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Ludovico SPADA VERALLI POTENZIANI


(Rieti 19 agosto 1880 – Roma 8 agosto 1971)

uomo politico italiano;

[L'agnazione maschile degli Spada Veralli si estinse con la morte (1921) senza discendenza del principe Federico.
Il nipote ex sorore di questo, Ludovico Potenziani, ottenne nel 1926 di surrogare la famiglia Spada Veralli mediante preposizione dei cognomi Spada Veralli al suo.]

[Figlio di Giovanni Potenziani, senatore, e di Maria Spada Veralli;
Nobile al momento della nomina: Si
Nobile ereditario Si
Titoli nobiliari Principe
Patrizio Romano
Coscritto
Principe di Castelviscardo
Marchese e Conte di Montevescovo e S. Giovanni Squarzarolo
Marchese di Roncofreddo
Conte di Montiano
Conte di Viceno
Conte e Barone d'Armera
Patrizio di Bologna
Patrizio Onorario di Forlì
Patrizio di San Marino
Patrizio di Rieti
Nobile di Faenza
Don

Coniuge:
(a) Maria Maddalena [Madda] Papadopoli Aldobrandini, dei conti di Montiano;
(b) Sita Halenke;
Figli:
. Maria [Myriam];
Fratelli:
. Beatrice Maria,
. Maria Dolores,
. Maria Angelica.]


Luogo di residenza: ROMA
Indirizzo: Via in Lucina, 17
Professione: Possidente

Membro della Società romana di storia patria (25 aprile 1927)

1900

3 giugno, (XXI Legislatura 1900 16 giu - 18 ott 1904)

24 giu - 15 feb 1901, ("governo Saracco")

 

1901
15 feb - 3 nov 1903, ("governo Zanardelli")

1902

1903
3 nov - 12 mar 1905, (II "governo Giolitti")

1904

6 novembre, (XXII Legislatura 1904 30 nov - 8 feb 1909)

1905
12 - 28 mar, ("governo Tittoni");
28 mar - 24 dic, (I "governo Fortis")
24 dic - 8 feb 1906, (II "governo Fortis")

1906
8 feb - 29 mag, (I "governo Sonnino")
29 mag - 11 dic 1909, (III "governo Giolitti")

1907

1908

1909

7 marzo, (XXIII Legislatura (1909 24 mar - 29 set 1913)

11 dic - 31 mar 1910) (II "governo Sonnino") [dei "cento giorni"]

1910
31 mar - 30 mar 1911, (I "governo Luzzatti")

 

1911
30 mar - 21 mar 1914, (IV "governo Giolitti")

guerra italo-turca o guerra di Libia (1911-12)

1912

maggio, la nuova legge elettorale, appena approvata, estende il diritto di voto a tutti i cittadini maschi, anche se analfabeti (purché abbiano compiuto 30 anni).
[Con la nuova legge gli elettori passano da gli elettori passano da 3.329.147 a 8.672.249.]

1913

26 ottobre, (XXIV Legislatura 1913 27 nov - 29 set 1919)

1914
21 mar - 5 nov 1914, (I "governo Salandra")
5 nov - 18 giu 1916, (II "governo Salandra")

1915

I guerra mondiale
(1915-18)

 

1916
18 giugno-29 ottobre 1917, ("governo Boselli"), governo di coalizione nazionale;

1917
29 ottobre-23 giugno 1919, ("governo Orlando");

1918

 

1919
23 giugno-21 maggio 1920, (I "governo Nitti");

16 novembre, (XXV Legislatura 1919 1° dic - 7 apr 1921)

1920
22 maggio- 15 giugno (II "governo Nitti");
16 giugno-4 luglio 1921, (V "governo Giolitti");

1921
15 maggio, (XXVI Legislatura (1921 11 giu - 25 gen 1924)

 

4 luglio-26 febbraio 1922, (I "governo Bonomi");

1922
26 feb-1º ago, (I "governo Facta");


1º ago-31 ott
, (II "governo Facta");

28 ottobre, "marcia su Roma";

1922 31 ottobre-25 lug 1943, ("governo Mussolini");

B. Mussolini

1923

-

1924

6 aprile, (XXVII Legislatura 1924 24 mag - 21 gen 1929) collegio unico nazionale (?), listone fascista;

10 giugno, il deputato socialista G. Matteotti viene rapito e ucciso;
[Lo si scoprirà il 16 agosto.]

1925

31 luglio, viene concessa l'amnistia a tutti i colpevoli di reati "per fini nazionali";

1926

9 dic-13 set 1928, governatore di Roma;
[L'agnazione maschile degli Spada Veralli si estinse con la morte (1921) senza discendenza del principe Federico.
Il nipote ex sorore di questo, Ludovico Potenziani, ottenne nel 1926 di surrogare la famiglia Spada Veralli mediante preposizione dei cognomi Spada Veralli al suo.]

1929

26 febbraio, nominato senatore;
[Categoria: 21 - Le persone che da tre anni pagano tremila lire d'imposizione diretta in ragione dei loro beni o della loro industria;
Relatore: Carlo Calisse
Convalida: 09/05/1929
Giuramento: 15/05/1929.]

24 marzo, (XXVIII Legislatura 1929 20 apr - 19 gen 1934) collegio unico nazionale;

1930

1931

1932

1933

presidente dell' "Istituto internazionale di Agricoltura" (futura FAO) (1933)

1934
18 gennaio, viene sciolta alla Camera la XXVIII Legislatura;
23 gennaio, altra "infornata" di senatori;
24 febbraio, altra "infornata" di senatori;

25 marzo, è convocato il collegio unico nazionale per l'approvazione della lista dei deputati designati, formata dal Gran Consiglio del Fascismo;
25 marzo, eletto deputato/senatore (XXIX Legislatura (1934 28 apr - 2 mar 1939) nel collegio unico nazionale;
6 aprile, altra "infornata" di senatori;
27 aprile, altra "infornata" di senatori;
28 aprile, sono convocati il Senato e la nuova Camera;

1935

guerra di Etiopia (1935-36);

1936

guerra civile spagnola (1936 18 lug-1° apr 1939);

1939

marzo, (XXX Legislatura – (1939 23 mar - 2 ago 1943 - I della Camera dei fasci e delle corporazioni)

17 apr-5 ago 1943, membro della Commissione dell'agricoltura;

1940

17 maggio, data dell'ultima seduta pubblica del Senato del Regno;

II guerra mondiale
(1940-45)

1941

 

1942

 

1943


24/25 luglio
, seduta del Gran consiglio del Fascismo: "Ordine del giorno Grandi";

25 luglio 1943 - 23 maggio 1948, Ordinamento provvisorio;

25 lug-17 apr 1944, (I "governo Badoglio");

– 1943 23 set - 25 apr 1945 –
RSI (Repubblica Sociale Italiana)
[o Repubblica di Salò]

1944
22 apr-5 giu, (II "governo Badoglio");

18 giugno-12 dicembre, (II "governo Bonomi");
12 dicembre-21 giugno 1945, (III " governo Bonomi");

1945
27 aprile, B. Mussolini viene "passato per le armi" a Giulino di Mezzegra (Como);

21 giugno-10 dicembre, ("governo Parri);

.:: Alta Corte di Giustizia per le Sanzioni contro il Fascismo (ACGSF) ::.

