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Scisma d'Occidente
(o grande scisma)
(1378-1417)

Due papi dunque: 
- Urbano VI: può contare sulla fedeltà dell'impero, dell'Inghilterra, della Scandinavia e di numerose città italiane;
- Clemente VII: appoggiato dal re di Francia Carlo V, è riconosciuto da Scozia, Lorena e, più tardi, da Aragona, Castiglia e Navarra.
«segue»

Papa
Urbano VI

(1378-89)

Antipapa avignonese
Clemente VII
(1378-94)

ANNO 1379





1379
ducato d'Austria e di Stiria
Albrecht III [dalla Treccia/l’Astrologo]
Albero genealogico
(Wien 1348 - Laxenburg 1395)
figlio di Albrecht II [il Saggio] e della c.ssa Johanna von Pfirth;
1365-79, duca d’Austria e Stiria;
succeduto al fratello Rudolf IV [l'Ingegnoso], regge il ducato (fino al 1379) con l'altro Leopold III [il Valoroso];
nel 1366 sposa Elisabeth di Bohemia (o di Lussemburgo) († 1373);
1374-79, duca in Inner-Istria e Windische Mark;
1379-95, duca d’Austria;
per sopravvenuti contrasti con il fratello Leopold III [il Valoroso] (con cui ha finora retto il ducato), con il trattato di Neuberg si arriva ad una divisione dei territori che darà vita alle due linee, albertina e leopoldina, della casa d'Asburgo: a lui tocca l'Alta e Bassa Austria
[la riunificazione delle due linee sarà effettuata dopo il 1457 da Friedrich III (V come duca d'Austria)];




Leopold III [il Valoroso]
Albero genealogico
(Wien 1351 - Sempach 1386)
figlio di Albrecht II [il Saggio] e della c.ssa Johanna von Pfirth;
1365-79, duca d’Austria e Stiria;
succeduto al fratello Rudolf IV [l'Ingegnoso], regge il ducato (fino al 1379) con l'altro Albrecht III [dalla Treccia];
nel 1365 sposa Viridis Visconti († 1414);
1379-86, duca di Stiria, Carinzia, Carniola e Istria,
conte del Tirolo
ecc.;
per sopravvenuti contrasti con il fratello Albrecht III [dalla Treccia] (con cui ha finora retto il ducato), con il trattato di Neuberg si arriva ad una divisione dei territori che darà vita alle due linee, albertina e leopoldina, della casa d'Asburgo: a lui tocca la Stiria, Carinzia, Carniola e Tirolo
[la riunificazione delle due linee sarà effettuata dopo il 1457 da Friedrich III (V come duca d'Austria)];




1382-86, signore di Terst;


1379
-


1379
REGNO d'UNGHERIA e REGNO di POLONIA
Luigi I [il Grande]
Albero genealogico

(Višegrad 1326 - Trnava 1382)
figlio di Charles I Robert d'Angiò, re d'Ungheria, e di Elisabetta di Polonia (sorella di re Kazimierz III [il Grande])
1342-82, re d'Ungheria (Lajos I);
succeduto al padre, eredita uno stato solido e finanziariamente fiorente che gli fornisce le basi per un'ambiziosa politica estera;
nel 1343, seguendo i suggerimenti di frate Roberto, invia i propri ministri a Clemente VI per far valere i diritti di suo fratello Andrea sul regno di Napoli non in quanto marito di Giovanna ma come erede dell'avo Charles Martell; per sedare la controversia ed essendo Andrea e Giovanna ancora minorenni il papa pensa di inviare un legato a Napoli (Bolla del 18 novembre);
nel 1344 combatte al fianco dello zio Kazimierz III [il Grande] di Polonia contro lituani e tatari;
nel 1345 suo fratello Andrea, marito della regina Giovanna I di Napoli, viene assassinato;
nel 1347, a inizio dicembre, dopo aver minacciato di invadere il Regno di Napoli, il re arriva a Verona dove si assicura l'approvazione e l'appoggio di Mastino della Scala, signore della città;
nel 1348, invaso il Regno di Napoli e costretto alla fuga la regina, accetta cordialmente Carlo di Durazzo e gli altri reali che ad Aversa gli presentano il figlioletto di Giovanna; dopo aver chiesto al duca dove fosse la finestra da cui era stato gettato il corpo del fratello Andrea d'Ungheria e sentendosi rispondere che non lo sapeva, gli fa di brutto tagliare la testa, fa prendere molti nobili che ritiene colpevoli e li manda in Ungheria assieme al figlioletto [vi morirà poco dopo]; si avvia verso Napoli con le sue truppe che avanzano con davanti lo stendardo in cui è raffigurato il dipinto di Andrea strangolato; arrivato nel castello nuovo, senza udir nessuno, toglie a molti e dà ad altri onori e incarichi, ma li pone tutti sotto l'autorità del vescovo ungherese Varadino;
mentre sono già trascorsi quattro mesi dal suo ingresso a Napoli, scoppia a causa del sudiciume la peste tra le sue truppe; non riuscendo inoltre ad ottenere l'appoggio di papa Clemente VI, è costretto ad abbandonare l'impresa nel Regno di Napoli; nomina prima il barone tedesco Corrado Lupo suo vicario e Gilforte Lupo castellano di Napoli;
nel 1349, chiamato da Corrado Lupo in aiuto degli ungheresi a Napoli, giunge con nuove armate in Puglia, prende Trani e Aversa costringendo Giovanna alla fuga a Gaeta;
nel 1350 da Napoli si reca a Roma dove, rifiutato il titolo di re che gli è offerto, fa le sue devozioni nel Giubileo;
nel 1352, avvisato dal legato pontificio quanto fosse pericoloso continuare la guerra contro il volere del papa, firma un accordo in base al quale la regina ha di nuovo il regno e la pace;
[alcuni scrittori parlano di 300 mila fiorini versati al re ungherese dalla regina per le spese della guerra e da questi poi donati alla chiesa romana]
certo è che il pontefice invia il vescovo di Bracara a incoronare Giovanna e Luigi di Taranto re di Napoli;
nel 1358 combatte una guerra contro Venezia riuscendo, grazie all'aiuto di Genova e di Francesco da Carrara, ad impadronirsi della Dalmazia fino a Durazzo: si assicura così il controllo dell'Adriatico;
1370-82, re di Polonia;
succeduto alla morte di Kazimierz III [il Grande] in base ad un accordo precedentemente stipulato tra suo padre ed il sovrano polacco; invia a rappresentarlo la madre Elisabetta;








1379
-


1379
REGNO di GERMANIA e REGNO di BOEMIA
Václav IV
Albero genealogico
(Norimberga 1361 - Praga, Schloß Kunratitz, 1419)
figlio dell'imperatore Carlo IV e di Anna di Schweidnitz-Jauer;
nel 1363 viene associato dal padre al trono boemo;
nel 1370 sposa Johanna di Baviera († 1386);
1373-78, elettore di Brandeburgo [Wenceslas II];
1376-1400, re di Germania [Wenzel I];
1378-1419, re di Boemia [Václav IV];
nel 1378, per quanto riguarda lo scisma, egli si schiera dalla parte del papa romano;




1383-1419, duca di Lussemburgo;





1379
-


1379
ducato di Baviera
Stefan III di Wittelsbach
Albero genealogico

(1337 ca - Niederschönenfeld bei Donauwörth 25.9.1413)
figlio di Stefano II, duca della Bassa Baviera, e di Elisabetta di Sicilia;
1364, sposa Taddea Visconti, figlia di Bernabò, appoggiando la politica del suocero contro papa Gregorio XI;
1375-1413, duca di Baviera-Ingolstadt;
alla morte del padre governa la Baviera Superiore;


