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Papa Pio VI
(1775-99)

1792, la sua intransigenza è causa della morte di molti preti;

Maurini

«segue da 1789»
1792, l'ultimo superiore generale viene ghigliottinato.
220 benedettini scrissero 710 opere storico-erudite:
- L. D'Achéry (creatore della biblioteca),
- J. Mabillon
Acta sanctorum ordinis Sancti Benedicti,
Paleographia graeca.
Fine/Inizio


Krupp

«segue da 1757»
1792, l'unico figlio di Helene Amalie Krupp, contabile della madre, muore lasciando il proprio bambino Friedrich sotto la tutela della nonna;
«segue 1800»

«Gazette de France»

«segue da 1762»
1792, da settimanale diventa quotidiano;
«segue 1830»

«Journal des savants»

«segue da 1724»
1792, il mensile interrompe le pubblicazioni;
«segue 1816»


 

 
 

 

ANNO 1792




1792
Unione Elvetica
Confederazione dei tredici cantoni elvetici:

CATTOLICI
- Uri (1291),
- Schwyz (1291),
- Unterwalden (1291),
- Lucerna (1332),
- Zug (1353),
- Glarus (1353) [in parte],
- Friburgo (1481),
- Soletta (1481).

PROTESTANTI
- Zurigo (1351),
- Berna (1353),
- Glarus (1353) [in parte],
- Basilea (1501),
- Sciaffusa (1501),
- Appenzell (1513).

1792
-


AUSTRIA - BOEMIA e UNGHERIA

Leopoldo II (Schönbrunn 1747 - Wien 1792)
terzogenito di Francesco Stefano di Lorena (Francesco I) e di Maria Teresa d'Austria;
1765-90, granduca di Toscana (Pietro Leopoldo I);
1790-92, imperatore del Sacro Romano Impero
e re di Boemia e d'Ungheria
;
succede al fratello;
il conte A.W. von Kaunitz-Rietberg, dal 1753 al servizio dell'Austria, continua a dirigerne la politica estera;
1792
Marzo
, muore improvvisamente.


Albero genealogico
 

Francesco II (Firenze 1768-Vienna 1835)
figlio di Leopoldo II e di Maria Luisa di Borbone infanta di Spagna;
1792-1806, imperatore del Sacro Romano Impero;
succede al padre;
1792
-
1804-35, imperatore d'Austria (Francesco I);


Albero genealogico
 
POLONIA
Stanislao II Augusto (Voucyn, 17 gen 1732 – San Pietroburgo, 12 feb 1798)
figlio di Stanislaw Poniatowski e di ?;
1764-95, re di Polonia;
fatto eleggere, con l'appoggio prussiano e russo, dai Czartoryski; (prima spartizione del paese 1772);
1792
la grande dieta, che si riunisce da 1788, dall'anno precedente ha adottato la costituzione;
Maggio
le grandi famiglie magnatizie polacche, filorusse, si oppongono alla costituzione e formano la confederazione di Targowica richiedendo l'intervento della Russia;
agli eserciti di Caterina II si unisce ben presto la Prussia;


Albero genealogico
 
 

BAVIERA

Karl IV Theodor (Schloss Drogenbusch/Uccle 1724 - Munich 1799)
figlio del pfgf Johann Christian Joseph von Sulzbach e di Marie Anne Henriette de La Tour-d'Auvergne marchesa di Bergen-op-Zoom;
Kfst von der Pfalz (1742-99)
[Palatinato Renano (o Inferiore)]
1777-99, elettore di Baviera;
1792
-


Albero genealogico
 
PRUSSIA

Federico Guglielmo II (Berlino 1744-97)
figlio del principe Augusto Guglielmo (fratello di Federico II) e di Luisa di Brunswick-Wolfenbüttel;
1786-97, re di Prussia;
1792-93, partecipa alla prima coalizione antifrancese;


Albero genealogico
 
SASSONIA

Federico Augusto III [il Giusto] (Dresda 1750-1827)
figlio del pr. elett. Federico Cristiano e di Antonietta di Baviera;
1763-1806, principe elettore di Sassonia;
1792
cerca di mantenersi neutrale nei conflitti tra Austria e Prussia;
1806-27, re di Sassonia (Federico Augusto I);


Albero genealogico
 
 






1792
IMPERO OTTOMANO

Selim III

Albero genealogico

(1761-1808)
figlio di Mustafà III;
1789-1807, XXVIII sultano;

1792
guerra russo-turca (1787-92)
Gennaio
9
, il trattato di Iassy pone fine alla guerra.





1792
RUSSIA
Caterina II [la Grande]
Albero genealogico

(Stettino 1729 - Pietroburgo 1796)
(Sofia Federica Amalia) figlia del principe Cristiano Augusto di Anhalt-Zerbst, generale prussiano, e della principessa Giovanna Elisabetta di Holstein-Gottorp;
1762-96, imperatrice di Russia;
-


Ministro degli Esteri
-
1792
-






 

 
1792
REGNO di FRANCIA
Prima Repubblica
(1792 21 set - 18 mag 1804)
Louis XVI

figlio del delfino Luigi e di Maria Giuseppina di Sassonia;
1770, sposa Maria Antonietta d'Austria;
1774-92, re di Francia;

 


Rivoluzione francese (1789-93)
Assemblea Legislativa
[1791 1° ott - 20 set 1792]
[Costituzione del 1791]
Convenzione Nazionale
[1792 21 set - 26 ott 1795]
Primo ministro
-
-
Ministro dell'Interno
B.-C. Cahier de Gerville
(1791 29 nov - 24 mar 1792)
J.-A. Mourgue
(13-18 giu)
A.-M.-R. de Terrier de Monciel
marchese
(18 giu-17 lug)
É. Dejoly
(17-21 lug)
A.-C.-F. Champion de Villeneuve
(21 lug-10 ago 1792)
J.-M. Roland de la Platière
(10 ago - 24 gen 1793)
Guardasigilli
M.-L.-F. Duport-Dutertre
(1790 21 nov - 23 mar 1792)
A. Duranton
(14 apr-4 lug)
É. Dejoly
(4 lug-10 ago)
G.-J. Danton
(10 ago - 9 ott)
D.-J. Garat
(9 ott - 20 mar 1793)
Sovrintendente
delle Finanze
L.-H. Tarbé
(1791 29 mag - 24 mar 1792)
É. Clavière
(24 mar-13 giu)
A. Duranton
(13-18 giu)
J.-É.-F.-H. de Beaulieu
(18 giu-29 lug)
R. Delaville-Leroulx
(29 lug-10 ago)
É. Clavière
(10 ago - 2 giu 1793)
Segretario di stato
agli Affari Esteri
C.-A. de Valdec de Lessart
(1791 29 nov - 15 mar)
Dumouriez
(15 mar-13 giu)
P.-P. de Méredieu
barone di Naillac
(13-18 giu)
V.-S.-Ch.-A. de La Garde
marchese di Chambonas
(18 giu-23 lug)
F.-J. de Gratet
visconte del Bouchage
(23 lug-1° ago)
P. Lebrun-Tondu
(10 ago - 21 giu 1793)
Ministro della Guerra
Louis,
conte di Narbonne-Lara
(1791 7 dic - 9 mar 1792)

Pierre Marie de Grave
(9 mar - 9 mag)

J.-M. Servan de Gerbey
(9 mag - 13 giu)
Dumouriez
(13-18 giu)
P.-A. Lajard
(18 giu - 23 lug)
J.-M. Servan de Gerbey
(10 ago - 3 ott)
P. Lebrun-Tondu
(3-18 ott)
J.-N. Pache
(18 ott - 4 feb 1793)
 

1792 
Gennaio
2, M. Robespierre mette in guardia la Legislativa – lo farà anche il giorno 11 – contro la guerra;
13, nel «Chronique de Paris» N. de Condorcet conduce una durissima campagna contro i ministri:
. M.-L.-F. Duport-Dutertre, guardasigilli,
. C.-A. de Valdec de Lessart, ministro degli Affari esteri, che si oppone alla guerra,
. B. de Molleville, ministro della Marina;
15, N. de Condorcet pone il principio che i ministri devono avere la fiducia della Legislativa e quella della Nazione; ciò significa affermare che l'Assemblea può censurare i ministri, e gettare le basi di un governo parlamentare;
18, salito alla tribuna della Legislativa, P.-V. Vergniaud annuncia: «Alle armi dunque, alle armi!…» e la sua eloquenza trasporta l'assemblea;
25, la Legislativa invita Louis XVI a chiedere all'imperatore Leopoldo II se intende vivere in pace e in buoni rapporti con la Francia; se entro il 1° marzo non darà piena e intera soddisfazione alla Francia, il suo silenzio – o ogni risposta evasiva – sarà considerato come una dichiarazione di guerra;
lo stesso giorno N. de Condorcet viene eletto alla vice-presidenza della Legislativa; egli scrive: «Il popolo vuole essere libero e lo sarà malgrado i ministri…»; i suoi attacchi si fanno sempre più vivi contro M.-L.-F. Duport-Dutertre e Bertrand de Molleville.
Ma per i girondini è giunta l'ora di finirla con i ministri dal momento che i loro avversari si sono divisi:
- i foglianti si dividono tra "Lamethisti" e "Fayettisti".
- nel "Consiglio del re" lo stesso conflitto oppone L.M. Narbonne vicino al marchese di La Fayette e sostenitore della guerra, a C.-A. de Valdec de Lessart, devoto ad A. Lameth e sostenitore della pace.
- i girondini, al contrario, dopo la loro vittoria sui giacobini, hanno riunito la maggioranza dei patrioti. La Commune di Parigi, il sindaco J. Pétion de Villeneuve, il procuratore Manuel e i nuovi ufficiali municipali sono dalla loro parte. Essi dominano la Legislativa grazie al talento dei loro oratori e la combattività di J.-P. Brissot.
La passione politica sale.
Lo stesso ministero offre ai girondini l'occasione tanto attesa.


Intanto le tensioni sociali tornano ad accentuarsi per il rincaro delle derrate alimentari e dei generi coloniali (caffè e zucchero).
[A Parigi lo zucchero costa 42 soldi la libbra, quando il corso usuale sarebbe di 26 soldi. Al "Club dei giacobini" viene quindi adottata una mozione patriottica che raccomanda di privarsi "patriotticamente" dello zucchero.]
Il raccolto del 1791 è stato mediocre, in particolare al centro e nel mezzogiorno. I grani circolano male. Gli speculatori mirano al rialzo dei prezzi e trattengono il grano nei depositi.
Ovunque la controrivoluzione, sostenuta dalla corte, ha alzato la testa. I disordini nei dipartimenti, soprattutto quelli del mezzogiorno, persistono. Le passioni religiose si fanno più vive, i preti refrattari più attivi.
Ad Avignone, allo sgozzamento in una chiesa del sindaco patriota Lécuyer, segue il massacro di aristocratici gettati dalla torre della Glacière. Minaccia la guerra civile.
D'altra parte gli aristocratici hanno ripreso il controllo di Arles e di Avignone, poi i patrioti marsigliesi hanno ristabilito il loro potere non senza ricorrere al terrore.
Scoppiano delle sommosse anche nella regione parigina, dove sono requisiti i grani per la capitale.
A Étampes, il sindaco Simoneau, che rifiuta di calmierare il pane, viene massacrato dai dimostranti.
[La legislativa ne farà un martire della legge e celebrerà pomposamente la sua memoria.]
Nell'Eure l'agitazione è viva; in Guyenne e in Provenza dove il pane è ancora più caro che a Parigi, i disordini sono incessanti. Nei dipartimenti del Cantal, della Corrèze, dell'Aveyron e della Lozère, stanno rinascendo la paura e le violenze dell'estate del 1789.
Nelle città, alla crisi alimentare si aggiungono i conflitti politici. Direttori foglianti e municipalità giacobine si scontranto, specialmente a Parigi.
Il gioco politico ha infatti cambiato dimensione e intensità. In seno alla stessa Rivoluzione si oppongono ora delle forze sociali.
I girondini sperano di salvare ed estendere la Rivoluzione grazie all'alleanza della borghesia e del popolo contro il re e i vecchi privilegi.
I foglianti, moderati e costituzionali, vogliono mantenere il regime stabilito grazie all'alleanza del re e della ricca borghesia sostenuta dalle classi medie innamorate dell'ordine.
Quanto alla Corte, essa spera ancora nella controrivoluzione.

Febbraio
7
, N. de Condorcet viene eletto alla presidenza della Legislativa;
11, dalle tribune della Legislativa N. de Condorcet viene subissato di urla da parte dei realisti che lo trattano come "fazioso repubblicano";

 


Marzo
, alla Legislativa, il ministro degli Affari esteri C.-A. de Valdec de Lessart legge una nota che ha inviato a Vienne e la risposta dell'imperatore; la nota è prudente la risposta insolente: il cancelliere austriaco A.W. von Kaunitz vi denuncia "l'anarchia popolare che regna in Francia" e attacca i giacobini concludendo che l'Austria difenderà i principi dell'Impero se dovessero essere attaccati;
3, nel «Patriote français» J.-P. Brissot presenta la candidatura di Dumouriez agli Affari esteri;
5, N. de Condorcet è nominato relatore del progetto che il "Comitato d'istruzione pubblica" deve presentare alla Legislativa;
9, Luigi XVI ritira il portafoglio della Guerra a L.M. Narbonne al quale la Legislativa, nella sua maggioranza, era favorevole;
[Dopo la sua sostituzione, L.M. Narbonne viene accusato di aver concluso affari poco chiari durante il suo mandato. Sul rapporto di C.-F. Fauchet, il 2 aprile successivo, la Legislativa rigetterà l'accusa.]
lo stesso giorno i beni degli emigrati sono posti sotto sequestro;
10, a nome del "Comitato diplomatico" J.-P. Brissot legge alla tribuna una requisitoria in 18 punti contro C.-A. de Valdec de Lessart accusandolo di tradimento e chiedendo che venga messo in stato d'accusa;
interviene subito anche P.-V. Vergniaud denuciando la Corte e il "Comitato austriaco" e minaccia la stessa regina;
il guardasigilli M.-L.-F. Duport-Dutertre e il ministro della Marina Bertrand de Molleville, che ha tutta la fiducia del re, sono denunciati come membri del "Comitato austriaco" al quale si imputano tutte le cospirazioni contro la Rivoluzione e tutti i tradimenti;
11, messo in stato d'accusa, C.-A. de Valdec de Lessart viene arrestato e condotto a Orléans.
La Corte prende paura; B. de Molleville dà le dimissioni; i girondini risultano vincitori;
[Nello stesso tempo si apprende la notizia della morte (1° marzo) dell'imperatore d'Austria Leopoldo II; a questo punto, onde evitare ogni possibile scontro con l'Assemblea, il re decide prudentemente di scegliere dei ministri vicini ai vincitori.]
12, alla Legislativa N. de Condorcet, secondo il quale il ricorso agli assignat non è un rimedio ma una facilitazione che aggrava la situazione, propone un piano di riforme ma nessuna di esse viene adottata dall'assemblea;

Intanto la situazione continua a peggiorare. 100 franchi di assignat che valevano ancora 83 franchi in numerario nel novembre 1791, in febbraio valgono 62,15 franchi e a marzo 60,15 franchi…
A causa dell'inflazione monetaria e della carenza di viveri, il popolo è esasperato.

