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Ukmar, Antonio [Miro]

(Prosecco, frazione di Trieste, 6 dicembre 1900 – Capodistria 21 dicembre 1978)

dirigente comunista triestino;
[Terzo di dieci figli, fece come primo lavoro stabile l'aiutante giardiniere nel parco di Miramare.]

1917
parla sloveno, italiano e tedesco ed entra nelle ferrovie;

1921 [o 1926]
si iscrive al PCI e per questo viene schedato come antifascista e sovversivo;

1927
estate, viene inviato in una stazione di Genova;

1928
alla fine dell'anno viene arrestato come membro della cellula genovese dei ferrovieri comunisti; per questo viene licenziato e rispedito a Prosecco con il foglio di via obbligatorio;

1929
mentre continua il suo lavoro politico come antifascista nella comunità slovena, si vede costretto ad espatriare in Jugoslavia, a Lubiana;
il partito lo aiuta a lasciare Lubiana, per passare in Austria; da Vienna va in Cecoslovacchia, poi in Germania, in Lussemburgo e infine in Francia;
a Parigi viene accolto dal "Centro estero" del Pci;
il partito lo inserisce nella commissione speciale per la Venezia Giulia;
[Lavora a fianco di Luigi Frausin, un triestino di Muggia, più anziano di due anni, che nell'agosto del 1944 sarà ucciso dai fascisti o dai tedeschi nella Risiera di San Sabba.]

1931
dicembre, previo accordo con il Comintern, i dirigenti comunisti decidono di mandarlo a Mosca con lo scopo di aiutarlo a studiare all'Università Lenin, nella sezione italiana; in un solo anno completa il corso ed impara il russo; viene quindi inviato a lavorare come operaio in due fabbriche, a Leningrado e a Mosca;

1933
con il nome di Ogenj [Fuoco] viene accolto nella sezione jugoslava di un'altra università, quella riservata alle minoranze etniche dell'Occidente
[Conosciuta in gergo come "Aspirantura", è destinata a creare i futuri dirigenti comunisti.]
qui studia per tre anni, impara il francese e fa la conoscenza dei compagni destinati a diventare i leader del comunismo di Tito a cominciare da Edvard Kardelj per anni vicepremier del maresciallo;

1936
giugno
, concluso il corso all'Aspirantura ritorna a Parigi;
settembre
, viene spedito in Spagna (all'inizio della guerra civile) dove si deve occupare di spionaggio e controspionaggio;
insieme ai servizi spagnoli dà vita a una struttura nuova il Servicio Special (un servizio segreto incaricato di missioni destinate a rimanere sconosciute)
[Le missioni non riguardano soltanto la lotta contro la cosiddetta Quinta Colonna franchista (che agisce all'interno della repubblica) e la caccia alle spie straniere, ma hanno anche il compito di vigilare su quanto accade all'interno dell'esercito repubblicano e sul rapporto tra le Brigate internazionali e la popolazione spagnola.]
Con il nuovo nome José, è ora un commissario politico, il numero due o uno bis della struttura; la sua base è a Madrid e in seguito a Valencia;

1938
primavera, lascia l'incarico e si trasferisce in una Brigata internazionale tutta composta da italiani;

1939
quando le repubblica sta per cadere e le Brigate internazionali ripiegano in Francia, gli viene affidato l'incarico di recarsi a Barcellona per aiutare l'Ufficio quadri del Partito comunista spagnolo a distruggere tutti gli archivi. Egli fa sparire anche le carte delle Brigate internazionali e soprattutto gli elenchi nominativi dei miliziani per evitare che cadano in mano ai falangisti di Franco;
uno dei gli ultimi a passare in Francia, viene qui internato in un campo di concentramento, prima a Saint Cyprien e quindi ad Argelès-sur-Mer;
[Sono campi di detenzione per i repubblicani spagnoli.]
marzo, piano di fuga: viene prelevato da un colonnello dei servizi segreti francesi, insieme a un altro reduce dalla Spagna, Bruno Rolla;
[Nato nel 1908 ad Arcola, un comune vicino a La Spezia, viene da una famiglia di contadini ed è un comunista convinto. Nel 1931 era espatriato in Francia forse perché aveva avuto dei guai con la polizia fascista. Nel 1936 si arruola nella "Centuria Sozzi" per poi passare nella "Brigata Garibaldi".]

nel viaggio verso Parigi viene a conoscenza che dovrà recarsi in Etiopia con il compito di formare un esercito di guerriglieri da contrapporre alle forze armate italiane che dal 1936 hanno occupato il paese; a fare il lavoro saranno in quattro: lui [Johannes], Bruno Rolla [Petrus], l'ufficiale francese e Ilio Barontini [Paulus];
[Quest'ultimo è nato a Cecina (Livorno) nel 1890; ex commissario politico, ha guidato la Brigata Garibaldi nella vittoria di Guadalajara contro i franchisti.]
I tre hanno nuove identità certificate da passaporti olandesi e svizzeri; da Parigi vengono condotti a Marsiglia dove s'imbarcano su una nave di lusso per Alessandria d'Egitto; arrivati qui, raggiungono Il Cairo da dove partono in treno per Khartum, la capitale del Sudan; alla fine riescono a entrare in contatto con le bande di guerriglieri in Etiopia.
L'esperienza si rivela un disastro
. Le bande se ne infischiano del comunismo, combattono solo e quando fa loro comodo, i capi tribù cercano solamente il bottino e mostrano un'avidità insaziabile. Per di più il colonnello francese si ammala gravemente e, in mancanza di medicinali, muore.
[da: Rastko Bradaskja, Anton Ukmar-Miro. Storia di un rivoluzionario, Editoriale Stampa Triestina, con il patrocinio della Lega dei comunisti della Slovenia di Capodistria.]

