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Orazio BAGNASCO

(Genova 1927 – 30 maggio 1999)

finanziere italiano, ingegnere civile, figlio di un costruttore edile; 
dalla moglie Maria Teresa Armenta, figlia di un ex console colombiano a Genova, ha i figli Paolo, Eveline e Roberto
amante di pittura e letteratura del Seicento e Settecento, mecenate, cavaliere delle arti e delle lettere per volere del ministero della Cultura francese, collezionista di vetri d'epoca, custode a Sorengo (vicino a Lugano) della "Bibliothèque internationale de gastronomie" con oltre 5000 volumi e manoscritti che abbracciano sei secoli di sapere culinario.

1944
appena diciassettenne è partigiano;
realizza a Genova il quartiere Pegli 1; è di famiglia nella casa degli armatori Costa, è amico del cardinale Giuseppe Siri, partecipa al "Cips"  (Centro Informazioni politiche e sociali) [organizzazione dichiaratamente anticomunista].

Anni '60, lascia Genova a causa della crisi finanziaria; vola prima in Venezuela, poi torna in Italia per trasferirsi a Como; apre un ufficio a Chiasso, quindi trasloca a Lugano;

1964
a Lugano fonda la Ifi-Interfininvest con il proposito di raccogliere denaro dai risparmiatori e convogliarlo in attività immobiliari;

1966
nasce Europrogramme internationalche investe i fondi raccolti in Europa e nelle Americhe;

1968
costituisce la Safsa , anch'essa per investire in Europa e in particolare in Svizzera;

1969
crea Europrogramme international per operare in Italia [reinveste metà della raccolta in Italia e metà all'estero];

1971
costituisce la holding Interprogramme [cap.soc. 10 milioni di franchi svizzeri] capofila di tutte le sue società; appena sotto, operano tre omonime società con sedi nelle Bermude, Lussemburgo e Venezuela [paese di cui ha anche il passaporto]; il meccanismo prevede che le proprietà immobiliari acquisite vengano cedute in leasing o in affitto ad aziende, il cui pagamento dei canoni indicizzati alimenta la catena finanziaria; 
- Europrogramme fiduciaria si occupa della gestione amministrativa dei fondi immobiliari;
- Italprogramme si occupa del leasing industriale;

1973
Europrogramme international  è obbligata per legge a reinvestire tutto in Italia; 

1974
crea la Interpopolare bank (ex Banca depositi e titoli di Zurigo) rilevata insieme al democristiano Lino Venini, presidente della Banca popolare di Novara;

1980
giugno, dopo l'assoluta riservatezza finora mantenuta, convoca una conferenza stampa a Lugano dove anticipa una serie di iniziative di rilievo:
- compra «La Nazione» e «Il Resto del Carlino»; 
- offre 600 Mdi a Italcasse per rilevare 150 palazzi appartenenti alla famiglia Caltagirone da tempo in crisi finanziaria; 
- corrono voci che stia per scalare Rinascente è Jolly hotel
ottobre, acquista la maggioranza della Ciga hotel (53 Mdi) guidata dal palazzinaro romano Arcangelo Belli e quindi, attraverso la Finpar , il rimanente 49% che viene distribuito ai risparmiatori dai venditori della rete controllata Gedeco ;
da quasi dieci anni intanto Europrogramme, unico fondo comune immobiliare autorizzato a operare in Italia, macina miliardi; 40.000 sono i sottoscrittori italiani; nel mirino entrano: il palazzo della Montedison in via Donegani a Milano (85 Mdi in contanti) , quartier generale del gruppo Bagnasco, e il nuovo centro direzionale Fiat di Torino [150 Mdi];

1981
amico da tempo del leader dc Amintore Fanfani, il cui figliastro Mario Vecchi dirige gli uffici romani del gruppo Interprogramme, organizza ricevimenti nelle sue dimore sulla cala di Portofino e palazzo Desdemona a Venezia; tra gli ospiti: Bettino Craxi, l'on. repubblicano Aristide Gunnella, i dc Flaminio Piccoli, Emilio Colombo e Giulio Andreotti, partecipa alle feste di Gianni De Michelis, ministro socialista delle partecipazioni statali; 
mantiene buoni rapporti con i bresciani Mario Dora e Antonio Spada, soci in Finpar, e Luigi Lucchini; inoltre ha legami con i costruttori milanesi Giuseppe Cabassi e Silvio Berlusconi
il punto di contatto tra finanza cattolica e politica è rappresentato da Giuseppe Ciarrapico, ex fascista ed ora fedele a Giulio Andreotti
conosce bene i docenti universitari Carlo Scognamiglio e Roberto Ruozi (futuro rettore dell'università Bocconi) cui egli consegna la poltrona di amm.re delegato di Italprogramme;
forte invece la contrapposizione tra Bagnasco e Carlo De Benedetti durante la fase in cui a essere conteso è il «Corriere della Sera»;

