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ANNO 1913

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SCIENZE ECONOMIA LETTERE e TEATRO CINEMA
Papa Pio X
(1903-14)
santo
(da Pio XII nel 1954)

segretario di Stato: cardinale Rafael Merry del Val;

1913, l'Entità conduce un'operazione contro il Ministero degli Esteri francese;
mons. Carlo Montagnini, agente dello spionaggio vaticano, organizza un'operazione di intelligence per eliminare Stephan Pichon, capo della diplomazia francese (un uomo molto restio a stabilire relazioni con il papa), e ci riesce obbligandolo alle dimissioni;


Triplice alleanza

«segue da 1912»
1913, la convenzione navale che stabilisce la cooperazione delle tre flotte alleate nel Mediterraneo in caso di conflitto con la Francia, sembra momentaneamente collocarsi sulla linea di un rafforzamento della triplice;
«segue 1914»

"Seconda Internazionale"

«segue da 1912»
1913
-
«segue 1914»

 





1913
Impero d'Austria
 
Francesco Giuseppe I
Albero genealogico
(Vienna 1830-1916)
figlio dell'arciduca Francesco Carlo d'Absburgo-Lorena e di Sofia di Baviera;
1848-1916, imperatore d'Austria;
1867-1916, re d'Ungheria;
nel 1889 suo figlio Rodolfo si suicida a Mayerling con la giovane amante Maria Vetsera;
nel 1898 la moglie Elisabetta [Sissi], principessa di Baviera, è stata pugnalata a morte a Ginevra da un anarchico italiano;

 
Francesco Ferdinando d'Absburgo
Albero genealogico
(Graz 1863-Sarajevo 1914)
figlio dell'arciduca Carlo Luigi, fratello dell'imperatore, e di Maria Annunciata di Borbone-Napoli;
sposa la contessa boema Sofia Chotek
[matrimonio morganatico a cui è contrario l'imperatore];
1896, alla morte del padre diventa erede al trono dell'Austria-Ungheria;
1896-1914, arciduca d'Austria;
erede al trono dell'Austria-Ungheria;

 
Ministro degli Affari Esteri
conte Berchtold
(1912 feb - ?)
-
Ministro delle Finanze
-
-

dal 1879 l'Austria-Ungheria si è accostata al Reich tedesco (duplice alleanza);
nel 1905 le relazioni con la Russia si aggravano ulteriormente quando l'Austria-Ungheria, approfittando della debolezza della rivale (stremata dalla guerra contro il Giappone), intende annettersi la Bosnia e l'Erzegovina: è iniziata la reazione a catena.
nel 1908 (ottobre) viene annessa ufficialmente la Bosnia-Erzegovina, già occupata militarmente nel 1878 previa autorizzazione del congresso di Berlino;
nel 1910 (dicembre) il ministro degli Affari Esteri austro-ungarico conte Aerenthal avverte il gran vizir turco in visita a Vienna del pericolo al quale va incontro l'impero ottomano per l'intensificarsi delle persecuzioni turche in Macedonia.
nel 1912 (agosto) il conte Berchtold (succeduto ad Aerenthal come ministro degli Affari Esteri austro-ungarico dopo la morte di questi il 17 febbraio 1912) propone alle altre potenze uno scambio di vedute per un'azione comune da svolgersi a Costantinopoli e nelle capitali balcaniche per indurre la Porta ad applicare delle rifome nel senso di un decentramento e gli stati balcanici ad astenersi da qualsiasi atto che possa intralciare l'opera di pacificazione che la Turchia sta per intraprendere.
Le grandi potenze accettano in massa la proposta, ma la Russia si mostra contraria ai passi collettivi e la Turchia, messa al corrente di questa iniziativa, la respinge nettamente.
Altri passi sono tentati, ma intanto, in vista del concentramento di truppe turche ai confini della Bulgaria e della Serbia, queste due potenze mobilitano i loro eserciti.

Vienna, il partito favorevole ad una guerra preventiva contro la Serbia diventa sempre più forte e trova i suoi punti di riferimento nel capo di S.M., gen. Conrad von Hötzendorf, e nell'erede al trono, l'arciduca Francesco Ferdinando.

 

AUSTRIA
Cancelliere
-
Ministro della Difesa
-
Ministro degli Interni
-
 
Istria
1913
-
Dalmazia
1913
-

[Joze Pirjevec, Serbi, Croati, Sloveni - Storia di tre nazioni, Universale Paperbacks, Il Mulino, Bologna 1995]
Cattaro
1913
-
 
UNGHERIA
Cancelliere
conte Tisza
Ministro della Difesa
-
Ministro degli Interni
-
1913
-
TRANSILVANIA [appartiene all'Ungheria]
1913
abitata da una popolazione in parte romena, la regione è per la Romania una terra irredenta. Non ci sono agitazioni manifeste, ma il problema resta e gli abitanti romeni sono molto scontenti del regime magiaro che cerca di magiarizzarli.
Croazia-Slavonia
[Da marzo 1849, la nuova costituzione riconosce il regno di Croazia indipendente dall'Ungheria, una disposizione tuttavia di valore meramente simbolico.]
Bano
-
-
1913
Zagabria, il governo di Budapest, nell'intento di calmare le acque, ripristina l'ordine costituzionale, cercando un accordo con la coalizione croato-serba, che alle elezioni tenutesi alla fine dell'anno ottiene dal sabor la maggioranza assoluta dei voti.
I seguito alle pressioni del governo di Belgrado, interessato a non tendere troppo la corda nei rapporti con Vienna, la coalizione si dimostra in effetti disposta a collaborare, inaugurando una politica sostanzialmente opportunistica, anche per non lasciar spazio ai rivali più pericolosi, i nazionalisti croati, raccolti intorno al "partito del diritto" e al "partito di diritto puro".

[Joze Pirjevec, Serbi, Croati, Sloveni - Storia di tre nazioni, Universale Paperbacks, Il Mulino, Bologna 1995]
Fiume [detta "il Corpus separatum" - esclusa dalla Croazia-Slavonia]
1913
-
BOSNIA-ERZEGOVINA
[dal 1878 amministrata dall'Austria-Ungheriae da questa poi annessa il 7 ottobre 1908]
Governatore
gen. Varesanin von Vares
(? - ?)
gen. Potiorek
(? - ?)
1913
L'erzegovese ortodosso Vladimir Gacinovic, che si è battuto da volontario nell'esercito montenegrino contro i turchi ed è poi tornato a studiare sociologia all'università di Losanna, esercita grande ascendente sulla gioventù bosniaca mediante i suoi consigli di alta moralità che portano però spesso a conclusioni della più assoluta immoralità. A Losanna egli è in intimi rapporti coi rivoluzionari russi fra i quali lo stesso Trotzki (Trockij) ed è da loro che ha appreso l'arte di confezionare bombe e ordire complotti. Fornisce quindi ad alcuni giovani bosniaci le armi per assassinare il nuovo governatore della Bosnia-Erzegovina gen. Potiorek, e del veleno con il quale dovranno suicidarsi per evitare le cattura.
Ma manca loro il coraggio e prima di passare il confine gettano le armi dal finestrino del treno.
Nello stesso anno si forma una nuova organizzazione segreta di gioventù serbo-croata in Austria-Ungheria modellata sul "Narodno Jedinstvo" (unione popolare) di Belgrado per scuotere il giogo absburgico e riunire tutti gli jugoslavi sotto la Serbia.

Agosto
lo studente croato Dojcic aggredisce e ferisce il nuovo bano di Croazia barone Skerlecz;

Lo studente sloveno Endlicher e l'insegnante Laza Gjukic intensificano la propaganda fra gli scolari delle scuole medie in Bosnia-Erzegovina, finché la loro indisciplina diventa insopportabile. Insultano i loro professori, e uno di essi arriva fino a sputare in faccia all'insegnante di catechismo ortodosso soltanto perché appartiene al gruppo serbo moderato.

 

 

***


- T.G. Masaryk, leader dei "cechi realisti", si batte per i diritti delle minoranze slave nell'ambito della monarchia asburgica;





1913
DEUTSCHE REICH
Guglielmo II
Albero genealogico

(Potsdam 1859-Doorn, Utrecht 1941)
primogenito dell'imperatore Federico III e della principessa inglese Victoria, e affetto da una paralisi parziale al braccio sinistro;
1888-1918, imperatore di Germania e re di Prussia;

-
Presidente
del Bundesrat
(consiglio federale)
Th. von Bethmann Hollweg
(1909 14 lug - 13 lug 1917)
Presidente
del Reichstag
-
-
Cancelliere del Reich
[Reichskanzler]
Th. von Bethmann Hollweg
(1909 14 lug - 13 lug 1917)
Segretari di Stato
Affari Esteri
-
-
-
-
-
1913
dal 1882 "Triplice alleanza" tra Germania, Austria-Ungheria e Italia, in funzione anti Russia (dal 1890 in intesa con la Francia).
Dal 1909 si sono rafforzati i rapporti tra Inghilterra e Russia.
Dal 1913 l'SPD (Partito socialdemocratico tedesco) è il gruppo più forte della camera.

a



Regno di Baviera

Otto I (München 1848 - Schloß Fürstenried 1916)
figlio del re Massimiliano II Joseph e della p.ssa Marie di Prussia;
1886-1913, re di Baviera;
1913
Novembre
5
, viene deposto.

Ludwig III (Monaco 1845-Sárvár, Ungheria 1921)
figlio di Luitpold di Wittelsbach e dell'arciduchessa Augusta di Austria-Toscana;
1912, alla morte del padre subentra come reggente del re Ottone I, colpito da grave squilibrio mentale;
1913-18, re di Baviera;
1913
Novembre
5
, viene proclamato re dal parlamento bavarese che ha dichiarato decaduto re Otto I;

Regno di Württemberg

Wilhelm II (Stuttgart 1848 - Schloss Bebenhausen 1921)
figlio di Friedrich Karl August e della p.ssa Katharine von Württemberg;
1891-1918, re di Württemberg;
1913
-

Albero genealogico
-


1913
REGNO di POLONIA
(Regno del Congresso)
[capitale Varsavia]
- dal 1864 il governo russo ha abolito il polacco come lingua ufficiale, soppresso ogni forma di governo locale e promulgata una riforma agraria molto più radicale di quella russa del 1861, per danneggiare la turbolenta nobiltà;
anche la chiesa cattolica viene perseguitata;
- dal 1892 opera il Partito socialista polacco, capeggiato poi da J. Pilsudski, dal quale si è staccata subito un'ala di sinistra, minoritaria, guidata da R. Luxemburg e J. Marchlewski;
- dal 1907, nella Galizia austriaca, si è creato un Partito contadino polacco che fa proseliti anche nelle regioni settentrionali;
-
1913
-




1913
Pietro I Karagjorgjevic
Albero genealogico

(1844 - 1921)
figlio di Alessandro, principe di Serbia;
1858, dopo la deposizione del padre, passa gran parte della sua vita all'estero ricevendo una buona educazione militare nella Scuola di Saint-Cyr in Francia;
sposa Zorka († ?), figlia del principe Nicola di Montenegro.
1903-18, re di Serbia;

1918-21, re dei serbi-croati-sloveni;

presidente del consiglio
N. Pašic
(1912 giu - nov 1918)
[fondatore del Partito radicale serbo (1881)]
ministro degli interni
Stojan Protic
(? - ?)
ministro degli esteri
-

1913
Gennaio
23
, mentre la Serbia ha sollevato di nuovo la questione di una revisione del trattato per la spartizione della Macedonia, N. Pašic ne parla col ministro bulgaro a Belgrado;
29, N. Pašic solleva ufficialmente la questione con una nota al governo bulgaro inviata a mezzo di Spalaikovic, in cui dice che siccome i due paesi non possono mettersi d'accordo non c'è che da ricorrere all'arbitrato russo convenuto. Ma anche qui vi è un malinteso perché, mentre i bulgari vogliono l'arbitrato sull'interpretazione del trattato, i serbi lo vogliono sulla revisione di esso. Secondo i dispacci del ministro degli Affari Esteri russo al ministri a Belgrado e a Sofia il governo di Pietroburgo disapprova la condotta della Serbia nel sollevare la questione della revisione e deplora che già si parli di una alleanza serbo-greca contro la Bulgaria.
Nella stampa serba si discute la validità degli accordi con la Bulgaria, insistendo che i patti devono osservarsi soltanto rebus sic stantibus e non quando le circostanze sono mutate. Una serie di articoli di questa intonazione sono pubblicati dal ministro degli interni Stojan Protic sotto lo pseudoniimo di "Balcanicus" poi raccolti in volume col titolo di Serbien und Bulgarien im Balkankrieg e poi La Bulgarie, ses ambitions, ses trahisons.

Aprile
30
, Sazonoff telegrafa ai ministri russi a Belgrado e a Sofia perché ricordino ai due governi che in base al trattato ogni divergenza circa l'interpretazione e l'esecuzione di esso e delle convenzioni successive deve essere sottoposta alla decisione dello zar. Il governo bulgaro si dichiara disposto a seguire tale procedura, mentre invece quello serbo tergiversa, insistendo per la revisione del trattato da effettuarsi fra esso e la Bulgaria.


Maggio
25
, N. Pašic chiede a Sofia in forma recisa la revisione del trattato, pretendendo che, secondo questo strumento, la Serbia ha diritto ad uno sbocco sull'Adriatico. Siccome questo le è stato impedito dalle grandi potenze e specialmente dall'Austria-Ungheria e dall'Italia essa ha diritto in base al trattato stesso a compensi altrove. Per di più la guerra è stata prolungata dopo l'armistizio solo per dar modo alla Bulgaria di occupare Adrianopoli e il territorio ad est di questa città, e la Serbia per dovere di alleata è rimasta in armi per altri cinque mesi, ciò che era più di quanto le imponeva il trattato. Infine la Bulgaria non ha inviato i 100.000 uomini promessi nella valle del Vardar, mentre la Serbia ha contribuito con 40.000 uomini alle operazioni di Tracia.
Il primo ministro bulgaro J.E. Ghescioff è forse disposto a fare qualche concessione alla Serbia per salvare l'alleanza ma i circoli militari vi si oppongono. Egli risponde quindi che nel trattato non si parla affatto di uno sbocco sull'Adriatico – è ciò è vero – ma vi si precisa solo la linea di confine in Macedonia tra la Serbia e la Bulgaria, né vi si accenna ad Adrianopoli. Quanto al concentramento bulgaro in Tracia esso è stato effettuato per necessità strategiche, giovando anche agli alleati poiché rendeva loro facile la conquista della Macedonia dove i turchi avevano dovuto lasciare solo poche truppe per far fronte invece alla difesa di Costantinopoli contro i bulgari. Questi anzi avevano agito secondo la convenzione militare del 2 luglio 1912. La guerra fu ripresa non solo per la questione di Adrianopoli, ma anche per quella delle isole, e ad ogni modo la ripresa era avvenuta col comune consenso degli alleati senza che fossero stabilite delle condizioni.
29, alla vigilia della pace di Londra viene firmato un trattato serbo-greco e le due potenze cercano di nuovo di attirarvi anche la Romania che inizialmente rifiuta volendo restare libera di imporre la pace balcanica a modo suo.
La Russia continua a cercare sempre di evitare una rottura fra i due stati slavi e propone una riunione dei quattro primi ministri balcanici a Salonicco, tentativo che fallisce a causa delle dimissioni del primo ministro bulgaro J.E. Ghescioff.
30, pace di Londra: sanziona il ritiro dell'impero ottomano da quasi tutti i suoi possedimenti europei.

Giugno
8
, la Russia, fallito il tentativo di riunire i quattro ministri balcanici a Salonicco, invia un messaggio ai re di Serbia e Bulgaria esortandoli a evitare il conflitto e ad accettare la mediazione dello zar in base al trattato. Ma i serbi temono che la Russia favorisca troppo la Bulgaria e i bulgari sono egualmente diffidenti di essa perché sanno che appoggia le rivendicazioni romene in Dobrugia e incoraggia la Serbia, forse per ostacolare la politica austro-ungarica.
Mentre il primo ministro bulgaro Daneff sta per partire per Pietroburgo, N. Pašic resta a Belgrado e assiste alle sedute della Skupstina in attesa di qualche avvenimento che mandi all'aria il progettato convegno a Pietroburgo.
Senza dubbio serbi e greci sono pronti all'attacco.

Luglio
, re Pietro I firma un ordine ai soldati dato a Belgrado per la guerra contro la Bulgaria, già stampato e senza data, che perviene al col. Simon Jovanovic il giorno stesso in Orahovac.
[Cosa che non sarebbe stata possibile se il documento non fosse stato stampato parecchi giorni prima. Nell'ordine stesso non vi è alcun accenno all'attacco bulgaro il 29 giugno.]
Dopo l'attacco bulgaro serbi e greci si dichiarano subito in stato di guerra con la Bulgaria, soprattutto per provocare l'intervento della Romania la quale aveva dichiarato che sarebbe intervenuta contro la Bulgaria qualora fossero scoppiate le ostilità.

Agosto
10
, viene firmato il trattato di pace di Bucarest:
la Serbia ottiene Usküb, Istip, Veles, Monastir e Ohrida, tutti centri storicamente ed etnicamente bulgari.

REGNO del MONTENEGRO
Nicola I Petrovich Njegosh
Albero genealogico

(Njegoš, Montenegro 1841 - Antibes, Francia 1921)
1860-1918, principe del Montenegro;
1910-18, re del Montenegro (Nicola I)
[primo e ultimo sovrano di uno stato indipendente dal 1878, con uno sbocco sull'Adriatico: Antivari, e dal 1905 con una costituzione]

1913
guerra balcanica (1912-13): prende parte alla seconda guerra balcanica contro la Turchia;, riuscendo ad annettersi la regione di Novi Pazar e di Metohija;



1913
Regno degli Elleni

Giorgio I

Albero genealogico

(Copenaghen 1845 - Salonicco 1913)
figlio di Cristiano IX re di Danimarca e di Luisa di Assia-Kassel nonché cognato di Edward VII re d'Inghilterra;
1863-1913, re degli Elleni;
- dal 1881 ha ottenuto la Tessaglia e parte dell'Epiro;
- dal 1910 E. Venizelos, capo del governo, limita il suo potere;
con la seconda guerra balcanica, oltre alla definitiva annessione di Creta alla madrepatria, conquista tutto l'Epiro meridionale con Giannina, la Macedonia con Salonicco e molte delle isole dell'Egeo;
1913
Marzo
5
, cinque mesi dopo che le sue truppe hanno scacciato i turchi da Salonicco, in una via della città viene assassinato da uno squilibrato.
[L'assassinio è rimasto avvolto nel mistero. L'uccisore, arrestato subito, si suicida gettandosi dalla finestra del carcere in modo inesplicabile. Il principe Cristoforo di Grecia nelle sue memorie accennerà ad una probabile complicità di E. Venizelos.]


Costantino I

Albero genealogico

(Atene 1868 - Palermo 11 gennaio 1923)
figlio di Giorgio I re degli Elleni e di Olga di Russia;
1889, sposa la principessa Sofia di Hohenzollern, sorella del Kaiser Guglielmo II;
1912, comandante vittorioso delle truppe greche durante la prima guerra balcanica;
1913-17, 1920-22, re di Grecia;
1913
Marzo
sale al trono mentre E. Venizelos rimane a capo del governo;



Capo del governo
E. Venizelos
(1910 ott - mar 1915)
1913
Maggio
29
, alla vigilia della pace di Londra viene firmato un trattato serbo-greco e le due potenze cercano di nuovo di attirarvi anche la Romania che inizialmente rifiuta volendo restare libera di imporre la pace balcanica a modo suo.

Giugno
Senza dubbio serbi e greci sono pronti all'attacco.
27, re Costantino parte per Salonicco con la dichiarazione di guerra già scritta (come risulta dalla sua pubblicazione nel giornale greco «Proodos» il giorno stesso);

Luglio
Dopo l'attacco bulgaro serbi e greci si dichiarano subito in stato di guerra con la Bulgaria, soprattutto per provocare l'intervento della Romania la quale aveva dichiarato che sarebbe intervenuta contro la Bulgaria qualora fossero scoppiate le ostilità.

Agosto
10
, viene firmato il trattato di pace di Bucarest:
la Grecia ottiene Salonicco dove la maggioranza della popolazione è ebrea, ma i cristiani sono in prevalenza greci. Ha anche Vodena e Florina, prevalentemente bulgare, nonché Seres e Cavalla dove i bulgari sono molto numerosi.

Ma le sue ambizioni non sono ancora soddisfatte, essa vorrebbe annettersi anche l'Albania meridionale, la Tracia occidentale e l'Anatolia.


