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ANNO 1976

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Radio-TV

Papa Paolo VI
(1963-78)

OPEC
(Organization of the Petroleum Exporting Countries

«segue da 1973»
1976, mentre la produzione scende al 50%, le riserve di petrolio toccano il 60% delle riserve mondiali;
«segue 1979»

Exxon

«segue da 1972»
1976, è in testa alla classifica delle più grandi società del mondo.

Big 5

Le cinque maggiori banche commerciali inglesi sono:
- Midland
- Barclays
- Lloyds
- Westminster e National Provincial
(le ultime due si sono fuse da poco).

Michelin

«segue da 1894»
1976, termina il suo controllo sulla Citroën;
«segue 1990»

Apple Computer

1976, a Santa Clara Valley, in California due giovani imprenditori Steve Jobs e Stephen Wozniak fondano questa; i primi due computer Apple II e Apple III, basati su messaggi a icone, e molto più semplici della concorrenza (IBM), ottengono un successo strepitoso; «segue 1983»

ELF Aquitaine

1976, dalla fusione di alcune società statali, tra cui la Società nazionale dei petroli d'Aquitania (1941), nasce questo gruppo industriale francese, leader nell'estrazione e raffinazione del petrolio e derivati operante pure nel settore chimico e farmaceutico;
«segue 1994»

Air France

«segue da 1946»
1976, con la British Airways inaugura l'era del trasporto supersonico con il "Concorde";
«segue 1990»



Banca d'Italia: 1975-79
- Governatore: Paolo Baffi

 

 

IRI
(Istituto per la Ricostruzione Industriale)

- Presidente: G. Petrilli (Dc) (1960 ott - 1979)
- Direttore generale: L. Medugno (1968 - ?)
- Direttore centrale: F. Calabria (Dc) (1970 - 1979)

ENI:
- Presidente: ? Girotti (Dc) (?-?)
EFIM:
- Presidente: ? Sette (Dc) (?-?)
EGAM:
- Presidente: ? Einaudi (Dc) (?-?)
Montedison:
- Presidente: E. Cefis (Dc) (1971-77)
Assobancaria:
- Presidente: ? Arcaini (Dc) (?-?)
Casse di Risparmio:
- Presidente: ? Callegari (Dc) (?-?)
RAI-TV:
- ?: ? Delle Fave (Dc) (?-?)
- Direttore generale: E. Bernabei (Dc) (1961-74)

1976

Gennaio
-



 




Cassa per il mezzogiorno

1950, 10 agosto, viene istituito questo ente di diritto pubblico al fine di attuare entro dieci anni un piano di interventi sull'economia arretrata delle regioni meridionali: stanziati 1000 miliardi
- L. 29/7/1957, n. 634, proroga al 1965: stanziati, tra il 1957 e il 1965, 975 miliardi e 85 milioni
- L. 26/6/1965, n. 717, stanziati 1640 miliardi
- L. 6/10/1971, n. 853, proroga 
- D.L. 6/3/1976, n. 33, proroga 
1984, non viene prorogata
- L. 64/1986, ulteriore proroga fino al 1993 con l'istituzione, al posto della Cassa, dell' "Agenzia per la promozione e lo sviluppo del Mezzogiorno"
1993, in seguito al referendum abrogativo, l'Agenzia viene soppressa.

 



Banche

1976

Mediobanca

- Presidente: A. Tino (1958 - 1977)
- Amministratore delegato (dal 1949) e Direttore generale: E. Cuccia (1946 giu - 1988)

1976
XXIX esercizio (1976 giu - giu 1977)

 

«segue 1977»

Istituto Bancario San Paolo di Torino

«segue da 1975 »
Presidente:
. Luciano Jona, (1959-78).
Direttore generale:
. Luigi Arcuti, (1974-80).
«segue 1977 »


