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Scisma d'Occidente
(o grande scisma)
(1378-1417)

Gli schieramenti sono tuttavia instabili:
- nei Paesi Bassi e in Polonia, il clero si destreggia tra i due partiti;
- in Portogallo, in Aquitania e nell'oriente latino gli agenti di ciascun papa si fanno la guerra;
- i Visconti passano da un partito all'altro;
- i fiorentini sono incerti;
- bande ostili al papa di Roma scorazzano nell'Italia centrale;
- il regno di Napoli è diviso tra Angioini, partigiani di Clemente VII, e i Durazzo, investiti da Urbano VI.
Il compromesso ormai era d'obbligo.
«segue»

Papa
Urbano VI

(1378-89)

Antipapa avignonese
Clemente VII
(1378-94)


 

Fratelli della vita comune
[fratres communis vitae]

1380, Deventer (Olanda), nasce la prima casa di questa confraternita, dopo la predicazione di Geert de Groote che già alcuni anni prima ha dato vita all'istituto delle sorelle della vita comune;
movimento laicale, senza voti, senza dotazione di beni, i suoi membri vivono del proprio lavoro e non d'elemosina o di rendita;
«segue 1384»

ANNO 1380

Venceslao IV di Lussemburgo (Norimberga 1361-Praga 1419) Albero genealogico
figlio di Carlo IV re di Boemia e imperatore;
1376-1400, re di Germania;
1378-1419, re di Boemia;

Stefano III di Wittelsbach (n. 1337 ca-† 1413) Albero genealogico
figlio del duca Stefano II e di Isabella di Sicilia;
1375-1413, duca di Baviera;

segue

Luigi I il Grande (Višegrad 1326-Trnava 1382) Albero genealogico
figlio di Carlo I Roberto d'Angiò, re d'Ungheria, e di Elisabetta di Polonia (sorella di re Casimiro III)
1342-82, re d'Ungheria;
1370-82, re di Polonia;

Alberto III d'Asburgo dalla Treccia (Vienna 1349 ca-Luxenburg, Vienna 1395) Albero genealogico
figlio di Alberto II;
1365-95, duca d'Austria;
dal 1379 regge l'Alta e Bassa Austria;

Leopoldo III d'Asburgo il Valoroso (n. 1351-Sempach 1386) Albero genealogico
figlio di Alberto II;
1365-79, duca d'Austria;
1379-86, duca di Stiria;

segue

Olav IV († 1387) Albero genealogico
figlio di Haakon VI e di Margherita di Danimarca;
1375-87, re di Danimarca;

1380-87, re di Norvegia;
sotto la reggenza della madre;

Haakon VI (n. 1340-† 1380) Albero genealogico
figlio di Magnus VII re di Norvegia e di Svezia;
1355-80, re di Norvegia;
1362-71, re di Svezia;

Alberto di Meclemburgo (Kloster, Falun 1340 ca-Bad Doberan, Rostock 1412) Albero genealogico
figlio di Alberto II di Meclemburgo e di Eufemia, sorella di Magnus VII;
1363-89, re di Svezia;
1388-1412, duca di Meclemburgo (Alberto III);

Demetrio IV Donskoj (n. 1350-†1389) Albero genealogico
figlio di Ivan II Ivanovic il Mansueto;
1362-89, gran principe di Mosca
e di Vladimir;
ha già combattuto e vinto:
- il principe di Tver, appoggiato dai lituani;
- i bulgari del Volga;
- alcune truppe dell'Orda d'Oro presso Rjazan;
1380, a Kulikovo sul Don batte la coalizione tataro-russo-lituana capeggiata dal khan tataro Mamaj [ecco perché Donskoj, vincitore del Don];
un nuovo tentativo operato dal tataro Tuqtamish, nuovo khan dell'Orda d'Oro, si trasforma in un successo militare: Mosca viene presa e incendiata; il khan tuttavia se ne ritorna nei suoi domini dopo avergli imposto il riconoscimento formale della sua supremazia in cambio di un'autonomia larghissima; la sudditanza di Mosca dall'Orda d'Oro è ormai puramente teorica;