1913
IMPERO OTTOMANO
Mehmet V
Albero genealogico
(Istanbul, 2 nov 1844 – Istanbul, 3 lug 1918)
figlio di 'Abd-ul-Mejid I e della sua sposa armena Tirimüjgan;
1909-18, XXXV sultano;
il suo ruolo è comunque privo di potere effettivo: le decisioni vengono in realtà prese da vari membri del governo ottomano;
TURCHIA
Gran Vizir
Mahomed Schevket Pascià
(? - † 2 giu 1913, assassinato)
Said Halim Pascià
(1913 giu - feb 1916)

1913
l'influsso del movimento progressista dei "Giovani turchi" determina i principali avvenimenti interni dell'impero turco;
prima guerra balcanica (1912-13);

Gennaio
17
, gli ambasciatori delle grandi potenze propongono alla Porta la cessionedi Adrianopoli agli stati balcanici e che venga deferita alle grandi potenze la cura di decidere sulla sorte delle isole; esse si adopereranno per assicurare l'inolunmità dei musulmani di Adrianopoli e il rispetto delle moschee e degli altri edifici religiosi della città.
18, un'azione con la flotta turca finisce male;
La Turchia spera ancora che le gelosie delle grandi potenze provochino una guerra in Oriente da cui essa potrebbe trarre dei vantaggi; ma ora vede che esse invece vogliono impedire il rinnovarsi delle ostilità e imporre una pace favorevole ai balcanici.
Adrianopoli non si può più salvare perché i bulgari dinnanzi a Ciatalgia sono 300.000 e il governo di Costantinopoli è per di più minacciato da una nuova ribellione dei "Giovani turchi".
Per uscire dalla pericolosa situazione il sultano convoca un gran divano (Consiglio della Corona) perché si pronunci sulla risposta da darsi alle potenze e coprire con la sua autorità il ministero.
22, al palazzo di Dolma Bagcè si riunisce il divano, composto di tutte le più alte cariche dello stato, e si dichiara favorevoleall'accettazione delle proposte e la sera stessa il governo pubblica unanota con cui annuncia al popolo che si affida al sentimento di giustizia delle potenze stesse.
23, quando la pace sembra ormai assicurata e i ministri turchi stanno redigendo la risposta alle grandi potenze scoppia il temuto tumulto e una folla capeggiata da Enver Bey e Talaat Bey si riunisce davanti alla Sublime Porta, inveendo contro il gran vizir Kiamil come traditore della patria e reclamando la ripresa delle ostilità. Il ministro della Guerra Nazim Pascià viene ucciso mentre tenta di opporsi all'invasione della folla e il gran vizir Kiamil è costretto a firmare una lettera di dimissioni, consegnandola a Enver Bey il quale la porta subito al sultano.
La sera stessa viene costituito un nuovo ministero di difesa nazionale con Mahmud Scevket Pascià come gran vizir e ministro della Guerra e Mukhtar Bey, sostituito pochi giorni dopo da Said Halim, ministro degli Affari Esteri.
I "Giovani turchi" pubblicano un manifesto accusando l'ex gran vizir Kiamil di aver sacrificato gli interessi della nazione e dichiarando che la Turchia non può cedere la Rumelia e si opporrà ad ogni soluzione del genere.
29, dopo che le grandi potenze hanno abbandonato ogni tentativo di mediazione, i delegati balcanici comunicano a quelli turchi che le trattative sono rotte.
30, il comandante in capo bulgaro Savoff annuncia ai turchi che in base all'art. 4 del protocollo di armistizio le ostilità riprenderanno il 3 febbraio;

Febbraio
3
, le ostilità (interrotte a dicembre) ricominciano;
malgrado il mutamento di governo a Costantinopoli la situazione militare della Turchia è senza speranza.
[Scacchiere di Tracia] I turchi non sono in grado di sferrare una offensiva in grande stile, ma il loro piano di azione non manca di genialità. Esso consiste nell'attaccare i bulgari dalla penisola di Gallipoli dove è stato ammassato un esercito di 60.000 uomini e alle linee di Ciatalgia, mentre un nuovo corpo di spedizione giunto dall'Anatolia dovrebbe attaccarli di fianco o alle spalle e marciare verso Adrianopoli.
4, i turchi sotto Fethi Bey attaccano i bulgari a sud del fiume Kavak sull'istmo di Gallipoli, mentre sulla linea di Ciatalgia cercano di attaccare le forze di Dimitrieff. Ma i bulgari allora si ritirano da Ciatalgia per concentrarsi su Ciorlü allo scopo di proteggersi i fianchi, e a Kavak sconfiggono i turchi e li inseguono verso Bulaïr nell'istmo stesso.
Entra quindi in scena il corpo comandanto da Enver Bey il quale ha cercato di occultare i suoi veri obbiettivi, fingendo di voler effettuare degli sbarchi a Midia e Podima sul Mar Nero e a Silivri e Eregli sul mar di Marmara, mentre in realtà intendeva sbarcare a Rodosto. Ma i bulgari non si lasciano trarre in inganno e dopo aver sconfitto Fethi Bey a Bulaïr, impediscono lo sbarco a Rodosto.
8, Enver Bey cerca allora di sbarcare a Sarköi molto più a sud ovest; i bulgari lo attaccano anche lì e gli infliggono tali perdite che egli deve reimbarcarsi e rifugiarsi nella penisola di Gallipoli.
Da questo momento i turchi non tentano più offensive in questo settore
Hakki Pascià viene quindi inviato a Londra, dove le grandi potenze hanno ripreso la loro attività pacificatrice, dal nuovo ministero turco per riannodare i rapporti con i delegati balcanici; i primi tentativi falliscono e intanto la guerra continua.

Marzo
6
, Janina, assediata da tempo dai greci, si arrende;
i bulgari con i loro alleati serbi rinnovano l'attacco contro Adrianopoli concentrandosi sul saliente a nord-est, verso il quale avevano iniziato il trasporto delle grosse artiglierie, ma questa operazione richiede alcune settimane…
24, solo ora Ivanoff riesce a sferrare l'attacco della fanteria su Haivas-Kayalik e Haivas-Kastanlik;
25, la mischia continua tutto il giorno e la notte successiva;
26, al mattino il comandante turco Sciukri Pascià è costretto ad arrendersi con tutto il presidio.
Lo stesso giorno i bulgari rinnovano gli attacchi sulle linee di Ciatalgia e il governo turco si prepara ad accettare le condizioni degli alleati balcanici.
31, Costantinopoli, gli ambasciatori delle grandi potenze presentano alla Porta una nota collettiva che propone come frontiera la linea Enos-Midia; tutti i territori ad ovest di essa devono essere ceduti agli alleati eccetto l'Albania, la cui sorte, assieme a quella delle isole dell'Egeo, è lasciata alla decisione delle grandi potenze, e il ministro degli Affari Esteri turco Said Halim dichiara subito di accettare queste condizioni.

Aprile
15
, i bulgari sospendono le ostilità a Ciatalgia e intavolano negoziati di pace con la Turchia;
20, anche i greci e i serbi concludono un armistizio con la Turchia;
21, tutti gli alleati balcanici, compreso il Montenegro, informano le grandi potenze che accettano la loro mediazione, pregandole però di ammettere il principio dell'indennità e il diritto di discutere la questione delle isole dell'Egeo e la delimitazione dei confini della Tracia e dell'Albania.
Eliminati tutti gli ostacoli alla conclusione della pace fra gli alleati balcanici e la Turchia, la conferenza di Londra prepara il relativo trattato e lo comunica alle parti interessate.
Gli stati balcanici lo accettano; ma preoccupati come sono dalle loro diffidenze reciproche e in vista della decisione segreta dei serbi e dei greci di escludere la Bulgaria dalla spartizione della maggior parte della Macedonia (malgrado gli accordi conclusi in precedenza), ritardano la firma per alcune settimane.

Maggio
27
, le grandi potenze tornano ad insistere pe la firma immediata e siccome i delegati bulgaro e turco si mostrno pronti a firmare, anche quelli greco, serbo e montenegrino accettano;
30, viene firmato il trattato di pace tra gli alleati balcanici e la Turchia:

- la Turchia cede agli alleati balcanici i suoi territori ad ovest della linea Enos-Midia eccetto l'Albania;
- le frontiere dell'Albania e tutte le questioni ad essa relative sono deferite alla decisione delle grandi potenze;
- la Turchia cede inoltre agli alleati l'isola di Creta, rinunciando a tutti i suoi diritti su di essa;
- la sorte delle altre isole dell'Egeo e della penisola del Monte Athos viene affidata alle grandi potenze;
- le questioni di ordine finanziario risultanti dallo stato di guerra e dalle cessioni territoriali saranno trattate dalla commissione tecnica internazionale suddetta alla quale le grandi potenze hanno nominato i propri rappresentanti.

le ostilità si concludono con la conquista di Adrianopoli da parte delle forze serbe e bulgare;
le due guerre balcaniche rimescolano la carta politica della penisola:
- le forze di coalizione occupano il sangiaccato di Novi Pazar, Scutari, Durazzo, Skoplje, Adrianopoli e Salonicco sconvolgendo equilibri che riguardano Vienna e Berlino, non meno di Costantinopoli;
Maggio
per annullare almeno in parte i risultati del conflitto, Vienna ottiene alla conferenza di Londra l'indipendenza dell'Albania;
30, viene proclamata l'indipendenza dell'Albania;
con un apparente omaggio al principio di nazionalità essa ricaccia i serbi verso l'interno, costringendo re Nicola a cedere Scutari, città albanese che le truppe montenegrine hanno conquistato, e inserisce nella penisola elementi di frustrazione e di gelosia che ritardano il processo di maturazione dell'unità balcanica;

Giugno
2
, il gran vizir Mahomed Schevket Pascià viene assassinato e al suo posto viene nominato Said Halim Pascià il quale chiede degli esperti militari alla Gran Bretagna per mantenere l'equilibrio fra le diverse influenze estere, ma questa non glieli vuole inviare, onde si rivolge di nuovo alla Germania;

seconda guerra balcanica (1913): scoppia tra gli ex alleati (Serbia, Grecia e Bulgaria); Serbia e Grecia uscite vincitrici dal conflitto, si dividono la Macedonia a danno della Bulgaria, cui è riservata una parte minima del territorio;

Agosto
10
, viene firmato il trattato di pace di Bucarest:
la Turchia ha di nuovo Adrianopoli e Kirk-Kilissè, ma per quanto ciò sia sgradevole per la fierezza nazionale dei bulgari, è una perdita meno grave, data la relativa scarsità dell'elemento bulgaro di fronte a quello turco nella regione.

Novembre
come richiesto dal gran vizir Said Halim Pascià, la Germania mette a disposizione della Turchia il gen. Liman von Sanders con un forte stuolo di ufficiali per riprendere l'opera svolta dal gen. von der Goltz richiamato in Germania;
[Tornato in Turchia durante la guerra, il gen. von der Goltz comanderà le truppe turche in Mesopotamia, dove morirà nel 1916.]

Vi è un conflitto con la Grecia a causa dei maltrattamenti inflitti ai turchi e altri musulmani nelle province annesse alla Grecia dopo le guerre balcaniche; 163.000 di essi emigrano in Turchia e questa commette delle rappresaglie contro i greci nel suo territorio. La Germaania interviene come mediatrice riuscendo ad indurre i due governi ad accettare il principio dello scambio delle popolazioni.
[Lo scoppio della prima guerra mondiale ne impedirà la pratica effettuazione, ma il principio sarà ripreso nel 1922.]


ALBANIA

1913
Gennaio
17
, il Montenegro presenta alla conferenza degli ambasciatori a Londra un promemoria col quale chiede Scutari, Ipek Djakovo;
21, la Serbia reclama anch'essa Ipek e Djakovo più Deciani per se stessa, sostenendo che queste erano «una terra santa per i serbi» e dichiarando essere inammissibile che vengano cedute all'Albania o a qualsiasi altra nazione.
[In realtà lo scopo di queste rivendicazioni è sempre quello di aprirsi un varco verso il mare.]
L'Austria-Ungheria e l'Italia insistono invece perché si diano all'Albania, che sta per essere eretto a stato indipendente, delle frontiere che le rendano possibile di vivere e che vi siano inclusi i territori abitati in prevalenza da albanesi.
La Russia appoggia le pretese dei balcanici, specialmente della Serbia e del Montenegro, mentre la Gran Bretagna e la Francia favoriscono quelle dei greci.
Si viene dunque ad una transazione per cui
- Scutari (che la stessa Russia riconosce come albanese) viene assegnata all'Albania,
- Ipek e Dibra alla Serbia,
- Janina alla Grecia.
L'Italia e l'Austria-Ungheria, pur ritenendo le cessioni alla Serbia e alla Grecia ingiuste verso gli albanesi, aderiscono alla proposta;

Marzo
12
, i governi balcanici vengono avvertiti che la sorte di Scutari sarà decisa dalle grandi potenze; Montenegro e Serbia vengono quindi invitati a sospendere l'assedio. Il Montenegro vi si rifiuta netto anzi intensifica le operazioni e la Serbia gli invia dei rinforzi.
29, dalle grandi potenze viene fatto un nuovo invito al Montenegro affinché sospenda l'assedio di Scutari;

Aprile
, con una nota il Montenegro respinge l'invito delle grandi potenze e lo stesso giorno le sue truppe espugnano tre dei forti della difesa di Scutari;
5, gli alleati balcanici inviano alle grandi potenze una nota con la quale consentono di accettare la linea proposta per la Tracia come base di discussione (non come linea definitiva), di lasciare alle grandi potenze le isole dell'Egeo, ma chiedono di conoscere in precedenza le frontiere proposte per l'Albania, senza accennare a Scutari.
Allora le grandi potenze decidono di fare una dimostrazione navale dinanzi ad Antivari e inviano una flotta composta di:
- 3 navi austro-ungariche,
- 2 navi italiane,
- 1 nave francese,
- 1 nave britannica,
per protestare contro l'ostinazione del Montengro nel persistere nell'assedio di Scutari;
7, anche sir Edward Grey, in un discorso alla Camera dei Comuni, disapprova l'assedio di Scutari;
la stessa Russia dà il suo appoggio morale alla dimostrazione, pur non partecipandovi direttamente per non urtare il sentimento della nazione favorevole ai fratelli slavi.
Ma nemmeno ora le operazioni di assedio a Scutari vengono sospese.

16, i 15.000 serbi che partecipano all'operazione si ritirano a causa delle tese relazioni con la Bulgaria;
l'assedio di Scutari procede comunque, malgrado le pressioni delle grandi potenze perché i montenegrini ne desistano e il citato ritiro dei 15.000 serbi.
Le grandi potenze consegnano una nuova nota agli alleati balcanici con la quale dichiarano che nulla hanno da obbiettare alle richieste bulgare circa le frontiere turco-bulgare e che sono pronte a comunicare il tracciato delle frontiere albanesi a mano a mano che vengono fissate, ma che quanto alle isole dell'Egeo essi devono rimettersi alle decisioni delle grandi potenze stesse e per l'indennità a quella della commissione tecnica che sarà riunita a Parigi.
23, al comandante della piazza di Scutari, Essad Pascià, (costretto ad arrendersi per fame o forse anche in seguito ad intrighi) è concesso di uscire col presidio, conservando tutte le armi e l'equipaggiamento salvo i cannoni pesanti;
re Nicola entra trionfatore nella città, dichiarando la sua intenzione di rimanervi col pretesto che i suo antenati vi sono sepolti, sebbene solo 3000 o 4000 degli abitanti siano di razza serba.
L'Austria-Ungheria chiede allora alla conferenza di Londra che il Montenegro sia invitato ad evacuare Scutari che è destinata a far parte del nuovo stato albanese; le altre potenze aderiscono alla richiesta;
Dopo aver evacuato Scutari, Essad Pascià si ritira a Tirana dove dispone di una forza di 9000 uomini; si protesta leale al governo provvisorio albanese di Ismail Kemal Bey e accetta anzi di farne parte come ministro dell'Interno.
Questo governo comincia a funzionare introducendo delle riforme ma incontra subito opposizione in vari ambienti, e Ismail Kemal Bey, troppo vecchio per agire con energia, prega le potenze di metter fine alle incertezze nominando senz'altro il principe;
molti sono i candidati, fra i quali qualche preteso discendente di Skanderbeg, e finalmente la scelta è affidata all'Italia e all'Austria-Ungheria. Ma Essad Pascià, malgrado le sue precedenti professioni di lealismo, non vuole accettare una posizione che gli sembra in qualche modo subordinata, e insorge contro il governo provvisorio per crearne uno prevalentemente musulmano a Durazzo che esercita autorità nella regione tra i fiumi Mati e Shkumbi e gode l'appoggio sospetto del vescovo greco di Durazzo. I suoi armati sono sconfitti nella Bregumatia, ma in questo momento ricompaiono i "Giovani turchi" che cercano di pescare nel torbido nella speranza di promuovere un'agitazione a favore della riannessione dell'Albania all'Impero ottomano o almeno della nomina a principe di un membro della Famiglia Imperiale.
27, le grandi potenze rinnovano l'invito al Montenegro il quale lo respinge; poiché esse non possono mettersi d'accordo sul da farsi, l'Italia e l'Austria-Ungheria decidono di agire da sole e preparano dei reparti di truppa da inviare in Albania.

Maggio
13
, in base al trattato di Londra la Turchia cede ai quattro alleati balcanici collettivamente tutto il territorio ad ovest della linea Enos-Midia e gli alleati stessi affidano alle grandi potenze il regolamento della questione albanese, riservandosi però di discutere con esse la delimitazione definitiva dei confini dell'Albania;
14
, finalmente i montenegrini si ritirano da Scutari; viene quindi costituita una amministrazione internazionale presieduta dall'ammiraglio britannico Burney. La popolazione indigena è lietissima della partenza dei montenegrini ma deplora la cessione al Montengro della tribù degli Hoti e dei Gruda che sono puramente albanesi.

30
, conferenza di Londra: viene proclamata l'indipendenza dell'Albania;
il governo provvisorio costituitosi sotto Ismail Kemal Bey reclama tutti i territori che sono etnicamente, almeno in parte, albanesi proposta che potrebbe essere accettata se gli albanesi disponessero di una propaganda simile a quella operante a favore degli alleati balcanici, e che del resto non è irragionevole da un punto di vista storico e geografico. Tanto per l'Italia che per l'Austria-Ungheria un'Albania vitale diverrebbe uno stato tampone atto ad ostacolare l'eccessiva espansione del panslavismo e del panellenismo.
L'Austria-Ungheria però, essendosi ormai annessa la Bosnia-Erzegovina, ritiene opportuno dare qualche soddisfazione anche alla Serbia o forse piuttosto alla Russia protettrice di questa, e consentire ad essa l'annessione del Kossovo e delle città di Usküb, Köprülü, Prilep e Monastir, sebbene queste siano prevalentemente albanesi o bulgare e certamente non serbe, e al Montenegro le zone abitate dalle tribù cattoliche degli Hoti e dei Gruda e quelle musulmane di Plava e Gusinje.
Dette popolazioni implorano le grandi potenze di riconsiderare tale decisione, ma non viene prestato loro ascolto, ed esse sono consegnate ai loro nemici ereditari.
La Francia e la Gran Bretagna vogliono però andare ancora più in là a favore dei serbi, e anche il conte Berchtold finisce per cedere, acconsentendo che siano loro annesse anche le zone prevalentemente albanesi e musulmane di Ipek, Prizren, Struga, Ohrida, Dibra e Diakova; in cambio la Russia acconsente a che Scutari resti all'Albania.

Luglio
29
, la conferenza degli ambasciatori costituisce lo Stato autonomo sovrano dell'Albania:
-
sotto un principe [Mpret] che le grandi potenze designeranno e che sarà sotto la loro garanzia;
- il controllo dell'amministrazione civile e finanziaria viene affidato ad una commissione internazionale composta dei delegati delle sei potenze + un albanese;
- il principe dovrà essere nominato entro sei mesi e nel frattempo la commissione predetta provvederà alla costituzione delle autorità indigene;
- l'ordine pubblico sarà assicurato da ufficiali svedesi.
[Il progetto di organizzazione sarà redatto e formato a Valona il 10 aprile 1914]

Agosto

nelle trattative che seguono la Francia continua ad appoggiare la tesi greca, ma in vista dell'opposizione dell'Italia e dell'Austria-Ungheria, finisce epr consentire che Korcia e Argirocastro restino all'Albania.
11, la conferenza degli ambasciatori decide che la regione costiera fino a Ftelia, compresa l'isola di Saseno, la zona a nord della linea greca e l'antico kazà ottomano di Korcia, con le rive sud del lago d'Ohrida devono far parte dell'Albania.
La commissione di delimitazione viene quindi autorizzata ad agire nell'ovest entro i limiti definiti «dai monti che separano la regione costiera attribuita all'Albania fino a Ftelia, dalla valle di Argirocastro a nord-est, fino alla linea di frontiera dell'antico kazà ottomano di Korcia. Fra queste due regoni la linea indicata nel promemoria presentato alla conferenza da E. Venizelos segnerà il confine nord della provincia, mentre a sud e sud-est si estenderà fino alla linea proposta dall'Austria-Ungheria e L'Italia».

Viene pure deciso che la commissione inizi i lavori il 1° settembre portandoli a termine entro il 13 novembre, e che entro un mese al massimo dalla fine dei lavori della commissione stessa le truppe greche debbano evacuare il territorio attribuito all'Albania.
Le truppe elleniche però fanno di tutto per inscenare dimostrazioni di fedeltà alla Grecia da parte degli abitanti; ma sulle numerose petizioni a favore della Grecia presentate molti dei firmatari risultano inesistenti, mentre in altri casi si vede che si tratta di infime minoranze greche.
Le autorità elleniche avevano vietato agli abitanti di parlare albanese nelle strade e li avevano obbligati a verniciare le loro case di bianco e celeste (i colori greci), mentre innumerevoli albanesi sono imprigionati, esiliati o bastonati a morte.
Si costituiscno i cosiddetti "battaglioni sacri" impegnati ad assicurare l'annessione della regione alla Grecia; figurano di essere estranei all'esercito regolare ellenico e composti di soli volontari, ma in realtà sono disertori dall'esercito rinforzati da banditi e altri fuori legge cretesi, e reclutati dalle autorità greche. In tutto sono 40.000, bene armati e addestrati, e si dichiarano pronti, qualora le potenze insistano sull'evacuazione della regione da parte delle truppe greche, a difenderla fino all'ultimo contro gli albanesi.

alla conferenza di Londra sir Edward Grey e gli ambasciatori delle grandi potenze si occupano in primo luogo dei confini dell'Albania.
Attribuisce Korcia e Argirocastro, località alle quali aspirava la Grecia, all'Albania, essendo la popolazione in grande maggioranza albanese; il confine meridionale dell'Albania è stabilito lungo una linea che va dal Lago di Presba, passando a sud delle due predette città, fino a Capo Stilos sul Canale di Corfù e dovrà essere delimitato sui luoghi da una commissione internazionale (i cui lavori termineranno qualche anno dopo la prima guerra mondiale).
La Russia e l'Austria si oppongono all'assegnazione di Cavalla alla Grecia, ritenendo che spetti alla Bulgaria, e si parla perfino a tale proposito di una revisione di tutto il trattato di Bucarest. Ma con l'intervento della Francia e in minor misura della Gran Bretagna viene data soddisfazione alla Grecia, la quale conserva Cavalla.
12
, la Gran Bretagna (come risulta dal discorso alla Camera dei Comuni di sir Edward Grey) si ricrede e non ritiene eque e giuste le frontiere nord e nord-est dell'Albania, riconoscendo che esse escludono da questo stato una massa compatta di 500.000 albanesi, senza contare gli altri 250.000 albanesi della regione di Prishtina e Monastir.
Queste frontiere creano infatti un ostacolo insormontabile al progredire del nuovo stato, procurano la fame e la morte per decine di migliaia di contadini albanesi e privano numerose comunità rurali dei loro mercati naturali.
I montenegrini propongono addirittura di sterminare la popolazione albanese nei distretti da loro occupati o che intendono occupare e danno inizio a tale politica.
Nei soli distretti di Plava e Gusinje 500 individui sono massacrati e altrove gli abitanti musulmani o cattolici non possono sfuggire alla strage che convertendosi all'Ortodossia.

