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Papa
Benedetto XV

(1914-22)

- segretario di Stato (nuovo): card. P. Gasparri.

Tra il 1914 e il 1917, ogni nunzio pontificio ha con sé un libro di codici contenente circa ottocento gruppi numerici, ognuno composto da tre o quattro cifre. Ogni gruppo numerico rappresenta una parola o un messaggio. Es:
492-7015-119-3683 corrisponde a "messaggio ricevuto";
- ecc.;
ma questo libro deve essere aggiornato spesso, anche per inserire parole nuove. Verso la fine della guerra i servizi segreti italiani entreranno in possesso di una copia del libro, riuscendo così a leggere i messaggi importanti che il Vaticano e le sue legazioni in Austria, Belgio, Spagna, Svizzera o Stati Uniti si sono scambiati.

1915
Gennaio
il papa ordina al suo servizio di spionaggio e alla Segreteria di Stato di dedicarsi anima e corpo a cercare di evitare che l'Italia entri in guerra a fianco dell'Austria e della Germania; inaspettatamente l'Entità scopre che molti membri della gerarchia della Curia romana difendono l'intervento italiano a fianco dell'Austria e della Germania, gli Stati cattolici dell'Europa centrale, visti come ostacoli all'avanzata della religione russo-ortodossa e del panslavismo; la posizione della Curia permette così allo spionaggio tedesco di aumentare il numero di operazioni dentro il Vaticano, in molte occasioni con l'appoggio del SP, il controspionaggio papale;

Febbraio
21
, alcuni agenti dell'Entità intercettano l'arrivo a Roma di Mathias Erzberger, leader del partito centrista cattolico in Germania, un uomo che gode del rispetto delle alte sfere del Vaticano e noto anche al papa;
è arrivato a Roma per ordine del kaiser Guglielmo II per offrire le terre irredente al papa che, in cambio, dovrebbe convincere l'Italia a non intervenire nel conflitto;
in pratica l'offerta presentata dalla spia Mathias Erzberger prevede la cessione al Vaticano del Trentino austriaco, dove verrebbe creata un'enclave papale indipendente che permetterebbe allo Stato pontificio di avere uno sbocco sul mare; mentre l'SP appoggia la proposta, l'Entità consiglia il card. Pietro Gasparri di rifiutarla; sia il papa che il segretario di Stato sanno infatti che, accettando l'offerta, finirebbe anche la neutralità del Vaticano;
nel frattempo, divenuto un canale sicuro per lo scambio di informazioni tra il Vaticano e Berlino, Mathias Erzberger diventa presto un alleato dell'Entità e una fonte di finanziamento per il Vaticano perché, su ordine del kaiser Guglielmo II, versa grandi somme di denaro, a titolo di "donazioni", al Tesoro papale.
[Questa questione del denaro sarà fonte di contrasto tra gli storici. Comunque, il Vaticano, se non è proprio in bancarotta, si trova in una situazione finanziaria molto delicata tale da poter mettere in pericolo, in un futuro non troppo lontano, la stessa macchina del papato.]
Mentre i flussi finanziari tra la Germania e il Vaticano vengono inclusi nella contabilità relativa all' "obolo di San Pietro", come unità di collegamento l'Entità sceglie padre Antonio Lapoma, un sacerdote filotedesco che lavora a Potenza;
inizia così la:

"Operazione
Eisbär"
[orso bianco]

così chiamata dal nome con cui lo spionaggio tedesco a Roma riferisce al papa;
come prima mossa l'operazione prevede la raccolta di denaro per il Vaticano tra i cittadini degli Imperi centrali; con un sistema di canalizzazione creato appositamente dalle banche svizzere, mentre ai cittadini tedeschi si dice che i soldi sono destinati ai feriti di guerra, il flusso del denaro, a cui non è stato posto alcun limite, arriva in Vaticano;
mentre l'intelligence italiana non immagina tutto ciò, convinta invece che le casse vaticane siano vuote, l'agente del kaiser Mathias Erzberger ha già strette relazioni con un diplomatico dell'ambasciata tedesca a Roma, Franz von Stockhammern che allo scoppio della guerra ha assunto la direzione dei servizi segreti tedeschi in Italia;
i quattro:
. Mathias Erzberger;
. Antonio Lapoma;
. l'Entità;
. Franz von Stockhammern, ospite all'Hotel Russia di Roma,
realizzano operazioni coperte per evitare l'ingresso dell'Italia in guerra;
sir Henry Howard, ambasciatore britannico presso la Santa Sede, venuto a conoscenza di alcune riunioni sospette tenutesi nelle stanze riservate all'Hotel Russia di Roma, presenta una protesta ufficiale in Vaticano al card. Pietro Gasparri ma senza alcun effetto;
primavera, le spie papali informano i tedeschi che il primo ministro italiano A. Salandra e il ministro degli Esteri S. Sonnino si preparano a spingere il gabinetto e il Parlamento a formalizzare un accordo [in realtà già firmato segretamene a Londra in aprile] in cui si stabilisce che l'Italia entrerà in guerra a fianco della Francia e della Gran Bretagna;
padre Antonio Lapoma mette in contatto Mathias Erzberger con Pasquale Grippo, ministro della Pubblica Istruzione, il quale gli riferisce che vari ministri sono per la neutralità (alcuini parlamentari sono già stati comprati con 5 milioni di lire giunti da Berlino);

Maggio
6
, Franz von Stockhammern, aiutato dall'Entità, riesce a raggiugere il papa il quale gli garantisce tutto l'appoggio del Vaticano nella successiva riunione di gabinetto del governo italiano… ma è tutto inutile;
23, l'Italia dichiara guerra all'Austria;
la Germania e l'Austria chiudono le rispettive ambasciate a Roma e i diplomatici vengono richiamati a Berlino e a Vienna, mentre le legazioni presso la Santa Sede sono trasferite a Lugano da dove la Germania, assieme all'Entità, organizza operazioni coperte contro l'Italia e gli altri paesi dell'Intesa;

Novembre
i servizi segreti tedeschi fanno sapere che sono state date quasi duecentomila lire a padre Antonio Lapoma e a mons. Francesco Marchetti Selvaggini, il nunzio papale in Svizzera;
[Quando, scoppiato lo "scandalo Gerlach", l'Italia chiederà al Vaticano di consegnare i responsabili, Benedetto XV risponderà che la Santa Sede è stata la principale vittima.]

Dicembre
il Ministero degli Esteri della Confederazione Elvetica invia da Berna a Roma, una volta a settimana, una valigia diplomatica, al cui interno si trovano diverse buste sigillate con lo scudo delle chiavi di San Pietro. arrivata a Roma, viene presa in consegna dalla Guardia Svizzera e da due agenti dell'Entità. Il contenuto delle buste è comunque difficile da leggere perché, poco prima dello scoppio della guerra, l'Entità aveva distribuito alle nunziature un libro di codici per comunicazioni segretissime elaborato dal Reparto crittografico vaticano.

Operazione Eire

1915
Novembre
2
, l'irlandese Roger Casement arriva a Berlino e partecipa a diversi incontri dove sostiene la necessità di espellere gli inglesi dall'Irlanda;
Franz von Stockhammern
, a cui è affidata l'operazione, ascolta Roger Casement il quale propone la creazione di una truppa composta da prigionieri irlandesi appartenenti all'esercito britannico e rinchiusi nei campi di prigionia tedeschi; mentre Roger Casement si occupa del reclutamento, Franz von Stockhammern procura il denaro… i fondi versati in Svizzera al papa per il suo appoggio alla neutralità italiana; l'Entità, attraverso padre Antonio Lapoma, intercetta la deviazione dei fondi dai conti vaticani ad uno intestato a Roger Casement e ne informa il segretario di Stato e il papa;
Lucerna, viene convocata una riunione urgente con Franz von Stockhammern il quale dichiara che stanno reclutando irlandesi che odiano gli inglesi e che vogliono combattere a fianco dei tedeschi;
la truppa reclutata da Roger Casement viene inviata a Zossen, un luogo sicuro a sud di Berlino; l'ex diplomatico irlandese al servizio britannico ottiene anche la liberazione di tre irlandesi catturati in Francia e rinchiusi nel campo di Ruthleben i quali vengono inviati clandestinamente in Irlanda per incontrare i capi rivoluzonari dell'isola; ma uno dei tre viene fatto prigioniero dagli inglesi e svela l'"operazione Eire" e i rapporti di Roger Casement con i tedeschi;
deciso a non continuare nell'operazione, nonostante l'obbligo impostogli da Franz von Stockhammern, Roger Casement lascia il controllo dell'operaione a John Devoy, un capo rivoluzionario irlandese negli Stati Uniti; sia John Devoy che il giudice Cohalan, altro nazionalista irlandese a Washington, chiedono ai tedeschi di appoggiare la creazione di una Repubblica d'Irlanda… ma il kaiser non è interessato a questioni utopiche;
i telegrammi tra l'ambasciata di Germania a Washington e lo spionaggio tedesco a Berlino permettono invece agli inglesi di ottenere le informazioni più importanti del piano:
lo sbarco dovrebbe avvenire sulle spiagge della baia di Tralee;

"Seconda Internazionale"

«segue da 1914»
1915
Zimmerwald, solo ora il crollo dell'internazionalismo proletario e le deboli resistenze opposte nei vari paesi da piccoli gruppi o singoli individui alle direzioni dei partiti, rendono possibile la convocazione di questa conferenza internazionale.
Vi partecipano i rappresentanti della corrente antibellicista che sono però divisi fra:
- i sostenitori di una semplice azione tendente a promuovere trattative fra le potenze, in vista di una pace senza indennità e senza annessioni,
- i fautori di una lotta rivoluzionaria internazionale tendente a trasformare la guerra imperialista in guerra civile.
La conferenza decide anche la creazione di una Commissione socialista internazionale.
«segue 1916»

Sionismo

«segue da 1914»
1915
Gennaio
Herbert Samuel, membro ebraico del governo britannico, propone al gabinetto l'idea di una Palestina ebraica annessa all'impero britannico.
«segue 1916»

 

I GUERRA MONDIALE





1915
Impero d'Austria
 
Francesco Giuseppe I
Albero genealogico
(Vienna 1830-1916)
figlio dell'arciduca Francesco Carlo d'Absburgo-Lorena e di Sofia di Baviera;
1848-1916, imperatore d'Austria;
1867-1916, re d'Ungheria;
nel 1889 suo figlio Rodolfo si suicida a Mayerling con la giovane amante Maria Vetsera;
nel 1898 la moglie Elisabetta [Sissi], principessa di Baviera, è stata pugnalata a morte a Ginevra da un anarchico italiano;

 
Ministro degli Affari Esteri
conte Berchtold
(1912 feb - ?)
-
Ministro delle Finanze
-
-

dal 1879 l'Austria-Ungheria si è accostata al Reich tedesco (duplice alleanza);
nel 1905 le relazioni con la Russia si aggravano ulteriormente quando l'Austria-Ungheria, approfittando della debolezza della rivale (stremata dalla guerra contro il Giappone), intende annettersi la Bosnia e l'Erzegovina: è iniziata la reazione a catena.
nel 1908 (ottobre) viene annessa ufficialmente la Bosnia-Erzegovina, già occupata militarmente nel 1878 previa autorizzazione del congresso di Berlino;
nel 1910 (dicembre) il ministro degli Affari Esteri austro-ungarico conte Aerenthal avverte il gran vizir turco in visita a Vienna del pericolo al quale va incontro l'impero ottomano per l'intensificarsi delle persecuzioni turche in Macedonia.
nel 1912 (agosto) il conte Berchtold (succeduto ad Aerenthal come ministro degli Affari Esteri austro-ungarico dopo la morte di questi il 17 febbraio 1912) propone alle altre potenze uno scambio di vedute per un'azione comune da svolgersi a Costantinopoli e nelle capitali balcaniche per indurre la Porta ad applicare delle rifome nel senso di un decentramento e gli stati balcanici ad astenersi da qualsiasi atto che possa intralciare l'opera di pacificazione che la Turchia sta per intraprendere.
Le grandi potenze accettano in massa la proposta, ma la Russia si mostra contraria ai passi collettivi e la Turchia, messa al corrente di questa iniziativa, la respinge nettamente.
Altri passi sono tentati, ma intanto, in vista del concentramento di truppe turche ai confini della Bulgaria e della Serbia, queste due potenze mobilitano i loro eserciti.
1914-18, prima guerra mondiale;

 

AUSTRIA
Cancelliere
conte Stürgkh
(? - ?)
Ministro della Difesa
-
Ministro degli Interni
-
 
Istria
1915
-
Dalmazia
1915
-

[Joze Pirjevec, Serbi, Croati, Sloveni - Storia di tre nazioni, Universale Paperbacks, Il Mulino, Bologna 1995]
Cattaro
1915
-
 
BUCOVINA [appartiene all'Austria]
1915
La situazione è meno complicata rispetto alla Transilvania poiché il governo austriaco, meno intransigente di quello ungherese, non favorisce alcuna nazionalità a discapito di un'altra.
UNGHERIA
Cancelliere
conte Tisza
Ministro della Difesa
-
Ministro degli Interni
-
1915
-
TRANSILVANIA [appartiene all'Ungheria]
1915
abitata da una popolazione in parte romena, la regione è per la Romania una terra irredenta. Non ci sono agitazioni manifeste, ma il problema resta e gli abitanti romeni sono molto scontenti del regime magiaro che cerca di magiarizzarli.
Croazia-Slavonia
[Da marzo 1849, la nuova costituzione riconosce il regno di Croazia indipendente dall'Ungheria, una disposizione tuttavia di valore meramente simbolico.]
Bano
-
-
1915
Aprile
allo scopo di favorire la costituzione di uno stato indipendente dagli slavi del sud, per iniziativa di Ante Trumbic, Frano Supilo e dello scultore Meštrovic, si costituisce a Parigi il "Comitato jugoslavo" cui aderiscono anche alcuni esuli serbi della Bosnia-Erzegovina e alcuni uomini politici sloveni.
[Negli anni successivi svolgerà un'intensa attività di propaganda nelle capitali dell'Intesa, con l'appoggio soprattutto di alcuni esponenti dell'intellighenzia inglese, come Wickam Steed e R.W. Seton-Watson.]
Il suo compito non è facile, in quanto le sue aspirazioni cozzano con quelle del governo italiano che ha acconsentito ad entrare in guerra a fianco della Francia, della Gran Bretagna e della Russia solo dopo aver concluso, il 26 aprile 1915 a Londra, un patto segreto con cui le grandi potenze dell'Intesa gli hanno promesso grossi guadagni territoriali a danno dell'Austria-Ungheria.
In opposizione a tali accordi, che riguardano anche la contea di Gorizia, Trieste, l'Istria e parte della Dalmazia, considerate da sloveni e croati come proprio territorio etnico, il "Comitato jugoslavo" s'impegna in una discreta, ma vivace polemica con il governo di Roma.
Non meno difficili sono i rapporti del "Comitato jugoslavo" con il governo serbo capeggiato da N. Pašic che vede il futuro stato degli slavi-meridionali come un ampliamento della Grande Serbia, non già come un'entità politica nuova, composta da partner di pari condizione.

[Joze Pirjevec, Serbi, Croati, Sloveni - Storia di tre nazioni, Universale Paperbacks, Il Mulino, Bologna 1995]
Fiume [detta "il Corpus separatum" - esclusa dalla Croazia-Slavonia]
1915
-
BOSNIA-ERZEGOVINA
[dal 1878 amministrata dall'Austria-Ungheriae da questa poi annessa il 7 ottobre 1908]
Governatore
-
1915
-


 

 

***

- T.G. Masaryk, leader dei "cechi realisti", si batte per i diritti delle minoranze slave nell'ambito della monarchia asburgica; allo scoppio della prima guerra mondiale fugge a Londra dove viene riconosciuto come leader del movimento dell'indipendenza ceca e slovacca;





1915
DEUTSCHE REICH
Guglielmo II
Albero genealogico

(Potsdam 1859-Doorn, Utrecht 1941)
primogenito dell'imperatore Federico III e della principessa inglese Victoria, e affetto da una paralisi parziale al braccio sinistro;
1888-1918, imperatore di Germania e re di Prussia;

-
Presidente
del Bundesrat
(consiglio federale)
Th. von Bethmann Hollweg
(1909 14 lug - 13 lug 1917)
Presidente
del Reichstag
-
-
Cancelliere del Reich
[Reichskanzler]
Th. von Bethmann Hollweg
(1909 14 lug - 13 lug 1917)
Segretari di Stato
Affari Esteri
-
-
-
-

1915
I Guerra Mondiale: Germania e Austria-Ungheria, contro Francia, Gran Bretagna, Russia, Giappone e ora anche l'Italia.
Dal 1913 l'SPD (Partito socialdemocratico tedesco) è il gruppo più forte della camera.

Marzo

dopo le dichiarazioni parlamentari di W. Liebknecht, i membri della Spartacusbund (Lega di Spartaco) si riuniscono nella conferenza di Berlino e pubblicano la rivista «Die Internationale» (vietata dalla censura dopo il primo numero) cui fa seguito il periodico irregolare «Spartakusbriefe» e recante appunto la firma Spartaco;
convinti che la guerra mondiale sia il punto finale di un lungo processo di rivalitŕ interimperialistiche, e il motivo nazionale quindi un semplice elemento di mobilitazione delle coscienze e di inganno deliberato delle masse, e consapevoli che il conflitto ha aperto una nuova fase storica nello sviluppo del movimento operaio internazionale, essi intendono ricostituire su basi rivoluzionarie il Partito socialdemocratico e ribadire il valore dell'internazionalismo dopo i fallimenti dell'agosto 1914;

Novembre
2
, l'irlandese Roger Casement arriva a Berlino e partecipa a diversi incontri dove sostiene la necessità di espellere gli inglesi dall'Irlanda;

 

a



Regno di Baviera

Ludwig III (Monaco 1845-Sárvár, Ungheria 1921)
figlio di Luitpold di Wittelsbach e dell'arciduchessa Augusta di Austria-Toscana;
1912, alla morte del padre subentra come reggente del re Ottone I, colpito da grave squilibrio mentale;
1913-18, re di Baviera;
1915
-

Regno di Württemberg

Wilhelm II (Stuttgart 1848 - Schloss Bebenhausen 1921)
figlio di Friedrich Karl August e della p.ssa Katharine von Württemberg;
1891-1918, re di Württemberg;
1915
-

Albero genealogico
-


1915
REGNO di POLONIA
(Regno del Congresso)
[capitale Varsavia]
- dal 1864 il governo russo ha abolito il polacco come lingua ufficiale, soppresso ogni forma di governo locale e promulgata una riforma agraria molto più radicale di quella russa del 1861, per danneggiare la turbolenta nobiltà;
anche la chiesa cattolica viene perseguitata;
- dal 1892 opera il Partito socialista polacco, capeggiato poi da J. Pilsudski, dal quale si è staccata subito un'ala di sinistra, minoritaria, guidata da R. Luxemburg e J. Marchlewski;
- dal 1907, nella Galizia austriaca, si è creato un Partito contadino polacco che fa proseliti anche nelle regioni settentrionali;
-
1915
estate, gli imperi centrali conquistano tutta la Polonia russa;




1915
Pietro I Karagjorgjevic
Albero genealogico

(1844 - 1921)
figlio di Alessandro, principe di Serbia;
1858, dopo la deposizione del padre, passa gran parte della sua vita all'estero ricevendo una buona educazione militare nella Scuola di Saint-Cyr in Francia;
sposa Zorka († ?), figlia del principe Nicola di Montenegro.
1903-18, re di Serbia;
1914
vecchio e malato, il re affida la reggenza al figlio Alessandro;

1918-21, re dei serbi-croati-sloveni;

Alessandro I Karagjorgjevic
Albero genealogico

(1888 - ottobre 1934)
figlio di Pietro I e di Zorka di Montenegro;
1914-18, reggente del regno Serbia nel periodo della prima guerra mondiale;

1921-29, re dei serbi-croati-sloveni;
1929-34, re di Jugoslavia;

presidente
del consiglio
N. Pašic
(1912 giu - nov 1918)
[fondatore del Partito radicale serbo (1881)]
ministro
degli interni
Stojan Protic
(? - ?)
ministro
degli esteri
-
ministro
della pubblica istruzione
Ljuba Jovanovic
(? - ?)
1915
prima guerra mondiale (1914-18):

Marzo
quando è imminente l'intervento in guerra dell'Italia, l'Austria-Ungheria non ha lasciato sul fronte serbo che poche divisioni deboli, onde questo sembra il momento opportuno per una controffensiva serba; i governi dell'Intesa fanno vive pressioni a Belgrado in tal senso, sperando che l'esercito serbo possa eventualmente congiungersi con quello italiano avanzante dall'Isonzo;
il governo serbo risponde accettando l'invito e sottopone agli Stati Maggiori alleati un piano di operazioni il quale, salvo piccole modifiche, è ritenuto adeguato; nuove pressioni sono fatte, e si hanno nuove assicurazioni da parte serba; ciò nonostante movimenti non se ne vedono ancora.
A questo punto lo zar invia un messaggio personale e urgente al principe reggenre perché si muova. E questa volta egli risponde che non vuole attaccare in direzione della Croazia avendo in progetto un altro piano di operazioni, quello cioè di attaccare la Bulgaria, perché, sebbene questa sia ancora neutrale, lo S.M. serbo è convinto che essa stia per intervenire dalla parte degli Imperi centrali.
[La ragione di questa condota inesplicabile deve ricercarsi al solito nell'influenza onnipotente delle società segrete nell'esercito, specialmente della famigerata "Mano Nera".]
Mentre il governo è forse disposto ad agire nel senso voluto dall'Intesa, i capi delle società segrete ultra-sciovinisti non vogliono far nulla che possa in alcun modo giovare all'Italia perché aspirano a vedere annesse alla Serbia tutte le regioni dell'Adriatico orientale rivendicate dall'Italia e a questa promesse dal patto di Londra, di cui sono venuti a conoscenza. Preferiscono veder fallire un piano che potrebbe portare ad una vittoria rapida e forse decisiva dell'Intesa piuttosto che collaborare con l'Italia.
Il risultato è che l'Austria-Ungheria può ritirare cinque delle sei divisioni rimaste sulla Sava e inviarle sull'Isonzo.
In questo momento il fronte serbo è considerato nell'esercito austro-ungarico un fronte di riposo.

Settembre
29
, i bulgari attaccano i serbi a Kadibogaz mentre è stato concentrato un formidabile esercito austro-ungarico e tedesco nell'Ungheria meridionale sotto il mar.llo von Mackensen.

Ottobre
l'esercito del mar.llo von Mackensen invade la Serbia dal nord e altre forze vi penetrano dalla Bosnia;
i serbi resistono di nuovo valorosamente ma sono sopraffatti dal numero e dai mezzi bellici più potenti dei loro, e anche per il fatto che non hanno mai voluto creare un sistema difensivo moderno, sfruttando il terreno del loro paese che vi è adattissimo.
Le conseguenze sono disastrose e in breve tempo le forze serbe sono sconfitte e ogni loro resistenza rimane travolta.
Nella sua prima fase la guerra mondiale porta all'occupazione dei territori serbi vecchi e nuovi da parte dei tedeschi, austro-ungarici e bulgari.
[Salvo una piccola parte della zona di Monastir che sarà riconquistata dalle armate alleate d'Oriente nell'autunno del 1916.]
Poiché, occupata tutta l'antica Serbia, l'esercito serbo è stato cacciato sempre più verso sud, la Francia e la Gran Bretagna decidono alla fine del mese di inviare una spedizione a Salonicco per assisterlo, col consenso dato malvolentieri dal governo greco di lasciarla sbarcare in territorio ellenico.
I primi contingenti alleati risalgono la valle del Vardar e giungono fino alle vicianze di Monastir e il lago di Doiran;
[A Monastir vi è ancora un distaccamento serbo, e se il grosso dell'esercito serbo in ritirata seguisse il consiglio dei capi dell'Intesa almeno una parte di esso si ricongiungerebbe con le forze anglo-francesi. Ma anche qui i serbi non vogliono dar retta a nessuno!]
i serbi decidono quindi di effettuare una deviazione verso l'Albania attratti dal miraggio di uno sbocco sull'Adriatico.
Questa decisione porta ad una delle più spaventose tragedie della guerra.
[Prima dell'ultima invasione l'esercito serbo contava 400.000 uomini, ma quando giunge sulle coste albanesi è ridotto a 150.000 con alcune decine di migliaia di prigionieri austro-ungarici. Gli altri sono morti id fame e di stenti. I miserabili resti sono salvati dagli alleati e specialmente dalle forze armate italiane e formazioni sanitarie in Albania.]

Novembre
2
, poiché la ritirata dei serbi rende insostenibile la situazione degli alleati nella Macedonia centrale, il comandante in capo gen. Sarrail ordina la ritirata da Krivolak fin dietro il confine greco;
i resti dell'esercito serbo sono trasportati a Corfù e siccome ormai tutto il territorio serbo è occupato dal nemico, il governo, che da Belgrado si è trasferito prima a Nis e poi ha seguito la ritirata delle truppe, si trasferisce anch'esso a Corfù.
Una parte delle truppe sono in seguito inviate a Bizerta.
Il processo di riorganizzazione richiederà vari mesi.

Mentre il comando in capo dell'esercito è stato assunto dal reggente Alessandro, il comandante effettivo è però il capo di S.M. Voivoda Putnik, ma siccome anch'egli è arrivato a Corfù ammalato, viene sostituito dal gen. Bojovic, che ha sotto di sé le tre armate poi ridotte a due:
- 1ª armata, al comando del voivoda Micic,
- II Armata, al comando del voivoda Stepanovic.
Quando l'esercito si è riunito a Salonicco, il voivoda Micic è nominato capo di S.M. e il gen. Bojovic lo sostituisce al comando della 1ª armata.

REGNO del MONTENEGRO
Nicola I Petrovich Njegosh
Albero genealogico

(Njegoš, Montenegro 1841 - Antibes, Francia 1921)
1860-1918, principe del Montenegro;
1910-18, re del Montenegro (Nicola I)
[primo e ultimo sovrano di uno stato indipendente dal 1878, con uno sbocco sull'Adriatico: Antivari, e dal 1905 con una costituzione]

1915
prima guerra mondiale (1914-18): le truppe montenegrine sono sconfitte dalle truppe austriache; l'occupazione austriaca del Montenegro lo costringe a riparare prima in Italia e poi in Francia;



1915
Albania
Guglielmo di Wied
Albero genealogico
-
-
Presidente e
Comandante in capo
Essad Pascià
(1914 ott - ?)
 

1915
mentre dal settembre 1914 il sovrano principe tedesco Guglielmo di Wied ha abbandonato il paese, avviene una nuova occupazione da parte di greci, serbi, montenegrini, bulgari, austriaci e francesi, che ne tentano a la spartizione;


Marzo
29
, l'Austria-Ungheria cerca di assicurare la neutralità italiana offrendo parte del Trentino, ma chiedendo in cambio piena libertà d'azione nei Balcani. Ciò non le viene consentito se l'Impero non si disinteresserà completamente dell'Albania.
Il governo di Vienna rifiuta il suo disinteressamento ad «un paese così vicino agli interessi vitali dell'Austria-Ungheria».
All'ultimo momento esso viene indotto ad offrire all'Italia tale disinteressamento ma è ormai troppo tardi ed essendo già concluse le trattative con l'Intesa e firmato il patto di Londra (26 aprile 1915);
Gli artt. 6 e 7 di questo trattato sono così concepti:

art. 6. - L'Italie recevra l'entière souveraineté sur Valona, l'île de Saseno et un territoire suffisamment étendu pour assurer la défense de ces points (depuis Valona au nord et à l'est, approximativement jusqu'à la frontière septentrional du district de Chimara au sud).

art. 7 - Si l'Italie obtient le Trentin et l'Istrie conformément aux termes de l'art. 4, la Dalmatie et le îles de l'Adriatique dans les limites indiquées dans l'art. 5 et la baie d Valona (art. 6) et si la partie centrale de l'Albanie est reservée pour la constitution d'un petit Etat autonome neutralisé, elle ne s'opposerà pas à ce que les parties septentrionale et méridionale de l'Albanie soient, si tel est le désir de la France, de la Gran Bretagna et de la Russie, partagées entre le Monténégro, la Serbie et la Grèce. La côte à partir de la frontière mèridionale de la possession italienne de Valona (voyer art. 6) jusqu'au cap Stylos sera neutralisée.
L'Italie est chargée de représenter l'Etat d'Albanie dans ses relations avec l'étranger.
L'Italie accepte, d'autre part, de laisser dans tous le cas à l'est de l'Albanie un territoire suffisant pour assurer l'existence d'une frontière commune à la Grèce et à la Serbie à l'ouest du lac d'Ochrida
.

La condizione relativa alla spartizione dell'Albania è soprattutto imposta, malgrado l'Italia, dalla Russia e dalla Francia per estendere le zone d'influenza a mezzo dei rispettivi protetti - Serbia e Grecia - e non è in conformità con la politica italiana che mira a costituire un solido stato tampone in Albania.
Avviene ora l'invasione tedesco-austro-bulgara della Serbia e i serbi colgono il premio della loro follia. Cacciati dopo una valorosa resistenza dal loro paese, invece di dirigersi verso Salonicco dove vi sono truppe alleate, vogliono deflettere verso l'Albania sempre con l'idea di assicurare uno sbocco al mare per la Serbia.
La ritirata per le montagne impervie è disastrosa; dal Kossovo si spingono su Ipek, Djakovo, Prizren e Dibra, aggrediti dovunque dalle bande albanesi.
Gli austro-tedeschi e i bulgari sospendono l'inseguimento essendo incerti sulla poliiica da adottare verso l'Albania.
Non essendosi conclusa la pace separata con il Montenegro, gli austro-ungarici occcupano tutto il paese e il re fugge all'estero.
I tedeschi avanzano verso sud fino al confine greco ma non lo passano per le ragioni già dette.


