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– Pietro INGRAO


(Lenola, Latina 30 marzo 1915 – Roma, 27 settembre 2015)

giornalista, partigiano e politico italiano;

_________________

laureato in giurisprudenza e in lettere;

1939

marzo, (XXX Legislatura – (1934 23 mar - 2 ago 1943)

1940

aderisce al Pci (Partito comunista italiano);

1943

25 luglio 1943 - 23 maggio 1948, Ordinamento provvisorio;

25 lug-17 apr 1944, (I "governo Badoglio");

– 1943 23 set - 25 apr 1945 –
RSI (Repubblica Sociale Italiana)
[o Repubblica di Salς]

1944
22 apr-5 giu, (II "governo Badoglio");

18 giugno-12 dicembre, (II "governo Bonomi");
12 dicembre-21 giugno 1945, (III " governo Bonomi");

1945
21 giugno-10 dicembre, ("governo Parri);

22 set-2 giu 1946, presidente della Consulta: conte Carlo Sforza;
[Organismo a carattere consultivo istituito dal (III "governo Bonomi") con decreto luogotenenziale n. 146 del 5 aprile 1945 – composta da membri designati dai partiti del Cln o da altri partiti o scelti, sempre attraverso nomina governativa, tra personalità del periodo prefascista; egli ricopre la carica di Presidente fino al termine dei lavori nel giugno 1946.]

10 dicembre-13 luglio 1946 (I "governo De Gasperi);

1946
eletto deputato all'Assemblea Costituente;
2 giugno, Proclamazione della Repubblica;
25 giugno-31 gennaio 1948, Assemblea costituente;

13 luglio-2 febbraio 1947, (II "governo De Gasperi);
[I governo della Repubblica.]

1947
2 febbraio-31 maggio, (III "governo De Gasperi)

31 maggio-23 maggio 1948, (IV "governo De Gasperi);

1948
18 aprile, eletto deputato (I Legislatura – 1948 8 mag - 24 giu 1953);
23 maggio-27 gennaio 1950 (V "governo De Gasperi);

1948-56, direttore dell' «Unitΰ» [o 1947-57];

1950
27 gennaio-26 luglio 1951, (VI "governo De Gasperi);

1951
26 luglio-16 luglio 1953 (VII "governo De Gasperi);

1953
7 giugno, rieletto deputato (II Legislatura – 1953 25 giu - 11 giu 1958);
16 luglio-17 agosto, (VIII "governo De Gasperi);
17 agosto-18 gennaio 1954, ("governo Pella);

1954
18 gennaio-10 febbraio, (I "governo Fanfani);
10 febbraio-6 luglio 1955, ("governo Scelba);

1955
6 luglio-19 maggio 1957 (I "governo Segni");

1956

1956, membro della direzione del PCI;

1957
19 maggio-1° luglio 1958, ("governo Zoli");

1958
25 maggio, rieletto deputato (III Legislatura – 1958 12 giug - 15 mag 1963);
1° luglio-15 febbraio 1959 (II "governo Fanfani);

1958, leader dell'ala sinistra del partito;

1959
15 febbraio-25 marzo 1960, (II "governo Segni");

1960
25 marzo-26 luglio, ("governo Tambroni);
26 luglio-21 febbraio 1962, (III "governo Fanfani);

1962
21 febbraio-21 giugno 1963, (IV "governo Fanfani);

1963
28 aprile, rieletto deputato (IV Legislatura – 1963 16 mag - 4 giu 1968);
21 giugno-4 dicembre, (I "governo Leone");
4 dicembre-22 luglio 1964, (I "governo Moro");

1964
22 luglio-23 febbraio 1966, (II "governo Moro");

1966
23 febbraio-24 giugno 1968 (III "governo Moro");

1968
19 maggio, rieletto deputato (V Legislatura – 1968 5 giu-24 mag 1972);
24 giugno-12 dicembre 1968, (II "governo Leone");
12 dicembre-5 agosto 1969, (I "governo Rumor");

1969
5 agosto-27 marzo 1970, (II "governo Rumor");

1970
27 marzo-6 agosto, (III "governo Rumor");
6 agosto-17 febbraio 1972, ("governo Colombo");

