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Arturo BOCCHINI


(San Giorgio del Sannio (Benevento) [a.f.: San Giorgio La Montagna], 12 febbraio 1880 – Roma, 20 novembre 1940)

uomo politico italiano, capo della polizia dal 1926 al 1940;

è stato un poliziotto, prefetto e senatore italiano, capo della polizia dal 1926 al 1940.

[Ultimo di sette figli di Ciriaco Bocchini, medico, proprietario terriero e presidente della deputazione provinciale di Benevento, e di Concetta Padiglione, discendente da una famiglia nobile napoletana, liberale (un avo dei Padiglione aveva preso parte ai moti del 1821 con Morelli e Silvati).]

 

 

 

1900

3 giugno, (XXI Legislatura 1900 16 giu - 18 ott 1904)

24 giu - 15 feb 1901, ("governo Saracco")

 

1901
15 feb - 3 nov 1903, ("governo Zanardelli")

1902

22 luglio, si laurea in legge all'Università Federico II di Napoli;

1903
entra nella carriera prefettizia;

3 nov - 12 mar 1905, (II "governo Giolitti")

1904

6 novembre, (XXII Legislatura 1904 30 nov - 8 feb 1909)

1905
12 - 28 mar, ("governo Tittoni");
28 mar - 24 dic, (I "governo Fortis")
24 dic - 8 feb 1906, (II "governo Fortis")

1906
8 feb - 29 mag, (I "governo Sonnino")
29 mag - 11 dic 1909, (III "governo Giolitti")

1907

1908

1909

7 marzo, (XXIII Legislatura (1909 24 mar - 29 set 1913)

11 dic - 31 mar 1910) (II "governo Sonnino") [dei "cento giorni"]

1910
31 mar - 30 mar 1911, (I "governo Luzzatti")

 

1911
30 mar - 21 mar 1914, (IV "governo Giolitti")

guerra italo-turca o guerra di Libia (1911-12)

1912

maggio, la nuova legge elettorale, appena approvata, estende il diritto di voto a tutti i cittadini maschi, anche se analfabeti (purché abbiano compiuto 30 anni).
[Con la nuova legge gli elettori passano da gli elettori passano da 3.329.147 a 8.672.249.]

1913

26 ottobre, (XXIV Legislatura 1913 27 nov - 29 set 1919)

1914
21 mar - 5 nov 1914, (I "governo Salandra")
5 nov - 18 giu 1916, (II "governo Salandra")

1915

I guerra mondiale
(1915-18)

è chiamato a Roma con l'incarico di dirigere, alla direzione generale della Pubblica Sicurezza, la V divisione (personale);

1916
18 giugno-29 ottobre 1917, ("governo Boselli"), governo di coalizione nazionale;

1917
29 ottobre-23 giugno 1919, ("governo Orlando");

1918

 

1919
23 giugno-21 maggio 1920, (I "governo Nitti");

16 novembre, (XXV Legislatura 1919 1° dic - 7 apr 1921)

1920
22 maggio- 15 giugno (II "governo Nitti");
16 giugno-4 luglio 1921, (V "governo Giolitti");

1921
15 maggio, (XXVI Legislatura (1921 11 giu - 25 gen 1924)

4 luglio-26 febbraio 1922, (I "governo Bonomi");

1922
26 feb-1º ago, (I "governo Facta");


1º ago-31 ott
, (II "governo Facta");

28 ottobre, "marcia su Roma";

1922 31 ottobre-25 lug 1943, ("governo Mussolini");

30 dic-16 dic 1923, viene promosso prefetto di Brescia;
[A 42 anni, superando numerosi funzionari con maggiore anzianità, con un notevole salto di qualità. La decisione forse è stata presa dal viceministro Aldo Finzi che, non fidandosi pienamente dei funzionari che hanno fatto carriera nell'Italia giolittiana, preferisce dare spazio anche a giovani prefetti; nel suo caso gioca in parte anche la spiccata simpatia che il viceministro prova nei suoi confronti.]