 

 

1379
IMPERO BIZANTINO
Giovanni V Paleologo
Albero genealogico

(n. 1331 - † 1391)
[Calojanni]
figlio di Andronico III e di Anna di Savoia;
1341-47, 1354-91, imperatore;
con l'aiuto di Genova e dopo aver costretto Giovanni VI Cantacuzeno ad abdicare;
nel 1361, minacciato dall'avanzata turca, si rivolge a Innocenzo VI per proporre l'unione delle due chiese;
nel 1362, sempre minacciato dall'avanzata turca, si rivolge ora anche a Urbano V per proporre l'unione delle due chiese, sperando di ottenere un aiuto militare;
nel 1365 la crociata bandita da Urbano V si dirige verso l'Egitto ed egli viene aiutato solo dal cugino Amedeo VI di Savoia [il Conte Verde];
1369-71, si reca a Roma per abiurare pubblicamente [reggente è il figlio Andronico IV Paleologo], ma la sua conversione rimane un atto meramente individuale, per il rifuto del papa di convocare il concilio richiesto dalla chiesa greca;
spostatosi a Venezia, conclude un trattato che impegna la città (dietro la cessione dell'isola di Tenedo) ad aiuti finanziari, che però non gli vengono concessi perché il figlio Andronico IV rifiuta di consegnare l'isola;
nel 1371, tornato a Costantinopoli, preferisce farsi vassallo del sultano Murad I che nel frattempo, con la vittoria sui macedoni a Cernomen, sulla Marica, ha sottomesso i territori dei Balcani;
nel 1373 il figlio Andronico gli si ribella apertamente dopo essersi accordato con il principe ottomano Sandzi Celebi, pure in dissidio col padre Murad I;
sedata la ribellione, ambedue vengono privati del diritto alla successione e imprigionati;
nel 1376 viene spodestato dal figlio Andronico, con l'aiuto di Genova che aspira (in concorrenza con Venezia) al possesso di Tenedo.
1379
già spodestato dal figlio primogenito Andronico IV, fugge dal carcere assieme al figlio Manuele II;
viene rimesso sul trono dai veneziani e dal sultano Murad I (sotto condizione però di un semivassallaggio);
Andronico IV e il figlio Giovanni VII, perdonati e reintegrati nel diritto alla successione, ottengono il possesso di Selimbria, Eraclea, Rodosto e Panido, che governano come principi autonomi, sotto l'influenza ottomana;



Manuele II Paleologo
Albero genealogico

(n. 1350 ca - † 1425)
figlio di Giovanni V;
1373-1390, coimperatore;
dopo un periodo di permanenza alla corte del sultano Bayezid, quando l'impero è ormai ridotto soltanto alla Morea e alla città di Costantinopoli;
nel 1375 viene privato del diritto alla successione e imprigionato;
1379
già spodestato dal fratello Andronico IV, fugge dal carcere assieme al padre Giovanni V e viene rimesso sul trono come coimperatore;




1391-1425, imperatore;



Andronico IV Paleologo
Albero genealogico

(n. 1348 - † 1385)
figlio primogenito di Giovanni V e di Elena Cantacuzena;
1376-1379,
riuscito ad evadere dal carcere, aiutato dai genovesi, entra in Costantinopoli dove fa prigionieri il padre ed il fratello Manuele II; cede poi Tenedo ai genovesi (suscitando l'opposizione di Venezia che occupa l'isola) e Gallipoli agli ottomani;
1379
Luglio
il padre Giovanni V e il fratello Manuele II fuggono dal carcere e, alleatisi con Venezia, riprendono il potere;



1379
-

1379
IMPERO di TREBISONDA
[impero trapesuntino]
Alessio III
Albero genealogico

(? - ?)
figlio di ;
1349 (dal 22 dic) - (al 20 mar) 1390, gran comneno di Trebisonda - autokrátor dei romani;


Bailo veneziano
Vittore Barbarigo (vice)
(1376-84)
1379
-

1379
Osmanli od Ottomani
Murad I
(? - ?)
figlio di Osman I (fondatore degli Osmanli od Ottomani) di una schiava greca;
1359-89, "capo" degli Ottomani;
indirizza risolutamente verso i Balcani l'espansione ottomana.
nel 1361 conquista Adrianopoli (Edirne dal 1365), poi tutta la Tracia, la Macedonia, Salonicco e la Bulgaria;
nel 1365 sposta la capitale da Bursa ad Adrianopoli [che ora diventa Edirne].
[- Amasya, vicino al Mar Nero (I capitale ottomana);
- Bursa ( II capitale ottomana);
- Edirne (III capitale ottomana e la prima sul suolo europeo).]






1379
Nell'esercito, a fianco dei due gruppi già creati (1334) dal padre,
- sipahi (cavalleria)
- piyade (fanteria), ha inserito i
- yeni-ceri (truppa nuova) "giannizzeri";

1379
REGNO di CIPRO e di GERUSALEMME
Pietro II di Lusignano
Albero genealogico

(1357 - 1382)
figlio di Pietro I e di Leonora di Aragona († 1416);
conte di Tripoli
1369-82, re di Cipro e d’Armenia;
1369-82, re di Gerusalemme (titolare);
nel 1378 sposa Valenza Visconti († 1393 ca);




1379
-


1379
IMPERO di SERBIA
Stefano X Uroš V Decanski
(? - ?)
figlio di Stefano IX Decanski;
1355-?, imperatore di Serbia;


 
-
1379
-


Olav IV († 1387) Albero genealogico
figlio di Haakon VI e di Margherita di Danimarca;
1375-87, re di Danimarca;
sotto la reggenza della madre;
1380-87, re di Norvegia;

Haakon VI (n. 1340-† 1380) Albero genealogico
figlio di Magnus VII re di Norvegia e di Svezia;
1355-80, re di Norvegia;
1362-71, re di Svezia;
in seguito alla morte del padre (1374) e del suocero Valdemaro IV (1375) gli rimangono, oltre alla Norvegia, solo alcuni possedimenti nella Svezia occidentale e una rivendicazione sulla Danimarca per il proprio figlio Olaf;

Alberto di Meclemburgo (Kloster, Falun 1340 ca-Bad Doberan, Rostock 1412) Albero genealogico
figlio di Alberto II di Meclemburgo e di Eufemia, sorella di Magnus VII;
1363-89, re di Svezia;
1388-1412, duca di Meclemburgo (Alberto III);

1379
RUSSIA
Demetrio IV [Donskoj = vincitore del Don]
Albero genealogico
(n. 1350 - †1389)
figlio del principe Demetrio III di Suzdal';
1359, alla morte del padre il principe Demetrio III di Suzdal' tenta di farsi concedere dai khan dell'Orda d'Oro il titolo di gran principe di Danimarca, Svezia e Norvegia - Russia; poiché l'Orda d'Oro è in piena guerra civile, entrambi i principi, quello di Suzdal' e quello di Mosca riescono ad ottenere l'ambito titolo;
1362-89, gran principe di Mosca e di Vladimir;
succeduto al padre sotto la tutela del metropolita Alessio;
solo nel 1363 gli viene confermato il titolo grazie all'azione di Alessio e la fedeltà dei moscoviti; inzia subito la sua politica tendente ad affermare la sua egemonia sugli altri principi russi;


