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Paolo MATTEI GENTILI


(Pennabilli, Pesaro 15 ottobre 1874 – Roma, 28 novembre 1935)
[Pennabilli, paese del Montefeltro compreso all'epoca nelle Marche.]

giornalista e politico italiano;

[Figlio di ? e di ?; una famiglia di possidenti;
Coniuge: Fidalma Tamanti, sposata il 14 ottobre 1901, ventiduenne toscana (di Montalcino), figlia di un possidente;
la coppia fissa la propria dimora a Roma ed avrà otto figli.]

Riceve un'educazione cattolica e, grazie alla condizione benestante della famiglia, può seguire studi superiori.

1890

23 novembre, (XVII Legislatura – 1890 10 dic - 27 set 1892)

1891
6 feb - 15 mag 1892, (I "governo di Rudinì")

1892
15 mag - 15 dic 1893, (I "governo Giolitti")

6 novembre, (XVIII Legislatura – 1892 23 nov - 8 mag 1895);
[È stato ripristinato il collegio uninominale.]

1893
autunno, si trasferisce a Roma per frequentare l'Università La Sapienza (Facoltà di giurisprudenza);
qui conosce don Romolo Murri (1870-1944) e si inserisce nel movimento democratico-cristiano, aderendo al progetto di una riconquista cattolica della società dal basso, ispirato da Leone XIII;

15 dic - 14 giu 1894, (III "governo Crispi")

1894
14 giu - 10 mar 1896, (IV "governo Crispi")

è tra i fondatori della rivista culturale «La Vita nova»;

1895

26 maggio, (XIX Legislatura – 1895 10 giu - 2 mar 1897)

1896
22 febbraio, su proposta di don Romolo Murri, diviene presidente dell' "Associazione universitaria romana fra gli studenti cattolici" (la futura F.U.C.I.);

10 mar - 11 lug 1896, (II "governo di Rudinì")
11 lug - 14 dic 1897, (III "governo di Rudinì")

1897

21 marzo, (XX Legislatura – 1897 5 apr - 17 mag 1900)

consegue la laurea in giurisprudenza, continuando a prestare la propria opera nel movimento;

14 dic - 1º giu 1898, (IV "governo di Rudinì")

1898
1º-29 giugno, (V "governo di Rudinì")

29 giu - 14 mag 1899, (I "governo Pelloux")

1899
14 mag - 24 giu 1900, (II "governo Pelloux")

1900

3 giugno, e (XXI Legislatura 1900 16 giu - 18 ott 1904)

24 giu - 15 feb 1901, ("governo Saracco")

scrive su «Il Domani d’Italia» sin dalla fondazione (autunno 1900);

1901
15 feb - 3 nov 1903, ("governo Zanardelli")

direttore della rivista «L’Ateneo letterario artistico» (1901-1904);

1902

sottoscrive le Istruzioni pontificie, sancendo così il suo distacco dal movimento murriano;
si avvicina alle posizioni di Giuseppe Toniolo e Filippo Meda, fautori di un cristianesimo sociale non polemico verso l'autorità ecclesiastica;
decide di non svolgere attività politica e di dedicarsi totalmente al giornalismo;

collabora ai quotidiani «L'Osservatore Cattolico» (edito a Milano e diretto da Filippo Meda) e a«Il Sole nel Mezzogiorno» di Palermo;

1903
3 nov - 12 mar 1905, (II "governo Giolitti")

dalla fine dell'anno collabora a «Il Momento» di Torino, distinguendosi come critico letterario e giornalista di costume;

1904

6 novembre, e (XXII Legislatura 1904 30 nov - 8 feb 1909)

1905
12 - 28 mar, ("governo Tittoni");
28 mar - 24 dic, (I "governo Fortis")
24 dic - 8 feb 1906, (II "governo Fortis")

1906
8 feb - 29 mag, (I "governo Sonnino")
29 mag - 11 dic 1909, (III "governo Giolitti")

1907
gennaio, entra nella redazione del «Corriere d'Italia», quotidiano romano fondato l'anno precedente;
giugno, il giornale entra a far parte della rete di quotidiani cattolici creata da Giovanni Grosoli Pironi tramite la S.E.R. (Società Editoriale Romana);

dicembre, sale alla guida del «Corriere d'Italia»;
[Imprime al «Corriere» una linea moderata, facendolo diventare il quotidiano cattolico più venduto del Paese.]