Giugno
11
, forze montenegrine varcano il confine e occupano il Monte Tarabosh e altre posizioni;
12, i serbi varcano il confine, ritenendo anch'essi di poter concludere una pace separata con l'Austria-Ungheria e vengono a conflitto con le forze dell' "Unione di Kruja" sotto Hadgi Quamil. Occupano Pogradez, Elbasan, Tirana, Kavaja e Ishnia , ma per un accordo intervenuto con Essad Pascià e per timore di complicazioni con l'Italia non entrano in Durazzo.
Hadgi Quamil e altri capi dell' "Unione di Kruja" vengono catturati, processati da un tribunale di guerra a Durazzo e, per ordine di Essad Pascià giustiziati.
Le forze dell' "Unione di Kruja" vengono disperse ed Essad Pascià può così, a causa della prossimità dei serbi, affermarsi dittatore dell'Albania centrale.
In seguito all'insistenza dell'Intesa i serbi evacuano parte del territorio occupato, salvo una linea strategica che domina la pianura costiera; quando poi gli austro-ungarici rinnovano i loro attacchi, la Serbia ritira il resto delle sue truppe dall'Albania che vengono attaccate durante la ritirata dagli albanesi.
[Parecchi anni dopo, nel 1921, i serbi cercheranno di giustificare questa loro azione in Albania col pretesto di aver voluto tagliare ogni comunicazione fra questo paese e la Turchia e tenersi a contatto con gli Alleati a Salonicco. Ma la minoranza turcofila in Albania è piccolissima e nel giugno del 1915 gli Alleati non sono a Salonicco.]

27, forze montenegrine entrano a Scutari;
La Gran Bretagna, la Russia e l'Italia protestanto contro tale occupazione perché distoglie truppe che dovrebbero combattere contro l'Austria-Ungheria e suscita l'ostilità degli albanesi creando un tereno favorevole alla propaganda nemica.
[Sembra che il Montenegro in realtà sia in trattative per una pace separata con l'Austria-Ungheria, mentre dall'altra parte la Francia non partecipa alla protesta e appoggia segretamente il Montenegro.]
Il Montenegro promette intanto di ritirare le sue truppe da Scutari, ma non lo fa, continuando invece le operazioni in Albania, non sempre con successo.
In seguito viene conclusa una tregua e il capo albanese Isa Boletin e la sua famiglia si recano a Podgorica per trattare col Montenegro o per sfuggire ai serbi e ai seguaci di Essad Pascià. Ne segue una rissa in cui Isa Boletin, i suoi figli e alcuni altri vengono uccisi.

Dicembre
truppe italiane, circa 30.000 uomini, sbarcano a Valona e occupano le zone assegnate all'Italia dal patto di Londra, più Durazzo dove c'è ancora Essad Pascià. Questi, sapendo che l'Austria-Ungheria non lo riconoscerà mai le dichiara guerra e incassa forti guadagni tassando i rifornimenti che gli Alleati distribuiscono ai serbi in ritirata.

Mentre in Macedonia le armate alleate si sono disposte più o meno lungo il confine greco-serbo, i bulgari si sono spinti con le loro avanguardie fino in Albania, occupando per breve tempo Dibra e Elbasan.



1915
REGNO di GRECIA

Costantino I

Albero genealogico

(Atene 1868 - Palermo 11 gennaio 1923)
figlio di Giorgio I re degli Elleni e di Olga di Russia;
1889, sposa la principessa Sofia di Hohenzollern, sorella del Kaiser Guglielmo II;
1912, comandante vittorioso delle truppe greche durante la prima guerra balcanica;
1913-17, 1920-22, re di Grecia;

Primo ministro
E. Venizelos
(1910 ott - mar)
Gounaris
(mar - ago)
E. Venizelos
(ago - set)
Zaïmes
(set - ?)
Skouloudes
(set - giu 1916)
ministro
degli affari esteri
?
(1914 ago - ?)

1915
Gennaio
23
, dopo che la Turchia è già intervenuta contro l'Intesa, questa invita di nuovo la Grecia a venire in aiuto della Serbia, ripromettendole compensi in Anatolia, ma dicendo che bisogna compensare anche la Bulgaria in Macedonia per impedire che intervenga a favore degli Imperi centrali.
E. Venizelos
respinge queste proposte come assurde, dichiarandosi convinto che non è possibile indurre la Bulgaria ad intervenire dalla parte dell'Intesa e neanche a restare neutrale con delle promesse così vaghe. Il primo ministro non ha tuttavia una linea di condotta precisa, poco dopo infatti fa un altro progetto per cui la Grecia dovrebbe cedere Cavalla alla Bulgaria a condizione che questa intervenga subito a lato dell'Intesa e che la Grecia riceva i compensi suggeriti in Anatolia.
E. Venizelos pretende che il re lo autorizzi a fare tale proposta, il che non è vero, non avendo neanche l'approvazione dello Stato Maggiore né di altre personalità.
Intanto, mentre egli insiste che la Bulgaria non sarebbe mai così folle da attaccare la Serbia (dopo aver assicurato egli stesso poco prima che non sarebe rimasta neanche neutrale), essa ottiene un prestito dalla Germania ciò che sembra garantire prima o poi il suo intervento dalla parte degli Imperi centrali, onde anche questo nuovo complicato progetto del primo ministro cade nel vuoto.

Febbraio
si susseguono, da parte della Gran Bretagna e della Francia, i bombardamenti navali nei Dardanelli, ma tutti senza successo;

Marzo
3
, E. Venizelos torna ad offrire all'Intesa tre divisioni dell'esercito greco, assicurando che il re vi ha consentito, mentendo anche questa volta; né il re né lo S.M. approvano la sua dilettantesca strategia e in un consiglio della Corona re Costantino reitera il suo rifiuto; il primo ministro, convinto che Costantinopoli cadrebbe in tre giorni, si reca nuovamente dai ministri dell'Intesa per confermare che la Grecia è pronta a partecipare alla spedizione dei Dardanelli; ma il re mantiene il suo rifiuto;
6, il capo del governo E. Venizelos è obbligato a dimettersi.

[Non si deve dimenticare che mentre la Gran Bretagna e la Francia vogliono la partecipazione greca contro la Turchia, la Russia vi è nettamente contraria ritenendo che, se si effettuasse, sorgerebbe un conflitto per l'eventuale possesso di Costantinopoli al quale essa tiene in modo particolare; è quindi ben lieta di vedere scartata ogni idea di intervento greco.]

il re affida la presidenza del Consiglio a Gounaris e scioglie la Camera; le elezioni però non possono aver luogo fino al 13 giugno per la necessità di sistemare i collegi nelle province annesse dopo le guerre balcaniche;
il nuovo Ministero dichiara che riconosce gli impegni presi con la Serbia, ma che non può mettere a repentaglio l'integrità territoriale del paese e aggiunge che tutti i greci sono d'accordo che se intervento deve esserci sarà a favore dell'Intesa mentre i soli punti incerti sono il momento opportuno per l'intervento e le condizioni alle quali avverrà.
Ma l'Intesa non vuole impegnarsi alle condizioni chieste dalla Grecia e il governo francese pretende che essa intervenga senza porre condizioni preventive; esso e quelllo britannico allo stesso tempo continuano ad insistere che la Grecia e la Serbia debbano fare delle concessioni alla Bulgaria senza però specificarle. Questo atteggiamento impreciso si dimostrerà un fatale errore poiché la Bulgaria ha avuto promesse concrete dalla Germania e non prende mai sul serio quelle dell'Intesa.
I ministri dell'Intesa iniziano ora una politica imprudente quanto scorretta poiché danno tutto il loro appoggio a E. Venizelos (che non ha mai smesso di fare politica) ignorando i suoi avversari. Si mettono quindi addirittura a ingerirsi della politica interna greca.

Agosto
23
, in seguito alle elezioni generalii, E. Venizelos ritorna al potere ma trova il paese nettamente contrario all'intervento; lo stesso S.M. ellenico si conferma nella sua convinzione che sarebbe follia per la Grecia imbarcarsi nella guerra;

Settembre
21
, il governo di Atene ha notizia ufficiale dell'accordo turco-bulgaro e della mobilitazione bulgara;
il primo ministro chiede quindi all'Intesa se sia disposta a fornire alla Grecia 150.000 uomini e tale contributo viene promesso, ma il re non vuole che queste truppe siano invitate nei Balcani fino a che la Bulgaria non attaccherà la Serbia, per non Violare la neutralità Grecia; questa condizione viene comunicata ai governi dell'Intesa ma intanto giunge notizia che le forze franco-britanniche stanno per giungere a Salonicco e i due governi, che non hanno chiesto il permesso della Grecia, ora pretendono che questa accordi loro tutte le possibili facilitazioni per lo sbarco.
Poiché i greci interpretano il discorso di Grey alla Camera dei Comuni (28 settembre) nel senso che l'Iintesa sta inviando truppe in Grecia non per aiutarla, ma per toglierle dei territori, E. Venizelos per istruzione del re deve inviare una protesta alla Gran Bretagna e alla Francia. Egli però è ben contento che le forze alleate arrivino, sperando di utilizzarle nei suoi piani.
Siccome la Bulgaria sta concentrando le sue forze alla frontiera serba egli dice che l'accordo serbo-greco deve considerarsi come entrato in vigore e che la Grecia ha l'obbligo di muover guerra alla Bulgaria e alla Turchia.
Facendo credere alla Camera che il re sia d'accordo con lui, E. Venizelos ottiene un voto di fiducia, ma il re smentisce il preteso accordo e dice al primo ministro che deve o mutar rotta o dimettersi.
E. Venizelos
si dimette e viene sostituito da Zaïmes.
L'Intesa, invece di inviare a Salonicco i 150.000 uomini promessi non ne invia che 20.000, onde se la Grecia intervenisse – come avrebbe voluto l'ex primo ministro – coi suoi 150.000 uomini, questi, più i 20.000 anglo-francesi e 200.000 serbi esausti, ossia 370.000 uomini in tutto, si sarebbero trovati di fronte a 200.000 tedeschi e austro-ungarici, 300.000 bulgari e 100.000 turchi, una forza totale di 600.000 uomini.
Con le sue dimissioni viene per il momento assicurata la neutralità della Grecia e lo sbarco anglo-francese a Salonicco si effettua contro il volere del re, del governo e del popolo della Grecia. I greci, comunque, risultano essere una forza troppo debole per aiutare efficacemente la Serbia.

Ottobre
14
, la Bulgaria attacca la Serbia;
il governo di Belgrado ora chiede al primo ministro Zaïmes se, avendo la Bulgaria attaccato, la Grecia interverrà; la risposta è che l'alleanza ha un carattere prettamente balcanico e non si applica a una conflagrazione europea;
17, Grey chiede alla Grecia se sia disposta ad intervenire, offrendole in tal caso Cipro, ma Zaïmes respinge anche questa offerta chiedendo a che pro ottenere Cipro se la Grecia rischia di perdere Atene.
E. Venizelos intende ora mutar tattica e chiede a Zaïmes perché non si fa dare qualcosa dalla Germania in cambio della neutralità greca. Non ricevendo risposta si mette ad attaccare il primo ministro fino a fargli avere un voto contrario alla Camera costringendolo così a dimettersi;

Novembre
7
, Skouloudes succede alla presidenza del consiglio e si indicono nuove elezioni generali.
E. Venizelos si rifiuta di parteciparvi col pretesto che i suoi seguaci sono quasi tutti sotto le armi ma in realtà perché sa di non poter conseguire la maggioranza. Inizia anche una campagna contro il re, accusandolo di aver Violato la Costituzione sciogliendo la Camera ma effettivamente Costantino I ha dietro di sé la maggioranza dell'opinione pubblica.

Dicembre
9
, alle elezioni non vi è opposizione e Skouloudes rimane al potere.

La Grecia, sempre preoccupata di conservare la sua neutralità, non gradisce affatto la presenza di eserciti dell'Intesa sul suo territorio. Allo stesso tempo il gen. Sarrail, comandante in capo delle forze alleate in Macedonia, si lamenta per la presenza di truppe greche colà – dove del resto hanno ogni diritto di trovarsi – perché dice che esse intralciano le sue operazioni.
Il gen. Sarrail e il governo di Parigi inventano quindi la leggenda che la Grecia non vuole essere neutrale e che, ingannata da un re e una corte germanofili, sta complottando di pugnalare gli alleati nella schiena. L'idea non ha alcun fondamento ma è accettata senza discussioni negli ambienti francesi in Grecia e in Macedonia e in parte in quelli britannici.
A poco a poco si sta quindi cercando di costringere la Greca con la violenza non solo ad abbandonare la sua pretesa politica germanofila ma addirittura ad intervenire a fianco dell'Intesa.
Poiché la maggioranza del paese non vuole fare questo, i governi di Parigi e di Londra si convincono che l'unico modo di ottenere l'intervento greco è di costringere il re a riprendersi E. Venizelos come capo del governo.

Si crea quindi la nuova leggenda di una Grecia realmente desiderosa di essere governata da E. Venizelos per poter intervenire in guerra, leggenda altrettano fantastica quanto quella della Grecia germanofila decisa ad interveire contro l'Intesa.

Dapprima l'occupazione anglo-francese in Grecia si limita a Salonicco e dintorni. Ma ben presto si estende ad altri territori sempre più vasti. Le flotte alleate occupano Milo, Corfù, Castelrosso, Suda nell'isola di Creta, Argostoli in quella di Cefalonia, e si preparano a strangolare il commercio marittimo greco, mentre il gen. Sarrail si impadronisce di Kara Burnu che domina l'ingresso al porto di Salonicco e fa avanzare le sue truppe e occupare Florina in direzione di Monastir.
[Castelrosso è un 'isola dell'Egeo vicinissima alla costa anatolica, turca sino al 1913, poi greca fino all'occupazione francese nel 1915, italiana nel 1921.]



1915
IMPERO OTTOMANO
Mehmet V o Muhammad V
Albero genealogico
(Istanbul, 2 nov 1844 – Istanbul, 3 lug 1918)
figlio di 'Abd-ul-Mejid I e della sua sposa armena Tirimüjgan;
1909-18, XXXV sultano;
il suo ruolo è comunque privo di potere effettivo: le decisioni vengono in realtŕ prese da vari membri del governo ottomano;
durante la prima guerra mondiale, dai cosiddetti "Tre Pasciŕ", Ismail Enver, Mehmed Talat e Ahmed Djemal.
Gran Vizir
Said Halim Pascià
(1913 giu - feb 1916)
ministro della Guerra
Ismail Enver Pascià
(? - ott 1918)
ministro della Marina
Ahmed Djemal o Gemal o Gamal Pascià
(? - ott 1918)
ministro dell'Interno
Mehmed Talat o Talaat o Tal'at (unico civile)
(? - ott 1918)
ministro
delle Finanze
Gawid Pascià (di origine ebraica)
(? - ott 1918)

1915
l'influsso del movimento progressista dei giovani turchi determina i principali avvenimenti interni dell'impero turco;
prima guerra mondiale (1915-18): partecipa a fianco degli imperi centrali;

Intanto Gran Bretagna e Francia si accingono al tentativo di forzare i Dardanelli per giungere fino a Costantinopoli e aprire così la via ai rifornimenti per la Russia e ai cereali da questa all'Europa.
[L'idea primitiva si deve al ministro della Marina Winston Churchill il quale si convince che per questa via si raggiungerà la vittoria. Il concetto senza dubbio è geniale, ma la sua attuazione non risulterà felice.]

Febbraio
19
, Gran Bretagna e Francia commettono un errore fatale cominciando a bombardare le fortificazioni turche ai Dardanelli;
25
, altro bombardamento delle fortificazioni turche ai Dardanelli;
questi due bombardamenti fanno qualche danno ma le flotte alleate subiscono gravi perdite e i turchi sono avvertiti per tempo di quanto si prepara e hanno quindi modo di allestire le loro difese;

Marzo
, il primo ministro greco E. Venizelos offre di mettere l'esercito greco a disposizione dell'impresa, ma quando l'offerta è comunicata alla Russia questa la respinge perché non vuole concorrenti con il possesso di Costantinopoli;
4
, dopo prolungate discussioni interalleate viene concluso un accordo fra le tre potenze le quali garantiscono i reciproci diritti relativi alla spartizione della Turchia.
La Gran Bretagna e la Francia consentono alla Russia l'annessione di Costantinopoli con le due rive degli Stretti, il Mare di Marmara, la Tracia meridionale fino alla linea Enos-Midia, il litorale dell'Asia Minore compreso fra il Bosforo, il fiume Sakaria e un punto del golfo di Ismid da determinarsi, le isole di Imbro e Tenedo e quelle del Mare di Marmara. Inoltre essa avrà una larga zona dell'Anatolia centrale.
Da parte sua la Russia si impegna a garantire la libertà degli Stretti. Alla Gran Bretagna toccherà la Palestina e l'Iraq, e alla Francia la Siria.
Questo accordo diventa di pubblica ragione e contribuisce grandemente a gettare la Bulgaria in braccia agli Imperi centrali e a ritardare l'intervento romeno dalla parte dell'Intesa, poiché ad ambedue l'idea della dominazione russa degli Stretti è sommamente sgradita.

Aprile
25
, dopo alcune azioni navali inconcludenti, gli anglo-francesi cominciano gli sbarchi; i combattimenti sono assai duri e il comando britannico risulta deplorevole (i francesi sbarcano poche forze sulla riva asiatica, i britannici invece ne sbarcano molte di più su quella europee), e le perdite sono terribili.
Su un totale di 410.000 britannici e 70.000 francesi, vi sono 252.000 fra morti e feriti in combattimento, dispersi, morti per malattia e rimpatriati ammalati.
Tre volte i britannici sono sul punto di sfondare le linee nemiche ma sempre manca l'azione giusta e tempestiva per l'insipienza del comando di sir Ian Hamilton e dei generali a lui subordinati, metre la difesa turca sotto il generale tedesco Liman von Sanders, col turco Mustafà Kemal Pascià in sottordine, è abilissima.
26
, viene concluso il patto di Londra fra le tre potenze dell'Intesa e l'Italia che entra così a farne parte.
In base all'art. 9 del trattato, nel caso di una totale o parziale spartizione della Turchia asiatica sarà attribuita all'Italia una parte equa (une partie équitable) della regione adiacente alla provincia di Adalia, dove essa ha già acquistato dei diritti e interessi che hanno formato oggetto di una convenzione italo-britannica.
Nulla però viene deciso circa la Turchia europea (eccetto che per la regione di Costantinopoli attribuita alla Russia).
Le successive discussione e convenzioni dell'Intesa relative alla Turchia si riferiscono alle sue provincie asiatiche soltanto.

La Gran Bretagna sferra due offensive contro la Turchia, una in Mesopotamia (Iraq) e l'altra in Palestina; ambedue falliscono in un primo tempo, ma in ambedue i settori i britannici finiscono per prevalere.
La Russia dalla Transcaucasia penetra profondamente in Anatolia e continua la sua avanzata… fino a che la Rivoluzione del 1917 interrompe tutte le sue operazioni militari.

Quando dopo l'intervento bulgaro è evidente che giungeranno presto formidabili rinforzi tedeschi, specialmente di artiglierie pesanti, viene decisa l'evacuazione dei Dardanelli.

Dicembre
20
, inizia l'evacuazione dei Dardanelli;

Armenia
(Zona turca)
1915
prima guerra mondiale
(1915-18):
gli armeni sono vittime di uno sterminio organizzato
[F. Werfel, I quaranta giorni del mussa Daghi]; secondo alcuni calcoli si hanno 1.900.000 morti, e i superstiti si disperdono nell'esilio, soprattutto negli Stati Uniti ("diaspora armena");




1915
RUSSIA
Nicola II Romanov
Albero genealogico

(Carskoe Selo 1868 - Ekaterinburg, odierna Sverdlovsk 1918)
primogenito di Alessandro III e di Dagmar di Danimarca;
1894-1917, zar di Russia;

-
- Presidente della duma
-
[1912-1917, la duma, pur composta in maggioranza da oppositori all'assolutismo zarista, non riesce a svolgere un'azione politica di rilievo.]
Presidente del consiglio
I.L. Goremykin
(1914 feb - feb 1916)
Ministro degli Esteri
S.D. Sazonov
(1910 set - lug 1916)

1915
prima guerra mondiale (1914 feb - 1918)

Partito operaio socialdemocratico russo
1915
dal 1903 si è diviso due frazioni:
- bolscevica (maggioritaria)
- menscevica (minoranza):
P.B. Aksel'rod, Martov, G.V. Plechanov.
con la "domenica di sangue" si sono accentuate le divergenze tra bolscevichi e menscevichi;

BESSARABIA [appartiene alla Russia]
1915
Ha una popolazione di 2.500.000 abitanti di cui la maggioranza (due terzi o poco più) romeni, il resto composto di piccoli russi (ucraini) e altri elementi etnici vari.
È stata annessa alla Russia parte nel 1812 e parte nel 1878, ma malgrado i tentativi del governo di Pietroburgo di russificarla non c'è riuscito.
Georgia [provincia russa dal 1801]

1915
si viene formando una corrente di pensiero marxista che fa della provincia un centro attivo della rivoluzione;



1915
REGNO di ROMANIA

Ferdinando I

Albero genealogico

(Sigmaringen, Prussia 1865 - Sinaia, Valacchia 1927)
figlio di Leopoldo (1835-1905) principe di Hohenzollern-Sigmaringen [fratello di Carlo I] designato (1870) alla corona di Spagna e di Antonia di Portogallo;
1889, viene adottato dallo zio, re Carlo I, e proclamato erede al trono;
1913, comandante dell'esercito romeno nella guerra balcanica;
1914-27, re di Romania;

Presidente
del consiglio

Ion Bratianu
(1914 - mar 1918)

1915
Il governo romeno continua a dichiararsi neutrale.





1915
REGNO di BULGARIA

Ferdinando

Albero genealogico

(Vienna 1861 - Coburgo 1948)
figlio di Augusto di Sassonia-Coburgo-Koháry († 1881) e di Clementina d'Orléans;
1887-1908, principe di Bulgaria;
1908-18, zar dei bulgari;

Presidente del consiglio
Vasil Radoslavov
(1913 - 1918)

1915

Giugno
i bulgari si sono convinti che gli Imperi centrali sono più formidabili delle potenze dell'Intesa e che quindi conviene loro mettersi dalla parte dei probabili vincitori dai quali possono sperare la realizzazione delle loro aspirazioni.

La Bulgaria ottiene un prestito dalla Germania.

Settembre
6
, la Bulgaria conclude un accordo con la Turchia la quale le concede una rettifica di confine in modo che la ferrovia del porto bulgaro di Dede Agatch verso l'interno del paese passi interamente attraverso il territorio bulgaro invece che per una "enclave" turca.
10, viene emanato l'ordine di mobilitazione generale;
29, le truppe bulgare attaccano quelle serbe a Kadibogaz senza una formale dichiarazione di guerra.

I guerra mondiale (1915-18)

Le prime conseguenze dell'attacco bulgaro sono che tutto il territorio serbo viene occupato dalle forze degli Imperi centrali e bulgare e che la Turchia può ricevere abbondanti rifornimenti di materiale bellico dalla Germania e dall'Austria-Ungheria senza ostacoli di sorta.
Altra conseguenza è che la situazione delle forze alleate ai Dardanelli diventa critica appunto per l'arrivo delle poderose artiglierie tedesche nella penisola; questa è una delle cause che ne rendono necessaria l'evacuazione.
L'esercito bulgaro che invade la Serbia consiste di 177 battaglioni, con i quali cooperano 111 battaglioni tedeschi e 53 austro-ungarici; contro questi i serbi non possono opporre che 194 battaglioni – 116 contro i tedeschi e austro-ungarici e 78 contro i bulgari –.
Attaccato da due lati, l'esercito serbo, per quanto opponga una valorosa resistenza, viene presto sopraffatto dal numero soverchiante, dalla superiorità del materiale bellico e anche dal fatto che il comando serbo ha mancato di preparare adeguate difese. È quindi costretto ad evacuare il paese commettendo l'errore di dirigersi poi verso l'impervia Albania.
Effettuata l'occupazione della Serbia, le forze nemiche si spingono verso sud per contrastare l'avanzata del corpo di spedizione franco-britannico sbarcato a Salonicco e comandato dal gen. Sarrail. Questo non consiste che di 120.000 uomini, insufficienti per un'azione offensiva e anche per difendere le posizioni ora occupate ed è perciò costretto a ripiegare e occupare una linea di fronte da Topsin a Doganzi-Daudli affidata ai francesi, da Daudli al mare lungo i laghi di Langaza e Bezik ai britannici.
È in realtà la difesa di poco più del campo trincerato di Salonicco.





1915
III Repubblica
Presidente della Repubblica
R. Poincaré
(1913 18 feb - 18 feb 1920)
Presidente del Senato
Antonin Dubost
(1906 16 feb - 14 gen 1920)
Presidente della Camera
-
Presidente dell'Assemblea nazionale
(Senato+Camera)
-
-
Presidente del Consiglio
R. Viviani
II
(1914 26 ago - 29 ott 1915)
A. Briand
V
(1915 29 ott - 12 dic 1916)
Interni
L.-J. Malvy
(1914 13 giu - 31 ago 1917)
Affari Esteri
Théophile Delcassé
(26 ago - 13 ott 1915)
R. Viviani
(13-29 ott)
A. Briand
(29 ott - 20 mar 1917)
Colonie
F. Martini
(1914 21 mar - 18 giu 1916)
Guerra
A. Millerand
(1914-15)
J.-S. Gallieni
(1915 ott - mar 1916)
Marina
-
-
Finanze
A.-F.-J. Ribot
(1914 26 ago - 20 mar 1917)
Commercio
e Industria
-
Lavori Pubblici
-
-
Lavoro
A. Briand
(26 ago - 29 ott 1915)
-
Giustizia
A. Briand
(1914 26 ago - 29 ott 1915)
R. Viviani
(29 ott - 12 set 1917)
Pubblica Istruzione
e dei Culti
P. Painlevé
(1915-16)
-

1915



1915
REGNO dei PAESI BASSI

Guglielmina

Albero genealogico

(l'Aia 1880 - castello di Het Loo, presso Apeldoorn 1962)
figlia di Guglielmo III re d'Olanda e della sua seconda moglie Emma di Waldeck-Pyrmont;
1890-1948, regina dei Paesi Bassi;
[dal 31 agosto 1898 ha assunto ufficialmente il potere]

Primo ministro
C. Van der Linden
(1913 - 1918)

1915
il governo riesce a conservare la neutralità del paese durante la prima guerra mondiale;



1915
REGNO del BELGIO

Alberto I

Albero genealogico

(1875 - 1934)
figlio di Filippo di Fiandra e di Maria di Hohenzollern-Sigmaringen;
1909-34, re dei belgi;

1915
[dall'agosto 1914 il paese è invaso dai tedeschi che lo hanno sottoposto ad un duro regime di occupazione militare.]