segue

Carlo V il Saggio (Vincennes 1338-castello di Beauté-sur-Marne 1380) Albero genealogico
figlio di Giovanni II il Buono;
1364-80, re di Francia;
1380, intanto i francesi sono riusciti a riconquistare il Limousin, il Rouergue, il Poitou, l'Aunis e la Saintonge; 16 settembre, egli muore prima di aver tratto i frutti dalle vittorie sugli inglesi;
dalla moglie Giovanna di Borbone, figlia del duca Pietro I, ha avuto il figlio Carlo, che gli succede al trono come Carlo VI.
[Ha fatto costruire la Bastiglia e la residenza reale di Poitiers, proseguendo la costruzione del Louvre dove ha riunito una cospicua collezione di manoscritti; nel paese ha restaurato un potere centrale efficiente pur dovendo accettare che i suoi fratelli Luigi, Giovanni e Filippo stabilissero grandi principati semiautonomi in Angiò, Berry, Borgogna dando il via al "sistema degli appannaggi"; nel grande scisma d'occidente ha appoggiato il papa avignonese Clemente VII; ha fissato a 13 anni compiuti la maggiore età dei re francesi] .

Carlo VI il Folle (Parigi 1368-1422)
figlio di Carlo V il Saggio e di Giovanna di Borbone;
1380-1422, re di Francia;

Filippo II l'Ardito (Pontoise, Parigi 1342-Hal, Brabante 1404) Albero genealogico
quartogenito di Giovanni II il Buono e di Bona di Lussemburgo;
1364-1404, duca di Borgogna;
1380, morendo, il fratello Carlo V, per il quale ha a lungo combattuto contro gli inglesi, gli affida la tutela del giovane Carlo VI;

Amedeo VI il Conte Verde (Chambéry 1334-Castropignano, Campobasso 1383) Albero genealogico
figlio di Aimone e di Iolanda del Monferrato;
1343-83, conte di Savoia;

segue

Giovanni di Gaunt (Gand 1340-Londra 1399) Albero genealogico
quarto figlio di Edoardo III;
1362-99, duca di Lancaster;

Riccardo II (Bordeaux 1367-Pontefract, York 1400) Albero genealogico
figlio di Edoardo il Principe Nero e di Giovanna di Kent;
1377-99, re d'Inghilterra;
la situazione nel regno è tesa per il dissidio politico tra il partito di corte (Giovanni di Gaunt) e il partito costituzionalista (sostenitori del defunto Edoardo il Principe Nero);



segue

Pietro IV il Cerimonioso (Balaguer, Lérida 1319-Barcellona 1387) Albero genealogico
figlio di Alfonso IV di Aragona;
1336-87, re d'Aragona e di Catalogna (Pietro III);

Carlo II il Malvagio (n. 1332-† 1387) Albero genealogico
figlio di Filippo d'Evreux e di Giovanna di Navarra;
1349-87, re di Navarra;

Ferdinando I il Bello o l'Incostante (Lisbona 1345-Elvas, Portalegre 1383) Albero genealogico
figlio di Pietro I il Giustiziere;
1367-83, re di Portogallo;



