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Papa
Giulio III

(1550-55)

- maestro del sacro Palazzo:
. E. Foscarari
(?-1550);
. G. Muzzarelli
(1550-?).

1550
Gennaio

continua il conclave e R. Pole e G.P. Carafa continuano a fronteggiarsi con 21-22 voti per ciascuno.
31, muore N. Ridolfi, protettore degli agostiniani.

Febbraio
7
, dopo 60 scrutini viene eletto papa:

Giovanni Maria de' Ciocchi del Monte (Roma 1487-1555)
legato di Paolo III al concilio di Trento.

I veri vincitori della partita sono dunque:
. Cosimo de' Medici,
che non perde tempo a mettere alquanto imperiosamente Giulio III sulla strada di un riavvicinamento all'imperatore, e
. Alessadro Farnese,
pur avversari tra loro.
Essi hanno ottenuto infatti di escludere dal trono papale qualche famiglia principesca italiana (cosa di comune interesse).
Tra i vincitori occorre annoverare anche il Sant'Uffizio che, sia pure in extremis, è riuscito a evitare che la tiara fosse posta in capo a un eretico e, al tempo stesso, a misurare l'efficacia del suo ptere di veto, senza preoccuparsi troppo dei costumi tutt'altro che esemplari di Giulio III e del suo disinteresse per la riforma della Chiesa.
Assai poco soddisfatto è invece Carlo V, costretto a subire l'ascesa al soglio petrino di un cardinale che da presidente del concilio di Trento era stato un solerte esecutore delle direttive papali, specie in occasione della traslazione a Bologna.
[Massimo Firpo, La presa di potere dell'Inquisizione romana, 1550-1553, Laterza 2014.]
[Ottavio Farnese e Margherita d'Austria [Madama] devono ritirarsi a Parma e Piacenza.]
8, appena eletto, indìce il Giubileo tre giorni dopo con la bolla Si pastores ovium;
22, viene incoronato;
24, inaugura l'Anno Santo;
con un decreto del card. G.A. Sforza di Santa Fiora viene proibito l'aumento dei canoni di locazione;
decreta la sacralità del Colosseo e ne proibisce l'ulteriore saccheggio.
27, Giulio III istituisce una commissione cardinalizia De rebus fidei, composta da:
. De Cupis, decano,
e dagli inquisitori:
. G.P. Carafa,
. M. Cervini,
. F. Sfondrati,
. Marcello Crescenzi,
. G.G. Morone,
. R. Pole,
così da emarginare, almeno in parte, la congregazione del Sant'Uffizio che, su queste res fidei vorrebbe avere un monopolio assoluto.
Assegna la carica di protettore degli agostiniani (vacante a causa della recente morte di N. Ridolfi) a un autorevole membro dell Sant'Uffizio, M. Cervini, già protettore dei Serviti.

Marzo
18
, scrive a Carlo V per chiedere il placet circa la nomina ad arcivescovo di Napoli del cardinale G.P. Carafa, forse anche nell'intento di allontanare da Roma questo ingombrante cardinale, ma ne ottiene un secco rifiuto;

Aprile
15
, il re di Francia Enrico II fa sapere al duca di Firenze Cosimo de' Medici di essere «grandement aise et content» di questa elezione;
[anche se poco dopo dovrà ricredersi amaramente].
29, il papa emana due decreti (pubblicati soltanto il 28 luglio seguente):
- Cum meditatio cordis
(consente ai confessori di assolvere in entrambi i fori i penitenti che abbiano letto e posseduto libri eterodossi), e
- Illius qui misericors
(autorizza ad abiurare in segreto quanti si presentino spontaneamente agli inquisitori per denunciare i propri trascorsi ereticali, concedendo loro un ulteriore mese di tempo per fare i nomi dei complici),
che, prendendo spunto dal giubileo, si configurano come un vero e proprio editto di grazia valido per due mesi.
I due brevi «mirano a coordinare la grazia di Penitenzieria con la giustizia del Sant'Uffizio».

Giugno

lo spagnolo Juan de Vega comanda la flotta delle navi pontificie che devono dare l’assalto alla fortezza turca di Aphrodisia [odierna El Kef] presso Tunisi; p. Laínez accompagna la flotta come consigliere spirituale;

Luglio
9
, I. de Loyola spedisce al viceré e all'armata la lettera latina ufficiale in cui annuncia l'indulgenza giubilare ottenuta dal papa per tutti quelli che hanno chiesto di guerreggiare lontano «per la gloria di Cristo e l'esaltazione della santa fede»;
21, con la bolla Exposcit debitum, oltre a incitare la difesa e la propagazione della fede, indica l'assistenza agli ammalati e ogni opera di carità in favore dei poveri, azione sociale ampiamente esercitata a Roma da I. de Loyola e dai suoi compagni prima e dopo la fondazione dell'Ordine dei gesuiti.

Settembre
10
, nella moschea turca di Mahedia (Aphrodisia) [odierna El Kef] p. Laínez pronuncia un discorso per celebrare la vittoria, mentre il trionfo sul corsaro turco Dragut permette alla Sicilia e all'Italia di respirare.
Lo stesso mese G.G. Morone e R. Pole sono chiamati a far parte anche della «consulta della bolla che s'ha a mandare per le cose del concilio in Germania», alla vigilia della riconvocazine dell'assemblea tridentina il 14 novembre.
Nei primi anni del regno di Giulio III, il cardinale di Santa Croce – M. Cervini (Marcello II) – può contare su una rete di informatori, per lo più inquisitori o vescovi desiderosi di qualche promozione che a lui – o almeno anche a lui – fanno riferimento per segnalare sospetti di eresia:
. vescovo Grechetto,
. Tommaso Stella,
. Alvise Lippomano;
in Terra Veneta;
. Girolamo Franchi, a Genova;
. Tommaso Caselli, a Napoli;
. Cornelio Musso,
. G. Muzio (a sua volta in rapporto con Tommaso Stella e Giovan Battista Scotti),
e tanti altri, mentre personaggi come:
. Ludovico Beccadelli o
. Galeazzo Florimonte
gli si rivolgono come ad un interlocutore capace di far valere le ragioni di una saggia moderazione.

Concilio Ecumenico
di Trento
1545-63

1550, è ufficialmente sospeso.

Gesuiti

«segue da 1540»
generale: I. de Loyola (1541-56)
1550
Aprile
Alvise Lippomano, legato pontificio in Germania, autorizza i gesuiti ad assolvere in confessione gli eretici pentiti che ad essi si presentino in terra tedesca, applicando così un privilegio concesso loro da Paolo III nel 1545 (che ne limita tuttavia l'applicazione in partibus infidelium, clausola poi scomparsa nella bolla del 6 maggio 1551).
Giugno
, Ferrara, muore il primo ministro Lanfranco del Gesso e da questo momento la vedova donna Maria Frassoni [la Fattora], senza figli, è l'anima del piano messo in opera dal p.gen. presso il duca Ercole II di fondare in città un collegio destinato all'istruzione della gioventù studiosa;
il p.gen. invia subito a Ferrara p. Broët;
Luglio
21
, la Compagnia di Gesù, professante la più pura ecclesiologia, è di nuovo programmaticamente approvata da papa Giulio III con la bolla Exposcit debitum (fortemente appoggiata da R. Pole).
Si tratta di una scelta coerente e determinata per la quale il papato di fronte al profilarsi della nuova organizzazione del potere si costituisce esso stesso in principato con una saldatura tra potere politico e potere religioso che non soltanto serve di modello agli altri principi ma che viene in certo modo proposta e offerta tramite i concordati, con l'obiettivo di conservare attraverso la mediazione tra gli Stati e le Chiese locali la propria funzione universalistica in un mondo politico ormai irrimediabilmente policentrico.
Viene così fondato il Collegio Romano, scuola di formazione dell'ordine gesuitico. Il Collegio è destinato a diventare un importante centro di studi teologici e scientifici.
Viene aperto anche il collegio di Palermo;
Agosto
16
, I. de Loyola scrive ancora a Margherita d'Austria [Madama] in esilio a Parma.
Fiandre, il p.gen. comincia seriamente a pensare (oltre alla questione dell'autorizzazione ufficiale del suo Ordine) alla fondazione di un collegio a Lovanio; intende quindi far pervenire prima di tutto una supplica all'imperatore Carlo V che soggiorna ad Augusta, ma poiché l'affare riguarda direttamente la reggente Maria d'Absburgo, sorella dell'imperatore, e questa agisce sotto l'influsso di A. Perrenot de Granvelle, vescovo d'Arras, e del segretario del governo Viglius van Zwichem; (entrambi ostili ai gesuiti) il nunzio Pighino sconsiglia la cosa.
Il p.gen. non si lascia intimidire; il fiammingo p. Adriaenssens deve innanzi tutto far sondaggi presso la reggente.
La reggente chiede l'approvazione alla facoltà di teologia di Lovanio e, nonostante l'attestato rilasciato sia splendido, ella risponde negativamente adducendo che ci sono già tanti collegi e religiosi a Lovanio.