[Deferimento: 27 agosto 1945;
Provvedimento: Ordinanza di decadenza Data: 26/01/1946
Provvedimento: Sentenza di cassazione della decadenza (Sezz. Unite Civili-Cassazione) Data: 09/06/1947.]

22 set-2 giu 1946, Consulta nazionale;
[Organismo a carattere consultivo istituito dal (III "governo Bonomi") con decreto luogotenenziale n. 146 del 5 aprile 1945 – composta da membri designati dai partiti del Cln o da altri partiti o scelti, sempre attraverso nomina governativa, tra personalità del periodo prefascista; egli ricopre la carica di Presidente fino al termine dei lavori nel giugno 1946.
Presidente della Consulta: conte Carlo Sforza.]

10 dicembre-13 luglio 1946 (I "governo De Gasperi);

1946

2 giugno, Proclamazione della Repubblica;

22 giugno, entra in vigore la cosiddetta "amnistia Togliatti";
25 giugno-31 gennaio 1948, Assemblea costituente;

13 luglio-2 febbraio 1947, (II "governo De Gasperi);
[I governo della Repubblica.]

1947
2 febbraio-31 maggio, (III "governo De Gasperi)

31 maggio-23 maggio 1948, (IV "governo De Gasperi);

1948
18 aprile, (I Legislatura – 1948 8 mag - 24 giu 1953);


23 maggio-27 gennaio 1950 (V "governo De Gasperi);

1950
27 gennaio-26 luglio 1951, (VI "governo De Gasperi);

1951
26 luglio-16 luglio 1953 (VII "governo De Gasperi);

1953
7 giugno, (II Legislatura – 1953 25 giu - 11 giu 1958);
16 luglio-17 agosto, (VIII "governo De Gasperi);
17 agosto-18 gennaio 1954, ("governo Pella);

1954
18 gennaio-10 febbraio, (I "governo Fanfani);
10 febbraio-6 luglio 1955, ("governo Scelba);

1955
6 luglio-19 maggio 1957 (I "governo Segni");

1957
19 maggio-1° luglio 1958, ("governo Zoli");

1958
25 maggio, (III Legislatura – 1958 12 giug - 15 mag 1963);
1° luglio-15 febbraio 1959 (II "governo Fanfani);

1959
15 febbraio-25 marzo 1960, (II "governo Segni");

1960
25 marzo-26 luglio, ("governo Tambroni);
26 luglio-21 febbraio 1962, (III "governo Fanfani);

1962
21 febbraio-21 giugno 1963, (IV "governo Fanfani);

1963
28 aprile, (IV Legislatura – 1963 16 mag - 4 giu 1968);
21 giugno-4 dicembre, (I "governo Leone");
4 dicembre-22 luglio 1964, (I "governo Moro");

1964
22 luglio-23 febbraio 1966, (II "governo Moro");

1966
23 febbraio-24 giugno 1968 (III "governo Moro");

1968
19 maggio, (V Legislatura – 1968 5 giu-24 mag 1972);
24 giugno-12 dicembre 1968, (II "governo Leone");
12 dicembre-5 agosto 1969, (I "governo Rumor");

1969
5 agosto-27 marzo 1970, (II "governo Rumor");

1970
27 marzo-6 agosto, (III "governo Rumor");
6 agosto-17 febbraio 1972, ("governo Colombo");

8 agosto, muore a Roma.

______________________

Spada. - Famiglia nobile originaria di Gubbio.
Trapiantatasi in Romagna verso il 1200, vi possedette notevoli signorie.
Tommaso nel 1458 fu senatore di Roma.
Nel 1625 Gregorio ottenne per sé e per i suoi figli la nobiltà senatoria di Bologna. Bernardino (v.) fu nunzio a Parigi e poi cardinale vescovo d'Albano. Orazio (n. 1613) ereditò dalla moglie Maria Veralli il feudo di Castel Viscardo presso Orvieto, sul quale Urbano VIII concesse (1655) il titolo di marchese, mutato in quello di principe da Pio VI (1777) a favore del marchese Giuseppe Spada Veralli.
L'agnazione maschile degli Spada Veralli si estinse con la morte (1921) senza discendenza del principe Federico. Il nipote ex sorore di questo, Ludovico Potenziani, ottenne nel 1926 di surrogare la famiglia Spada Veralli mediante preposizione dei cognomi Spada Veralli al suo.

Testamento di Maria Spada Veralli

OSSERVATORIO SU STORIA E SCRITTURE DELLE DONNE A ROMA E NEL LAZIO
TESTAMENTO DI MARIA VERALLI

ASR – NOTAI A.C. – Laurentius Bellus – STRUMENTI 1686 – Volume 907 Trascrizione a cura di Maria Gemma Paviolo

Al nome di Dio. Considerando io’ infrascritta La certezza del mio passaggio da questa vita mortale, e l’incertezza dell’ultima hora del (nostro) vivere, volendo sino che sono sana di corpo, e di mente (per) gratia di Dio, e Libera da quelle angustie, che si provano negl’ ultimi termini della vita, disponere di quello, che al Sig.e Dio è piaciuto di concedermi de’ beni di questo Mondo, accio che mai trà miei (figlioli) et heredi habbiano à nascere liti e controversie.
Raccomando in prima l’Anima mia all’Omnipotente Dio, acciò che (per) Li meriti infiniti della Passione del Sant.mo Salvator (nostro), per intercessione della gloriosiss.a sempre Vergine Maria, di S. Michele Arcangelo, e del mio Angelo Custode, e de’ miei Ss.ti Avvocati, e Protettori S. Giuseppe, S. Gio Batt.a, S. Pietro, S. Carlo, e S. Filippo Neri si degni riceverla (per) sua misericordia in Paradiso.

