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Papa
Giulio III

(1550-55)

Marzo
23
, muore.

Concilio Ecumenico
di Trento
1545-63

1555, è sospeso dal 1552.



Pasquino:
Ama Del Monte con uguale ardore
la scimmia e il servitore.
Egli al vago, femminio garzoncello,
ha mandato il cappello.
Perché la scimmia, a trattamento uguale,
non fa pur cardinale?

Papa
Marcello II

(1555)
Marcello Cervini
(Montepulciano 1501-Roma 1555)
figlio di Riccardo Cervini, addetto della Penitenzieria Apostolica, studiò a Siena e a Roma;
1525, a Roma termina per Clemente VII la correzione del calendario già avviata dal padre;
1531, è dapprima al servizio del card. Alessandro Farnese poi tutore del nipote di questi, cardinale Alessandro; quando Paolo III nomina Alessandro alla segreteria di Stato, egli perviene ai vertici della diplomazia pontifica;
1539, segue la legazione presso Carlo V, riceve il vescovado di Nicastro ed è nominato cardinale;
si avvicina intanto gradualmente alle posizioni intransigenti del card. G.P. Carafa distaccandosi dal riformismo iniziale del pontificato farnesiano; e questo ancor più dopo la rottura con il troppo mondano card. Alessandro;
1544, si ritira nella nuova sede di Gubbio;
1545, è designato, assieme ai cardinali R. Pole e G.M. de' Ciocchi del Monte [futuro Giulio III] alla presidenza della prima sessione tridentina dove, secondo le più rigide istruzioni della curia, manifesta un'inflessibile determinazione verso i conciliaristi e un impegno esclusivo nelle questioni dogmatiche;
1550, sotto Giulio III si distingue nell'azione di riforma disciplinare della chiesa;
1555, 10 aprile, eletto papa dal partito del cardinale G.P. Carafa, muore appena 20 giorni dopo essere salito al trono pontificio.
[Missa papae Marcelli, gli sarà dedicata da Pierluigi da Pelestrina].

Papa
Paolo IV

(1555-59)
Gian Pietro Carafa (Sant'Angelo della Scala, Avellino 1476-Roma 1559) Albero genealogico
della nobile famiglia dei duchi di Montorio, protetto dallo zio card. Montorio;
1505, protonotario apostolico, vescovo di Chieti;
1513, nunzio in Inghilterra;
1515, nunzio in Spagna;
1518, vescovo di Brindisi;
attivo membro dell' "oratorio del Divino Amore";
1524, fonda, con Gaetano da Thiene, l'ordine dei teatini  e ne diventa primo superiore;
1527, durante il sacco di Roma si ripara a Venezia;
1532, invia a Clemente VII un memoriale per indurlo a provvedimenti drastici contro la corruzione ecclesiastica e la dilagante eresia;
1536, cardinale;
1537, redige con altri il Consilium de emendanda ecclesia;
commissario per la riforma della Penitenzieria, membro tra i più intransigenti e attivi dell'inquisizione romana;
1549, arcivescovo di Napoli;
1553, decano del sacro collegio;
1555
Maggio
23
, senza l'opposizione del settore imperiale né di quello francese viene eletto papa dal conclave.
Giugno
24
, con un breve incarica fra T. Scotti di Vigevano, commissario del Sant'Uffizio, delle indagini riguardanti «omnes et singulas personas cuiuscunque conditionis, status, gradus, ordinis et dignitatis fuerint, etsi episcopalis, archiepiscopalis, primatis et patriarchalis existant, […] aliqua haereticae pravitatis macula quovis modo infectas».

Nello stesso anno, con la bolla Cum nimis absurdum che istituisce il ghetto nello Stato della Chiesa, egli ribadisce la teoria secondo la quale tutto il popolo ebraico, passato, presente e futuro, è responsabile della morte di Gesù. Per questa colpa, Dio avrebbe privato i giudei della loro terra, appunto la Giudea, condannandoli ad una «schiavitù eterna».

Agosto
3
, Roma, L. Beccadelli scrive a Giovanni Gondola che «è impossibile credere le lunghezze di questa corte. Il papa è vecchio et per uso antico molto lungo nel negotiare […]. Talché male si viene a capo delle faccende».

Ottobre
Bernardo Navagero, agente della Signoria di Venezia, annuncia che il pontefice ha fatto arrestare il segretario della duchessa di Tagliacozzo (Giovanna d'Aragona), moglie di Ascanio Colonna († 1557) e ha confiscato tutte le carte di questa.
A Giovanna d'Aragona non resta che la fuga.
Novembre
13
, fra G. Muzzarelli si rivolge a Paolo IV per farsi garante della volontà di pace dell'imperatore ed esprimere velate critiche contro il cardinal nipote.
(Anche nei mesi seguenti cercherà di adoperarsi in tutti i modi per scongiurare quella dissennata guerra ormai incombente, per dissipare le «ombre false e maligne» che dividono papa e imperatore).
Dicembre
31
, nella notte Giovanna d'Aragona, la figlia e la nuora, travestite da contadine abruzzesi, scivolano per le vie di Roma sino a Porta san Lorenzo dove la polizia pontificia, per una forte mancia, le lascia passare senza intralci. Le fuggitive riescono a mettersi al sicuro, attraverso la montagna, nel castello di Tagliacozzo.
Il mattino seguente tutta Roma è in ansia.