Durante il periodo bresciano egli stringe una reciproca amicizia con il federale fascista della città A. Turati (che quattro anni dopo diverrà segretario nazionale del PNF (Partito Nazionale Fascista).
Nell'ambito dei contrasti che vedono coinvolte da una parte le forti leghe cattoliche e dall'altro l'ancor debole sindacato fascista il prefetto supporta, per quello che gli è possibile quest'ultimo.
È in questo periodo che si iscrive al PNF (Partito Nazionale Fascista).

1923

16 dic-12 ott 1925, prefetto di Bologna;
[Una città in cui la tradizione di sinistra è molto radicata ma è contrastata da una forte presenza fascista guidata da L. Arpinati che ha già ottenuto il trasferimento del prefetto Cesare Mori.
I rapporti tra i due sono pessimi e sono caratterizzati da duri scontri.]

1924

poco prima delle elezioni viene accusato dalle opposizioni di pressioni sull'elettorato;

6 aprile, (XXVII Legislatura 1924 24 mag - 21 gen 1929) collegio unico nazionale (?), listone fascista;
[Viene accusato di aver violato la segretezza del voto.]

10 giugno, il deputato socialista G. Matteotti viene rapito e ucciso;
[Lo si scoprirà il 16 agosto.]

1925

31 luglio, viene concessa l'amnistia a tutti i colpevoli di reati "per fini nazionali";

settembre, gli squadristi bolognesi, irritati da alcune misure da lui prese come prefetto, lo assediano all'interno della prefettura. Si rende necessario l'intervento di A. Turati, che nel frattempo è stato nominato vicesegretario nazionale, per ristabilire l'ordine.

12 ott-13 set 1926, prefetto di Genova;
contrasta attivamente i sindacati marittimi legati alla sinistra favorendo di fatto gli analoghi sindacati fascisti e, a seguito delle due circolari inviate ai prefetti dal ministro L. Federzoni, procede a smantellare le squadre d'azione fasciste ancora in attività in città;

4 novembre, attentato alla vita di B. Mussolini, da parte di Tito Zaniboni;

ffavorisce le locali organizzazioni fasciste contro la Federazione italiana lavoratori del mare e il suo segretario, comandante Giulietti;

 

1926

7 aprile, attentato alla vita di B. Mussolini, da parte di Violet Gibson;

11 settembre, attentato alla vita di B. Mussolini, da parte dell'anarchico Gino Lucetti;

Subito dopo questo attentato di Lucetti, L. Federzoni lo convoca a Roma per sottoporlo a B. Mussolini come nuovo capo della polizia proponendo l'avvicendamento con Francesco Crispo Moncada;
[Il suo nome era già stato fatto da L. Federzoni in occasione del fallito attentato di aprile. B. Mussolini da parte sua lo aveva conosciuto a Genova ed era rimasto favorevolmente impressionato dall'impeccabile organizzazione del suo viaggio compiuto in Liguria nel maggio precedente.]

13 settembre, è nominato capo della Polizia, su indicazione di L. Federzoni;
[Il compito che gli affida B. Mussolini è di ristabilire l'ordine in Italia e nel fare ciò gli accorda massima copertura politica e completa libertà d'azione e il privilegio di riferire direttamente al presidente del Consiglio del proprio operato.
Egli si rende conto che le concessioni di B. Mussolini segnano definitivamente la fine ai tentativi del Regime di porre sotto il proprio controllo le forze di polizia, d'altronde già l'anno prima era stato vietato ai funzionari e agenti l'iscrizione al PNF.]

31 ottobre, attentato alla vita di B. Mussolini, da parte del giovane anarchico Anteo Zamboni;
[Ciò provoca da parte del governo un duro giro di vite con la promulgazione delle "Leggi per la difesa dello Stato" e la caduta del ministro L. Federzoni.]