Settembre
i serbi, in seguito alle insistenze delle grandi potenze, cominciano a evacuare l'Albania settentrionale; ma nel ritirarsi commettono ogni sorta di atrocità, fra cui il massacro di 52 donne e bambini a Flet. Rimangono invece nella Mirdizia (con la connivenza del capo dei mirditi, Prenk Bib Doda, al quale promettono un principato autonomio intorno ad Alessio) e in alcuni punti strategici presso Dibra.
20, i serbi, sempre per ingiunzione delle potenze, evacuano la zona ad ovest di Dibra, ma bruciano tutti i villaggi evacuati, uccidono molti dei loro abitanti, e a Dibra stessa, che è stata assegnata alla Serba, commettono altre atrocità.
Questi fatti provocano una ribellione generale in tutti i distretti albanesi annessi alla Serbia e al Montenegro che viene soppressa con estrema ferocia.
Migliaia di profughi devono rifugiarsi nell'Albania indipendente, dove molti di essi muoiono di fame e di stenti, non potendo i loro compatrioti, essi stessi poverissimi, soccorrerli.
21, il regolamento serbo di pubblica sicurezza, ora emanato, dimostra che le regioni annesse sono abitate da popolazioni allogene (cioè albanesi) e che sono trattate come se fossero in stato di perpetua ribellione;

Ottobre
4
, Monastir, la commissione internazionale dei confini tiene la sua prima seduta; ne fanno parte i rappresentanti di:
. Gran Bretagna,
. Italia,
. Austria-Ungheria,
. Francia,
. Russia,
. Germania,
con il delegato britannico alla presidenza; non vi è alcun greco né albanese.
I delegati italiano, tedesco e austro-ungarico, difendono le rivendicazioni albanesi, quelli francese e russo quelle greche.
Su un punto però tutti sono d'accordo, e cioè che la pretesa delle truppe greche costituisce un ostacolo ad una indagine imparziale.
I greci infatti – truppe regolari, "battaglioni sacri" e autorità civili – fanno di tutto per impedire agli abitanti di esprimersi liberamente dinnazi alla commissione;
15
, le grandi potenze, specialmente l'Italia e l'Austria-Ungheria impongono alla Serbia di ritirare le sue truppe dai distretti albanesi ancora occupati, e ciò finalmente essa fa, onde alla fine del mese solo i greci sono ancora in occupazione di territori attribuiti all'Albania.
In Grecia infatti si stanno facendo sforzi inauditi per dimostrare che l'Albania meridionale non è altro che l' "Epiro settentrionale" e quindi territorio greco; per quanto la popolazione di Korcia sia nella sua grande maggioranza albanese (cristiana o musulmana), i greci pretendono che la situazione geografica e strategica della città la rendano indispensabile per la Grecia, e allo stesso tempo che Santi Quaranta le è necessaria come sbocco commerciale per i territori più a nord ai quali essa aspira. Così pure reclamano tutto il tratto di strada fra Korcia ed Ersek come facente parte della via di comunicazione fra Janina e Monastir e Salonicco.

[I greci pretendono che tutta la cultura della regione sia ellenica; ma sebbene i francesi abbiano sempre appoggiato le pretese greche, una relazione ufficiale francese dello stesso anno 1913 indica che la popolazione dell'Epiro settentrionale è in prevalenza musulmana o comunque albanese, e la commissione inviata parecchi anni dopo dalla Società delle Nazioni verrà alla stessa conclusione, dimostrando che nelle prefetture di Korcia, Argirocastro e Ciamuria, eslcudendo la sottoprefettura di Pogradez, vi sono 113.845 musulmani e 112.868 cristiani, ma che solo il 17% parla greco.]

31, i delegati italiano e austro-ungarico protestano contro la condotta greca, suscitando le ire dei colleghi francesi e russo e in minor misura anche di quello britannico, i quali vogliono difendere la tesi greca a tutti i costi.
Le indagini della commissione non si estendono a sud della linea tra i due punti fissati dalla conferenza degli ambasciatori, e tutta la zona non visitata da essa e che comprende:
. decine di migliaia di albanesi ortodossi,
. 40.000 musulmani della Ciamuria meridionale e
. i kutzovalacchi del Pindo,
viene ceduta alla Grecia senza tenere il minimo conto dei desideri degli abitanti.
La commissione internazionale dei confini si reca poi a Firenze per completare la sua opera con l'aiuto dell'Istituto geografico militare; ivi redige il suo protocollo finale.

Novembre
la scelta delle grandi potenze cade sul principe Guglielmo di Wied il quale però non vuole venire in Albania fino a che la situazione politica non sia chiarita e un prestito di 3.000.000 di sterline garantito dalle potenze.
Ismail Kemal Bey propone quindi a queste o di nominare un alto commissario per governare il paese fino all'arrivo del principe o di incaricarne la commissione internazonale.
Viene accettata la seconda alternativa e la commissione riesce nel suo compito non senza difficoltà, anche per le reciproche gelosie delle varie potenze.
Ismail Kemal Bey si dimette e va a Nizza.
Essad Pascià
si dimette pure, ma vuole essere nominato capo della delegazione recantesi a invitare il principe Guglielmo di Wied ad accettare il trono di Albania.

Dicembre
17
, con il protocollo di Firenze le provincie di Korcia e Argirocastro sono attribuite all'Albania, ma un piccolo triangolo della strada, che è l'unica via di comunicazione fra l'Albania sud-orientale e Santi Quaranta, viene lasciato dentro il confine greco.
Ciò nonostante la Grecia decide di far valere le sue rivendicazioni anche su Korcia, Argirocastro e Premeti mediante un complotto.

Le grandi potenze invitano la Grecia ad adempiere al suo impegno di evacuare l'Albania meridionale.

MACEDONIA [ceduta dalla Bulgaria alla Turchia nel 1878]

Salonicco, dal 1894 i patrioti macedoni hanno organizzato l'ORIM (Organizzazione rivoluzionaria interna macedone) che rivendica l'autonomia pur nell'ambito dell'impero turco; le riforme non vengono, anzi la repressione continua; il movimento dei "giovani turchi" pretende l'integrazione della Macedonia nella Turchia;
dopo la completa sconfitta dei turchi, si accende un aspro dissidio per la spartizione della provincia tra la Serbia, la Grecia e la Bulgaria;
1913
Gennaio
i greci sotto il diadoco Costantino da Verria e i bulgari sotto Teodoroff da Seres giungono dinanzi a Salonicco quasi contemporaneamente;
le truppe serbe penetrate in Macedonia si fortificano anche nella zona che è stata attribuita alla Bulgaria come se si intendessero installare permanentemente, e già cominciano a perseguitare o espellere chiunque si dichiari bulgaro o bulgarofilo.

Febbraio
9
, i greci penetrano a Salonicco dopo averne negoziato la resa col comandante turco Tahsim Pascià il quale del resto non ha opposto alcuna resistenza;

Giugno
, viene delimitata una striscia di territorio neutro esistente fra l'esercito bulgaro e quello greco; ciò non impedisce comunque che avvengano degli scontri tanto è l'astio che divide i due popoli, mentre tra serbi e bulgari… l'ostilità è ancora più acuta.

Due scontri greco-bulgari avvengono a Nigrita e a Panaghion, e uno serbo-bulgaro a Zletovo.

Le truppe bulgare sono dislocate lungo una linea di 350 km. da Vidin sul Danubio a Drama sul Mare Egeo e sono divise in cinque armate:
- 1ª - 40.000 uomini, sotto il gen. Kutinceff, fra Belogradcik e Ferdinandovo;
- 2ª - sotto il gen. Petroff,
- 3ª - sotto il gen. Dimitreff (e poi Tosceff)
lungo la strada da Sofia a Nis;
- 4ª - sotto il gen. Ivanoff, fra Doiran sul lago omonimo e Kavalla sull'Egeo,
- V - 150.000 uomini, sotto il gen. Kovaceff.

Le truppe serbe, assieme alle montenegrine, ammontano a 180.000 uomini e sono divise in tre armate:
- 1ª - comandata dal principe ereditario Alessandro, fra Egri Palanka, il fiume Bregalnica, Veles e Usküb;
- 2ª - dislocata fra Zajecar e Pirot;
- 3ª - soto il gen. Jankovic, sulla Krika-Lokovica e lungo il Vardar da Krivolak a Gjevgeli.

Le truppe greche, circa 80.000 uomini, stanno più a sud, di fronte alla IV Armata bulgara sulla destra del Vardar da Gjevgeli a Gumenica e sulla destra del Doganzi a Leftra.

30, le truppe bulgare della IV Armata e parte di quelle della 2ª sferrrano un attacco contro i serbi per aprirsi la via su Veles e Monastir, località alle quali i bulgari tengono in special modo, essendo abitate in grande maggioranza dai loro connazionali. Dapprima i serbi sono costretti a ripiegare con forti perdite.
Lo stesso giorno le truppe di Kovaceff sono già a occidfente di Zletovska con l'estrema sinistra a Krivolak sul Vardar, quelle di Ivanoff con la sinistra a Leftera e la destra fra i greci e i serbi a Gjevgelj, tagliando così la strada e la ferrovia Usküb-Salonicco.
I bulgari dovrebbero subito spingersi innanzi verso Knjazevac, Nis e Pirot per isolare le truppe serbe in Macedonia e poi discendere verso sud. Ma il governo di Sofia non desidera la nuova guerra e in seguito ai suoi ordini l'esercito rimane inattivo per vari giorni, dando così tempo ai serbi e greci di riaversi dalla sorpresa, riordinarsi e valersi della loro notevole superiorità numerica locale.
I greci intanto aggrediscono il piccolo reparto bulgaro in Salonicco e alle ore 03:00 dello stesso giorno il comandante bulgaro Lazareff riceve una lettera dal generale greco Kalares che lo informa essere scoppiate le ostilità e gli propone di uscire dalla città entro un'ora con tutto il suo reparto. Ma già alle ore 02:30 (prima quindi che la lettera arrivi a destinazione) i greci hanno già iniziato l'attacco contro i bulgari.
Il console di Francia Jocelyn cerca di intervenire ma il comando greco gli dice falsamente che Lazareff si rifiuta di riceverlo onde il suo intervento non ha luogo.
Verso sera comincia il fuoco delle artiglierie greche e Lazareff è invitato ad arrendersi. Egli chiede invano di poter comunicare con i suoi superiori e ricevere le loro istruzioni e sul fare del giorno (1° luglio) offre di arrendersi a condizione che gli siano lasciate le armi da fuoco. Ciò viene dapprima concesso ma in seguito i bulgari vengono fatti prigioneiri senza condizioni.
Allo stesso tempo vengono iniziate feroci persecuzioni contro la popolazione civile bulgara col pretesto che si tratta di comitagi (cetnici).

Luglio
, mentre i bulgari, in ottemperanza agli ordini ricevuti da Sofia, se ne stanno inattivi, i serbi li attaccano;
2, i serbi cacciano i bulgari da Retki-Butka,
4, i serbi respingono i bulgari dalla sinistra della Zeletovska;
lo stesso giorno, abbandonata Kukush (KilKish), il gen. bulgaro Ivanoff ripiega verso la Belasica Planina, tenendo la linea fra il Vardar e Doiran per impedire ai serbi di giungere a Strumica e per proteggere le comunicazioni fra la Macedonia e la Tracia.
5, i serbi occupano Kokana;
lo stesso giorno il gen. bulgaro Kutinceff è penetrato in territorio serbo su due punti, a nord sulla via di Zaiecar e a sud del passo di S. Nicola. Poi avanza su Kragujevac, catturandola, mentre Petroff opera nella zona fra Pirot e Valsina tentando di avanzare su Nis per cooperare con la sinistra di Kutinceff.
Tosceff
si consolida nella zona di Egri Palanka.
7, i serbi occupano Krivolak;
lo stesso giorno il gen. bulgaro Ivanoff è battuto dai greci a Doiran e fra Seres e Demir-Hissar, ma può consolidarsi nella valle della Strumica, stabilendo contatto con le truppe di Kovaceff e a nord del passo di Rupel e sulle alture fra Zerbovo e Drama.
8, i serbi occupano Istip e quindi si spingono sulla sinistra della Breglanica,
9,… occupano Radovista dove vengono a contatto con i greci avanzanti da sud.
Il gen. Ivanoff non ha che 40.00 uomini contro gli 80.000 di re Costantino e deve rinunciare ad ogni idea di offensiva. Ripiegando Kovaceff sulla sinistra della Bregalnica, Ivanoff provvede a coprire la sua ritirata, impedendo ai greci di prenderlo di fianco e ciò egli fa con abilità e valore, ritirandosi lentamente senza subire gravi perdite.

Alla fine del mese il vantaggio è dei serbi e greci che hanno cacciato i bulgari da quasi tutto il territorio contestato, sebbene questi non siano definitivamente vinti e si trovino ancora in grado di passare qua e là alla controffensiva malgrado gli ordini del loro governo che hanno indebolito e anzi arrestato il loro slancio.
Ciò che decide le sorti della guerra è invece l'intervento della Romania.

Agosto
10
, viene firmato il trattato di pace di Bucarest:
la spartizione della Macedonia, eticamente ingiusta, non consente una pace durevole. Essa semina un odio inestinguibile fra i vari popoli della penisola e che solo una nuova guerra potrà eliminare.
Anche la sistemazione economica è poco soddisfacente:
- Salonicco, che era stata lo sbocco di tutta una vasta regione, si trova ad avere le frontiere a pochi chilometri dalle porte;
- la Bulgaria ha uno sbocco sull'Egeo ma si tratta solo della rada aperta di Dede-Agatch che richiederà forti spese per essere convertita in un vero porto, mentre dopo la guerra essa non dispone dei mezzi sufficienti;
- la Serbia consegue importanti aumenti territoriali, ma sono abitati da popolazioni allogene a lei ostilissime e che essa non saprà mai ammansire;
- la Romania fa un utile acquisto con la fertile Dobrugia meridionale (quella settentrionale è povera), ma anch'essa si trova sulle mani una popolazione bulgara ostile e come vicina una Bulgaria divenuta assai nemica;
- la Grecia ne esce meglio di tutti gli altri stati, poiché nella sua parte della Macedonia l'elemento bulgaro è meno numeroso che in quella serba, e per di più è un territorio molto fertile;
le isole dell'Egeo sono dotate di ottimi porti, hanno una attiva popolazione marinara e su alcune di esse anche la terra è fertile e produttiva;
l'annessione della Ciamuria e dell'Epiro è meno felice, perché la popolazione è nella sua grandissima maggioranza albanese, musulmana e anti-ellenica, onde quest'acquisto dovrà in avvenire costarle molto caro;
- il Montenegro riesce ad occupare Plava e Gusinje, già assegnatele dal congresso di Berlino, ma di cui non ha potuto ancora prendere possesso, e qualche altro distretto;
- la Turchia perde vaste estensioni di territorio e cessa di essere uno stato europeo, poiché nei Balcani non le restano che il vilayet di Costantinopoli e parte del vilayet di Adrianopoli, più una vaga e inconsistente sovranità sull'Albania, destinata a svanire del tutto, e diventa una potenza prevalentemente asiatica.

Le grandi potenze non guadagnano nulla dalla guerra.
Esse anzi sono quasi estromesse dagli affari balcanici, salvo in Albania
.


CRETA [amministrazione autonoma, sotto la sovranità nominale del sultano ma sotto la protezione effettiva di Gran Bretagna, Italia, Francia e Russia]

1913
nel 1908 un'insurrezione cretese, sotto la guida di E. Venizelos, ha proclamato l'unione dell'isola alla Grecia, senza però trovare l'appoggio nel governo di Atene;

CIPRO
1913
in seguito all'occupazione britannica dell'Egitto, l'isola perde gran parte della sua importanza e perciò il governo di Londra si disinteressa dell'isola trascurandola completamente.






1913
RUSSIA
Nicola II Romanov
Albero genealogico

(Carskoe Selo 1868 - Ekaterinburg, odierna Sverdlovsk 1918)
primogenito di Alessandro III e di Dagmar di Danimarca;
1894-1917, zar di Russia;

-
- Presidente della duma
-
[1912-1917, la duma, pur composta in maggioranza da oppositori all'assolutismo zarista, non riesce a svolgere un'azione politica di rilievo.]
Presidente del consiglio
-
Ministro degli Esteri
S.D. Sazonov
(1910 set - lug 1916)
Partito operaio socialdemocratico russo
1913
dal 1903 si è diviso due frazioni:
- bolscevica (maggioritaria)
- menscevica (minoranza):
P.B. Aksel'rod, Martov, G.V. Plechanov.
con la "domenica di sangue" si sono accentuate le divergenze tra bolscevichi e menscevichi;

1913
ripresa delle agitazioni operaie;
Marzo
31
, Pietroburgo, gli ambasciatori delle grandi potenze e l'ambasciatore degli Affari Esteri russo, incaricati di risolvere la vertenza tra Romania e Bulgaria, iniziano una serie di conversazioni sulla questione durate fino ai primi di maggio.

Maggio
9
, Pietroburgo, gli ambasciatori delle grandi potenze e l'ambasciatore degli Affari Esteri russo firmano un protocollo per mettere fine al conflitto romeno-bulgaro.[vedi Romania]

Giugno
8
, la Russia, fallito il tentativo di riunire i quattro ministri balcanici a Salonicco, invia un messaggio ai re di Serbia e Bulgaria esortandoli a evitare il conflitto e ad accettare la mediazione dello zar in base al trattato. Ma i serbi temono che la Russia favorisca troppo la Bulgaria e i bulgari sono egualmente diffidenti di essa perché sanno che appoggia le rivendicazioni romene in Dobrugia e incoraggia la Serbia, forse per ostacolare la politica austro-ungarica.
Alla fine i quattro governi accettano l'invito dello zar per la riunione dei primi ministri a Pietroburgo, ma fra di loro vi sono profonde divergenze:
- Daneff [Bulgaria], sostiene sempre che l'arbitrato debba essere contenuto entro i limiti del trattato e non ammette che ci entri il conflitto con la Grecia;
- E. Venizelos [Grecia], chiede un arbitrato generale obbligatorio per tutti;
- N. Pašic [Serbia] si dichiara disposto ad accettare l'arbitrato a condizione che sia fatto su larghe basi e si applichi a tutte le questioni insolute circa i territori contestati e senza che la Serbia sia costretta a rientrare nei limiti stabiliti dal trattato.
- ? [Montenegro] ??;
Nessuno è quindi disposto a fare alcuna concessione.
Per di più l'Austria-Ungheria si mostra quasi desiderosa di veder scoppiare un conflitto interbalcanico per evitare il formarsi di una troppo grande Serbia che possa attirare nella sua sfera d'influenza le province sud-slave dell'Impero. Perciò non desidera l'arbitrato dello zar che lascierebbe intatta la forza serba e stabilito una specie di protettorato russo sui Balcani.
È per questo che il primo ministro ungherese conte Tisza dice in un discorso che gli interessi dell'Austria-Ungheria richiedono la completa indipendenza degli stati balcanici, onde essi devono essere lasciati liberi di regolare i loro dissensi esclusivamente fra di loro. Ogni altra soluzione avrebbe il carattere di un intervento straniero.
I serbi e i greci sono già in possesso dei territori disputati, salvo che un piccolo reparto bulgaro è giunto a Salonicco di fronte a forze greche assolutamente soverchianti. Perciò serbi e greci avendo interesse non ad assumersi la responsabilità di una rottura, ma a provocarla per parte dei bulgari, si mostrano intransigenti nel rifiutare ogni concessione.
I bulgari invece avrebbero dovuto impossessarsi di quanto vogliono prendere e per di più essi stessi sono convinti che se anche il responso dello zar fosse loro favorevole dovrebbero ricorrere alla forza per farlo rispettare dai serbi e dai greci.