Bologna, la piccola comunità di gesuiti può già contare quattordici membri. Nella modesta chiesa di Santa Lucia, la prima domenica del mese si celebra in onore del Santissimo Sacramento dell'altare, e il numero delle comunioni aumenta a vista d'occhio. Si danno ritiri alle donne e le vocazioni religiose delle ragazze si moltiplicano «con stupore delle vecchie monache».
«Molte donne sposate, appartenenti anche alla nobiltà cittadina, vanno ora spesso a confessarsi e a comunicarsi. Il loro contegno è di ammirazione e di edificazione per tutti, giacché le perle, i vestiti di seta, le collane e tutti i vani ornamenti sono ormai abbandonati. Ciò è tatno più utile a Bologna in quanto questa città rigurgita di spese superflue e vane. La nuova condotta delle pie donne piace quindi molto ai mariti, i quali si sentono improvvisamente liberati dalle strettezze finanziarie che hanno dovuto subire finora a causa degli sfoggi pomposi delle mogli. Accade così che gli stessi uomini si facciano per le loro mogli i predicatori di un'ardente vita spirituale
[Cronaca di p. Juan Alonso de Polanco]
[vedi Domicilia]
«segue 1551»

Barnabiti

«segue da 1545»
1550
Agosto
20
, Venezia, il nunzio L. Beccadelli esorta Roma a far intervenire il Sant'Uffizio contro di loro che non hanno tardato a insospettire il Consiglio dei Dieci, preoccupato:
- per le voci sull'inammissibile e disordinato dominio che la «divina madre maestra» Paola Antonia Negri esecita su questi preti forestieri,
- per il loro proselitismo nell'ambito del patriziato,
- per l'uso spregiudicato che essi fanno della confessione al fine di conquistare il consenso delle donne.
«segue 1551»

 

Anabattisti

«segue da 1525»
1550
Italia
in questo periodo si hanno a Vicenza delle adunanze private (non proprio concilia o collegia) di carattere anabattistico:
i "collegia vicentina"
(secondo alcuni mai avvenute, secondo altri addirittura presiedute e dirette dal senese L. Sozzini intorno al 1546).
Da una diceria registrata da C. Cantù ai suoi tempi, si rileva che queste riunioni avvenivano in "casa Pigafetta"… e, in effetti, un certo "Pigafetta" veneto esisteva negli ambienti ereticali italiani ad Heidelberg (dove però risulta delatore!).
[Il Pigafetta polemizza con l'Erasto e contribuisce alla scoperta dell' "arianesimo" di Simon Simonio, che aveva lasciato Heidelberg nel 1573.]
Nel 1549/1550, sempre a Vicenza, avviene un'altra adunanza di anabattisti (questa volta non in privato, bensì in un'assemblea pubblica).
I punti d'accordo sono:
- il battesimo vale solo per coloro che già credono;
- non può darsi magistrato cristiano, né principe cristiano, perché magistrati e principi usano la forza;
- i Sacramenti, semplici segni;
- la Chiesa Romana, totalmente diabolica.
Non addivenendosi ad un accordo sui problemi della Trinità e della natura di Cristo, si decide di convocare a Venezia, in conformità al principio della libera discussione, un vero e proprio "concilio anabattistico" che dovrà risolvere le questioni in sospeso. Ogni comunità dovrà inviare due dei suoi anziani a rappresentarla.
settembre, Venezia,
dai Grigioni arriva Francesco Negri, da Basilea giunge C.S. Curione, da San Gallo ?.
Ministri e vescovi anabattisti antitrinitari celebrano così un sinodo sulla fede, cioè sulla divinità di Gesù Cristo concludendo per la pura umanità del figlio di Dio.
Il fatto dimostra la vita non troppo difficile che gli eterodossi possono condurre nella città lagunare. Questo fatto però allarma non solo l'Inquisitore ma anche il governo.
Ed ecco che l'organizzazione anabattista italiana, che abbraccia uomini di tutti i ceti sociali, con prevalenza delle classi artigiane (ciabattini, calzolai, spadari, tessitori delle varie specialità, sarti, cardatori, fornai, stracciaioli, merciai coi loro garzoni) e che è fiorente e solida, viene stroncata rapidamente per la delazione di uno dei suoi capi che fornisce all'Inquisizione tutte le indicazioni necessarie per procedere agli arresti e alla repressione del movimento, senza che il Senato veneto si opponga all'azione energica e immediata contro questa setta sovvertitrice che, oltre a negare la divinità di Cristo, è pericolosa per i príncipi, poiché sostiene «che li Christiani non possono esercitare magistrati, et signorie, domini et Regni».
La repressione inizierà rapida e sistematica l'anno successivo, quando si avrà la prima emigrazione italiana nei Grigioni.
Negli anni dal 1542 al 1553/54, che vedono il consolidarsi della potenza di J. Cauvin a Ginevra e l'aumentare della sua influenza in Svizzera, gli eretici italiani si volgono piuttosto verso Zurigo e Basilea che verso Ginevra. La dottrina zwingliana, anche se conosciuta solo nei principi generali, sembra più confacente alla loro mentalità che la dottrina luterana: e a Zurigo, nella persona di H. Bullinger, questa dottrina ha il suo maggior rappresentante e sostenitore.
Certo, Zurigo non ha né una Università, recente ma già famosa, né tante tipografie celebri in tutta Europa, né una tradizione di spiriti liberali come quella lasciata a Basilea da E. da Rotterdam.
A Basilea, fra gli altri, vivono:
. S. Castellion, savoiardo (scacciato da Ginevra per le sue troppo indipendenti interpretazioni bibliche, famoso in tutta Europa per la sua opera pedagogica e più tardi per le sue arditissime opinioni);
. F. Cellario, di Stoccarda, che, prima di essere nominato professore a Basilea, era stato amico di Nicolas Storch (Ciconia), attraverso di lui era entrato in contatto con i "fanatici" spirituali ed aveva finito col prendere parte per essi attirandosi rimproveri e accuse da F. Melantone e da M. Lutero;
. David Joris (sotto il falso nome di Jan de Bruges, ricco e benefico mercante a Basilea), il capo anabattista fiammingo.
Intanto, negli ambienti teologici di queste città, si discute dell'accordo che si sta profilando fra zwingliani e calvinisti che prenderà il nome di Consensus Tigurinus: sostanzialmente, consiste in una modificazione in senso oggettivo della dottrina zwingliana dei Sacramenti, la quale viene così ad avvicinarsi alla interpretazione melantoniana e calvinista, cioè ad un concetto della vita cristiana più conservatore, che riconosce in qualche modo alla Chiesa e ai pastori un valore di per se stesso superiore a quello dei singoli credenti, di contro all'individualismo degli eretici che non vogliono riconoscere nella Chiesa altro valore che quello pratico di organizzazione.
Svizzera
durante il ventennio di disputa sacramentaria che ormai è trascorso, si va generalmente diffondendo la tendenza ad abbandonare la concezione zwingliana dell'Eucarestia come pura e soggettiva testimonianza di fede e di commemorazione di Gesù Cristo da parte dell'individuo che ad essa si accosta (concezione razionale, ma fredda), per quella di una presenza "sostanziale, reale, spirituale" della Divinità nella Cena.
Ma c'è un certo ritegno a professare apertamente la dottrina melantoniana (e poi quella di J. Cauvin), perché il ricordo della disputa fra H. Zwingli e M. Lutero, perpetuatasi per tanto tempo, impedisce di venire ad una soluzione conciliativa.
[Subito dopo la morte di M. Lutero († 1546), J. Cauvin, assecondato dal vescovo di Losanna, il Viret, si metterà all'opera per ottenere, almeno fra gli svizzeri, una fusione delle dottrine riformate, anche per l'interesse politico di avvicinare Ginevra e gli emigrati francesi agli altri Cantoni svizzeri. Riuscirà ad affermarsi nonostante la resistenza, anch'essa solo politica, di Berna.
A Zurigo la resistenza all'azione di J. Cauvin sarà più decisa; a Basilea prevarrà una tendenza filoluterana.]
A Ginevra la "professione di fede" equivale ad una legge civile che si deve osservare rigorosamente, sotto pena di essere considerati "spergiuri ed infami".
«segue 1551»

Inquisizione spagnola

«segue da 1542»
1550, Belgio, a Lovanio viene pubblicato un Indice dei libri proibiti.
Spagna, si delinea (come in Italia) una netta frattura tra il Sant'Uffizio e settori rilevanti dell'Ordine domenicano che per bocca di autorevoli frati:
. Domingo de Soto,
. Francisco De Vitoria,
. Diego de Vitoria,
affermano la piena legittimità della correctio fraterna anche in casi di eresia, contrastando le pretese degli inquisitori di porre il proprio monopolio giurisdizionale e sforzandosi di tenerli fuori dalle discussioni accademiche e di rivendicare una libera discussione teologica.
Proprio quest'anno Bartolomé Carranza viene nominato, non senza contrasti, padre provinciale di Castiglia.
[Legatissimo a R. Pole che si accinge ad accompagnare nella difficile legazione inglese, sarà però vittima di un interminabile processo inquisitoriale avviato nel 1559.]
«segue 1551»

ANNO 1550

La lingua
Inghilterra
Il Queen's English creato da W. Caxton e dai suoi colleghi stampatori è diventato il mezzo di espressione comune a milioni di persone in tutto il mondo. Ognuno, indipendentemente dalle variazioni intervenute nelle parlate locali, regionali o nazionali, comprende immediatamente qualsiasi libro o giornale stampato in questa lingua.
Germania
Mentre per tutto il Medioevo il basso e l'alto tedesco sono stati due lingue letterarie indipendenti, gli stampatori della traduzione luterana assicurano al tedesco - abile amalgama delle lingue parlate nella Germania settentrionale, centrale e meridionale - l'indiscussa autorità di lingua nazionale riducendo tutte le altre forme al rango di dialetti.
Svizzera
Un passo decisivo in questo senso - in quanto il libro ha goduto di vasta popolarità in tutta la Svizzera - è stata la traduzione della storia della Svizzera di Johannes Stumpf, fatta eseguire da Christoph Froschauser per la sua edizione del 1548, dall'orignaro "tedesco svizzero" nella "lingua delle cancellerie sassone e imperiale".
Italia
La lingua toscana usata nelle Lettere familiari (1572-75) di Annibal Caro e nel Vocabolario dell'Accademia della Crusca (1612) sarà adottata da tutti gli stampatori italiani e affermerà la propria superiorità sui dialetti rivali, romano, napoletano, lombardo, ecc.
 