1915
Granducato di Lussemburgo

Maria Adelaide di Nassau-Weilburg

Albero genealogico

(† 1924)
figlia di Guglielmo IV e di Maria Anna di Portogallo;
1912-19, duchessa di Nassau;
1912-19, granduchessa di Lussemburgo;

1915
-





1915
REGNO UNITO
di
GRAN BRETAGNA e IRLANDA
Giorgio V
Albero genealogico

(Marlborough House, London 3.6.1865 - Sandringham, Norfolk 20.1.1936)
secondo figlio di Edoardo VII e di Alessandra di Danimarca;
1877-92, presta servizio nella marina militare;
1892, diventa erede presuntivo al trono per la morte del fratello maggiore Alberto Vittorio;
1893, sposa la p.ssa Mary von Teck (1867-1953)
1901-10, principe di Galles;
1910-36, re di Gran Bretagna e Irlanda, imperatore delle Indie;
succeduto alla morte del padre;

Primo ministro,
Primo lord del Tesoro
[Prime Minister, First Lord of the Treasury]
Herbert Henry Asquith liberale
(1908 7 apr - 27 mag 1915)
Herbert Henry Asquith liberale
coalizione di governo
(27 mag - 7 dic 1916)
Cancelliere dello Scacchiere
[Chancellor
of the Exchequer
]
D. Lloyd George
(1908 12 apr - 25 mag 1915)
Reginald McKenna
(25 mag - 10 dic 1916)
Segretari di Stato
Affari Esteri e Commonwealth
-
-
Guerra
-
Munizioni
-
-
Affari Interni
-
-
Giustizia
-
-
Colonie
-
A. Bonar Law
(1915 - 10 dic 1916)
Commercio
-

1915
Febbraio
dopo aver trascorso un duro inverno in Gran Bretagna, la Div.ne di 31.200 canadesi giunto l'anno scorso da Québec, viene schierata al fronte presso la città belga di Ypres;

Settembre
28
, Grey dichiara alla Camera dei Comuni che la Gran Bretagna è amica della Bulgaria e che la politica britannica è sempre quella di favorire un accordo balcanico basato su reciproche concessioni territoriali;

1915
-


1915
REGNO di DANIMARCA
Cristiano X
Albero genealogico

(Charlottenlund 1870 - Copenaghen 1947)
figlio di Federico VIII e di Luisa di Svezia;
1912-47, re di Danimarca;
continua a favorire l'evoluzione democratica del paese;
1919-44, re d'Islanda;

1915
firma la nuova costituzione che istituisce, fra l'altro, il nuovo sistema bicamerale ed estende il diritto di voto alle donne;

ISLANDA

1915
-


1915
REGNO DI NORVEGIA
[dal 1905]
Haakon VII
Albero genealogico

principe Carlo (? - ?)
figlio di Federico VIII re di Danimarca e di Luisa di Svezia;
1905-57
, re di Norvegia;

Primo ministro
1915
prima guerra mondiale (1914-1918): si mantiene neutrale;



1915
REGNO di SVEZIA
Gustavo V
Albero genealogico

(Stoccolma, castello di Drottningholm 16 giugno 1858 – Stoccolma, 29 ottobre 1950)
figlio di Oscar II e di Sofia di Nassau;
1907-50, re di Svezia;
orienta inizialmente la politica svedese in favore della Germania;
negli anni successivi osserverà correttamente le regole del sistema parlamentare;

1915
-


1915
Granducato di Finlandia
[relativamente autonomo]
- dal 1901 lo zar ha abolito la costituzione del 1869;
- dal 1910 la camera è sciolta, gli oppositori sono deportati in Siberia e l'assetto amministrativo del Paese è modellato su quello russo, con l'introduzione del russo come lingua ufficiale.
1915
-




1915
Presidente
-
1915
-


1915
REGNO di SPAGNA
-
Alfonso XIII di Borbone
Albero genealogico

(Madrid 1886 - Roma 1941)
figlio postumo di Alfonso XII e di Maria Cristina d'Absburgo-Lorena;
1886-1931, re di Spagna;

Primo Ministro
Eduardo Dato Iradier
(1913 27 ott - 18 apr 1917)
Interni
-
-
Economia
-
-
-

1915
governa appoggiandosi alle "giunte" militari, all'alto clero e ai grandi proprietari fondiari e incoraggiando, spesso, una politica repressiva;

***

Isole Canarie:
-





1915
REGNO d'ITALIA
Vittorio Emanuele III
Albero genealogico

(Napoli 1869 - Alessandria d'Egitto 1947)
figlio di Umberto I e di Margherita di Savoia;
1878-1900, principe di Piemonte;
1896, Roma 24 ott: sposa la p.ssa Elena del Montenegro (1873-1952);
1900-46, re d'Italia;
1911-13, guerra italo-turca;
1914-18, I guerra mondiale;


1936-43, imperatore d'Etiopia
1939-43, re d'Albania;

 

PARLAMENTO
XXIV Legislatura
(1913 27 nov - 29 set 1919)
Presidente del Senato
G. Manfredi
emiliano
(1913 27 nov - 6 nov 1918)
Presidente della Camera
G. Marcora
lombardo
(1913 27 nov - 29 set 1919)
 
Presidente
del Consiglio
A. Salandra II
pugliese
(1914 5 nov - 18 giu 1916)
Interno
Sottosegretario G. Celesia
barone di Vegliasco
toscano
(1914 21 mar - 18 giu 1916)
Esteri
S. Sonnino
toscano
(1914 5 nov - 23 giu 1919)
Sottosegretario L. Borsarelli
marchese di Rifreddo
piemontese
(1914 21 mar - 23 giu 1919)
Guerra
magg.gen. V. Zuppelli
istriano
(1914 5 nov - 4 apr 1916)
Sottosegretari
A. Elia
marchigiano
(1914 15 ott - 9 lug 1915)
gen. A. Dallolio
romagnolo
(1915 9 lug - 16 giu 1917)
[Armi e Munizioni]
[R.D. 1065 del 9 lug 1915]
Marina
L. Viale
ligure
(1914 13 ago - 23 set 1915)
A. Salandra
pugliese
(24 - 29 set)
[ad interim]
C. Corsi
laziale
(1915 30 set - 14 giu 1917)
Sottosegretario A. Battaglieri
piemontese
(1913 24 nov - 29 ott 1917)
Colonie

F. Martini
toscano
(1914 21 mar - 18 giu 1916)

Sottosegretario G. Mosca
siciliano
(1914 23 mar - 18 giu 1916)
Tesoro
P. Carcano
lombardo
(1914 5 nov - 29 ott 1917)
Sottosegretario Ugo Da Como
lombardo
(1914 5 nov - 29 ott 1917)
Finanze
E. Daneo
piemontese
(1914 5 nov - 18 giu 1916)
Sottosegretario A. Baslini
lombardo
(1914 5 nov - 18 giu 1916)
Agricoltura, Industria e Commercio
G. Cavasola
piemontese
(1914 21 mar - 18 giu 1916)
Sottosegretario V. Cottafavi
emiliano
(1914 21 mar - 18 giu 1916)
Lavori Pubblici
A. Ciuffelli
umbro
(1914 21 mar - 18 giu 1916)
Sottosegretario A. Visocchi
campano
(1914 21 mar - 18 giu 1916)
Grazia e Giustizia, e Culti
V.E. Orlando
siciliano
(1914 5 nov - 18 giu 1916)
Sottosegretario P. Chimienti
pugliese
(1914 21 mar - 18 giu 1916)
Istruzione Pubblica
P. Grippo
lucano
(1914 5 nov - 18 giu 1916)
Sottosegretario G. Rosadi
toscano
(1914 21 mar - 18 giu 1916)
Poste e Telegrafi
V. Riccio
campano
(1914 nov - giu 1916)
Sottosegretario G. Marcello
veneto
(1914 21 mar - 18 giu 1916)
Ministri senza portafoglio
-
  S. Barzilai
friulano
(1915 16 giu - 18 giu 1916)
-

1915
Gennaio

un terremoto distrugge Avezzano (L'Aquila) e la lentezza nell'organizzazione dei soccorsi gioca a favore dei neutralisti che dimostrano con i fatti come l'Italia sia impreparata a un conflitto di ampie proporzioni. Il Psi e la CGdL ribadiscono con documenti separati di essere contrari a ogni intervento dell'Italia, mentre i cattolici distinguono la neutralitŕ assoluta della Chiesa dalla neutralitŕ dei cattolici che adotteranno secondo coscienza la loro posizione.
24, Pisa, Convegno nazionale anarchico contro la guerra.
Roma, stesso giorno, il prefetto di Roma afferma nel suo rapporto che il clero «pur dichiarandosi neutrale, non nasconde le sue simpatie per il blocco austrotedesco».
27, in una lettera a A. Salandra, il ministro degli Esteri S. Sonnino scrive:
«Tutte le informazioni provenienti da oltre il nostro confine orientale sono concordi nell'affermare che la più intensa propaganda antitaliana proviene dal clero il quale, nella gran maggioranza, si professa austriacante.
Gli informatori aggiungono che la spiegazione di questo fenomeno andrebbe ricercata precipuamente nella perdita finanziaria che il clero subirebbe nell'eventualità di un cambio di nazionalità delle province nelle quali esercitano il loro ministero […[.
Sarebbe forse utile alla nostra causa nazionale di diffondere, coi mezzi ritenuti più convenienti, la persuasione che, almeno durante la vita degli attuali sacerdoti delle province irredente, sarebbe loro assicurato dal Governo italiano pari trattamento di quello concesso dall'Austria
».
Il ministro S. Sonnino riporta anche il parere dell'ambasciatore italiano a Vienna, del tutto conforme a quello del ministro della Marina, e suggerisce ad A. Salandra di compiere qualche passo in merito.

Febbraio
manifestazioni di interventisti e di neutralisti si alternano nelle piazze d'Italia nonostante l'ordine dato ai prefetti di vietare ogni manifestazione che turbi l'ordine pubblico;

Marzo
iniziano le trattative con la Triplice Intesa tramite l'ambasciatore a Londra Imperiali di Francavilla. L'Austria chiede di riaprire i negoziati con l'Italia e offre compensi territoriali previsti dall'art. 7 della Triplice Alleanza. Il governo italiano prende tempo e non interrompe le trattative con l'Austria nell'attesa che l'esercito sia pronto a scendere in guerra.

Aprile
All'intervento in guerra dell'Italia sono:
favorevoli
- C. Battisti,
- L. Bissolati,
- G. Salvemini,
- F. Corridoni,
ma soprattutto i nazionalisti e quanti sperano di rompere il sistema di potere di G. Giolitti;
restano da superare le opposizioni della grande maggioranza del parlamento e del paese;
contrari:
- i socialisti, che perň non riescono a mobilitare le masse in difesa della pace (lo stesso B. Mussolini lascia il partito e passa con gli interventisti)
- il Vaticano, con i cattolici, che non vuole la sconfitta dell'Austria-Ungheria, ultima grande potenza dichiaratamente cattolica;
ma l'appoggio del re, le grandi manifestazioni di piazza promosse dagli interventisti di destra e di sinistra, la campagna di stampa capeggiata dal «Corriere della Sera» di L. Albertini assieme alla passivitŕ nelle forze neutraliste giolittiane che non osano rischiare una crisi politica, permettono al governo di A. Salandra di ottenere i pieni poteri e di iniziare le ostilitŕ;
l'Italia firma il "patto di Londra" che prevede l'entrata in guerra dell'Italia entro un mese dalla firma. I compensi territoriali non riguardano solo i territori tradizionalmente richiesti dall'Italia e abitati da italiani, ma anche terre lontane come l'Albania, il bacino carbonifero di Adalia, in Asia Minore, e alcuni territori dell'Africa tedesca.

20, il col. di S.M. R. Poggi invia una lettera ad A. Salandra in cui richiede l'allontanamento in massa di tutti i sacerdoti di origne slava, ritenuti propagandisti austrofili residenti nei paesi vicini alla frontiera.

Il nuovo vescovo di Cremona, G. Cazzani, che ha preso possesso della diocesi a metà aprile, invita i fedeli a stringersi attorno al governo per affrontare, se sarà necessario, i rischi di una guerra;
30, in una circolare diretta ai parroci, lo stesso vescovo G. Cazzani parla di «legittime aspirazioni» e di «missione storica» dell'Italia nel mondo.

In Lombardia prevale quindi un atteggiamento di adesione alla politica governativa a cui si accompagnano manifestazioni non equivoche di patriottismo.
In Piemonte, tra il clero delle diocesi – ove anche molti vescovi, con però la rilevante eccezione dell'arcivescovo di Torino, mons. Richelmy, esprimono simpatie pacifiste – prevale invece una certa più esplicita simpatia verso il mantenimento della neutralità.
[Lo stesso quotidiano cattolico torinese «Il Momento», d'altronde, mantiene una posizione avversa all'intervento sino all'inizio delle ostilità.]
In Emilia Romagna, ove il clero sembra assumere un atteggiamento di fiduciosa attesa delle decisioni del governo, la situazione è più uniforme.
In tutta l'Italia centrale si riscontrano, pur con variazioni di toni, posizioni di fiducia verso le istituzioni.
Nell'Umbria e nelle Marche la presenza della "Lega democratica cristiana" fa sì che si manifestino più apertamente simpatie interventiste. Solo nel Lazio – e l'influenza della posizione della Santa Sede dovrebbe essere sentita – prevale una tendenza filoneutralista che nella capitale assume aspetti di netto favore nei confronti degli imperi centrali.
Nell'Italia meridionale, dove le tradizioni organizzative del movimento cattolico non sono mai state molto forti, giunge una quasi compatta adesione alla politica di A. Salandra che, anche in quanto avversario di G. Giolitti, gode di una grande popolarità nel sud. Le uniche eccezioni di un certo rilievo sono rappresentate in Calabria dalle simpatie pacifiste dell'organizzatore contadino don Carlo de Cardona e a Napoli dal filotriplicismo del quotidiano «La Libertà» che però sembra non abbia una grande influenza sull'atteggiamento del clero.


Maggio
3, nonostante le nuove offerte dell'Austria, peraltro poco consistenti, l'ambasceria a Roma dell'ex cancelliere tedesco B. von Bülow non č valsa a rassicurare l'Italia, per cui essa denuncia il trattato della Triplice Alleanza;
[il cui testo, rimasto segreto, sarŕ fatto conoscere nel 1919 da uno storico austriaco].
Il consiglio dei ministri informato da S. Sonnino dell'accordo con la Triplice Intesa approva la scelta dell'intervento e si impegna a dimettersi in caso di voto contrario alla Camera.
G. Giolitti denuncia il "patto di Londra" chiedendo pubblicamente di riprendere le trattative con l'Austria che si dichiara disposta a nuove proposte: 320 deputati e 100 senatori manifestano la loro solidarietŕ al progetto di G. Giolitti.
G. D'Annunzio svolge propaganda a favore della guerra.
Psi:
solo i socialisti esprimono il voto contrario alla politica estera del governo che ottiene 406 voti favorevoli.
Il partito ribadisce in un congresso a Bologna, congiuntamente alla CGdL, la sua adesione alla neutralitŕ; si attesta sulla formula "né aderire, né sabotare" mentre si fa promotore di convegni internazionali per un'azione di pace (dal momento che la Seconda Internazionale regge all'urto della guerra) a Zimmerwald e a Kienthal.
Il parlamento concede al governo i poteri straordinari in caso di entrata in guerra e affida il comando delle truppe al gen. L. Cadorna.

10, Sicilia, don L. Sturzo, nella sua qualità di prosindaco di Caltagirone, invia un telegramma d'appoggio a A. Salandra:
«Consiglio comunale inizio sessione ordinaria affermando supremi ideali grandezza patria uniscesi governo ferma generosa tutela interessi diritti nazionali auspicata gloriosa nostra gente».

Lo stesso mese, il parroco di Cesuna, don Andrea Grandotto, accusato di attività antipatriottiche, viene internato prima a Firenze e poi a Lucera.
[Secondo il suo parere il conflitto costituisce il tragico epilogo dell'apostasia religiosa delle classi dirigenti e trae origine da faziosità massonica in combutta col bloccardismo francese.
Si è di fronte a «l'ultimo anello di una catena di errori, il logico e fatale sbocco dell'anticlericalismo e dell'ateismo; la guerra diviene fonte di malcostume, di bestemmie, di imbrogli; segna il trionfo di un egoismo di casta che pretende di imporre ai contadini, alle classi più umili il pesante giogo di un servizio allo Stato sino al sacrificio per puntellare un regime ormai decadente e corrrotto. La guerra non potrà avere esito buono: è stata dichiarata con troppa leggerezza e come sfida a Dio».
Tutti i temi dell'intransigentismo, che tende a contrapporre i sentimenti del "paese reale", formato dalle popolazioni contadine credenti, alla classe dirigente atea e scristianizzata, riecheggiano in queste parole.
Si comprendono dunque agevolmente le difficoltà che si trova ad affrontare il vescovo di Padova mons. L. Pellizzo che al compito di ispirare sentimenti patriottici al clero e al popolo deve al contempo accompagnare quello di difendere i propri sacerdoti dall'accusa di austriacantismo e disfattismo.
[Lo stesso mons. L. Pellizzo viene fatto d'altronde oggetto di accuse di antipatriottismo, soprattuto in seguito all'episodio del fratello Gambattista Pellizzo, sindaco di Faedis, sospeso dalla carica e processato per "attività antipatriottiche".]

22, sulla «Gazzetta Ufficiale», n. 126, viene pubblicata la legge delega al governo; in essa è esplicitamente ricordata la potestà legislativa del comandante militare con la frase: «Restano ferme le disposizioni di cui agli articoli 243 e 251 del codice penale per l'esercito».
Lo stesso giorno vengono dichiarate in stato di guerra:
- le province di Sondrio, Brescia, Verona, Vicenza, Belluno, Udine, Venezia, Treviso, Padova, Mantova, Ferrara,
- le isole e i comuni costieri dell'Adriatico;
- le fortezze già dichiarate in stato di resistenza dal ministero della Guerra e dalla Marina (le piazze marittime di La Spezia, La Maddalena, Taranto, Brindisi e Venezia; le fortezze di Altare-Vado, Monte Argentario, Gaeta e Messina).

23, vengono pubblicati:
- Regio Decreto 23 maggio 1915 n. 674, intitolato Provvedimenti straordinari in materia di pubblica sicurezza;
- Regio Decreto 23 maggio 1915 n. 675, riguardante la censura preventiva sulla stampa;
- Regio Decreto 23 maggio 1915, n. 689, autorizza il governo a fare aprire tutta la posta per controllarne il contenuto e, nel caso contenga notizie di indole militare, a sequestrarla e denunciare i mittenti all'A.G.;

__________________

Dall'agosto 1914 due posizioni fondamentali si sono riscontrate all'interno del clero di fronte al problema della guerra:
- una parte abbastanza esigua dei sacerdoti vede nel conflitto un castigo inviato da Dio contro un'Europa atea e scristianizzata, ed appunta i suo strali soprattutto contro la Francia massonica contrapposta alla cattolica Austria;
- la maggior parte del clero assume un atteggiamento lealistico verso il governo facendo sì voti per il mantenimento dell'Italia al di fuori della guerra, ma esprimendo al contempo un'attesa fiduciosa nei confronti delle future decisioni delle autorità.
[Luigi Bruti Liberati, Il clero italiano nella Grande guerra, Editori Riuniti 1982.]

_________________________

24, l'Italia entra in guerra

Torino, gli operai rispondono con le barricate all'annuncio dell'entrata in guerra dell'Italia.

[Il Codice penale militare per l'esercito in vigore è il vecchio codice penale militare del Regno d'Italia, Legge 28 novembre 1869, n. 5366, entrato in vigore il 15 febbraio 1870, che riproduce il codice penale militare sardo del 1° ottobre 1859, il quale a sua volta non differisce sostanzialmente dal precedente codice penale militare 28 luglio 1840.
In altri termini l'Italia entra nella prima guerra mondiale con una legislazione penale militare non dissimile da quella con la quale Carlo Alberto aveva intrapreso la prima guerra d'indipendenza e identica a quella con cui le truppe del nuovo regno avevano negli anni sessanta affrontato il brigantaggio nel Mezzogiorno.]

29, per affrontare il problema della amministrazione civile nei territori occupati, le autorità italiane costituiscono il "Segretariato generale per gli Affari civili" presso il Comando supremo, che rappresenta l'organo centrale dell'autorià politico-amministrativa nelle regioni soggette ad occupazione militare.
[La competenza del segretariato si estende all'intera zona di guerra, ma la sua azione assume una particolare rilevanza nelle terre "redente" che rappresentano "non territorio straniero che necessità strategiche spingano temporaneamente ad occupare, ma territorio nazionale detenuto dal nemico e, contro questo, rivendicato alla Nazione con intendimento e carattere di perpetuità […] la cui occupazione deve […] significare fin dal primo momento tangibilmente l'effettività della redenzione, lo stabilimento della libertà, l'attuazione della solidarietà nazionale negli istituti civili e negli ordinamenti della vita sociale".
A capo del segretariato viene posto un prefetoto di carriera, il comm. D'Adamo.
Una delle questioni più urgenti che il segretariato si trova subito a dover risolvere è quella riguardante la politica ecclesiastica, soprattutto a causa delle numerosissime parrocchie, resesi vacanti per una serie di motivi concomitanti:
- gli allontanamenti operati dagli austriaci prima e dopo l'inzio delle ostilità,
- l'abbandono spontaneo delle parrocchie da parte di alcuni sacerdoti,
- gli internamenti effettuati in gran numero dalle autorità militari italiane.
Si deve dunque provvedere a coprire provvisoriamente i posti vacanti, ed inizialmente la Santa Sede autorizza l'arcivescovo di Udine e i vescovi di altre diocesi vicine al confine ad estendere la propria giurisdizione alle chiese ed al clero dei territori occupati.

Nei primi giorni di guerra si cerca di organizzare in tutto lo Stato delle commissioni di controllo sulla corrispondenza ma subito ci si rende conto che è impossibile, o quanto meno eccessivamente oneroso, censurare tutta la posta interna – a Roma arrivano 30.000 lettere al giorno, a Napoli 27.000 – e l'ordine impartito ai prefetti viene revocato, ad eccezione delle province in zona di guerra.
[Un altro "collaboratore invisibile" dei tribunali militari sarà l'arma dei RR. Carabinieri cui sono affidati i compiti di polizia militare.
Per la loro attività e l'odio che li circonderà tra i combattenti basti ricordare Farewell to Arms (1929) di E. Hemingway o La rivolta dei santi maledetti (1921) di C. Malaparte.]

Giugno
, VENETO, dalla lettera pastorale indirizzata dal vescovo di Padova mons. L. Pellizzo al clero e al popolo della diocesi, si evince che nel clero veneto è largamente presente un sentimento di ostilità alla guerra.
L'on. L. Federzoni scrive ad A. Salandra:
«Come Ella sa, la striscia del Friuli orientale in cui si è ora estesa la prima avanzata delle nsotre truppe è la parte più austriacante, anzi, forse, l'unica parte austriacante delle terre irredente […]. I preti sono, disgraziatamente, gli agenti fanatici della propaganda e dello spionaggio a favore dell'Austria. Pensi, illustre presidente, alla non buona influenza che questo stato di cose, rivelandosi improvvisamente ai superficiali conoscitori dei paesi irredenti, potrebbe determinare nello spirito pubblico del Regno.
Questi sono dunque, si chiederebbe, i fratelli che aspettano ansiosi le nostre armi liberatrici?
».
Da altre parti giungono però lamentele sullo scarso tatto mostrato dalle autorità militari e consigli su opportuni provvedimenti che il governo dovrebbe prendere per i nuovi territori.
Il sen. L. Gavazzi, a proposito del passaggio all'amministrazione dei territori trentini occupati dalla autorità militare ad un Commissario civile, insiste sulla necessità che «la scelta cada su una persona che conosca il paese, che non sia massone, che rispetti sinceramente le credenze religiose e che di preferenza, pur essendo liberale […] non si vergogni di professarsi buon cristiano, che sia tale da rassicurare pienamente il Clero sugli intendimenti del Governo Italiano […].
Guadagnato il Clero, il popolo è con noi […] staccare il popolo dal Clero sarebbe opera, a parer mio, impraticabile, impossibile: ci creeremmo un nemico implacabile, non avremmo amicizia, ma ostilità sorda nelle popolazioni
».
[Lettera pervenuta alla presidenza del Consiglio tramite l'on. A. Baslini.]
Lo stesso giorno suscita grande scalpore nel paese la diffusione della notizia, sfuggita alla censura telegrafica, della fucilazione del parroco di Caporetto: «La Gazzetta del Popolo» del 1° giugno riferisce che il sacerdote è stato accusato di alto tradimento «perché si scoperse sotto l'altare maggiore della sua chiesa un apparecchio telegrafico col quale comunicava al nemico la posizione delle nostre truppe».
Secondo il giornale torinese «l'esemplare provvedimento fece ottima impressione».
La notizia, anche per il modo in cui è stata presentata (basti pensare al particolare dell'apparecchio telegrafico!), è manifestamente infondata, ma viene comunque ripresa da altri giornali contribuendo così a rinfocolare vigorosamente le polemiche che già fervono a proposito dell'austriacantismo del clero.
4, il sen. V. Polacco, padovano, docente nella facoltà di giurisprudenza dell'Università di Padova, in una lettera prospetta così al capo del governo A. Salandra l'opportunità della pubblicazione L'Episcopato italiano e la guerra:
«Eccellenza, compreso della suprema importanza che ha il fatto religioso nella vita delle nazioni, conscio della generale ostilità alla nostra causa del clero influentissimo nei paesi che l'Italia sta redimendo, credo utilissimo mezzo di propaganda fra quei sacerdoti e fra le turbe ad essi devotissime, il diffondere in quei paesi larghissimamente (sull'esempio della Pastorale del card. Mercier) la lettera di Sua Santità al Decano del Sacro Collegio ove si parla dei nostri nemici; e così pure i brani più salienti di pastorali dei Vescovi nostri ispirati a patriottici sensi. Ho esposto per iscritto tale idea al Vescovo qui, autore di una di queste pastorali, ed egli ne è entusiasta ed ha desiderato conferire con me sull'argomento. Si è convenuto che nessuno meglio della Autorità civile e militare può provvedere alla diffusione desiderata. E però ne ho subito trattato col R. Prefetto, comm. Marcialis, il quale, favorevolissimo all'iniziativa, […] si è incaricato di scriverne all'E.V.».
10, viene emanato il D.Lt. 10 giugno 1915, n. 811, il cui art. 5 che sospende durante la guerra l'esecuzione delle condanne a pene ordinarie, non eccedenti i tre anni, ed a pene pecuniarie.

VENETO, lo stesso giorno il prefetto di Padova in un rapporto definisce «geniale» l'idea di «diffondere pubblicazioni di Autorità ecclesiastiche ispirate ai doveri del clero e a sentimenti di nazionalità e di patriottismo […] allo scopo di vincere correnti sfavorevoli nelle terre irredente occupate ed occupande, dominate come è noto dall'elemento sacerdotale».
Lo stesso giorno però, di fronte alla proposta del sen. V. Polacco, il presidente del consiglio A. Salandra risponde in modo piuttosto evasivo valutando «il progetto di propaganda patriottica […] meritevole di ogni considerazione», ma aggungendo che «non è opportuno che il Governo prenda delle iniziative al riguardo. La prego quindi di volere fare pratiche presso cotesto Vescovo, ove, beninteso, Ella ritenga che la cosa sia attuabile».
11, Roma, il prefetto di Roma rileva nel suo rapporto una significativa inversione di tendenza: «I sacerdoti intransigenti, prima dello scoppio delle ostilità d'Italia contro l'Austria, iniziarono la più attiva propaganda contro la Francia desiderando con la sconfitta della Repubblica francese la totale caduta della Massoneria. Molti di essi si fecero quindi veri e propri propagandisti germanofili e nelle case, nei seminari e nelle sagrestie fu fatta la più larga diffusione degli opuscoli Italia e Francia e Francia e Italia che sono una vera requisitoria contro la vicina nazione. L'intervento italiano ha però mutato le cose, poiché solo alcuni fanatici continuano nell'ombra a biasimare la guerra, mentre la parte sana e numerosa dei cattolici fa voto per la piena riuscita delle armi italiane».

LAZIO, nei mesi di maggio (20 e 25) e giugno (8 e 9) alcuni giornali romani lanciano una violenta campagna di stampa contro il vescovo di Nepi e Sutri mons. Doebbing, tedesco di nascita. Basandosi sulla sua origine germanica, gli imputano aperte simpatie per le potenze nemiche.
In una serie di corrispondenze da Sutri, «Il Messaggero» riferisce che avrebbe dato ordine ai parroci di fare pubbliche preghiere per la vittoria delle armi germaniche, preso parte a misteriose gite in automobile che hanno dato luogo a sospetti di spionaggio, ed infine fatto circolare nei paesi della diocesi grandi somme di denaro di ignota provenienza.
A tali accuse il vescovo reagisce querelando per diffamazione ed ingiurie il direttore e il gerente responsabile del giornale.
[Il processo si svolgerà a Roma in dicembre.]

Il card. B. Bacilieri [73enne] di Verona, così si esprime in una lettera pastorale sull'andamento delle operazioni belliche: «Un mese fa, anche l'Italia nostra entrò a far parte di questo immane duello; e già i suoi eserciti, superati i valichi settentrionali ed orientali del Regno, hanno fatto le prime armi, ed avanzandosi di vittoria in vittoria, hanno sparso il generoso loro sangue nelle vicine vallate del Trentino, sugli incantevoli monti della Carnia e sulle sponde del classico Isonzo».

13, PIEMONTE, Cuneo, secondo il prefetto «il clero in generale di questa provincia si comporta bene: sono numerosi i sacerdoti che sono partiti per la guerra o come semplici soldati o come cappellani, e fra questi il segretario particolare del vescovo di Cuneo.
Ma come alla regola vi sono eccezioni, queste si sono trovate in pochissimi parroci i quali, di limitato intelletto e più che altro molto ignoranti, si sono fatti eco in pubblico di false notizie allarmanti e di commenti alla guerra tali da deprimere lo spirito pubblico […]. In seguito alle mie precise istruzioni […] l'Arma dei RR.CC. ha raccolto a carico dei signori Giordano don Michele e Barale don Giuseppe, rispettivamente parroco e vicecurato del comune di Entracque, prove testimoniali che confermerebbero il loro biasimevole contegno per avere propalato in pubblico notizie false ed allarmanti di disfatte delle armi italiane, di distruzione al confine di numerosi soldati del 33° Reggimento Fanteria e del 2° Reggimento Alpini, e di avere inoltre detto che la guerra d'Italia è un castigo di Dio, e li ha deferiti all'Autorià giudiziaria.
Altre consimili prove l'Arma ha raccolto a carico del sacerdote Mondino Francesco, parroco della frazione di S. Bartolomeo in comune di Chiusa Pesio, ed anche questi fu deferito all'Autorità giudiziaria.
Ritenendo poi che la diffusione di notizie non esatte o false, e gli acri e partigani commenti alla guerra specialmente da parte di sacerdoti siano pericolosissimi ho disposto che sia eserciata la più rigorosa sorveglianza e si proceda senza riguardi di sorta […].
Mi preme però ripetere che, fatte quelle rare eccezioni, il clero ha dimostrato sensi di elevato patriottismo e specialmente in questa città, sotto l'ispirazione di mons. Gabriele Moriondo si è bandita dal pergamo la parola solenne e patriottica benedicente alla Bandiera Nazionale e si sono compiute funzioni religiose per la vittoria delle nostre armi»
.

14, il sen. V. Polacco torna alla carica chiarendo come il comitato padovano creatosi attorno a lui non si attenda dal governo una vera e propria iniziativa quanto piuttosto un'appovazione ed un fattivo intervento presso il comando supremo perché questo fornisca il suo appoggio.
La lettera provoca un più generale ripensamento di A. Salandra sui termini della questione.
19, A. Salandra scrive al prefetto di Padova in questi termini:
«Pur apprezzando i suggerimenti del senatore Polacco e lodando l'opera patriottica del Vescovo di Padova, che del resto non è dissimile da quella di numerosi altri Vescovi del Regno, si deve osservare […[] che la laettera pastorale ha carattere essenzialmente ecclesiastico, non si rivolge se non al clero e sarebbe disadatta ad una larga diffusione. Ad ogni modo i poteri civili e militari essendo nella zona di guerra concentrati nel Comando supremo, è a questo e non al Ministero dell'Interno che deve rivolgersi ogni proposta che concerne la zona di guerra».
[Molto probabilmente A. Salandra intende privilegiare, nei rapporti tra governo e paese, l'uso dei tradizionali canali istituzionali quali i prefetti e i deputati; permane infatti una forte diffidenza verso qualsiasi altro metodo che possa, sia pure velatamente, mettere in forse la funzione dirigente del "partito liberale".
Comunque, la vicenda dell'opuscolo seguirà il suo corso, sia pure in modo alquanto travagliato.]

