarà nel pieno del suo splendore, ad esprimergli tutta la sua ammirazone, definendolo il «salvatore dell'Italia» e il «più grande legislatore vivente».]
In due discorsi separati D. Lloyd George e il presidente Th.W. Wilson ribadiscono il rispetto delle richieste territoriali italiane, limitate però al suolo italiano.
V.E. Orlando nomina una commissione d'inchiesta su Caporetto.
[La commissione presenterà la sua relazione nell'estate del 1919.]

Il vescovo di Brescia, mons. Gaggia, si scaglia in una violenta apostrofe contro il disfattismo e il socialismo, responsabili, a suo parere, della sconfitta militare e, nella sua Lettera al clero della diocesi – pubblicata all'inizio dell'anno e riedita poi diverse volte in Italia –, attribuisce la disfatta di Caporetto al fatto che non tutti i soldati hanno compiuto il loro dovere.

8, LOMBARDIA, il procuratore generale di Milano – relazione per il 3° quadrimestre 1917 –, in riferimento al caso di Codogno, dove il sarcerdote Savoldelli è già da tempo sospettato di compiere nascostamente propaganda pacifista, scrive che «…l'Autorità politica sarebbe dell'avviso che gli venisse revocata la dispensa dal servizio militare per allontanarlo da Codogno ed io condivido tale avviso».

9, LIGURIA, don Giovanni Ginocchio, parroco di Codivara di Varese Ligure, invia una lettera a V.E. Orlando che il capo di gabinetto della presidenza del Consiglio trasmette alla direzione generale di pubblica sicurezza unitamente a questo appunto:
«La lettera contiene considerazioni ben giuste, di carattere generale, sull'atteggiamento del Vaticano nella guerra attuale».
Il sacerdote, prendendo le mosse dalle accuse lanciate dall'on. Pirolini contro il conte Dalla Torre, stigmatizza duramente le simpatie verso gli imperi centrali che sono nutrite dal Vaticano e dalle gerarchie cattoliche, sia religiose che laiche, affermando che queste sono dovute all'affinità esistente tra «il conservatorismo e l'autocrazia papale e il conservatorismo e l'autocrazia tedesca
».
Quanto al clero, il parroco nutre gli stessi sentimenti della gerarchia: «È il largo stuolo del "servum pecus" che per non avere coscienza propria segue ciecamente i dettami della coscienza apocrifa che gli è stata applicata negli anni del seminario. E da questa plebe anonima si raccolgono affermazioni del tipo: "Io farò pregare i miei parrocchiani per la pace, non mai per la vittoria", "L'esortazione al pattriottismo del Papa e dei Vescovi è fatta per la politica, per motivi di convenienza e non per convinzione", "Il disatro di Caporetto è un castigo per gli insulti di Sonnino verso il Papa".
E si potrebbe continuare in questa gamma per pagine intere.
È doveroso riconoscere che devono essere fatte lodevoli eccezioni per i preti intellettuali, che tuttavia sono assai rari.
I preti modernisti segnatamente hanno dato prova di saldo e illuminato patriottismo. E il Governo farà opera di vera democrazia tenendo presenti, negli immancabili rivolgimenti del dopoguerra, le speciali benemerenze di questi sacerdoti che pur senza dare il loro sangue alla patria, hanno condotto anch'essi la loro santa battaglia […]. Anzi a me pare che il Governo si renderebbe altamente meritorio della Patria e della libertà se favorisse (nei modi e nei limiti consentiti dai diritti costituzionali) la progressiva emancipazione di essi dal dominio dell'intolleranza papale. Giacché questa guerra sarebbe un non senso se non dovesse servire a rendere possibile e tranquilla ogni forma di vera libertà, quella della coscienza in primo luogo. I mezzi, come l'eccellenza Vostra può intuire, non mancherebbero. E non c'è dubbio che essi servirebbero a togliere al Papato quella nefasta influenza politica che esso acquistò in tempi tenebrosi e a rendere più salda e più feconda di benessere la compagine nazionale […].
Ho fiducia che le considerazioni sulle quali l'ho intrattenuta potranno trovare nella mente dell'E.V. dei sinceri e fecondi consensi ispirati al raggiungimento di quel grande fine che le nazioni dell'Intesa perseguono con sì ammirevole tenacia, vale a dire il trionfo di ogni forma di giustizia e di libertà
».
[È probabilmente sulla base di questo ed altri consimili documenti che il "governo Orlando" decide, in vista dello sforzo bellico finale, di richiedere formalmente e pubblicamente l'appoggio dell'episcopato e del clero.]

11, il prefetto di Bergamo segnala nel suo rapporto il caso particolare del parroco di Zogno il quale, subito dopo Caporetto, è stato diffidato e minacciato di arresto per avere fatto dichiarazioni contrarie alla guerra.
[In seguito, il 1 dicembre 1917, sarà deferito all'autorità giudiziaria sotto l'accusa di avere indotto la maestranza di uno stabilimento ausiliario a non recarsi al lavoro il giorno di festa «con grave danno della produzione di materiale bellico».]

14, il prefetto di Como segnala che nel circondario di Como il parroco di S. Damaso, don Alessandro Damiani, «ha tentato di spiegare propaganda contro la nostra guerra e perciò è stato denunziato alla autorità giudiziaria e arrestato
Nel circondario di Lecco «si è avuto a deplorare la condotta dei coadiutori di Brivio, don Erminio Casati e don Carlo Biella, i quali nel giorno 16 dicembre hanno tentato di impedire a diverse operaie dello stabilimento di tessitura Rivetto in Beverate di recarsi al lavoro in giorno di domenica, mentre a sospendere il riposo domenicale la ditta Rivetti è stata obbligata dal comitato di mobilitazione industriale di Milano che per l'attuale deficienza di energia elettrica ha dovuto stabilire un turno di riposo settimanale tra i vari stabilimenti industriali della regione.
I sacerdoti stessi, che avrebbero anche rifiutato di confessare alcune operaie che non hanno obbedito alle loro ingiunzioni, sono stati denunciati all'autorià giudiziara per attentato alla libertà del lavoro
».

23, nel rapporto del procuratore del re di Como si legge che nel comasco sono stati denunciati il parroco di Lezzeno, il quale aveva affermato che «l'avanzata nemica era la risposta alla risposta di Sonnino alla Nota del Papa» e il parroco di Menaggio, accusato di avere affermato che le nostre truppe avevano lasciato in mano al nemico più di 150.000 prigionieri, cifra che peraltro era inferiore a quella reale.
[In questo periodo, nel distretto della corte d'appello di Milano sono segnalati 28 casi di procedimenti penali contro sacerdoti tra i quali 10 sono relativi al circondario di Como.]

Per quanto riguarda le altre province lombarde, uno dei punti "caldi" resta sempre il circondario di Lodi e questo nonostante gli interventi repressivi degli anni precedenti.
25, secondo il rapporto del procuratore del re di Lodi, negli ultimi tempi la situazione si è un po' modificata nel senso che molti sacerdoti hanno riconosciuto l'opportunità di inculcare nelle popolazioni l'idea della necessità della resistenza, e a ciò certo non sono estranee «la sorveglianza delle autorità e le severe misure prese contro alcuni ministri del culto»; rimangono però alcun elementi «irriducibili» contro cui non sempre si può agire penalmente per mancanza di prove.
In questi casi l'autorià giudiziaria e quella politica cercano di adottare altri mezzi per colpire i preti «disfattisti».
SARDEGNA, il procuratore generale di Cagliari – relazione per il 3° quadrimestre 1917 – segnala ?

29, PIEMONTE, il procuratore generale di Torino – relazione per il 3° quadrimestre 1917 – segnala che dopo Caporetto in alcune zone il clero si è adoperato in favore della resistenza provocando talora reazioni ostili nella popolazione.
Nel cuneese, invece, il "Partito clericale" svolge «opera subdola ed antipatriottica nelle campagne sostenuto da buona parte dei preti».
Oltre a riferire che «in generale i ministri del culto hanno disimpegnato le loro funzioni in modo corrispondente alla gravità dell'ora […], egli tuttavia riferisce anche che il frate francescano Tesio «è stato arrestato per divulgazione di notizie circa la guerra diverse da quelle comunicate dal governo e per aver tenuto in Moncalieri discorsi atti a deprimere lo spirito pubblico. Al prevenuto è stata accordata la libertà provvisoria e l'istruttoria che lo riguarda è in corso.
Inoltre don Giuseppe Vinassa, parroco di Moncenisio, «è stato condannato a 10 giorni di detenzione e alla multa di L. 300 per avere, di proposito e per dispetto, lasciato andare a male una quantità di fieno requisito, anziché dare il buon esempio della volonterosa cooperazione per fronteggiare le attuali esigenze della Nazione
Infine dal pretore di Condive è stato affermato «il mal dissimulato godimento di taluni parroci per gli infausti avvenimenti militari dell'ottobre-novembre scorso, ma come sua impressione personale e senza prova emergente che possa coonestare la proposta di un qualsiasi provvedimento penale o disciplinare».
LIGURIA, lo stesso giorno il vescovo di Albenga, mons. Cambiaso, pubblica una lettera pastorale intitolata Perché non si intese il segnale del Cielo che ci chiama a Dio?
Il vescovo fa una durissima requisitoria contro la «civiltà moderna» responsabile, a suo parere, di tutti i mali che affliggono l'Italia; disfatte militari, pornografia, corruzione dilagante, spirito affaristico e via dicendo sono i frutti maturati in una società che ha dileggiato e posto al bando la fede, tolto la libertà al papa, sottratto alla Chiesa la propria influenza morale e materiale sul popolo; solo ritornando a Dio è lecito sperare quella salvezza della patria che non può andare disgiunta da quella della fede. ecc.ecc..
La pubblicazione, che stranamente è passata indenne tra le maglie della censura, non sfugge però all'attenzione degli ambienti interventisti genovesi.


30, il ministero degli Interni emana la seguente nota:
«Il Ministero delle Armi e Munizioni segnala il resoconto del giornale "L'Italia" di Milano del 4 gennaio 1918 dal quale risulta che le autorità ecclesiastiche si oppongono alle disposizioni emanate in merito ai turni di lavoro resi necessari per l'attuale deficienza di energia elettrica, ed esprime parere sulla necessità di una azione diretta ad ottenere che il clero non ostacoli, ma faciliti, l'applicazione di disposizioni eccezionali ma indispensabili per la difesa nazionale».
31, LOMBARDIA, il procuratore del re di Brescia… [vedi procuratore generale di Brescia 4 agosto].
TOSCANA, il procuratore generale di Lucca – relazione per il 3° quadrimestre 1917 –, pur criticando l'atteggiamento di alcuni sacerdoti, afferma che «in complesso il deplorevole operato di qualche sacerdote non può infirmare quello normale e generale del clero che si è esplicato con sentimenti di amore patrio ed in armonia con la politica nazionale.
Ed è anzi confortante rilevare l'opera davvero encomiabile delle Autorità Diocesane per un'attiva propaganda a mezzo del clero a favore della resistenza interna, e per l'azione di propaganda nobilmente spiegata per incitare il ritorno alle armi dei disertori.
Ma sopra tutti mi è grato segnalare in modo speciale l'azione personale di S.E. il Cardinale Arcivescovo di Pisa che, in occasione delle funzioni svoltesi per la liberazione di Gerusalemme, esortò i fedeli alla resistenza per la vittoria, esortazione che già antecedentemente aveva fatto in un comunicato alla stampa, nel quale appunto consigliava un ritorno dei disertori "al posto del dovere che cancelli un errore inconsulto e aumenti la forza della patria". Ed in questo comunicato l'illustre prelato eccitava con parola suadente il popolo alla calma, alla tranquillità, alla concordia e ad ogni generoso sacrifizio per la salvezza della Patria
».
[Cinque sono stati i sacerdoti sottoposti a procedimento penale; tra essi il parroco di Lucignano è stato condannato a 30 giorni di reclusione e L. 300 di multa.]

TOSCANA, a causa dei numerosi reati di «disfattismo» che si sono riscontrati nel distretto di Firenze è stato richiesto dal ministero al procuratore generale di Firenze di inviare ogni mese una relazione sulle violazioni del "decreto Sacchi".

Febbraio
2
, LOMBARDIA, il procuratore del re di Bergamo presenta nel suo rapporto il caso del parroco di una cittadina della montagna bergamasca, Brumano, processato ed assolto per inesistenza di reato;
scrive inoltre che il fatto del parroco di Zogno (gennaio) riveste particolare gravità perché è stato compiuto in chiesa nell'esercizio delle funzioni sacerdotali, ed ha inoltre raggiunto il suo «nefasto scopo»: infatti circa 400 operaie dello stabilimento, la Manifatture Valle Brembana, si sono astenute dal lavoro.
Nell stessa zona gravi accuse sono state anche elevate contro i parroci di Serina e di Lesseno per aver pubblicato sul giornale «La vicaria di Serena», di cui sono rispettivamente direttore e collaboratore, articoli «atti a reprimere lo spirito pubblico, la resistenza del paese e quella dei militari»; il giudice istruttore ha deciso però il non luogo a procedere perché il fatto non costituiva reato.
4, LOMBARDIA, secondo il prefetto di Sondrio, i vescovi di Mantova e Como, dopo Caporetto, hanno rivolto «poco fervidi eccitamenti» al clero o si sono addirittura astenuti da qualsiasi pronunciamento in favore della resistenza interna.
Con particolare riferimento al vescovo di Como, il prefetto dichiara che sarebbe opportuno che «il vescovo, a guisa di ciò che fanno gli altri della Lombardia, abbia a diramare al clero dipendente convenienti istruzioni a rinfrancare nelle classi agricole il dovere patriottico della resistenza».

7, LOMBARDIA, tra i parroci denunciati il prefetto di Milano cita quelli di San Colombano, Fombio, Cornovecchio e Zorlesco.

10, CAMPANIA, il procuratore generale di Napoli – relazione per il 1° quadrimestre 1918 – segnala ?

14, CALABRIA, il procuratore generale di Catanzaro – relazione per il 3° quadrimestre 1917 – segnala ?

16, EMILIA-ROMAGNA, il procuratore generale di Parma – relazione 3° quadrimestre 1917 – scrive:
«Per propaganda pacifista colpita dal D.L. 4 ottobre 1917 venne deferito al tribunale militare il parroco di Basilicagioiano, don Lamberto Torricelli, per aver fatto larga diffusione tra le truppe dell'opuscolo Il Papa della pace. È stato invocato il provvedimento per il sequestro delle temporalità per misura di repressione.
Don Giacomo Carpi, parroco di Ciano d'Enza, fu denunziato per avere manifestato sentimenti antipatriottici facendo discorsi tendenti a deprimere lo spirito pubblico.
Il parroco di Formigine, don Ludovico Mazzoni, fu denunziato per lo stesso reato per avere distribuito copie del giornale L'Allarme contenente la nota lettera del Papa sulla pace ed altri articoli sullo stesso tema
».
[Il sacerdote fu arrestato e rimesso in libertà provvisoria dopo dieci giorni di detenzione.]
18, ABRUZZO e MOLISE, il procuratore generale de L'Aquila – relazione per il 3° quadrimestre 1917 – segnala ?


22, TOSCANA, il procuratore generale di Firenze – relazione mensile sulle violazioni del "decreto Sacchi" – segnala che nel mese di dicembre sono stati rinviati a giudizio:
. don Vincenzo Paoli, che durante una predica tenuta in una chiesa di Massa Marittima aveva defintio la guerra «dolore e castigo, dipingendone a tinte fosche le conseguenze»;
. don Pietro Franceschini, che «predicava nella chiesa della Pieve in Poppi che il popolino era stato ingannato sulle ragioni della nostra guerra e bisognerebbe che aprisse gli occhi, che la guerra non era stata fatta per ragoni economiche e politiche, ma per combattere la Chiesa, il Papa e la religione, che noi siamo fiacchi fisicamente, politicamente, socialmente e civilmente, che non bisognava pensare ad allargare i confini della patria, che nulla importava se avevamo dovuto perdere quello che per riffe o per raffe avevamo preso, che non bisognava essere sordi alla voce di Dio e ai suoi avvisi, quali i rovesci militari e la fame imminente».
Nella stessa relazione segnala, tra l'altro, che frate Giuseppe Scortecci è stato condannato a 1 anno di reclusione e a L. 1.000 di multa.

27, LIGURIA, l'insegnante e pubblicista genovese F.M. Zandrino, in riferimento alla lettera pastorale intitolata Perché non si intese il segnale del Cielo che ci chiama a Dio? pubblicata il 29 gennaio scorso dal vescovo di Albenga, mons. Cambiaso, fa prima un cenno su «Il Lavoro» di Genova e poi pubblica su «Il Popolo d'Italia» un lungo articolo, intitolato Un documento di follia disfattista, nel quale porta ampi brani della pastorale allo scopo di esemplificare «il perfido veleno gettato a piene mani […] dal libello criminale» e conclude:
«E se saggia politica e pietà per il settario vogliono forse che non si faccia dell'energumeno un facile martire, una lezione deve avere comuqnue il prelato fellone. Un atto di giustizia si impone: l'exequatur deve essere tolto di senza ritardo al pastore indegno e nemico della patria».
All'articolo de «Il Popolo d'Italia» fa seguito un immediato intervento del sottoprefetto di Albenga il quale, ravvisando nella pubblicazione il reato di disfattismo e di dispregio delle istituzioni, denuncia mons. Cambiaso all'autorità giudiziaria mentre anche il prof. F.M. Zandrino fa lo stesso di propria iniziativa.
[Rapporti del prefetto di Albenga del 27 febbraio e 15 marzo 1918.]

Marzo
LOMBARDIA, il parroco di Stezzano viene arrestato dai carabinieri per avere espresso giudizi contrari alla guerra in presenza di alcuni soldati, incitandoli anche alla diserzione.
21, dietro impulso del Comando supremo, il ministro della Guerra V.L. Alfieri invia una lettera al ministro di Grazia e Giustizia E. Sacchi:
«sembra a questo Ministero che converrebbe coadiuvare nell'azione, già qua e là iniziata, le locali autorità militari, e dare all'azione stessa il maggiore impulso possibile; stimolando l'opera del basso clero […] e indirizzandolo ai fini voluti; e ciò mediante il concorso delle altre autorità costituite le quali dovrebbero saper lusingare, interessare e compensare l'opera del clero stesso invitandolo ad esempio ad indire pubbliche funzioni religiose in onore dei defunti, o in ringraziamento di risulatati ottenuti, o per invocare la vittoria delle nostre armi.
In tal modo dando alla forza della religione l'importanza che essa effettivamente ha, specie nelle popolazioni di campagna e soprattutto nelle donne, che nel momento attuale sono elemento principale di resistenza o di debolezza morale nelle famiglie rurali, si tocca il lato più sensibile del clero che così può essere indotto ad interessarsi apertamente alla causa nazioanle, con i mille mezzi che esso ha a sua disposizione e che ha in tante diverse circostanze dimostrato di saper usare
».
[Una copia viene inviata anche al ministro degli Interni.]
VENETO, lo stesso giorno don Giuseppe Vigolo, cappellano della chiesa di S, Croce a Bassano del Grappa, viene arrestato sulla base di un'accusa che gli attribuisce di «essersi mostrato favorevole all'Austria e contrario all'Italia dichiarando che il Veneto è di pertinenza dell'Austria e che l'esercito di questa Nazione deve invaderlo, che l'Italia non ha la forza sufficiente per impedire l'invasione […]».
[Al dibattimento risulta che don Giuseppe Vigolo, in un giorno imprecisato del novembre precedente, si era recato a bere un bicchiere di vino in un'osteria di Bassano e che qui, conversando con il cantoniere ferroviario Luigi Mazzola, aveva espresso dubbi circa la resistenza italiana con queste parole: «L'Italia l'è bella e andà, non ghe xe altro, i Austriaci i vien a riprenderci il Veneto che era suo».
Secondo il testimone, poi, don Giuseppe Vigolo non aveva esplicitamente detto che gli austriaci avrebbero fatto bene a riprendersi il Veneto, ma aveva affermato che i nostri soldati non sarebbero stati capaci di resistere all'invasione e che quindi gli austriaci avrebbero ripreso il Veneto che era loro appartenuto;
a tali accuse i carabinieri aggiungevano che il sacerdote aveva compiuto propaganda austriacante tra i contadini della zona e prospettavano addirittura la possibilità che egli potesse essere stato l'autore del lancio di alcuni razzi di segnalazione al nemico avvenuti nel marzo 1918.
Il tribunale però non ritiene di dover prestare fede a questi ultimi sospetti e, sulla sola base della conversazione tenuta nell'osteria, nella quale viene ravvisato un reato di disfattismo aggravato dalla qualità di sacerdote dell'imputato, decide per la condanna del sacerdote.
[Con sentenza del Tribunale di Bassano con sede a Vicenza, in data 22 aprile 1918, don Giuseppe Vigolo sarà condannato a 45 giorni di reclusione e L. 200 di multa.]
24, LIGURIA, per il fatto di Albenga, dopo che i grandi organi di stampa hanno ripreso la notizia, scende in campo contro il vescovo l'intero fronte interventista: lo stesso mese si tiene a Genova una riunione del "Fascio parlamentare" nel corso della quale viene approvato un ordine del giorno richiedente l'immediato sequestro della temporalità al prelato «traditore».
26, VENETO, il vescovo di Padova, mons. Pellizzo, che ha fornito in più occasioni, e specie dopo Caporetto, prove inoppugnabili del suo patriottismo, invia questa lettera ai deputati della circoscrizione di Padova:
«La trionfale assoluzione del Rev.mo Mons. Antonio Della Valle in seguito alla più limpida prova della sua pienissima innocenza di fronte a una montatura colossale delle più settarie ha riempito di esultanza tutta la Diocesi […]. Però se tutti, clero e popolo, esultano, non così il Vescovo: la mia esultanza […] per questo atto di doverosa giustizia reso ad un innocente […] tuttavia non è piena. Ho altri sacerdoti, parimenti innocenti e sempre animati a parole ed opere del più pronto patriottismo, che con processo assai sommario, come don Giovanbattista Scotton benemerentissimo parroco di Semonzo, oppure senza ombra di processo […] furono allontanati dalla loro curia e dalla loro Diocesi, come don Augusto Berengan parroco di Lugo Vicentino, don Antonio Pizzotto e don Giuseppe Bizzotto parroco di S. Pietro in Viminario […].
Ora di questo passo dove andiamo?
Con questi metodi qualunque sacerdote, per quanto galantuomo e patriot[t]a, può da un momento all'altro essere levato dalla parrocchia ed internato; e per quanto innocente messo nella impossibilità di difendersi; so poi nella forma più assoluta e definitiva che il caso ultimo di don Bizzotto non è isolato, non è ultimo purtroppo, so che per altri pesa questa terribile spada di Damocle, la quale poi infine viene a colpire il vescovo misconoscendo la sua autorità e lo colpisce perché toglie dalla Diocesi i pochi e insufficienti sacerdoti rimasti.
È contro questo sistema che io reclamo ed invoco […] l'intervento collettivo dei deputati della diocesi. Tale intervento è opera di sincero e utile pariottismo. Ella, Onorevole, conosce le nostre popolazioni: il parroco per esse è tutto; levare un parroco in quel modo con tali accuse che il popolo 99 su 100 sa da chi provengono, è un deprimere lo spirito, è un vero, dunque, disfattismo
».
[Trattasi del processo d'appello contro mons. Antonio Della Valle dove lo stesso vescovo è intervenuto come testimone a discarico.]