1550
Unione Elvetica
Confederazione dei tredici cantoni elvetici:

CATTOLICI
- Uri (1291),
- Schwyz (1291),
- Unterwalden (1291),
- Lucerna (1332),
- Zug (1353),
- Glarus (1353) [in parte],
- Friburgo (1481),
- Soletta (1481).

PROTESTANTI
- Zurigo (1351),
- Berna (1353),
- Glarus (1353) [in parte],
- Basilea (1501),
- Sciaffusa (1501),
- Appenzell (1513).

1550
-




1550
Sacro Romano Impero
Carlo V
Albero genealogico
(Gand 1500 - Yuste, Estremadura 1558)
secondogenito di Filippo d'Absburgo [il Bello] e di Giovanna [la Pazza];
1515-56, principe dei Paesi Bassi;
1516-56, re di Spagna (Carlo I)
1516-54, re di Napoli (Carlo IV);
1519-56, imperatore del Sacro Romano Impero;
prima guerra con la Francia (1521-26);
seconda guerra con la Francia (1526-29);
nel 1526 (marzo) ha sposato a Seville l'infanta 22enne Isabella di Portogallo († 1539);
terza guerra con la Francia (1536-38);
nel 1539 (maggio) è morta la moglie Isabella di Portogallo lasciando la cura dei propri figli ad Eleonora Mascarenhas;
quarta guerra con la Francia (1542-44);



1550
l'inviato imperiale alla corte di Solimano [il Magnifico] è Ogier Ghiselin de Busbecq;



REGNO di SPAGNA
[vedi sotto]
REGNO di NAPOLI
[vedi sotto]

1550
REGNO di BOEMIA e d'UNGHERIA
Ferdinando I
Albero genealogico

(Alcalá de Henares 1503 - Vienna 1564)
figlio di Filippo d'Absburgo [il Bello] e di Giovanna [la Pazza], fratello minore di Carlo V, fu educato in Spagna;
1516, il nonno Massimiliano I gli procura la mano di Anna Jagellone;
1521-64, arciduca di Alta e Bassa Austria, Carinzia, Stiria e Carniola
1525-26, viene soffocata nel sangue la rivolta dei contadini nel Tirolo;
1526-64, re di Boemia e d'Ungheria;
la seconda corona gli viene disputata dal voivoda di Transilvania Giovanni Szápolyai, appoggiato dall'impero ottomano;
1530-64, re dei romani;






1556-64, imperatore del Sacro Romano Impero;

 



1550
Slovenia,


[«segue da 1540» Tübinge, dopo la definitiva rottura con Roma, Primoz Trubar pubblica il primo libro in lingua slovena, un catechismo con l'aggiunta di alcuni inni sacri, di preghiere e di un'omelia:
È un volumetto piuttosto modesto, stampato in caratteri gotici e ispirato a modelli della riforma tedesca.
Proprio in questo periodo egli incontro P.P. Vergerio [il Giovane] già nunzio apostolico a Vienna e in Germania, già vescovo di Capodistria e, al momento, anch'egli ribelle a Roma, fuggiasco presso l'ospitale neo duca Cristoforo di Württenberg.
Tra i due il rapporto è di incontro-scontro tra due forti personalità che si sentono affini per esperienza di vita.
Va notato che P.P. Vergerio [il Giovane], oltre ad appoggiarlo nel suo impegno di stampare libri in sloveno, lo convince ad adottare caratteri latini in luogo di quelli gotici, spronandolo ad accostarsi alla traduzione del testo dei testi: il Vangelo.
Negli anni successivi, vissuti quasi sempre in esilio, l'attività pubblicistica di Primoz Trubar e dei suoi collaboratori non conoscerà soste. Il movimento protestate sloveno, impostato fra mille difficoltà dai suoi padri spirituali, Primoz Trubar, Bohoric, Krelj, Dalmatin (il traduttore ed editore – nel 1584 – della Bibbia) guarderà al di là dei confini, alla Croazia e a tutto il mondo slavo, alla Turchia e alle sue moltitudini musulmane, e perfino all'Italia, sede del papato e ricettacolo della sua crisi spirituale.]


1550
principato di Transilvania
Isabella Jagellona

(† 1559)
vedova di Giovanni Szápolyai († 1540), voivoda di Transilvania e re d'Ungheria;
1540-59, p.ssa di Transilvania;
(per volontà del sultano Solimano [il Magnifico])


1550
-

1550
ducato di Sassonia
Giovanni Federico [il Magnanimo]
Albero genealogico

(Torgau 1503 - Weimar 1554)
figlio di Giovanni [il Costante] di Wettin e di Sofia di Meclemburgo;
1532-54, langravio di Turingia;
1532-47, duca elettore di Sassonia;
dal 1547 è prigioniero dell'imperatore Carlo V;






Moritz
Albero genealogico

(Freiberg 1521 - Sievershausen 1553)
figlio di Enrico [il Pio] e di Caterina di Meclemburgo;
[linea albertina]
1539, si converte al luteranesimo;
1541, sposa Agnese, figlia di Filippo d'Assia capo della Lega di Smalcalda;
1541-47, duca di Sassonia;
1547-53, principe elettore di Sassonia;
1550
la minaccia della politica accentratrice di Carlo V lo induce a rientrare nell'unione evangelica;





1550
ducato di Prussia
Alberto di Brandeburgo
Albero genealogico

(Ansbach, Baviera 1490 - Tapiau, Königsberg 1568)
figlio di Federico margravio di Brandeburgo-Ansbach;
1525-68, duca di Prussia; (il primo)






1550
ducato di Württemberg
Ulrico di Württemberg
Albero genealogico

(Reichenweiler, Alsazoia 1487 - Tubinga 1550)
figlio di Enrico e di Elisabetta di Zweibrücken;
1498-1519, duca di Württemberg;
dal 1520 al 1534 rimane in esilio a Montbéliard mentre il governo del ducato viene affidato a Ferdinando I d'Austria;
1534-50, duca di Württemberg;
1550
nonostante dal 1547 la casa d'Austria insista per la sua destituzione, alla sua morte il ducato, grazie alla mediazione della Baviera, rimane al figlio Cristoforo.



Cristoforo (o Cristiano) († 1568)



Cristoforo (o Cristiano) di Württemberg
Albero genealogico

(† 1568)
figlio di Ulrico e di Sabina di Baviera;
1550-68, duca di Württemberg;








1550
ducato di Baviera
Guglielmo IV [il Costante]
Albero genealogico

(† 1550)
figlio di Albrecht IV [il Saggio] e di Cunegonda d'Austria;
1508-50, duca di Baviera;



Albrecht V [il Magnanimo]
Albero genealogico

(Munich 1528 - Munich 1579)
figlio di Guglielmo IV [il Costante] e di Marie Jakobäa di Baden-Sponheim ;
1546, sposa l'arcid.ssa Anna d’Austria;
1550-79, duca di Baviera;





1550
Mainz [Magonza]











1550
REGNO di POLONIA
Sigismondo II Augusto
Albero genealogico

(† 1572) (s.f.)
figlio di Sigismondo I Jagellone e di Bona Sforza († 1557);
sposa in prime nozze Elisabetta d’Absburgo († 1545);
sposa in seconde nozze Barbara Radziwillówna (1520-1551)
[forse avvelenata da Bona Sforza]
sposa in terze nozze Caterina d’Absburgo († 1572)
[sorella di Elisabetta]
1548-72, re di Polonia e granduca di Lituania;
sposa in seconde nozze Bona Sforza († 1557), figlia di Gian Galeazzo duca di Milano;

 

1550
-




1550
IMPERO OTTOMANO
Solimano [il Magnifico]
Albero genealogico

(1494 - 1566)
figlio di Selim I;
1520-66, sultano;
1534-35, prima campagna militare contro i Safawidi di Persia;
1548-49, seconda campagna militare contro i Safawidi di Persia;



Gran Visir
-
1550
dal 1533 Khayr al-Din [Barbarossa] è diventato ammiraglio in capo (kapudan pasa - grande ammiraglio) della marina ottomana che si batte contro la marina imperiale spagnola.
annette Buda;










1550
REGNO di FRANCIA
Enrico II
Albero genealogico
(Saint-Germain-en-Laye 1519 - Parigi 1559)
secondogenito di Francesco I;
1533, sposa Caterina de' Medici che non avrà alcuna influenza negli affari dello stato;
1536, dopo la morte del fratello Francesco diventa delfino;
1547-59, re di Francia;
 



Primo ministro
[Sovrintendente delle Finanze]
Claude d'Annebaut
(1546 - 1552)
Cancelliere-Guardasigilli
chev. François Olivier
pres.te del Parlamento di Parigi
(1545 18 apr - 2 gen 1551)
Segretario di stato agli Affari Esteri
Claude de l’Aubespine
signore d’Hauterive
(1547 1° apr - 8 lug 1567)
 