1982
tramite la controllata Interpart [partecipata anche dalla Finbrescia di M. Dora e A. Spada] ha nel frattempo rilevato sul mercato circa il 2% del Banco Ambrosiano (ca 30 Mdi); 
26 gennaio, prende il posto di Carlo De Benedetti alla vicepresidenza del Banco [sarà la sua rovina] e, attraverso la mediazione del finanziere Francesco Micheli, è ormai candidato a sostituire il troppo compromesso Roberto Calvi;

1983
acquista:
- il 50% della Signorio & C. (commissionaria di Borsa) guidata da Armando Signorio (ex fidato di Michele Sindona) cosa che gli permette di entrare nel business dei titoli azionari (finora evitato);
- Villa d'Este e i palazzi (30 Mdi) di Fabbri editore (Fiat);
- il 45% della Finanziaria Valtur (ca 21 Mdi) (Fiat), titolare di 12 villaggi del gruppo Valtur;
- vari appartamenti turistici in multiproprietà, poi venduti da Gedeco e gestiti insieme al Club Mediterannée
costruisce:
- alberghi Ciga negli Stati Uniti; 
vende:
- prodotti assicurativi in collaborazione con Generali e Toro (Fiat); 
Finpar si quota in Borsa;
ottobre, il ministro delle Finanze Bruno Visentini,(PRI) decide di togliere la franchigia fiscale di cui hanno finora goduto i fondi immobiliari che vengono ora tassati con l'aliquota del 18% (dal 30% del decreto legge);

1984
gennaio, il patrimonio di Europrogramme tocca i 1.200 Mdi di lire, con 75.000 sottoscrittori e 83.000 contratti; a Lugano si decide di far confluire parte del capitale nella Fornara società quotata in borsa a Torino; in pratica ai risparmiatori potranno essere consegnati azioni in cambio di certificati;
marzo, ciò nonostante, Europrogramme viene indicato in gravi difficoltà e con richieste di rimborso in forte crescita e pari a 200 Mdi di lire; 
prima abbassa i prezzi dei certificati ma poi attua il blocco dei riscatti stabilito dalla Cfbs (Commissione federale delle banche svizzere); viene intanto messa in vendita parte dei 77 immobili sparsi sul territorio italiano (tra cui le sedi del Ministero del Tesoro, Inps, Fiat auto, Birra Wührer e Rusconi editore); un po' alla volta perde i pezzi anche la Gedeco: dei 2000 venditori porta a porta ne rimangono poco oltre 200 e non c'è più nessuno degli 11 agenti generali: chi è passato con Ifil-Monte dei Paschi, Finanziaria valori (famiglia Bonomi), Comint (Pompeo Locatelli), Rothschild, Prime, Agos;
settembre, Venezia, 25 investitori, guidati dall'avv. Paolo Magrini insieme a Tullio Santon e Mario Pretin, ex venditore Gedeco, fondano il "Comitato veneto difesa sottoscrittori Europrogramme" attorno al quale si riunisce un migliaio di risparmiatori; sono favorevoli al disegno di legge del dc Enzo Berlanda che comprende l' "italianizzazione" di Europrogramme e dunque un nuovo regime di controlli e regole che potrebbe salvarlo;
ottobre, 250 sottoscrittori, assistiti dagli avvocati genovesi Giuseppe Conte e Giuseppe Giacomini, convinti che l'operazione Europrogramme nasconda reati di truffa, appropriazione indebita, estorsione, amministrazione infedele, violazione della legge federale elvetica sui fondi di investimento, denunciano Bagnasco, e sono favorevoli a sequestri conservativi sui beni del fondo; nella denuncia, che punta al recupero di 24 Mdi, il dottore commercialista milanese Roberto Gianotti evidenzia che Europrogramme è in realtà formata da ben 72 società, di cui 62 con la medesima denominazione iniziale a cui segue una cifra: Ital 1, Ital 2 e così via: ogni società è titolare di un immobile ecc. ;
80 sottoscrittori, il "gruppo di Benevento", denunciano Bagnasco per associazione a delinquere, truffa e falso in bilancio [alla base: impossibilità di vendere i certificati e perizie non veritiere sugli immobili];
novembre, altri 300 risparmiatori denunciano Bagnasco, delusi dal fatto di non poter tornare in possesso dei soldi investiti; reato ipotizzato dal pm Alfonso Marra: truffa;
dicembre, Svizzera, viene formalizzata un'inchiesta giudiziaria su Ifi-Interfininvest e Gedeco; il procuratore ticinese Paolo Bernasconi avvia un'indagine penale [archiviata gennaio 1987]; Milano, iniziano le indagini anche qui dopo quelle già iniziate nel 1978 [per ragioni fiscali e valutarie] e prolungate a più riprese fino al 1984 quando tutto viene archiviato; ne parte un'altra seguita dal sostituto procuratore Alfonso Marra [sarà archiviata nel giugno 1987].