 
-
1379




1379
REGNO di FRANCIA
Charles V [il Saggio]
Albero genealogico
(Vincennes 1338 - castello di Beauté-sur-Marne 1380)
figlio di Jean II [il Buono] e di Judith [Bonne] de Luxembourg
1349, è il primo degli eredi al trono di Francia a portare il titolo di "delfino";
1356-60, regge il trono finché il padre è prigioniero a Londra;
nel 1357 negozia la tregua di Bordeaux e cerca di mettere insieme l'esorbitante somma richiesta dagli inglesi per il riscatto paterno, tre milioni di scudi d'oro; a tale scopo è costretto a riunire gli stati generali che gli strappano una serie di concessioni [incorporate poi nella Grande ordinanza dello stesso anno], tali da limitare gravemente i poteri della monarchia;
nel 1358, febbraio-luglio, jacquerie (rivolta dei contadini);
nel 1359, posto fine con la forza alla jacquerie e al movimento di Etienne Marcel, cerca di concludere le trattative con Edward III d'Inghilterra;
- 1360: (maggio) trattato di Brétigny; (ottobre) pace di Calais;
nel 1364, non riuscendo a pagare il riscatto, re Jean II [il Buono] si dà nuovamente prigioniero agli inglesi ed egli torna così al governo come reggente;
1364-80, re di Francia;
[incoronato a maggio]
nel 1365 Jean IV duca di Bretagna fa atto di sottomissione alla corona francese;
suo fratello Philippe, duca di Borgogna, sposa Margherita, erede di Fiandra, Artois e Franca Contea;
la guerra castigliana gli serve per liberare la Francia dal flagello delle grandes compagnies di mercenari che, sempre guidate da B. du Guesclin e rimaste disoccupate dopo la pace di Calais, hanno tormentato per anni il suolo francese;
nel 1370 (novembre) Edward III d'Inghilterra denunzia gli accordi di Calais e si proclama re di Francia facendo così riprendere la "guerra dei cent'anni";
egli ora può contare sull'alleanza del re di Castiglia e del re di Scozia;







 
1379



1379
Fiandra
Louis II [de Mâle]
Albero genealogico
(Mâle, vicino Bruges 1330 - Lille 1383/1384)
figlio di Louis I [de Crécy] e di Marguerite di Francia;
1346-48, conte di Fiandra;
1346-84, conte di Nevers e conte di Rethel;
[confermato nel 1347 da Philippe de Valois]
nel 1347 sposa Margaret di Brabante († 1368)



1382-84, conte di Borgogna e conte d'Artois; signore di Salins;









 
-
1379
-


1379
ducato di Borgogna
Philippe II [l'Ardito]
Albero genealogico
(Pontoise, Parigi 1342 - Hal, Brabante 1404)
quartogenito di Jean II [il Buono] e di Judith [Bonne] de Luxembourg;
1356, combatte assieme al padre nella battaglia di Poitiers, meritiando il soprannome; ferito, segue il padre nella prigionia di Londra;
1360, al suo ritorno ottiene in appannaggio la Turenna;
1364-1404, duca di Borgogna;
ottenuto in appannaggio il ducato, diventa il capostipite della terza dinastia dei duchi di Borgogna che si estinguerà con Charles [il Temerario];
nel 1370 sposa la c.ssa Margueritte III di Fiandra († 1405);

 
-
1379



1379
SAVOIA
Amedeo VI [il Conte Verde]
Albero genealogico

(Chambéry 1334 - Castropignano, Campobasso 1383)
figlio di Aimone [il Pacifico] e di Iolanda del Monferrato;
1343-83, conte di Savoia, Aosta e Maurienne;
nel 1347, impossessatosi già di vari domini, genera la gelosia dei Visconti, dei marchesi del Monferrato e dei marchesi del Monferrato i quali impugnano le armi lasciandogli solo Chieri; segue la pace con i Visconti, con cui la casa Savoia stringe anche parentela, a danno dei marchesi di Saluzzo;
nel 1348, malgrado l'umanità che ha sempre inteso introdurre nelle leggi, in occasione della pestilenza il popolo fa scempio degli ebrei;
nel 1349 i Visconti si fanno mediatori della pace con i marchesi del Monferrato il che accresce le sue giurisdizioni nel Canavese; finisce qui infatti la discendenza dei Delfini di Vienna, sin dagli antichi tempi rivale della casa Savoia: erede è il primogenito del re di Francia;
nel 1350, terminata la tutela, assume il governo proseguendo nella politica filofrancese dei suoi tutori;
nel 1354 venuto alle armi con i francesi, vince la battaglia di Arbrette;
nel 1355 (maggio), con il trattato di Parigi, conclude la pace con i francesi; cedendo alla Francia quanto possiede nel Delfinato al di là del Rodano e del Guier, diventa padrone della provincia di Fossignì e della signoria di Gex [il peso di un omaggio alla Francia cesserà nel 1588];
sposa Bona di Borbone e, appoggiandosi anche all'impero, riesce a stabilire il dominio sabaudo sui feudi poco fedeli del Vallese, di Ginevra e di Sion, e acquisisce il Vaud; in Italia cerca di impadronirsi della marca di Torino, feudo del ramo collaterale dei Savoia-Acaia; da Karel IV riceve il privilegio delle appellazioni con gran vantaggio dei suoi popoli che sono in tal modo esonerati dall'obbligo di rivolgersi alla Camera imperiale;
nel 1356 cominciano i guai con i cugini principi di Acaia che dominano in Piemonte dipendenti dai conti di Savoia [vedi ingiustizia del 1285];
egli risolve il problema in maniera violenta, richiamando a sé il dominio del Piemonte, emanandovi nuove leggi, con qualche lagnanza da parte di Torino che si sente spogliata di alcuni diritti [poco tempo dopo il Piemonte sarà restituito ai cugini];
nel 1359 dichiara guerra al marchese Federico di Saluzzo che nega gli omaggi che già prestava ai principi di Acaia ora spogliati;
oltre Chieri, il Fossignì, Gex e il Canavese, ottiene in parte per eredità e in parte acquistata la baronia di Vaud;
anch'egli, come altri del suo tempo, fa uso di truppe mercenarie;
nel 1360 (aprile) mentre si trova nel castello di Rivoli, gli si presentano davanti i soldati Guido e Jacopo Provenza nonché Jacopo di Luserna, Jacopo Piossasco dei signori di None e Jacopo Provana di Piossasco, i quali a nome di tutti i gentiluomini e banderesi del Piemonte gli chiedono di rinnovare a favore della nobiltà piemontese i privilegi e le immunità ricevute a suo tempo dai principi di Acaia; egli acconsente concedendo loro determinate franchigie;
nel 1361 da Innocenzo VI riceve il patronato della celebre abbazia di San Michele della Chiusa, cosicché i monaci, privati di ogni giurisdizione, cessano di essere sovrani;
nel 1362, nel Canavese, le due potenti famiglie ghibelline dei conti di San Martino e dei conti di Valperga, avvilite da molte sciagure, si affidano a lui che riesce a liberare la zona dalle compagnie inglesi di ventura; non sono certo contenti i marchesi del Monferrato;
egli riceve da Charles IV l'investitura dei suoi stati ma rispetto ai domini originari della sua casa tale investitura deve intendersi di semplice protezione;
nel 1363 il marchese Federico di Saluzzo, che non gli ha reso omaggio, si dichiara vassallo di Bernabò Visconti;
nel 1364 la regina Giovanna gli cede la superiorità territoriale del contado di Ventimiglia; s'intromette nella successione in casa dei principi di Acaia di Filippo, figlio di Giacomo, favorendo le tresche della matrigna Margherita di Beaujeu;
nel 1365 l'imperatore Charles IV, diretto ad Avignone, passa per Chambéry dove lo elegge vicario imperiale in Italia, carica già avuta a suo tempo da due Tommasi e da Lodovico d'Acaia perpetuata per sé e i suoi discendenti con ampie giurisdizioni sopra molti principati ecclesiastici e sull'università di Ginevra;
nel 1366, raccolti molti denari per privilegio pontificio e con la vendita di preziose suppellettili, oltre le oblazioni dei peccatori che confidano nell'acquisto di beni spirituali promessi dal papa, alla guida di un drappello scelto di guerrieri si imbarca a Venezia per l'Oriente; presa Gallipoli per avere il passaggio dell'Ellesponto, giunge a Costantinopoli dove sente che l'imperatore bizantino recandosi ad abiurare come aveva promesso nelle mani di Ludovico re d'Ungheria, attraversando la Bulgaria era stato fatto prigioniero del re Stratimiro a Vidino; si impegna con la regina Elena di Cantacu zeno a liberarlo;
nel 1367 libera Giovanni V Paleologo, prigioniero a Vidino, che può così ritornare a Costantinopoli, ma di più non può fare: i musulmani hanno già sede a Adrianopoli [Edirne dal 1365] e si stanno espandendo, e i greci, oppressi dai turchi, odiano i latini e persistono nello scisma; tornato a Venezia, si reca a Viterbo in visita al papa Urbano V (ha appena trasferito la sede pontificia da Avignone a Roma) tornando poi nei suoi domini;
nel 1368 fa processare e uccidere Filippo d'Acaia assicurandosi la reggenza dello stato per il giovane Amedeo;
fonda la confraternita d'armi che poi diventerà l' "ordine del collare dell'Annunziata";
si reca quindi a Costantinopoli per combattere contro i turchi in difesa del cugino Giovanni V Paleologo e, occupate alcune fortezze in Bulgaria, inizia le trattative per il riavvicinamento delle chiese orientale e occidentale;
nel 1372 il marchese Federico di Saluzzo, che non gli ha reso omaggio e che nel 1363 si era dichiarato vassallo di Bernabò Visconti, si dichiara ora vassallo del nuovo Delfino di Vienna [alla fine di questa storia la casa di Saluzzo avrà in ogni caso la peggio];
muore intanto Giovanni, marchese del Monferrato, che ha affidato i figli alla tutela di Ottone di Brunswick; poiché gli viene chiesto di entrare nella lega antiviscontea cui partecipa anche il papa Gregorio XI, non dice di no, anche se si tratta di andare contro ad un proprio parente;
intanto la concessione del vicariato imperiale, avuta nel 1365, si restringe perché in alcuni stati d'Italia non viene riconosciuta la sua autorità; egli allora si vendica e così, sia in Savoia che in Piemonte, le famiglie che ricevono le investiture dall'imperatore sono sempre di meno;
mormora e strepita anche il clero ma alla fine anch'esso viene ristretto in più angusti confini;
crede di essere padrone anche di Ginevra, ma si sbaglia: il vescovo vi è principe e intende esserlo ancora;
nel 1373, postosi a capo della lega antiviscontea, penetra in Lombardia fino nel bergamasco e con la vittoria di Gavardo (maggio) occupa in breve tempo tutto lo stato visconteo fino a Brescia e a Bologna; ma deve tornare in Piemonte per difendere i suoi domini contro il marchese di Saluzzo alleato con i Visconti che, ridotto ormai a mal partito, si getta nelle braccia del re di Francia; la pace con i Visconti non è lontana e il parentado di Secondotto da Monferrato la rende più stabile;