20, PIEMONTE, mons. L. Spandre, vescovo di Asti, in una lettera al clero raccomanda di usare in pubblico e in privato la massima prudenza e di evitare di fare discorsi in occasione di partenze o arrivi di soldati o di funerali di caduti.


Del clima di sospetto diffusosi nel paese con lo stato di guerra ha a subire le conseguenze anche il vescovo di Cremona mons. G. Cazzani che è coinvolto, pur suo malgrado, nella polemica giornalistica legata all'intervista concessa da Benedetto XV ad un inviato del quotidiano parigino «La Liberté».
[Secondo il testo pubblicato dalla stampa italiana il papa, tra l'altro, ha affermato: «Il vescovo di Cremona mi ha informato che l'esercito italiano ha già preso in ostaggio 18 preti austriaci. Sono eccessi che ho riprovato nella mia enciclica, proclamando che non è permesso a nessuno, per qualsiasi motivo, di violare la giustizia».]
23, il giorno dopo la pubblicazione dell'intervista il capo del governo A. Salandra telegrafa al prefetto di Cremona:
«Voglia recarsi immediatamente di persona da cotesto Vescovo contestandogli le sue affermazioni e domandadogli in mio nome primo se è vero che egli abbia dato tale notizia ed a chi, secondo nella affermativa come egli abbia saputo detta notizia. Richiederà al Vescovo precise e categoriche risposte che Ella verbalizzerà in sua presenza facendogliene approvvare la redazione scritta. Ella farà notare al Vescovo che soltanto per un riguardo alla sua persona ed al suo ufficio gli rivolgo tale richiesta per mezzo di V.E. mentre avrei potuto avvalermi dell'autorità giudiziaria. Attendo al più presto positiva relazione telegrafica della risposta del Vescovo».
Nel contempo A. Salandra invia un altro telegramma a L. Cadorna chiedendogli sulla questione e sulla possibilità di smentire o rettificare la notizia.
Nel pomeriggio dello stesso giorno A. Salandra invia un altro telegramma al prefetto rimproverandolo perché non ha fornito immediatamente le informazioni richieste; in realtà però lo stesso mons. G. Cazzani ha già provveduto spontaneamente a stendere una rettifica che ridimensiona largamente la portata dell'affermazione contenuta nell'intervista.
Lo stesso giorno infatti il vescovo ha indirizzato al prefetto una lettera, subito trasmessa a Roma, nella quale si dice:
«Leggo nel «Corriere della Sera» una pretesa intervista di un giornalista francese al S. Padre in cui si accenna a informazioni da me mandate al S. Padre sui sacerdoti prigionneri internati a Cremona. Non so qual colore vorrà dare la stampa locale a tale accenno, ma mi par bene che V.E. sia informata della verità da me stesso per sua norma. Essendo pervenuta a questa Curia per il regolare tramite dell'Autorità militare la domanda di sacerdoti goriziani prigionieri, che chiedevano d'essere autorizzati a celebrare la Santa Messa nel locale dove sono ospitati, e non presentando essi i documenti richiesti a norma delle leggi canoniche per la loro identificazione, né potendo io richiedere le notizie necessarie all'Ordinario di Gorizia, con semplice lettera d'ufficio, non al S. Padre, ma al competente dicastero ecclesiastico, io esponevo il fatto, senza ombra di apprezzamenti, per chiedere come dovessi regolarmi. E mi fu risposto con semplice lettera di ufficio di accordare ai menzionati sacerdoti la facoltà di celebrare la Santa Messa, quando non risultino a carico dei medesimi ragioni di tale natura che, secondo le leggi canoniche, impediscano ad un sacerdote la celebrazione del santo sacrificio. Questo il fatto nella sua genuina verità».
La spiegazione di mons. G. Cazzani non convince però del tutto il prefetto che alla lettera del vescovo fa seguire queste sue osservazioni:
«Mons. Cazzani è partito da qui stamane ma io ho ragione di dubitare che siasi recato a Roma, ad aggiustare la cosa, anziché a Cesena per offici episcopali come mi ha fatto credere. Certamente la testimoianza del Vescovo di Cremona indicata dal Pontefice […] prova che l'intervista papale è genuina. E ciò perché effettivamente a Cremona i preti austriaci ci sono (prigionieri, beninteso) ed il Papa non l'avrebbe potuto sapere se non dal Vescovo ed il giornalista se non dal Papa. E mi pare ovvio che il Papa non avrebbe chiamati "ostaggi" quei preti se la cervellotica definizione non gli fosse stata suggerita dal Vescovo […].
È un bravo uomo: un apostolo di carità. Nessuno più di lui si è qui distinto nell'opera di mobilitazione civile. Ma è, al tempo stesso, di un esuberanza (stavo per scrivere leggerezza) impressionante! Nel predicare la prima volta dal pulpito della Cattedrale gli scappò detto che se oltre il Prefetto, il Generale ed altre Autorità cittadine non si trovano in Chiesa a fargli onore anche i rappresentanti (socialsiti) del comune, ciò né lo preoccupava, né gli faceva dispiacere perché il popolo si rappresenta da sé e non a mezzo dei Sindaci e delle Giunte e dei Consigli comunali. Pel quale motivo io tardai due mesi a fargli, poi, visita all'Episcopio […]»
.
24, ad un mese dall'intervento, l'Ufficio giustizia del Comando Supremo ritiene opportuno istituire la sospensione dalla pena per i condannati a non oltre un anno di reclusione, al fine di permettere a «giovani animosi e volonterosi di combattere» inconsideratamente incorsi in un lieve reato, di poter «assolvere i più nobili doveri militari»;
con firma del Della Noce, viene appunto inviata la circolare 24 giugno 1915, n. 141 agli avvocati fiscali militari presso i tribunali di guerra; in essa si dice anche che a molti di quei condannati «dorrebbe non tanto la riportata condanna, quanto il dover rimanere per un certo tempo lontani dalle file, senza poter assolvere i più nobili doveri militari».

26, LOMBARDIA, mons. Archi, vescovo di Como, neutralista, invia una lettera alla presidenza del consiglio nella quale sollecita un'inchiesta circa un suo sacerdote di Sondrio, diffidato dai carabinieri ed in seguito internato a Firenze.
27, con Regio Decreto del 27 giugno 1915, viene istituito il "vescovo di campo", a cui viene affidata la direzione del servizio spirituale nell'esercito e l'autorià disciplinare ecclesiastica su tutti i cappellani militari.
28, L. Cadorna invia a A. Salandra un telegramma:

«Rispondendo suo telegramma del 23 corrente comunico provvedimenti adottati contro preti austriaci, secondo quanto mi risulta da notizie assunte presso Comandi Grandi Unità dipendenti.
Premetto che, più che ostaggi, trattasi in genere di misure precauzionali di polizia militare.
A tutt'oggi complessivamente preti austriaci arrestati 37, di essi liberati 2, di cui 1 inviato presso suoi parrocchiani in località concentramento. Internati 30, sotto inchiesta 4, ostaggi 1.
Principali motivi provvedimenti sono sospetti propaganda, spionaggio nostro danno, favoreggiamento nemico, propalazione notizie allarmanti fra soldati
»

Lo stesso giorno L. Cadorna precisa e amplia la norma già contenuta nel R.D. 23 maggio 1915, n. 689, pubblicando il seguente bando:

«Noi Conte Cavaliere di Gran Croce Luigi Cadorna Capo di Stato Maggiore dell'Esercito ordiniamo:
Art. 1 - Chiunque militare o persona estranea alla milizia nel territorio del Regno dichiarato in istato di guerra e nei territori occupati dal R. Esercito, spedisce corrispondenze per qualsiasi destinazione, contenenti notizie comunque relative alla forza, alla preparazione, alla difesa militare dello Stato, alla dislocazione e movimenti delle truppe, alla disciplina, allo stato sanitario delle stesse, indipendentemente dalla avvenuta consegna al consegnatario, per il solo fatto della spedizione, è passibile delle sanzioni di cui all'art. 4 della Legge 21 marzo 1915 n. 273; salve le più gravi sanzioni del Cod. pen. per l'esercito, ove il fatto costituisca una forma di tradimento o spionaggio.
Art. 2 - Chiunque, nel modo preveduto dall'articolo precedente, spedisce corrispondenze contenenti espressioni anche generiche, di denigrazione delle operazioni di guerra, di disprezzo o di vilipendio per l'esercito, per l'amministrazione e i corpi militari, oppure oltraggiose per persone appartenenti alla milizia anche non determinate, è passibile delle pene di cui all'art. 173 Cod. pen per l'esercito.
Art. 3 - Chiunque, nello stesso modo, dà, sulla difesa dello Stato o sulle operazioni militari, notizie diverse da quelle che sono portate a conoscenza del pubblico, dal governo o dai comandi dell'esercito e dell'armata, ovverò dà sull'ordine pubblico, sull'economia nazionale, o su altri fatti di pubblico interesse, notizie, per le quali possa essere comunque turbata la tranquillità pubblica o altrimenti danneggiati pubblici interessi, è punito rispettivamente con le sanzioni contenute negli art. 1 e 2 della Legge 20 giugno 1915 n. 885.
Art. 4 - La cognizione dei reati suddetti appartiene, in ogni caso, ai Tribunali di guerra.»
E. Forcella - A. Monticone, Plotone di Esecuzione, I processi della prima guerra mondiale, Editori Laterza 1998.

 



Lo stesso mese viene internato a Novara anche il consigliere provinciale di Bormio Francesco Berbenni; questi però non accetta passivamente il provvedimento e, non potendo difendersi in altro modo, sporge querela contro il giornale liberale «La Valtellina» che ha addebitato l'internamento ad azioni da lui compiute contro «gli ideali della patria».

VENETO, in un promemoria al prefetto di Padova il vescovo di Padova, mons. L. Pellizzo, lamenta sin d'ora la situazione venutasi a creare oltre confine:
«Lo Esercito italiano occupante non è stato fatto segno ad ostilità alcuna, ciò nonostante quasi dappertutto i sacerdoti sono accusati di avere eccitato dal pergamo le popolazioni contro l'esercito occupante, d'avere fatto segnalazioni al nemico mediante il suono delle campane.
Queste accuse sono state un'arma molto buona in mano degli anticlericalisti per sfogare il loro odio contro la religione […]. L'autorità militare ha prestato orecchio, forse sorpresa nella sua buona fede, a queste accuse che sempre sono partite dai liberali anticlericali che per il momento hanno assunto il monopolio del patriottismo.
Non potendo i suddetti accusatori recare prove che servano ad una condanna, si è adottata la misura dell'internamento, che specie nel territorio del II Corpo d'armata, è stato eseguito in modo crudele per non dire barbaro
».

Lo stesso mese don Muzzolini, parroco di Scodovacca, viene condannato a un anno di reclusione per detenzione di armi (si tratta di un coltello da cucina!).
[A dicembre, dopo sette mesi di carcere , il gen. Porro ne richiederà l'internamento.
Dai documenti del Segretariato risulta che solo due altri sacerdoti sono stati arrestati ma rilasciati dopo breve tempo.]


Luglio
7
, Ferdinando Martini annota nel suo diario:
«Teodoro Mayer, che non può essere certamente tacciato di clericalismo, mi diceva ieri: per star tranquilli nelle nuove terre conquistate e attrarre a noi la popolazione quasi tutta devota all'Austria, abbiamo bisogno di medici, di maestri, di preti. Ma di preti principalmente».

Nei primi giorni del mese, sulle colline del Carso, la proporzione ordinaria dei feriti leggeri, ordinariamente oscillante intorno al 10%, sale improvvisamente al 90%.
Vengono quindi compilati e trasmessi al comando del corpo d'armata "diversi elenchi di militari che vengono ritenuti essersi feriti volontariamente".
[A uno di questi elenchi appartengono 46 protagonsti della sentenza "Autolesionismo contagioso":
- 27 condannati a 20 anni di reclusione,
- 19 assolti per inesistenza di reato o non provata reità.]
[E. Forcella - A. Monticone, Plotone di Esecuzione, I processi della prima guerra mondiale, Editori Laterza 1998.]

In seguito al parere favorevole espresso dal Comando supremo, viene pubblicato l'opuscolo L'Episcopato italiano e la guerra;
[Il governo metterà a disposizione del comitato padovano una somma modesta ma comunque sufficiente a coprire le spese di stampa.]

15, tra le province dichiarate in stato di guerra vengono incluse Cremona, Piacenza e Rovigo.

LOMBARDIA, Valtellina, il sottosegretario alle Finanze, on. A. Baslini, riferisce al capo gabinetto di A. Salandra circa lamentele pervenutegli dal card. Ferrari a proposito di «ingiustificate vessazioni» a cui sarebbe sottoposto il clero lombardo; l'on. A. Baslini aggiunge che «se la notizia è esatta, la cosa può assumere una particolare gravità nel momento attuale».
Della questione è immediatamente interessato il dir.gen. della P.S. Vigliani il quale risponde assicurando che nessuna «vessazione» è stata usata contro il clero milanese, e che forse il cardinale intende riferirsi ai provvedimenti presi contro alcuni sacerdoti nella provincia di Sondrio.
Secondo Vigliani, che si basa su informazioni comunicategli dal locale prefetto in data 9 giugno, l'arciprete di Bormio ed un altro sacerdote, coadiuvati dal consigliere provinciale di Bormio Francesco Berbenni, tutti «clericali intransigenti», svolgono attività antipatriottica.
Particolarmente pericolosa è l'azione dell'arciprete che tra l'altro ha tenuto in chiesa una predica «stigmatizzando il Governo perché ha dichiarato la guerra all'Austria ed aggiungendo che l'Austria riuscirà vittoriosa ed invaderà Bormio colle sue truppe».
Sullo stesso sacerdote, inoltre, grava anche l'accusa di spionaggio causata da un certo eccessivo interesse per le cose militari. Per questi motivi l'arciprete è stato diffidato dai carabinieri ed in seguito internato a Firenze, provvedimento che ha suscitato una vivace protesta del vescovo di Como.
Vigliani conclude la sua lettera ricordando che il prefetto ha più volte richiamato l'attenzione del ministero su «l'atteggiamento antipatriottico del clero di quella provincia e sulla continua, subdola propaganda contro la guerra ed il Governo».

EMILIA ROMAGNA, mons. Domenico Papi, vescovo della diocesi di Comacchio (Ferrara), invia ad A. Salandra un memoriale esprimente la più completa adesione allo «sforzo patriottico» del paese.

TOSCANA, la figura del prelato più significativa è senz'altro quella del card. Maffi, arcivescovo di Pisa;
[Già nel 1911 si era dichiarato a favore della guerra di Libria e durante il periodo 1915-18 diviene quasi il simbolo del connubio «Patria-Fede».]
Nel complesso l'episcopato toscano sembra quindi risentire l'influenza dell'illustre confratello: colla sola eccezione dell'ordinario di Massa, mons. Bertazzoni tutti gli altri vescovi manifestano piena adesione alle direttive del governo.
[In particolare quello di Luni e Sarzana, mons. Carli, e quello di Pontremoli, mons. Fiorini, saranno in seguito spesso lodati per la loro azione patriottica.]

20, il "servizio censura epistolare civile" viene revocato anche nelle province in zona di guerra e rimane stabilito di restringere di massima la censura a due settori:
- corrispondenza da e per il fronte,
- corrispondenza per e dall'estero.
[Ma anche questa aspirazione ben presto risulterà irrealizzabile e, con una tipica soluzione all'italiana, rimarrà inteso che i censori controlleranno ciò che riusciranno a controllare, fidando sul loro fiuto di segugi affinato sulle disposizioni riservate del comando supremo.
In particolare la circolare n. 4091 del Servizio Informazioni, Sezione U dispone tra l'altro: «… questo comando è venuto nella decisione di creare presso i singoli comandi, intendenze, ecc. serviti da un proprio ufficio postale militare, apposite "Commissioni di censura postale militare" incaricate di sottoporre ad esame la maggior quantità possibile della corrispondenza in transito, nei due sensi, per i rispettivi uffici postali da campo, integrando così l'opera delle censure reggimentali e degli uffici di censura di Treviso e di Napoli…».
La circolare ricorda anche l'elenco delle personalità e degli istituti esonerati dalla censura (21 voci):
- membri della famiglia reale e della corte,
- capi degli stati e dei governi amici e delle rispettive missioni diplomatiche,
- la Santa Sede con gli alti dignitari e i principi della Chiesa e le sue rappresentanze diplomatiche all'estero,
- i cavalieri della SS. Annunziata,
- gli ufficiali generali e gli ammiragli, gli alti magistrati, i prefetti, i sottoprefetti, i questori, i direttori generali dei ministeri, gli avvocati militari.
Vi sono praticamente compresi tutti i rappresentanti del potere politico e militare meno i rappresentanti del parlamento: l'esonero della censura è previsto soltanto per i presidenti del senato e della camera dei deputati.]

25, ITALIA MERIDIONALE e INSULARE, secondo il rapporto del prefetto di Napoli, in giugno nel napoletano è stato arrestato per antipatriottismo ed in seguito assolto per insufficienza di prove il parroco di Orrio.
28, il Comando Supremo emana il "bando 28 luglio 1915" contro la diffusione di notizie sulla guerra e la denigrazione dell'esercito o della guerra stessa;

Agosto
l'Italia dichiara guerra alla Turchia in ottemperanza all'art. 2 del "patto di Londra";
12
, l'Ufficio giustizia del Comando Supremo emana la circolare 12 agosto 1915, n. 1021; in pratica uno speciale ufficio, il "Reparto disciplina, avanzamento e giustizia militare", disimpegna a nome del comandante le attribuzioni a questo date dal codice penale militare e dal regolamento per il servizio di guerra.
16, ITALIA MERIDIONALE e INSULARE, secondo il rapporto del prefetto di Caltanissetta, in giugno è stato denunciato e proposto per l'internamento il parroco di Castrogiovanni (Caltanissetta) il quale, secondo l'accusa, ha represso le attività patriottiche di alcuni suoi sacerdoti e sostenuto che «la nostra guerra non può chiamarsi santa e giusta perché voluta da un Governo usurpatore e scomunicato e da un Re scomunicato quanto il Governo».
17
, l'Ufficio giustizia del Comando Supremo invia la circolare 17 agosto 915, n. 1230, Sulla sospensione della esecuzione delle pene, diretta agli avvocati fiscali militari e per conoscenza ai comandi.
[La sospensione delle pene fino a tre anni corrisponde al disposto dell'art. 5 del D.Lt. 10 giugno 1915, n. 811.]
19, EMILIA ROMAGNA, nel rapporto del prefetto di Parma (poi anche in quello del 10 ottobre) si legge che nell'Appennino parmigiano viene segnalato il caso del parroco di Berceto don Antonio Pasquinelli che è stato condannato a 5 giorni di reclusione per avere inneggiato all'Austria sulla pubblica via del paese.
Lo stesso mese il sacerdote Angelo Mancini viene condannato dal tribunale di Forlì per offese all'esercito; dagli atti del processo risulta che lo stesso sacerdote ha riconosciuto che «la guerra gli destava orrore e che non aveva saputo trattenersi dal manifestare tali suoi sentimenti».
LAZIO, lo stesso giorno, con una lettera indirizzata al ministero di Grazia e Giustizia, il sindaco di Tivoli denuncia per antipatriottismo il vescovo di Tivoli mons. Vettori; porta inoltre l'esempio di vari sacerdoti che sono stati allontanati dalla diocesi o rimproverati dal vescovo per avere espresso opinioni patriottiche o avere fatto parte dei comitati di mobilitazione civile.
Tali accuse sono confermate anche da «Il Messaggero».
In base alle accuse il ministro guardasigilli incarica il procuratore generale di Roma di svolgere un'inchiesta.
[In seguito, con un rapporto del 7 settembre, il magistrato scagionerà del tutto il vescovo.
Per quanto riguarda le misure prese contro i sacerdoti, invece, sarà appurato che il movente politico non c'entra.
«I provvedimenti disciplinari furono adottati in seguito ad un'inchiesta sul clero tiburtino ordinata dal Vaticano e tendente a reprimere i costumi piuttosti licenziosi del clero stesso. Così pare che uno dei sacerdoti ricevesse in canonica troppo spesso delle giovani penitenti e che un altro tenesse addirittura in casa una donna di confidenza, e chi più e chi meno tutti gli ecclesiastici di Tivoli avessero abituoni piuttosto licenziose».
La campagna mossa contro il vescovo dunque, pur rivestendosi di un sedicente patriottismo, tiene a difendere persone e interessi locali non precisamente legittimi, ciò nonostante la Santa Sede riterrà opportuno troncare ogni polemica e ai primi di dicembre trasferirà il vescovo di Tivoli mons. Vettori alla diocesi di Pistoia e Prato.]
21, ITALIA MERIDIONALE e INSULARE, secondo il rapporto del prefetto di Napoli, in luglio è stato denunciato per una predica «disfattista» il parroco di Casalnuovo don Francesco Rea che è anche assessore comunale;
24
, PIEMONTE, mons. L. Spandre, vescovo di Asti, invita i sacerdoti a leggere dal pulpito senza commenti l'appello di papa Benedetto XV per la pace;

Settembre
VENETO: il vescovo di Padova, mons. L. Pellizzo, è costretto, contro gli attacchi della stampa, a emanare vari documenti «per sfatare accuse false e denigrazioni contro il clero», «per tributare al clero il dovuto encomio», «per tracciare ai parroci e ai cattolici i doveri di amor patrio nella presente guerra». In particolare, alle accuse del giornale radicale «Il Veneto», il vescovo risponde invitando perentoriamente gli avversari a fare il nome dei sacerdoti «colpevoli».
Anche il vescovo di Vicenza, mons. Ferdinando Rodolfi, è accusato di tiepido patriottismo ed ha a protestare più volte vivacemente per il trattamento usato ai suoi sacerdoti.
[D'altra parte, subito dopo la dichiarazone di guerra, egli ha detto al comandante del presidio di Vicenza: «Non domandi a me, generale, nessuna parola per la guerra. Sono vescovo e rappresento il Vangelo. Però vedo l'Italia in condizioni patologiche. Vivrà superando il morbo o morrà sopraffatta? Impegno le mie forze morali e quelle del mio clero perché la patria vinca e viva».
[Per quanto riguarda questa prima fase della guerra, scarse sono le notizie riguardo alle altre diocesi venete:
. mons. A.G. Longhin, vescovo di Treviso, è considerato un patriota;
. mons Antonio Anastasio Rossi, ritenuto, prima dell'inizio delle ostilità, avverso alla propaganda interventista, durante la guerra è citato come esempio di patriottismo;
. card. B. Bacilieri, vescovo di Verona (vedi sopra).]

LOMBARDIA:
- nella bassa (lodigiano, cremonese e mantovano) sono più diffusi sentimenti neutralisti (e certo non deve esservi estranea l'influenza di Guido Miglioli), come pure avviene in alcune zone di montagna quali la Valcamonica e la Valtellina;
[Nella diocesi di Cremona la presenza di Guido Miglioli, l'unico tra i deputati cattolici ad aver mantenuto una posizione recisamente pacifista, e di forti organizzazioni contadine che a lui fanno riferimento, fa sì che la polemica contro il «disfattismo» cattolico divampi in modo particolarmente violento.
Soprattutto il quotidiano liberal-radicale «La Provincia» e la social-riformista «La Squilla», diretta da R. Farinacci, conducono una durissima campagna di stampa contro Guido Miglioli e i suoi seguaci che quasi in ogni numero sono accusati di essere dei traditori e dei nemici della patria e delle istituzioni.
Anche il clero non va esente da critiche e parecchi sacerdoti sono sospettati di «disfattismo».
In particolare, a don Zaccaria Priori, parroco di Soresina, vengono sequestrate le rendite del beneficio parrocchiale per misura di repressione. ]
- nell'alto milanese, nel bergamasco e nel bresciano sembrano invece prevalere sentimenti patriottici.

PIEMONTE:
prevale tra i vescovi un atteggiamento di un certo distacco: all'accettazione della guerra dichiarata dal governo responsabile non si accompagna, in genere, un più diretto impegno «patriottico» e maggiore attenzione viene dedicata alle opere di carità che la guerra richiede.
Più spiccatamente orientati in senso pacifista sembrano:
. mons. Re, vescovo di Alba;
. mons. Signori, vescovo di Fossano,
. mons Castelli, vescovo di Susa.

EMILIA ROMAGNA:
al prudente patriottismo del card. Gusmini, arcivescovo di Bologna, che invita il proprio clero alla mdoerazione e alla collaborazione con le autorità, fa riscontro, specie nella Romagna e nelle province di Parma e Reggio, un atteggiamento combattivo dei sacerdoti che, oltre a subire gli attacchi degli anticlericalisti interventisti, devono al contempo fronteggiare le opposte critiche del neutralismo socialista che nella regione ha salde basi anche tra le masse contadine.

14, sono dichiarati in stato di guerra i circondari di Messina e Reggio Calabria.

Del complesso della delicata questione della fucilazione del parroco di Caporetto comunicata nel giugno scorso da «La Gazzetta del Popolo», viene investito anche il governo nella persona del guardasigilli V.E. Orlando che si trova costretto a richiamare l'attenzione del Comando supremo sul problema degli internamenti con una lettera al comm. D'Adamo:
«Caro amico, l'epoca storica che traversiamo, tra le sue tante trasformazioni, conta anche questa: il guardasigilli d'Italia era, sì, ministro dei culti, ma soltanto nel senso puramente amministrativo. Ora esso, sempre in quanto ministro dei culti, ha una funzione politica la cui importanza sarebbe superfluo rilevare. Avendo io dunque la grave responsabilità d mantenere contatti politici con una autorità la cui efficienza morale e quindi politica ha, in questo momento, un'importanza grandissima, debbo farmi organo del sentimento di profondo rammarico che ha generato quella che si definisce troppo corriva tendenza ad infierire verso i rappresentanti del clero, tanto nei territori occupati, quanto nella zona di guerra più prossima alle operazioni.
Non si disconosce così l'effettività della minaccia che in certi casi il clero in quei luoghi ha potuto rappresentare, né il diritto del Comando supremo di difendersi energicamente: ma si ritiene che in ciò si sia troppo corrivi e che in certi casi siano state accolte, senza troppo vagliarle, accuse e insinuazioni motivate soltanto da odii ed astii dei locali informatori».

16, il comm. D'Adamo trasmette la lettera al sottocapo di S.M. gen. Porro, aggiungendo:
«Della questione dell'allontanamento dei sacerdoti il Segretariato si è già occupato […] anche per vedere se in qualche caso il procedimento non potrebbe essere revocato o mitigato. È dif[f]atti subordinato avviso che in qualche caso (del resto assai raro) le autorità militari, pur partendo dal giusto, ben fondato criterio dell'appoggio sempre dato alle autorità austriache dai sacerdoti, non abbiano sempre fatto eccezione per quei casi nei quali i sacerdoti hanno tenuta buona e lodevole condotta patriottica anche sotto il governo austriaco. Né vi è in questo mio pensiero ombra qualunque di appunto, poiché è bene spiegabile come ciò sia avvenuto e possa avvenire ancora […]. Che se l'E.V. ritiene giustificato il rammarico di cui si fa eco S.E. Orlando proporrei di dirigere ai Comandi dell'armata una circolare nella quale si facesse preghiera di sottoporre ad una accurata e minuta revisione tutti i provvedimenti presi a carico dei parroci per addivenire a diversa decisione in tutti i casi nei quali sicure e precise testimonianze possono accertare una corretta condotta e buoni sentimenti nazionali da parte dei sacerdoti».

Lo stesso giorno, dopo i fatti di Torino dell'agosto, tra le province dichiarate in stato di guerra vengono incluse Torino, Alessandria e Genova.

17, LOMBARDIA, il prefetto di Brescia segnala 10 casi di sacerdoti che, pur processati ed assolti per insufficienza di prove e inesistenza di reato, sono stati in seguito espulsi dalla zona di guerra ed internati; si tratta dei parroci di:
- Ponte di Legno, Monno e Stadolina (Valcamonica),
- Corticelle Pieve, Spinadesco e Cappella Cantone (Cremona),
- Bondanello (Mantova),
- Lonato e Maclodio (Brescia),
- Bonate Sotto (Bergamo).
A tutti costoro viene imputato l'aver espresso sentimenti austrofili o comunque commenti negativi sugli indirizzi politici del governo;
in particolare i sacerdoti della Valcamonica (zona vicina al teatro delle operazioni) sono accusati di aver mostrato «poco spirito patriottico e un'indebilta ingerenza nelle cose militari», dando luogo a anche a sospetti di spionaggio.
Lo stesso giorno, in una lettera indirizzata al presidente del consiglio – circa il trasferimento a Novara del consigliere provinciale Francesco Berbenni – il dir.gen. della P.S. Vigliani sostiene che «la querela – del consigliere contro il giornale liberale «La Valtellina» – è indubbiamente ispirata all'odio di parte e mira a far risaltare dalla pubblica discussione in Tribunale l'insussistenza degli addebiti su cui si fonda il provvedimento e quindi ad infirmarlo».

