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Papa
Benedetto XV

(1914-22)

- segretario di Stato: card. P. Gasparri.

1917
Gennaio
5
, per l'Entità non è una sorpresa scoprire che mons. Rudolph Gerlach è un traditore; questi viene scortato da agenti italiani alla frontiera con la Svizzera;
[qui, trasferitosi definitivamente, viene decorato dal kaiser Guglielmo II e dall'imperatore Carlo I d'Austria];
le prove del suo tradimento verso il papa e il Vaticano provocano nel pontefice una forte depressione.
Mentre comincia il cosiddetto "negoziato Sixto" mons. Eugenio Pacelli ha il suo primo incontro con il conte Goluchowski, rappresentante del kaiser;
[pochi mesi dopo l'Entità scoprirà che nel trattato di Londra è stata aggiunta una clausola segreta [articolo 15] su richiesta di Londra, Parigi e San Pietroburgo che impedisce l'intervento del Vaticano o di qualsiasi funzionario della Santa Sede in una futura conferenza di pace.]

L'obiettivo dell'intelligence italiana è di tenere sotto controllo gli austriaci e il Vaticano; uno degli agenti più efficienti presso la Santa Sede è il barone Carlo Monti (ex compagno di studi a Genova del papa), direttore generale del Fondo per il Culto, l'istituto del Ministero di Grazia, Giustizia e Culti che si occupa dei rapporti tra lo Stato italiano e la Chiesa; la sua attività all'interno del Vaticano si svolge alla luce del sole, senza sotterfugi.

Febbraio
il Vaticano mette in allerta i servizi segreti italiani sul degrado della situazione sociale nella Russia dello zar Nicola II;
il Dipartimento di Pubblica Sicurezza è la sezione italiana addetta alla vigilanza delle attività e del personale del Vaticano. Cesare Bertini, funzionario di polizia responsabile del Commissariato di Borgo, il quartiere romano dove si trova la Santa Sede, ha schierato un gran numero di agenti segreti lungo tutto il perimetro del Vaticano e presso i principali punti di accesso per prendere nota dei diplomatici, giornalisti e autorità della Curia romana che entrano ed escono;
i principali informatori nella Santa Sede appartengono al cosiddetto "Vaticanetto", costituito da personalità che hanno ricoperto importanti cariche nella Curia romana durante il pontificato di Pio X, il gruppo che si opponeva a Benedetto XV che li ha poi estromessi dal potere (sono guidati dall'ex segretario di Stato Rafael Merry del Val, dal sottosegretario di Stato mons. Nicola Canali, dai ciambellani papali mons. Carlo Caccia Dominioni e mons. Arborio Mella di Sant'Elia); diversi rapporti vengono manipolati e filtrati dal "Vaticanetto" e consegnati ai servizi segreti italiani, tutte notizie false che servono a screditare Benedetto XV, i suoi servizi segreti e il suo corpo diplomatico;
altre informazioni, considerate dagli italiani false hanno invece un fondo di verità, come l'invito di re Alfonso XIII al papa a trasferire il Vaticano in Spagna, in risposta alla posizione ostile del governo italiano;

Marzo
Carlo I si offre come mediatore per negoziare la resa dell'Austria con le potenze dell'Intesa;
un altro tentativo per raggiungere la pace viene compiuto dall'Entità attraverso due suoi agenti, il conte Werner de Mérode (appartenente ad una delle famiglie più antiche di Francia nonché servitore da diversi anni dello spionaggio pontificio) e sua moglie Paulina;

Aprile
6
, gli Stati Uniti entrano in guerra a fianco dell'Intesa.

il conte Werner de Mérode viene contattato da un agente dell'Entità vicino ai tedeschi, probabilmente Antonio Lapoma, per organizzare un incontro con il barone Von der Lancken, ex ufficiale della guardia imperiale, diplomatico e membro dei servizi segreti del kaiser nonché capo dell'intelligence tedesca in Belgio; Werner de Mérode dice al barone tedesco che alcuni "importanti rappresentanti" politici dell'Intesa desiderano unirsi a lui in un paese neutrale; quando il tedesco chiede quali siano questi "importanti rappresentanti" il nobile belga pronuncia tre nomi:
. Paul Deschanel, presidente dell'Assemblea nazionale francese;
. Jules Cambon, segretario generale del Ministero degli Affari Esteri;
. A. Briand, presidente del Consiglio;
[Per l'intelligence tedesca e per l'Entità, Paul Deschanel è troppo antiaustriaco, Jules Cambon non molto discreto, per cui rimane solo A. Briand.]
Von der Lancken informa Franz von Stockhammern, capo dello spionaggio tedesco in Svizzera, il segretario di Stato Zimmermann e il cancelliere Betham-Hollweg, e attende nuove istruzioni;
il conte Werner de Mérode propone ad A. Briand di riunirsi con Von der Lancken in Svizzera ma il politico francese, che desidera la pace, deve informare R. Poincaré, presidente della Repubblica; nonostante gli avvertimenti del presidente, A. Briand contatta il primo ministro belga de Brocqueville affinché lo accompagni all'incontro, previsto per il 22 settembre 1917;

primavera, Archita Valente e Giuseppe Ambrosetti, coinvolti nelle cospirazioni contro lo Stato italiano, vengono processati per alto tradimento e spionaggio:
. Archita Valente è condannato a morte;
. mons. Rudolph Gerlach è condannato all'ergastolo in contumacia;
. l'avv. Giuseppe Ambrosetti è condannato a tre anni di carcere (ovviamente, grazie ad una "mano invisibile" non trascorrerà neanche un giorno in carcere).
Un tribunale italiano solleva il Vaticano, Benedetto XV, il segretario di Stato, il Sodalitium Pianum e l'Entità da qualsiasi responsabilità nell'affare Gerlach, ma il coinvolgimento della spia dell'Entità, Giuseppe Ambrosetti, non aiuta a mantenere l'immagine di neutralità che il Vaticano vuole dare. Da Londra, Parigi, Roma e Washington cominciano ad arrivare insinuazioni sul fatto che il Vaticano simpatizzasse per gli Imperi centrali. Rudolph Gerlach si è servito del Vaticano per passare informazioni a una potenza nemica in tempo di guerra.
[Anni dopo si scoprirà che il Vaticano ha pagato l'avvocato di mons. Rudolph Gerlach per difenderlo davanti al tribunale militare che lo ha accusato di alto tradimento.]

Maggio
20
, mons. Eugenio Pacelli, appena nominato nunzio di Monaco, parte da Roma per recarsi nella capitale bavarese, passando per la Svizzera;
[sembra lavori per Sodalitium Pianum; controlla in ogni caso i servizi segreti del Vaticano e dispone anche di una delle migliori reti spionistiche del mondo, forse la più antica.]

Giugno
26
, mons. Eugenio Pacelli si reca a Berlino;
29, viene ricevuto dal kaiser Guglielmo II nel quartier generale dell'Alto Comando di Bad-Kreuznach; consegna all'imperatore una lettera di Benedetto XV in cui il papa esprime il desiderio di raggiungere una pace stabile e duratura… dopodiché cerca di convincere il kaiser ad accettare che il Vaticano medi con i paesi dell'Intesa; come risposta, alla fine della riunione in cui è presente anche il ministro degli esteri tedesco Von Hertling, riceve solo la promessa che sarà valutata l'ipotesi di una mediazione pontificia;
30, mons. Eugenio Pacelli ha un incontro con l'imperatore austroungarico Carlo I, in visita a Berlino, che si conclude come quello tenuto un giorno prima con il kaiser;
Luglio
24
, mons. Eugenio Pacelli consegna personalmente a Guglielmo II la nota papale (nota ufficiale del Vaticano finalizzata a trovare una soluzione negoziata al conflitto) che viene bene accolta; purtroppo, senza aspettare la risposta di Berlino, come ha consigliato monsignore, il papa vuole che il suo segretario di Stato trasmetta la stessa nota ai rappresentanti dell'Intesa;
29, il Reparto crittografico vaticano dell'Entità decide di aumentare la sicurezza delle trasmissioni telegrafiche;
Agosto
, il papa, attraverso le nunziature, invia a tutte le parti in guerra un documento che contiene un richiamo alla pace e propone delle azioni concrete:
- ritirata e restituzione dei territori occupati;
- rinuncia agli indennizzi di guerra;
- libertà di navigazione nei mari e negli oceani;
- riduzione degli armamenti;
- arbitraggio internazionale per la risoluzione delle controversie;
- negoziazioni aperte sui territori contesi;
sia Benedetto XV che il card. Pietro Gasparri intendono raggiungere un accordo di pace quanto prima, poiché gli agenti dell'Entità li hanno informati di una imminente entrata in guerra degli Stati Uniti(sono già entrati in guerra il 6 aprile, ma la mobilitazione delle sue truppe, l'armamento e il trasporto fino al fronte richiederà tempo);
9
, solo ora arriva in Francia e in Gran Bretagna la nota papale ufficiale;
in Svizzera intanto le azioni dello spionaggio e del controspionaggio vaticano, finalizzate a cercare una soluzione per mettere fine alla guerra, sono controllate da una specie di triumvirato composto da:
1. mons. Luigi Maglione, delegato papale in Svizzera;
2. padre generale dei gesuiti, che allo scoppio della guerra hanno trasferito la loro sede in Svizzera;
3. arcivescovo di Coira, una piccola diocesi nel cantone dei Grigioni;
ciò mette in allerta non solo i servizi segreti dell'Intesa ma anche i principali circoli anticlericali europei;
lo spionaggio italiano intercetta un continuo scambio di messaggi tra la delegazione pontificia, Berlino e Vienna;
23, l'ambasciatore britannico a Roma consegna al papa una petizione del re d'Inghilterra, in cui Giorgio V chiede che nelle negoziazioni con la Germania sia prevista la soluzione della questione belga; mons. Eugenio Pacelli sa che, se i tedeschi accettassero, le trattative si svolgerebbero solo a Londra e Berlino, ma è già qualcosa; quando presenta la proposta inglese, il kaiser Guglielmo II la rifiuta, sostenendo che la Germania non è disposta a fare nessuna concessione al Belgio;
Settembre
8
, mons. Eugenio Pacelli scompare misteriosamente da Berlino per poi ricomparire a Roma dove intende incontrare S. Sonnino per comunicargli che sia Austria che Germania sono disposte:
- a restituire al Belgio la sovranità,
- a indennizzare Bruxelles,
- ad accogliere la richiesta italiana dei territori del Trentino;
S. Sonnino sa già tutto grazie alle intercettazioni dei telegrammi vaticani, mentre monsignore ancora ignora, a differenza del ministro degli Esteri italiano, che il nunzio a Vienna ha inviato un messaggio in codice in cui ha comunicato che l'imperatore Carlo I non ha intenzione di fare concessioni territoriali all'Italia; questo per gli italiani significa che il Vaticano e il suo nunzio a Berlino fanno il doppio gioco;
9, A. Briand si riunisce di nuovo con R. Poincaré per comunicargli il luogo e la data dell'incontro, a cui avrebbe partecipato, in veste di testimone neutrale, anche mons. Eugenio Pacelli, che lavora [sembra] per Sodalitium Pianum;
quando A. Briand sta per lasciare la Francia per la Svizzera, gli viene impedito di uscire dal paese; i servizi segreti francesi hanno informato il presidente R. Poincaré che i tedeschi, aiutati dallo spionaggio vaticano, hanno teso un tranello al negoziatore francese; Dicembre
per qualche tempo il Vaticano non conosce ancora la clausola segreta dell' "articolo 15" del trattato di Londra con cui Francia, Gran Bretagna, Italia e Russia lo escludono da qualsiasi eventuale conferenza di pace, ma un agente dell'Entità al Foreign Office scopre il documento e informa il card. Pietro Gasparri;
da questo momento, e per ordine del papa, ha inizio una campagna della Chiesa diretta alle comunità cattoliche non solo dei paesi in guerra ma anche di quelli neutrali per spingere Giorgio V d'Inghilterra a far ritirare l' "articolo 15"; ma sta per scoppiare lo scandalo dell' "affare Jonckx" che colpirà il Sodalitium Pianum, il controspionaggio vaticano.

"Seconda Internazionale"

«segue da 1916»
1917
Stoccolma, congresso organizzato dalla Commissione socialista internazionale creata nel 1915.
«segue 1918»


Sionismo

«segue da 1916»
1917
Inghilterra, il primo ministro D. Lloyd George, amico intimo di C.P. Scott, editore gentile sionista del «Manchester Guardian», viene facilmente convertito alla causa, al pari di altri membri del suo gabinetto:
. A. Balfour, ministro degli esteri,
. lord Milner, ex console imperiale in Africa,
è un vasto gruppo di funzionari del Ministero degli Esteri e consiglieri governativi, compreso sir Mark Sykes.
Costoro sono non ebrei che intravedono enormi vantaggi in una Palestina ebraica quale parte integrante dell'impero.
Ma a sostegno delle loro convinzioni imperiali vi è il romantico richiamo di un ritorno degli ebrei a Sion, che, basato sul cristianesimo dell'Antico Testamento, fa parte dell'educazione vittoriana.
[Il sionismo ha una duplice attrattiva anche per W.L.S. Churchill, che ora non fa parte del governo, ma che vi farà ritorno.]
Il governo britannico ha già mutato la propria posizione nei confronti dell'accordo Sykes-Picot, che include il controllo internazionale della palestina.
«La Gran Bretagna può prendersi cura dei luoghi santi meglio di chiunque altro» dice il primo ministro a C.P. Scott, e una Palestina francese «non è neanche da pensarsi».
È strano, ma date le circostanze nemmeno sorpenderente, che l'unico ebreo del gabinetto, sir Edward Montague, segretario di stato in India, debba rivelarsi il più aspro oppositore della "dichiarazione Balfour". Egli appartiene all'aristocrazia anglo-ebraica altamente assimilata, che teme in linea di massima gli effetti del nazionalismo ebraico sulla propria posizione. Egli ha equivalenti in altre nazioni:
. Henry Morgentau Sr, ex ambasciatore statunitense in Turchia, ad esempio, è un convinto antisionista.
Ciononostante il gabinetto britannico è convinto che la comunità ebraica mondiale sia favorevole al sionismo in modo schiacciante, e dà mandato alla Gran Bretagna di sostenerne la causa.
Aprile
il gabinetto britannico crede che ciò favorirà l'entrata in guerra degli Stati Uniti e da questo momento ne sostiene l'entusiasmo.
Probabilmente gli inglesi hanno un'immagine esagerata della ricchezza e dell'influenza su Washington degli ebrei americani in questo periodo ma è la loro fiducia in costoro che importa.
Inoltre, i tedeschi sono al corrente delle opportunità che deriverebbero accattivandosi le simpatie ebraiche, soprattutto tra i numerosi ebrei americani originari dell'Europa orientale che odiano il governo russo.
La Germania sta cercando di convincere i turchi a rimuovere le obiezioni sull'insediamento sionista in Palestina, anche se sinora invano.
Si spera infine che l'adozione della causa sionista da parte della Gran Beretagna avrà la meglio sui socialisti ebrei russi, che cercano di influenzare il governo Kerensky per condurre la Russia fuori dalla guerra.
Tutte queste espressioni di praticità e idealismo confluiscono nella redazione della "dichiarazione Balfour".

[Peter Mansfield, A History of the Middle East, 1991.]
«segue 1948»

 


I GUERRA MONDIALE





1917
Schweizerische Eidgenossenschaf
Confédération suisse
Confederazione svizzera
[Repubblica federale]
- Presidente
-
- Primo ministro
-
-

1917

Novembre
21
, [Politica in materia di immigrazione - I fase: 1917 ca-1925]
prima legge sulla polizia degli stranieri.
[Istituzione che alcuni giuristi svizzeri ritengono incostituzionale rispetto ai fini, poiché – attraverso la protezione del mercato del lavoro – persegue con mezzi di polizia un fine non poliziesco.]

[Jean Ziegler, Una Svizzera al di sopra di ogni sospetto, Arnoldo Mondadori Editore Milano 1976]


1917
Impero d'Austria
 
Karl I
Albero genealogico

(Persenburg, Austria Inferiore 1887 - Quinta do Monte, Madera 1922)
figlio dell'arciduca Ottone d'Absburgo-Lorena e di Maria Giuseppa di Sassonia;
1914, alla morte dello zio, l'arciduca Francesco Ferdinando assassinato a Sarajevo, diventa erede della corona absburgica;
1916-18, imperatore d'Austria;
1916-18, re d'Ungheria (Karl IV);
1917
Novembre
?
, succeduto al trono alla morte di Francesco Giuseppe, in pieno conflitto mondiale, cerca, ma senza successo, di allargare le basi del consenso della monarchia con alcuni provvedimenti liberali (convocazione del Reichsrat, amnistia politica);

-
Ministro degli Affari Esteri
conte Berchtold
(1912 feb - ?)
-
Ministro delle Finanze
-
-

dal 1879 l'Austria-Ungheria si è accostata al Reich tedesco (duplice alleanza);
nel 1905 le relazioni con la Russia si aggravano ulteriormente quando l'Austria-Ungheria, approfittando della debolezza della rivale (stremata dalla guerra contro il Giappone), intende annettersi la Bosnia e l'Erzegovina: è iniziata la reazione a catena.
nel 1908 (ottobre) viene annessa ufficialmente la Bosnia-Erzegovina, già occupata militarmente nel 1878 previa autorizzazione del congresso di Berlino;
nel 1910 (dicembre) il ministro degli Affari Esteri austro-ungarico conte Aerenthal avverte il gran vizir turco in visita a Vienna del pericolo al quale va incontro l'impero ottomano per l'intensificarsi delle persecuzioni turche in Macedonia.
nel 1912 (agosto) il conte Berchtold (succeduto ad Aerenthal come ministro degli Affari Esteri austro-ungarico dopo la morte di questi il 17 febbraio 1912) propone alle altre potenze uno scambio di vedute per un'azione comune da svolgersi a Costantinopoli e nelle capitali balcaniche per indurre la Porta ad applicare delle rifome nel senso di un decentramento e gli stati balcanici ad astenersi da qualsiasi atto che possa intralciare l'opera di pacificazione che la Turchia sta per intraprendere.
Le grandi potenze accettano in massa la proposta, ma la Russia si mostra contraria ai passi collettivi e la Turchia, messa al corrente di questa iniziativa, la respinge nettamente.
Altri passi sono tentati, ma intanto, in vista del concentramento di truppe turche ai confini della Bulgaria e della Serbia, queste due potenze mobilitano i loro eserciti.
1914-18, prima guerra mondiale;
1917
Marzo
l'imperatore Karl I avvia contatti segreti con le potenze dell'Intesa per arrivare alla pace ma tali approcci rimangono infruttuosi, anzi, divenuti di pubblico dominio, consentono alla Germania di accentuare il suo controllo sull'Austria;
[occupa un ruolo di primo piano in questi contatti il principe Sisto di Borbone-Parma, fratello di sua moglie Zita]

Maggio
30
, il deputato sloveno al parlamento di Vienna, mons. Anton Korošec (sacerdote cattolico e futuro presidente del Consiglio jugoslavo) legge al Reichstadt una dichiarazione del club jugoslavo he chiede l'unione e l'indipendenza di tutti gli jugoslavi ma entro uno stato federale austro-ungarico; l'imperatore non è ostile a tale soluzione e mira forse ad una specie di trialismo (idea del defunto arciduca Francesco Ferdinando) ma non ha la forza di attuarlo;

Ottobre
17
, l'imperatore Karl I dichiara il regime federale dell'Impero austro-ungarico ma è troppo tardi perché gli jugoslavi dell'Austria e dell'Ungheria si sono già impegnati alla unione con la Serbia;

 

AUSTRIA
Cancelliere
-
Ministro della Difesa
-
Ministro degli Interni
-
 
Istria
1917
-
Dalmazia
1917
-

[Joze Pirjevec, Serbi, Croati, Sloveni - Storia di tre nazioni, Universale Paperbacks, Il Mulino, Bologna 1995]
Cattaro
1917
-
 
BUCOVINA [appartiene all'Austria]
1917
La situazione è meno complicata rispetto alla Transilvania poiché il governo austriaco, meno intransigente di quello ungherese, non favorisce alcuna nazionalità a discapito di un'altra.
UNGHERIA
Cancelliere
conte Tisza
Ministro della Difesa
-
Ministro degli Interni
-
1917
-
TRANSILVANIA [appartiene all'Ungheria]
1917
abitata da una popolazione in parte romena, la regione è per la Romania una terra irredenta. Non ci sono agitazioni manifeste, ma il problema resta e gli abitanti romeni sono molto scontenti del regime magiaro che cerca di magiarizzarli.
Croazia-Slavonia
[Da marzo 1849, la nuova costituzione riconosce il regno di Croazia indipendente dall'Ungheria, una disposizione tuttavia di valore meramente simbolico.]
Bano
-
-
1917
Luglio
20
, poiché sono sorti attriti fra gli stessi leader del "Comitato jugoslavo" Ante Trumbic e Frano Supilo, il primo deciso a mettere in chiaro fin dall'inizio la natura dei futuri rapporti tra croati e serbi, il secondo più incline a un compromesso, alla fine viene concluso il Patto di Corfù tra N. Pašic e Ante Trumbic.
Con esso i membri del "Comitato jugoslavo" (che rappresentano ovviamente solo se stessi) e il governo serbo annunciano di voler riunire «la nostra nazione dai tre nomi» in uno stato unitario, sulla base del diritto all'autodeterminazione dei popoli. Esso avrà un regime monarchico sotto la dinastia dei Karadjordjevic, porterà il nome di "Regno dei serbi, croati e sloveni", avrà una costituzione approvata da una «maggioranza qualificata».
Come risulta da questo documento, abbastanza ambiguo, i margini di autonomia dei croati e degli sloveni nello stato che i serbi intendono costituire sono già in partenza piuttosto ristretti [E si riveleranno ancora più angusti dopo il crollo della monarchia asburgica nell'ottobre 1918, quando diverrà evidente l'estrema debolezza in cui croati e sloveni verranno a trovarsi.]

Ottobre
dopo la rotta di Caporetto, il governo italiano sembra disposto a qualche concessione al "Comitato jugoslavo" con il quale è in vivace polemica sin dal 1915.
Grazie anche alla pressione di alcuni esponenti del cosiddetto "interventismo democratico", Torre, Albertini, Borgese, Salvemini, favorevoli all'intesa con il "popolo jugoslavo", le autorità italiane consentono a riconosocerlo come alleto nella guelotta contro l'Austria-Ungheria, senza peraltro prendere impegni precisi sul problema delle future frontiere.



[Joze Pirjevec, Serbi, Croati, Sloveni - Storia di tre nazioni, Universale Paperbacks, Il Mulino, Bologna 1995]

Fiume [detta "il Corpus separatum" - esclusa dalla Croazia-Slavonia]
1917
-
BOSNIA-ERZEGOVINA
[dal 1878 amministrata dall'Austria-Ungheriae da questa poi annessa il 7 ottobre 1908]
Governatore
-
1917
-


 

 

***

- T.G. Masaryk, leader dei "cechi realisti", si batte per i diritti delle minoranze slave nell'ambito della monarchia asburgica; allo scoppio della prima guerra mondiale fugge a Londra dove viene riconosciuto come leader del movimento dell'indipendenza ceca e slovacca;





1917
DEUTSCHE REICH
Guglielmo II
Albero genealogico

(Potsdam 1859-Doorn, Utrecht 1941)
primogenito dell'imperatore Federico III e della principessa inglese Victoria, e affetto da una paralisi parziale al braccio sinistro;
1888-1918, imperatore di Germania e re di Prussia;

-
Presidente
del Bundesrat
(consiglio federale)
Th. von Bethmann Hollweg
(1909 14 lug - 13 lug 1917)
G. Michaelis
(14 lug - 1° nov)
Georg von Hertling
Zentrum
(25 ott - 30 set 1918)
Presidente
del Reichstag
-
Cancelliere del Reich
[Reichskanzler]
Th. von Bethmann Hollweg
(1909 14 lug - 13 lug 1917)
G. Michaelis
(14 lug - ott)
Georg von Hertling
Zentrum
(1917 25 ott - 30 set 1918)
Vicecancelliere
Karl Helfferich FVP
(? - ?)
Friedrich von Payer
(? - ?)
Esteri
Richard von Kühlmann
Indipendente
(? - ?)
Paul von Hintze
Indipendente
(? - ?)
Interni
Max Wallraf
Indipendente
(de jure FVP)
(? - ?)
Giustizia
Paul von Krause
Indipendente
(? - ?)
Marina
Eduard von Capelle
Indipendente
(? - ?)
Guerra
Rudolf Schwander
Indipendente
(? - ?)
Hans Karl von Stein zu Nord-und Ostheim
Indipendente
(? - ?)
Trasporti
Wilhelm von Waldow
Partito Conservatore
(? - ?)
Poste
Otto Rudlin
Indipendente
(? - ?)
Finanze
Siegfried von Roedern
Indipendente
(? - ?)
Colonie
Wilhelm Solf
Partito Liberale
(? - ?)

1917
I Guerra Mondiale: Germania e Austria-Ungheria, contro Francia, Gran Bretagna, Russia, Giappone, Italia e ora anche Stati Uniti.
Dal 1913 l'SPD(Partito socialdemocratico tedesco) è il gruppo più forte della camera ma i membri della Spartacusbund (Lega di Spartaco) intendono ricostituire su basi rivoluzionarie il Partito socialdemocratico;
in contatto con i gruppi rivoluzionari e pacifisti europei, riaggregatisi dopo le conferenze di Zimmerwald e Kienthal, e con esponenti di altre tendenze della sinistra tedesca (i gruppi di Brema, Amburgo e Hannover), dopo la crisi e la scissione del Partito socialdemocratico in maggioritari e indipendenti, i membri della Spartacusbund (Lega di Spartaco) aderiscono a quest'ultima formazione, con il proposito di modificarne le posizioni semplicemente pacifiste; ma la rivoluzione russa e gli sviluppi interni della politica tedesca, rendono effimera tale adesione.
Nasce l'aviazione civile tedesca: viene costituita la Deutsche Luftreederei, una piccola azienda per i trasporti aerei che continuerà ad operare con discreti risultati fino all'immediato dopoguerra; viene istituito un regolare servizio di linea tra Berlino e Weimar con scomodi aeroplani militari trasformati.

Luglio
19
, al Reichstag, i rappresentanti del popolo, con 212 voti contro 126 adottano una risoluzione in favore della pace: una risoluzione che chiede l'apertura di trattative rapide di pace con la rinuncia a ogni pretesa di espansione territoriale dell'Impero.
È sorta nel frattempo una Lega razzista che pubblica un giornale, il «Deutschevòlkische Blätter», che porta avanti una campagna antisemita brutale e semplicistica e sulla cui testata figura, sin d'ora, vicino al titolo, una croce uncinata.

Ottobre
25
, G. von Hertling è nominato cancelliere del Reich;

Dicembre
15
, armistizio fra Russia e Germania;
Brest-Litovsk, iniziano dei negoziati (termineranno nel marzo 1918) tra Germania, Austria-Ungheria, Bulgaria e Russia;

_____________________

Il Governo Hertling fu un governo dell'epoca dell'Impero Tedesco e fu presieduto da Georg von Hertling e formato principalmente da membri del Zentrum cattolico o comunque da membri di partiti liberali o moderati con lievi inclinazioni democratiche; esso durò dal 25 ottobre 1917 al 4 ottobre 1918, cadendo insieme alla fine della prima guerra mondiale.
Nonostante il governo fosse presieduto da von Hertling, il comando pratico fu nelle mani di Matthias Erzberger e dimostrò un poco notorio attaccamento al kaiser, e insieme al governo Michaelis fu incolpato di aver negoziato una pace disonorevole con gli Alleati mettendo fine alla guerra quando i tedeschi erano in vantaggio. Questa credenza, nota come Leggenda della Pugnalata alle spalle, e ora largamente smentita da molti storici, tra i quali un vecchio membro del governo Hertling, Siegfried von Roedern.
Cancelliere dell'Impero Tedesco Georg von Hertling Zentrum
Vicecancelliere: Karl Helfferich (FVP), Friedrich von Payer
Esteri: Richard von Kühlmann, Paul von Hintze indipendenti
Interni: Max Wallraf indipendente (de jure FVP)
Giustizia: Paul von Krause indipendente
Marina: Eduard von Capelle indipendente
Guerra: Rudolf Schwander, Hans Karl von Stein zu Nord-und Ostheim indipendenti
Trasporti: Wilhelm von Waldow Partito Conservatore
Posta: Otto Rudlin indipendente
Finanze: Siegfried von Roedern indipendente
Colonie: Wilhelm Solf Partito Liberale

a



Regno di Baviera
Ludwig III(Monaco 1845-Sárvár, Ungheria 1921)
figlio di Luitpold di Wittelsbach e dell'arciduchessa Augusta di Austria-Toscana;
1912, alla morte del padre subentra come reggente del re Ottone I, colpito da grave squilibrio mentale;
1913-18, re di Baviera;
1917
-
Regno di Württemberg
Wilhelm II(Stuttgart 1848 - Schloss Bebenhausen 1921)
figlio di Friedrich Karl August e della p.ssa Katharine von Württemberg;
1891-1918, re di Württemberg;
1917
-
Albero genealogico


1917
REGNO di POLONIA
(Regno del Congresso)
[capitale Varsavia]
 
Consiglio Provvisorio di 25 membri
Consiglio di Reggenza
Presidente
Waclaw Niemojowski
(1916 5 nov - 25 ago 1917)
. Aleksander Kakowski
. Zdzislaw Lubomirski
. Józef Ostrowski
(1917 15 ott - 14 nov 1918)
Vicepresidente
Józef Mikulowski-Pomorski
(1916 5 nov - 25 ago 1917)
Ministro delle Finanze
 
-
1917
Giugno
J. Pilsudski, al quale gli imperi centrali hanno affidato provvisoriamente il governo del nuovo "regno di Polonia" entra in contrasto con i tedeschi che lo imprigionano fino al termine del conflitto; intanto, a Parigi, R. Domowski ha costituito il Comitato nazionale polacco, riconosciuto da tutti i governi dell'Intesa;




1917
Pietro I Karagjorgjevic
Albero genealogico

(1844 - 1921)
figlio di Alessandro, principe di Serbia;
1858, dopo la deposizione del padre, passa gran parte della sua vita all'estero ricevendo una buona educazione militare nella Scuola di Saint-Cyr in Francia;
sposa Zorka († ?), figlia del principe Nicola di Montenegro.
1903-18, re di Serbia;
1917
vecchio e malato, il re affida la reggenza al figlio Alessandro;

1918-21, re dei serbi-croati-sloveni;

Alessandro I Karagjorgjevic
Albero genealogico

(1888 - ottobre 1934)
figlio di Pietro I e di Zorka di Montenegro;
1914-18, reggente del regno Serbia nel periodo della prima guerra mondiale;

1921-29, re dei serbi-croati-sloveni;
1929-34, re di Jugoslavia;

presidente
del consiglio
N. Pašic
(1912 giu - nov 1918)
[fondatore del Partito radicale serbo (1881)]
ministro
degli interni
Stojan Protic
(? - ?)
ministro
degli esteri
-
ministro
della pubblica istruzione
Ljuba Jovanovic
(? - ?)