29, TOSCANA, il procuratore generale di Firenze – relazione mensile sulle violazioni del "decreto Sacchi" – segnala che in diverse occasioni nel mese di febbraio don Francesco Baronti, parroco di Marcialla, ha affermato che l'Italia aveva fatto male a non ascoltare la nota del Papa e ha plaudito alle vittorie austriache sostenendo che si tratta di un castigo di Dio contro l'Italia miscredente.

 


Aprile
2
, anche il ministro dell'Industria del Commercio invia una lettera al ministro di Grazia e Giustizia E. Sacchi insistendo sulla necessità di intensificare «specie a mezzo dei parroci», la propaganda per la mobilitazione civile nei piccoli centri.
4, in una lettera indirizzata alla presidenza del Consiglio, il presidente del comitato di Pavia dell'associazione studentesca "Giovane Italia" scrive:
«Come presidente dell'associazione studentesca Giovane Italia e come italiano sento il dovere di denunciare l'infame opera di disfattismo compiuta dal sacerdote Olimpo Massa, parroco di Fontanetto Po, a mezzo di un opuscolo Strenna del Parroco del 1918 edito a Vicenza. Questa strenna, secondo quanto è detto nella prefazione, venne letta dai cappellani militari ai soldati nelle ore di riposo».
[Della questione si interessa subito il Servizio informazioni presso il Comando supremo dal momento che l'opuscolo è stato inviato anche ad un militare in zona di guerra; pertanto il Tribunale di Vicenza apre un procedimento penale contro il sacerdote per l'accusa di disfattismo ma la causa si trascinerà per parecchi mesi fino a quando non sarà dichiarata estinta per amnistia dopo la conclusione delle ostilità.]
5, MARCHE e UMBRIA: il procuratore generale di Ancona – relazione per il 3° quadrimestre 1917 – nota soltanto un eccessivo entusiasmo nella diffusione della nota pontificia per la pace che «forse non traduceva fedelmente lo stesso concetto informatore del documento».
8, il ministro di Grazia e Giustizia E. Sacchi indirizza a tutti i vescovi d'Italia, per il tramite dei procuratori generali, una circolare nella quale si invita l'episcopato ad agire sul clero perché questo faccia opera di persuasione e di incitamento alla resistenza presso il popolo:
«Nella dura prova che la nostra Patria sostiene è necessario più che mai rinsaldare la resistenza della popolazione civile, per l'immediato riflesso che ne deriva sullo spirito dell'esercito, chiamato ora ai supremi cimenti. All'uopo di particolare efficacia ritengo l'opera che il Clero può esercitare nel contatto quotidiano col popolo […].
Occorre pertanto che anche il Clero intensifichi la sua cooperazione, specie nei comuni rurali presso le famiglie dei soldati, per fortificare lo spirito di resisterza e di sacrificio e diffondere il convincimento che dall'esito felice della nostra guerra nazionale dipendono la salvezza e la fortuna della Patria cui è indissolubilmente legato il benessere morale e materiale dei singoli cittadini […].
Sono sicuro che basterà avere accennato alla necessità ed urgenza di promuovere il valido concorso di tutti perché la S.V. Ill.ma e Rev.ma vorrà esortare il Clero dipendente a spiegare, con vivo sentimento di assistenza persuasiva, sia da solo, sia in unione alle altre Autorità locali, opera larga ed efficace di propaganda nell'interesse della patria»
.
Unitamente al testo della circolare – poi ampiamente diffuso sulla stampa cattolica e non – E. Sacchi invia ai procuratori generali una lettera nella quale, in via riservata, commenta l'iniziativa presa con apprezzamenti non certo benevoli circa l'azione politica esplicata dal clero sinora:
«Di fronte agli innumerevoli esempi di lealtà e patriottismo che il clero ha dato non sono mancati quelli, anche numerosi, di fredda indifferenza ed altri peggiori di stolta avversione alle sacre ragioni della Patria. Così in taluni luoghi, da parte di elementi del clero non si è avuto, quando non è occorso di peggio, quella efficace morale collaborazione, cui la Nazione in guerra ha bisogno; e nella somma di sforzi è mancata, specie fra le classi minute e rurali, quella elevazione di coscienze e di spiriti cui il clero avrebbe potuto efficacemente concorrere.
Nell'ora intanto che si attraversa, in cui le sorti dell'Italia e della libertà sono alla decisione estrema, nessun atto ed azione possono essere permessi che non siano per la Patria, ed ogni assenza non può né deve essere ulteriormente tollerata.
Il Paese ha bisogno che tutti i suoi figli concorrano a salvarlo, ed il clero in tutti i suoi componenti deve dare la completa sua opera attiva e fervorosa per sostenere gli animi alla resistenza e alla lotta […].
È necessario perciò che gli Ordinari Diocesani rivolgano agli interessi della Patria, con maggiore sentimento e calore, le loro direttive al clero dipendente e si facciano apertamente e sinceramente eccitatori di opere e di propaganda patriottica presso tutto il clero basso […]. Da questa opera, che sarà seguita con attenzione vigile, il Governo si attende anche da parte del clero la prova vera e migliore del suo reale attaccamento al Paese e del suo fervido patriottismo […]

9, LIGURIA, ha inizio, presso il Tribunale di Finalborgo (Savona) il processo contro mons. Cambiaso, vescovo di Albenga, e il suo segretario don Lazzaro Damonte imputato perché ha controfirmato la pastorale.
Tra i testimoni d'accusa, oltre al prof. F.M. Zandrino, intervengono il sottoprefetto di Albenga (il quale però precisa che la pastorale non gli era stata preventivamente inviata come negli anni precedenti), il segretario genovese dell "Opere federate per l'assistenza e la preparazione nazionale" e due alti ufficiali della riserva.
I testimoni a discarico sono invece rappresentati da un vero e proprio stuolo di personalità laiche ed ecclesiastiche della zona.
Il pubblico ministero presenta la propria requisitoria nella quale afferma che nella pastorale si ravvisa «il reato di propaganda contro la guerra col cercare di diminuire la resistenza del Paese, oggi più che mai necessaria» e, dopo aver confrontato la lettera con quelle «veramente patriottiche» dei vescovi di Pisa, Genova, Udine e Savona, richiede l'assoluzione del segretario per insufficienza di prove e la condanna del vescovo a 2 anni e 4 mesi di reclusione.
Il tribunale accoglie però le tesi difensive e dopo due giorni di dibattimento, assolve don Lazzaro Damonte per insussistenza di reato e mons. Cambiaso per insufficienza di prove; ordina però il sequestro delle copie della pastorale.
Ovviamente contrastanti sono le reazioni di fronte all'esito del processo.
L'assoluzione di mons. Cambiaso non attenua tuttavia i sospetti delle pubbliche autorità nei suoi confronti.
13, LIGURIA, in relazione al fatto di Albenga, la "lega antitedesca di Oneglia" – notizia pubblicata da «L'Italia» – prende l'iniziativa di inviare a tutti i deputati copia della pastorale pubblicata da mons. Cambiaso.
LIGURIA, lo stesso giorno una lettera indirizzata a mons. Cambiaso, vescovo di Albenga – viene intercettata dall'ufficio censura di Genova.
In essa don Primiano Barberi, parroco di S. Nicola di Tremiti, scrive: «La prego voglia spedirmi copia della sua elettissima pastorale. Ho vivissimo desiderio di leggerla giacché sono persuaso che sia un documento assai pregevole, pienamente conforme a quanto ha detto ed operato il S. Padre; e che perciò abbia suscitato l'ira infernale dei nemici della patria, sedicenti patrioti.
Mi rallegro con l'Eccellenza vostra Rev.ma del grande onore che le è stato fatto, e godo tanto che Ella sia stato degno di patire disprezzo e persecuzione per amore di Gesù, della sua Chiesa e della Verità
»
Nel commento accluso il censore sottolinea che, se anche mons. Cambiaso è stato assolto, tuttavia la sua azione è stata pur sempre contraria agli ideali della patria e che dunque «non si ritiene conveniente che giungano voti di plauso e di ammirazione per un opera che non potrà certo ritenersi di incitamento alla resistenza interna del paese e produttiva di fermi e nobili propositi, e che vengano chiamati "nemici della patria e sedicenti patriot[t]i" coloro che a tale opera dissentirono e cercarono di combatterla per le vie legali».
[Sarà trasmessa al ministero il 5 maggio successivo proponendone il sequestro.]
14, VENETO, in risposta all'appello indirizzato dal ministro E. Sacchi ai vescovi italiani, l'ordinario vicentino mons. Ridolfi, dopo aver dato assicurazioni circa il proprio impegno teso a cooperare «alla salvezza della patria», ritorna su due punti dolenti costituiti dalla «persecuzione» contro il clero e dal precario stato d'animo delle popolazioni e delle truppe:
«Io vorrei però che l'opera del clero fosse apprezzata, non solamente quando la nazione è chiamata ai supremi cimenti, ma in ogni tempo. E mi permetto perciò di notare che, se l'azione del clero è ostacolata talvolta, o sinistramente interpretata, se non del tutto travisata a suo danno, con la tolleranza e, Dio non voglia, con l'appoggio magari delle stesse autorità, non è possibile che essa riesca efficace quanto potrebbe e dovrebbe allora quando le medesime Autorità la invocano per i più urgenti bisgoni della patria.
Ed ai fini della resistenza, mi sento in dovere anche di far presente al Governo di vigilare sulle reali condizioni dello spirito dei soldati. Per diretta conoscenza […] io devo far notare che in troppi reparti i soldati si dicono stanchi e non nascondono che non hanno affatto intenzione di resistere. Con profonda tristezza si è sentito perfino aggiungere che questa volta non getteranno le armi ma ritorneranno in paese col fucile carico per compiere le proprie vendette.
Eccellenza! Non ho alcun interesse di alterare la verità; ho l'animo grandemente preoccupato per quella che potrebbe essere la sorte della mia diocesi e della nazione. Per questo io azzardo anche la preghiera: veda il Governo se non sia possibile risparmiare alla Patria più tristi giorni; veda se opportune trattative possano condurre a risultati soddisfacenti prima dell'attacco
».

Il gen. A. Diaz si premura di richiedere lumi alla presidenza del Consiglio circa l'opportunità d prendere provvedimenti contro mons. Ridolfi. Alla sua lettera V.E. Orlando risponde affermando che la natura «del tutto riservata e confidenziale» della comunicazione di mons. Ridolfi non consente all'autorità di procedere contro di lui; è però certo che la presa di posizione del prelato vicentino deve essere trapelata aldifuori degli ambienti ministeriali e del Comando supremo…

18, il Comando supremo, guidato da A. Diaz, riferendo a V.E. Orlando circa alcune disfunzioni che agiscono negativamente sullo spirito delle truppe e delle popolazioni, richiede un'azione in favore dei sacerdoti residenti nella zona di guerra, anche in considerazione del fatto che prorpio questi, molto più delle autorità civili e militari, sono in maggiore contatto colle popolazioni:
«A questo proposito rappresento a V.E. che motli sacerdoti delle zone limitrofe a quelle delle operazioni o delle immediate retrovie verserebbero in condizioni economiche degne di speciale attenzione giacché, per il concorrere di alcune cause di indole militare, hanno perduto i loro benefici indiretti spesso notevoli, oltre che si sono trovati nella necessità di ospitare dei confratelli profughi delle terre invase».
Lo stesso giorno il vescovo di Vicenza, mons. Ridolfi, indirizza al clero e al popolo della diocesi una lettera «moderatamente patriottica» – poi pubblicata nel supplemento del «Bollettino Ecclesiastico della Diocesi di Vicenza» nel maggio 1918 – ma i suoi spiriti bellicosi sono tutt'altro che sopiti.
20, il vescovo di Rieti, mons. Sinoli, deplora la campagna calunniosa contro il clero e il pontefice condotta «da una stampa che non conosce lealtà ed onestà di sorta» ed aggiunge: «L'E.V. è troppo saggia per non comprendere che ciò, lungi dal rinsaldare lo spirito di resistenza e di sacrificio, oggi più che mai necessari, indispone, se non aliena, la parte, dirò così, più sana della nazione».
21, viene costituita in Italia una legione cecoslovacca, composta di prigionieri disposti volontariamente a battersi per il loro paese, e si avvia la formazione di una legione romena e di una polacca, i volontari jugoslavi rimangono organzzati soltanto in "squadre di avvicinamento" che – composte di cechi, romeni, polacchi e jugoslavi – affiancano l'opera della propaganda italiana fra l'esercito avversario e del servizio informazioni.
[Alla formazione di una legione jugoslava è decisamente avverso il ministro degl Esteri S. Sonnino.]
22, VENETO, "processo Vigolo", Tribunale di Bassano sede di Vicenza: don Giuseppe Vigolo viene condannato a 45 giorni di reclusione e L. 200 di multa.
[Al dibattimento è risultato che don Giuseppe Vigolo, in un giorno imprecisato del novembre precedente, si era recato a bere un bicchiere di vino in un'osteria di Bassano e che qui, conversando con il cantoniere ferroviario Luigi Mazzola, aveva espresso dubbi circa la resistenza italiana con queste parole: «L'Italia l'è bella e andà, non ghe xe altro, i Austriaci i vien a riprenderci il Veneto che era suo».
Secondo il testimone, poi, don Giuseppe Vigolo non aveva esplicitamente detto che gli austriaci avrebbero fatto bene a riprendersi il Veneto, ma aveva affermato che i nostri soldati non sarebbero stati capaci di resistere all'invasione e che quindi gli austriaci avrebbero ripreso il Veneto che era loro appartenuto;
a tali accuse i carabinieri aggiungevano che il sacerdote aveva compiuto propaganda austriacante tra i contadini della zona e prospettavano addirittura la possibilità che egli potesse essere stato l'autore del lancio di alcuni razzi di segnalazione al nemico avvenuti nel marzo 1918.
Il tribunale però non ha ritenuto di dover prestare fede a questi ultimi sospetti e, sulla sola base della conversazione tenuta nell'osteria, nella quale è stato ravvisato un reato di disfattismo aggravato dalla qualità di sacerdote dell'imputato, si è deciso deciso per la condanna del sacerdote.]
Ritenendo la condanna troppo mite, il procuratore generale presenta ricorso contro la sentenza.

23, TOSCANA, il procuratore generale di Firenze – relazione mensile sulle violazioni del "decreto Sacchi" – segnala che nonostante l'attenta sorveglianza dei carabinieri e le immediate denunce all'autorità giudiziaria, parecchi sacerdoti persistono nell'esprimere pubbliche dichiarazioni contrarie alla guerra «massonica»; tali episodi sono particolarmente frequenti nella diocesi di Arezzo e vengono attribuiti a preti che «evidentemente rispecchiano le note tendenze del capo di quella diocesi».
Tra i denunciati:
. don Pietro Catelani, per una predica tenuta nella chiesa della Pieve di Castel San Niccolò durante la quale egli avrebbe affermato:
«Le leggi votate dai Governi mancanti di religone non sono che trama di tela che ai grandi è consentito lacerare a loro agio e che sopprimono i piccoli.
La guerra, questo immane flagello, non sarebbe scoppiata se vi fosse stata tra i popoli religione e fratellanza. Chi dice che la guerra l'abbiano voluta il Papa, i preti ed i clericali mentisce: siete stati voi a volerla
– accennando con queste ultime parole all'uditorio. La Francia, mi si permetta di dirlo, si è trovata in mezzo alla rivoluzione ed in mezzo al sangue, e le sue province sono state invase da quando discacciò ed abolì la religione».
. don Riccardo Del Pia, aretino, il 27 marzo «a due signore che si andavano da lui a confessare nella chiesa di San Francesco e che, a confessione finita, l'avevano pregato di una orazione per i loro parenti che si trovavano al fronte, ebbe a rispondere che questi combattenti sarebbero forse tornati, ma non con la vittoria».
. don Sebastiano Bacherini, guardiano del convento di Barbalana nel comune di Anghiari, accusato di aver dato ospitaltià ai disertori e di aver compiuto nella campagna circostante «una propaganda deprimente lo spirito pubblico e contraria agli interessi della guerra».
LOMBARDIA, lo stesso giorno, nel loro rapporto al procuratore del re di Cremona i carabinieri della stazione di Soresina (Cremona) in relazione al parroco di Azzanello (Cremona), don Emilio Bassi, scrivono che «[…] la domenica delle Palme o la domenica precedente il sacerdote Bassi, durante la predica […] alla presenza di un centinaio di uditori, la maggior parte donne e vecchi, ad un certo punto esclamò: "La vittoria sarà dell'Austria e della Germania perché loro sono più fedeli ed amanti di Dio, noi invece, che non lo siamo, perderemo".
Dette frasi le quali vennero diffuse e commentate sfavorevolmente in pubblico, offesero il sentimento patriottico di qualche vero italiano
».
[Durante il dibattimento del 9 luglio successivo risulterà chiaramente che l'accusa è stata costruita a bella posta dai carabineiri di Soresina per colpire un sacerdote evidentemente "scomodo".]
25, LIGURIA, una lettera indirizzata a mons. Cambiaso, vescovo di Albenga – viene intercettata dall'ufficio censura di Genova.
In essa l'avv. Luigi Foppiani, procuratore del re d Genova a riposo, chiede al prelato la restituzione di un suo articolo non approvato dal vescovo stesso affermando: «E lascio ad altri l'onore di prendere con maggior fortuna le difese del vescovo di Albenga, convinto, come sono io, che per mancanza di prudenza e convenienza nello scrivere gli hanno fatto del danno e del male»; a margine il funzionario ha annotato: «Non ritenendo convenienti le lodi tributate al Cambiaso per l'opera di propaganda, di indubbio carattere pacifista, da lui esercitata nella propria diocesi, si segnala la corrispondenza con proposta di sequestro».
[Sarà trasmessa al ministero il 5 maggio successivo proponendone il sequestro.]
28, PIEMONTE, nel rapporto del procuratore generale di Casale Monferrato si segnalano nel distretto alcuni processi celebrati all'inizio dell'anno:
. don Umberto Guarnieri, condannato in appello a 2 mesi di detenzione;
. don Alessandro De Tomasi, rinviato a giudizio,
. don Ruggero Lovazzaro, prosciolto in istruttoria.
[L'unico episodio di rilievo riscontrato nella regione, ma che avrà una certa risonanza al di fuori del Piemonte è quello riguardante l'opuscolo di intonazione pacifista pubblicato dal parroco di Fontanetto Po (Novara).]
Lo stesso giorno il vescovo di Sabina, card. De Lai, in una lettera indirizzata al barone Monti, direttore del "Fondo per il culto", dopo aver dato assicurazioni circa l'opera patriottica del proprio clero afferma: «Debbo però per lealtà aggiungere che un non piccolo intralcio all'azione benefica del clero viene dalle voci calunniose e dalle accuse indegne e spesso contraddittorie sparse ad arte fra il popolo da giornali, da foglietti volanti e da tristi sobillatori che rappresentano il clero, i Vescovi e il Papa ora quali autori, ora quali sabotatori, ora come nemici della patria e somministratori di denari ai tedeschi. Cose talora persino ridicole, ma che trovano sempre dei creduli e nuocciono, come io stesso dovei constatare in più paesi […].
Ora, se si vuole che l'azione del clero raggiunga con più efficacia il suo effetto, è necessario che la deplorevole ed ormai lunga campagna contro il medesimo abbia termine
».
30, il ministro degli Interni dirama una circolare a tutti i prefetti del regno nella quale, facendo riferimento al documento del Guardasigilli ai vescovi, si afferma:
«Ma certamente più efficace sarebbe la loro azione se ad essa si unisse quella delle locali autorità civili, massime incitando i sacerdoti a parlare ai fedeli in occasione di solennità e funzioni religiose in cui si riflettono anche le vicende della guerra.
Occorre pertanto che le SS.LL. interessino in tal senso le dipendenti autorità della provincia
».
[Pochi funzionari rispondono alla circolare ed in modo estremamente generico.]
VENETO, lo stesso giorno il vescovo di Vicenza, mons. Ridolfi, indirizza una lettera al presidente del Consiglio ed al ministro di Grazia e Giustizia.
Nel documento, controfirmatao «per identità di ragioni» anche dal vescovo di Verona, mons. Bacilieri, il vescovo di Vicenza stigmatizza con parole durissime la campagna anticlericale che nella prima fase della guerra si è rivolta contro il clero con denunce, internamenti ed arresti; citando i casi dei sacerdoti di Grancona, Cesuna, Camporovere, Canove, Caldogno, Rosà, Santo Stefano di Volpino, Fongara, Staro e Valli dei Signori, il vescovo afferma che la giustizia si è resa complice del «Don Rodrigo di paese» e che «la guerra all'italiano ha fatto dimenticare quella al nemico».
Le sue critiche si appuntano poi contro l'ormai famigerato "decreto Sacchi" il quale, a suo parere, si presta ad ogni genere di arbitrio:
«In una guerra cotanto lunga e luttuosa, anche se fossimo tanti Giobbe, a ciascuno può essere sfuggita una frase di sfiducia, atta a deprimere lo spirito degli altri e sufficiente (dato il Decreto come è scritto e come viene applicato) a farci condannare alla reclusione qualora uno zelante (diciamolo così) volesse denunciare ed un altro insistesse per la condanna. Data la sua ampiezza il Decreto finisce però come le grida del Manzoni, non per mettere al dovere i furfanti, ma per dar noie ai galantuomini.
E difatti anche in questo secondo periodo della guerra sono a un dipresso i medesimi gli accusatori e gli accusati e la giustizia è rigorosa appena contro i deboli e contro i preti
».
Il prelato porta un esempio:
. don Giuseppe Vigolo, di Bassano, nel mese di marzo è stato arrestato e successivamente condannato a 45 giorni di reclusione sotto l'unico addebito di avere, nel novembre 1917, «espresso dubbi ed apprensioni circa la resistenza del nostro esercito»; e ciò nonostante che egli fosse restato al suo posto durante l'offensiva austriaca a compiere il proprio ministero sacerdotale, mentre i giudici del tribunale si erano allontanati dalla loro sede. In defintiva, sono le parole del vescovo, «il giudice che è scappato ha condannato il prete che è restato!».
Il vescovo di Vicenza conclude la sua lettera esaltando l'eroismo dei propri sacerdoti in confronto al comportamento non sempre esemplare dei funzionari statali, e chiedendo che si ponga un freno alla ondata delle denunce:
«Eccellenze, ho 700 preti, 200 sotto le armi, 500 in cura d'anime. Dei 200 sacerdoti soldati alcuni sono morti […], altri sono stati feriti, alcuni decorati, altri encomiati: nessuno ha mai mancato al suo dovere, nessuno […].
I 500 preti in cura d'anime sono tutti al loro posto dal principio della guerra, nessuno l'ha lasciato. Vi stanno senza soprassoldo, senza indennità di guerra, senza che uno solo si sia arricchito per la guerra, o che uno solo abba frodato un centesimo all'erario. Hanno le case piene zeppe di soldati e di ufficiali: talvolta i vetri infranti, i tetti sforacchiati, le soffitte puntellate. Eppure non uno è fuggito, non uno m'ha chiesto trasloco, non uno.
Eccellenze, può il governo dire lo stesso dei suoi funzionari? Eppure contro questi intemerati cittadini […] esempio di quella che è resistenza vera, fatta di opere e di sacrifici, si ordisce tutta una trama di delazioni e denunce da parte di coloro i quali […] non pensano che a sfogare lo spirito partigiano sotto la comoda maschera dello zelo per la Patria. Ed è singolare che a ciò si prestino i decreti luogotenenziali ed i magistrati dei tribunali!.
Vi sarebbe a dir vero un rimedio: far una società contro la società delle spie, e denunciare le spie. Assicuro che se anche i soli tavolini dei caffè, ove ogni giorno convengono gli eroi delle denunce, avessero a ripetere ciò che hanno sentito, vi sarebbe materia non per dei mesi ma per dei secoli di reclusione […].
Mi permetto dunque con ogni istanza di invitarvi a considerare la necessità di un riforma del D.L. tale da togliere radicalmente i gravissimi inconvenienti a cui sinora ha dato luogo, e che sono tali da scuotere quella fiducia che ogni onesto cittadino deve avere nei pubblici poteri. Perché se è giusto che vengano puniti i traditori della patria […] non è però equo che una parola di momentanea apprensione o di titubanza possa essere da qualche malintenzionato prospettata e fatta punire come delitto […]
Eccellenze, con libertà di cittadino e con franchezza di Vescovo ho espresso il mio voto. Accoglietelo Voi, on. Presidente del Consiglio, a cui sono commessi i supremi interessi della Nazione, e Voi, on. Guardasigilli, che siete il ministro di quella che non è giustizia se non è imparziale
».
Per dare maggior peso alla propria protesta mons. Ridolfi comunica il testo della sua lettera anche alla stampa cattolica.]