TOSCANA, mons. Volpi, vescovo di Arezzo è l'unico tra i suoi confratelli a mantenere una posizione ostinatamente negativa nei confronti della guerra italiana, probabilmente per simpatie verso la cattolica Austria oltre che per intima vocazione pacifista.
Contro di lui scendono apertamente in campo i liberali locali attraverso il giornale «La Vedetta aretina» che, subito dopo l'intervento in guerra, ha preso a stigmatizzare quasi in ogni numero l'atteggiamento antipatriottico del prelato: proibizione di pubbliche preghiere per la vittoria, freddezza nei confronti della causa italiana, persecuzioni contro sacerdoti patrioti ecc.
18, esce un articolo della «La Vedetta aretina» che, dopo aver chiesto esplicitamente l'allontanamento di mons.Volpi da Arezzo, così conclude: «Monsignore non ha un palpito per i combattenti, non un compianto per i morti. Eunuco dello spirito, per il Cristianesimo è forma, la fede è soggezione passiva al dispotismo, la vita abitudine».
Al vescovo di Arezzo si rimproverano anche le sue simpatie temporaliste, la riluttaznza a concedere locali per i militari feriti ed infine l'aver tenuto a battesimo la duchessa Zita di Borbone Parma moglie del principe ereditario d'Austria Carlo, con il quale si dice che sia ancora in relazione epistolare.
Tutto ciò porta a dimostrazioni ostili contro di lui manifestatesi anche con scritte murali come «morte al vescovo» e «abbasso il vescovo» apparse sui muri della città.
21, una circolare nel senso indicato dal comm. D'Amico al gen. Porro, circa la questione dei sacerdoti internati, viene inviata ai Corpi d'armata ma non avrà in pratica esito alcuno.
[Dalle risposte pervenute nel mese successivo risulterà infatti che solo in 4 casi le autorità militari hanno ritenuto opportuno il rientro dei sacerdoti allontanati dalle loro parrocchie.
È anche questo uno dei casi di palese divergenza tra sfere civili e militari nel corso del conflitto.]
22, PIEMONTE, il procuratore generale di Torino – relazione per il 2° quadrimestre 1915 – riferisce che a Mondovì «si verificarono casi isolati nei quali il clero lasciò intravedere di essere poco propenso alla presente guerra, e con esclusione di ogni azione collettiva contraria al Governo».
24, prospettasi l'opportunità che la discussione della "causa Berbenni" sia rinviata sino al termine della guerra, A. Salandra interviene direttamente presso il guardasigilli V.E. Orlando.
26, LOMBARDIA, il procuratore generale di Brescia [competenza per Brescia, Bergamo, Cremona e Mantova] – relazione per il 2° quadrimestre 1915 – afferma chiaramente l'esistenza di alcune zone ove le posizioni assunte dal clero destano le preoccupazioni delle autorità.
Non manca tuttavia, come nel caso di:
. mons. Gaggia di Brescia,
. mons. Marelli di Bergamo,
. mons. Cazzani di Cremona,
la perfetta corrispondenza tra il comportamento politico dei vescovi e quello del clero dipendente.
Non per niente sono concordemente lodati dalle autorità per il loro patriottismo.
28, TOSCANA, il procuratore generale di Lucca – relazione per il 2° quadrimestre 1915 – segnala che «furono denunciati don Bertolucci Oreste, parroco di Ponte S. Pietro e don Menchini Cesare, parroco di Pieve S. Lorenzo per avere il primo, predicando dall'altare, invitato le popolazioni ad opporsi alla guerra con tutti i mezzi, anche colla violenza, ed il secondo per avere censurato pubblicamente la dichiarazione di guerra all'Austria ed eccitato la popolazione della sua parrocchia a disobbedire alla chiamata sotto le armi.
Nei riguardi di Bertolucci è stata ordinata un più ampia istruttoria e nei confronti del Menchini è stato ordinato non farsi luogo a procedere
».
Nel complesso però tali fatti costituiscono «solo una deplorevole eccezione in confronto al più generale operato del clero».
29, EMILIA ROMAGNA, il procuratore generale di Parma – relazione per il 2° quadrimestre 1915 – afferma che nel mandamento di Carpineti nell'Appennino reggiano, sette sacerdoti sono stati sottoposti a procedimento penale; tra questi, il parroco di Carpineti, don Eugenio Rossi, «ha manifestato simpatie verso l'Austria specie in occasione dell'insegnamento della dottrina ai bambini delle scuole, ha dichiarato la nostra guerra ingiusta ed ha fatto previsioni catastrofiche sul suo esito. Pronunciò inoltre frasi che, nonostante la loro manifesta assurdità, non potevano che produrre grave impressione sugli animi teneri dei bimbi a cui erano dirette quali: "Il ministro Salandra voleva assassinare il Papa", "Il Papa è amico del re d'Austria"».
Un altro prete, don Gaetano Canedoli, di Pantano «fece in un pubblico esercizio l'apologia delle nazioni nemiche, chiamandoci barbari, augurava la vittoria all'Austria e incitava i presenti a non prestare fede ai bollettini ufficiali del nostro Stato maggiore.
Lo stesso sacerdote in precedenza alla guerra si mostrava fervente neutralista e auspicando, in caso di un nostro intervento, la vittoria dell'Austria, si augurava che questa restituisse al Pontefice il potere temporale
».
Opinioni simili sono state espresse anche da don Domenico Ibattici, parroco di Poiago il quale «manifestò opposizione alla guerra alla vigilia dell'intervento e disse che il nostro Esercito davanti al nemico avrebbe disertato o si sarebbe arreso ingloriosamente. Anche in altre occasioni e dal pulpito avrebbe fatto credere che la nostra guerra è ingiusta».

29, poiché lo stesso mese la Santa Sede e l'ambasciata di Spagna hanno chiesto nuovamente il rientro dei sacerdoti internati in Italia e di quelli rifugiatisi in Austria – iniziaitiva a cui sembra non estraneo il governo austriaco – il sottocapo di S.M. gen. Porro telegrafa al ministero degli Esteri:

«Circa ritorno sacerdoti allontanati da nostre truppe Comando supremo pur mantenendo suo concetto riesaminare ragioni internamento non può più conservare tutte sue favorevoli disposizioni ora che richiesta appare suggerita da governo austriaco.
Per quelli rifugiatisi interno monarchia non crede potere ammettere per nessuna ragione loro ritorno non sembrando tollerabile neanche più lontano sospetto possibile ingerenza governo austriaco territori conquistati
».



LAZIO, costituisce un caso a parte. Qui la vicinanza della sede pontificia impone sostanzialmente ai vescovi di mantenere un atteggiamento riservato astenendosi da prese di posizione pubbliche conpromettenti in un senso o nell'altro e lo stesso si può dirsi per il basso clero del cui comportamento le autorità non hanno in genere a dolersi.

MARCHE e UMBRIA, predomina tra l'episcopato, colla sola eccezione del vescovo di Recanati mons. Andreoli, – uno dei più inclini verso posizioni "nazionaliste" durante la guerra – una posizione di moderato patriottismo tesa soprattutto ad alleviare le difficoltà causate alla popolazione civile dallo stato di guerra.
Ciò non toglie però che in queste zone l'azione repressiva contro il clero sia più forte che altrove, e forse tale sospettosità è originata dall'esigenza di tutelare la sicurezza del porto di Ancona, fatto spesso oggetto di incursioni nemiche ne corso del conflitto.

1ª riunione di Zimmerwald, lo stesso mese si tiene a Zimmerwald (Svizzera) una riunione dei rappresentanti dei partiti e delle correnti socialiste contrari alla guerra.
La tesi di Lenin favorevole alla trasformazione della "guerra capitalista" in "guerra rivoluzionaria" rimane in minoranza e prevale quella meno intransigente riassunta nello slogan italiano «né aderire nè sabotare».



Ottobre
dopo la nomina di mons. Bartolomasi a "vescovo dell'esercito e dell'armata", le funzioni di "vescovo di campo" vengono accentrate nella sua persona.
[Ma sotto la prima e la seconda forma non cambia la procedura di nomina dei reggenti provvisori degli enti del culto, che continua colla designazione del "vescovo di campo" ed il riconoscimento del Segretariato generale.
La nomina dei reggenti è fatta perlopiù tra i sacerdoti soldati di sanità che abbiano già compiuto il prescritto periodo di istruzione militare.]

L'Italia prepara una spedizione in Albania per appoggiare le forze serbe contro l'Austria.


7, LOMBARDIA, Sondrio, in un rapporto il procuratore del re, che pure riferisce di altri tre sacerdoti internati e di un altro arrestato per sospetto spionaggio e in seguito assolto, si legge «i locali sacerdoti, a parte i casi suaccennati sui quali non può neppure pronunziarsi un giudizio sicuro trattandosi di fatti indiziari, non hanno dimostrato di essere immemori dei doveri di buon cittadino».
8-9, TOSCANA, anche il prefetto di Arezzo concorda sulla necessità della rimozione del vescovo mons Volpi.
10, VENETO, il procuratore generale di Venezia – relazione per il 2° quadrimestre 1915 – informa «essersi disposta la misura del sequestro del beneficio per misura di repressione» contro sei parroci, mentre un sacerdote è stato ammonito e in altri due casi si è ritenuto di non dover prendere alcun provvedimento.
13, "causa Berbenni": ricevuta la lettera di A. Salandra così gli risponde V.E. Orlando: «Caro Salandra, in risposta alla tua gradita del 24 settembre u.s. ti comunico che la causa per diffamazione a querela di Berbenni Francesco, consiglere provinciale di Bormio, contro il giornale La Valtellina che doveva discutersi avanti al Tribunale di Sondrio, è stata rinviata a nuovo ruolo e sarà portata a discussione soltanto al termine della guerra».
[Chiaro esempio di interferenza politica sull'attività della magistratura.]
26, TOSCANA, il procuratore generale di Firenze – relazione per il 2° quadrimestre 1915 – riferisce: «In Firenze, Pistoia e in molti altri comuni della provincia hanno luogo solenni funzioni religiose per la vittoria delle armi italiane, coll'intervento, in alcune circostanze, dei capi delle rispettive diocesi».
Nella stessa relazione sono citati tre casi di parroci arrestati per attività antipatriottiche: dei tre procedimenti uno è ancora pendente, un altro si è concluso col proscioglimento dell'imputato e il terzo è sfociato in una condanna a 2 mesi e L. 300 di multa, confermata anche in appello.
27, LOMBARDIA: il procuratore generale di Milano [competenza per Milano, Como e Sondrio] – relazione per il 2° quadrimestre 1915 – riferisce:
«Dichiarata la guerra all'Austria, nella sua grande maggioranza il clero coadiuvò con slancio, sulla cui sincerità non si ha ragione di dubitare, l'opera dei comitati locali di preprazione civile e, istituita la cosiddetta "Messa del soldato", tenne vivo l'entusiasmo dei militari e della popolazione per la rivendicazione delle terre irredente con discorsi ed invocazioni alla divinità per il conseguimento dei patri ideali.
Qua e colà vi furono sacerdoti che mostrarono di non seguire la maggioranza dei colleghi e l'impulso dato loro da questo cardinale arcivescovo e si ebbero quindi a carico degli stessi alcune denuncie, però si tratta di casi isolati dovuti a individui già noti per le loro idee intransigenti ed antipatriottiche e dai quali non si poteva aspettare nulla di diverso
».
[Si riferisce al caso dei parroci di S. Stefano al Corno e di Opera accusati entrambi «di aver tacciato, parlando in chiesa, di ingiusta la guerra all'Austria».
Entrambi i sacerdoti sono processati e assolti per inesistenza di reato.]

Novembre
3
, EMILIA ROMAGNA, il procuratore generale di Bologna – relazione per il 2° quadrimestre 1915 – segnala che «il clero non solo non ha esplicato alcuna azione contraria alle patrie istituzioni ma si è anzi attivamente adoperato ad appoggiare le Autorità Governative ed i partiti d'ordine nelle multiformi opere di assistenza e di conforto civile e morale che il paese in questo momento richiede».
PIEMONTE, lo stesso giorno il procuratore generale di Casale Monferrato – relazione per il 2° quadrimestre 1915 – riferisce, solo per la zona attorno ad Acqui, di quattro procedimenti penali conclusisi tutti con assoluzione tranne uno (ammenda L. 50).
TOSCANA, lo stesso giorno, l'agitazione contro il vescovo di Arezzo, mons. Volpi, supera il puro ambito locale con una presa di posizione da parte del comitato centrale dell' "Associazione nazionalista" che invia un lungo memoriale ad A. Salandra nel quale si ricapitolano le diverse accuse sostenendo come la posione del prelato sia ormai incompatibile coi sentimenti della maggioranza del clero e della popolazione aretina.
10, TOSCANA, viene indirizzata un'altra lettera ad A. Salandra da parte di un professionista aretino che invita il governo a prendere severi e pronti provvedimenti: «Si aspetta forse che il furore santo del popolo renda da sé la sommaria giustizia? Mi auguro che non si arrivi a tanto».

13, MARCHE, il procuratore generale di Ancona (la cui competenza si estende alle Marche e all'Umbria) – relazione per il 2° quadrimestre 1915 – segnala ben 16 casi di sacerdoti inquisiti con accuse quali «vilipendio dell'esercito e delle istituzioni dello Stato», «offese al Re e alla Famiglia reale», «incitamento ai militari alla disobbedienza», «spionaggio».
[Alla data della stesura della relazione tre di questi sono stati condannati (rispettivamente a 3 mesi, 2 mesi e 3 giorni di reclusione), cinque assolti e gli altri casi sono ancora pendenti.]
Particolare scalpore suscita il caso di tre frati cappuccini di Civitanova Marche arrestati sotto l'accusa di avere fatto segnalazioni a navi nemiche ed in seguito assolti.
Il magistrato ritiene che all'azione spiegata da questi sacerdoti non sia estraneo l'arcivescovo di Fermo mons. Carlo Andrea Castelli «il quale avrebbe prima dato istruzioni ai suoi dipendenti per la propaganda contro la guerra, ma poi, accortosi della cattiva piega che le faccende prendevano, perché quasi tutta la popoalzione si era schierata contro il clero, cambiò indirizzo facendo pubblicare dal Comitato diocesano di Fermo un manifesto inneggiante alla vittoria delle armi italiane».
[Nei primi anni del fascismo, mons. Carlo Andrea Castelli e un altro prelato marchigiano mons. Baccini, vescovo di S. Angelo in Vado e Urbania, saranno accusati di essere stati pacifisti durante la guerra.
Tale accusa sembra però essere del tutto infondata, anche per quanto riguarda mons. Carlo Andrea Castelli, dal momento che lo stesso procuratore generale riassumendo in un rapporto del 18 settembre 1918 la situazione delle diocesi marchigiane ed umbre avrà parole di lode per l'azione patriottica svolta da entrambi i vescovi.]
FRIULI, nel rapporto del comando della 3ª Armata si segnala che don Giovanni Gratton, parroco di Strassoldo (Udine), è stato «fedele esecutore degli ordini delle superiori autorità ecclesiastiche, in base alle quali lavorò sempre tenacemente ed attivamente per influire sulla popolazione rendendola favorevole al passato governo».
15, in una lettera al "Segretariato generale per gli Affari civili" il "vescovo di campo", nel chiedere il rimpatrio di tre sacerdoti, ripropone i termini più generali della questione:
«Per notizie avute e per informazioni personalmente assunte credo mio stretto dovere come vescovo dell'esercito e come italiano, desideroso che alla conquista militare delle terre segua la conquista morale dei cuori, insistere perché, fatta la revisione degli atti e dei documenti per cui furono internati molti sacerdoti, almeno alcuni di essi, e segnatamente quelli di Avio, Vò e Ala, possano ritornare alle loro parrocchie.
Penso e ne sono convinto che il loro ritorno ci guadagnerà l'animo di quelle popolazioni: e parmi che almeno sarebbe opportuno fare qualche esperimento
».
Il Comando dl 5° Corpo d'armata, interrogato in proposito, dà una risposta assolutamente negativa, sostenendo anzi che i tre sacerdoti, come del resto tutti i loro colleghi della zona, sono pericolosi «agenti austriaci».
quanto ai tre sacerdoti si aggiunge che:
. don Davide Fontana, parroco di Ala,
[Fu uomo di sentimenti austriacanti spinti, il prete forse più nefasto, nei riguardi nazionali, della Valle Lagarina bassa. Al suo lealismo servile dovette la rapida ascesa. Fu promotore di ogni manifestazione austriaca e particolarmente del "Casino del Bersaglio" al quale costringeva ad iscriversi i giovani minacciandoli persino dal pergamo;
. don Francesco Haiderpeck, arciprete di Avio,
[Austriacante ed intimo di don Davide Fontana, ma di lui più intelligente e più furbo e perciò di lui più sospetto; al collegio vescovile di Trento, dove si trovava quale padre spirituale, veniva chiamato dagli alunni per antonomasia "el todesch" tanto era eccessivo il suo austrofilismo. Fu sempre in palese relazione colla I.R. Gendarmeria ed ufficiali e personaggi austriaci di ogni genere erano ospitati assai cordialmente alla Canonica. Fu perciò insignito della Croce di cavaliere dell'ordine di Frnaceso Giuseppe.
Il popolo lo temeva e lo subiva, i pochi intelligenti e liberi erano esautorati, solo il sesso femminle lo esaltava. Si dice però che con qualche donna egli abbia avuto rapporti tuttaltro che onesti e leciti.]
. don Corrado Viola, parroco di Vò,
[Un prete di confine, sentinella cioè avanzata del governo austriaco. Uno rozzo di maniere quasi brutali, partigiano, era poco benvoluto dalla popolazione.]

24, FRIULI, il sottoprefetto di Tolmezzo (Udine) segnala nel suo rapporto:
«Nel periodo che precedette la nostra guerra anche qui come altrove si agitarono le due opposte tendenze, l'una per la neutralità, l'altra per l'intervento. E fra coloro che in forma più vivace sostenevano essere economicamente vantaggioso e politicamente onesto mantenere l'alleanza con l'Austria, si distinsero i sacerdoti locali ed in ispecial modo i parroci:
. don Patrizio Contin di Dogna,
. don Pietro Foramitti di Chiusaforte,
. don Severino Pittino di Ovedasso […].
È convinzione generale che la continua, dirò quasi ostinata propaganda dai predetti sacerdoti pubblicamente esercitata a favore della neutralità con modi non sempre leali, più che da sincera preoccupazione per gli interessi della nazione fosse ispirata da inconfessabili sentimenti di austrofilia e da interessi di casta, non avendo mai il nostro clero celate le sue simpatie per l'impero nemico […].
Tale convinzione fu poi avvalorata dai continui viaggi che i tre sacerdoti facevano negli ultimi tempi a Pontafel, ove dai loro colleghi e dalle autorità austriache erano sempre accolti con premurose deferenze, così che […] sorse spontaneo il sospetto che i sacerdoti stessi potessero compiere anche opera di spionaggio a nostro danno […].
Avvenuta la dichiarzione di guerra, non seppero i sacerdoti accettare il fatto compiuto e soffocare i loro sentimenti neutralisti, cosa questa che irritò maggiormente la pubblica opinione dalla quale fu reclamato pertanto il loro allontanamento.
»
Il rapporto si chiude consigliando il rientro per i due primi sacerdoti, come è stato richiesto dall'arcivescovo di Udine.

ITALIA MERIDIONALE e INSULARE, tutte le relazioni dei procuratori generali sono concordi nell'affermare che in queste regioni il clero si astiene dal prendere precise posizioni politiche e che, ove ciò avviene, si tratta di manifestazioni di piena adesione alla politica del governo.
È proprio in queste regioni tra l'altro che si trovano i prelati più inclini a mutuare un linguaggio «nazionalista» quali mons. Pujia, arcivescovo di Santa Severina (Calabria) e mons. Lavitrano, vescovo di Cava e Sarno (Campania).


Dicembre
, l'Ufficio giustizia del Comando Supremo invia la circolare 1° dicembre 1915, n. 4570, con la quale sollecita i presidenti di triunale, gli avvocati militari e i giudici alla severità;
i medesimi vengono rimproverati ogni qual voltail Comando Supremo ritiene che le pene non siano sufficientemente gravi.
Nella circolare la minaccia agli avvocati militari è particolarmente netta: «Ma ove mai la condotta dei rappresentanti del Pubblico Ministero non avesse per norma la severità delle richieste – specie per ciò che riflette la penalità da infliggere a chi ha commesso reati sconvolgenti la militare disciplina – il Comando suddetto [il Comando Supremo] non mancherà di usare verso di loro il dovuto rigore».

Brigata Sassari
1915, inizia la leva di massa dei sardi.
Dall'unione di due reggimenti - il primo di stanza a Sassari, il secondo a Cagliari - comprendenti truppe quasi esclusivamente sarde, viene creata questa brigata (eccettuate le brigate alpine, l'unica brigata dell'esercito italiano a base esclusivamente regionale);
è composta al 95% da pastori e contadini, come la popolazione sarda da cui proviene; pochi i borghesi e gli studenti (interventisti all'origine), estremamente capillare la leva, da cui sono esenti «soltanto i ciechi», un fatto evidentemente legato all'assenza di operai impiegati nelle industrie essenziali.
Forte è il legame tra soldati e ufficiali, facilitato dal fatto che altrettanto scarso è nella società sarda lo scarto tra la piccola e media borghesia e contadini e pastori.
[Nella rotta di Caporetto sarà tra i pochi corpi a mantenersi compatto e a non disgregarsi.]
Il più famoso dei suoi ufficiali, E. Lussu, sarà decorato ben quattro volte al valore militare.
Quasi completamente distrutta in combattimento, sarà in seguito riorganizzata facendovi confluire i soldati sardi dagli altri fronti.
Anche così, nonostante il suo essere rapidamente divenuta il simbolo dell'eroica partecipazione alla guerra dei sardi, non radunerà solo i soldati dell'isola. Inoltre, comprenderà anche alcuni ufficiali non sardi, sia pur rapidamente "sardizzati".
La percentuale dei "sassarini" nell'insieme di tutti i caduti sardi della guerra sarà infatti soltanto di uno a sei.

24, TOSCANA, il prefetto di Arezzo, interpellato da A. Salandra, conferma appieno gli addebiti mossi a mons. Volpi elencando con dovizia di particolari tutti i casi nei quali questi ha impedito o ostacolato la propaganda nazionale in città ed aggiunge che «in una riunione di parroci Monsignore si è espresso essere la nostra guerra aggressiva ed ingiusta, e a taluni che gli hanno fatto notare da parte sua la mancanza di qualsiasi iniziativa patriottica, di qualsiasi discorso che infervori gli animi, come hanno fatto gli altri suoi colleghi vescovi, ha risposto che quelli non hanno ottenuto altro risultato che di farsi canzonare».
Il prefetto ricorda inoltre che in occasione del genetliaco del re il vescovo, nonostante le sue insistenze, ha tenuto ostentatamente chiuso il palazzo vescovile rifiutandosi di esporre la bandiera tricolore.
[Pur tuttavia, il governo non ritiene opportuno prendere provvedimenti e neppure fare istruire un'inchiesta a carico di mons. Volpi di modo che per tutto l'anno successivo si trascineranno le polemiche sulla stampa aretina e fiorentina.]

29, in una lettera indirizzata al re, il gen. Porro dà parere favorevole alla concessione della grazia a don Muzzolini, parroco di Scodovacca, arrestato in giugno, purché si proceda all'internamento del sacerdote:
«Il parroco di Scodovacca, per non avere obbedito al bando che ordinava la consegna delle armi da guerra da fuoco e da taglio venne condannato ad un anno di reclusione ordinaria della quale pena ha scontato quasi sette mesi. Il Muzzolini scusa la presenza di quelle armi perché non ebbe il tempo di rovistare i cassetti, e le circostanze cui egli accenna possono […] rendere alquanto verosimile la sua asserzione, tanto più che si tratta di una certa specie di armi che possono servire per uso domestico più che a scopo di offendere.
Ma a carico di questo sacerdote rimangono i suoi precedenti che dimostrano la sua animosità per ciò che è italiano. Il grave e odioso passo di rinunzia alla nazionalità italiana per abbracciare quella austriaca […] deve essere stato determinato da fini politici e in questo caso può avere conferma di verità la notizia raccolta dalla'Arma che il parroco abbia fatta propaganda contro gli italiani
».

Un'altra caratteristica che contraddistingue gran parte dei preti internati, quasi la metà, è l'appartenenza al gruppo etnico slavo, talvolta chiaramente indicata come motivo del provvedimento.
Esempi:
. don Antonio Gerbec, parroco di Mernico, «slavo per nascita e per sentimenti non ha mai dimostrato, neppure apparentemente, simpatia alcuna per gli italiani»;
. don Giovanni Kosir, vicario di Vedrignano, gli si rimprovera «l'atteggiamento ostile al nuovo regime, essendo egli fervente panslavista, ostilità in concreto specialmente manifestata con la subdola propaganda per diserzione della scuola istituita a Vedrignano e con l'ostentazione ad usare, nei documenti rilasciati nell'esercizio del suo Ufficio, per nomi di persone e località la grafia prettamente slava».

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Nel 1915 il clero ha un'importantissima funzione di tramite, rappresentando talora, aldilà dell'azione dei partiti e dei grandi organi di stampa, l'unico mezzo attraverso il quale larghe fette di popolazione prendono coscienza del significato e delle implicazioni della partecipazione italiana al conflitto mondiale.

VENETO, il procuratore generale di Venezia – relazione per il 3° quadrimestre 1915 segnala due sequestri di beneficio ed alcuni internamenti, tra cui quelli dei f.lli Gottardo e Andrea Scotton e di don Luigi Cerutti, notissimi esponenti dell'antica corrente intransigente e che svolgono un importante ruolo durante il periodo della Opera dei congressi.
A tutto il 1915 risultano essersi:
- aperti 10 procedimenti penali contro sacerdoti tutti conclusisi, tranne uno, con sentenza assolutoria;
- disposti 11 internamenti e 9 sequestri di beneficio (di cui 6 a carico di sacerdoti già sottoposti ad internamento) e 3 ammonimenti.
[Tali cifre sarebbero però largamente parziali, dal momento che altre fonti parlano di una quindicina di sacerdoti arrestati nel periodo mag-ago 1915.]
Senza dubbio nelle regioni a ridosso del fronte il contrasto tra le autorità politiche e militari e la Chiesa è particolarmente acuto, anche perché proprio in questa zona più forti sono le tradizioni dell'intransigenza cattolica, del clericalismo antiliberale e antimassonico, e più diffusi i convincimenti sull'inconciliabilità tra religione cattolica e stato liberale.

[Roma, "processo Doebbing": si risolve in una vera e propria débacle per il tedesco mons. Doebbing, vescovo di Nepi e Sutri.
Il Tribunale penale di Roma, infatti, – sentenza del 30.12.1915 – non solo scagiona completamente gli imputati da tutte le accuse, ma censura apertamente l'operato del vescovo.
[Da un rapporto di un ufficiale dei carabineiri risulta che il vescovo in una predica tenuta nell'agosto del 1914 aveva affermato che «una nazione […] stava scontando la colpa di avere scacciato la religione dallo Stato, togliendo financo i crocefissi dai tribunali e dalle scuole, e che un'altra nazione potente e forte aveva avuto la missione di infliggere alla prima il meritato castigo»; l'allusione, secondo l'ufficiale, era chiaramente rivolta alla Francia e alla Germania.]
L'esito del processo suscita vivaci reazioni, specie nel territorio della diocesi:
- il consigio comunale di Nepi ed una rappresentanza dei cittadini di Sutri richiedono al governo la revoca dell'exequatur e l'allontanamento del vescovo,
- il collegio dei parroci di Nepi ed il locale comitato dell' "Unione tra le done cattoliche d'Italia" prendono le difese del vescovo.
[Il magistrato, dopo essersi rivolto al prefetto e all'Arma dei carabinieri, confermerà, in un rapporto del 21 febbraio 1916, che la maggioranza della popolazione è ostile al vescovo e ne consiglierà il definitivo allontanamento dalla diocesi.
La pratica presso il ministero di Grazia e Giustizia sarà ancora in corso quando, in aprile, mons. Doebbing morirà.]

Dalla documentazione del "Segretariato generale" relativa ai sacerdoti internati risulta che a tutto il 1915 sono stati:
- 63 nel Friuli orientale,
- 39 nel Trentino,
per un totale di 102, in maggioranza preti ex austriaci.
[La cifra è certamente parziale dal momento che mancano svariati fascicoli. Gli internamenti sono stati nella massima parte operati nel 1915 subito dopo l'inizio delle ostilità; si avrà infatti notizia di soli altri due casi nel 1916 e nel 1917 per il Friuli.
I preti internati sono stati in genere inviati in Sicilia, in Sardegna e nelle isole (Ventotene, Ponza, ecc.).]

Molti processi riguardano la diffusione con vari mezzi dei manifesti approvati nelle conferenze internazionali di Zimmerwald e di Kiental (che viene anche definita "seconda conferenza di Zimmerwald.
Uno dei processi che suscita maggiori echi è quello contro l'ex critico militare de «La Stampa», Carlo Zunini (Luca Norzini) maggiore della riserva richiamato in servizio e addetto all'ufficio censura postale di Treviso accusato di avere inviato al direttore de «La Stampa»ť sen. A. Frassati e ad altri redattori del giornale «comunicazioni contenenti notizie diverse da quelle ufficialmente comunicate, destituite da ogni fondamento di verità, diffamatorie degli alti comandi dell'esercito» e condannato a due anni e mezzo di reclusione militare e 500 lire di multa.]


[Luigi Burti Liberati, Il clero italiano nella grande guerra, Editori Riuniti 1982.]

In data ? il ministro del Tesoro F.S. Nitti istituisce una polizza di assicurazione sulla vita per ogni combattente di L. 500 per i soldati e L. 1000 per ogni sottufficiale pagabile ai familiari in caso di morte in guerra; la polizza per sodlati è gratuita.

[E. Forcella - A. Monticone, Plotone di Esecuzione, I processi della prima guerra mondiale, Editori Laterza 1998.

 

 



CAMPANIA
1915

Il capo della camorra napoletana Del Giudice dichiara sciolta l'organizzazione.

Fonti:
- Fabrizio Calvi, La Vita quotidiana della Mafia dal 1950 a oggi, 1986.




OVEST
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1915
-

 


 

DOMINION OF CANADA
[Aggiunta alle altre province britanniche nel 1763, include la regione sulle due rive del fiume San Lorenzo grossolanamente delimitate da Anticosti a est e il Lago Nipissing a ovest.
Dal 7 nov 1763 la provincia (ex Canada francese) è stata divisa formalmente in tre distretti: Québec, Trois-Rivières, Montréal.
Nel 1791 la provincia è stata separata in due parti:
Basso Canada (francofoni) e Alto Canada (lealisti).
Nel 1841, con l'Act of Union sono stati nominati due primi ministri ma Canada Est e Canada Ovest continuano ad andare ognuna per la sua strada. Il sistema dura ben 25 anni (1842-67).
Nel 1867, 1° luglio, nasce ufficialmente la confederazione: Dominion of Canada.]
Governatore generale
Arthur W.P.A.
duca di Connaught e Strathearn
(1911 - 1916)
Primo ministro
Robert L. Borden
(1911 set - dic 1917)
[conservatore]

1915
prima guerra mondiale (1914-18): nel giro di un anno dallo scoppio della guerra l'industria delle munizioni funziona a pieno regime e sono state introdotte nuove tecniche che hanno portato a una modernizzazione degli impianti.
Parallelamente al successo sul piano produttivo iniziano però a diffondersi critiche sull'operato dello Shell Committee e alcuni dei suoi membri sono accusati di aver percepito profitti personali.
Per evitare lo scoppio di uno scandalo il governo canadese agisce con prontezza.