16, nello stesso tempo, alla Legislativa, Luigi XVI annuncia la nomina di Dumouriez agli Affari esteri e di Lacoste alla Marina;
Dumouriez, investito della fiducia reale, decide di prendere la delibera dei capi girondini sulla scelta degli altri ministri; nello stesso tempo sono consultati N. de Condorcet, J.-P. Brissot, P.-L. Roederer e J. Pétion de Villeneuve.
Intanto l'imperatore Francesco II, succeduto (1° marzo) al padre, vuole la guerra contro la Rivoluzione. Si preoccupa subito di stringere l'alleanza militare conclusa contro la Francia con il re di Prussia il 7 febbraio, dichiarandosi pronto a sostenere i principi.
Alle Tuileries, dove tutta l'influenza dei foglianti è scomparsa, il re lascia agire Dumouriez il quale tenta di distaccare la Prussia dall'Austria. Ma invano.
18, Dumouriez invia all'imperatore un'intimazione a rinunciare a ogni patto contro la Francia. Prepara nello stesso tempo un'offensiva nei Paesi Bassi, di cui la regina fa subito segretamente parte a Mercy.
23, ore 23:00, Dumouriez, accompagnato da J.-P. Brissot, annuncia a J.-M. Roland de la Platière la sua nomina al ministero dell'Interno;
24, nello stesso tempo, alla Legislativa, Luigi XVI rende nota questa designazione e quella di È. Clavière alle Finanze;
nasce così il ministero girondino: la borsa sale;
[L'assignat di 100 franchi, che vale ora 60,15 franchi di numerario, risalirà a 70 franchi in aprile.
In realtà, più che un ministero girondino si tratta di un "ministero Dumouriez" sostenuto da J.-P. Brissot e i suoi.]
Lo stesso giorno la Legislativa decreta:
- un'amnistia generale per i crimini commessi nel Contado Venassino, ordinando pure la liberazione dei soldati svizzeri di Châteauvieux condannati alle galere, che i giacobini considerano come dei martiri;
- la pienezza dei diritti riconosciuta agli uomini di colore.

Aprile
7, il cancelliere austriaco A.W. von Kaunitz fa sapere che l'imperatore Francesco II respinge tutte le richieste francesi. Esige, invece, la restituzione al papa del Contado Venassino e il completo ristabilimento dei principi tedeschi nei loro diritti in Alsazia.
9, N. de Condorcet dà lettura del suo rapporto al "Comitato d'istruzione pubblica";
15, in occasione della festa della Libertà nasce il motto: «Liberté, Egalité, Fraternitè»;
18, Louis XVI, su proposta del ministro degli Affari esteri Dumouriez, decide in Consiglio dei ministri di recarsi alla Legislativa il giorno 20 per proporvi la guerra all'Austria;
lo stesso giorno il "Comitato d'istruzione pubblica" approva il rapporto presentato dal N. de Condorcet la cui lettura alla Legislativa è prevista pure per il giorno 20 successivo;
20, venerdì, il presidente della Legislativa dichiara aperta la seduta;
Louis XVI propone la dichiarazione di guerra all'Austria (sperando in una sconfitta che porti alla restaurazione) e così pure i girondini che la intendono come "guerra di propaganda" destinata a portare la libertà a tutti i popoli… anche per scaricare all'esterno le tensioni sociali; alla fine l'Assemblea legislativa l'approva quasi all'unanimità.
Intanto, appena nato il nuovo ministero, M. Robespierre reclama la destituzione del marchese di La Fayette dal comando militare al quale l'ha nominato L.M. Narbonne.
[È giocare a colpo sicuro: L.M. Narbonne è stato sostenuto dai girondini; N. de Condorcet si è pronunciato in suo favore; il contegno del marchese di La Fayette proverà che i girondini si sono intesi con L.M. Narbonne per mettere l'armata al servizio delle sue ambizioni.]
In questo modo M. Robespierre stringe nella stessa rete il marchese di La Fayette, L.M. Narbonne e i girondini, e i suoi amici gli danno una mano:
. Collot d'Herbois mette in causa P.-L. Roederer,
. J.-L. Tallien denuncia pubblicamente J.-P. Brissot e N. de Condorcet.
21, L.M. Narbonne è autorizzato a raggiungere l'armata senza aver presentato i suoi conti;
lo stesso giorno N. de Condorcet sale nuovamente alla tribuna per continuare la lettura del suo rapporto sull'istruzione; il suo intervento viene accolto con freddezza dall'assemblea; essa chiede che il "Comitato d'istruzione pubblica" presenti un preventivo delle spese che incontrerà l'esecuzione del progetto; il comitato si mette al lavoro e N. de Condorcet, con l'aiuto di Ch.-G. Romme, redige la nota richiesta;
esasperato dagli attacchi di M. Robespierre ed amici, N. de Condorcet scrive: «Bisogna prendere con dolore ma anche con fermezza il partito della guerra», accusando con parole velate i foglianti e gli amici di M. Robespierre di riscuotere del denaro della Corte;
22, in serata, al "Club dei giacobini", mentre J.-L. Tallien, dopo aver reiterato le proprie accuse, chiede uno "scrutinio depuratorio", M. Robespierre sollecita, senza accusare nessuno, la necessità di una epurazione e annuncia che riprenderà la parola il venerdì successivo;
24, alla Legislativa N. de Condorcet presenta la nota richiesta in merito al progetto d'istruzione invitando l'assemblea ad inserirne la discussione all'ordine del giorno… ma la guerra e il conflitto con il re assorbono tutti i lavori;
[Il 10 agosto N. de Condorcet compirà un ulteriore sforzo affinché l'assemblea approvi il suo piano d'istruzione pubblica, ma invano.]
25, mercoledì, al "Club dei giacobini" [N. de Condorcet è assente ammalato] J.-P. Brissot, che ha fiutato il pericolo, interviene ridicolizzando il marchese di La Fayette e accusando M. Robespierre, senza nominarlo, come uno di quegli uomini «che lusingano il popolo per soggiogarlo, che tiranneggiano le opinioni sotto il nome di libertà… distillano il veleno delle diffidenze, il fiele dei sospetti sulla più pura virtù…».
Strasburgo, Rouget de l'Isle compone un canto per l'armata del Reno;
[Sarà riconosciuto col nome di La Marsigliese.]
26, giovedì, al "Club dei giacobini" N. de Condorcet rinnova le sue accuse per far capire a M. Robespierre e ai suoi amici che i loro attacchi non lo faranno tremare;
nel «Chronique de Paris» egli accusa in pratica M. Robespierre e i suoi amici di essere pagati dalla Corte per fare i loro interessi;
27, venerdì, al "Club dei giacobini" M. Robespierre passa all'attacco dicendo in conclusione che N. de Condorcet – essendo stato l'amico di Voltaire che era il nemico di J.-J. Rousseau – è un falso filosofo che ha perseguitato il solo vero filosofo;
29, dopo l'offensiva in Belgio lanciata da Dumouriez, le notizie sulla guerra sono disastrose:
- le truppe al comando di Théoblad Dillon, che marciavano verso Tournai, si sono sbandate al primo contatto col nemico; gridando al tradimento, alcuni soldati hanno ucciso i loro generali;
- partite verso Mons, le truppe di Charles Biron hanno ripiegato precipitosamente su Valenciennes;
- il conte di Rochambeau dà le dimissioni;
- il marchese di La Fayette si ritira senza aver visto l'avversario;
mentre la frontiera è aperta, lo stato dell'armata appare ora in piena luce: su 9.000 ufficiali, circa la metà sono emigrati; la maggior parte degli altri, costretti a prestare giuramento alla Costituzione e a portare la coccarda tricolore, detestano la Rivoluzione che ha soppresso la nobiltà; i nuovi ufficiali patrioti li sospettano; le truppe non si fidano del comando; le diserzioni si moltiplicano; i comandanti dell'armata, ossessionati dalla politica, hanno gli occhi puntati su Parigi.

Maggio
, M. Robespierre dà le dimissioni dall'incarico di "pubblico accusatore" al quale era stato eletto;
4, su «L'Ami du Peuple» J.-P. Marat applaude all'omicidio del gen. Théoblad Dillon da parte dei suoi soldati in rivolta; dal canto suo l'abate Royou si felicita del ripiegamento dell'armata;
[In seguito la Legislativa ordinerà dei procedimenti giudiziari contro «L'Ami du Peuple» di J.-P. Marat e «L'Ami du Roi» dell'abate Royou.]
18, i comandanti dell'armata decidono di sospendere di fatto le ostilità; il marchese di La Fayette negozia in segreto con gli austriaci;
a Parigi i girondini si trovano in una situazione difficile;
19, appare il «Défenseur de la Constitution», creato da M. Robespierre;
[Il giornale uscirà fino al 10 agosto, con 12 numeri, ma il suo successo sarà mediocre.]
M. Robespierre, ora che gli avvenimenti gli danno retrospettivamente ragione, torna alla carica con le sue accuse ai girondini; a destra i foglianti, sostenitori del marchese di La Fayette, denunciano lo stato di impreparazione delle forze francesi; i girondini si inquietano ancor di più per il fatto che L.M. Narbonne li aveva assicurati sullo stato soddisfacente delle tre armate (in aprile la Legislativa ha preso delle misure destinate a rinforzare i mezzi militari). Ecco quindi che i girondini, come tutta la Francia, scoprono tutta la loro debolezza!
[I girondini non hanno, per giunta, sul governo alcuna influenza reale:
- il re tratta i ministri girondini con una bonarietà apparente che dissimula un profondo risentimeno di essere stato costretto a nominarli;
- la Corte disprezza questi ministri borghesi e si burla di J.-M. Roland de la Platière per la sua tenuta da quacchero e i suoi modi affettati;
- Dumouriez conserva la direzione degli affari essenziali e conduce il suo gioco personale;
- il marchese di La Fayette, indignato di non essere stato consultato sulla nomina di J.-M. Servan de Gerbey al ministero della Guerra, dimostra ai ministri una ostilità sprezzante.
Così i girondini si trovano addossata, agli occhi dell'opinione pubblica, la responsabilità della disfatta militare, e di un potere che essi non controllano affatto.]

I preti refrattari sono oggetto di un decreto crudele che permette alle autorità amministrative di deportarli fuori del territorio metropolitano.

Poco dopo tre membri della Legislativa:
. F. Chabot,
. C. Bazire,
. P.-A. Merlin,
sono oggetto di un mandato di accompagnamento firmato dal giudice Larivière, che disconosce l'inviolabilità parlamentare.
[Questi tre parlamentari avevano denunciato al giornalista J.-L. Carra il vecchio ministro B. de Molleville come membro del "Comitato austriaco".]
Irritata, l'assemblea decreta che il giudice Larivière sia condotto davanti all'Alta Corte nazionale.

29, con il pretesto di incidenti tra passeggiatori e svizzeri della Guardia del re, questa viene sciolta e il suo comandante, duca de Cossé-Brissac, arrestato.

Giugno
4, il ministro della Guerra, J.-M. Servan de Gerbey, propone l'istallazione di un campo militare presso Parigi, composto di 20.000 guardie nazionali di provincia;
[Il motivo addotto è di proteggere Parigi in caso d'invasione, ma l'intenzione politica è evidente: per i girondini si tratta di assicurarsi il comando della forza armata nella capitale.
Si scatenano le passioni: una petizione contro il decreto riunisce 8.000 firme mentre una petizione in suo favore ne raccoglie 20.000.]
9, M. Robespierre avversa vivamente il decreto;
13, alla Legislativa giunge una lettera del re che annuncia la destituzione dei tre ministri girondini:
. J.-M. Roland de la Platière,
. J.-M. Servan de Gerbey,
. É. Clavière.
In pratica Louis XVI li accusa di sperpero e di incompetenza e subito dopo l'assemblea decreta che i tre ministri ottengono i risentimenti della nazione.
Intanto Dumouriez, divenuto ministro della Guerra, legge una memoria in cui espone il cattivo stato dell'armata.
Irritata, la Legislativa nomina una commissione di dodici membri per esaminare i conti del ministero e la situazione militare.
Dumouriez, divenuto sospetto ai giacobini, ora che si è sbarazzato dei girondini supplica il re di dare la sua approvazione ai due decreti sui preti refrattari e il campo di 20.000 uomini; il re, che ha nominato dei nuovi ministri foglianti, rifiuta;
16, Dumouriez dà le dimissioni; a Parigi le sezioni si animano ma sia G.-J. Danton che M. Robespierre giudicano inappropriata una rivolta;
17, alla Legislativa i girondini fanno nominare la "Commissione dei Dodici" - commissione di dodici membri – per vegliare sulla salvezza della Patria;
intanto gli abitanti dei sobborghi di Parigi hanno deciso per il giorno 20 successivo di recarsi armati in centro città per chiedere delle petizioni alla Legislativa e al re;
al direttorio di Parigi, presieduto da duca L.A. La Rochefoucauld d'Enville, la presenza di uomini armati alle Tuileries appare come una violazione della legge e una minaccia insopportabile;
il Consiglio generale della Commune e il direttorio del dipartimento vietano la manifestazione;
il sindaco J. Pétion de Villeneuve, tutto dalla parte dei girondini, vedendo un vantaggio politico in una dimostrazione di massa che potrebbe far piegare il re come nel 1789, si barcamena e guadagna tempo;
18, alla Legislativa giunge una lettera del marchese di La Fayette, indirizzata dal suo quartier generale, che denuncia con termini violenti i suoi avversari, dà la colpa ai giacobini dei disordini, reclama il rispetto del potere del re, altrimenti detto veto, ed evoca le virtù civiche e guerriere dell'armata;
la lettura della lettera è ascoltata con favore da una parte dell'assemblea; P.-V. Vergniaud è contrario alla proposta di inviarla nei dipartimenti, ricordando che, trattandosi di un generale d'armata, la sua petizione avrebbe dovuto passare dal suo ministro; mentre egli dipinge la libertà minacciata come un colpo di forza militare, la Legislativa si limita a trasmettere la lettera alla "Commissione dei Dodici";
19, alla Legislativa N. de Condorcet chiede di decretare che tutti i titoli di nobiltà depositati negli archivi pubblici siano bruciati sotto la sorveglianza dei corpi amministrativi;
[Due anni dopo che la Costituente ha soppresso ogni titolo e distinzione nobiliare, signfica sottolineare l'irreversibilità della Rivoluzione. È in questo periodo che, su ordine di Caterina di Russia e di Federico Guglielmo di Prussia, N. de Condorcet viene escluso dagli accademici di Pietroburgo e di Berlino. Così egli non è più né marchese né accademico!]
20, come previsto gli abitanti dei sobborghi di Parigi si recano alle Tuileries per chiedere delle petizioni alla Legislativa e al re;
lo stesso giorno Roederer, dopo essersi recato al campo del marchese di La Fayette, scrive nella «Chronique de Paris» che l'armata non è che di 17/18.000 effettivi e quella di Luckner di 22/23.000 uomini…; si chiede pertanto dove siano i 150.000 uomini annunciati in gennaio da L.M. Narbonne!? La situazione, a suo parere, si spiega soltanto con il tradimento della Corte e dei suoi ministri!
avviene la dichiarazione di guerra contro Austria e Prussia (I coalizione);
24, il mar.llo di campo Achille du Chastellet, amico fedele del N. de Condorcet, rimane ferito dinanzi Courtrai;

25, partenza di Méchain per la Spagna, dove deve effettuare le prime misure;

[Intanto il corso dell'assignat di 100 franchi cala vistosamente: da 70 franchi in aprile, è sceso a 59 franchi in maggio e a 58,15 in giugno.]