1972
17 febbraio-26 giugno, (I "governo Andreotti");
7-8 maggio, rieletto deputato (VI Legislatura – 1972 25 mag - 4 lug 1976);
26 giugno-7 luglio 1973 (II "governo Andreotti");

1973
7 luglio-14 marzo 1974, (IV "governo Rumor");

1974
14 marzo-23 novembre, (V "governo Rumor");
23 novembre-12 febbraio 1976, (IV "governo Moro");

1976
12 febbraio-29 luglio, (V "governo Moro");
5 luglio, rieletto deputato (VII Legislatura – 1976 lug-19 giu 1979);

5 lug-19 giu 1979, presidente della Camera dei Deputati;
[Dal 15 luglio è anche presidente della Giunta per il regolamento.]

29 luglio-11 marzo 1978, (III "governo Andreotti");

1977

Masse e potere (1977)


1978
11 marzo-20 marzo 1979, (IV "governo Andreotti");


Crisi e terza via (1978)

1979
20 marzo-4 agosto, (V "governo Andreotti");
3 giugno, rieletto deputato (VIII Legislatura – 1979 20 giu-11 lug 1983);
4 agosto-4 aprile 1980, (I "governo Cossiga");

1980
4 aprile-18 ottobre, (II "governo Cossiga");
18 ottobre-28 giugno 1981 ("governo Forlani");

1981
28 giugno-23 agosto 1982, (I "governo Spadolini");

1982
23 agosto-1° dicembre, (II "governo Spadolini");
1° dicembre-4 agosto 1983, (V "governo Fanfani);

1983
26 giugno, rieletto deputato (IX Legislatura – 1983 12 lug-1 lug 1987);
4 agosto-1° agosto 1986, (I "governo Craxi");

1986
1° agosto-17 aprile 1987 (II "governo Craxi");

1987
17 aprile-28 luglio, (VI "governo Fanfani);
14 giugno, rieletto deputato [ultima volta] (X Legislatura – 1987 2 lug-22 apr 1992);
28 luglio-13 aprile 1988, ("governo Goria");

1988
13 aprile-22 luglio 1989, ("governo De Mita");

1989
22 luglio-12 aprile 1991, (VI "governo Andreotti");

1989, non approva la scelta di A. Occhetto di mutare il nome e il simbolo del PCI, restando tuttavia contrario ad ogni scissione e mantenendo nel PDS un ruolo di mentore e testimone della memoria storica del vecchio partito;

1990

Interventi sul campo (1990)

1991
12 aprile-28 giugno 1992, (VII "governo Andreotti");

Le cose impossibili (1991, autobiografia)

1992
4 aprile, (XI Legislatura – 1992 23 apr-14 apr 1994);
28 giugno-28 aprile 1993, (I "governo Amato");

1993
28 aprile-10 maggio 1994, ("governo Ciampi");

1994
27 marzo, (XII Legislatura – 1994 15 aprile-8 mag 1996);
10 maggio-17 gennaio 1995, (I "governo Berlusconi");

1995
17 gennaio-17 maggio 1996, ("governo Dini");

Appuntamenti di fine secolo (1995).

1996
21 aprile, (XIII Legislatura – 1996 9 mag-29 mag 2001);
17 maggio-21 ottobre 1998 (I "governo Prodi");

1998
21 ottobre-22 dicembre 1999 (I "governo D'Alema");

1999
22 dicembre-25 aprile 2000, (II "governo D'Alema");

2000
25 aprile-11 giugno 2001, (II "governo Amato");

2001
13 maggio, (XIV Legislatura – 2001 30 mag-27 apr 2006);
11 giugno-23 aprile 2005, (II "governo Berlusconi");

2005
23 aprile–17 maggio 2006, (III "governo Berlusconi");

2006
9-10 aprile, (XV Legislatura – 2006 28 apr-28 apr 2008);
17 maggio-8 maggio 2008, (II "governo Prodi");

2008
13-14 aprile, (XVI Legislatura – 2008 29 apr-14 mar 2013);
8 maggio-16 novembre 2011, (IV "governo Berlusconi");

2011
16 novembre-27 aprile 2013 ("governo Monti");

2012
-

2013
24-25 febbraio, (XVII Legislatura – 2013 25 feb-…);
28 aprile-21 febbraio 2014, ("governo Letta");

2014
22 febbraio, ("governo Renzi");

2015

27 settembre, muore a Roma.