È anche a capo della rete di quotidiani gestita dalla S.E.R..
[Di tale rete fanno parte:
. «L'Avvenire d'Italia» di Bologna,
. «L'Italia» di Milano,
. «Il Momento»,
. «Il Corriere di Sicilia» di Palermo (per un breve periodo).]

egli ne coordina la linea politica e firma tutte le testate, che tuttavia hanno nelle singole sedi un responsabile specifico;

1908

1909

7 marzo, e (XXIII Legislatura (1909 24 mar - 29 set 1913)

11 dic - 31 mar 1910) (II "governo Sonnino") [dei "cento giorni"]

1910
31 mar - 30 mar 1911, (I "governo Luzzatti")

 

1911
30 mar - 21 mar 1914, (IV "governo Giolitti")

guerra italo-turca (1911-12)

I quotidiani della S.E.R. appoggiano la guerra italo-turca.

1912

maggio, la nuova legge elettorale, appena approvata, estende il diritto di voto a tutti i cittadini maschi, anche se analfabeti (purché abbiano compiuto 30 anni).
[Con la nuova legge gli elettori passano da gli elettori passano da 3.329.147 a 8.672.249.]

2 dicembre, la Santa Sede (Avvertenza del 2 dicembre 1912) giudica i giornali del gruppo «non conformi alle direttive pontificie e alle norme della Lettera di Sua Santità all’Episcopato Lombardo in data 1º luglio 1911».
È un duro colpo all'iniziativa editoriale; egli si dimette da tutte le cariche nella S.E.R. ritirandosi per un anno e mezzo, fino al 1914, a vita privata.

1913

26 ottobre, e (XXIV Legislatura 1913 27 nov - 29 set 1919)

1914
21 mar - 5 nov 1914, (I "governo Salandra")

luglio, è richiamato alla direzione del «Corriere d'Italia»;

convinto che il conflitto si protrarrà per lungo tempo, si impegnaa coordinare la rete dei quotidiani della S.E.R. auspicando un rafforzamento del ruolo della componente cattolica nella società italiana;


5 nov - 18 giu 1916, (II "governo Salandra")

1915

I guerra mondiale
(1915-18)

 

1916
18 giugno-29 ottobre 1917, ("governo Boselli"), governo di coalizione nazionale;

1917
29 ott-23 giu 1919, ("governo Orlando");

in seguito alla liquidazione della S.E.R. (Società Editoriale Romana), mantiene la sola guida del «Corriere d'Italia»;

1918

nel dopoguerra fa il suo ingresso in politica;
prende parte alle riunioni preliminari ed alla "Piccola Costituente" del PPI (Partito popolare italiano);

1919
giugno, al congresso del PPI a Bologna, entra nel Consiglio nazionale del partito;

23 giugno-21 maggio 1920, (I "governo Nitti");

16 novembre, eletto deputato (XXV Legislatura 1919 1° dic - 7 apr 1921) nel collegio di Ancona, nel gruppo popolare;
[Proclamazione alla Camera 28 marzo 1920.]

Anche da deputato conserva la direzione del «Corriere d'Italia», cui imprime una virata in senso conservatore, ponendosi così in antagonismo con la maggioranza del partito, guidata da don Luigi Sturzo, centrista; peraltro, in Parlamento egli vota in conformità con il partito attenendosi alla linea ufficiale.

È membro della commissione d'inchiesta sulle spese di guerra e di quella che cura l'approvazione del "trattato di pace di Saint-Germain-en-Laye", in seno alla quale redige pure il disegno di legge.