1550
-

 
1550
ducato di Lorena e di Bar
Carlo III (o II) [il Grande]
Albero genealogico

(1542 - 1608)
figlio di François I e di Christine di Danimarca;
1545-1608, duca di Lorena e di Bar;
sotto la tutela della madre e dello zio;

1550
1548-50, il breve scontro con l'Inghilterra si conclude con l'acquisto di Boulogne da parte della Francia;


1550
Paesi Bassi
Carlo V
Albero genealogico

[vedi Carlo V]
1515-56, principe dei Paesi Bassi;
[Olanda, Brabante, Limbourg, Fiandre e Hainaut]


Governatrice
Maria d'Absburgo
(1530 - 25 ott 1555)

1550
-

 

segue



1550
REGNO d'INGHILTERRA e d'IRLANDA
Edoardo VI
Albero genealogico
(Hampton Court 1537 - Greenwich 1553)
figlio di Enrico VIII e di Jane Seymour;
1547-53, re d'Inghilterra e d'Irlanda;
salito al trono a nove anni sotto la reggenza dello zio E. Seymour, poi duca di Somerset;


1550
-
Nel periodo 1542-50, sono avvenute 308 esecuzioni per tradimento in Inghilterra, Galles e Calais.
Mettere in discussione la politica religiosa del sovrano costituisce, secondo il Treason Act (1534), tradimento, ed è la causa principale delle condanne a morte.

IRLANDA
-
-
-
-

1550
-

a

1550
REGNO di SCOZIA
Maria [Stuarda]
Albero genealogico

(Linlithgow, Edimburgo 1542 - Fotheringhay, Northamptonshire 1587)
figlia di Giacomo V e di Maria di Guisa;
1542-67, regina di Scozia;
sotto la reggenza della madre;
dal 1548 vive in Francia dove viene educata;.



1550
-


a

1550
REGNO di DANIMARCA e di NORVEGIA
Cristiano III
Albero genealogico
(Gottorp, Schleswig-Holstein 1503 - Koldinghus, Vejle 1559)
figlio di Federico I e di Anna di Brandeburgo;
1534-59, re di Danimarca e di Norvegia;



1550
-
NORVEGIA
1550
-
ISLANDA
1550
-

1550
REGNO di SVEZIA
Gustavo I Vasa
Albero genealogico
(Lindholm 1496 ca - Stoccolma 1560)
figlio di Erik Vasa;
1523-60, re di Svezia; (convertito al luteranesimo)





1550
-






1550
REGNO di PORTOGALLO
Giovanni III [il Pio]
Albero genealogico

(Lisbona 1502 - 1557)
primogenito di Emanuele I e di Maria, figlia dei sovrani spagnoli Ferdinando e Isabella;
1521-57, re di Portogallo;
nel 1525 (febbraio), a Salamanca, ha sposato la p.ssa Catarina di Spagna, 18enne, sorella dell'imperatore Carlo V;
nel 1536 ha introdotto l'inquisizione in Portogallo;




1550
-
a

1550
REGNO di SPAGNA
Carlo I
Albero genealogico

[vedi Carlo V]
1516-56, re di Spagna; (Carlo I)



1550
-







1550
PIEMONTE
Emanuele Filiberto [Testa di Ferro]
(Chambéry 1528 - Torino 1580)
figlio di Carlo III [il Buono] e di Beatrice di Portogallo;
1536-80, principe di Piemonte;
1538-80, conte d'Asti;



1553-80, conte di Aosta, Maurienne e Nizza;
1553-80, duca di Savoia;
1553-80, re di Cipro e Gerusalemme (titolare)


 

1550
-



1550
REPUBBLICA DI GENOVA
[Denominazione ufficializzata nel 1528 per iniziativa di Andrea Doria]
Gaspare Grimaldi Bracelli
Albero genealogico

(? - ?)
figlio di
1549 4 gen - 4 gen 1551, doge di Genova;


1550
-



1550
ducato di Milano

dal 1535 il ducato,
come previsto dal congresso di Bologna,
è stato devoluto all'impero [in pratica agli Absburgo].



Felipe II
Albero genealogico
(Valladolid 1527 - Escorial, Madrid 1598)
primogenito di Carlo V e di Isabella di Portogallo;
1539, muore la madre;
1540-98, duca di Milano;
dal 1543 è reggente della Castiglia e dell'Aragona, dal 1545 è vedovo e dal 1548 si trova presso il padre a Bruxelles;
1550
fa ritorno in Spagna;





1554-98, re di Napoli e di Sicilia (Filippo I);
1556-98, re di Spagna (Filippo II);
1580-98, re di Portogallo;

Viceré
don Ferdinando I [Ferrante] Gonzaga
(1546 - 1555)

1550
Giugno
Un intervento di don Ferrante Gonzaga a favore di alcuni canonici comaschi che fra A.M. Ghislieri intende processare solleva le proteste di Álvarez de Toledo, anche lui suddito di casa d'Austria ma avversario di don Ferrante Gonzaga, sul quale non esita a dare «sinistra informatione».



1550
ducato di Mantova
Federico III Gonzaga
Albero genealogico
(1533 - 1550)
figlio di Federico II e di Margherita Paleologo;
1540-50, duca di Mantova e marchese del Monferrato;
nel 1549 ha sposato Katharina von Habsburg;
1550
muore annegato.



Guglielmo I
Albero genealogico
(1538 - 1587)
figlio di Federico II e di Margherita Paleologo, e fratello di Francesco III;
1550-87, duca di Mantova e marchese del Monferrato;



1574-87, 1° duca del Monferrato;



1550
-
a

1550
REPUBBLICA DI VENEZIA
"La Serenissima"
Francesco Donà

(Venezia 1468 - Venezia 23 mag 1553)
figlio di Alvise e di Camilla Lion;
1545-53, doge di Venezia; [79°]
1550
ormai malato, cerca più volte di abdicare, ma non gli è concesso.
Già molto religioso, negli ultimi anni della sua vita lo diviene ancor di più.

- nunzio pontificio: L. Beccadelli  (1550 mar - 1554)
- ambasciatore di Spagna: ? (? - ?)
1550


Doge
Posti chiave
Patrizi
- Procuratori di San Marco
9
- Savi del Consiglio [o Savi Grandi]
6
- Consiglieri del Doge
6
- Consiglio dei Dieci
[il principale organo giudiziario dello Stato]
10
- Zonta
[sorta di commissione aggiunta ai Dieci, con compiti soprattuto di politica finanziaria, soppressa nel 1583]
15
- Ambasciatori stabili a: Roma, Vienna, Madrid, Parigi e Costantinopoli.
5
- Rettori delle principali città ed isole del Dominio.
?
posti chiave del governo (occupati da un numero ristretto di uomini) su un totale di 800 cariche complessivamente ricoperte dal patriziato.
60
- Senato
circa 300
- Maggio Consiglio
[patrizi maschi di età superiore ai 25 anni e qualcuno tra i 20 ei 25]
circa 2500
 
Secondo il Lane, al cuore del sistema costituzionale veneziano c'è un gruppo ancora più ristretto:
«inner circle»
[Doge, 6 Savi grandi, 3 Capi del Consiglio dei Dieci, 6 consiglieri del Doge.]
16
«on the outer edge of the inner circle»
[altri magistrati]
24
[Paul F. Grendler, L'Inquisizione Romana e l'Editoria a Venezia 1540-1605, Il Veltro Editrice, Roma 1983]



Marzo
11, Venezia, L. Beccadelli, in passato segretario di Gasparo Contarini e legato al mondo degli "spirituali", viene insignito della carica di nunzio pontificio.
[Una nomina disapprovata dal Sant'Uffizio che non tarda a fargli sapere di giudicare troppo debole e remissiva la sua azione.]


Aprile

12, Venezia, viene aperto il collegio dei Gesuiti;
18, con un breve Giulio III ribadisce al nunzio L. Beccadelli la facoltà di processare eretici fino alla sentenza capitale;
[Cosa non certo gradita al Sant'Uffizio.]
29, la Sede Apostolica emana un divieto generale che revoca tutti i precedenti permessi e nega la lettura di libri proibiti a chiunque, eccettuati gli inquisitori;

Maggio
10, da Roma Girolamo Dandini si premura di comunicare al nunzio L. Beccadelli la piena «satisfattione» del papa per quanto fa, condivisa anche da «questi reverendissimi signori deputati (a' quali si mostrano tutte le lettere di Vostra Signoria, cioè nella parte che parla delle heresie)».
[Forse non è esattamente così se in giugno…]

Giugno
da Roma l'ambasciatore veneziano Matteo Dandolo scrive al Consiglio dei Dieci che in mattinata in concistoro «quattro reverendissimi cardinali de' più vecchi et più gravi sono andati alla sedia a far gran querimonia de' lutherani che si trovano per gli Stati delle Eccellentie Vostre et della poca cura che se gli mette» sollecitando «qualche gagliarda provisione».
[Matteo Dandolo ne attribuisce la responsabilità a A.M. Ghislieri, appena reduce da una missione in terraveneta, che non è difficile individuare sotto la maschera di «alchuni frati inquisitori che qui referiscano cose grande di Bressa et forse anche di Bergamo», città il cui vescovo V. Soranzo è ora sotto inchiesta.]
29, mentre il Sant'Uffizio continua a guardare con sospetto al nunzio L. Beccadelli, a questi G.G. Morone ritiene opportuno far sapere che alla sua azione «non si corrisponde da Roma in tutto come saria il bisogno», esprimendo viva apprensione per quanto vede accadere.