1917
dalla fine del 1915, dopo l'occupazione della Serbia da parte dei tedeschi, austro-ungarici e bulgari, il governo di Belgrado si è ritirato a Corfù.
L'esercito serbo è completamente equipaggiato dai britannici e dai francesi ma anche il materiale ceduto dai primi viene distribuito dall'intendenza francese, e i serbi si lamentano che questa spesso trattiene per sé il materiale di buona qualità fornito dai britannici dando loro invece equipaggiamento scadente; i francesi poi non lasciano mai dimenticare ai serbi che sono mantenuti da loro e si dolgono delle continue richieste dei serbi, imputando ad essi quello che chiamano «la mentalité des sinistrés».
I rapporti fra ufficiali e soldati nell'esercito serbo non sono sempre buoni, inoltre il fatto che il governo sia a Corfù mentre l'esercito, che rappresenta tutto quello che resta della nazione serba, sia in Macedonia fa sì che quello finisce per perdere ogni contatto con questo.
L'ambiente di Corfù diventa un focolaio di ambizioni personali, intrighi, pettegolezzi e meschine vendette. I serbi stessi lo chiamano la loro "Capua". Al solito le società segrete vi esercitano la loro nefasta influenza e neanche la tragedia dell'esilio fa perdere ai serbi l'inveterata abitudine di cospirare.

Marzo
processo alla "Mano Nera": a Salonicco, dinanzi al tribunale militare, si svolge il processo per l'attentato di Vladovo contro il reggente avvenuto nell'agosto scorso; imputati del complotto sono:
. col. Dragutin Dimitrievic [Apis], sottocapo di S.M.,
[giustiziato il 18 giugno]
. col. Vulovic,
[giustiziato il 18 giugno]
. Rade Malobabic,
[giustiziato il 18 giugno]
. gen. Damian Popovic,
e altri ufficiali, tutti affiliati alla "Mano Nera".
Il tribunale che li giudica è composto interamente di affiliati di un'altra società segreta a questa ostilissima, denominata la "Mano Bianca".
Altri quattro degli accusati e condannati a morte, hanno la pena commutata in lavori forzati.

[L'affare rimarrà a lungo avvolto nel mistero e mai sarà completamente chiarito…, sebbene molti fatti verranno alla luce dopo la pubblicazione del libro La dictature du Roi Alexandre di S. Pribicevic.
In proposito viene pubblicato un grosso volume contenente il resoconto dettagliato del processo. Ma in seguito, essendosi la situazione dell'Intesa fatta molto più favorevole, il governo serbo abbandona ogni idea di pace separata e vuole fa dimenticare lo scandaloso processo. Perciò il predetto volume viene ritirato dalla circolazione e si cerca di distruggerne anche tutte le copie. Una sola sembra ne esista ancora all'Università di Cambridge; un sacerdote inglese l'aveva rinvenuta per caso in una libreria d'occasione a Vienna; non potendo leggere il serbo, la donò alla sua biblioteca universitaria per il caso potesse interessare qualche cultore di lingue slave.
È chiaro che il complotto per il quale sono stati condannati gli affiliati (senza dubbio dei delinquenti) della "Mano Nera" fu una mostruosa montatura. Il giornalista italiano Luciano Magrini (Il dramma di Serajevo) afferma avergli lo storico austriaco Pribram (che nell'ottobre 1916 si trovava a Belgrado) affermato che si erano allora svolte conversazioni per una pace separata fra il barone Reden, governatore austro-ungarico della città e il governo serbo. Il Pribram assicurò il Magrini di aver avuto tale notizia dallo sesso Reden. È possibile, secondo il Magrini, che il col. Dragutin Dimitrievic [Apis] e compagni volessero liberarsi di N. Pašic e anche del principe reggente legato all'Intesa ai quali attribuivano la responsabilità per le sofferenze del paese ma non è risultato nulla che dimostrasse un loro tentativo di farlo. Nel suo libro S. Pribicevic ha pubblicato dei telegrammi di N. Pašic, del suo capo di gabinetto e del ministro dell'Interno Jovanovic, dai quali risulta che fu N. Pašic a combinare il preteso attentato tanto che ci fu uno scambio di telegrammi per stabilire in quale giorno doveva essere commesso.]

Giugno
-

Luglio
20
, Corfù, ha luogo un colloquio tra il presidente del Consiglio serbo N. Pašic e il dr. Ante Trumblic, deputato alla dieta dalmata e presidente del comitato di emigrati jugoslavi, in cui si proclama la necessità di continuare la guerra contro l'Austria-Ungheria per costituire uno stato serbo-croato-sloveno, ma con riserve mentali da ambedue le parti, poiché N. Pašic ha sempre in mente una "grande Serbia" dominante tutti gli altri popoli jugoslavi mentre il dr. Ante Trumblic pensa ad una unione a base di larghe autonomie locali.
Alla fine N. Pašic firma con i rappresentanti dei croati e degli sloveni il patto che prevede la creazione di uno stato jugoslavo in cui le varie nazionalità godano degli stessi diritti e il governo di Belgrado chiede quindi il riconoscimento del nuovo complesso statale "teoricamente costituito" alle potenze dell'Intesa.
I governi della Gran Bretagna e della Francia sono disposti ad accordarlo, ma quello d'Italia espone i suoi dubbi circa l'opportunità di un simile passo, visto che i territori che dovrebbero costituire il nuovo stato sono interamente occupati dagli eserciti nemici, onde le popolazioni non hanno avuto modo di esprimersi al riguardo.
La tesi italiana prevale e viene deciso di soprassedere al riconoscimento (se ne parlerà infatti solo dopo l'armistizio).

[Nel primo periodo della guerra un numero notevole di militari di origine jugoslava nell'esercito austro-ungarico erano stati fatti prigionieri in Russia o avevano disertato per odio al loro governo. In seguito si erano dichiarati pronti a battersi nelle file russe contro l'Austria-Ungheria e la Germania, e siccome scarseggiavano gli ufficiali – il comando imperiale e regio era stato molto guardingo ed aveva nominato ufficiali soltanto uomini di cui si poteva fidare – quello serbo inviava ufficiali propri a comandarli.
Dopo lo scoppio della rivoluzione russa gli jugoslavi continuerebbero a battersi ma durante l'ultima offensiva in Galizia nel giugno-luglio 1917 i russi li abbandonano per "fraternizzare" col nemico. Allora i serbi decidono di andare a raggiungere i loro fratelli in Macedonia.
L'impresa non è facile, poiché se la distanza tra la Galizia e la Macedonia è breve, vi è di mezzo la Romania occupata e la Bulgaria nemica. È quindi necessario compiere un lunghissimo periplo per giungere a destinazione.]

Settembre

-

Ottobre
gli jugoslavi dell'Austria e dell'Ungheria si sono già impegnati alla unione con la Serbia (anche se sulla forma che dovrà assumere il nuovo stato ci sono subito molte divergenze);
i comitati di jugoslavi all'estero si pronunciano a favore di una federazione comprendente la Serbia e del tutto indipendente dall'Austia-Ungheria. Quello di Londra è il più attivo e ha l'aiuto dei due pubblicsiti britannici Wickham Steed, foreign editor del «Times», e il prof. Seton-Watson che riescono ad ottenere l'appoggio di numerose personalità politiche britanniche per queste rivendicazioni, a tutto danno delle rivendicazioni italiane;
negli Stati Uniti gli emigrati jugoslavi, circa un milione, accolgono con entusiasmo le decisioni del comitato di Londra e svolgono una attiva propaganda che ha per effetto di convertire il presidente Wilson alle loro idee e a renderlo quindi ostilissimo all'Italia.

Novembre
Nell'inverno l'esercito riceve un rinforzo inatteso.
I primi distaccamenti serbi provenienti dalla Galizia (recatisi ad Arcangelo, di lì in Inghilterra e quindi via Gibilterra e il Mediterraneo) giungono ora a Salonicco. Gli altri si trovano in mezzo ad una Russia ostile e Lenin non vuole lasciarli partire.

REGNO del MONTENEGRO
Nicola I Petrovich Njegosh
Albero genealogico

(Njegoš, Montenegro 1841 - Antibes, Francia 1921)
1860-1918, principe del Montenegro;
1910-18, re del Montenegro (Nicola I)
[primo e ultimo sovrano di uno stato indipendente dal 1878, con uno sbocco sull'Adriatico: Antivari, e dal 1905 con una costituzione]

1917
prima guerra mondiale (1914-18): l'occupazione austriaca del Montenengro lo costringe a riparare prima in Italia e poi in Francia;


1917
Albania
Guglielmo di Wied
Albero genealogico
-
-

1917
mentre dal settembre 1914 il sovrano principe tedesco Guglielmo di Wied ha abbandonato il paese, avviene una nuova occupazione da parte di greci, serbi, montenegrini, bulgari, austriaci e francesi, che ne tentano a la spartizione;
Febbraio
"Repubblica di Korcia": ai primi del mese arrivano da Salonicco truppe della 76ª divisione francese che impediscono alle forze austro-ungariche provenienti da Pogradez di occuparne il territorio;
17, reparti francesi e italiani si incontrano a Ersek, e così tutta la strada da Santi Quaranta a Florina viene liberata da ogni pericolo di attacchi sia di austro-ungarici che di bande di albanesi ostili.
Il governo autonomio di Korcia è presieduto dall'albanese ortodosso Temistocle Ghermenj che è universlamente rispettato e che rende utili servizi agli Alleati, effettuando anche molti progressi civili nel paese.
Anche i reparti albanesi arruolati dai francesi si battono bene in vari combattimenti.

I greci venizelisti si mostrano indignatissimi per a perdita di Korcia per quanto i francesi li rassicurino che la creazione di questa repubblichetta non sia che una misura temporanea di guerra intesa solo a procurarsi l'appoggio albanese.
Ciò nonostante continuano gli intrighi dei greci che cercano di penetrare in Korcia e farvi riaprire le scuole greche.
In seguito alle accuse (poi risultate infondate) contro Ghermenj, questi viene arrestato dai francesi e giustiziato, la repubblica di Korcia abolita e sostituita da un regime militare con un comandante francese assistito da consiglieri albanesi.
Questo fatto desta irritazione in Italia, e per controbatterne l'effetto la bandiera albanese viene issata in tutto il territorio occupato dalle truppe italiane.

Marzo
nella primavera il gen. Sarrail tenta un'offensiva nel settore albanese, ma non consegue alcun successo;

Giugno
3
, il gen. Ferrero, comandante in capo delle truppe italiane, emana da Argirocastro il proclama che annuncia l'unità e l'indipendenza di tutta l'Albania sotto il protettorato dell'Italia, la quale si impegna a difenderla sia contro l'anarchia interna che contro qualsiasi potenza straniera che la minacci, restando solo la baia di Valona in suo possesso diretto.
Da questo momento le autorità italiane esplicano grande attività per migliorare le condizioni dell'Albania e assistere la popolazione. Il gen. Ferrero e tutti i militari italiani si rendono assai popolari nel paese e i loro aiuti indispensabili per la vera e propria sopravvivenza del popolo albanese.

Quando il gen. Sarrail invade la Tessaglia per impossessarsi dei raccolti, l'Italia come contromisura invade l'Epiro;
8, l'Italia occupa Janina;
reparti francesi con ausiliari albanesi effettuano piccole operazioni militari;

Intanto Essad Pascià si è recato con il suo "governo" a Salonicco; la Francia gli accorda riconoscimento ufficiale, accreditandogli perfino un rappresentante diplomatico, il sig. de Fontenay; ma naturalmente le altre potenze dell'Intesa lo ripudiano, salvo la Grecia e la Serbia che gli danno qualche appoggio col pretesto che egli dispone di notevoli forze armate.
Effettivamente non comanda che 500 mercenari e non osa più rientrare in territorio albanese dove si è fatto odiare.
[Dopo la fine della guerra andrà a Parigi, come rappresentante dell'Albania, alla Conferenza della pace. Nella stessa città, il 13 giugno 1920, sarà ucciso da un nazionalista albanese, Avni Rustem.]

Settembre
11
, reparti francesi con ausiliari albanesi occupano Pogradez, giungendo quasi fino a Lin;

Ottobre
reparti francesi con ausiliari albanesi risalgono lo Shkumbi, ma in seguito alle proteste italiane, ispirate al timore che la Francia ceda dei territori albanesi alla Serbia, ripiegano su Pogradez, lasciando l'azione lungo lo Shkumbi ai soli albanesi.



1917
REGNO di GRECIA

Costantino I

Albero genealogico
(Atene 1868 - Palermo 11 gennaio 1923)
figlio di Giorgio I re degli Elleni e di Olga di Russia;
1889, sposa la principessa Sofia di Hohenzollern, sorella del Kaiser Guglielmo II;
1912, comandante vittorioso delle truppe greche durante la prima guerra balcanica;
1913-17, 1920-22, re di Grecia;
1917
12, ore 17:00, malgrado i tentativi della popolazione di impedirgli di partire, riesce ad andarsene dalla Grecia clandestinamente.
Primo ministro
Lambros
(1916 ott - mag)
Zaïmes
(mag giu)
ministro
degli affari esteri
?
(1914 ago - ?)
 
1917
E. Venizelos ha creato un piccolo esercito in Macedonia che si è battuto a fianco degli alleati. Ora viene costituita la divisione di Serres, composta di militari appartenenti alla vecchia divisione di questo nome sfuggiti alla cattura del resto del IV corpo d'Armata nella Macedonia orientale.
In seguito si formano altre due divisioni una di cretesi e l'altra di abitanti dell'Arcipelago.

Mentre intanto viene mantenuto il blocco, i pescatori vengono lasciati in pace solo se aderiscono a E. Venizelos; le flotte franco-britanniche costringono ad aderirgli anche gli abitanti delle Cicladi; tale propaganda si svolge in Tessaglia dove le truppe del gen. Serrail compiono ogni sorta di violenza; tutti coloro che sono sospettati di essere comitagi (cetnici) (in realtà simpatizzanti col re) vengono fucilati senza processo, mentre da parte loro le autorità francesi organizzano bande di "comitagi" venizelisti per fare la guerrigla alla frontiera.
Siccome poi il vettovagliamento dell'armata d'Oriente è divenuto difficile a causa della campagna dei sommergibili, il gen. Serrail ottiene dal suo governo l'autorizzazione di sequestrare il raccolto dei cereali in Tessaglia.

Marzo
è possibile ora costituire l'Armata della Difesa nazionale composta di tre divisioni su tre reggimenti ciascuna (in tutto 27 battaglioni), comandata dal gen. Zimbrakakes.
[Gli uomini non mancano di coraggio, ma la loro disciplina è difettosa e vi sono molte diserzioni. Quando arriverà l?Alto commissario Jonnart vi saranno ben 700 disertori dalla sola divisione dell'Arcipelago.]

Maggio
2
, il re licenzia Lambros, e richiama Zaïmes, ritenendolo l'unico non venizelista che non si possa in alcun modo sospettare di germanofilia; questi inizia trattative con l'Intesa ma E. Venizelos, allarmato da un eventuale accordo tra l'Intesa e il re, sferra una nuova campagna contro Zaïmes nei suoi giornali e in quelli francesi e britannici, fa diffondere le voci di un complotto contro la propria vita e alla fine del mese dichiara che respinge ogni idea di riconciliazione con re Costantino I.
Gli stessi giorni il primo ministro francese A. Ribot si reca a Londra con il ministro della Guerra Paul Painlevé per convincere il governo britannico della necessità almeno di spodestare re Costantino I e in questo caso ci riesce. Viene decisa la deposizione del re col pretesto che egli ha Violato la costituzione, e il senatore Jonnart, ex governatore dell'Algeria, è incaricato quale Alto commissario delle tre potenze protettrici della Grecia (Francia, Gran Bretagna e Russia), della missione di ristabilire quello che si vuole chiamare «la verità costituzionale», col pretesto che esse sono garanti della costituzione ellenica.
[Qui non si tratta più dell'Intesa, ma delle tre potenze che per il trattato del 13 luglio 1863 erano state dichiarate garanti dell'indipendenza ellenica… ma non c'è mai stata questione di garantire una qualsiasi forma particolare di governo o comunque di ingerirsi nelle sue faccende interne!!!.
Le potenze decidono quindi di destituire il re non perché ne hanno il diritto ma perché lo chiede la Francia, la Gran Bretagna non gradisce che la Francia agisca da sola e la Russia non è grado di farsi valere in alcun modo.]
La guerra civile viene però scongiurata…

Giugno
l'Alto commissario Jonnart si reca prima a Corfù per concertarsi con l'amm. Gauchet circa le necessarie misure navali, e poi a Salonicco per consultarsi con il gen. Serrail circa quelle militari; è quindi stabilito che la Tessaglia sarà occupata e così pure l'Istmo di Corinto, e poi si effettueraà uno sbarco al Pireo;
9
, Jonnart arriva a Salamina su una nave da guerra francese;
10, Jonnart conferisce con Zaïmes al quale dice che gli alleati vogliono solo controllare il raccolto della Tessaglia per il vettovagliamento delle armate d'Oriente e occupare l'Ismo di Corinto;
11, Jonnart presenta al primo ministro un ultimatum di 24 ore con ordini ben precisi:
il re deve abdicare dopo aver nominato suo successore non il figlio primogenito Giorgio, perché sospettato di germanofilia, ma il secondogenito Alessandro; egli minaccia che qualora i sui ordini non saranno rispettati la dinastia sarà cacciata dal paese e instauratala repubblca con E. Venizelos a capo di essa e le squadre alleate farebbero di Atene quello che i tedeschi hanno fatto ad Arras (città natale dell'Alto commissario), un cumulo di rovine;
nel frattempo una parte delle truppe del gen. Serrail sono penetrate dalla Macedonia in Tessaglia e altre sono giunte a Corinto, al Pireo e al Falero.
Il primo ministro Zaïmes si sente quindi costretto ad accettare le condizioni imposte pur rimanendo al potere e ne avverte il re il quale subito convoca un consiglio della corona.
Per salvare il paese da disastri peggiori il re dice che lui e il principe ereditario Giorgio abbandoneranno il paese, ma due soli del consiglio si pronunciano a favore di tale decisione; gli altri vi si dichiarano contrari, non fidandosi della buona fede di Jonnart; nel pomeriggio dello stesso giorno 11 il re annuncia al pubblico la sua partenza (non abdicazione), e designa il principe Alessandro a suo successore.
Poiché la popolazione si mostra profondamente afflitta, Jonnart, precoccupato della situazione che si è venuta a creare, fa subito emanare un proclama a nome del nuovo re Alessandro annunciando lo scioglimento del governo provvisorio di Salonicco;
12
, ore 17:00, malgrado i tentativi della popolazione di impedirgli di partire, re Costantino I riesce ad andarsene clandestinamente.

Alessandro I

Albero genealogico
(Tatoi, Atene 1893 - Atene 1920)
secondogenito di Costantino I re di Grecia e di Sofia di Hohenzollern;
1917-20, re di Grecia;
[14 giugno, per volere delle potenze dell'Intesa.]
1917
richiama al governo E. Venizelos, che aveva trasferito il suo governo provvisorio ad Atene, e dichiara guerra agli imperi centrali schierando la Grecia a fianco dell'Intesa nella prima guerra mondiale;

dopo l'abdicazione di Costantino, E. Venizelos trasferisce il suo governo provvisorio ad Atene, dichiara guerra agli imperi centrali ed è quindi riconosciuto dagli alleati come uno dei principali rappresentanti dei popoli balcanici nell'ultima fase del conflitto (lo sarà anche alla conferenza per la pace di Versailles);
Primo ministro
E. Venizelos
(1917 giu - ?)
ministro
degli affari esteri
     
 

1917
Giugno
12
, Jonnart emana un secondo proclama per conto suo con il quale annuncia che le potenze protettrici non hanno altra mansione che quella di assicurare la «verità costituzionale» che saranno impedite tutte le rappresaglie e che non si intende imporre la mobilitazione alla Grecia… (tutte dichiarazioni presto smentite dai fatti).
Egli redige subito infatti una lista di "epurazione" (preparata da E. Venizelos) e ne affida l'effettuazione a Zaïmes;
21, E. Venizelos arriva al Pireo su una nave da guerra francese.
[Poiché legalmente egli non può tornare al potere, se non in seguito ad una elezione regolare che gli dia la maggioranaza, ma né lui né Jonnart desiderano un'elezione in questo momento ben conoscendone i risultati, si decide di ricorrere a un trucco: si riconvoca la Camera eletta il 13 giugno 1915 (quella che gli aveva dato la maggiornzas) col pretesto che lo scioglimento avvenuto nell'agosto 1916 era illegale e contrario alla «verità costituzionale». La decisione viene quindi comunicata al re.]
24, re Alessandro si dichiara pronto ad affidare il governo a E. Venizelos;
26, poiché le manifestazioni a favore di Costantino I si moltiplicano, il gen. Regnault, comandante delle truppe francesi in Grecia, fa occupare tutte le alture intorno ad Atene;
27, vengono stesi cordoni lungo il percorso che E. Venizelos deve seguire, ma anche in queste condizioni egli si reca dal Pireo al Palazzo Reale e poi all'Hotel Grande Bretagne alla massima velocità e circondato da una guardia armata dei suoi fedeli cretesi. Alla sera tiene un discorso dal balcone dell'albergo dicendo che è necessaria una ulteriore epurazione.
Infatti il primo atto imposto al re è quello di sospendere la irremovibilità della magistratura, cosa che lo stesso sovrano dichiara di ritenere anticostituzionale.

Luglio
7
, compiuta la sua missione, l'Alto commissario Jonnart parte dalla Grecia e E. Venizelos mantiene le forme della costituzione le quali non servono che a nascondere la realtà della sua dittatura;
nel discorso della Corona redatto da E. Venizelos il re annuncia l'intervento della Grecia a fianco dell'Intesa e quindi la mobilitazione generale.
Il primo ministro E. Venizelos:
- proclama lo stato d'assedio,
- destituisce giudici, prefetti, professori universitari, insegnanti, funzionari d'ogni grado di sentimenti realisti, sostituendoli con venizelisti,
- scioglie il Santo Sinodo e mette al suo posto un tribunale disciplinare straordinario per punire i prelati che gli hanno inflitto la maledizione,
- colloca a riposo o arresta 2000 ufficiali,
- promuove ad ufficiali superiori numerosi capitani e tenenti,
- promuove a generali maggiori e colonnelli,
- fa mettere in carcere l'ex ministro Roufos (vi rimarrà fino al 1920),
- tutti i membri del ministero Skouloudis vengono pure imprigionati (tranne l'amm. Koundourioutes che è suo alleato) sotto l'imputazione di tradimento per la cessione del forte di Rupel; mancando le prove della loro colpevolezza, vengono prosciolti ma tenuti sotto rigorosa sorveglianza, salvo Rhalles di cui E. Venizelos spera di fare il capo di una opposizione addomesticata;
- Lambros e Zolocastas sono confinati in un'isola dove poi muoiono;
- migliaia di altri individui, ritenuti favorevoli a Costantino I, sono pure confinati nelle isole e ogni sorta di perseuzione viene applicata contro chiunque sia sospettato di ostilità verso il primo ministro, mentre innumerevoli profughi si rifugiano in Italia o in Svizzera;
- a 3500 persone invece, che pretendono di aver sofferto danni durante i fatti del 1° dicembre, vengono assegnati 7.000.000 di dracme come indennizzo.

Il regime venizelista riesce assai impopolare presso la grande maggioranza della popolazione, anche perché è stato instaurato con l'appoggio delle forze armate straniere. Vi è però una minoranza che lo appoggia pe odio ai bulgari e ai turchi e che spera di vedere estendersi la dominazione greca ai nuovi territori, come sembra sia stato promesso dalla Gran Bretagna e dalla Francia.

Dopo la rivoluzione di giugno, il gen. Dangles è nominato comandante in capo dell'esercito ellenico ma, poichè è alquanto anziano, è sostituito in seguito dal gen. Paraskevopoulos.
In realtà il comando greco non funziona mai strategicamente ma è piuttosto un organo amministrativo e disciplinare con alcune mansioni tattiche. Vi sono divisioni e corpi d'Armta greci e alcuni generali di reale valore, come per esempio il coraggiosissimo Iannou; ma il vero comando è esercitato da generali francesi e britannici essendo tutte le truppe greche inquadrate in unità di queste nazionaltà.
In tutto le forze greche vengono a costituire nove divisioni, le tre della vecchia Armata della Difesa nazionale e sei dell'esercito regolare giunte in Macedonia dopo l'avvento al potere di E. Venizelos.






1917
IMPERO OTTOMANO
Mehmet V o Muhammad V
Albero genealogico
(Istanbul, 2 nov 1844 – Istanbul, 3 lug 1918)
figlio di 'Abd-ul-Mejid I e della sua sposa armena Tirimüjgan;
1909-18, XXXV sultano;
il suo ruolo è comunque privo di potere effettivo: le decisioni vengono in realtà prese da vari membri del governo ottomano;
durante la prima guerra mondiale, dai cosiddetti "Tre Pascià", Ismail Enver, Mehmed Talat e Ahmed Djemal.
Gran Vizir
Talaat Pascià
(1916 feb - - ott 1918)
ministro della Guerra
Ismail Enver Pascià
(? - ott 1918)
ministro della Marina
Ahmed Djemal o Gemal o Gamal Pascià
(? - ott 1918)
ministro dell'Interno
Mehmed Talat o Talaat o Tal'at (unico civile)
(? - ott 1918)
ministro
delle Finanze
Gawid Pascià (di origine ebraica)
(? - ott 1918)

1917
l'influsso del movimento progressista dei giovani turchi determina i principali avvenimenti interni dell'impero turco;
prima guerra mondiale (1915-18): partecipa a fianco degli imperi centrali;

Luglio
in Russia i bolscevichi s'impossessano del potere e negli archivi imperiali trovano documenti concernenti l'accordo Sykes-Picot, informandone i turchi.
Gamal Pascià non perde tempo a comunicarne i dettagli agli arabi, a riprova del tradimento verso i popoli musulmani dell'impero ottomano da parte delle potenze cristiane.


Armenia
(Zona turca)
1917
prima guerra mondiale
(1915-18):
gli armeni sono vittime di uno sterminio organizzato
[F. Werfel, I quaranta giorni del mussa Daghi]; secondo alcuni calcoli si hanno 1.900.000 morti, e i superstiti si disperdono nell'esilio, soprattutto negli Stati Uniti ("diaspora armena");





1917
RUSSIA
Nicola II Romanov
Albero genealogico

(Carskoe Selo 1868 - Ekaterinburg, odierna Sverdlovsk 1918)
primogenito di Alessandro III e di Dagmar di Danimarca;
1894-1917, zar di Russia;
Sette mistiche sotto gli zar
Ovviamente tutte clandestine, raggiungono ca 30 milioni di aderenti.
A parte due o tre sette apparse prima a Novgorod:
sette
dettagli
- Raskol (scisma)
[sec. XVII]
dà inizio alla grande fioritura di sette in Russia;
- Raskolniki, contrari al sacerdozio;
La più numerosa: 1914, circa 9 milioni di aderenti; 1960, meno di 3 milioni.
- Clisti (flagellanti);  
- Scopzi o Eunuchi giungono fino a praticare l'evirazione dopo aver procreato alcuni figli.
- Ducoborzi
[Militi dello Spirito]
 
- Molcani [Mangiatori di latte]  
- Battesimali  
- Pascoviani*  
- Erranti  
- Saltatori  
- Adamiti  
ecc.  

* fino a questo punto vedi: C. Algermissen, La Chiesa e le Chiese.

Con la rivoluzione bolscevica, tutte queste sette crederanno venuta la loro ora, ma…
[Inizialmente è così perché il regime si appoggia a loro per combattere la Chiesa ortodossa; ma poi lo stesso governo si accorgerà che le sette sono ancora meno controllabili della Chiesa organizzata e reagirà anche contro di esse.]


[Carlo Falconi, La Chiesa e le organizzazioni cattoliche in Europa, Milano 1960, Edizioni di Comunità.]