Luglio
, la Legislativa apprende che le armate francesi, entrate in Belgio agli ordini di Luckner, ripiegano su Lille; si era sperata una sollevazione dei belgi contro gli austriaci ma niente di ciò è successo;
lo stesso giorno, su proposta di P.-V. Vergniaud, la Legislativa decreta la pubblicità delle sedute dei corpi amministrativi; il che significa metterli sotto la sorveglianza dei club popolari che occupano le tribune;
3, P.-V. Vergniaud mostra alla Legislativa che il re tradisce i suoi doveri utilizzando i suoi poteri per paralizzare le nostre armate; tra gli applausi dei patrioti egli chiede che la Patria sia dichiarata in pericolo;
5, Louis XVI scrive alla Legislativa esprimendo il desiderio di recarsi il 14 luglio in mezzo ai rappresentanti del popolo per ricevere il giuramento delle Guardie nazionali; l'assemblea non gli risponde;
7, la Legislativa apprende da una nuova lettera del re che un'armata di 50.000 prussiani sta marciando verso la frontiera;
8, in questo momento di pericolo nazionale mons. Lamourette, deputato-vescovo di Rhône-et-Loire, prega la riconciliazione a tutti i partiti che si stanno sbranando a vicenda; l'emozione è forte alcuni si abbracciano…
il re accorre subito all'assemblea per approvare il decreto e testimoniare la sua gioia per una riconciliazione che serve così bene i suoi disegni. Ma, appena dissipata l'emozione, i deputati ritrovano presto le loro divisioni.
9, alla Legislativa J.-P. Brissot riprende l'offensiva accusando il re di aver segretamente favorito i nemici della Francia, emigrati, preti refrattari e gli stessi sovrani stranieri; come N. de Condorcet, egli chiede che con decreto siano messi sotto accusa i ministri della Guerra e dell'Interno;
10, il ministro della Guerra e il ministro dell'Interno giungono alla Legislativa per dichiarare di non poter continuare a governare in queste condizioni e danno le dimissioni.
La Francia ha ancora un re, ma non ha più governanti… e il nemico si avvicina alle frontiere.
Lo stesso giorno N. Bonaparte è promosso capitano d'artiglieria.
11, alla Legislativa quasi tutti i deputati proclamano: «La "patria è in pericolo»;

All'Accademia, J.-Ch. Borda, J.B. Lagrange, P.-S. de Laplace e G. Monge presentano un rapporto in cui la parola metro è utilizzata per indicare la nuova unità di misura alla base del nuovo sistema di misura.

12, intanto la regina Maria Antonietta fa sapere, in un messaggio cifrato al conte di Fersen, che i "costituzionali", riuniti attorno al marchese di La Fayette e a Luckner, intendono portare il re a Compiègne l'indomani della Federazione; a questo scopo i due generali vogliono arrivare qui… […];
13, la Legislative, con un decreto provocatorio verso il re, annulla l'ordinanza del direttorio di Parigi che ha sospeso J. Pétion de Villeneuve dalle sue funzioni di sindaco;
14, una folla immensa è presente alla festa nazionale;
il sindaco J. Pétion de Villeneuve assapora la sua vittoria che è quella dei girondini;
17, una delegazione dei federati dei dipartimenti chiede alla sbarra della Legislativa la sospensione del potere esecutivo e la convocazione delle assemblee primarie per decidere di una convenzione nazionale che riveda la Costituzione; questa è la strategia di M. Robespierre i cui federati si fanno i portavoce;
18, la Legislativa decreta che il numero dei membri della "Commissione dei Dodici" sia portata a ventuno per l'aggiunta di nove supplenti; a questo punto i patrioti diventano maggioritari;
21, N. de Condorcet viene nominato presidente della nuova "Commissione straordinaria dei Dodici" o "Commissione dei Ventuno", composta da:
Commissione straordinaria dei Dodici"
o
"Commissione dei Ventuno"
- moderati
01 . Tardivesau    
02 . Bigot    
03 . Lacépède    
04 . marchese di Pastoret,    
05 . Vaublanc    
06 . Lemontay monarchico vicepresidente
07 . M.-E. Guadet girondino  
- sinistra
08 . P.-V. Vergniaud girondino  
09 . Lamarque    
10 . J.-A. Thuriot de la Rozière, girondino  
11 . Delmas girondino  
12 . Rhül girondino  
13 . Charlier    
14 . N. de Condorcet girondino presidente
15 . J.-A.-J. Debry giacobino segretario
- destra
16 . Navier
monarchico segretario
17 . Sedillez    
I migliori oratori, come P.-V. Vergniaud e M.-E. Guadet possono trasmettere il pensiero della commissione alla Legislativa.
[La Commissione si riunirà (fino al 10 agosto) tutti i giorni dalle 9:00 alle 16:00 e, spesso, dalle 18:00 alle 22/23:00.]

 

Lo stesso giorno la commissione propone che venga fatta ingiunzione al re di nominare i nuovi ministri senza tardare oltre. P.-V. Vergniaud fa approvare dalla Legislativa questo indirizzo intimidatorio ma, nello stesso tempo e in un altro tono, P.-V. Vergniaud, M.-E. Guadet e A. Gensonné fanno pervenire alla Corte un avviso scritto, specie di consultazione politica che il pittore Bozé, amico della Corte, ha loro chiesto per il re. La loro proposta in merito alla chiarezza: «Un ministero ben patriota sarebbe uno dei migliori modi che il re può usare per riscuotere la fiducia».
22-23, domenica e lunedì, la municipalità di Parigi procede all'arruolamento dei volontari: 4.000 se ne arruolano in questi giorni;
23, Louis XVI sceglie un ministro della Guerra, Ch.X.-J. de Francqueville d'Abancourt, che non è girondino né amico loro;
la "Commissione dei Ventuno" decide di tenere tutti e due i giorni delle conferenze con i ministri. Essa si costituisce così in organo di controllo permanente del governo. È ad essa, più che al re, che i ministri dovranno rendere conto; inoltre:
- intende allo stesso tempo essere informata sulla marcia delle armate;
- convoca i generali Luckner e Montesquiou;
- si fa leggere i dispacci degli ambasciatori ed esporre lo stato degli affari diplomatici;
l'influenza di questa commissione straordinaria presieduta da N. de Condorcet si estende, dal momento che i suoi poteri sono indeterminati, che l'autorità del re si disgrega e che essa gode della fiducia della Legislativa;
la "Commissione dei Ventuno" non ignora la febbre che sale: 47 sezioni parigine su 48 aderiscono alla proposta di decadenza; la municipalità le ha convocate per redigere una petizione comune; l'assemblea ha loro accordato la permanenza che esse reclamano.
Nello stesso tempo le sezioni si danno un centro comune, un ufficio di corrispondenza messo sotto la direzione di Manuel, il procuratore della Commissione, molto legato a G.-J. Danton;
la "Commissione dei Ventuno" sa che la maggioranza della Legislativa è ostile alla decadenza;

25, il Manifesto del duca di Brunswick minaccia la distruzione di Parigi qualora venga arrecata la minima offesa alla famiglia reale;
alla Legislativa, una mozione di Duhem che insiste nel denunciare il tradimento reale, passa all'ordine del giorno; la commissione straordinaria incarica quindi N. de Condorcet di redigere una nuova e solenne intimazione al re;
26, con la sua voce possente M.-E. Guadet legge la lettera redatta dal N. de Condorcet – «Voi, Sire, potete ancora salvare la Patria, e la corona con essa» [] –; poiché essa non si pronuncia sulla decadenza, a sinistra si alzano dei mormorii; alle minacce della sinistra protesta la destra;
J.-P. Brissot
, salito alla tribuna, sembra opporsi al progetto di decadenza; egli la trova prematura ecc., evidentemente cerca di guadagnare tempo mantenendo sempre la pressione sul re; i costituzionali, soddisfatti lo applaudono; i tribuni popolari lo disapprovano.
I brissotins perdono di colpo la fiducia delle sezioni; i loro indugi fanno il gioco di M. Robespierre ai giacobini e di G.-J. Danton ai cordiglieri; in un momento decisivo essi perdono le forze più popolari pertanto la Legislativa non adotta affatto l'indirizzo del N. de Condorcet.
La strategia girondina ristagna a tal punto che ne guadagna il movimento insurrezionale.
La "Commissione dei Ventuno", impavida, prosegue l'elaborazione del suo progetto di soluzione legale alla crisi.
In serata, N. de Condorcet presenta un "progetto di decreto sulle misure da prendere per salvare la Patria" ma questo progetto non risolve la questione della decadenza.
29, in serata, al "Club dei giacobini" M. Robespierre dichiara: «La causa principale dei nostri mali sta nel potere esecutivo che vuole perdere lo Stato e nella legislatura che non può o non vuole salvarlo».
Mentre la "Commissione dei Ventuno" tergiversa e la Legislativa esita, gli avvenimenti precipitano.
30, al mattino la "Commissione dei Ventuno" riceve una delegazione del distretto d'Avesnes, venuta ad informare le sue inquietudini sulla situazione della città minacciata dal nemico; mentre la commissione si informa, i federati marsigliesi entrano a Parigi dal sobborgo Saint Antoine cantando il loro inno ancora sconosciuto;
in serata, in occasione di un banchetto alle Champs-Élisées, scoppia una rissa tra marsigliesi e guardie nazionali fayettiste. C'è un morto.
31, la sezione di Mauconseil dichiara di non riconoscere più Louis XVI come re dei francesi;

Agosto
, Parigi viene a conoscenza del Manifesto del duca di Brunswick; la sua pubblicazione esaspera i patrioti;
2, alla Legislativa giungono i federati marsigliesi che reclamano la decadenza del re e la messa in stato d'accusa del marchese di La Fayette;
3, nel tentativo di smorzare i toni, Louis XVI invia una lettera alla Legislativa la cui lettura provoca però soltanto mormorii di disprezzo, di meraviglia e di indignazione;
lo stesso giorno P.-V. Vergniaud presenta a nome della Commune il voto quasi unanime delle sezioni a favore della decadenza. Parigi si schiera nel campo degli avversari del re.
Poiché la questione decadenza del re non può più essere elusa dalla Legislativa, essa fissa per giovedì 9 agosto la discussione e nel frattempo rinvia la petizione all'esame della "Commissione dei Ventuno"; nell'assemblea regna la confusione più totale, i moderati esitano ancora;
P.-V. Vergniaud, abbarbicato ancora allo schema illusorio che ha finora ispirato la sua condotta, spera ancora che la Legislativa pronunci la decadenza del re soltanto al momento in cui i nemici saranno penetrati profondamente nel territorio francese…;
4, la Legislativa annulla il decreto della sezione di Mauconseil del 31 luglio; la "Commissione dei Ventuno" conclude nello stesso senso; N. de Condorcet rammenta alla Legislativa che essa sola può decidere per la decadenza;
lo stesso giorno il sobborgo Saint-Antoine fa sapere che se non sarà resa giustizia al popolo dal corpo legislativo, giovedì 9 agosto a mezzanotte, suoneranno le campane a martello e scoppierà l'insurrezione generale;
5, domenica, N. de Condorcet, non più seguito da tutti i girondini, rende pubblico il suo pensiero nella «Chronique de Paris»;
lo stesso giorno il sindaco d'Auteuil, Laroche, "vero philosophe e vero patriota", inaugura la nuova casa comune; è una bella festa patriottica;
6, la "Commissione dei Ventuno" sente A. Gensonné che alla Legislativa è, tra i girondini, il principale sostenitore della sospensione del re e non della sua decadenza; il tempo incalza e la commissione deve prendere una decisione;
[Il testo del registro dei processi verbali della "Commissione dei Ventuno" si ferma al mattino del 6 agosto, ma dei fogli sciolti, alcuni dei quali scritti dal N. de Condorcet, sono allegati al registro fino all'udienza del mattino del giorno 8.]
7, verso sera, circa la sorte del marchese di La Fayette, la "Commissione dei Ventuno" decide, a stretta maggioranza, di chiedere all'assemblea la sua messa in stato d'accusa;
8, si procede all'appello nominale sulla messa in stato d'accusa del marchese di La Fayette: per 406 voti contro 224, la Legislativa rigetta la domanda;
[N. de Condorcet si è astenuto per motivi personali; un gesto poco politico in queste ore in cui i patrioti denunciano il marchese di La Fayette come il loro peggior nemico. D'altra parte egli lo ritiene colpevole ma accusare un amico che gli è stato caro gli è moralmente impossibile.
L'esito del voto comunque dimostra che la maggioranza della Legislativa rimane costituzionale e che essa si rifiuta di pronunciare la decadenza o la sospensione del re.]
9, giovedì, nel pomeriggio N. de Condorcet si presenta alla tribuna della Legislativa per leggere egli stesso i due progetti che la "Commissione dei Ventuno" ha approvato alla vigilia; il testo del discorso si intitola: "Rapporto su una petizione della Commune di Parigi tendente alla decadenza del re".
Dopo aver indicato che la "la soluzione [della questione] potrebbe influenzare la sorte della generazione presente e futura della nazione e che grandi disgrazie possono risultare da questa risoluzione qualunque essa sia", egli esamina tutte le ipotesi: decadenza, sospensione, consultazione della Nazione. Ma non ne propone nessuna…
Alle sette di sera viene sciolta l'adunanza… a mezzanotte suonano le campane a martello.
Inizia l'insurrezione.
[I processi verbali della "Commissione dei Ventuno", dopo il 9 agosto, sono scomparsi.]