Banco Ambrosiano

«segue da 1975»
- Presidente (dal 1975) e Amm.re delegato (dal 1971): Roberto Calvi;
- Direttore generale: ? (?-?)
1976
Giugno
21
, R. Calvi diventa presidente della Centrale finanziaria, gruppo leader del potere economico, che intende trasformare da holding industriale a società finanziaria in grado di mettere in discussione la leadership fino a questo momento incontrastata di Mediobanca;
acquista la Centrale finanziaria non traendo però l'antico maestro dai pasticci; M. Sindona manda avvertimenti e minacce, fa affiggere sui muri di Milano manifesti che accusano R. Calvi di operazioni valutarie illegali. R. Calvi, stranamente, non se ne preoccupa più di tanto. È presidente del Banco Ambrosiano, gode della fiducia del Vaticano e di molti della Dc; nonostante abbia denaro per tre generazioni, ha intenzione di diventare padrone del Banco Ambrosiano
D'accordo con P. Marcinkus (vescovo banchiere del Vaticano) comincia a procurarsi fondi all'estero, a fare debiti e a fornirsi di denaro per acquistare azioni del Banco Ambrosiano intestandole a società di cui ha il controllo. Si infila, con le operazioni illecite, in una strada senza ritorno.
?, apre una filiale del Banco Ambrosiano a Managua.
Dietro la P2 e il Banco Ambrosiano si muove il Vaticano che, per un certo periodo, diventa l'azionista di riferimento tramite la commissionaria Giammei.
"operazione pesce volante": attraverso la società Bellatrix, di proprietà del Vaticano, R. Calvi fa convergere milioni di dollari pagati dalla giunta militare argentina per l'acquisto di missili Exocet di fabbricazione francese.
[Fonti:
- «Il Sole 24 Ore» Aldo Bernacchi e Mara Monti;
- Eric Frattini, L'Entità, 2008.]
«segue 1977»

Cassa di Risparmi e Depositi di Prato

«segue da 1975»
- Presidente (1971-87): Silvano Bambagioni, (1971-87)
1976,da novembre 1975 la cassa pubblica «Progress», bimestrale di Costume, Cultura, Economia e Finanza;
Fonti: Giampaolo Pansa, Il Malloppo, Rizzoli 1989.
«segue 1977»




Michele Sindona

1976
Gennaio
20
, esplode una crisi valutaria che durerà per quasi tutto l'anno.
L'inflazione e la politica dei sacrifici tartassano la gente, pertanto gli esportatori di capitali, che non poca parte hanno avuto nel determinare il collasso delle riserve valutarie dell'Italia, vanno perseguiti severamente. Ecco che il Parlamento vara allora la "legge 159" in base alla quale le infrazioni valutarie saranno punite con la reclusione e non più, come avveniva in precedenza, con semplici sanzioni amministrative. La legge vale non solo per il futuro ma anche per il passato: chiunque si trovi a possedere illegalmente attività all'estero è obbligato a denunciarle e a farle rientrare in patria per non incorrere nei rigori della nuova legge.
I Caltagirone, nel quadro dell'indagine sui fondi neri dell'Italcasse, sono stati colti con le mani nel sacco: con il complice aiuto delle banche di M. Sindona hanno esportato 5 Mdi di lire in Svizzera. La circostanza è provata senza alcuna ombra di dubbio. Durante il processo, l'avvocato della difesa avanza la tesi seguente. Il fatto che antecedentemente al 1976 i fratelli Caltagirone abbiano esportato illegalmente valuta non prova affatto che essi in quell'anno disponessero di attività all'estero. Le somme esportate possono essere nel frattempo rientrate, essersi volatilizzate o altro. Provi il magistrato, se ne è in grado, che gli imputati avevano soldi all'estero al momento dell'entrata in vigore della legge. Di conseguenza non disponendo di attività all'estero (né essendo provabile il contrario) i Caltagirone non avevano alcun obbligo di denuncia. E non avendo tale obbligo vanno assolti.
Il giudice Alibrandi accoglie la tesi dell'avvocato difensore. I Caltagirone sono dichiarati innocenti perché il fatto di aver esportato in Svizzera 5 Mdi di lire non costituisce reato. Il Pubblico ministero si appella: è Caltagirone che deve provare di aver fatto rientrare in patria i soldi illegalmente esportati. Deciderà la Cassazione, ma si tratta di un appiglio molto labile.
È la colpevolezza e non l'innocenza ad essere dimostrata
.

Aprile
mentre infuria una crisi della lira di inusitata gravità, il Parlamento, dietro la maschera di un'apparente severità e rigore, emette, sotto forma di legge, un verdetto di assoluzione anche a favore di coloro per i quali, come nel caso dei Caltagirone, viene provata l'illecita esportazione di valuta. I misteriosi personaggi della famosa lista dei 500 di sindoniana memoria non hanno più nulla da temere.