 



-
Governo provvisorio
-
Presidente della duma
principe G.E. L'vov
(? - lug)
[prevalenza del Partito dei cadetti]
-
[1912-1917, la duma, pur composta in maggioranza da oppositori all'assolutismo zarista, non riesce a svolgere un'azione politica di rilievo.]
Presidente del consiglio
-
-
Ministro degli Esteri
P.N. Miljukov
(1917 feb - mag)
-
Ministro della Guerra
A.I. Guckov
(1917 feb-apr)
-
Ministro della Giustizia
A.F. Kerenskij
(1917 feb - mag)
-
Partito operaio socialdemocratico russo
1917
dal 1903 si è diviso due frazioni:
- bolscevica (maggioritaria)
- menscevica (minoranza):
P.B. Aksel'rod, Martov, G.V. Plechanov.
con la "domenica di sangue" si sono accentuate le divergenze tra bolscevichi e menscevichi;

1917
prima guerra mondiale (1914 feb - 1918)

La rivoluzione russa

1917
Marzo
8-15
(23 febbraio-2 marzo secondo il vecchio calendario, ecco perché rivoluzione di febbraio) l'insurrezione della popolazione e della guarnigione di Pietrogrado porta al rovesciamento dello zarismo e alla creazione di un governo provvisorio, sostenuto dalla duma e guidato dal principe G.E. L'vov, nel quale ha un ruolo centrale il Partito dei cadetti, capeggiato da P.N. Miljukov;
13, Pietrogrado, nel corso dei moti rivoluzionari, vengono pubblicate per la prima volta le «Isvestija» (Notizie), con il titolo "Notizie del soviet di Pietrogrado dei rappresentanti degli operai";
15, Nicola II Romanov, costretto ad abdicare, viene arrestato insieme con la sua famiglia;
[Nemmeno le potenze occidentali, che trattano per un suo esilio in Inghilterra, riescono a salvarlo; dopo un ultimo trasferimento a Ekaterinburg, il soviet dell'Ural, preoccupato per l'avvicinarsi delle truppe controrivoluzionarie cecoslovacche che potrebbero liberare lo zar e la sua famiglia, decreta la loro condanna a morte eseguita nella notte tra il 16 e il 17 luglio 1918.]
intanto a Pietrogrado si sono già costituiti gli organi del nuovo potere rivoluzionario, i soviet, dei quali fanno parte deputati dei lavoratori dell'industria, dei soldati, dei contadini; le elezioni dei soviet avvengono in maniera diretta nelle fabbriche, nelle unità militari, nelle assemblee contadine, questo in tutto il paese; all'interno di questi organismi risultano in maggioranza i menscevichi e i socialisti rivoluzionari, ma sono forti anche le posizioni dei bolscevichi; meno influenti sono gli anarchici e altri partiti di sinistra; l'amnistia politica generale permette il ritorno a Mosca e a Pietrogrado degli esponenti bolscevichi e di altri partiti di sinistra che si trovano all'estero e al confino;

Aprile
Lenin, rientrato in Russia dalla Svizzera, chiama i lavoratori e i bolscevichi a passare dalla prima fase della rivoluzione, quella democratico-borghese, alla seconda, quella socialista, e a instaurare quanto prima la dittatura del proletariato; il programma dell'ulteriore sviluppo della rivoluzione viene approvato durante la conferenza panrussa del partito che si svolge a Pietrogrado;
intanto i soviet seguono una politica di appoggio e consenso al governo provvisorio;

Maggio
Rimpasto di governo.
- Primo Ministro: A.F. Kerenskij (1917 mag-nov) e Ministro della Guerra;
- Ministro dell'Agricoltura: V.M. Cernov (1917 mag-nov);

Giugno
questo appoggio viene confermato al I congresso panrusso dei soviet, così composto:
- 285 socialisti rivoluzionari
- 248 menscevichi
- 105 bolscevichi;
(dai 24.000 membri di marzo i bolscevichi arrivano ai 100.000 di giugno);

Luglio
il governo provvisorio intanto non si decide a dar vita alla riforma agraria e rimanda più volte la convocazione; inoltre, per quanto riguarda la guerra, non solo non avvia trattative di pace con gli imperi centrali ma cerca di organizzare una grossa offensiva sul fronte sud-occidentale;
la grave sconfitta subita dalle forze russe provoca una nuova esasperata crisi politica che ha il suo culmine nelle sanguinose "giornate di luglio", represse duramente, e nella crisi ministeriale che porta alle dimissioni di G.E. L'vov e alla formazione di un nuovo ministero spostato più a sinistra nel quale i posti chiave passano ai socialisti rivoluzionari e ai menscevichi, con A.F. Kerenskij, leader dei trudoviki, primo ministro;
anche se i bolscevichi (ispiratori della giornate di luglio) sono costretti a tornare temporaneamente nella clandestinità (Lenin va in Finlandia) il loro numero continua ad aumentare;
al VI congresso del partito (il primo dopo il congresso di Londra del 1907) tenutosi a Pietrogrado, approva la decisione di preparare una rivolta armata intesa a rovesciare il governo provvisorio;

Agosto
dopo la rivoluzione di febbraio e la proclamazione della repubblica, la duma viene sostituita da un'assemblea nazionale.
I bolscevichi iscritti al partito sono già 250.000 mentre in diverse città la direzione dei soviet e delle organizzazioni sindacali passa sotto il loro controllo;
la destra tenta di riprendere l'iniziativa, quando il gen. L.G. Kornilov, appena nominato comandante supremo dell'esercito, si rifiuta di sottostare alle disposizioni del governo provvisorio e fa marciare su Pietrogrado un corpo scelto di cosacchi con l'intento di arrivare allo scioglimento dei soviet e all'instaurazione di una dittatura militare; ma il tentativo controrivoluzionario è subito stroncato dall'intervento della "guardia rossa" (reparti di lavoratori armati) e di truppe fedeli al governo;

Intanto la Chiesa Nazionale Russa, all'indomani della caduta degli Zar, che l'hanno finora costantemente tenuta sottomessa al loro dispotismo, spera di poter approfittare finalmente della libertà per riorganizzarsi, rispristinando anzitutto l'istituto del "Patriarcato" (soppresso da Pietro [il Grande] e codificando poi un nuovo Codice di leggi canoniche.]
15, a questo scopo viene radunato un Concilio (sobor), il primo dai tempi dello scisma del sexolo XVII, avvenuto sotto il patriarca Nikon. Vi partecipano 275 ecclesiastici e 289 laici.
La sua prima decisione è il ristabilimento del "Patriarcato": il patriarca, però, sarà assistito da un Sinodo stabile di 12 vescovi e da un Consiglio Supremo di 15 membri (4 vescovi, 5 preti e 6 laici).
[Il primo patriarca sarà eletto il 1° gennaio 1918, mentre i lavori del sobor si protrarranno fino a settembre 1918. Il nuovo Codice di diritto canonico, approntato nei mesi seguenti, comprenderà 24 decreti e 765 canoni.]

Settembre
i bolscevichi ottengono la maggioranza nei soviet di Pietrogrado e di Mosca, quelli decisivi;

Ottobre
nel corso di due contrastate riunioni del comitato centrale del partito bolscevico, alle quali partecipa anche Lenin, tornato clandestinamente nella capitale, si decide di accelerare i tempi per l'intervento armato a Pietrogrado; subito dopo il soviet di questa città (Trockij ne è presidente) forma un VRK(Comitato militare rivoluzionario) per passare alla fase operativa;

Novembre
6-7
, (24-25 ottobre) la notte i bolscevichi iniziano l'azione nella capitale; reparti della guardia rossa, di marinai della flotta del Baltico e della guarnigione di Pietrogrado riescono già ad impadronirsi dei punti strategici della capitale;
il mattino seguente il VRK annuncia la caduta del governo provvisorio e il conseguente passaggio del potere nelle mani del soviet di Pietrogrado; la sera stessa nella sede dell'Istituto Smol'ny, nuovo quartier generale dei bolscevichi, si aprono i lavori del II congresso panrusso dei soviet, nel quale la maggioranza dei delegati appartiene ai bolscevichi;
7-8, le forze rivoluzionarie prendono d'assalto il Palazzo d'Inverno, residenza del governo provvisorio, e se ne impadroniscono, arrestando quasi tutti i ministri (A.F. Kerenskij riesce a fuggire da Pietrogrado); il mattino il congresso dei soviet decide di trasmettere tutto il potere ai soviet dei deputati degli operai, dei contadini e dei soldati e decide di formare nella capitale un nuovo governo (il soviet dei commissari del popolo, Sovnarkom) di cui viene eletto presidente Lenin;
8-9, il congresso approva il Decreto sulla pace che contiene un appello ai popoli e ai governi dei paesi impegnati nel conflitto mondiale e iniziare al più presto trattative per concludere una "pace giusta e democratica" senza annessioni e senza indennità (iniziano le trattative per giungere ad un armistizio); la decisione più importante però, presa dal congresso, è il Decreto sulla terra:
abolisce la grande proprietà fondiaria privata, che viene collettivizzata (insieme a quella dello stato e della chiesa) e messa a disposizione dei comitati distrettuali per la terra e dei soviet dipartimentali dei deputati dei contadini; l'attività dei commissari del popolo è messa sotto il diretto controllo dell'organo esecutivo del congresso panrusso dei soviet, il VCIK (Comitato esecutivo centrale panrusso), del quale fanno parte non soltanto i bolscevichi, ma anche rappresentanti di altri partiti di sinistra (i socialisti rivoluzionari, gli anarchici e altri); J.M. Sverdlov ne viene eletto presidente;
A.F. Kerenskij, dopo essere fuggito da Pietrogrado, cerca di recuperare il potere, ricorrendo all'aiuto di reggimenti distaccati di cosacchi, che si sono disposti intorno alla capitale, e degli junker (allievi ufficiali) della scuola militare di Pietrogrado; l'attacco degli junker è rapidamente soffocato e i cosacchi, dopo alcuni scontri con la guardia rossa, si rifiutano di appoggiare A.F. Kerenskij che, temendo di venire arrestato, si rifugia oltre confine;
15, dopo sanguinosi combattimenti, il potere passa nelle mani dei bolscevichi anche a Mosca; analogamente, ma nella maggior parte di casi senza spargimento di sangue, il potere sovietico si afferma nelle altre principali città del paese; nei centri industriali sono costituiti organismi di controllo popolare e soviet popolari per la gestione dell'economia; le banche e l'intero sistema creditizio della Russia vengono nazionalizzati;
«Isvestija» (Notizie):
assunta un'importanza nazionale, vengono trasformate in organo del comitato centrale esecutivo panrusso dei soviet;
25, nasce la Ceka(Vserossijskaja Crezvycajnaja Komissija po borbe s kontrrevoljuzieji i sabotazem (Commissione straordinaria panrussa per la lotta alla controrivoluzione e al sabotaggio), organo repressivo dello stato sovietico che, creato da Lenin su proposta di F.E. Dzerzinskij, opererà in Russia fino al 1° marzo 1922 (sostituita dalla Ghepeu);
si svolgono le elezioni per l'assemblea costituente, entro i termini stabiliti dal governo provvisorio, ma i risultati danno 175 seggi ai bolscevichi contro i 410 dei socialisti rivoluzionari (le liste erano ancora quelle vecchie, preparate prima della rivoluzione); subito dopo le elezioni il partito dei socialisti rivoluzionari si scinde in due tronconi
- di sinistra, favorevole alla collaborazione con i bolscevichi, maggioritario
- di destra, ostile al regime sovietico, minoritario.

campi di concentramento:
in Russia, già esistenti al tempo degli zar, subito dopo la rivoluzione vengono trasformati in campi di rieducazione; con l'avvento di Stalin al potere (1924) si trasformeranno in un'organizzazione punitiva (alle dipendenze del GPU o Ghepeu) con lo sfruttamento dei prigionieri come manodopera.

I commissari del popolo sovietici hanno separato la Chiesa e lo Stato, derubato la Chiesa dei suoi averi cercando altresì di privarla di ogni influsso sociale, nazionalzzando le sue scuole, le sue istituzioni, la sua stampa. Queste misure hanno colpito innanzitutto la potente Chiesa russo-ortodossa. Su incarico del sinodo il patriarca Tikhon ha protestato energicamente contro queste disposizioni illegali e in una lettera pastorale ha invitato i fedeli a opporsi all'attuazione di queste misure.
Tra la Chiesa e i nuovi detentori del potere è scoppiata così una lotta durata l'intero anno.
Durante la guerra civile il patriarca Tikhon cerca di mantenere la piena neutralità della Chiesa.
CHIESA CATTOLICA
in RUSSIA
[feb-ott 1917]
n.
membri
Archidiocesi
1
- Mohilev (2 vescovi)
Diocesi
4
- Tiraspol (2 vescovi)
- Minsk (1 vescovo)
- Kamieniec (1 vescovo)
- Zytomir (1 vescovo)
Chiese parrocchiali
614
Cappelle
581
Sacerdoti
[1 Facoltà di Teologia a Pietroburgo.]
896
Seminari e seminaristi
[+ 1 per gli Armeni]
6
Totali
Abitanti: ?; Cattolici: 6.000.000.
Rovesciata la monarchia e insediato il "Governo provvisorio" tutte le Chiese, e l'Ortodossa per prima, si illudono di essere alla vigilia di tempi migliori. L'episcopato cattolico, in particolare, sottopone al "Governo provvisorio" un pro-memoria in cui sono elencati i suoi desiderata fondamentali (esposti in forma negativa per dar loro un significato di protesta nei confronti del regime abbattuto) e cioè l'abolizione di:
- interdizione della corrispondenza diretta e libera fra la Gerarchia e i fedeli cattolici russi e la S. Sede;
- censura del Ministero degli Interni agli Acta Apostilicæ Sedis;
- tutte le disposizioni governative tendenti ad impedire le conversioni al cattolicesimo;
- imposizione fatta ai vescovi di non varcare i confini delle proprie diocesi senza un permesso speciale del Ministero degli Interni;
- gli ostacoli posti al reclutamento e alla formazione del clero cattolico, all'esistenza dei vari ordini religiosi, allo sviluppo delle associazioni cattoliche, alla costruzione di chiese e cappelle ecc.
Al "Governo provvisorio" però, la "rivoluzione d'ottobre" porta a succedere quello comunista, che non coltiva alcuna illusione a riguardo della propria ideologia atea e dei propri programmi antireligiosi. Anzi è così esplictio che il primo atto del patriarca Tikon, appena eletto dal sobor ortodosso, è quello di fulminare l'anatema contro i nuovi governanti.

[Carlo Falconi, La Chiesa e le organizzazioni cattoliche in Europa, Milano 1960, Edizioni di Comunità.]



BESSARABIA [appartiene alla Russia]

1917
Ha una popolazione di 2.500.000 abitanti di cui la maggioranza (due terzi o poco più) romeni, il resto composto di piccoli russi (ucraini) e altri elementi etnici vari.
È stata annessa alla Russia parte nel 1812 e parte nel 1878, ma malgrado i tentativi del governo di Pietroburgo di russificarla non c'è riuscito.
Novembre
3
, si dichiara autonoma;



Georgia [provincia russa dal 1801]
1917
Febbraio
dopo la rivoluzione (che ristabilisce anche l'autocefalia della chiesa georgiana sotto il proprio katholikos) viene integrata nel governo provvisorio menscevico del Caucaso;
Ottobre
all'indomani della rivoluzione diventa un importante centro controrivoluzionario;

 

Bielorussia

1917
i tedeschi sispingono fino alla capitale Minsk;

Ucraina

1917
Febbraio
gli operai ucraini danno un consistente apporto alla rivoluzione, ma il sentimento nazionale, sempre molto vivo nella popolazione di origine cosacca, alimenta le tendenze separatiste facendo sì che la lotta contro i bolscevichi trovi, particolarmente nella Galizia ex absburgica, molti sostenitori e assuma un carattere particolarmente violento;
Aprile
Kijev, in seguito alle sconfitte subite dall'esercito russo, si costituisce la Rada o Consiglio centrale ucraino;
Novembre
Kijev, la Rada proclama la Repubblica Democratica Indipendente Ucraina, con a capo il moderato Skoropadskij;
Dicembre
Harkov, i bolscevichi proclamano una Repubblica Sovietica dell'Ucraina che arma un esercito popolare, il quale ben presto riconquista parte del paese;


Azerbaigian

1917

Armenia

1917

«segue 1918»
1917
REGNO di ROMANIA
Ferdinando I
Albero genealogico

(Sigmaringen, Prussia 1865 - Sinaia, Valacchia 1927)
figlio di Leopoldo (1835-1905) principe di Hohenzollern-Sigmaringen [fratello di Carlo I] designato (1870) alla corona di Spagna e di Antonia di Portogallo;
1889, viene adottato dallo zio, re Carlo I, e proclamato erede al trono;
1913, comandante dell'esercito romeno nella guerra balcanica;
1914-27, re di Romania;




Presidente
del consiglio

Ion Bratianu
(1914 - mar 1918)

1917
Gennaio
4
, i turchi prendono Braila;
6, in Dobrugia non rimangono né russiromeni;
8, i romeni evacuano Focsani;
19, i romeni evacuano l'unica testa di ponte rimasta loro a Nanesti.
Nel parlamento romeno riunitosi a Iasi Ion Bratianu viene attaccato violentemente; i suoi avversari lo accusano di aver nominato ministro della Guerra suo fratello, ritenuto inadatto al grave compito, e affidato importanti comandi militari e servizi essenziali ad altri parenti e amici politici.
Il più accanito dei suoi avversati è Take Ionescu e quando a questi si rinfaccia di ver continuato a spingere il paese alla guerra egli si difende dicendo che non sapeva come fosse mal preparato l'esercito. A ciò gli si risponde che nel 1913, essendo lui ministro, avrebbe dovuto essere al corrente dello stato delle cose, e gli amici di Ion Bratianu sostengono anzi che sono stati i suoi intrighi e quelli di Filipescu e altri suoi amici che hanno impedito al primo ministro di armare ed equipaggiare le truppe in modo adeguato.
A Ion Bratianu non restano che due vie: le dimissioni o l'accordo con Take Ionescu. Poiché in questo momento le dimissioni sembrerebbero una diserzione, egli sceglie la seconda alternativa facendo entrare Take Ionescu e alcuni suoi amici nel Ministero.
Per dar soddisfazione a costoro sostituisce il gen. Iliescu come comandante in capo con il gen. Prestan.
In parlamento viene così ad avere una forte maggioranza consistente di tutto il Partito liberale e parte dei Conservatori. La frazione di questi ultimi, fedeli al germanofilo Marghiloman, rimane a Bucarest durante l'occupazione tedesca.

Si procede ora alla riorganizzazione dell'esercito tutto concentrato in Moldavia e cominciano finalmente a giungere materiali bellici dalla Francia.
Scoppiata la rivoluzione russa il governo provvisorio di Lvoff vuole fare qualche cosa di più per la Romania e sebbene l'esercito in generale sia in stato di anarchia le truppe in Moldavia sotto il gen. Cerbaceff conservano ancora una certa disciplina.

Marzo
durante la primavera il fronte romeno rimane tranquillo.

Luglio
, Kerenski sferra la sua offensiva che consegue dei successi iniziali; ma poi alcune divisioni si rifiutano di marciare;
19, quando il generale austriaco Krobatin contrattacca, avviene il completo sfacelo dei russi;
22, ciò nonostante Averescu, dopo una preparazione di artiglieria, tenta un attacco e riesce a prendere Marasesti, Rosculestu, Caparile e Soveia, facendo 3000 prigionieri e rioccupando 250 km di territorio nazionale.
Ma per effetto del disastro russo in Galizia anche l'offensiva romena finisce per fallire; le due armate russe 4ª e 6ª hanno l'ordine di sospendere ogni azione, e mentre si procede a sostituire i russi con i romeni, von Mackensen attacca e la VII Armata austro-ungarica minaccia la Moldavia.

Agosto
comincia la preparaazione di artiglieria; i romeni e alcuni reparti russi resistono efficacemente per qualche tempo ma dopo accaniti combattimenti devono cedere il terreno conquistato il 22 luglio.

Nell'autunno-inverno non si svolgono ulteriori combattimenti.




1917
REGNO di BULGARIA
Ferdinando
Albero genealogico

(Vienna 1861 - Coburgo 1948)
figlio di Augusto di Sassonia-Coburgo-Koháry († 1881) e di Clementina d'Orléans;
1887-1908, principe di Bulgaria;
1908-18, zar dei bulgari;

Presidente del consiglio
Vasil Radoslavov
(1913 - 1918)

1917
I guerra mondiale (1915-18)
continuano le operazioni (iniziate a novembre 1916, ce ne saranno molte fino al settembre 1918), per lo più attacchi degli Alleati senza successi speciali, ma con notevoli perdite e le posizioni relative non variano che di poco;


intanto, sotto la guida di V. Kolarov e G. Dimitrov, nasce il Partito comunista che avvia agitazioni e scioperi operai e contadini;





1917
III Repubblica
Presidente della Repubblica
R. Poincaré
(1913 18 feb - 18 feb 1920)
Presidente del Senato
Antonin Dubost
(1906 16 feb - 14 gen 1920)
Presidente della Camera
-
-
Presidente dell'Assemblea nazionale
(Senato+Camera)
Presidente del Consiglio
A. Briand
VI
(1916 12 dic - 17 mar 1917)
A.-F.-J. Ribot
V
(20 mar - 7 set)
P. Painlevé
(12 set - 13 nov)
G. Clemenceau
II
(16 nov - 18 gen 1920)
Interni
L.-J. Malvy
(1914 13 giu - 31 ago 1917)
Théodore Steeg
(1° set - 16 nov)
Jules Pams
(16 nov - 20 gen 1920)
Affari Esteri
A. Briand
(1915 29 ott - 20 mar 1917)
A.-F.-J. Ribot
(20 mar - 23 ott)
Louis Barthou
(23 ott -16 nov)
Stéphen Pichon
(16 nov - 20 gen 1920)
Colonie
-
-
-
Regioni liberate
-
-
A. Lebrun
(nov - gen 1920)
Guerra
-
-
Marina
-
-
-
Finanze
A.-F.-J. Ribot
(1914 26 ago - 20 mar 1917)
Joseph Thierry
(20 mar - 12 set)
Louis-Lucien Klotz
(12 set - 20 gen 1920)
Commercio
e Industria
-
Lavori Pubblici
E. Herriot
(1916-17)
-
-
Lavoro
-
-
-
Giustizia
R. Viviani
(1915 29 ott - 12 set 1917)
Raoul Péret
(12 set -16 nov)
Louis Nail
(16 nov - 20 gen 1920)
Pubblica Istruzione
e dei Culti
-
-

1917
Marzo
il neo presidente del Consiglio A.-F.-J. Ribot (marzo-settembre), si oppone agli incerti tentativi di pace del governo tedesco;

Aprile
fallisce l'offensiva francese;

Maggio
i soldati si ammutinano invocando la pace;

Giugno
i soldati si ammutinano invocando la pace;



1917
REGNO dei PAESI BASSI
Guglielmina
Albero genealogico

(l'Aia 1880 - castello di Het Loo, presso Apeldoorn 1962)
figlia di Guglielmo III re d'Olanda e della sua seconda moglie Emma di Waldeck-Pyrmont;
1890-1948, regina dei Paesi Bassi;
[dal 31 agosto 1898 ha assunto ufficialmente il potere]

Primo ministro
C. Van der Linden
(1913 - 1918)

1917
il governo riesce a conservare la neutralità del paese durante la prima guerra mondiale ed ora istituisce il suffragio universale maschile;



1917
REGNO del BELGIO
Alberto I
Albero genealogico

(1875 - 1934)
figlio di Filippo di Fiandra e di Maria di Hohenzollern-Sigmaringen;
1909-34, re dei belgi;

1917
[dall'agosto 1914 il paese è invaso dai tedeschi che lo hanno sottoposto ad un duro regime di occupazione militare.]



1917
Granducato di Lussemburgo

Maria Adelaide di Nassau-Weilburg-

Albero genealogico

(† 1924)
figlia di Guglielmo IV e di Maria Anna di Portogallo;
1912-19, duchessa di Nassau;
1912-19, granduchessa di Lussemburgo;

1917
-





1917
REGNO UNITO
di
GRAN BRETAGNA e IRLANDA
Giorgio V
Albero genealogico

(Marlborough House, London 3.6.1865 - Sandringham, Norfolk 20.1.1936)
secondo figlio di Edoardo VII e di Alessandra di Danimarca;
1877-92, presta servizio nella marina militare;
1892, diventa erede presuntivo al trono per la morte del fratello maggiore Alberto Vittorio;
1893, sposa la p.ssa Mary von Teck (1867-1953)
1901-10, principe di Galles;
1910-36, re di Gran Bretagna e Irlanda, imperatore delle Indie;
succeduto alla morte del padre;

Primo ministro,
Primo lord del Tesoro
[Prime Minister, First Lord of the Treasury]
D. Lloyd George
liberale-nazionale
coalizione di governo
(1916 7 dic - 23 ott 1922)
Cancelliere dello Scacchiere
[Chancellor
of the Exchequer
]
A. Bonar Law
(1916 10 dic - 10 gen 1919)
Segretari di Stato
Affari Esteri e Commonwealth
A. Balfour
(1916 - 1919)
Guerra
-
Munizioni
-
W.L.S. Churchill
(1917 lug - 10 gen 1919)
Affari Interni
-
-
Giustizia
-
-
Colonie
-
-
Commercio
-

1917
Marzo
20
, Londra, per la prima volta si riunisce l'Imperial War Cabinet;
D. Lloyd George apre la riunione ponendo quella che è al momento la questione cruciale, la necessità di ottenere più rinforzi dai dominions;
[Nelle successive riunioni aggiungerà anche una serie molto dettagliata di informazioni sulle operazioni mlitari e sulle condizioni dell'esercito britannico nei vari scacchieri della guerra.
A Londra viene quindi approvata una mozione, stesa dallo stesso primo ministro canadese Robert L. Borden e dall'influente leader politico sudafricano Jan Smuts (1870-1950) che definisce le linee programmatiche per il dopoguerra. Alla cessazione delle ostilità si dovrà convocare una speciale conferenza imperiale che delineerà una nuova forma di associazione basata sul pieno riconoscimento dell'autonomia dei dominions come stati di un Commonwealth britannico e sul loro diritto di intervento nella definizione della politica estera dell'Impero.]


Commonwealth of British Nations
il governo di Londra, nella risoluzione della conferenza imperiale di guerra, usa questa espressione per indicare la comunità indefinita dei paesi, ora indipendenti (dominions), facenti parte un tempo dell'impero britannico e che ora, grazie all'aiuto prestato dai loro governi nella I guerra mondiale, si avviano verso la completa autonomia;

 

1917
-


1917
REGNO di DANIMARCA
Cristiano X
Albero genealogico

(Charlottenlund 1870 - Copenaghen 1947)
figlio di Federico VIII e di Luisa di Svezia;
1912-47, re di Danimarca;
continua a favorire l'evoluzione democratica del paese;
1919-44, re d'Islanda;

1917
dal 1915 il paese ha una nuova costituzione che istituisce, fra l'altro, il nuovo sistema bicamerale ed estende il diritto di voto alle donne;
ISLANDA
1917
-


1917
REGNO DI NORVEGIA
[dal 1905]
Haakon VII
Albero genealogico

principe Carlo (? - ?)
figlio di Federico VIII re di Danimarca e di Luisa di Svezia;
1905-57
, re di Norvegia;

Primo ministro
1917
prima guerra mondiale (1914-1918): si mantiene neutrale;


1917
REGNO di SVEZIA
Gustavo V
Albero genealogico

(Stoccolma, castello di Drottningholm 16 giugno 1858 – Stoccolma, 29 ottobre 1950)
figlio di Oscar II e di Sofia di Nassau;
1907-50, re di Svezia;
osserva correttamente le regole del sistema parlamentare;

1917
-


1917
FINLANDIA
Governo provvisorio

1917
la rivoluzione russa permette al Paese di riottenere l'indipendenza;





1917
Presidente
-
Sidónio Pais
(1917 dic - dic 1918 †)

1917
I guerra mondiale: il paese è a fianco degli Alleati;

Dicembre
8
, approfittando dello scontento dei sindacati, Sidónio Pais scioglie il Parlamento e si impadronisce del potere;

 



1917
REGNO di SPAGNA
-
-
Alfonso XIII di Borbone
Albero genealogico

(Madrid 1886 - Roma 1941)
figlio postumo di Alfonso XII e di Maria Cristina d'Absburgo-Lorena;
1886-1931, re di Spagna;

Primo Ministro
Eduardo Dato Iradier
(1913 27 ott - 18 apr 1917)
Manuel García Prieto
(19 apr - 10 giu)
Eduardo Dato Iradier
(11 giu - 2 nov)
Manuel García Prieto
(3 nov - 21 mar 1918)
Interni
-
-
Economia
-
-
-
-

1917
governa appoggiandosi alle "giunte" militari, all'alto clero e ai grandi proprietari fondiari e incoraggiando, spesso, una politica repressiva;

***

Isole Canarie:
-





1917
REGNO d'ITALIA
Vittorio Emanuele III
Albero genealogico

(Napoli 1869 - Alessandria d'Egitto 1947)
figlio di Umberto I e di Margherita di Savoia;
1878-1900, principe di Piemonte;
1896, Roma 24 ott: sposa la p.ssa Elena del Montenegro (1873-1952);
1900-46, re d'Italia;
1911-13, guerra italo-turca;
1914-18, I guerra mondiale;


1936-43, imperatore d'Etiopia
1939-43, re d'Albania;

PARLAMENTO
XXIV Legislatura
(1913 27 nov - 29 set 1919)
Presidente del Senato
G. Manfredi
emiliano
(1913 27 nov - 6 nov 1918)
Presidente della Camera
G. Marcora
lombardo
(1913 27 nov - 29 set 1919)
 
Presidente
del Consiglio
P. Boselli
ligure
(1916 18 giu - 29 ott 1917)
V.E. Orlando
siciliano
(1917 29 ott - 23 giu 1919)
Interno
V.E. Orlando
siciliano
(1916 18 giu - 29 ott 1917)
Sottosegretari G. Bonicelli
lombardo
(1916 18 giu - 8 ott 1917)
G. Bonicelli
lombardo
(9 - 29 ott)
[Approvvig. e consumi alimentari]
S. Crespi
lombardo
(1917 29 ott - 22 mag 1918)
+ Comm.
G. Bonicelli
lombardo
(1917 1° nov - 4 gen 1919)
R. Gallenga Stuart
laziale
(1917 29 ott - 23 giu 1919)
[Propaganda all'estero e per la Stampa]
Esteri
S. Sonnino
toscano
(1914 5 nov - 23 giu 1919)
Sottosegretario L. Borsarelli
marchese di Rifreddo
piemontese
(1914 21 mar - 23 giu 1919)
Guerra
P. Morrone
campano
(1916 4 apr - 14 giu 1917)
gen. G. Giardino
piemontese
(15 giu - 29 ott)
V.L. Alfieri
umbro
(1917 30 ott - 20 mar 1918)
Sottosegretari V.L. Alfieri
umbro
(1916 18 giu - 16 giu 1917)
gen. U. Montanari
emiliano
(1917 17 giu - 28 mar 1918)
gen. A. Dallolio
romagnolo
(1915 9 lug - 16 giu 1917)
[Armi e Munizioni]
 