1939
primavera, gli uffici del Komintern ordinano ai tre di rimpatriare;
giugno, con i suoi compagni arriva in Francia a bordo di una nave della Croce Rossa che trasporta profughi francesi e olandesi: Ilio Barontini [Paulus] se ne va per proprio conto mentre gli altri due proseguono per Parigi dove però vengono subito arrestati e condotti di nuovo in uno dei campi da dove erano evasi;
rimane nel campo di Vernet fino alla primavera del 1943;

1943
riesce a fuggire anche da qui e per qualche tempo si unisce a un gruppo di partigiani francesi in provenza, poi il partitto gli ordina di rientrare in Italia;
8 settembre, sta passando la frontiera… e velocemente arriva a Milano dove incontra Luigi Longo che ha già consociuto in Spagna, e Ferruccio Parri, il leader del Partito d'Azione. La sua richiesta di andare a combattere in Venezia Giulia contro i tedeschi, essendo egli sloveno, gli viene rifiutata.
[Nella biografia non è indicato il motivo del rifiuto!]

1944
maggio, da Luigi Longo viene spedito a Genova: prima nel Triumvirato insurrezionale del Pci, poi come membro comunista nel comando militare regionale;
agosto, viene spedito infine in val Trebbia, dove ha l'incarico di guidare il comando della Sesta Zona;
[In quest'area il 90% dei partigiani sono de "garibaldini" ed egli è l'unico ad avere i requisiti necessari visto il suo passato da guerrigliero. Inizialmente Aldo Gastaldi [Bisagno], 24enne, comandante della Divisione Cichero, vero leader e cattolico convinto, lo considera con scetticismo per poi contestarlo. Quando il Pci decide di trasferire quest'ultimo in un'altra zona della Liguria una rivolta dei partigiani fedeli per poco non regolano la questione facendo la pelle al nuovo comandante.
Considerazioni su di lui: il cap. Leslie J. Vanoncini, capo della missione Usa, scriverà in un rapporto che egli «non ha alcuna affiliazione politica»; il col. Peter McMullen, capo della missione inglese sosterrà «sarebbe stato difficile trovare un uomo migliore» per la guida della Sesta Zona; il magg. Basil Davidson (in futuro un importante giornalista esperto in questioni africane) gli dedicherà perfino un romanzo ispirato alla guerra partigiana nella Sesta zona: Highway Forty (ca: Strada statale numero 40) con nel frontespizio la dedica «To Miro».
Giampaolo Pansa, I vinti non dimenticano, Rizzoli 2010.]

1945
21 maggio, quando Aldo Gastaldi [Bisagno] muore in un misterioso incidente stradale (da molti considerato un delitto deciso dai comunisti!) il clima, già avvelenato dai contrasti fra quest'ultimo e i comunisti si arroventa;
a Trieste (non è conosciuta la data del suo arrivo in città) ottiene una sola carica, la presidenza regionale dell'Associazione partigiani per cui si dà da fre come organizzatore sindacale;

1946
luglio, è tra i promotori dello sciopero generale, un'agitazione che dura dodici giorni; viene perciò denunciato dall'Amministrazione militare alleata e poi condannato a quattro mesi di carcere; la polizia non riesce ad arrestarlo perché il partito lo fa fuggire a Capodostria nella zona controllata dagli jugoslavi;

1948
estate, fa ritorno a Trieste, subito dpo la rottura tra Stalin e Tito: stranamente si schiera con quest'ultimo per cui si scontra con il numero uno degli stalinisti triestini: Vittorio Vidali;
[Nato anche lui nel 1900, aveva combattuto in Spagna con il nome di Carlos Contreras, come comandante e poi commissario politico del 5° Reggimento.]

poiché è diventato un servo di Tito, a sua volta divenuto un lacchè degli Stati Uniti, ovunque si presenti, viene attaccato e denigrato;
26 novembre, viene arrestato (qualcuno si ricorda della condanna che aveva avuto) e condotto nel carcere triestino del Coroneo dove rimane fino al 10 marzo 1949. In sua difesa a Trieste non si muove nessuno.

1949
10 marzo, uscito di prigione, fa ritorno a Capodistria dove rimane fino alla morte;

1978
21 dicembre, muore improvvisamente a Capodistria, di morte naturale (…mentre stava leggendo il giornale).

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