Il mio Cadavero voglio sia seppellito nella Chiesa di S. Maria in Vallicella della Cong.ne di S. filippo Neri, e nella Cappella di S. Carlo, fabricata dal Sig.r Marchese Horatio(ii) mio Consorte con quel funerale, che à lui piacerà, pregandolo ad usare in ciò ogni modestia, et essere più tosto liberale ne’ suffragi per l’Anima mia, e quando d. S.re Marchese non sopravivesse à me, voglio che spetti à farlo à chi succederà appresso nella mia heredità.
Ordino, e voglio che subito seguita La mia morte, e nel termine di tre mesi immediatam.te seguenti siano celebrate tre mila messe in quelle Chiese, che piacerà al mio herede, e particolarm.te in quelle de’ Mendicanti, ò altre divote ad arbitrio et elett.e del med. mio herede, come farei, e potrei fare io med.a, se fossi viva, e con partecipat.e del mio Confessore.
Lascio scudi Cento m.ta da distribuirsi nel termine di 40 giorni dal di della mia morte à gl’infra.tti Luoghi pij mendicanti (per) una sol volta, accio che preghino Dio (per) l’Anima mia, cioè alli Cappuccini Scudi dieci, Alli P.ri (iii) di S. Nicola di Tolentino Scudi dieci, Alli P.ri di Giesu, e Maria scudi dieci, Alli P.ri di S. Fran.co à Ripa scudi dieci, Alli P.ri di S. Pietro Montorio scudi
dieci, Alle Zitelle di Ss.ti Quattro scudi dieci, Alli P.ri di S. Andrea della Valle Scudi dieci, Alli P.ri di S. Andrea delle fratte scudi dieci, Alli P.ri detti della Riformella scudi dieci, Alli P.ri dell’Ospedale delli fate benfratelli scudi dieci.
Lascio scudi Centosettantacinque da distribuirsi (per) una sol volta nel termine d’un’anno doppo la mia morte à sette povere Zitelle, da nominarsi dal mio herede, cioè scudi 25 (per) ciascheduna (per) sussidio dotale (per) monacarsi ò in Roma, ò fuori subito che haveranno fatta professione, e voglio che morendo alcuna prima di vestirsi monaca, ò d’haver fatta professione, sia surrogata un’altra in luogo della defunta con il med.o sussidio, et ad elettione del mio herede.
Lascio scudi Cento (per) una sol volta da distribuirsi in tante vesti à povere Vedove, ò Zitelle dabene et honorate ad arbitrio, et elett.e del mio herede dentro il termine d’un’anno doppo la mia morte con spesa di scudi cinque (per) veste in tutto, e raccomando specialm.e le Balie, e fig.le delle Balie, che hanno allevato i miei fig.i, se ve ne saranno delle vedove, ò Zitelle al tempo della mia morte, però ad arbitrio sempre del mio herede, et non altrimente.
Voglio che dalla mia heredità si separino Luoghi sei di monti (non) vacabili, se ve ne saranno alla mia morte, overo s’investino scudi seicento m.ta in Censi sicuri, ò in stabili, ò altram.te à contentam.to del mio herede, tanto che constituiscano un’entrata di scudi ventiquattro di m.ta annui, ancorche bisognasse investire più capitale della sod.a somma di scudi seicento (per) la p.ma volta solam.te, qua’annua entrata di Scudi ventiquattro voglio et ordino che ogn’anno in perpetuo s’eroghi intieram.te in sussidio dotale (per) maritaggio d’una povera Zitella vassalla di Castel Viscardo (iv), ò di Vicino(v) alternativam.te, cioè due anni sia al Castel Viscardo, et uno di Viceno, e sino che detti Castelli si conservaranno ò tutti due, ò uno di loro nei chiamati à questa successione, e con conditt.e che sia in età nubile allora che conseguirà questo sussidio, e che non si mariti fuora di detti (nostri) Castelli senza consenso in iscritto di chi havera la nomina, La qual nominat.e di Zitella come sopra voglio che sempre, e sino che durarà la mia descendenza mascolina spetti alla moglie di quello di detti miei discendenti, il quale sarà Primogenito, ò nominato (per) Capo di Casa Spada, e goderà la Primogenitura, ò Maiorasco di Casa, e voglio che questo ius di nominare, come sopra sia vitalizio, ancorche la donna rimanga vedova, purche continui ad habitare in Casa Spada, e non altrim.te, e non essendovi donne, come sopra ò maritate, ò vedove, la nominat.e delle sud. e Zitelle spetti al Primogenito, ò Maiorasco di Casa Spada sino ch’entraranno donne nella Casa, come sop.a, e mancando La descendenza mascolina, spetti tal nominat.e à chi sarà Padrone di Castel Viscardo, e se mai accadesse che (per) qualsivoglia causa, ò in qualunque modo fosse derogato (che non credo) alla mia espressa prohibit.e d’alienare Castel Viscardo, come si dirà appresso, e s’alienasse ò d.o Castello, ò Viceno, voglio che la nominat.e si faccia sempre delle Vassalle di quel Castello, che non sarà alienato, e se si alieneranno tutti due, voglio che se non vi fossero altri Castelli in Casa de’ miei Descendenti, e Successori à questa heredità, la nominat.e della Zitella spetti liberam.te alla donna, come sopra, e che possa dare il soprad.o sussudio à chi li parerà e piacerà fuori di dd.i
Castelli alienati, mà ritornando col tempo altri Castelli in Casa, voglio che la nominat.e debba farsi sempre d’una Vassalla, e non altrimente, perche cosi & Item voglio, et ordino che ogn’anno in perpetuo si celebrino (per) suffragio del’Anima mia cinque messe de’ Defonti La settimana all’Altare e Cappella nella Chiesa nova, dove io hò destinata la mia seppoltura, dandosi a Sacerdoti L’elemosina conveniente dal mio herede, ò Successore nella mia heredità, come si dirà appresso; mà se il S.r Marchese Horatio mio Consorte, ò altri à carico de quali stasse La sodisfatt.e di queste messe, volessero più tosto constituirgli un’entrata annua, mi contento che lo facciano; e mi dichiaro che questa sarebbe La mia intentione, mà circa il modo, e La quantità dell’investim.to; Lascio in arbitrio Loro di farlo come più li parerà purche si possano celebrare come sopra le cinque messe la settimana; e se li Padri della Cong.ne dell’Oratorio si compiacessero (come ve li prego instantemente) di ricevere il peso di farle celebrare mi saria più cara.
Lascio per ragion di legato, e (per) amorevolezza al S.r Card.le Fabrizio (vi) mio fig.lo il mio anello di diamanti grosso, col quale fui sposata con diamantini à torno, e lo prego ad haver memoria di me ne’ suoi santi sacrificij.
Al Sig.e Commend.re fra Alvianovii altro mio fig.lo ordino che gli sia restituito l’anello di diamanti, che gli donò La Ser.ma Gran Duchessa(viii) quando uscì dal servitio di suo Paggio di Valigia, e di più gli lascio la mia bottoniera d’oro smaltata di num.o quattordici dozzene di bottoni, e quanti saranno.
Al sig.r Ciriaco (ix) altro mio fig.lo lascio come(sopra) un’anello di smeraldo, et un cappietto di Diamanti, ch’io solevo portare al collo.
Al sig.r Guido (x) altro mio fig.lo lascio come sopra un Gioielletto d’un Cupido d’oro smaltato con diversi diamanti, e rubbini, smeraldi, e perle.
Al Sig.r Bartolomeo (xi) ultimo mio fig.lo ordino che gli sia restituita La catena di oro à mattoncini doppia, che gli fù donata dalla ch: me: del S.r Card.le Celsi (xii) suo Compare di cresima, e di più gli lascio tutte le medaglie, e monete di oro, che si trovaranno di mio ne’ miei studioli, eccettuate quelle, che saranno attaccate alle corone, le quali voglio che siano, e le Lascio insieme con le corone allo fig.li, et fig.le del S.r March.e Bernard.o (xiii), che saranno alla mia morte.