Luglio
poiché si vuole impedire ai patrizi cosiddetti "papalisti" che hanno parenti nella curia romana (cardinali, prelati) di accedere alle alte cariche dello Stato, viene varata una norma discriminatoria nei loro riguardi; tale norma non è gradita però al doge il quale, anche su pressioni papali, ne sospende l'applicazione;

Settembre
Venezia, si tiene un sinodo anabattista.
13, il nunzio L. Beccadelli fa sapere a Girolamo Dandini che Giulio da Brescia e «certi altri suoi amorevoli, persone spirituali, vorriano che si corresse col ferro et col fuoco a torno» e che si facesse «un gran macello; et pargli che questi Signori et il mio auditore et io siamo freddi».
Il nunzio continua spiegando che ciò non è vero, informando Roma di averlo esortato ad avere «un poco di pacienza, ché si vedrà di far ogni cosa bene destramente», perché «in casa d'altri non si può far a suo modo, et bisogna conformarsi coi Signori, a' quali dispiacciono queste furie».
14, il nunzio L. Beccadelli scrive al card. G. Verallo, fresco di nomina ai vertici del Sant'Uffizio, per elogiare il comportamento dei Tre Savi sopra eresia e chiedere come comportarsi con il domenicano Giulio da Brescia che millanta di essere stato spedito da Roma a Venezia con la carica di «inquisitore generale», pronto a fare fuoco e fiamme contro le eresie, mentre per parte sua suggerisce cautela e moderazione.

Ottobre
4
, il nunzio L. Beccadelli torna a rivolgersi al card. G. Verallo sforzandosi di rassicurarlo del suo impegno;
17, dopo la confessione, l'eretico Giovanni Osimanno da Viterbo viene condannato a dieci anni di galera.
[Giunto a Venezia nella primavera del 1549, ha chiesto aiuto, dalla nave, a Francesco Stella, inviandogli dei messaggi (otto lettere indirizzate «alla libreria del Pozzo in Merzaria» tra il 21 marzo e il 9 giugno 1549) presso la libreria all'insegna del Pozzo. Il 16 novembre dello stesso anno, in una denuncia anonima, Francesco Stella è stato accusato di eresia e di detenzione di libri proibiti, Andrea Arrivabene di condividere le opinioni di Vergerio e di avere in casa scritti eterodossi. L'Inquisizione ha fatto perquisire l'abitazione e la bottega di Andrea Arrivabene ma senza risultati.
Nel giugno 1551 il Sant'Uffizio interrogherà Andrea Arrivabene sui suoi rapporti con Lucio Paolo Rosello e Pietro Cocco per chiarire innanztutto se vi sia qualche concessione tra il libraio del Pozzo ed i libri proibiti in possesso di quegli uomini.
Alla fine i giudici stabiliranno che Andrea Arrivabene conosce bene entrambi, e che per Pietro Cocco ha rilegato due scritti ereticali: l'anonimo Il capo finto (1544) ed un Libretto consolatorio a li perseguitati per la confessione della verità evangelica (Milano 1545) attribuito al Rhegius. L'imputato tuttavia protesterà di non ricordare, se ha avuto in mano altri titoli proibiti, mentre il tribunale, per parte sua, parrà ignaro del fatto che Andrea Arrivabene sta pubblicando due lavori, apparentemente innocenti di Lucio Paolo Rosello.
[Trattasi di una volgarizzazione dei sermoni del vescovo greco Teodoreto di Cipro (1551) e de Il ritratto del vero governo del principe dal essempio vivo del gran Cosimo (1552).]
L'Inquisizione, in sospetto, imporrà comunque ad Andrea Arrivabene di depositare una cauzione di 100 ducati a garanzia della sua futura buona condotta.]

Novembre
nella prima settimana il Consiglio dei Dieci con la Zonta estende il nuovo sistema dell'Inquisizione a tutto il Dominio; Giulio III vi intravede un tentativo di limitare la giurisdizione ecclesiastica e di intralciare l'opera della Inquisizione che trova difficoltà anche altrove.
15, il nunzio L. Beccadelli scrive al suo antico patrono M. Cervini – al quale è solito rivolgersi quando deve districarsi da qualche garbuglio inquisitoriale – e, nel respingere le accuse di «lentezza et fredezza» e mettere in guardia dallo «schiamazzo» di chi non perde occasione di gridare ai quattro venti «che bisogna fare et dire et resentirse», spiega che le cose sono assai più complicate, poiché le autorità della repubblica non desiderano intromissioni «massime che questa infettione heretica abbraccia molti luochi et persone che qualche volta sono d'importanza et potriano essere d'interesse allo Stato». E poiché «Siamo a tempi che bisogna esser savii et coglier la rosa con mancho spine che si può, per non perder da capo et da piedi», conclude suggerendo una strategia diametralmente opposta a quella che il Sant'Uffizio sta perseguendo.

Il tribunale viene a sapere che testi ereticali entrano dalla Svizzera in territorio veneto attraverso il confine nord-occidentale. A Poschiavo, città protestante e capolinea settentrionale, la figura chiave è il riformatore Dolfin Landolfo, editore del Vergerio, tra i collaboratori italiani, un non meglio identificato libraio bresciano ed uno degli Zanetti, la famiglia degli stampatori veneziani originari di Brescia.
Lo Zanetti, del quale il nome proprio non risulta, va fino a Poschiavo, col pretesto di stipulare con Dolfin Landolfo contratti di stampa, e ritorna a Brescia coi libri, che vengono quindi spediti a Verona, Mantova e Venezia, con l'aiuto, probabilmente del libraio bresciano.
Ogni anno Dolfin Landolfo scende a Brescia «per affari», in realtà per soprintendere all'andamento di tutta l'operazione.
Il Sant'Uffizio di Brescia – pare – tenta di arrestare il contrabbando. Nessuna traccia invece di indagini dell'Inquisizione di Venezia sul conto dello Zanetti.

Un'altra rete per lo scambio di titoli proibiti, (frequentatissima tra il 1546 e il 1558 e forse oltre) è quella messa in piedi da Pietro Perna, un libraio lucchese trasferitosi a Basilea nel 1543 e fattosi protestante.
Con la copertura di transazioni commerciali in piena regola, Pietro Perna ha stabilito contatti per la consegna dei volumi a Venezia, Padova, Bergamo, Brescia e Lucca e fa la spola tra Basilea e l'Italia, passando per Venezia.
Quando la crescente vigilanza delle autorità pare minacciare la sicurezza dei suoi periodici spostamenti, concentra la sua attività a Basilea sull'edizione degli scritti dei protestanti italiani, pur continuando fino alla morte, nel 1582, ad inoltrare verso sud libri d'ispirazione protestante.

A ricevere i libri protestanti a Venezia ci sono varie conventicole legate da reciproci rapporti e che attirano membri di tutti gli strati sociali:
- precettori dei rampolli del patriziato, di formazione umanistica,
- avvocati e giuristi usciti dallo Studio di Padova,
- giovani nobili, in diritto di sedere in Maggior Consiglio,
- bastardi che della nobiltà hanno solo il nome,
- mercanti locali e stranieri, soprattutto i tedeschi del Fontego,
- più modesti dettaglianti, gioiellieri, droghieri, ambulanti.
In genere questi dissidenti:
- sono orientati verso il protestantesimo ortodosso piuttosto che verso l'anabattismo,
- credono soltanto nella Scrittura e nella fede,
- negano il Purgatorio, l'efficacia delle opere e l'intercessione dei santi.

Lo stesso mese di novembre, da Basilea, Pietro Perna, con una lettera datata 13 novembre, dà istruzioni dettagliate a Girolamo Donzellini (fratello di Cornelius Donzellini) sul come vendere il contenuto di una cassa di libri, tra i quali una «grammatica» scritta da Cornelius Donzellini, che gli saranno spediti all'indirizzo di un mercante. Dei «nobili» – dei quali si tace il nome – lo aiuteranno alla dovrà portare il tutto a «quello di SS. Pietro e Paulo» perché si occupi della vendita.
Al suo prossimo passaggio per Padova Pietro Perna si riprenderà i volumi invenduti. Gli raccomanda di non fare il suo nome, per nessun motivo.
[Nel 1552 i movimenti di Girolamo Donzellini si uniformeranno rigorosamente a quanto prescritto da Pietro Perna.
Medico bresciano, giunto a Venezia nel 1546, che Baldassarre Altieri ha introdotto alla letteratura protestante e di cui il fratello Cornelius Donzellini, ha incoraggiato le inclinazioni.
Mentre Cornelius ha ben presto lasciato l'Itala, Girolamo è ancora a Venezia, continuando la sua formazione protestante sui libri di F. Melantone, Johannes Brenz, C.S. Curione e Francesco Negri passatigli da Pietro Perna, di cui Girolamo è stato anche agente a Venezia.
Nel 1553, denunciato per eresia, comincerà a peregrinare per l'Italia, la Svizzera e la Germania dove stringerà amicizia con Vergerio. Rientrato a Venezia e pronunciato l'abiura nel 1560, riprenderà l'esercizio della professione medica tra Brescia, Verona e Venezia. Nuovamente denunciato, abiurerà per la seconda volta avanti il Sant'Uffizio veneziano nel 1574 e sarà rilasciato solo due anni dopo, quando le carceri dovranno essere sgomberate a causa della peste. Continuerà probabilmente a prender parte alla diffusione della letteratura protestante a Venezia finché sarà giustiziato come eretico religioso e pertinace nel 1587.]