Gesuiti

«segue da 1554»
generale: I. de Loyola (1541-56)
1555,
Germania, sorge il collegio di Ingolstadt.
Modena, la costruzione di un nuovo salubre collegio è pieno di difficoltà nonostante l'aiuto delle pie donne di Modena, Barbara Pezzani, Laura Pallavicini e altre che, soto la direzione di Costanza Pallavicini Cortese [La Cavaliera] vi contribuiscono generosamente: questa con cento scudi, le altre insieme con trecento lire in moneta di Ferrara.
[vedi Domicilia]
9 febbraio, il p.gen. domanda alla duchessa Eleonora Álvarez de Toledo y Zúñiga lettere di raccomandazione per il suo vecchio nemico Francesco Mudarra, sospettato da tempo di eresia; in effetti vuol far di tutto per impedire che passi ai luterani;
18 febbraio, p. Jéronimo Nadal, consigliere teologico del cardinale Morone che papa Giulio III invia ad Augusta per la prossima Dieta, lasciano Roma; a Firenze p. D. Laínez, su domanda del papa, si unisce a loro mettendosi in viaggio per la Germania;
23 marzo, muore Giulio III;
24 marzo, i tre giungono ad Augusta ma alla notizia della morte del papa, fanno ritorno in Italia; p. D. Laínez ritorna a Firenze e così la duchessa Eleonora Álvarez de Toledo y Zúñiga può riavere il suo confessore;
13 aprile, sollecitata da I. de Loyola per Francesco Mudarra, la duchessa, protettrice degli spagnoli, scrive personalmente al nuovo papa Marcello II ma dopo qualche settimana il papa muore;
23 maggio, con il nuovo papa Paolo IV, nemico accanito della Spagna, I. de Loyola non è proprio in rapporti di amicizia, sin dai tempi del suo soggiorno a Venezia. Quest'elezione, come egli stesso confessa, "lo fa tremare in tutte le sue membra".
Intanto, con il nuovo papa, p. D. Laínez è richiamato a Roma e continua la guerra di penna della duchessa per riavere a Firenze il suo confessore.
luglio, schieratosi dalla parte dell'ecclesiastico spagnolo Francesco Mudarra (a cui l'Inquisizione ha confiscato migliaia di ducati) con notevole abilità fa in modo che la duchessa Eleonora Álvarez de Toledo y Zúñiga scriva subito a Giovanni Carafa (nipote del papa e conte di Montorio) perché all'ecclesiastico sia concessa la grazia del perdono;
settembre, Francesco Mudarra (di cui non conosciamo la fine) lo ringrazia per averlo aiutato presso la duchessa e dichiara: «Il mio desiderio è stato e sarà sempre quello di vivere e di morire nella comunione e nella fede della santa Chiesa cattolica romana».
Il p.gen., in suo favore, si rivolge anche al viceré di Sicilia Giovanni de Vega pregandolo di inviare al papa una supplica in favore di Francesco Mudarra; p. Doménech, che dovrebbe trasmettere la domanda al viceré, si mostra alquanto negligente per cui più tardi sarà rigorosamente punito.
13 ottobre, a Firenze, al posto di p. D. Laínez, viene inviato come nuovo direttore spirituale della duchessa e delle sue figlie, p. Giacomo de Guzmán;
dicembre, Firenze, quando lo sdegno della duchessa comincia a placarsi, il p.gen. incarica il giovane Giovanni di Mendoza, nipote di p. D. Laínez e in viaggio per Roma dove intende entrare nella Compagnia di Gesù, di recarsi a Firenze a baciare la mano della duchessa.
Intanto Eleonora Álvarez de Toledo y Zúñiga si lascia ancora trasportare dalla passione del gioco… perde anche duemila ducati in una notte. Ma l'importante è tenersela buona e portare a buon fine la fondazione definitiva di un collegio così importante. Su questo si avverte p. Ludovico du Coudray «di cogliere l'occasione per spingere sua Eccellenza» la quale «… darebbe volentieri ventimila scudi… e, se fosse uomo, entrerebbe nella Compagnia».

Bologna, Rettore: p. Francesco Palmio.
Divenuta la situazione nella piccola casa di Santa Lucia insostenibile, si esamina il progetto di costruire presso Sant'Andrea; il più attivo collaboratore di questo piano è mons. T. del Gigli; che, con gran gioia del p.gen. fa apposta un viaggio da Roma per mettere tutto sulla buona strada. Le signore bolognesi tuttavia, abituate ai begli uffici dei gesuiti a Santa Lucia se ne dolgono;
15 marzo, Margherita del Gigli e Violante Gozzadini scrivono al p.gen. chiedendo che almeno qualche padre rimanga nella vecchia casa.
Alla fine il progetto non va in porto e si rimane a Santa Lucia dove viene acquistata un casa adiacente grazie al contributo di cento scudi fatto dallo stesso mons. T. del Gigli.
«segue 1556»

Teatini
(Teate = Chieti)

«segue da 1531»
1555, ottengono una casa a Roma e da qui si diffondono rapidamente in tutta Italia, dimostrando grande impegno nell'applicazione della riforma cattolica;
«segue 1568»

Inquisizione spagnola

«segue da 1551»
1555, l'inquisizione spagnola non ha perso niente del suo mordente.
«segue 1559»

 

Ugonotti

«segue da 1551»
1555, pochi a questa data i seguaci tra la nobiltà; propagatori sono ecclesiastici e maestri di scuola, stampatori, librai, senza che ci sia una precisa disciplina e organizzazione;
settembre, viene costituita la chiesa di Parigi, cui seguono quelle di Meaux, Angers, Orléans, La Rochelle e Poitiers;
«segue 1557»

ANNO 1555

 
nuovo Index librorum prohibitorum
[Sia l'edizione veneziana che quella milanese sono copie di quella romana.]

