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Scisma d'Occidente
(o grande scisma)
(1378-1417)

(Scisma: dal greco schisma, dilacerazione o squarcio, in linguaggio ecclesiastico cattolico designa la separazione dichiarata dell'unità della chiesa. 
Scismatico, secondo il diritto canonico: il cristiano che rifiuta di sottomettersi al sommo pontefice o di mantenere la comunione tra i fedeli a lui sottomessi. È colpito da scomunica).
1378, la chiesa occidentale si divide fra due obbedienze papali in lotta tra loro, di cui una ha sede a Roma e l'altra ad Avignone.
Forse lo spettacolo del papa avignonese, ricco e potente, dimorante in un palazzo fortificato e circondato da una burocrazia spesso avida ed esosa, incurante di una Roma derelitta, che desta scandalo tra i contemporanei è la causa principale dello scisma, anche se la storiografia recente ha un po'  rivalutato questo periodo di storia ecclesiastica.
«segue»

Gregorio XI
(Avignone 1370-78)
1378, ritornato a Roma, dopo  ca settant'anni di «cattività avignonese», muore.

Papa
Urbano VI

(1378-89)

Bartolomeo Prignano (Napoli 1320?-Roma 1389) dapprima presso la corte avignonese
1363, vescovo di Acerenza in Lucania,
1377, arcivescovo di Bari viene nominato cancelliere di curia al passaggio della sede papale da Avignone a Roma.
1378,
8 aprile, viene eletto papa dopo un conclave su cui premono i tumulti del popolo che reclama un papa romano o almeno italiano;
si scontra presto con i cardinali elettori (in particolare con undici francesi e lo spagnolo Pietro de Luna), i quali, durante l'estate si ritirano ad Anagni con il pretesto della villeggiatura;
20/21 settembre, sostenuti dalla corte di Francia, i cardinali elettori eleggono a Fondi l'antipapa Clemente VII (conte Roberto di Ginevra); questi, sconfitto dalle truppe di Urbano VI, al comando di Alberico da Barbiano, si rifugia ad Avignone dando inizio allo scisma d'Occidente;
egli scomunica l'antipapa e depone la regina Giovanna I di Napoli, sua sostenitrice;

Antipapa avignonese
Clemente VII
(1378-94)

Roberto di Ginevra conte, cardinale.

 

ANNO 1378

Carlo IV (Praga 1316-1378) Albero genealogico
figlio del re di Boemia Giovanni di Lussemburgo e di Elisabetta Premyslide, della dinastia di Polonia e d'Ungheria;
1346-78, re di Boemia (Carlo I)
1346-78, re di Germania e dei romani;
1355-78, imperatore del Sacro Romano Impero (Carlo IV);

ha pensato più che altro alla Boemia dove ha creato una monarchia centralizzata; grazie a lui il regno ha raggiunto il massimo sviluppo politico e culturale;
grazie ad un'accorta politica matrimoniale (si è sposato quattro volte) ha aggiunto alle terre ereditate parte del Palatinato superiore, il margraviato di Lusazia, il ducato di Slesia, l'elettorato del Brandeburgo;

Venceslao IV di Lussemburgo (Norimberga 1361-Praga 1419) Albero genealogico
figlio di Carlo IV re di Boemia e imperatore;
1363, viene associato dal padre al trono boemo;
1376-1400, re di Germania;
1378-1419, re di Boemia;
per quanto riguarda lo scisma egli si schiera dalla parte del papa romano;

Stefano III di Wittelsbach (n. 1337 ca-† 1413) Albero genealogico
figlio del duca Stefano II e di Isabella di Sicilia;
1375-1413, duca di Baviera;

segue

Luigi I il Grande (Višegrad 1326-Trnava 1382) Albero genealogico
figlio di Carlo I Roberto d'Angiò, re d'Ungheria, e di Elisabetta di Polonia (sorella di re Casimiro III)
1342-82, re d'Ungheria;
1370-82, re di Polonia;

Alberto III d'Asburgo dalla Treccia (Vienna 1349 ca-Luxenburg, Vienna 1395) Albero genealogico
figlio di Alberto II;
1365-95, duca d'Austria;
succeduto al fratello Rodolfo IV, regge il ducato con l'altro Leopoldo III;

Leopoldo III d'Asburgo il Valoroso (n. 1351-Sempach 1386) Albero genealogico
figlio di Alberto II;
1365-79, duca d'Austria;
succeduto al fratello Rodolfo IV, regge il ducato con l'altro Alberto III;
1379-86, duca di Stiria;

segue

Olav IV († 1387) Albero genealogico
figlio di Haakon VI e di Margherita di Danimarca;
1375-87, re di Danimarca;

sotto la reggenza della madre;
1380-87, re di Norvegia;