segue

Andrea Contarini (?) Albero genealogico
1368-82,
doge di Venezia;
ai primi di gennaio giunge alla vista di Chioggia Carlo Zen con 15 galee bene armate; il quale, dopo una lunga peregrinazione per i mari del levante dove si è impadronito di 70 legni genovesi, è passato a distruggere la costa genovese da Porto Venere fino al capoluogo, dirigendosi quindi, dopo l'arrivo dei messi, verso Venezia.
Come da ordini ricevuti si porta a custodire il porto di Brondolo ma al suo ingresso è colto dalla burrasca e bersagliato dalle frecce dei genovesi una delle quali gli trafigge il collo facendogli rischiare la morte. Riesce alla fine ad entrare nel porto con 4 galee, mentre le altre sette, dirette da Taddeo Giustiniani si disperdono qua e là; una viene sommersa con tutto il suo equipaggio. Delle altre due, lasciate a custodia della bocca di porto, una viene persa dopo essere stata trascinata al Lido dai palomabri genovesi senza che le sentinelle se ne accorgano.
I veneziani occupano la torre delle Bebbe e conquistano la terra di Loredo, che apre la strada alla città di Venezia per ricevere soccorsi e vettovaglie dal marchese di Ferrara; espugnano un'altra terra situata a Chioggia piccola dove trovano la morte lo stesso generale Pietro Doria e 600 soldati, altrettanti sono fatti prigionieri. I genovesi non se la passano bene e poco fanno i 1000 soldati entrati fortuitamente per via di terra sotto la guida di Napoleone Grimaldi, sostituto del defunto Doria fino all'arrivo di Gasparo Spinola, nuovo direttore delle milizie.
Giunti a servizio dei veneziani altri 5000 soldati provenienti da varie nazioni, il doge ne destina il comando a Carlo Zen che le impiega per espugnare una certa torre nelle vicinanze di Chioggia piccola. I genovesi uscendo con 1500 soldati dal castello di Brondolo e altri 8000 dalla città vanno incontro al nemico che però li aspetta riuscendo a sconfiggerli; migliaia i morti tra i genovesi i quali alla fine si arrendono cedendo il posto che viene dato in custodia al capitano Giacomo Rovezio. Anche la torre, prima assediata, si arrende ed i veneziani fanno 400 prigionieri con molte insegne sia di Genova che di Padova.
Il presidio del castello di Brondolo vedendo avvicinarsi il pericolo incendia le galee e si ritira sotto Chioggia ma, accorsi subito, i veneziani ne recuperano due su dodici; Vettor Pisani, ritenuto che 10 navi nemiche si trovino a custodia dei Molini per uso della città, spedisce molti legni armati per sorprenderle: alla comparsa dei veneziani i genovesi si danno alla fuga lasciando le loro navi in mano al nemico che, per la consolazione del suo popolo, le invia subito a Venezia. Ora ai veneziani, per vincere, non resta che assediare Chioggia, per cui Carlo Zen pianta gli alloggiamenti assicurandoli con profonde fosse ed elevate trincee in vicinanza della chiesa di S. Francesco; le donne e i bambini del presidio vengono allontanati dalla città ed inviati a Venezia.
I genovesi dal canto loro hanno la speranza di ricevere soccorso dall'armata navale e dalle truppe terrestri preparate da Francesco da Carrara.
Il governo, temendo che le vettovaglie che devono arrivare via mare siano intercettate, invia Taddeo Giustiniani in Puglia per scortare le molte navi lì inviate a caricare il grano. Purtroppo, obbligato dai venti contrari a fermarsi nel porto di Manfredonia con sei galee, essendo le altre disperse per le coste del regno a custodia delle navi, scopre a poca distanza l'armata genovese che si affaccia al porto per sorprenderle; pur resistendo con disperazione, i veneziani scoprono che Marzuffo Doria ha fatto sbarcare molte milizie nelle terre vicine per cui presto avranno il nemico di fianco e alle spalle. Alla fine, sopraffatti, 100 di loro assieme a Giustiniani cadono, con 6 galee, in mano al nemico mentre gli altri, entrati in Manfredonia riescono a raggiungere via terra l'esercito che assedia Chioggia.