A’ tutti li sopradetti cinque miei fig.li Sig.r Card.le, Commend.re fra’ Alviano, Ciriaco, Guido, e Bartolomeo Lascio tutta la biancaria tanto nuova, et in pezza, conservata sì (per) le persone loro, come (per) servitio della tavola, de’ letti, e (per) ogn’altro uso sottile e grossa di qualsi voglia sorte, che si trovarà alla mia morte, e della quale io so’ di poter disporre, eccetto quella che vi potrà essere dall’heredità di Mons.re Virgilio (xiv), la quale dovrà essere del Sig.r Marchese Bernardino doppo morte però del Sig.r Marchese Horatio herede usufruttuario, se sopraviverà à me, e se sarà in essere che non sia logra, e non volendo che (per) questo Legato siano Li soprad.i miei fig.li tenuti à contribuire biancaria (per) qualsi sia uso di Casa, mà resti à carico di chi toccarà di provedere, e mantenere i bisogni della Casa, e questo Legato s’intenda, e non habbia effetto senon
doppo la morte del Sig.r Marchese Horatio, come sopra, eccetto quella biancaria che serve indosso alle persone di detti figlioli.
Item ordino che il mio herede paghi à Suor Maria Giulia (xv) mia fig.la oblata in Tor di Specchi sino che viverà ogn’anno Scudi dieci, e questo perche si ricordi di pregare Dio (per) l’Anima mia anticipatam.te .
Item à Suor Caterina Angelica (xvi) altra mia fig.la oblata in d.a venerabile Casa di Tor di Specchi Lascio il med.o Legato di scudi dieci sino che viverà da pagarsegli ogn’anno anticipatam.te, e questo perche si ricordi di pregare Dio (per) l’Anima mia.
Item alla Sig.ra Duchessa Eugenia Mattei (xvii) mia fig.la Lascio la corona di diaspro orientale con la sua medaglia dell’istesso, dove e L’effigia di Giesu (Piùche) per.tto, che porta la croce, sculpita in basso rilievo, e scudi dodici ogn’anno sino che viverà, e perche si ricordi di pregare Dio (per) me Item Lascio alla S.ra Marchesa Vittoria (xviii) moglie del S.r Marchese Bernard.o mio fig.o un’anello con fede di rubino cerchiato di diamanti.
Item alle donne, cioè à Paola Mutÿ, se si trovarà al mio servitio al tempo della mia morte Lascio scudi Cento m.ta (per) una sol volta.
A’ Margarita Celestini, se si trovarà come sop.a al mio servitio Lascio scudi Cento cinquanta (per) una sol volta, e questo perche (non) hà nessun parente; E se le sopradette due donne vorranno restare al servitio del S.e Marchese mio Consorte, e de’ miei fig.li (per) haver cura delle Loro biancarie, e robbe, oltre al salario, e spese, che gli doveranno dare, gli Lascio (per) mancia
ogn’anno per ciasched.a cinque testoni, e questo quando stiano in Casa.
A Caterina donna di Casa Lascio scudi cinquanta (per) una sol volta, come come sopra, cioè se si trovarà al mio servitio al tempo della mia morte.
Ad Anna Maria Rossiotta cognominata de Veralli al battesimo ricevuto in Roma, mandatami fanciulla da Malta dal Comm.re fra’ Alviano mio fig.lo essendo stata ritolta dalla schiavitù de Turchi, et allevata in Casa presso di me Lascio che se gli procurino Le doti di Compagnie, e volendosi far monaca ò in Orvieto, ò in Viterbo, ò in Spoleti, ò in altro Luogo con consenso del mio herede Lascio che se gli dia quello che gli possa bisognare (per) supplemento (per) d. effetto, ò vero l’intiero, e tutto quello che occorra per monacarsi come sopra, quando non havesse conseguito doti di Compagnie, E di più scudi otto l’anno sua vita durante; mà volendosi maritare gli lascio solo scudi doicento (per) una sol volta, e non altro.
Lascio à Maria Girolama Luminati fig.la del (quondam) felice Luminati scudi Trenta m.ta (per) una sol volta, se sarà viva al tempo della mia morte, e questi (per) il buon servitio resomi da suo Padre, e Madre.
In tutti gl’altri miei beni presenti e futuri, ragioni, attioni, et in tutto quello che io possa disporre in qualsivoglia modo, eccetto però quello che dirò di Castel Viscardo Instituisco, e nomino miei heredi universali (per) eguale portione tutti li miei figli maschi cioè il Sig.r Cardinal fabritio, il S.r Marchese Bernardino, Il S.re Comm.re fra’ Alviano, il Sig.r Ciriaco, il Sig.re Guido, et il Sig.r
Bartolomeo. Herede però usufruttuario voglio che sia il Sig.r Marchese Horatio Spada Loro Padre, e mio Consorte sino che naturalm.te viverà, gravandolo à dare ogn’anno scudi Sessanta di paoli dieci à ciascheduno di detti fig.li doppo la mia morte, e morendo alcuno di loro cessi tal Legato per la rata di quello, e non si accresca à gl’altri fratelli.
Item voglio che morendo quandocumque alcuno di detti miei fig.li senza fig.li legittimi e naturali, e di legittimo matrimonio nati uno succeda all’altro volgarm.te; e (per) fideicommisso, et in ogn’altro meglior modo (per) la rata ch’ecceda La Loro Legitima, come si dirà più à basso, mà se alcuni di Loro havero fig.li Legitimi, e naturali, come sop.a voglio che questi, che Li haveranno restino padroni liberi di quanto li Lascio .
E perche da questa mia Institutione hò eccettuato Castel Viscardo, e suoi beni, dei quali à basso ne faccio dispositione particolare à favore del Sig.r Marchese Bernardino primogenito con fideicommisso, però dichiaro che questo s’intenda quanto alla proprietà di detto Castello e Bene sua giurisdit.e, non quanto al frutto, e rendite del med.o, come dirò, Le quali voglio che siano godute da tutti gl’altri suoi fratelli, come sop.a, et acciò che non nasca differenz’alcuna frà di loro, havendo io molto ben considerato lo stato della mia heredità, ordino, e voglio che detto Sig.r Marchese Bernardino, e quelli che succederanno nella proprietà, e giurisdit.e di Castel Viscardo debbano ogn’anno pagare à detti altri miei fig.li dal giorno della morte del Sig.r Marchese Horatio herede usufruttuario Scudi Trecento (per) ciasched. Di detti miei fig.li, che allora saranno vivi di sei in sei mesi Liberam.te, e senza eccettione alcuna, quali scudi Trecento voglio che siano (per) ogni Loro ragione anco di Legitima, e (per) ogn’altra portione, nella quale gl’instituisco in ogni meglior modo, e non voglio che possano pretendere altro né in d. Castel Viscardo, eccetto però l’habitat.e, e l’uso de’ mobili, e biancaria, et ogn’altra commodità in d.o Luogo, quali voglio che
godano liberamente, durante La vita di ciasched.o di loro, né in altri beni della mia heredità, e se alcuno de sopranominati miei fig.li morisse prima del S.re Marchese Horatio Loro Padre, voglio che la portione delli scudi Trecento annui, di questa si accresca à tutti gl’altri fratelli, mà se qualcuno di detti miei fig.li, ò anco tutti volessero più tosto il capitale di d.a annua prestatione di scudi trecento, come sop.a, voglio che il Sig.r Marchese Bernardino, ò altro successore in d.o Castel Viscardo debba dargli (per) una sol volta La somma di scudi sette mila liberam.te in denari, ò in tanti beni miei del med.o valore à loro eletione, se tanti ce ne saranno, mà non già de’ beni di Castel Viscardo, quale voglio che intieram.te si conservino, e restino intatti (per) li Primogeniti, e di questi scudi settemila, o beni voglio che detti miei fig.li ne possano disporre à loro benefitio con la successione dall’uno all’altro in caso che muoiano senza fig.li legitimi e naturali, e di legitimo matrimonio nati, e senza dispositione alcuna (per) la rata delli scudi settemila, che hò detta di sop.a, nel qual caso doverà cessare detta annua prestatione.
E perche nella soprad.a dispositione hò havuto rigardo al num.o presente de miei fig.li maschi, che sono sei, dichiaro che se alcuno di loro premorisse à me (che Dio non permetta) voglio che la portione, ò portioni di questo, ò di quelli che premorissero à me, s’io non disporrò altrim.te doppo, s’accresca à gl’altri fratelli tutti sopraviventi, tanto rispetto al capitale, quanto rispetto all’annua prestatione soprad.a, in modo che il S.re Marchese Bernardino, ò suoi descendenti siano tenuti à dare à ciasched.o di dd.i miei fig.li sopraviventi à me quel più d’annua prestat.e, ò di capitale, che haverebbe dovuto dare à pred.e fonti come sopra.