 

Georgia [provincia russa dal 1801]

1913
si viene formando una corrente di pensiero marxista che fa della provincia un centro attivo della rivoluzione;



1913
REGNO di ROMANIA

Carlo I

Albero genealogico

(Sigmaringen, Prussia 1839 - Sinaia, Valacchia 1914)
figlio di Carlo Antonio († 1885) principe di Hohenzollern-Sigmaringen (1848-49, abd.) e di Giuseppina di Baden;
1866-81, principe di Romania;
1869, sposa la principessa Elisabetta di Wied (o Carmen Sylva);
1877, alleato della Russia nella guerra contro la Turchia, comanda personalmente le truppe romene distinguendosi nell'assedio di Plevna;
nel 1878 l'annessione della Bessarabia alla Russia in cambio della non desiderata Dobrugia ceduta alla Romania crea un aspro dissenso fra Romania e il neo principato di Bulgaria;
1881-1914, re di Romania;
- dal 1883 è legato alla triplice alleanza;



Presidente
del consiglio

Ion Bratianu
(1909-11)
[capo del partito nazional-liberale]
-

1913
Febbraio
quando ricominciano le ostilità (interrotte a dicembre) fra gli alleati balcanici e la Turchia, la Romania torna a insistere per la cessione del territorio a sud della Dobrugia, e la Bulgaria fa un'offerta che però non comprende Silistria né alcuni distretti chiesti dalla Romania; questa respinge la proposta bulgara insistendo per Silistria e una linea fra questa città e Balcik sul Mar Nero.
Il dissidio assume un aspetto pericoloso , tantoché le grandi potenze fanno dei passi a Sofia e Bucarest per impedire una nuova guerra e offrono la loro mediazione.
26, la Russia fa sapere che sosterrà la cessione di Silistria alla Romania, che prima aveva ritenuto inammissibile.
Le trattative si protraggono per alcune settimane.

Marzo
31
, a Pietroburgo, gli ambasciatori delle grandi potenze e l'ambasciatore degli Affari Esteri russo, incaricati di risolvere la vertenza tra Romania e Bulgaria, iniziano una serie di conversazioni sulla questione durate fino ai primi di maggio.

Maggio
9
, gli ambasciatori delle grandi potenze e l'ambasciatore degli Affari Esteri russo firmano un protocollo per mettere fine al conflitto romeno-bulgaro. In esso è deciso che Silistria venga attribuita alla Romania e che la nuova frontiera proceda da un punto a 3 km. ad ovest della periferia della città per raggiungere poi la frontiera esistente. La Bulgaria accetta, ma molto a malincuore perché ritiene che la Romania abbia voluto approfittare dello stato di guerra per farle un ricatto.

In una nota alle grandi potenze il primo ministro Maiorescu dice che il suo governo è ispirato alla necessità di assicurarsi una frontiera stategica dal lato della Bulgaria «per rendere possibile nell'avvenire relazioni pacifiche tra i due stati». È invece questa azione che rende impossibile tali relazioni fino al giorno in cui, con la mediazione italiana, viene restituito alla Bulgaria il territorio allora toltole.
La Romania pretende ora come nuova frontiera la linea Turtucai-Dobric-Balcik, con alcuni chilometri quadrati a nord e sud di essa secondo la configurazione del terreno. In relatà non si tratta che di approfittare della situazione per ottenere degli aumenti territoriali.

Luglio
11
, cinque armate romene, in tutto 400.000 uomini, varcano il confine bulgaro in più punti. La Bulgaria, che ha concentrato tutte le sue forze disponibili verso la Macedonia e la Tracia, non è in grado di resistere ed è costretta ad adottare un atteggiamento passivo.
In pochi giorni i romeni si trovano lungo la linea Berkovitza-Vratza-Orkhaniè;
23, i romeni sono a Kurilo e Novoselci, vicinissimi quindi a Sofia.

Agosto
10
, viene firmato il trattato di pace di Bucarest:
la Romania ha l'ambita frontiera lungo la linea Turtucai-Dobric-Balcik, e per la Bulgaria anche la perdita della Dobrugia meridionale è dolorosa da due punti di vista: il distacco da essa di una popolazione prevalentemente bulgara e la privazione del territorio agricolo più fertile del paese.

a


1913
REGNO di BULGARIA
Ferdinando
Albero genealogico

(Vienna 1861 - Coburgo 1948)
figlio di Augusto di Sassonia-Coburgo-Koháry († 1881) e di Clementina d'Orléans;
1887-1908, principe di Bulgaria;
1908-18, zar dei bulgari;

Presidente
del consiglio
J.E. Ghescioff
(? - mag 1913)
Daneff
(mag - lug)
Vasil Radoslavov (1913 - 1918)

1913
Aprile
il governo bulgaro decide di inviare Sarafoff ad Atene per regolare la questione della Macedonia, ma il ministro greco degli Affari Esteri Coromilas si rifiuta di discuterla, ciò che incoraggia gli estremisti bulgari nel voler rifiutare l'arbitrato di Pietroburgo.

Maggio
29
, il primo ministro bulgaro J.E. Ghescioff dà le dimissioni;
30
, Daneff è richiamato da Londra per assumere la presidenza del consiglio e fa anche lui dei tentativi di conciliazione, riusciti egualmente vani;

Giugno
8
, la Russia, fallito il tentativo di riunire i quattro ministri balcanici a Salonicco, invia un messaggio ai re di Serbia e Bulgaria esortandoli a evitare il conflitto e ad accettare la mediazione dello zar in base al trattato. Ma i serbi temono che la Russia favorisca troppo la Bulgaria e i bulgari sono egualmente diffidenti di essa perché sanno che appoggia le rivendicazioni romene in Dobrugia e incoraggia la Serbia, forse per ostacolare la politica austro-ungarica.
Re Ferdinando quindi risponde allo zar ricordandogli che la Bulgaria ha già accettato l'arbitrato suo mentre la Serbia vi si mostra riluttante; egli resta quindi in attesa che questa accetti; la Bulgaria deplora la lotta fratricida minacciata dalla Serbia, ma egli non può andar contro gli unanimi sentimenti di indignazione suscitati in tutto il suo popolo dalla prospettiva di vedersi strappare, ad onta del diritto e dei patti firmati, i frutti della vittoria.
È ora difficile mantenere a lungo sotto le armi le loro truppe in vista dell'imminenza del raccolto, onde bisogna far presto.
Né si deve dimenticare che vi è un dissenso in seno al paese stesso. Il governo è esitante e non vuole romperla con lo zar facendo la guerra, ma il comando in capo è favorevole a una politica belicosa.
Il primo ministro Daneff è quindi deciso a partire per Pietroburgo e una nave russa è pronta a trasportarlo da Varna a Odessa.
28, i bulgari prendono l'iniziativa; il gen. Savoff invia un ordine al gen. Kovaceff, comandante della IV Armata, con cui gli dà istruzioni di stabilirsi solidamente in Krivolak sulla destra del fiume Bregalnica, ma di non impegnarsi in combattimento prolungato, e un altro ordine agli altri comandanti d'armata.
[Sembra comunque che il governo di Sofia ignori la decisione del comando militare.]

con l'ambizione di dar vita ad una "grande Bulgaria" comprendente la Macedonia, attacca gli ex alleati serbi e greci provocando la
seconda guerra balcanica

29-30, le truppe bulgare attaccano i serbi;

Luglio
, Sofia, si riunisce il consiglio dei ministri che ordina al gen. Savoff di sospendere l'offensiva, e si rivolge ai governi di Atene e Belgrado pregandoli di dare ai rispettivi eserciti ordini analoghi.
[L'ordine del governo bulgaro ha indebolito certamente l'azione dell'esercito e compromesso irrimediabilmente il successo delle sue operazioni. Si crede che il gen. Savoff abbia agito su ordine del re il quale forse non voleva la guerra ma solo l'occupazione di alcuni punti strategici che avrebbe messo la Bulgaria in una migliore posizione per trattare.[
È comunque un fallimento e gli ordini contraddittori non servono che a paralizzare l'azione del comando portando alle dimissioni del gen. Savoff e poi del ministero stesso.

11, cinque armate romene, in tutto 400.000 uomini, varcano il confine bulgaro in più punti. La Bulgaria, che ha concentrato tutte le sue forze disponibili verso la Macedonia e la Tracia, non è in grado di resistere ed è costretta ad adottare un atteggiamento passivo.
15, il primo ministro Daneff, che non è riuscito a fare la pace e i cui appelli alle grandi potenze per una mediazione sono rimasti senza effetto – il passo russo a Belgrado e Atene non è stato accettato e Pietroburgo non ha voluto insistere oltre – si dimette e re Ferdinando si rivolge quindi ai capi dell'opposizione Radoslavoff, Ghennadieff e Tonceff, e allo stesso tempo si appella all'imperatore Francesco Giuseppe (Radoslavoff è noto come amico dell'Austria-Ungheria) e al presidente della repubblica francese, ma non ne ha alcuna risposta se non il consiglio di mettersi d'accordo con i romeni.
In pochi giorni intanto i romeni si trovano lungo la linea Berkovitza-Vratza-Orkhaniè.
18, re Ferdinando si rivolge a Carlo re di Romania e ottiene che la Russia, la Gran Bretagna, l'Italia e la Francia lo invitino a sospendere l'avanzata delle sue truppe su Sofia. Allo stesso tempo egli offre alla Romania il territorio da questa reclamato, chiedendo in compenso la sua benevola neutralità e il suo appoggio per regolare il conflitto con la Serbia e la Grecia.
Il governo di Bucarest aderisce alla richiesta ma a condizione che la Bulgaria cessi dalla guerra contro i suoi ex alleati e nomini i suoi plenipotenziari per la discussione dei preliminari di pace tra tutti i belligeranti.
21, il governo bulgaro dichiara per tramite del barone Fasciotti, ministro d'Italia a Bucarest, e con una lettera di re Ferdinando a re Carlo che non ha alcuna intenzione di approfittare di una intesa con la Romania per continuare la guerra contro la Serbia e la Grecia e che non pensa ad altro che a una pace generale.
22-27, sul fronte Golem-Vrh, Car-Vrh, Carevo Selo e dalla Krni alla Bregalnica i bulgari continuano ad attaccare i serbi, infliggendo loro notevoli perdite e impedendo la loro cooperazione con in greci;

23, i romeni sono a Kurilo e Novoselci, vicinissimi quindi a Sofia, ma non sono solo loro ad approfittare della debolezza della Bulgaria; col pretesto che la nuova guerra ha annullato il trattato di Londra, anche i turchi si muovono oltrepassando la linea Enos-Midia stabilita dal trattato stesso. Lüle Burgas, Kirk-Kilissè e Adrianopoli, teatri delle grandiose e cruentissime vittorie bulgare, sono rioccupate senza resistenza, e l'esercito turco sta per invadere la stessa Bulgaria meridionale.

La marcia dell'esercito romeno viene quindi arrestata e il governo di Bucarest si adopera attivamente per promuovere la cessazione generale delle ostilità e la conclusione della pace nei Balcani.
Ma N. Pašic e E. Venizelos non hanno fretta e vogliono prima scambiare le loro idee. Si mettono d'accordo infine sui principi seguenti:
1 - l'equilibrio nei Balcani in modo da impedire che la Bulgaria con acquisti futuri sorpassi in popolazione la Serbia o la Grecia ingrandite dalla recente guerra contro la Turchia;
2 - la contemporaneità delle conclusioni dei preliminari di pace e della sospensione delle ostilità;
3 - la esclusione di ogni ingerenza delle grandi potenze nelle trattative.
Maiorescu propone una conferenza di delegati militari a Nis per l'armistizio e una conferenza dei cinque primi ministri a Bucarest nei prelimnari di pace. Ma dopo alcune discussioni e malintesi si decide di trattare tanto l'armistizio che la pace a Bucarest stessa.
I greci e i serbi non vogliono che sia concluso l'armistizio prima della pace perché temono che, sospese le ostilità, i romeni si ritirino dalla Bulgaria, che questa ne approfitti per attaccare di nuovo in Macedonia e che, essendosi la Bulgaria e la Romania già intese, questa appoggi quella contro le pretese serbe e greche, poiché l'esercito bulgaro, malgrado sia stato sconfitto, è sempre formidabile.
30, la situazione dei serbo-greci è preoccupante, poiché i bulgari fanno forte pressione su di essi.
Lo stesso giorno ha luogo la prima seduta della conferenza di Bucarest che porta alla conclusione dell'armistizio per cinque giorni;
31, cessano le operazioni belliche; i bulgari, pur essendo ancora in grado di battersi, forse con successo, vengono considerati come vinti.

Agosto
5
, l'armistizio viene prorogato di altri tre giorni;
a Bucarest si riuniscono i delegati dei cinque stati balcanici, i quali agiscono senza tener alcun conto delle grandi potenze, pur dando ascolto cortese ai loro consigli e procedono alla revisione completa del trattato di Berlino.
Il nuovo trattato, secondo le dichiarazioni di Maiorescu, N. Pašic e E. Venizelos, deve mirare a stabilire «fra gli stati cristiani della penisola un giusto e duraturo equilibrio». Ma di fatto la spartizione viene fatta a favore della Serbia, della Grecia e della Romania, con grave discapito della Bulgaria. Le prime due si spartiscono quasi tutta la Macedonia eccetto qualche piccolo distretto nella zona centrale che è lasciato alla Bulgaria assieme al tratto di costa fra i fiumi Maritza e Mesta, con Ded-Agatch come sbocco sull'Egeo.
Con questa sistemazione la Bulgaria viene privata proprio dei territori ai quali più teneva e che sono abitati in grande maggioranza da bulgari. Invece:
- La Serbia ha Usküb, Istip, Veles, Monastir e Ohrida, tutti centri storicamente ed etnicamente bulgari.
- La Grecia ottiene Salonicco dove la maggioranza della popolazione è ebrea, ma i cristiani sono in prevalenza greci. Ha anche Vodena e Florina, prevalentemente bulgare, nonché Seres e Cavalla dove i bulgari sono molto numerosi.
Questa amputazione è assai dolorosa perché rinvia per chi sa quanto tempo l'unificazione del popolo bulgaro e dà modo ai serbi e ai greci di eliminare in gran parte l'elemento bulgaro (facoltà di cui si varranno in pieno, specialmente la Serbia).
- La Romania ha l'ambita frontiera lungo la linea Turtucai-Dobric-Balcik, e per la Bulgaria anche la perdita della Dobrugia meridionale è dolorosa da due punti di vista: il distacco da essa di una popolazione prevalentemente bulgara e la privazione del territorio agricolo più fertile del paese.
- La Turchia ha di nuovo Adrianopoli e Kirk-Kilissè, ma per quanto ciò sia sgradevole per la fierezza nazionale dei bulgari, è una perdita meno grave, data la relativa scarsità dell'elemento bulgaro di fronte a quello turco nella regione.
10, Bucarest, viene firmato il trattato di pace.
La Bulgaria rimane così umiliata e indignata che non ha altro pensiero che quello della rivincita. L'odio generale provocato da questa sistemazione viene poi intensificato dalla condotta dei serbi e dei greci verso le popolazioni allogene a loro sottoposte.

La questione delle isole dell'Egeo non viene trattata a Bucarest, bensì alla conferenza di Londra da sir Edward Grey e dagli ambasciatori delle grandi potenze.
La Francia pretende che venga abbinata a quella delle frontiere dell'Albania, mentre l'Italia e l'Austria-Ungheria insistono perché la sorte del Dodecaneso, occupato dagli italiani, sia separata da quella delle altre isole occupate dalla Grecia e da quella dell'Albania meridionale. La conferenza finisce per accettare la tesi italiana e si occupa in primo luogo dei confini dell'Albania [vedi].


a




1913
III Repubblica
Presidente della Repubblica
Armand Fallières
(1906 18 feb - 18 feb 1913)
R. Poincaré
(1913 18 feb - 18 feb 1920)
Presidente del Senato
Antonin Dubost
(1906 16 feb - 14 gen 1920)
Presidente della Camera
-
Presidente dell'Assemblea nazionale
(Senato+Camera)
J. Caillaux
(1912 giu-gen 1913)
L. Barthou
(mar-dic)
Gaston Doumergue
(1913 dic-mar 1914)
Presidente del Consiglio
R. Poincaré
I
(1912 14 gen - 21 gen 1913)
A. Briand
III
(21 gen - 18 feb)
A. Briand
IV
(18 feb - 18 mar)
L. Barthou
(22 mar - 2 dic)
Gaston Doumergue
(1913 9 dic - 2 giu 1914)
Interni
Théodore Steeg
(14 gen - 21 gen 1913)
A. Briand
(21 gen - 22 mar)
Louis-Lucien Klotz
(22 mar - 9 dic)
René Renoult
(9 dic - 17 mar 1914)
Affari Esteri
R. Poincaré
(1912 14 gen - 21 gen 1913)
Charles Jonnart
(22 gen - 22 mar)
Stephan Pichon
(22 mar - 9 dic, dim.)
Gaston Doumergue
(9 dic - 9 giu 1914)
Colonie
A. Lebrun
(1911-14)
Guerra
A. Millerand
(1912-13
Marina
T. Delcassé
(1911 mar-1913)
-
-
Finanze
Louis-Lucien Klotz
(1911 27 giu - 22 mar 1913)
Charles Dumond
(22 mar - 9 dic)
J. Caillaux
(9 dic - 17 mar 1914)
Commercio
e Industria
-
     
L.-J. Malvy
(9 dic - 17 mar 1914)
Lavori Pubblici
-
-
Lavoro
-
-
-
Giustizia
A. Briand
(1912 14 gen - 21 gen 1913)
L. Barthou
(21 gen - 22 mar)
Antony Ratier
(22 mar - 9 dic)
Jean Bienvenu-Martin
(9 dic - 9 giu 1914)
Pubblica Istruzione
e dei Culti
-
-
R. Viviani
(1913 dic-mar 1914)
1913
Dicembre

Aristide Briand (1913) è presidente del Consiglio; ????



1913
REGNO dei PAESI BASSI

Guglielmina

Albero genealogico

(l'Aia 1880 - castello di Het Loo, presso Apeldoorn 1962)
figlia di Guglielmo III re d'Olanda e della sua seconda moglie Emma di Waldeck-Pyrmont;
1890-1948, regina dei Paesi Bassi;
[dal 31 agosto 1898 ha assunto ufficialmente il potere]

Primo ministro
-
C. Van der Linden
(1913 - 1918)

1913
i socialisti, in aumento alle elezioni appena tenute, si rifiutano di governare assieme ai liberali; di fronte al frazionamento della vita politica, la regina costituisce un governo non partitico capeggiato da C. Van der Linden;

a


1913
REGNO del BELGIO

Alberto I

Albero genealogico

(1875 - 1934)
figlio di Filippo di Fiandra e di Maria di Hohenzollern-Sigmaringen;
1909-34, re dei belgi;



1913
-



1913
Granducato di Lussemburgo

Maria Adelaide di Nassau-Weilburg

Albero genealogico

(† 1924)
figlia di Guglielmo IV e di Maria Anna di Portogallo;
1912-19, duchessa di Nassau;
1912-19, granduchessa di Lussemburgo;

1913
-





1913
Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda
Giorgio V
Albero genealogico

(Marlborough House, London 3.6.1865 - Sandringham, Norfolk 20.1.1936)
secondo figlio di Edoardo VII e di Alessandra di Danimarca;
1877-92, presta servizio nella marina militare;
1892, diventa erede presuntivo al trono per la morte del fratello maggiore Alberto Vittorio;
1893, sposa la p.ssa Mary von Teck (1867-1953)
1901-10, principe di Galles;
1910-36, re di Gran Bretagna e Irlanda, imperatore delle Indie;
succeduto alla morte del padre;

Primo ministro,
Primo lord del Tesoro
[Prime Minister, First Lord of the Treasury]
Herbert Henry Asquith liberale
(1908 7 apr - 27 mag 1915)
Cancelliere dello Scacchiere
[Chancellor
of the Exchequer
]
D. Lloyd George
(1908 12 apr - 25 mag 1915)
Segretari di Stato
Affari Esteri e Commonwealth
-
Guerra
-
Affari Interni
-
Giustizia
-
Colonie
-
Commercio
-

1913

Aprile
7
, anche sir Edward Grey, in un discorso alla Camera dei Comuni, disapprova l'assedio di Scutari;

Maggio
13
, trattato d Londra;

Agosto
12
, discorso alla Camera dei Comuni di sir Edward Grey circa la spartizione dell'Albania;

1913
il parlamento inglese approva il progetto di Home Rule, ma già i protestanti dell'Ulster hanno cominciato ad armarsi, subito imitati dalle organizzazioni indipendentiste;
nascono così gli "Irish Volunteers" (Volontari irlandesi), un'organizzazione militare nazionalista [la futura IRA];
la minaccia di una guerra civile e lo scoppio della prima guerra mondiale determinano il rinvio dell'applicazione dell'Home Rule;



1913
REGNO di DANIMARCA
Cristiano X
Albero genealogico

(Charlottenlund 1870 - Copenaghen 1947)
figlio di Federico VIII e di Luisa di Svezia;
1912-47, re di Danimarca;
continua a favorire l'evoluzione democratica del paese;

1919-44, re d'Islanda;

1913
il re promuove l'evoluzione del regime parlamentare affermatosi definitivamente dal 1901;

ISLANDA

1913
-



1913
REGNO DI NORVEGIA
[dal 1905]
Haakon VII
Albero genealogico

principe Carlo (? - ?)
figlio di Federico VIII re di Danimarca e di Luisa di Svezia;
1905-57
, re di Norvegia;

Primo ministro
1913
-


1913
REGNO di SVEZIA
Gustavo V
Albero genealogico

(Stoccolma, castello di Drottningholm 16 giugno 1858 – Stoccolma, 29 ottobre 1950)
figlio di Oscar II e di Sofia di Nassau;
1907-50, re di Svezia;
orienta inizialmente la politica svedese in favore della Germania;

1913
Febbraio
un suo discorso sulla necessità di consolidare le forze armate svedesi, sia pure in funzione puramente difensiva, determina le dimissioni del minsitro liberale e la costituzione di un governo conservatore, favorevole al programma di riarmo;
negli anni successvii osserverà correttamente le regole del sistema pararlamentare;



1913
Granducato di Finlandia
[relativamente autonomo]
- dal 1901 lo zar ha abolito la costituzione del 1869;
- dal 1910 la camera è sciolta, gli oppositori sono deportati in Siberia e l'assetto amministrativo del Paese è modellato su quello russo, con l'introduzione del russo come lingua ufficiale.