 

Novembre
lo Shell Committee viene sciolto e sostituito dall'Imperial Munition Board sotto la direzione dell'industriale di Toronto Joseph Flavelle;
[L'Imperial Munition Board diverrà una delle più importanti imprese canadesi allargando la sua attività alla costruzione di esplosivi, cannoni, navi e aerei.]


Dicembre
l'Alto Commissario canadese a Londra George Perkey (1857-1938) è costretto a protestare presso il governo inglese: i governi dei dominions hanno dei precisi doveri verso i loro popoli e chiedono di essere consultati e informati sulle operazioni militari a cui tanto contribuiscono.
Il ministro delle colonie A. Bonar Law simpatizza a parole con la posizione canadese, ma ritiene che sia impossibile aderire praticamente alla richiesta.

Già alla fine dell'anno si verifica una scarsità di manodopera. A questa situazione gli industriali fanno fronte rivolgendosi per la prima volta in modo massiccio al lavoro femminile.

Nel periodo 1900-15 gli italiani diretti in Canada sono entrati in Nord America attraverso il porto di New York e molti di loro si spostano a più riprese attraverso il confine in cerca di migliori opportunità di lavoro negli Stati Uniti o in Canada.
Il contributo dei lavoratori di origine italiana è essenziale nella costruzione delle infrastrutture del Nord America, in particolare delle ferrovie.
Proprio per questo motivo la politica immigratoria canadese, che ufficialmente incoraggia solo l'ingresso di agricoltori, permette di fatto l'entrata di mandopera di origne italiana quando questa viene ritenuta necessaria per lo sviluppo del paese.
[LA CPR (Canadian Pacific Railway) provvede direttamente, attraverso i suoi agenti, al reclutamento di lavoratori in Italia, come è avvenuto nel 1904 con l'arrivo di ca 8.000 italiani.]
In questo periodo il tipo di opportunità di lavoro che era offerto ha fatto sì che la maggior parte degli italiani che sono entrati in Canada lo abbiano fatto su base temporanea. Si tratta di coloro che sono stati definiti "target migrants", di persone cioè che erano solo in cerca di lavoro stagionale che permettesse loro un guadagno sufficiente per costruirsi poi un futuro nel loro paese d'origine.
Molti di costoro hanno attraversato più volte l'Atlantico.
[Solo dopo la I Guerra mondiale decideranno di fermarsi stabilmente in Canada.]
Questo tipo di immigrazione era all'80% maschile (tra i 16 ei 24 anni, per 3/4 provenienti dal Meridione).


QUÉBEC
Vescovo di Montréal
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1915
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La questione delle scuole dell'Ontario è qui vista come un'ulteriore offesa ai sentimenti dei francocanadesi, che sembra ancora più grave in questo momento in cui in Europa si combatte per la libertà e la democrazia.
I nazionalisti quebecchesi non esitano dunque a paragonare il Regolamento 17 al trattamento che i tedeschi infliggono alle minoranze oppresse e il deputato liberale Ernest Lapointe (1876-1941) solleva la questione in Parlamento.


 

 

ONTARIO
-
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1915
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L'agitazione contro il Regolamento 17, contestato sin dalla sua entrata in vigore, raggiunge ora il suo apice con picchetti di genitori infuriati di fronte alle scuole e manifestazioni di studenti e insegnanti nelle strade di Ottawa.

Sault Ste. Marie, viene fondata la società di mutuo soccorso "Giuseppe Verdi" la prima loggia canadese dell' "Ordine dei Figli d'Italia".
[Sarà ben presto seguita da altre che si costituiranno nel Québec e nell'Alberta.
Originariamente società di mutuo soccorso, in seguito il suo raggio d'azione tenderà ad allargarsi.
I suoi dirigenti perseguono infatti un disegno politico generale volto a unificare le varie componenti della comunità immigrata e a difenderla contro la discriminazione e il pregiudizio. In questo senso l'Ordine intende anche ad agire come gruppo di pressione per combattere le restrizioni contro gli italiani nella politica immigratoria.]


NEW BRUNSWICK
-
-

1915
-

NOVA SCOTIA
-
-

1915
-

MANITOBA [dal 1870]
-
-

1915
Il nuovo governo liberale del Manitoba, guidato da Tobias C. Norris (1861-1936) attua un programma di vaste riforme in campo sindacale introducendo leggi sui minimi salariali e la contrattazione collettiva.


NORTHWEST (territori) [dal 1870]
-
-

1915
-


BRITISH COLUMBIA [dal 1858]
[nel 1866 ha incorporato l'Isola di Vancouver e dal 1871 fa parte della confederazione.]
Primo ministro della provincia
-

1915
-

 

ISOLA DEL PRINCIPE EDOARDO
[Dal 1873 fa parte della confederazione.]
Primo ministro della provincia
-

1915
-

 

TERRITORIO DELLO YUKON [creato nel 1898]
   
1915
-
ALBERTA [creata nel 1905]
   
1915
-
SASKATCHEWAN [creata nel 1905]
   
1915
-

 

TERRANOVA
Primo Ministro
Edward P. Morris
barone Morris
(1909 - 1917)

1915
-

 


UNIONE degli STATI UNITI d'AMERICA
Presidente degli Stati Uniti
Th.W. Wilson [28°]
(1913 4 mar - 4 mar 1921)
[Pd]
Vicepresidente
-
Segretario di Stato
[Ministro degli Esteri]
William Jennings Bryan
(? - 1915)
 
Ministro del Tesoro
-
Ministro della Guerra
-
Presidente della Corte Suprema
E.D. White Jr
(1910 19 dic - 19 mag 1921)

1915
Gennaio
-

Febbraio
Berlino annuncia che tutte le navi mercantili nemiche che siano entrate in una zona di guerra prefissata attorno alle isole britanniche saranno affondate senza preavviso.
La dichiarazione afferma anche che, dato che i mercantili alleati cercano talvolta di mascherare la loro origine battendo bandiera neutrale, le navi mercantili dovranno evitare la zona di guerra per non essere affondate per errore.
Di conseguenza gli Stati Uniti, benché non abbiano protestato quando l'Inghilterra ha dichiarato il mare del Nord zona militare, fa pervenire immediatamente al governo di Berlino un severo monito.

Marzo
solo dopo una lunga esitazione il presidente firma il La Follette Seamen's Act che ritiene in contrasto con un recente accordo internazioonale sulla sicurezza in mare.
Promossa da Andrew Furuseth, della International Seamen's Union, questa legge:
- impone un regime di sicurezza più rigoroso ai mercantili americani,
- aumenta il salario dei marinai,
- non considera più un crimine la diserzione.

Alla fine del mese un marinaio americano annega nell'affondamento del piroscafo inglese Falaha; il presidente Th.W. Wilson evita di reagire con durezza.

Maggio
ai primi del mese la petroliera americana Gulflight viene silurata ma non cola a picco;
7, mentre è in rotta da New York a Liverpool, il Lusitania, gigantesco transatlantico della Cunard, viene silurato al largo della costa meridionale irlandese; affonda in meno di 20 minuti, causando la morte di 1198 persone, 128 delle quali sono americane;
la notizia del disatro suscita in America un'esplosione di collera e di indignazione;
il presidente, deciso a sostenere il diritto dei cittadini americani a solcare i mari, trasmette a Berlino una nota di protesta formulata in termini molto duri in cui si chiede la sconfessione dell'affondamento e il risarcimento dei danni;
i tedeschi sostengono che l'affondamento è stato un atto di "legittima difesa" perché il Lusitania era dotato di armi offensive e per di più trasportava un ingente quantitaivo di munizioni per fucili quando era stato attaccato;
ritenendo che tali considerazioni non giustifichino la strage indiscriminata di uomini, donne e bambini, Th.W. Wilson decide di inviare a Berlino una seconda nota di protesta in toni ancora più minacciosi.
Questo è decisamente troppo per il ministro degli esteri William Jennings Bryan, il quale preferirebbe che il governo proibisse ai cittadini americani di viaggiare nella zona di guerra su navi che trasportano munizioni e che alle note di protesta indirizzate alla Germania venisse associata una rimostranza vibrata anche nei confronti del blocco alleato.
Quando Th.W. Wilson respinge il suo consiglio, William Jennings Bryan rassegna le dimissioni.

[Ogni avvenimento che possa servire in qualche modo a dipingere i tedeschi come barbari moderni – la distruzione di Lovanio, per esempio, e l'esecuzione di Edith Cavell – viene intelligentemente sfruttato.
Il più astuto stratagemma inglese, e forse quello maggiormente privo di scupoli, è la pubblicazione del "rapporto Bryce", un elenco ripugnante ma non del tutto autentico di presunte atrocità tedesche in Belgio.
Con la copertura del nome di James Bryce, storico famoso ed ex ambasciatore a Washington, personaggio popolare e rispettato negli Stati Uniti, il rapporto viene pubblicato in pochi giorni nel maggio 1915 in modo da trar profitto dall'intensa emozione suscitata dall'affondamento del Lusitania.]

Lo stesso mese Th.W. Wilson ordina di riprendere in esame l'insieme delle necessità difensive degli Stati Uniti.

Agosto
19
, mentre sono ancora in corso scambi di note diplomatiche con Berlino riguardo al Lusitania, un sommergibile tedesco affonda un altro piroscafo inglese, il transatlantico Arabic della White Star: nel naufragio periscono 44 passeggeri, compresi due americani.
L'opinione pubblica statunitense è nuovamente scossa e il governo considera seriamente la possibilità di rompere le relazioni diplomatiche con la Germania.
La situazione diventa ancora più tesa in seguito alle drammatiche rivelazioni sull'azione di spionaggio e sabotaggio tedesco negli Stati Uniti e sui tentativi dell'ambasciatore austro-ungarico di provocare scioperi nelle fabbriche americane di munizioni.
La rottura è comunque evitata per iniziativa dell'ambasciatore tedesco a Washington, conte Bernstorff: egli esprime il suo rammarico per l'affondamento dell'Arabic e, benché non autorizzato a farlo, rivela che i comandanti dei sommergibili hanno ricevuto l'ordine di non attaccare in futuro navi passeggeri a meno che cerchino di fuggire od oppongano resistenza.
Il governo tedesco sottoscrive successivamente le assicurazioni dell'ambasciatore.

Settembre
il bando sui prestiti agli Alleati viene revocato perché l' "amministrazione Wilson" teme pesanti conseguenze per l'economia americana se il lucroso commercio bellico venisse a mancare;
la banca newyorkese J.P. Morgan and Company lancia un'emissione di titoli anglo-francesi per 500 Mni di dollari;
[Al momento in cui gli Stati Uniti entreranno in guerra (1917) i banchieri americani avranno anticipato altri 1800 Mni di dollari per il finanziamento delle commesse belliche.]

Gli Stati Uniti diventano così sempre più legati alla causa alleata.
La Germania protesta che la vendita di materiale bellico agli Alleati è contraria alla neutralità e richiede l'embargo. Ma gli Stati Uniti replicano che il diritto internazionale permette tale commercio. Proibirlo perché gli Alleati sono i soli belligeranti in grado di trasportare le merci acquistate sarebbe di per sé contrario alla neutralità.
Se la situazione è a svantaggio della Germania, ciò non dipende da favoritismi americani – gli Stati Uniti in via teorica sono disposti a vendere armi alla Germania – ma dal dominio inglese dei mari.



Novembre
19
, Joe Hill, poeta e cantore delle lotte operaie, viene fucilato nel carcere di Salt Lake City (Utah), condannato per un omicidio non commesso. Militante del sindacato rivoluzionario I.W.W., di forti connotazioni libertarie, lavoratore stagionale o rivoluzionario senza lavoro, Joe Hil č uno degli eroi leggendari del movimento operaio americano.
Lo stesso mese Th.W. Wilson presenta al Congresso un suo programma, in verità alquanto modesto, per l'addestramento e l'ammodernamento delle forze armate.

Viene aperto al traffico il canale di República de Panamá, costruito con capitale e imprese statunitensi;

Sviluppo della rete ferroviaria
negli Stati Uniti d'America
Anni
miglia
1870
59.922
1880
93.261
1890
167.191
1900
198.964
1915
253.811
[Fonti: Edward C. Kirkland, A History of American Economic Life, New York 1951, 1ª ed. 1932]

Quando ad Haiti scoppia una rivoluzione sanguinosa, Th.W. Wilson spedisce i marines a riprendere il controllo della situazione.

Dal 1896 ad oggi – tutti gli stati del Sud hanno adottato estensivamente le "primarie democratiche", l'unica consultazione elettorale davvero significativa dal momento che nel Sud esiste in pratica solo questo partito, e da esse sono stati esclusi gli elettori di colore.

Lo stesso anno la NAACP ottiene un successo di grande rilievo quando la Corte Suprema dichiara incostituzionale la ""clausola del nonno"" in OKLAHOMA e nel MARYLAND.

Lo stesso anno, a Salt Lake City, Joe Hill, il bardo dei "Wobblies" – i membri dell' l'IWW (Industrial Workers of the World) – viene giustiziato per omicidio dando così il loro martire.

"Bureau of Investigation":
-



 

 

 


 


 

 

[Maldwyn A. Jones, Storia degli Stati Uniti, Bompiani 1984.]

 




[01] DELAWARE [dal 7 dicembre 1787] - cap. Dover
[Primo stato a ratificare la Costituzione degli Stati Uniti d'America.
Non esistono collegamenti fra chiesa e stato e una grande libertà religiosa si è affermata sin dall'inizio.]
Governatore
-

1915
Gennaio

-

 

[02] PENNSYLVANIA [dal 12 dicembre 1787] - cap. Harrisburg
[Non esistono collegamenti fra chiesa e stato e una grande libertà religiosa si è affermata sin dall'inizio.]
Governatore
-

1915
Gennaio

-

 

[03] NEW JERSEY [dal 18 dicembre 1787] - cap. Trenton
[Non esistono collegamenti fra chiesa e stato e una grande libertà religiosa si è affermata sin dall'inizio.]
Governatore
-

1915
Gennaio

-

 

[04] - [04] GEORGIA [dal 2 gennaio 1788] - cap. Atlanta
[Già ammesso nell'Unione nel 1780 ma ratificato solo il 2 gennaio 1788.
Riammesso al Congresso il 30 marzo 1870.]
Governatore
-
-

1915
Gennaio

-

Ku Klux Klan
corruzione delle parole
Kyklos (greco=cerchio) e clan (inglese)

«segue da 1871»
Atlanta, viene ora rifondato dal pastore metodista William J. Simmons, viaggiatore di commercio e assicuratore, sotto l'influsso dell'epico film La nascita di una nazione di D.W Griffith, che esalta il precedente Ku Klux Klan; ma la nuova organizzazione, di respiro nazionale, si pone obiettivi più ampi della precedente;
oltre che sull'odio razziale piů feroce contro i neri, la nuova organizzazione si basa sul nazionalismo reazionario, sul cristianesimo ma sull'anticattolicesimo e sull'antisemitismo;
pratica su larga scala metodi terroristici, assicurandosi un vasto seguito di massa (4 milioni di aderenti);
L'adesione è aperta soltanto "ai cittadini americani bianchi, nati nel paese" che credono "nei capisaldi della religione cristiana" e che non devono "obbedienza alcuna… a governi o a istituzioni straniere, sia religiose che politiche".
[Con l'andare del tempo l'ostilità sarà diretta non tanto contro i negri quanto contro le altre minoranze (cattolici, ebrei e stranieri) che, attraverso il bere, il ballo e le gonne corte, stanno, a quanto pare, minando i valori americani.]
«segue 1920»




[05] CONNECTICUT [dal 4 gennaio 1788] - cap. Hartford
Governatore
-

1915
Gennaio

-

[06] MASSACHUSETTS [dal 6 febbraio 1788] - cap. Boston
Governatore
-

1915
Gennaio

-



[07] MARYLAND [dal 28 aprile 1788] - cap. Annapolis
Governatore
-

1915
Gennaio

-

 

 

 






[08] - [01] SOUTH CAROLINA [dal 23 maggio 1788] - cap. Columbia
Governatore
-
-

1915
Gennaio

-


[09] NEW HAMPSHIRE [dal21 giugno 1788] - cap. Concord
Governatore
-

1915
Gennaio

-

 





[10] - [08] VIRGINIA [dal 26 giugno 1788]- cap. Richmond
[Riammesso al Congresso il 30 marzo 1870]
Governatore
-
-

1915
Gennaio

-

 





[11] NEW YORK [dal 26 luglio 1788] - cap. Albany
[L'anglicanesimo è la religione di stato in quattro contee.]
Governatore
-

1915
Gennaio

-

 

[12] - [09] NORTH CAROLINA [dal 21 novembre 1789] - cap. Raleigh
[Tratto di terre immediatamente a sud della Virginia, attorno allo stretto di Albemarle.]
Governatore
-
-

1915
Gennaio

-

[13] RHODE ISLAND [dal 29 maggio 1790] - cap. Providence
Governatore
-

1915
Gennaio

-


[14] VERMONT [dal 4 marzo 1791] - cap. Montpelier
Governatore
-

1915
Gennaio

-


[15] KENTUCKY [dal 1° giugno 1792] - cap. Frankfort
Governatore
-
-

1915
Gennaio

-



[16] - [10] TENNESSEE [dal 1° giugno 1796] - cap. Nashville
[Riammesso all'Unione dall'aprile 1866.]
Governatore
-
-

1915
Gennaio

-

 


[17] OHIO [dal 1° marzo 1803] - cap. Columbus
Governatore
-
-

1915
Gennaio

-

[18] - [05] LOUISIANA [dal 30 aprile 1812] - cap. Baton Rouge
- 1819, Trattato Adams-Onís: stabilisce il confine con il MESSICO spagnolo: va dal fiume Sabine, nel TEXAS orientale, fino al 42° parallelo (futuro confine settentrionale della CALIFORNIA) e da quel punto, verso ovest, fino al Pacifico.
Governatore
-
-

1915
Gennaio

-

 


[19] INDIANA [dal 11 dicembre 1816] - cap. Indianapolis
Governatore
-
-

1915
Gennaio

-

[20] - [06] MISSISSIPPI [dal 10 dicembre 1817] cap. Jackson
[Riammesso al Congresso il 30 marzo 1870]
Governatore
-
-

1915
Gennaio

-


[21] ILLINOIS [dal 3 dicembre 1818] - cap. Springfield
-
Governatore
-
-

1915
Gennaio

-



[22] ALABAMA [dal 14 dicembre 1819] - cap. Montgomery
[Dal 18 ottobre 1867 sotto la sovranità degli Stati Uniti.]
Governatore
-

1915
Gennaio

-

 

 




[23] MAINE [dal 15 marzo 1820] - cap. Augusta
-
Governatore
-
-

1915
Gennaio

-

[24] MISSOURI [dal 10 agosto 1821] - cap. Jefferson City
Governatore
-
-

1915
Gennaio

-

[25] - [11] ARKANSAS [dal 15 giugno 1836] - cap. Little Rock
Governatore
-
-

1915
Gennaio

-

 


[26] MICHIGAN [dal 26 gennaio 1837] - cap. Lansing
Governatore
-
-

1915
Gennaio

-


[27] - [03] FLORIDA [dal 3 marzo 1845] - cap. Tallahassee
Tra il 1810 al 1813 gli Stati Uniti hanno inglobato la maggior parte della Florida occidentale, la scia costiera che corre da New Orleans a Mobile, ma una buona parte della colonia, unitamente a tutta la Florida orientale, cioè la penisola, resta ancora sotto il dominio spagnolo.
Nel 1819, con il Trattato Adams-Onís è stata completamente ceduta agli Stati Uniti dalla Spagna.
Nel 1868 è rientrata a far parte dell'Unione.]
Governatore
-
-

1915
Gennaio

-


[28] - [07] TEXAS [dal 29 dicembre 1845] - cap. Austin
Governatore
-
-

1915
Gennaio

-


[29] IOWA [dal 28 dicembre 1846] - cap. Des Moines
Governatore
-
-

1915
Gennaio

-

[30] WISCONSIN [dal 29 maggio 1848] - cap. Madison
Governatore
-
-

1915
Gennaio

-

[31] CALIFORNIA [dal 9 settembre 1850] - cap. Sacramento
Governatore
-

1915
Gennaio

-

 

 


[32] MINNESOTA [dall'11 maggio 1858] cap. Saint Paul
Governatore
-
-

1915
Gennaio

-

 

 


[33] OREGON [dal 14 febbraio 1859] - cap. Salem
- 1845, alla fine dell'anno i 5000 coloni americani dell'Oregon organizzano un governo provvisorio e chiedono la fine del regime di occupazione comune e l'esclusiva giurisdizione americana.
- 1848, diventa territorio autonomo.
Governatore
-
-

1915
Gennaio

-

[34] KANSAS [dal 28 gennaio 1861] - cap. Topeka
Governatore
-
-

1915
Gennaio
-

 

 


[35] WEST VIRGINIA [dal 19 giugno 1863] - cap. Charleston
Governatore
-
-

1915
Gennaio

-

 

 


[36] NEVADA [dal 31 ottobre 1864] - cap. Carson City
[Il 2 marzo 1861 il suo territorio era stato separato da quello dell'UTAH.]
Governatore
-

1915
Gennaio

-

 


[37] NEBRASKA [dal 1° marzo 1867] - cap. Lincoln
Governatore
-
-

1915
Gennaio

-

[38] COLORADO [dal 1° agosto 1876] - cap. Denver
[Territorio autonomo dal 28 febbraio 1861.]
Governatore
-

1915
Gennaio

-

 


[39] NORTH DAKOTA [dal 2 novembre 1889] - cap. Bismarck
Governatore
-
-

1915
Gennaio

-

[40] SOUTH DAKOTA [dal 2 novembre 1889] - cap. Pierre
Governatore
-
-

1915
Gennaio

-

[41] MONTANA [dall'8 novembre 1889] - cap. Helena
[cap.li: fino al 1865 Bannack, fino al 1875 Virginia City.]
Governatore
-
-

1915
Gennaio

-

[42] WASHINGTON [dall'11 novembre 1889] - cap. Olympia
Governatore
-
-

1915
Gennaio

-

[43] IDAHO [dal 3 luglio 1890] - cap. Boise
[Territorio autonomo dal 24 marzo 1863 con cap. Boise.
Inizialmente, fino al 7 dicembre 1864, la capitale era Lexinton.]
Governatore
-
-

1915
Gennaio

-

[44] WYOMING [dal 10 luglio 1890] - cap. Cheyenne
Governatore
-
-

1915
Gennaio

-

[45] UTAH [dal 4 gennaio 1896] - cap. Salt Lake City
[Territoro annesso nel 1850.
Dal 2 marzo 1861 si è staccato il Territorio del NEVADA.]
Governatore
-
-

1915
Gennaio
-

 


[-] Territorio delle HAWAII [dal 7 luglio 1898] - cap. Honolulu
 
Governatore
-
-

1915
Gennaio
-

 


[46] OKLAHOMA [dal 16 novembre 1907] - cap. Oklahoma City
[Territorio autonomo dal 2 maggio 1890.
Con l'annessione di questo nuovo stato gli indiani sono stati espropriati del loro territorio di riserva "permanente". ]
Governatore
-
-

1915
Gennaio
-


[47] NEW MEXICO [dal 6 gennaio 1912] - cap. Santa Fe
[Territorio autonomo dal 1846.]
Governatore
-
-

1915
Gennaio
-

 


[-] Territorio dell'ALASKA [dal 1912] - cap. Juneau
[1867, 9 aprile, il senato ratifica l'atto d'acquisto del territorio dalla Russia per 7,2 Mni di dollari;
18 ottobre [Alaska day], avviene il passaggio di sovranità;
1884, diviene un distretto dell'Oregon;
1898, viene scoperto l'oro: questo fatto provoca una vera e propria invasione di cercatori d'oro; altro oro viene poi scoperto nel vicino Klondike, territorio canadese, e l'Alaska è utilizzata come base di partenza per i cercatori.]
Governatore
-
-

1915
Gennaio
-

 


[48] ARIZONA [dal 14 febbraio 1912] - cap. Phoenix
[Territorio autonomo dal 1863, ma fino al 1886 non ci fu pace con gli Indiani.]
Governatore
-
-

1915
Gennaio
-


a




1915
GRANDI ANTILLE
- Presidente della repubblica
?
(?-?)
[nella costituzione è inserito l' "emendamento Platt" che dà diritto agli Stati Uniti di intervenire negli affari interni del paese e di installarvi proprie basi per usi militari e commerciali: dal 1903 esiste la base militare di Guantánamo]
1915
sotto l'impulso dei capitali nordamericani la capacità produttiva dell'economia cubana si accresce notevolmente, ma lo sviluppo monocolturale della canna da zucchero e del tabacco modifica di poco il basso tenore di vita della popolazione contadina e scoraggia ogni iniziativa in altri settori; di conseguenza l'espansione del capitalismo riduce per l'isola la possibilità di sostenere la schiacciante concorrenza dei colossi economici statunitensi e le rende difficile sottrarsi in qualche maniera al loro controllo finanziario e alla loro preponderanza commerciale, mentre ad ogni livello della vita pubblica si diffonde la corruzione, favorita dall'eccezionale periodo di prosperità (la cosiddetta "danza dei milioni") che accompagna la prima guerra mondiale;
Haiti
-
?
(?-?)
1915
-
- Presidente della repubblica
?
(?-?)
1915
come conseguenza della bancarotta del bilancio statale, dal 1907 l'apparato finanziario del paese è passato sotto controllo americano;
- Governatore
?
(?-?)
[colonia britannica dal 1866]
1915
-



1915
Estados Unidos Mexicanos
(Stati Uniti del Messico)
[repubblica federale]
- Capo del governo provvisorio
V. Carranza
(1914 ago - mar 1917)
- Ministro della guerra
A. Obregón
(1914 ago - mar 1917)

1915
č guerra civile: F. [Pancho] Villa ed E. Zapata tengono per un breve periodo Cittŕ del Messico, ma presto le forze controrivoluzionarie prendono respiro;


1915
- Capo del governo
-
(formalmente indipendente dal 1847)

1915
-



1915
Honduras
-
?
(? - ?)
1915
totale dipendenza dagli Stati Uniti, interessati a mantenere sotto proprio controllo le ricche piantagioni di banane, unica risorsa economica del paese;
continuano (dal 1911 al 1933) gli interventi delle truppe americane per salvaguardare gli interessi yankee;

1915
- Presidente della repubblica
?
(1903 - ?)
1915
guerra con il Guatemala;
la conclusione di questo conflitto che vede intervenire gli Stati Uniti, con ruolo di mediazione, segna l'ingresso del paese nell'area di influenza della grande potenza americana;
da questo momento si succederanno governi militari: rari, e in genere effimeri, i governi regolarmente eletti;

1915
- Presidente
?
(? - ?)
1915
[rimane in vigore il trattato Bryan-Chamorro con gli Stati Uniti]

1915
- Presidente della repubblica
?
(? - ?)
1915
-

1915
República de Panamá
(indipendente dal 1903)
- Presidente della repubblica
?
(1903 - ?)
1915
-





1915
- Presidente  
1915
perdurano le controversie con gli Stati Uniti;

1915

- Presidente della repubblica

J.V. Gómez
(1908 - 1935)
[dal 1903 fino al 1938 decine di migliaia di oppositori vengono incarcerati o esiliati.]

1915
prima guerra mondiale (1915-18): neutrale;



1915
República del Ecuador

- Presidente della repubblica

?
(?-?)

1915
si alternano dittature conservatrici (J.J. Flores, G. García Moreno) e di dittature liberali (V. Rocafuerte, E. Alfaro) e da crescenti ingerenze dell'esercito, formato all'origine da elementi venezuelani;



1915

- Presidente della repubblica

Pierola
(1895 - 1919)
[del partito "democratico" ("rivoluzione democratica")]
(Repubblica indipendente dal 1827)
1915
-


1915

- Presidente della repubblica

?
(?-?)

1915
privata di ogni sbocco al mare dopo la guerra del Pacifico, si fa sempre più accentuata la dipendenza economico-politica dall'Inghilterra e poi dagli Stati Uniti, principali importatori di stagno.


1915

- Presidente della repubblica

?
(1891 - ?)

1915
fine della repubblica presidenziale e restaurazione del predomino oligarchico (1891-1925);
opera dal 1912 il Partido obrero proletario (poi comunista) di E. Recabarren;


1915
dal 1816 divise nelle tre colonie:
Guyana Britannica

- Governatore

?
(? - ?)
1901
-
Suriname (olandese)

- Governatore

?
(? - ?)
1901
-
Guyane Française
[già sede di una colonia penitenziaria e poi, dal 1852,
di un bagno penale (fino al 1945)]

- Governatore

?
(? - ?)
1901
-


1915

- Presidente della repubblica

?
(? - ?)

1915
-



1915

- Presidente della repubblica

gen. B. Ferreira
(1904 - ?)
[partito degli azules]

1915
-



1915

- Presidente della repubblica

?
(? - ?)

1915
è il primo paese latino-americano a sancire il suffragio universale;
[Ma da ora saranno più gli anni di governo militare o illegittimo che quelli di reale democrazia!]

