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Papa
Eugenio IV

(1431-47)


Concilio Ecumenico
di Basilea-Ferrara-Firenze-Roma
1431-45

1434, Basilea:
- in corso
«segue»

Hussiti

«segue da 1433»
1434, gli hussiti radicali (tobariti) vengono sconfitti nella battaglia di Lipany;
«segue 1436»

Ordine del Collare
(poi dell'Annunziata)

«segue da 1409»
1434, 13 gennaio, Amedeo VIII di Savoia aggiunge altri 5 capitoli con i quali si respinge dall'ordine chi si sia reso o si rende colpevole di alcuna azione contraria all'onore; s'ingiunge ai cavalieri di portare sempre le insegne dell'ordine e di non entrare in nessun altro;
«segue 1518»

 

 

ANNO 1434

Sigismondo di Lussemburgo (Norimberga 1368-Znojmo, Moravia 1437) Albero genealogico
figlio dell'imperatore Carlo IV e di Elisabetta di Pomerania;
1387-1437, re d'Ungheria;
1410-33, re di Germania e dei romani;
1419-37, re di Boemia;
1433-37, imperatore del Sacro Romano Impero;

Federico I di Hohenzollern (Norimberga 1372-Kadolzburg, Franconia 1440) Albero genealogico
figlio di Federico V di Hohenzollern, burgravio di Norimberga e principe dell'impero;
1415-40, margravio ed elettore di Brandeburgo;

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Alberto V d'Asburgo l'Illustre (Vienna 1397-Neszmély, Ungheria 1439) Albero genealogico
figlio di Alberto IV;
1404-37, duca d'Austria (Alberto V);
1437-39, re di Boemia e di Ungheria (Alberto I);
1438-39, re di Germania (Alberto II);

Ladislao III Jagellone II (Cracovia 1424-Varna 1444) Albero genealogico
figlio di Ladislao II Jagellone;
1434-44, re di Polonia;
succeduto ancora minorenne al padre, vive all'ombra del tutore Z. Olesnicki, vescovo della capitale di Cracovia, duca di Siewierz e capo della nobiltà cattolica;
1440-44, re d'Ungheria (Ladislao V)

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Erik III (n. 1382-Rügenwalde 1459)
(Erik) figlio di Vratislav VII duca di Pomerania e di Ingeborge discendente dai re danesi;
1389-1439, re di Norvegia;
1396-1439, re di Danimarca (Erik VIII);
1396-1439, re di Svezia (Erik XIII);
sovrano effettivo solo dal 1412, dopo la morte della zia Margherita;

Basilio II il Cieco (n. 1415-m. 1462) Albero genealogico
figlio di Basilio I;
1425-62, gran principe di Mosca;

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Carlo VII il Vittorioso (Parigi 1403-Mehun-sur-Yèvre 1462) Albero genealogico
figlio di Carlo VI e di Isabella di Baviera;
1422-61, re di Francia;

Renato I il Buono (Angers 1409-Aix-en-Provence 1480) Albero genealogico
secondogenito di Luigi II duca d'Angiò e di Iolanda figlia del re di Aragona;
1417, succeduto al padre, viene affidato allo zio materno Luigi, cardinale e duca di Bar; sposa in seguito Isabella figlia di Carlo II di Lorena;
1430-80, duca di Bar;
1430, eredita il ducato dallo zio cardinale Luigi;
1431-53, duca di Lorena;
1431, muore il suocero; pur dovendo diventare signore della regione, deve affrontare l'opposizione di Antonio di Vaudémont (appoggiato dal duca di Borgogna) che lo sconfigge e lo prende prigioniero a Bugnéville dove rimane in queste condizioni fino al 1432;
1434, l'imperatore Sigismondo suggella il suo diritto sulla Lorena;
1434-80, duca d'Angiò e conte di Provenza;
eredita l'Angiò dal fratello Luigi III;
1434-80, re di Sicilia (titolare);