Scandalo delle tangenti pagate da Bp e Shell ad aziende petrolifere e a partiti politici italiani e di molti altri paesi.

1976
Aprile
11-12, l'emittente inglese «Granada Television» lancia la notizia – subito ripresa dal «Sunday Times» – delle tangenti che Bp e Shell hanno pagato tra il 1966 e il 1975 ad aziende petrolifere e a partiti politici italiani e di molti altri paesi.
A Londra l'ambasciatore italiano interviene sul Foreign Office per ammonirlo sui rischi che il «fango gettato ovunque» possa «danneggiare ulteriormente i partiti democratici» italiani.
Ma ancor di più allarmato è il governo laburista di Jim Callaghan che cerca in ogni modo di contenere i danni.
A Londra il ministero del Tesoro e il dipartimento per l'Energia convocano i massimi dirigenti della Bp e si fanno spiegare come stiano veramente le cose. Preparano poi un corposo memorandum segreto…

23, Londra, Downing Street, sul tavolo del premier arriva un corposo memorandum segreto intitolato: «Rapporto n. 1: Finanziamenti politici e di altro genere realizzati in Italia e altrove dalla Bp».
Il report contiene notizie talmente imbarazzati per lo specchiato Regno Unito, che il laburista Jim Callaghan, qualce giorno dopo decide che l'unica via d'uscita sia quella di affossare queste scomode rivelazioni.
La verità su queste tangenti non emergerà mai
.

=================
[In pratica, dalla chiusura del canale di Suez nel 1967 e nel corso dei primi anni Settanta, il governo italiano ha mantenuto il prezzo del petrolio al di sotto dei costi. Tutte le imprese operavano, quindi, in forte perdita (anche l'ENI, che comunque era appoggiato dal governo).
Cazzaniga
, responsabile della Esso italiana (la maggiore impresa petrolifera privata del paese) e presidente dell'Upi (Unione petrolifera italiana) comunicò alla Bp che l'ENI da solo, non ce la faceva a convincere il governo italiano a sanare la situazione. Di conseguenza, Cazzaniga escogitò un'iniziativa (che includeva contributi finanziari), agendo di fatto da collegamento tra l'ENIi e il governo italiano.
La Bp ha preferito piegarsi alle pressioni piuttosto che agire di propria iniziativa. E non ha lucrato con queste transazioni, è riuscita soltanto a ridurre le perdite.
Tangenti di questo genere, tra l'altro, sono una pratica comune in molti settori dell'industria italiana.

Le operazioni di maggior rilievo, per le quali venivano versate tangenti, erano tre e riguardavano:
- il risarcimento per le petroliere costrette a circumnavigare l'Africa in seguito alla chiusura, nel 1967, del canale di Suez.
Nel 1969 le imprese petrolifere avevano ricevuto un rimborso per le perdite accumulate fino a quel momento. E un mese dopo aver incassato i primi risarcimenti dal governo italiano, «la Bp sborsò 80.000 sterline (e poi altre cinque rate) per un totale di 261.500 sterline (corrispondente al 5% dei rimborsi ricevuti)».
- le concessioni di credito per il pagamento degli oneri differiti, che consentivano alle imprese una proroga di novanta giorni: «Nel 1970, l'industria petrolifera ne ricavò 600 Mdi di lire, la Bp 35. Si applicò il medesimo sistema anche nel 1971 e nel 1972. Le tangenti della Bp vennero fissate al 6-7% dei benefici. In totale, i versamenti furono quattro e raggiunsero la cifra di 344.500 sterline».
- la defiscailzzazione, in pratica la remissione degli oneri differiti: «Nel luglio del 1972, la Esso e l'Eni avrebbero accettato di pagare tangenti ai partiti politici. La Bp era riluttante, ma alla fine versò due quote per un totale di 259.500 sterline».
Le imprese versarono anche 1 miliardo di lire all'Enel, come contributo alla sua campagna promozionale per l'apertura di nuove centrali elettriche «per compensare l'aumento del prezzo dei prodotti petroliferi. […]
I versamenti della Bp furono di 54.700 sterline (si trattò di due rate elargite tra il 1972 e il 1973)
».