Haakon VI (n. 1340-† 1380) Albero genealogico
figlio di Magnus VII re di Norvegia e di Svezia;
1355-80, re di Norvegia;
1362-71, re di Svezia;
in seguito alla morte del padre (1374) e del suocero Valdemaro IV (1375) gli rimangono, oltre alla Norvegia, solo alcuni possedimenti nella Svezia occidentale e una rivendicazione sulla Danimarca per il proprio figlio Olaf;

Alberto di Meclemburgo (Kloster, Falun 1340 ca-Bad Doberan, Rostock 1412) Albero genealogico
figlio di Alberto II di Meclemburgo e di Eufemia, sorella di Magnus VII;
1363-89, re di Svezia;
1388-1412, duca di Meclemburgo (Alberto III);

Demetrio IV Donskoj (n. 1350-†1389) Albero genealogico
figlio di Ivan II Ivanovic il Mansueto;
1362-89, gran principe di Mosca
e di Vladimir;

segue

Carlo V il Saggio (Vincennes 1338-castello di Beauté-sur-Marne 1380) Albero genealogico
figlio di Giovanni II il Buono;
1364-80, re di Francia;

Filippo II l'Ardito (Pontoise, Parigi 1342-Hal, Brabante 1404) Albero genealogico
quartogenito di Giovanni II il Buono e di Bona di Lussemburgo;
1364-1404, duca di Borgogna;

Amedeo VI il Conte Verde (Chambéry 1334-Castropignano, Campobasso 1383) Albero genealogico
figlio di Aimone e di Iolanda del Monferrato;
1343-83, conte di Savoia;
1378-79, lunghe e difficili trattative di pace;
riguardo allo scisma d'occidente appoggia l'antipapa Clemente VII (il cugino Roberto di Ginevra);

segue

Giovanni di Gaunt (Gand 1340-Londra 1399) Albero genealogico
quarto figlio di Edoardo III;
1362-99, duca di Lancaster;

Riccardo II (Bordeaux 1367-Pontefract, York 1400) Albero genealogico
figlio di Edoardo il Principe Nero e di Giovanna di Kent;
1377-99, re d'Inghilterra;
la situazione nel regno è tesa per il dissidio politico tra il partito di corte (Giovanni di Gaunt) e il partito costituzionalista (sostenitori del defunto Edoardo il Principe Nero);


segue

Pietro IV il Cerimonioso (Balaguer, Lérida 1319-Barcellona 1387) Albero genealogico
figlio di Alfonso IV di Aragona;
1336-87, re d'Aragona e di Catalogna (Pietro III);

sostanzialmente neutrale rispetto allo scisma, ha tuttavia qualche preferenza verso i pontefici di Avignone;

Enrico II (Siviglia 1333 ca-Santo Domingo de la Calzada 1379) Albero genealogico
figlio naturale di Alfonso XI e di Eleonora di Guzmán;
1350-69, conte di Trastamara (Enrico);
1369-79, re di Castiglia e di León
;

Carlo II il Malvagio (n. 1332-† 1387) Albero genealogico
figlio di Filippo d'Evreux e di Giovanna di Navarra;
1349-87, re di Navarra;
1378, una suo nuova cospirazione viene repressa da Carlo V che stavolta gli toglie i possedimenti del Cotentin, salvo Cherbourg.

Ferdinando I il Bello o l'Incostante (Lisbona 1345-Elvas, Portalegre 1383) Albero genealogico
figlio di Pietro I il Giustiziere;
1367-83, re di Portogallo;