 

TOSCANA, è significativo notare che dalle relazioni sulle violazioni del "decreto Sacchi" inviate al ministero dal procuratore generale di Firenze, risulta chiaramente che i colpiti dai rigori della legge sono nella maggior parte sacerdoti: tra il dicembre 1917 e l'aprile 1918 sono state 8 le denunce segnalate.]

LAZIO, il prefetto di Roma – relazione del 3 quadrimestre 1917 – si limita a segnalare che il clero della capitale, dietro l'impulso del cardinale vicario, ha celebrato numerose funzioni religiose per la resistenza e la vittoria.

Tra la fine di aprile e i primi di maggio circa una settantina di vescovi fanno pervenire direttamente al ministro di Grazia e Giustizia E. Sacchi lettere nelle quali in complesso si manifesta una piena adesione alla richiesta di dare maggiore impulso alla propaganda patriottica tra il clero; in talune di esse si riscontrano attestazioni di patriottismo con accenni affini a quelli propri della tematica nazionalista.
[Tra queste quelle di mons. Lavitrano, vescovo di Cava e Sarno, mons. Maggio, vescovo di Ascoli Piceno, mons. Del Sordo, vescovo di Alife e mons. Delrio, vescovo di Gerace.]
In questo generale clima di adesione alle direttive del governo non mancano però alcune vibrate proteste contro il persistente atteggiamento di sospetto e di «persecuzione» nei confronti del clero che in alcuni luoghi trova l'appoggio delle pubbliche autorità.



Maggio
5
, il card. Gusmini di Bologna fa pubblicare l'appello di E. Sacchi accompagnandolo con una circolare che invita il clero a lavorare per sostenere le forze e la resistenza morale del popolo e così si chiude:
«Lavorate dunque con prudenza e con fiducia, mentre io a migliorare e a rendere più facile l'ambiente della vostra azione […] insisterò garbatamente sì, ma anche francamente presso il Ministro perché dia opera a che la stampa e soprattutto la Mgistratura del nostro paese sia e si dimostri superiore alle mene della setta, agli intrighi giacobini dei nemici del clero, non solo nelle sentenze, ma ancora nelle istruttorie per completare con questo l'onorevole fiducia che egli dimostra di avere nel clero italiano, il quale, anche dinnanzi ai Tribunali e ad accaniti accusatori, ha dimostrato di ben meritarla».
9, giorno dell'Ascensione, papa Benedetto XV emana un motu-proprio con il quale invita i sacerdoti italiani a celebrare la messa nel giorno di S. Pietro e Paolo secondo le intenzioni del pontefice e cioè invocando «una pace di giustizia».
Il ministero, temendo che tale iniziativa possa dare adito a manifestazioni pacifiste, ordina ai prefetti di svolgere un'indagine sulle conseguenze delle funzioni religiose del 29 giugno.
11, EMILIA-ROMAGNA, il prefetto di Bologna segnala che sull'atteggiamento del clero rurale, che non sempre aderisce pienamente agli indirizzi dei propri vescovi, influisce certo non poco la forte presenza socialista nelle campagne.
TOSCANA, nella relazione del procuratore generale di Firenze non risultano ulteriori elementi atti a verificare l'effettiva consistenza delle accuse mosse al cardinale arcivescovo.
Nella diocesi di Massa il comportameto del vescovo è duramente criticato dalle pubbliche autorità. Lo stesso giorno il prefetto locale riferisce in proposito: «Certo che la parola del clero sia un ottimo mezzo di propaganda per la resistenza interna non ho mancato di interessarmi in questo senso. Devo però dire che dei due vescovi di questa provincia quello di Massa, mons. Bertazzoni, è di poco aiuto. Non lo credo di sentimenti antipatriottici, ma è timido e forse teme di contrariare la volontà del papa. Un prete, che nel dire Messa parlava ai fedeli patriotticamente fu obbligato dal vescovo a smettere».
14, il presidente del "Comitato di difesa interna", Pietro Lanino, si rivolge al ministro di Grazia e Giustizia E. Sacchi chiedendo su quali «basi positive» si è sospesa l'inchiesta iniziata contro il vescovo e il clero di Vicenza e se alla base di questa decisione stia il fatto che mons. Ridolfi ha pubblicato in seguito una pastorale «più o meno bella».
TOSCANA, lo stesso giorno mons. Bertazzoni, vescovo di Massa, presenta per l'approvazione preventiva la sua lettera pastorale:
«Il flagello che, eludendo le previsioni dei sapienti, tuttora imperversa impone agli individui e alle famiglie sempre nuovi sacrifici. Cari sacerdoti, continuate ad essere in questi terribili momenti di aiuto e conforto ai fedeli alle vostre cure commessi. Sosteneteli nella fede, animateli alla preghiera, alla pazienza cristiana, alla pratica del bene […]. Cogliamo l'occasione per ordinare che avanti la benedizione del SS. Sacramento non si ometta di recitare l'orazione di S.S. Benedetto XV per la pace».
Non mancano le proteste del prefetto di Massa che propone alcune correzioni:
«La guerra che […] tuttora si protrae, impone […] sempre nuovi sacrifici e nuovi doveri […] recitare l'orazione di S.S. Benedetto XV per la vittoria delle nostre armi che sola può condurre alla pace».
Di fronte alle proteste del prefetto di Massa che ha proposto queste correzioni, mons. Bertazzoni aderisce solo in parte giungendo infine a questa redazione definitiva:
«La guerra che […] tuttora si protrae […] impone sempre nuovi sacrifici e nuovi doveri […] recitare l'orazione di S.S. Benedetto XV per la pace: pace che, confidiamo, abbia ad ottenersi col trionfo dei nostri cari soldati».
Il prefetto di Massa, riferendo l'episodio al ministro degli Interni, commenta i vari passaggi e le varie correzioni.
15, in seguito alla pressione del Comando supremo circa il sussidio economico ai sacerdoti che operano nella zona del fronte, dopo uno scambio di lettere intercorso tra V.E. Orlando, E. Sacchi e il ministro del Tesoro F.S. Nitti, si giunge a uno stanziamento straordinario di L. 80.000 sul bilancio del fondo per il culto dal momento che tutti i ministri interpellati si sono detti d'accordo sull'opportunità «di sottrarre, per quanto è possibile, il clero al disagio in cui versa, anche perché il malcontento suo non si ripercuota sulle popolazioni colle quali sta a contatto».
[Precedenti richieste in tal senso del ministro E. Sacchi hanno avuto esito negativo.]
16, LOMBARDIA, in risposta alla circolare diramata dal ministero degli Interni nell'aprile scorso, il prefetto di Cremona dichiara esplicitamente che è difficile e pericoloso «saltare» i vescovi rivolgendosi direttamente ai sacerdoti:
«Cercherò di interessare il clero alla causa della propaganda, dopo che mi sarò inteso anche coi Vescovi di Cremona e Crema […]. Un'azione diretta verso i parroci ed altri sacerdoti mi sembra pericolosa perché urterebbe con la gerarchia ecclesiastica e potrebbe apparire una forma di imposizione togliendo all'azione il pregio della spontaneità, il che annullerebbe l'efficacia, specialemente a riguardo di coloro che purtroppo continuano a credere che la guerra è voluta dai Signori».
Lo stesso giorno il vescovo di Viterbo, mons. Emilio Trenta, nel mentre si fa garante dei sentimenti di amor patrio nutriti dai propri sacerdoti, esprime l'augurio che in nome della concordia nazionale abbiano fine anche nella propria diocesi «certe infondate accuse di antipatriottismo contro il clero propagandate specialamente nella massa del popolo ignorante da persone talvolta rivestite di importanti uffici; le quali accuse, unitamente a dottrine avverse alla Chiesa, si vengono ripetendo ed insegnando anche nelle pubbliche scuole, sì da insinuare nell'animo dei giovani e delle giovanette sentimenti tutt'altro che benevoli verso il sacerdozio e la religione».
17, SARDEGNA, il procuratore generale di Cagliari – relazione per il 1° quadrimestre 1918 – segnala tre pocessi contro sacerdoti:
. don Antonio Zanni, delegato diocesano di Ales, invia questa lettera di protesta (15 marzo) al presidente del Consiglio V.E. Orlando:
«È per una doverosa protesta che i cattolici organizzati della diocesi di Ales (Cagliari), compresi della più alta indignazione, si rivolgono, unendosi a tutti i cattolici dell'Isola, all'E.V..
Nella causa contro il padre Storti, accusato di disfattismo, testé svoltasi a Cagliari, l'avv. G. Meloni, sostituto procuratore del re e fungente P.M., esorbitando affatto dal suo mandato inveiva con viete e sfatate calunnie contro il Papa e contro i cattolici usando modi e parole quanto mai irriverenti tanto da provocare la reazione dei presenti nell'aula della Giustizia.
Grandemente si meravigliarono che un pubblico ufficiale nell'esercizio delle sue funzioni possa impunemente e con fare quasi di piazza insultare alla grandissima maggioranza dei cattolici d'Italia, a nessuno secondi nel compiere tutti i loro doveri verso la patria amata.
Protestano energicamente presso la E.V. per la gravità dell'accaduto. Reclamano adeguati e pronti provvedimenti perché simili dolorosi incidenti non abbiano a ripetersi, giacché turbano la pace, dividono gli animi ed assumono il carattere di veri e propri delitti di disfattismo
».
18
, EMILIA-ROMAGNA, anche se nei documenti ufficiali, in questo periodo, non si trova traccia di procedimenti penali a carico di sacerdoti emiliani, pur tuttavia in «La Civilta cattolica» dello stesso mese è ricordato tra gli altri il caso del parroco di Basilicagoiano, don Torricelli, assolto dal tribunale militare di Piacenza dopo tre mesi di carcerazione preventiva per l'imputazione di avere distribuito un opuscolo intitolato Il Papa della pace.
La cosa è indirettamente confermta dalla lettera di protesta inviata lo stesso mese a E. Sacchi da parte del vescovo di Bologna.
20
, rapporto del procuratore re di Sondrio...
21
, SICILIA, il procuratore generale di Catania – relazione per il 1° quadrimestre 1918 – segnala due procedimenti in corso rriguardanti:
. don Reitano Santo da Valverde, «che il 2 aprile u.s. transitando nella automobile che da Cerami conduce a Bronte, entrava in coversazione con altro viaggiatore, colonnello di fanteria cav. Fontana Giuseppe, e parlando della guerra dichiarò energicamente e vivamente:
"Gli imperi centrali sono vittoriosi; l'Intesa, e particolarmente l'Italia non riuscirà mai a vincere; l'Itala doveva fare la pace da quando il Vaticano la propugnò colla sua nota dell'estate 1917".
Il cav. Fontana, che era vestito in borghese, fattosi conoscere, ribatteva i concetti del sacerdote; ma poiché egli insisteva con grande energia […] l'ufficiale troncò il discorso. Per tal fatto è in corso procedimento penale
»;
. don Stancanelli Gaetano, gesuita, dimorante a Catania presso la scuola dei gesuiti, «…il 2 marzo u.s. in occasione della predica del Rosario tenuta nella chiesa del Crocifisso dei Miracoli in Catania, parlando in genere di personalità religiose, accennò all'imperatore Francesco Giuseppe, che designò come persona pia, dedita alle pratiche religiose e di umiltà, tanto da partecipare alle processioni del Sacramento».
[In quest'ultimo caso il procedimento è stato iniziato su denuncia del questore di Catania. Trattasi con ogni probabilità di abuso di autorità di polizia.]

22, EMILIA-ROMAGNA, il procuratore generale di Bologna – relazione 1° quadrimestre 1918 – scrive:
«Che non vi sia stata nello scorso quadrimestre azione alcuna del clero ostile all'interesse nazionale non posso certamente dire, rilevando che putroppo tra le sue fila serpeggia sempre qualche cosa di insidioso e di ostile che di quando in quando si è manifestato pubblicamente.
Così ad esempio in seguito a richieste di codetsto Ministero per una denuncia anonima, dovetti occuparmoi testé di quel noto don Medici Albino, parroco di Copparo che, sebbene già statoprivato per qualche tempo del beneficio ecclesiastico, pare continui nella sua condotta antinazionale. Ho ieri stesso sollecitata a Ferrara la definizione della relativa causa.
E mi fu anche denunziato il parroco di Casamurate di Forlì, sac. De Stefani Domenico per avere nello scorso marzo dal pergamo detto che la guerra fu voluta dai repubblicani e socialisti, e che i fedeli dovevano astenersi dai comizi e propaganda per la guerra che portò già gravi lutti. La causa contro il sac. De Stefani, stato arrestato, sarà fra breve portata all'udienza.
Più accentuata è la azione della stampa clericale e ne sono esempio le escandescenze dell'Avveniìre d'Italia contro il decreto 4 ottobre 1917, giovandosi forse della mancanza di disposizioni repressive degli attacchi contro le leggi e gli atti dell'Autorità. Continuamente poi i giornali clericali levano alte proteste contro il procedere dell'autorità contro i sacerdoti colpevoli di sovversivismo di guerra esaltando poi le assoluzioni come vere rivendicazioni della libertà e dell'onore dei sacerdoti dipinti come martiri perseguitati
».

?, MARCHE e UMBRIA: il procuratore generale di Ancona – relazione per il 1° quadrimestre 1918 – segnala i seguenti casi:
- parroco di Dignano, condannato in primo grado a 7 mesi di reclusione e L. 2.100 di multa e poi assolto in appello,
- parroco di S. Croce di Perugia, denunciato per propaganda disfattista.

Nell'Italia meridionale, tranne rare eccezioni, di norma le relazioni della magistratyra riferiscono che il clero «non si occupa di politica».

Fino ai primi mesi del 1918 quindi, le informazioni che pervengono a Roma circa l'atteggiamento politico del clero sono tutt'altro che confortanti; e se i vescovi si mantengono in genere su posizioni patriottiche o comunque «neutrali» risulta invece che una non piccola parte del clero delle campagne, specie quello lombardo, veneto, emiliano e toscano, persiste in atteggiamenti di ripulsa verso la guerra, sia pure con svariate motivazioni.
In questo stesso periodo giungono al governo numerose lettere di sacerdoti dissenzienti rispetto alla linea ufficiale del Vaticano (si tratta in genere di preti modernisti) i quali stigmatizzano l'azione antipatriottica ed autriacante dei propri confratelli superiori.
Gli ambienti governativi ne predono atto con una certa preoccupazione.

Giugno
"battaglia del Piave"

3, il gen. A. Diaz riferisce a V.E. Orlando che secondo le notizie raccolte dal Servizio informnazioni «le pastorali dei Vescovi di Padova, Treviso e Brescia, recentemente diffuse, hanno prodotto profonda e benefica impressione sul morale del clero e delle popolazioni. Ciò fa considerare assai desiderabile l'eventualità che l'esempio di quei prelati sia imitato nella altre diocesi».
11, V.E. Orlando ingiunge ai prefetti di «far pervenire una parola di ringraziamento a tutti quei Vescovi che, traendo occasione dagli attuali avvenimenti, hanno fatto patriottiche manifestazioni» e nel contempo invita il ministro E. Sacchi a fare lo stesso per il tramite dei procuratori generali.


17, LOMBARDIA, secondo il rapporto del prefetto di Cremona, il clero, nel complesso – pur citando alcuni casi di sacerdoti "patriottici" – si è dimostrato del tutto insoddisfatto del comportamento del clero:
«Una minima parte del clero ha esplicato qualche azione di propaganda patriottica, senza ottenere però, per ora, manifesti risultati tra quelle popolazioni
Ad esempio:
. don Giovanni Brambilla, arciprete di Cingia de' Botti, parroco di Gombito,
. don Leopoldo Sanfelice, prevosto di Motta Baluffi,
« hanno mostrato, sia con la parola sia con il soccorso alle famiglie dei militari richiamati, di essere effettivamente animati di carità cristiana e da buon sentimenti di italianità.
Molti sacerdoti poi fanno parte dei "Comitati di mobilitazione civile", ma risulta che in essi non prestano che un'opera passiva, atta solo a tenerli al coperto da responsabilità morali di antipatriottismo

[vedi relazione procuratore generale di Brescia 4 agosto].
VENETO, lo stesso giorno, "processo Vigolo": la corte d'appello di Venezia conferma il giudizio di primo grado e richiede al Segretariato generale per gli affari civili l'internamento del sacerdote. Così don Giuseppe Vigolo, già tornato a Bassano dopo aver scontato la condanna, viene allontanato dalla sua sede ed internato a Teramo.
[? Vedi anche lettera del procuratore del re di Bassano al procuratore generale di Venezia in data 10 agosto 1918.]

20, il ministro E. Sacchi invia ai procuratori generali, al direttore generale del "Fondo per il culto" e al vescovo di campo questo telegramma:
«Autorevoli testimonianze confermano che l'Episcopato ha patriotticamente risposto all'appello da me rivoltogli colla lettera dell'8 aprile.
Io prego pertanto la S.V. Ill.ma di voler manifestare agli Ordinari di codesto distretto il vivo compiacimento del Governo per l'opera da essi spiegata; non senza aggiungere che ora è più che mai urgente continuarla ed intensificarla, acciocché la parola di persuasione e di incitamento attraverso le popolazioni giunga alle truppe nel momento in cui con tanta abnegazione respingono il nemico
».
20, TOSCANA, il procuratore generale di Lucca annuncia al ministro E. Sacchi che la grande maggioranza dell'espiscopato e dei sacerdoti si adopera in modo più che consono alle «necessità dell'ora».
Tra i vescovi si è distinto al solito, il cardinal Maffi di Pisa del quale ha avuto ampia diffusione un opuscoletto intitolato Il ministro Sacchi ai vescovi d'Italia. Nobile risposta del card. Maffi, come pure l'ordinario di Pontremoli mons. Fiorini.

24, EMILIA-ROMAGNA, il procuratore generale di Parma segnala che il vescovo di Parma, mons. Conforti, «sin dall'inizio della nostra guerra ha manifestato sentimenti di incondizionata italianità ed ha cercato di infondere nel clero della diocesi identici sentimenti». Di questo vescovo il procuratore generale ricorda un discorso tenuto agli allievi dell'accademia militare nel quale si forniva un 'esplicita interpretazione in chiave religiosa della causa della guerra italiana:
«Faccio per voi i migliori auguri che la vittoria abbia a seguire i vostri passi […]. Andate con la benedizionei d Dio.
Dopo il sangue sparso per la redenzione del mondo, nessuno altro sangue è stato sparso in modo così giusto e santo come il sangue dei nostri soldati per la redenzione della Patria.
Andate e ricordate che la causa per la quale combattete è giusta e santa […]. Nulla vi ha più di nobile che spargere il proprio sangue per la Patria!
».
25, TOSCANA, la lettera pastorale dell'ordinario di Pontremoli, mons. Fiorini, viene riprodotta con il titolo Patria e Fede su un volantino stampato a cura del "Commissariato generale per l'assistenza civile e la propaganda interna" e distribuito in tutte le regioni italiane.
In questo clima di unità nazionale fanno però eccezione le diocesi di Firenze e Massa.

26, «L'Avvenire d'Italia» pubblica ampi brani del documento di mons. Ridolfi – alcune parti sono state censurate – pur senza fare il nome del suo autore.
LIGURIA, processo contro mons. Cambiaso, vescovo di Albenga: in seguito al ricorso inoltrato dal vescovo e, per opposti motivi dal pubblico ministero, per ottenere l'assoluzione con formula piena ed il dissequestro della pastorale, la corte d'appello di Genova emette una sentenza assolutoria «rivendicando così interamente l'onore del vescovo dalle odiose imputazioni suscitategli contro da stolta malignità».
27, VENETO, il procuratore del re di Vicenza segnala nel suo rapporto un'altra diecina di procedimenti giudiziari contro sacerdoti vicentini.