 
-
1379
1378-79, lunghe e difficili trattative di pace;
riguardo allo scisma d'occidente appoggia l'antipapa Clemente VII (il cugino Roberto di Ginevra);
nelle lunghe e difficili trattative di pace riesce ad ottenere molte terre viscontee nel Biellese e nel Vercellese; Biella si affida a lui per avere una difesa contro i nemici che le suscita Giovanni Fieschi vescovo di Vercelli;

 

 


1379
REGNO d'INGHILTERRA
Richard II
Albero genealogico

(Bordeaux 1367-Pontefract, York 1400)
figlio di Edward [il Principe Nero] e di Giovanna di Kent;
1377-99, re d'Inghilterra;



Camera dei Lord
(House of Lords)
 
Camera dei Comuni
(House of Commons)
 

1379
la situazione nel regno è tesa per il dissidio politico tra il partito di corte (Giovanni di Gaunt) e il partito costituzionalista (sostenitori del defunto Edward [il Principe Nero]);



a

1379
ducato di Lancaster
Giovanni di Gaunt
Albero genealogico
(Gand 1340 - Londra 1399)
quarto figlio di Edward III;
1359, sposa la cugina Bianca, ultima erede dei duchi di Lancaster;
1362-99, duca di Lancaster;
assunto il titolo, diviene il capostipite del ramo dei Lancaster della dinastia degli Angiò-Plantageneti;
nel 1373, rimasto vedovo, sposa Costanza, figlia di Pedro [il Crudele], e in virtù di ciò si proclama re di Castiglia pur non riuscendo mai ad impossessarsi del trono;
durante gli ultimi anni del regno di Edward III è sostenitore della parte nobiliare laica avendo così frequenti scontri politici con il clero e con il fratello Edward [il Principe Nero], che tra l'altro lo accusano per l'appoggio dato a J. Wycliffe;
nel 1377, alla morte del padre egli serve con lealtà, nonostante le accuse di aspirare al trono, il nipote Richard II;



1379
-


a


1379
REGNO di SCOZIA
Robert II
Albero genealogico
(Paisley, Renfrewshire, Scotland 1316 - Dundonald Castle, Ayrshire 1390)
figlio di sir Walter Stewart e della p.ssa Marjory Bruce († 1316), figlia di Robert I (Bruce), re di Scozia;
7° Alto Maggiordomo di Scozia (dal 1326),
1371-90, re di Scozia;





1379
-


a

1379
REGNO di DANIMARCA
Olav IV
Albero genealogico
(† 1387)
figlio di Haakon VI e di Margherita di Danimarca;
1375-87, re di Danimarca;
sotto la reggenza della madre;




1380-87, re di Norvegia;


1379
-

1379
REGNO di NORVEGIA e REGNO di SVEZIA e d'ISLANDA
Haakon VI
Albero genealogico
(n. 1340 - † 1380)
figlio di Magnus VII re di Norvegia e di Svezia;
1355-80, re di Norvegia;
nel 1359, alla morte del fratello Erik, viene associato al trono di Svezia dal padre;
1362-71, re di Svezia;
mantiene il padre Magnus VII come coreggente;
nel 1363 rafforza la sua posizione sposando Margherita la figlia di Valdemaro IV di Danimarca;
nel 1364 viene ripetutamente battuto da Alberto di Meclemburgo, già riconosciuto re dai nobili svedesi;
nel 1375, in seguito alla morte del padre (1374) e del suocero Valdemaro IV (1375), gli rimangono, oltre alla Norvegia, solo alcuni possedimenti nella Svezia occidentale e una rivendicazione sulla Danimarca per il proprio figlio Olaf;