segue

Andrea Contarini (?) Albero genealogico
1368-82,
doge di Venezia;
Guerra d Chioggia.
Vettor Pisani parte con la sua armata e due provveditori, Pantaleone Barbo e Lodovico Loredan, con l'ordine di non iniziare le ostilità prima della dichiarazione di guerra ai genovesi i quali, invece di rispondere alle querele loro fatte a mezzo del segretario Niccolò da Chioggia, ordinano, allestite 10 galee, a Lodovico dal Fiesco di combattere i legni veneziani. Lo scontro avviene nelle acque di Anzio, vicino a Roma, e tra 9 galee per parte a causa del vento. Alla fine della giornata i veneziani conquistano 6 galee genovesi con 600 prigionieri tra cui lo stesso generale, mentre le altre si danno alla fuga.
Verso Modone si uniscono a Vettor Pisani le altre 6 galee armate in Candia, con le quali la squadra si avvia alla caccia di 10 galee genovesi, che secondo il capitano si troverebbero nelle acque di Costantinopoli, ma giunti a Negroponte i veneziani scoprono che i legni nemici si sono rifugiati nei loro porti.
In terraferma Francesco da Carrara, unito al Luigi I re d'Ungheria, dichiara guerra a Venezia, dopo aver precisato che non intende offendere in questo modo il giuramento del figlio bensì assecondare la volontà del re, a cui è obbligato per l'aiuto a suo tempo ricevuto; lo stesso dichiara il patriarca di Aquileia unendosi agli altri due. Come se non bastasse, per recar danno ai veneziani, si unisce loro anche Gerardo da Camin la cui moglie è la figlia di Pantaleone Barbo.
Il senato può quindi solo contare nella lega col Visconti e nelle poche forze dei signori di Finale, se si conviene che l'alleanza con Pierino, re di Cipro, si dimostrerà più nominale che sostanziale.
I genovesi risentono dei primi effetti della guerra vedendo devastare il loro territorio dai Visconti che aiutano i signori di Finale. A Famagosta nel regno di Cipro, durante l'incoronazione di Pierino, figlio del re Pietro ammazzato dai domestici, veneziani e genovesi passano dalle ingiurie alle armi; mentre i primi vengono aiutati dai ciprioti, molti dei secondi sono uccisi o feriti, tutti ad ogni modo cacciati dalla riunione. Allontanatisi dall'isola, i genovesi vi ritornano poco dopo con una grossa squadra di galee, occupano Famagosta con l'inganno e con le armi, infieriscono quindi sui beni e sugli abitanti ed alla fine se ne vanno. Poiché durante tutto questo trambusto re e regina riescono facilmente a dileguarsi e poi, quando tutto è finito, a rientrare in città reimpossessandosi di quanto rimane dell'isola, nasce il sospetto che a tramare l'intervento genovese sia stata la regina madre. Tali dubbi vengono alimentati anche dal fatto che condotta su richiesta del Visconti sopra le galee venete la di lui figlia destinata in sposa a Pierino (con impegno di far entrare nello stato di Genova 1800 cavalieri) e fermatesi le 6 galee a Cipro (per essere da loro armate a proprie spese) i loro comandanti sono spinti dal re ad unirsi a quelle del regno per recuperare la piazza di Famagosta offrendo loro in cambio una grossa somma di denaro. I veneziani accettano, anche perché convinti di giovare alla causa, e assaltano il porto difeso da tre navi genovesi; dopo un primo tentativo non riuscito, alla fine s'impossessano di alcune navi e galee genovesi lì ricoverate per sicurezza; ritenuta scontata la conquista della piazza, tanto più che attaccata per mare e per terra, si nota tuttavia che le truppe terrestri dei ciprioti non corrispondono al coraggio degli assalitori i quali vengono fatti pecipitare giù dalle mura e le loro galee prese di mira tanto da costringerle ad allontanarsi dal porto.
Tutto ciò, anche se non è servito alla conquista della piazza di Famagosta, è utile ai veneziani perché non solo il re entra in lega con loro e con il suocero contro i genovesi, ma lascia che il Visconti impegni i 70.000 ducati di dote che gli spettano nella guerra contro i genovesi.
Vettor Pisani con 22 galee espugna Cattaro, piazza tenuta da Luigi I re d'Ungheria, e va alla ricerca dell'armata genovese che però gli sfugge rifugiandosi nei porti amici della Dalmazia:
intanto Mestre è tenuta sotto assedio da 16.000 uomini della lega che impediscono l'invio di soccorsi da Venezia; 300 soldati con le armi in pugno al comando di Niccolò Gallianico e di Ircio Pisani riescono tuttavia a penetrare nella città dove il comandante del presidio Francesco Dolfin difende stenuamente le sue posizioni; alla fine gravi malattie disperdono gli assedianti;
Vettor Pisani riesce ad espugnare Sebenico in Dalmazia, che ha rifiutato di arrendersi, astenendosi dall'attaccare la rocca per la vicinanza dell'armata genovese e la possibilità di sorprendere alcune navi nemiche rifugiatesi nel porto di Traù. Ma i due ingressi del porto sono ben fortificati ed un assedio non è possibilie vista la mancanza di vettovaglie e la scarsa possibilità di un soccorso da Venezia. Si decide allora l'assalto ma poi, perduti molti soldati, l'armata al comando del patrizio Luca Vallaresso se ne va fermandosi a Zara dove, sbarcate alcune milizie, viene inferto più danno agli abitanti del territorio che alla città; assoggettata l'isola di Arbe, arresasi volontariamente, il Pisani riceve l'ordine esplicito dal senato di ritornare all'isola di Traù e di non andarsene prima di aver preso con la forza o con la fame i legni lì riuniti. Ma le cose non cambiano in quanto il porto di Traù è ancora più fortificato di prima ed alla fine l'armata è costretta a passare in Istria per svernare nel porto di Pola, dove il freddo e le malattie riducono la ciurma ad un numero appena sufficiente per armare 12 galee.