Prime ad entrare in vigore sono le norme del nuovo "Testo unico di Pubblica Sicurezza" con R.D. 6 nov. 1926, n. 1848.
[Il testo era già stato elaborato in precedenza sulla base della legge 31 dic. 1925, n. 2318, che aveva delegato al governo la facoltà di recare emendamenti alla "legge di Pubblica Sicurezza".
Tra le novità più rilevanti sono:
- le norme relative al "confino di polizia" per reati comuni e politici,
- le sanzioni penali nei confronti dell'espatrio clandestino per fini politici,
- la facoltà data ai prefetti di sciogliere quelle associazioni che svolgono attività contrarie al regime;
in particolare l'art. 2 attribuisce ai prefetti la facoltà di intervenire con provvedimenti discrezionali per mantenere l'ordine pubblico.
Sembra quindi convincente l'osservazione che "per quella legge molto dipendeva dai criteri di applicazione, i quali potevano essere intransigenti o temperati, secondo lo spirito di chi doveva darle esecuzione" (L. Federzoni, p. 109).
Saranno lui e il sottosegretario G. Suardo, tra l'8 e il 26 novembre, con una serie di circolari telegrafiche indirizzate ai prefetti, a fissarne i criteri di applicazione (Aquarone, pp. 422 ss.). Una di queste, da lui firmata, sottolineerà come "per l'esatta applicazione devesi tener presente come criterio direttivo che, nella nuova legge, ordine pubblico non ha il vecchio significato meramente negativo, ma significa vita indisturbata e pacifica dei positivi ordinamenti politici sociali ed economici che costituiscono l'essenza del regime".
Anche da un punto di vista formale, dunque, vengono così accantonati i principî garantistici dello Stato di diritto; "tant'è, come è stato osservato, che, molti anni dopo, si considerava il Viminale di Mussolini-B., come la più perfetta antitesi del Viminale di Federzoni-Crispo-Moncada" (Rossini, p. 153).
]

La nuova legislatura prevede lo scioglimento di tutti i partiti politici, la decadenza dei 123 deputati aventiniani, l'istituzione del Tribunale Speciale per la Difesa dello Stato, l'istituzione della pena capitale, la creazione dell'UPI (Uffici politici investigativi) della MVSN e l'istituzione del confino.

8 novembre, egli dà ordine a tutti i prefetti di arrestare tutti i deputati del PCd'I (Partito Comunista d'Italia) fra cui Antonio Gramsci.

[Come capo della polizia si prefigge due obiettivi principali: la sicurezza di B. Mussolini,
e il controllo degli antifascisti sia in Italia sia all'estero.
Convinto che l'apparato di sicurezza abbia bisogno di essere razionalizzato completamente puntando a rinunciare alla vigilanza passiva e passando a quella attiva con raccolta di informazioni e attività investigativa per individuare eventuali attentatori quando sono ancora in fase progettuale e quindi prima che passino alla fase attuativa.
A tal fine, lo stesso anno, viene autorizzata la costituzione di un nuovo ufficio denominato "Servizio Speciale d'Investigazione politica" noto anche come "Ispettorato Speciale".
Per la sicurezza di B. Mussolini organizza una imponente squadra composta da cinquecento agenti denominata "la presidenziale", composta per un terzo da poliziotti, per un terzo da carabinieri e per un terzo da militi della MVSN.
L'obiettivo primario tuttavia rimane la prevenzione: egli è infatti convinto che eventuali attentati si prepareranno all'estero e a questo scopo inizia a stendere una vasta rete informativa all'estero e in Italia con l'ordine di prendere seriamente in considerazione qualsiasi proposito di attentato alla vita del Duce mentre è sempre molto tollerante verso la propaganda scritta e verbale degli oppositori del regime.
Egli costituisce la polizia politica denominata "Ufficio informazioni centrale" alla cui guida è posto, direttamente dal segretario del PNF A. Turati, il funzionario Ernesto Gulì promosso viceprefetto per l'adeguarne la carica al ruolo da ricoprire.
Egli sospetta sempre che Ernesto Gulì gli sia stato affiancato al fine di svolgere controllo sulle sue attività di polizia direttamente dal PNF.]

1927

all'inzio dell'anno, al fine di prevenire gli attentatori che possono arrivare dall'estero, Ernesto Gulì, sotto la sua supervisione, inizia ad inviare informatori all'estero per infiltrare le cellule antifasciste, in particolare la Concentrazione antifascista a Parigi;

19 giugno , è nominato consigliere di Stato;