Filippo III il Buono (Digione 1396-Bruges 1467) Albero genealogico
figlio di Giovanni Senza Paura e di Margherita di Baviera;
1419-67, duca di Borgogna e conte di Fiandra;

Amedeo VIII il Pacifico (Chambéry 1383-Ginevra 1451) Albero genealogico
figlio di Amedeo VII e di Bona di Berry;
1391-1416, conte di Savoia;
1416-1440, duca di Savoia;
1434, mentre Filippo Maria Visconti, fatta la pace con Giangiacomo del Monferrato, restituisce le terre occupate, egli non intende, accampando una lunga serie di ragioni, restituire nulla;
Cipriotto [forse] signore di Sure attenta alla sua vita ma viene poi giustiziato;
7 novembre, in seguito ad una profonda crisi spirituale si ritira a vivere nel castello di Ripaglia (sul lago di Ginevra) con altri sei confratelli, riservandosi il titolo e la direzione dello stato e affidando il disbrigo degli affari ordinari al figlio Ludovico, nominato luogotenente; crea in quest'occasione l'ordine religioso-cavalleresco di San Maurizio, o "ordine mauriziano";
il Piemonte viene fatto principato;


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Enrico VI (Windsor 1421-Londra 1471) Albero genealogico
figlio unico di Enrico V e di Caterina di Valois;
1422-61, re d'Inghilterra;
ancora in fasce, poco dopo, alla morte del nonno Carlo VI, viene proclamato anche re di Francia;
1470-71, re d'Inghilterra;

Giacomo I (Dunfermline 1394-Perth 1437) Albero genealogico
figlio di Roberto III Stuart;
1406-37, re di Scozia;

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Alfonso V il Magnanimo (n. 1396 ca- Napoli 1458) Albero genealogico
figlio di Ferdinando I e di Eleonora di Castiglia;
1416-58, re d'Aragona, di Sicilia e di Sardegna;
1442-58, re di Napoli (Alfonso I);

Giovanni II (Medina del Campo 1397-Barcellona 1479) Albero genealogico
figlio di Ferdinando I e di Eleonora di Castiglia;
1425-79, re di Navarra;
1458-79, re d'Aragona;