Inoltre dico, e dichiaro che se bene io altre volte sotto li 14 del mese di febraro 1663, ò in altro più vero tempo (per) gl’atti del Petrucci Not.o A.C. per Instr.o con decreto di Giudice, per compiacere à detti SS.ri Marchese Horatio mio Consorte, e Marchese Bernardino mio fig.lo sottoposi tutti li miei beni dotali al Maiorasco, e fideicommisso, ordinato dalla bo: me. di Mons.re Virgilio Spada in tutti li suoi beni, anco pervenutili (per) il Testam.to del S.re Paolo Spadaxix suo Padre, et in ogn’altro meglior modo, conforme al d. suo Test.o à me Letto allora, publicato, e rogato (per) gl’atti di fra’ Sebastiano Sebenico Not.o et Archivista di S. Spirito sotto li 23 Sett.re 1662, ò altro più vero tempo, ciò feci, credendo fosse vera, legittima, e sussistente La causa suggeritami, et insinuatami, che detto Mons.re Virgilio havesse disposto, e potuto disporre di tutti li beni, anco del Sig.r Paolo
suo Padre, et acciò d.o S.re Marchese Horatio, e poi d. Sig.r March.e Bernardino, e Li suoi descendenti, et altri miei fig.li; e descendenti potessero, e dovessero succedere, conseguire e godere tutta l’heredità e beni che d.o Mons.re Virgilio doppo la morte della fe: me: del S.r Card.le Bernardino Spada (xx), e nel tempo della d.a sua disposit.e e morte rispettivam.te haveva, godeva, e possedeva, dei quali nel suo Testam.to diceva poter disporre anco (per) la facoltà concessagli dal S.e Paolo suo P.re nel suo Test.o, registrata da d.o Mons.re nella d.m disposit.e del Maiorasco, fatta à favore delli dd.i Ss.ri March.e Horatio mio Consorte, e March.e Bernard.o mio fig.lo, et altri miei fig.li e descendenti, onde havendo (per) vera e sussistente La d.a causa finale, m’indussi à sottoporre anch’io sotto il d.o Maiorasco li miei beni, poiche senza q.ta supposit.e me si diceva che non poteva haver effetto il d.o Maiorasco, né pigliarsi possesso di d.a heredità conforme alla d.a disposit.e di Mons.re Virgilio, mà essendosi poi Litigato nella Sacra Rota avanti al S.r Card.le Cerri allora Decano con gli descendenti del S. re Giacomo filippoxxi, altro fig.o di d.o sig.r Paolo, e (per) Decisioni risoluto che La d.a disposit.e di Mons.r Virgilio delli beni, et al S.e Card.le Bernard.o Lasciati dalq. S.r Paolo loro P.re non sossista, e detti beni non cadano altram.te sotto d.a disposit.e , e sotto al d.o Maiorasco, poiche non havea quella facoltà da esso esposta nel suo Test.o , anzi restava gravato (per) il Test.o paterno di restituirli (per) fidecom.o àgli altri chiamati, conforme alle dd.e Decisioni; (per) tanto essendo cessata, e scoperta erronea et insussistente La causa finale, (per) la quale io m’indussi à sottoporre i miei Beni al d.o Maiorasco, conforme al d.o mio Instr.o , deve anco cessare, e restare inefficace, et insussistente La mia disppositione, et il d.o Instr.o insieme, ed il decreto del Giudice (per) la med.a causa interposto, come se d.o Instr.o e supposit.e de’ beni fatti, e stipulati non fossero, conforme espressam.te dichiaro in ogni meglior modo.
E però in caso che d.o Instr.o e supposit.e de beni non havessero sussiste.za , né effetto alcuno, come credo, d’adesso (per) allora, et in ogni meglior modo, voglio che la institutione da me qui sop.a fatta habbia Luogo e si osservi, et in quella s’intendano ex nunc compresi in ogni meglior modo tutti Li miei beni sottoposti erroneam.te al pred.o fideicomo , e Maiorasco di monsig.r Virgilio Spada.
E quanto à Castel Viscardo, suoi beni, e giurisdit.e, stante La particolare affettione, che sempre vi hò havuta, come proveniente da miei Antenati, e maggiori, Voglio che in quello succeda solam.te il S.r Marchese Bernardino mio fig.o primogenito, salvo però l’usufrutto pieno con l’amministrat.e, governo, e giurisdit.e à favore del S.r March.e Horatio mio Consorte sino che viverà con il peso come sop.a; espresso à favore de’ fig.li tanto rispetto ad esso (per) li scudi sessanta annui, come sop.a, quanto rispetto al March.e Bernardino, et altri chiamati (per) il peso delli scudi trecento da pagarsi annualm.te à gli altri miei fig.li nel modo che hò detto di sopra, e doppo La morte del March.e Bernardino, voglio che in perpetuo, et in infinito sino che ve ne saranno al Mondo reciprocam.te e per fideicommisso tutti Li suoi fig.li, e descendenti maschi nati, e da nascere di legitimo matrimonio, mà non già Li Legitimati, ordine successivo, e di Primogenito in Primogenito sino all’ultimo descendente maschio de maschi di Legittimo matrimonio come sop.a del d.o S.r Marchese Bernard.o, e mancando, ò finita questa Linea, e descendenza mascolina in qualsivoglia tempo, voglio che succedano in d.o Castello, e beni senza detratione, ò diminut.e alcuna Li descendenti maschi de maschi legitimi, che fussero nati come sop.a, e da nascere dal’altri miei fig.li sud.i, incominciando però da quelli che fossero nati, ò che nasceranno dall’altro mio fig.lo, che hora e maggiore d’età doppo il March.e Bernardino, e dal Primogenito d’esso fig.lo , e così continuare da Primogenito in Primogenito maschio come sop.a sino che ve ne saranno come sopra; et il med.o modo di succedere si doverà osservare in tutti Li miei fig.li e Descendenti maschi de maschi ordine
successivo, cominciando sempre dalla Linea mascolina del maggiore mio fig.lo d’età, e col med.o ordine di Primogenitura in tutta La descendenza mascolina di ciasched.o di loro come sop.a da uno all’altro ordine successivo; Dichiarando però che in d.o fideicom.o del d.o Castello e Beni non intendo che siano compresi quelli li quali nel tempo della successione Loro al d.o fideicom.o fossero Cavalieri ò ecclesiastici in qualsivoglia modo, eccettuati il Sig.r Card.le fabritio, e Comm.re fra’ Alviano miei fig.li, ò altri miei fig.li che allora fossero ecclesiastici, ma non di Religione Regolare, e claustrale, i quali mi contento che mancando (che Dio guardi) La Linea mascolina de’ miei fig.li, e Loro fratelli, godino in vita Loro detto Castello e Beni, mà doppo La Loro morte torni à gl’altri chiamati, come dirò appresso, volendo io che d.o Castello e Beni passino solam.te alli Descendenti delli miei fig.li maschi de maschi Laici, acciò si conservino sempre nella d.a descendenza mascolina, et in quelli maschi che potranno, e vorranno allora, ò in qualsivoglia tempo pigliar moglie col med.o ordine di Primog.ra; e success.e; e gravame come sop.a sino all’ultimo descendente maschio come sopra.
E quando venisse il caso che mancassero, ò non vi fossero più descendenti maschi de maschi di detti miei fig.li e Descendenti, come sop.a chiamati, in tal caso voglio che succeda La Sig.ra Duchessa Eugenia Mattei mia fig.la, se sopraviverà à me, ò Li suoi fig.li , ò descendenti maschi insieme, e (per) eguale portione con Li fig.li e descendenti maschi della S.ra Virginia Verospixxii già altra mia figliuola in stirpes, et non in capita; E se al tempo di detta successione si trovassero viventi fig.le femine del soprad.o ultimo maschio de maschi, descendenti da miei fig.li , e descendenti come sop.a, voglio che quest’ancora succedano insieme, et egualm.te con la d.a Sig.ra Duchessa, ò suoi fig.li e Descendenti, e con i fig.li e descendenti della sud.a S.ra Virginia, mà se non se ne trovassero, ò non fossero vive al tempo di d.a successione, non voglio che i loro fig.li , ò descendenti succedano, mà che La mia heredità resti ne i pred.i fig.li , ò descendenti delle soprad.e mie due fig.le la S.ra Duchessa Eugenia Mattei, e S.ra Virginia Verospi (per) egual portione come hò detto, e (per) fideicommisso.