Per contrastare l'attività di propaganda che il PCd'I (Partito Comunista d'Italia) riesce tanto quanto a svolgere ugualmente in Italia, egli costituisce gli "Ispettorati speciali";
[Sono forse i primi nuclei della futura OVRA.
Egli mette insieme la propria rete di spie assumendo personale che funga da centro di proprie sub-reti di informatori, i capi delle quali sono costantemente alla ricerca di reclute. Al vertice di uno dei più importanti di questi nodi è la sua amante, l'avvenente Bice Pupeschi – "informatore n. 35" nei rapporti segreti – , una donna sposata ma separata di quattordici anni più giovane di lui. Egli la sistema in un appartamento di Roma che serve loro non soltanto come nido d'amore, ma anche come punto di ritrovo per alcuni dei principali informatori di lei.
Per lui, pochi di costoro sono più preziosi di mons. E. Pucci, assunto in ottobre dello stesso anno. Gran parte delle informazioni inviate dal monsignore gli saranno poi riferite dalla donna.]


Il primo Ispettorato, ampiamente dotato di mezzi e finanziamenti, viene istituito a Milano e affidato a Francesco Nudi.

La persecuzione colpisce più duramente i comunisti, il gruppo di aderenti a "Giustizia e Libertà", gli anarchici e gli Sloveni.
[Tra il 1927 e il 1943 saranno avviate al confino circa 10.000 persone e 5.619 saranno deferite al Tribunale speciale (compresi gli imputati di reati non politici), che comminerà 4.596 condanne per complessivi 27.753 anni di carcere, nonché 33 condanne a morte di cui 22 eseguite (Aquarone, pp. 425 s.).]

1928

Un secondo Ispettorato viene istituito a Bologna e affidato a Giuseppe D'Andrea.
[Per tre anni i due ispettorati lavoreranno silenziosamente ottenendo importanti ma non eclatanti risultati come l'arresto dello svizzero comunista Karl Hofmeyer, nel 1928 dell'antifascista Giobbe Giopp che si farà poi reclutare nelle fila dell'OVRA e il reclutamento dello scrittore torinese Dino Segre nel 1930.]

1929

24 marzo, (XXVIII Legislatura 1929 20 apr - 19 gen 1934) collegio unico nazionale;

14 aprile, a Pisa viene arrestato Sandro Pertini, appena rientrato in Italia per incontrare Ernesto Rossi, e inviato al confino a Ponza;
[La misura restrittiva viene da lui riconfermata rifiutandogli il ricovero nonostante sia malato ("Non è possibile, è un irriducibile").]

1930

3 dicembre, un articolo del quotidiano «Il Popolo d'Italia» reca la notizia che:
«La Sezione speciale OVRA della direzione generale di P.S., dipendente direttamente dal ministero dell'Interno, ha scoperto un'organizzazione clandestina che ordiva delitti contro il regime, alcuni dei quali dovevano avvenire in occasione dell'ottavo annuale della marcia su Roma.»
[Dal comunicato di Carmine Senise, poi rimaneggiato da B. Mussolini in cui si cita per la prima volta la sigla OVRA.
La sigla OVRA, secondo quanto a più persone raccontato da lui medesimo, sarebbe nata dal comunicato che lui stesso ha fatto preparare da Carmine Senise che iniziava con "La polizia, in seguito a laboriose indagini" ma che B. Mussolini con piglio giornalistico aveva sostituito nel modo apparso poi sui giornali.
La sigla OVRA forse è stata scelta per l'assonanza che si trova in un'altra parte del testo in cui si parla di un'organizzazione antifascista che "si stende come una piovra sull'intero territorio del Regno".
Le interpretazioni in seguito date alla sigla OVRA saranno le più disparate ma non esiste nessuna certezza su quale possa essere il reale significato e al riguardo B. Mussolini non darà mai alcuna spiegazione preferendo mantenere la questione nel mistero.
Fino a tutto il 1931 l'OVRA ha continui successi nella lotta contro gli antifascisti e il consolidamento del regime rendee sempre più difficili azioni contro il capo del Governo. L'attività dell'OVRA conseguentemente si sposterà su altri settori come il controllo dell'attività slava contro gli italiani in Venezia Giulia.
a.f.: l'esatto significato della sigla rimase oscuro, e se ne diedero versioni diverse: Organizzazione Vigilanza Repressione Antifascismo; Organo Vigilanza Reati Antistatali.]