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Francesco Foscari (?) Albero genealogico
1423-57,
doge di Venezia;
ammassate nuove truppe, Venezia forma una nuova lega contro Filippo Maria Visconti con il papa, i fiorentini e i genovesi che, scosso il giogo dei milanesi, hanno riconquistato la libertà; come capitano viene assunto Francesco Sforza cui viene assegnato il comando di 1200 cavalieri e 2000 fanti.
Dispiaciuto per aver perso lo Sforza ma ancora di più per la perdita di Genova, invia contro questa il Piccinino per ridurla nuovamente in soggezione; la città invia però i suoi ambasciatori a Venezia che, non riuscendo a far desistere il duca dai suo propositi, invia il Gonzaga con 7000 cavalieri e 5000 fanti a depredare il milanese.
A questo punto il duca sollecita Marsilio da Carrara figlio dell'ultimo Francesco per far sollevare Padova; a tale scopo gli invia denaro e milizie, ma il senato veneziano, avuti i primi sospetti dell'intrigo, fa arrestare il carrarese il quale viene trattenuto dagli abitanti dei monti del vicentino, detti i sette Comuni [Altopiano di Asiago], e condotto a Padova; da qui viene inviato a Venezia dove viene fatto morire nella pubblica piazza [secondo altre fonti viene ucciso a Camerino].
La morte di Wielmo della Scala, ultimo della famiglia, giunge nel frattempo opportuna anche perché, emulando il carrarese, lo scaligero avrebbe sicuramente tentato di recuperare Verona.
I veneziani sollecitano lo Sforza a passare gli Appennini e portarsi al di qua del Po per trasferirsi poi con le truppe oltre l'Adda e devastare il milanese, ma trattenendosi egli in Toscana l'ordine viene dato al generale Gonzaga.
Tra i veneziani militano i capitani più imporanti del momento tra cui il Gattamelata il quale, non riuscendo ad oltrepassare l'Adda per entrare in paese nemico, sia per il fiume in piena sia per l'assalto degli abitanti, espugna le terre al di qua impadronendosi di Lugnano ma sopraggiunto il Piccinino con il grosso dell'esercito è costretto a ritirarsi abbandonando pure parte di armi e bagagli.
Il senato ordina allo Sforza di passare in Lombardia per contrapporre le forze del Piccinino che, occupato Calepio e posta sotto il suo dominio la Valle Trescona, si appresta ad espugnare la rocca di Bergamo. Lo Sforza però si appena avvicinato agli Appennini e con poche milizie avendo lasciato parte di esse nel lucchese e inviato altre nella Marca di Ancona in aiuto al papa. Poco soddisfatto della sua condotta, soprattutto per non aver saputo mantenere gli impegni, il senato gli manda a dire che come la Repubblica sa premiare largamente l'operato dei suoi capitani in questo caso non intende pagare alcun stipendio dal momento che proprio nel caso di bisogno egli si è dimostrato renitente ad ubbidire. Gli risponde con chiarezza lo Sforza che se la Repubblica non abbisogna più dei suoi servigi, che lo licenzi. Licenziato senza mezzi termini, passa egli al servizio del duca di Milano.
Per questo motivo ed anche per la rinuncia del Gonzaga [si è ritirato a vita privata], il comando delle milizie viene dato al Gattamelata ed in campo sono inviati i provveditori Federico Contarini e Paolo Tron.
La riconciliazione dello Sforza con il duca di Milano poco piace al Piccinino, per via di precedenze nel comando, pur tuttavia si impegna nella devastazione della Romagna dando modo al Gattamelata di recuperare tutti i luoghi del bergamasco; questi avanzerebbe pure nel cremonese ma essendo richiamato in Lombardia il Piccinino, preferisce risparmiarsi le proprie truppe perciò, presidiato Casal Maggiore e Soncino e passato l'Oglio, dispone i suoi uomini a custodia delle rive del fiume.
Arrestato un certo Beretta, che portava gli ordini dal campo a Ottolengo e da Ottolonego al campo, il Gattamelata riunisce tutte le milizie in un grande accampamento poco lontano da Brescia che egli pensa stia per essere attaccata dai nemici. Al suo interno la città, che è divisa tra i sostenitori delle famiglie Avogadro e Martinengo, fa causa comune grazie a Francesco Barbaro contro gli invasori. Intanto il Piccinino sconfitti trecento cavalieri e duecento fanti che stavano per presidiare la terra di Chiari, dopo aver occupato questo luogo va ad espugnare Rovato; il Gattamelata però, fattosi più forte con la genta raccolta in Val Trompia e in Val Seriana, lo affianca fino ad accettare lo scontro. Dopo una giornata di battaglia i due eserciti si dividono con leggero vantaggio per i veneziani, notizia che, amplificata a Brescia per rincuorare gli abitanti, arriva con falsa notizia di vittoria a Venezia.