1555
Italia

Febbraio
9
, il Sant'Uffizio di Venezia annuncia che il nuovo Indice è pronto.
D'ora in poi librai e tipografi veneziani non potranno più detenere, vendere o stampare i titoli in esso elencati; essi chiedono e ottengono due successivi rinvii dell'applicazione e nello spazio di tempp loro concesso stilano una supplica lunga e argomentata contenente una critica puntuale dell'Indice;

Marzo
7
, librai e tipografi presentano all'Inquisizione la loro supplica che cerca di dimostrare come il nuovo Indice distruggerà la tipografia veneziana.
Scritti quali:
- Colloquia e l'Elogio della follia di E. da Rotterdam,
- De incertitudine et vanitate scientiarum di Cornelio Agrippa, tutti pubblicati a Venezia alla fine degli anni Quaranta del Cinquecento con il consueto permesso di stampa stanno infatti per essere banditi.
Inoltre anche l'opera omnia di autori:
. Konrad Gesner,
. Janus Cornarius,
. Joannes Oldendorpius,
. Hieronymus Schiurpff da San Gallo,
. Christoph Hegendorff,
. Jacob Ziegler,
. Joannes Velcurio,
. Sebastian Muenster,
. Otto Brunfels,
e i loro scritti giuridici, medici, filosofici ecc. sono banditi.
Essi chiedono in pratica un riesame di tutta la materia alla luce di criteri più moderati.
Quanto ai provvedimenti contro la stampa ebraica, convalidati dai due decreti pontifici del 29 maggio e del 18 dicembre 1554, essi chedono la convocazione a Roma di una commissione di teologi, giuristi ed altri esperti che rivedano tutte le proibizioni già emesse e citano il precedente storico della lista canonica degli scritti approvati dei padri della Chiesa, promulgata nel 494 da papa Gelasio I.
[Questi – nella versione dei librai veneziani – riunì un concilio di settanta vescovi (o forse, più semplicemente, un sinodo della diocesi romana) per decidere se gli scritti di autori come Eusebio di Cesarea, Origene e Rufino fossero effettivamente cattolici. Il concilio approvò alcune opere, altre ne respinse.]
Ad una simile serena valutazione si dovrebbe procedere nuovamente.
La lunga e vibrante perorazione si conclude col ricordo della revoca del "catalogo" del 1549, con l'aperto auspicio, quindi, che la Repubblica rifiuti anche questo nuovo Indice del 1554.
12, il Sant'Uffizio ne rimanda di tre mesi l'applicazione ma i librai sono ugualmetne costretti a consegnare dei libri.
23, già immobilizzato a letto da febbraio, muore papa Giulio III.

Aprile
10
, il nuovo pontefice Marcello II dura poco…

Maggio
, muore papa Marcello II;
4, i libri presentati all'Inquisizione da Tommaso Giunti e Marchio Sessa sono per lo più di E. da Rotterdam.
23, sale al soglio pontificio G.P. Carafa: Paolo IV;
pur imperioso e nemico implacabile della letteratura ereticale, non è disposto a pubblicare l'Indice del 1554.
Probabilmente ordina alla Congregazione di ritirarlo e di compilarne uno di più severo!

Giugno
22
, diciannove librai e stampatori, tra i quali:
. Tommaso Giunti,
. Vincenzo Valgrisi,
. Michele Tramezzino,
. Andrea Arrivabene,
. Ottaviano Scoto,
. Giordano Ziletti,
. ecc.
compaiono davanti all'Inquisizione a nome della loro arte con una seconda scrittura. Quanto prima sono stati umili ed imploranti, tanto appaiono ora insistenti e arrabbiati.
Rivolgendosi innanzitutto ai membri laici del tribunale, fanno presente che già più di una volta sono venuti a discutere dell'Indice. Deplorano di dover per forza sottostare a norme che non sono in vigore neppure a Roma e si chiedono come l'Inquisizione possa permettere che i sudditi del pio e giustissimo governo della Repubblica siano peggio trattati di quei librai romani che operano sotto l'occhio vigile dei cardinali della Congregazione romana. Non c'è Indice nella città del papa: s'informi, il tribunale, presso l'ambasciatore a Roma. Il tribunale acconsente.
L'ambasciatore Domenico Morosini affronta subito la questione con il card. A.M. Ghislieri, dal quale apprende che la Congregazione è già al corrente delle obiezioni all'ultimo Indice e medita di rimettere in discussione la proibizione delle opere di varia cultura. I librai romani confermano a Domenico Morosini che effettivamente non è stato emanato alcun Indice per la città.
La Congregazione studia il problema per tutto il resto dell'estate senza tuttavia giungere ad una risoluzione.

Luglio
6
, il card. A.M. Ghislieri comunica al Sant'Uffizio di Venezia che quattro teologi sono stati deputati all'esame dei titoli non dottrinali menzionati nell'Indice, che nel frattempo si potranno vendere previa autorizzazione dello stesso tribunale veneziano.

Agosto
3
, viene fatta un'ulteriore concessione: i libri scritti da autori sicuramente cattolici, ma recanti prefazioni, glosse o simili scritte da protestanti possono essere messi in vendita dopo l'eliminazione delle pagine incriminate, da rimpiazzarsi con altrettante bianche.

Settembre
28
, l'Inquisizione veneziana sospende, evidentemente con il consenso di Roma, l'Indice del 1554, del quale non si farà più parola.
[Il fatto che del nuovo Indice stampato da Gabriel Giolito rimarranno solo poche copie, fa pensare che questa edizione venga presto distrutta.]

Di nuovo quindi un Indice è stato redatto, stampato e revocato, per espressa volontà, questa volta, della stessa Congregazione romana.

A Venezia l'Indice non ha mai avuto applicazione e tutto va avanti come prima: l'Inquisizione continua ad istruire processi solo in presenza di denunce, i librai a vendere titoli protestanti finché vengono scoperti.