 

1931

Dopo l'entrata in vigore dei nuovi codici, penale e di procedura penale, con R.D. 18 giugno 1931, n. 773, viene approvato un nuovo "Testo unico di Pubblica Sicurezza" che riprende in massima parte le disposizioni di quello del 1926, inasprendone alcune, e allargando ancora l'ambito discrezionale di intervento delle autorità di polizia.

La sua attività è tuttavia rivolta in primo luogo al rafforzamento della polizia, ottenendo un considerevole aumento degli stanziamenti di bilancio, che già nel quadriennio precedente si erano più che quintuplicati (E. Ciccotti, Atti parlamentari, Senato, Discussioni, legislatura XXVII, 1a sessione, tornata del 30 maggio 1928, pp. 10.315 ss.).
Particolare rilievo viene dato al fondo segreto, direttamente amministrato dal capo della polizia, la cui dotazione sale a 500 Mni di lire correnti (Senise, pp. 95 e 188).

1932

1933

15 febbraio, si iscrive all'UNFS (Unione Nazionale Fascista del Senato);
[Sono continui i tentativi di Starace, di Buffarini Guidi per la "fascistizzazione" della Pubblica Sicurezza specialmente quando capiscono che la milizia volontaria quale "polizia di partito" è un inutile doppione.
Egli non fa passi indietro e non permette interventi esterni negli affari di polizia e B. Mussolini puntualmente gli dà ragione.

maggio, quando succede a L. Arpinati (1929-33), con cui ha stabilito un'intesa cordiale, come nuovo sottosegretario agli Interni, l'ambizioso e intrigante G. Buffarini-Guidi, la sua posizione rischia di venire compromessa;
Quest'ultimo, aspirando a sostituirsi a lui come tramite tra il capo del governo e il ministero degli Interni, si mette tra l'altro d'accordo con A. Starace, segretario del partito, e persuade B. Mussolini a rendere settimanali i colloqui quotidiani con lui e col comandante generale dell'Arma dei carabinieri.
Egli cerca di adattarsi alla nuova situazione creatasi, arrivando a una intesa di massima conG. Buffarini-Guidi, ma soprattutto allargando i suoi rapporti di collaborazione a G. Ciano, la cui posizione all'interno del regime va sempre più acquisendo un ruolo di primo piano.

16 novembre, nominato senatore;

1934
18 gennaio, viene sciolta alla Camera la XXVIII Legislatura;
23 gennaio, altra "infornata" di senatori;
24 febbraio, altra "infornata" di senatori;

25 marzo, è convocato il collegio unico nazionale per l'approvazione della lista dei deputati designati, formata dal Gran Consiglio del Fascismo;
25 marzo, eletto deputato/senatore (XXIX Legislatura (1934 28 apr - 2 mar 1939) nel collegio unico nazionale;
6 aprile, altra "infornata" di senatori;
27 aprile, altra "infornata" di senatori;
28 aprile, sono convocati il Senato e la nuova Camera;

1935

guerra di Etiopia (1935-36);

Mentre, soprattutto dopo la guerra etiopica, va sempre più accentuandosi il controllo poliziesco, in primo luogo ad opera dell'OVRA, sulle principali gerarchie del partito e sugli stessi ministri, costantemente sorvegliati e sottoposti fra l'altro a continue intercettazioni telefoniche, egli intensifica i suoi rapporti con G. Ciano, con cui prende a conferire regolarmente, dividendo così tra questo e B. Mussolini i suoi servizi.

1936

Per consolidare la sua posizione di potere, gli giovano i rapporti che sa stringere con il capo della polizia nazista Heinrich Himmler.
marzo, guida con successo una missione italiana in Germania, occasionata dall'intento di stipulare un accordo tecnico tra le due polizie contro il comunismo e la massoneria; il rilievo che fu dato all'incontro è tuttavia più ampio ed egli ha tra l'altro colloqui con Hitler e Goering.

guerra civile spagnola (1936 18 lug-1° apr 1939);

Nella preparazione della legislazione antisemita e nella persecuzione, che seguì le decisioni del Gran Consiglio del 6 ott. 1938, egli non gioca un ruolo di primo piano come il Buffarini-Guidi.
Il suo impegno è volto in particolare, con provvedimenti amministrativi e con incontri diretti coi rappresentanti, della "Unione delle comunità israelitiche", a spingere ad un sollecito esodo i cittadini italiani di origine ebraica, dando così applicazione a quella che è una direttiva generale di B. Mussolini circa la persecuzione antisemita in Italia.