1985
febbraio, dovendo provare una totale trasparenza nella gestione del fondo, Bagnasco lascia e al suo posto, come chiesto dalla Cfbs, arriva Claudius Alder, affiancato da Rudolf Suter e Enzo Tognola, oltre agli avvocati Adriano Vanzetti e Piergiusto Jaeger. Restano in consiglio, eredi della gestione Bagnasco, gli avvocati Candido Lanini e Alberto Stefani, vicepresidente; nel collegio sindacale siede Victor Uckmar. Ciò nonostante, si pensa che non esista alternativa alla liquidazione.
29 marzo, gli amministratori di Ifi-Interfininvest decidono per la liquidazione di Europrogramme (patrimonio stimato 800 Mdi al netto di debiti a medio e lungo termine di ca 210 Mdi) contestualmente alla comunicazione del passaggio del controllo della risanata Ciga hotel, attraverso la cessione di Finpar (190 Mdi), nelle mani della finanziaria Costa Smeralda di Karim Aga Khan;
aprile-giugno, Bagnasco cede anche:
- 45% di Valtur finanziaria (ca 20 Mdi) alla Italcasa del gruppo Finbrescia (Spada e Dora);
- 100% di Italprogramme alla finanziaria bresciana Coinvest [fallirà nel marzo 1989] fondata da Mario Bertelli [protagonista nel 2001 del crac Italcase-Bagaglino che vale 1.000 Mdi e che nel 2003 coinvolge banchieri come Cesare Geronzi e Piermaria Colaninno] e controllata da Maurizio Dusi [condannato per il crac a Brescia a 19 anni di reclusione];
- 50% della Interpopolare bank alla Banca popolare di Novara
più lenta la procedura di liquidazione di Europrogramme;

1986
Cominciano a passare di mano [con difficoltà, per la presenza di pesanti ipoteche, crisi del mercato immobiliare, perdite d'esercizio ecc.] una parte di immobili, come il Centro direzionale San Paolo di Torino ceduto alla Fiat (100 Mdi), o la sede di Interprogramme a Lugano (27 Mdi) [con davanti la poma righignada (la mela rosicchiata), una sfera di Arnaldo Pomodoro, rappresentante il mondo bacato e corrotto…] ceduta alla Banca Popolare di Novara
Bagnasco
è deciso a farsi definitivamente da parte una volta completato il processo parlamentare di italianizzazione del fondo: processo ideato e difeso da Enzo Berlanda ma osteggiato da Bruno Visentini, ministro delle Finanze, favorevole al regolare completamento della liquidazione;
ottobre, il governo Craxi presenta un altro disegno di legge alternativo al lavoro di Berlanda [destinato quest'ultimo a sparire con la fine della legislatura];
dicembre, a Berna le autorità bancarie svizzere danno il via all'acquisto di Europrogramme da parte della società Pacchetti [quotata in Borsa, opera attraverso la controllante Fincasa 44 ed è controllata dall'immobiliarista romano Renato Bocchi, amico di Giulio Andreotti e socio in affari di Salvatore Ligresti]; 
in pratica ai 75.000 sottoscrittori viene offerta:
a - la permuta dei certificati in azioni Pacchetti, o
b - la liquidazione dei titoli; 
Bocchi è disposto a pagare 720 Mdi in dieci rate semestrali, con interessi del 3% nei primi due anni e del 6% negli ultimi tre, tutto ciò senza svendere il patrimonio; 
d'accordo con l' "operazione Pacchetti" è anche il "Comitato veneto difesa…", anzi sono stati proprio Magrini e Pretin (in rappresentanza di 14.000 investitori) a proporre ad Alder l'idea, su suggerimento degli avvocati Giuseppe Guarino, Berardino Libonati e Giulio Tremonti
oltre alla Pacchetti, si dichiarano potenziali partner il gruppo Ligresti e la società Raggio di sole;