Luglio
, TOSCANA, il prefetto di Massa, in riferimento alle indagini ordinate dal ministero circa le funzioni religiose del 29 Giugno scorso, festa di s. Pietro e Paolo, informa che mons. Bertazzoni di Massa e Carrara è stato citato per il suo discorso «temporalista ed intransigente».
[Mentre la maggior parte degli officianti non hanno assunto precise posizioni politiche, vi sono state però numerose adesioni patriottiche in pro della auspicata vittoria italiana: in particolare sono stati lodati per le loro omelie il card. Ferrari di Milano, il card. Maffi di Pisa, il card. Ascalesi di Benevento, mons. Fiorini di Pontremoli e mons. Scòzzoli di Ravenna.]
2, TOSCANA, il prefetto di Massa, in riferimento all'omelia pronunciata dal mons. Bertazzoni il gorno di S. Pietro e Paolo «secondo le intenzioni del Pontefice», rinnovella le proprie critiche e deplorazioni:
«Il vescovo Bertazzoni fece una robusta e vivace apologia del pontificato romano che egli qualificò come il più possente regno del mondo […]. Con intonazione intransigente ed evidenti allusioni temporalistiche egli deplorò che al Papa non sia concesso oggi di esplicare tutta intera la sua missione […]. Esortò quindi i fedeli ad unirsi alla preghiera del Papa per la cessazione del flagello e per il ritorno della felicità nelle case devastate da tanti lutti.
Nessuna parola di fede e di incitamento alla vittoria delle nostre armi, nessun augurio per il trionfo della buona causa […].
Pertanto ancora una volta deploro la condotta del vescovo di Massa il quale in ogni occasione dimostra di non comprendere e di non dividere i sentimenti della grande maggioranza della Nazione
».
3, PIEMONTE, il procuratore generale di Torino – relazione 1° quadrimestre 1918 – nonostante si compiaccia di poter riferire che solo 5 procedimenti penali sono stati iniziati a carico di ecclesiastici, non può però nascondere l'esistenza di una certa passività e indifferenza diffusa tra il clero:
- ad Alba, sia i sacerdoti che la stampa cattolica «si tennero indifferenti circa la propaganda a favore della guerra nazionale»,
- a Susa, il vescovo ha rivolto al clero una circolare «non troppo vibrante di entusiasmo» invitandolo a compiere il proprio dovere civile oltre che religioso;
- a Vercelli l'arcivesvovo ha sì corrispsoto pienamenet alle aspettative del governo ma «i nobili intenti di mons. Gamberoni non vennero secondati dalla maggioranza del clero il quale, nella generalità, non esplicò azione alcuna per la resistenza interna anche, sia pure, per evitare contrasti e rappresaglie dalle amministrazioni comunali, in gran parte socialiste ed ostili alla guerra»;
- a Biella in molti comuni «il clero ha dovuto limitare la propria propaganda ed agire con prudenza per l'aperta ostilità degli operai socialisti ed anarchici e per evitare disordini».
- a Torino bisogna distinguere tra l'attività del clero nella città e nei centri più importanti e quella nei comuni rurali: «Quanto a questi ultimi si deve notare che sebbene nessuno siasi dichiarato apertamente contrario, parecchi evitarono di parlare della guerra, o che avessero idee contrarie o che temessero di confortare l'opinione diffusa trai contadini che la guerra fosse stata voluta dai preti […].
In alcuni paesi […] è a rilevarsi l'indifferenza e l'inattività del clero che non ha sufficientemente corrisposto ai patriottici inviti di Sua Eminenza il cardinale Richelmy […]. Per contro nei centri maggiori il clero tenne lodevole contegno
».
9, VENETO, lo stato di estrema confusione provocato dall'invasione nemica non ha permesso alla magistratura di seguire con la consueta precisione l'evolversi dei comportamenti politici del clero; soltanto ora il procuratore generale di Venezia invia una tabella riassuntiva dalla quale risultano, fra il novembre 1917 e l'aprile 1918:
- 10 provvedimenti di internamento,
- 6 processi conclusisi tutti, tranne uno, con sentenza assolutoria.
11, PIEMONTE, il procuratore generale di Casale Monferrato segnala che nel distretto una minoranza del clero, tra cui il vescovo di Tortona, si è adoperata per «rinsaldare lo spirito di resistenza e di sacrificio della popolazione», ma in generale i sacerdoti hanno tenuto un contegno passivo o per non irritare le popolazioni di fede socialista o comunque per non alimentare l'opinione diffusa nelle campagne secondo la quale la responsabilità del conflitto è da attribuirsi al clero.
TOSCANA, nella relazione del procuratore generale di Firenze non risultano ulteriori elementi atti a verificare l'effettiva consistenza delle accuse mosse al cardinale arcivescovo.
20, VENETO, «La Civiltà cattolica», che ormai in quasi ogni suo fascicolo lamenta vibratamente la campagna anticlericale in atto nel pase, riprende alcuni brani della pubblcazione di mons. Ridolfi affermando che è ormai giunto il momento per il governo di far cessare lo «scamdalo permanente» rappresentato dalle numerose e reiterate false accuse contro il clero.
SARDEGNA, il procuratore generale di Cagliari nella sua relazione riscontra qualche tinta pacifista: non si tratta però di precisi addebiti di natura politica quanto piuttosto di una certa «freddezza ed indifferenza» che viene attribuita ai vescovi e ai sacerdoti di alcune diocesi quali quelle di Cagliari, Oristano, Bosa e Ales.
25, VENETO, mons. Ridolfi torna alla carica con una lettera nella quale si indicano specificamente i nomi dei sacerdoti «perseguitati» ed i relativi provvedimenti presi a loro carico;
il ministero di Grazia e Giustizia promuove un'inchiesta presso le autorità civili e militari competenti per la diocesi di Vicenza per appurare il vero stato dei fatti.
[Si hanno lettere del procuratore generale di Venezia, del comandante la Divisione dei carabinieri di Vicenza, del procuratore del re di Bassano, del prefetto di Vicenza e del Segretariato generale per gli affari civili presso il Comando supremo.]
26, nel rapporto del prefetto di Pavia si legge che l'opuscolo Strenna del Parroco del 1918 scritto da Olimpo Massa, parroco di Fontanetto Po (Nvara), ha avuto una notevole diffusione a Pavia dove ne sono state vendute un centinaio di copie.

Agosto
2
, ABRUZZO-MOLISE, il procuratore generale de L'Aquila segnala che solo quattro sacerdoti sono stati sottoposti a procedimento penale col risultato di una unica condanna, pesantissima, inflitta dal tribunale di Avezzano al frate francescano Bartolomeo Gargano (5 anni di reclusione e L. 500 di multa).
4, LOMBARDIA, secondo il procuratore generale di Brescia – relazione 1° quadrimestre 1918 – sono segnalate 20 denunce contro sacerdoti, equamente ripartite tra Bergamo, Brescia e Cremona:
Brescia:
- il parroco di Gerolanuova (Brescia) è stato accusato di aver proposto un brindisi in favore dell'Austria;
- il parroco di Bassano Bresciano è stato sospettato di aver tenuto un contegno teso a «deprimere sempre più l'animo dei suoi parrocchiani, in prevalenza ostili alla guerra, e particolarmente dei militari in licenza»;
- al curato di Quinzano d'Oglio (Brescia), che è anche assessore comunale, è stata attribuita un'azione «quasi pensatamente diretta a creare intralci, diffidenze e malumori e ad infondere scoraggiamento anziché forza di resistenza tra il popolo»;
- per il parroco di S. Gervasio Bresciano, infine, la denuncia riguardava la sua «persistente opposizione ai provvedimenti dell'amministrazione comunale concernenti la necessità della guerra».
Cremona:
. don Emanuele Rossi, rettore dell'ospedale di Cremona,
. don Emilio Bassi, parroco di Azzanello,
. don Giuseppe Brambilla di Soresina,
tutti e tre sono stati processati per accuse che andavano dalla diffusione di false notizie all'incitamento alla diserzione;
. don Michele Favero, insegnante nel collegio dei Barnabiti di Cremona, è stato denunciato per violazione del "decreto Sacchi" ma prosciolto in istruttoria;
. don Carlo Gamba, parroco di Casalbuttano, a carico del quale non esistevano però elementi sufficienti per una denuncia penale, è stato accusato di essere un fervido sostenitore dell'on. Guido Miglioli e di svolgere un'attività di propaganda contraria alla guerra e alle istituzioni.
[Ciò sta a significare che anche la presenza di vescovi ferventi patrioti non impedisce che si verifichino «deviazioni» tra il clero dipendente.]
8, i cattolici lodigiani inviano al ministro E. Sacchi un memoriale – del quale si è fatto promotore presso il ministero l'on. Caccialanza – fortemente polemico.
Al documento, firmato da alcuni tra i più importanti esponenti cattolici locali, religiosi e laici, tra cui il Vicario generale, il presidente della Giunta diocesana e il direttore dell'Ufficio cattolico del lavoro, è allegata una copiosa documentazione dalla quale risulta sì l'impegno patriottico dei cattolici lodigiani e specialmente del vescovo mons. Zanolinio dopo la disfatta di Caporetto, ma al contempo, sulla base di alcuni articoli del giornale cattolico locale, si può desumere anche l'esistenza di una notevole animosità nei confronti dell'interventismo locale e più in generale di un certo spirito critico riguardo alla visione ufficiale della guerra italiana.
13, LIGURIA, il procuratore generale di Genova segnala nella sua relazione che solo nella diocesi di Albenga viene riscontrata una certa freddezza ed estraneità del clero all'opera di propaganda.
18, MARCHE-UMBRIA, il procuratore generale di Ancona scrive nel suo rapporto:
«La numerosa popolazione di campagna ha subito l'influenza dei parroci i quali hanno saputo infondere nell'animo dei contadini le necessità per le quali affrontiamo la guerra e la stiamo proseguendo; hanno saputo suggerire i mezzi di resistenza, ed hanno saputo infondere nella popolazione rurale quel senso di coraggio e rassegnazione che era rimasto scosso, sia per il disagio economico, sia per la perdita di persone care».
Qualche indizio di passività e di indifferenza da parte del clero, non però dei vescovi, è segnalato nelle diocesi di Città di Castello, Narni e Terni, Foligno e Fano.
21, VENETO, il procuratore generale di Venezia – relazione sulle violazioni del "decreto Sacchi" – segnala che in generale i sacerdoti hanno dato un contributo alla «resistenza interna»: in particolare sono elogiati per la loro attività patriottica, anche con precisi riferimenti ad alcune realtà locali, i vescovi e il clero di Venezia, Treviso e Verona, mentre invece a Vicenza e a Padova pemane, sia pure con alcune differenze di sfumature, un certo stato di tensione tra gli Ordinari diocesani e le pubbliche autorità.
Il pensiero circa la guerra del vescovo Ridolfi, è già ben noto sin dall'inzio delle ostilità: leale collaborazione col governo ma nessuna indulgenza per atteggiamenti bellicisti o nazionlasti.
Nel corso del conflitto, anche a causa del severo trattamento usato contro il clero veneto, il vescovo ha accentuato questa sua attitudine critica non esitando ad esprimere apertamente nel carteggio col Comando supremo e col governo, le proprie riserve circa l'indirizzo politico adottato nella regione.
Lo stesso procuratore di Venezia, riferendo al ministro E. Sacchi circa un un rapporto elogiativo stilato dal prefetto di Vicenza riguardo alla condotta del vescovo e del clero locale – «propaganda del clero a favore della guerra» – lo commenta in questo modo:
«Così il Prefetto. Questo ufficio però non può dimenticare il tono baldanzoso del vescovo di Vicenza in quella lettera del 30 maggio scorso diretta a S.E. il Presidente del Consiglio ed alla E.V., lettera che tornerebbe agevole confutare se non fosse fuori dal tema della presente nota».
23, TOSCANA, nella relazione del procuratore generale di Firenze non risultano ulteriori elementi atti a verificare l'effettiva consistenza delle accuse mosse al cardinale arcivescovo.

VENETO, lo stesso mese altri presuli veneti rivolgono una lettera comune al clero e al popolo sui «doveri religiosi e civili in tempo di guerra», nella quale, pur richiamando i sacerdoti a dare il loro pieno concorso in favore della patria invasa, prendono apertamente le difese dei preti processati od internati:
«Non abbiate rossore: ormai la vostra innocenza è provata alla luce del sole; i tribunali stessi vi hanno reso ragione. Si vergognino, invece, i vostri accusatori, per i quali, nell'ora del supremo dolore della patria, più del dovere della concordia valse il livore; né parve cosa indegna la calunnia subdola e la delazione segreta».

Settembre
1-5
, Roma, XV Congresso nazionale del Psi;

5, il ministro di Grazia e Giustizia e di Culti E. Sacchi risponde all'on. Caccialanza «di non avere alcuna ingerenza sul merito delle procedure penali e nemmeno sulla azione dei pubblici ufficiali che possono promuoverle. Ovvie ragioni di riguardo tolgono di esprimere apprezzamenti sulle sentenze delle autorità giudiziarie. I provvedimenti relativi alle dispense dei sacerdoti dal servizio militare si adottano in seguito ad ampia ed esauriente istruttoria con la quale si tende ad assicurare il soddisfacimento dei bisogni religiosi delle popolazioni in relazione alle esigenze imprescindibili del Regio Esercito. I sequestri per misura di repressione, ai quali si accenna nel memoriale, furono adottati colle consuete garanzie di ponderatezza né si ha difficoltà a farli cessare non appena risulti che siano venuti meno i motivi che li determinarono».
[Il principio di indipendenza della magistratura qui invocato come inviolabile, in diversi casi è stato invece intaccato durante gli anni di guerra con interventi diretti del ministero di fronte a situazioni nelle quali si era riscontrata un'eccessiva mitezza dei magistrati nel perseguire supposte attività «disfattiste».]

11, TOSCANA, il procuratore del re di Siena annuncia al ministro E. Sacchi che la grande maggioranza dell'espiscopato e dei sacerdoti si adopera in modo più che consono alle «necessità dell'ora».

28, PIEMONTE, il procuratore generale di Torino – relazione 2° quadrimestre 1918 – così scrive:
«Se molti sacerdoti non esplicano azione alcuna per la resistenza interna, anche per soggezione alle amministrazioni comunali socialiste, è a sperare che gli ultimi eccitamenti fatti indurranno il clero […] ad imitare l'esempio di taluni vescovi, prelati e parroci che consacrano la loro attività ed adoperano la loro influenza a fortificare l'animo delle popolazioni ed a preparare la vittoria finale»;
per il distretto di Casale Monferrato dà informazioni pressoché identiche a quelle di Torino.


il Consiglio dei Ministri, su iniziativa di L. Bissolati, riconosce "giusta" la lotta per l'indipendenza jugoslava.
Il gen. A. Diaz manda le prime istruzioni per una prima offensiva italiana che, nelle sue intenzioni, dovrà essere limitata.

Ottobre
continuano i preparativi per l'offensiva contro l'Austria che si delinea ora di grandi dimensioni.
9
, TOSCANA, il procuratore del re di Firenze riferisce che «il clero nell'Arcidiocesi non si è segnalato per opera attiva a favore della resistenza nazionale. Non è mancata qualche lodevole, sebbene rara, eccezione […]. In generale però ha prevalso la più glaciale indifferenza la quale potrebbe anche dimostrare che l'ordinario diocesano non ha secondato il nobile appello di S.E. il Guardasigilli».
10
, dietro istanza del sindaco di Margno (Como), appoggiata dal prefetto il quale conferma il fervente patriottismo di quel parroco, il capo del governo indirizza una lettera elogiativa al sacerdote don Vittorio Paganini compiacendosi dell'opera di propaganda da questi compiuta nella propria parrocchia».
18
, EMILIA-ROMAGNA, il procuratore generale di Bologna – relazione 2° quadrimestre 1918 – afferma che tutti gli ordinari diocesani hanno svolto opera lodevole «nell'inculcare al clero non solo il rispetto agli ordini delle Autorità ma anche la necessità di far comprendere alla popolazione il dovere di mantenere viva e ferma la resistenza che ci deve condurre all'immancabile pace giusta e vittoriosa».
Lamenta pure l'atteggiamento della stampa locale ed in particolare de «L'Avvenire d'Italia» che «non tralascia occasione di ogni procedura che si avvia contro i sacerdoti per qualche fatto di sovvertivismo di guerra di gridare alla persecuzione ingiusta, mostrandosi pertanto in ciò poco favorevole all'ordine e alla tendenza nazionale».
Dello stesso tono, per lo stesso periodo, è la relazione del procuratore generale di Parma.
24
, battaglia di Vittorio Veneto
30, viene occupato Vittorio Veneto;
31, è occupata Feltre;

Novembre
3
,
l'Austria firma l'armistizio a Villa Giusti, presso Padova.
I bersaglieri sbarcano a Trieste e i soldati entrano a Trento.
VENETO, lo stesso giorno il vescovo di Concordia e Portogruaro, mons. Francesco Isola, rimasto nella sua diocesi durante l'invasione nemica, riceve la visita di un Ufficiale che si dice incaricato di perquisire il Vescovado. Mentre tutto viene messo sottosopra, un gruppo di giovinastri accompagnati dagli arditi d'un battaglione del 1° Granatieri irrompe furiosamente nelle stanze e con fucili spianati e con bastoni in aria minacciano di morte lui e il suo segretario mons. Isaia Isola chiamandoli «affamatori del popolo» e «austriacanti» aggiungendo che il vescovo aveva benedetto le armi austriache e le acque del Piave.
Cacciati a calci e spintoni fuori del palazzo i due vengono parecchie volte gettati a terra sulla pubblica piazza, fatti oggetto di insulti ed altro finché vengono lasciati nel cortile di una casa in cui risede un maggiore e lasciati per ben due ore ad aspettare
Alle 8 pomeridiane, mediante intercessione provvidenziale del cappellano militare don Celso Costantini, sono accompagnati a S. Giovanni di Casarsa.
[Le accuse contro i due sacerdoti saranno formalizzate dal prefetto di Venezia il giorno 14 successivo.]

4, finisce la I Guerra mondiale sul fronte italiano;
6, TOSCANA, il procuratore del re di Firenze riferisce:
«Le ulteriori indagini praticate sull'opera di propaganda del clero in questa città e in specie sull'opera personale spiegata dal Cardinale Arcivescovo non mi inducono a modificare quanto ebbi già a riferire. Il clero infattii, salvo rare eccezioni […] non ha spiegata larga ed efficace opera di propaganda il che si rileva dalla mancata offerta della sua collaborazione […] e dalla astensione da qualunque manifestazione tangibile di propaganda patriottica con conferenze, funzioni religiose e via dicendo.
Sua Eminenza il Cardinale Arcivescvo non ha, a quanto risulta […] promossa una azione più intensa del clero a favore della resistenza interna e della mobilitazione civile. Egli in più di tre anni di guerra ha visitati gli ospedali militari rarissime volte […]; ha inoltre manifestata riluttanza ad esporre la bandiera nazionale in occasione dei più grandi avvenimenti, tanto da determinare manifestazioni ostili per le quali è occorso l'intervento della Forza Pubblica, fino al punto che il Questore il 13 febbraio u.s. pregava il prefetto di Firenze di far notare a Sua Eminenza che una repressione avrebbe portato ad arresti e denunce di dimostranti i quali al dibattimento avrebbero potuto provare (sono le parole del Questore) la di lui mancanza di patriottismo
».
Anche se non risultano ulteriori elementi atti a verificare l'effettiva consistenza delle accuse mosse al cardinale arcivescovo, una parziale conferma di quanto riferito dal magistrato fiorentino è però data dal fatto che gli unici quattro sacerdoti toscani sottoposti a procedimento penale in questi mesi provenivano tutti dalla diocesi di Firenze. Uno solo, comunque, dei quattro imputati è stato effettivamente condannato.]
11, viene firmato l'armistizio con la Germania.
il siciliano don L. Sturzo progetta la costituzione di un partito cattolico aconfessionale e politicamente autonomo.
14, VENETO, il prefetto di Venezia riassume in un rapporto le accuse mosse contro il vescovo di Concordia e Portogruaro, mons, Francesco Isola e del suo segretaro mons. Isaia Isola.
«[…] il Vescovo in cento modi avrebbe dimostrato la sua tendenza a parteggiare per l'invasore, citandosi in prova, fra l'altro, i frequenti viaggi che egli faceva per visitare i supremi comandanti delle armate austriache, presso i quali trovava sempre le più deferenti accoglienze.
A me fece impressione specialmente un'accusa gravissima che basterebbe da sola a condannare mons. Isola […].
Si celebravano in chiesa le funzioni del Natale ultimo […]; il Vescovo salì al pergamo e predicò, non con parole, sia pure velate, da cui il suo gregge avesse potuto trarre conforto e speranza, ma iniziando il suo sermone col dire che "quest'anno le funzioni del Natale sono rese più solenni per la presenza del valoroso esercito austriaco" […].
Per questo precedente; per la circostanza che la voce popolare accusava il Vescovo di celare nel suo palazzo abbdndanti provviste di commestibili; per il fatto che il nipote, suo segretario, professante apertamente sentimenti antinazionali, s'ingegnava di far proseliti per la causa dell'invasore, non è da meravigliarsi che appena entrati i nostri in Portogruaro l'ira popolare sia traboccata e sia avvenuto l'assalto del palazzo vescovile
».
L'episodio ha ovviamente vasta eco sulla stampa italiana e numerosi sono gli attacchi contro «il vescovo rinnegato», mentre i giornali cattolici, soprattutto «L'Avvenire d'Italia» e «L'Osservatore romano», ne prendono le difese.
Oltre al vescovo, anche mons. Isaia Isola cerca di scagionarsi dalle accuse presentando due memoriali nei quali ribadisce il suo patriottismo, manifestato con l'aiuto prestato ad un generale ed a vari militari italiani durante l'occupazione austriaca e sostiene che i contatti da lui avuti colle autorità austriache sono stati dovuti esclusivamente alla sua preoccupazione di provvedere all'incolumità e al rifornimento alimentare della popolazione.
[Queste notizie sono confermate anche dal secondo segretario del vescovo, il tenente don Marcello Gardin, combattente decorato che nel 1917-18 è rimasto a fianco di mons. Isaia Isola mantenendosi in contatto col Servizio informazioni italiano.]
Riguardo alla predica del Natale 1917, il vescovo ne fornisce una versione leggermente diversa:
«Quest'anno la solennità del Natale ha un carattere di straordinaria importanza. Abbiamo qui i poveri profughi del Piave […] che hanno ritrovato ospitalità cordiale e amorosa in mezzo a noi; assistono alla sacra funzione il signor Sindaco con l'Amministrazione comunale al completo, ed è pure qui presente col suo Stato Maggiore e con una larga rappresentanza delle sue truppe il Condottiero del valoroso esercito austro-ungarico».
Il vescovo però esibisce nel contempo, un po' imprudentemente, la copia di una sua circolare inviata al clero nel dicembre che sarebbe poi servita a concretare il capo d'accusa contro di lui.
Su richiesta del comando austriaco il vescovo si era rivolto ai sacerdoti invitandoli «a dare l'esempio di piena e perfetta ottemperanza alle disposizioni emanate dai Comandi militari, sia riguardo alla consegna immediata delle armi da fuoco sia alla uccisione dei colombi, sia infine riguardo al non ricettare o a mettere immeditamente a disposizione dei Comandi militari le persone appartenenti all'esercito italiano che eventualmente ospitassero in casa.
Debbo avvertire inoltre che il primo caso di contravvenzione avrebbe conseguenze terribili: per i contravventori la fucilazione, e per tutto il clero della docesi l'internamento in massa. Spero perciò che nessuno dei miei sacerdoti avrà la temerità di esporre sé stesso e tutti i colleghi a conseguenze deplorevoli
».
[Nonostante questa difesa, il procuratore generale di Venezia nel dicembre successivo proporrà al ministro di Grazia e Giustizia il sequestro della mensa vescovile «per misura di repressione » ed esternerà il proprio convincimento che «la permanenza nella sede vescovile di Portogruaro di mons. Isola è divenuta insostenibile».]