22 giugno, a Chioggia i genovesi, ormai a stretto di vettovaglie, cominciano ad inviare ambascerie per suscitare la compassione dei vincitori; quella di Tizio Cibo, che a nome di tutti chiede ai vincitori solamente venga loro salvata la vita, ottiene dal doge la risposta che una volta incarcerati, sarà soltanto cura del governo disporre a suo modo della loro vita. Ritornati gli ambasciatori, gli assediati innalzano il proprio stendardo per poi subito abbassarlo in segno della caduta della piazza e tutto questo sotto gli occhi della loro armata che fa da spettatrice, incapace di soccorrere i connazionali. I genovesi si arrendono.
Per ordine del doge i soldati stranieri prigionieri vengono separati dagli altri e tutti inviati a Venezia; una volta contati (4162 genovesi, 278 padovani) vengono divisi sotto sicura custodia nei magazzini di Terra Nuova e San Biagio. Nel porto si trovano 19 galee ed alcune navi cariche di sale e di materiale militare, ma la città spogliata dei suoi abitanti viene lasciata in custodia a Carlo Zen mentre il doge ritorna a Venezia.
I genovesi, desiderosi di vendicare i loro soldati caduti prigioneri, scorrono i mari con 40 galee depredando i legni veneziani e devastando le isole; occupata Trieste, che prontamente si arrende, prendono Capo d'Istria e la consegnano al patriarca di Aquileia e devastata Pola si presentanto nuovamente dinanzi al porto di Chioggia, Francesco da Carrara, assistito dal patriarca di Aquileia, tiene in stretto assedio Treviso.
Venezia non demorde e con 47 galee al comando di Vettor Pisani assedia Capo d'Istria che, una volta rotto il ponte con il quale resta unita alla terraferma con due galee, si arrende; cadono in mano ai vincitori 400 soldati del Friuli assieme ai loro capitani Niccolò Spilimbergo e Simone Pampergino.
I genovesi però,
dopo un lungo assedio, sono riusciti ad impadronirisi di Fortezza e dell'isola d'Arbe, ed ora obbligano i difensori a consegnare loro tutti i veneziani col rettore Lodovico Contarini, se vogliono venga evitato il saccheggio.
Pisani pensa di conquistare Zara ma arrivate 12 galee genovesi nella terra di Bestice in Puglia passa subito da quelle parti per sorprenderle; i genovesi, avvisati dagli abitanti, riescono a fuggire. Perduta la preda, si ritira a Manfredonia per curarsi da una malattia che dopo pochi giorni lo porta alla morte. Il suo corpo viene portato a Venezia dove viene onorato e compianto da tutto il popolo, al doge e dal senato.
La direzione dell'armata è data per il momento ad Alvise Loredan fino a quando non viene eletto come successore Carlo Zen il quale, avvicinandosi l'inverno, porta i legni a Venezia passando subito, per ordine del senato all'impresa di Marano che non dà però i frutti sperati per l'avvicinarsi dell'armata genovese.
Treviso è sempre sotto assedio; Castelfranco, cacciato il rettore Andrea Paradiso, si dà al carrarese; Serravalle promette di fare altrettanto se non le vengono corrisposte le sue spettanze, ragione per cui è già caduta Noale dove un corpo di 1000 cavalieri è passato al soldo del nemico. Il senato allora decide di offrire la città di Treviso a Leopoldo duca d'Austria che, accettata l'offerta, spedisce i suoi ufficiali a prenderne possesso; il 2 maggio la città viene consegnata ai ministri del duca dove egli entra sette giorni dopo salutato dagli ambasciatori veneziani Giacomo Dolfin, Pietro Emo, Bernardo Bragadino, Marino Memo ed Alberto Contarini.
Di punto in bianco le cose cambiano e tutti ora sono pronti ad intavolare trattati di pace per cui, stanchi anche i veneziani, non è difficile per il duca di Savoia Amedeo VI introdurre i negoziati unendosi presso di lui gli ambasciatori dei principi per stabilire la pace.
Gli animi però ancora non si calmano e alcune galee genovesi penetrano in Adriatico per disturbare i veneziani; il senato fa allora allestire 8 galee al comando di Niccolò Michiel ordinandogli la custodia dei porti e disponendo salutari provvedimenti per la quiete della città. Il popolo veneziano intanto è in rivolta per aver sentito che i propri prigionieri a Genova sono trattati malamente e vorrebbe ricambiare il trattamento a quelli genovesi a Venezia.