1939

marzo, (XXX Legislatura – (1939 23 mar - 2 ago 1943 - I della Camera dei fasci e delle corporazioni)

17 apr-20 nov 1940, membro della Commissione degli affari interni e della giustizia;

 

lo stesso anno, per favorire G. Ciano, copre nei suoi rapporti a B. Mussolini gli aspetti negativi della spedizione in Albania;
luglio, presenta a B. Mussolini una serie di rapporti contrari all'intervento in guerra, vertenti sulla situazione economico-sociale del paese e sull'orientamento antitedesco dell'opinione pubblica, e G. Ciano lo sollecitava a inviare "di nuovo al Capo rapporti veri..." (Ciano, I, p. 174).

ottobre, un nuovo incontro con Heinrich Himmler porta al varo definitivo "delle norme per il rimpatrio dei cittadini germanici e per l'emigrazione degli allogeni tedeschi dell'Alto Adige in Germania" (Toscano, p. 182).

1940

17 maggio, data dell'ultima seduta pubblica del Senato del Regno;

II guerra mondiale
(1940 10 giu - 1945)

luglio, sollecitato da Heydrich a prendere in esame il "regolamento" dei campi di concentramento tedeschi, e ad inviare in Germania una delegazione di "studio" di funzionari italiani, lascia cadere l'invito, "adducendo lo stato di guerra e le esigenze di servizio che gli impedivano di distaccare personale in missione" (De Felice, 1961, p. 412).

 

18 novembre, legato a Maria Letizia de Lieto, di 35 anni più giovane di lui, si reca in serata all' "albergo Ambasciatori" di via Veneto dove consuma un lauto pasto.
[In questa cena egli consuma ben dieci aragoste. Rientrato nella sua villa di via delle Milizie verso le quattro del mattino incomincia a sentirsi male. Vedendo che probabilmente non riuscirà a riprendersi, la ragazza si consulta con i parenti e procuratasi due fedi nuziali chiama al capezzale due medici che fungono da testimoni e il vescovo Angelo Lorenzo Bartolomasi che celebra le nozze.
Ricostruzione effettuata in seguito dalla giornalista Barbara Palombelli.]

19/20 novembre, nella notte muore a Roma.
[Alla notizia della sua morte giungono dalla Germania Heinrich Himmler e Reinhard Heydrich per partecipare ai funerali. Come ricorderà Eugen Dollmann: «A capo chino, ma con passo marziale, il Reichsfuehrer delle SS, il suo capo di gabinetto Wolff, il capo dei Servizi di sicurezza del Reich, Heydrich, il capo della polizia per l'ordine pubblico generale Kurt Daluege, marciarono dietro il feretro. ... riuscirono senza dubbio a trasformare un funerale di Stato italiano in una cerimonia funebre tedesca. ».]

_________________________

[Senise, suo successore al vertice della Polizia, nel suo memoriale, sposterà al 22 novembre il suo decesso, due giorni dopo l'inizio del malore che lo ha colpito.
I medici hanno diagnosticato ictus cerebrale, mentre alcuni fra i familiari, in particolare la nipote Anna sosterranno la tesi di un possibile avvelenamento. L'ipotesi di un avvelenamento a distanza di anni non sarà suffragata da nessuna prova. Contro la tesi dell'avvelenamento, la stessa Barbara Palombelli sottolineerà come egli prendesse molte precauzioni per garantire la propria sicurezza:
«diffidente e sospettoso per natura, oltre che per dovere, andava a mangiare solo nei posti dove si fidava e dove poteva contare sulla discrezione
Mentre gli antifascisti, che sono i soli a poter trarre vantaggio dalla sua morte, sono indubbiamente impossibilitati a raggiungere con il veleno il proprio avversario.
Non certamente un sadico ma uno scrupoloso – come dirà Renzo De Felice – egli contrastava con le sue controparti naziste, Heydrich e Himmler, che erano dei sadici. Entrambi, tuttavia, avevano un'ottima opinione di lui e cercavano i suoi consigli tecnici.
Secondo il giornalista americano Thomas Morgan, che lo ha conosciuto, egli era scontento del crescente avvicinamento di B. Mussolini ai nazisti e alla sua morte cade sui tedeschi il sospetto di giocare sporco.]