 

 

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Nipote del politico Francesco Ingrao, Pietro Ingrao nasce nel piccolo paese di Lenola (al tempo nella provincia di Terra di Lavoro in Campania, oggi in provincia di Latina), da una famiglia di proprietari terrieri originari di Grotte, piccolo centro in provincia di Agrigento in Sicilia. Frequenta il ginnasio a Santa Maria Capua Vetere e il liceo a Formia dove conosce gli insegnanti Pilo Albertelli e Gioacchino Gesmundo che ne influenzeranno profondamente la formazione. Iniziata la sua attività anti-fascista nel 1939 (ma fu in precedenza iscritto al Gruppo Universitario Fascista, vincendo un Littoriale della cultura e dell'arte[2]), aderì al Partito Comunista Italiano nel 1940 e partecipò attivamente alla Resistenza partigiana.

Al termine della seconda guerra mondiale divenne il riferimento indiscusso di un'area all'interno del PCI schierata su posizioni marxiste creative, molto attente ai movimenti della società. Rappresentò quindi "l'ala sinistra" del partito (votò tuttavia a favore dell'espulsione dei dissidenti di sinistra, a lui molto vicini, che si raccoglievano intorno al mensile il manifesto). Ebbe spesso profondi scontri politici con Giorgio Amendola, che invece guidava "l'ala destra" o migliorista.

Ininterrottamente deputato dal 27 settembre 1950, quando subentrò al mandato del collega Domenico Emanuelli deceduto prematuramente[3], al 1992, nonché capogruppo tra il 1964 e il 1972, fu direttore del quotidiano l'Unità dall'11 febbraio 1947 al 15 gennaio 1957. Fu durante la sua direzione, nel 1956, che si trovò a firmare due perentori editoriali (Da una parte della barricata a difesa del socialismo, uscito senza firma il 25 ottobre 1956, e Il coraggio di prendere posizione, pubblicato il 27 ottobre a firma "P. I.") con cui esprimeva una durissima condanna della Rivoluzione ungherese[4], una posizione filo-sovietica della quale si sarebbe pubblicamente pentito nel prosieguo della sua vicenda politica[5].

In seguito entrò nel comitato centrale del partito e fu il primo comunista a presiedere la Camera dei deputati dal 1976 al 1979. Fra il 1989 e il 1991 fu tra i massimi oppositori della svolta della Bolognina che portò allo scioglimento del PCI; al XIX e al XX Congresso del partito, nel 1990 e nel 1991, fu infatti tra i firmatari e i principali animatori ed ispiratori delle mozioni di minoranza che si opposero alla linea del segretario Achille Occhetto.

Ingrao aderì comunque al Partito Democratico della Sinistra dove coordinò l'area dei Comunisti Democratici fino al 15 maggio 1993, quando annunciò infine l'addio al PDS[6]. In seguito è stato un indipendente vicino al Partito della Rifondazione Comunista dal 1996[7], organizzazione alla quale aderirà formalmente solo il 3 marzo 2005[8]. Ancora alle elezioni europee del 2009 invitava a votare la Lista Anticapitalista[9], ma nel marzo 2010 dichiarava di votare per Emma Bonino alla presidenza del Lazio e per Sinistra Ecologia Libertà[10]. In vista delle elezioni politiche del 2013, confermò il suo voto per Sinistra Ecologia Libertà, di cui ebbe a dichiarare: è l'unica forza unitaria della sinistra che può ambire a governare il paese ed essere protagonista di un cambiamento reale[11]. Ha affermato di votare Sinistra Ecologia Libertà anche perché a favore dei matrimoni gay.[12]

Nella sua vita Pietro Ingrao ha scritto poesie e diversi saggi politici. La sua opera più importante è, secondo il giudizio della maggior parte dei critici, Appuntamenti di fine secolo, pubblicata nel 1995 grazie alla collaborazione con Rossana Rossanda. Il 20 ottobre 2007 Pietro Ingrao ha portato il suo saluto alla manifestazione di piazza San Giovanni in Laterano (Roma) organizzata dalla sinistra radicale contro il precariato e per i diritti dei lavoratori. È uno dei primi firmatari dell'appello per la manifestazione. Nel 2011 scrive Indignarsi non basta, risposta a Indignatevi! di Stéphane Hessel, appello a non cadere nel disinteresse per la politica.