1913 
-




1913
Presidente
Teófilo Braga
(1910 - 1913)
Afonso Costa
(1913 - 1914)
[leader dei democráticos]
1913 
-
a


1913
REGNO di SPAGNA
-
Alfonso XIII di Borbone
Albero genealogico

(Madrid 1886 - Roma 1941)
figlio postumo di Alfonso XII e di Maria Cristina d'Absburgo-Lorena;
1886-1931, re di Spagna;

Primo Ministro
Álvaro de Figueroa y Torres
conte di Romanones
(1912 14 nov - 26 ott)
Eduardo Dato Iradier
(27 ott - 18 apr 1917)
Interni
-
-
Economia
-
-
-
1913
governa appoggiandosi alle "giunte" militari, all'alto clero e ai grandi proprietari fondiari e incoraggiando, spesso, una politica repressiva;

***

Isole Canarie:
-





1913
REGNO d'ITALIA
Vittorio Emanuele III
Albero genealogico
(Napoli 1869 - Alessandria d'Egitto 1947)
figlio di Umberto I e di Margherita di Savoia;
1878-1900, principe di Piemonte;
1896, Roma 24 ott: sposa la p.ssa Elena del Montenegro (1873-1952);
1900-46, re d'Italia;
1911-13, guerra italo-turca;
[È favorevole alla guerra contro la Turchia per la conquista della Libia.]


1936-43, imperatore d'Etiopia
1939-43, re d'Albania;

PARLAMENTO XXIII Legislatura
(1909 24 mar - 29 set 1913)
  XXIV Legislatura
(1913 27 nov - 29 set 1919)
Presidente del Senato G. Manfredi
emiliano
(1909 24 mar - 29 set 1913)
  G. Manfredi
emiliano
(1913 27 nov - 6 nov 1918)
Presidente della Camera G. Marcora
lombardo
(1909 24 mar - 29 set 1913)
  G. Marcora
lombardo
(1913 27 nov - 29 set 1919)
 
Presidente
del Consiglio
G. Giolitti IV
piemontese
(1911 30 mar - 21 mar 1914)
Interno
Sottosegretario A. Falcioni
piemontese
(1911 30 mar - 21 mar 1914)
Esteri
A. Paternò-Castello
marchese di San Giuliano
siciliano
(1910 31 mar - 16 ott 1914)
Sottosegretario P. Lanza Branciforte
principe di Trabia
siciliano
(1909 11 dic - 21 mar 1914)
Guerra
ten.gen. P. Spingardi
piemontese
(1909 4 apr - 21 mar 1914)
Sottosegretario E. Mirabelli
campano
(1910 13 giu - 21 mar 1914)
Marina
P. Leonardi Cattolica
campano
(1910 1° apr - 29 lug) 
E. Millo di Casalgiate
ligure
(1913 29 lug - 12 ago 1914) 
Sottosegretario E. Bergamasco
piemontese
(1910 31 mar - 24 nov 1913)
A. Battaglieri
piemontese
(1913 24 nov - 29 ott 1917)
Colonie
P. Bertolini
veneto
(1912 20 nov - 21 mar 1914)
Sottosegretario G. Colosimo
calabrese
(1912 26 nov - 26 nov)
E. de Nicola
campano
(1913 27 nov - 21 mar 1914)
Tesoro
F. Tedesco
campano
(1910 31 mar - 21 mar 1914)
Sottosegretario A. Pavia
veneto
(1910 31 mar - 21 mar 1914)
Finanze
L. Facta
piemontese
(1910 31 mar - 21 mar 1914)
Sottosegretario C. Cimati
ligure
(1911 30 mar - 21 mar 1914)
Agricoltura, Industria e Commercio
F.S. Nitti
lucano
(1911 30 mar - 21 mar 1914)
Sottosegretario L. Capaldo
campano
(1911 30 mar - 21 mar 1914)
Lavori Pubblici
E. Sacchi
lombardo
(1910 31 mar - 21 mar 1914)
Sottosegretario L. De Seta
calabrese
(1911 30 mar - 21 mar 1914)
Grazia, Giustizia e Culti
C. Finocchiaro Aprile
siciliano
(1911 30 mar - 21 mar 1914)
Sottosegretario C. Gallini
emiliano
(1911 30 mar - 21 mar 1914)
Istruzione Pubblica
L. Credaro
lombardo
(1910 31 mar - 21 mar 1914)
Sottosegretario A. Vicini
emiliano
(1911 30 mar - 21 mar 1914)
Poste e Telegrafi
T. Calissano
piemontese
(1911 30 mar - † 21 set 1913)
F. Tedesco
campano
(28 set - 24 nov)
[ad interim]
G. Colosimo
calabrese
(1913 24 nov - 21 mar 1914)
Sottosegretario A. Battaglieri
piemontese
(1911 30 mar - 21 mar 1914)

1913
Gennaio
B. Mussolini dalle pagine dell'«Avanti!» accusa il governo di "assassinio di stato" per gli assalti dei carabinieri contro i pacifici dimostranti di Baganzola, Comiso e Rocca Gorga. Scoppia lo scandalo sugli sperperi di denaro pubblico nella costruzione del palazzo di Giustizia a Roma, sulla riva destra del Tevere; vengono alla luce gravissimi episodi di corruzione, frode, favoritismi, tangenti, mancati controlli: dagli 8 Mni di lire di costo iniziale si arriva ai 40 Mni a fine lavori. Colmo dei colmi, il "Palazzaccio" è stato costruito su terreno alluvionale per cui si sono rese necessarie colossali e costose fondazioni.
A conclusione dell'inchiesta parlamentare e durante il suo svolgimento ci sono arresti di imprenditori e dimissioni di deputati. Muore di crepacuore il progettista Calderini mentre si suicida il costruttore Gianini.

Febbraio
la crisi economica mondiale aumenta la disoccupazione in Italia e provoca uno sciopero generale a Napoli organizzato dai rivoluzionari socialisti, ma sconfessato da molti esponenti socialisti.

Marzo
entrano in sciopero gli operai automobilistici per chiedere il contratto collettivo di lavoro;
15, alla Camera, riprendendo ancora l'argomento riguardante l'insegnamento religioso nella scuola primaria, G. Giolitti aggiunge. «Quando Comune, maestro e allievo sono d'accordo, perché deve intervenire proprio lo Stato a mettere la discordia?».
[Viva ilarità, sottolinea il rendicontista.]

Aprile

Milano, entrano in sciopero gli operai automobilistici e coinvolgono nello sciopero anche altre categorie di operai meccanici e di addetti ai servizi pubblici;

Maggio

Milano, cresce la tensione sociale per l'estendersi dello sciopero anche ai tranvieri. Gli scontri tra le forze dell'ordine e dimostranti provocano altri scioperi.

Giugno

Luglio
il presidente del consiglio G. Giolitti inizia un'opera di mediazione tra Austria e Serbia per evitare il coinvolgimento dell'Italia in una guerra tra Austria e Italia;

Agosto
G. Giolitti rifiuta la proposta di Inghilterra e Francia di cedere alla Grecia le isole del Dodecaneso in cambio di compensi territoriali all'Albania.
I rapporti tra Italia e Austria subiscono una battuta di arresto per il divieto fatto agli stranieri di occupare gli impieghi pubblici a Trieste.

Settembre

la Camera viene sciolta e le nuove elezioni sono previste per il 26 ottobre;

Ottobre

la campagna elettorale si svolge in un clima di tensione e reciproche accuse tra cattolici e socialisti.


26, elezioni politiche (1° turno);


Novembre
2
, elezioni politiche (2° turno).
[Alle elezioni politiche - le prime della storia italiana a suffragio universale maschile - su 8.672.249 iscritti si presentano 5.100.615 elettori pari al 58,81% degli iscritti.]

 

Elezioni politiche 1913
[26 ottobre 1° turno - 2 novembre 2° turno]
Partiti politici
voti
%
seggi
- Partito liberale
(G. Giolitti)
[Liberalismo, Centrismo]
[Di questi, 228 sono gli eletti firmatari degli accordi del "patto Gentiloni" prima delle elezioni.*]
2.387.947
47,6
270
- Psi (Partito Socialista Italiano)
(F. Turati)
[Socialismo, Socialismo rivoluzionario]
883.449
17,6
52
- Pr (Partito Radicale Italiano)
(F.S. Nitti)
[Radicalismo, Anticlericalismo]
(tra cui Romolo Murri)
522.522
10,4
62
- Pdc (Partito Democratico Costituzionale)
[Liberalismo sociale, Liberalismo]
277.251
5,5
29
- UECI (Unione Elettorale Cattolica Italiana)
(V.O. Gentiloni)
[Clericalismo, Cristianesimo democratico]
212.319
4,2
20
- Psri (Partito Socialista Riformista Italiano)
(L. Bissolati)
[Socialismo democratico, Socialdemocrazia]
196.406
3,9
19
- Pd (Partito Democratico) (molti)
[Socialismo liberale, Socialdemocrazia]
138.967
2,8
11
- Pri (Partito Repubblicano italiano)
(Carlo Sforza)
[Repubblicanesimo, Radicalismo]
102.102
2,0
8
- Cattolici conservatori (molti)
[Non aderenti al Partito liberale.]
[Integrismo cattolico, Clericalismo, Tradizionalismo]
89.630
1,8
9
- Repubblicani dissidenti
71.564
1,4
9
- Socialisti indipendenti
67.133
1,3
8
- Radicali dissidenti
65.671
1,3
11
Totale tabella
5.014.961
100
508
Totale votanti
5.100.615
100
508

* Favorendo l'elezione di quei candidati che si sono impegnati a rispettare i tre punti del "patto", l'azione del conte V.O. Gentiloni ribalta di colpo la sudditanza politica del cattolicesimo in Italia prodottasi dopo l'unificazione nazionale.
La sinistra raddoppia i suoi deputati in parlamento e i cattolici riescono a far eleggere 20 dei loro 48 deputati.

Dopo le elezioni i radicali passano all'opposizione per protesta.



Dicembre
16
, G. Giolitti nel dibattito politico alla Camera prende le distanze dai deputati cattolici e riafferma il ruolo laico del suo governo.
Circa l'ingerenza del clero nelle battaglie elettorali egli dice: «I ministri del culto hanno come tutti gli altri cittadini pieno diritto di dare il loro voto, ma non è ammissibile che essi possano in alcun, modo valersi della religione come arma elettorale. Contro questo pericolo esiste la legge…».
18, il governo ottiene la fiducia con 362 voti a favore.

MEZZOGIORNO E ISOLE

Luglio
Napoli, si svolgono le elezioni amministrative napoletane vinte da un "blocco popolare", formato da un arco di forze assai ampio, che va da molti liberali della vecchia Sinistra storica ai radicali e dai repubblicani ai socialisti riformisti e altre correnti e a un gruppo di sindacalisti.
In questa occasione – come lo è stata nell' "inchiesta Saredo" – «La Propaganda», organo dei socialisti, si rivela determinante per la vittoria del "blocco popolare" che è invece combattutissima dal "fascio liberale dell'ordine" che come al solito riunisce cattolici e moderati.
«Il Mattino» combatte il "blocco popolare" con una rara violenza e con molte accuse volgari ai suoi sostenitori. Anche Benedetto Croce si schiera con il "fascio" e gli presta l'appoggio del suo prestigio. Tuttavia la vittoria del "blocco popolare" è nettissima.
[Innanzitutto il risultato di queste elezioni interrompe la prevalenza clerico-moderata che dura non solo dagli ultimi dodici anni ma, in pratica, dall'unità d'Italia in poi. Inoltre il programma contiene dei punti fondamentali per un governo municipale democratico e moderno (municipalizzazione delle aziende dei servizi pubblici, attuazione più rapida e più completa ed efficace della legislazione per Napoli).]

Novembre
2
, elezioni politiche (2° turno), Napoli, anche la deputazione napoletana al parlamento è largamente rinnovata col successo dei liberali più aperti, come Giovanni Porzio, di un cattolico come Giulio Rodinò, di socialsiti come Altobelli e A. Labriola, oltre a Ciccotti.
[È forse l'elezione più rinnovatrice avutasi finora a Napoli ed essa conferma appieno il significato delle amministrative di luglio.
Si ha tutta una serie di presenze nella vita pubblica, grazie alle quali si costituisce l'ossatura della classe politica democratica di Napoli:
- cattolici: Giulio Rodinò, Degni, Giannuzzi Savelli, Mailler, Rocco, Galdo;
- liberali moderati: Geremicca, Marghieri, Abbamonte, Ianfolla;
- liberaldemocratici e radicali: Del Pezzo, Ingrosso, Girardi, Epifania, Bianchi, Russo;
- socialisti: D'Ambra, Fasulo, Lombardi, Ranucci.
La maggioranza popolare sarà comunque fortemente bloccata da una certa sua debolezza interna.
Innanzitutto i socialisti napoletani hanno aderito nella loro maggioranza al "blocco popolare", ma per farlo hanno dovuto staccarsi dal loro partito e proclamare l'autonomia della sezione napoletana. Un'altra parte, guidata da Bordiga, resta fedele al partito ed è all'opposizione rispetto alla giunta. Ma, soprattutto, rimangono assai istruttivi i contrasti tra le varie forze politiche che compongono la maggioranza.
Infatti la maggioranza di una coalizione ampia di sinistra ha problemi di coordinamento e di convergenza più difficili di quelli di una maggioranza di destra, perché riunisce elementi socialmente più eterogenei, che vanno da gruppi borghesi in posizione anche elevata ai ceti popolari più disagiati. La mediazione politica, sociale, e anche psicologica e personale, deve, quindi, essere molto forte per superare questo dato strutturale di una maggioranza che si concreti in un ampio schieramento di sinistra.
A destra c'è, invece, molto maggiore omogeneità sociale e maggiore facilità di un'intesa efficace.
Il "blocco popolare" napoletano non farà eccezione a questa regola: nei primi anni è diviso e toppo prudente; poi diverrà attivo e intraprendente, ma si rivelerà ancora più diviso.
In pratica ci sarà pertanto una rottura, una disarticolazione del "blocco popolare" che ne provocheranno la fine e la chiusura senza continuazione, per lunghi decenni, di un'esperienza che ora sembrerebbe invece dover decisamente spostare l'asse e il tono dell'equilibrio municipale cittadino.]

Fonti:
- Giuseppe Galasso, Intervista sulla storia di Napoli, a cura di Percy Allum, Laterza 1978.

 






OVEST
-
-
-
-

1913
-

 


 

DOMINION OF CANADA
[Aggiunta alle altre province britanniche nel 1763, include la regione sulle due rive del fiume San Lorenzo grossolanamente delimitate da Anticosti a est e il Lago Nipissing a ovest.
Dal 7 nov 1763 la provincia (ex Canada francese) è stata divisa formalmente in tre distretti: Québec, Trois-Rivières, Montréal.
Nel 1791 la provincia è stata separata in due parti:
Basso Canada (francofoni) e Alto Canada (lealisti).
Nel 1841, con l'Act of Union sono stati nominati due primi ministri ma Canada Est e Canada Ovest continuano ad andare ognuna per la sua strada. Il sistema dura ben 25 anni (1842-67).
Nel 1867, 1° luglio, nasce ufficialmente la confederazione: Dominion of Canada.]
Governatore generale
Arthur W.P.A.
duca di Connaught e Strathearn
(1911 - 1916)
Primo ministro
Robert L. Borden
(1911 set - dic 1917)
[conservatore]

1913
-
Maggio
dopo un serrato dibattito alla Camera dei Comuni durato cinque mesi il governo riesce alla fine a fare approvare la legge che prevede uno stanziamento di 35 Mni di dollari (su un bilancio annuale di 144 Mni) a favore dell'Ammiragliato britannico per la costruzione di navi da battaglia.

Giugno
la legge sullo stanziamento di 35 Mni di dollari a favore dell'Ammiragliato britannico cade definitivamente in Senato, dove esiste ancora una forte maggioranza liberale;

Verso la metà dell'anno, però, quel ciclo di espansione economica che sembrava apparentemente senza fine, giunge a un brusco arresto e il paese piomba in una gravissima depressione.
L'instabilità della situazione europea ha infatti convinto gli investitori britannici, che avevano finanziato l'espansione commerciale e industriale del decennio precedente, a ritirare i loro fondi dal Canada.

Immigrati
[Dopo la nuova politica di immigrazione del 1897]
ANNO
N.
1897
21.716
1900
41.681
1903
138.660
1907
272.409
1913*
400.870
* Anno record.


 


QUÉBEC
Vescovo di Montréal
-

1913
-

 


 

 

ONTARIO
-
-

1913
-

 


NEW BRUNSWICK
-
-

1913
-

NOVA SCOTIA
-
-

1913
-

MANITOBA [dal 1870]
-
-

1913
-


NORTHWEST (territori) [dal 1870]
-
-

1913
-


BRITISH COLUMBIA [dal 1858]
[nel 1866 ha incorporato l'Isola di Vancouver e dal 1871 fa parte della confederazione.]
Primo ministro della provincia
-

1913
-

 

ISOLA DEL PRINCIPE EDOARDO
[Dal 1873 fa parte della confederazione.]
Primo ministro della provincia
-

1913
-

 

TERRITORIO DELLO YUKON [creato nel 1898]
   
1913
-
ALBERTA [creata nel 1905]
   
1913
-
SASKATCHEWAN [creata nel 1905]
   
1913
-

 

TERRANOVA
Primo Ministro
Edward P. Morris
barone Morris
(1909 - 1917)

1913
-

 


UNIONE degli STATI UNITI d'AMERICA
Presidente degli Stati Uniti
W.H. Taft [27°]
(1909 4 mar - 4 mar 1913)
[Pr]
Th.W. Wilson [28°]
(1913 4 mar - 4 mar 1921)
[Pd]
Vicepresidente
-
Segretario di Stato
[Ministro degli Esteri]
-
Ministro del Tesoro
-
Ministro della Guerra
-
Presidente della Corte Suprema
E.D. White Jr
(1910 19 dic - 19 mag 1921)

1913
Gennaio
-

Malgrado il veto di W.H. Taft, il Congresso approva il Webb-Kenyon Act – prima legge proibizionista – che proibisce l'importazione di liquori nelle zone in cui ne è vietata la vendita.
[Comunque i tentativi di varare un emendamento nazionale non avranno successo fin dopo l'entrata in guerra dell'America nel 1917.]

Il presidente dà la sua benedizione a due emendamenti costituzionali ora ratificati:
- XVI emendamento, che istituisce la tassazione progressiva sul reddito;
- XVII emendamento, che vara l'elezione diretta del senato.
[Se W.H. Taft, in quanto presidente è stato un fallimento, non è stato certo perché è un reazionario, gli è mancato semplicemente l'abilità politica del suo predecessore nel tener insieme le opposte fazioni del suo partito.]

Washington, il fatto che ancora adesso una marcia per il diritto di voto alle donne sia bloccata dalla reazione della gente testimonia una persistente ostilità da parte dell'opinoone pubblica.
Ma significa anche che le donne cominciano a essere prese sul serio.

Marzo
4
, il neo presidente Th.W. Wilson si insedia alla Casa Bianca.

È un presidente di minoranza e, in un certo senso, addirittura un uomo di parte: gli unici stati che gli hanno dato la maggioranza assoluta sono quelli del Sud e anche il suo gabinetto ha una composizione nettamente sudista.
Tale provenienza sudista contribuisce a formare la sua visione politica soprattutto sulla questione razziale.
[Durante la sua presidenza, nei vari settori della pubblica amministrazione i negri saranno sistematicamente segregati dai bianci, mentre nel Sud tutti i funzionari negri saranno licenziati o assegnati a mansioni inferiori.]

Per la prima volta il governo federale appoggia apertamente il sistema di caste vigente al Sud.

Convoca una sessione speciale del Congresso per tenere fede al suo impegno elettorale di ridurre i dazi doganali.
La camera approva subito un decreto che abolisce i dazi doganali su oltre cento tipi di merce e li riduce notevolmente su altri mille.
Per compensare la conseguente riduzione delle entrate, si fa ricorso all'appena ratificato XVI emendamento che istituisce un'imposta sui redditi.
Le aliquote sono estremamente basse:
- un semplice 1% sui redditi superiori ai 4.000 dollari;
- una sovrimposta progressiva a partire dall'1% sui redditi superiori ai 20.00 dollari,
- un massimo del 6% sui redditi oltre i 500.000 dollari.
Bloccato da una rigida opposizione in senato, dove la maggioranza democratica è debole, il decreto corre il rischio di subire lo stesso destino del Payne-Aldrich Tariff Act, ma Th.W. Wilson fa pressione sui democratici indecisi e denuncia all'opinione pubblica i parlamentari intriganti e legati a gruppi di potere che tentano di ostacolare la volontà popolare.
Si deve soprattutto al suo impegno se diviene legge l'Underwood-Simmons Tariff Act, che, pur non liberalizzando affatto il commercio, muta tuttavia la tendenza ormai da lungo tempo affermatasi a tenere elevati i dazi protezionistici; contemporaneamente l'imposta sui redditi dà inizio a una politica fiscale più equa.

Ottobre
deciso a far piazza pulita con la politica del "grosso bastone" di Th. Roosevelt e della "diplomazia del dollaro" di W.H. Taft, il presidente Th.W. Wilson afferma che gli stati Uniti "non tenteranno mai più di annettersi un metro di territorio con la forza" e condanna come ingiusta e degradante la pratica di cercare concessioni economiche in America latina. Egli promette inoltre che gli Stati Uniti non chiederanno privilegi, né eserciteranno indebite pressioni ma che tratteranno con l'America latina "in termini di uguaglianza e di onore".
[Ma di fatto l' "amministrazione Wilson" interverrà pesantemente in America latina più di quanto non abbiano fatto Th. Roosevelt e W.H. Taft messi insieme.]