Armi e Munizioni
[R.D. n. 980 del 16.06.1917]
  gen. A. Dallolio
romagnolo
(1917 17 lug - 14 mag 1918)
Sottosegretario   V.L. Alfieri
umbro
(18 giu - 13 ott)
P. Bignami
lombardo
(1917 14 ott - 18 mag 1919)
Sottosegretario   A. Battaglieri
piemontese
(1917 29 ott - 22 mag 1918)
Marina
C. Corsi
laziale
(1915 30 set - 14 giu 1917)
A. Triangi di Maderno e Laces
toscano
(16 giu - 16 lug)
A. Del Bono
emiliano
(1917 17 lug - 23 giu 1919)
Sottosegretario A. Battaglieri
piemontese
(1913 24 nov - 29 ott 1917)
A. Teso
veneto
(1917 29 ott - 23 giu 1919)
Colonie
G. Colosimo
calabrese
(1916 18 giu - 22 giu 1919)
Sottosegretario conte P. Foscari
veneto
(1916 18 giu - 22 giu 1919)
Tesoro
P. Carcano
lombardo
(1914 5 nov - 29 ott 1917)
F.S. Nitti
lucano
(1917 29 ott - 17 gen 1919)
Sottosegretario Ugo Da Como
lombardo
(1914 5 nov - 29 ott 1917)
A. Visocchi
campano
(1917 29 ott - 18 gen 1919)
Finanze
F. Meda
lombardo
(1916 18 giu - 22 giu 1919)
Sottosegretario G. Danieli
veneto
(1916 18 giu - 30 mar 1917)
G. Indri
veneto
(1917 31 mar - 23 giu 1919)
Agricoltura
G. Raineri
emiliano
(1916 18 giu - 29 ott 1917)
G. Miliani
marchigiano
(1917 29 ott - 17 gen 1919)
Sottosegretario G. Canepa
ligure
(1916 18 giu - 16 giu 1917)
  M. Cermenati
lombardo
(14 - 29 ott)
D. Valenzani
laziale
(1917 29 ott - 18 gen 1919)
Industria, Commercio e Lavoro
G. De Nava
calabrese
(1916 18 giu - 29 ott 1917)
A. Ciuffelli
umbro
(1917 29 ott - 23 giu 1919)
Sottosegretario E. Morpurgo
friulano
(1916 18 giu - 18 gen 1919)
Lavori Pubblici
I. Bonomi
lombardo
(1916 18 giu - 29 ott 1917)
L. Dari
abruzzese
(1917 29 ott - 31 dic 1918)
Sottosegretario R. De Vito
toscano
(1916 18 giu - 23 giu 1919)
Grazia, Giustizia e Culti
E. Sacchi
lombardo
(1916 18 giu - 17 gen 1919)
Sottosegretario R. Pasqualino Vassallo
siciliano
(1916 18 giu - 23 giu 1919)
Istruzione Pubblica
F. Ruffini
piemontese
(1916 18 giu - 29 ott 1917)
A. Berenini
emiliano
(1917 29 ott - 23 giu 1919)
Sottosegretario
A. Roth
sardo
(1916 18 giu - 23 giu 1919)
Poste e Telegrafi
L. Fera
calabrese
(1916 18 giu - 23 giu 1919)
Sottosegretario C. Rossi
di Montelera

piemontese
(1916 18 giu - 23 giu 1919)
Trasporti marittimi e ferroviari
E. Arlotta
campano
(1916 22 giu - 22 apr 1917)
I. Bonomi
lombardo
(22 apr - 15 giu)
[ad interim]
R. Bianchi
piemontese
(1917 15 giu - 14 mag 1918)
Sottosegretario Ugo Ancona
romagnolo
(1916 18 giu - 19 giu 1917)
G. Reggio
ligure
(1917 20 giu - 22 mag 1918)
Assistenza militare e Pensioni di guerra
[D.Lten. n. 1812 del 01.11.1917]
  L. Bissolati
lombardo
(1917 1° nov - 31 dic 1918)
Sottosegretario   M. Cermenati
lombardo
(1917 1° nov - 18 gen 1919)
Ministri senza portafoglio
-
L. Bianchi
campano
(1916 19 giu - 29 ott 1917)
 
-
V. Scialoja
piemontese
(1916 19 giu - 29 ott 1917)
 
-
U. Comandini
romagnolo
(1916 19 giu - 29 ott 1917)
 
-
  E. Arlotta
campano
(16 giu - 29 ott)
 
-
  L. Bissolati
lombardo
(1917 29 ott - 17 gen 1919)
Commissariati
commissari
Comm. gen. per gli approvvigionamenti e consumi
[D.Lten. n. 76 del 16.01.1917]
  G. Canepa
ligure
(16 gen - 7 ott)
S. Crespi
lombardo
(1917 29 ott - 22 mag 1918)
Comm. gen. per i carboni
[D.Lten. n. 113 del 02.02.1917]
  R. Bianchi
piemontese
(2 feb - 19 ott)
 
Comm. gen. per i combustiili nazionali
[R.D. n. 1215 del 05.08.1917]
  R. De Vito
toscano
(1917 5 ago - 3 feb - 1918)
Alto commissariato
  L. Luzzatti
veneto
(1917 22 nov - 2 lug 1918)
Alto commissariato aggiunto
  Alessandro Stoppato
(1917 2 nov - 3 gen 1918)
-

1917

Gennaio

Febbraio
2
, LOMBARDIA, il procuratore generale di Brescia – relazione per il 3° quadrimestre 1916 – chiude con queste parole:
«Si può quindi essere soddisfatti del concorso dato anche dal clero a quella sacra unione di intenti e di atti che sarà il più efficace fattore della auspicata vittoria nazionale».
6
, LAZIO: il procuratore generale di Roma – relazione per il 3° quadrimestre 1916 – riferisce: ?
TOSCANA: il procuratore generale di Lucca – relazione per il 3° quadrimestre 1916 – riferisce che in data 1° novembre 1916 il frate francescano Primo Carignani si è reso protagonista di un «disgustoso incidente» nella chiesa parrocchiale dI Altopascio.
[Il frate, durante la predica, accennò alla sua chiamata alle armi con queste parole: «Venerdì vado alla visita. Non crediate che vada con spirito patriottico; ma ci vado perché forzato»; per tale fatto riportò una condanna a cinque giorni di arresto, col beneficio della sospensione condizionale della pena e si prospettò contro di lui anche un provvedimento amministrativo di sequestro del beneficio di cui era investito.]
Nella stessa relazione si accenna anche alla denuncia contro il parroco di Pieve S. Lorenzo, don Cesare Menchini.
12
, secondo una relazione stesa da un funzionario di P.S. all'on. V.E. Orlando, il 12 febbraio 1917, risulta che tra i maggiori sostenitori del giornale «Il Popolo d'Italia» sono Filippo Naldi (poi implicato nel "delitto Matteotti") e la Banca Italiana di Sconto, di cui è dir. amm.vo il comm. prof. Pogliani, che talvolta avrebbe sovvenzionato forse per volere e conto di capitalisti francesi, interessati a mantenere vivo l'entusiasmo intesista.
22, EMILIA-ROMAGNA, il procuratore generale di Bologna – relazione per il 3° quadrimestre 1916 – scrive, riferendosi in particolare ai due parroci denunciati lo scorso anno, di Rocca Corneta e Rivoschio, che «purtroppo tali episodi possono in qualche misura accennare a un po' di reazione latente che serpeggia in alcuni membri del clero a danno del sentimento patriottico nazionale».
Il magistrato ha pure a dolersi dell'attegiamento del quotidiano cattolico di Bologna «L'Avvenire d'Italia» che «in ogni occasione di processi contro sacerdoti grida alla persecuzione ingiusta, mostrando anche acre livore contro l'autorità. Più di una volta poi è occorso che siffatto periodico si ribellò agli ordini della censura quanto a pubblicazioni di determinati articoli che gli erano stati vietati dando così luogo al sequestro degli stampati ed al relativo procedimento penale».
24, PUGLIA, il procuratore generale di Bari – relazione per il 3° quadrimestre 1916 – segnala soltanto 4 denunce penali negli Abruzzi, 1 in Puglia, 2 in Campania, 2 in Calabria e 3 in Sardegna.
[L'unico episodio di una certa rilevanza si è verificato a Giovinazzo (Bari) nel novembre 1916.
[Il sacerdote Giuseppe De Santis, animatore del locale circolo giovanile cattolico fu denunciato per aver pronunciato parole offensive contro la persona del re e le istituzioni nazionali, e contro di lui intervenne anche il vescovo mons. Picone il quale impose lo scioglimento del circolo.]
CALABRIA, il procuratore generale di Catanzaro – relazione per il 2° quadrimestre 1917 – segnala che per lo stesso tipo di reato nell'agosto 1917 il sacerdote calabrese don Giuseppe Paonazza fu addirittura arrestato.]
27, TOSCANA: il procuratore generale di Firenze – relazione per il 3° quadrimestre 1916 – riferisce che qualche problema si presenta anche nel grossetano ove il giornale «Il Corriere dell'Amiata» mostra una certa animosità verso le «correnti direttive dello stato»; i vescovi delle tre diocesi della provincia (Grosseto, Massa Marittima e Pitigliano) sono però esenti da qualsiasi critica ed anzi lodati per il loro atteggiamento verso le istituzioni.

Marzo
l'Austria offre una pace separata alla Francia che si mostra interessata e ne informa gli alleati inglesi senza alcun accenno all'Italia.

Aprile

il Governo francese propone un incontro con gli alleati per discutere la pace separata e la spartizione della Turchia. Nell'incontro il ministro degli Esteri S. Sonnino ottiene una dichiarazione segreta contro ogni pace separata e la concessione delle province di Konia e Smirne in Turchia.
La Libia, di fatto, non è più una colonia italiana; in Cirenaica gli italiani stipulano con la Senussia il patto di Acroma che lascia la costa a loro e l'interno alla confraternita composta da "ribelli" e senussiti che, aiutati dai turchi e dai tedeschi, tengono il gebel tripolino e l'altopiano cirenaico e controllano le carovaniere.
Gli Stati Uniti entrano in guerra contro la Germania in risposta alla guerra sottomarina scatenata dai tedeschi.

Tra la fine di aprile e l'inizio di maggio le donne assumono un ruolo di primo piano nei tumulti cittadini che avvengono in molte parti d'Italia contro il carovita e la mancanza di alimenti.

Maggio
1°-2
, Milano, numerosi gruppi di donne venute dal contado percorrono le strade di circonvallazione scagliando sassi contro gli stabilimenti addetti alle produzioni belliche, inducono gli operai ad abbandonare il lavoro e continuano a manifestare per le vie della città al grido di «abbasso la guerra».
3, gli avvenimenti milanesi preoccupano lo stesso F. Turati che scrive ad A. Kuliscioff:
«Non c'è da illudersi: i torbidi riprenderanno quando che sia. E hanno sapore di jacqueries, con la differenza che sono soprattutto le donne, che però sono furie. Vogliono far cessare la guerra subito: rivogliono i loro uomini, ce l'hanno con Milano che volle la guerra e che ora porta via loro tutto […] e vogliono fare la pelle ai signori, fra i quali – beninteso – siamo anche noi, tanto che si sospetta di una dimostrazione rurale contro il Municipio. C'è forse lo zampino dei preti».
I sospetti di F. Turati sono condivisi anche dal commissario Pignatari, in missione speciale nel capoluogo lombardo per conto della Direzione generale di P.S..
4, Milano, il commissario Pignatari riferisce ai suoi superiori:
«Il partito socialista nella questione gioca doppio. Eccita gli animi […] ma non osa, poi, accettare le conseguenze della propria propaganda. Più abili sono i preti che seminano altrettanto malcontento piangendo sulle sventure di chi ha fame.
L'infame propaganda di malaccorti proseliti del mondo nero e rosso – dalle sagrestie e confessionali, nei circoli cooperativistici, vinicoli e socialisti – nel contado ha suggestionato le donne facendo loro perdere l'esatta valutazione dei sacrifici che impone la guerra […].
Le agitazioni, infatti, sono sorte nelle zone dove il prete ha maggiore influenza ed ascendente sulle popolazioni: nei collegi clerico-moderati di Rho e di Affori, e di là le donne […] si sono spinte come forsennate su Milano
».
In sostanza tutte le testimonianze concordano nell'affermare che le agitazioni muovono dalle parrocchie, tanto che sia gli inerventitisti milanesi che le autorità pubbldi pubblic asicurezza fanno passi presso il card. Ferrari perché intervenga prendneo posizione contro il ripetersi di simili manifestazioni.

Londra, il ministro degli Esteri S. Sonnino ribadisce la posizione dell'Italia contraria a paci separate.

5
, LOMBARDIA, nel suo rapporto per il circondario di Lodi il procuratore indica chiaramente i nomi di due sacerdoti, don Luigi Salamina e don Giorgio Savoldelli, quali responsabili di una dimostrazione contro la guerra verificatasi il 23 aprile a Codogno, anche se non vi sono precise prove a loro carico, ed aggiunge che «nei comuni di Castiglione d'Adda, Fombio, Guardamiglio, S. Rocco al Porto, Castelnuovo Bocca d'Adda si sono verificate manifestazioni tra le donne che hanno i congiunti sotto le armi, manifestazioni che si ritiene siano provocate dal clero, per quanto si sia presa a pretesto l'insufficienza dei sussidi».
8, Milano, il cappellano militare don Giovanni MinozziRicordi di guerra, Amatrice 1956 – si incontra con il senatore Albertini: «…lo trovai preoccupato assai di subbugli nel milanese, adiratissimo contro il governo e un po' anche con i preti della campagna che secondo lui non facevano interamente il loro dovere verso la patria».
[È però singolare che R. De Felice, in Ordine pubblico e orientamenti delle masse popolari italiane nella prima metà del 1917, «Rivista Storica del Socialismo» set-dic 1963, sostenga che «le agitazioni popolari […] solo mediamente risentivano della propaganda cattolica e specialmente socialista».]
In effetti l'arcivescovo di Milano, appena rientrato da Roma, dove si trovava in udienza col papa, rivolge un appello al clero e al popolo con un'appostita circolare che va nel senso desiderato dall'autorità anche se, ovviamente, non fa alcun accenno ad eventuali responsabilità dei sacerdoti, ma è comunque diversamente interpretata dalla stampa milanese.
Mentre «L'Italia» la pubblica senza alcun commento sotto il titolo Sua Eminenza il Cardinale invita alla calma, il quotidiano liberale «La Sera» scrive:
«Abbiamo sentito qua e là elevare l'accusa contro qualche parroco di campagna che sarebbe colpevole di aver soffiato nei focherelli accesi negli scorsi giorni dalle contadine […]. Quanto ci sia di vero in queste accuse noi non sappiamo e perciò non diciamo né sì né no; ma dobbiamo aggiungere per debito di lealtà che ci consta in modo sicuro che qualche parroco ha fatto invece opera proficua di pacificazione e di persuasione […].
S.E. il Cardinale ha raccomandato la preghiera per la pace; e questa tutti la vogliamo, purché sia quella buona ed a tempo opportuno. Noi crediamo che il Cardinale Arcivescovo meriti ogni lode per la sua opera che è altamente patriottica; non dubitiamo che i parroci da lui dipendenti gli obbediranno; e auguriamo che anche i pastori delle greggi rosse sentano lo stesso dovere di rivolgere alle loro pecorelle una simile parola ragionevole ed onesta
».
9. di ben diverso tenore è invece il commento "Istigatori ed irresponsabili" del radicale «Il Secolo» che ribadisce le accuse contro i cattolici dimostrandosi insoddisfatto dell'intervento del cardinale.
[In realtà, con questo titolo, il giornale non si riferisce soltanto ai cattolici ma anche alla vicenda della diffusione in città di alcuni volantini a firma della Camera del Lavoro invitanti i lavoratori allo sciopero in appoggio alle agitazioni. La Camera del Lavoro ha però recisamente negato la paternità dell'iniziativa.]
16, il procuratore del re di Busto Arsizio, nel suo rapporto scrive che alla fine di aprile «si sono avute in parecchi comuni del circondario manifestazioni contro la guerra, e la circostanza che le manifestazioni fossero effettuate esclusivamente da donne e ragazzi ha potuto far supporre che all'agitazione non sia stata estranea l'opera del clero. A confermare tale credenza che si può dire generale, sta ancora il fatto che le agitazioni stesse ebbero a preferenza origine nei paesi ove è grandissima l'azione del prete tra le operaie iscritte in associazioni cattoliche.
Si aggiunga inoltre che pochissimi furono poi i preti che si siano intromessi per pacificare gli animi o per portare una parola incitante i tumultuanti a rientrare nell'ordine. Mancano elementi di prova che il clero abbia provocato occultamente ed a scopo antipatriottico tali manifestazioni e gli scioperi inopportuni proclamati in questi tempi, ma non si può certo escludere che li abbia favoriti
».

18, Olindo Malagodi, direttore de «La Tribuna», ha una conversazione con Corradini, capo di gabinetto agli Interni e Vigliani, capo della polizia:
«La situazione interna non è buona. Vi è un continuo serpeggiare di piccoli incendi […]. Milano non è pericolosa; ma i villaggi all'intorno sono pessimi e le agitazioni muovono dalle parrocchie; ed abbiamo agito sul Cardinal Ferrari perché intervenisse

24, EMILIA-ROMAGNA, il procuratore generale di Bologna – relazione per il 1° quadrimestre 1917 – scrive che in seguito alla «energia spiegata contro i ministri del culto» si è verificato un solo caso di un frate riminese arrestato per spionaggio ma sono continuate però le lamentele circa l'atteggiamento della stampa cattolica e la resistenza dei sacedoti alla chiamata alle armi.
[Le lamentele nei confronti della stampa cattolica e in particolare de «L'Avvenire d'Italia» sono una costante nelle relazioni del magistrato bolognese che in più occasioni invierà stralci di articoli al ministero proponendo provvedimenti punitivi.]

Lo stesso mese, in una lettera indirizzata dalla Direzione generale di pubblica sicurezza al Segretariato generale per gli affari civili, si legge che papa Benedetto XV è stato vivamente pregato di interporre la sua mediazione per il rimpatrio di due sacerdoti goriziani:
. don Giuseppe Cancig, curato di S. Lorenzo di Mossa, internato a Lucca,
. don Bartolomeo Mullon, parroco di Ruda, internato in Sardegna, ambedue quasi ottantenni di salute molto cagionevole e per i quali le rispettive famiglie nutrono vive apprensioni.
Nel fare presente quanto sopra il segretario di Stato, card. P. Gasparri, ha aggiunto che riuscirebbe ben gradito al Santo Padre se ove gravi ragioni in contrario non ostino, i due vecchi sacerdoti potessero ottenere il desiderato rimpatrio.
I Comandi interpellati rispondono trattarsi di sacerdoti nostalgici del passato regime e propagandisti anti-italiani per cui è assolutamente da escludersi un loro ritorno.


Giugno

Gravi episodi di ammutinamento e diserzione si susseguono nelle armate dell'esercito italiano.
Gli alleati chiedono all'Italia un nuovo impegno sull'Isonzo per alleggerire il fronte russo.

2, CAMPANIA, il procuratore generale di Napoli – relazione per il 2° quadrimestre 1917 (sic)– ricorda con parole estremamente lusinghiere l'azione del clero e del vescovo di Vallo di Lucania: «Piace rilevare che i sentimenti di patriottismo cui quel clero si ispira sotto il fecondo impulso dell'ordinario diocesano mons. Paolo Iacuzio sono rifulsi anche nella propaganda pel quarto prestito nazionale. Se quel circondario ha risposto, come meglio non avrebbe potuto, all'appello della patria, lo si deve anche all'opera attiva del clero che, più a contatto colle classi umili, ha potuto far affluire allo Stato i piccoli risparmi».

10, FRIULI, nel rapporto del comando della 3ª Armata si legge che per moltissimi sacerdoti il motivo dell'internamento è così specificato: «internato perché ritenuto simpatizzante del partito Faiduttiano [mons. Faidutti], quindi contrario alla nostra causa e sospetto di propaganda ostile».
[Lo stesso si legge nel rapporto del Commissario Civile di Monfalcone in data 16 luglio 1917.]

12, LOMBARDIA, il prefetto di Milano, a proposito della situazione nel lodigiano, afferma nel suo rapporto che «taluni preti si sono valsi della loro qualità per instillare nelle donne e nei giovinetti sentimenti contrari alla guerra e per far propaganda di intransigenza»; secondo il funzionario «la maggiore intolleranza dimostrata dal clero nel detto circondario si spiegherebbe col fatto che colà si fa sentire più che altrove l'influenza dell'on. Miglioli, deputato sindacalista cattolico della vicina Soresina».
Nello stesso periodo viene segnalto il processo e la condanna (L. 100 di multa) di altri due sacerdoti a Zelo Surrigone.

14, LOMBARDIA, il prefetto di Sondrio scrive nel suo rapporto che «nelle popolazioni contadine alcune funzioni religiose straordinarie, quali ordinate dal Vescovo e quali disposte dai Parroci, per auspicare la pace, potrebbero determinare sentimenti contrari alla guerra, per cui si presenterebbe necessario che tali funzioni non fossero ripetute troppo frequentemente e che dai sacerdoti si procurasse di fare intendere che il desiderio della pace non attutisca il sentimento nazionale in favore degli scopi della guerra».

15, LOMBARDIA, il procuratore generale di Milano [competenza per Milano, Como e Sondrio] – relazione per il 1° quadrimestre 1917 – si dimostra particolarmente ottimista ed afferma, senza neppure ricordare le agitazioni milanesi, che «l'opera del clero rispetto alla guerra è stata patriottica perché specialmente nella vasta diocesi di Milano è diretta con elevato senso di puro patriottismo da S.E. il cardinal Ferrari».
27, di diverso parere è il ministero di Grazia e Giustizia che con nota invita il il procuratore generale di Milano a vigilare con particolare cura sull'attività del clero;


Luglio
2
, il procuratore generale di Milano dirama una circolare ai procuratori del re del distretto nella quale si richiama l'attenzione sulla necessità di mantenere una stretta sorveglianza sui sacerdoti e di intervenire con decisione di fronte a «deviazioni» dei ministri del culto.
[In questo modo certi settori della magistratura, dietro evidenti pressioni provenienti da Roma, tendono a colpire come «disfattista» qualunque comportamento che in qualche modo si discosti dal «sentimento generale della Nazione»; e ciò anche in mancanza di precise norme penali in merito.
È facile quindi immaginare a quali abusi si possa giungere, specie nell'arroventato clima politico del momento.]
30, FRIULI, Udine [zona di guerra e sede del Comando supremo], per iniziativa della giunta diocesana, si tiene un convegno dei capigruppo dell'"Unione Popolare" e dei rappresentanti delle associazioni di indole economica della diocesi. I temi all'ordine del giorno sono:
- Il funzionamento dell' "Unione popolare",
- Quello che hanno fatto i cattolici per il popolo,
- I problemi economici del dopoguerra,
- La stampa cattolica durante la guerra e nel dopoguerra.
[Sull'effettivo andamento dei lavori si hanno scarsissime notizie: il giornale cattolico di Udine «Il Corriere del Friuli» ne dà solo uno scarno resoconto mentre «L'Osservatore romano» aggiunge in modo estremamente generico che il conte Dalla Torre, presidente dell' "Unione popolare", ha illustrato l'opera dei gruppi parrocchiali della diocesi.]
«Il Corriere del Friuli», anche dietro impulso dell'arcivescovo mons. Antonio Anastasio Rossi, ha sempre tenuto un contegno perfettamente patriottico ed il suo direttore, don Gabriele Pagani, è in ottimi rapporti cogli ambienti del Comando supremo.



Agosto
, viene pubblicata una nota pontificia ai capi dei popoli belligeranti;
3, su «Il Corriere del Friuli» compare un articolo firmato colla sigla (p.f.) nel quale si affronta esplicitamente il problema della propaganda pacifista svolta dai socialisti tra il popolo e dell'atteggiamento che di fronte ad esso devono prendere i cattolici.
[L'autore dell'articolo è l'avv. Agostino Cadolini, sindaco di Tarcento ed importante esponente del movimento cattolico locale.]

La pubblicazione della nota pontificia (agosto) aumenta le diffidenze del governo e dei partiti interventisti nei confronti del papa e più in generale del clero e dei cattolici italiani.
VENETO, si celebrano due processi a carico di sacerdoti che hanno diffuso il documento pontificio:
. don Antonio Della Valle, arciprete di Santa Tecla di Este (Padova), affigge la nota alla porta della chiesa perché tutti i fedeli possano leggerla; tale atto è qualificato quale reato di propaganda disfattista ed il sacerdote viene arrestato.
[Oltre all'intervento a favore del sacerdote da parte di Benedetto XV – come ricorderà il conte Dalla Torre, presidente dell' "Unione popolare cattolica" nella sua autobiografia, Memorie, Milano 1965 –, a difendere l'arrestato, professore al seminario di Padova e direttore del locale quotidiano cattolico, viene scelto un personaggio come Giovanni Battista Paganuzzi il quale, dopo il processo d'appello nel marzo 1918, otterrà l'assoluzione con formula piena del suo assistito.]
. don Felice Regazzo, parroco di Ceneselli (Rovigo), viene arrestato in seguito alla «deplorevole manifestazione fatta il 26 agosto 1917 commentando in chiesa la nota pontificia sulla pace in modo da deprimere lo spirito pubblico».
[Nel processo svoltosi nell'ottobre successivo sarà assolto per inesistenza di reato.]

F. Turati e C. Treves chiedono in Parlamento di iniziare trattative di pace.
[Ormai il disfattismo si propaga all'esercito attraverso le lettere delle famiglie, i giornali ed i soldati che tornano dalla licenza.
Tutti gli oratori, tranne Modigliani, che alla Camera dei deputati si occupano della propaganda disfattista, affermano che – come confermeranno i verbali delle sedute della Camera in comitato segreto resi noti negli anni sessanta – essa proviene dall'interno del paese e inquina l'Esercito.
L'on. Vinaj giunge a criticare aspramente il gen. L. Cadorna perché «continua a concedere alle truppe le licenze invernali di 15 giorni, lasciando così che i soldati vengano a succhiare il veleno nella parte più agitata del paese… e ne portino i germi agli altri soldati al fronte».]
Coloro che negano l'influenza della propaganda proveniente dall'interno sullo stato d'animo dei soldati al fronte sostengono che la depressione morale abbia origine nel malgoverno delle truppe.
[Questa sarà la tesi della Commissione d'Inchiesta che, volendo scagionare la politica interna dell'on. V.E. Orlando, dovrà trovare per forza nel gen. L. Cadorna e nel gen. L. Capello i capri espiatori, responsabili della demoralizzazione, e si prodigherà a ricercarne l'origine nei "siluramenti", nelle disparità di trattamento per le ricompense fra combattenti in prima linea e ufficiali di comandi, nel regime disciplinare e penale.
- Emilio Faldella, Caporetto - Le vere cause di una tragedia, Universale Cappelli 1967.]

Torino, per 5 giorni la città è teatro di violenti scontri tra il popolo oppresso dalla fame e l'esercito che spesso solidarizza con gli operai: centinaia i manifestanti caduti.

14, il Comando Supremo emana un bando – pubblicato nella «Gazzetta Ufficiale» solo il 19 settembre 1917 – che prevede nuove sanzioni per il reato di diserzione in zona di guerra.
[Infatti la pena prevista dall'art. 137 del codice, ossia la morte previa degradazione, viene estesa al militare che si rende colpevole di diserzione «da unità o reparti diretti alla prima linea, ovvero che siano in procinto di partire per la linea stessa».
La fucilazione nella schiena viene inoltre comminata al militare di un reparto di prima linea il quale, allontanandosene per servizio o per licenza, non vi faccia ritorno senza giusti motivi entro le 24 ore successive al termine stabilito e al militare destinato a reparto di prima linea che si presenti senza giustificato motivo dopo trascorse 24 ore dal termine prefissatogli (art. 1, b e c).]

La pubblicazione della nota pontificia alle potenze belligeranti rinfocola la polemica attorno alla questione dell'atteggiamento dei cattolici di fronte al problema della pace.
17, «Il Corriere del Friuli» prende immediatamente le difese della posizione papale contro gli attacchi della stampa liberale e democratica affermando che «se un voto deve sorgere dalle parole del Papa […] che interpreti le vere aspirazioni del popolo e sia schiettamente e profondamente democratico, il voto deve essere: che cessi la violenza e imperi il diritto, che sia finita la barbarie e venga la civiltà, che nelle opere di pace i piccoli possano lavorare alla propria grandezza e alla grandezza della patria».
21, sempre su «Il Corriere del Friuli» l'argomento viene ripreso con ben tre articoli polemici di cui uno è interamente censurato tranne che per il titolo il secondo largamente tagliato. Il terzo, invece, che è firmato Max, pseudonimo del sacerdote Guglielmo Gasparutti, è riportato nella sua integrità.
L'articolo intitolato La parola… alle trincee! dice:
«La più golosa, la più appetitosa, la più solleticante, ed anche, perché no?, la più solennemente decisiva tra le risposte alla Nota Pontificia sulla Pace, sapete da dove verrà? Né dai Capi di Stato, a cui è diretta; né da Ministri responsabili, da cui è discussa; né dalla stampa da cui è cribrata secondo gli appetiti individuali; né dai popoli i tutto il mondo, che pure se ne sono tanto commossi; verrà dalle trincee! E Benedetto XV – il più politico di tutti gli uomini di Stato, il più sapiente di tutti i diplomatici, il più sicuro di tutti i medici ha toccato il polso alla gente di trincea, ne ha diagnosticato la temperatura, ne ha giudicato la costituzione organica e la forza di resistenza, e poi ha parlato. Ora se ne attende la risposta. Quale sarà?
È questo il punto interrogativo più colossale che si è appiccicato all'ultima parola del documento Pontificio. Se lo ricordino bene i vari Mussolini dell'Italia e dell'Estero che, facendo la guerra sotto la cappa del camino, non si sono accorti che alla Nota del Papa ben altro interesse devono avere quelli che fanno la guerra al fronte. Quando costoro se ne saranno impadroniti, quando l'avranno assimilata, e se ne saranno riscaldati, ristorati, ringagliarditi, allora, o denigratori di qua e di là delle Alpi, verrà formidabile e schiacciante la loro risposta.
Essi, i soldati, sanno che il papa ha parlato a loro, di loro, per loro. I capi degli Stati belligeranti, a cui egli ha diretto la sua parola, calda, solenne, maestosa, non sono che delle interposte persone. È ai soldati che il Pontefice parlò, ed è da loro che attende l'inappellabile giudizio del suo atto. Attendiamo fiduciosi quindi anche noi. Non smarriamoci per la bufera che ci scoppiò d'attorno, da tutte le sette e da tutti i nascondigli anticlericali. Non ci turbi e non ci inganni questa ventata artificiale, questa fittizia reazione. Noi sappiamo bene che ha parlato il Padre e che risponderanno i figli. Quale che sia per essere la loro risposta, stiamo pur sicuri che sarà ben diversa di quella che gli hanno dato i nemici
».
L'articolo provoca una severissima reazione delle autorità militari: il direttore del giornale, don Gabriele Pagani, e don Guglielmo Gasparutti vengono immediatamente internati a Firenze e deferiti al tribunale di guerra, mentre il giornale viene sospeso per quindici giorni.
22-26, PIEMONTE, Torino, si verificano gravi disordini che, iniziati come manifestazioni di protesta per la precaria situazione alimentare, si tramutano in vera e propria sommossa antibellica.
I dimostranti innalzano barricate ed ingaggiano con le forze di polizia e con le truppe inviate a domare la rivolta violenti scontri a fuoco per le vie. Il bilancio dei morti è assai grave: una cinquantina di morti e circa duecento feriti.
25, «Il Giornale d'Italia» stigmatizza l'episodio.
27, EMILIA-ROMAGNA, a Castel d'Aiano, piccolo paese dell'Appennino bolognese, in seguito ad una manifestazione patriottica che si ritiene ispirata dal parroco, gli abitanti invadono e saccheggiano la canonica per protestare contro la guerra.

31, poiché il fenomeno dell'autolesionismo lungi dall'attenuarsi acquista dimensioni di massa, l'Ufficio sanitario del ministero della Guerra emana la circolare n. 181693/2 con la quale decide di istituire presso la sede di ciascun corpo d'armata degli speciali "Ospedali per autolesionisti" affidati a un personale medico "scelto tra quei professionisti che diano affidamento di conoscenza della infortunistica" e retti "con criteri di rigorosa disciplina".
[E. Forcella - A. Monticone, Plotone di Esecuzione, I processi della prima guerra mondiale, Editori Laterza 1998.]