Ingrao si è sempre dichiarato ateo, sebbene abbia manifestato in molte occasioni profondo interesse per le domande spirituali e per le esperienze religiose altrui più intense e coerenti[13]. Nel 2014 crea un sito internet a lui intestato per offrire una sintesi della sua carriera politica e continuare a comunicare coi simpatizzanti. Sposato con Laura Lombardo Radice (1913-2003), aveva cinque figli: Chiara, Renata, Bruna, Celeste e Guido. Muore a Roma il 27 settembre 2015, sei mesi dopo aver compiuto 100 anni e sepolto presso il cimitero comunale di Lenola.

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__portale storico Camera________

Pietro Ingrao
Nato a Lenola (Latina, Lazio) il 30 marzo 1915
Laurea in giurisprudenza e in lettere; giornalista.
Biografia
Nasce a Lenola, oggi in provincia di Latina, il 30 marzo 1915. Lascia il piccolo paesino della Ciociaria, per frequentare il liceo classico Vitruvio di Formia, dove incontra personalità intellettuali vivaci e stimolanti come Pilo Albertelli e Gioacchino Gesmundo, entrambi caduti alle Fosse Ardeatine, che esercitano una significativa influenza sul percorso culturale e storico del giovane Ingrao.
Frequenta l'università di Roma, dove si laurea in giurisprudenza e poi in lettere e filosofia. Nonostante la tradizione antifascista della famiglia, si iscrive al Gruppo universitario fascista e partecipa con successo ai Littoriali della cultura, classificandosi al terzo posto nel concorso di composizione poetica. In quegli stessi anni frequenta il Centro sperimentale cinematografico come allievo regista.
Il conflitto civile spagnolo e l'alleanza di Mussolini con la Germania di Hitler, culminata nel Patto d'acciaio, allontanano Ingrao dal fascismo. Il distacco culturale e politico dal regime avviene anche grazie all'incontro con intellettuali e studiosi, impegnati in una vasta attività nel mondo culturale romano di quegli anni, i quali attraverso la letteratura, la critica letteraria, le diverse espressioni dell'arte, si impegnano a contrastare i miti imperanti del regime e trasformano il proprio dissenso in una scelta di vita permanente.
Nel gruppo di amici che alla fine degli anni ‘30 dà vita all'organizzazione comunista romana, tra i quali figurano Giorgio Amendola, Paolo Bufalini, Aldo Natoli e Lucio Lombardo Radice, sarà l'influenza e la personalità di Antonio Amendola ad accelerare la maturazione della scelta politica di Ingrao, che aderisce al Partito comunista clandestino.
Ricercato dalla polizia fascista e denunciato al Tribunale speciale come uno dei dirigenti comunisti romani, viene inviato a lavorare all'organizzazione clandestina del PCI in Calabria. Nel 1943 collabora alla redazione di Milano dell'Unità ancora clandestina e il 26 luglio organizza con Elio Vittorini il grande comizio di Porta Venezia. Si trasferisce alla redazione di Roma e dopo l'8 settembre partecipa alla Resistenza a Roma e a Milano.
Subito dopo la Liberazione diventa capocronista a L'Unità per decisione del segretario del partito Palmiro Togliatti, che apprezza un editoriale scritto da Ingrao e lo sottrae al lavoro organizzativo nella federazione romana.
Nel 1948 è eletto alla Camera dei deputati, di cui sarà membro continuativamente dalla I alla X legislatura, quando decide di non ricandidarsi più alle elezioni.
Nel 1947 è chiamato a dirigere l'organo di informazione del Partito comunista, carica che mantiene per circa dieci anni, fino al 1957. Parallelamente ricopre ruoli di livello crescente nel partito: nel 1954 è eletto nella direzione del PCI e due anni dopo entra a far parte della segreteria, da cui uscirà dieci anni più tardi.
A seguito della morte di Togliatti, nell'agosto del 1964, diventa presidente del gruppo parlamentare comunista, incarico che mantiene anche nella V legislatura.