Il presidente Th.W. Wilson negozia in un primo momento un trattato con la Colombia esprimendo "sincero rincrescimento" per il ruolo americano nella rivoluzione panamense e offrendo un indennizzo di 2 Mni di dollari; ma il trattato viene bloccato in senato dai seguaci di Th. Roosevelt.
In Nicaragua Th.W. Wilson non vede alcuna alternativa alla politica di W.H. Taft sul controllo delle finanze del paese e sul mantenimento di un distaccamento di marines nella capitale.

Dicembre
viene approvato il Federal Reserve Act;
il provvedimento crea 12 banche federali in diverse parti del paese, ognuna delle quali deve essere proprietà di banche associate.
La supervisione dell'intero sistema va affidata a una nuova agenzia governativa, il Federal Reserve Board, formata da:
- ministro del Tesoro,
- controllore della circolazione monetaria,
- da cinque membri eletti dal presidente.
Inoltre la legge crea un nuovo tipo di denaro corrente: le banconote della riserva federale, emesse dalle dodici banche regionali sulla base del 40% delle riserve in oro.
La legge viene violentemente criticata dai banchieri e non soddisfa in pieno i progressisti avanzati, come la Robert M. La Follette, ma col tempo sarà universalmente riconosciuto come un notevole passo avanti.
[La legge non riuscirà ad impedire i fallimenti delle banche o le depressioni periodiche – anche se il crollo del 1929 sarà in parte dovuto al fatto che il Federal Reserve Board non farà un uso adeguato dei propri poteri – ma:
- renderà possibile la mobilitazione delle riserve bancarie di tutto il paese per aiutare gli istituti che minacciano di sparire,
- creerà una maggiore elasticità alla circolazione monetaria,
- allenterà la stretta mortale di alcuni giganti della finanza sui crediti.]

 

"Bureau of Investigation":
-


 

 

 


 


 

 

[Maldwyn A. Jones, Storia degli Stati Uniti, Bompiani 1984.]

 




[01] DELAWARE [dal 7 dicembre 1787] - cap. Dover
[Primo stato a ratificare la Costituzione degli Stati Uniti d'America.
Non esistono collegamenti fra chiesa e stato e una grande libertà religiosa si è affermata sin dall'inizio.]
Governatore
-

1913
Gennaio

-

 

[02] PENNSYLVANIA [dal 12 dicembre 1787] - cap. Harrisburg
[Non esistono collegamenti fra chiesa e stato e una grande libertà religiosa si è affermata sin dall'inizio.]
Governatore
-

1913
Gennaio

-

 

[03] NEW JERSEY [dal 18 dicembre 1787] - cap. Trenton
[Non esistono collegamenti fra chiesa e stato e una grande libertà religiosa si è affermata sin dall'inizio.]
Governatore
-

1913
Gennaio

-

Paterson, l'IWW (Industrial Workers of the World) organizza uno sciopero dei lavoratori della seta, tentando di ripetere il successo ottenuto l'anno precedente a Lawrence (MASSACHUSETTS), ma le autorità locali intervengono vietando i picchetti, allontanando dalla città i capi del sindacato e arrestando William D. [Big Bill] Haywood mentre tenta di tenere un comizio.
[Anche se il sindacato riesce a prolungare lo sciopero per cinque mesi, alla fine la mancanza di denaro indurrà i lavoratori, demoralizzati, a cedere.]

 

[04] - [04] GEORGIA [dal 2 gennaio 1788] - cap. Atlanta
[Già ammesso nell'Unione nel 1780 ma ratificato solo il 2 gennaio 1788.
Riammesso al Congresso il 30 marzo 1870.]
Governatore
-
-

1913
Gennaio

-




[05] CONNECTICUT [dal 4 gennaio 1788] - cap. Hartford
Governatore
-

1913
Gennaio

-

[06] MASSACHUSETTS [dal 6 febbraio 1788] - cap. Boston
Governatore
-

1913
Gennaio

-



[07] MARYLAND [dal 28 aprile 1788] - cap. Annapolis
Governatore
-

1913
Gennaio

-

 

 

 






[08] - [01] SOUTH CAROLINA [dal 23 maggio 1788] - cap. Columbia
Governatore
-
-

1913
Gennaio

-


[09] NEW HAMPSHIRE [dal21 giugno 1788] - cap. Concord
Governatore
-

1913
Gennaio

-

 





[10] - [08] VIRGINIA [dal 26 giugno 1788]- cap. Richmond
[Riammesso al Congresso il 30 marzo 1870]
Governatore
-
-

1913
Gennaio

-

 





[11] NEW YORK [dal 26 luglio 1788] - cap. Albany
[L'anglicanesimo è la religione di stato in quattro contee.]
Governatore
-

1913
Gennaio

-

 

[12] - [09] NORTH CAROLINA [dal 21 novembre 1789] - cap. Raleigh
[Tratto di terre immediatamente a sud della Virginia, attorno allo stretto di Albemarle.]
Governatore
-
-

1913
Gennaio

-

[13] RHODE ISLAND [dal 29 maggio 1790] - cap. Providence
Governatore
-

1913
Gennaio

-


[14] VERMONT [dal 4 marzo 1791] - cap. Montpelier
Governatore
-

1913
Gennaio

-


[15] KENTUCKY [dal 1° giugno 1792] - cap. Frankfort
Governatore
-
-

1913
Gennaio

-



[16] - [10] TENNESSEE [dal 1° giugno 1796] - cap. Nashville
[Riammesso all'Unione dall'aprile 1866.]
Governatore
-
-

1913
Gennaio

-

 


[17] OHIO [dal 1° marzo 1803] - cap. Columbus
Governatore
-
-

1913
Gennaio

-

[18] - [05] LOUISIANA [dal 30 aprile 1812] - cap. Baton Rouge
- 1819, Trattato Adams-Onís: stabilisce il confine con il MESSICO spagnolo: va dal fiume Sabine, nel TEXAS orientale, fino al 42° parallelo (futuro confine settentrionale della CALIFORNIA) e da quel punto, verso ovest, fino al Pacifico.
Governatore
-
-

1913
Gennaio

-

 


[19] INDIANA [dal 11 dicembre 1816] - cap. Indianapolis
Governatore
-
-

1913
Gennaio

-

[20] - [06] MISSISSIPPI [dal 10 dicembre 1817] cap. Jackson
[Riammesso al Congresso il 30 marzo 1870]
Governatore
-
-

1913
Gennaio

-


[21] ILLINOIS [dal 3 dicembre 1818] - cap. Springfield
-
Governatore
-
-

1913
Gennaio

-



[22] ALABAMA [dal 14 dicembre 1819] - cap. Montgomery
[Dal 18 ottobre 1867 sotto la sovranità degli Stati Uniti.]
Governatore
-

1913
Gennaio

-

 

 




[23] MAINE [dal 15 marzo 1820] - cap. Augusta
-
Governatore
-
-

1913
Gennaio

-

[24] MISSOURI [dal 10 agosto 1821] - cap. Jefferson City
Governatore
-
-

1913
Gennaio

-

[25] - [11] ARKANSAS [dal 15 giugno 1836] - cap. Little Rock
Governatore
-
-

1913
Gennaio

-

 


[26] MICHIGAN [dal 26 gennaio 1837] - cap. Lansing
Governatore
-
-

1913
Gennaio

-


[27] - [03] FLORIDA [dal 3 marzo 1845] - cap. Tallahassee
Tra il 1810 al 1813 gli Stati Uniti hanno inglobato la maggior parte della Florida occidentale, la scia costiera che corre da New Orleans a Mobile, ma una buona parte della colonia, unitamente a tutta la Florida orientale, cioè la penisola, resta ancora sotto il dominio spagnolo.
Nel 1819, con il Trattato Adams-Onís è stata completamente ceduta agli Stati Uniti dalla Spagna.
Nel 1868 è rientrata a far parte dell'Unione.]
Governatore
-
-

1913
Gennaio

-


[28] - [07] TEXAS [dal 29 dicembre 1845] - cap. Austin
Governatore
-
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1913
Gennaio

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[29] IOWA [dal 28 dicembre 1846] - cap. Des Moines
Governatore
-
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1913
Gennaio

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[30] WISCONSIN [dal 29 maggio 1848] - cap. Madison
Governatore
-
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1913
Gennaio

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[31] CALIFORNIA [dal 9 settembre 1850] - cap. Sacramento
Governatore
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1913
Gennaio

-

 

 


[32] MINNESOTA [dall'11 maggio 1858] cap. Saint Paul
Governatore
-
-

1913
Gennaio

-

 

 


[33] OREGON [dal 14 febbraio 1859] - cap. Salem
- 1845, alla fine dell'anno i 5000 coloni americani dell'Oregon organizzano un governo provvisorio e chiedono la fine del regime di occupazione comune e l'esclusiva giurisdizione americana.
- 1848, diventa territorio autonomo.
Governatore
-
-

1913
Gennaio

-

[34] KANSAS [dal 28 gennaio 1861] - cap. Topeka
Governatore
-
-

1913
Gennaio
-

 

 


[35] WEST VIRGINIA [dal 19 giugno 1863] - cap. Charleston
Governatore
-
-

1913
Gennaio

-

 

 


[36] NEVADA [dal 31 ottobre 1864] - cap. Carson City
[Il 2 marzo 1861 il suo territorio era stato separato da quello dell'UTAH.]
Governatore
-

1913
Gennaio

-

 


[37] NEBRASKA [dal 1° marzo 1867] - cap. Lincoln
Governatore
-
-

1913
Gennaio

-

[38] COLORADO [dal 1° agosto 1876] - cap. Denver
[Territorio autonomo dal 28 febbraio 1861.]
Governatore
-

1913
Gennaio

-

 


[39] NORTH DAKOTA [dal 2 novembre 1889] - cap. Bismarck
Governatore
-
-

1913
Gennaio

-

[40] SOUTH DAKOTA [dal 2 novembre 1889] - cap. Pierre
Governatore
-
-

1913
Gennaio

-

[41] MONTANA [dall'8 novembre 1889] - cap. Helena
[cap.li: fino al 1865 Bannack, fino al 1875 Virginia City.]
Governatore
-
-

1913
Gennaio

-

[42] WASHINGTON [dall'11 novembre 1889] - cap. Olympia
Governatore
-
-

1913
Gennaio

-

[43] IDAHO [dal 3 luglio 1890] - cap. Boise
[Territorio autonomo dal 24 marzo 1863 con cap. Boise.
Inizialmente, fino al 7 dicembre 1864, la capitale era Lexinton.]
Governatore
-
-

1913
Gennaio

-

[44] WYOMING [dal 10 luglio 1890] - cap. Cheyenne
Governatore
-
-

1913
Gennaio

-

[45] UTAH [dal 4 gennaio 1896] - cap. Salt Lake City
[Territoro annesso nel 1850.
Dal 2 marzo 1861 si è staccato il Territorio del NEVADA.]
Governatore
-
-

1913
Gennaio
-

 


[-] Territorio delle HAWAII [dal 7 luglio 1898] - cap. Honolulu
 
Governatore
-
-

1913
Gennaio
-

 


[46] OKLAHOMA [dal 16 novembre 1907] - cap. Oklahoma City
[Territorio autonomo dal 2 maggio 1890.
Con l'annessione di questo nuovo stato gli indiani sono stati espropriati del loro territorio di riserva "permanente". ]
Governatore
-
-

1913
Gennaio
-


[47] NEW MEXICO [dal 6 gennaio 1912] - cap. Santa Fe
[Territorio autonomo dal 1846.]
Governatore
-
-

1913
Gennaio
-

 


[-] Territorio dell'ALASKA [dal 1912] - cap. Juneau
[1867, 9 aprile, il senato ratifica l'atto d'acquisto del territorio dalla Russia per 7,2 Mni di dollari;
18 ottobre [Alaska day], avviene il passaggio di sovranità;
1884, diviene un distretto dell'Oregon;
1898, viene scoperto l'oro: questo fatto provoca una vera e propria invasione di cercatori d'oro; altro oro viene poi scoperto nel vicino Klondike, territorio canadese, e l'Alaska è utilizzata come base di partenza per i cercatori.]
Governatore
-
-

1913
Gennaio
-

 


[48] ARIZONA [dal 14 febbraio 1912] - cap. Phoenix
[Territorio autonomo dal 1863, ma fino al 1886 non ci fu pace con gli Indiani.]
Governatore
-
-

1913
Gennaio
-


a




1913
GRANDI ANTILLE
- Presidente della repubblica
?
(?-?)
[nella costituzione è inserito l' "emendamento Platt" che dà diritto agli Stati Uniti di intervenire negli affari interni del paese e di installarvi proprie basi per usi militari e commerciali: dal 1903 esiste la base militare di Guantánamo]
1913
sotto l'impulso dei capitali nordamericani la capacità produttiva dell'economia cubana si accresce notevolmente, ma lo sviluppo monocolturale della canna da zucchero e del tabacco modifica di poco il basso tenore di vita della popolazione contadina e scoraggia ogni iniziativa in altri settori; di conseguenza l'espansione del capitalismo riduce per l'isola la possibilità di sostenere la schiacciante concorrenza dei colossi economici statunitensi e le rende difficile sottrarsi in qualche maniera al loro controllo finanziario e alla loro preponderanza commerciale, mentre ad ogni livello della vita pubblica si diffonde la corruzione, favorita dall'eccezionale periodo di prosperità (la cosiddetta "danza dei milioni") che accompagna la prima guerra mondiale;
Haiti
-
?
(?-?)
1913
-
- Presidente della repubblica
?
(?-?)
1913
come conseguenza della bancarotta del bilancio statale, dal 1907 l'apparato finanziario del paese è passato sotto controllo americano;
- Governatore
?
(?-?)
[colonia britannica dal 1866]
1913
-


1913
Estados Unidos Mexicanos
(Stati Uniti del Messico)
[repubblica federale]
- Presidente della repubblica federale
F.I. Madero
(1911 nov - feb 1913)
 

1913
Febbraio
23
, il gen. V. Huerta, accordatosi segretamente con le forze porfiriste di Félix Diaz, nipote dell'ex dittatore, inizia una controffensiva reazionaria: in seguito a un pronunciamiento da lui promosso, fa prigioniero il presidente F.I. Madero e, fattolo poi assassinare dalla scorta durante il suo trasferimento in carcere, s'impadronisce della capitale;
ciò rinsalda il fronte rivoluzionario che, sotto la direzione di V. Carranza e Alvaro Obregón (capopopolo dello stato di Sonora) affiancati da F. [Pancho] Villa ed E. Zapata, forma un esercito costituzionalista che muove contro V. Huerta;

gli uomini d'affari americani premono per il riconoscimento del regime di V. Huerta, essenziale per la salvaguardia dei loro investimenti, ma il neo presidente degli Stati Uniti Th.W. Wilson lo rifiuta in base al fatto che V. Huerta si è impadronito del potere con la forza;
nella speranza di allontanare V. Huerta e instaurare un governo costituzionale, Th.W. Wilson tenta in un primo tempo di isolarlo diplomaticamente;


1913
- Capo del governo
-
(formalmente indipendente dal 1847)

1913
-



1913
Honduras
-
?
(? - ?)
1913
totale dipendenza dagli Stati Uniti, interessati a mantenere sotto proprio controllo le ricche piantagioni di banane, unica risorsa economica del paese;
continuano (dal 1911 al 1933) gli interventi delle truppe americane per salvaguardare gli interessi yankee;

1913
- Presidente della repubblica
?
(1903 - ?)
1913
guerra con il Guatemala;
la conclusione di questo conflitto che vede intervenire gli Stati Uniti, con ruolo di mediazione, segna l'ingresso del paese nell'area di influenza della grande potenza americana;
da questo momento si succederanno governi militari: rari, e in genere effimeri, i governi regolarmente eletti;

1913
- Presidente
?
(? - ?)
1913
gli interessi nordamericani si sono fatti preponderanti con il diffondersi delle piantagioni di banane della United Fruit Company;
con il pretesto di por fine alle lotte interne, gli Stati Uniti occupano militarmente il paese;

1913
- Presidente della repubblica
?
(? - ?)
1913
i primi insediamenti nel paese, della United Fruit Company statunitense, per la produzione delle banane, non ha impedito la sopravvivenza di numerosi piccoli produttori nelle campagne, favorevoli a un moderato sviluppo civile e sociale del paese;
con il ritorno del regime liberale il paese conosce ora un periodo di relativa stabilità politica;


1913
República de Panamá
(indipendente dal 1903)
- Presidente della repubblica
?
(1903 - ?)
1913
-





guerra del Chaco

Il Chaco, regione geografica dell'America meridionale, fra le Ande e i fiumi Paraguay e Paraná, possiede consistenti giacimenti di petrolio; viene diviso in tre zone:

- Chaco Boreal,
a N del fiume Pilcomayo, appartiene al Paraguay tranne le frange sett. e occid. che appartengono alla Bolivia;
- Chaco Central,
fra il fiume Pilcomayo e il fiume Bermejo, appartiene all'Argentina;
- Chaco Austral
a S del fiume Bermejo, appartiene all'Argentina;
1907-13, viene attuata una soluzione provvisoria riguardante il Chaco Boreal con l'istituzione di una fascia neutra in attesa di un accordo definitivo;
«segue 1927»


1913
- Presidente  
1913
perdurano le controversie con gli Stati Uniti;

1913

- Presidente della repubblica

J.V. Gómez
(1908 - 1935)
[dal 1903 fino al 1938 decine di migliaia di oppositori vengono incarcerati o esiliati.]

1913
-



1913
República del Ecuador

- Presidente della repubblica

?
(?-?)

1913
si alternano dittature conservatrici (J.J. Flores, G. García Moreno) e di dittature liberali (V. Rocafuerte, E. Alfaro) e da crescenti ingerenze dell'esercito, formato all'origine da elementi venezuelani;



1913

- Presidente della repubblica

Pierola
(1895 - 1919)
[del partito "democratico" ("rivoluzione democratica")]
(Repubblica indipendente dal 1827)
1913
-


1913

- Presidente della repubblica

?
(?-?)

1913
privata di ogni sbocco al mare dopo la guerra del Pacifico, si fa sempre più accentuata la dipendenza economico-politica dall'Inghilterra e poi dagli Stati Uniti, principali importatori di stagno.


1913

- Presidente della repubblica

?
(1891 - ?)

1913
fine della repubblica presidenziale e restaurazione del predomino oligarchico (1891-1925);
opera dal 1912 il Partido obrero proletario (poi comunista) di E. Recabarren;


1913
dal 1816 divise nelle tre colonie:
Guyana Britannica

- Governatore

?
(? - ?)
1901
-
Suriname (olandese)

- Governatore

?
(? - ?)
1901
-
Guyane Française
[già sede di una colonia penitenziaria e poi, dal 1852,
di un bagno penale (fino al 1945)]

- Governatore

?
(? - ?)
1901
-


1913

- Presidente della repubblica

?
(? - ?)

1913
-



1913

- Presidente della repubblica

gen. B. Ferreira
(1904 - ?)
[partito degli azules]

1913
-



1913

- Presidente della repubblica

?
(? - ?)
1913
-


1913
- Presidente della repubblica
J. Battle y Ordoñez
(1911 - 1915) II
[partito colorado]
1913
Montevideo,





1913
CINA
(Repubblica dal 1911)

presidente

Yüan Shih-k'ai
(1912 - ?)

1913
Nanchino, una "seconda rivoluzione" fornisce all'usurpatore Yüan Shik-k'ai il pretesto per decretare lo scioglimento del Kuomintang (KMT);

a

1913
DAE HAN
(Corea)

1913
lo stato coreano ha cessato di esistere come entità autonoma nel 1910 essendo stato annesso dal Giappone;
la dominazione di Tokyo è improntata a uno spietato regime poliziesco;

a





1913
(periodo Taisho: 1912-26)
Giappone

Yoshihito

(? - 1926)
1912-26, imperatore del Giappone;

1913
-

Kuomintang
KMT
(Partito nazionale del popolo)

1913
Tokyo, dal 1905 opera la T'ung Meng Hui (Lega dei rivoluzionari) ispirata ai "tre principi del popolo" formulati da Sun Yat-sen:
- indipendenza nazionale
- democrazia parlamentare
- socialismo agrario;

a





1913
[colonia spagnola dal 1900, con capitale Villa Cisneros già protettorato dal 1884.]
-
-
1913
-


1913
Marocco
[dal 1912 è un protettorato della Francia che ha riconosciuto alla Spagna una zona di sua spettanza (Rif, Ifni, Tarfaya) e lasciato sul trono l'ex sultano Mulay 'Abd al-Hafiz]
1913
-

1913
Algeria
[dal 1848 parte integrante del territorio nazionale francese, organizzata in tre dipartimenti d'oltremare;
dal 1880 continua la colonizzazione francese attraverso una forte immigrazione dalla Francia e una sistematico esproprio delle terre appartenenti ai proprietari musulmani; i costanti tentativi di assimilare gli arabi-berberi alla cultura francese finiranno col risveglio nazionale algerino.]
-
?
(?-?)
1913
-

1913
Tunisia
[con il trattato del Bardo del 1881, perfezionato nel 1883 con il trattato della Marsa, la Francia è riuscita a imporvi il suo protettorato.
Il bey conserva formalmente le sue prerogative.]
- Bey  
1913
-


1913
LIBIA
[nome romano riesumato durante il conflitto per indicare le due regioni della Tripolitania e della Cirenaica]
- dal 1913 l'Italia esercita la sua sovranità sulla Libia -
TRIPOLITANIA
(1912-34)
Governatore
gen. Ottavio Ragni
(? -?)
1913
Agosto
in Tripolitania le armi italiane ottengono vari successi;
Dicembre
13
, il col. Miani, in azione con la sua colonna per la conquista del Fezzan, occupa Brach;
23, il col. Miani muove contro i ribelli che, condotti da Mohammed-ben Abdalia, si sono raccolti ai pozzi di Maharuga;
24, Maharuga, il col. Miani attacca i ribelli e, dopo cinque ore di combattimento, li sconfigge e disperde; Mohammed-ben Abdalia muore in combattimento con altri capi, i superstiti si arrendono; tra gli italiani muore, tra gli altri, il cap. De Dominicis (medaglia d'oro);
Nessuna forza ostacola ormai la totale occupazione del Fezzan da parte italiana.