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Fonti e Bibl.: Ministero degli Interni, Calendario generale del Regno d'Italia, Roma 1904 ss., ad Indices; C. Senise, Quando ero capo della Polizia 1940-1943, Roma 1946, pp. 19 ss.; G. Ciano, Diario (1939-1943), I, Milano 1946, pp. 174, 181, 185, 229, 250, 252, 258; II, ibid. 1949, p. 87; M. Soleri, Memorie, Torino 1949, pp. 214, 222; G. Leto, Ovra. Fascismo-Antifascismo, Bologna 1952, passim; Id., Polizia segreta in Italia, Roma 1961, passim; A. Lessona, Memorie, Roma 1963, p. 334; R. De Felice, Alle origini del Patto di acciaio, l'incontro e gli accordi tra B. e Himmler del marzo-aprile 1936, in La Cultura, I (1963), pp. 524-538; L. Federzoni, Italia di ieri per la storia di domani, Milano 1967, p. 109 e passim; E. Dolmann, Un libero schiavo, Bologna 1968, passim; Id., Roma nazista, Milano 1969, pp. 67-77; Y. De Begnac, Palazzo Venezia. Storia di un regime, Roma 1950, ad Indicem; A. Tamaro, Vent'anni di storia, 1922-1943, Roma 1952-54, ad Indicem; E. Rossi, Una spia del regime, Milano 1955, ad Indicem; G. Pini-D. Susmel, Mussolini l'uomo e l'opera, Firenze 1957-58, ad Indicem; C. Rossi, Trentatré vicende mussoliniane, Milano 1958, ad Indicem; D. L. Germino, The Italian Fascist Party in power. A Study in totalitarian rule, Minneapolis 1959, pp. 119, 122; C. Rossi, A. B., il superdittatore giocondo, in Personaggi di ieri e di oggi, Milano 1960, pp. 207-46; R. De Felice, Storia degli ebrei italiani sotto il fascismo, Torino 1961, ad Indicem; L. Salvatorelli-G. Mira, Storia d'Italia nel periodo fascista, Torino 1964, ad Indicem; A. Aquarone, L'organizzazione dello stato totalitario, Torino 1965, ad Indicem; G. Rossini, Il delitto Matteotti tra Viminale e Aventino, Bologna 1966, ad Indicem; M. Toscano, Storia diplomatica della questione dell'Alto Adige, Bari 1967, p. 182; N. Tranfaglia, C. Rosselli dall'interventismo a Giustizia e Libertà, Bari 1968, pp. 343, 347, 362; R. De Felice, Mussolini. Il fascista, Torino 1969, pp. 464 ss.

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Fonte: www.academia.edu

COMUNE DI GROTTAFERRATA
PROVINCIA DI ROMA

UFFICIO DI POLIZIA URBANA
RISERVATISSIMA
Al Capitano della Polizia Alleata J.B.
Fleetwood
Al Comando Militare Alleato
Velletri
Oggetto: Segnalazione caso PUPESCHI
e MONTI ELENA
La mamma (Bice Pupeschi) è stata
per molto tempo l’amante ufficiale del
fascista Bocchini (Capo della Polizia Italiana
sotto Mussolini) ora defunto. Il villino
di sua proprietà le fu donato dal
Bocchini il quale aveva altro villino in
località Cipriana. Fu, ed è tuttora, pericoloso
agente dell’O.V.R.A. mussoliniana.
La figlia (Monti Elena) è stata al servizio
dei Comandi Tedeschi per qualche
tempo in qualità d’interprete e sembra lo
sia ancora. La loro casa è stata frequentata
assiduamente dai tedeschi, provocando
risentimento e scandalo tra la popolazione.
Per voce di popolo, e per la loro azione
giornaliera tra i tedeschi e gli alleati,
sospette ambedue di spionaggio militare
e politico.
Fare attenzione perché la madre
cerca di avvicinare soldati e ufficiali delle
Forze Armate Alleate.
Grottaferrata 19 giugno 1944
p. Il Sindaco
firmato
[ACS, ACC, bob. 967D]
* * *

 

Fonti
- Altre

 

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