[Paul F. Grendler, L'Inquisizione Romana e l'Editoria a Venezia 1540-1605, Il Veltro Editrice, Roma 1983]

 

 



1555
Unione Elvetica
Confederazione dei tredici cantoni elvetici:

CATTOLICI
- Uri (1291),
- Schwyz (1291),
- Unterwalden (1291),
- Lucerna (1332),
- Zug (1353),
- Glarus (1353) [in parte],
- Friburgo (1481),
- Soletta (1481).

PROTESTANTI
- Zurigo (1351),
- Berna (1353),
- Glarus (1353) [in parte],
- Basilea (1501),
- Sciaffusa (1501),
- Appenzell (1513).

1555
-




1555
Sacro Romano Impero
Carlo V
Albero genealogico
(Gand 1500 - Yuste, Estremadura 1558)
secondogenito di Filippo d'Absburgo [il Bello] e di Giovanna [la Pazza];
1515-56, principe dei Paesi Bassi;
1516-56, re di Spagna (Carlo I)
1516-54, re di Napoli (Carlo IV);
1519-56, imperatore del Sacro Romano Impero;
prima guerra con la Francia (1521-26);
seconda guerra con la Francia (1526-29);
terza guerra con la Francia (1536-38);
nel 1539 (maggio) è morta la moglie Isabella di Portogallo lasciando la cura dei propri figli ad Eleonora Mascarenhas;
quarta guerra con la Francia (1542-44);
1555
tra l'ottobre e il gennaio successivo abdica a tutti i suoi domini;



1555
quinta guerra con la Francia (1552-59);

Settembre
25
, pace di Augusta con i protestanti; è stabilito:
- il ius reformandi (riconoscimento della confessione luterana),
- cuius regio eius religio (obbligo per i sudditi di professare la stessa fede del sovrano) con facoltà per i dissidenti di vendere i propri beni e di esulare,
- reservatum ecclesiasticum (rinuncia ai propri diritti territoriali e ai propri benefici da parte del clero cattolico che si fosse convertito al protestantesimo dopo il 1552);

Ottobre
La pace di Augusta, cui non a caso fanno seguito l'abdicazione e il ritiro nel monastero di Yuste di Carlo V, segna il definitivo tramonto d'ogni progetto mirante a restaurare l'universalismo medievale;
stabilendo che nessuno stato dell'impero possa essere attaccato militarmente per causa di religione, sancisce la divisione politico-religiosa della Germania così come, consentendo la libera scelta confessionale soltanto agli stati e non ai loro sudditi, sancisce la vittoria della "riforma dei principi" e la nascita in Germania della chiesa di stato, di contro alle correnti riformatrici popolari e radicali manifestatesi nella nascita del movimento anabattista e nella grande guerra contadina degli anni 1525-26.

Augusta, come i contadini dopo la battaglia di Frankenhausen, così la borghesia della città si ritira completamente dalla vita pubblica per lasciare campo libero alle piccole sovranità, nemiche naturali dell'idea unitaria.

[Dal 1555 al 1700 l'Absburgo, partigiano dell'unità della Chiesa, e la Nazione, gelosa della propria indipendenza, subiranno una disfatta comune. Alla Germania mancherà in questo periodo l' "uomo forte" capace di farla uscire dal letargo e di stringerla nel pugno tutta unita e d'incarnarla come M. Lutero; oppure, come in un passato più lontano, taluno degi Ottoni e degli Staufen.]

 



[Pierre Lafue, Storia della Germania, Cappelli 1958.]
REGNO di SPAGNA
[vedi sotto]
REGNO di NAPOLI
[vedi sotto]

1555
REGNO di BOEMIA e d'UNGHERIA
Ferdinando I
Albero genealogico

(Alcalá de Henares 1503 - Vienna 1564)
figlio di Filippo d'Absburgo [il Bello] e di Giovanna [la Pazza], fratello minore di Carlo V, fu educato in Spagna;
1516, il nonno Massimiliano I gli procura la mano di Anna Jagellone;
1521-64, arciduca di Alta e Bassa Austria, Carinzia, Stiria e Carniola
1525-26, viene soffocata nel sangue la rivolta dei contadini nel Tirolo;
1526-64, re di Boemia e d'Ungheria;
la seconda corona gli viene disputata dal voivoda di Transilvania Giovanni Szápolyai, appoggiato dall'impero ottomano;
1530-64, re dei romani;
nel 1551, per rafforzare la chiesa cattolica nei suoi domini, ha chiamato i gesuiti a Vienna;






1556-64, imperatore del Sacro Romano Impero;

 



1555
dopo aver perseguito in Boemia una politica di conciliazione con la chiesa utraquista, in cui ha visto un opportuno contrappeso al luteranesimo, si adopera anche in Germania, insieme con Augusto di Sassonia, per la conclusione della pace religiosa di Augusta (25 settembre);


1555
principato di Transilvania
Isabella Jagellona

(† 1559)
vedova di Giovanni Szápolyai († 1540), voivoda di Transilvania e re d'Ungheria;
1540-59, p.ssa di Transilvania;
(per volontà del sultano Solimano [il Magnifico])


1555
-


1555
ducato di Sassonia
Augusto I
Albero genealogico

(Freiberg, Chemnitz 1526 - Dresda 1586)
figlio secondogenito di Enrico [il Pio] e di Caterina di Meclemburgo;
1548, sposa Anna, figlia di Cristiano III di Danimarca;
1553-86, principe elettore di Sassonia;
1555
pace di Augusta;


1555
ducato di Prussia
Alberto di Brandeburgo
Albero genealogico

(Ansbach, Baviera 1490 - Tapiau, Königsberg 1568)
figlio di Federico margravio di Brandeburgo-Ansbach;
1525-68, duca di Prussia; (il primo)


1555
ducato di Württemberg
Cristoforo (o Cristiano) di Württemberg
Albero genealogico

(† 1568)
figlio di Ulrico e di Sabina di Baviera;
1550-68, duca di Württemberg;