Dicembre
6
, Roma, lamentandosi con il papa dell'ormai notoria inchiesta contro il vescovo di Bergamo, V. Soranzo, l'ambasciatore veneziano Matteo Dandolo ricorda al pontefice «che da questi frati inquisitori sogliono venire di molte calumnie et false relationi».
Alla sua richiesta di non dare ascolto ad accuse menzognere e di farsi egli stesso carico del giudizio, senza sottrarre al suo ministero quel vescovo esemplare, Giulio III – memore del comportamento di V. Soranzo a Trento – dà tuttavia una risposta poco incoraggiante: «Sapiate che si possono far le bone opere con le male opinioni nelle cose che importano; lui ven[n]e al concilio et nello sagiassemo bene, ma lui persiste, non vuol credere che habbiamo libero arbitrio né vuol che si predichi di esso né delle opere».
In ogni caso Matteo Dandolo riesce a strappargli la promessa di tutelarne l'onore convocandolo in via riservata e di chiedergli conto in privato delle sue opinioni, senza affidarlo al giudizio del tribunale.
Intanto il governo veneziano ha fatto sapere a Giulio III «che il suo legato è dottissimo et sufficientissimo el suo auditore», e che «quella città per gratia di Dio è sanissima et si va resanando ancho il resto del Stato», sollecitando piuttosto a imporre ai vescovi l'obbligo di residenza e ai cardinali la designazione dei suffraganei «atti a deffendere il loro grege da questa peste».


Venezia, gli Esecutori sopra eresia, nel decennio 1540-50, hanno imposto tre volte e con scarso effetto il pagamento di ammende per reati connessi alla stampa.

 



1550
ducato di Ferrara, Modena e Reggio
Ercole II d'Este
Albero genealogico

(Ferrara 1508 - 1559)
figlio di Alfonso I e di Lucrezia Borgia;
1528, Parigi, sposa Renée d’Orléans († 1575) duchessa di Chartres, figlia di re Louis XII, di inclinazioni calviniste;
[gli porta in dote il ducato con altri domini, ricevuti in pegno nel 1528 da Philippe IV [il Bello] re di Francia]
1534-59, duca di Ferrara, Modena e Reggio;


Fattore generale
(primo ministro)
Lanfranco del Gesso
(? - † 1° giu 1550)
-
1550

Maggio
23, Modena, il teologo domenicano E. Foscarari viene nominato alla guida della diocesi di Modena;
[Già il giorno 30, Tommasino de' Bianchi [Lancillotti] ne dà notizia nella sua cronaca (pur attribuendogli erroneamente il nome dell'inquisitore di Bologna Leandro Alberti e menzionandolo quindi come «frate Liandro di Fuscarari»).]

Giugno
-

Luglio
15, Modena, il nuovo vescovo E. Foscarari fa il suo ingresso in città;
21, Modena, è autorizzato personalmente – con un breve Giulio III – a sospendere predicatori e confessori sospetti e ad assolvere in utroque foro gli eretici abiurati, «non tamen relapsos», rivelando in tal modo la sua volontà di tenere gli inquisitori romani lontano dalla città emiliana dove numerose sono ancora le tracce di un governo pastorale ispirato a dottrine difformi dall'ortodossia cattolica;
nello stesso tempo E. Foscarari si rivolge a I. de Loyola per sollecitare la collaborazione di qualcuno dei suoi discepoli (poco dopo gli sarà inviato Silvestro Landino);

Agosto
10
, Modena, E. Foscarari convoca tutti i cappellani per esortarli tra l'altro ad ammonire i fedeli che «chi ha libri proibiti della fede li debiano presentare al inquisitore e chi havesse erato torni a penitentia fra el termino de 3 mesi», in base agli editti di Giulio III.
Una delle sue prime iniziative è quella di trasferire la sede dell'Inquisizione, dei suoi archivi e conseguentemente dei processi, dal convento di San Domenico al palazzo episcopale dove meglio può controllarne i lavori, poco impegnativi d'altra parte. Egli, infatti, si limiterà a scrivere in un libro i nomi dei numerosi eterodossi – tra i quali tutti i principali esponenti del dissenso religioso cittadino – da lui convocati in privato per ammonirli ad astenersi in futuro da comportamenti illeciti o anomali o per registrarne le abiure extragiuidiziali, senza testimoni e senza verbale. Questo, ovviamente, in quanto legittimato dal breve papale emesso all'indomani della sua nomina episcopale.


Settembre
Ferrara, il Sant'Uffizio ferrarese arresta Giorgio Siculo per poi investire sollecitamente della causa il supremo tribunale romano.

Ottobre
-

Novembre
-

Dicembre
-




1550
ducato di Firenze
Cosimo I de' Medici
Albero genealogico

(Firenze 1519 - Villa di Castello, Firenze 1574)
figlio di Giovanni [dalle Bande Nere] (ramo dei "popolani") e di Maria Salviati;
1537-69, duca di Firenze;
nel 1539 ha sposato Eleonora Álvarez de Toledo y Zúñiga († 1562);



1569-74, granduca di Toscana;

1550
Dicembre
la visita che Francesco Borgia, come duca (senza essere conosciuto come gesuita), fa alla duchessa sua parente, è interamente dominata dall'idea di fondare un collegio;
lo stesso p.gen. scrive in proposito al segretario della duchessa, Cristoforo Herrera.

1550
ducato di Urbino
Guidobaldo II
Albero genealogico
(Pesaro 1514 - 1574)
figlio di Francesco Maria I Della Rovere e di Eleonora Gonzaga;
1538-74, duca di Urbino;
1538-39, duca di Camerino;
nel 1548 ha sposato Vittoria Farnese;





 
1550
-



1550
REGNO di NAPOLI
Carlo V
Albero genealogico

(Gand 1500 - Yuste, Estremadura 1558)
secondogenito di Filippo [il Bello] e di Giovanna [la Pazza];
1515-56, principe dei Paesi Bassi;
1516-56, re di Spagna (Carlo I)
1516-54, re di Napoli (Carlo IV);
1519-56, imperatore del Sacro Romano Impero;

– vedi sopra –

NAPOLI
Viceré
don P. Álvarez de Toledo y Zúñiga
marchese di Villafranca
(1532 - 1553)
Nunzio apostolico
-

1550
Marzo
Napoli, viene arrestato tal "Iulius de Aversa apostata";
[Ad agosto si chiederà la consegna a Roma e in ottobre si solleciterà altra documentazione inquisitioriale, insieme con quella del fiorentino Michelangelo Fiorio e di numerosi altri personaggi minori e minimi, non sempre agevolemte identificabili sulla base delle scarne e lacunose menzioni dei Decreta inquisitoriali.]


SICILIA
Viceré
-
1550
-
a





Acquaviva, Rodolfo (Atri, Teramo 1550-Goa, India 1583) missionario italiano, gesuita, ucciso dalla popolazione di Goa
Interessanti le lettere inviate ai superiori.

Browne, Robert (Tolethorpe, Rutland, 1550 ca-Northhampton 1633) riformatore inglese;
Trattato di riforma senza alcun indugio (1582).

Butter, Nathaniel (?-?) il padre del giornalismo inglese;
suo padre – e poi sua madre alla morte di lui – hanno pubblicato di tanto in tanto delle "corrispondenze" su avvenimenti del giorno;
1602, quasi 200 titoli da lui editi da questo momento;
[La metà sono libri di notizie su avvenimenti accaduti in India, Russia, Persia, Svezia, sui mari e in patria.]
1604, membro della Stationers' Company;
King Lear (1608, prima edizione)
Omero di Chapman (1616)
1621, 24 settembre, esce il suo primo «Corante, or, newes from Italy, Germany, Hungarie, Spaine and France»;
continua per vent'anni a pubblicare «at the sign of the Pied Bull at St Austin's Gate» corantos, avisos, passages, newes, relations, ecc.;
1622, 15 ottobre - 2 ottobre 1623, prima serie numerata e datata di "libri di notizie" inglesi: cinquanta numeri, stampati in massima parte da Bartholomew Downes per un sindacato i cui membri più frequentemente ricorrenti sono – come per la maggior parte delle sue pubblicazioni periodiche – Nicholas Bourne e Thomas Archer, oltre a lui stesso.

Caccini, Giulio detto Giulio Romano (Tivoli, Roma 1550-Firenze 1618) compositore, cantante e teorico musicale italiano; rimase per tutta la vita presso la corte granducale di Toscana; membro della Camerata de' Bardi; divide, col Cavalieri e il Peri, la gloria di aver creato lo stile recitativo, che sta alla base del melodramma;
Euridice (1600, opera, su testo di Rinuccini)
Nuove musiche (1601, raccolta di arie e madrigali a una voce col basso continuo)
Fuggilotio musicale (1613)
Nuove Musiche e nuova maniera di scriverle (1614).

Cremonini, Cesare (Cento, Ferrara 1550/52-Padova 1631) filosofo e scienziato italiano;
Commenti ad alcune opere di Aristotele
Tractatus de paedia (1596)
Introductio ad naturalem Aristotelis philosophiam (1613).