Giovanna I d'Angiò (Napoli 1326-Aversa 1382) Albero genealogico
figlia di Carlo duca di Calabria e di Margherita di Valois;
1343-81, regina di Napoli;
1380, viene scomunicata da Urbano VI; frattanto Carlo di Durazzo, sostenuto dal papa e al re d'Ungheria, marcia su Napoli;

Amedeo di Savoia-Acaia (1362-1402) Albero genealogico
figlio di Giacomo e fratello di Filippo;
1368-1402, signore di Piemonte e principe di Acaia;

Maria († 1401) Albero genealogico
figlia di Federico III re di Sicilia e di Costanza di Aragona;
1377-1401, regina di Sicilia;
sotto la tutela di Artale d'Alagona reggente del Regno;
dal 1379 prigioniera a Licata;

segue

 

 

– Albo, Josef (Monreal, Pamplona 1380 ca- 1440 ca) filosofo e teologo ebreo spagnolo
Sefer ha-'iqqarîm (Il Libro dei principi; testo sistematico della teologia ebraica).

– Bernardino da Siena (Massa Marittima 1380-L'Aquila 1444) oratore "irresistibile" e trattatista, della nobile famiglia degli Albizzeschi, frate francescano, predicatore, santo; fondò e riformò numerosi monasteri; venne processato e assolto per due volte dall'accusa di eresia;
[Fa parte del grande quadrumvirato dell'Osservanza, assieme a Giovanni da Capestrano, Giacomo dalla Marca e Alberto da Sarteano.
Dove passò, riformò i conventi delle Clarisse secondo la regola di Chiara d'Assisi. Come nel Duecento, non le popolane, non le contadine, ma le patrizie (come Cecilia Gonzaga, Caterina dei Vigri, Illuminata Bembo, sua discepola, Battista Varano) accorrono dove la "Povertà" è regola.]

1402, entra nell'ordine francescano;
[Esce dall'eremo del Colombaio sull'Amiata e dalla direzione di Giovanni da Stroncone, discepolo di Paoluccio Trinci.
Uditore di Guarino Veronese, è amico di F. Barbaro, di M. Vegio, di G. Manetti.]
Seraphim (1422)
Quaresimale del 1424 e Quaresimale del 1425 (prediche fiorentine, raccolte da anonimo e pubblicate postume nel 1934 e nel 1940)
De vita christiana (1425-30)
De beata Virgine (1425-30)
Prediche volgari (un nucleo di 45 tenute a Siena nel 1427 e pubblicate in 3 voll. dal 1880-88; trascritte con un sistema stenografico da un modesto cimatore di panni Benedetto di Maestro Bartolomeo)
1427, subisce un primo processo per eresia a Roma;
De evangelio aeterno (1428)
De christiana religione (1430-36)
1431, subisce un secondo processo per eresia a Roma;
1432, con bolla dell'8 gennaio viene assolto e riabilitato da papa Eugenio IV;
1438-42, vicario generale dell'ordine;
De Spiritu Sancto (1443-44)

1450, viene canonizzato da Niccolò V.

Bracciolini, Poggio (Terranuova in Valdarno, Arezzo 1380-Firenze 1459) umanista fiorentino, l'iniziatore della nuova letteratura umanistica, studiò da notaio ad Arezzo, Bologna e Firenze dove venne avviato alle lettere da Coluccio Salutati che se ne servì come copista; amico e corrispondente di L. Bruni e di N. Niccoli, lasciò vigorose invettive e polemiche contro Guarino Veronese, il Filelfo, l'antipapa Felice V, Lorenzo Valla e altri; epicureo
1403, trasferitosi a Roma, viene eletto abbreviatore apostolico da Bonifacio IX;
1414-18, segretario apostolico al concilio di Costanza con l'antipapa Giovanni XXIII;
1415, a Cluny scopre due orazioni di Cicerone;
1416-17, a San Gallo scopre le Institutiones oratoriae di Quintilliano, parte degli Argonautica di Valerio Flacco, gli argomenti di Asconi Pediano a nove orazioni di Cicerone, il De re rustica di Columella,  le Silvae di Stazio, l'Astronomicon di Manilio, le Puniche di Silio Italico, la Storia di Ammiano Marcellino, De rerum natura di Lucrezio e altre opere.
1417, a Langres scopre sette orazioni di Cicerone, tra cui pro Caecina
1418-22, perso l'incarico per la deposizione di Giovanni XXIII, dimora in Inghilterra; è poi di nuovo a Roma;
1429, a Montecassino, scopre l'opera di Frontino sugli acquedotti e i Matheseos libri di Firmico Materno;
De avaritia (1428-29)
An seni sit uxor ducenda (già vecchio egli aveva sposato una donna molto più giovane)
De infelicitate principum (1440)
De nobilitate
Historia tripartica disceptativa convivalis
Contra hypocritas (1447-48)
De varietate fortunae (1448)
De miseria humanae condicionis (1455)
Historiae florentini populi (1450-1454, dal 1350 alla pace di Lodi, volgarizzata dal figlio Iacopo).
Liber facetiarum (1438-52, Facezie, 273 facezie tratte da storielle raccontate in Vaticano al «Bugiale»; 
- prima del 1500: 23 edizioni e 3 traduzioni in italiano; 
- 1500-1592: 60 edizioni; 
- XVII-XVIII: vanno calando;
- XIX: inizia il loro studio sotto il profilo filologico
)
1453-58, fedele amico dei Medici, diventa cancelliere della repubblica a Firenze.