10-6 sett., "primo terrore" [secondo alcuni storici]: 
giacobini e sanculotti, organizzati nella Commune rivoluzionaria, impongono all'Assemblea legislativa riluttante l'espulsione del clero "refrattario" e la laicizzazione dello stato civile; 
[La giornata può essere considerata come una « Seconda Rivoluzione ». In proposito il leader dei giacobini M. Robespierre dirà: «è cominciata la più bella rivoluzione che abbia onorato l'umanità, o meglio, la sola rivoluzione che abbia avuto un oggetto degno dell'uomo, quello di fondare finalmente le società politiche sui principi immortali dell'eguaglianza, della giustizia e della ragione».]
la Commune, insediatasi all'Hôtel de Ville, proclama la decadenza della monarchia, mentre una folla inferocita prende d'assalto il palazzo delle Tuileries e il re cerca scampo presso l'Assemblea legislativa.
Nel corso di questa torrida giornata, la "Commissione dei Ventuno" continua a riunirsi e a lavorare assieme al suo presidente. I progetti di decreto si susseguono:
- potere esecutivo: un decreto stabilisce che dei nuovi ministri siano nominati dall'Assemblea nazionale fuori del suo seno;
- potere legislativo: conformemente alla raccomandazione della Commissione, l'assemblea decide che i decreti votati abbiano forza di legge senza l'approvazione del re;
- legge elettorale: senza alcun dibattimento, l'assemblea vota favorevolmente la proposta della Commissione che siano elettori tutti i francesi che hanno computo 25 anni.
Viene così istituito il suffragio universale in Francia [i domestici restano tuttavia esclusi dal voto].
Rimane un atto politico essenziale da espletare, la scelta dei ministri; in questo momento l'assemblea è sotto il controllo dei girondini.
Fabre d'Églantine
propone G.-J. Danton a J.-P. Brissot, Questi dà il suo accordo e G.-J. Danton viene quindi scelto per primo, come ministro della Giustizia, con 222 voti su 284 votanti, il che significa legittimare la vittoria degli insorti. L'assemblea elegge in seguito P. Lebrun-Tondu agli Affari esteri. Poi, senza scrutinio, essa chiama al Consiglio i tre ministri "patrioti" dimissionati da Louis XVI: J.-M. Roland de la Platière, É. Clavière, J.-M. Servan de Gerbey.
Infine, su raccomandazione del N. de Condorcet, Monge accademico come lui, viene scelto per la Marina.
I girondini sono maggioritari al Consiglio ma in seno a questo "Consiglio esecutivo provvisorio", nuovo governo della Rivoluzione, è G.-J. Danton che rappresenta il campo dei vincitori.
I dibattiti in un'assemblea ormai rada si susseguono fino alle tre e mezza del mattino. Il re osserva dal loggiato a lui riservato lo spettacolo per lui inedito.
[Tra le guardie nazionali che difendono l'accesso al corridoio della loggia si è introdotto il giovane Charles de Chabot (cugino di François de la Rochefoucauld) che vigila così sulla persona del re. Trovato addormentato sul banco davanti alla loggia del re, sarà arrestato e condotto alla prigione dell'Abbaye. Sarà sgozzato il 2 settembre.]
11, l'Assemblea detiene ancora il potere legale ma la Rivoluzione si è fatta senza di essa, fuori di essa e quasi contro di essa. Alla Legislativa non resta che cedere il posto alla Convenzione.
Amputata di un gran numero dei suoi membri essa è riunita in seduta permanente ma senza fiducia né giurisdizione.
Il lato destro è scomparso o ridotto al silenzio.
La Commune vittoriosa esercita a Parigi il potere reale. Essa sola assume la responsabilità della sicurezza e della polizia generale.
[Nei giorni 11, 12 e 13, le elezioni nelle sezioni completano la Commune portando a 288 il numero dei suoi membri.]
Lo stesso giorno M. Robespierre prende parte all'udienza del Consiglio generale della Commune.
[Da questo momento ne ispirerà la politica e dominerà i suoi dibattiti.]
12, l'Assemblea decide di fare eleggere un nuovo direttorio del dipartimento di Parigi per rimpiazzare quello presieduto da L.A. La Rochefoucauld d'Enville;
La Commune rifiuta queste elezioni. M. Robespierre rammenta all'Assemblea: «Quando il popolo ha salvato la Patria… che altro avete da fare se non soddisfare il suo volere?». L'Assemblea s'inchina.
Cambia il volto di Parigi, la repressione si abbatte sulla città: massacro degli svizzeri, arresto dei ministri, degli aristocratici, dei giornalisti realisti, sospensione dei passaporti, sigilli apposti presso i sospetti, chiusura dei conventi.
I giornali realisti sono vietati, i loro torchi distribuiti ai giornali patrioti.
13, la Commune si fa consegnare Louis XVI e la famiglia reale e li rinchiude al Tempio.
14, l'Assemblea dispone la vendita in piccoli lotti di 2, 3 o 4 arpenti (1 arpento = ca 3000 mq) dei beni degli emigrati, pagabili in 15 annualità;
[Per i piccoli borghesi e i paesani si aprono nuove possibilità di diventare proprietari in modo vantaggioso, grazie allo scaglionamento dei pagamenti e alla svalutazione degli assignat. Questa immenso trasferimento di proprietà a vantaggio delle povere pesone del Terzo stato contribuisce a radicare la Rivoluzione nelle masse del paese.]
15, M. Robespierre esige che l'Assemblea istituisca delle giurisdizioni eccezionali, composte da commissari scelti dalle sezioni, giudicanti in modo sovrano e in ultima istanza; l'Assemblea fa finta di resistere;
16, il Comitato di sorveglianza della Commune emette un mandato di arresto contro L.A. La Rochefoucauld d'Enville, non perdonandogli il fatto di aver firmato il 20 giugno la sospensione del sindaco di Parigi, J. Pétion de Villeneuve, e del procuratore Manuel;
17, malgrado l'intervento dei due montagnardi, Choudieu e J.-A. Thuriot de la Rozière, l'Assemblea cede; viene così creato un tribunale rivoluzionario per giudicare i nemici della rivoluzione; peggio ancora, sotto la pressione della Commune l'Assemblea decreta che i parenti, donne e bambini degli emigrati siano consegnati nella loro casa, in pratica presi in ostaggio;
intanto i sanculotti, prima di arruolarsi e correre alla frontiera per arrestare l'invasione austro-prussiana, si fanno giustizia da soli;
19, la guerra, fino a questo momento ridotta a semplici scaramucce alle frontiere, cambia natura;
le armate austro-prussiane, sotto il comando del duca di Brunswick, entrano in Francia;
trattasi dell'invasione tanto temuta;
lo stesso giorno il marchese di La Fayette, dopo aver tentato di sollevare la sua armata contro l'Assemblea e i dipartimenti delle Ardennes, fugge con il suo SM in Lussemburgo e cade tra le mani degli austriaci; viene quindi messo in stato d'accusa;
21, in serata, alla luce delle torce in piazza del Carrousel, dopo 30 ore di processo, viene ghigliottinato L.-D. Collenot d’Angremont, il primo ad essere ghigliottinato per le sue idee politiche;
25, vengono aboliti senza indennizzo i canoni feudali non giustificati da titolo originario di concessione;
27, la Commune emana un decreto che decide l'arresto di tutte le persone sospette; su proposta di M. Robespierre la Commune emana un decreto che obbliga gli elettori di Parigi a votare ad alta voce in presenza del pubblico al momento delle elezioni alla Convenzione: questo decreto, perfettamente illegale, pone le elezioni sotto l'alta sorveglianza della Commune assicurando la sua vittoria a Parigi;
28, l'Assemblea autorizza visite domiciliari presso tutti gli abitanti di Parigi; le prigioni traboccano di sospetti;
29, il pericolo politico è grande e i girondini decidono di reagire: J.-P. Brissot denuncia la minaccia "di un dispotismo più duro e più odioso" di quello del re;
30, J.-M. Roland de la Platière lamenta che la Commune disorganizza tutti i poteri; lo stesso giorno l'Assemblea scioglie il Consiglio generale della Commune e ordina che entro 24 ore si proceda alle elezioni municipali a Parigi;
il Consiglio della Commune rifiuta di cedere;
31, all'Assemblea giunge notizia dell'assedio di Verdun;

Settembre
, l'Assemblea fa marcia indietro;
lo stesso giorno M. Robespierre denuncia al Consiglio generale di Parigi il sedicente complotto ordito dai Brissotins per portare il duca di Brunswick sul trono di Francia;
2, domenica, si arrende Verdun, così la rotta per Parigi è aperta;
alle due del mattino la Commune indirizza ai parigini un proclama che viene affisso sui muri della città: «Alle armi, cittadini, alle armi, il nemico è alle nostre porte…»;
nel pomeriggio tre vetture riempite di preti refrattari in stato di deportazione arrivano alla prigione dell'Abbaye… cominciano i massacri…
verso sera, mentre i massacri sono in corso, M. Robespierre e J.-N. Billaud-Varenne rinnovano le accuse contro i Brissotins;
nella notte il Comitato di sorveglianza della Commune, animato da J.-P. Marat, emette un mandato di arresto contro il ministro dell'Interno J.-M. Roland de la Platière; lo stesso G.-J. Danton si reca all'Hôtel de Ville e si adira contro questi atti "arbitrari e demenziali" e il mandato viene revocato.
Ma il disegno politico è chiaro: a Parigi sono cominciate le elezioni alla Convenzione: M. Robespierre, J.-P. Marat e i montagnardi della Commune intendono abbattere del tutto i loro rivali girondini.
[Lo stesso giorno 2, come nella prigione dell'Abbaye, si uccidono i preti che si sono rifugiati al convento dei Carmelitani, rue de Vaugirard; si uccide pure nel seminario Saint-Firmin. Nella serata del giorno 2 e la notte del 3, i massacri si estendono ad altre prigioni: la Conciergerie, le Châtelet, la Force.
Nella mattinata del giorno 3 i massacri proseguono a Saint-Firmin e al carcere provvisorio dei condannati alle galere del convento dei Bernardini. Nel pomeriggio del giorno 3 si uccide a Bicêtre, ospedale per indigenti, vagabondi, alienati. Si uccidono anche dei bambini.
Il giorno 4, i massacratori si spostano alla Salpêtrière. Si violentano e uccidono delle prostitute. Il massacro, completato per la maggior parte il 4 del mattino, proseguirà ancora alla Force fino al 7 settembre.
i "sanculotti" massacrano (dal 2 al 7) nelle prigioni oltre 1100 prigionieri (su 2800 detenuti); solo un quarto (ca 275 quindi) sono preti, nobili e politici, i rimanenti, in carcere per delitti comuni, sono ladri, prostitute o vagabondi.
I massacratori, per la maggior parte, sono piccoli artigiani, bottegai, vecchi soldati.
Il libraio Ruault, che è riuscito a salvare dalla morte all'Abbaye uno dei suoi amici, scrive al fratello che tutti i prigionieri sono stati massacrati in questi giorni, senza pietà, senza rimorsi, con un sangue freddo infernale. Nessuno si è opposto a questa esecuzione che è durata cinque giorni […].
La Rivoluzione resterà per sempre macchiata da questi crimini.]
3, ore 07:00, tre commissari della Commune si presentano da J.-P. Brissot per perquisire lui e la sua casa;
mentre il massacro prosegue, riprende la seduta alla Legislativa; che cosa decide l'Assemblea? Niente.
Nessuna parola d'indignazione, di dolore, di pietà viene pronunciata dai girondini!
Il ministro dell'Interno J.-M. Roland de la Platière invia una lettera all'Assemblea: «Ieri è stato un giorno su i cui avvenimenti bisogna forse stendere un velo».
In pratica il ministro non accusa il popolo di queste efferratezze.
N. de Condorcet vi lancia invece un appello alla guerra totale contro i prussiani.
In serata l'Assembela propone che tutte le autorità costituite prestino giuramento di "mantenere la libertà, l'uguaglianza, la sicurezza delle persone e delle proprietà e di morire se fosse il caso per far rispettare la legge"; l'Assemblea vota il decreto e nomina dei commissari per portarlo nelle sezioni il giorno dopo;
J.-M. Roland de la Platière propone le dimissioni di tutti i membri della "Commissione dei Ventuno";
4, la Gironda contrattacca. Alla Legislativa, a nome della "Commissione dei Ventuno", P.-V. Vergniaud presenta le dimissioni in blocco di tutti suoi membri, a causa delle calunnie riversate su di loro.
Ma l'Assemblea le rifiuta e i girondini si trovano così reinvestiti della sua fiducia. I capi della Gironda intendono quindi distruggere fino all'ultimo sospetto e dimostrare la loro opposizione alla monarchia, chiunque sia il re.
Tutti i deputati prestano dunque giuramento solenne, come individui e come cittadini, di combattere con tutte le loro forze i re e il regno.
[Denunciando i massacri del 2 e del 3 settembre essi avrebbero prestato il fianco ad una nuova e più pericolosa accusa: J.-P. Brissot, N. de Condorcet, J.-M. Roland de la Platière e gli altri avrebbero voluto salvare i prigionieri perché essi stessi sono loro complici, facendo parte del complotto che mira a consegnare Parigi e il trono al duca di Brunswick. Con gli animi così infervorati questa accusa potrebbe prendere corpo. Alla Gironda non resta quindi che una via politica aperta: biasimare non il "popolo" ma la Commune e gli "scellerati" che la compongono.]
Lo stesso giorno, al mattino, L.A. La Rochefoucauld d'Enville viene arrestato a Forges; condotto a Gisors, viene costretto a scendere dalla carrozza e massacrato da una truppa di uomini armati di sciabole e di bastoni, volontari bretoni in rotta per l'armata.
[Amato e rispettato da tutti per la rettitudine del suo carattere e la fermezza delle sue convinzioni, il duca L.A. La Rochefoucauld d'Enville era stato amico (fino al 1791), del N. de Condorcet. Ora questi è considerato, dai realisti più fanatici, responsabile del suo assassinio; non solo, ma anche di quello del giovane conte Charles de Chabot.]
5, mentre continuano i massacri, si conoscono i risultati delle elezioni alla Convenzione: M. Robespierre viene eletto per primo, G.-J. Danton subito dopo;
9, J.-P. Marat viene eletto alla Convenzione; N. de Condorcet e J.-P. Brissot sono scartati dagli elettori parigini che eleggono invece:
. Collot d'Herbois,
. J.-N. Billaud-Varenne,
. C. Desmoulins,
. Fabre d'Églantine.
[N. de Condorcet apprende il fatto con amarezza, anche se cinque dipartimenti – l'Eure, la Gironde, la Loiret, la Sarthe e l'Aisne – lo hanno scelto come rappresentante. Egli opta per l'Aisne il suo paese natale. Il suo successo personale s'iscrive comunque nel movimento più vasto che, dal 10 settembre, permette a J.-P. Brissot di cantare vittoria.
Comunque è da notare che i deputati repubblicani della prima ora sono ben rari: C. Desmoulins, F. Robert, Th. Paine possono essere considerati come tali.]
10, alla Legislativa l'assassinio di L.A. La Rochefoucauld d'Enville desta viva emozione; il Comitato di sorveglianza dell'assemblea emana un decreto che mette Mme d'Enville e Mme de La Rochefoucauld sotto la salvaguardia dell'assemblea;