Prohibisco tanto al d.o S.r Marchese Bernardino, quanto à suoi descendenti maschi et à tutti gl’altri, come sop.a chiamati L’alienat.e di d.o Castello, e beni in vita et in morte (per) contratto et ultima volontà, pigliando il vocabolo d’alienat.e in qualsivoglia modo, e d.a prohibit.e voglio che habbia Luogo in qualsivoglia causa, anco pia, legitima, necessaria, privileggiata e privileggiatiss.ma ; et anco con Licenza del Papa, e (per) qualsivoglia necessità, ò doti, debiti, et in ogn’altra urgente, et
urgentiss.a causa, poiche La mia intentione è stata, et è che il d.o Castello, e beni si conservino sempre intieram.te in tutti dd. i descendenti de’ miei fig.li maschi de maschi, e poi in altri successivam.te , e con l’ordine della Primog.ra, come hò detto di sop.a , E caso che alcuno alienasse, a ò trattasse d’alienare, pigliando il vocab.o d’alienat.e Largam.e come sop.òvero ottenesse Licenza, ò deroga del Principe per d.a alienat.e , in tali casi, e ciascuno d’essi Lo privo, e voglio s’intenda privato del d.o Castello e beni da quel tempo che trattasse d’alienare, a che domandasse Licenza, ò deroga, e voglio che gli succeda L’altro, come sop.a chiamato secondo l’ordine detto, al quale do facoltà di pigliarne possesso di propria autorità, senza licenza, ò decreto di Giudice, poiche voglio e desidero che d.o Castello, e beni sempre siano, e si conservino, e restino trà detti descendenti maschixxiii, et altri, come sopra chiamati in ogni meglior modo come sopra.
Et acciò che detti miei fig.li maschi, e loro descendenti, et altri chiamati in quel fideicommisso si astenghino da delitti, e vivano come spero col timor di Dio, voglio, et ordino, che succedendo alcun delitto, ò eccesso anco di lesa maestà, per La quale s’incorresse nella disgratia del Principe, e nella confiscat.e de beni, e loro private , in tal caso (per) otto giorni prima di tal pensiero sia, e s’intenda privato ipso iure, et ipso facto escluso, e privato dalla successione in d.o Castello e beni, e
del Loro possesso e commodo, come se non fosse stato chiamato, e voglio che senza diminut.e alcuna subito gli succeda l’altro chiamato più prossimo ad esso delinquente, al quale s’intenda ipso iure, et ipso facto devoluta La successione sud.a; e tanto nell’usufrutto, quanto nella proprietà, e gli do facoltà di pigliarne il possesso subito di propria autorità senza citatione d’alcuno, e senza Licenza, ò decreto di Giudice, e senza incorso di vitio, ò spoglio; e questo lo faccio accio che detti chiamati si astengano da delitti, e che d.o Castello, e beni si conservino sempre senza diminut.e alc.a nelli detti fig.li miei, e Loro descendenti maschi, et altri come sop.a chiamati in perpetuo.
Dichiaro però che se mai il d.o Delinquente fosse (per) gratia del Principe agratiato, e rimesso nel pristino stato, in tal caso ritorni anco nel pristino stato e possesso, e successione di d.o Castello e beni, mà non già possa pretendere Li frutti, che sino al giorno della sua reintegrat.e saranno stati bona fede percetti da altri chiamati.
Ma quando fosse in alcun tempo dichiarato, il che non posso credere, che la d.a mia suppositione de’ beni sotto d.o Maiorasco di Mons.re Virgilio, et in d.o Instr.o da me fatto si sostenesse, e dovesse haver’effetto, in tal caso (per) la facoltà concessami dalla Legge, e dal med.o Monsig.re in d.o Maiorasco di poter disporre de’ frutti dei miei beni à favore de’ fig.li miei, viventi Loro, et in ogn’altro meglior modo, voglio che il med.o Sig.r Marchese Bernardino, et ogn’altro che succederà in detto Maiorasco, e che sia Padrone come sop,a di Castel Viscardo, suoi beni, e giurisdit.e doppo La morte però del S.re Marchese Horatio mio Consorte herede usufruttuario come hò detto, sia tenuto, come Lo gravo à dare agl’altri fig.li li med.mi scudi Trecento L’anno (per) ciascheduno sino che naturalm.te viveranno di sei in sei mesi nel modo, e forma, come sop,a, né voglio che possano pretendere altro nella mia heredità, e beni, eccetto che se volessero il capitale di scudi settemila, come hò ordinato di sopra, sia in tal caso il med.o March.e Bernard.o et ogn’altro Successore in Castel Viscardo, come sop.a obligato à dargli (per) ciascheduno scudi quattromila solam.te (per) ragione della Loro legittima, e (non) altrimente, e di più (per) il restante sia tenuto à dargli scudi Centocinquanta soli L’anno (per) ciasched.o Loro vita durante con la sostitutione reciproca, come hò detto di sopra; e quando alcuni delli chiamati in d.o Maiorasco mancassero, ò fossero renitenti à dare detta prestat.e annua di scudi Centocinquanta alli detti miei figli , ò alcuno di loro, in questo caso do facoltà à questi, ò questo d’andare al possesso di Castel Viscardo, e miei beni ad effetto di sodisfarsi senz’alcuna citat.e, ò decreto di Giudice.
E di più dichiaro ch’essendo nella mia heredità (per) disposit.e della bo: me: della Sig.ra Giulia(xxiv) mia car.ma Sorella un’obligo, e peso di tre cappellanie perpetue amovibili, come si legge nel suo Testam.to voglio et ordino che La sodisfatt.e di questo peso doppo la morte del Sig.r Marchese Horatio sia à carico del Sig.r March.e Bernardino, ed’ ogn’altro Successore al Maiorasco di Casa Spada, tanto nel p.mo quanto nel secondo caso di questa mia disposit.e , né siano tenuti gl’altri miei
fig.li à concorrervi in parte alcuna, perche nel disporre della mia heredità, come ho fatto, hò havuto riguardo anco à questo, si come pur dichiaro, e voglio che la sodisfatt. de’ Legati qui sop.a ordinati siano à peso del med.o March.e Bernardino, quando il sig.r Marchese mio Consorte herede usufruttuario non havesse havuto tempo di sodisfarli esso in vita sua.
Esecutore di questa mia dispositione, et ultima volontà nomino Monsig.e Gio Carlo Vespignanixxv , nella cui bontà, et amorevolezza confido, et al quale Lascio (per) Legato, et accioche si compiaccia haver memoria di me una Canestra, ò altra cosa simile d’argento ad arbitrio del mio Erede, e lo prego instantem.te di volerla proteggere, dandoli facoltà di interpretarla in tutto, e (per) tutto, e dove farà di bisogno, accioche in nessuna cosa nasca mai differenza trà miei fig.li, quali voglio che stiano, e che s’acquietino ad ogni dichiarat.e di Mons.e sod.o; come se havessi dichiarato io med.ma, altram.te quello, ò quelli che non si acquietaranno, e saranno renitenti, Li privo d’adesso del Legato di scudi sessanta annui da pagarsi dal sig.r Marchese mio consorte come sopra, ancorche havessero cominciato à goderlo.
E questo intendo, e voglio che sia il mio ultimo Testam.to , e la mia ultima volonta, e dispositione, La quale voglio che vaglia (per) ragione di Testam.to , ò (per) Codicillo, ò (per) donatione (per) causa di morte, ò (per) ragione di qualsivoglia altra ultima volontà, da preferirsi à tutte quelle, ch’io havessi fatte con tutte Le clausole codicillari più salutari, che si possono mai excogitare da i Dottori, e Sapienti, le quali intendo, et hò qui’ (per) inserte, et apposte per La validità, e sussistenza di questa mia ultima disposit.e , et in ogni meglior modo e forma, che permettono Le Leggi civili, e Canoniche, Et in fede hò sottoscritto di mia propria mano Li presenti fogli di questa mia dispositione, et ultima volonta. Questo di 29 Aprile 1681.