Croce, Giulio Cesare (San Giovanni in Persiceto 1550-Bologna 1609) poeta italiano;
Banchetto di mal cibati (1591)
Le sottilissime astuzie di Bertoldo, Le piacevoli e ridicolose semplicità di Bertoldino, figliuolo del già astuto Bertoldo (1606, liberamente rielaborate da un'antica leggenda Dialogus Salomonis et Marcolphi).
L'abate Adriano Banchieri aggiunse in tempi successivi Cacasenno, pubblicati per la prima volta riuniti nel 1620.
[Pagnoni, Milano 1872, Bertoldo, Bertoldino e Cacasenno)] .

Dietterlin, Wendel (Pulendorf 1550 ca-Strasburgo 1599) architetto, pittore e incisore austriaco
Architectura (Trattato di architettura; ed. francese 1593, latina 1594, definitiva 1598, con 209 tavole ad acquaforte).

Espinel, Vicente (Ronda 1550-Madrid 1624) narratore e poeta spagnolo
Rimas (1591)
Marcos de Obregón (1618, fonte più tardi  del Gil Blas di A.R. Lesage).

Giulio, Enrico - duca († 1613)
1609, gennaio, Augusta, comincia ad uscire uno dei due primi giornali veri e propri: «Avisa-Relation oder Zeitung» o «L'Aviso»)
[Da lui fondato, diretto e (almeno in parte ) scritto in appoggio alla sua politica di riconciliazione tra le fazioni protestante e cattolica; stampato a Wolfenbüttel ma compilato a Praga, dove egli trascorse i suoi ultimi anni.]
1613, dopo aver trascorso a Praga i suoi ultimi anni come consigliere dell'imperatore, muore.

Hudson, Henry (n. 1550-baia di Hudson 1611) navigatore inglese
1607-08, al servizio della Compagnia di Moscovia compie due viaggi alla ricerca del passaggio a nord-est durante i quali segnala la presenza di balene allo Spitzbergen aprendo la strada alla baleneria inglese
1609, alla ricerca del passaggio a nord-ovest esplora la costa americana dall'Acadia al Chesapeake risalendo il fiume (Hudson) e dimostrando che a quelle latitudini non esiste il supposto passaggio verso il Pacifico
1610, ritenta l'impresa esplorando in profondità la baia che oggi porta il suo nome: qui muore, abbandonato su un canotto dai marinai ammutinatisi.

Murtola, Gaspare (Genova XVI/2-Roma 1624) poeta italiano, segretario di Carlo Emanuele di Savoia
Marineide (1619, come pure la Murtoleide di Marino; ebbe una feroce polemica con G.B. Marino, tanto da aggredirlo in una strada di Torino; condannato al patibolo, venne poi graziato per intercessione dello stesso avversario)
Creazione della perla (favola piscatoria)
Della creazione del mondo (1608, poema, smaccata esaltazione dei Savoia).

Napier, John o Nepero (Edimburgo 1550-1617) matematico scozzese, protestante
Commento all'Apocalisse di Giovanni (1594)
Mirifici logarithmorum canonis descriptis (1614, sul metodo da lui ideato dei "logaritmi") 
Rabdologiae seu numerationis per virgulas… (1617)
Constructio (1619, postumo, metodo di costruzione delle tavole dei logaritmi, edizione curata da H. Briggs).

Sánchez, Francisco o Francisco Sanches (Túy 1550 ca-Tolosa 1623) medico e filosofo spagnolo, studiò medicina a Montpellier dove collaborò con il famoso medico Huchet;
1581, già docente, ottiene la cattedra di medicina a Tolosa;
De multum nobili et prima universali scientia: quod nihil scitur (1581)
[Dona una copia con dedica a G. Bruno, insegnante nella stessa università e che ora si trasferisce a Parigi.
Il nolano tuttavia (come appare dalle due note autografe sul frontespizio e sulla prima pagna del volume) lo definisce un asino presuntuoso, chiedendosi pure come lo si sia potuto considerare degno di insegnare.
Secondo Andrzej Nowicki che rinverrà questo volume nel 1967, il nolano non ne avrebbe letto che la prima pagina, considerandolo forse un'opera improntata a un totale scetticismo, in cui viene negata la possibilità di qualsiasi tipo di conoscenza delle cose naturali. Questa visione sarebbe basata su una cattiva interpretazione del testo dato che il nihil scitur sta per "ignoramus", non "ignorabimus".
Il medico spagnolo si rivela invece essere, in realtà, un precursore di Cartesio nel postulare l'esigenza di sgombrare il terreno da pregiudizi e false teorie per aprire la strada a una nuova forma di ricerca basata su un metodo veramente e scientifico.
Molto probabilmente allo spagnolo è stata concessa una nomina accademica che anche G. Bruno avrebbe desiderato.]
Opera medica (1636 postuma, raccolta dei sui libri di medicina)
De longitudine et brevitate vitae
de divinatione per somnum ad Aristotelem
in Librum Aristotelis Physiognomicon commentarius

Tutti postumi.

Stern, Hans (? - 1614) stampatore tedesco;
1580, mette su bottega a Lüneburg.
[La ditta sarà l'unica a godere, dopo oltre quattrocento anni l'invidiabile primato di essere ancora proprietà dei diretti discendenti di Hans. La sua produzione di fondo consiste in Bibbia, saggi teologici, raccolte d'inni, calendari e almanacchi.
L'impresa più ambiziosa: "Bibbia Scheits" (1672), dal nome dell'incisore amburghese Matthias Scheits autore delle centocinquanta illustrazioni.
Il giro d'affari della ditta si allargherà sino ad interessare Amsterdam, Copenaghen, Stoccolma, Danzica, Königsberg, Reval, Vilna e la stessa Norimberga.].

Straub, Leonard (1550-1606) stampatore svizzero;
dopo aver appreso l'arte presso Foschauer a Zurigo e Froben a Basilea, diventa il primo stampatore di San Gallo;
1582, impianta un grande mulino da carta cacciandosi in seri guai finanziari;
1597, stampa il mensile «Historische Relation oder Erzehlung… dell'editore tedesco Samuel Dilbaum, operazione che naufragherà solo dopo un anno…
[Purtroppo non si districherà mai dai suoi guai finanziari.].

T'ang Hsien-tzu (n. 1550-m. 1616) drammaturgo cinese, vissuto all'epoca della dinastia Ming; definito lo "Shakespeare cinese";
Huan hun chi (Storia dell'anima che fa ritorno, nota anche come Padiglione delle peonie (Mu-tan t'ing).

Terzi, Lorenzo (Brescia 1550-Imola 1620) gesuita;
1568, 27 maggio, già studente di filosofia nel Collegio Romano, entra nella Compagnia di Gesù;
1569, agosto, studente di physica nel Collegio Romano;
1570-71, professore di grammatica nel Collegio ROmano;
1574, fine, studente del I anno di teologia nel Collegio Romano;
1577, professore di greco nel Collegio Romano (è già sacerdote);
1579, è [forse] nel Collegio Romano;
1581-4, rettore del collegio di Padova;
1582-94, rettore del collegio di Brescia;
1589, 15 agosto, professa i 4 voti a Venezia;
1594-5, confessore nel collegio di Brescia;
1595-6, prefetto degli studi nel collegio di Padova;
!596-7, rettore del collegio di Bologna;
1598-1601, rettore del collegio di Padova;
1602-3, rettore del collegio di Bologna;
1610-16, viceprovinciale della Provincia Veneta;
1619-20, provinciale della Provincia Veneta;
1620, 24 aprile, muore.

Waldegrave, Robert (?-?) stampatore;
è costretto ad abbandonare l'Inghilterra per aver pubblicato scritti antiepiscopali fra cui i saggi di Martin Marprelate;
[Martin Marprelate è forse lo pseudonimo di John Penry che, tra il 1588 e il 1589, pubblicò una serie di violenti libelli contro la chiesa e l'episcopato anglicani. Fu arrestato e impiccato a Londra nel 1593.]
1591, diventa stampatore del re di Scozia Giacomo VI:
Poeticall Exercises (1591)
Basilicon Doron (1599, I ed., limitata a sette esemplari per uso privato)
[1603, il re di Scozia Giacomo VI, figlio di Maria Stuarda, diventa re di Gran Bretagna (Giacomo I);
esce la prima edizione per il pubblico, riveduta a fondo e un sindacato londinese lo ristampa quattro volte in un anno;
sebbene la stesura autografa sia in scozzese - il re non raggiungerà mai la completa padronanza dell'inglese - R. Waldegrave lo stampa in inglese. Per questo motivo esso diventa il primo libro originale britannico tradotto in lingua moderna:
1603, I ed. francese (1604, ristampata due volte) autorizzata da R. Cecil e dall'ambasciatore inglese a Parigi sebbene risulti che Giacomo I non abbia mai pagato il compenso promesso al traduttore.
Contemporaneamente escono anche tre edizioni contraffatte e varie traduzioni in olandese (due, 1603), tedesco (1604), svedese (1606) e naturalmente in latino (Londra e Hanau (due), 1604).
La versione in gallese (Londra 1604) viene interrotta dallo scoppio della peste; l'editore gallese Thomas Salisbury fugge da Londra abbandonando il lavoro.
L'interesse per il Basilicon Doron, per ragioni difficili da spiegare, si ravviverà intorno al 1680: l'edizione inglese sarà ristampata nel 1682 a Londra e quella latina nel 1679 e 1682 a Francoforte sull'Oder.].