16, viene fondato con decreto dell'Assemblea legislativa il Museo del Louvre [già concepito sotto il regno di Louis XVI, sarà inaugurato l'anno successivo e completato sotto Napoleone];
17, nella notte i diamanti della Corona sono rubati nel garde-meuble reale; J.-M. Roland de la Platière accorre alla Legislativa ed espone con forza le disgrazie che minacciano la capitale e che saranno la conseguenza certa dell'anarchia in cui i faziosi l'hanno immersa;
19, alla Legislativa N. de Condorcet fa votare un ultimo "Adresse de l'Assemblée nationale aux Français".
[Trattasi in realtà di un appello ai parigini affinché sia assicurata la protezione dei deputati. La mozione viene adottata all'unanimità.]
20, ultimo giorno della Legislativa: viene votata la legge che laicizza-secolarizza lo stato civile e autorizza il divorzio;
viene convocata la «Convenzione nazionale» [prende il nome dalla Convention americana];
ore 17:00, gli eletti alla Convenzione, presenti a Parigi, si riuniscono per la prima volta alle Tuileries a porte chiuse;
sono 371 su 749 membri che compongono la nuova assemblea;
[Tra gli eletti molti succedono a loro stessi: 189 deputati alla Legislativa sono stati eletti alla Convenzione. La maggior parte sono rimasti al posto della Legislativa dopo il 10 agosto. Nella loro maggioranza sono di parte girondina.
Tra i vecchi membri dell'Assemblea costituente, sono stati rieletti 97. Tra di loro si notano uomini di primo piano come: M. Robespierre, E.-J. Sieyès, J. Pétion de Villeneuve, B. Barère de Vieuzac, l'abate B.-H. Grégoire.
La composizione politica dell'assemblea traduce il clima delle elezioni.
La partecipazione elettorale è stata molto debole. Il timore nelle città e i lavori agricoli nelle campagne hanno trattenuto gli elettori. Per giunta, il "votare" non è ancora entrato nelle abitudini dei francesi.
L'incertezza e l'ansietà risiedono negli animi e nei cuori. I realisti sono rimasti rintanati in casa propria. La stampa realista non esiste più. Gli elettori più moderati hanno votato per i rappresentanti meno coinvolti del campo vincitore.]
Alle elezioni quindi il suffragio universale ha assicurato ai repubblicani il successo. La Convenzione nazionale è così formata:
- destra : la Gironda [alla Legislativa i girondini stavano a sinistra];
- sinistra : la Montagna
- centro : la Pianura (o Palude) [stanno i moderati].
[I deputati non hanno comunque dei posti fissi per cui è difficile stabilire dove siede uno o l'altro.]
I deputati procedono alla verifica dei poteri e all'elezione del Bureau per appello nominale e ad alta voce; viene eletto presidente J. Pétion de Villeneuve; e sono nominati sei segretari:
01- . N. de Condorcet;
02- : ;
03- : ;
04- : ;
05- : ;
06- : ;
tutti girondini.
1° Presidente (per un giorno) Philippe Rühl; 2° Presidente (20 set-4 ott) J. Pétion de Villeneuve;

21 (Vendémiaire [Vendemmiaio], Anno I), prima seduta della Convenzione;
si procede in modo solenne al trasferimento dei poteri;
ore 12:00, dodici deputati fanno sapere alla Legislativa che la Convenzione è costituita; subito la Legislativa termina la seduta e si reca al completo alle Tuileries;
in nome della Legislativa che sta morendo, François de Neufchâteau ricorda alla Convenzione nascente che essa dispone di poteri illimitati per instaurare un "governo popolare e libero";
poi i Convenzionali, scortati dai Legislatori, si recano in corteo alla sala del Maneggio. E, ininterrottamente, la Convenzione apre la seduta.
[Al di là del simbolo, questa procedura continua esprime la volontà dei deputati di vietare ogni vacatio-interruzione di potere in un momento così grave per la nazione, mentre Parigi non ha ancora appreso la vittoria di Valmy e circolano voci di complotto.]
Poiché la Convenzione non conta alcun partigiano difensore del regno, nella sua prima seduta, su proposta di Collot d'Herbois essa decreta all'unanimità che la monarchia è abolita in Francia.
[Al tentativo di raccomandare una discussione almeno formale da parte di C. Bazire, deputato del dipartimento della Côte-d'Or, il vescovo costituzionale di Blois, l'abate B.-H. Grégoire, risponde che non c'è alcun bisogno di discutere, dal momento che tutti sono d'accordo e J.-F. Ducos, deputato del dipartimento della Gironda, ribadisce che dopo il 10 agosto qualsiasi discussione sarebbe inutile.
I deputati e il pubblico si alzano in piedi gridando con entusiasmo.]
La monarchia è abolita.
In serata la Convenzione elegge – con 194 voti su 349 votanti – il suo vice-presidente: N. de Condorcet, il che testimonia il suo credito politico e la sua autorità morale.
[Il nuovo regime non sarà mai proclamato ufficialmente, ma dal 25 settembre 1792 la Repubblica sarà definita come "una ed indivisibile".
Nel 1793 la Convenzione deciderà inoltre di datare i propri documenti non più nell'anno IV della Libertà, ma nell'anno I della Repubblica, sancendo in tal modo la forma repubblicana dello stato; il nuovo calendario sarà quindi reso retroattivo dal 1792 e resterà in vigore fino al dicembre 1805.]
ore 24:00: comincia l'anno I della nuova era, l'era repubblicana.

Un esercito di volontari capeggiato da Dumouriez ferma l'avanzata dei prussiani a Valmy.

I fase: 22-9-1792/2-6-1793

il «club dei giacobini» muta il nome in «Società dei giacobini, amici della libertà e dell'uguaglianza» e allontana, in una serie di successive epurazioni, gli elementi moderati ed i girondini;
a sinistra la società è minacciata da:
- arrabbiati [enragés]:
. Jacques Roux, abate
. Jean Varlet, imp. postale
. Thèophile Leclerc,
. Claire Lecombe, attrice, fondatrice della "Società delle donne repubblicane rivoluzionarie";
- sanculotti, sans-culottes, movimento popolare;
ciò nonostante la società diventa l'alleata naturale dei montagnardi in seno alla Convenzione e il puntello principale del governo di M. Robespierre;

Intanto la situazione resta difficile: il raccolto dell'anno è stato soddisfacente anche se si rivela molto diverso secondo le regioni. Gli acquisti massicci e le requisizioni per l'armata, l'incertezza generale paralizzano la circolazione dei grani e provocano un aumento del prezzo del grano con degli scarti considerevoli secondo i dipartimenti.
Anche se il corso dell'assignat risale, in seguito alle elezioni e ai successi militari, l'attiità economica si altera.
Le grandi città – Parigi soprattutto – si vedono. Gli stranieri sono partiti e molti ricchi, se non sono emigrati, hanno raggiunto le loro residenze in campagna, fuggendo dalla città, dalle sue passioni e dalle sue angoscie.
Le industrie di lusso, il commercio, i servizi ne sofforno tremendamente. La disoccupazione aumenta.
A Lione si contano 30.000 setaioli senza lavoro.
L'economia di guerra, che richiederà una forza lavoro considerevole, non è ancora in atto.
La nascente Repubblica deve combattere su tutti i fronti: la guerra, la contro-rivoluzione, la crisi economica.

25, la Repubblica è definita "una ed indivisibile";
per riunire la Convenzione G.-J. Danton si smarca da J.-P. Marat e propone che si decreti la pena di morte contro chiunque reclami la dittatura e contro coloro che vorrebbero dividere la Francia; egli viene applaudito da ambo i lati dell'assemblea.
29, la Convenzione decide di creare un comitato di nove membri o "Comitato di Legislazione";

Intanto, dalla fine di settembre, ovunque le armate della Repubblica fanno progressi: è occupata Chambery e conquistata Nizza. In Germania i francesi entrano a Worms.

Ottobre
, una commissione di 24 membri inizia a fare lo spoglio dei documenti sequestrati dopo il 10 agosto alle Tuileries;
ai primi del mese, a proposito dell'arresto di due commissari della Commune di Parigi, N. de Condorcet si arrabbia per la propensione "a servirsi continuamente di questi fatti o altri simili per calunniare o rendere impopolari degli uomini a cui si deve dopo tutto il bene della Francia";
4, nuovo presidente (4-18 ottobre) della Convenzione è Jean-François Delacroix;
5, viene tolto l'assedio a Lille;
8, Verdun viene ripresa;
10, N. de Condorcet interviene circa gli oggetti preziosi depositati alla Commune dopo il 10 agosto;
da questo momento, egli cessa di essere il compagno di strada dei girondini che si oppongono alla Commune e alle sezioni di Parigi;
11, al "Comitato dei Nove" o "Comitato di Legislazione" sono nominati:
"Comitato dei Nove"
[o "Comitato di Legislazione"]
01
. B. Barère de Vieuzac  
02
. J.-P. Brissot  
03
. G.-J. Danton  
04
. N. de Condorcet  
05
. A. Gensonné  
06
. Th. Paine  
07
. J. Pétion de Villeneuve  
08
. E.-J. Sieyès  
09
. P.-V. Vergniaud  
supplenti:
01
. Ch.-J.-M. Barbaroux  
02
. J.-A.-J. Debry  
03
. C.-F. Fauchet  
04
M.-J. Hérault de Séchelles  
05
. Lanthenas  
06
. Lavicomterie  
[J.-P. Brissot sarà presto rimpiazzato da Ch.-J.-M. Barbaroux mentre N. de Condorcet è stato eletto per ultimo.]


La composizione del comitato provoca la collera dei montagnardi.
12, al "Club dei giacobini" G.-A. Couthon denuncia questo gruppo "di persone fini, sottili, intriganti e soprattutto estremamente ambiziose… Esse vogliono avere a disposizione i posti, gli impieghi, soprattutto i tesori della Repubblica…";
lo stesso giorno, nello stesso posto, J.-A. Thuriot de la Rozière accusa N. de Condorcet di aver scritto che avrebbe proposto un'amnistia per i fatti del 10 agosto;
14, riferendosi al "Comitato dei Nove", F. Chabot elenca come "amici" dei giacobini soltanto: G.-J. Danton, B. Barère de Vieuzac e N. de Condorcet;
18, nuovo presidente (18 ott-1° nov) della Convenzione è M.-E. Guadet;
19, in Germania capitola Magonza sotto le forze francesi;
27, in Belgio Dumouriez entra a Mons;

Novembre
, nuovo presidente (1-15 novembre) della Convenzione è M.-J. Hérault de Séchelles;
6
, la vittoria di Jemappes degli austriaci viene seguita dall'invasione del Belgio e dell'Olanda;
la Gironda, ostile a ogni cedimento alle rivendicazioni popolari in materia economica e galvanizzata dai successi militari dispone della maggioranza dei suffragi, ma ha di fronte la Montagna, che punta le sue carte con l'alleanza con le forze popolari e sulla lotta senza quartiere contro gli aristocratici e i nemici della rivoluzione.
[Imprigionato nel Tempio, il re viene accusato di tradimento (imputazione basata sulla scoperta, in autunno, del famoso forziere segreto contenente la corrispondenza della famiglia reale con le corti straniere);
lo stesso giorno replica vittoriosa di M. Robespierre a Louvert;
7, processo a Louis XVI: l'avv. Mailhe presenta al Comitato di legislazione il rapporto che ha portato la Convenzione a procedere in giudizio fissandone la procedura;
8, il deputato Polycarpe Potofeux, dal nome predestinato, lascia la Convenzione;
[È il primo deputato a lasciare – o a fuggire – la Convenzione.]
13, processo a Louis XVI: si apre la discussione; il giovane L.-A. Saint-Just appare per la prima volta alla tribuna;
15, nuovo presidente (15-29 novembre) della Convenzione è l'abate B.-H. Grégoire;
19, mentre le armate della Repubblica trionfano, la Convenzione proclama che essa "accorderà fraternità e soccorso a tutti i popoli che vorranno ritrovare la loro libertà";
20, processo a Louis XVI: recrudescenza spettacolare dell'istruzione. J.-M. Roland de la Platière arriva alla Convenzione: il fabbro che, su richiesta di Luigi XVI, aveva sistemato alle Tuileries una cassa chiusa da una porta di ferro, gliene ha rivelato il segreto. Fatto aprire questo armadio, i documenti che vi si trovano provano il tradimento del re, la corruzione di alcuni deputati, in particolare di V.R. de Mirabeau, le relazioni della Corte con lo straniero, la corrispondenza con il marchese di La Fayette, Dumouriez e altri ancora.
Viene subito nominata una commissione di dodici deputati per inventariare i documenti.
Nasce però anche il sospetto sullo stesso J.-M. Roland de la Platière: perché ha voluto aprire solo l'armadio di ferro, chi vuole proteggere? Non ha per caso distrutto documenti compromettenti per i girondini?
26, J.-P. Brissot scrive a J.-M. Servan de Gerbey: «Noi potremo essere tranquilli solo quando l'Europa, tutta l'Europa sarà in fiamme…»; e N. de Condorcet la pensa allo stesso modo: «La pace sarà ristabilita solo quando i princìpi rivoluzionari avranno trionfato generalmente in questa parte del globo».
28, viene ghigliottinato l'ex guardasigilli M.-L.-F. Duport-Dutertre;
29, nuovo presidente (29 nov-13 dic) della Convenzione è B. Barère de Vieuzac;
lo stesso giorno viene ghigliottinato A.-P. Barnave;
Alla fine del mese i francesi hanno occupato tutto il Belgio: l'esaltazione patriottica è al suo culmine.