Io Maria Veralli Spada Testo e depongo Come Sopra mano (propria)

Maria Veralli (*1616 +21.3.1686), figlia del Barone Giovan Battista Veralli e di Giulia Benzoni; sposa nel 1635 il
Marchese Orazio Spada (*1613 +1687).
ii Orazio Spada (*1613 +1687), Marchese, figlio di Francesco Spada (*1593 +2.8.1643) e di Cecilia Severoli, nipote del card. Bernardino (*21.4.1594 +10.11.1661) e di mons. Virgilio (*1596 +1662) dal quale eredita Palazzo Spada a Capodiferro; sposa nel 1636 Maria Veralli (*1616 +21.3.1686) che gli porta in dote 31500 scudi, il Castello di Castel Viscardo divenuto marchesato ed il Palazzo Veralli a piazza Colonna.
iii Leggasi Padri
iv Castel Viscardo è un comune dell’Umbria in provincia di Terni. Il suo castello è noto anche come “Castello di Madonna” da Madonna Antonia, moglie di Bonifacio Ranieri, che ne era proprietaria nel 1350. Passò ai Monaldeschi a seguito del matrimonio della loro figlia Niccola con Berardo dei Monaldeschi della Cervara. Ultimo signore di questa casata fu Pietro Paolo Monaldeschi della Cervara (+1564) che ebbe 5 figlie femmine dalla prima moglie Porzia d’Alviano ed un maschio, morto giovane, dalla seconda moglie di “bassa condizione”. Con il matrimonio di Giulia Monaldeschi della Cervara (+1585) e Matteo Veralli, il feudo giunse ai Veralli. Da questi nacquero Giovan Battista, padre di Maria Veralli, il cardinal Fabrizio (*1560 +17.11.1624), Geronima ed Olimpia.
Maria Veralli, figlia di Giovan Battista e Giulia Benzoni, ultima della sua casata, portò nel 1635 in dote il feudo a casa Spada. Nell’occasione Urbano VIII lo elesse a marchesato e Pio VI, con Chirografo del 5.6.1767, a principato quando la primogenitura Spada era giunta al ramo di Faenza ed a Giuseppe Spada Buonaccorsi (*1752 +1840).
v Frazione del Comune di Castel Viscardo. Il feudo fu acquistato nel 1646 da Orazio Spada che così allargò i confini di Castel Viscardo.
vi Fabrizio Spada (*17.3.1643 +15.6.1717), figlio del Marchese Orazio Spada (*1613 +1687) e di Maria Veralli (*1616 +21.3.1686), creato Cardinale nel 1675 da Clemente X col titolo di San Callisto mutato poi in San Crisogono ed in seguito in Santa Prassede. Fu Nunzio papale nel Ducato di Savoia ed in Francia, legato ad Urbino, Segretario di Stato, arciprete della Basilica di San Giovanni in Laterano, cardinale vescovo di Palestrina e prefetto della Congregazione del Sant’Uffizio, Amante dell’arte, incrementò la collezione iniziata dal prozio cardinal Bernardino (*21.4.1594 +10.11.1661).
vii Alviano Spada (+3.2.1725), figlio del Marchese Orazio Spada (*1613 +1687) e di Maria Veralli (*1616 +21.3.1686), cavaliere dell’Ordine di S. Spirito, al servizio della repubblica Veneta, Gran Priore di Venezia dal 1706. Nella Chiesa della SS. Annunziata di Castel Viscardo è conservata una bandiera turca da lui strappata, durante un’azione navale nel 1674, da una Torre di Guardia in una Baia dell’Asia minore.
viiiVittoria della Rovere (*7.2.1622 +5.3.1694), figlia di Federico Ubaldo della Rovere (*16.5.1605 +1625) e di Claudia de’ Medici (*4.6.1604 +25.12.1648); sposa nel 1637 Ferdinando II de’ Medici Granduca di Toscana (*14.7.1610 +23.5.1670).
ix Ciriaco Spada, figlio del Marchese Orazio Spada (*1613 +1687) e di Maria Veralli (*1616 +21.3.1686).
x Guido Spada, figlio del Marchese Orazio Spada (*1613 +1687) e di Maria Veralli (*1616 +21.3.1686).
xi Bartolomeo Spada, figlio del Marchese Orazio Spada (*1613 +1687) e di Maria Veralli (*1616 +21.3.1686).
xii Angelo Celsi (*1600 +6.11.1671), Cardinale dal 1664 col titolo di S. Giorgio al Velabro e poi di S. Angelo in Pescheria.
xiiiBernardino Spada-Veralli (*1638 +1716), figlio del Marchese Orazio Spada (*1613 +1687) e di Maria Veralli (*1616 +21.3.1686), marchese di Castel Viscardo, sposa nel 1666 Vittoria Patrizi (*1650 +19.5.1685),
xiv Virgilio Spada (*1596 +1662) figlio di Paolo Spada (*1541 +1631) e di Daria Albicini (*1562 +1612), fratello del card. Bernardino (*21.4.1594 +10.11.1661), a capo della Congregazione dell’Oratorio di S. Filippo Neri, architetto e consigliere artistico del papa, grande amico e sostenitore di Francesco Borromini; costituì un museo comprendente “antiquaria” sacri e profani, “naturalia” del mondo minerale, vegetale e animale, “instrumenta” fisici e astronomici e “curiosa” oggetti della categoria “mirabilia”. Lasciò per testamento il suo museo alla Biblioteca Vallicelliana. Incrementò la raccolta di quadri che costituisce la Galleria Spada.
xvFiglia del Marchese Orazio Spada (*1613 +1687) e di Maria Veralli (*1616 +21.3.1686), monaca oblata col nome di Suor Maria Giulia nel Monastero di Tor de’ Specchi di Roma
xvi Figlia del Marchese Orazio Spada (*1613 +1687) e di Maria Veralli (*1616 +21.3.1686), monaca oblata col nome di Suor Caterina Angelica nel Monastero di Tor de’ Specchi di Roma
xviiEugenia Spada (*1639 +6.3.1717) figlia del Marchese Orazio Spada (*1613 +1687) e di Maria Veralli (*1616 +21.3.1686), sposa in prime nozze nel 1656 il Marchese Domenico Maidalchini (*1636 +1662) ed in seconde nozze, nel 1666, il Duca di Giove Girolamo Mattei (*1606 +1676).
xviii Vittoria Patrizi (*1650 +19.5.1685), figlia del marchese Solderio Patrizi e di Laura di Carpegna (+1697); sposa nel 1666 il marchese Bernardino Spada-Veralli (*1638 +1716).
xix Paolo Spada (*6.10.1541 +15.4.1631), Tesoriere di Romagna, figlio del Governatore di Brisighella Giacomo Spada (*1502 +1566) e di Isotta Vespignani; sposa in prime nozze, nel 1573, Francesca Ricciardelli di Faenza, dalla quale avrà Giacomo Filippo (*1576 +1636), che darà origine al ramo Spada di Faenza, ed in seconde nozze Daria Albicini (*1562 +1612) dalla quale avrà Francesco (*1593 +1643), capostipite del ramo Spada di Roma, il card. Bernardino (*21.4.1594 +10.11.1661) e mons. Virgilio.(*1596 +1662).
xx Bernardino Spada (*21.4.1595 +10.11.1661), figlio di Paolo Spada (*6.10.1541 +15.4.1631) e di Daria Albicini (*1562 +1612), creato Cardinale nel 1626 da Urbano VIII col titolo di S. Stefano. Fu nunzio in Francia, Legato a Bologna (è ricordata la sua opera durante la peste del 1630 a Bologna), Vescovo di Albano, Frascati, della Sabina e di Palestrina. Grande mecenate, protesse Guido Reni, il Guercino, l’Albani ed altri artisti. Acquistò Palazzo Spada a Roma e vi collocò la sua pregevole collezione d’arte.
xxi Giacomo Filippo Spada (*1576 +1636), Marchese di Montevescovo, figlio di Paolo Spada (*6.10.1541 +15.4.1631) e della sua prima moglie Francesca Ricciardelli.
xxiiVirginia Spada (+1680), figlia del Marchese Orazio Spada (*1613 +1687) e di Maria Veralli (*1616 +21.3.1686); sposa nel 1658 il Marchese Giovanni Battista Verospi
xxiiiIl Castello di Castel Viscardo, alla morte, nel 1675, di Clemente Spada Veralli, figlio del Marchese Bernardino, pervenne al ramo Spada di Faenza ed appartiene attualmente ai Conti di Montevecchio, a seguito del matrimonio, nel 1882, del Conte Astorre con la principessa Olga Spada.
xxivGiulia Veralli, figlia del Barone Giovan Battista Veralli e di Giulia Benzoni
xxv Giovanni Carlo Vespignani, appartenente al ramo romano di una nobile famiglia di Brisighella, prelato economo della Fabbrica di S. Pietro, nel 1672 acquista il fortilizio di Monte Maggiore (oggi Monte Mauro) in Romagna; nel 1692 pubblica i suoi studi sul restauro del Ponte Senatorio (o Ponte Rotto)