Mentre Pietro Loredan è nominato comandante della grande armata sul Po (si parla di centosessanta legni) diretta contro l'ingrato marchese di Mantova, si accresce pure l'esercito milanese; il Gattamelata decide di ritirarsi in Brescia ma occupato dal Piccinino tutto il territorio circostante, eccetto la Fortezza degli Orzinovi, la città comincia a risentire delle ristrettezze alimentari. Viene quindi deciso che egli esca dalla città per procurarsi rinforzi nel veronese ma attraversatagli la strada dai nemici nel passaggio del Mincio, attraversa i monti che circondano il Lago di Garda e quelli che confinano col trentino; pur incontrando gravi difficoltà naturali, riesce a portare salve le truppe nel veronese.
Il marchese di Ferrara pensando che le forze dell'armata siano usate contro di lui, mette alla testa delle proprie milizie il figlio Borso assicurando i passi con numerosi presidi. Il senato chiarisce subito l'equivoco restituendo pure al marchese di Ferrara il Polesine di Rovigo con due castelli che da 37 anni la Repubblica teneva in pegno di un prestito di denaro.
Non potendo opporsi con la forza all'attacco dei veneziani, il marchese di Mantova taglia gli argini del fiume esponendo a gravissimo pericolo tutta l'armata, ma il Loredan riesce ad impedire il danno maggiore facendo affluire i legni nella parte superiore del taglio. Il capitano Loredan muore poco dopo.
Brescia viene assediata dal duca di Milano con un esercito di 20.000 soldati oltre agli artiglieri, ai guastatori e a quanto necessario per un'operazione in piena regola. A difesa della città ci sono 2000 soldati forestieri e 5000 terrazzani. Al comando sta Taddeo marchese d'Este.
Il Piccinino pensa di assalire la città da due lati: verso Levante se ne prende cura lui stesso, verso Sant'Apollonio e San Salvatore lascia la direzione a Italiano da Forlì, a Lodovico dal Verme e a Luigi Sanseverino. Mentre sta piantando l'accampamento però viene attaccato da un vigoroso gruppo di fuorusciti che uccide molti soldati e cattura diverse insegne. Ciò nonostante il Piccinino riesce a stringere ancor di più l'assedio finché spianata la Torre Mombellana con i primi assalti, riesce ad aprirsi un breccia. Giunto su posto anche il marchese di Mantova con le sue milizie si aprono altri due brecce Torre longa e il Forte di Roverotto. Il giorno di sant'Antonio l'assalto alla città arriva da tre parti contemporanea. Alla torre di Monbello gli assalitori vengono respinti come pure al forte di Roverotto; dopo ulteriori assalti senza successo il Piccinino, dopo aver perso gran parte dei suoi uomini migliori e dei suoi soldati e disperando di poter conquistare la città con le armi, cessa ogni assalto e dopo quaranta giorni leva pure le tende dal campo. Avendo però deciso di prendere ora la città per fame, disloca le sue truppe nei punti strategici.
Nonostante qualche sporadico successo nel ricevere i soccorsi, la città è ormai alla fame; all'indigenza del popolo si aggiunge anche la peste.
Nuova lega quindi tra veneziani, il marchese di Ferrara, i fiorentini e lo Sforza a cui vengono assegnati 14.000 ducati mensili. Delle nuove conquiste spetteranno a Venezia la Fortezza di Peschiera, le città di Crema e Cremona, mentre il rimanente sarà diviso tra gli alleati. Con espressa dichiarazione si dà incarico allo Sforza di passare subito in Lombardia ad assistere i veneziani ai quali i milanesi meditano di infliggere gravi danni inondando il veronese e il padovano per far spostare in questi fertili territori la sede della guerra. Spediti a tale scopo da Ostia per il Tartaro e Castagnaro 30 galeoni, vengono respinti da Girolamo Contarini; altri 8 galeoni che per l'alveo detto Malopera tentano di passare nell'Adige, sono da Tiberto Brandolino rovinati e costretti a ritirarsi a Sanguine. Purtroppo ambedue vengono feriti a morte e Dario Malipiero e Bernardo Navagiero, datisi alla fuga, lasciano aperta ai milanesi la via per passare il fiume, permettendo loro di mettere in fuga i veneziani e portarsi sotto Legnago dove, perduta l'assistenza dell'armata, non resta che la resa. Caduta la fortezza di Legnago l'esercito nemico si riversa nel padovano e nel vicentino impadronendosi di Lonigo, Brendole, Montecchio, Arzignano, Monte Orso e, dopo aver assoggettato le terre minori, si presenta sotto la città di Verona dove poco dopo giunge il Gonzaga con le sue truppe.
Appena arrivata la notizia che il Piccinino ha preso Verona per tradimento, lo Sforza comunica subito al senato veneziano la sua intenzione di riprendere la città; partito quindi da Tennio per la via dei monti, giunge velocemente a Volagne, poi a Sant'Ambrogio, distante 8 miglia da Verona; poi, d'accordo col Gattamelata, il primo entra per Porta San Felice il secondo Per Porta Vescovo attaccando assieme i nemici costringendoli, dopo 4 giorni di possesso, a lasciare la città. Nonostante siano stati uccisi da Troilo 300 cavalieri e 500 fanti milanesi, oltre i 700 da parte di Pietro Brunoro; sebbene sia stata rotta e distrutta l'armata nemica nel lago di Garda da Stefano Contarini, occupata Riva e altri luoghi minori, il Piccinino potrebbe ancora disturbare Brescia per cui Pietro Avogadro decide di fermarsi in zona ed espugnare tutte le terre dintorno piuttosto che passare a devastare il milanese.