Complessivamente, le tangenti versate dalla Bp ammontavano a 820.000 sterline, pagate a Londra su un conto corrente della Banca Svizzera. Ma, oltre a queste, ne erano state pagate molte altre sotto forma di «contributo speciale».
Per esempio, per l'acquisto di due impianti dell'ENI al Brennero e a Palermo, la Bp aveva versato (in lire italiane):
- 62 Mni direttamente all'ENI,
- 208 Mni all'Italcasse,
- 200 Mni ai politici nazionali,
- 62 Mni alle sezioni locali nella zona del Brennero.
Senza contare poi le tangenti (17.500 sterline tra il 1966 e il 1971) elargite ai funzionari dello Stato italiano «per consolidare i rapporti con i vari settori ministeriali (in merito alle tasse)». Contributi, insomma, erogati perché chiudessero un occhio, se non entrambi, sulle evasioni fiscali della Bp.
I pagamenti venivano effettuati tramite alcuni conti bancari in Italia intestati a singole persone. Per queste operazioni, «la Banca d'Inghilterra concesse un'autorizzazione speciale».
Nel memorandum, il Tesoro e il dipartimento dell'Energia spiegano che la Bp «ignorava i nomi dei destinatari finali di questo denaro». E per alleggerire le responsabilità dei dirigenti della compagnia inglese, aggiungon che «in ogni modo, in Italia, tali metodi sono una prassi comune, oltre che necessaria».
Peccato però che nello stesso documento vi sia un elenco di altri paesi, comunemente ritenuti distanti da questa «prassi» tutta italiana, per i quali l''integerrima Bp aveva parecchio unto gli ingranaggi. Eccoli:
- Australia (tangenti al Partito liberale);
- Francia (tangenti all'equivalente francese della Cbi (Confederation of British Industries);
- Canada (tangenti ai Partiti liberale e conservatore, sia a livello nazionale che locale);
- Germania (tangenti a Cdu, Csu, Fdp, Spd);
- Danimarca (tangenti ai Partiti liberale e conservatore);
- Svezia (tangenti al Partito conservatore);
- Nuova Zelanda (tangenti ai Partiti nazionale e laburista).
Inoltre:
- in Arabia Saudita la Bp pagava «una percentuale eccezionalmente alta (8 Mni di sterline per una serie di contratti del valore complessivo di 40 Mni) a tre intermediari»;
- in Iraq la Bp versava tangenti «alla Cfp (l'impresa petrolifera nazionale francese), con l'obiettivo di coprire le spese effettuate per i negoziati con la Iraq Petroleum Company (3 Mni di dollari nel 1975)».
Ad ogni modo, conclude il memorandum, «in Gran Bretagna la Bp non ha mai finanziato partiti politci né organizzazioni orientate politicamente».

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Lo stesso giorno, il ministero del Tesoro prepara per il governo un «Rapporto n. 2», questa volta incentrato sulle conseguenze che potrebbero derivare da un'eventuale inchiesta di Westminster sulle tangenti della Bp. Avverte il dicastero:
«Se il governo britannico autorizzasse un'inchiesta sulle attività della British Petroleum in Italia, ciò costituirebbe un precedente per altre inchieste sulle transazioni commerciali effettuate da imprese di interesse per la Gran Bretagna (ad esempio, la British Leyland)». Non solo:
«Se poi l'inchiesta riguardasse anche la Shell, il precedente assumerebbe proporzioni ben maggiori. I pericoli che ne scaturirebbero sono già stati riassunti dal premier. A suo dire, infatti, è noto che in molti paesi gli accordi commerciali sono possibili solo in cambio di tangenti versate negli ambienti giusti. […]
In sintesi, un'inchiesta
[del parlamento britannico] potrebbe coinvolgere ulteriormente il nostro governo nel caso Upi (Italia). Si creerebbe poi un precedente delicato, che finirebbe per inibire il nostro governo dall'effettuare pagamenti non convenzionali».
30, con una nota interna segreta, un funzionario del dipartimento dell'Energia, P.S. Dimond, comunica:
«I ministri del governo si sono riuniti per affrontare la questione delle tangenti pagate dalla Bp ai partiti politici italiani. La riunione, appositamente convocata, era presieduta dal premier. Il governo di Sua Maestà ha preso la decisione di non aprire un'inchiesta sul tema».
Coperto lo scandalo, resta il problema di come salvare la faccia di fronte all'opinione pubblica inglese e internazionale.
L'idea è di C.W. France (ministero del Tesoro), il quale prepara una bozza di comunicato da diffondere alla stampa e la invia per l'approvazione a S.L. Egerton (Foreign Office). Il testo, un vero capolavoro dì'ipocrisia, è da incorniciare:
«Il governo desidera ovviamente che le nostre imprese petrolifere conducano le loro transazioni commerciali internazionali nel più assoluto rispetto delle leggi vigenti nei paesi in cui operano. […]
Il governo britannico si prodigherà con tutti i mezzi necessari per mettere fine alla pratica delle tangenti e delle estorsioni che, purtroppo, si sviluppa di tanto in tanto nelle transazioni commerciali all'estero
».