CIRENAICA
Governatore
gen. Ottavio Briccola
(? -?)
gen. Giovanni Ameglio
(ott - ago 1918)

1913
Febbraio
mentre lo scoppio della guerra balcanica costringe il gen. Enver Bey a rientrare in patria con buona parte delle sue truppe, egli lascia in Cirenaica una buona organizzazione di truppe regolari e regolarizzate al suo luogotenente col. Aziz bey;
le ostilità continuano pertanto come prima della pace e nello stesso modo;

Aprile
13
, le truppe italiane, al comando del gen. D'Alessandro, attaccano il quartier generale dei ribelli a Benina, dove risiede il col. Aziz Bey, e lo occupano;

Maggio
quando il governo decide di procedere alla conquista dell'Altopiano cirenaico, vengono impiegate due Divisioni speciali (la 2ª e la 4ª) nella Cirenaica occidentale; a Derna poi si raccolgono truppe equivalenti ad un'altra Divisione, prevalentemente alpina, e più tardi altre forze vengono inviate a Tobruk;
la conquista dell'Altopiano avviene fra grossi continui combattimenti, quasi tutti vittoriosi, in cui si distingue il gen. Giulio Cesare Tassoni comandante della 4ª Divisione e soprattutto il gen. Tomaso Salsa - medaglia d'oro - vincitore davanti a Derna nella battaglia di Ettangi e davanti a Tobruk in quella di Mdauàr.
16, il gen. Mambretti, comandante delle truppe di presidio a Derna, muove con tre colonne pe attaccare il campo turco-beduino di Ettangi al comando di Aziz Bey. Il terreno è aspro, insidioso; il ciglione di Sidi Garbaa è organizzato a difesa del nemico. L'avanzata procede dapprima senza incontrare resistenza ma nel pomeriggio i turco-beduini contrattaccano con grandi forze costringendo alla ritirata la colonna italiana centrale il cui comandante, col. Maddalena, cade combattendo;
[Perdite italiane: 80 morti (di cui 10 ufficiali) e circa 400 tra feriti e dispersi.]
Poiché alla battaglia era presente anche Ahmèd esc-Scerìf, gli arabo-turchi attribuiscono il loro successo alla sua presenza così egli dichiara la guerra santa contro l'Italia.

Giugno
18-19
, le colonne Cavaciocchi, Mambretti e Arista attaccano il campo turco di Ettangi; sostituito il gen. Mambretti dal gen. Tomaso Salsa, questi vendica la sconfitta di Sidi Garbaa con la decisiva vittoria di Ettangi;

Luglio
, CIRENAICA - a Saf-Saf, presso Cirene, i ribelli tendono un agguato a tre compagnie italiane del genio e a due compagnie di fanteria che effettuano lavori stradali; accorre un battaglione di fanteria e ne risulta un combattimento che causa agli italiani circa 200 perdite;
5
, per vendicare l'agguato di Saf-Saf il gen. Giulio Cesare Tassoni riunisce le truppe di Cirene, Saf-Saf e Ghegab e marcia contro Zauiet el Faidia dove sono riunite forze beduine; dopo un lungo combattimento nel quale le truppe italiane infliggono al nemico gravi perdite, la località viene occupata;
18, i beduini cercano di ritornare in possesso di Zauiet el Faidia ma sono ricacciati;

Agosto
19
, i beduini cercano ancora una volta di ritornare in possesso di Zauiet el Faidia ma, battuti presso el Merg, si ritirano nella conca di Tecniz;

Settembre
16
, accertata la presenza di circa 4000 ribelli nella zona di Tecniz, dalla qule effettuano attacchi e razzie, il gen. Torelli organizza un'operazione per disperderli; muove da el Merg con la colonna del ten.col. Latini (battaglioni eritrei e libici) e la colonna del col. Caviglia (battaglioni alpini Vestone, Verona, Feltre, Tolmezzo) e marcia verso il campo ribelle; i ribelli attaccano l'avanguardia (compagnia bengasina) e la respingono; il gen Torelli fa avanzare il battaglione Tolmezzo e una batteria da montagna e poi il IX eritreo che insieme ricacciano i nemici; il gen. Torelli cade colpito a morte; i nemici sono inseguiti e il campo di Tecniz è occupato.

Ottobre
viene nominato governatore il gen. Giovanni Ameglio e con lui, alle operazioni in grande stile, succede il periodo delle piccole colonne mobili percorrenti il territorio in ogni senso per frenare il brigantaggio, punire le tribù locali ribelli, scortare carovane ecc..
Queste colonne ottengono ottimi risultati: vengono occupati gradualmente tutti i punti di un certo interesse o che possono fornire una qualche risorsa ai ribelli; si sottomettono inoltre numerose frazioni.



1913
EGITTO
[parte dell'Impero Ottomano]
[dal 1882 il paese è stato privato dagli inglesi di ogni autonomia di fatto, ma senza modifica del suo statuto giuridico, se non per la cessazione automatica del tributo alla Porta;
nel 1884 si è dotato di una costituzione col gradimento inglese;
dal 1899 è stato stabilito un condominio anglo-egiziano sul Sudan, di fatto possedimento britannico;]
'Abbas Hilmi II
(Alessandria 1874 - Ginevra 1944)
figlio di Muhammad Tawfiq pascià;
1892-1914, khedivè d'Egitto;
salito al trono alla morte del padre mantiene un atteggiamento ostile agli inglesi che nel 1882 hanno occupato l'Egitto;
- Alto Commissario
lord H.H. Kitchener
(1911 - 1914)
1913
lord H.H. Kitchener si sente ormai tanto sicuro da concedere alcuni mutamenti costituzionali, per soddisfare si ai governo liberaleche i nazionalisti moderati egiziani. Vengono concessi alcuni poteri a una nuova assemblea parzialmente elettiva per quanto concerne la tassazione e il diritto di rivolgere interrogazioni ai ministri.
Primo vicepresidente della nuova assemblea viene eletto Sa'ad Zaglul che sta emergendo come puro nazionalista intransigente.
Egli si dimostra un abile parlamentare e, sotto la sua direzione, l'assemblea critica e discredita a tal punto i ministri del governo che costoro sono lieti che la sessione parlamentare termini.
[Lo scoppio della I guerra mondiale, che avverrà prima dell'avvio della successiva sezione, metterà termine all'esperimento del governo costituzionale offrendo altresì alla Gran Bretagna la scusa per dare un giro di vite all'attività politica del Partito nazionalista, il cui fermento difficilmente potrebbe essere contenuto.]
[Peter Mansfield, A History of the Middle East, 1991.]

1913
Sudan
[dalla convenzione del 18 gennaio 1899, il paese è stato costituito in "condominio" anglo-egiziano, di fatto in possedimento britannico]
   
1913
-


1913
Mauritania
[protettorato francese su su Trarza dal 1858.]
-
-
1913
-


1913
Guinea-Bissau
[colonia autonoma portoghese dal 1879, i suoi confini (rettilinei e artificiosi di evidente origine coloniale) con l'Africa Occidentale Francese sono stati regolati nel 1896.]
   
1913
-


1913
Africa Occidentale Francese
(AOF – 1895-1958)

[possedimenti retti, dal 1895, da un governatore generale, dipendente dal ministero delle colonie, in forma accentuatamente centralizzata]

- Governatore generale
?
(? -?)
Senegal [sotto controllo francese dal 1817, sottomesso e pacificato dal 1865.] cap. Dakar.
1913
-
Senegal-Niger [ex Territorio del Senegambia-Niger a sua volta ex Sudan francese]
1913
-
Guinea Francese [protettorato francese dal 1889, è sorta la città di Conakry nel 1890; colonia francese dal 1891;
con l'acquisizione dell'isola di Los nel 1904 ha assunto il suo assetto territoriale definitivo;]
1913
-
Costa d'Avorio [colonia francese dal 1893.]
1913
-
Dahomey [annesso dal 1899]
1913
restano libere ancora le regioni settentrionali;

1913
Sierra Leone
[colonia inglese dal 1808.]
- Governatore
?
(?-?)
1913
dopo aver proceduto all'occupazione dell'entroterra, la Gran Bretagna impone il protettorato sulle circoscrizioni locali;

1913
[ex Monrovia, è una repubblica indipendente dal 1847, con una costituzione modellata su quella statunitense ma con il predominio dell'elemento nero-americano su quello autoctono;
nel 1857 al paese si è unita l'ex colonia formatasi a capo delle Palme nel 1833.]
-
-
1913
-


1913
Costa d'Oro
[colonia della corona britannica dal 1874, mentre continua la resistenza degli ashanti dell'interno;
la Aborigines' Rights Protection Society (Società per la protezione dei diritti degli aborigeni), esercita ancora una influenza considerevole nel paese in materia di legislazione terriera e forestale (Forest Lands Bill del 1911).]
- Governatore
-
1913
-


1913
Togo
[protettorato tedesco dal 1884, confermato dalla conferenza di Berlino nel 1885.] cap. Lomé
[dal 1904 la capitale è dotata di un porto e collegata con l'interno da tre linee ferroviarie;]
- Comandante
?
(?-?)
1913
-


1913
Nigeria
dopo la sistemazione dei possedimenti nigeriani da parte del governo britannico abbiamo due protettorati:
Nigeria settentrionale [territori haussa, riuniti dal 1900]
- Governatore generale
Lugard
(? - ?)
1913
-

Nigeria Meridionale [territori degli Oil Rivers (dal 1849), di Lagos (dal 1861) e Benin (dal 1897), riuniti dal 1906]
1913
-



1913
Camerun
Njoya
-
(? - ?) c
1883-1933, re dei bantu;

1913
dal 1902 i tedeschi hanno sottomesso l'Adamaoua (emirato fulbe);
per la convenzione franco-tedesca seguita all'incidente di Agadir, il protettorato viene esteso a sud fino al Congo e a est fino all'Ubangi;

1913
Africa Equatoriale Francese
(1910-1958)
1910, la Francia crea questa nuova unità amministrativa che, pur mantenendo a Brazzaville la sede del governatore generale, è divisa in quattro ripartizioni:
Medio Congo [ex Congo Francese]
-
1913
da novembre 1911 la Francia ha ceduto al Camerun tedesco il corridoio del Sanga (sarà restituito al Medio Congo nel 1919);

Gabon [già assorbito dal Congo Francese nel 1888 e ora separato]
-
1913
-
Ubangi Sciari (Oubangui-Chari) [ex Impero Centrafricano, diventato colonia francese dal 1905]
-
1913
-
Ciad [pur annesso dalla Francia, la resistenza all'interno continuerà fino al 1917]
-
1913
-




1913
Congo Belga
[colonia dello stato belga dal 1908]
(capitale: Lépoldville)
[il territorio dello Zaire, già sede (ancor prima dell'arrivo dei portoghesi) di importanti regni autoctoni quali quello del Congo, di Kuba, Luba, Lunda:
- nel 1880 è stato posto sotto il controllo dell'Associazione internazionale per il Congo, promossa da Leopoldo II re del Belgio;
- 1885-1908, sotto la sovranità (esercitata a titolo personale) di Leopoldo II re del Belgio.]
Governatore
-
1913
-
Katanga [regione sudorientale, annessa militarmente dai belgi nel 1891 sotto l'egida della Compagnie du Katanga istituita da re Leopoldo II.]
1913
dal 1906 il Comité Spécial du Katanga ha finito in pratica col rappresentare gli interessi monopolistici di grandi società private europee e in particolare della Bécéka (ferrovie) e della Union Minière che ha ricevuto una concessione di ben 20.000 kmq per lo sfruttamento del rame (prima colata nel 1911) e un'altra concessione di 14.000 kmq per lo stagno.



1913
Eritrea
[colonia italiana dal 1° gennaio 1890, con il fiume Mareb come confine con l'Etiopia.]
-
-
1913
-



1913
Impero di Etiopia
Menelik II
(Ancober, Scioà 1844 - Addis Abeba 1913)
figlio del re dello Scioà Hayla Malakot;
1855-68, è praticamente prigioniero nel forte di Magdala, da cui fugge solo alla morte dell'imperatore Teodoro II;
proclamatosi re dello Scioà, contende la successione imperiale a Giovanni IV, re del Tigré, riuscendo a farsi riconoscere una specie di influenza prioritaria nella parte meridionale dell'impero e il diritto di successione al trono imperiale alla morte di Giovanni IV;
1889-1913, imperatore di Etiopia;
dal 1909, già colpito da paralisi nel 1908, ha affidato il governo al nipote Ligg Iyasu che gli succede dopo la morte.
1913
-



1913
SOMALIA
Muhammad ibn 'Abd Allah o "Mad Mullah" [per gli inglesi] († 1920) capo religioso;
1900, conduce la resistenza somala nel nord;
Somalia Francese [colonia francese dal 1896]
il porto di Gibuti (1888) è collegato per ferrovia alla capitale etiopica Addis Abeba (1897-1917);
[situata in territorio dancalo e non propriamente somalo]
1913
-
Somalia Britannica [protettorato inglese dal 1884]
1913
-
Somalia Meridionale Italiana [protettorato italiano dal 1889, ma sotto la piena responsabilità del governo italiano dal 1905, dopo il riscatto del Benadir]
1913
-

1913
Africa Orientale Britannica
(IBEAImperial British East Africa)
Uganda [protettorato britannico dal 1894]
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1913
formalmente diviso in quattro regni federati, è uno dei possedimenti più prosperi della Gran Bretagna in Africa;
dal 1902 le sono stati uniti amministrativamente entrambi i possedimenti, il litorale keniota (protettorato inglese dal 1895) e l'interno (dipendenza del protettorato dal 1902);

Kenya [nome ufficiale solo dal 1920]
-
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1913
Africa Orientale Tedesca
(Deutsch-Ost-Afrika)
Ruanda-Urundi
-
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1913
le incessanti lotte dei baHutu, contro il predominio della minoranza tutsi (watutsi o vatussi) (la stirpe dei sovrani mwami) favoriscono l'instaurazione del dominio coloniale tedesco sul Burundi, che con il contiguo regno del Ruanda viene costituito in territorio del Ruanda-Urundi.
Tanganica [protettorato tedesco già dal 1884/85 e formalmente colonia tedesca dal 1890, dal 1891 il territorio è passato sotto la diretta sovranità della Germania]
-
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1913
una rivolta locale (1903-05), quella dei maji-maji, viene soffocata nel sangue;

1913
[Dal 1890 l'isola (assieme all'isola di Pemba) è diventata protettorato della Gran Bretagna che vi induce l'afflusso di indo-pakistani.]
-
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1913
ora il protettorato di Zanzibar viene trasformato in colonia della corona britannica.


1913
Africa del Sud-Ovest
[protettorato tedesco dal 1884]
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1913
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1913
Angola
- Governatore
?
(? - ?)
1913
John Harris pubblica Portuguese Slavery, British Dilemma (schiavismo portoghese, dilemma britannico) in cui dimostra come, fino al 1908, ben centomila indigeni dell'Angola siano stati inviati nelle piantagioni di São Tomé senza che uno solo abbia fatto ritorno in patria.
1913-20, i contadini angolani di Villa Lusa si ribellano ai portoghesi. Diffuse sollevazioni bakongo contro il dominio di portoghesi e belgi.s


1913
Rhodesia
1913
ribattezzato Rhodesia dal 1895 in onore di Cecil J. Rhodes;
dal 1890 la British South Africa Chartered Co., società fondata da Cecil J. Rhodes, ha ottenuto da re LoBenguella la concessione esclusiva di sfruttamento venticinquennale del territorio del protettorato sui maTabele;
Rhodesia del Nord-Ovest [protettorato dal 1899]
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1913
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Rhodesia del Sud [protettorato dal 1911]
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1913
-


1913
[l'ex territorio Malawi, protettorato britannico dal 1891, che aveva assunto formalmente il nome British Central Africa
nel 1893, ha assunto questo nuovo nome nel 1907]
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1913
sin dall'inizio del secolo fermenti antibritannici sono già sorti e ora si diffondono a causa dell'indiscriminata diffusione delle piantagioni coloniali a scapito delle colture alimentari per il fabbisogno della popolazione (in costante aumento);


1913
Mozambico
-
-
1913
il Portogallo ha completato nel 1891 la conquista delle regioni interne senza tuttavia riuscire a pacificarle;


1913
Regno del Madagascar
(Imérina)
[protettorato francese dal 1895]
1913
protettorato francese dal 1895 e annesso alla Francia dal 1896;
la monarchia merina è dichiarata decaduta ma l'impianto dell'amministrazione coloniale, opera del governatore Gallieni (1896-1905), non riesce a stroncare del tutto la resistenza indigena;




1913
Unione Sudafricana
[dominion britannico a struttura federativa dal 1910]
[dal 1912 si è costituito il SANNC (South African Native National Congress), formazione politica nera.]
- Primo ministro
L. Botha
(1910 - 1919)
[L. Botha, leader della resistenza boera assieme a J.C. Smuts, entrambi fondatori del Partito afrikaner]

1913
il primo ministro pone le basi istituzionali della segregazione razziale introducendo col Native Land Act il principio – formulato dal liberale Sauer – per cui ai neri è vietato possedere terre al di fuori dalle riserve; ciò gli consente di coinvolgere l'elemento boero nella prima guerra mondiale a fianco dell'Inghilterra.

Nemmeno a questo punto John Tengo Jabavu si stacca dal liberale Sauer.

I capi delle "tribù":
- zulu,
- pondo,
- baralong,
- kgatla,
- lozi,
- sotho.
- mgwato,
sono presidenti onorari del SANNC (South African Native National Congress), ma, pur detenendo questo ufficio, continuano nel contempo a svolgere la loro funzione di marionette del colonialismo razzista, nel quadro del "governo indiretto".
[Nel suo Class and Colour in South Africa, Jack Simons ha giustamente rimproverato allo storico russo I. Potechin di confondere questa funzione con quella dei "compradores feudali", che non esisteva in Sudafrica, né nel continente africano in generale.
La contraddizione tra i due ruoli era una tarda conseguenza del conflitto tra gli elementi comunitari e dispotici esistenti nella vecchia società, prima che il colonialismo la trasformasse in parte integrante del capitalismo.]

Il saggio Accumulazione del Capitale di R. Luxemburg analizza il sistema di discriminazione razziale basato sulla manodopera a basso salario in Sudafrica. R. Luxemburg rende omaggio alla resistenza contro gli espropri perpetrati ai danni degli indigeni, smaschera la cosiddetta Camera delle Miniere e condanna la spartizione europea dell'Africa, compresa la creazione di un'Eritrea separata da parte degli italiani e la conquista inglese in Sudafrica.
Il Land Act completa intanto l'espropriazione a danno degli africani e provoca la morte di almeno mezzo milione di indigeni solo per mancanza di terra.
[La condizione dei "senzaterra" sarà descritta nel 1915 dal membro dell'ANC Sol Plaatje in Native Life in S. Africa (Vita degli Indigeni in Sudafrica).]
Gandhi guida una campagna contro il sistema fiscale del governo di J.C. Smuts e L. Botha e, mentre è in prigione, raggiunge un "Accordo tra gentiluomini" con J.C. Smuts per porre termine allo sciopero. Gandhi ottiene l'appoggio dei minatori indiani in sciopero nelle miniere di carbone di Newcastle e dei lavoratori di zucchero di Edgecombe, a cui peraltro ordina di tornare al lavoro in novembre.

Luglio
A Bloemfontein, Winberg e Jagersfontein, Sudafrica, vengono effettuati arresti in massa di donne nel corso di una campagna contro il lasciapassare.






1913
ARABIA
Husayn ibn 'Ali
(Costantinopoli 1856 ca - Amman 1931)
figlio di 'Ali della dinastia degli Hashemiti;
[Hashimiti: una dinastia di sceriffi della Mecca che regnarono sulla Mecca quasi ininterrottamente dal sec. X al 1924; capostipite fu Hashim ibn 'Abd Manaf, antenato di Maometto.]
1909, subentrato al padre come Šharif (sceriffo) della Mecca, imposta una politica d'indipendenza nei confronti dei sultani ottomani di cui gli Hashemiti sono vassalli;


1917-24, re del Higiaz;


1913
Lo Šharif Husayn, ormai indispensabile ai turchi, inizia a rivendicare i diritti e la dignità del suo ufficio nei confronti del muro ottomano nel Higiaz. Ma guarda ben oltre: vuole trasformare il Higiaz in una provincia araba autonoma, che costituisca il punto di partenza per l'ndipendenza di tutte le province arabe dell'impero.
I figli di Husayn, ormai adulti, ne condividono le mire.
'Abd-Allah, secondo e più intelligente di essi, rappresenta la Mecca nel nuovo parlamento ottomano, e suscita grandi sospetti nel C.U.P. Si tenta di ottenere il suo favore offrendogli la carica di governatore generale dello Yemen, dove ultimamente è stata riaffermata l'autorità ottomana, ma egli rifiuta aspramente.
'Abd al-'Aziz o ibn Sa'ud
Albero genealogico

(Riyadh 1887-Taif 1953)
discendente della dinastia wahhabita dei Banu Sa'ud;
1891, la dinastia viene scalzata dalla capitale Riyadh a opera dei rivali Banu Rashid del Gebel Shammar;
1902-13, ristabilisce con una serie di campagne l'unità del Neged, intraprendendo dopo il crollo dell'impero ottomano l'unificazione della penisola arabica;
1913-26, sultano del Nagd e delle sue colonie;
[riconosciuto dalla Gran Bretagna]

1913
'Abd al-'Aziz, meglio conosciuto con il patronomico Ibn Sa'ud, riconquistato il Nagd occupa ora anche la provincia araba orientale di al-Hasa, appena conquistata dai turchi. Viene riconosciuto dalla Gran Bretagna «sultano del Nagd e delle sue colonie» ma non può procedere oltre poiché tutta la costa del Golfo Persico, dal Kuwait all'Oman, è sotto l'esclusiva influenza britannica.
In Arabia occidentale subisce una battuta d'arresto.
Lo Šarif Husayn riesce a prendere in ostaggio il fratello favorito di Ibn Sa'ud, Sa'ad, costringendo Ibn Sa'ud ad accettare una sovranità nominale ottomana per riaverlo. Giura vendetta agli hascemiti.