 




1915
- Presidente della repubblica
J. Battle y Ordoñez
(1911 - 1915) II
[partito colorado]
1915
Montevideo, il presidente si è dimostrato uno dei più prestigiosi esponenti del radicalismo latino-americano contemporaneo, alla cui opera si devono la trasformazione del paese in stato moderno: legislazione sociale, decentramento federale, potere esecutivo collegiale, separazione della chiesa dallo stato, istruzione elementare pubblica, obbligatoria e gratuita, divorzio, ecc.;
il suo riformismo e quello dei suoi epigoni è destinato a fare del paese, per mezzo secolo, un modello di democrazia per l'intero continente (la "Svizzera dell'America latina"); tutto ciò reso possibile dalla prosperità economica dei primi due decenni del secolo e soprattutto dalla prima guerra mondiale;





1915
CINA
(Repubblica dal 1911)

presidente

Yüan Shih-k'ai
(1912 - ?)

1915
Nanchino,

a

1915
DAE HAN
(Corea)

1915
lo stato coreano ha cessato di esistere come entità autonoma nel 1910 essendo stato annesso dal Giappone;
la dominazione di Tokyo è improntata a uno spietato regime poliziesco;

a





1915
(periodo Taisho: 1912-26)
Giappone



Yoshihito

(? - 1926)
1912-26, imperatore del Giappone;

1915
I Guerra Mondiale (1914-18): dopo aver dichiarato guerra alla Germania, mentre le potenze occidentali sono coinvolte nella guerra in Europa, il governo giapponese impone alla Cina "Ventun richieste" che pretendono altre concessioni e anche particolari privilegi per le attività giapponesi in Cina. Questo atteggiamento aggrava ovviamente il risentimento antigiapponese dei cinesi e l'antagonismo con le potenze occidentali.

Kuomintang
KMT
(Partito nazionale del popolo)

1915
Tokyo, dal 1905 opera la T'ung Meng Hui (Lega dei rivoluzionari) ispirata ai "tre principi del popolo" formulati da Sun Yat-sen:
- indipendenza nazionale
- democrazia parlamentare
- socialismo agrario;

a





1914
(periodo Taisho: 1912-26)
Giappone



Yoshihito

(? - 1926)
1912-26, imperatore del Giappone;

1914
la prima guerra mondiale fonrisce all'imperialismo giapponese una possibilità di sviluppo. Sulla base dell'alleanza anglo-giapponese, il Giappone dichiara guerra alla Germania e con pochi sacrifici ottiene tutti i territori e le concessioni che i tedeschi avevano in Estremo Oriente.

Kuomintang
KMT
(Partito nazionale del popolo)

1915
Tokyo, dal 1905 opera la T'ung Meng Hui (Lega dei rivoluzionari) ispirata ai "tre principi del popolo" formulati da Sun Yat-sen:
- indipendenza nazionale
- democrazia parlamentare
- socialismo agrario;

a





1915
[colonia spagnola dal 1900, con capitale Villa Cisneros già protettorato dal 1884.]
-
-
1915
-


1915
Marocco
[dal 1912 è un protettorato della Francia che ha riconosciuto alla Spagna una zona di sua spettanza (Rif, Ifni, Tarfaya) e lasciato sul trono l'ex sultano Mulay 'Abd al-Hafiz]
1915
-

1915
Algeria
[dal 1848 parte integrante del territorio nazionale francese, organizzata in tre dipartimenti d'oltremare;
dal 1880 continua la colonizzazione francese attraverso una forte immigrazione dalla Francia e una sistematico esproprio delle terre appartenenti ai proprietari musulmani; i costanti tentativi di assimilare gli arabi-berberi alla cultura francese finiranno col risveglio nazionale algerino.]
-
?
(?-?)
1915
-

1915
Tunisia
[con il trattato del Bardo del 1881, perfezionato nel 1883 con il trattato della Marsa, la Francia è riuscita a imporvi il suo protettorato.
Il bey conserva formalmente le sue prerogative.]
- Bey  
1915
-


1915
LIBIA
[nome romano riesumato durante il conflitto per indicare le due regioni della Tripolitania e della Cirenaica]
- dal 1913 l'Italia esercita la sua sovranità sulla Libia -

TRIPOLITANIA
(1912-34)
Governatore
ten.gen. Druetti
(nov - gen 1915)
gen. Giulio Cesare Tassoni
(gen - lug)
gen. Giovanni Ameglio
(lug - ago 1918)
1915
Gennaio
a questo punto il ten.gen. Druetti (che si è portato dietro il col. Grazioli che però non viene fatto entrare) viene chiamato a rapporto a Roma e ricevuto da un consesso formato dal presidente A. Salandra, dal ministro delle Colonie F. Martini, dal ministro delle Finanze, e dal capo di S.M. Esercito L. Cadorna; quest'ultimo, quando vengono accettate le dimissioni del ten.gen. Druetti, brontola andandosene: «Vi siete fatti spaventare da quattro ribelli!».
Viene nominato governatore il gen. Giulio Cesare Tassoni (discendente del poeta Alessandro), candidato di L. Cadorna e già sottosegretario alla Guerra. Appena nominato, comincia col disfarsi di tutto il personale esistente: nomina capo dell'ufficio politico militare il col. Chiossi (Alpini) - conosciuto in Cirenaica e che non sa nulla della Tripolitania;
Febbraio
15
ca, il gen. Giulio Cesare Tassoni emana subito una circolare alle truppe annullando le prescrizioni date dal gen. Cigliana e dal ten.gen. Druetti con la parola d'ordine: resistere e prendere l'offensiva in tutte le direzioni. Giunge al suo seguito anche il col. Miani che prepara a Misurata, con piena libertà di azione, le sue truppe e le sue bande per riconquistare il Fezzan;
anche a Mizda viene raccolto un gruppo per prendere l'offensiva verso la Ghibla (anche se con truppe scarse, seppur rinforzate da bande locali);
Aprile
7
, il gruppo di Mizda, spintosi verso il sud, viene circondato e battuto all'Uàdi Marsìt;
29, la colonna del col. Miani viene battuta dagli Ulad Slemàn a Gasr bu-Hadi a sud di Sirte; le bande - ma non i regolari libici - passano al nemico; gravi sono le perdite in armi, artiglierie ed equipaggiamenti; lo stesso col. Miani rimane ferito, ma questa volta a nulla servono i suoi scongiuri al gen. Giulio Cesare Tassoni perchè ritiri tutti i presidi avanzati e in particolare Beni Ulid; il neo governatore risponde al colonnello che lo scacco sofferto gli ha tolto la chiara visione delle cose e mantiene i presidi.
Le conseguenze delle due sconfitte sono catastrofiche poiché, come ha facilmente previsto il col. Miani, gli armati delle bande - appartenenti a tutte le cabile dell'est - uniti agli elementi già ribelli, portano la rivolta nei loro paesi. Tarhuna e Beni Ulid vengono assediate e attaccate: l'Altopiano sorge in fiamme.
Il gen. Giulio Cesare Tassoni chiede urgentemente rinforzi (che all'inizio aveva rifiutato)… e li attende con impazienza; i rinforzi arrivano, anche in gran quantità, ma vengono impiegati e logorati a spizzico per cui servono soltanto ad alimentare nuovi insuccessi;
Maggio
16, mentre il presidio di Tarhuna è assediato, arriva una colonna di rinforzo al comando del ten.col. Billia ma pure altri tentativi di liberare il presidio falliscono;
23
, Misurata, una colonna di soccorso inviata a Tauorga, che è bloccata, deve ritirarsi dopo essere stata sconfitta mentre il presidio si salva gettandosi di notte lungo la costa;
Giugno
18
, il presidio di Tarhuna, rimasto senza viveri, con civili, donne e bambini lascia il posto dirigendosi verso Tripoli per giungere a Ain Zara: circondato da forze superiori viene massacrato; pochi superstiti giungono ai reticolati di Tagiura;
in questo modo il presidio di Beni Ulid rimane ancora più isolato e nessuna forza umana può soccorrerlo; costituito da ascari libici, dopo valida resistenza si arrende e in gran parte viene massacrato; il comandante magg. Brighenti si suicida.
Sull'Altopiano le sorti precipitano.
Si riesce a ritirare il presidio di Mizda ma i presidi secondari vengono o catturati od obbligati a ripiegare con perdite su presidi maggiori.
Luglio
5
, dopo una sfuriata presa dal ministro delle Colonie F. Martini, il governatore si scoraggia e invia un telegramma ai presidi del Gebel ordinando il ripiegamento generale alla costa e aggiungendo: «un'ora di ritardo potrebbe essere fatale»:
- il presidio di Nalùt cerca di passare in Tunisia ma, attaccato, subisce gravi perdite e solo una parte può giungere in territorio francese;
- il nuovo presidio di Gadàmes, insieme a quello di Gat, qui giunto dopo una lunghissima marcia, passa in Tunisia;
- il presidio di Giosc ripiega disperdendosi su Zuara;
- il presidio di Fassato ripiega in confusione e con perdite su Zàuia;
- il presidio di Jèfren, abbandonando quasi tutto il materiale mobile, si ritira pure su Zàuia;
- il presidio di Gariàn, soltanto questo, ripiega metodicamente e con calma su el-Azizìa e Tripoli dove giunge intatto e senza molestie.
Il ministro delle Colonie F. Martini, cercando di allontanare da sé le responsabilità del disastro (che sono invece da attribuirgli), scrive al gen. Giulio Cesare Tassoni rimproverandogli di aver preso con sé il col. Miani (incoraggiato invece da lui stesso in lunghi colloqui avuti personalmente e poi messo a disposizione del governatore come esponente della "energica ripresa"). Scrive poi al ministero della Guerra proponendo al gen. L. Cadorna di mettere sotto processo il governatore della Tripolitania. Il ministro della Guerra (che pure ha delle responsabilità) rifiuta di prestarsi al gioco.
Dovendo comunque effettuare delle sostituzioni, il gen. L. Cadorna fa appello al governatore della Cirenaica gen. Giovanni Ameglio (siciliano ma di origine ligure) perché accetti anche il governatorato di Tripoli; questi accetta e arriva a Tripoli con il capo del suo ufficio politico col. di S.M. Giuseppe Vaccari [veneto, rimpatriato poco dopo per assumere il suo posto al fronte, e sostituito dal ten.col. Mario Sani espertissimo conoscitore della politica libica]; porta con sé anche il comandante delle truppe, gen. Latini [si distinguerà più tardi come comandante del 2V Divisione nella battaglia del Piave].
Come primo atto il gen. Giovanni Ameglio ordina lo sgombero delle guarnigioni di Zuara e di Misurata riducendo così le forze italiane nei campi trincerati di Tripoli-Tagiura e di Homs.
[L'ex governatore gen. Giulio Cesare Tassoni, dopo aver in quattro mesi perso due battaglie e una decina di combattimenti, dopo aver perduto tutta la Colonia, 30.000 fucili, 30 cannoni e un materiale di miliardi, se ne va tranquillamente al fronte a comandare sotto l'egida del gen. L. Cadorna un Corpo d'Armata e poi un'Armata.]

frattanto nella Tripolitania orientale i Senussi cercano di imporre la loro supremazia, ma inutilmente; vengono anzi cacciati dal paese e si raccolgono in Cirenaica e in parte del Fezzan; la Turchia interviene;
il vecchio senatore Sleman el-Barani, sbarcato da un sommergibile a Misurata unitamente a ufficiali e funzionari turchi e tedeschi, munito di un decreto del sultano che lo nomina governatore, riesce ad organizzare l'amministrazione della Tripolitania settentrionale e a stabilire comunicazioni con la Turchia con la base a Misurata;

CIRENAICA
Governatore
gen. Giovanni Ameglio
(1913 ott - ago 1918)
1915
all'inizio dell'anno il governatore, senza ascoltare recriminazioni e lamentazioni da parte degli uffici, sgombra i presidi avanzati e in seguito i meno avanzati, restringendo volontariamente tutta l'occupazione italiana alle posizioni di Bengasi, Derna, Tòbruch e Cirene, tutte postazioni che vengono robustamente fortificate;
ciò ringalluzzisce i senussi che, sotto istigazione di Nury bey (fratello di Enver-bey, giunto con un sommergibile in Cirenaica recando ufficiali, armi e denaro) intendono attaccare addirittura gli inglesi (del cui aiuto, anche se sottobanco, hanno finora goduto) in Egitto;
neanche gli italiani hanno mai pensato ad un'azione militare al confine orientale;
[In Egitto, dove intendono stabilire il protettorato britannico, gli inglesi fanno spudoratamente una politica anti-italiana proprio mentre l'Intesa, con l'acqua alla gola, ha assoluto bisogno dell'intervento italiano perché dovrebbe mutare la fisionomia del conflitto in Europa.]
data la passività italiana, nella zona confinaria, presso es-Sollum, si costituisce così impunemente, sotto l'egida del residente inglese, un grande campo senussita ove si raccolgono i dispersi degli altri campi della Cirenaica, distrutti dagli italiani; si esercita inoltre un proficuo commercio di contrabbando di armi e viveri che i ribelli acquistano contro il bestiame della Cirenaica, indispensabile all'Egitto;
mentre le truppe turco-tedesche si apprestanto ad attaccare l'Egitto attraverso il Canale, la Turchia, a mezzo degli ufficiali e dei rifornimenti che sbarcano coi sommergibili nel sicuro rifugio di Porto Bardia, organizza l'attacco senussita all'Egitto da ovest;

la famiglia senussita è disorientata: teme soprattutto che cessino i proficui rifornimenti dall'Egitto e che italiani e inglesi si accordino per distruggerli;
dai francesi nulla possono sperare: profondi conoscitori dell'ambiente musulmano nordafricano, li hanno sempre trattati a cannonate e facendo saltare con la dinamite le loro zàuie. Il bluff con loro non vale perché i francesi sanno trattare direttamente e magistralmente con le popolazioni.
Verso gli inglesi il tradimento è troppo recente… per cui restano solo gli italiani che sono quelli che meno conoscono i senussiti e più li prendono sul serio!?
I senussi trovano un alleato inaspettato nel ministero delle Colonie di Roma.

Marzo
Tòbruch, agli avamposti italiani si presenta Mohàmmed Hilàl (fratello di Idris) protestando che agisce per proprio conto, per puro amore dell'Italia; viene quindi impiegato nella pacificazione in corso in Marmarica dove la potente tribù degli Abeidàt non ha mai voluto ammettere una ingerenza e tanto meno un predominio senussita [perciò l'influenza di Hilàl è nulla!];
in seguito Mohàmmed Hilàl collabora con gli italiani fornendo dati per l'occupazione di P. Bardia e di Amseat; a sua volta Mohàmmed Idrìs, fingendo di essere in disaccordo col fratello, cerca contatti con gli italiani; il ministro G. Colosimo in contrasto con il parere del governatore gen. Giovanni Ameglio vuole trattare.
Le trattative, svolte a tre (Mohàmmed Idrìs- delegati italiani col. De Vita e comm. Pintòr - inglese col. Talbot) conducono al modus vivendi di Acroma;

Aprile
6
, trattative di Acroma, il governatore, che ha l'alta direzione delle trattative (che si svolgono attraverso il complesso circuito:
- Acroma-Tripoli-Roma ministero Colonie,
- Roma ambasciatore inglese Rodd - Londra - Roma Rodd,
- Roma G. Colosimo - Tripoli - Acroma,
dà parere nettamente negativo alle conclusioni dei delegati: il ministro invece, pieno di euforie, accetta.
[Il ministro G. Colosimo, certamente in buona fede (non così tutti i funzionari di stato) fa pubblicare sui giornali che per suo merito i Senussi non sono più ribelli: sono ormai fedeli sudditi che metteranno il loro prestigio a vantaggio dell'Italia non solo per la pacificazione della Cirenaica ma anche della Tripolitania.]
Ahmed el-Mràied, di antica famiglia di Tarhuna, tratta la restituzione dei prigionieri italiani di cui i ribelli non sanno che farsi e conclude un buon affare finanziario: in seguito si occupa di ristabilire la propria posizione. Analogametne agiscono al Garian i fratelli Coobàr. Invece sul Gebel Nefusa sorgono nuovi elementi che chiedono appoggio al governo: è il partito "berbero" oppresso dal partito "arabo" il quale ha assunto la direzione della rivolta; così le posizioni del 1913 vengono esattamente capovolte. I berberi di Jèfren, il cui esponente è il fiero e nobile Sasi Gzam, e quelli di Fassato capitanati dall'ardito Jùsuf Charbìsc si accordano con i maggiori esponenti zuarini: la famiglia esc-Sciaabàn. Essi si legano in alleanza contro il partito "arabo" chiedendo l'intervento del governo.
Ottenute ampie assicurazioni, Sasi Gzam alza audacemente la bandiera italiana. Attratti dalla possibilità di saccheggio, in breve tempo i nomadi dell'Altipiano si riuniscono al partito "arabo" contro i valorosi berberi i quali, dopo lunga resistenza, vengono sopraffatti ma, per non arrendersi, tutta la popolazione scende alla costa.
A Tripoli si predispone per l'invio, attraverso Zuara, di una colonna eritrea di soccorso al comando dell'ardito magg. Streva ma all'ultimo momento il gen. Ameglio non ne vuole più sapere. Sasi Gzam viene ucciso nella strenua difesa di Jèfren. Prima di cadere invia una lettera piena di dignità al governo italiano che così conclude: «Noi abbiamo fatto fino all'ultimo il nostro dovere, ma voi ci avete mancato di parola».
Alla fine, spinto dalla tragedia berbera, il gen. Giovanni Ameglio si decide a rioccupare con molte precauzioni Zuara; l'operazone avviene senza alcuna difficoltà e senza il minimo contrasto con l'appoggio di tutta la popolazione.
Zuara, tutti i berberi profughi atti alle armi, sono intanto organizzati dagli italiani in una grossa banda regolarizzata, al comando di Jùsuf Charbisc, che è però minacciata dai ribelli del Gebel calati nella pianura e installatisi a el-Agelat. Il gen. Giovanni Ameglio decide allora di muoversi e ordina al gen. Latini di intervenire.
Prende parte all'operazione con 5 battaglioni eritrei e le bande di Zuara e Fassato anche la nuova banda regolarizzata Husén el-Gritli, composta di profughi venuti a Tripoli al seguito delle colonne italiane in ritirata. Queste formazioni armate risolvono anche il difficile problema della sussistenza dei profughi;


Dicembre
Nury bey attacca improvvisamente es-Sollum: i pochi inglesi fuggono per mare mentre la guarnigione egiziana passa ai turco-arabi.
Intanto il gen. Giovanni Ameglio ha ritratto tutte le truppe negli inespugnabili forti di Bengasi, Cirene, Derna e Tobruk: l'interno è invece totalmente abbandonato e sarebbe inutile imporre il predominio senussita anche a quelle popolazioni che non ne vogliono sapere.



1915
EGITTO
[protettorato britannico dal 1914]

Husayn Kamil

 
(?-1917)
figlio del khedivè Isma'il e zio del khedivè 'Abbas Hilmi II;
1914-1917, sultano d'Egitto;
elevato al trono dall'Inghilterra;
- Alto Commissario
sir Reginald Wingate
(1914 - ?)
sir Henry McMahon
(1915 - ?)

1915
Gennaio
L'Ufficio Arabo – il gruppo di esperti britannici di alto livello riunito al Cairo – ha buoni motivi politici di guardare agli Hascemiti del Higiaz come ai leader degli arabi.






[Peter Mansfield, A History of the Middle East, 1991.]


1915
Sudan
[dalla convenzione del 18 gennaio 1899, il paese è stato costituito in "condominio" anglo-egiziano, di fatto in possedimento britannico]
   
1915
-


1915
Mauritania
[protettorato francese su su Trarza dal 1858.]
-
-
1915
-


1915
Guinea-Bissau
[colonia autonoma portoghese dal 1879, i suoi confini (rettilinei e artificiosi di evidente origine coloniale) con l'Africa Occidentale Francese sono stati regolati nel 1896.]
   
1915
-


1915
Africa Occidentale Francese
(AOF – 1895-1958)

[possedimenti retti, dal 1895, da un governatore generale, dipendente dal ministero delle colonie, in forma accentuatamente centralizzata]

- Governatore generale
?
(? -?)
Senegal [sotto controllo francese dal 1817, sottomesso e pacificato dal 1865.] cap. Dakar.
1915
-
Senegal-Niger [ex Territorio del Senegambia-Niger a sua volta ex Sudan francese]
1915
-
Guinea Francese [protettorato francese dal 1889, è sorta la città di Conakry nel 1890; colonia francese dal 1891;
con l'acquisizione dell'isola di Los nel 1904 ha assunto il suo assetto territoriale definitivo;]
1915
-
Costa d'Avorio [colonia francese dal 1893.]
1915
-
Dahomey [annesso dal 1899]
1915
restano libere ancora le regioni settentrionali;

1915
Sierra Leone
[colonia inglese dal 1808.]
- Governatore
?
(?-?)
1915
-

1915
[ex Monrovia, è una repubblica indipendente dal 1847, con una costituzione modellata su quella statunitense ma con il predominio dell'elemento nero-americano su quello autoctono;
nel 1857 al paese si è unita l'ex colonia formatasi a capo delle Palme nel 1833.]
-
-
1915
-


1915
Costa d'Oro
[colonia della corona britannica dal 1874, mentre continua la resistenza degli ashanti dell'interno;
la Aborigines' Rights Protection Society (Società per la protezione dei diritti degli aborigeni), esercita ancora una influenza considerevole nel paese in materia di legislazione terriera e forestale (Forest Lands Bill del 1911).]
- Governatore
-
1915
-


1915
Togo
[protettorato tedesco dal 1884, confermato dalla conferenza di Berlino nel 1885.] cap. Lomé
[dal 1904 la capitale è dotata di un porto e collegata con l'interno da tre linee ferroviarie;
1914, allo scoppio della prima guerra mondiale è stato occupato dai franco britannici;]
- Comandante
?
(?-?)

1915
-

 




1915
comprende i due ex protettorati britannici;
all'unità amministrativa della federazione non corrisponde tuttavia una reale integrazione etnico-culturale del paese;
Nigeria settentrionale [territori haussa, riuniti dal 1900]
- Governatore generale
Lugard
(? - ?)
1915
-

Nigeria Meridionale [territori degli Oil Rivers (dal 1849), di Lagos (dal 1861) e Benin (dal 1897), riuniti dal 1906]
1915
-



1915
Camerun
Njoya
-
(? - ?) c
1883-1933, re dei bantu;

1915
dal 1902 i tedeschi hanno sottomesso l'Adamaoua (emirato fulbe);
per la convenzione franco-tedesca seguita all'incidente di Agadir, il protettorato viene esteso a sud fino al Congo e a est fino all'Ubangi;

Giugno
i tedeschi si arrendono a Gorua;



1915
Africa Equatoriale Francese
(1910-1958)
1910, la Francia crea questa nuova unità amministrativa che, pur mantenendo a Brazzaville la sede del governatore generale, è divisa in quattro ripartizioni:
Medio Congo [ex Congo Francese]
-
1915
da novembre 1911 la Francia ha ceduto al Camerun tedesco il corridoio del Sanga (sarà restituito al Medio Congo nel 1919);

Gabon [già assorbito dal Congo Francese nel 1888 e ora separato]
-
1915
-
Ubangi Sciari (Oubangui-Chari) [ex Impero Centrafricano, diventato colonia francese dal 1905]
-
1915
-
Ciad [pur annesso dalla Francia, la resistenza all'interno continuerà fino al 1917]
-
1915
-




1915
Congo Belga
[colonia dello stato belga dal 1908]
(capitale: Lépoldville)
[il territorio dello Zaire, già sede (ancor prima dell'arrivo dei portoghesi) di importanti regni autoctoni quali quello del Congo, di Kuba, Luba, Lunda:
- nel 1880 è stato posto sotto il controllo dell'Associazione internazionale per il Congo, promossa da Leopoldo II re del Belgio;
- 1885-1908, sotto la sovranità (esercitata a titolo personale) di Leopoldo II re del Belgio.]
Governatore
-
1915
-
Katanga [regione sudorientale, annessa militarmente dai belgi nel 1891 sotto l'egida della Compagnie du Katanga istituita da re Leopoldo II.]
1915
dal 1906 il Comité Spécial du Katanga ha finito in pratica col rappresentare gli interessi monopolistici di grandi società private europee e in particolare della Bécéka (ferrovie) e della Union Minière che ha ricevuto una concessione di ben 20.000 kmq per lo sfruttamento del rame (prima colata nel 1911) e un'altra concessione di 14.000 kmq per lo stagno.



1915
Eritrea
[colonia italiana dal 1° gennaio 1890, con il fiume Mareb come confine con l'Etiopia.]
-
-
1915
-



1915
Impero di Etiopia
Ligg Iyasu
(?-?)
1914-16, imperatore di Etiopia;
già al governo dal 1909, dopo la paralisi di Menelik II;

1915
-



1915
SOMALIA
Muhammad ibn 'Abd Allah o "Mad Mullah" [per gli inglesi] († 1920) capo religioso;
1900, conduce la resistenza somala nel nord;
Somalia Francese [colonia francese dal 1896]
il porto di Gibuti (1888) è collegato per ferrovia alla capitale etiopica Addis Abeba (1897-1917);
[situata in territorio dancalo e non propriamente somalo]
1915
-
Somalia Britannica [protettorato inglese dal 1884]
1915
-
Somalia Meridionale Italiana [protettorato italiano dal 1889, ma sotto la piena responsabilità del governo italiano dal 1905, dopo il riscatto del Benadir]
1915
-

1915
Africa Orientale Britannica
(IBEAImperial British East Africa)
Uganda [protettorato britannico dal 1894]
-
-
1915
formalmente diviso in quattro regni federati, è uno dei possedimenti più prosperi della Gran Bretagna in Africa;
dal 1902 le sono stati uniti amministrativamente entrambi i possedimenti, il litorale keniota (protettorato inglese dal 1895) e l'interno (dipendenza del protettorato dal 1902);

Kenya [nome ufficiale solo dal 1920]
-
-

1915
la Gran Bretagna promulga la Land Ordinance che espropria i kenyoti relegandoli sugli altipiani.
La segregazione razziale nella proprietà terriera è estesa anche agli indiani, nonostante le proteste di Jeevanjee, fratello del primo membro indiano del Consiglio Legislativo, in cui predominano l'Associazione dei Piantatori e Agricoltori "bianchi" e l'Associazione dei Colonialisti.
T.M. Jeevanjee guida il partito del Congresso indiano dell'Africa orientale nella richiesta di uguaglianza tra bianchi e indiani.
Una Native Registration Ordinance legalizza il lavoro in condizioni di semischiavitù.

 



1915
Africa Orientale Tedesca
(Deutsch-Ost-Afrika)
Ruanda-Urundi
-
-
1915
le incessanti lotte dei baHutu, contro il predominio della minoranza tutsi (watutsi o vatussi) (la stirpe dei sovrani mwami) favoriscono l'instaurazione del dominio coloniale tedesco sul Burundi, che con il contiguo regno del Ruanda viene costituito in territorio del Ruanda-Urundi.
Tanganica [protettorato tedesco già dal 1884/85 e formalmente colonia tedesca dal 1890, dal 1891 il territorio è passato sotto la diretta sovranità della Germania]
-
-

1915
l'efficiente rete di comunicazioni (ferrovie Tanga-Moshi e Dar-es-Salaam-Tabora-Kigoma) permettono alle truppe del generale P. von Lettow-Vorbeck (undici compagnie di ascari) di tenere testa alle forze inglesi (comandate dal generale J. Smuts e appoggiate da contingenti belgi e portoghesi) fino alla fine del primo conflitto mondiale (novembre 1918);

von Letton-Vorbeck, che ha guidato le guerre di genocidio contro i Nama e gli Herero nel 1905, viene sconfitto da J.C. Smuts, belgi e portoghesi.



1915
[protettorato (assieme all'isola di Pemba) dal 1890 e colonia dal 1913 della corona britannica.]
-
-
1915
-


1915
Africa del Sud-Ovest
[protettorato tedesco dal 1884]
-

1915
-

Luglio
l'Africa sud-occidentale è ormai occupata dal gen. J.C. Smuts, membro del governo sudafricano "per soli bianchi".

 


1915
Angola
- Governatore
?
(? - ?)
1915
-


1915
Rhodesia
1915
ribattezzato Rhodesia dal 1895 in onore di Cecil J. Rhodes;
dal 1890 la British South Africa Chartered Co., società fondata da Cecil J. Rhodes, ha ottenuto da re LoBenguella la concessione esclusiva di sfruttamento venticinquennale del territorio del protettorato sui maTabele;
Rhodesia del Nord-Ovest [protettorato dal 1899]
-
-
1915
-

Rhodesia del Sud [protettorato dal 1911]
-
-
1915
-


1915
[l'ex territorio Malawi, protettorato britannico dal 1891, che aveva assunto formalmente il nome British Central Africa
nel 1893, ha assunto questo nuovo nome nel 1907]
-
-

1915
sin dall'inizio del secolo fermenti antibritannici sono già sorti e ora si diffondono a causa dell'indiscriminata diffusione delle piantagioni coloniali a scapito delle colture alimentari per il fabbisogno della popolazione (in costante aumento);
gli inglesi devono far fronte ad una sollevazione popolare guidata dal pastore protestante nero John Chilembwe;
[vedi 1944]

Nel Malawi un'insurrezione antirazzista e contro la guerra è guidata da Chilembwe, fondatore di una chiesa separatista, la Missione Industriale della Provvidenza, che si riallaccia al movimento della Chiesa di Tembu, organizzato al Capo verso la fine del XIX secolo.
La rivolta di contadini e lavoratori del Niassaland guidati dal predicatore "etiope" John Chilembwe (che ha studiato negli Stati Uniti) è stroncata con la forza. Chilembwe rimane ucciso.