Giovanna I d'Angiò (Napoli 1326-Aversa 1382) Albero genealogico
figlia di Carlo duca di Calabria e di Margherita di Valois;
1343-81, regina di Napoli;
1378, con il quarto marito Ottone di Brunswick si schiera a fianco dell'antipapa Clemente VII;

Amedeo di Savoia-Acaia (1362-1402) Albero genealogico
figlio di Giacomo e fratello di Filippo;
1368-1402, signore di Piemonte e principe di Acaia;

Maria († 1401) Albero genealogico
figlia di Federico III re di Sicilia e di Costanza di Aragona;
1377-1401, regina di Sicilia;
sotto la tutela di Artale d'Alagona reggente del Regno;
i 4 Vicari nominati per reggere la cosa pubblica in nome di Maria, vanno d'accordo finché non si scopre il tentativo segreto di d'Alagona di far stipulare un accordo matrimoniale fra la regina Maria e Gian Galeazzo Visconti, duca di Milano;

segue

 

 

– Ghiberti, Lorenzo (Firenze 1378-1455) orafo, scultore, pittore, architetto, scrittore d'arte fiorentino
Commentari (trattato elaborato negli ultimi anni della sua vita: 
- I, legato all'autorità di Plinio e di Vitruvio contiene una "storia dell'arte antica" ed è elaborato sulla base dei trattati scientifici dell'antichità
- II, costituisce il primo testo di storia dell'arte moderna: descrive, a partire da Giotto, le maggiori personalità dell'arte italiana fra '300 e '400 e termina con l'autobiografia dell'autore
- III, ottica, anatomia, teoria delle proporzioni, è elaborato sulla base dei trattati scientifici del medioevo.

– Oldcastle, John (Hereford 1378 ca-Londra 1417, giustiziato) militare ed eretico inglese, amico del principe di Galles (il futuro Enrico V), percorse una rapida carriera militare
1408, grazie al suo matrimonio con Joan, erede di Lord Cobham, ha un titolo nobiliare e un seggio alla camera dei Lords
1413, avendo aderito alla dottrina dei lollardi, viene denunciato per eresia e imprigionato, lo stesso anno in cui sale al trono Enrico V; egli respinge la richiesta di sottomissione da parte del re e viene condannato a morte dal tribunale ecclesiastico; sospesa l'esecuzione per ordine del re, egli poco dopo evade dalla Torre di Londra;
associato più tardi ad un complotto dei lollardi contro il monarca, viene arrestato e giustiziato.
La sua figura, citata nel Libro dei martiri di J. Foxe, ha certamente ispirato il personaggio di Sir John Falstaff che compare in tre drammi di W. Shakespeare).

 

 

Imperatori bizantini

Giovanni V Paleologo Albero genealogico
(n. 1331-† 1391)
figlio di Andronico III e di Anna di Savoia;
1341-47, imperatore;
1354-91,
spodestato dal figlio Andronico.

Manuele II Paleologo Albero genealogico
(n. 1350 ca-† 1425)
figlio di Giovanni V;
1373-1390, spodestato dal fratello Andronico;
1391-1425, imperatore;

Andronico IV Paleologo Albero genealogico
(n. 1348-† 1385)
figlio primogenito di Giovanni V e di Elena Cantacuzena;
1376-1379,

 

Impero ottomano

1378, Murad I (1359-1389), figlio di Orkan, indirizza risolutamente verso i Balcani l'espansione ottomana.

 

guerra degli otto santi
1375-78
Santa Sede e Firenze

«segue da 1377»
1378, 28 luglio, dopo il ritorno dei papi a Roma, e la morte di Gregorio XI, il nuovo pontefice Urbano VI stringe con Firenze l'accordo di Tivoli in base al quale l'interdetto viene ritirato in cambio di 350.000 fiorini.

 

 

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