Dicembre
3
, processo a Louis XVI: si riapre la discussione; M. Robespierre, in gran forma, riprende la tesi di L.-A. Saint-Just e combatte lo stesso principio di un processo: «Il re non è affatto un accusato, voi non siete affatto dei giudici, voi non siete, voi non potete essere che degli uomini di Stato e dei rappresentanti della Nazione…
Voi non dovete emanare una sentenza a favore o contro quest'uomo, ma dovete prendere un provvedimento di salute pubblica, esercitare un atto di provvidenza nazionale
».
[Curiosamente, M. Robespierre si avvicina al N. de Condorcet, anche se in maniera radicalmente opposta. Per l'uno come per l'altro, la Convenzione non può giudicare il re perché essa è un'assemblea politica. Ma mentre il secondo propende per un processo condotto davanti a giudici imparziali designati dalla Nazione e nel rispetto di tutti i principi del diritto, il primo chiede alla Convenzione di decidere sovranamente della sorte del re, senza alcun processo.]
La Convenzione non ascolta l'opinione del N. de Condorcet e, dopo la replica di J. Pétion de Villeneuve a M. Robespierre, decreta che Louis XVI sia giudicato dalla Convenzione nazionale, chiudendo così la discussione.
4, il girondino F.-N.-L. Buzot fa decretare la pena di morte contro chiunque proponga di ristabilire la monarchia, qualunque ne sia la forma; il che significa avvisare M. Robespierre accusato di aspirare alla dittatura;
6, processo a Louis XVI: la Convenzione decide di iniziare il processo senza proseguire oltre l'istruzione; essa porta a 21 il numero dei membri della "Commissione dei Dodici" accordandole tre giorni di tempo per presentare l'atto enunciativo dei crimini del re;
9, il girondino M.-E. Guadet fa adottare un decreto che autorizza le assemblee primarie a revocare i loro deputati, il che significa mettere i deputati di provincia non più sotto la sorveglianza dei tribuni della Convenzione e delle sezioni di Parigi ma sotto il controllo permanente dei loro elettori;
invocando la sovranità del popolo i girondini mettono a segno un punto decisivo sui loro avversari; visto il pericolo, i montagnardi, dopo un agitato dibattito, ottengono il rinvio del decreto;
la "Pianura" è incerta, la maggioranza ondeggia;
10, processo a Louis XVI: si riapre il dibattito;
11, processo a Louis XVI: il re compare davanti alla Convenzione scortato dal sindaco N. Chambon de Montaux e da Santerre che comanda la Guardia nazionale; B. Barère de Vieuzac, che presiede, richiama la Convenzione ai suoi doveri;
regna il silenzio più profondo, più della metà dei deputati vede il re per la prima volta;
la Convenzione rinvia il dibattito per il 26 dicembre;
13, nuovo presidente (13-27 dicembre) della Convenzione è Jacques Defermon;
15, P.-J. Cambon presenta un rapporto sulle intenzioni della Repubblica circa i paesi occupati dalle sue armate: la nobiltà, le distinzioni contrarie all'uguaglianza saranno soppresse; le imposte saranno consentite dal popolo che, riunito in assemblee primarie, eleggerà i suoi magistrati e si darà una Costituzione. Così, ovunque entreranno le armate francesi, si affermeranno i principi della Libertà e della Legalità.
L'entusiasmo s'impadronisce della Convenzione.
Ma la guerra, anche se rivoluzionaria, costa cara e P.-J. Cambon, gran tesoriere della Convenzione, lo sa bene.
["Si dice che noi portiamo la libertà ai nostri vicini. Noi vi portiamo anche i nostri soldi, i nostri viveri e nessuno vuole i nostri assignat".]
Lo stesso giorno un decreto stabilisce che, in tutti i paesi occupati, i beni dei principi, delle comunità, del fisco, saranno messi sotto sequestro e garantiranno il pagamento dei costi della guerra.
16, domenica, il montagnardo J.-A. Thuriot de la Rozière chiede alla Convenzione di decretare la pena di morte contro chiunque proponga di rompere l'unità della Repubblica; la proposta viene votata; è un segno di sfiducia verso la Gironda spesso sospettata di federalismo; F.-N.-L. Buzot chiede l'adozione di un decreto che metta al bando tutti i Borbone, avvisando così Philippe-Égalité e i suoi due figli che servono nelle armate della Repubblica; la manovra è abile: rifiutare significa proteggere Philippe-Égalité e dare corpo alle accuse dei girondini; il decreto viene votato nel tumulto;
18, la Convenzione revoca il suo decreto e rinvia all'indomani del processo al re la questione della messa al bando dei Borbone;

26, processo a Louis XVI: ore 09:00, il re giunge alla sbarra della Convenzione con i suoi avvocati; De Sèze si è aggiunto a Malesherbes e a Tronchet; dopo De Sèze, il re prende brevemente la parola per protestare contro l'accusa di avere, il 10 agosto, voluto spargere il sangue del popolo;

lo stesso giorno, un centinaio di deputati girondini, guidati da Ch.-J.-M. Barbaroux, si recano in gruppo compatto verso il lato sinistro della grande sala di fronte ai rappresentanti della Montagna;
[Altri giorni si verifica l'opposto e così continua il clima di violenza che si è creato alla Convenzione.]
27, nuovo presidente (27 dic-10 gen 1793) della Convenzione è J.-B. Treilhard;

Alla fine dell'anno N. de Condorcet ha terminato il suo piano preliminare del nuovo patto sociale, che il
Comitato di Costituzione ha poi adottato apportando pochissime modifiche.
[Il numero dei ministri, membri del Consiglio esecutivo è stato intanto portato da 6 a 7; il mandato del Corpo legislativo, riportato da 2 a 1 anno.
Il Comitato d'Istruzione, invece, che N. de Condorcet ha lasciato per far parte del Comitato di Costituzione, è presieduto da Arbogast e animato da Ch.-G. Romme che aveva lavorato a fianco del marchese al tempo della Legislativa.]

 



1792
FRANCIA
Louis Philippe II Joseph d'Orléans [Philippe Égalité]
Albero genealogico

(1747-Parigi 1793, ghigliottinato)
figlio di Louis Philippe I, duca d’Orléans, e di Louise Henriette de Conti;
1769, sposa Louise Marie Adélaïde de Bourbon-Penthièvre (1753-1821). [div. 1792/3]
duca d’Orléans (1785-93)





Luigi Filippo d'Orléans
Albero genealogico

(Parigi 1773 - Claremont, Londra 1850)
primogenito di Luigi Filippo Giuseppe duca di Orléans e di Luisa Maria Adelaide di Borbone Penthièvre;
1785-93, duca di Chartres;
1792-93, generale e aiutante di campo di Dumouriez durante la campagna del Belgio;


1793-1830, duca di Orléans;
1807-30, duca di Montpensier;
1830-48, re dei francesi;


Louis-Stanislas-Xavier
Albero genealogico

(Versailles 1755-Parigi 1824)
fratello minore di Louis XVI;
1755-1795, conte di Provenza;
1791, 20 giugno, fugge da Parigi con la corte reale, percorrendo però una strada diversa da quella dei sovrani (fermati a Varennes) e può così passare la frontiera e rifugiarsi a Coblenza dove assume la direzione ufficiale dell'emigrazione controrivoluzionaria che mantiene per tutto il corso del suo lungo e travagliato esilio
[a Coblenza sino al 1792, poi a Verona, Blanckenberg, Mittau, Varsavia e infine, gli ultimi 8 anni in Inghilterra.];


1814-24, re di Francia (Louis XVIII);

 

 
Carlo Filippo
Albero genealogico

(Versailles 1757-Gorizia 1836)
fratello minore di Louis XVIe di Louis XVIII;
1757-1824, conte d'Artois;
1773, sposa Maria Teresa di Savoia, altra figlia del re di Sardegna Vittorio Amedeo III;
1789, 17 luglio, ripara subito a Bruxelles; si trasferisce poi a Torino, presso il suocero dove inizia a organizzare le forze controrivoluzionarie fomentando insurrezioni e disordin in Francia e creando comitati d'intesa fra gli emigrati;
1791, mal tollerato dal suocero, sposta il centro della sua attività a Coblenza;


1824-30, re di Francia (Carlo X);

 

 

1792
Repubblica delle Sette Province Unite dei Paesi Bassi
Willelm V [il Batavo]
(The Hague 1748 - Braunschweig 1806)
figlio di Willelm IV d'Orange-Nassau e della p.ssa reale Anne di Gran Bretagna, Irlanda e Hannover, etc.;
principe di Nassau-Dietz
principe d’Orange
1751-95, statholder dei Paesi Bassi;
(22.10.1751-18.1.1795)

Olanda

 

Zelanda

 

Uthrecht

 

Frisia
 
Gheldria

 

Groninga

 

Overijssel

 

1792
-

 

 


1792
Gran Bretagna e Irlanda
Giorgio III
Albero genealogico

(Londra 1738 - Windsor 1820)
figlio di Federico Luigi principe di Galles e di Augusta di Sassonia-Gotha;
1751-60, duca di Brunswick-Lüneburg (Giorgio);
1760-1820, elettore di Hannover;
1760-1815, re di Gran Bretagna e Irlanda;
dal 1761 è sposato con Sofia Carlotta di Mecklenburg-Strelitz;
dal 1765 soffre di una grave malattia mentale;

- colpito da gravi disturbi mentali sin dal 1788 -

1814-20, re di Hannover;


 
Primo lord
del Tesoro
[First Lord
of the Treasury
]
W. Pitt [il Giovane] Tory
(1783 19 dic - 14 mar 1801)
Cancelliere
dello Scacchiere
[Chancellor
of the Exchequer
]
Segretari di Stato
-
Affari Esteri e Commonwealth
-
 
Affari Interni    
Giustizia    

1792
il potere è ormai nelle mani di W. Pitt [il Giovane] che guida la politica inglese contro la Francia rivoluzionaria;

 


 


 


 
SCOZIA [dal 1° maggio 1707 è unita a Inghilterra e Galles]
-
-
-
-

1792
-


 
IRLANDA
-
-
-
-

1792
dal 1729 al parlamento di Dublino è stata riconosciuta dall'Inghilterra l'indipendenza legislativa;
dal 1783 al parlamento di Dublino è stata di nuovo riconosciuta l'indipendenza legislativa; [?]

 

 

 

Nord America Britannico
Governatore generale
Guy Carleton
barone Dorchester
(1786- 1796)
-
-

1792
L'esempio dell'Alto Canada è particolarmetne significativo.
Ma in realtà tutte le province del Nord Amrica Britannico, incluso il Basso Canada, saranno governate da regimi clientelari dello stesso tipo. Questi, finché dureranno, contribuiranno alla coesione dell'élite e duqnue al mantenimento dello status quo
.

 

 

 

 

 


[Luca Codignola-Luigi Bruti Liberati, Storia del Canada, Bompiani 1999.]

 

 

 




PROVINCIA DEL CANADA
[Aggiunta alle altre province britanniche nel 1763, include la regione sulle due rive del fiume San Lorenzo grossolanamente delimitate da Anticosti a est e il Lago Nipissing a ovest.
Dal 7 nov 1763 la provincia (ex Canada francese) è stata divisa formalmente in tre distretti: Québec, Trois-Rivières, Montréal.
Nel 1791 la provincia è stata separata in due parti:
Basso Canada (francofoni) e Alto Canada (lealisti).]
BASSO CANADA [o Canada Est]
Governatore della provincia
-

1792
-

 

ALTO CANADA [o Canada Ovest]
Governatore della provincia
John Graves Simcoe
(1791 - ?)

1792
il governatore della provincia concede subito gratuitamente le terre della provincia a chi ne fa richiesta;
[Ciò provocherà una crescita della popolazione di quasi sei volte in poco più di vent'anni, dai 14.000 (1791) a 75.000 (1812).
Se si escludono quelli di provenienza statunitense, praticamente tutti gli altri immigrati arriveranno dalle Isole Britanniche.
L'ampiezza di tali movimenti di persone, lungi dal rimanere un fatto britannico, investirà di qui a poco l'Europa intiera. Basti ricordare che tra il 1500 e il 1783 sono immigrati nelle Americhe introrno a 1.410.000 europei in tutto, mentre nei due secoli successivi si salirà a un totale di 50 milioni di immigrati europei, con medie annuali, soprattutto verso la fine del sec. XIX e l'inizio del XX, spesso ampiamente superiori al milione all'anno.]