1913
Iraq
[questa parte dell'Asia occidentale, dove all'inizio del secolo sono stati scoperti i ricchi giacimenti petroliferi di Kirkuk e Mossul nel nord della regione, è sotto l'Impero ottomano ed è amministrata dalla Turchia]
-
-
1913



Kurdistan (iracheno)
1913
-


1913
Persia
 
dal 1907 Gran Bretagna e Russia hanno firmato un accordo che divide la il territorio persiano in due zone d'influenza: la parte sudorientale riservata alla Gran Bretagna e la parte settentrionale riservata alla Russia, lasciando al governo persiano solo limitati poteri nella parte centrale del paese;
proprio in questa zona vengono scoperti ingenti giacimenti petroliferi, per sfruttare i quali viene costituita la Anglo-Persian Oil Company che inizierà la propria attività su scala industriale negli anni immediatamente precedenti la prima guerra mondiale;
dal 1908 è stata abrogata a la costituzione;
Ahmad Mirza
 (? - ?)
figlio di Muhammad 'Ali, della dinastia Qagiar;
1909-?, scià di Persia;
salito al trono undicenne sotto la reggenza di Našir al-Mulk;
1912, il reggente Našir al-Mulk attua un colpo di stato;
1913
-

 



Barbie, Nikolaus [Klaus] [il "boia di Lione"] (Bad Godesberg 1913 – Francia 1991) criminale nazista.

Begin, Menachem (Brest-Litovsk 1913-Tel Aviv 1992) politico israeliano, premio Nobel per la pace nel 1978 con A. al-Sadat;
1939-40, alla guida del movimento giovanile sionista polacco;
1948, dopo la nascita dello Stato d'Israele fonda l'Herut, il partito nazionalista e tradizionalista;
1977, porta alla vittoria contro i laburisti una coalizione di destra (Likud);
1978, in qualità di primo ministro stipula gli accordi di Camp David con A. al-Sadat;
1980, proclama Gerusalemme capitale dello Stato ebraico;
1983, abbandona l'incarico di governo e viene sostituito da Y. Shamir.

Cassandro, Giovanni Italo (Barletta 1913-Roma 1989) giurista italiano, segretario del Partito liberale (1945-47)
La tutela dei diritti nell'alto medioevo (1950)
Lezioni di diritto comune (1971)
Saggi di storia del diritto commerciale (1974).

Codacci Pisanelli, Giuseppe (Roma, 28 marzo 1913 – Roma, 2 febbraio 1988) politico italiano, esponente della Democrazia cristiana.

Codignola, Tristano (Assisi 1913-Firenze 1982) politico italiano, dirigente del Partito d'azione e membro dell'assemblea costituente;
1958-63, deputato del Partito socialista;
1968-72, senatore.

Cunhal, Alvaro (Coimbra 1913) politico portoghese;
1931, milita nel partito comunista;
1936, membro del comitato centrale, combatte in Spagna dove viene più volte torturato dai franchisti; riesce a fuggire in Francia;
1961, segretario del Partito comunista;
1974, alla caduta di M. Caetano, rientra in patria;
1975, Lisbona, giugno: vedi Intervista con la storia di Oriana Fallaci.
1975, ministro senza portafoglio.

Dal Verme, Luchino (Milano, 25 novembre 1913) militare e partigiano italiano.

Dossetti, Giuseppe (Genova 1913-Monteveglio, Bologna 1996) politico e sacerdote italiano;
1945, dopo aver partecipato all'attività dei gruppi cattolici di orientamento antifascista e poi alla resistenza nell'Appennino reggiano, entra a far parte del consiglio nazionale della Democrazia cristiana;
1946, viene eletto all'assemblea costituente;
1947-51, ispiratore della rivista «Cronache sociali»;
1948, deputato;
1951, si dimette dalla DC e si ritira dalla vita politica per fondare un istituto di ricerca teologica a Bologna (Centro di documentazione, ora Istituto per le scienze religiose);
1955, dà vita ad una comunità religiosa di tipo monastico a Monteveglio sull'Appennino impegnata nella conoscenza della Bibbia;
1966-68, dopo aver partecipato come esperto al Concilio Vaticano II, coadiuva il cardinale G. Lercaro come provicario generale della diocesi di Bologna;
1972, vive nei pressi di Gerico in Israele, dove si insedia con una parte della sua comunità di Monteveglio.

Dubious, Werner (1913-1973) militare tedesco.

Ford, Gerald Rudolph (Omaha, Nebraska 14 luglio 1913- Rancho Mirage, California 26 dicembre 2006) politico statunitense, repubblicano;
1974, 9 agosto-20 gennaio 1977, 38° presidente degli Stati Uniti d'America.

Frahm, Karl Herbert o Willy Brandt (Lubecca 18 dicembre 1913-Unkel 1992) politico tedesco; l'inventore della Ostpolitik, dell'apertura, della distensione con l'Est;
1933, militante nell'associazione giovanile dei "falchi rossi", con l'avvento del nazismo è costretto all'esilio; si rifugia in Norvegia dove acquista la cittadinanza e svolge l'attività di giornalista con lo pseudonimo di Willy Brandt; è presente nella guerra civile spagnola e, dopo lo scoppio della II guerra mondiale, in Norvegia;
1945, è addetto stampa all'ambasciata norvegese in Germania;
1947, riprende la cittadinanza tedesca;
1949, entra nel Bundestag come delegato di Berlino Ovest del Partito socialdemocratico (SPD);
1957-64, borgomastro di Berlino Ovest;
1964, presidente del Partito socialdemocratico;
1966, ministro degli esteri e vicecancelliere;
1969, cancelliere;
1971, dà l'avvio alle trattative per il riconoscimento della Repubblica Democratica Tedesca; premio Nobel per la pace;
1973, Bonn, settembre: vedi Intervista con la storia di Oriana Fallaci.
1974, è costretto alle dimissione in seguito alla scoperta di un segretario-spia all'interno del suo entourage;
1976, presidente dell'Internazionale socialista;
1979, deputato al parlamento europeo;
1984, cura per l'ONU il Rapporto su Nord e Sud del mondo;
1987, abbandona definitivamente la vita politica.

Garaudy, Roger (Marsiglia 1913) politico e filosofo francese;
1934, si iscrive al Partito comunista francese
1945-62, deputato e poi senatore
Marxismo ed esistenzialismo (1962)
Dall'anatema al dialogo (1965)
Marxismo del XX secolo (1966)
1968, dopo l'invasione sovietica della Cecoslovacchia manifesta il suo dissenso dalla linea ufficiale del partito:
- condanna l'intervento sovietico
- accusa l'URSS per la sua politica verso la Spagna e la Grecia (invio di carbone a Franco durante lo sciopero dei minatori delle Asturie, rapporti commerciali con i colonnelli)
- definisce una caricatura il centralismo democratico e il socialismo di L. Breznev
1970, espone le sue tesi al XIX congresso del PCF: «socialismo di autogestione», «blocco storico» di operai, intellettuali, lavoratori del settore terziario, cioè «via nazionale» al comunismo; alla fine del congresso è escluso dal comitato centrale e poco dopo anche dal partito
La grande svolta del socialismo (1970)
Tutta la verità (1970)
Progetto speranza (1976)
Per un dialogo delle civiltà (1977)
Appello ai viventi (1979, premio Deux Magots)
È ancora tempo di vivere (1981)
L'affare Israele (1983)
Estetica e marxismo (1986)
Biografia del XX secolo (1987)
Il mio giro del secolo (1990, memorie).

Garcia de Enterria, Eduardo (Cantabria 1913) giurista spagnolo;
Rivoluzione francese e amministrazione contemporanea (1972)
Corso di diritto amministrativo (1974)
1978-86, giudice del Tribunale europeo dei diritti dell'uomo a Strasburgo;
Studi sulle autonomie territoriali (1985)
Verso una nuova giustizia amministrativa (1992).

Gierek, Edward (Porabka, Slesia 1913-Cieszyn, Polonia 2001) politico polacco;
1923, emigrato in Francia, lavora come minatore;
1931, aderisce al Partito comunista francese;
1937, si trasferisce in Belgio e partecipa alla resistenza durante la seconda guerra mondiale;
1948, tornato in patria, si laurea in ingegneria mineraria ed entra nell'apparato regionale slesiano del Partito comunista;
1956, diventa segretario del comitato centrale e membro dell'ufficio politico;
1970, novembre, si oppone al rialzo dei prezzi che provoca la sommossa degli operai di Danzica, Gidynia e Stettino; 20 dicembre, dopo l'esautoramento di W. Gomulka, viene eletto primo segretario del Partito operaio unificato polacco (il Partito comunista); a capo del governo, dà vita ad una politica economica più aperta alle esigenze immediate delle classi lavoratrici;
1980, l'ondata di scioperi segna il fallimento della sua politica ed egli viene deposto dall'incarico ed espulso dal partito.

Husák, Gustav (Bratislava 1913-91) politico cecoslovacco;
1946-50, vicepresidente del Partito comunista slovacco, presiede il consiglio dei commissari (governo regionale provvisorio);
1951, viene espulso dal leader del partito A. Novotny per "deviazionismo borghese";
1954, è condannato all'ergastolo;
1960, è graziato;
1963, viene riabilitato;
1968, appoggia il "nuovo corso" di A. Dubcek e diventa vicepresidente del consiglio;
agosto, dopo l'invasione delle truppe del "patto di Varsavia" tiene inizialmente una posizione mediatrice ma si stacca ben presto dal gruppo dubcekiano;
1969, aprile, eletto primo segretario del partito, liquida autoritariamente ogni opposizione alla "normalizzazione" dichiarando che l'intervento militare sovietico è stato richiesto dai "veri comunisti cecoslovacchi" ed espelle dal partito gli esponenti della "primavera di Praga";
1975, maggio, viene eletto presidente della repubblica cumulando la carica con quella di segretario generale del Partito comunista cecoslovacco;
1980, è confermato alla presidenza;
1985, confermato ancora alla presidenza, si allinea completamente alla linea politica di L.I. Breznev e, sia pure a malincuore, a quella di M.S. Gorbaciov;
1987, è sostituito da M. Jakes nella carica di segretario generale del partito;
1989, è sostituito da V. Havel in quella di presidente della repubblica.

Hu Yaobang (Linyang, Hunan 1913-Pechino 1989) politico cinese, collaboratore di Teng Hsiao-ping (Deng Xiaoping);
1952, diventa primo segretario della Lega della gioventù comunista;
1977, dopo un periodo di silenzio trascorso durante la "rivoluzione culturale" rientra nel comitato centrale del partito;
1979, diventa segretario generale del partito;
1981, presidente del partito, in successione a Hua Kuo-feng (Hua Guofeng)
1986 tenta una riforma politica in Cina facendo nascere la speranza di una trasformazione del regime in senso democratico;
1987, accusato di eccessivo liberalismo è costretto alle dimissioni;
1989, alla sua morte ci sono manifestazioni di dissenso contro il governo di Li Peng e contro il partito comunista che segnano l'inizio della repressine culminata nella piazza Tiananmen a Pechino.

Jiang Qing [Chiang Ching] (Shandong 1913-Pechino 1991, suicida) personalità politica cinese, l'imperatrice rossa, moglie di Mao Zedong (Mao Tse-tung);
1962, comincia ad apparire in pubblico accanto al marito;
1966, esercitando grande influenza sulla politica è tra i principali protagonisti della rivoluzione culturale;
1969, diventa membro del Politburo;
1980, schieratasi con l'ala radicale del partito dopo la morte di Mao, è accusata di aver complottato con gli altri membri della "banda dei quattro" per attuare una controrivoluzione; 1981, 25 gennaio, viene processata per aver causato alla Repubblica Popolare Cinese 3650 giorni di caos e di assassinii; la condanna è a morte, ma le concedono ventiquattro mesi perché rifletta sulle sue colpe;
1983, la pena è commutata in quella dell'ergastolo;
1991, muore suicida in carcere.

Landra, Guido (Roma 16 febbraio 1913 – Roma, 14 dicembre 1980) antropologo italiano;
assistente di Sergio Sergi alla cattedra di Antropologia all'Università di Roma;
1938, è tra i firmatari del Manifesto della Razza;
[Responsabile dell'Ufficio studi sulla razza (dal 1938 "Direzione generale per la demografia e la razza", ma nota anche come "Demorazza"), è concordemente ritenuto l'estensore del Manifesto ideato ed emendato da B. Mussolini.]
Autore di numerosi articoli e saggi a carattere antropologico, prevalentemente incentrati sul razzismo biologico, e pubblicati in particolare sul periodico «La difesa della razza» diretto da Telesio Interlandi, alla fine dell'anno visita il campo di concentramento di Sachsenhausen in Germania per studiare i tratti razziali dei detenuti.
1939, 5 gennaio, ne esce un articolo sull'organo nazionalsocialista «Illustrierter Beobachter» che mette in evidenza il carattere disumano e denunciatorio dell'iniziativa;
Manuale di Antropologia e psicologia (Bompiani 1940, scritto con Agostino Gemelli e Ferruccio Benissoni)
1980, Roma, 14 dicembre, muore a Roma.

Lombardi, Gabrio (Napoli, 14 settembre 1913 – Roma, 4 aprile 1994) giurista, politico e docente italiano; intellettuale di ispirazione cattolica;
[Figlio di Luigi, senatore, e di Emma Vallauri (fondatrice dell'Unione donne dell'Azione cattolica), una famiglia piemontese; ultimo di otto figli;
fratello minore di p. Riccardo, gesuita [«il microfono di Dio»].]

1970, presidente del "Comitato per il referendum sul divorzio";
[Il referendum si svolgerà nel 1974.]
1927, trasferitosi a Roma con la famiglia, fonda la" Lega missionaria studenti" con Enrico Medi;
dopo la laurea, insegna Diritto romano negli atenei di Pavia e Milano, per poi passare presso la facoltà "Utriusque iuris" della Pontificia Università Lateranense, dove insegna per 40 anni.
1940-43, ufficiale dell'esercito durante la seconda guerra mondiale, dopo l'8 settembre si unisce ai partigiani cattolici.
1964-70, iscritto all'Azione cattolica, ricopre la carica di presidente del "Movimento laureati cattolici".
1970, dopo l'approvazione della "legge Fortuna-Baslini" (il primo dicembre), con la quale era introdotto in Italia il divorzio, diviene presidente del "Comitato per il referendum sul divorzio";
[Riesce a far raccogliere le firme necessarie (1.370.134), e polemizzando in molti casi con la Democrazia Cristiana, accusandola di scarsa incisività (ed ottenendo l'appoggio esplicito del solo Amintore Fanfani).
Contro l'introduzione del divorzio e a favore dell'indissolubilità anche civile del matrimonio si esprime anche il noto giurista, studioso del processo civile, Salvatore Satta.
Molteplici sono le sue prese di posizione in merito: in particolare è da ricordare la definizione che dà del divorzio, "una variante dell'harem diluita negli anni".]

Il suo impegno deciso prosegue anche quando alcuni cattolici democratici si esprimono contro l'abrogazione della legge e il referendum. Al suo fianco si schierarono nella campagna contro il divorzio diversi intellettuali e politici anche non cattolici, tra i quali, oltre a Salvatore Satta, Sergio Cotta, Augusto del Noce, Carlo Felice Manara, Enrico Medi, Giorgio La Pira, Alberto Trabucchi, Giambattista Migliori e Lina Merlin.
1974, il referendum sul divorzio si conclude con la vittoria dei NO, spingendolo a ritirarsi dall'impegno politico e a riprendere la sua attività accademica.
Ha diretto la rivista giuridica «Studia et Documenta Historiae et Iuris».


Lon Nol (Prey Veng 1913-Fullerton, California 1985) politico cambogiano, passato in breve dalla polizia nazionale all'esercito;
1959-66, ministro della difesa;
1960, comandante supremo delle forze armate;
1966-67, primo ministro;
1969, ancora primo ministro e guida dell'opposizione anticomunista;
1970, marzo, con un golpe destituisce N. Sihanouk mettendo, seppure formalmente, a capo dello Stato Cheng Heng;
1972, marzo, si nomina presidente della repubblica; nel frattempo il Paese è dilaniato dalla guerra civile tra i partigiani di Sihanouk, in esilio a Pechino, e il suo regime sostenuto dagli USA; nel giro di cinque anni i comunisti (khmer rossi) riescono a controllare gran parte del paese fino ad assediare la capitale
1975, è costretto a fuggire da Phnom Penh rifugiandosi in Thailandia e quindi in California.

Muskos, Michail Christodhulos o Makarios III (Ano Panaghia, Pafo 1913-Nicosia 1977) ecclesiastico e politico cipriota;
1948, vescovo ortodosso di Kiti, inizia un'intensa attività per l'autonomia di Cipro dall'Inghilterra e la sua énosis (unione) alla Grecia;
1950, viene eletto arcivescovo ed etnarca (rappresentante nazionale) dell'isola e in tale occasione assume l'appellativo di Makarios III;
1956, dopo lo sfociare della lotta antibritannica in una violenta guerriglia, viene deportato dagli inglesi alle isole Seicelle sebbene sia personalmente sostenitore della non violenza;
1959, marzo, torna in patria;
1960, con l'indipendenza di Cipro è eletto presidente della repubblica; si adopera per sopire i contrasti fra la comunità greca e quella cipriota e si schiera a favore dell'indipendenza di Cipro dalla Grecia;
1964, comincia a scontrarsi con il terrorismo di G. Grivas;
1974, 15 luglio, un colpo di stato fomentato dal governo dittatoriale dei colonnelli greci lo costringe a espatriare provocando l'intervento militare turco e la conseguente spartizione dell'isola;
1974, New York, novembre: vedi Intervista con la storia di O. Fallaci.
1976, rientrato a Nicosia tenta di avviare trattative con la comunità turca, nell'intento di evitare la disintegrazione dello stato cipriota;
1977, muore poco dopo il loro fallimento.

Nixon, Richard Milhous (Yorba Linda, California 9 gennaio 1913-New York 22 aprile 1994) politico statunitense, del Partito repubblicano;
1969, 20 gennaio-9 agosto 1974, 37° presidente degli Stati Uniti d'America.

Novak, Franz (Wolfsberg, Austria 1913 – ?) militare austriaco.

Ortolani, Umberto ( Roma, 31 maggio 1913 – Roma, 17 gennaio 2002) imprenditore e faccendiere italiano.

Ossola, Rinaldo (Lecco 8 novembre 1913 - Roma 7 dicembre 1990) economista e politico italiano.

Petrilli Giuseppe (Napoli, 24 marzo 1913 – Roma, 13 maggio 1999) politico italiano, esponente della Democrazia cristiana;
1960-79, presidente dell’IRI.

Rogers, William (Norfolk, New York 1913-Bethesda, Maryland 2001) politico statunitense, repubblicano, avvocato, amico di R. Nixon, dopo l'elezione di D.D. Eisenhower alla presidenza, fu sottosegretario;
1957, segretario alla giustizia;
1961, torna all'avvocatura;
1968, R. Nixon vince le presidenziali;
1969-73, segretario di stato, poi sostituito da H.A. Kissinger;
1976-79, capo di stato maggiore dell'esercito statunitense e responsabile del comando alleato della NATO in Europa;
1986, presiede la commissione che indaga sul disastro della navetta Challenger esplosa con sette persone nel cielo della Florida subito dopo il lancio.

Stagno d'Alcontres, Carlo (Messina 20 maggio 1913
- il 24 giugno 1981) politico italiano;
Laurea in giurisprudenza e in scienze politiche; avvocato.
1948, 18 aprile, eletto deputato (I Legislatura – 1948 8 mag - 24 giu 1953) per la Democrazia Cristiana;
[Padre di Francesco, deputato.]

Storti, Bruno (Roma 1913-1994) sindacalista italiano, laureato in legge;
1990, dopo la militanza nelle ACLI è tra i fondatori della CISL (Confederazione internazionale sindacati liberi);
1958-76, segretario generale della CISL;
1959, vicino alla Democrazia cristiana, viene eletto nel parlamento europeo; presidente della CISL e collaboratore di numerosi quotidiani e periodici, dirige a lungo il settimanale della CISL «Conquiste del lavoro»;
1972, nonostante l'opposizione da parte del suo sindacato, è tra i promotori della riunificazione delle federazioni sindacali;
1977-88, presidente del CNEL (Comitato nazionale economia e lavoro).

Zagari, Mario (Milano, 14 settembre 1913 – Roma, 29 febbraio 1996) politico italiano, esponente del PSI (Partito Socialista Italiano).



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«La Nazione»

«segue da 1900»
alla vigilia della prima guerra mondiale la proprietà passa da un gruppo di aristocratici fiorentini a E. Favi che negli anni del regime fascista fa del giornale un grosso quotidiano;
«segue 1947»

«Il Resto del Carlino»

«segue da 1909»
1913, dopo le elezioni di ottobre, la società di deputati e di banchieri che rappresentano gruppi di zuccherieri e di agrari romagnoli, ha l'intero controllo del quotidiano in cui entra Filippo Naldi [sarà uno degli organizzatori del "delitto Matteotti"] come direttore amministrativo;
«segue 1918»

 

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