Settembre
, i due sacerdoti, don Gabriele Pagani, e don Guglielmo Gasparutti, sono rinviati a giudizio ed arrestati sotto l'imputazione di aver tentato di indurre i soldati che si trovano al fronte di rifiutare obbedienza all'ordine di combattere.
3-4, al provvedimento del tribunale di guerra segue l'intervento della Santa Sede – come risulta dalla nota ufficiosa pari data pubblicata in prima pagina su «L'Osservatore romano» –:
«La Santa Sede ha constatato con dolore che alcuni giornali, tanto esteri che italiani, hanno dato ingiustificate ed eccessive interpretazioni all'appello rivolto il primo agosto ai capi dei popoli belligeranti e ha trovato specialmente deplorevole un articolo comparso nel "Corriere del Friuli" dal titolo La risposta alle trincee. Per pubblica dimostrazione di biasimo contro siffatta interpretazione la Santa Sede, tenendo anche presente i sentimenti di rammarico espressi con ogni sollecitudine dalla Autorità Ecclesiastica locale per l'anzidetto articolo, ha ordinato che, indipendentemente da ogni analoga misura, il detto giornale cessi senza'altro le sue pubblicazioni».]
5, il liberale «Il Giornale di Udine», celebrando l'elogio funebre del foglio cattolico «Il Corriere del Friuli», così scrive:
«Del destino del "Corriere del Friuli" crediamo che molto pochi si rammaricheranno anche nel campo cattolico, dove la persistente, ostinata propaganda tendente a indebolire la guerra – propaganda che si rilevava negli ultimi mesi dalle si può dire quotidiane finestre più o meno ampie che la censura apriva nelle colonne del giornale – appariva apertamente in contrasto con le direttive e con l'azione della curia ecclesiastica».


Lo stesso mese l'autorità diocesana udinese, coinvolta sia pure indirettamente nella questione, fa pubblicare nella «Rivista diocesana» la nota de «L'Osservatore romano» aggiungendovi un proprio commento circa la dinamica degli eventi che si sono succeduti dal 21 agosto, data di uscita dell'articolo La risposta alle trincee.
Nello stesso numero della rivista è pure riportata la risposta dell'arcivescovo mons. Antonio Anastasio Rossi alla lettera della Segreteria di Stato colla quale si è ordinata la cessazione del giornale:
«Mi faccio dovere accusare ricevuta dell'ossequiato telegramma 3 corr. col quale mi partecipa che l'Augusto Pontefice vuole la cessazione assoluta del giornale diocesano il "Corriere del Friuli" […]. L'energico e radicale provvedimento, per quanto dolorosissimo a me e alla mia diocesi, sarà riverentemente seguito, in ossequio alla volontà del S. Padre».
12, il procuratore del re di Monza scrive nel suo rapporto che don Panigada, curato di Cascine Bovati, nel circondario di Monza, «da tempo fa occultamente propaganda disfattista sia discorrendo a terzi fuori di Chiesa sia in Chiesa stessa quando spiega il Vangelo e la dottrina. Fin da prima che venisse pubblicata la Nota Papale pro-pace egli la annunciò dicendo che il Papa voleva la pace per poter far ritornare i giovani figli alle loro case e che se la pace non era ancora stata fatta era perché il cuore dei sovrani era indurito ed a loro poco importava che continuasse la carneficina dei figli del popolo. Disse che chi legge «Il Secolo» o «Il Corriere della Sera» sono fautori della guerra perché tali giornali l'hanno proclamata necessaria e si dimostrano pure contrari alla pace alle condizioni volute dal papa.
Nell'occasione della morte in guerra del figlio di una contadina di Cascine Bovati la signora del dottor Rovida cercò di portarle un po' di conforto dicendole di rassegnarsi e di andar gloriosa di aver dato un figlio pel ben della patria; è notorio che i contadini inveirono con parole triviali contro la signora Rovida e che il curato disapprovò quanto ella ebbe a dire alla contadina.
È pure notorio che tra i contadini fomenta l'odio contro i signori indicandoli come responsabili della guerra stessa e gli effetti di tale propaganda si hanno a Cascine Bovati in atti i disprezzo contro le persone delle classi agiate. Perfino nei ragazzi tale odio è manifesto perché quando ne hanno il mezzo fanno segno ad insulti i figli dei signori.
Malgrado tutto questo, però, benché molte siano le persone anche di ceto superiore che sono a conoscenza del vero stato delle cose […] nessuno si sente di prestare aperta testimonianza per poter fare una regolare denuncia a carico del Panigada, e ciò per timore di immancabili rappresaglie
».
Lo stesso giorno, Costantino Lazzari, segretario del partito socialista, indirizza una circolare ai sindaci socialisti di tutta Italia, nella quale prospetta addirittura l'opportunità di presentare le dimissioni in massa «per far trionfare la nostra tesi: prima dell'inverno la pace».
17, il procuratore del re di Crema – relazione per il 2° quadrimestre 1917 – scrive che vi sono stati tra i sacerdoti della zona anche tentativi di iniziare sottoscrizioni e di inviare indirizzi di plauso alla Santa Sede che però non hanno avuto ulteriore seguito;
20, LOMBARDIA, il procuratore del re di Lodi scrive nel suo rapporto che a Codogno «si è dovuto constatare che in questi ultimi tempi va accentuandosi un'azione, benché larvata, nel clero per affrettare una pace a qualunque costo purché sollecita».
Il magistrato accenna in particolare all'azione di don Giorgio Savoldelli nei cui confronti si è proposta, non ricorrendo gli estremi per un procedimento penale, la revoca dell'esonero dal servizio militare.


Ottobre

4, viene emanato il decreto luogotenenziale n. 1561 – "decreto Sacchi" – pubblicato nella «Gazzetta Ufficiale» del 5 ottobre, n. 235 – concernente «la repressione di fatti pregiudizievoli all'interesse nazionale».
- Art. 1 - Chiunque con qualsiasi mezzo commette o istiga a commettere un fatto che può deprimere lo spirito pubblico o altrimenti a diminuire la resistenza del paese o recar pregiudizio agli interessi connessi con la guerra e con la situazione interna od internazionale dello Stato, quando tal fatto non costituisca altro reato previsto e represso dalla legge, sarà punito con la reclusione sino a cinque anni e con la multa di lire 5.000.
Nei casi di maggiore gravità, la reclusione potrà estendersi fino a dieci anni e la multa sino a lire 10.000.
Non è mai applicabile la sospensione condizionale prevista dagli art. 423 e 424 del codice di procedura penale.
- Art. 2 - La cognizione del delitto previsto nel precedente articolo appartiene al tribunale. Contro l'imputato può essere spedito mandato di cattura.
[…]
».
[Questo decreto, con la sua formulazione estesissima, porterà alla denuncia e all'arresto non solo di noti dirigenti socialisti quali Costantino Lazzari e Nicola Bombacci, ma anche di moltissimi comuni cittadini colpevoli solo di avere espresso incaute opinioni sull'andamento della guerra, ed in questa accezione esso sarà largamente applicato contro parroci e sacerdoti.]
5, LOMBARDIA, il procuratore del re di Como ricorda nel suo rapporto tre denunce a carico di sacerdoti per attività disfattiste:
. don Pietro Camera, coadiutore di Ponte Lambro, ha commentato un bollettino del Comando supremo affermando: «Sono tutte storie, non vinceremo mai gli austriaci»;
. don Mario Bernasconi, coadiutore di Casnate, ha svolto in paese azione sobillatrice tra operai e imprenditori;
. don Francesco Gilardoni, coadiutore di Colico, ha dimostrato esplicitamente idee antipatriottiche invocando in varie prediche la benedizione divina prima sul nemico e poi sui nostri soldati.
6, TOSCANA, il procuratore generale di Lucca – relazione per il 2° quadrimestre 1917 – scrive che a Pisa, dove ha la sua sede arcivescovile il card. Pietro Maffi, ben noto per le sue posizioni patriottiche, vengono mosse lamentele contro i periodici cattolici «Il Messaggero toscano» e il «Corriere toscano».
[Secondo il prefetto i due giornali i cui principali redattori sono dei clericali intransigenti, hanno iniziato da qualche tempo a svolgere una propaganda pacifista, sia con articoli di fondo che con polemiche contro la stampa interventista come «Il Popolo d'Italia», «Il Corriere della Sera» e «L'Idea nazionale».
8, LOMBARDIA, il prefetto di Milano scrive nel suo rapporto che a Cornovecchio, un comune vicino a Lodi, venne denunciato il parroco di Codazzi il quale «nel commemorare il 26 agosto un soldato caduto combattendo proferì pubblicamente parole tendenziose contro la nostra guerra e per la pace incondizionata; il 19 dello stesso mese in un sermone tenuto in Chiesa disse che l'attuale guerra è voluta dalla prepotenza e dalla ambizione dei Governi alleati i quali non contenti della loro posizione vogliono impssessarsi della roba altrui, ciò che è una vera barbarie. Soggiunse che l'Austria è pronta alla pace, ma che l'Italia non ne vuole sapere».
In varie altre locallità del lodigiano (Castiglione d'Adda, Maleo e Zorlesco) si hanno nello stesso periodo agitazioni tra le donne che vengono attribuite all'opera di propaganda e di sobillazione del clero contro la guerra; secondo il prefetto di Milano, il giornale cattolico di Lodi «Il Cittadino» si è fatto portavoce di tale propaganda per una pace sollecita, specie in seguito alla Nota del pontefice.
Nella rimanente zona di competenza della corte d'appello di Milano la situazione sembra essere più tranquilla anche se prefetti e magistrati non mancano di segnalare alcuni singoli casi di ingerenza politica del clero. Il prefetto di Sondrio rileva che dopo la nota del pontefice i sacerdoti locali si sono limitati a difendere l'iniziativa del papa dagli attacchi della massoneria.
9, FRIULI, Codroipo, davanti al tribunale di guerra si tiene il processo contro i due sacerdoti de «Il Corriere del Friuli», don Gabriele Pagani, e don Guglielmo Gasparutti.
[A conclusione del dibattimento, svoltosi a porte chiuse dietro istanza dell'avvocato militare, gli imputati vengono assolti per non provata reità ed immediatamente scarcerati; nei loro confronti è però mantenuto il provvedimento dell'internamento.]
La sentenza del tribunale di guerra, premesso che non esistono dubbi sul fatto che l'articolo costituisca effettivamente un invito ai soldati a non combattere – e non si deve sottovalutare che il reato imputato ai due sacerdoti in zona di guerra potrebbe anche portare ad una condanna a morte –, prende in esame sostanzialmente due elementi:
- la sussistenza del dolo nell'azione dei due imputati,
[Il tribunale considera con occhio particolarmente benevolo i buoni precedenti patriottici degli imputati in favore dei quali sono comparsi come testimoni l'arcivescovo mons. Antonio Anastasio Rossi e due ecclesiastici particolarmente influenti presso il Comando supremo come padre G. Semeria, cappellano presso il Comando supremo, e padre A. Gemelli.
Pertanto, concludono i giudici, «la indagine sul dolo negli imputati si presenta di esito assai dubbio perché implicherebbe l'ammissione di un repentino quanto psicologicamente inconcepibile sovvertimento dei principi ed opinioni palesemente e sinceramente professati dagli imputati e prima e dopo la dichiarazione di guerra.
Il Gasparutti, limitatamente al campo di facili e infantili novelle pubblicate in diversi giornali, esaltava la bellezza dell'eroismo e del dovere compiuto dai soldati e l'obbrobrio della viltà e della mancanza di amore per la patria.
Il Pagani, mente salda ed erudita, con mezzi assai più elevati ed efficaci, e nella polemica giornalstica, nelle conferenze, ed in pubblicazioni, si era acquistata fama di acceso interventista, tanto da attirarsi, in unione al Gasparutti, inimicizie e aperte ostilità da parte del clero dissenziente, da creare l'assurda fama che il Corriere del Friuli […] fosse, dopo la di lui assunzione al direttoriato, sovvenzionato dal Comando supremo […].
Si deve dunque logicamente ritenere che il Gasparutti, mente semplice ed impulsiva, prete papalino, davanti al dilagare di detrazioni e accuse mosse alla nota Pontificia […] abbia avuto un impeto reattivo e la malcerta penna abbia tradito il pensiero in tumulto ed abbia vergato l'infelicissimo articolo […] e che il Pagani, sempre assorbito da molteplici occupazioni nello svolgersi rapido ed incalzante delle necessità tipografiche per la compilazione del giornale, non abbia letto o assai male letto l'articolo al quale la firma "Max" dava per lo meno la consuetudinaria garanzia di innocuità, ed abbia anche fatto affidamento sulla normale oculata e vigile opera della censura preventiva
».
- l'idoneità del mezzo usato al fine di compiere il delitto loro attribuito,
[Il tribunale osserva che la pubblicazione de «Il Corriere del Friuli», giornale locale e dalla tiratura limitata, meno di tremila copie, e letto in un ambito limitato di persone, non doveva certo suscitare eco profonde nell'opinione pubblica del paese e tra le truppe al fronte.
Ne deriva, per i giudici, che le responsbailità degli imputati non è provata «per dubbiezza di dolo e di idoneità di mezzo».
[Come si può ben capire, al Comando supremo di Udine, e specie sulle persone del gen. L. Cadorna e del sottocapo di S.M. gen. Porro, la presenza dell'elemento sacerdotale ha una notevole influenza. Comunque, in tutta la zona di guerra e specie nelle "terre liberate" si è finora agito e si continua ad agire con estrema severità nei confronti dei sacerdoti locali (internamenti, arresti ecc.) e che i rapporti tra lo S.M. e il vescovo di campo mons. Bartolomasi sono ben lungi dal considerarsi ottimali.
In ogni caso, mentre rimane un mistero come mai la censura abbia fatto passare il pezzo incriminato… è certo invece che il giornale cattolico già da qualche tempo si andava occupando, con articoli di diversa intonazione delle polemiche suscitate dalla nota pontificia e non è dunque da escludere che nell'ultimo periodo sia sopravvenuto un certo mutamento nell'indirizzo politico del giornale.
Con la sentenza di assoluzione emessa dal tribuale di guerra, gli echi della vicenda de «Il Corriere del Friuli» sembrano spegnersi… almeno fino a Caporetto.]
19, il ministero di Grazia e Giustizia invita il procuratore generale di Lucca a richiedere l'intervento del card. Pietro Maffi e prospetta alla direzione generale della pubblica sicurezza la necessità di esercitare una più attenta censura preventiva sui due periodici cattolici «Il Messaggero toscano» e il «Corriere toscano».
23, dopo la diffusione della nota pontificia di agosto, le relazioni dei procuratori generali iniziano a segnalare casi sempre più numerosi di «disfattismo» o comunque di scarsa attitudine patriottica tra il clero, specialmente nelle zone del cremonese e del basso milanese.
Così scrive il procuratore generale di Brescia:
«Dei giornali del partito cattolico taluno, e in particolar modo «L'Azione» di Cremona, ha manifestatto decisa contrarietà alla guerra; senza però eccedere dai limiti consentiti alla libera discussione e senza quindi dar motivo a speciali provvedimenti, salvo la soppressione per cenusra di parti delle preparate pubblicazioni […].
Nelle campagne del circondario di Crema, ove il clero ha grande e indiscutibile influenza, sarebbe desiderabile esercitasse il medesimo una più larga ed utile azione diretta a spiegare ai contadini le alte finalità della nostra guerra ed a rafforzare così la loro resistenza morale; ma esso evidentemente se ne astiene per uu riguardo alla posizione del Pontefice nel conflitto internazionale e per timore di impopolarità presso i contadini stessi, che nella loro totalità sono colà palesemente contrari alla guerra stessa.
Parecchi sacerdoti hanno accennato dal pulpito con parole di ammirazione alla nota pontifica sulla pace affermandola come unica valevole a far cessare l'immane conflitto. Altri si sono imposti un riserbo in argomento ed hanno incoraggiato i fedeli a persistere nella fiducia di una sicura vittoria delle nostre armi.
Il vescovo di Cremona nei suoi discorsi e scritti ha incessantemente invocato la pace, dimostrando però di desiderarla soltanto per una profonda avversione a qualunque guerra e per amore della umanità sofferente, ma raccomandando tuttavia obbedienza e fedeltà alla patria e pazienza e costanza nei sacrifici.
Invece il parroco di Soresina , don Zaccaria Priori, che è legato a filo doppio con l'on. Miglioli, deputato di Soresina e troppo noto per le sue opinioni e per la sua azione contraria alla guerra, ha esercitato propaganda contro la guerra medesima, curando anche la diffusione di un bollettino con cui mirò a farla credere non dichiarata per il conseguimento di legittime aspirazioni nazionali, bensì voluta ed imposta da una setta per i suoi fini particolari ed antireligiosi. Con tali pubblicazioni il parroco ha esercitato opera subdola ed antipatriottica deprimendo, d'accordo coi suoi amici ed accoliti, lo spirito pubblico, suscitando in Soresina frequenti manifestazioni di ostilità alla guerra, abusando del suo ufficio per soffocare il sentimento patriottico di quella popolazione e violando così i suoi doveri di cittadino e di prete italiano. Di conseguenza io ho proposto che, non ricorrendo tutti gli estremi per un procedimento penale, siano almeno sottoposte a sequestro, e per misura di repressione, le rendite del Beneficio parrocchiale di cui esso don Priori trovasi investito
».

24, Il fronte italiano crolla a Caporetto.
L. Cadorna ordina la ritirata.

https://youtu.be/liFw_iukCKo

Il ministero di P. Boselli cade e subentra il siciliano V.E. Orlando.
Gli alleati si impegnano a inviare 9 divisioni di rinforzo sulla linea del Mincio e del Trentino.
Dopo Caporetto tutta l'Italia settentrionale entra a far parte della zona di guerra; sono infatti aggiunte le province di Bergamo, Como, Milano, Modena, Novara, Parma, Pavia e Reggio Emilia.
I poteri legislativi del Comando Supremo si estendono pertanto assai oltre la zona delle operazioni.

[Sbandamento delle truppe italiane a Caporetto: le testimonianze più autorevoli sugli aspetti assunti dallo sbandamento e sull'atteggiamento degli sbandati di:
. sen. Albertini,
. Olindo Malagodi,
. Luigi Gasparotto,
saranno concordi nel riconoscere la loro docilità dinnanzi ai superiori, sull'assenza dello spirito di rivolta.
Gli sbandati cantano per lo più l'inno dei lavoratori e una nuova canzone «Addio, mia bella addio, la pace la fo io…».
La pace! La invocano quasi festanti gridando: «Viva la pace! Viva Treves! viva Modigliani! viva il Papa!»:
. C. Treves ha proclamato in parlamento: «Nel prossimo inverno non più in trincea!»;
. Modigliani è l'esponente più popolare del partito socialista e i giornali hanno scritto della sua partecipazione al congresso socialista di Zimmerwald, nel quale è stata propugnata la necessità della pace a qualunque costo;
. Benedetto XV, nella nota pubblicata il 16 agosto, ha invocato la pace e la cessazione della «inutile strage».
Per la pace a qualunque costo, una pace "bianca", senza vincitori né vinti, si prodigano clericali, giolittiani e socialisti.
Nelle chiese i parroci invitano a pregare per la pace; il giornale cattolico «Corriere Vicentino» scrive che la parola del papa è «la voce delle trincee»; il «Corriere del Friuli», pubblicato a Udine, diretto da sacerdoti, fa peggio: in un articolo dal titolo "La risposta alle trince" incita i soldati a rispondere, essi, alla parola del papa; l'«Avanti» esulta per la Nota del papa e scrive «Benedetto XV parla il linguaggio di Zimmerwald».]
26, il procuratore generale di Lucca, nella sua risposta alla lettera ministeriale, osserva che negli ultimi tempi «la forma delle pubblicazioni dei due giornali si è alquanto mitigata» ed ipotizza che «quell'Eminente Presule, i cui sentimenti di ben inteso patriottismo sono noti, abbia dovuto riprovare gli articoli antipatriottici pubblicati da quei giornali, perché da qualche giorno «Il Messaggero toscano» non ha pubblicato più articoli d'intonazione antinazionale. Io pertanto non credo che sia il caso di richiamare, almeno per ora, l'attenzione di quell'Arcivescovo sulla stampa cattolica locale».
31, LOMBARDIA, il procuratore generale di Milano [competenza per Milano, Como e Sondrio] – relazione per il 2° quadrimestre 1917 – scrive che si tratta di «sacerdoti austriacanti nei riguardi dei quali mancarono le prove per una denuncia a loro carico, ma pendono nuove informazioni per accertare se sia opportuno provvedere alla revoca della dispensa dal servizio militare di cui usufruiscono».
Lo steso giorno, CAMPANIA, il procuratore generale di Napoli – relazione per il 2° quadrimestre 1917 – riferisce che il vescovo di Policaetro sul quale fu istruita un'inchiesta in seguito a una circolare inviata i parroci della diocesi circa la riorganizzazione della Unione popolare con allegato un opuscolo intitolato Le proposte del Papa per le trattative di pace.
Soprattutto l'opuscolo suscitò dei sospetti ma una sua più attenta lettura dimostrò senza ombra di dubbio che esso mirava esclusivamente a difendere il papa dalla'accusa di avere agito d'intesa colle potenze nemiche e che non vi era contenuto alcun accenno che potesse suonare come «propaganda pacifista per deprimere lo spirito di resistenza del paese».
[Alla relazione sono allegati la circolare e l'opuscolo vescovile.]

LOMBARDIA, in questo periodo, dopo Caporetto, giungono al governo da parte di magistrati e prefetti lodi pressoché unanimi circa l'atteggiamento assunto dall'episcopato: i vescovi, pur con differenti sfumature, indicano al clero e ai fedeli il dovere di concorrere alla resistenza contro il nemico invasore.

EMILIA-ROMAGNA, il vescovo di Ravenna e Cervia, mons. Pasquale Morganti, pubblica due circolari sulla «Rivista Diocesana» di Ravenna e Cervia, in due supplementi al mese di Ottobre, invitando i disertori e gli sbandati a presentari alle autorità e sottolineando il dovere della concordia e della resistenza: «Taccia in questi momenti di tanta trepidanza la voce di qualsiasi partito; il partito di oggi è uno solo: la Patria!».

TOSCANA, è la regione ove più di tutte l'atteggiamento del clero dà adito a sospetti e a provvedimenti punitivi. E questo nonostante la presenza di numerosi vescovi direttamente impegnati nella campagna patriottica, il cui maggiore esponente è il card. Maffi di Pisa; una certa differenza si riscontra però tra il distretto di Firenze e quello di Lucca.

Dopo Caporetto viene anche creato uno speciale "Commissariato generale per l'assistenza civile e la propaganda interna" con a capo l'on. Comandini.


Novembre
gli alleati chiedono la sostituzione di L. Cadorna al comando supremo: viene nominato il napoletano A. Diaz.
Il «Popolo d'Italia» accusa i gesuiti di avere spinto la Germania ad aiutare l'Austria contro l'Italia.

7, PIEMONTE, il procuratore generale di Torino segnala che a Cavaglià il giorno 4 «avendo il vice parroco affermato la necessità della resistenza interna di fronte all'invasione del sacro suolo della patria, un gruppo di donne e ragazzi si è messo a gridare contro la guerra e si è diretto verso la chiesa schiamazzando e lanciando sassi […] e sono penetrati nei locali causando gravi danni.
I carabinieri presenti sopraffatti dal numero non hanno potuto impedire il fatto
».

20, TOSCANA, il procuratore generale di Firenze – relazione per il 2° quadrimestre 1917 – segnala altri quattro casi di sacerdoti toscani condannati a pene detentive varianti tra i due e i quattro mesi sotto l'accusa di aver dato alloggio a disertori o di aver diffuso notizie allarmanti sulla guerra.

30, LOMBARDIA, don Giuseppe Brambilla di Soresina (Cremona), che prestava servizio militare come caporale di Sanità a Fiorenzuola d'Adda, viene processato davanti al Tribunale di Guerra di Cremona sotto l'imputazione di aver compiuto propaganda disfattista tra i militari leggendo e commentando «L'Azione» e «l'Avanti!» e per il fatto specifico di aver mostrato delle capsule di dinamite dicendo che «se avesse potuto le avrebbe fatte esplodere nel Parlamento quando ci fossero stati i ministri del Re e Cadorna».
Dinanzi ai giudici l'imputato conferma di essere un lettore dei due giornali e di avere in più occasioni difeso il papa dall'accusa di essere favorevole agli imperi centrali; nega però di aver pronunciato le frasi sovversive attribuitegli ed i suoi avvocati sostengono che si tratta di una causa politica nella quale si vuole colpire il prete-soldato che non transige nella difesa della propria fede. Tali tesi difensive vengono accolte dal tribunale che assolve l'imputato con formula piena ordinandone l'immediata scarcerazione.]

Dicembre
viene costituito il "Fascio parlamentare per la difesa nazionale".
che ben presto recluta 158 deputati e 92 senatori dei più vari partiti e gruppi (interventisiti democratici e rivoluzionari, salandrini, nazionalisti); scopo dell'organizzazione è combattere il disfattismo socialista ed il neutralismo giolittiano ed impedire che queste forze possano esercitare una qualche influenza sul governo.

8, LOMBARDIA, in un articolo pubblicato su «La Squilla» di Cremona si denuncia la «la propaganda sabotatrice» compiuta da un sacerdote all'ospedale di Cremona; a questi il giornale imputa, tra l'altro, di aver detto che entro breve gli austriaci sarebbero giunti a Cremona;
sulla base di questa denuncia il procuratore del re invita il prefetto a svolgere indagini e questi accerta che «il sacerdote in parola sarebbe tal Rossi Emanuele, addetto da molti anni quale rettore presso il locale Ospedale Maggiore. Questi, il giorno 26 novembre u.s., avrebbe pronunciato le seguenti frasi alla presenza di parecchie donne ivi ricoverate: "[…] la guerra durerà ancora 15 anni, da qui a un po' di tempo non avremo più grano da mangiare, dovremo morire tutti, e voialtre pure coi vostri bambini e quanto prima avremo il terremoto […], i guai sono venuti per ché non hanno voluto ascoltare il Papa"»;
il prefetto aggiunge poi un elenco delle testimoni che hanno assistito al fatto.
Il sacerdote Emanuele Rossi è stato quindi citato a giudizio per direttissima.
[Al processo, che si terrà il 26 marzo 1918, egli tenterà di smentire o comunque di ridimensionare le accuse rivoltegli ma, nonostante che alcuni testimoni confermino la sua versione, sarà condannato a 3 mesi di reclusione e L. 300 di multa.]

14, MARCHE-UMBRIA, il vescovo di Ancona, mons. Giambattista Ricci, in occasione dell'occupazione di Gerusalemme da parte delle truppe inglesi, pubblica questo manifesto:
«"E qui devoto il gran sepolcro adora e scioglie il voto". Così cantava il grande poeta dell'epopea cristiana quando Goffredo, vincitore del feroce ottomano, entrava trionfante nella città santa […].
E così oggi canta il mondo tutto che con gioia nuova vede in un giorno che tutti i tempi vorranno conoscere, sciolto il voto di secoli. Il sepolcro di Cristo è libero […]. Oggi i vessilli di nazioni cristiane si innalzano lieti e trionfanti sopra le torri e il tempio diletto e venerato da tutte le nazioni civili che un giogo antico e indegno teneva oppresso. Che l'inno della riconoscenza nostra si volga a quella nazione che con liberalità e nobiltà d'intenti compiva l'impresa: si volga ai soldati nostri che recarono il valore e il nome d'Italia là dove lo recò un giorno Tancredi […]. E a ringraziare il Signore di questo gran fatto […] noi vi invitiamo ad una funzione solenne che avrà luogo domenica 16 corrente su quel colle che vide tante volte le navi anconetane muovere all'impresa di Terra Santa e con le navi venete vinsero a Lepanto
».
[Da notare che in genere nel corso del conflitto il tema della "crociata" contro il Turco ricorre molto raramente sia nei documenti episcopali che nelle parole dei sacerdoti, quasi che il clero abbia una visione prettamente europea della guerra.]

16, Milano, nell'assemblea dell'Università popolare – in seguito pure in quella tenutasi 1° gennaio 1918 – il medico chirurgo Francesco Ferrari, capitano medico presso l'Ospedale militare S. Carlo, fa delle pubbliche dichiarazioni ritenute "disfattiste".
[Il 7 marzo 1918, imputato del delitto previsto e punito dall'art. 1 del D.L. 4 ottobre 1917 n. 1561 - "decreto Sacchi" sarà condannato dal Tribunale di guerra di Milano a 20 mesi di reclusione e lire 2000 di multa.]