Il sogno del governatore John Graves Simcoe è di ricreare nell'Alto Canada una società britannica di tipo aristocratico incentrata su una nuova Londra (London) e un nuovo Tamigi (Thames).
Un settimo delle terre, poi note come clergy reserves, viene riservato alla Chiesa d'Inghilterra e un altro settimo alla corona.
È sua intenzione «che i costumi e i modi dei princípi britannici [siano] promossi e inculcati [negli abitanti] tanto nelle questioni più banali quanto in quelle più serie così da dare loro il posto che spettano e assimilare la colonia alla madrepatria».
In un prmo tempo le terre non vengono vendute, ma affittate o comunque assegnate ai membri dell'élite. Questa è formata soprattutto da ex militari o militari di carriera, funzionari della corona, magistrati, avvocati, parlamentari ed ecclesiastici secondo criteri che premiano esclusivamente la loro fedeltà al governatore.
[Il risultato sarà che, ancora nel 1839, 9/10 delle terre non saranno ancora occupate, utilizzate o coltivate. La provincia sarà dunque controllata, fino agli anni 1830, da una ristretta cerchia di persone legata da comuni interessi di potere nonché da una comune ideologia marcatamente antidemocratica e antiamericana.
Per i legami tra i suoi membri, questa élite diverrà nota come Family Compact ("Patto di Famiglia") con un termine coniato nei primi anni 1830 probabilmente da William Lyon Mackenzie (1795-1861), il leader principale dei Reformers.
Il termine "Family Compact" sarà in seguito usato in Canada come un'etichetta da applicare in senso negativo a qualunque gruppo di potere.]



 

 

TERRANOVA
Governatore della provincia
Richard King
(1792 - 1793)

1792
-

 

ISOLA DEL PRINCIPE EDOARDO
Governatore della provincia
-

1792
-

 

NEW BRUNSWICK
Governatore della provincia
-

1792
-

 

NOVA SCOTIA
Governatore della provincia
-

1792
Ben 1.100 africani lasciano la Nova Scotia per Freetown, nella Serra Leone sulla costa occidentale dell'Africa, dove vanno a popolare la prima colonia britanncia sul suolo africano.
[Nel 1796 essi saranno raggiunti in Africa da altri ex schiavi della Giamaica anch'essi passati dalla Nova Scotia.]

 

ISOLA DI CAPO BRETONE
Governatore della provincia
-

1792
-

 

a

 

UNIONE degli STATI UNITI d'AMERICA
Presidente degli Stati Uniti
G. Washington [1°]
(1789 30 apr - 4 mar 1797)
Vicepresidente
J. Adams
(1789 - ?)
Segretario di Stato
[Ministro degli Esteri]
Th. Jefferson
(1790 22 mar - 31 dic 1793)
Ministro del Tesoro
A. Hamilton
(1789 - 1794)
Ministro della Guerra
?
(1789 - ?)
Presidente della Corte Suprema
John Jay
(1789 26 set - 29 giu 1795)

1792
Gennaio

 

 

 

 

 

Alle elezioni G. Washington vince ancora senza opposizione ma i repubblicani sono abbastanza ben organizzati da proporre il governatore di NEW YORK George Clinton, come candidato alla vicepresidenza, e questi riesce a raccogliere 50 voti elettorali contro i 77 di J. Adams.

Elezioni presidenziali
 
voto popolare
voto elettorale
. G. Washington (VIRGINIA)
132
. J. Adams (MASSACHUSETTS)  
77
. George Clinton (MASSACHUSETTS)  
50
altri  
5



[Maldwyn A. Jones, Storia degli Stati Uniti, Bompiani 1984.]

 




[01] DELAWARE [dal 7 dicembre 1787] - cap. Dover
[Primo stato a ratificare la Costituzione degli Stati Uniti d'America.
Non esistono collegamenti fra chiesa e stato e una grande libertà religiosa si è affermata sin dall'inizio.]
Governatore
-

1792
-

 

[02] PENNSYLVANIA [dal 12 dicembre 1787] - cap. Harrisburg
[Non esistono collegamenti fra chiesa e stato e una grande libertà religiosa si è affermata sin dall'inizio.]
Governatore
-

1792
-

 

[03] NEW JERSEY [dal 18 dicembre 1787] - cap. Trenton
[Non esistono collegamenti fra chiesa e stato e una grande libertà religiosa si è affermata sin dall'inizio.]
Governatore
-

1792
-

 

[04] GEORGIA [dal 2 gennaio 1788] - cap. Atlanta
[Già ammesso nel 1780 ma ratificato solo il 2 gennaio 1788.]
Governatore
-

1792
-

[05] CONNECTICUT [dal 4 gennaio 1788] - cap. Hartford
Governatore
-

1792
-

[06] MASSACHUSETTS [dal 6 febbraio 1788] - cap. Boston
Governatore
-

1792
-


[07] MARYLAND [dal 28 aprile 1788] - cap. Annapolis
Governatore
-

1792
-






[08] SOUTH CAROLINA [dal 23 maggio 1788] - cap. Columbia
Governatore
-

1792
-

[09] NEW HAMPSHIRE [dal 21 giugno 1788] - cap. Concord
Governatore
-

1792
-

 





[10] VIRGINIA [dal 26 giugno 1788] - cap. Richmond
Governatore
-

1792
-

 





[11] NEW YORK [dal 26 luglio 1788] - cap. Albany
[L'anglicanesimo è la religione di stato in quattro contee.]
Governatore
-

1792
-

 

[12] NORTH CAROLINA [dal 21 novembre 1789] - cap. Raleigh
[Tratto di terre immediatamente a sud della Virginia, attorno allo stretto di Albemarle.]
Governatore
-

1792
-

[13] RHODE ISLAND [dal 29 maggio 1790] - cap. Providence
Governatore
-

1792
-


[14] VERMONT [dal 4 marzo 1791] - cap. Montpelier
Governatore
-

1792
-


[15] KENTUCKY
Governatore
-
-

1792
-
Giugno
, diventa il 15° stato dell'Unione;


a


1792
REGNO di DANIMARCA e di NORVEGIA
Cristiano VII
Albero genealogico
(1749 - 1808)
figlio di Federico V e di Luisa d'Inghilterra;
1766-1808, re di Danimarca e di Norvegia;
sotto la reggenza del figlio Federico;


Federico VI
Albero genealogico
(Copenaghen 1768 - 1839)
figlio di Cristiano VII e di Caterina Matilde d'Inghilterra;
1784, appena ammesso al Consiglio di stato, estromette il padre demente dal potere proclamandosi reggente;
1784-1808, reggente al trono di Danimarca e Norvegia;
per impulso suo e del primo ministro A.P. Bernstorff, viene dato sviluppo al commercio e all'industria ed hanno notevole diffusione le idee illuministiche;



1808-39, re di Danimarca;
1808-14, re di Norvegia;


Primo ministro e ministro degli Esteri
A.P. Bernstorff
(1784 - ?)
1792
-
NORVEGIA
1792
-
ISLANDA
1792
-


1792
REGNO di SVEZIA
Gustavo III
Albero genealogico
(Stoccolma 1746 - 1792)
figlio di Adolfo Federico e di Luisa Ulrica sorella di Federico il Grande;
1771-92, re di Svezia;
ha introdotto diverse riforme: l'abolizione della tortura e la venalità delle cariche, ha concesso la libertà di stampa e la tolleranza religiosa, ha protetto le lettere e le arti creando, tra l'altro, l'Accademia Svedese e il teatro (egli stesso è stato discreto incisore e buon letterato);
1792
Marzo
16
, mentre si sta preparando per intervenire contro la Francia rivoluzionaria, durante un ballo mascherato cade vittima di una congiura capeggiata da J. Anckarström, uno dei suoi ufficiali.
[v. G. Verdi, Un ballo in maschera, da un dramma di A.-E. Scribe]

Gustavo IV Adolfo
Albero genealogico

(? - ?)
1792-1809, re di Svezia;
sotto la reggenza dello zio Carlo duca di Sudermania (futuro Carlo XIII);
1792
-




Carlo
Albero genealogico

(Stoccolma 1748 - 1818)
fratello di Gustavo III;
1788-90, ha il comando della flotta svedese nella guerra contro la Russia;
1792-96, reggente per il nipote Gustavo IV Adolfo;



1809-18, re di Svezia;
1814-18, re di Norvegia;



1792
-



1792
REGNO di PORTOGALLO
Maria I di Braganza
Albero genealogico

(Lisbona 1734-Rio de Janeiro 1816)
figlia di Giuseppe I e di Maria Vittoria;
1777-1816, regina di Portogallo;
1790-91, vedova dal 1786 dello zio "re consorte" Pietro III, viene colta da pazzia e deve lasciare le funzioni di governo al figlio;


don Juan
Albero genealogico

don Juan (Lisbona 1769-1826)
figlio di Pietro III e di sua nipote la regina Maria I;
1792-1807, reggente il trono di Portogallo;
[in seguito alla follia della madre]
1807-26, principe del Brasile;
1816-26, re di Portogallo (Giovanni VI il Clemente);


1792
-


a

1792
REGNO di SPAGNA
Carlo IV
Albero genealogico

(Napoli 1748 - Roma 1819)
figlio secondogenito di Carlo III e di Maria Amalia di Sassonia;
1788-1808, re di Spagna;


Primo ministro
conte di Aranda
(? - 1792)
Manuel Godoy
(1792 - ?)
1792
licenziato il conte di Aranda, l'amante della regina Maria Luisa di Borbone-Parma, nomina primo ministro Manuel Godoy [poi il secondo amante della regina] che da questo momento diventa il vero arbitro della politica spagnola [escluso il periodo 1798-1801];

a



1792
SAVOIA - REGNO DI SARDEGNA
Vittorio Amedeo III
Albero genealogico

(Torino 1726 - Moncalieri 1796)
figlio di Carlo Emanuele III di Savoia e di Polissena Cristina d'Assia-Rheinfelds;
?-1773, duca d'Aosta;
1730-73, principe di Piemonte;
1773-96
- conte di Aosta, Maurienne, Nizza e Asti;
- marchese di Saluzzo, Monferrato, Finale e Oneglia;
- duca di Savoia re di Cipro e Gerusalemme [titolare];
- re di Sardegna e duca di Savoia;


1792
l'occupazione francese di Nizza e della Savoia lo coglie impreparato e nonostante un'alleanza con l'Austria non riesce a respingere gli eserciti invasori;



1792
REPUBBLICA DI GENOVA
[Denominazione ufficializzata nel 1528 per iniziativa di Andrea Doria]
Michelangelo Cambiaso
Albero genealogico

(? - ?)
figlio di
1791 3 set - 3 set 1793, doge di Genova;


1792
-


1792
REPUBBLICA DI VENEZIA
"La Serenissima"
Ludovico Manin

(Venezia 14 mag 1725 - Venezia 24 ott 1802)
figlio di Lodovico Alvise e di Maria Basadonna, mercanti friulani arricchiti con l'industria del legno e della carta, che acquistarono il blasone della contea per centomila ducati nel 1651;
1789-97, doge di Venezia; [120° e ultimo]

- nunzio pontificio: ? (?-?);
- ambasciatore a Roma: ? (? -?)
- ambasciatore di Spagna: ? (? - ?)
- ambasciatore di Francia: ? (?-?)
1792
-


1792
ducato di Modena
Ercole III d'Este
Albero genealogico
(Modena 1727 - Treviso 1803)
figlio di Francesco III e di Carlotta Aglae di Orléans;
1741, sposa Maria Teresa Cybo-Malaspina, erede del ducato di Massa e Carrara che assicura così al piccolo ducato estense uno sbocco sul mare;
1780-96, duca di Modena;




1792
-

1792
Ducato di Parma e Piacenza
Ferdinando di Borbone
Albero genealogico

(Parma 1751 - Badia di Fontevivo, Parma 1802)
figlio di Filippo di Borbone e di Luisa Elisabetta di Francia;
suo precettore fu il filosofo Condillac ma nulla rimarrà di illuministico nel suo spirito mediocre e bigotto;
1762, dicembre, muore di vaiolo la sua promessa sposa Marie Johanna di Absburgo (1750-1762);
1765-1802, duca di Parma e Piacenza;
1767, 15 ottobre, a 16 anni muore di vaiolo anche la sua seconda promessa sposa Marie Josephe di Absburgo;
dal 1769 è sposato con la duchessa Maria Amalia (1746-1804) figlia di Maria Teresa d'Absburgo;
1792
-



Primo ministro
-
1792

 



1792
Granducato di Toscana
Ferdinando III di Lorena
Albero genealogico

(Firenze 1769-1824)
secondogenito di Pietro Leopoldo (Leopoldo II ) e di Maria Ludovica di Borbone-Spagna;
1790-1801, granduca di Toscana;
1801-14, granduca di Würzburg;
1814-24, granduca di Toscana;


 

1792
-


1792
REGNO di NAPOLI e SICILIA
Ferdinando IV
Albero genealogico
(Napoli 1751 - 1825)
figlio di Carlo III re di Spagna e di Maria Amalia di Sassonia;
1759-99, 1799-1806, 1815-16, re di Napoli;
1759-1816, re di Sicilia (Ferdinando III);
dal 1768 è sposato con la duchessa Marie Karoline di Absburgo (1752-1814);



1816-25, re delle Due Sicilie (Ferdinando I di Borbone);

NAPOLI
Primo ministro e
Ministro degli Esteri
J.F.E. Acton
(1789 - 1811)
[dal 1775 Maria Carolina d'Absburgo è entrata nel consiglio di stato.]
Ministro della Marina
J.F.E. Acton
(1779 - ?)
Ministro della Guerra
J.F.E. Acton
(? - ?)
1792
Settembre
3
, il re nega di riconoscere la Repubblica francese nel cittadino M. de Makau inviato come ambasciatore; si prodiga inoltre affinché il cittadino Huguet de Sémonville non sia accettato come ambasciatore dalla Porta (corte ottomana);
assieme a Makau arriva a Napoli, come segretario di legazione, anche il diplomatico francese N.-J.-H. de Bassville (sarà assassinato a Roma il gennaio 1793);
Dicembre
15-18
, quando il contrammiraglio Latouche-Tréville, con 14 vascelli di guerra, getta l'ancora nel golfo il re cambia registro: all'ultimatum, presentatogli dal granatiere Belleville, risponde che è pronto ad accettare il ministro M. de Makau e a spedire un proprio ambasciatore a Parigi; riprova le pratiche per la Porta, promette di punire il legato di Napoli presso quella corte; assicura di mantenersi neutrale nelle guerre in Europa;
appena ripartita, la flotta francese è costretta a ritornare indietro per il maltempo (rimarrà nel golfo fino alla metà del gennaio successivo);

SICILIA
Viceré
Francesco d'Aquino ,
principe di Caramanico
(1786 gen - 1795)
1792
-

 

a

 



Babbage, Charles (Teignmouth, Devonshire 1792-Londra 1871) matematico inglese, primo vero anticipatore dei calcolatori elettronici.