1555
ducato di Baviera
Albrecht V [il Magnanimo]
Albero genealogico

(Munich 1528 - Munich 1579)
figlio di Guglielmo IV [il Costante] e di Marie Jakobäa di Baden-Sponheim ;
1546, sposa l'arcid.ssa Anna d’Austria;
1550-79, duca di Baviera;

1555
Mainz [Magonza]







1555
REGNO di POLONIA
Sigismondo II Augusto
Albero genealogico

(† 1572) (s.f.)
figlio di Sigismondo I Jagellone e di Bona Sforza († 1557);
sposa in prime nozze Elisabetta d’Absburgo († 1545);
sposa in seconde nozze Barbara Radziwillówna (1520-1551)
[forse avvelenata da Bona Sforza]
sposa in terze nozze Caterina d’Absburgo († 1572)
[sorella di Elisabetta]
1548-72, re di Polonia e granduca di Lituania;
sposa in seconde nozze Bona Sforza († 1557), figlia di Gian Galeazzo duca di Milano;

 

1555
-




1555
IMPERO OTTOMANO
Solimano [il Magnifico]
Albero genealogico

(1494 - 1566)
figlio di Selim I;
1520-66, sultano;
1534-35, prima campagna militare contro i Safawidi di Persia;
1548-49, seconda campagna militare contro i Safawidi di Persia;
nel 1550 ha annesso Buda;
nel 1553, spinto da Rosselana, fa strangolare il figlio primogenito Mustafà (avuto da un'altra concubina);
1555
Due suoi figli, Mustafa e Beyazid, vengono giustiziati su suo ordine.




Gran Visir
-
1555
dal 1533 Khayr al-Din [Barbarossa] è diventato ammiraglio in capo (kapudan pasa - grande ammiraglio) della marina ottomana che si batte contro la marina imperiale spagnola.
-   terza campagna militare (1555) contro i Safawidi di Persia: con la conquista dell'Iraq e dell'Azerbaigian, porta la frontiera ottomana fino al Caspio;
il dominio sul mondo arabo-musulmano è completato con l'occupazione di Aden e dello Yemen e col controllo degli emirati del golfo Persico; di qui, flotte ottomane si spingono fino alle coste occidentali dell'India e l'inevitabile scontro con i portoghesi, pur senza portare a decisivi risultati sul piano militare, vale a ristabilire il flusso di merci orientali diretto verso l'Europa, che per qualche tempo è stato deviato verso la rotta del capo di Buona Speranza.
Padrone del mondo arabo-musulmano, viene riconosciuto come capo della comunità islamica sunnita (ortodossa).
Il mufti di Istanbul, la prima autorità religiosa della capitale, diventa la massima carica religiosa dell'impero.
I "gran visir" [primo ministro; dal persiano vezir - colui che decide], da lui scelti sono:
. Ibrahim Pascià,
. Ayas Pascià,
. Rusten Pascià.
In mancanza del sultano, il divano (consiglio di governo) è presieduto dal gran visir.
Vi prendono parte:
- qapudan pascià,
- due qadi'asker (giudici dell'esercito) di Romelia e d'Anatolia;
- qadi d'Istanbul;
- agha dei giannizzeri;
- nishangi (guardasigilli e capo della cancelleria);
- defterdar (responsabile delle finanze).
Il governo delle province è sottoposto all'autorità dei tre beylerbey (di Romelia, d'Anatolia e di Bosnia) che hanno alle loro dipendenze una complessa gerarchia di funzionari.
A Salonicco e a Istanbul trovano asilo in gran numero gli ebrei cacciati dalla Spagna.












1555
REGNO di FRANCIA
Enrico II
Albero genealogico
(Saint-Germain-en-Laye 1519 - Parigi 1559)
secondogenito di Francesco I;
1533, sposa Caterina de' Medici che non avrà alcuna influenza negli affari dello stato;
1536, dopo la morte del fratello Francesco diventa delfino;
1547-59, re di Francia;
nel 1552 ha occupato Metz, Toul e Verdun che da tale data rimangono nell'orbita francese;

Primo ministro
[Sovrintendente delle Finanze]
André Guillart
(1552 - 1556)
Cancelliere-Guardasigilli
Jean Bertrand
signore di Frazin
(1551 22 mag - 10 lug 1559)
Segretario di stato agli Affari Esteri
Claude de l’Aubespine
signore d’Hauterive
(1547 1° apr - 8 lug 1567)
 
1555
la pace di Augusta gli toglie l'appoggio protestante;

1555
REGNO di NAVARRA
Giovanna III d'Albret
Albero genealogico

(Pau 1528 - Parigi 1572)
figlia di Enrico II d'Albret e di Margherita di Valois, sorella di Francesco I;
1541, sposa Guglielmo di Cleve (le nozze vengono poi annullate);
1548, sposa Antonio di Borbone;
1553, nasce il suo figlio Enrico (futuro Enrico IV);
1555-72, regina di Navarra;

1555
-

 
1555
ducato di Lorena e di Bar
Carlo III (o II) [il Grande]
Albero genealogico

(1542 - 1608)
figlio di François I e di Christine di Danimarca;
1545-1608, duca di Lorena e di Bar;
sotto la tutela della madre e dello zio;
1548-50, il breve scontro con l'Inghilterra si conclude con l'acquisto di Boulogne da parte della Francia;

1555
-

 
1555
Paesi Bassi
Carlo V
Albero genealogico

[vedi Carlo V]
1515-56, principe dei Paesi Bassi;
[Olanda, Brabante, Limbourg, Fiandre e Hainaut]


Governatrice
Maria d'Absburgo
(1530 - 25 ott 1555)
-

1555
Ottobre
25
, mentre Filippo II è già entrato a Bruxelles, ha luogo la cerimonia di abdicazione dell'imperatore Carlo V nella quale anche Maria d'Absburgo con un discorso mescolato di lacrime prende congedo dai Paesi Bassi;
[La reggente lascierà il paese soltanto il 15 settembre 1556 e morirà a Cigales in Spagna il 18 ott 1558, solo tre anni dopo la morte di sua madre pazza e solo tre settimane dopo la morte dell'amato fratello imperatore. Dimenticata dal mondo… ma non dai gesuiti.]
Con Filippo II prendono stanza a Bruxelles anche i signori del suo seguito che dalla Spagna sono favorevoli ai gesuiti:
. Ruy Gómez, detto pure "Rey Gómez" per la sua "onnipotenza";
. Consalvo Pérez;
. conte de Feira, fratello del gesuita Antonio de Córdoba.