Czarny, Zawisza (1380-1428) cavaliere polacco, simbolo di onore cavalleresco.

– Paolo di Worczin (1380-1430 ca) filosofo polacco, insegnò filosofia e teologia a Cracovia
Commentari a diverse opere aristoteliche (Etica, Politica, Parva naturalia, Della generazione e della corruzione)
Etica.

Procopio il Grande (n. 1380 ca-Lipany, Boemia 1434) ecclesiastico e condottiero hussita boemo; riuscì a unificare politicamente i diversi partiti hussiti e risolse con un compromesso i contrasti religiosi che dividono praghesi e taboriti; 
1421, è a Praga tra i sostenitori radicali del  movimento hussita e dopo la morte di J. Zizka diviene comandante supremo degli eserciti dei taboriti
1427, sconfigge la quarta crociata lanciata contro gli hussiti a Tachov
1429-30, comanda le spedizioni hussite in Sassonia e in Franconia; nella discussione col re Sigismondo a Bratislava riesce a difendere il programma hussita
1431, sconfigge la quinta crociata a Domazlice
1434, cade nella battaglia di Lipany in cui gli hussiti radicali, da lui guidati, vengono battuti dai moderati accordatisi col concilio di Basilea sulla base dei quattro articoli di Praga.

– Heinrich Schlüsselfelder (Arigo)
Traduzione in tedesco del Decamerone, 1472

– Albrecht von Eyb
Se l'uomo debba prender moglie oppure no

– Niklas von Wyle
Traduzione in tedesco di Piccolomini, Petarca, G. Boccaccio e Poggio

– Jakob Wimpheling
Stylpho

– Bracelli, Giacomo (??-Genova 1466 ca) storico e umanista genovese
De bello hispano (1520, postumo, sulla guerra tra Genova ed Alfonso V d'Aragona).

 

Imperatori bizantini

Giovanni V Paleologo Albero genealogico
(n. 1331-† 1391)
figlio di Andronico III e di Anna di Savoia;
1341-47, imperatore;
1354-76, imperatore;
1379-91
,

Manuele II Paleologo Albero genealogico
(n. 1350 ca-† 1425)
figlio di Giovanni V;
1373-1390, coimperatore;
1391-1425, imperatore;

 

Impero ottomano

1380, Murad I (1359-1389), figlio di Orkan, indirizza risolutamente verso i Balcani l'espansione ottomana.

 

guerra dei cent'anni
(1337-1453)

«segue da 1369»
1380, muore Carlo V il Saggio; il re d'Inghilterra conserva in terra francese soltanto il ducato di Guienna con Bordeaux, Calais, Brest; ormai le campagne militari diminuiscono per problemi interni ai singoli stati:
- Riccardo III (1377-1399) è impegnato nei moti a sfondo religioso e sociale dei contadini (lollardi) nonché dalle campagne in Irlanda e in Scozia; sarà poi spodestato da Enrico IV dei Lancaster (1399-1413), cui succederà Enrico V (1413-23);
- Carlo VI il Folle (1388-1422), ancora minorenne,  è limitato nei suoi poteri dagli zii, «grandi protettori», i duchi di Anjou, di Berry, di Borgogna e di Borbone, che esercitano la reggenza; verranno esautorati da Carlo VI stesso una volta re; ma per poco a causa della crisi di follia che lo colpirà nel 1392;
«segue 1392» 

 

 

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