Dicembre
5
, circa il vescovo di Concordia e Portogruaro, mons, Francesco Isola, «L'Avvenire d'Italia» sottolinea polemicamente che «Mons. Isola era rimasto sotto la dominazione militare dell'invasore autriaco a tutelare gli interessi materiali e morali del suo gregge, anziché darsela a gambe come molti "democratici" che a Roma o dalla Sicilia intesserono la tela della denigrazione contro le autorità rimaste al loro posto».

Molti dirigenti cattolici si incontrano per gettare le basi del nuovo partito cattolico, il Partito Popolare Italiano.

LOMBARDIA, il procuratore generale di Milano – relazione per il 2° quadrimestre 1918 – segnala solo due procedimenti penali.
Qualche critica viene mossa, come in precedenza, al vescovo di Como che si è limitato a pubblicare l'appello di E. Sacchi senza aggiungervi alcun commento e non ha risposto con una nota personale al ministro come hanno fatto altri vescovi.

LOMBARDIA, il procuratore generale di Brescia – relazione per il 3° quadrimestre 1918 – segnala solo due procedimenti penali.

LOMBARDIA, nonostante che il vescovo di Cremona, mons. Cazzani, non sia stato in genere ritenuto responsabile di «disfattismo» e anzi che sia il prefetto che il procuratore generale abbiano elogiato il suo patriottismo espresso nelle pastorali e gli appelli rivolti al clero e al popolo, spiace però agli interventisti che, oltre ad aver difeso con fermezza i suoi preti, non abbia esplicitamente condannato il comportamento di Guido Miglioli e del suo giornale «L'Azione» e tale risentimento è reso ancora più acuto dalla presenza, al'interno dell'ambiente ecclesiastico cremonese, di una corrente fortemente ostile al deputato di Soresina e quindi di riflesso anche al vescovo.
A capo di questa corrente sta don Illemo Camelli che ora pubblica sul quotidiano locale due lunghe lettere nelle quali stgimatizza duramente il comportamento antipatriottico e filosocialsita di Guido Miglioli e del suo giornale coinvolgendo in questo attacco anche il vescovo, complice, sia pure involontario, di questo stato di cose.
[Noto sacerdote cremonese, dopo essere stato in gioventù socialista, don Illemo Camelli si era poi avvicinato al movimento migliolino ma se ne era in seguito staccato divenendone anzi un fiero avversario. Già durante la guerra il suo filointerventismo ha suscitato alcune critiche da parte del vescovo, ma l'aperto dissenso del sacerdote è esploso soltanto ora, dopo la conclusione delle ostilità.]
Alle due lettere di don Illemo Camelli fa seguito alla fine dell'anno un nuovo articolo de «La Provincia» che, abbandonando ogni remora, accusa esplicitamente il vescovo Cazzani di «disfattismo»:
«Il vescovo ha sussidiato L'Azione con denari anche della Cassa ecclesiastica. Il vescovo ha partecipato materialmente alla compilazione de L'Azione. Il vescovo ha provveduto e provvede personalmente alla compilazione di un giornaletto Per noi giovani* non solo intonato agli stessi moventi de L'Azione ma anche più aspramente ispirato […].
Il carattere della collaborazione di mons. Cazzani è dato dal fatto che parecchi suoi articoli hanno dovuto subire i tagli della censura […]. Nel movimento dei preti e nell'asegnazione delle sedi mons. Cazzani, con atti recenti che hanno profondamente disgustato il clero, ha dimostrato apertamente non già di preoccuparsi unicamente del ministero spirituale, ma bensì prevalentemente delle necessità elettorali dell'on. Miglioli. Per la qual cosa […] nessuno a Cremona crede più al vescovo, né preti, nè secolari
»
[*Trattasi in realtà de «La Voce dei giovani», organo dei circoli locali della Gioventù cattolica italiana. Il giornale, sorto nel dicembre 1916, è ben diverso da «L'Azione» e comunque tutt'altro che «disfattista».]
Queste accuse precise ed estremamente gravi inducono il procuratore del re a d iniziare a carico del vescovo un'indagine.

La lotta contro il «disfattismo clericale» trova nuovo alimento dalla polemica sorta attorno alla situazione nel territorio veneto invaso, i cui sacerdoti vengono accusati di parteggiare per le truppe occupanti.
Principali portavoce di questa campagna di stampa sono «Il Popolo d'Italia» e il quotidiana «Il Giornale di Udine» che ha trasferito la sua sede a Firenze; prendendo spunto dalla vicenda de «Il Corriere del Friuli» e dalla presenza nella zona occupata del sacerdote goriziano mons. Faidutti, ritenuto un agente della propaganda austriaca, i due giornali additano alla pubblica esecrazione «i preti traditori che avevano accolto a braccia aperte il nemico».
Se però nessun sacerdote friulano o veneto è stato perseguito per queste presunte attività collaborazionistiche, ben diversa è la sorte toccata al vescovo di Concordia e Portogruaro mons. Francesco Isola. Rimasto nella sua diocesi durante l'invasione nemica, dopo Vittorio Veneto è accusato di autriacantismo, cacciato a "furor di popolo" da Portogruaro ed infine processato per aver tenuto intelligenza col nemico.

A guerra finita in tutte le diocesi tialiane vengono celebrati Te Deum e funzioni di ringraziamento per la vittoria e da diverse parti i i prefetti segnalano i discorsi patriottici tenuti in questa occasione da taluni vescovi e parroci.
Nel contempo il governo prende in esame l'opportunità di concedere onorificenze a quei prelati che si sono particolarmente distinti durante il conflitto.
Per le diocesi venete, le uniche di cui si hanno precise notizie, viene concessa la "Croce di guerra" a:
. mons. Lafontaine, patriarca di Venezia,
. mons. Pellizzo di Padova,
. mons. Longhin di Treviso.
Quanto alla zona che ha subito l'invasione nemica dopo l'ottobre del 1917 la presidenza del Consiglio ritiene opportuno elogiare il solo vescovo di Ceneda (Vittorio Veneto), mons. Beccegato, mentre al vescovo di Belluno, mons. Cattarossi, viene negata, nonostante il parere favorevole di A. Diaz, la "Croce di guerra" e quello di Concordia (Venezia), mons. Isola, viene addirittura processato per tradimento.

[Luigi Bruti Liberati, Il clero italiano nella Grande guerra, Editori Riuniti 1982.]

 

IMPUTATI GIUDICATI
[1915 24 mag - 3 nov 1918]
Totale
Dichiarati esenti da pena
D.L. 10 dic 1917
Prosciolti
Condannati
n.
%
n.
%

- militari
- civili
- prigionieri

262.481
*61.927
1.119
26.862
-
-
92.417
24.088
357
37,4%
38,8%
32,0%
170.064
37.839
762
62,6%
61,2%
68,0%
Totale
325.527
26.862
116.862
208.665
Tot. Gen.
352.389
       
Note:
- Dal totale generale sono esclusi ca 50.000 procedimenti ancora pendenti al 2 settembre 1919.
- * solo una minima parte di questi civili fu processata per motivi politico-militari, la stragrande maggioranza lo fu per reati comuni o trasgressioni a divieti in zona di guerra.
Secondo le dichiarazioni di F.S. Nitti, l'8 marzo 1921, furono iniziati dal 24 maggio 1915 al 2 settembre 1919 1.030.000 processi davanti ai tribunali militari, dei quali 370.000 contro italiani dimoranti all'estero e non rientrati in Italia alla chiamata delle armi. Dei procedimenti restanti, alla data dell'amnistia erano stati definiti 500.000, 130.000 con ordinanza di proscioglimento e 370.000 con sentenze.
Le sentenze furono di condanna per 220.000 militari e di assoluzione per 150.000; durante la guerra 160.000 condannati avevano fruito della sospensione della pena, restavano pertanto in carcere circa 60.000 uomini.
Secondo questi dati di F.S. Nitti restano quindi pendenti nel settembre 1919 ben 160.000 processi. Da un raffronto dei dati sembra che – a parte una non grave differenza dovuta forse all'incompletezza delle indagini nel 1919 – la disparità grande fra il milione e più di processi indicato da F.S. Nitti e gli 870.000 del Mortara sia stata causata dall'aver F.S. Nitti (ossia coloro che gli fornirono i dati) computato due volte i processi conclusisi prima del 2 settembre 1919 con ordinanza di di proscioglimento o di assoluzione: una prima volta con la cifra di 130.000, indicata come quella delle ordinanze di proscioglimento, una seconda volta con la cifra di 150.000 attribuita alle sentenze di assoluzione. I proscioglimenti e le assoluzioni anteriori all'amnistia furono invece 140.000.
Da: Mortara, Dati sulla giustizia in:
E. Forcella - A. Monticone, Plotone di Esecuzione, I processi della prima guerra mondiale, Editori Laterza 1998.

 

MILITARI CONDANNATI
[1915 24 mag - 3 nov 1918]
Tribunali
Condanne
Sospese
Non sospese
n.
%
n.
%

- di guerra

-
88.130
-
-
-

- territoriali in zona di guerra

-
21.014
-
-
-

- territoriali fuori zona di guerra

-
20.982
-
-
-
Totale Condanne
170.064
130.126
76,5%
*39.938
23,5%
Note:
- Delle 170.000 condanne, 40.000 comportarono pene superiori ai 7 anni di reclusione (questa cifra si deduce dal fatto che circa 130.000 militari fruirono della sospensione della pena e furono rinviati ai corpi, in base alle disposizioni del 1916 e del 1917 per la sospensione della pena fino a 3 e a 7 anni).
Poiché a norma dell'art. 11 del codice la graduazione delle pene superiori a 7 anni deve avvenire di cinque in cinque anni (10, 15, 20), si possono considerare gravi, in quanto dai dieci anni in su, le 40.000 condanne non sospese.
- * Quasi la metà di esse, circa 20.000, furono condanne a pene gravissime (circa 4.000 a morte e oltre 15.000 all'ergastolo) che a loro volta da sole costituiscono quasi il 12% di tutte le condanne.
- In casi particolari, in base alla circolare n. 55.000 del Comando Supremo, anche condanne fino a 7 anni non furono sospese, ma si trattò di eccezioni rarissime che non incidono sul numero totale delle sospensioni.
È vero comunque che per effetto di grazia sovrana nel corso del conflitto o di amnistia al termine di esso gran parte delle pene non viene scontata.
Da: Mortara, Dati sulla giustizia in:
E. Forcella - A. Monticone, Plotone di Esecuzione, I processi della prima guerra mondiale, Editori Laterza 1998.

 

E. Forcella - A. Monticone, Plotone di Esecuzione, I processi della prima guerra mondiale, Editori Laterza 1998.

 





 

OVEST
-
-
-
-

1918
-

 


 

DOMINION OF CANADA
[Aggiunta alle altre province britanniche nel 1763, include la regione sulle due rive del fiume San Lorenzo grossolanamente delimitate da Anticosti a est e il Lago Nipissing a ovest.
Dal 7 nov 1763 la provincia (ex Canada francese) è stata divisa formalmente in tre distretti: Québec, Trois-Rivières, Montréal.
Nel 1791 la provincia è stata separata in due parti:
Basso Canada (francofoni) e Alto Canada (lealisti).
Nel 1841, con l'Act of Union sono stati nominati due primi ministri ma Canada Est e Canada Ovest continuano ad andare ognuna per la sua strada. Il sistema dura ben 25 anni (1842-67).
Nel 1867, 1° luglio, nasce ufficialmente la confederazione: Dominion of Canada.]
Governatore generale
Victor C.W. Cavendish
duca di Devonshire
(1916 - 1921)
Primo ministro
Robert L. Borden
(1917 - 1920)
[unionista]

1918
Gennaio
prima guerra mondiale (1914-18): la produzione bellica canadese, diretta dall'Imperial Munitions Board al cui capo sta il finanziere canadese Joseph Flavelle (1858-1939), ha raggiunto un livello molto alto, ma dipende in massima parte dalle materie prime importate dagli Stati Uniti. Con l'industria di guerra americana che lavora a pieno regime vi è ora il pericolo che tali importazioni diminuiscano. Per questo motivo Robert L. Borden decide che una più efficace cooperazione economica possa essere raggiunta attraverso l'invio a Washington di una "missione canadese".

La Gran Bretagna non dimostra di avere apprezzato sino in fondo gli sforzi fatti dai membri dell'Impero; di fatto D. Lloyd George è tornato ai vecchi sistemi e come prima il governo canadese è stato tenuto completamente al di fuori dalle decisioni più importanti relative alla guerra.
[Paradossalmente, la stessa nomina, nel giugno 1917, del gen. Arthur Currie (1875-1933) a comandante supremo del Corpo d'Armata canadese è stata presa a Londra e Ottawa l'ha soltanto confermata.]
Nel frattempo le sorti della guerra non sembrano favorevoli agli Alleati, dato che la defezione della Russia non è stata ancora compensata dall'intervento degl Stati Uniti, la cui concreta efficacia tarda a manifestarsi.

 

Febbraio
2
, per decreto governativo, senza la previa approvazione di Londra, viene stabilita la "Missione canadese" che non sarà alle dipendenze dell'ambasciatore britannico e non avrà uno status diplomatico perché i suoi compiti sono essenzialmente commerciali: in tal modo il Canada, sia pure non ufficialmente, si guadagna la possibilità di un accesso diretto al governo americano senza dover passare come sempre attraverso il Foreign Office.
[I risultati non si faranno attendere e, grazie a questo espediente, il premier canadese sarà in grado di superare un gravissimo problema della bilancia dei pagamenti riguardo al deficit verso gli Stati Uniti.]

Maggio
il capo della "Missione canadese" può trionfalmente annunciare di essersi assicurato contratti per la produzione di munizioni e aerei per più di 100 Mni di dollari e che gli Stati Uniti sono disposti a utilizzare appieno le capacità produttive dell'industria canadese;

Giugno
Robert L. Borden si reca a Londra per partecipare alla seconda riunione dell'Imperial War Cabinet; qui il gen. Arthur Currie gli fornisce un quadro a tinte fosche della situazione sul fronte occidentale.
Di conseguenza il primo ministro canadese, assieme ai suoi colleghi australiano e neozelandese, presenta fiere rimostranze.
D. Lloyd George decide di venire incontro alle richieste dei colleghi d'oltremare e viene creato uno speciale comitato dei primi ministri con il compito di discutere i recenti fallimenti e di definire la futura strategia della guerra.
Durante tutta l'estate il nuovo comitato discute quindi a lungo sulle operazioni future e su piani che diverrebbero operativi nel 1919-20.

Agosto
2
, ha termine la seconda riunione dell'Imperial War Cabinet;
8, improvvisamente, solo sei giorni dopo la fine degli incontri londinesi, le truppe alleate sfondano il fronte nella zona di Amiens, aprendo la via alla vittoriosa offensiva che porterà all'armistizio.
Alla fine del mese D. Lloyd George invita Robert L. Borden a recarsi urgentemente in Inghilterra in vista dei preparativi della conferenza di pace di Parigi.
[A Parigi i coloniali conteranno ben poco. Le vere decisioni – come dirà G. Clemenceau – saranno prese dalle grandi potenze in riunioni separate.]

Ottobre
compiendo un passo estremamente controverso, Robert L. Borden coinvolge il Canada nella crociata internazionale antibolscevica: invia in Siberia un corpo di spedizione di 5.000 uomini che, assieme a truppe giapponesi, americane e britanniche, appoggia le armate russe controrivoluzionarie.


Novembre
11
, il Corpo d'armata canadese (cinque Div.ni) termina la guerra in Europa nella cittadina di Mons (Belgio): il corpo di spedizione ha lasciato sul campo 60.661 morti.
In questi quattro anni di guerra, alla fama conquistata dall'esercito canadese come simbolo della giovane nazione si è aggiunta quella ottenuta da lcuni singoli eroi che hanno incarnato il mito del "cavaliere del nord": in tutte le scuole del Canada vengono narrate le gesta degli aviatori canadesi che hanno combattuto nel Royal Flying Corps britannico.
Il più conosciuto di loro è Billy Bishop (1894-1956) che vanta ben 72 vittorie.

 


QUÉBEC
Vescovo di Montréal
-

1918
-

Alla fine della I Guerra mondiale (1914-18) non solo le maggiori città ma anche molte piccole cittadine hanno ormai quartieri ben definiti le "Little Italies", che funzionano come centri residenziali e commerciali della comunità di origine italiana.
Il "Mile End" di Montréal e il "St. John's Ward" di Toronto rappresentano gli esempi più noti.


 

 

ONTARIO
-
-

1918
-

 


NEW BRUNSWICK
-
-

1918
-

NOVA SCOTIA
-
-

1918
-

MANITOBA [dal 1870]
-
-

1918
-


NORTHWEST (territori) [dal 1870]
-
-

1918
-


BRITISH COLUMBIA [dal 1858]
[nel 1866 ha incorporato l'Isola di Vancouver e dal 1871 fa parte della confederazione.]
Primo ministro della provincia
-

1918
-

 

ISOLA DEL PRINCIPE EDOARDO
[Dal 1873 fa parte della confederazione.]
Primo ministro della provincia
-

1918
-

 

TERRITORIO DELLO YUKON [creato nel 1898]
   
1918
-
ALBERTA [creata nel 1905]
   
1918
-
SASKATCHEWAN [creata nel 1905]
   
1918
-

 

TERRANOVA
Primo Ministro
William F. Lloyd
(1918 - 1919)

1918
-

 


UNIONE degli STATI UNITI d'AMERICA
Presidente degli Stati Uniti
Th.W. Wilson [28°]
(1913 4 mar - 4 mar 1921)
[Pd]
Vicepresidente
-
Segretario di Stato
[Ministro degli Esteri]
-
Ministro del Tesoro
-
Ministro della Guerra
-
Presidente della Corte Suprema
E.D. White Jr
(1910 19 dic - 19 mag 1921)

1918
proibizionismo di guerra (1917-19);

Gennaio
8
, in un messaggio indirizzato al Congresso il presidente Th.W. Wilson delinea gli obiettivi della guerra che contiene anche il programma di pace in "quattordici punti":
- otto trattano di specifiche questioni territoriali:
01) evacuazione del Belgio,
02) evacuazione della Romania,
03) evacuazione della Serbia,
04) evacuazione delle zone occupate dai tedeschi in Francia,
05) restituzione alla Francia dell'Alsazia e della Lorena,
06) creazione di uno stato polacco indipendente,
07) concessione di un'opportunità di sviluppo autonomo ai popoli dell'ex impero austro-ungarico,
08) concessione di un'opportunità di sviluppo autonomo alle popolazioni non turche dell'impero ottomano;
- altri cinque punti fissano i principi generali delle relazioni internazionali:
09) libertà di navigazione,
10) trattati e negoziati diplomatici pubblici,
11) uguaglianza delle possibilità economiche,
12) riduzione degli armamenti,
13) sistemazione delle rivendicazioni coloniali;
- l'ultimo, il più importante secondo Th.W. Wilson:
14) creazione di una Società delle Nazioni col compito di garantire la pace intervenendo con funzioni di arbitrato nelle controversie internazionali e assicurando reciproche garanzie di indipendenza politica e d'integrità territoriale a tutti gil stati membri.
[La divergenza di opinioni tra Th.W. Wilson e gli Alleati verrà alla luce durante i negoziati di novembre…]

proibizionismo di guerra (1917-19): il Proibiction Act vieta la vendita e la fabbricazione di alcolici per tutta la durata della guerra;

lo stesso mese la Camera dei rappresentanti approva il XIX emendamento che prevede il suffragio femminile;
[Per più di un anno il Sud bloccherà la discussione del XIX emendamento al senato, ma nel giugno 1919 la nuova norma sarà ratificata ed entrerà in vigore nell'agosto 1920.]

Marzo
in Francia ci sono 300.000 fanti e in seguito il numero di soldati americani aumenta rapidamente;
lo stesso mese ha luogo la prima operazione in cui le truppe americane hanno un ruolo importante. [vedi I guerra mondiale]

Maggio
viene emanato il Sedition Act che limita la libertà di espressione, prevedendo, ad esempio, pesanti sanzioni a carico di chiunque tenti di scoraggiare la vendita dei titoli del prestito di guerra o pronunci o pubblichi "frasi sleali, profane o scurrili" riguardanti il governo, la Costituzione, le uniformi dell'esercito o della marina.
[In base all'Espionage Act e al Sedition Act saranno imprigionate più di 1500 persone, compreso il leader socialista Eugene V. Debs che trascorrerà dieci anni in carcere per aver tenuto un discorso contro la guerra.]
L'opinione pubblica è talmente condizionata che ben pochi americani sembrano preoccuparsi per questi attentati contro le libertà civili.
Nemmeno la Corte Suprema mette in discussione il modo in cui il governo sta conducendo una guerra che si propone di difendere la libertà e la democrazia: infatti ritiene legali sia l'Espionage Act che ilSedition Act.

Lo stesso mese viene inaugurato il primo servizio postale regolare in aereo fra Washington e New York.
[Due anni dopo il servizio si estenderà a molte altre città attraverso tutta l'America. Solo nel 1925, però, comincerà ad espandersi il trasporto aereo.]