Ziletti, Francesco († 1587/90) libraio editore bresciano;
[Figlio di Ludovico e nipote di Giordano di Gianfrancesco.
Nell'ottobre 1579 sposa Felicità Valgrisi, figlia di Vincenzo Valgrisi, alla quale i fratelli Felice Valgrisi e Giorgio Valgrisi danno una dote di 2.500 ducati.]

1569, entra nell'editoria;
1570, diventa proprietario della bottega già di Andrea Arrivabene; resistendo agli ispettori dell'Inquisizione che nello stesso anno lo hanno scoperto in possesso di libri proibiti, continua a vendere l'Instruttione christiana di Pier Paolo Vergerio e le edizioni della Bibbia del Brucioli, di E. da Rotterdam e di Cornelio Donzellini;
1578, stampa all'insegna della Stella a San Zulian, probabilmente in società con lo zio;
1578-1587, esce la maggior parte dei 103 titoli da lui pubblicati.
[La preferenza per la lingua latina e la varietà degli argomenti ricordano il catalogo di Giordano ma egli stampa meno scritti religiosi. Mantiene comunque il rapporto col Cornelio Donzellini pubblicandone un'opera medica nel 1586.]
1590, «è morto da poco».
[Così afferma l'editore Domenico Farri il 18 gennaio 1590.]

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Stampa

«segue da 1549»
1550
l'eccellente gotico corsivo inciso in questo periodo da Joachim Louw ad Amburgo, giunge troppo tardi per essere accettato: il gotico rimarrà così con una sola serie di lettere, e ciò contribuirà a provocarne la scomparsa in favore dei caratteri «latini», che offrono la scelta tra una serie tonda e una serie corsiva.
Intanto l'importanza della Germania e dell'Italia, quali centri della stampa e dell'editoria, cessa quasi del tutto mentre entrano contemporaneamente nel periodo del loro massimo fulgore la bella stampa e l'editoria francesi, e Cristophe Plantin, francese di nascita, inaugura il secolo d'oro della produzione libraria neerlandese.
Intanto, il molino già appartenuto a Andreas Heilmann, il socio strasburghese di J. Gutenberg (dato in affitto nel 1526 allo stampatore Molf Köpfel) viene orra affittato allo stampatore Mendelin Rihel;
Francia:
Lione:
. Sebastian Greyff;
. Jean de Tournes [il Vecchio]
. Jean de Tournes [il Giovane]
ecc.
La stamperia lionese non si spegne lentamente per mancanza di mezzi ed incompetenza, come accade alla maggior parte delle prime stamperie italiane e tedesche, ma sarà superata dalla strapotente concorrenza parigina quando è ancora al culmine della fioritura.
I Gabiano, abilissimi finanziatori librari, a cavallo tra Italia e Francia per buona parte del XVI secolo, sono cattolici a Venezia e protestanti a Lione.
Venezia
si contano 36 librai stampatori, oltre i grandi nomi Giolito, Marcolini e i Manuzio.
Verso la metà del secolo approda a Venezia il tipografo Nicolò Bevilacqua, trentino.

Roma
nonostante in tutta Europa siano stati promulgati Indici con validità locale, un Indice romano non compare che alla fine degli anni Quaranta.
Conscio del tempo e della mole di lavoro necessari per mettere insieme una lista basata sull'esame di tutti gli autori e i titoli sospetti, fra A.M. Ghislieri opta dapprima per un'unica ristampa degli Indici più recenti della Sorbona (1547) e di Lovanio (1546). Ma la soluzione non piace alla Congregazione che, tra l'aprile del 1547 ed il maggio del 1550, non si sa con precisione quando, dà incarico a due domenicani:
. E. Foscarari, maestro del Sacro Palazzo, e
. Pietro Bertano, vescovo di Fano e quindi cardinale,
di redigere un nuovo Indice.
«segue 1551»

Congregazione cardinalizia dell'inquisizione

«segue da 1549»
1550
Febbraio
alla fine del conclave il Sant'Uffizio passa all'azione allargando i suoi vertici con l'inserimento due esponenti del partito imperiale:
. J. Álvarez de Toledo y Zúñiga,
. F. Sfondrati († 31 lug 1550),
entrambi segnalati da Carlo V come possibili candidati alla tiara dopo R. Pole.
Subito il Sant'Uffizio, già in possesso dalla fine degli anni Quaranta di altri indizi sulle eresie di G. Grimani, si dà da fare per stroncare sul nascere ogni disegno di insignirlo della porpora cardinalizia.

Marzo
4
, sin dalla ripresa dei lavori, nella congregazione viene inserito anche G. Federici, uomo di fiducia di Giulio III;

Maggio
20
, Roma, il Sant'Uffizio emana un decreto che impone a tutti i predicatori di denunciare le eresie luterane;

Giugno
Roma, viene chiamato a far parte della congregazione G. Verallo (che ha ostacolato la candidatura di R. Pole).
In estate, assieme al confratello T. Scullica da Tropea, commissario generale del S. Uffizio, conduce parte del processo romano contro il giurista bolognese Annibale Monterenzi, riguardo al quale si è acceso un duro scontro tra il papa e il Sant'Uffizio;

Luglio
Roma, vista l'esigenza di estendere l'influenza del Sant'Uffizio nel partito asburgico, nella congregazione viene ora designato Rodolfo Pio de Carpi;
[già ammonito dagli inquisitori nel 1549 per la sua reticenza a favore di un frate fiorentino e convinto sostenitore di R. Pole, da adesso si schiera su posizioni di intransigente rigorismo, come sarà dimostrato nei prossimi due conclavi nel 1555.]

25, Roma, viene convocato il medico Giovan Battista Susio;

Agosto
Roma, il medico Giovan Battista Susio viene licenziato non essendosi trovato in lui «fondamento alcuno pur degno di sospettione», secondo le parole con cui il cardinal decano ha voluto subito informare lo stesso patriarca di Aquileia, G. Grimani.

Settembre
Roma, muore Marcantonio Flaminio.
Lo stesso mese P.P. Vergerio [il Giovane], ormai rifugiatosi nei Grigioni, informa H. Bullinger a Zurigo della repressione che si sta abbattendo «contra membra Christi, qualem adhuc Italia non sensit».

Ottobre
intanto (1550-51) fra A.M. Ghislieri si reca a Como, in Valtellina e a Bergamo dove sa muoversi con grande abilità e talora con franca spregiudicatezza nella trama dei conflitti locali, senza esitare a:
- scavalcare il potere vescovile,
- stringere alleanze con gruppi e consorterie,
- rivendicare il diritto di violare consolidate norme e consuetudini,
in virtù dell'esigenza primaria della salvaguardia della fede, tale da rendere ipso facto sospetto di complicità chiunque non collabori prontamente.

Novembre
viene chiamato a far parte della congregazione Marcello Crescenzi, filoimperiale;
[inviato come legato papale a Trento nella primavera successiva, morirà nel 1552.]

Dicembre
29
, in rafforzamento del decreto emanato a maggio, il Sant'Uffizio ne emana un altro che sollecita il papa a scrivere a tutti i generali degli ordini «ne permittant aliquos fratrum suorum praedicare, legere vel confessionem audire sine licentia ipsorum vel suorum provincialium».
«segue 1551»

 

Comédie-Italienne

Dalla seconda metà del Cinquecento, prendono questo nome le numerose compagnie teatrali italiane che operano in Francia;
le più importanti compagnie sono:
Cinquecento
- Flaminio Scala
- Comici Confidenti
- Comici Gelosi

Seicento
- Tiberio Fiorilli (Scaramouche)
- Domenico Biancolelli
- Angelo Costantini
1645, il cardinale Mazarino concede alle compagnie italiane di recitare a Parigi: prima nel Teatro del Petit-Bourbon, poi al Palais-Royal, alternandosi con quelle francesi
1680, dopo la nascita della Comédie Française, rimane loro in esclusiva il teatro all'Hôtel de Bourgogne
1697, gli attori italiani vengono cacciati dalla Francia per una presunta offesa a Mme de Maintenon, favorita del re
Settecento
- Luigi Riccoboni

1716, gli attori italiani ritornano a Parigi
1762, si fonde con l'Opéra-Comique.

strel'cy

1550 ca, Ivan IV il Terribile istituisce questo corpo militare, formato da uomini liberi provenienti da tutte le classi, soldati di padre in figlio;
armati di archibugio e alabarda, i 40-50.000 strel'cy costituiscono la guardia dello zar e, in guerra, il nerbo dell'esercito; ricompensati con la concessione di terre nella regione di Mosca, in tempo di pace esercitano anche attività commerciali e artigianali;
1682, raggiungono una notevole potenza quando, morto lo zar Fëdor III, e già installato al suo posto Pietro I, si ribellano imponendo accanto a lui lo zar Ivan V e la reggenza di Sofia Alekseevna;
1696, rivoltatisi nuovamente, vengono trasferiti ad Azov e sulla frontiera sudoccidentale;
1698, estate, approfittando dell'assenza di Pietro dalla Russia, si sollevano e marciano su Mosca ma sono sconfitti; al ritorno dello zar,
da sett./ott. 1698 al gennaio 1699 vengono sterminati.

Monete

«segue da 1500»
1550, le matrici a facce curve fanno un ingresso trionfale con pubblica dimostrazione ad Ausburg; sono poi gradualmente abbandonate a favore del metodo della pressa; 
nello stesso periodo viene inventato un sistema di protezione contro limature o sbavature: oltre la Manica si sperimenta la marcatura routinaria del bordo che viene ottenuta in fase di coniazione, per mezzo di virole godronate;
«segue 1663»


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