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1 commento

One Response to “del testamento di Maria Veralli Spada”
margot crescention 27 Set 2010 at 17:26 1
salve,
Sono una restauratrice di carta qui in Brasile che si è innamorata di una statua romana che appartiene ad un istituto qui a San Paolo.Abbiamo importato un restauratori di Firenze per pulirla 5 anni fa circa.
Subito dopo la venuta di questo restauratore ( Piero Frizzi del Opficio delle Pietre Dure a FI),ho cominciato a fare una ricerca per sapere la sua origine.
La statua è romana del 1° sec.circa Diana( detta anche Venere per la sua testa restaurata da Cavaceppi) che apparteneva una volta ( nel 600/700) al Palazzo Spada a Roma, dopo é stata portata dal proprio Bartolomeo Cavaceppi in Inghilterra al Lord .Egremont nel Petworth house.
Dunque, questa scultura é stata comprata piu 2 volte e nel 1947 L’Istituto l’ha comprata e portata qui in Brasile.
Maggio scorso sono stata per 1 settimana al archivio di Roma e ho trovato qualche cosa.Mi interesserebbe sapere di chi il Cardinale Spada l’ ha comprata.Ho capito anche che la scultura potrebbe essere venuta della famiglia Veralli per il suo matrimonio con Orazio.
Lei potrebbe aiutarmi?Sono disponibile anche per qualsiasi aiuto ho molta bibliografia.
L’ anno prossimo torno a Roma e continuo la ricerca.
Nel mio sito :www.margotcrescenti.com.br – ci sono qualche fotografie e storia. oppure: http://venerevictrix.blogspot.com/
La ringrazio molto,
Margot Crescenti

 

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