Settembre
le truppe americane partecipano alla "battaglia delle Argonne", sul fronte occidentale – la più grande battaglia della storia militare americana – con 1.200.000 uomini;

Ottobre
prima delle elezioni per il Congresso, il presidente Th.W. Wilson
lancia un appello al popolo americano in cui auspica una vittoria democratica; ha deciso infatti di partecipare di persona alla conferenza di pace ed è ansioso di dimostrare che gode della piena fiducia di tutto il paese;
ma gli elettori danno la maggioranza al Partito repubblicano sia alla camera dei rappresentanti che al senato;
al momento di scegliere i componenti della delegazione che dovrà accompagnarlo alle trattative di Parigi Th.W. Wilson sceglie un solo repubblicano, Henry White, un diplomatico a riposo estraneo all'apparato di partito;

Novembre
la Germania si rivolge a Th.W. Wilson per concludere un armistizio sulla base dei "quattordici punti" e delle loro successive integrazioni, ma gli Alleati sono disposti ad accettare i "quattordici punti" soltanto con esplicite riserve sul problema delle riparazioni di guerra e delle libertà di navigazione, e insisterebbero per ulteriori modifiche se gli Stati Uniti non minacciano di concludere una pace separata;

rappresentanti statunitensi firmano l'armistizio che conclude la prima guerra mondiale;
[Il giorno dell'armistizio l' AEF (American Expedition Force) conta oltre 2 milioni di uomini.
Le perdite americane nel conflitto ammontano a 109.000 uomini:
- 48.000 uccisi in combattimento,
- 2.900 dispersi,
- 59.000 morti a causa di malattie.
Sono perdite pesanti in relazione al tempo in cui gli Stati Uniti hanno partecipato alla guerra e al numero dei soldati impegnati, ma appaiono meno gravi se raffrontate con quelle subite da altri paesi belligeranti:
- Russia: 1.700.000 morti,
- Germania: 1.800.000,
- Francia: 1.385.000,
- Gran Bretagna: 947.000.
Per questo, e per il tardivo intervento degli Stati Uniti, gli Alleati non accetteranno mai la pretesa americana di "aver vnto la guerra".
Tuttavia gli americani hanno dato agli Alleati proprio quel margine indispensabile per la vittoria.
Nel marxo 1918 le truppe tedesche sul fronte occidentale erano numericamente superiori a qelle alleate di 300.000 unità; ma a novembre, grazie al contributo americano, gli alleati godevano di una decisiva preponderazna, valutata in 600.000 uomini.
Anche se le truppe degli Stati Uniti non avevano esperienza, il loro arrivo in numero praticamente illimitato ha avuto un notevole peso psicologico sul morale dei combattenti: ha rincuorato gli Alleati e convinto i tedeschi che la guerra era ormai perduta.]

Hammer contro Dagenhart: esaminando il caso, la Corte Suprema dichiara incostituzionale il Keating-Owen Child Labor Act (1916) sul lavoro minorile in quanto il Congresso non può usare i propri poteri in materia di commercio fra gli stati dell'Unione per regolamentare le condizioni di lavoro a livello locale.

"Bureau of Investigation":
-



 

 

 


 


 

 

[Maldwyn A. Jones, Storia degli Stati Uniti, Bompiani 1984.]

 




[01] DELAWARE [dal 7 dicembre 1787] - cap. Dover
[Primo stato a ratificare la Costituzione degli Stati Uniti d'America.
Non esistono collegamenti fra chiesa e stato e una grande libertà religiosa si è affermata sin dall'inizio.]
Governatore
-

1918
Gennaio

-

 

[02] PENNSYLVANIA [dal 12 dicembre 1787] - cap. Harrisburg
[Non esistono collegamenti fra chiesa e stato e una grande libertà religiosa si è affermata sin dall'inizio.]
Governatore
-

1918
Gennaio

-

 

[03] NEW JERSEY [dal 18 dicembre 1787] - cap. Trenton
[Non esistono collegamenti fra chiesa e stato e una grande libertà religiosa si è affermata sin dall'inizio.]
Governatore
-

1918
Gennaio

-

 

[04] - [04] GEORGIA [dal 2 gennaio 1788] - cap. Atlanta
[Già ammesso nell'Unione nel 1780 ma ratificato solo il 2 gennaio 1788.
Riammesso al Congresso il 30 marzo 1870.]
Governatore
-
-

1918
Gennaio

-

 




[05] CONNECTICUT [dal 4 gennaio 1788] - cap. Hartford
Governatore
-

1918
Gennaio

-

[06] MASSACHUSETTS [dal 6 febbraio 1788] - cap. Boston
Governatore
-

1918
Gennaio

-



[07] MARYLAND [dal 28 aprile 1788] - cap. Annapolis
Governatore
-

1918
Gennaio

-

 

 

 






[08] - [01] SOUTH CAROLINA [dal 23 maggio 1788] - cap. Columbia
Governatore
-
-

1918
Gennaio

-


[09] NEW HAMPSHIRE [dal21 giugno 1788] - cap. Concord
Governatore
-

1918
Gennaio

-

 





[10] - [08] VIRGINIA [dal 26 giugno 1788]- cap. Richmond
[Riammesso al Congresso il 30 marzo 1870]
Governatore
-
-

1918
Gennaio

-

 





[11] NEW YORK [dal 26 luglio 1788] - cap. Albany
[L'anglicanesimo è la religione di stato in quattro contee.]
Governatore
-

1918
Gennaio

-

 

[12] - [09] NORTH CAROLINA [dal 21 novembre 1789] - cap. Raleigh
[Tratto di terre immediatamente a sud della Virginia, attorno allo stretto di Albemarle.]
Governatore
-
-

1918
Gennaio

-

[13] RHODE ISLAND [dal 29 maggio 1790] - cap. Providence
Governatore
-

1918
Gennaio

-


[14] VERMONT [dal 4 marzo 1791] - cap. Montpelier
Governatore
-

1918
Gennaio

-


[15] KENTUCKY [dal 1° giugno 1792] - cap. Frankfort
Governatore
-
-

1918
Gennaio

-



[16] - [10] TENNESSEE [dal 1° giugno 1796] - cap. Nashville
[Riammesso all'Unione dall'aprile 1866.]
Governatore
-
-

1918
Gennaio

-

 


[17] OHIO [dal 1° marzo 1803] - cap. Columbus
Governatore
-
-

1918
Gennaio

-

[18] - [05] LOUISIANA [dal 30 aprile 1812] - cap. Baton Rouge
- 1819, Trattato Adams-Onís: stabilisce il confine con il MESSICO spagnolo: va dal fiume Sabine, nel TEXAS orientale, fino al 42° parallelo (futuro confine settentrionale della CALIFORNIA) e da quel punto, verso ovest, fino al Pacifico.
Governatore
-
-

1918
Gennaio

-

 


[19] INDIANA [dal 11 dicembre 1816] - cap. Indianapolis
Governatore
-
-

1918
Gennaio

-

[20] - [06] MISSISSIPPI [dal 10 dicembre 1817] cap. Jackson
[Riammesso al Congresso il 30 marzo 1870]
Governatore
-
-

1918
Gennaio

-


[21] ILLINOIS [dal 3 dicembre 1818] - cap. Springfield
-
Governatore
-
-

1918
Gennaio

-



[22] ALABAMA [dal 14 dicembre 1819] - cap. Montgomery
[Dal 18 ottobre 1867 sotto la sovranità degli Stati Uniti.]
Governatore
-

1918
Gennaio

-

 

 




[23] MAINE [dal 15 marzo 1820] - cap. Augusta
-
Governatore
-
-

1918
Gennaio

-

[24] MISSOURI [dal 10 agosto 1821] - cap. Jefferson City
Governatore
-
-

1918
Gennaio

-

[25] - [11] ARKANSAS [dal 15 giugno 1836] - cap. Little Rock
Governatore
-
-

1918
Gennaio

-

 


[26] MICHIGAN [dal 26 gennaio 1837] - cap. Lansing
Governatore
-
-

1918
Gennaio

-


[27] - [03] FLORIDA [dal 3 marzo 1845] - cap. Tallahassee
Tra il 1810 al 1813 gli Stati Uniti hanno inglobato la maggior parte della Florida occidentale, la scia costiera che corre da New Orleans a Mobile, ma una buona parte della colonia, unitamente a tutta la Florida orientale, cioè la penisola, resta ancora sotto il dominio spagnolo.
Nel 1819, con il Trattato Adams-Onís è stata completamente ceduta agli Stati Uniti dalla Spagna.
Nel 1868 è rientrata a far parte dell'Unione.]
Governatore
-
-

1918
Gennaio

-


[28] - [07] TEXAS [dal 29 dicembre 1845] - cap. Austin
Governatore
-
-

1918
Gennaio

-


[29] IOWA [dal 28 dicembre 1846] - cap. Des Moines
Governatore
-
-

1918
Gennaio

-

[30] WISCONSIN [dal 29 maggio 1848] - cap. Madison
Governatore
-
-

1918
Gennaio

-

[31] CALIFORNIA [dal 9 settembre 1850] - cap. Sacramento
Governatore
-

1918
Gennaio

-

 

 


[32] MINNESOTA [dall'11 maggio 1858] cap. Saint Paul
Governatore
-
-

1918
Gennaio

-

 

 


[33] OREGON [dal 14 febbraio 1859] - cap. Salem
- 1845, alla fine dell'anno i 5000 coloni americani dell'Oregon organizzano un governo provvisorio e chiedono la fine del regime di occupazione comune e l'esclusiva giurisdizione americana.
- 1848, diventa territorio autonomo.
Governatore
-
-

1918
Gennaio

-

[34] KANSAS [dal 28 gennaio 1861] - cap. Topeka
Governatore
-
-

1918
Gennaio
-

 

 


[35] WEST VIRGINIA [dal 19 giugno 1863] - cap. Charleston
Governatore
-
-

1918
Gennaio

-

 

 


[36] NEVADA [dal 31 ottobre 1864] - cap. Carson City
[Il 2 marzo 1861 il suo territorio era stato separato da quello dell'UTAH.]
Governatore
-

1918
Gennaio

-

 


[37] NEBRASKA [dal 1° marzo 1867] - cap. Lincoln
Governatore
-
-

1918
Gennaio

-

[38] COLORADO [dal 1° agosto 1876] - cap. Denver
[Territorio autonomo dal 28 febbraio 1861.]
Governatore
-

1918
Gennaio

-

 


[39] NORTH DAKOTA [dal 2 novembre 1889] - cap. Bismarck
Governatore
-
-

1918
Gennaio

-

[40] SOUTH DAKOTA [dal 2 novembre 1889] - cap. Pierre
Governatore
-
-

1918
Gennaio

-

[41] MONTANA [dall'8 novembre 1889] - cap. Helena
[cap.li: fino al 1865 Bannack, fino al 1875 Virginia City.]
Governatore
-
-

1918
Gennaio

-

[42] WASHINGTON [dall'11 novembre 1889] - cap. Olympia
Governatore
-
-

1918
Gennaio

-

[43] IDAHO [dal 3 luglio 1890] - cap. Boise
[Territorio autonomo dal 24 marzo 1863 con cap. Boise.
Inizialmente, fino al 7 dicembre 1864, la capitale era Lexinton.]
Governatore
-
-

1918
Gennaio

-

[44] WYOMING [dal 10 luglio 1890] - cap. Cheyenne
Governatore
-
-

1918
Gennaio

-

[45] UTAH [dal 4 gennaio 1896] - cap. Salt Lake City
[Territoro annesso nel 1850.
Dal 2 marzo 1861 si è staccato il Territorio del NEVADA.]
Governatore
-
-

1918
Gennaio
-

 


[-] Territorio delle HAWAII [dal 7 luglio 1898] - cap. Honolulu
 
Governatore
-
-

1918
Gennaio
-

 


[46] OKLAHOMA [dal 16 novembre 1907] - cap. Oklahoma City
[Territorio autonomo dal 2 maggio 1890.
Con l'annessione di questo nuovo stato gli indiani sono stati espropriati del loro territorio di riserva "permanente". ]
Governatore
-
-

1918
Gennaio
-


[47] NEW MEXICO [dal 6 gennaio 1912] - cap. Santa Fe
[Territorio autonomo dal 1846.]
Governatore
-
-

1918
Gennaio
-

 


[-] Territorio dell'ALASKA [dal 1912] - cap. Juneau
[1867, 9 aprile, il senato ratifica l'atto d'acquisto del territorio dalla Russia per 7,2 Mni di dollari;
18 ottobre [Alaska day], avviene il passaggio di sovranità;
1884, diviene un distretto dell'Oregon;
1898, viene scoperto l'oro: questo fatto provoca una vera e propria invasione di cercatori d'oro; altro oro viene poi scoperto nel vicino Klondike, territorio canadese, e l'Alaska è utilizzata come base di partenza per i cercatori.]
Governatore
-
-

1918
Gennaio
-

 


[48] ARIZONA [dal 14 febbraio 1912] - cap. Phoenix
[Territorio autonomo dal 1863, ma fino al 1886 non ci fu pace con gli Indiani.]
Governatore
-
-

1918
Gennaio
-


a



1918
GRANDI ANTILLE
- Presidente della repubblica
?
(?-?)
[nella costituzione è inserito l' "emendamento Platt" che dà diritto agli Stati Uniti di intervenire negli affari interni del paese e di installarvi proprie basi per usi militari e commerciali: dal 1903 esiste la base militare di Guantánamo]
1918
sotto l'impulso dei capitali nordamericani la capacità produttiva dell'economia cubana si accresce notevolmente, ma lo sviluppo monocolturale della canna da zucchero e del tabacco modifica di poco il basso tenore di vita della popolazione contadina e scoraggia ogni iniziativa in altri settori; di conseguenza l'espansione del capitalismo riduce per l'isola la possibilità di sostenere la schiacciante concorrenza dei colossi economici statunitensi e le rende difficile sottrarsi in qualche maniera al loro controllo finanziario e alla loro preponderanza commerciale, mentre ad ogni livello della vita pubblica si diffonde la corruzione, favorita dall'eccezionale periodo di prosperità (la cosiddetta "danza dei milioni") che accompagna la prima guerra mondiale;
Haiti
-
?
(?-?)
occupazione militare diretta statunitense (1916-39)
1918
-
- Presidente della repubblica
?
(?-?)
1918
dal 1916 truppe americane occupano Santo Domingo imponendovi un regime militare;
- Governatore
?
(?-?)
[colonia britannica dal 1866]
1918
-



1918
Estados Unidos Mexicanos
(Stati Uniti del Messico)
[repubblica federale]
-
V. Carranza
(1914 ago - mar 1917)
[Capo del governo provvisorio ]
V. Carranza (1917 mar-1920)
[Presidente della repubblica federale]
- Ministro della guerra
A. Obregón
(1914 ago - mar 1917)
-

1918
continua, da parte del presidente, il periodo di "normalizzazione" con metodi non sempre teneri;



1918
- Capo del governo
-
(formalmente indipendente dal 1847)

1918
-



1918
Honduras
-
?
(? - ?)
1918
totale dipendenza dagli Stati Uniti, interessati a mantenere sotto proprio controllo le ricche piantagioni di banane, unica risorsa economica del paese;
continuano (dal 1911 al 1933) gli interventi delle truppe americane per salvaguardare gli interessi yankee;

1918
- Presidente della repubblica
?
(1903 - ?)
1918
guerra con il Guatemala;
la conclusione di questo conflitto che vede intervenire gli Stati Uniti, con ruolo di mediazione, segna l'ingresso del paese nell'area di influenza della grande potenza americana;
da questo momento si succederanno governi militari: rari, e in genere effimeri, i governi regolarmente eletti;

1918
- Presidente
?
(? - ?)
1918
[rimane in vigore il trattato Bryan-Chamorro con gli Stati Uniti]

1918
- Presidente della repubblica
F. Tinoco Granados
(1917 - 1919)
[dittatore]
1918
-

1918
República de Panamá
(indipendente dal 1903)
- Presidente della repubblica
?
(1903 - ?)
1918
-






1918
- Presidente  
1918
perdurano le controversie con gli Stati Uniti;

1918

- Presidente della repubblica

J.V. Gómez
(1908 - 1935)
[dal 1903 fino al 1938 decine di migliaia di oppositori vengono incarcerati o esiliati.]

1918
prima guerra mondiale (1915-18): neutrale;



1918
República del Ecuador

- Presidente della repubblica

?
(?-?)

1918
si alternano dittature conservatrici (J.J. Flores, G. García Moreno) e di dittature liberali (V. Rocafuerte, E. Alfaro) e da crescenti ingerenze dell'esercito, formato all'origine da elementi venezuelani;



1918

- Presidente della repubblica

Pierola
(1895 - 1919)
[del partito "democratico" ("rivoluzione democratica")]
(Repubblica indipendente dal 1827)
1918
-


1918

- Presidente della repubblica

?
(?-?)

1918
privata di ogni sbocco al mare dopo la guerra del Pacifico, si fa sempre più accentuata la dipendenza economico-politica dall'Inghilterra e poi dagli Stati Uniti, principali importatori di stagno.


1918

- Presidente della repubblica

?
(1891 - ?)

1918
fine della repubblica presidenziale e restaurazione del predomino oligarchico (1891-1925);
opera dal 1912 il Partido obrero proletario (poi comunista) di E. Recabarren;


1918
dal 1816 divise nelle tre colonie:
Guyana Britannica

- Governatore

?
(? - ?)
1901
-
Suriname (olandese)

- Governatore

?
(? - ?)
1901
-
Guyane Française
[già sede di una colonia penitenziaria e poi, dal 1852,
di un bagno penale (fino al 1945)]

- Governatore

?
(? - ?)
1901
-


1918

- Presidente della repubblica

?
(? - ?)

1918
-



1918

- Presidente della repubblica

gen. B. Ferreira
(1904 - ?)
[partito degli azules]

1918
-



1918

- Presidente della repubblica

H. Irigoyen
(1916 - 1930)
[Unión civica radical]

1918
-

 




1918
- Presidente della repubblica
-
1918
prima guerra mondiale: il paese combatte a fianco degli Stati Uniti (1917-18);





1918
CINA
(Repubblica dal 1911)

presidente

Yüan Shih-k'ai
(1912 - ?)

1918
Nanchino, è in corso una guerra civile tra i capi militari, detti anche "signori della guerra";

a

1918
DAE HAN
(Corea)

1918
lo stato coreano ha cessato di esistere come entità autonoma nel 1910 essendo stato annesso dal Giappone;
la dominazione di Tokyo è improntata a uno spietato regime poliziesco;

a






1918
(periodo Taisho: 1912-26)
Giappone



Yoshihito

(? - 1926)
1912-26, imperatore del Giappone;

1918
I Guerra Mondiale (1914-18): dopo aver dichiarato guerra alla Germania, il governo giapponese ha imposto alla Cina "Ventun richieste", pretendendo altre concessioni e anche particolari privilegi per le attività giapponesi in Cina aggravando però il risentimento antigiapponese dei cinesi e l'antagonismo con le potenze occidentali.
La diminuzione delle esportazioni dei paesi occidentali verso i mercati asiatici durante la guerra ha favorito notevolmente lo sviluppo dell'industria nipponica, ma la tendenza inflazionistica non è servita a migliorare il tenore di vita della maggior parte degli abitanti.
La popolazione femminile di un villaggio di pescatori di Toyama si ribella contro l'alto prezzo del riso; quando il movimento si diffonde in tutto il paese (i cosiddetti "moti del riso"), l'esercito interviene per mettere fine all'agitazione.

Kuomintang
KMT
(Partito nazionale del popolo)

1918
Tokyo, dal 1905 opera la T'ung Meng Hui (Lega dei rivoluzionari) ispirata ai "tre principi del popolo" formulati da Sun Yat-sen:
- indipendenza nazionale
- democrazia parlamentare
- socialismo agrario;

a





1918
[colonia spagnola dal 1900, con capitale Villa Cisneros già protettorato dal 1884.]
-
-
1918
-


1918
Marocco
[dal 1912 è un protettorato della Francia che ha riconosciuto alla Spagna una zona di sua spettanza (Rif, Ifni, Tarfaya) e lasciato sul trono l'ex sultano Mulay 'Abd al-Hafiz]
1918
-

1918
Algeria
[dal 1848 parte integrante del territorio nazionale francese, organizzata in tre dipartimenti d'oltremare;
dal 1880 continua la colonizzazione francese attraverso una forte immigrazione dalla Francia e una sistematico esproprio delle terre appartenenti ai proprietari musulmani; i costanti tentativi di assimilare gli arabi-berberi alla cultura francese finiranno col risveglio nazionale algerino.]
-
?
(?-?)
1918
agitazione nazionalista dell'emiro Khaled, nipote di 'Abd el-Kader († Damasco 1883);

1918
Tunisia
[con il trattato del Bardo del 1881, perfezionato nel 1883 con il trattato della Marsa, la Francia è riuscita a imporvi il suo protettorato.
Il bey conserva formalmente le sue prerogative.]
- Bey  
1918
-


1918
LIBIA
[nome romano riesumato durante il conflitto per indicare le due regioni della Tripolitania e della Cirenaica]
- dal 1913 l'Italia esercita la sua sovranità sulla Libia -

TRIPOLITANIA
(1912-34)
Governatore
Tripoli
gen. Giovanni Ameglio
(1915 lug - ago 1918)
gen. Garioni
(ago - ago 1919)
1918
Agosto
8
, il ministero decide di riprendere la guerra contro i ribelli e al gen. Giovanni Ameglio sostituisce il gen. Garioni che ha come capo dell'ufficio politico militare il gen. Giuseppe Tarditi;
il neo governatore trova le truppe di Tripoli (ca 30.000 uomini) in cattive condizioni materiali – per lo scarso vettovagliamento – e con morale scadente per la ininterrotta stasi militare durata due anni; fa pertanto svolgere qualche combattimento attorno a Tripoli per allontanarne i ribelli e dar fiducia alle truppe;
in seguito, con le nuove truppe affluite, si costituiscono le due fortissime Divisioni 38ª (Nigra) e 81ª (Pantano, poi Mola) comprendenti anche i battaglioni eritrei (6), somali (1) e libici (7) disponibili: questi ultimi richiamati dalla Sicilia.
Ottobre
il ministero delle Colonie ottiene che sbarchi a Tripoli anche l'intera 1ª Divisione d'assalto al comando del gen. O. Zoppi. Con ciò diventano disponibili per le operazioni davanti a Tripoli oltre 70.000 combattenti con una certa parte di aviazione; è intenzione del ministro G. Colosimo condurre, prima della conclusione della prima guerra mondiale, una rapida campagna di riconquista (onde evitare che al tavolo della pace possa essere messo in discussione il dominio di un territorio militarmente perduto);

CIRENAICA
Muhammad Idris al-Mahdi al-Sanusi

(Giarabub 1890 - Il Cairo 1983)
1917-22, capo della confraternita dei Senussi;
1923-48, è costretto all'esilio;
1948, emiro di Cirenaica;
1950-69, re di Libia(Idris I);

Governatore
Bengasi
gen. Giovanni Ameglio
(1913 ott - ago)
gen. Garioni
(ago - ago 1919)
reggente
gen. Moccagatta
(1915 lug - ?)
1918
continua la fiera resistenza opposta dalle tribù mobilitate dalla Senussiya [confraternita religiosa dei Senussi dotata di una propria organizzazione politico-militare], forte soprattutto in Cirenaica;


1918
EGITTO
[protettorato britannico dal 1914]
Fu'ad I  
(Il Cairo 1868 - 1936)
figlio del khedivè Isma'il;
1917-1922, sultano d'Egitto;
succede al fratello maggiore Husayn Kamil († 1917);


1922-1936, re d'Egitto;
- Alto Commissario
sir Reginald Wingate
(1914 - ?)
- Primo Ministro
Rušdi Pascià
(? - 1919)
1918

paragonati ai siriani, gli egiziani hanno patito ben poco a causa della guerrra; con l'enore lievitazione del costo del cotone, la ricchezza naturale egiziana è notevoletne aumentata. Grandi profitti sono stati ricavati dalle forniture alle truppe alleate. Tuttavia la prosperità cela enormi ingiustizie sociali.
Sebbene apparentemente volontari, il reclutametno dei fellahin e la requisizione di cammelli e asini per le brigate di lavoro e il trasporto erano di fatto obbligatori e sottoposti alla legge marziale, e hanno causato profondo risentimento.
La nuova riccheza si è accumulata nelle mani dei grandi e medi proprietari terrieri, che possiedono il 75% delle aree coltivate, e della nuova classe capitalistica delle città. La realtà per il rimanente della popoalzioe è rappresentata da un'impennata del costo della vita.
La mancanza da parte del governo di una politica sociale ed economica ha permesso ai grandi proprietari terrieri di abbandonare la coltivazione dei prodotti alimentari a favore di quella del cotone, causando così quasi una carestia e un forte aumento del tasso di mortalità, che durante la guerra ha superato di fatto quello della natalità.
Il nazionalismo in fermento, solo coperto dalla legge marziale, riaffiora.