 



1555
REGNO d'INGHILTERRA e d'IRLANDA
Maria [la Cattolica] o [la Sanguinaria]
Albero genealogico
(Greenwich 1516 - Londra 1558)
figlia di Enrico VIII e di Caterina d'Aragona;
riceve un'educazione profondamente cattolica dalla madre e viene promessa in sposa sin dalla tenera età al figlio di Francesco I di Francia e poi allo stesso imperatore Carlo V;
1536, solo ora, dopo la condanna a morte di Anna Bolena, rientra nelle grazie del padre previo atto di sottomissione (su consiglio di Thomas Cromwell) nel quale riconosce il monarca capo supremo della chiesa d'Inghilterra e ripudia l'autorità del papa;
1544, ottiene il riconoscimento dei suoi diritti di successione al trono d'Inghilterra dopo il principe Edoardo e ogni altro figlio legittimo eventualmente nato al re;
1553-58, regina d'Inghilterra;
nel 1554, quando ha annunciato il proprio matrimonio con Filippo II di Spagna, si è fatta palese la sua volontà di restaurazione cattolica;



1555
la totale riconciliazione con Roma, sancita dal ritorno del cardinale R. Pole come legato papale, è seguita dal ripristino delle vecchie leggi contro l'eresia e da una dura persecuzione dei protestanti che le vale l'appellativo di "sanguinaria":
Ottobre
16
, in una piazza della città di Oxford vengono arsi vivi:
. N. Ridley, ex vescovo di Londra [poco tempo prima aveva proclamato regina d'Inghilterra Jane Grey e illegittima Maria Tudor];
. H. Latimer ex vescovo di Worcester;
vengono messe al rogo altre trecento persone, prevalentemente artigiani e piccoli proprietari, calvinisti e anabattisti;

Nord America
Lo stesso anno nasce la Moscovia, compagnia commerciale con capitale azionario.
[Assieme alla compagnia del Levante (1582) e a quella di Barberia (1585) riaccenderà l'interesse per l'America come rotta verso l'Oriente fornendo mezzi per raccogliere i capitali necessari alla colonizzazione.]
[Maldwyn A. Jones, Storia degli Stati Uniti, Bompiani Milano 1884.]


IRLANDA
-
-
-
-

1555
-

a

1555
REGNO di SCOZIA
Maria [Stuarda]
Albero genealogico

(Linlithgow, Edimburgo 1542 - Fotheringhay, Northamptonshire 1587)
figlia di Giacomo V e di Maria di Guisa;
1542-67, regina di Scozia;
sotto la reggenza della madre;
dal 1548 vive in Francia dove viene educata;.



1555
-


a


1555
REGNO di DANIMARCA e di NORVEGIA
Cristiano III
Albero genealogico
(Gottorp, Schleswig-Holstein 1503 - Koldinghus, Vejle 1559)
figlio di Federico I e di Anna di Brandeburgo;
1534-59, re di Danimarca e di Norvegia;



1555
-
NORVEGIA
1555
-
ISLANDA
1555
-

1555
REGNO di SVEZIA
Gustavo I Vasa
Albero genealogico
(Lindholm 1496 ca - Stoccolma 1560)
figlio di Erik Vasa;
1523-60, re di Svezia; (convertito al luteranesimo)





1555
-


 



1555
REGNO di PORTOGALLO
Giovanni III [il Pio]
Albero genealogico

(Lisbona 1502 - 1557)
primogenito di Emanuele I e di Maria, figlia dei sovrani spagnoli Ferdinando e Isabella;
1521-57, re di Portogallo;
nel 1525 (febbraio), a Salamanca, ha sposato la p.ssa Catarina di Spagna, 18enne, sorella dell'imperatore Carlo V;
nel 1536 ha introdotto l'inquisizione in Portogallo;




1555
-
a

1555
REGNO di SPAGNA
Carlo I
Albero genealogico

[vedi Carlo V]
1516-56, re di Spagna; (Carlo I)



Reggente
Giovanna di Spagna
(1554 12 lug - 1559)

1555
Gennaio
con la lettera di conferma del 3 gennaio, indirizzatagli da I. de Loyola, la reggente si sente pienamente membro dell'Ordine dei gesuiti.






1555
ducato di SAVOIA
Emanuele Filiberto [Testa di Ferro]
(Chambéry 1528 - Torino 1580)
figlio di Carlo III [il Buono] e di Beatrice di Portogallo;
1536-80, principe di Piemonte;
1538-80, conte d'Asti;
1553-80, conte di Aosta, Maurienne e Nizza;
1553-80, duca di Savoia;
1553-80, re di Cipro e Gerusalemme (titolare);
nel 1553 è stato nominato luogotenente generale e comandante supremo dell'esercito spagnolo in Fiandra;

 

1555
-



1555
REPUBBLICA DI GENOVA
[Denominazione ufficializzata nel 1528 per iniziativa di Andrea Doria]
Giacomo Promontorio
Albero genealogico

(? - ?)
figlio di
1553 4 gen - 4 gen 1555, doge di Genova;


Agostino Pinello Ardimenti
Albero genealogico

(? - ?)
figlio di
1555 4 gen - 4 gen 1557, doge di Genova;


1555
-



1555
ducato di Milano

dal 1535 il ducato,
come previsto dal congresso di Bologna,
è stato devoluto all'impero [in pratica agli Absburgo].