1920
22 maggio- 15 giugno (II "governo Nitti");
16 giugno-4 luglio 1921, (V "governo Giolitti");

1921
15 maggio, rieletto deputato (XXVI Legislatura (1921 11 giu - 25 gen 1924) nel collegio di Ancona, nel gruppo popolare;
[Terzo nei voti di preferenza (23.456) della lista del PPI.]

È ancora membro della commissione d'inchiesta sulle spese di guerra, nonché vicepresidente della giunta per le elezioni e della commissione permanente degli Esteri e colonie.

4 luglio-26 febbraio 1922, (I "governo Bonomi");

1922
26 feb-1º ago, (I "governo Facta");


1º ago-31 ott
, (II "governo Facta");

1922 31 ottobre-25 lug 1943, ("governo Mussolini");

 

1923

All'interno del PPI agisce per mettere in minoranza don L. Sturzo.
aprile, dalle colonne del «Corriere d'Italia» si oppone allo svolgimento del IV congresso nazionale del PPI a Torino, ma senza risultati;
decide allora di far valere i suoi contatti nella Curia romana: è il latore della lettera con la quale il segretario di Stato della Santa Sede, card. P. Gasparri, "invita" don L. Sturzo alle dimissioni;
10 luglio, don L. Sturzo rassegna le dimissioni, sancendo così la vittoria del giornalista;

pensa dunque di avere la strada spianata per la conquista del partito, ma fa un passo falso…

lo stesso mese, la Camera inizia l'esame del "disegno di legge Acerbo" sulla nuova legge elettorale;
il gruppo parlamentare del PPI concorda una linea astensionista;
egli, inizialmente, si uniforma alla linea decisa dal gruppo poi, insieme ad altri deputati, vota il disegno di legge, rompendo così la solidarietà del partito;
25 luglio, il Consiglio nazionale decide la sua espulsione dal PPI.

1924

6 aprile, rieletto deputato (XXVII Legislatura 1924 24 mag - 21 gen 1929) nel collegio unico nazionale (Marche), listone fascista;
[Ottiene 2.388 preferenze.]

3 lug-11 set 1929, sottosegretario al Ministero della Giustizia e degli Affari di Culto;

12 agosto, puntando sulla dissoluzione del PPI, privato ormai del suo fondatore don L. Sturzo, è tra i promotori del «Centro nazionale italiano», raggruppamento cattolico-nazionale ora fondato a Bologna, presso la redazione dell'«Avvenire d'Italia»;

incline a suggestioni neoguelfe rivisitate in chiave nazionalistica, egli sostiene la consonanza di valori tra cattolicesimo e fascismo sulle questioni dello Stato e della famiglia;

1925

12 feb-30 dic, presidente della Commissione parlamentare per la Riforma della legislazione ecclesiastica;

1929

marzo, è colpito da emiparesi;
la malattia gli impedisce di mantenere la direzione del «Corriere d'Italia»;

il «Corriere d'Italia», privato della sua guida, e giudicando il suo apporto insostituibile, cessa le pubblicazioni ;

24 marzo, (XXVIII Legislatura 1929 20 apr - 19 gen 1934) collegio unico nazionale;

1930

1931

1932

1933

1934
18 gennaio, viene sciolta alla Camera la XXVIII Legislatura;
23 gennaio, altra "infornata" di senatori;
24 febbraio, altra "infornata" di senatori;

1° marzo, nominato senatore;
[Categoria: 03 - I deputati dopo tre legislature o sei anni di esercizio;
Relatore: Alfredo Baccelli
Convalida: 03/05/1934
Giuramento: 04/05/1934
Relazione di convalida: -]

25 marzo, è convocato il collegio unico nazionale per l'approvazione della lista dei deputati designati, formata dal Gran Consiglio del Fascismo;
25 marzo, eletto deputato/senatore (XXIX Legislatura (1934 28 apr - 2 mar 1939) nel collegio unico nazionale;
6 aprile, altra "infornata" di senatori;
27 aprile, altra "infornata" di senatori;
28 aprile, sono convocati il Senato e la nuova Camera;

1935

28 novembre, muore a Roma.

 

Fonti
- Altre

 

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