Novembre

L'Alto Commissario permette la formazione di una commissione, guidata dal consigliere giudiziario britannico, che esamini la riforma legislativa e lo statuto politico dell'Egitto del dopoguerra.
Tale commissione giunge alla conclusione che l'Egitto dovrebbe avere una legislatura bicamerale, ove la Camera Alta sarebbe la più importante. Questa comprenderebbe ministri egiziani, consiglieri britannici e rappresentanti delle comunità straniere eletti da elettori specifici.
L'opinione del consiglere giudiziario è che, siccome gli interessi finanziari dell'Egitto sono in gran parte in mano straniera, gli egiziani non hanno alcun diritto di aver voce in capitolo nella legislatura.
Tali proposte, quando trapelano in questo stesso mese di novembre, provocano la classe dirigente del nazionalismo egiziano. Questa è pienamente cosciente che la dottrina wilsoniana dell'autodeterminazione per le popolazioni affrancate dal dominio turco è stata appoggiata dagli Alleati.
Gli arabi d'Arabia, che gli egiziani considerano (a buon diritto) più arretrati di loro, si stannno preparando a loro volta a inviare un delegato alla conferenza di pace di Parigi.

Due giorni dopo l'armistizio, Zaglul Pascià (o Sa'd Zaghlul) in persona si presenta alla residenza del rappresentante del governo britannico a capo di una delegazione (wafd, in arabo; termine che in seguito servirà ad indicare i sostenitori di Zaglul Pascià (o Sa'd Zaghlul)) per comunicare che il popolo egiziano vuole l'indipendenza totale e chiedere di sottoporre a Londra il loro caso.
Anche se Zaglul Pascià (o Sa'd Zaghlul) è stato tenuto lontano dal governo per volere di sir Reginald Wingate, egli è senza dubbio il leader del nazionalismo egiziano.
Il ministro degli Esteri britannico, A. Balfour, ansioso di partecipare alla conferenza di pace di Parigi, rifiuta bruscamente di riceverlo, e quando Rušdi Pascià, primo ministro, propone che questi ritorni a Londra prima di ripetere il rifiuto, dice in un dispaccio a sir Reginald Wingate che, mentre il governo britannico «desidera agire in base al principio sempre seguito, che conferisce agli egiziani parte sempre crescente nel governo della nazione… Come ben sapete, non è ancora stato raggiunto lo stadio in cui sarebbe possibile l'autogoverno».
La Gran Bretagna non ha alcuna intenzione di abbandonare le sue responsabilità nel mantenimento dell'ordine e del buon governo in Egitto «e di salvaguardare i diritti e gli interessi della popolazione sia indigena che straniera della nazione».



Gli ex studenti del Gordon College si organizzano in un Graduates' Club, cioè un Circolo con evidenti obiettivi politici, in cui trovano terreno favorevole le manifestazioni di tenore nazionalista e quindi di opposizione alla presenza dell'Inghilterra.

1918
Sudan
[dalla convenzione del 18 gennaio 1899, il paese è stato costituito in "condominio" anglo-egiziano, di fatto in possedimento britannico]
   
1918
-


1918
Mauritania
[protettorato francese su su Trarza dal 1858.]
-
-
1918
-


1918
Guinea-Bissau
[colonia autonoma portoghese dal 1879, i suoi confini (rettilinei e artificiosi di evidente origine coloniale) con l'Africa Occidentale Francese sono stati regolati nel 1896.]
   
1918
-


1918
Africa Occidentale Francese
(AOF – 1895-1958)

[possedimenti retti, dal 1895, da un governatore generale, dipendente dal ministero delle colonie, in forma accentuatamente centralizzata]

- Governatore generale
?
(? -?)
Senegal [sotto controllo francese dal 1817, sottomesso e pacificato dal 1865.] cap. Dakar.
1918
-
Senegal-Niger [ex Territorio del Senegambia-Niger a sua volta ex Sudan francese]
1918
-
Guinea Francese [protettorato francese dal 1889, è sorta la città di Conakry nel 1890; colonia francese dal 1891;
con l'acquisizione dell'isola di Los nel 1904 ha assunto il suo assetto territoriale definitivo;]
1918
-
Costa d'Avorio [colonia francese dal 1893.]
1918
-
Dahomey [annesso dal 1899 ma, completamente, dal 1916]
1918
-

1918
Sierra Leone
[colonia inglese dal 1808.]
- Governatore
?
(?-?)
1918
-

1918
[ex Monrovia, è una repubblica indipendente dal 1847, con una costituzione modellata su quella statunitense ma con il predominio dell'elemento nero-americano su quello autoctono;
nel 1857 al paese si è unita l'ex colonia formatasi a capo delle Palme nel 1833.]
-
-
1918
è implicata nella prima guerra mondiale contro la Germania;

Aprile
subisce un bombardamento tedesco;
alla fine della guerra diventa una dipendenza economica degli Stati Uniti che si assicurano importanti concessioni per lo sfruttamento delle piantagioni di caucciù attraverso la società Firestone;


1918
Costa d'Oro
[colonia della corona britannica dal 1874, mentre continua la resistenza degli ashanti dell'interno;
la Aborigines' Rights Protection Society (Società per la protezione dei diritti degli aborigeni), esercita ancora una influenza considerevole nel paese in materia di legislazione terriera e forestale (Forest Lands Bill del 1911).]
- Governatore
-
1918
-


1918
Togo
[protettorato tedesco dal 1884, confermato dalla conferenza di Berlino nel 1885.] cap. Lomé
[dal 1904 la capitale è dotata di un porto e collegata con l'interno da tre linee ferroviarie;
1914, allo scoppio della prima guerra mondiale è stato occupato dai franco britannici;]
- Comandante
?
(?-?)

1918
-

 



1918
comprende i due ex protettorati britannici;
all'unità amministrativa della federazione non corrisponde tuttavia una reale integrazione etnico-culturale del paese;
Nigeria settentrionale [territori haussa, riuniti dal 1900]
-
-
1918
-

Nigeria Meridionale [territori degli Oil Rivers (dal 1849), di Lagos (dal 1861) e Benin (dal 1897), riuniti dal 1906]
-
-
1918
-



1918
Camerun
[protettorato franco-britannico, dopo il primo conflitto mondiale]
Njoya
-
(? - ?) c
1883-1933, re dei bantu;

1918
-

1918
Africa Equatoriale Francese
(1910-1958)
1910, la Francia crea questa nuova unità amministrativa che, pur mantenendo a Brazzaville la sede del governatore generale, è divisa in quattro ripartizioni:
Medio Congo [ex Congo Francese]
-
1918
da novembre 1911 la Francia ha ceduto al Camerun tedesco il corridoio del Sanga (sarà restituito al Medio Congo nel 1919);

Gabon [già assorbito dal Congo Francese nel 1888 e ora separato]
-
1918
-
Ubangi Sciari (Oubangui-Chari) [ex Impero Centrafricano, diventato colonia francese dal 1905]
-
1918
-
Ciad [pur annesso dalla Francia, la resistenza all'interno continuerà fino al 1917]
-
1918
-




1918
Congo Belga
[colonia dello stato belga dal 1908]
(capitale: Lépoldville)
[il territorio dello Zaire, già sede (ancor prima dell'arrivo dei portoghesi) di importanti regni autoctoni quali quello del Congo, di Kuba, Luba, Lunda:
- nel 1880 è stato posto sotto il controllo dell'Associazione internazionale per il Congo, promossa da Leopoldo II re del Belgio;
- 1885-1908, sotto la sovranità (esercitata a titolo personale) di Leopoldo II re del Belgio.]
Governatore
-
1918
-
Katanga [regione sudorientale, annessa militarmente dai belgi nel 1891 sotto l'egida della Compagnie du Katanga istituita da re Leopoldo II.]
1918
dal 1906 il Comité Spécial du Katanga ha finito in pratica col rappresentare gli interessi monopolistici di grandi società private europee e in particolare della Bécéka (ferrovie) e della Union Minière che ha ricevuto una concessione di ben 20.000 kmq per lo sfruttamento del rame (prima colata nel 1911) e un'altra concessione di 14.000 kmq per lo stagno.
Nel 1917 la Union Minière ha aperto un'altra grande miniera a Likasi (nella zona dell'attuale Jadotville).



1918
Eritrea
[colonia italiana dal 1° gennaio 1890, con il fiume Mareb come confine con l'Etiopia.]
-
-
1918
-



1918
Impero di Etiopia
Zauditu
(? - ?)
1917-28, imperatrice di Etiopia;
succeduta a Ligg Iyasu;
1918
-



1918
SOMALIA
Muhammad ibn 'Abd Allah o "Mad Mullah" [per gli inglesi] († 1920) capo religioso;
1900, conduce la resistenza somala nel nord;
Somalia Francese [colonia francese dal 1896]
il porto di Gibuti (1888) è collegato per ferrovia alla capitale etiopica Addis Abeba (1897-1917);
[situata in territorio dancalo e non propriamente somalo]
1918
-
Somalia Britannica [protettorato inglese dal 1884]
1918
-
Somalia Meridionale Italiana [protettorato italiano dal 1889, ma sotto la piena responsabilità del governo italiano dal 1905, dopo il riscatto del Benadir]
1918
-

1918
Africa Orientale Britannica
(IBEAImperial British East Africa)
Uganda [protettorato britannico dal 1894]
-
-
1918
formalmente diviso in quattro regni federati, è uno dei possedimenti più prosperi della Gran Bretagna in Africa;
dal 1902 le sono stati uniti amministrativamente entrambi i possedimenti, il litorale keniota (protettorato inglese dal 1895) e l'interno (dipendenza del protettorato dal 1902);

Kenya [nome ufficiale solo dal 1920]
-
-

1918
una Residence Native Ordinance vieta agli africani di «occupare abusivamente» terre appartenenti ai "bianchi" ed estende il sistema di recinzione delle abitazioni indigene e delle "locations" (campi cintati per i lavoratori a basso salario).

 



1918
Africa Orientale Tedesca
(Deutsch-Ost-Afrika)
Ruanda-Urundi
-
-
1918
le incessanti lotte dei baHutu, contro il predominio della minoranza tutsi (watutsi o vatussi) (la stirpe dei sovrani mwami) favoriscono l'instaurazione del dominio coloniale tedesco sul Burundi, che con il contiguo regno del Ruanda viene costituito in territorio del Ruanda-Urundi.
Tanganica [protettorato tedesco già dal 1884/85 e formalmente colonia tedesca dal 1890, dal 1891 il territorio è passato sotto la diretta sovranità della Germania]
-
-
1918
l'efficiente rete di comunicazioni (ferrovie Tanga-Moshi e Dar-es-Salaam-Tabora-Kigoma) permettono alle truppe del generale P. von Lettow-Vorbeck di tenere testa alle forze inglesi (comandate dal generale J. Smuts e appoggiate da contingenti belgi e portoghesi) fino alla fine del primo conflitto mondiale (novembre 1918);
dopo la guerra il territorio è posto sotto amministrazione fiduciaria inglese col nome di Tanganica.

1918
[protettorato (assieme all'isola di Pemba) dal 1890 e colonia dal 1913 della corona britannica.]
-
-
1918
-


1918
Africa del Sud-Ovest
[protettorato tedesco dal 1884]
-
1918
-

1918
Angola
- Governatore
?
(? - ?)

1918
-


1918
Rhodesia
1918
ribattezzato Rhodesia dal 1895 in onore di Cecil J. Rhodes;
dal 1890 la British South Africa Chartered Co., società fondata da Cecil J. Rhodes, ha ottenuto da re LoBenguella la concessione esclusiva di sfruttamento venticinquennale del territorio del protettorato sui maTabele;
Rhodesia del Nord-Ovest [protettorato dal 1899]
-
-
1918
-

Rhodesia del Sud [protettorato dal 1911]
-
-
1918
-


1918
[l'ex territorio Malawi, protettorato britannico dal 1891, che aveva assunto formalmente il nome British Central Africa
nel 1893, ha assunto questo nuovo nome nel 1907]
-
-
1918
sin dall'inizio del secolo fermenti antibritannici sono già sorti e ora si diffondono a causa dell'indiscriminata diffusione delle piantagioni coloniali a scapito delle colture alimentari per il fabbisogno della popolazione (in costante aumento);
gli inglesi devono far fronte ad una sollevazione popolare guidata dal pastore protestante nero John Chilembwe;
[vedi 1944]


1918
Mozambico
-
-
1918
il Portogallo ha completato già nel 1891 la conquista delle regioni interne ma solo nel 1915 è riuscito a pacificarle;


1918
Madagascar
(Imérina)
[annesso alla Francia dal 1896]
1918
nel processo riguardante i circa trecento arrestati il dicembre scorso e facenti parte della setta segreta V.V.S., otto dei quarantuno incriminati (tra cui il pastore protestante Ravelojaona) sono condannati ai lavori forzatia vita, e altri tredici a pene varianti tra i 15 e i 20 anni di lavori forzati; altri duecento indiziati sono relegati poco dopo nell'isola di Nosy-Lava.
Questa drastica repressione segna in pratica la fine del V.V.S..




1918
Unione Sudafricana
[dominion britannico a struttura federativa dal 1910]
[dal 1912 si è costituito il SANNC (South African Native National Congress), formazione politica nera;
dal 1913 è in vigore il Native Land Act che consente al primo ministro di coinvolgere l'elemento boero nella prima guerra mondiale a fianco dell'Inghilterra;
dal 1914 è stata abolita l'imposta discriminatoria nei confronti degli indiani del Natal;]
- Primo ministro
L. Botha
(1910 - 1919)
[L. Botha, leader della resistenza boera assieme a J.C. Smuts, entrambi fondatori del Partito afrikaner]

1918
alla fine della prima guerra mondiale il governo ottiene dalla Lega delle Nazioni in amministrazione fiduciaria l'ex colonia tedesca dell'Africa del Sud-Ovest riuscendo, con una serie di decisioni unilaterali ad annettersi il territorio;

Marzo
L'SANNC si oppone al trasferimento della SWANU al Sudafrica da parte della Lega delle Nazioni e chiede che venga amministrata da Stati Uniti, Gran Bretagna o Francia. La ISL (Lega Internazionale Socialista), invece, non si oppone.

Luglio
uno sciopero generale africano nel Rand è criticato dall'SANNC.


 



1918
 
1918
prima guerra mondiale
(1915-18):

dal dicembre scorso le truppe anglo-francesi del gen. E.H.H. Allenby [il Toro], che hanno conquistato Gerusalemme, sono ferme a causa del rigido inverno;

Subito dopo la liberazione di Gerusalemme dai turchi, il governo britannico non perde tempo e attua i termini della "dichiarazione Balfour".
Chaim Weizmann, presidente della Federazione Sionistica Inglese, giunge a capo di una commissione sionista e vi stabilisce il suo quartiere generale.
La commissione nota che gli arabi in Palestina sono già seriamente allarmati: danno per scontato, infatti, che la Palestina rimarrebbe una nazione esclusivamente araba.
Ora però gli arabi credono che i sionisti mirino a impossessarsi della nazione e a sottometterli. Dopotutto, anche se gli arabi costituiscono circa il 90% della popolazione palestinese, nella "dichiarazione Balfour" vengono nominati tra «le comunità non ebraiche esistenti» i cui diritti civili e religiosi – ma non politici – non devono venire pregiudicati.
Chaim Weizmann, e la Commissione ritengono che le autorità militari britanniche non si adoperino abbastanza per convincere gli arabi palestinesi della determinazione della Gran Bretagna a realizzare i termini della "dichiarazione Balfour". I funzionari britannici in Palestina, da parte loro, pensano che i sionisti dovrebbero far motlo di più per rassicurare la maggioranza araba delle loro effettive intenzioni.
Il problema è quali siano queste effettive intenzioni.
Non v'è dubbio che il loro effettivo scopo è quello di trasformare la Palestina nella Patria Nazionale per gli ebrei in cui la maggior parte degli ebrei vorrà emigrare. Possono avere idee divergenti sui confini precisi che dovrà avere, ma a loro parere la Palestina diventerà uno stato nazionale ebraico, a maggioranza ebraica.
Si rendono conto, tuttavia, quanto ne sia difficile la realizzazione. Lo stesso Chaim Weizmann è sorpreso da quanto «non ebraiche» siano diventate Gerusalemme e la Palestina.
[Dopo alcuni mesi, infatti, partirà convinto che sia impossibile impedire alla Palestina di diventare uno stato arabo.]
Più complessi sono invece gli atteggiamenti dei ministri britannici, la maggior parte dei quali ignora totalmente la vera situazione in Palestina e i sentimenti del suo popolo.
Certamente non possono immaginare di aver contribuito alla nascita di uno dei problemi più complessi del XX secolo… e oltre.

Settembre

intanto il gen. E.H.H. Allenby [il Toro] riprende l'avanzata per cacciare i turchi dalla Siria;


Ottobre
, Siria, cade Damasco; le prime truppe a raggiungere la città sono un corpo della cavallerria australiana, ma il col. T.E. Lawrence, uno degli ufficaili britannici inviati in aiuto alla rivolta dall'Ufficio Arabo del Cairo, fa sì che siano le forze arabe dell'emiro Faysal a entrare trionfalmente e a insediarvi il loro governatore.
Il gen. Liman von Sanders viene richiamato e spetta a Mustafà Kemal (che ha bloccato l'avanzata russa in Anatolia nel 1916) districare la posizione della Settimana Armata. La riconduce ad Aleppo e riesce infine a condurre una ritirata ordinata attraverso i monti del Tauro;
26, Aleppo cade in mano alleata;
28, il governo ottomano abbandona la lotta e firma l'armistizio a Mudros.

I dubbi sollevati sulle intenzioni degli Alleati non impediscono ai rozzi arabi di rallegrarsi dell'avvenuta liberazione della Siria.
La popolazione civile ha sofferto terribilmente durante la guerra, poiché un'invasione di locuste, unita al normale deterioramento causato dalla guerra e alla corruzione degli ufficiali turchi e dei mercanti siriani, ha causato una diffusa carestia.
Su una popolazione totale di 4 milioni di abitanti, sono morte tra le 300.000 e le 500.000 persone.

Sebbene rientri nella politica del gen. E.H.H. Allenby [il Toro] permettere, ogniqualvolta sia possibile, che le truppe dell'emiro Faysal entrino trionfalmente nelle città conquistate e ne assumano l'amministrazione, l'intesa con la Francia è ovviamente di primaria importanza per la Gran Bretagna, e quando la Francia trova da ridire sull'esposizione della bandiera di Faysal a Beirut, il gen. E.H.H. Allenby [il Toro] ne ordina la rimozione.
Al termine della guerra i francesi si affrettano a sbarcare truppe a Beirut, e l'intera zona costiera, da Tiro alla Cilicia in Asia Minore, passa sotto l'amministrazione militare francese.

L'amministrazione britannica dei territori nemici occupati Sud (OETA Sud) comprende la Palestina, mentre le città principali dell'entroterra siriano sono sotto l'autorità di Faysal, affiancato da ufficiali britnnicci (OETA Est) dai quali gli arabi, dotati di scarsa esperienza amministrativa, dipendono seriamente.

L'accordo Sykes-Picot, modificato in base alle necessità contingenti, è così stato applicato.

Il gen. E.H.H. Allenby [il Toro] e i suoi amministratori militari affrontano una situazione terribilmente difficile, che non viene affatto agevolata dalle istruzioni spesso contraddittorie provenienti da Whitehall.
Escludendo la Francia e i sionisti con le loro richieste, il nuovo alleato americano è entrato in scena.
Il fatto che gli Stati Uniti non abbiano mire imperiali in Medio Oriente contribuisce notevolmente ad aumentare l'ascendente morale dei discorsi-sermone del presidnete Wilson sull'assetto territoriale del dopoguerra.
Il presidente Wilson decide di prendere in parola la Gran Bretagna.
Quando un gruppo di sette eminenti arabi residenti al Cairo presenta un memorandum chiedendo la definizione della politica britannica, la risposta della Gran Bretagna – nota come Dichiarazione ai Sette, e resa ampiamente nota al pubblico – è che il futuro governo dei territori arabi liberati dagli eserciti arabi si fonderà sul principio del «consenso dei governati».
Wilson include questa frase nei Quattordici Punti che, dietro sua pressione, verranno in seguito inclusi nel Patto della Lega delle Nazioni. A questo principio viene data maggiore forza da una dichiarazione anglo-francese del 7 novemrbe 1918 – nella settimana tra la firma degli armistizi con Turchia e Germania – nella quale si sottolinea che obiettivo dei governi francese e britannico è la completa e finale liberazione dei popoli oppressi dai turchi e l'insediamento di governi e amministrazioni nazionali che deriveranno autorità dal libero esercizio dell'iniziativa e della scelta delle popolazioni indigene.
Pur ammetendo una certa pressione americana, è difficile comprendere perché Gran Bretagna e Francia abbiano ritenuto indispensabile una sfacciata ipocrisia del genere.
La Turchia è già stata sconfitta, e non vi è alcun bisogno di appoggiare la rivolta araba. Né Londra né Parigi hanno intenzione di concedere alla popolazione indigena degli ex territori ottomani la libera scelta del sovrano.
Anche il «consenso dei governati» è una frase vuota.