Alberto di Meclemburgo
Albero genealogico
(Kloster, Falun 1340 ca - Bad Doberan, Rostock 1412)
figlio di Alberto II di Meclemburgo e di Eufemia, sorella di Magnus VII;
1363-89, re di Svezia;
eletto con l'appoggio di un gruppo di nobili ribelli a Magnus VII e con il riconoscimento solenne del popolo;




1388-1412, duca di Meclemburgo (Alberto III);


1379
-

 


1379
REGNO di PORTOGALLO
Ferdinando I [il Bello/l'Incostante]
Albero genealogico
(Santarem 1345 - Lisbona 1383)
figlio di Pedro I [il Giustiziere] e di Costanza di Castiglia-Villena;
1367-83, re di Portogallo;
salito al trono durante un periodo di floridezza economica, è portato alle avventure galanti; superficiale e volubile mette spesso a repentaglio il favore e la buona disposizione dei sudditi;
nel 1369, dopo l'assassinio di Pedro I [il Crudele], avanza pretese sul trono di Castiglia e si impegna in una sfortunata guerra con Enrico II nuovo re di Castiglia e di León;
nel 1370 viene respinto nella sfortunata guerra mossa contro Enrico II;
nel 1372 sposa Leonor Telles de Menezes († 1386);
nel 1373, alleatosi con gli inglesi, riprende la guerra contro la Castiglia ma viene ancora sconfitto;
nel 1375, oltre a dare un grande impulso al commercio, favorendo con gravi fiscali la marina mercantile, ordina che le terre incolte vengano tolte ai proprietari e consegnate a chi s'impegni a lavorarle;



1379
-

a


1379
REGNO di CASTIGLIA e di LÉON
Enrique II
Albero genealogico

(Siviglia 1333 ca - Santo Domingo de la Calzada 1379)
figlio naturale di Alfonso XI [il Giusto] e di Leonor di Guzmán;
1350-69, conte di Trastamara;
alla morte del padre sale al trono di Castiglia e León il fratellastro Pedro I [il Crudele] a cui egli si oppone ben presto apertamente, avvalendosi in particolare delle risorse offertegli dalle sue terre nelle Asturie;
nel 1356, affiancatosi a Juan Alfonso de Albuquerque ex favorito del fratellastro, tenta una rivolta ma il tentativo fallisce; la lotta tra i due prosegue nell'ambito della "guerra dei cent'anni" in corso tra Francia e Inghilterra;
nel 1365 conquista quasi tutta la Castiglia, grazie all'appoggio dell'Aragona e anche delle grandes compagnies di mercenari, al comando di B. du Guesclin, inviate in suo aiuto dal re di Francia Carlo V;
nel 1366 (marzo) , riesce ad occupare quasi tutta la Castiglia ed essere eletto sovrano a Calahorra;
nel 1367, nella battaglia di Nájera contro Pedro I [il Crudele] a favore del quale si è schierata l'Inghilterra con il principe di Galles Edward [il Principe Nero], viene gravemente sconfitto ed è costretto a fuggire;
1369-79, re di Castiglia e di León;
salito al trono deve affrontare il re di Aragona, divenuto suo nemico, il Portogallo e la Navarra;
nel 1372, essendosi nel frattempo il principe Giovanni di Gand, duca di Lancaster e genero di Pedro I [il Crudele], proclamato re di Castiglia e di León, egli lo sconfigge nella battaglia navale a La Rochelle;
con azioni rapide ed efficaci induce poi alla pace o alla tregua gli altri suoi nemici;
1379
a Santo Domingo de la Calzada, poco prima di morire firma la pace con Carlos II [il Malvagio] re di Navarra.


JUAN I
Albero genealogico

(Epila 1358 - Alcala de Henares 1390)
figlio di Enrique II e di Juana de Penafiel († 1381);
nel 1375 sposa Leonor di Aragona († 1382);
1379-90, re di Castiglia e di León;





1379
-
a


1379
REGNO di NAVARRA
Carlos II [il Malvagio] 
Albero genealogico
(n. 1332 - † 1387)
figlio di Philippe III, conte d’Evreux, e di Juana II, regina di Navarra;
discende per parte di madre da Philippe IV [il Bello] e per parte di padre dal fratello di quest'ultimo Louis d'Evreux;
1343, conte d'Evreux;
1349-87, re di Navarra;
[incoronato re (ottobre) svolge la sua attività soprattutto con la Francia.]
nel 1351 sposa Jeanne, figlia di Jean II [il Buono] re di Francia, tentando invano di accattivarsi il cugino;
1353-87, conte di Beaumont;
nel 1355, con il trattato di Valogne, cede il Cotentina al cugino Jean II [il Buono];
nel 1356 (aprile) viene fatto imprigionare da Jean II [il Buono], esasperato perché egli ha cercato di coinvolgere nei suoi intrighi lo stesso delfino di Francia;
1356-58, rivolta di Etienne Marcel;
nel 1358, liberato, reprime nel sangue la jacquerie che devasta le campagne francesi, a fianco del cognato Charles (futuro Charles V [il Saggio]), reggente di Francia per il padre Jean II [il Buono], prigioniero degli inglesi;
nel 1364 (maggio), dopo aver ripreso le ostilità, le sue truppe vengono sconfitte a Cocherel dalle truppe regie, guidate da Bertrand du Guesclin;
nel 1378 una suo nuova cospirazione viene repressa da Charles V [il Saggio] che stavolta gli toglie i possedimenti del Cotentin, salvo Cherbourg.