1987
23 gennaio, la Procura ticinese [Venerio Quadri] archivia il caso, non avendo rilevato comportamenti di rilevanza penale in danno del fondo, né riscontrato alcuna scorrettezza [dello stesso parere il teste Claudius Alder a capo di Ifi-Interininvest, Marco Ranzoni perito contabile]; la sentenza sarà confermata nel maggio 1988 dal supremo tribunale di Losanna;
primavera, Bagnasco rileva il 5% (6 Mdi) della Finarte [quotata in Borsa, alla cui presidenza sarà candidato Paolo Bernasconi, poi riceduta all'Istituto finanziario milanese di Cristiano Mancini, Aldo Selvaggi e Roberto De Gaetano] attraverso la Lombardfin guidata da Paolo Mario Leati
spende circa 60 Mdi in operazioni di trading (soprattutto titoli Fiat e Generali);
5 maggio, intanto il suo nome compare tra i mandati di cattura relativi ad amministratori e sindaci del Banco Ambrosiano [non compare il nome di Carlo De Benedetti];
giugno, quando l'accordo Pacchetti diventa formale, ciascuno degli 8,7 milioni di certificati Europrogramme vale Lire 79.628=: in termini nominali recupera chi ha acquistato prima del 1979, mentre perdono tutti gli altri; 
Milano, il sostituto procuratore Alfonso Marra chiede l'archiviazione anche per la seconda inchiesta, avviata nel 1984; 
…ma l'odissea non è finita!
luglio, la Guardia di Finanza gli sequestra il 15 metri Papaya, lussuoso yacht ormeggiato a Rapallo ed intestato alla moglie;
novembre, Milano, il giudice istruttore Maurizio Grigo, dietro la denuncia di alcuni sottoscrittori di Benevento, apre un nuovo filone giudiziario a carico di Bagnasco e dei successivi amministratori di Ifi-Interfininvest
mentre i veneti vogliono la vendita, i campani no;

1988
marzo, i rapporti tra Pacchetti e Ifi-Interfininvest sono pessimi;
aprile, litigio aperto;
maggio, Bocchi molla tutto, sacrificando pure la cauzione di 4 Mdi; … tutto da rifare per i 75.000;
settembre, dopo sei anni di indagini, viene rinviato a giudizio per il crac del Banco Ambrosiano [inizio processo maggio 1990];
dicembre, il sostituto procuratore milanese Edoardo Monti chiede il proscioglimento di Bagnasco e degli altri dirigenti, …Grigo  stavolta accetta;

1989
gennaio, Bagnasco spiazza tutti: vende, al prezzo simbolico di un franco svizzero, la Ifi-Interfininvest ai suoi sottoscrittori di un tempo, trattenendo per sé il capitale sociale di quasi 26 Mdi, da incassare alla liquidazione conclusa della Europrogramme, liquidazione che continua da tempo senza intoppi e ormai con i conti sanati dai debiti; addirittura il patrimonio iniziale valutato in 700 Mdi di lire sembra arrivi a 900 Mdi; i sottoscrittori, rappresentati per il 65% dai comitati veneti e genovesi, operano ora tramite la: 
Cise spa
(Comitato italiano sottoscrittori Europrogramme) società italiana che controlla la Cise holding di Lugano, ora titolare del 100% di Ifi-Interfininvest;
- Soci fondatori: Paolo Magrini, Mario Pretin, Tullio Santon, con gli avvocati Giuseppe Giacomini e Giuseppe Conte, e altri;
- P
residente: Giulio Restivo, ex direttore generale di Comit e poi presidente di Genercomit;