20, nella seduta della Camera l'on. Pirolini, deputato repubblicano di Ravenna e membro del "Fascio parlamentare di difesa nazionale", illustra con un lunghissimo discorso il seguente ordine del giorno da lui presentato:
«La Camera, convinta che l'organizzazione germanofila in Italia è una delle cause degli ultimi avvenimenti militari, domanda una politicia rispondente alla gravità dell'attuale rivoluzione mondiale e agli impegni assunti cogli alleati».
In questa sede il deputato fa esplicito riferimento alla questione de «Il Corriere del Friuli» e coinvolge il conte Dalla Torre nei fatti legati alla sua soppressione.
In particolare accusa il gen. Porro di aver ricevuto il conte Dalla Torre invece di prendere provvedimenti contro l'adunata del 30 giugno. Aggiunge altresì che c'è in aula un collega, l'on. Ciriani che ha rifiutato di difendere i due sacerdoti imputati come ufficiale.
[L'intervento dell'on. Pirolini viene anche diffuso con successo in forma di opuscolo col titolo Un segnale d'allarme contro la "Mano Nera tedesca" in Italia.
In realtà – come dimostreranno anche gli studi futuri – l'ossessione del sabotaggio e del tradimento propria agli interventisti in questo periodo è del tutto infondata.
Se è vero che tra le masse popolari permane un profondo sentimento di ostilità alla guerra, è però indubitabile che la sconfitta di Caporetto e la conseguente invasione del territorio nazionale hanno indotto gran parte degl esponenti riformisti del Psi, F. Turati in testa, ad esprimere in modo aperto la loro solidarietà alla resistenza contro il nemico invasore. Particolarmente significative in questo senso sono le affermazioni di Rigola, F. Turati e C. Treves, come pure non si devono dimenticare le pubbliche prese di posizione di numerose amministrazioni comunali socialiste, sia di grandi che di piccoli centri.
Parallelamente in campo cattolico in conseguenza dell'invasione nemica si può notare un netto spostamento in senso patriottico e numerosi sono gli incitamenti che i vescovi rivolgono al clero e ai fedeli in favore della resistenza e per un maggiore impegno nelle opere di assitenza civile, talora anche coll'adozione di un frasario di stampo prettamente nazionalista.]
23, con una lettera pubblicata su «Il Giornale d'Italia», il conte Dalla Torre, chiamato in causa sia personalmente che come presidente dell' "Unione popolare", smentisce categoricamente le affermazioni fatte alla Camera dall'on. Pirolini.
Ma a confermare le accuse scende in campo l'on. Ciriani, deputato di Spilimbergo e membro della Lega democratico-cristiana.
[Questi, anche a causa del suo acceso interventismo, è duramente polemico colle posizioni dei cattolici "ufficiali" durante la guerra ed appare evidente che proprio da lui l'on. Pirolini ha tratto le informazioni che ha poi comunicato alla Camera.]
In difesa del conte Dalla Torre interviene anche l'avv. Giuseppe Brosadola, dirigente cattolico udinese che ha partecipato al convegno, con una lettera inviata al direttore de «L'Unità Cattolica» – poi ristampata su «L'Osservatore romano» del 27 dicembre 1917 –.
Egli smentisce recisamente che nel corso del convegno siano stati esposti, sia dal conte Dalla Torre che dagli altri intervenuti, concetti men che patriottici; in particolare nega anche che sia stata presa qualche deliberazione circa l'indirizzo de «Il Corriere del Friuli».
Ma l'on. Ciriani fornisce la sua versione dei fatti basandosi sulle infoirmazioni che egli ha potuto raccogliere personalmente in quanto nominato in un primo tempo difensore d'ufficio di don Gabriele Pagani.
Secondo l'on. Ciriani, don Gabriele Pagani, allo scopo di dimostrare i propri sentimenti di "perfetta italianità" – condizione espressamente posta dall'on. Ciriani per difenderlo – aveva steso un memoriale nel quale si addebitava al conte Dalla Torre la responsbailità dell'atteggiamento "disfattista" assunto dal giornale cattolico. Da tale memoriale risultava che nel convegno di Udine il al conte Dalla Torre aveva esposto i disagi e il malcontento delle popolazioni e la loro stanchezza nel sopportare la guerra, aggiungendo che vi era il rischio che la propaganda socialista facesse proseliti anche tra le masse cattoliche a meno che i cattolici non si fossero immediatamente posti sulla stessa linea praticata dai socialisti ufficiali.
Don Gabriele Pagani avrebbe aggiunto inoltre che, nonostante le proprio proteste, era stato imposto al suo giornale un mutamento di indirizzo, coll'abbandono della precedente intonazione interventista, il che lo ha lasciato rattristato e avvilito.

Lo stesso giorno A. Diaz, in seguito ai contatti presi con i vescovi di Treviso, Padova, Verona e Vicenza, invia ai prelati una circolare con la quale li invita a far valere la propria autorità «in pro di un'opera di sana propaganda che […] persuada ogni cittadino alla resistenza tenace e indomabile rendendo così vani gli sforzi e le macchinazioni dei nemici palesi ed occulti della patria nostra».
[In questa prima fase non si hanno però risultati positivi.]

27, con una seconda lettera su «Il Giornale d'Italia», il conte Dalla Torre risponde a questi nuovi e più circostanziati addebiti affemando:
«Che io abbia ricordati i voti del Santo Padre per una pace giusta e durevole e non per un'altra qualsiasi […]; che io possa aver accennato alla propaganda socialista ed anticlericale nelle campagne, indicante i preti ed i cattolici come i provocatori della guerra, ed esortata a combatterla con tutti i mezzi […]; che io abbia ricordato il disagio della popolazione ognor crescente […] per concludere sulla necessità […] di assisterla e di non lasciarla allontanare dalle nostre organizzazioni […]; non mi sembra che possa costituire ragione alcuna di demerito per ogni leale cittadino e onesto uomo di parte.
Ma mi sembra invece, ed è evidentemente assurdo, che io ne abbia voluto dedurre l'opportunità di mutare la nostra costante e coerente condotta per ridurla al seguito di un partito irreducibilmente avversario, modificando persino gli indirizzi della stampa locale; mi sembra assurdo che d'improvviso, senza alcuna ragione […] io abbia contraddetto ai principi, alle direttive, alla condotta, pur testé proclamata patriottica, di tutta la parte cattolica, e al contributo che io stesso vi recai […] prima e dopo il Convegno di Udine […].
Resta, quindi, quanto già asserii: nessun rapporto può intercorrere tra i fatti che decisero la soppressione del "Corriere del Friuli" e l'opera mia e la mia parola al Convegno di Udine
».
Le pur parziali ammissioni del conte Dalla Torre provocano ulteriori reazioni polemiche dell'on. Ciriani e di altri esponenti interventisti, mentre i cattolici "ufficiali" e la loro stampa si stringono attorno al conte Dalla Torre.
Unica eccezione in campo cattolico è costituita dal prof. Castelli, direttore del periodico cattolico-nazionalista «Patria!» di Milano il quale invia una violenta lettera a Giuseppe Toniolo.
Il prof. Castelli, nel documentoo in seguito comunicato alla stampa, dice tra l'altro:
«Il contegno dell' "Unione popolare" nei riguardi della guerra e della pace ha già dato frutti amari per la Patria e per la Chiesa […]. Ma la persistenza, pure dopo Caporetto, nella inopportuna linea di condotta che, per strappare proseliti al socialismo, fa a gara con gli elementi più ferocemente anticristiani per precipitare la Patria verso l'anarchia sovietista, tende a trasformare l'associazione in una associazione a delinquere».
30, l'avv. Mario Porilli, milanese, denuncia il conte Dalla Torre alla procura del re di Roma per sabotaggio della guerra e tradimento.
Il procedimento, trasmesso per competenza al Comando supremo, si concluderà in istruttoria con una sentenza di non luogo a procedere.
[Poiché la vicenda rimarrà non chiarita e anche il conte Dalla Torre si rifiuterà di riaffrontarla pubblicamente, ancora per vari mesi del 1918 si manterrà vivo il dibattito sull'atteggiamento dei cattolici di fronte alla guerra.
Molto più tardi, nelle sue Memorie, il conte Dalla Torre chiarirà alcuni particolari della vicenda e in particolare che al convegno di Udine il tema della guerra è stato effettivamente al centro della riunione e che, direttamente o indirettamente si è prospettata un'ipotesi secondo la quale, di fronte alla stanchezza e alla insofferenza delle popolazioni e delle truppe è giunto il momento per i cattolici di lavorare per il conseguimento di una pace, sia pure onorevole; il tutto in opposizione a questa «guerra senza quartiere annunziata dai più fanatici» anche in campo cattolico.

VENETO, l'azione dei tribunali ordinari e di quelli militari a causa della vicinanza col teatro delle operazioni belliche, è molto intensa.
Dalla documentazione del ministero di Grazia e Giustizia risultano, a carico di sacerdoti, 16 provvedimenti adottati nel 1916 e 14 nel 1917.
La misura più frequentemente usata dalle autorità è quella dell'internamento per «ragioni di polizia militare» che ha colpito una ventina circa di sacerdoti; talora però i comandi militari hanno preferito agire di concerto cogli ordinari diocesani: così don Agostino Gertilini, parroco di Fruagno e don Angelo Panas, parroco di Cona, sono stati rimossi dalle loro sedi in seguito ad accordi presi rispettivamente coi vescovi di Udine e Padova nel corso del 1916, segno evidente che in questi casi anche i superiori ecclesiatici condividevano le accuse di antipatriottismo rivolte a quei dacerdoti.
L'impressione è comunque che si sia trattato di procedimenti indiziari, come è dimostrato dal fatto che i 17 processi celebrati in questo periodo si sono conclusi tutti con sentenza assolutoria o per insufficienza di prove o perché il fatto non costituiva reato.

[Luigi Bruti Liberati, Il clero italiano nella Grande guerra, Editori Riuniti 1982.]

MEZZOGIORNO E ISOLE

Napoli, alla testa della giunta comunale viene eletto A. Labriola;
[Essendo deputato, per incompatibilità non può essere eletto sindaco ma il problema viene risolto eleggendolo assessore anziano e non eleggendo un sindaco, sicché la giunta può legalmente funzionare ed egli presiederla.]

Fonti:
- Giuseppe Galasso, Intervista sulla storia di Napoli, a cura di Percy Allum, Laterza 1978.

 





OVEST
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1917
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DOMINION OF CANADA
[Aggiunta alle altre province britanniche nel 1763, include la regione sulle due rive del fiume San Lorenzo grossolanamente delimitate da Anticosti a est e il Lago Nipissing a ovest.
Dal 7 nov 1763 la provincia (ex Canada francese) è stata divisa formalmente in tre distretti: Québec, Trois-Rivières, Montréal.
Nel 1791 la provincia è stata separata in due parti:
Basso Canada (francofoni) e Alto Canada (lealisti).
Nel 1841, con l'Act of Union sono stati nominati due primi ministri ma Canada Est e Canada Ovest continuano ad andare ognuna per la sua strada. Il sistema dura ben 25 anni (1842-67).
Nel 1867, 1° luglio, nasce ufficialmente la confederazione: Dominion of Canada.]
Governatore generale
Victor C.W. Cavendish
duca di Devonshire
(1916 - 1921)
Primo ministro
Robert L. Borden
(1911 set - dic 1917)
[conservatore]
Robert L. Borden
(1917 dic - 1920)
[unionista]

1917
prima guerra mondiale (1914-18): l'Imperial Munition Board comincia a stabilire una rete di fabbriche da esso direttamente possedute e controllate.
L'economia di guerra canadese si è in parte nazionalizzata.

Il ministro delle Finanze William T. White compie un passo quasi rivoluzionario introducendo la tassazione diretta sui redditi, una misura che presentata come temporanea assumerà in seguito un carattere di permanenza.
Lo stesso anno il governo approva un piano di nazionalizzazione delle ferrovie, dal quale resta esclusa la Canadian Pacific Railway.

Marzo
20, per la prima volta si riunisce a Londra l'Imperial War Cabinet;
le discussioni convincono il primo ministro Robert L. Borden che il Canada deve continuare con decisione a fare la sua parte nella guerra e per ottenere ciò è necessario offrire più uomini per il fronte.
D'altro canto per mantenere sul campo il Corpo d'Armata canadese servono 75.000 uomini all'anno, mentre ve ne sono disponibili solo 28.000 nei campi di addestramento in Gran Bretagna e in patria.
Lo stesso mese si sono arruolati meno di 5.000 uomini e tra questi quasi nessuno ha scelto la fanteria.
Se è chiaramente impossibile aderire alla richiesta di D. Lloyd George di uguagliare il contributo australiano di cinque Div.ni schierate in Francia, sembra però altrettanto difficile mantenere la forza delle attuali quattro Div.ni.
Si impone quindi la necessità della leva obbligatoria.

Aprile
6
, per la prima volta Canada e Stati Uniti si trovano alleati in una causa comune;
14, Robert L. Borden si trova ancora a Londra per partecipare all'Imperial War Cabinet;

Maggio
18
, Robert L. Borden presenta dunque alla Camera dei Comuni la sua nuova politica militare facendo appello al sentimento nazionale dei canadesi: secondo le sue parole, la battaglia che si combatte sul suolo della Francia e del Belgio è quella della libertà e dell'autonomia del Canada, È dunque necessario introdurre la coscrizione obbligatoria per mantenere sul campo quel Corpo d'Armata d'oltreamare che è diventato "una nuova rivelazione del patriottismo canadese".
Ben conscio delle difficoltà che ha di fronte, Robert L. Borden all'indomani del suo discorso alla Camera avvicina Wilfrid Laurier per proporgli un governo di coalizione, sull'esempio di quanto ha realizzato D. Lloyd George in Gran Bretagna.
25, dopo gli incidenti di piazza verificatesi a Montréal, avviene l'incontro tra Robert L. Borden e Wilfrid Laurier. A quest'ultimo viene presentata una proposta che riserverebbe ai liberali metà dei posti del nuovo ministero; Robert L. Borden si dice anche disposto ad abbandonare la carica d primo ministo se questo servisse a mitigare l'opposizone del Québec.
La proposta dei conservatori, allettante sulla carta, è però impossibile da accogliere e Wilfrid Laurier chiede di poterla considerare qualche giorno solo allo scopo di guadagnare tempo. Egli è infatti consapevole che appoggiare la coscrizione obbligatoria significherebbe il suo suicidio politico e che come risultato i nazionalisti di Henri Bourassa soppianterebbero nel Québec il Partito Liberale.

Giugno
6
, con questi argomenti Wilfrid Laurier respinge definitivamente il progetto di un governo di coalizione.
[D'altra parte l'Australia, così più "britannica" del Canada, aveva respinto la stessa misura nel 1916, e nel Dominion non è solo il Quèbec a respingere la leva obbligatoria: specie nell'Ovest, i sindacati dell'industria e gli agricoltori sono decisamente contrari.]
Lo stesso mese viene presentato alla Camera il Military Service Act.

Agosto
alla fine del mese, dopo aspre discussioni durate tutta l'estate, viene approvato il Military Service Act, negli stessi giorni in cui a Montréal avvengono violente dimostrazioni di piazza e attentati dinamitardi;
Wilfrid Laurier sembra però aver perso la presa sul suo partito e al momento del voto molti deputati liberali dell'Ontario, delle province marittime e dell'ovest lo abbandonano per appoggiare il governo, mentre solo pochissimi conservatori del Québec non seguono Robert L. Borden;
ormai diversi leader liberali non seguono più Wilfrid Laurier nella sua opposizione alla coscrizione obbligatoria; tra questi sono particolarmente attivi:
. Arthur Sifton (1858-1921), il primo ministro dell'Alberta;
. Thomas Crerar (1876-1975), un politico del Manitoba,
i quali auspicano un temporaneo accordo con i conservatori al fine di evitare un isolamento dei liberali nel Canada anglofono e di far fronte all'accusa di antipatriottismo.
Alla fine l'idea di un governo di unità nazionale fa breccia tra le fila liberali e molti dei suoi seguaci abbandonano Wilfrid Laurier;

Settembre
i conservatori riformano la legge elettorale introducendo modifiche che sembrano fatte apposta per garantire loro la vittoria;
il principale artefice di questa manovra è il ministro Arthur Meighen (1874-1960), che è stato l'autore del progetto di nazionalizzazione delle ferrovie; egli predispone:
- il Military Voters Act: dà il diritto di voto a tutti i membri delle forze armate, uomini e donne; inoltre è stabilito che gli elettori militari non voteranno per specifici candidati ma semplicemente pro o contro il governo;
- il successivo Wartime Elections Act: estende il suffragio a tutte le madri, mogli, sorelle e figlie dei militari in servizio, togliendolo invece agli obiettori di coscienza e agli immigrati dai paesi nemici stabilitisi in Canada dopo il 1902.
È evidente che le due leggi intendono dare un poderoso vantaggio ai conservatori in vista delle imminenti elezioni.
Una delle più fiere critiche della riforma elettorale è la giornalista Francis Beynon della «Grain Growers Guide» di Winnipeg che si è opposta alla guerra sin dall'inizio e nel 1917 ha dovuto lasciare il giornale proprio a causa del suo pacifismo.
Nella maggioranza il movimento delle donne assume un atteggiamento patriottico, anche perché la guerra sembra favorire un clima propizio alle riforme.

Ottobre
forte di questo successo il leader conservatore Robert L. Borden presenta un nuovo ministero, detto "Union Government", che include 9 ministri ex liberali e indice per il successivo dicembre le elezioni generali allo scopo di ottenere l'avallo del paese alla sua politica;
a questo punto le posizioni si sono definitivamente radicalizzate e la stampa anglofona identifica tout court i liberali e il loro capo Wilfrid Laurier con gli antipatrioti del Québec, bollandoli come traditori e agenti del Kaiser.

Novembre
-

Dicembre
17
, alle elezioni – grazie anche ad alcune tempestive modifiche della legge elettorale – il successo dello "Union Government" è schiacciante, perlomeno in termini di seggi (153 seggi contro gli 82, tutti concentrati, tranne 20, nel solo Québec) e la rappresentanza liberale si riduce al solo Québec.
[Il tradizionale sistema bipartitico canadese esce così' momentaneamente spezzato e, cosa ancor più importante, si propone apertamente e in tutta la sua gravità quella frattura tra il Québec e il resto del paese che così profondamente, anche in futuro, peserà sulla storia del Canada.]

Anche in Canada giungono gli echi della Rivoluzione Russa (1917-18) e ben presto si diffonde negli ambienti governativi l'errata convinzione che sia in atto un piano rivoluzionario di stampo bolscevico tendente a minare lo sforzo bellico.
Negli ambienti conservatori ciò sembra confermato dal fatto che molti dei militanti sindacali più attivi sono immigrati provenienti dall'ex impero zarista e in particolare dall'Ucraina.
In questo clima di "pericolo rosso" alcuni sindacati radicali vengono messi fuori legge e in occasione di numerosi conflitti di lavoro il governo interviene con decreti che proibiscono lo sciopero.


QUÉBEC
Vescovo di Montréal
-

1917
-

Nel Québec gli sforzi per aumentare gli arruolamenti hanno sortito circa 200 volontari per una forza che dovrebbe essere di 50.000.
Passata la "stagione patriottica" dell'agosto 1914 la tradizionale frattura tra Canada inglese e francese è riemersa e si è anzi ulteriormente approfondita.
Per una larga parte dell'opinione pubblica quebecchese i veri boches ("crucchi") da combattere si trovano nell'Ontario e nel Manitoba, dove sono conculcati i diritti della minoranza francofona.
Se la questione delle scuole del Manitoba risale alla fine dell'Ottocento la ferita inferta alla cultura francese dal governo dell'Ontario è invece recente.
[Si tratta del famigerato Regolamento 17, approvato nel 1912

 


 

 

ONTARIO
-
-

1917
È la 5ª provincia a riconoscere il suffragio femminile.

 


NEW BRUNSWICK
-
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1917
-

NOVA SCOTIA
-
-

1917
-

MANITOBA [dal 1870]
-
-

1917
-


NORTHWEST (territori) [dal 1870]
-
-

1917
-


BRITISH COLUMBIA [dal 1858]
[nel 1866 ha incorporato l'Isola di Vancouver e dal 1871 fa parte della confederazione.]
Primo ministro della provincia
-

1917
È la 4ª provincia a riconoscere il suffragio femminile.

 

ISOLA DEL PRINCIPE EDOARDO
[Dal 1873 fa parte della confederazione.]
Primo ministro della provincia
-

1917
-

 

TERRITORIO DELLO YUKON [creato nel 1898]
Governatore
-

1917
-

 

ALBERTA [creata nel 1905]
Primo ministro della provincia
-

1917
È la 2ª provincia a riconoscere il suffragio femminile.

 

SASKATCHEWAN [creata nel 1905]
Primo ministro della provincia
-

1917
È la 3ª provincia a riconoscere il suffragio femminile.

 

 

TERRANOVA
Primo Ministro
Edward P. Morris
barone Morris
(1909 - 1917)
Edward P. Morris
barone Morris
(1917)

1917
-

 


UNIONE degli STATI UNITI d'AMERICA
Presidente degli Stati Uniti
Th.W. Wilson [28°]
(1913 4 mar - 4 mar 1921)
[Pd]
Vicepresidente
-
Segretario di Stato
[Ministro degli Esteri]
-
Ministro del Tesoro
-
Ministro della Guerra
-
Presidente della Corte Suprema
E.D. White Jr
(1910 19 dic - 19 mag 1921)

1917
Gennaio
-

22, il discorso sulla "pace senza vittoria" del presidente Th.W. Wilson – uno dei suoi tentativi per convincere i belligeranti a una pace negoziata – viene accolto a Londra con aperta disapprovazione.
[In un momento in cui l'intervento americano sembra dunque ben difficile da realizzarsi, sono la decisione tedesca di condurre una guerra sottomarina illimitata e i successivi affondamenti di navi americane a fare precipitare la situazione portando Th.W. Wilson a raccomandare al Congresso una dichiarazione di guerra contro la Germania.]
31, l'ambasciatore tedesco a Washington, conte Bernstorff, informa il ministero degli Esteri statunitense che dal giorno seguente i sommergibili tedeschi affonderanno a vista tutte le navi, nemiche o neutrali, che trasportano passeggeri o merci, armate o meno, entro una determinata zona attorno a Inghilterra e Irlanda e nel Mediterraneo. Sarà consentito a un piroscafo americano alla settimana di salpare in ognuna delle direzioni passando per la zona di guerra a condizione che non trasporti merce di contrabbando, sia visibilmente dipinto a strisce bianche e rosse e batta una speciale bandiera a scacchi oltre a quella a stelle e strisce.
Th.W. Wilson rompe immediatamente le relazioni diplomatiche con la Germania.

Febbraio
3
, Th.W. Wilson dichiara al Congresso che solo «effettivi atti di guerra aperta» lo convinceranno che la Germania intende realmente mettere in atto la sua minaccia.
[Nel corso delle settimane successive tenterà una quantità di espedienti diplomatici per costringere i tedeschi a riesaminare la situazione.]
In un primo momento si rifiuta di accettare il consiglio del suo gabinetto di richiedere l'autorizzazione del Congresso per armare le navi mercantili americane.
Nell'ultima settimana del mese, quando avanza tale richiesta, essa viene bloccata in senato da ostruzionisti contrari alla guerra guidati da Robert M. La Follette del WISCONSIN e da George Norris del NEBRASKA.
Deluso nella sua speranza di dimostrare un'unità nazionale che potrebbe indurre i tedeschi ad agire con maggior cautela, egli denuncia con collera gli ostruzionisti come un "gruppetto di uomini testardi" che hanno "reso gli … Stati Uniti inermi e disprezzabili". Poi arma le navi senza l'approvazione del Congresso basandosi sui poteri concessi al presidente da una legge quasi dimenticata del 1797.
26, Washington, arriva la notizia, che molti considerano l' "atto di guerra aperta" che il presidente sta aspettando: il siluramento del Laconia, il transatlantico della Cunard, in cui perdono la vita 12 persone, comprese due donne americane;

Marzo
, il governo rende pubblico il "telegramma Zimmermann".
[Indirizzato all'ambasciatore tedesco a Washington, conte Bernstorff, dal ministro degli Esteri tedesco Arthur Zimmermann per ulteriore trasmissione al rappresentante tedesco in Messico, il telegramma è stato intercettato e decodificato dal servizio segreto della marina inglese e quindi trasmesso agli Stati Uniti. Esso dichiara che in caso di guerra tra ggli Stati Uniti e la Germania, il rappresentante tedesco dovrà proporre un'alleanza tedesco-messicana, a cui in seguito il Messico dovrà cercare di far aderire il Giappone.
L'esca fatta balenare davanti al Messico è quella della restituzione dei "territori perduti" nel TEXAS, nel NEW MEXICO e nell'ARIZONA.]
A questo punto l'opinione pubblica americana si orienta decisamente a favore della guerra.

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8-15 (23 febbraio-2 marzo secondo il vecchio calendario, ecco perché rivoluzione di febbraio): rivoluzione in Russia;
[L'insurrezione della popolazione e della guarnigione di Pietrogrado porta al rovesciamento dello zarismo e alla creazione di un governo provvisorio.]

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12, una nave mercantile americana non armata viene silurata senza preavviso nell'Atlantico;
18, i sommergibili tedeschi affondano altri tre mercantili americani non armati causando la morte di 15 persone;
per Th.W. Wilson è la classica goccia che fa traboccare il vaso; benché ancora riluttante ad entrare in guerra egli si rende conto che bisogna reagire in modo esplicito agli attacchi tedeschi contro le vite e le proprietà americane e che, come belligeranti, gli Stati Uniti avrebbero più voce in capitolo al moemento della pace;

Aprile
2
, il presidente Th.W. Wilson chiede al Congresso di dichiarare guerra alla Germania; elenca le violazioni commesse dai tedeschi ai diritti americani di neutralità, ma sottolinea l'esigenza di considerare il conflitto come qualcosa di più di una lotta in difesa dell'interesse puro e semplice degli Stati Uniti: deve essere una crociata per la giustizia. Il suo scopo non sarà semplicemente quello di sconfiggere la Germania, ma di creare un nuovo ordine mondiale.
«Il mondo – dichiara Th.W. Wilsondeve offrire sicurezza alla democrazia». Gli Stati Uniti combatteranno per «una sovranità universale della giustizia eserctitata da parte di un'unione di popoli liberi tale da portare pace e sicurezza a tutte le nazioni».
4, il senato approva una dichiarazione formale di guerra con 82 voti a favore e 6 contrari;
6, venerdì santo, la Camera dei rappresentanti fa altrettanto con 373 voti a favore e 50 contrari;
in risposta alla guerra sottomarina scatenata dai tedeschi, il Congresso degli Stati Uniti dichiara guerra alla Germania;
[vedi I guerra Mondiale]
Per la prima volta Canada e Stati Uniti si trovano alleati in una causa comune.

Praticamente nessuno però negli Stati Uniti si rende conto della gravità della posizione degli Alleati.
Tutti credono che gli Alleati stiano vincendo ed invece…

Lo stesso mese le perdite navali alleate ammontano a 900.000 tonnellate e la Gran Bretagna ha scorte di cibo soltanto per sei settimane. Ma gli Stati Uniti possono fare ben poco per offrire aiuti immediati.
La marina degli Stati Uniti invia subito alcuni cacciatorpediniere in Irlanda per contribuire al pattugliamento antisommergibile. Inoltre l'amm. Sims e il ministro della Marina Josephus Daniels danno un contributo decisivo a Lloyd George per vincere le resistenze del ministero della Marina britannico ad adottare il "sistema dei convogli".

Finora le donne hanno il diritto di voto solo in 11 stati, tutti del West.
Poco tempo dopo la Camera dei rappresentanti respinge ancora una volta un emendamento che concede uguaglianza di diritti alle donne per quanto riguarda il voto.
Th.W. Wilson, che in precedenti occasioni ha affermato che racarsi a votare è indegno di una signora, sostiene ora il suffragio femminile come «un essenziale elemento psicologico nella condotta della guerra per la democrazia».
Lo stato di NEW YORK è ora il primo stato della costa orientale a concedere il voto alle donne.

proibizionismo di guerra (1917-19): finora metà dei 48 stati che costituiscono l'Unione hanno vietato le bevande alcoliche sulla base di leggi statali o di regolamenti locali.
Adesso il Congresso approva norme che limitano l'impiego di sostanze alimentari per la distillazione di liquori, riducendo la gradazione alcolica della birra, e proibiscono la vendita di bevande alcoliche nelle vicinanze delle basi dell'esercito.

Maggio
18
, nonostante il pregiudizio contro la coscrizione diffuso a tutti i livelli nel paese, il Congresso approva un Selective Service Act che istituisce il servizio militare obbligatorio; contrariamente all'uso invalso durante la guerra di secessione, non si consentono rimpiazzi a pagamento.
[Alla conclusione del conflito, nel novembre 1918, risulteranno arruolati 3,5 milioni di uomini, ma i volontari faranno salire il totale degli uomini sotto le armi a quasi 5 milioni.]
Programmi ambiziosi per la produzione di materiali bellici si sviluppano troppo lentamente per incidere sull'andamento della gerra.
[Esemplare in tal senso è il caso delle unità di artiglieria americane sul fronte occidentale che dovranno fare assegnamento soprattuto su pezzi francesi da 75 mm.
Analogamente buona parte degli aerei sui cui voleranno piloti statunitensi sono di fabbricazione inglese o francese.
La produzione americana di carri armati è irrilevante e un vasto programma di costruzioni navali si rivelerà, alla prova dei fatti, un fallimento alquanto costoso.
L'ingenuità yankee in questa occasione si rivela deleteria.]


Giugno
le prime unità dell'AEF (American Expedition Force), il corpo di spedizione americano al comando del magg. gen. John J. Pershing, approdano in Francia;
[Dovrà tuttavia passare quasi un anno prima che i soldati americani siano abbastanza numerosi da poter essere impiegati in operazioni militari al fronte.]

Nello stesso tempo vengono istituite agenzie federali per regolare ogni branca dell'economia; in particolare, il più importante, il War Industries Board, preposto al coordinamento della produzione industriale;
[Questo ufficio – riorganizzato nel 1918 – sotto la guida del finanziere Bernard M. Baruch, porterà la produzione industriale ad un livello di efficienza assai elevato; distribuisce oculatamente i materiali che scarseggiano, determina la priorità, standardizza i prodotti finiti e ne fissa i prezzi.
La Food Amministration, presieduta da Herbert Hoover, grazie agli ampi poteri sulla produzione, la lavorazione e la distribuzione dei generi alimentari riuscirà ad incrementare la produzione alimentare triplicando le esportazioni verso le nazioni alleate e persuadendo la gente a razionare volontariamente il proprio fabbisogno di cibo.
La Fuel Administration, guidata da Harry A. Garfield, intensifica la produzione di carbone e petrolio, stabilizza i prezzi e, per economizzare, introduce misure di risparmio energetico durante le ore diurne.

Per stimolare il patriottismo e unire la nazione nello sforzo bellico, il governo istituisce il Committee on Public Information: diretta da George Creel, un giornalista che ha fatto esperienza nella stampa scandalistica, quest'agenzia di propaganda incita all'odio contro la Germania e contro chiunque simpatizzi per la sua causa.
Il risultato è un nazionalismo gretto, coercitivo e intollerante, definito nel linguaggio popolare "americanismo al cento per cento".
I cittadini americani di origine tedesca, quantunque nella stragrande maggioranza leali sostenitori dello sforzo bellico, diventano il bersaglio principale dell'odio popolare. L'ostilità nei loro confronti si manifesta con atti di estremismo a volte persino grotteschi:
- chi ha un cognome tedesco è obbligato ad americanizzarlo;
- l'insegnamento della lingua tedesca viene bandito da alcune scuole;
- a Boston viene proibita la musica di Beethoven;
- i crauti compaiono sui menù col nome di "cavoli della libertà".
E non sono soltanto i cittadini di origine tedesca ad essere discriminati.
Pacifisti, radicali, tutti coloro che in un modo o nell'altro non sembrano impegnarsi a fondo nel sostenere lo sforzo bellico subiscono soprusi, vengono messi in ridicolo, sono obbligati a gesti simbolici di conformismo (ad esempio sottoscrivere titoli del prestito per la libertà o baciare la bandiera degl Stati Uniti).

Anzichè tenere a bada questi patrioti fanatici, il "governo Wilson" li incoraggia con l'introduzione dell'Espionage Act in base al quale è reato ostacolare il reclutamento militare o incoraggiare atteggiamenti contrari alla lealtà.
Richiamandosi a tali norme, il ministero delle Poste Albert S. Burleson, vieta la distribuzione di alcuni periodici radicali compreso un numero di «The Masses» che ha pubblicato una vignetta intitolata "Salvare il mondo per il capitalismo".