Baur, Ferdinand Christian (1792-1860), filosofo, maggior esponente della "scuola di Tubinga" di critica teoretica e biblica; maestro di D.F. Strauss;
Simbolica e Mitologia o la religione naturale dell'antichità (1824-25)
La gnosi cristiana (1835)
La dottrina cristiana della trinità (1841).

Bernard, principe di Sassonia-Weimar (1792-1862) nobile militare tedesco;
[Secondo figlio del granduca Carlo Augusto.]
1806, 14enne combatte a Jena contro N. Bonaparte e in seguito nelle file dell'armata imperiale;
1814, passa agli Alleati.

Betti, Salvatore (Orciano di Pesaro 1792-Roma 1882) letterato italiano, purista, segretario dell'Accademia di S. Luca, compilatore del «Giornale araldico»;
L'illustre Italia (1841-1843, dialoghi ed esaltazioni degli italiani insigni).

Biava, Samuele (Vercurago, Bergamo 1793-Bergamo 1870) poeta italiano, autore di liriche popolareggianti, novelle in versi, romanze;
Melodie lombarde (1828)
San Rocco (1835).

Capponi, Gino (Firenze 1792-1876) scrittore italiano, allievo di C. Battini; marchese;
[«… ha più bisogno Roma di un papa che il papa di Roma.»]
promotore e collaboratore delle principali iniziative culturali dei liberali moderati toscani: «Antologia» (1821-33), «Giornale agrario toscano» (1827), «Guida dell'educatore» (dal 1836), «Archivio storico italiano»;
1829, fonda, con R. Lambruschini e C. Ridolfi, la prima Cassa di risparmio fiorentina;
Sulla dominazione dei longobardi in Italia (1844 e 1859)
1848, senatore nel parlamento toscano; 17 agosto-12 settembre, è presidente del consiglio;
1860, senatore nel primo parlamento italiano;
Storia della repubblica di Firenze (1875)
Storia di Pietro Leopoldo (1877, postumo).

Coriolis, Gustave-Gaspard de (Parigi 1792-1843) scienziato francese, da cui l' «accelerazione di Coriolis»;
Trattato di meccanica dei corpi solidi e di calcolo dell'effetto delle macchine (1843).

Cousin, Victor (Parigi 1792-Cannes 1867) filosofo francese, traduttore di Platone e di Proclo, scrisse anche un'edizione critica di Cartesio;
Frammenti filosofici (1826)
Nuovi frammenti filosofici (1828)
Corso di storia della filosofia (1828-29, in due volumi)
Corso di storia della filosofia moderna (1841, in 5 volumi)
Studi su Pascal (1842)
Del vero, del bello e del bene (1853).

Eckermann, Johann Peter (Winsen, Amburgo 1792-Weimar 1854) scrittore tedesco, segretario a Weimar di J.W. Goethe; dopo la morte di lui dirige la biblioteca granducale
Saggi sulla poesia (1823, inviati a J.W. Goethe
Gespräche mit Goethe in den letzten Jahren seines Lebens (1836-48, Colloqui con Goethe; pur di un valore relativo, sul piano dell'attendibilità storica, può essere considerato il testo che dà inizio alla "leggenda goethiana.

Gortschakoff, Michele Demetrio (1792 - ) militare russo, di nobile famiglia, figlio del principe Demetrio;
1829, capo di stato maggiore dei corpi Rutheuwitsch e Kasseffschy, dispone l'assedio di Silistria e Scumla; nella guerra coi polacchi ha il grado di ufficiale superiore, distinguendosi principalmente a Grochow e a Ostrolenta; già nominato aiutante generale dall'imperatore, dopo il ritiro del conte Tolt, è nominato capo di stato maggiore dell'armata attiva;
1845, generale d'artiglieria;
1846, governatore militare di Varsavia;
1849, prende parte alla guerra contro l'Ungheria;
1852, parte per l'Inghilterra per rappresentare l'armata russa ai funerali del duca di Wellington; membro del consiglio Amministrativo in Polonia facente veci di Paschiewitsch;
1853, su incarico dello zar Nicola I, assume il comando delle truppe d'occupazione dei Principati Danubiani; guerra di Crimea; in seguito alla morte del generale feldmaresciallo, principe di Varsavia, conte Paschiewitsch d'Erivan, è nominato comandante in capo delle armate dell'ovest e del centro, e luogotenente del regno di Polonia;
1856, gennaio, dà l'addio all'armata di Crimea.

Graham, James Robert George (Netherby, Cumberland 1792-1861) politico inglese;
Incaricato di una missione diplomatica presso la corte Borboneca in Sicilia, è inviato presso Joachim Murat per trattare il suo distacco da Napoleone I;
1818-20, deputato;
1826-61, deputato;
1830-34, primo lord dell'ammiragliato nel gabinetto whig di Ch. Grey, si dimette per dissensi sulla questione irlandese, avvicinandosi ai conservatori;
1841-46, si adopera per l'abolizione del protezionismo granario;
1844, viene accusato da G. Mazzini di aver fatto aprire la corrispondenza degli esuli italiani (tra cui quella dei fratelli Bandiera) e di averne poi comunicato il contenuto ai governi della penisola;
1850, morto Peel, diviene leader dei suoi seguaci orientandosi di nuovo verso i whig;
1852-55, primo lord dell'ammiragliato nel governo Aberdeen, se ne ritira con W.E. Gladstone perché contrario alla commissione d'inchiesta sullo stato dell'esercito in Crimea.

Herschel, John Frederich William (1792-1871) astronomo tedesco, a cui si deve l'introduzione del termine "fotografia", figlio di Friedrich Wilhelm (1738-1822), continuò le ricerche iniziate dal padre nel campo delle stelle doppie, degli ammassi stellari e delle nebulose;
1834, fonda l'osservatorio di Capo di Buona Speranza, dando notevoli apporti all'ottica e allo sviluppo della fotografia.

Klicpera, Václav Kliment (Chlumec, Boemia orientale 1792-Praga 1859) drammaturgo ceco;
Il cappello miracoloso (1820)
Ognuno qualche cosa per la patria (1829)
Almanacco dei lavori drammatici di V.K. Klicpera (1820-22 e 1829-31, in quattro voll.)
Il cervo cattivo (1949).

Lambton, John George – conte di Durham (Londra 1792-Cowes, isola di Wight 1840) politico britannico;
1813, deputato whig;
1828, pari;
1830-33, lord del sigillo privato nel ministero Grey;
1838, governatore generale del Canada, viene richiamato in patria dopo sei mesi per la sua eccessiva durezza: da qui il "rapporto Durham" che apre una nuova fase nella politica coloniale inglese.

Murchison, Roderick Impey (Tarradale, Scozia 1792-Londra 1871) geologo e geografo britannico, direttore dell'ufficio geologico della Gran Bretagna e Irlanda, e presidente della Società geografica di Londra, fu uno dei maggiori artefici della stratigrafia del paleozoico che studiò in particolar modo in Gran Bretagna ed in Russia e il codificatore delle principali divisioni di quell'era;
1835, propone la divisione del terziario in eocene, miocene e pliocene ecc.;
La geologia della Russia europea e i Monti Urali (1845).

Passy, Antoine François (23 aprile 1792 - 8 ottobre 1873) geologo, botanico e politico francese;
1847 19 set-24 feb 1848, sottosegretario di Stato agli Interni nel "governo Guizot".

Ramorino, Girolamo (Genova 1792-Torino 1849) militare italiano, arruolatosi a sedici anni nell'esercito francese, partecipò alle campagne napoleoniche distinguendosi in Russia;
1821, ritiratosi a vita privata dopo la restaurazione, aderisce al moto piemontese dopo il fallimento del quale deve riparare in Francia;
1830-31, durante l'insurrezione polacca si guadagna una buona reputazione come generale;
1835, febbraio, è incaricato della direzione militare della spedizione mazziniana sulla Savoia il cui insuccesso è da addebitare in gran parte però alla sua incapacità;
1848, entra nell'esercito sardo;
1849, nella campagna del marzo, in base agli ordini del comandante supremo W. Chrzanowski, dovrebbe collocarsi con la 5ª divisione in Lomellina per impedire agli austriaci lo sbocco da Pavia; agendo di propria iniziativa concentra invece le sue forze nel vogherese aprendo così la strada all'avanzata austriaca e contribuendo alla sconfitta di Novara; processato per disobbedienza dal consiglio di guerra, viene fucilato;
il verdetto solleva accese polemiche anche perché lo si è ritenuto colpevole più di negligenza che di disobbedienza: probabilmente si sono volute coprire altre e ben più elevate responsabilità.

Russell, John (Londra 1792-Pembroke Lodge, Richmond 1878) politico inglese, conte.

Santander, Francisco de Paula (Rosario de Cúcuta 1792-Bogotá 1840) politico colombiano, laureato in legge; lasciò scritti politici e autobiografici;
1810, combatte nelle guerre d'indipendenza contro gli spagnoli;
1817, diventa capo di stato maggiore di S. Bolivar;
1821-28, è vicepresidente, con funzioni di presidente effettivo, della repubblica della Grande Colombia (costituita nel 1819 dall'unione di Venezuela e Nueva Granada); riformatore moderato, incontra l'opposizione della chiesa e dei gruppi privilegiati (proprietari di schiavi e grandi commercianti);
1823, entra in conflitto con S. Bolivar che lo accusa di favorire il movimento federalista e la separazione della Colombia dalla Grande Colombia;
1828, deve andare in esilio;
1832-37, alla morte di S. Bolivar diventa presidente dello stato indipendente della Nueva Granada (Colombia).

Sestini, Bartolomeo (San Mato, Pistoia 1792-Parigi 1822) poeta e patriota italiano, diplomato all'Accademia di Belle Arti di Firenze divenne un brillante improvvisatore, secondo un costume arcadico ormai al tramonto;
Amori campestri (1814)
19 idilli (1816)
Guido di Monfort conte di Montefeltro (1821, tragedia)
Santa Rosa (1821, melodramma)
1821, subito il carcere per la sua attività carbonara, si trasferisce in Francia; 
Pia (1822, novella in versi, rielaborazione romantica dell'episodio dantesco (Purgatorio, V)).

Shelley, Percy Bysshe (Field Place, Horsham, Sussex 1792-mare di Livorno 1822) poeta inglese.

Solaro della Margarita, Clemente (Cuneo 1792-Torino 1869) politico italiano, tipico rappresentante della vecchia nobiltà sabauda;
1812, si laurea in legge a Torino;
1816, segretario di legazione a Napoli;
1825, incaricato d'affari a Madrid;
1835, marzo, è chiamato da Carlo Alberto a dirigere il ministero degli esteri e diventa il principale ispiratore della politica estera piemontese;
1842-43, è presente a proposito della questione del transito, attraverso lo stato sardo, del sale che l'Austria importa dal Canton Ticino;
1846, è presente nella guerra doganale; in questo e nel precedente episodio egli, contro l'opinione pubblica e contro la stessa corona, è sostenitore di una politica di accomodamento;
1836, permette la sostituzione della giurisdizione feudale in Sardegna con la giurisdizione regia;
1841, permette il trattato con l'Inghilterra e quello con la Francia (1843);
1847, viene allontanato dal potere;
Memorandum storico-politico (1851)
185-60, rappresentante del collegio di San Quirico alla camera subalpina, combatte con accanimento la politica di Cavour.

Staps, Federico (1792-1809) rivoluzionario tedesco;
[Figlio di un pastore protestante di Erfurt.]
durante una parata militare a Schönbrunn, tenta di uccidere Napoleone I;
fallito il tentativo, l'imperatore vuole avere con lui un colloquio in cui egli dichiara senza reticenze che aveva l'intenzione di ucciderlo convinto di fare il proprio dovere per il benessere della Germania e di tutta l'Europa;
1809, poiché dichiara che anche se lo rimettessero in libertà rinnoverebbe il tentativo, viene fucilato.

Tyler, George (1792-1862) ufficiale di marina inglese;
[Figlio di Charles.]
1811, in un assalto a Quiberon perde un braccio…
[…e non a Trafalgar (dove non era presente) come scriverà Las Cases].

Ypsilanti, Alexandros (Costantinopoli 1792-Vienna 1828) politico greco, membro di una famiglia fanariota di antica nobiltà rifugiatasi in Russia per la sua opposizione al dominio ottomano, fece una brillante carriera nell'esercito russo e divenne aiutante di campo dello zar Alessandro I; lavorò contemporaneamente alla rifondazione del movimento nazionale ellenico e fu a capo della nuova "eteria" amichevole;
1820, si mette alla testa di una piccola armata, il cui nerbo è formato da ufficiali greci in servizio nell'esercito russo;
1821, primavera, in concomitanza con l'insurrezione antiottomana scoppiata in Grecia, in cui ha una parte di rilievo suo fratello Demetrio, penetra nei territori balcanici dell'impero ottomano nel tentativo di farli ribellare contro il sultano; 
l'incertezza della sua condotta, il rifiuto delle popolazioni non greche di partecipare all'insurrezione e il ritiro dell'appoggio russo in seguito alle pressioni della santa alleanza, lo conducono alla sanginosa disfatta di Dragasani (giugno); rifugiatosi in Austria, viene arrestato e tenuto in carcere per sette anni.

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La rivoluzione industriale

«segue da 1791»
1792, l'inglese William Murdock, montatore di motori nella società di Watt e Boulton, produce gasa dal carbone; incoraggiato dai successi tecnici che gli derivano dalla possibilità di avvalersi di operai specializzati della Soho Foundry di Birmingham dei suoi datori di lavoro, entra in contatto con William Henry e arriva alla produzione industriale;
«segue 1794»

Stampa

«segue da 1791»
1792,
Francia
gennaio, inizia ad essere dispersa la collezione di libri appartenuta al conte di Mirabeau († 1791);

«segue 1793»

Almanacchi

«segue da 1788»
1792
Almanacco popolare:
- El lavapiatt del Meneghin ch'è mort di C. Porta (1792-93);
Almanacco speciale o Annuario:
-
«segue 1798»

Uscita dei giornali

«segue da 1781»
1792,
Inghilterrra
esce, «The Cabinet», giornale della sera (di brevissima durata) il quale esce «precisely as the Horse Guards strike five»:
l'ora "ufficiale" è data infatti dall'orologio delle Horse Guards.
Le Horse Guards, o più precisamente Queen's Life Horse Guards, (guardie del corpo della regina), hanno una caserma in Whitehall, nel centro di Londra, dominata da una pittoresca torre dell'orologio.
[Non esiste ancora la Big Ben!!]
«segue ?»

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