[Peter Mansfield, A History of the Middle East, 1991.]

1918
ARABIA
Husayn ibn 'Ali
(Costantinopoli 1856 ca - Amman 1931)
figlio di 'Ali della dinastia degli Hashemiti;
[Hashimiti: una dinastia di sceriffi della Mecca che regnarono sulla Mecca quasi ininterrottamente dal sec. X al 1924; capostipite fu Hashim ibn 'Abd Manaf, antenato di Maometto.]
1909, subentrato al padre come Šharif (sceriffo) della Mecca, imposta una politica d'indipendenza nei confronti dei sultani ottomani di cui gli Hashemiti sono vassalli;
1917-23, re del Higiaz;


1918
-
'Abd al-'Aziz o ibn Sa'ud
Albero genealogico

(Riyadh 1887-Taif 1953)
discendente della dinastia wahhabita dei Banu Sa'ud;
1891, la dinastia viene scalzata dalla capitale Riyadh a opera dei rivali Banu Rashid del Gebel Shammar;
1902-13, ristabilisce con una serie di campagne l'unità del Neged, intraprendendo dopo il crollo dell'impero ottomano l'unificazione della penisola arabica;
1913-26, sultano del Nagd e delle sue colonie;
[riconosciuto dalla Gran Bretagna]
1914-18, prima guerra mondiale: pur avendo stipulato un accordo di alleanza con la Gran Bretagna (1915), si mantiene neutrale dedicandosi al consolidamento interno dello stato, da lui organizzato sulla base di colonie agricolo-militari di contadini soldati legati al sovrano da un patto ("fratelli fedeli");
1918
approfitta dei contrasti anglo-francesi nel Vicino Oriente per sviluppare una tempestiva politica di annessioni;


1919, si annette il Gebel Shammar;
1924, si annette la Mecca;
1925, si annette Gidda;
1926, re del Higiaz;
1927-32, re del Higiaz, Neged;
1932-53, re dell'Arabia Saudita;

1918
-


1918
Yemen
(imamato)
   
? 
1918
Ottobre
30
, armistizio di Mudros: la sovranità turca, che non è mai stata effettiva, giunge al termine;
la lontananza e l'inaccessibilità del paese, rafforzate dalla volontà dei suoi sovrani, sono motivo della sua arretratezza, ma anche della sua indipendenza;



1918
Iraq
[da maggio 1916 (accordo Sykes-Picot), la Gran Bretagna si è aggiudicata nominalmente l'Iraq]
- Alto Commissario
sir Percy Cox
(? - ?)
1918

Ottobre
30
, armistizio di Mudros: la Gran Bretagna prende Mossul.
[Poiché nella stesura originale l'accordo segreto Sykes-Picot) comprende nella zona d'influenza francese anche Mossul, la Gran Bretagna ha degli obblighi verso la Francia.]

La Mesopotamia viene mantenuta come unità a se stante sotto un'amministrazione anglo-indiana.



Kurdistan (iracheno)
1918
-



1918
Persia
 
dal 1907 Gran Bretagna e Russia hanno firmato un accordo che divide la il territorio persiano in due zone d'influenza: la parte sudorientale riservata alla Gran Bretagna e la parte settentrionale riservata alla Russia, lasciando al governo persiano solo limitati poteri nella parte centrale del paese;
proprio in questa zona vengono scoperti ingenti giacimenti petroliferi, per sfruttare i quali viene costituita la Anglo-Persian Oil Company che ha iniziato la propria attività su scala industriale negli anni immediatamente precedenti la prima guerra mondiale;
dal 1908 è stata abrogata a la costituzione;
Ahmad Mirza
 (? - ?)
figlio di Muhammad 'Ali, della dinastia Qagiar;
1909-?, scià di Persia;
salito al trono undicenne sotto la reggenza di Našir al-Mulk;
1912, il reggente Našir al-Mulk attua un colpo di stato;
- Primo ministro
Našir al-Mulk
(? - ?)
1918
prima guerra mondiale (1915-18): ufficialmente la Persia rimane neutrale anche se non può sottrarsi alle pesanti interferenze di Turchia, Germania, Gran Bretagna e Russia;

 



Alatri, Paolo (Roma 1918-95) storico italiano;
Silvio Spaventa (1942)
1948, si iscrive al PCI;
Lotte politiche in Sicilia sotto il governo della destra 1866-74 (1954)
Le origini del fascismo (1956)
Nitti, D'Annunzio e la questione adriatica (1959)
L'antifascismo italiano (1961)
1961-70, segretario dell' "Associazione italiana per le relazioni culturali con l'Unione Sovietica";
1963-68, deputato al parlamento;
Storia dl pensiero politico moderno (1973-75)
Parlamenti e lotta politica nella Francia del '700 (1977)
Gabriele D'Annunzio (1983)
L'Europa dopo Luigi XIV (1986)
D'Annunzio: mito e realtà (1988)
L'Europa delle successioni (1989)
Introduzione a Voltaire (1989)
Le occasioni della storia (1990).

Aylwin Azócar, Patricio (Viña del Mar 1918) politico cileno;
1957, contribuisce a fondare la "democrazia cristiana cilena", di cui è sette volte presidente;
1965, deputato;
1971, presidente del senato;
1973, non appoggia S. Allende poco prima del golpe militare;
1988, guida l'opposizione vittoriosa nel plebiscito contro A. Pinochet;
1989-1994, presidente della repubblica, fino a quando subentra E. Frei.

Braden, Tom [Homer D. Hoskins] (Dubuque, Iowa 1918-?) agente statunitense, uno dei più brillanti membri dell'OSS;
[Padre assicuratore mentre la madre scrive romanzi romantici.]
1940, si laurea in Scienze politiche a Darmouth;
scosso dallo scoppio della seconda guerra mondiale, si arruola nell'Esercito Britannico dove viene assegnato all'VIII Armata, 7ª div.ne corazzata (i famosi "Topi del Deserto") dove ha come migliore amico Stewart Alsop;
entrambi entranno nell'OSS e sono paracadutati in Francia per combattere nei boschi nelle file della resistenza dominata dai comunisti;
The OSS and American Espionage (1946 ca, firmato da entrambi)
[Vi descrivono l'OSS come un'organizzazione che offre ai suoi uomini «opportunità [di compiere] le più fantastiche avventure mai registrate in tempo di guerra dall'epoca di Re Artù».]
dopo il ritorno alla vita civile si impegna per qualche anno nella campagna a favore di un servizio di intelligence permanente;
1947-49, segretario esecutivo del MoMA (Museum of Modern Art) di New York;
1950, dicembre, viene assunto alla CIA da Allen Dulles come assistente;
1967, dopo la fine del del "Congress for Cultural Freedom", continua la sua carriera coronata di successi pubblicando editoriali in molti giornali e divenendo co-presentatore del programma Crossfire della CNN;
1975, firma un feroce attacco contro la CIA;
Eight is Enough (serie di racconti su una famiglia bianca americana)
[Poi adattata per la televisione e che rappresentera in seguito il soggetto ispiratore della serie televisiva La famiglia Brady.]
alla fine si ritira in Virginia, in una villa cui fanno la guardia due enormi, ma inoffensivi, cani alsaziani.

Ceausescu, Nicolas (Scornicesti, Pitesti 1918-Tirgoviste 1989) politico romeno;
1933, militante comunista;
1936-39, incarcerato sotto la dittatura di Carol II;
1940-44, incarcerato sotto la dittatura di Antonescu;
1946, deputato all'assemblea nazionale;
1952, membro del comitato centrale del Partito operaio romeno [Partito comunista dal 1965];
1950-54, viceministro della difesa;
1955, membro della segreteria del comitato centrale diviene il più stretto collaboratore di G. Gheorghiu-Dej;
1965, gli succede alla direzione del Partito comunista;
1967, dicembre, capo dello Stato;
1968, si dissocia dall'invasione della Cecoslovacchia da parte delle truppe del patto di Varsavia;
1974, riconfermato capo dello Stato;
1989, per mezzo della polizia segreta, la Securitate, reprime nel sangue i moti di Timisoara; dicembre, viene travolto dalla rivolta popolare, condannato e giustiziato insieme alla moglie Elena, dopo un sommario processo trasmesso dalla TLR (Televisione Libera Romena), tv dell'opposizione in Romania, e in seguito dalle TV di tutto il mondo;
la TLR ha in effetti travestito una congiura di regime da "sommossa popolare";
[vedi anche Maschere per un massacro, di Paolo Rumiz, 1996].

Evren, Kenan (Alasehir 1918) generale e politico turco
1977, capo di stato maggiore dell'esercito
1978, capo di stato maggiore generale
1980, capeggia il colpo di stato che pone fine al governo Demirel; in qualità di presidente del Consiglio di sicurezza, fino al 1983, detiene il potere
1982, in seguito al referendum diventa capo dello Stato per un periodo di sette anni
1989, si ritira.

Goulart, João Belchior Marques (São Borja, Rio Grande do Sul 1918-Corrientes, Argentina 1976) politico brasiliano
1945, avvocato, membro del Partito laburista brasiliano
1952, ne diviene presidente
1953-54, stretto collaboratore ed erede politico di G. Vargas è ministro del lavoro durante la sua seconda presidenza
1955, vicepresidente della repubblica
1961, presidente della repubblica in seguito alle dimissioni di J. Quadros, grazie ad un compromesso con le destre e i militari, i quali, timorosi del suo radicalismo, riescono a svuotare d'importanza la presidenza attribuendo il potere esecutivo al presidente del consiglio
1963, ripristinata la repubblica presidenziale, grazie ad un referendum, tenta la via delle riforme sociali in un momento di crisi economica, attirandosi l'ira dei militari
1964, marzo, viene rovesciato dal colpo di stato militare ed esiliato.

Graf, Wilhelm [Willi] (Kuchenheim, vicino a Euskirchen 1918-1943, ghigliottinato) politico tedesco.

Herzog, Chaim (Belfast 1918-Tel Aviv 1997) diplomatico e militare israeliano, giunto in Palestina nel 1935, partecipò alla seconda guerra mondiale nelle file britanniche e combatté in seguito per la creazione (1948) dello stato ebraico;
1962, generale delle forze armate israeliane;
1975-78, ambasciatore di Israele all'ONU;
1983-93, presidente della repubblica israeliana;
1996, pubblica la propria autobiografia.

Kovner, Abba (Sevastopol, in Russia 1918-1988) combattente russo.

Maihofer, Werner (Costanza 1918) filosofo del diritto e politico tedesco;
Diritto e essere. Prolegomeni a un'ontologia del diritto (1954)
1955, docente nell'università della Saar
Il senso dell'ordine umano (1956)
Democrazia nel socialismo (1968)
1970, docente nell'università di Bielefeld;
1970-80, membro del Bundestag per il Partito democratico liberale (FDP);
1974-78, ministro dell'interno;
1981, presidente dell'Università internazionale di Fiesole.

Mandela, Nelson Rolihlahla (Umtata, Transkei 1918) politico sudafricano, avvocato, ex direttore dell'African National Congress (ANC) nelle sue lotte non violente contro l'apartheid
1962, quando è a capo dell'ala militare del partito viene arrestato e condannato all'ergastolo
1990, ottenute varie onorificenze in tutto il mondo, viene liberato dopo una lunga campagna promossa da Amnesty International
1991, divenuto presidente dell'ANC, ottiene la fine della segregazione razziale e il riconoscimento politico della maggioranza nera
1993, riceve il premio Nobel per la pace assieme a F.W. De Clerk, presidente della repubblica, con il quale ha condotto le trattative per una nuova costituzione
1994, vince le prime elezioni a suffragio universale diventando presidente della repubblica
Lungo cammino verso la libertà (1994)
1995, abolisce la pena di morte
Contro ogni razzismo (1996, pamphlet).

Miglio, Gianfranco (Como 1918) politologo italiano, docente di storia delle dottrine politiche e storia delle istituzioni politiche e preside della facoltà di scienze politiche all'Università cattolica di Milano, di formazione liberal-conservatrice illuminata
Le origini della scienza dell'amministrazione (1971)
1984, teorico di una riforma dello Stato in senso federalista e presidenziale, scende direttamente in politica nelle file della Democrazia cristiana divenendo poi l'ispiratore del federalismo della Lega Lombarda
La regolarità della politica (1988)
Il nerbo e le briglie del potere. Scritti brevi di critica politica (1988)
1991, senatore indipendente della Lega Nord
La costituzione per i prossimi trent'anni (1991)
Come cambiare. Le mie riforme (1992)
Disobbedienza civile (1993)
Io, Bossi e la Lega (1994)
1994, viene rieletto per la Lega Nord; in seguito a divergenze con Umberto Bossi, lascia il partito iscrivendosi al gruppo misto
1995, fonda l'Unione federalista
1996, è rieletto senatore nelle liste del Polo delle libertà.

Nasser, Gamal Abdel (Beni Morr 15 gennaio 1918-Il Cairo 28 settembre 1970) politico egiziano, figlio di un impiegato postale, entrò nell'Accademia militare del Cairo;
1948-49, combatte nella guerra di Palestina, arrivando poi al grado di colonnello; cospiratore all'interno del movimento degli "ufficiali liberi", ha di certo rapporti con gli ambienti integralisti della Fratellanza musulmana, milita nel movimento nazionalista antibritannico, scontando per questo anche alcuni mesi di carcere;
1952, 23 luglio, è uno dei capi o addirittura il capo del complotto che porta al colpo di stato che rovescia Faruk; a rivoluzione avvenuta favorisce la nomina di Nagib a presidente del consiglio della rivoluzione, accontentandosi del posto di capo di gabinetto e poi della vicepresidenza del consiglio dei ministri;
1954, quando si spezza il precario binomio al vertice della rivoluzione, assume tutti i poteri come leader riconosciuto della rivoluzione egiziana, il Rais;
La Filosofia della Rivoluzione (1954, opuscolo)
[In cui dimostra di essere totalmente conscio del tipo di ruolo che l'Egitto può svolgere. L'Egitto si colloca sul punto di tangenza di tre circoli: il circolo arabo, il circolo africano e il circolo islamico.
Peter Mansfield, A History of the Middle East, 1991.]

1955, dopo la conferenza di Bandung sceglie il neutralismo;
1956, è presidente della repubblica; nazionalizza il canale di Suez sfidando il colonialismo occidentale; inevitabile lo scontro con Israele;
1958-61, è presidente della Repubblica Araba Unita, nata dalla fusione fra Egitto e Siria;
1967, la disfatta militare subita contro Israele compromette la sua immagine tanto da provocare le sue dimissioni (anche se subito dopo ritirate per una manifestazione di massa); fino alla fine non riuscirà ad arrivare ad una soluzione politica del problema mediorientale.


Ovando Candía, Alfredo (Cobija 1918-La Paz 1982) generale e politico boliviano,
1964, comandante in capo dell'esercito boliviano, assume il potere in seguito a un colpo di Stato militare
1965, condivide la carica di presidente della repubblica con R. Barrientos ed è poi unico presidente
1966, gli succede Barrientos vincitore alle elezioni
1969, riconquista il potere con un nuovo golpe, destituendo il presidente A.S. Salinas (successore di Barrientos)
1970, viene definitivamente estromesso dal potere da un ulteriore colpo di stato militare.

Pedini, Mario (Montichiari, Brescia 27 dicembre 1918 – Roma, 8 luglio 2003) politico italiano, esponente della Democrazia cristiana.

Pieraccini, Giovanni (Viareggio, 25 novembre 1918) politico italiano, esponente del PSI (Partito Socialista Italiano).

Rosenberg, Julius (New York 1918-Sing Sing 1953) e sua moglie Ethel Greenglass (New York 1920-Sing Sing 1953) coniugi statunitensi, giustiziati come spie sovietiche.
[Genitori di Robert e Michael.]


Sadat, Anwar al- (Mit Abu el-Kom, Basso Egitto 1918-Nasr, presso Il Cairo 6 ottobre 1981, assassinato) politico egiziano.

Scalfaro, Oscar Luigi (Novara 9 settembre 1918 – Roma 29 gennaio 2012) politico italiano, esponente di primo piano della Democrazia cristiana; presidente della Repubblica Italiana dal 28 maggio 1992 al 15 maggio 1999.

Schmidt, Helmut (Amburgo 1918) politico tedesco, studente di economia all'università di Amburgo;
1947-48, dopo aver aderito al Partito socialdemocratico (SPD) diviene presidente della Lega degli studenti socialisti;
1953-61, viene costantemente rieletto al parlamento federale;
1965-87, ancora rieletto fino al suo ritiro dalla politica;
1968, vicepresidente del partito;
1969-72, ministro della difesa nel governo di W. Brandt;
1972-74, ministro delle finanze nel governo di W. Brandt;
1974-82, esponente della destra della SPD è cancelliere della RFT in una coalizione con il Partito liberale, affronta con durezza il terrorismo di sinistra; durante il suo mandato rafforza i rapporti con la Francia e collabora attivamente alla costruzione della CEE mantenendo un rapporto aperto con i paesi socialisti
Uomini al potere (1987)
I tedeschi e i loro vicini (1990)
L'anno della risoluzione (1994).

Scholl, Hans Fritz (Ingersheim 1918–Monaco 1943, ghigliottinato) esponente della "Weisse Rose" (Rosa Bianca).

Šelepin, Aleksandr Nikolaevic (Voronez 1918) politico russo;
1939, si laurea all'Istituto moscovita per la storia, la filosofia e la letteratura;
1939-40, partecipa alla guerra contro la Finlandia;
1952, segretario della Lega dei giovani comunisti, il "Komsomol";
1954, deputato al Soviet supremo;
1958-61, direttore del KGB grazie anche all'appoggio del presidente Chrušchëv, con cui poi si scontrerà;
1961, sostenitore della destalinizzazione, è membro della segreteria del partito;
1961-65, vice primo ministro e capo dell'organo di controllo del PCUS;
1967, segretario dei sindacati, viene allontanato dalla segreteria del partito nello stesso anno; ciò coincide con l'inizio della discesa della sua parabola politica, dovuto anche ai contrasti successivi con il presidente L.I. Breznev.

Sharma, Shankar Dayal (Bhopal 1918-Nuova Delhi 1999) politico indiano, studente all'università di Lucknow e a Cambridge; direttore di «Luce e apprendimento» e collaboratore del «Lucknow Law Journal»;
1942, avvocato;
1952-56, presidente del congresso dello Stato del Bhopal;
1956-71, membro dell'assemblea legislativa del Madhya Pradesh;
1971-77, membro della Lok Sabha (Camera bassa);
1972-74, presidente del Congresso nazionale indiano;
1974-77, ministro delle comunicazioni;
1980, di nuovo deputato;
1984-85, occupa importanti cariche nel governo dell'Andhra Pradesh;
1985-86, … del Punjab
1986-87, … e del Maharashtra;
1987-92, vicepresidente dell'India;
1992, presidente della repubblica.

Tanaka, Kakuei (Futada, oggi Nishiyama, prefettura di Niigata 4 maggio 1918 - Tokyo, 16 dicembre 1993) politico giapponese;
[Figlio di un commerciante di cavalli.]
a quindici anni diventa manovale facendosi poi strada fino a raggiungere la vetta di una società edile;
1947, deputato per l' LDP (Partito Liberaldemocratico giapponese);
1948, viene condannato per corruzione ma poi, assolto, diventa presto una figura di primo piano in politica e nel mondo degli affari;
1957, ministro delle poste;
1962-65, ministro delle finanze;
1971, presidente del partito;
1972 luglio-9 dicembre 1974, primo ministro;
firma con Chou En-Lai la riconciliazione tra Cina e Giappone;
1974, travolto dalla crisi economica e dagli scandali, deve dimettersi;
1976, incriminato per lo "scandalo Lockheed", lascia il partito; si presenta alle elezioni come indipendente, venendo confermato al parlamento;
1983, è condannato a quattro anni di reclusione, non scontando però la pena;
dicembre, ottiene, ciò nonostante, un grande successo elettorale;
1985, abbandona la scena politica a causa di una grave malattia.

Waldheim, Kurt (Sankt Andra-Worden, Austria Inferiore 1918) politico e diplomatico austriaco, personaggio controverso in relazione ai suoi trascorsi militari e sospetto filonazista;
1945, dopo aver frequentato i corsi dell'accademia diplomatica di Vienna, si laurea in giurisprudenza; intraprende la carriera diplomatica partecipando ai negoziati di Londra, Parigi e Mosca per la restaurazione dello Stato austriaco;
1956-58, ambasciatore in Canada;
1968-70, ministro degli esteri;
1964-68, è attivo all'interno dell'ONU come rappresentante permanente;
1971-1981, segretario generale dell'ONU, interviene nelle mediazioni tra USA e Iran e in quelle tra USA e URSS (1979) dopo l'invasione sovietica dell'Afghanistan;
1986-1992, membro del Partito popolare, presidente della repubblica, provoca l'isolamento internazionale dell'Austria perché non gradito in particolare agli USA e a Israele.

Torna su

 

«Il Resto del Carlino»

«segue da 1913»
1918, a guerra finita, il foglio con le sue 150.000 copie e diretto da N. Quilici fiancheggia apertamente il movimento fascista;
«segue 1927»

«Il Mattino»

«segue da 1891»
1918, anche quando [dopo la morte (1917) del fondatore E. Scarfoglio (separatosi dalla moglie M. Serao già nel 1904)] i figli vendono il pacchetto di maggioranza della società editoriale ai siderurgici dell'Ilva, il quotidiano conserva la sua impronta conservatrice;
gli Scarfoglio tornano in seguito in possesso della testata;
«segue 1928»

«Critica Sociale»

«segue da 1891»
1918, collaboratori dopo la I guerra mondiale:
- G. Matteotti
- C. Rosselli;
«segue 1945»

 

«segue da 1915»
nel dopoguerra caldeggia una politica di incontro tra borghesia liberale e cattolica e socialisti riformisti, pur tra ripensamenti ed incertezze dopo l'occupazione delle fabbriche nel 1920;
«segue 1920»


«Avanti!»
[organo del Psi]

«segue da 1914»
1917-18, sebbene censurato, esce con due nuove edizioni a Roma e a Torino;
«segue 1920»

 

«L'Ora»

«segue da 1900»
1918, nel primo dopoguerra tiene un atteggiamento antifascista, ispirato da A. Cianca, ma in seguito viene come altri fascistizzato;
«segue 1939»

«La Critica»

«segue da 1914»
1918, col dopoguerra e l'avvento del fascismo si crea la rottura fra B. Croce e G. Gentile;
«segue 1925»

«L'Italia»

«segue da 1912»
1918, riacquistato il favore pontificio con Benedetto XV, nel dopoguerra sosterrà l'ala clerico-moderata del Ppi (Partito popolare);
«segue 1923»