 
1379
-

1379
REGNO di ARAGONA e di CATALOGNA
Pedro IV [il Cerimonioso]
Albero genealogico
(Balaguer, Lérida 1319 - Barcelona 1387)
figlio di Alfonso IV [il Bonario] e della c.ssa Teresa de Urgel;
1336-45, re d'Aragona;
succeduto al padre, si dedica subito al consolidamento della sua sovranità; stipula subito un trattato con il re di Granada, mantenendo d'ora in poi rapporti generalmente buoni con i musulmani;
nel 1338, luglio, sposa Maria d’Evreux [o Marie di Navarra] († 1347);
nel 1339 pretende un giuramento di vassallagio da Giacomo II re di Maiorca;
1345-87, re d'Aragona e di Catalogna (Pedro III);
in seguito alla ribellione di Giacomo II, re di Maiorca, occupa l'isola;
nel 1347 nelle cortes di Saragozza è costretto a confermare alla unión aragonesa il privilegio già concesso da Alfonso II, cercando quindi rifugio in Catalogna;
morta (aprile) la prima moglie Maria d’Evreux, si risposa (novembre) con Leonor di Portogallo († ott 1348);
nel 1348 sconfigge la unión di Valenza e la unión di Aragona;
muore (ottobre) anche la seconda moglie, Leonor di Portogallo;
nel 1349 Giacomo II, re di Maiorca, cade nella battaglia di Lluchmayor nel tentativo di riconquistare l'isola;
sempre aspri sono intanto i suoi rapporti con la nobiltà aragonese che gli rimprovera di aver infranto consuetudini radicate (anteponendo ad es. nella successione al trono la figlia Costanza a suo fratello Giacomo); ma morto il fratello (forse avvelenato) si calmano le lotte per la successione;
(agosto) sposa (sua terza moglie) Leonor di Sicilia († apr 1375);
nel 1350 mentre continua nel suo progetto di ricomporre l'unità di tutti i territori già pertinenti alla casa aragonese, fallisce ora il suo proposito sul regno di Murcia;
in Sardegna, la ribellione di Mariano IV d'Arborea, sostenuto da Genova, mette a dura prova le truppe aragonesi;
nel 1352 alleatosi con Pisa e Venezia, sconfigge la flotta genovese a Costantinopoli;
nel 1353 alleato ancora con Pisa e Venezia, sconfigge ad Alghero la flotta genovese, andata in aiuto in Sardegna a Mariano IV d'Arborea;
nel 1354 neppure il suo intervento personale in Sardegna né la conquista di Alghero riescono però a ristabilire decisamente l'autorità aragonese sull'isola;
nel 1356 a seguito di alcuni incidenti sul mare divampa una lunga e incerta guerra tra Aragona e Castiglia;
nel 1358 fa uccidere il nipote Giovanni (figlio del marchese di Tolosa, suo fratello).
nel 1363 neppure l'accordo di Murviedro riesce a por fine alla guerra in atto dal 1356 tra Aragona e Castiglia; egli allora passa a sostenere, contro Pedro I [il Crudele], l'azione del fratellastro Enrico di Trastamara;
nel 1366 il fratellastro Enrico di Trastamara, grazie all'intervento in suo favore delle grandes compagnies comandate da B. du Guesclin, riesce a prevalere contro Pedro I [il Crudele];
nel 1369 il fratellastro Enrico di Trastamara sale sul trono di Castiglia col nome di Enrico II;
nel 1377
la Sicilia pure sta nei suoi progetti; infatti egli ha mandato in sposa la figlia Costanza a Federico III [il Semplice] re di Trinacria, poi egli stesso ne ha sposato la sorella Eleonora; ora, alla morte di Federico III [il Semplice] senza figli maschi, ne rivendica il regno, invocando una clausola testamentaria propria di quest'ultimo, che vieta la successione femminile; dinanzi all'opposizione del papa e degli Angioini, egli cede i propri diritti personali sull'isola al figlio Martino (Martino [il Vecchio]) e prepara le nozze tra Maria, figlia ed erede di Federico III [il Semplice], e il figlio di questo, Martino [il Giovane];
annette intanto i ducati catalani di Neopatria e Atene, dipendenti dalla Sicilia, che alla morte di Federico III [il Semplice] avevano chiesto l'annessione all'Aragona;
nel 1378 sostanzialmente neutrale rispetto allo scisma, ha tuttavia qualche preferenza verso i pontefici di Avignone;


1379
-
a

 


1379
PIEMONTE
Amedeo di Savoia-Acaia
Albero genealogico
(1362-1402)
figlio di Giacomo e fratello di Filippo II;
1368-1402, signore di Piemonte;
1368-1402, principe di Acaia [titolare];
solo nel 1377, uscito di minorità e giurato omaggio, entra in possesso dei domini paterni;




 
1379
-


1379
Monferrato
Giovanni III
Albero genealogico
(† ?)
figlio del marchese Giovanni II Paleologo e di Isabella di Maiorca;
1378-81, marchese di Monferrato;




1379
-

1379
MILANO
Bernabò Visconti
Albero genealogico
(1323 - 1385)
figlio di Stefano (fratello di Giovanni) e di Valentina Doria;
1346, viene allontanato da Milano;
- sposa Regina della Scala († 1384);
1354-85, signore di Milano;
(con i domini orientali: Bergamo, Brescia, Cremona e Crema)


Gian Galeazzo Visconti
Albero genealogico
(† 1402)
figlio di Galeazzo II (fratello di Bernabò) e di Bianca di Savoia;
1378-95, signore di Milano;
(con la corte a Pavia, in comune Milano e Genova, e i domini occidentali: Como, Novara, Vercelli, Asti, Alba, Alessandria e Tortona)
nel 1378 acquista Asti;



1395-1402, duca di Milano;




1379
Pavia,


1379
signorie di Verona e Vicenza
Bartolomeo II della Scala
Albero genealogico
(† 1381, assassinato)
figlio naturale di Cansignorio I;
1375-81, signore di Verona e Vicenza;
 


 

 

1379
nel 1362 gli scaligeri hanno siglato un patto d'alleanza antivisconteo con il cardinal legato Egidio Albornoz e con Estensi e Carraresi, ma si sono messi in contesa con i Gonzaga di Mantova.



1379
signoria di Padova
Francesco Novello I da Carrara [il Vecchio]
Albero genealogico

(† Monza 6 ott 1393, prigioniero)
figlio di Jacopo II e di Lieta Forzaté;
- 1345, sposa Fina Buzzaccarini († 1378);
19 dic 1350 - 17 dic 1355, 7° signore di Padova;
[assieme allo zio Jacopino)
17 dic 1355 - 29 giu 1388, 7° signore di Padova;
[da solo]
nel 1374 (gennaio) è stato scoperto e soffocato un attentato contro di lui. La cospirazione è stata ispirata dal fratello Marsilio da Carrara.