Fonti:

 

M. Sindona è condannato alla reclusione.

In più occasioni sostiene di essere vittima della congiura ordita contro di lui da E. Cuccia. L'amministratore di Mediobanca, a detta di M. Sindona, avrebbe cercato in tutti i modi di intralciare, in Italia e all'estero, la strada a quello che lui giudicava un terribile concorrente. In patria, con l'aiuto di U. La Malfa, G. Carli e E. Cefis; sui mercati internazionali, ricorrendo all'appoggio di una potenza del calibro di André Meyer, della banca Lazard.
Il no di G. Carli all'acquisto della Banca Nazionale dell'Agricoltura, la generale coalizione a favore di E. Cefis in occasione dell'OPA Bastogi, l'ostinato rifiuto a concedere l'aumento di capitale della Finambro Spa da parte di U. La Malfa: queste per M. Sindona le cause principali del crollo.
La realtà dei fatti qui illustrati parla però il linguaggio opposto. All'origine del crack della Banca Privata Italiana non vi sono investimenti sbagliati, né le gigantesche speculazoni in cambi di Carlo Bordoni, il cui passivo finale (almeno se crediamo a quanto appare) non sembra di entità tale da intaccare il patrimonio delle banche milanesi.
All'origine del crollo vi è una causa precisa e diversa da quelle indicate: i "depositi fiduciari", cioè il trafugamento dei soldi depositati nelle due banche milanesi di M. Sindona.
Ciò significa che le due banche milanesi di M. Sindona non sono "crollate" ma sono state depredate sistematicamente per un quinquennio. Significa che non uno dei gioielli del proprio impero finanziario M. Sindona lo ha acquistato con soldi propri o di cui poteva disporre lecitamente.

[segue]

 


Fonti:
- Claudio Castellacci, Mani pulite, 1977,
- Lombard, Soldi truccati - Feltrinelli 1980, I ed.,
- Gianluigi Nuzzi, Vaticano SpA, chiarelettere 2009, I ed..



I compari di San Gennaro
La Lockheed e il supermercato delle armi

1976

 

«segue 1977»

Fonti:
- Camilla Cederna, Giovanni Leone - Feltrinelli 1978, I ed..
- Nino Piccione, Uragano Lockheed - E.L.V. Roma 1977, I ed..
- Anthony Sampson, The arms bazaar/Il supermercato delle armi - Arnoldo Mondadori Editore 1977.

 

Icomec

1976

Milano, la grande impresa di costruzioni facente capo a Luciano Rodi inizia (secondo l'accusa) a distribuire mazzette per gli appalti.

«segue 1977»


Fonti:
Giampaolo Pansa, Il Malloppo, Rizzoli 1989.

 

Lombardfin

1976

vi entrano anche:
- Aldo Ravelli († 1995), di Bollate (Milano), la star dei commissionari di borsa,
[Dal suo studio di via Dogana, a Milano, a due passi da piazza del Duomo, sono sfilati tutti i protagonisti delle vicende più intricate dell'Italia del dopoguerra: da Giulio Brusadelli a Giulio Riva a E. Mattei, da Serafino Ferruzzi ad Anna Bonomi, da M. Sindona a E. Cefis. Maestro di Francesco Micheli e di Sergio Cusani, e una venerazione per E. Cuccial'unico grande banchiere d'Italia»).]
- Finanziaria europea di investimenti,
- Fiduciaria toscana (Banca Steinhauslin),
- Compagnie financière conseil (Rothschild );
a prendere la guida sono comunque i soci:
- Paolo Mario Leati (38enne), e
- Dionisio G. Csopey (27enne),
entrambi con un passato decennale in Merril Lynch.
La Lombardfin ottiene un seggio di broker al Midwest stock exchange di Chicago e al New York futures exchange ed è così sottoposta alla vigilanza della Sec (Securities Exchange commission).