In occasione dell'XI congresso del PCI, nel 1966, si oppone alla linea indicata da Giorgio Amendola e appoggiata dal segretario Luigi Longo, rivendicando innanzitutto il diritto al dissenso. Sostiene infatti che le contraddizioni all'interno dell'alleanza tra democristiani e socialisti evidenziano la necessità per il partito della classe operaia di sconfiggere il centro-sinistra e di proporre un modello alternativo di sviluppo economico e sociale del Paese, cercando tuttavia il sostegno e la collaborazione di quelle forze socialiste o cattoliche interessate a forme più concrete di giustizia sociale. Il congresso si conclude con la vittoria della linea di Amendola. Ingrao accetta la sconfitta e, pur non rinunciando a portare avanti un punto di vista spesso minoritario, farà sempre prevalere l'esigenza di salvaguardare l'unità del partito.
Dopo essere stato riconfermato alla Camera alle elezioni del 1972, partecipa al XIII congresso del PCI e viene nominato responsabile del Coordinamento regionale della direzione del partito.
All'indomani della significativa affermazione del Partito comunista nelle elezioni politiche del 1976, Ingrao è candidato alla Presidenza della Camera.
Nella prima seduta della VII legislatura, il 5 luglio 1976, è eletto Presidente, primo esponente comunista ad assumere la terza carica dello Stato.
Immediatamente dopo l'elezione Ingrao avvia diversi tentativi per promuovere una più stretta collaborazione tra i due rami del Parlamento e tra le Camere e il Governo, al fine di evitare l'allungamento eccessivo dei tempi della decisione parlamentare. Si preoccupa inoltre di stabilire un collegamento tra il Parlamento e la rete delle assemblee elettive regionali. Questi sforzi saranno, tuttavia, frenati dalla tensione crescente nel Paese causata dalla catena di attentati terroristici che fa da sfondo a tutta la legislatura, primo fra tutti il sequestro e l'assassinio di Aldo Moro.
Terminata anticipatamente la VII legislatura e rieletto alla Camera nel 1979, Ingrao rifiuta la proposta di continuare a dirigere l'Assemblea di Montecitorio ed entra a far parte della Commissione affari costituzionali. Torna nello stesso tempo a dirigere il Centro di studi e iniziative per la riforma dello Stato del PCI.
La morte improvvisa di Berlinguer nel 1984, la sconfitta del PCI al referendum sulla scala mobile nel 1985 e la crisi del movimento operaio e del modello socialista sovietico scuotono profondamente il secondo partito italiano, nel quale si apre una lunga stagione di discussione, prima sotto la guida del segretario Alessandro Natta e poi del suo successore Achille Occhetto, che dura fino alla caduta del muro di Berlino il 9 novembre 1989.
Solo qualche giorno dopo Occhetto annuncia a Bologna il mutamento di prospettiva del partito e persino la possibilità di cambiarne il nome. Si apre una fase costituente, nella quale Ingrao figura tra i massimi oppositori alla soluzione proposta dal segretario e ad ogni ipotesi di scissione. Aderisce comunque al Partito democratico della sinistra (PDS), erede e continuatore del PCI, e coordina l'area dei Comunisti democratici fino al 15 maggio 1993, quando annuncia l'addio al PDS.
In seguito è tra gli indipendenti vicini al Partito della rifondazione comunista, organizzazione alla quale aderisce formalmente il 3 marzo 2005.
Nel marzo 2010 opta per Sinistra Ecologia e Libertà.
Il 30 marzo 2010, in occasione del suo novantacinquesimo compleanno, la Camera dei deputati ha organizzato una cerimonia in onore di Pietro Ingrao, che vive a Roma, dove continua la sua attività di pubblicista.

 

 

Fonti
- Altre

 

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