 
1379
-


1379
REPUBBLICA DI VENEZIA
"La Serenissima"
Andrea Contarini
Albero genealogico
(Venezia 1300/1302 - Venezia 5 giu 1382)
figlio di Nicolò e di ?; ha cinque fratelli;
1368-82, doge di Venezia; [60°]
- nunzio pontificio: ? (? - ?)
- ambasciatore di Spagna: ? (? - ?)
1379
1376-81, guerra di Venezia con Genova;
con l'aprirsi della stagione il senato invia in Istria 11 galee, alcune navi per caricare grano in Puglia e una grossa nave carica d'armi e di attrezzi diretta in Candia per l'allestimento di galee come ordinato da quel regno, ma sopraffatte da una burrasca le galee si sbandano e la nave carica d'armi è costretta a rifugiarsi nel porto di Ancona dove trova un altro legno proveniente dalla Soria. Qui i legni veneziani sono attaccati, senza che la fortezza faccia nulla per impedirlo, da 13 galee genovesi che riescono a trafugare la nave carica del ricco bottino. Il governo, frodato dagli anconetani e beffato dai genovesi, decide di rinviare ad un momento più propizio la resa dei conti.
L'armata ferma a Pola si è rinvigorita ma la nuova ciurma è ancora troppo inesperta per fronteggiare i genovesi, tuttavia il Pisani esce dal porto e si schiera per affrontare il nemico. Scontratesi subito le navi dei due generali, Donato Zen uccide il genovese Luciano Doria sottomettendo la sua galea; altre, che stanno per subire la stessa sorte, fuggono verso un'insenatura della costa da dove spuntano 10 galee genovesi che obbligano i legni veneziani a mettersi in fuga: il comandante stesso rischia la vita. Alla fine della giornata 15 galee veneziane, con ciò che rimane delle loro ciurme, cadono in mano al nemico; nei lidi circostanti pochi si salvano, rimanendo prigionieri 2000 soldati e molti nobili veneziani.
Mentre Venezia trema e punisce i suoi capi responsabili di tanto scempio, Genova esulta ed il suo nuovo comandante generale Pietro Doria, con un'armata di 48 galee, occupa le terre di Umago e di Rovigno mentre resistono Pola e Arbe; i genovesi penetrano sino alla bocca di porto San Nicolò dove sottomettono la nave di Tomà Mocenigo proveniente dalla Soria con indignazione e spavento dei veneziani che mai hanno visto finora Venezia così offesa.
Viene subito eletto generale sopra i Lidi Leonardo Dandolo con due provveditori, Leonardo Mocenigo ed Ermolao Venier; il comando delle milizie viene dato a Giacomo Cavalli a cui sono assegnati 2000 fanti e 4000 cavalieri, oltre a un buon numero di balestrieri; il monastero di San Nicolò situato nel Lido viene fortificato e alla bocca di porto vengono ancorate tre grosse navi cariche di attrezzi e guarnite di numerose milizie.
I genovesi, occupata e devastata la terra di Palestrina, passano ad espugnare Chioggia di cui, non conoscendo la città, incendiano soltanto la parte rivolta ad oriente (la Chioggia piccola per i suoi abitanti); se ne ritornano quindi ad Ancona da dove, restaurato le galee e dato respiro alle ciurme, tornano trionfanti a Zara con le insegne veneziane conquistate in battaglia.
A Venezia viene ordinato l'allestimento di 15 galee [un numero superiore non è possibile per i danni appena subiti e perché le altre si trovano alcune nel levante, alcune in difesa delle varie piazze ed alcune di scorta ai vascelli mercantili]; di queste si riesce ad armarne soltanto sei anche perché il popolo si rifiuta di prendere servizio per aver i i nobili condannato al carcere il valoroso Vettor Pisani.
Questa è la forza attuale di Venezia, mentre Genova, pentita di non aver dato l'affondo alla vittoria, ritorna per terminare l'opera. Occupato il porto di Chioggia, i genovesi assediano la città mentre Francesco da Carrara è intanto avanzato con molte genti per il vecchio alveo del fiume Brenta, evitando gli assalti del forte di Monte Albano ben presidiato, ed in poche ore è riuscito a scavare con il lavoro di molti contadini un profondo canale grazie al quale può inviare in campo alleato vettovaglie, truppe e materiale; a nulla servono i tentativi di Giovanni Civrano, inviato dal senato, di impedire il ricongiungimento del carrarese ai genovesi assedianti.
Podestà di Chioggia è Pietro Emo, alla difesa lo assistono due provveditori Niccolò Contarini e Giovanni Mocenigo; il presidio è composto di 3500 soldati sotto la direzione di Baldo Galluccio bolognese, Niccolò Gallianico, Ircio Pisani e Niccolò Darserio, capitani molto noti.
I genovesi, dopo vari e cruenti assalti, entrano a Chioggia dove viene subito ammainata la bandiera di San Marco e issate le insegne degli alleati. È quindi data via libera allo sfogo dei soldati: sono uccise 6000 persone, tra militari e civili, molti sono fatti prigionieri, pochi riescono a fuggire, chi a nuoto chi su piccole barche; nella divisione dei prigionieri Francesco da Carrara, oltre alla quota che gli spetta, pretende, dietro versamento di una somma di denaro, i due capitani Niccolò Gallianico e Baldo Galluccio che subito, dietro suo ordine, vengono decapitati.
Caduta la città di Chioggia e con essa le torri e le terre che la circondano, il carrarese consiglia all'armata di procedere alla conquista delle isole veneziane, visto il momento di gran confusione in cui si trovano i loro abitanti che, in effetti, stanno correndo da una parte all'altra cercando di nascondere le loro gioie, l'oro e le cose più preziose.
Il senato invece sta con ogni mezzo tentando di difendere la Repubblica e allestisce nuove galee che destina al comando di Taddeo Giustiniani cercando nello tesso tempo di raccogliere più gente possibile alla difesa; ma il popolo reclama a gran voce Vettor Pisani a dirigere l'armata, al che il senato con decreto fa uscire di prigione il comandante che, all'inizio solo aggiunto al generale Cavalli per la difesa dei lidi, viene alla fine e con un secondo decreto nominato generale dell'armata e destinato alla difesa della parte di Venezia situata tra la città e i confini con i signoria di Padovani. A questo punto molti cittadini cominciano ad arruolarsi vicino al tanto venerato capitano Vettor Pisani.
In soli tre giorni vengono allestite 6 galee e molti legni minori con i quali Vettor Pisani esce dalla città e rivedute col generale Cavalli le fortificazioni dei lidi vi fa aggiungere nuove opere, costruire due forti e con vascelli affondati e palizzate assicura i canali confinanti con l'isola di San Spirito e verso Santa Marta, disponendo molti legni leggeri a scorrere le acque durante la notte per evitare cattive sorprese.
I genovesi si impadroniscono di Poveglia e di Malamocco, isole poco lontane dalla città, pur tuttavia necessitano di molte cose per il loro sostentamento; quello che invece accresce l'apprensione dei veneziani è l'assedio della città di Treviso tentato dal re d'Ungheria [secondo alcuni dal figlio Carlo] con 10.000 soldati. Anche se corre voce che lo stesso re abbia dato disposizione al figlio di ascoltare gli ambasciatori veneziani e quelli degli alleati in caso avesse inteso parlare di pace. Anche se questa è ben lontana, cessa però l'assedio di Treviso in quanto Carlo abbandona l'impresa, dopo alcuni attacchi senza successo, tornandosene in Ungheria.
Mentre qualcuno già ventila l'idea di trasferire la sede della Serenissima nel regno di Candia o nell'isola di Negroponte, giunge notizia che alcune barche veneziane hanno sottomesso una galea nemica ed altri legni facendo prigioniero Usserio da Savona destinato alla custodia del nuovo taglio effettuato da Francesco da Carrara.
Decisosi all'azione e non più alla difesa, il senato fa allestire 40 galee a cui destina i governatori, ognuno col suo stendardo di modo che tutti gli abitanti che lo desiderano possano arruolarsi sotto l'uno o l'altro. Con queste forze e con la squadra di Carlo Zen richiamata in patria con vari messi ci si convince di poter sconfiggere il nemico. In soli due giorni è pronta la nuova armata di 34 galee, di più non potendo per mancanza di ciurme. Lo stesso doge ne vuole essere il direttore, nonostante i suoi 72 anni. Il senato, per supplire agli stipendi necessari al mantenimento di un tale numero di persone, promette con decreto di ascrivere alla Nobiltà Veneta 30 famiglie che si fossero distinte negli aiuti corrisposti all'impresa e per quelle di condizione inferiore che alla fine dell'impresa la pubbica cassa avrebbe dispensato 5000 ducati: decreto ratificato anche dal Consiglio Maggiore.
Intanto sul Lido Giovanni Barbarigo respinge un attacco dei genovesi usciti da Malamocco conquistando diverse barche di vettovaglie; viene espugnata la torre di Sirocco e si impedisce ad ogni costo l'arrivo di aiuti dal mare a Chioggia; in terraferma non ci sono problemi perché ben vigila Vettor Pisani.

Dicembre
22
, il doge avanza con la sua armata per la parte interna dei lidi mentre all'esterno tre vascelli destinati a chiudere il porto sono scortati da una grossa squadra.
I genovesi invitano intanto Pietro Doria a tentare qualche operazione di disturbo verso il porto di Chioggia, al che egli invia molte squadre di soldati contro i veneziani i quali, confusi e spaventati dal maggior numero del nemico, abbandonano le navi lasciandole così incendiare; queste, una volta affondate, chiudono completamente l'unica possibilità di uscita ai legni genovesi. Subito vengono spediti con 10 galee presso il porto di Brondolo i provveditori Vettor Pisani e Taddeo Giustiniani: Pietro Doria comprende benissimo la manovra veneziana ma nulla può fare ormai per i suoi 10.000 soldati se non accelerarne la sconfitta con un risoluto attacco.