 

Luglio
vengono introdotti i "convogli" che hanno l'effetto di ridurre drasticamente il numero di navi affondate;

Novembre
un produttore cinematografico viene incriminato in base alle norme dell'Espionage Act per aver girato un film dal titolo The Spirit of '76 che dà risalto alle atrocità compiute dagli inglesi durante la rivoluzione americana e che, secondo l'accusa, mette in discussione "la buona fede della Gran Bretagna, nostra alleata".
Giudicato colpevole in un processo paradossalmente denominato "Stati Uniti contro The Spirit of '76", il produttore viene condannato a una pena pecuniaria di 10.000 dollari e a dieci anni di carcere (poi commutati in tre anni).

Dicembre
il governo federale assume il controllo della rete ferroviaria, che appare sull'orlo del collasso a causa dell'aumento del traffico legato allo stato di guerra; William G. McAdoo, nominato responsabile della Railroad Administration, dirige la rete come un sistema unitario, integrando gli orari, modernizzando gli impianti, standardizzando lo scartamento e subordinando il traffico dei treni passeggeri a quello dei convogli che trasportano materiale bellico.
Infine il National War Labor Board, che ha lo scopo di assicurare un'utilizzazione più razionale della forza lavoro, trova un punto di contatto con i sindacati: in cambio dell'impegno a non scioperare, garantisce la contrattazione collettiva e l'assunzione esclusiva di iscritti ai sindacati, assicurando inoltre miglioramenti salariali e riduzioni dell'orario di lavoro.
Il controllo federale dell'economica non significa l'eclissi delle grandi imprese.
Anzi, in contrasto con la sua politica antitrust, l' "amministrazione Wilson" incoraggia la formazione di grandi gruppi industriali allo scopo di espandere la produzione bellica.
[Comunque gli uomini d'affari non hanno carta bianca nella loro ricerca del massimo profitto.
Sfruttando l'espansione della domanda indotta dalla guerra alcuni affaristi accumuleranno ingenti fortune, ma il sistema di tassazione con aliquote progressive decurterà i redditi più elevati facendo pesare sempre di più sulle classi agiate il carico fiscale.]

Lo stesso mese viene approvato il XVIII emendamento che proibisce la vendita, la fabbricazione e il trasporto di bevande alcoliche.
[Votato dal Congresso, sarà ratificato dai singoli stati entro il gennaio 1919 ed entrerà in vigore nel 1920.]

la IWW (Industrial Workers of the World) organizza grandi scioperi nel New Jersey e nel Massachusetts, per la riduzione della giornata lavorativa;

gli Stati Uniti acquistano dalla Danimarca le isole Virginia;

Lo stesso anno la Corte Suprema annulla un'ordinanza dell'amministrazione di Louisville contenente misure di segregazione relative alla residenza.

 

"Bureau of Investigation":
-



 

 

 


 


 

 

[Maldwyn A. Jones, Storia degli Stati Uniti, Bompiani 1984.]

 




[01] DELAWARE [dal 7 dicembre 1787] - cap. Dover
[Primo stato a ratificare la Costituzione degli Stati Uniti d'America.
Non esistono collegamenti fra chiesa e stato e una grande libertà religiosa si è affermata sin dall'inizio.]
Governatore
-

1917
Gennaio

-

 

[02] PENNSYLVANIA [dal 12 dicembre 1787] - cap. Harrisburg
[Non esistono collegamenti fra chiesa e stato e una grande libertà religiosa si è affermata sin dall'inizio.]
Governatore
-

1917
Gennaio

-

 

[03] NEW JERSEY [dal 18 dicembre 1787] - cap. Trenton
[Non esistono collegamenti fra chiesa e stato e una grande libertà religiosa si è affermata sin dall'inizio.]
Governatore
-

1917
Gennaio

-

 

[04] - [04] GEORGIA [dal 2 gennaio 1788] - cap. Atlanta
[Già ammesso nell'Unione nel 1780 ma ratificato solo il 2 gennaio 1788.
Riammesso al Congresso il 30 marzo 1870.]
Governatore
-
-

1917
Gennaio

-

 




[05] CONNECTICUT [dal 4 gennaio 1788] - cap. Hartford
Governatore
-

1917
Gennaio

-

[06] MASSACHUSETTS [dal 6 febbraio 1788] - cap. Boston
Governatore
-

1917
Gennaio

-



[07] MARYLAND [dal 28 aprile 1788] - cap. Annapolis
Governatore
-

1917
Gennaio

-

 

 

 






[08] - [01] SOUTH CAROLINA [dal 23 maggio 1788] - cap. Columbia
Governatore
-
-

1917
Gennaio

-


[09] NEW HAMPSHIRE [dal21 giugno 1788] - cap. Concord
Governatore
-

1917
Gennaio

-

 





[10] - [08] VIRGINIA [dal 26 giugno 1788]- cap. Richmond
[Riammesso al Congresso il 30 marzo 1870]
Governatore
-
-

1917
Gennaio

-

 





[11] NEW YORK [dal 26 luglio 1788] - cap. Albany
[L'anglicanesimo è la religione di stato in quattro contee.]
Governatore
-

1917
Gennaio

-

 

[12] - [09] NORTH CAROLINA [dal 21 novembre 1789] - cap. Raleigh
[Tratto di terre immediatamente a sud della Virginia, attorno allo stretto di Albemarle.]
Governatore
-
-

1917
Gennaio

-

[13] RHODE ISLAND [dal 29 maggio 1790] - cap. Providence
Governatore
-

1917
Gennaio

-


[14] VERMONT [dal 4 marzo 1791] - cap. Montpelier
Governatore
-

1917
Gennaio

-


[15] KENTUCKY [dal 1° giugno 1792] - cap. Frankfort
Governatore
-
-

1917
Gennaio

-



[16] - [10] TENNESSEE [dal 1° giugno 1796] - cap. Nashville
[Riammesso all'Unione dall'aprile 1866.]
Governatore
-
-

1917
Gennaio

-

 


[17] OHIO [dal 1° marzo 1803] - cap. Columbus
Governatore
-
-

1917
Gennaio

-

[18] - [05] LOUISIANA [dal 30 aprile 1812] - cap. Baton Rouge
- 1819, Trattato Adams-Onís: stabilisce il confine con il MESSICO spagnolo: va dal fiume Sabine, nel TEXAS orientale, fino al 42° parallelo (futuro confine settentrionale della CALIFORNIA) e da quel punto, verso ovest, fino al Pacifico.
Governatore
-
-

1917
Gennaio

-

 


[19] INDIANA [dal 11 dicembre 1816] - cap. Indianapolis
Governatore
-
-

1917
Gennaio

-

[20] - [06] MISSISSIPPI [dal 10 dicembre 1817] cap. Jackson
[Riammesso al Congresso il 30 marzo 1870]
Governatore
-
-

1917
Gennaio

-


[21] ILLINOIS [dal 3 dicembre 1818] - cap. Springfield
-
Governatore
-
-

1917
Gennaio

-



[22] ALABAMA [dal 14 dicembre 1819] - cap. Montgomery
[Dal 18 ottobre 1867 sotto la sovranità degli Stati Uniti.]
Governatore
-

1917
Gennaio

-

 

 




[23] MAINE [dal 15 marzo 1820] - cap. Augusta
-
Governatore
-
-

1917
Gennaio

-

[24] MISSOURI [dal 10 agosto 1821] - cap. Jefferson City
Governatore
-
-

1917
Gennaio

-

[25] - [11] ARKANSAS [dal 15 giugno 1836] - cap. Little Rock
Governatore
-
-

1917
Gennaio

-

 


[26] MICHIGAN [dal 26 gennaio 1837] - cap. Lansing
Governatore
-
-

1917
Gennaio

-


[27] - [03] FLORIDA [dal 3 marzo 1845] - cap. Tallahassee
Tra il 1810 al 1813 gli Stati Uniti hanno inglobato la maggior parte della Florida occidentale, la scia costiera che corre da New Orleans a Mobile, ma una buona parte della colonia, unitamente a tutta la Florida orientale, cioè la penisola, resta ancora sotto il dominio spagnolo.
Nel 1819, con il Trattato Adams-Onís è stata completamente ceduta agli Stati Uniti dalla Spagna.
Nel 1868 è rientrata a far parte dell'Unione.]
Governatore
-
-

1917
Gennaio

-


[28] - [07] TEXAS [dal 29 dicembre 1845] - cap. Austin
Governatore
-
-

1917
Gennaio

-


[29] IOWA [dal 28 dicembre 1846] - cap. Des Moines
Governatore
-
-

1917
Gennaio

-

[30] WISCONSIN [dal 29 maggio 1848] - cap. Madison
Governatore
-
-

1917
Gennaio

-

[31] CALIFORNIA [dal 9 settembre 1850] - cap. Sacramento
Governatore
-

1917
Gennaio

-

 

 


[32] MINNESOTA [dall'11 maggio 1858] cap. Saint Paul
Governatore
-
-

1917
Gennaio

-

 

 


[33] OREGON [dal 14 febbraio 1859] - cap. Salem
- 1845, alla fine dell'anno i 5000 coloni americani dell'Oregon organizzano un governo provvisorio e chiedono la fine del regime di occupazione comune e l'esclusiva giurisdizione americana.
- 1848, diventa territorio autonomo.
Governatore
-
-

1917
Gennaio

-

[34] KANSAS [dal 28 gennaio 1861] - cap. Topeka
Governatore
-
-

1917
Gennaio
-

 

 


[35] WEST VIRGINIA [dal 19 giugno 1863] - cap. Charleston
Governatore
-
-

1917
Gennaio

-

 

 


[36] NEVADA [dal 31 ottobre 1864] - cap. Carson City
[Il 2 marzo 1861 il suo territorio era stato separato da quello dell'UTAH.]
Governatore
-

1917
Gennaio

-

 


[37] NEBRASKA [dal 1° marzo 1867] - cap. Lincoln
Governatore
-
-

1917
Gennaio

-

[38] COLORADO [dal 1° agosto 1876] - cap. Denver
[Territorio autonomo dal 28 febbraio 1861.]
Governatore
-

1917
Gennaio

-

 


[39] NORTH DAKOTA [dal 2 novembre 1889] - cap. Bismarck
Governatore
-
-

1917
Gennaio

-

[40] SOUTH DAKOTA [dal 2 novembre 1889] - cap. Pierre
Governatore
-
-

1917
Gennaio

-

[41] MONTANA [dall'8 novembre 1889] - cap. Helena
[cap.li: fino al 1865 Bannack, fino al 1875 Virginia City.]
Governatore
-
-

1917
Gennaio

-

[42] WASHINGTON [dall'11 novembre 1889] - cap. Olympia
Governatore
-
-

1917
Gennaio

-

[43] IDAHO [dal 3 luglio 1890] - cap. Boise
[Territorio autonomo dal 24 marzo 1863 con cap. Boise.
Inizialmente, fino al 7 dicembre 1864, la capitale era Lexinton.]
Governatore
-
-

1917
Gennaio

-

[44] WYOMING [dal 10 luglio 1890] - cap. Cheyenne
Governatore
-
-

1917
Gennaio

-

[45] UTAH [dal 4 gennaio 1896] - cap. Salt Lake City
[Territoro annesso nel 1850.
Dal 2 marzo 1861 si è staccato il Territorio del NEVADA.]
Governatore
-
-

1917
Gennaio
-

 


[-] Territorio delle HAWAII [dal 7 luglio 1898] - cap. Honolulu
 
Governatore
-
-

1917
Gennaio
-

 


[46] OKLAHOMA [dal 16 novembre 1907] - cap. Oklahoma City
[Territorio autonomo dal 2 maggio 1890.
Con l'annessione di questo nuovo stato gli indiani sono stati espropriati del loro territorio di riserva "permanente". ]
Governatore
-
-

1917
Gennaio
-


[47] NEW MEXICO [dal 6 gennaio 1912] - cap. Santa Fe
[Territorio autonomo dal 1846.]
Governatore
-
-

1917
Gennaio
-

 


[-] Territorio dell'ALASKA [dal 1912] - cap. Juneau
[1867, 9 aprile, il senato ratifica l'atto d'acquisto del territorio dalla Russia per 7,2 Mni di dollari;
18 ottobre [Alaska day], avviene il passaggio di sovranità;
1884, diviene un distretto dell'Oregon;
1898, viene scoperto l'oro: questo fatto provoca una vera e propria invasione di cercatori d'oro; altro oro viene poi scoperto nel vicino Klondike, territorio canadese, e l'Alaska è utilizzata come base di partenza per i cercatori.]
Governatore
-
-

1917
Gennaio
-

 


[48] ARIZONA [dal 14 febbraio 1912] - cap. Phoenix
[Territorio autonomo dal 1863, ma fino al 1886 non ci fu pace con gli Indiani.]
Governatore
-
-

1917
Gennaio
-


a



1917
GRANDI ANTILLE
- Presidente della repubblica
?
(?-?)
[nella costituzione è inserito l' "emendamento Platt" che dà diritto agli Stati Uniti di intervenire negli affari interni del paese e di installarvi proprie basi per usi militari e commerciali: dal 1903 esiste la base militare di Guantánamo]
1917
sotto l'impulso dei capitali nordamericani la capacità produttiva dell'economia cubana si accresce notevolmente, ma lo sviluppo monocolturale della canna da zucchero e del tabacco modifica di poco il basso tenore di vita della popolazione contadina e scoraggia ogni iniziativa in altri settori; di conseguenza l'espansione del capitalismo riduce per l'isola la possibilità di sostenere la schiacciante concorrenza dei colossi economici statunitensi e le rende difficile sottrarsi in qualche maniera al loro controllo finanziario e alla loro preponderanza commerciale, mentre ad ogni livello della vita pubblica si diffonde la corruzione, favorita dall'eccezionale periodo di prosperità (la cosiddetta "danza dei milioni") che accompagna la prima guerra mondiale;
Haiti
-
?
(?-?)
occupazione militare diretta statunitense (1916-39)
1917
-
- Presidente della repubblica
?
(?-?)
1917
dal 1916 truppe americane occupano Santo Domingo imponendovi un regime militare;
- Governatore
?
(?-?)
[colonia britannica dal 1866]
1917
-

1917
Estados Unidos Mexicanos
(Stati Uniti del Messico)
[repubblica federale]
- Capo del governo provvisorio
V. Carranza
(1914 ago - mar 1917)
- Ministro della guerra
A. Obregón
(1914 ago - mar 1917)

1917
Febbraio
5
, costituzione di Querétaro: l'antagonismo città-campagna si risolve a favore dei costituzionalisti allorché V. Carranza promulga la costituzione del Messico;

il presidente degli Stati Uniti Th.W. Wilson, ormai preoccupato per la questione dei sottomarini tedeschi, ritira le truppe del gen. John J. Pershing;

termina l'ingerenza statunitense;


Marzo
eletto presidente, V. Carranza inizia il periodo di "normalizzazione" con metodi non sempre teneri;
tra i promotori della costituzione democratica, A. Obregón si ribella a V. Carranza;


1917
- Capo del governo
-
(formalmente indipendente dal 1847)

1917
-



1917
Honduras
-
?
(? - ?)
1917
totale dipendenza dagli Stati Uniti, interessati a mantenere sotto proprio controllo le ricche piantagioni di banane, unica risorsa economica del paese;
continuano (dal 1911 al 1933) gli interventi delle truppe americane per salvaguardare gli interessi yankee;

1917
- Presidente della repubblica
?
(1903 - ?)
1917
guerra con il Guatemala;
la conclusione di questo conflitto che vede intervenire gli Stati Uniti, con ruolo di mediazione, segna l'ingresso del paese nell'area di influenza della grande potenza americana;
da questo momento si succederanno governi militari: rari, e in genere effimeri, i governi regolarmente eletti;

1917
- Presidente
?
(? - ?)
1917
[rimane in vigore il trattato Bryan-Chamorro con gli Stati Uniti]

1917
- Presidente della repubblica
?
(? - ?)
F. Tinoco Granados
(1917 - 1919)
[dittatore]
1917
dal 1906, con il ritorno del regime liberale, il paese ha conosciuto finora un periodo di relativa stabilità politica;
ma arriva ora, con F. Tinoco Granados, la dittatura;

1917
República de Panamá
(indipendente dal 1903)
- Presidente della repubblica
?
(1903 - ?)
1917
-






1917
- Presidente  
1917
perdurano le controversie con gli Stati Uniti;

1917

- Presidente della repubblica

J.V. Gómez
(1908 - 1935)
[dal 1903 fino al 1938 decine di migliaia di oppositori vengono incarcerati o esiliati.]

1917
prima guerra mondiale (1915-18): neutrale;



1917
República del Ecuador

- Presidente della repubblica

?
(?-?)

1917
si alternano dittature conservatrici (J.J. Flores, G. García Moreno) e di dittature liberali (V. Rocafuerte, E. Alfaro) e da crescenti ingerenze dell'esercito, formato all'origine da elementi venezuelani;



1917

- Presidente della repubblica

Pierola
(1895 - 1919)
[del partito "democratico" ("rivoluzione democratica")]
(Repubblica indipendente dal 1827)
1917
-


1917

- Presidente della repubblica

?
(?-?)

1917
privata di ogni sbocco al mare dopo la guerra del Pacifico, si fa sempre più accentuata la dipendenza economico-politica dall'Inghilterra e poi dagli Stati Uniti, principali importatori di stagno.


1917

- Presidente della repubblica

?
(1891 - ?)

1917
fine della repubblica presidenziale e restaurazione del predomino oligarchico (1891-1925);
opera dal 1912 il Partido obrero proletario (poi comunista) di E. Recabarren;


1917
dal 1816 divise nelle tre colonie:
Guyana Britannica

- Governatore

?
(? - ?)
1901
-
Suriname (olandese)

- Governatore

?
(? - ?)
1901
-
Guyane Française
[già sede di una colonia penitenziaria e poi, dal 1852,
di un bagno penale (fino al 1945)]

- Governatore

?
(? - ?)
1901
-


1917

- Presidente della repubblica

?
(? - ?)

1917
-



1917

- Presidente della repubblica

gen. B. Ferreira
(1904 - ?)
[partito degli azules]

1917
-



1917

- Presidente della repubblica

H. Irigoyen I
(1916 ott - ott 1922)
[Unión civica radical]

1917
-

 




1917
- Presidente della repubblica
-
1917
nella prima guerra mondiale il paese entra a fianco degli Stati Uniti;





1917
CINA
(Repubblica dal 1911)

presidente

Yüan Shih-k'ai
(1912 - ?)

1917
Nanchino, è in corso una guerra civile tra i capi militari, detti anche "signori della guerra";

a

1917
DAE HAN
(Corea)

1917
lo stato coreano ha cessato di esistere come entità autonoma nel 1910 essendo stato annesso dal Giappone;
la dominazione di Tokyo è improntata a uno spietato regime poliziesco;

a





1917
(periodo Taisho: 1912-26)
Giappone



Yoshihito

(? - 1926)
1912-26, imperatore del Giappone;

1917
I Guerra Mondiale (1914-18): dopo aver dichiarato guerra alla Germania, il governo giapponese ha imposto alla Cina "Ventun richieste", pretendendo altre concessioni e anche particolari privilegi per le attività giapponesi in Cina aggravando però il risentimento antigiapponese dei cinesi e l'antagonismo con le potenze occidentali.

Kuomintang
KMT
(Partito nazionale del popolo)

1917
Tokyo, dal 1905 opera la T'ung Meng Hui (Lega dei rivoluzionari) ispirata ai "tre principi del popolo" formulati da Sun Yat-sen:
- indipendenza nazionale
- democrazia parlamentare
- socialismo agrario;

a






1917
[colonia spagnola dal 1900, con capitale Villa Cisneros già protettorato dal 1884.]
-
-
1917
-


1917
Marocco
[dal 1912 è un protettorato della Francia che ha riconosciuto alla Spagna una zona di sua spettanza (Rif, Ifni, Tarfaya) e lasciato sul trono l'ex sultano Mulay 'Abd al-Hafiz]
1917
-

1917
Algeria
[dal 1848 parte integrante del territorio nazionale francese, organizzata in tre dipartimenti d'oltremare;
dal 1880 continua la colonizzazione francese attraverso una forte immigrazione dalla Francia e una sistematico esproprio delle terre appartenenti ai proprietari musulmani; i costanti tentativi di assimilare gli arabi-berberi alla cultura francese finiranno col risveglio nazionale algerino.]
-
?
(?-?)
1917
-

1917
Tunisia
[con il trattato del Bardo del 1881, perfezionato nel 1883 con il trattato della Marsa, la Francia è riuscita a imporvi il suo protettorato.
Il bey conserva formalmente le sue prerogative.]
- Bey  
1917
-


1917
LIBIA
[nome romano riesumato durante il conflitto per indicare le due regioni della Tripolitania e della Cirenaica]
- dal 1913 l'Italia esercita la sua sovranità sulla Libia -

TRIPOLITANIA
(1912-34)
Governatore
Tripoli
gen. Giovanni Ameglio
(1915 lug - ago 1918)
1917
-

CIRENAICA
Muhammad Idris al-Mahdi al-Sanusi

(Giarabub 1890 - Il Cairo 1983)
1917-22, capo della confraternita dei Senussi;
1923-48, è costretto all'esilio;
1948, emiro di Cirenaica;
1950-69, re di Libia(Idris I);

Governatore
Bengasi
gen. Giovanni Ameglio
(1913 ott - ago 1918)
reggente
gen. Moccagatta
(1915 lug - ?)
1917
-


1917
EGITTO
[protettorato britannico dal 1914]
Husayn Kamil  
(?-1917)
figlio del khedivè Isma'il e zio del khedivè 'Abbas Hilmi II;
1914-1917, sultano d'Egitto;
elevato al trono dall'Inghilterra;
1917
in estate muore.
Fu'ad I  
(Il Cairo 1868 - 1936)
figlio del khedivè Isma'il;
1917-1922, sultano d'Egitto;
1917
succede al fratello maggiore Husayn Kamil († 1917);
[Anche se non è anglofobo, non risponderà alle aspettative;
ha studiato in Italia, dove ha vissuto con il padre esiliato, parla un po' d'arabo e non fa alcun tentativo di nascondere la propria mancanza di simpatia nei confronti dell'Egitto e dei suoi problemi.]

1922-1936, re d'Egitto;
- Alto Commissario
sir Reginald Wingate
(1914 - ?)
1917
Non è ancora stata risolta la questione riguardante l'annessione dell'Egitto all'impero britannico e la trasformazione degli egiziani in sudditi britannici.
La dichiarazione di protettorato dice semplicemente che tutti i sudditi egiziani «avranno diritto a ricevere la protezione del governo di Sua Maestà».
Durante la I Guerra Mondiale l'Egitto rimane ufficialmente neutrale, con la Gran Bretagna responsabile della sua difesa, ma agli egiziani viene chiesto un apporto agli sforzi richiesti dalla guerra.
Le truppe egiziane contribuiscono alla difesa del canale di Suez contro il primo e unico attacco turco. Oltre 20.000 egiziani sono impiegati per il trasporto con cammelli e reparti di lavoro in Palestina e Francia, subendo pesanti perdite.
Lo svantaggio di non potere annettere l'Egitto è che la Gran Bretagna non si trova in condizione tale da abolire le Capitolazioni e gli altri impegni internazionali.
[D'altra parte, il fatto che la Gran Bretagna non colonizzi mai l'Egitto, come la Francia ha colonizzato l'Algeria, significa che un'eventuale indipendenza egiziana non sarebbe conseguenza di una lunga e sanguinosa guerra.
Alla fine del conflitto, comunque, l'esistenza di una nazione egiziana diverrà incontestabile.]



[Peter Mansfield, A History of the Middle East, 1991.]

1917
Sudan
[dalla convenzione del 18 gennaio 1899, il paese è stato costituito in "condominio" anglo-egiziano, di fatto in possedimento britannico]
   
1917
-


1917
Mauritania
[protettorato francese su su Trarza dal 1858.]
-
-
1917
-


1917
Guinea-Bissau
[colonia autonoma portoghese dal 1879, i suoi confini (rettilinei e artificiosi di evidente origine coloniale) con l'Africa Occidentale Francese sono stati regolati nel 1896.]
   
1917
-


1917
Africa Occidentale Francese
(AOF – 1895-1958)

[possedimenti retti, dal 1895, da un governatore generale, dipendente dal ministero delle colonie, in forma accentuatamente centralizzata]

- Governatore generale
?
(? -?)
Senegal [sotto controllo francese dal 1817, sottomesso e pacificato dal 1865.] cap. Dakar.
1917
-
Senegal-Niger [ex Territorio del Senegambia-Niger a sua volta ex Sudan francese]
1917
-
Guinea Francese [protettorato francese dal 1889, è sorta la città di Conakry nel 1890; colonia francese dal 1891;
con l'acquisizione dell'isola di Los nel 1904 ha assunto il suo assetto territoriale definitivo;]
1917
-
Costa d'Avorio [colonia francese dal 1893.]
1917
-
Dahomey [annesso dal 1899]
1917
restano libere ancora le regioni settentrionali;

1917
Sierra Leone
[colonia inglese dal 1808.]
- Governatore
?
(?-?)
1917
-

1917
[ex Monrovia, è una repubblica indipendente dal 1847, con una costituzione modellata su quella statunitense ma con il predominio dell'elemento nero-americano su quello autoctono;
nel 1857 al paese si è unita l'ex colonia formatasi a capo delle Palme nel 1833.]
-
-
1917
-


1917
Costa d'Oro
[colonia della corona britannica dal 1874, mentre continua la resistenza degli ashanti dell'interno;
la Aborigines' Rights Protection Society (Società per la protezione dei diritti degli aborigeni), esercita ancora una influenza considerevole nel paese in materia di legislazione terriera e forestale (Forest Lands Bill del 1911).]
- Governatore
-
1917
-


1917
Togo
[protettorato tedesco dal 1884, confermato dalla conferenza di Berlino nel 1885.] cap. Lomé
[dal 1904 la capitale è dotata di un porto e collegata con l'interno da tre linee ferroviarie;
1914, allo scoppio della prima guerra mondiale è stato occupato dai franco britannici;]
- Comandante
?
(?-?)

1917
-

 



1917
comprende i due ex protettorati britannici;
all'unità amministrativa della federazione non corrisponde tuttavia una reale integrazione etnico-culturale del paese;
Nigeria settentrionale [territori haussa, riuniti dal 1900]
-
-
1917
-

Nigeria Meridionale [territori degli Oil Rivers (dal 1849), di Lagos (dal 1861) e Benin (dal 1897), riuniti dal 1906]
-
-
1917
-



1917
Camerun
[protettorato franco-britannico, dopo il primo conflitto mondiale]
Njoya
-
(? - ?) c
1883-1933, re dei bantu;

1917
-

1917
Africa Equatoriale Francese
(1910-1958)
1910, la Francia crea questa nuova unità amministrativa che, pur mantenendo a Brazzaville la sede del governatore generale, è divisa in quattro ripartizioni:
Medio Congo [ex Congo Francese]
-
1917
da novembre 1911 la Francia ha ceduto al Camerun tedesco il corridoio del Sanga (sarà restituito al Medio Congo nel 1919);

Gabon [già assorbito dal Congo Francese nel 1888 e ora separato]
-
1917
-
Ubangi Sciari (Oubangui-Chari) [ex Impero Centrafricano, diventato colonia francese dal 1905]
-
1917
-
Ciad [pur annesso dalla Francia, la resistenza all'interno continuerà fino al 1917]
-
1917
-




1917
Congo Belga
[colonia dello stato belga dal 1908]
(capitale: Lépoldville)
[il territorio dello Zaire, già sede (ancor prima dell'arrivo dei portoghesi) di importanti regni autoctoni quali quello del Congo, di Kuba, Luba, Lunda:
- nel 1880 è stato posto sotto il controllo dell'Associazione internazionale per il Congo, promossa da Leopoldo II re del Belgio;
- 1885-1908, sotto la sovranità (esercitata a titolo personale) di Leopoldo II re del Belgio.]
Governatore
-
1917
-
Katanga [regione sudorientale, annessa militarmente dai belgi nel 1891 sotto l'egida della Compagnie du Katanga istituita da re Leopoldo II.]
1917
dal 1906 il Comité Spécial du Katanga ha finito in pratica col rappresentare gli interessi monopolistici di grandi società private europee e in particolare della Bécéka (ferrovie) e della Union Minière che ha ricevuto una concessione di ben 20.000 kmq per lo sfruttamento del rame (prima colata nel 1911) e un'altra concessione di 14.000 kmq per lo stagno.
Ora la Union Minière apre un'altra grande miniera a Likasi (nella zona dell'attuale Jadotville).



1917
Eritrea
[colonia italiana dal 1° gennaio 1890, con il fiume Mareb come confine con l'Etiopia.]
-
-
1917
-



1917
Impero di Etiopia
Zauditu
(? - ?)
1917-28, imperatrice di Etiopia;
succeduta a Ligg Iyasu;
1917
-



1917
SOMALIA
Muhammad ibn 'Abd Allah o "Mad Mullah" [per gli inglesi] († 1920) capo religioso;
1900, conduce la resistenza somala nel nord;
Somalia Francese [colonia francese dal 1896]
il porto di Gibuti (1888) è collegato per ferrovia alla capitale etiopica Addis Abeba (1897-1917);
[situata in territorio dancalo e non propriamente somalo]
1917
-
Somalia Britannica [protettorato inglese dal 1884]
1917
-
Somalia Meridionale Italiana [protettorato italiano dal 1889, ma sotto la piena responsabilità del governo italiano dal 1905, dopo il riscatto del Benadir]
1917
-

1917
Africa Orientale Britannica
(IBEAImperial British East Africa)
Uganda [protettorato britannico dal 1894]
-
-
1917
formalmente diviso in quattro regni federati, è uno dei possedimenti più prosperi della Gran Bretagna in Africa;
dal 1902 le sono stati uniti amministrativamente entrambi i possedimenti, il litorale keniota (protettorato inglese dal 1895) e l'interno (dipendenza del protettorato dal 1902);

Kenya [nome ufficiale solo dal 1920]
-
-


1917
Africa Orientale Tedesca
(Deutsch-Ost-Afrika)
Ruanda-Urundi
-
-
1917
le incessanti lotte dei baHutu, contro il predominio della minoranza tutsi (watutsi o vatussi) (la stirpe dei sovrani mwami) favoriscono l'instaurazione del dominio coloniale tedesco sul Burundi, che con il contiguo regno del Ruanda viene costituito in territorio del Ruanda-Urundi.
Tanganica [protettorato tedesco già dal 1884/85 e formalmente colonia tedesca dal 1890, dal 1891 il territorio è passato sotto la diretta sovranità della Germania]
-
-
1917
l'efficiente rete di comunicazioni (ferrovie Tanga-Moshi e Dar-es-Salaam-Tabora-Kigoma) permettono alle truppe del generale P. von Lettow-Vorbeck (undici compagnie di ascari) di tenere testa alle forze inglesi (comandate dal generale J. Smuts e appoggiate da contingenti belgi e portoghesi) fino alla fine del primo conflitto mondiale (novembre 1918);

1917
[protettorato (assieme all'isola di Pemba) dal 1890 e colonia dal 1913 della corona britannica.]
-
-
1917
la Gran Bretagna approva un codice sul lavoro coatto per i lavoratori dello Zanzibar durante la guerra.