Filippo II [il re prudente]
Albero genealogico
(Valladolid 1527 - Escorial, Madrid 1598)
primogenito di Carlo V e di Isabella di Portogallo;
1539, muore la madre;
1540-98, duca di Milano;
dal 1543 è reggente della Castiglia e dell'Aragona, dal 1545 è vedovo e dal 1548 si trova presso il padre a Bruxelles;
nel 1550 ha fatto ritorno in Spagna;
nel 1551 ha ricevuto il giuramento del regno di Navarra;
1554-98, re di Napoli e di Sicilia (Filippo I);
dopo l'incoronazione ricevuta dal padre, ha lasciato la Spagna per sposare la regina d'Inghilterra Maria Tudor;






1556-98, re di Spagna;
1580-98, re di Portogallo;

Viceré
don Ferdinando I [Ferrante] Gonzaga
(1546 - 1555)

1555
-



1555
ducato di Mantova
Guglielmo I
Albero genealogico
(1538 - 1587)
figlio di Federico II e di Margherita Paleologo, e fratello di Francesco III;
1550-87, duca di Mantova e marchese del Monferrato;



1574-87, 1° duca del Monferrato;



1555
-
a

1555
REPUBBLICA DI VENEZIA
"La Serenissima"
Francesco Venier

(Venezia 1489 - Venezia 2 giu 1556)
figlio di Giovanni e di Maria Loredan;
1554-56, doge di Venezia; [81°]


- nunzio pontificio: Filippo Archinto (1554 - 1556)
- ambasciatore di Spagna: ? (? - ?)
1555
-
Inquisizione: Viene arrestato a Padova Pomponio de Algerio da Nola; estradato, sarà bruciato vivo a Roma nel 1556.


1555
ducato di Ferrara, Modena e Reggio
Ercole II d'Este
Albero genealogico

(Ferrara 1508 - 1559)
figlio di Alfonso I e di Lucrezia Borgia;
1528, Parigi, sposa Renée d’Orléans († 1575) duchessa di Chartres, figlia di re Louis XII, di inclinazioni calviniste;
[gli porta in dote il ducato con altri domini, ricevuti in pegno nel 1528 da Philippe IV [il Bello] re di Francia]
1534-59, duca di Ferrara, Modena e Reggio;


 
1555
-



1555
ducato di Firenze
Cosimo I de' Medici
Albero genealogico

(Firenze 1519 - Villa di Castello, Firenze 1574)
figlio di Giovanni [dalle Bande Nere] (ramo dei "popolani") e di Maria Salviati;
1537-69, duca di Firenze;
nel 1539 ha sposato Eleonora Álvarez de Toledo y Zúñiga († 1562);



1569-74, granduca di Toscana;

1555
fedele alleato di Carlo V e di Filippo II, riesce ad ingrandire con l'aiuto spagnolo il proprio stato, conquistando Siena;

 

1555
ducato di Urbino
Guidobaldo II
Albero genealogico
(Pesaro 1514 - 1574)
figlio di Francesco Maria I Della Rovere e di Eleonora Gonzaga;
1538-74, duca di Urbino;
1538-39, duca di Camerino;
nel 1548 ha sposato Vittoria Farnese;
dal 1553 è capitano generale della chiesa;
1555
prefetto di Roma;





 
1555
-



1555
REGNO di NAPOLI e di SICILIA
Filippo II [il re prudente]
Albero genealogico

(Valladolid 1527 - Escorial, Madrid 1598)
primogenito di Carlo V e di Isabella di Portogallo;
1539, muore la madre;
1540-98, duca di Milano;
dal 1543 è reggente della Castiglia e dell'Aragona, dal 1545 è vedovo e dal 1548 si trova presso il padre a Bruxelles;
nel 1550 ha fatto ritorno in Spagna;
nel 1551 ha ricevuto il giuramento del regno di Navarra;
1554-98, re di Napoli e di Sicilia (Filippo I);
dopo l'incoronazione ricevuta dal padre, ha lasciato la Spagna per sposare la regina d'Inghilterra Maria Tudor;




1556-98, re di Spagna;
1580-98, re di Portogallo;


– vedi sopra –

NAPOLI
Viceré
-
Nunzio apostolico
-

1555
-


SICILIA
Viceré
-
1555
-
a




Andrewes, Lancelot (Londra 1555-Winchester 1626) prelato anglicano, decano di Westminster e cappellano della regina Elisabetta; uno dei più autorevoli collaboratori alla versione inglese della Bibbia promossa da Giacomo I (Version Authorized)
Tortura Torti sive ad Matthaei Torti librum responsio (1609)
XCVI Sermons (1627, postumi, XCVI Sermoni che anticipano quelli di J. Donne).

Ariosto, Orazio (Ferrara 1555-m. 1593) letterato e critico italiano;
[Pronipote di Ludovico Ariosto e amico di T. Tasso.]
prende parte alle polemiche sul Furioso e la Gerusalemme rivendicando la diversa natura dei due poemi;
Risposte ad alcuni luoghi del Dialogo dell'epica poesia (1586).

Malherbe, François de (Caen o Arry 1555-Parigi 1628) poeta francese
Traduttore di Seneca
Versi in morte di Geneviève Roussel (1575)
Les Larmes de sainct Pierre (1587, Lacrime di san Pietro)
Aux ombres de Damon (Alle ombre di Damone)
Consolation à Cléophon o Consolation a Du Périer (Consolazione a Cleofonte)
Ode di Benvenuto a Maria de' Medici (1600)
Prière pour le roi allant en Limousin (1605, Preghiera per il re che parte per il Limosino)
Importante per le annotazioni in margine a un'edizione del 1600 delle Premières Oeuvres (Prime opere) Ph. Desportes.