1379
signorie di Ferrara, Modena, Rovigo
Niccolò II [lo Zoppo]
Albero genealogico

(1338 - 1388)
figlio di Obizzo III d'Este e di Lippa Ariosti;
1352-88, signore di Modena;
1361-88, signore di Ferrara e Rovigo;
nel 1363 sposa Verde (Viridis) della Scala († 1395)
1376-77, signore di Faenza;

Alberto I
Albero genealogico

(1347 - luglio 1393)
figlio di Obizzo III d'Este e di Lippa Ariosti;
1361/88-93, signore di Ferrara, Modena e Reggio;
si annette nuove terre tra cui Lugo, Bagnacavallo e Cotignola;
crea la cancelleria, la magistratura dei Dodici Savi;



1379
-

 

1379
REGNO di NAPOLI
Giovanna I
Albero genealogico

(Napoli 1326 - Aversa 1382)
figlia di Carlo d'Angiò duca di Calabria e di Margherita di Valois;
sposata ancora bambina ad Andrea d'Ungheria, fratello di Luigi I il Grande;
1343-81, regina di Napoli;
succeduta a soli 17 anni al nonno Roberto, ha escluso il marito dal governo;
nel 1345 (settembre) il marito Andrea d'Ungheria, viene fatto assassinare ad Aversa, per iniziativa, sembra, di Luigi di Taranto dei reali di Napoli, innamorato della regina;
avuta la notizia ella si reca subito a Napoli dove, ricevute le debite condoglianze dei nobili, dà ordine al conte Ugo Balzo di trovare e punire i mandanti e gli esecutori del delitto; individuati e processati, i colpevoli (due gentiluomini calabresi, Filippa Catanesi con il figlio e con la nipote) vengono messi a morte in carcere; ma le facili o corrotte guardie lasciano fuggire Carlo Artus e Bertrando suo figlio, Corrado di Catanzaro e Corrado Umfredo, gli strangolatori di Andrea, che trovano rifugio presso l'imperatrice di Costantinopoli; sui muri di tutta Napoli vengono affissi gli atti del Consiglio riunitosi subito dopo la fuga degli assassini ed in particolare quanto ha detto Giovanna stessa: «Io stessa mi recherei a fare incatenare quegli assassini, se il mio sesso e la mia dignità me 'l concedessero; ma scriverò all'imperatrice, e gli Artus e i Corradi morranno».
Ciò nonostante viene sospettata d'intesa con gli assassini del marito [anche se i giureconsulti contemporanei Baldo e Angelo da Perugia la ritengono innocente] e viene quindi attaccata dal cognato Luigi I d'Ungheria;
nel 1348, passata frattanto a nuove nozze con Luigi di Taranto, fatto Carlo duca di Durazzo, viceré di Napoli e consegnato a lui e agli altri reali il figlioletto affinché lo presentino al re d'Ungheria, fugge nel feudo di Provenza dove ottiene da papa Clemente VI la dispensa per la consanguineità nonché l'assoluzione dall'accusa di uxoricidio;
un legato apostolico viene inviato in Ungheria per trattare la pace;
subito dopo tuttavia, "venduta" la città di Avignone al papato per soli ottantamila fiorini d'oro di Firenze, torna con il marito a Napoli dove i sudditi, malmenati da Gilforte Lupo, si sono ribellati, e con l'aiuto di Niccolò Acciaiuoli, gran siniscalco del regno, tenta di ristablire l'autorità regia sul paese ancora corso dalle milizie ungheresi e dilaniato dai contrasti della grande feudalità;
nel 1362, alla morte del secondo marito Luigi di Taranto, passa a nuove nozze con Giacomo III di Maiorca, dal quale tuttavia viene abbandonata poco dopo;
nel 1365, dopo la morte di Acciaiuoli, gran siniscalco del regno, la situazione si aggrava;
nel 1375, morto anche Giacomo III di Maiorca, passa alle sue quarte nozze con Ottone di Brunswick;

 


1379
-

1379
REGNO di SICILIA
Maria
Albero genealogico

(1362/63 - Lentini 1401)
figlia di Federico III [lo Scemo] e di Costanza di Aragona;
1377-1401, regina di Sicilia;
sotto la tutela di Artale d'Alagona reggente del Regno;
il Vicario d'Alagona convoca a Caltanissetta i più grandi feudatari del Regno per deliberare intorno al governo dell'isola nel periodo della minore età di Maria; dalla riunione esce la decisione di scegliere quattro Vicari nelle persone di:
- Manfredi Chiaromonte,
- Francesco Ventimiglia conte di Geraci,
- Guglielmo di Peralta e
- Artale d'Alagona;
i 4 Vicari vanno d'accordo finché (1378) non si scopre il tentativo segreto di d'Alagona di far stipulare un accordo matrimoniale fra la regina Maria e Gian Galeazzo Visconti, duca di Milano;
1379
la frattura apertasi fra i 4 Vicari offre il destro a Guglielmo Moncada, conte di Augusta, di rapire Maria che, dopo una lunga prigionia a Licata, viene trasferita in Spagna sotto la tutela della casa d'Aragona e promessa sposa a Martino [il Giovane], figlio ancora minorenne di Martino [il Vecchio], duca di Montblanc;



1379
-

 






Hemerkenvon Kempen, Thomas o Thomas à Kempis o Tommaso da Kempis (Kempen 1379/80-Agnetenberg 1471) canonico regolare agostiniano, a lungo maestro dei novizi nel monastero del monte Santa Agnese di Zwolle (Paesi Bassi); nella sua meditazione e nella sua opera ha subito l'influsso di G. de Groote e di F. Radewijns;
Hortolus rosarum
Vallis liliorum

De disciplina claustralium
Hospitale pauperum
Vita Gerardi Magni (cioè di G. de Groote)
Chronica Montis sanctae Agnetis
Postumi:
De Imitatione Christi (Augusta 1473, Imitazione di Cristo; editio princeps eseguita da Günther Zainer; Venezia 1483, I edizione italiana)
[Primo libro a stampa che meriti l'appellativo di best-seller (e che diventerà anche uno steady-seller).
Prima della fine del Quattrocento usciranno ben novantanove edizioni:
- Venezia 1483, I edizione italiana;
-
Tolosa 1488, I traduzione in francese, stampata da Heinrich Mayer;
- Firenze 1491, I traduzione in italiano, stampata da Miscomini;

(tra le molte traduzioni italiane le più note sono quelle del padre Cesari e di C. Guasti);
- Parigi 1640, primo libro pubblicato dall'Imprimerie Royale.
Scritto in latino, in prosa spesso ritmica e assonante, raccoglie quattro libri, i primi tre omogenei, il IV nettamente distinto dall'insieme; trattano:
- I - della meditazione della vita e della dottrina di Gesù Cristo;
- II - del colloquio interiore per giungere al rinnegamento di sé;
- III - dell'unione mistica con Cristo;
- IV - dell'unione sacramentale con Cristo eucaristico.
Composta in ambiente monastico e per monaci, l'opera riassume mirabilmente le tendenze della "devotio moderna" conoscendo uno straordinario successo anche fra i laici cristiani raggiungendo pure lo stesso mondo non cattolico come le chiese greca e russa.
La secolare controversia sulla sua esatta attribuzione sembra ormai propendere per Tommaso da Kempis più che su Giovanni Gersen [Gersenio] abate benedettino in Vercelli.
Rimane il libro più letto del mondo dopo la Bibbia: tremila edizioni (fino al 1960 ca).
De Micheli-Bellini, Cremona 1827
]
Tutte le altre sue opere (Norimberga 1494, pubblicate da Hochfeder)
[Hanno decisamente meno successo.]

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