1917
Africa del Sud-Ovest
[protettorato tedesco dal 1884]
-
1917
-

1917
Angola
- Governatore
?
(? - ?)

1917
pressioni da parte dei piantatori portoghesi dell'Angola e delle compagnie di reclutamento di mandopera locale a basso salario, provocano il rimpatrio dei lavoratori sotto contratto di São Tomé.
I portoghesi continuano a servirsi, nell'Angola e nel Mozambico, del sistema della manodopera a contratto coatto.

Febbraio
21
, settecento soldati africani [di provenienza???] muoiono annegati per l'affondamento di un cargo addetto al trasporto delle truppe. Il cargo affonda nell'Atlantico.


1917
Rhodesia
1917
ribattezzato Rhodesia dal 1895 in onore di Cecil J. Rhodes;
dal 1890 la British South Africa Chartered Co., società fondata da Cecil J. Rhodes, ha ottenuto da re LoBenguella la concessione esclusiva di sfruttamento venticinquennale del territorio del protettorato sui maTabele;
Rhodesia del Nord-Ovest [protettorato dal 1899]
-
-
1917
-

Rhodesia del Sud [protettorato dal 1911]
-
-
1917
-


1917
[l'ex territorio Malawi, protettorato britannico dal 1891, che aveva assunto formalmente il nome British Central Africa
nel 1893, ha assunto questo nuovo nome nel 1907]
-
-
1917
sin dall'inizio del secolo fermenti antibritannici sono già sorti e ora si diffondono a causa dell'indiscriminata diffusione delle piantagioni coloniali a scapito delle colture alimentari per il fabbisogno della popolazione (in costante aumento);
gli inglesi devono far fronte ad una sollevazione popolare guidata dal pastore protestante nero John Chilembwe;
[vedi 1944]


1917
Mozambico
-
-

1917
il Portogallo ha completato già nel 1891 la conquista delle regioni interne ma solo nel 1915 è riuscito a pacificarle;

Settembre
nuova insurrezione barue nell'Africa Orientale Portoghese.
Si registrano numerose rivolte contro portoghesi e tedeschi durante la campagna in Mozambico di von Lettow nell'ambito della prima guerra mondiale.


1917
Madagascar
(Imérina)
[annesso alla Francia dal 1896]
1917
nel processo riguardante i circa trecento arrestati il dicembre scorso e facenti parte della setta segreta V.V.S., otto dei quarantuno incriminati (tra cui il pastore protestante Ravelojaona) sono condannati ai lavori forzatia vita, e altri tredici a pene varianti tra i 15 e i 20 anni di lavori forzati; altri duecento indiziati sono relegati poco dopo nell'isola di Nosy-Lava.
Questa drastica repressione segna in pratica la fine del V.V.S..




1917
Unione Sudafricana
[dominion britannico a struttura federativa dal 1910]
[dal 1912 si è costituito il SANNC (South African Native National Congress), formazione politica nera;
dal 1913 è in vigore il Native Land Act che consente al primo ministro di coinvolgere l'elemento boero nella prima guerra mondiale a fianco dell'Inghilterra;
dal 1914 è stata abolita l'imposta discriminatoria nei confronti degli indiani del Natal; ]
- Primo ministro
L. Botha
(1910 - 1919)
[L. Botha, leader della resistenza boera assieme a J.C. Smuts, entrambi fondatori del Partito afrikaner]

1917
Bunting, uno dei fondatori del Partito comunista sudafricano, sostiene, in Sudafrica, il progetto di legge antiafricano sull'Amministrazione Indigena, osteggiato invece dall'SANNC.
La ISL (Lega Internazionale Socialista) si oppone a questo piano e presenta alla propria tribuna oratori dell'SANNC, anche se non come membri.

I non-europei si rifiutano per la maggior parte di presentarsi volontari per l'esercito segregazionalista di J.C. Smuts.







1917
ARABIA
Husayn ibn 'Ali
(Costantinopoli 1856 ca - Amman 1931)
figlio di 'Ali della dinastia degli Hashemiti;
[Hashimiti: una dinastia di sceriffi della Mecca che regnarono sulla Mecca quasi ininterrottamente dal sec. X al 1924; capostipite fu Hashim ibn 'Abd Manaf, antenato di Maometto.]
1909, subentrato al padre come Šharif (sceriffo) della Mecca, imposta una politica d'indipendenza nei confronti dei sultani ottomani di cui gli Hashemiti sono vassalli;
1917-23, re del Higiaz;
dopo aver proclamato l'indipendenza dell'Arabia dal sultano mentre le sue truppe combattono a fianco degli inglesi nel Vicino Oriente;

1917
Gennaio
poiché Francia e Gran Bretagna non possono accettare il fatto che lo Šarif Husayn sia stato proclamato dai suoi seguaci "Re delle Nazioni Arabe", si giunge a un compromesso: entrambe le potenze lo riconoscono re del Higiaz.
Poiché Husayn ibn 'Ali ha dei sospetti verso le intenzioni delle alleate Francia e Gran Bretagna, nei primi mesi dell'anno sir Mark Sykes viene inviato a Gedda dal Ministero degli Esteri britannico a dissipare i timori. Ma sebbene venga discussa la questione delle truppe francesi in Libano e nelle regioni costiere siriane, con Husayn ibn 'Ali a favore del principio che queste regioni siano arabe quanto l'entroterra, sir Mark Sykes non lo informa di altri aspetti dell'accordo Sykes-Picot.

Nel frattempo, sebbene la rivolta araba sferrata da Husayn ibn 'Ali non ottenga la reazione prevista in Mesopotamia e Siria, ancora sotto stretto controllo turco, contribuisce notevolmente alla guerra in Medio Oriente. Immobilizza circa 30.000 soldati turchi lungo la ferrovia del Higiaz, da Amman a Medina, e impedisce alle forze turco-tedesche in Siria di congiungersi alle guarnigioni turche dello Yemen.
Vi potrebbero essere conseguenze più serie per gli alleati se le forze nemiche si mettessero in contatto con i tedeschi in Africa orientale, e riuscissero a chiudere il Mar Rosso alla navigazione alleata.
Le forze arabe, che perlopiù appartengono a tribù dotate solo di uno sparuto nucleo di truppe regolari, sono al comando dell'emiro Faysal, terzogenito di Husayn ibn 'Ali.
A Faysal manca l'intelligenza sottile del fratello maggiore, l'emiro 'Abd-Allah, ma l'aspetto imponente e la sua austera dignità illudono il col. T.E. Lawrence, uno degli ufficaili britannici inviati in aiuto alla rivolta dall'Ufficio Arabo del Cairo, il quale crede che Faysal possegga doti di comando.


Luglio
le forze dell'emiro Faysal conquistano, con un attacco azzardato, il porto di Aqaba.
Gli arabi stanno dando un enorme contributo alla sconfitta turca.
In Russia i bolscevichi s'impossessano del potere e negli archivi imperiali trovano documenti concernenti l'accordo Sykes-Picot, informandone i turchi.

Novembre
2
, (dichiarazione Balfour) [vedi Siria/Palestina]

Pochi giorni dopo Gamal Pascià non perde tempo a comunicare agli arabi i dettagli dell'accordo Sykes-Picot, a riprova del tradimento verso i popoli musulmani dell'impero ottomano da parte delle potenze cristiane.
Husayn ibn 'Ali chiede subito spiegazione a sir Reginald Wingate (successore di McMahon al Cairo), il quale definisce i documenti di Pietroburgo scambi provvisori tra i governi britannico, francese e russo, piuttosto che un rigido accordo, aggiungendo che il successo della rivolta araba e il ritiro della Russia dalla guerra hanno creato una situazione completamente nuova.
Quest'ultimo punto è vero, ma la sua conseguenza principale è quella di liberare gli alleati dalla promessa di Costantinopoli e dello stretto dei Dardanelli.
Il successo della rivolta araba migliora di poco la posizione di Husayn ibn 'Ali di fronte agli Alleati.
I loro interessi reciproci e singoli rimangono immutati.

Con la loro immensa base egiziana, gli eserciti del gen. E.H.H. Allenby in Palestina e il controllo della Mesopotamia (Baghdad si è arresa nel marzo 1917), la Gran Bretagna è di gran lunga la potenza più forte nella regione.
Precedenza assoluta è garantita alla sicurezza dell'impero britannico sia nel presente che nel futuro.
Ma la Francia è il solo grande alleato nella guerra totale contro la Germania. Ha subito perdite impensabili in Europa – ancor più della Gran Bretagna – ed ora la sua determinazione sta vacillando. La Gran Bretagna non ha intenzione di deludere le mire mediorientali dei suoi alleati per amore degl Hascemiti, enormemente dipendenti da denaro, armi e consulenze militari inglesi.
[Peter Mansfield, A History of the Middle East, 1991.]
'Abd al-'Aziz o ibn Sa'ud
Albero genealogico

(Riyadh 1887-Taif 1953)
discendente della dinastia wahhabita dei Banu Sa'ud;
1891, la dinastia viene scalzata dalla capitale Riyadh a opera dei rivali Banu Rashid del Gebel Shammar;
1902-13, ristabilisce con una serie di campagne l'unità del Neged, intraprendendo dopo il crollo dell'impero ottomano l'unificazione della penisola arabica;
1913-26, sultano del Nagd e delle sue colonie;
[riconosciuto dalla Gran Bretagna]
1914-18, prima guerra mondiale: pur avendo stipulato un accordo di alleanza con la Gran Bretagna (1915), si mantiene neutrale dedicandosi al consolidamento interno dello stato, da lui organizzato sulla base di colonie agricolo-militari di contadini soldati legati al sovrano da un patto ("fratelli fedeli");

1917
-


1917
 

1917
prima guerra mondiale (1915-18):

Marzo
in primavera l'offensiva inglese contro la Turchia in Siria/Palestina non procede per il meglio;

Aprile

il corpo di spedizione del gen. Murray viene duramente respinto a Gaza e bloccato per tre mesi.

Giugno
alla fine del mese il gen. Murray viene quindi sostituito dal gen. E.H.H. Allenby [il Toro], brillante ed energico comandante che trasferisce immeddiatamente il quartier generale dal Cairo in Palestina, risollevando rapidamente il morale;

Ottobre
alla fine del mese il gen. E.H.H. Allenby [il Toro] sferra la sua offensiva e si dirige verso Gerusalemme;

Novembre
2
, "dichiarazione Balfour" viene pubblicata una lettera del Ministro degli Esteri britannico, A. Balfour, a un eminente ebreo sionista britannico, lord Rotschild:
«Il governo di Sua Maestà vede con favore la creazione in Palestina di una National Home "Patria Nazionale" per il popolo ebraico, e farà ogni tentativo in suo potere al fine di facilitare il raggiungimento di tale obiettivo, fermo restando il fatto che nulla dovrà essere fatto che possa arrecare pregiudizio ai diritti civili e religiosi delle comunità non ebraiche esistenti in Palestina, o ai diritti e allo statuto politico di cui godono gli ebrei in altre nazioni
[Tale documento, apparentemente non sensazionale, getta i semi di un conflitto che si protrarrà fin alla fine del secolo XX, e che quasi certamente non verrà risolto prima di un altro secolo!]

_______________________

In seguito al fallimento dell'ultimo tentativo di ripristinare l'indipendenza ebraica in Palestina nel 134 d.C., gli ebrei si dispersero in tutto il mondo. Solo poche migliaia di ebrei religiosi rimasero a Gerusalemme, e alcune piccole comunità in altre parti della Terrasanta.
Gli ebrei del resto del mondo vissero alterne condizioni di persecuzione e prosperità, discriminazione e tolleranza, ma a partire dal XVIII secolo beneficiarono dell'espansionismo economico dell'Europa occidentale e del movimento di tolleranza religiosa.
Nel XIX secolo pare che il liberalismo e l'assimilazione guadagnino sempre più campo in Europa occidentale, e in particolar modo in Russia e nella Poolonia russa, dove la concentrazione di ebrei è maggiore.
Proprio nel momento in cui i movimenti antisemiti, influenzati dall'ispirazione nazionalistica del XIX secolo iniziarono a sottolineare l'importanza della razza piuttosto che della religione, gli stessi ebrei, influenzati dall'ambiente che li circondava e dalle pressioni persecutorie, incominciaono a pensare in termindi di un nuovo nazionalismo ebraico.
Ci vollero tuttavia quasi duemila anni per sviluppare l'idea di un ritorno di massa dei dodici milioni di ebrei in Palestina, e per ricreare uno stato ebraico: la preghiera ebraica «L'anno prossimo a Gerusalemme» esprimeva un ideale spirituale e messianico, piuttosto che uno slogan politico.
Nella seconda metà del XIX secolo vi fu un continuo afflusso di ebrei, provenieni dall'Europa orientale, che andarono a stabilirsi in Palestina. Sostenuti dalla filantropia ebraica, vi si recavano innanzitutto per fondare colonie e lavorare la terra. Erano i pionieri del "sionismo pratico". Erano in numero decisamente inferiore a coloro che emigrarono in Europa occidentale e negli Stati Uniti, ma in Palestina vi sono ora (1914) circa 80.000 ebrei (comprese le comunità indigene) contro circa 650.000 arabi.
Il "sionismo politico", l'idea di trasformare la Palestina in uno stato nazionale ebraico, fu fondato da Th. Herzl, eminente giornalista politico austriaco, il quale nel 1896 ha pubblicato il libro Der Judenstaat (Lo Stato ebraico: tentativo di una soluzione moderna alla questione ebraica) nel quale dichiara che la questione ebraica non è né sociale né religiosa, bensì nazionale. [vedi Sionismo]

[Peter Mansfield, A History of the Middle East, 1991.] _______________________

Persino la cauta terminologia (National Home) usata nella "dichiarazione Balfour" aumenta grandemente le preoccupazioni di Husayn ibn 'Ali sulle intenzioni alleate.
Questa volta il comandante D.G. Hogarth, capo dell'Ufficio Arabo, viene inviato a Gedda.
Questi insiste sugli aspetti favorevoli di un ritorno degli ebrei in Palestina, ma Husayn ibn 'Ali mostra già evidenti segni di preoccupazione, temendo che la "dichiarazione Balfour" possa precedere la fondazione di uno stato ebraico indipendente in Palestina.
D.G. Hogarth riferisce: «il Re non accetterebbe uno stato ebraico indipendente in Palestina, né ho ricevuto istruzione di avvisarlo che tale stato è contemplato».
Husayn ibn 'Ali accetta le garanzie e finisce per mostrarsi entusiasta dei vantaggi che l'immigrazione ebraica apporterà alle nazioni arabe.


Dicembre
9
, il gen. E.H.H. Allenby conquista Gerusalemme ma viene fermato dal rigido inverno e dal rafforzamento delle forze turco-tedesche, guidate dal gen. Liman von Sanders che beneficiano del ritiro della Russia dalla guerra.




1917
Iraq
[da maggio 1916 (accordo Sykes-Picot), la Gran Bretagna si è aggiudicata nominalmente l'Iraq]
 
1917
Marzo
con un'offensiva la Gran Bretagna prende Baghdad;

Kurdistan (iracheno)
1917
-



1917
Persia
 
dal 1907 Gran Bretagna e Russia hanno firmato un accordo che divide la il territorio persiano in due zone d'influenza: la parte sudorientale riservata alla Gran Bretagna e la parte settentrionale riservata alla Russia, lasciando al governo persiano solo limitati poteri nella parte centrale del paese;
proprio in questa zona vengono scoperti ingenti giacimenti petroliferi, per sfruttare i quali viene costituita la Anglo-Persian Oil Company che ha iniziato la propria attività su scala industriale negli anni immediatamente precedenti la prima guerra mondiale;
dal 1908 è stata abrogata a la costituzione;
Ahmad Mirza
 (? - ?)
figlio di Muhammad 'Ali, della dinastia Qagiar;
1909-?, scià di Persia;
salito al trono undicenne sotto la reggenza di Našir al-Mulk;
1912, il reggente Našir al-Mulk attua un colpo di stato;
- Primo ministro
Našir al-Mulk
(? - ?)
1917
prima guerra mondiale (1915-18): ufficialmente la Persia rimane neutrale anche se non può sottrarsi alle pesanti interferenze di Turchia, Germania, Gran Bretagna e Russia;

 



Angleton, James Jesus (Idaho 1917-?) militare americano;
[Figlio di Hugh, e della messicana Carmen Mercedes Moreno.
Il padre è un ricco imprenditore (e futuro ten.col. dell'OSS) che ha fatto fortuna grazie a una serie di transazioni petrolifere d'assalto in Messico.]



Barile, Paolo (Bologna 1917-Firenze 2000) giurista italiano
La costituzione come norma giuridica (1951)
Il soggetto privato nella costituzione italiana (1953)
Diritti dell'uomo e libertà fondamentali (1984)
Istituzioni di diritto pubblico (1987).

Biasini, Oddo (Cesena 1917) politico italiano;
1968, deputato del PRI;
1976-79, segretario del partito;
1980, ministro dei beni culturali senza portafoglio nel governo Cossiga (aprile-settembre) e Forlani (ottobre-giugno 1981);
1983-87, vicepresidente della Camera.

Castagnoli, Ferdinando (1917-88) archeologo italiano
Archeologia sul campo: topografia (risultati delle campagne di censimento sistematico del territorio italiano pubblicati in «Forma Italiae»)
Ippodamo di Mileto e l'urbanistica a pianta ortogonale (1956)
Topografia urbanistica di Roma antica (1969)
La via Appia (1971)
Roma antica. Profilo urbanistico (1978).

De Rosa, Gabriele (Castellammare di Stabia, Napoli 1917-?) storico italiano;
ha insegnato Storia contemporanea all'Università di Padova, poi Storia medievale e moderna all'Università di Salerno (di cui è stato Rettore) e infine Storia contemporanea all'Università "La Sapienza" di Roma;
Giolitti e il fascismo (1958)
Storia del movimento cattolico in Italia (1966)
Luigi Sturzo (1977)
Chiesa e religione popolare nel Mezzogiorno (1978)
Vescovi, popolo e magia nel Sud (1983)
1987, senatore;
Tempo religioso e tempo storico (1987)
Il movimento cattolico in Italia. Dalla Restaurazione all'età giolittiana (1988)
Il Partito Popolare in Italia (1988)
Storie di santi (1990)
Vita religiosa e cultura in Lombardia e nel Veneto nell'età napoleonica (1990, con F. Agostini)
Luigi Sturzo e la democrazia europea (1990)
Una banca cattolica fra cooperazione e capitalismo. La Banca Cattolica del Veneto (1991)
Storia della Banca Popolare Vicentina (1996) .

Duroselle, Jean-Baptiste (Parigi 1917) storico francese, direttore dal 1967 della «Revue d'histoire moderne et contemporaine», premio Balzan nel 1982
Storia diplomatica dal 1919 al 19? (1953)
Da Wilson a Roosevelt (1961)
Introduzione alla storia delle relazioni internazionali (1964, con P. Renouvin, testo fondamentale in questo campo)
La Francia e i francesi, 1900-1914 (1970-72, in 2 voll.)
La decadenza (1979)
Clemenceau (1988)
Storia dell'Europa (1990).

Duverger, Maurice (Angoulêmem Charente (1917) sociologo e politologo francese, collaboratore di «Le Monde» e del settimanale «Le Nouvel Observateur», eletto al parlamento europeo nelle file del PCI italiano e rieletto nel 1994 (PDS)
Le costituzioni della Francia (1944)
I regimi politici (1948)
I partiti politici (1951)
Istituzioni politiche e diritto costituzionale (1955)
Metodi della scienza politica (1959)
Introduzione alla politica (1964)
Sociologia della politica (1973)
La monarchia repubblicana (1974)
Scacco al re (1978)
L'Europa degli uomini (1993).

Easton, David (Toronto 1917) politologo e sociologo canadese
Il sistema politico (1963)
Una struttura per l'analisi politica (1965)
L'analisi sistemica della politica (1965)
I bambini nel sistema politico (1969).

Gandhi, Indira (Allahabad, Uttar Pradesh 1917-New Delhi 1984, assassinata) donna politica indiana, figlia unica di J. Nehru, educata in Europa;
[Madre di Rajiv (1944-91).]

Hobsbawm, Eric John Ernest o Francis Newton (Alessandria d'Egitto 1917) storico inglese, marxista convinto e rigoroso, di origine ebraico-polacca, lasciò Berlino nel 1932 per l'Inghilterra; laureatosi a Cambridge, partecipò alla seconda guerra mondiale nelle file britanniche
1947, inizia la sua attività di ricerca
The Jazz Scene (1959, pubb. con pseud.)
Le rivoluzioni borghesi 1789-1848 (1962)
Studi di storia del movimento operaio (1964)
I banditi (1969)
I ribelli (1974)
Il trionfo della borghesia 1848-1875 (1975)
I rivoluzionari (1975)
L'invenzione della tradizione (1983)
Lavoro, cultura e mentalità nella società industriale (1984)
L'età degli imperi (1987)
Il secolo breve 1914-1991 (1995).

Kennedy, John Fitzgerald (Brookline, Massachusetts 29 maggio 1917-Dallas, Texas 22 novembre 1963, assassinato) Albero genealogico
politico statunitense, il più giovane presidente degli Stati Uniti(1961-63), e il primo di religione cattolica.

Kipp, Abraham (L'Aia 2 giugno 1917 - Buenos Aires 6 luglio 1995) ufficiale di polizia e criminale di guerra olandese;
1935, entra a far parte del NSB . lavorando successivamente per la polizia a Ede, Velsen e Leiden;
1940, dopo la conquista dei Paesi Bassi da parte dei tedeschi si unisce anche alle Waffen-SS e inizia anche a lavorare per il Sicherheitsdienst;
dopo la guerra sfugge alla sua cattura fuggendo in Argentina dove trova lavoro con il suo vero nome all'Istituto argentino di promozione industriale;
1949, viene condannato a morte in contumacia per aver arrestato e maltrattato ebrei e membri della resistenza;
in seguito la sentenza sarà convertita in ergastolo;
1988, viene scoperto in Argentina che però si rifiuta di estradarlo in Olanda;
2009, giugno, il giornalista Arnold Karskens annuncia che egli è già morto nel 1995 ed è stato sepolto nel cimitero tedesco di Buenos Aires.

Lynch, John detto Jack (Cork 1917-Dublino 1999) politico irlandese.

Magi Braschi, Adriano Giulio (Genova 23 set 1917 - Bracciano 22 mag 1995) militare italiano.

Marcos, Ferdinand (Sarrat, Luzon 1917-Honolulu, Hawaii 1989) politico filippino, partecipò alla lotta contro i giapponesi durante la seconda guerra mondiale
1949-59, deputato e poi senatore, aderisce dapprima al Partito liberale, poi a quello nazionalista
1964, assume la presidenza del Partito nazionalista
1965, esce vittorioso alle elezioni presidenziali contro il liberale D. Macapagal e in seguito viene più volte riconfermato capo dello stato; fortemente anticomunista dà al suo regime una coloritura autoritaria e illiberale
1972, proclama la legge marziale (per reprimere le attività di guerriglia dell'estrema sinistra)
1973, gennaio, promulga una nuova costituzione che, sotto la veste di un mutamento da repubblica presidenziale a quella parlamentare, rafforza in realtà il suo potere conferendogli anche la carica di capo del governo
1976, ottobre, un referendum autorizza emendamenti alla costituzione estendendo ulteriormente i poteri presidenziali
1977, dicembre, in un altro referendum questi poteri vengono riconfermati
1981, è riconfermato nella carica
1983, dopo l'assassinio dell'oppositore Benigno Aquino, si aliena le forze moderate
1986, viene destituito sia lui che la moglie Imelda e ambedue sono costretti a fuggire in esilio dorato alle isole Hawaii
1989, a causa di una crisi polmonare viene ricoverato nell'ospedale hawaiiano di Honolulu mentre la moglie è indagata per frode fiscale.

Nakasone, Yasuhiro (Takasaki 1917) politico giapponese, ufficiale di marina durante la seconda guerra mondiale
1947, deputato del Partito liberal-democratico (PLD)
1977, ne diventa presidente
1982, più volte ministro, diventa primo ministro
1983, dopo la sconfitta elettorale del PLD riesce a mantenere la carica di primo ministro formando un governo di coalizione
1986, artefice della grande ripresa economica del Paese e del suo rilancio anche come potenza militare, porta il PLD alla vittoria elettorale
1987, costituisce un nuovo governo monocolore, ma in seguito alla sconfitta del suo partito alle amministrative, dà le dimissioni designando come successore N. Takeshita
1989, travolto da uno scandalo abbandona ogni incarico di partito
1990, scampa ad un attentato ordito dall'estrema destra.

Park Chung Hee (Sosangun, Kyongsang 1917-Seoul 1979) militare e politico sudcoreano, servì l'esercito giapponese durante la seconda guerra mondiale
1947, capitano della polizia coreana
1953, comandante di brigata
1961, maggio, dirige il colpo di stato militare che lo porta al potere
1963, ottobre, presidente della repubblica, viene poi più volte riconfermato
1972, dopo una radicale modifica della costituzione del 1948 acquisisce maggiori poteri; instaura così un regime dittatoriale a carattere poliziesco inteso a soffocare ogni espressione di dissenso; inizia delle trattative con la Corea del Nord nella prospettiva di una possibile riunificazione
1974, instaurata la pena di morte, inasprisce il suo regime, specie dopo la vittoria dei comunisti in Vietnam; agosto, perde la moglie in un attentato diretto contro di lui dal quale egli esce illeso
1978, è riconfermato alla presidenza della repubblica, mentre continua il suo regime militare autoritario e repressivo; in politica estera rinsalda i legami con gli Stati Uniti
1979, muore in un attentato ordito dal capo dei servizi segreti, in circostanze non ancora del tutto chiare.

Pezzato, Enzo (Padova 2 novembre 1917-Milano maggio 1945) giornalista italiano, figlio di un direttore didattico; laureato in legge e in scienze politiche alla Scuola normale di Pisa, vinse due littoriali, in giornalismo e in studi corporativi;
volontario in Albania, riportò un congelamento ai piedi; guarito, ritornò a combattere in Africa settentrionale, nella Divisione Brescia; nella battaglia di El Alamein rimase ferito permanentemente alla spalla sinistra;
1943, 8 settembre, guida per poco tempo «Il Piccolo» di Trieste, costretto poi a lasciare per l'opposizione del supremo commissario tedesco;
1944, Milano 23 gennaio, esce il quotidiano «Repubblica fascista», diretto da Carlo Borsani, la più importante delle testate nate con la Rsi;
13 luglio, il ministro Mezzasoma gli affida la direzione del giornale al posto di Borsani; è affiancato dal redattore romano Sebastiano Caprino, classe 1916, reduce dalla Russia, capo ufficio stampa nazionale della Gil (Gioventù italiana del Littorio) e dalla segretaria Pia Scimonelli Bojano, 36 anni, moglie di un ufficiale disperso in guerra nell'Africa orientale, rimpatriata dall'Eritrea con la nave Vulcania insieme ai suoi tre bambini; 26 aprile, il quotidiano esce per l'ultima volta, dopo essere stati pagati i redattori e i tipografi;
1945, maggio, i tre vengono uccisi, non si sa esattamente quando, né da chi; i cadaveri vengono riconosciuti all'obitorio dalla moglie di S. Caprino.

Quadros, Jânio (Campo Grande, Mato Grosso 1917-San Paolo 1992) politico brasiliano
1951, è eletto deputato
1954-58, governatore di San Paolo
1960, si presenta alle elezioni presidenziali alla guida di "Unione democratica" e "Partito cristiano democratico"
1961, insediatosi alla presidenza, tenta il risanamento della situazione finanziaria ed economica del paese ed attua una politica di avvicinamento ai paesi del blocco socialista e a Cuba; si dimette improvvisamente sette mesi dopo per le ostilità suscitate dalla sua politica.

Schietroma, Dante (Supino, Frosinone 14 ottobre 1917 – Colleferro, Roma 7 settembre 2004) politico italiano, esponente del PSDI (Partito Socialista Democratico Italiano);
[Padre di Gian Franco, militante nello stesso PSDI, di cui è segretario nazionale.]

Schlesinger, Arthur Meier jr. (Columbus, Ohio 1917) storico statunitense;
1938, si laurea all'Harvard University;
1946-61, vi insegna;
L'età di Jackson (1946, premio Pulitzer per gli studi storiografici)
L'età di Roosevelt (1957-60, in 3 voll.)
1961-63, consigliere del presidente Kennedy, viene nominato assistente speciale per le politiche latino-americane;
I mille giorni di J.F. Kennedy alla Casa Bianca (1965, ancora premio Pulitzer per gli studi storiografici nel 1966)
1966, docente alla City University di New York;
Vietnam. L'eredità amara (1967)
Crisi di fiducia (1969, sempre sul Vietnam)
Storia delle elezioni presidenziali americane (1971)
La presidenza imperiale (1973)
Robert Kennedy e il suo tempo (1978)
Cicli della storia americana (1986)
Lo sfaldamento dell'America (1991).

Schmorell, Alexander (Orenburg, Russia 1917–Monaco 1943, giustiziato) esponente della "Weisse Rose" (Rosa Bianca).

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«Avanti!»
[organo del Psi]

«segue da 1914»
1917-18, sebbene censurato, esce con due nuove edizioni a Roma e a Torino;
«segue 1918»

Giornali di guerra

«segue 1916»
Negli ultimi anni di guerra, l'opera di propaganda del Comando Supremo promuove presso i diversi comandi militari giornali per i soldati tra cui:
- «Il 13»;
- «La giberna dei lettori»;
- «Per voi soldatini», 8 numeri, diffuso nelle guarnigioni per raccogliere fondi per debellare i parassiti che molestano i soldati;
tra i collaboratori:
. Gabriele D'Annunzio con un autografo,
. Pasquale Villari,
. Renato Fucini,
. Piero Barbèra,
. Roberto Bracco,
. Gina Lombroso Ferrero,
. Giacomo Puccini,
. Salvatore Di Giacomo;
la redattrice Marinella Colonna cura la stampa a Napoli nella tipografia Melzi & Joele.