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«segue da 1554»
1555
Venezia
. Michele Sessa [il Vecchio] ha finora pubblicato 151 edizioni (1506-1555);
«segue 1556».

Congregazione cardinalizia dell'inquisizione

«segue da 1554»
1555
Gennaio
Giulio III esorta il nunzio a Bruxelles G. Muzzarelli a far capire a Carlo V quanto egli abbia dovuto penare per salvare l'arcivescovo P.A. Di Capua da un processo destinato a chiudersi con una scontata condanna.

Marzo
23
, muore Giulio III.

Aprile
10
, Marcello Cervini è il nuovo papa Marcello II.
30, muore Marcello II.

Maggio
23
, Gian Pietro Carafa è il nuovo papa Paolo IV.

Il Sant'Uffizio inizia ad ampliare (fino al 1559) la sua sfera di competenza e i suoi poteri sotto il nuovo papa Paolo IV, ex inquisitore, che nomina il generale dell'Inquisizione A.M. Ghislieri membro della commissione per la riforma della curia.
Alcuni eterodossi modenesi vengono convocati a Roma, tra i quali Ludovico Castelvetro che può contare sull'appoggio del vescovo E. Foscarari (mantenutosi peraltro in corrispondenza fino al 1562 anche con Filippo Valentini, da lungo tempo ormai esule nei Grigioni).

Giugno
7
, viene interrogato fra Bernardo Bartoli il quale riferisce di essere già stato inquisito in passato (1552) dal Sant'Uffizio ma anche esaminato da:
. fra G. Muzzarelli da Bologna,
. fra S. Usodimare da Genova, vicario dell'Ordine,
. G. Federici, vescovo di Sagone.

Luglio
15-16
, il costituto di Matteo Lachi, domenicano fiorentino, si sofferma più su:
. R. Pole,
. Ascanio Colonna
e su altri eterodossi che non su G.G. Morone.
[Lo stesso vale per le deposizioni decisive come quelle di fra Bernardo Bartoli (giugno 1555) e Giovan Battista Scotti.]
Bologna, alla fine del mese, nella testimonianza contro G.G. Morone, il delatore Giovan Battista Scotti
dice «Alla mia partita da Roma ultimamente, che fu nell'anno 1552, io lassai depositione a messer Sano [Perelli] notario del ufficio della sanctissima Inquisitione, dove dissi quanto mi occorreva sopra molte persone per scarico della conscientia mia».
[Probabilmente si è sbagliato sulla data 1552, anziché 1551 come risulterà dal Summarium del processo contro G.G. Morone.]
«segue 1556».

Index librorum proibitorum

«segue da 1549»
1555, 9 febbraio, Venezia, l'Inquisizione veneziana annuncia che l'Indice (il secondo) è pronto e stavolta è stato trasmesso da Roma che allunga molto, fino a 290, il numero degli autori, di cui si condannano Opera omnia, e quello degli eretici italiani; ma vi sono inclusi:
- De monarchia, di Dante,
. Colloquia di Erasmo da Rotterdam (e altri suoi dieci titoli, già messi all'Indice a Parigi e a Lovanio);
7 marzo, viene presentata alla stessa Inquisizione una supplica, ben motivata, affinché siano rivisti i criteri dell'Indice in senso più moderato, perché diversamente l'arte tipografica veneziana rischierebbe la fine; l'Inquisizione rimanda di tre mesi l'applicazione dell'Indice finché non si farà un riesame a Roma;
28 settembre, l'Inquisizione, col permesso romano, sospende definitivamente l'Indice.
«segue 1559»

 

Stato dei Presidi

1555, 17 aprile, dopo la caduta di Siena in mano agli imperiali, viene costituita questa entità politica di cui Carlo V investe il figlio Filippo
1557, questi, per soddisfare gli ingenti debiti che ha nei confronti dei Medici, cede il senese, a titolo feudale, al duca Cosimo I de' Medici, riservandosi però il diretto possesso di alcune piazzeforti sul litorale tirrenico;
queste piazzeforti:
- Orbetello
- Talamone
- Porto Ercole
- Monte Argentario
- Porto Santo Stefano.
costituiscono appunto lo Stato dei Presidi;
1559, il trattato di Cateau-Cambrésis, stipulato tra Filippo II di Spagna e Enrico II di Francia, riconosce il possesso della nuova entità territoriale alla Spagna; notevole è il valore strategico di questo stato in quanto queste città rafforzano il predomino spagnolo sul Tirreno; esse fanno infatti parte di un sistema integrato di basi militari che parte dalle Baleari e, attraverso Tunisi, Malta, la Sicilia e la Sardegna, sancisce l'egemonia navale spagnola sull'intero Mediterraneo occidentale; 
oltre a ciò le piazzeforti servono a tenere a bada la Repubblica di Genova e il poco fidato duca di Toscana Cosimo I;
1646, i Presidi vengono attaccati dai francesi durante la guerra dei trent'anni;
1713-14, con le paci di Utrecht e Rastatt vengono assegnati, con il Regno di Napoli (di cui per quasi un secolo seguono le sorti) agli austriaci; 
1738, sono assegnati a Carlo III di Borbone;
1801, con la pace di Firenze, stipulata tra Napoleone e Ferdinando IV di Borbone, re di Napoli, essi passano sotto amministrazione militare francese anche se nominalmente vengono assegnati al Regno d'Etruria;
1815, il congresso di Vienna li restituisce al granducato di Toscana.

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