1915
Mozambico
-
-
1915
il Portogallo ha completato già nel 1891 la conquista delle regioni interne ma solo ora riesce a pacificarle;


1915
Madagascar
(Imérina)
[annesso alla Francia dal 1896]
1915
Dicembre
24
, circa trecento membri della setta segreta V.V.S. vengono arrestati dalla polizia;




1915
Unione Sudafricana
[dominion britannico a struttura federativa dal 1910]
[dal 1912 si è costituito il SANNC (South African Native National Congress), formazione politica nera;
dal 1913 è in vigore il Native Land Act che consente al primo ministro di coinvolgere l'elemento boero nella prima guerra mondiale a fianco dell'Inghilterra;
dal 1914 è stata abolita l'imposta discriminatoria nei confronti degli indiani del Natal; ]
- Primo ministro
L. Botha
(1910 - 1919)
[L. Botha, leader della resistenza boera assieme a J.C. Smuts, entrambi fondatori del Partito afrikaner]

1915
Settembre
10
, è pubblicato il primo numero di «Internazionale», giornale della ISL (Lega Internazionale Socialista). Lo dirige W.H. [Bill] Andrews, ex presidente del Partito laburista. Gli altri membri esecutivi provengono dal Partito laburista segregazionista: tra essi opera anche David Ivor Jones, più tardi uno dei fondatori del Partito comunista sudafricano.
La ISL, che precorre il Partito comunista, è contraria alla guerra, ma opera con il prete liberale Hill di Comunità della Resurrezione e accetta la «naturale separazione sociale tra bianchi e negri».
W.H. [Bill] Andrews, uno dei futuri fondatori del CPSA (Communist Party of South Africa), è contrario alla guerra, ma favorevole alla segregazione razziale in campo industriale, politico e sociale.







1915
ARABIA
Husayn ibn 'Ali
(Costantinopoli 1856 ca - Amman 1931)
figlio di 'Ali della dinastia degli Hashemiti;
[Hashimiti: una dinastia di sceriffi della Mecca che regnarono sulla Mecca quasi ininterrottamente dal sec. X al 1924; capostipite fu Hashim ibn 'Abd Manaf, antenato di Maometto.]
1909, subentrato al padre come Šharif (sceriffo) della Mecca, imposta una politica d'indipendenza nei confronti dei sultani ottomani di cui gli Hashemiti sono vassalli;


1917-24, re del Higiaz;


1915
Gennaio
lo Šarif Husayn, mentre continua a sondare gli altri eminenti arabi della penisola con i quali è a contatto, resta in attesa di una risposta dagli Alleati circa un'eventuale rivolta generale degli arabi contro i turchi sotto il suo comando.
A Damasco, riferendosi agli arabi, egli dice: «Sono fratelli nella lotta, e forse i loro sforzi sono complementari».
[Tuttavia, dopo il fallimentare tentativo di occupare l'Egitto e dopo che i suoi servizi segreti gli hanno riferito le dimensioni delle attività antiturche, ritorna alla politica repressiva. Per prima cosa coglie ogni occasione possibile per inviare unità arabe dell'esercito ottomano fuori dalla Siria, e sostituirle con quelle turche.]
 Dal canto suo il governo britannico non ha ancora assunto una politica limpida verso gli arabi e sul futuro delle province ottomane d'Asia dopo la sconfitta turca.
È chiaramente auspicabile che la Turchia venga messa al più presto fuori combattimento, ma l'obiettivo primario è procurare alla Gran Bretagna e alla Francia un accesso alla Russia e alla Romania, per accerchiare gli imperi centrali.
È questa la strategia a monte della campagna di Gallipoli.
Si pensa che i turchi cederanno Costantinopoli-Istanbul e lo stretto dei Dardanelli, e che «tra gli interessi dell'Islam» (secondo il parere del ministro degli Esteri, sir Edward Grey) vi sia un'unità politica indipendente musulmana altrove. Il centro naturale sarebbero i luoghi santi e l'Arabia; tuttavia che cosa altro comprenderebbe è ancora da stabilire.

L'Ufficio Arabo – il gruppo di esperti britannici di alto livello riunito al Cairo – ha buoni motivi politici di guardare agli Hascemiti del Higiaz come ai leader degli arabi. La posizione dello Šarif Husayn di custode dei luoghi santi islamici lo rende la persona più adatta a opporsi alla chiamata ottomana al gihad contro l'infedele. Ma a questo punto la Gran Bretagna conosce ben poco l'opinione pubblica in Mesopotamia (Iraq) e Siria, sebbene sia in posizione tale da poter sondare i sentimenti degli arabi più influenti del Cairo.
Inoltre la Gran Bretagna deve tener presenti gli interessi dei suoi principali alleati, Russia e Francia:
- Russia: si è diffuso il timore che le ingenti perdite stiano provocando un calo d'entusiasmo per la guerra nella popolazione russa.
- Francia: sostenendo il peso maggiore della guerra sul fronte occidentale, ha diritto a una posizione di favore in Siria, per via dei legami culturali e politici riconosciuti dalla Gran Bretagna prima della guerra.
Ora l'Inghilterra avvia negoziati segreti con le due alleate per decidere il futuro dei territori ottomani.
Sebbene inglese, il governo indiano ha anch'esso interessi e mezzi di pressione su Londra, e guarda con particolare interesse alla Mesopotamia, al Golfo e alla penisola arabica.
Non c'è quindi da stupirsi se la Gran Bretagna non tiene una politica coerente nei confroni degli arabi!

Luglio
inizia lo scambio epistolare (luglio 1915-febbraio 1916) tra il governo britannico e lo Šarif Husayn per negoziare l'accordo che quest'ultimo si sarebbe ribellato ai turchi.
L 'operazione è condotta da sir Henry McMahon, Alto Commissario britannico in Egitto.
Šarif Husayn mira ad assicurarsi il sostegno inglese alla causa dell'indipendenza araba in tutte le province arabe dell'impero ottomano:
- da Mersina a nord,
- dalla frontiera persiana a est,
- dal Mediterraneo a ovest,
- dal Mar Rosso o l'Oceano Indiano a sud.
L'unica eccezione temporanea che è disposto a fare è Aden.
Sa perfettamente che la Gran Bretagna non accetterà tutte le sue richieste ma chiede il massimo che la sua posizione gli può concedere.

Agosto
dopo aver fatto processare un cospicuo numero di civili arabi implicati in attività sediziose, in base a documenti trovati nei consolati francesi, lo Šarif Husayn fa giustiziare 11 persone nella piazza di Damasco;

Ottobre
24
, sir Henry McMahon (seconda lettera) si impegna a offrire l'appoggio britannico all'indipendenza araba nelle zone proposte dallo Šarif Husayn con qualche riserva:
«I distretti di Mersina e Alessandretta, e parti della Siria a ovest dei distretti di Damasco, Homs, Hama e Aleppo, non possono considerarsi schiettamente arabi, e per questo motivo vengono esclusi dai limiti proposti.
Soggetti a tale modifica, e senza pregiudicare altri trattati conclusi tra noi e alcuni capi arabi, accettiamo tale delimitazione.
Quanto alle regioni all'interno delle proposte frontiere, nelle quali la Gran Bretagna è libera d'agire senza pregiudicare gli interessi dell'alleata Francia, sono autorizzato a impegnarmi per conto del governo della Gran Bretagna, e a rispondere come segue alla votra lettera:
Che soggetta alle modifiche di cui sopra, la Gran Bretagna è disposta a riconoscere e sostenere l'indipendenza degli Arabi in tutte le regioni all'interno dei confini proposti dallo Šarif della Mecca»
.
In un altro punto della stessa lettera, l'Alto Commissario dice che è sottinteso «che gli Arabi hanno già deciso di chiedere consiglio alla sola GranBretagna; e che i consiglieri e ufficiali europei necessari a instaurare un sano sistema amministrativo, saranno britannici». Aggiunge di concordare sul fatto che «per quanto concerne i due wilyati di Baghdad e Bàssora gli Arabi riconoscono che la posizione e gli interessi della Gran Bretagna richiederanno speciali misure per proteggere tali regioni dall'aggressione straniera, per promuovere il benessere dei loro abitanti e salvaguardarne i mutui interessi».
L'ambiguità di alcune frasi è senza dubbio voluta, e l'accorto Šarif Husayn ne conosce perfettamente il motivo.
Protesta con veemenza per l'esclusione della costa mediterranea siriana dall'area di indipendenza araba, sostenendo che i wilyati di Aleppo e Beirut possono essere considerati solo province arabe. Acconsente con riluttanza ad archiviare il problema per tutta la durata della guerra, ma dichiara di affidarsi alla Gran Bretagna affinché convinca successivamente «l'alleata Francia» a cederli agli arabi.
È più disposto a scendere a compromessi sulle province irachene, riconoscendo l'effettiva realtà dell'occupazione militare britannica, ma sottolinea che, avendo queste fatto parte di un precedente impero arabo, sede dei califfi e primo centro della cultura araba, sarebbe «impossibile convincere o obbligare la nazione araba a rinunciare alla annessione onoraria».
Concorda sul fatto che la fine dell'occupazione sarà decisa da negoziati, ma «salva la riserva di far valere altri diritti da entrambe le parti e la ricchezza e risorse naturali di tali parti».

L'ambiguità maggiore riguarda la condizione futura della Palestina…
[vedi]

Il punto debole dello Šarif Husayn risiede nel fatto che le sue pretese egemoniche sono tutt'altro che riconosciute dagli arabi al di fuori del Higiaz. Fatta eccezione per l'imam dello Yemen (sempre filoturco), per gli sceicchi ai margini della penisola arabica (legati da un trattato alla Gran Bretagna) e Ibn Sa'ud all'interno (nemico dello Šarif Husayn), gli arabi della Mesopotamia attendono con ansia la loro indipendenza, mentre lo Šarif Husayn per comandare la Quarta Armata, tenendo a freno la sua natura dispotica dichiara una politica di «clemenza e tolleranza verso gli arabi».

Tuttavia, se i siriani si sentono sempre più antirurchi, non intravedono nemmeno nella Francia la loro salvezza.
L'avversione verso un possibile dominio francese sorprende anche anche i servizi segreti britannici, che attribuisocno tale atteggiameno alla politica coloniale francese in africa nordoccidentale.
Solo i maroniti del Monte Libano considerano la Francia una protettrice.

[Peter Mansfield, A History of the Middle East, 1991.]
'Abd al-'Aziz o ibn Sa'ud
Albero genealogico

(Riyadh 1887-Taif 1953)
discendente della dinastia wahhabita dei Banu Sa'ud;
1891, la dinastia viene scalzata dalla capitale Riyadh a opera dei rivali Banu Rashid del Gebel Shammar;
1902-13, ristabilisce con una serie di campagne l'unità del Neged, intraprendendo dopo il crollo dell'impero ottomano l'unificazione della penisola arabica;
1913-26, sultano del Nagd e delle sue colonie;
[riconosciuto dalla Gran Bretagna]
1914-18, prima guerra mondiale: pur avendo stipulato un accordo di alleanza con la Gran Bretagna (1915), si mantiene neutrale dedicandosi al consolidamento interno dello stato, da lui organizzato sulla base di colonie agricolo-militari di contadini soldati legati al sovrano da un patto ("fratelli fedeli");

1915
-


1915
 
1915
prima guerra mondiale (1915-18): è teatro di guerra tra le forze dell'Intesa e quelle turche-tedesche;

Ottobre

[segue da Egitto] L'ambiguità maggiore riguarda la condizione futura della Palestina.
Il nome non è menzionato dalla corrispondenza tra Egitto e Inghilterra, poiché la Palestina non è una divisione amministrativa ottomana, sebbene sia un'espressione geografica utilizzata in tutto il mondo cristiano.
Non c'è dubbio che i ministri del governo britannico parlino della Palestina nelle loro discussioni.
L'esclusione dell'Alto Commissario britannico per l''Egitto, sir McMahon, delle «porzioni di Siria situate a occidente dei distretti di Damasco, Homs, Hama e Aleppo» – vago tentativo di conciliare gli interessi francesi in Libano – non può affatto riferirsi al sangiaccato di Gerusalemme, che copre due terzi della Palestina e si trova molto più a sud. Si può pensare che Šarif Husayn comprenda, o dovrebbe essersi accorto, dell'esclusione della Palestina, ma non ne sussiste alcuna prova; di fatto costui non la riconoscerà mai.
La Gran Bretagna potrebbe facilmente chiarire la situazione dicendo che alla Palestina debba venire concesso uno statuto speciale poichè sacra all'Ebraismo, alla Cristianità e all'Islam; tuttavia sceglie di non farlo.
La chiarezza non è il suo obiettivo.


1915
Iraq
[questa parte dell'Asia occidentale, dove all'inizio del secolo sono stati scoperti i ricchi giacimenti petroliferi di Kirkuk e Mossul nel nord della regione, è sotto l'Impero ottomano ed è amministrata dalla Turchia;
1914, il governo ottomano dà una concessione alla CPT (Compagnia Petrolifera Turca) tra i cui azionisti vige l' "Accordo della Linea Rossa".]
   
1915
prima guerra mondiale (1914-18): da novembre 1914, per lo schieramento della Turchia a fianco della Germania, un corpo di spedizione anglo-indiano ha occupato Bassora;

Gennaio
nel corso di una schermaglia con i nemici di Ibn Sa'ud, i Rasidi, il cap. W.H.I. Shakespear viene ucciso. La sua morte esclude la possibilità che la Gran Bretagna possa far affidamento sui sauditi che hanno a lungo dimostrato la loro indipendenza dai turchi come capi di una rivolta araba.

Kurdistan (iracheno)
1915
-



1915
Persia
dal 1907 Gran Bretagna e Russia hanno firmato un accordo che divide la il territorio persiano in due zone d'influenza: la parte sudorientale riservata alla Gran Bretagna e la parte settentrionale riservata alla Russia, lasciando al governo persiano solo limitati poteri nella parte centrale del paese;
proprio in questa zona vengono scoperti ingenti giacimenti petroliferi, per sfruttare i quali viene costituita la Anglo-Persian Oil Company che ha iniziato la propria attività su scala industriale negli anni immediatamente precedenti la prima guerra mondiale;
dal 1908 è stata abrogata a la costituzione;
Ahmad Mirza
 (? - ?)
figlio di Muhammad 'Ali, della dinastia Qagiar;
1909-?, scià di Persia;
salito al trono undicenne sotto la reggenza di Našir al-Mulk;
1912, il reggente Našir al-Mulk attua un colpo di stato;
- Primo ministro
Našir al-Mulk
(? - ?)
1915
prima guerra mondiale (1915-18): ufficialmente la Persia rimane neutrale anche se non può sottrarsi alle pesanti interferenze di Turchia, Germania, Gran Bretagna e Russia;

 



Attaguile, Gioacchino (Grammichele, Catania 26 ottobre 1915 – Catania, 25 ottobre 1994) politico italiano, esponente della Democrazia cristiana;
[Padre di Angelo.]
1963, eletto deputato (IV Legislatura);
1968, rieletto deputato (V Legislatura);
1970 27 mar - 6 lug 70 sottosegretario alle Finanze:
27 marzo-6 luglio (III "governo Rumor");
6 agosto-15 gen 1972 ("governo Colombo");
1971 10 aprile-17 febbraio 1972, ministro della Marina Mercantile ("governo Colombo");
[In seguito al decesso di S. Mannironi († 6 aprile 1971), titolare del dicastero dal 6 agosto 1970.]
1972, rieletto deputato (VI Legislatura);
1º agosto-4 luglio 1976, fa parte della Commissione inquirente per i procedimenti d'accusa;
presidente del Centro tumori di Catania;
1994, 25 ottobre, muore a Catania.

Carrillo, Santiago (Gijón 1915) politico spagnolo;
1962, segretario del Partito comunista spagnolo;
1975, Parigi, ottobre: vedi Intervista con la storiaaci di Oriana Fallaci.
1982, viene sconfitto non riuscendo a dominare le correnti interne del partito;
1983, si dimette dalla carica;
1985, espulso dal partito e da tutte le cariche, fonda l'«Unitŕ comunista» e si presenta alle elezioni;
1986, non ottiene alcun seggio;
1989, dopo aver aderito al Partito socialista non si presenta alle elezioni.

Chaban-Delmas, Jacques (Parigi 1915_Parigi 2000) politico francese;
1946, deputato dell'assemblea nazionale;
1947, capo dei repubblicani sociali e sindaco di Bordeaux;
1958, ministro della difesa;
1958-69, presidente della prima assemblea nazionale della V repubblica;
1969, primo ministro;
1972, si dimette in seguito ad uno scandalo per evasione fiscale;
1974, candidato gollista alla presidenza della repubblica, viene eliminato al primo scrutinio;
1978, rieletto deputato, č presidente dell'assemblea nazionale fino al 1981 e dal 1986 al 1988.

Dahl, Robert Alan (Inwood, West Virginia 1915) scienziato politico statunitense;
Politica, economia e benessere (1953)
Un'introduzione alla teoria democratica (1956)
Chi governa? (1961)
Introduzione alla scienza politica (1963)
Dopo la rivoluzione (1970)
Poliarchia (1971-72)
I dilemmi della democrazia pluralistica (1982).

Dayan, Moshe (Degania 1915) militare e politico israeliano;
1948, tenente colonnello;
1953, capo di stato maggiore dell'esercito;
1956, dirige la vittoriosa campagna del Sinai contro gli egiziani;
1958, abbandonato l'esercito, viene eletto alla Knesset (camera dei deputati);
1959, ha il ministero dell'agricoltura nel gabinetto di D. Ben Gurion e poi in quello di L. Eshkol;
1967, ministro della difesa alla vigilia della vittoriosa guerra dei sei giorni
1973, ancora ministro della difesa nel gabinetto di Golda Meir, viene colto di sorpresa dall'attacco egiziano che accende la guerra del Kippur;
1974, dopo le dimissioni di Golda Meir č escluso dal "governo Rabin".

Eban, Abba (Cittŕ del Capo 1915) politico israeliano, sionista convinto;
1950-59, ambasciatore israeliano negli USA e rappresentante all'ONU;
1959, ministro senza portafoglio;
1960-63, ministro dell'istruzione e della cultura;
1964-65, vice primo ministro;
1966-73, ministro degli esteri (crisi con l'Egitto e gli altri stati arabi).

Firpo, Luigi (Torino 1915-89) storico e saggista italiano, per molti anni presidente del Centro nazionale di studi alfieriani;
direttore delle collane:
«Classici della politica»
«Classici della religione»
«Utopisti»
«Corpus Reformatorum Italicorum»
«Scrittori italiani di economia politica e storia»;
fondatore e condirettore della rivista «Il pensiero politico», collaborň alla «Stampa» di Torino;
Bibliografia di T. Campanella (1940)
1946-85, docente di storia delle dottrine politiche all'universitŕ di Torino;
Ricerche campanelliane (1947)
Il processo di G. Bruno (1949)
Lo Stato ideale della Controriforma (1957)
Il pensiero politico del Rinascimento (1964)
Storia delle idee politiche, economiche e sociali (1972 e segg., direttore della collana)
Torino, ritratto di una cittŕ (1975)
La ragion di Stato (1976)
L'utopia nell'etŕ della Controriforma (1977)
1980-87, membro del consiglio di amministrazione della RAI;
Gente di Piemonte (1982)
Cattivi pensieri (1983)
1987, deputato alla Camera per il Partito repubblicano; nello stesso anno la sua preziosa biblioteca, unica per quanto riguarda il pensiero politico, assume la veste di "Fondazione Luigi Firpo".

Giannini, Massimo Severo (Roma 1915-2000) giurista e politico italiano;
L'interpretazione dell'atto amministrativo (1939)
Il potere discrezionale (1940)
Lezioni di diritto amministrativo (1950)
I beni pubblici (1963)
Le obbligazioni pubbliche (1964)
I comuni (1967)
Diritto amministrativo (1970)
I tribunali amministrativi regionali (1972)
Diritto pubblico dell'economia (1977)
1979-80, ministro della funzione pubblica nel primo e secondo governo Cossiga;
Istituzioni di diritto amministrativo (1981)
Diritto pubblico dell'economia (1985)
1990, premio Feltrinelli dell'Accademia dei Lincei.

Giolitti, Antonio (Roma 12 febbraio 1915 - Roma 8 febbraio 2010) politico italiano;
[Iscritto ai gruppi parlamentari:
- PCI (Partito Comunista Italiano): 1948 1° giu-18 set 1957;
- MISTO: 18 settembre-4 ottobre 1957
- PSI (Partito Socialista Italiano): 1957 4 ott-17 nov 1966;
- PSI - PSDI (Partito Socialista Democratico Italiano) unificati: 1966 17 nov-23 ott 1968;
- PSI (Partito Socialista Italiano): 1968 23 ott-11 gen 1977;
- Sinistra Indipendente: 1987 9 luglio-22 apr 1992.]
[Nipote di Giovanni.]


Girault, Jacques o Jacques de Mahieu (Marsiglia 1915 – Buenos Aires 1990) antropologo e peronista francese argentino.

Höttl, Wilhelm (Vienna 19 marzo 1915 – Altaussee 27 Giugno 1999 ) militare austriaco.

Ingrao, Pietro (Lenola, Latina 30 marzo 1915 – Roma, 27 settembre 2015) giornalista, partigiano e politico italiano, esponente del PCI (Partito Comunista Italiano).

Jazerniecki, Ytzhak o Yitzhak Shamir (Ruzinoy, Polonia 1915) politico israeliano di origine polacca, studente a Varsavia, aderě ai movimenti sionisti;
1935, si trasferisce in Palestina, dove studia all'universitŕ di Gerusalemme; attivo nel movimento terroristico Stern e membro dell'organizzazione militare Irgun Zvai Leumi;
1941-46, viene arrestato dagli inglesi e incarcerato; fuggito dalla prigionia, emigra in Eritrea e poi in Francia;
1948, rientra in Israele e viene arruolato nei servizi segreti;
1973, aderisce al neonato partito di destra del Likud e viene eletto alla Knesset;
1980-83, ministro degli esteri nel governo di M. Begin;
1983, č nominato presidente del partito e primo ministro;
1984, perse le elezioni, forma con S. Peres, leader laburista, una grande coalizione;
1986-92, primo ministro, carica conservata anche dopo il termine dell'accordo con i laburisti (1990), si oppone a ogni iniziativa di pace con i palestinesi;
1992, sconfitto alle elezioni;
1993, lascia la guida del partito.

Kirchschläger, Rudolf (Obermühl 1915-Vienna 2000) politico austriaco;
1954, lasciata la magistratura, diventa consigliere giuridico della cancelleria federale;
1956, diplomatico a Praga;
1970, ministro degli esteri nel gabinetto Kreisky come membro esterno al Partito socialista; negli anni successivi conduce le trattative con il governo italiano, presieduto da Aldo Moro, sull'accordo per l'Alto Adige;
1974, presidente della repubblica;
1980, ancora presidente;
1986, lascia l'incarico quando viene eletto K. Waldheim.

Oberhauser, Josef (Monaco di Baviera 1915-?) militare tedesco.

Piasecki, Boleslaw Bogdan [alias Leon Calka, Sablewski] (Lódz 18 febbraio 1915 - Varsavia 1° gennaio, 1979) polacco politico e scrittore polacco.

Piccoli, Flaminio (Kirchbichl, nel Tirolo austriaco, 28 dicembre 1915 – Roma, 11 aprile 2000) politico italiano, esponente della Democrazia Cristiana.

Pinochet Ugarte, Augusto (Valparaiso 1915) generale e politico cileno;
1973, comandante delle forze armate promuove il colpo di stato che abbatte il governo di S. Allende (che vi trova la morte) e instaura la dittatura;
1974, a capo di una giunta militare, viene da questa nominato presidente della repubblica; mette al bando i partiti marxisti e mette in atto una rigida censura; in campo economico torna all'economia di mercato, smantellando le aziende nazionalizzate;
1978, contestato da manifestazioni di piazza, fa approvare con un referendum la propria politica;
1980, indice un plebiscito-farsa con il quale si fa confermare alla presidenza fino al 1997;
1983, aumenta le misure repressive;
1986, scampato ad un attentato, cerca di modificare il regime in senso piů liberale;
1987, permette il rientro degli esuli politici;
1989, indice le elezioni che vedono la vittoria del democristiano P. Aylwin;
1990, questi gli subentra; prima di lasciare la carica, fa approvare un'amnistia per i crimini commessi negli anni 1973-78 e conserva per sé il ruolo di comandante delle forze armate fino al 1997;
1998, marzo, abbandonata la guida dell'esercito, l'ex dittatore entra in senato come senatore a vita, nonostante il parere sfavorevole della camera dei deputati; ottobre, mentre si trova a Londra per un intervento chirurgico viene arrestato su richiesta del giudice spagnolo Baltasar Garzón che avvia una procedura di estradizione per crimini di genocidio e torture e per aver guidato una giunta militare responsabile della sorte di migliaia di desaparecidos; mentre il governo cileno ne rivendica, sotto la pressione dei militari, l'immunitŕ diplomatica,almeno due terzi dei cileni sono favorevoli alla sua incriminazione: la magistratura inglese finisce per accordare l'estradizione del generale;
1999, marzo, per motivi di salute gli č concesso di far ritorno in patria; inizia, dopo la richiesta di revoca dell'immunitŕ parlamentare, il procedimento penale contro di lui per Violazione dei diritti umani;
2001, marzo, il generale viene posto agli arresti domiciliari e si stabilisce che venga processato non piů come mandante ma come complice degli omicidi compiuti dalla "Carovana della morte", un reparto militare che dopo il settembre 1973 ha ucciso oltre 70 prigionieri politici;
9 luglio, la corte di appello di Santiago del Cile sospende il procedimento contro di lui in quanto ritenuto affetto da infermitŕ mentale.

Rojnica, Ivo (Cista, Imotski 20 agosto 1915 – Buenos Aires 1° dicembre 2007) imprenditore e pubblicista croato, ex Ustasha.

Rumor, Mariano (Vicenza, 16 giugno 1915 – Vicenza, 22 gennaio 1990) politico italiano, esponente della Democrazia cristiana.
[Nipote di Giacomo; nato di sinistra, si sposta poi a destra fino a diventare la bandiera dorotea.]

Schleyer, Hanns-Martin (Offenburg, 1º maggio 1915 – pressi di Mulhouse, Francia, 18 ottobre 1977, assassinato) imprenditore tedesco.

Sogno, Edgardo (Camandona 29 dic 1915 – Torino 5 ago 2000) diplomatico, partigiano, politico, scrittore, militare e agente segreto italiano;
[conte Edgardo Pietro Andrea Sogno Rata del Vallino di Ponzone]

Strauss, Franz Joseph (Monaco di Baviera 6 settembre 1915 - Ratisbona 3 ottobre 1988) politico tedesco;
studente all'universitŕ di Monaco è membro dell'organizzazione dei giovani cattolici che si oppongono al partito nazista;
1945, deputato al parlamento bavarese, č tra i fondatori della CSU (Unione cristiano-sociale) della Baviera;
[bavarese, è rilasciato da un campo di prigionia nella zona americana per diventare interprete e più tardi, commissario di distretto; protetto dagli americani quindi, ha tra di loro molti amici.]
1949, viene eletto al parlamento federale;
1953, č ancora eletto al parlamento federale;
1955, ministro delle politiche atomiche;
1956-62, ministro della difesa nel governo Adenauer;
1961-69, presidente della CSU;
1961, coinvolto nello scandalo sull'arresto del direttore del quotidiano «Der Spiegel», si dimette dal governo;
1966-69, ministro delle finanze;
1978, presidente del Land di Baviera, viene candidato senza successo dalla CUS e dalla CDU alla cancelleria federale;
fino alla morte resta alla guida della CSU e del Land bavarese che, anche per merito suo, diventa una delle regioni piů ricche d'Europa; si mostra in ogni occasione un ferreo oppositore della politica di apertura a Est.

Touvier, Paul (Saint-Vincent-sur-Jabron, Alpi dell'Alta Provenza 3 aprile 1915 – 17 luglio 1996) collaborazionista nazista francese.


Vassalli, Giuliano (Perugia 25 aprile 1915 – Roma 21 ottobre 2009) giurista e politico italiano, esponente del PSI (Partito Socialista Italiano);
[Figlio di Filippo.]

Viljoen, Marais (Cittŕ del Capo 1915) politico sudafricano;
1966, ministro del lavoro;
1976-79, presidente del senato
1979-84, presidente della repubblica dopo le dimissioni di J. Vorster;
1984, viene sostituito da P.W. Botha.

Vorster, Balthazar Johannes (Jamestown 1915-Cittŕ del Capo 1983) politico sudafricano, leader degli studenti nazionalisti all'universitŕ di Stellenbosch, fondatore nell'immediato anteguerra del gruppo filonazista "Ossewa Brandwag";
1942, viene arrestato con l'accusa di spionaggio in favore della Germania e internato nel campo di Koffiefontein;
1953, eletto al parlamento per il Partito nazionalista;
1958, sottosegretario all'educazione;
1960, dopo gli incidenti di Sharpeville č nominato ministro della giustizia da H.F. Verwoerd e in tale veste riesce a spezzare ogni opposizione alla politica segregazionista del governo;
1966, succeduto a H.F. Verwoerd alla presidenza del consiglio, grazie all'appoggio dell'ala estrema del Partito nazionalista, della chiesa riformata e dell'influente "Afrikaner Broederbond" (associazione formata da ex collaboratori dei servizi segreti nazisti), ne continua la rigida politica di apartheid facendo del Sudafrica uno strumento di difesa dei regimi razzisti nell'Africa australe contro i movimenti di liberazione indigeni;
1978, settembre, viene eletto alla presidenza della repubblica, ma č costretto a dimettersi dopo meno di un anno perché coinvolto in uno scandalo politico-finanziario.

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«Il Messaggero»

«segue da 1911»
1915, la proprietŕ passa ai Perrone dell'Ansaldo e alla Banca italiana di sconto;
«segue 1943»

«Il Piccolo»

«segue da 1881»
1915, 23 dicembre, Trieste, la sede del giornale viene distrutta da una manifestazione antitaliana ed č quindi costretto a cessare le pubblicazioni;
«segue 1919»

«segue da 1906»
1915, di fronte alla grande guerra il quotidiano sostiene una linea decisamente neutralistica;
«segue 1918»

 

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