Filippo Maria Visconti (Milano 1392-1447) Albero genealogico
figlio secondogenito di Gian Galeazzo e di Caterina Visconti;
1402-47, conte di Pavia;
1412-47, duca di Milano;

Francesco Sforza (San Miniato, Pisa 1401-Milano 1466) Albero genealogico
figlio di Muzio Attendolo detto Sforza e della sua compagna Lucia di Torsciano;
1424-26, viceré della Calabria;
1433-66, marchese di Ancona;
gonfaloniere della chiesa per l'Umbria, è ora al servizio del pontefice;
1450-66, duca di Milano;

Luigi III d'Angiò (1403-34) Albero genealogico
figlio di Luigi II d'Angiò;
1417-34, re di Napoli; (titolare)
succeduto nei diritti al padre;
1434, dopo la sua morte i diritti alla successione passano al fratello Renato;

Giovanna II d'Angiò-Durazzo (n. 1371-m. 1435) Albero genealogico
figlia di Carlo III di Maiorca e di Margherita di Durazzo;
1414-35, regina di Napoli;
1434, novembre, tornata ad appoggiare i diritti angioini, e morto frattanto Luigi III d'Angiò, nomina erede il fratello di quest'ultimo Renato;

segue

 

 

 

– Czezmicei, János o Janus Pannonius o Giano Pannonio (1434-Medvedgrad, Zagabria 1472) umanista ungherese; partecipò alla congiura contro il re Mattia Corvino e morì durante la fuga; maggior rappresentante dell'umanesimo ungherese;
Panegyricus in Renatum (in lode a Renato d'Angiò)
Carmen ad Ludovicum Gonzagam principem mantuanum
Laus Andreae Mantegnae pictoris patavini.

Iolanda di Valois (Tours 1434-castello di Moncrivello, Vercelli 1478) duchessa di Savoia, figlia minore di Carlo VII re di Francia;
1465, è consigliera del marito, il duca Amedeo IX  e poi reggente quando questi si ammala; sa ben destreggiarsi tra gli intrighi del cognato Filippo di Bresse, aspirante alla reggenza in Savoia, le ingerenze del fratello Luigi XI di Francia che vuole ridurre la regione sotto il suo protettorato e le mire di conquista di Carlo il Temerario, duca di Borgogna;
1472, rimasta vedova, assume la reggenza per il figlio minorenne Filiberto e si trova a dover fronteggiare una ribellione dei cantoni svizzeri per reprimere la quale chiede aiuto a Carlo il Temerario che, animato di progetti di conquista, la fa incriminare; rilasciata per intervento del fratello Luigi XI, dopo la morte di Carlo può riappacificarsi con i cantoni svizzeri e rientrare in possesso del Vaud e del Chiablese.

– Lascaris, Costantino (Costantinopoli 1434-Messina 1501) umanista bizantino, maestro di greco di P. Bembo;
SRWTHMATA (Milano 1476, Grammatica greca, primo libro stampato completamente in greco; prefazione in latino scritta da Demetrius Chalcondylas di Creta).

 

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Imperatore bizantino

Giovanni VIII Paleologo Albero genealogico
(n. 1390-m. 1448)
figlio di Manuele II;
1421-24, coimperatore;
1425-48,

Costantinopoli è assediata dai turchi.

 

 

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