 

«segue 1977»




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Confindustria

. presidente:
. G. Agnelli (1974-76)
. Guido Carli (1976-?)
1976
sotto la presidenza di Guido Carli, nominato presidente il 22 luglio, ci sono ancora opposizioni alla linea riformatrice.

Gennaio 
20, Tasso di svalutazione della Lira: 21,01%.
È il più basso dal 9 febbraio 1973.
21, per bloccare la caduta della lira viene chiuso il mercato dei cambi. 

Febbraio
6
, esplode lo "scandalo Lockheed": l'azienda americana è accusata di aver corrotto i politici per favorire la vendita dei suoi aerei da trasporto Hercules C 130.

Marzo 
l'ing. C. De Benedetti vende alla Fiat la Gilardini e diventa amministratore delegato della società torinese. 
Il presidente del Consiglio A. Moro consulta anche il segretario del Pci E. Berlinguer sugli interventi necessari ad arrestare la caduta della lira nei confronti del dollaro.

Aprile

Maggio
Viene imposto un deposito trimestrale infruttifero al 50% degli acquisti di valuta per il regolamento delle transazioni con l'estero. 
Alla vigilia delle elezioni l'amministrazione statale è ancora a livello balcanico: se si entra negli uffici Fiat, Olivetti, Pirelli sembra di essere a Francoforte, se invece si va in un ufficio postale o in un ministero, sembra di essere in Turchia;
vi è quindi una discesa collettiva dei borghesi delle professioni e degli affari nella politica: i leader naturali sono Carli e Marzotto, Montelera e Mazzotta, Visentini e G. Agnelli; proprio questi, amico di G. La Malfa, pensa di entrare nel Pri. Ma G. La Malfa non insiste, temendo di far diventare il Pri il "partito degli industriali", scoraggia del resto lo stesso Visentini candidato alla presidenza di Confindustria; alla fine entra Umberto Agnelli nella Dc;
la discesa della borghesia in politica si dimostra subito un fallimento.

Un esposto anonimo informa la Procura della Repubblica di Milano dell'esistenza di una consistente disponibilità finanziaria extracontabile [soldi "neri"] da parte della società Scai, controllata da Italstrade, entrambe del gruppo IRI. [segue 1983]

Giugno
legge 7 giugno 1976, n. 216:
viene istituita la Consob (Commissione nazionale per le società e la Borsa) con il compito di controllare il mercato mobiliare italiano.
l'ABI (Associazione bancaria italiana) porta il "prime rate" al 19,5%. 

Luglio

Agosto
Umberto Agnelli, eletto senatore, torna a Torino; l'ing. C. De Benedetti lascia la Fiat alla cui presidenza passa Gianni Agnelli e come amm.re delegato Cesare Romiti.
L. Pirelli, separato dalla moglie, vive in un piccolo appartamento a Milano. La Pirelli, pneumatici e cavi, va bene all'estero ma non in Italia dove Michelin ha conquistato un vantaggio tecnologico. L. Pirelli si adopera per cambiare lo staff aziendale facendo tornare a galla la società.
I sindacati intanto, aiutati dalla magistratura, riducono al minimo la possibilità di licenziare degli imprenditori. Ma è Enrico Cuccia a vigilare sulla tranquillità degli imprenditori.

Settembre

Ottobre
Decisa una sovrattassa "una tantum" per il Friuli.

Novembre

Dicembre
con un investimento di 45 milioni di dollari la Lybian Foreign Bank acquista il 10% della Fiat
La crisi produttiva della Zecca induce banche e commercianti a stampare "assegnini" da 50 e 100 lire. 
I Paesi dell'Opec decidono l'aumento dei prezzi del greggio.

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