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«Il Sole24Ore», 28 gennaio 1989: «Porto a casa ciò che vado inseguendo da anni e che ho vanamente cercato di far capire ai tempi dei più furibondi attacchi rivolti alla mia persona e alle mie attività: l'immagine di un imprenditore che non ha truffato nessuno». Orazio Bagnasco.
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La Cise a questo punto deve decidere se vendere in un solo blocco tutti gli immobili, oppure proseguire con la liquidazione;
aprile, si fanno avanti per il subentro: 
- Sasea di Ginevra (attraverso la controllata Real estate holding) guidata da Florio Fiorini, (850 Mdi),
- Cohen, gruppo americano, (860 Mdi);
si oppone la Cfbs che preferisce la liquidazione e si dichiara contraria all'ingresso dei comitati dei risparmiatori in Ifi-Interfininvest; la consegna di 35.000 adesioni di risparmiatori favorevoli all'azione della Cise provoca il lasciapassare di Berna;
aprile, viene stabilito in via definitiva il non doversi procedere a carico di Bagnasco perché i fatti non sussistono (sentenza del giudice istruttore Maurizio Grigo del 15 aprile];
estate, Florio Fiorini "il lavandaio" [per la sua capacità di far girare e riciclare il denaro], socio dell'altro finanziere Giancarlo Parretti, vince sulla concorrenza e firma l'acquisto del patrimonio immobiliare di Europrogramme
[solo qualche mese prima gli immobili facenti parte del patrimonio sono stati dichiarati, dal alcuni giornali in capo alla Cir di Carlo De Benedetti, inesistenti o senza valore;
alla fine il patrimonio del fondo, acquistato dalla Sasea di Florio Fiorini, sarà girato per il 70% alla Lasa, compagnia immobiliare di Carlo De Benedetti].

1990
gennaio, la Cfbs revoca la liquidazione alla Ifi-Interfininvest per darla alla Fiducia bankenrevision di Basilea, adducendo il fatto che i sottoscrittori non hanno diritto a gestire il fondo; l'accordo con Sasea non s'interrompe; Bagnasco investe intanto in case di riposo e progetta di acquistare la Cit (Compagnia italiana del turismo) controllata dalle Ferrovie dello Stato
Fiorini [nei guai fino al collo] gira i primi pagamenti alla fiduciaria svizzera;
[la Sasea, a fianco di Giancarlo Parretti, e con i soldi della Banca Popolare di Novara, tenta addirittura la colossale e poi fallimentare scalata alla casa cinematografica hollywoodiana Metro Goldwyn Mayer].

aprile, la Cise spa [controllante di Ifi-Interfininvest] cita a giudizio nel tribunale civile di Milano [per "strategia destabilizzante", aggiotaggio ecc.], innanzitutto Carlo De Benedetti e quindi le testate «La Repubblica», «L'Espresso» e «Panorama», nonché i giornalisti Giuseppe Turani, Massimo Riva, Marco Ruffolo, Nino Sunseri, Giampaolo Pansa, Eugenio Scalfari, Carlo Rognoni, Livio Zanetti; in parte anche Guido Rossi [sarà archiviata la sua querela per diffamazione], Isidoro Albertini, Giovanni Goria e Bruno Visentini [amico di De Benedetti ed ex presidente in Olivetti]; chiede un risarcimento danni di 400 Mdi; si parla anche dell'esistenza (negata da entrambe le società) di un contratto tra Sasea e Lasa: in sostanza Florio Fiorini sarebbe un prestanome di Carlo De Benedetti; subito a Lugano parte un'inchiesta affidata al procuratore Carla Del Ponte per valutare eventuali responsabilità penali di De Benedetti nell'affare Europrogramme.

maggio, inizia il processo per il crac del Banco Ambrosiano, dove è imputato; la Interpart (con cui egli ha acquistato azioni del Banco) chiede con successo di costituirsi parte civile contro lo stesso istituto, ritenendo di essere stata ingannata;

1991
ottobre, il Crédit Lyonnais si trova proprietario del 42% di Sasea per la quale, in perdita ormai di 250 Mdi, viene chiesto il concordato preventivo; ma la Real estate holding, con l'aiuto di Crédit Lyonnais, paga come previsto; 

1992
9 marzo, alla fine del processo per il crac del Banco Ambrosiano, [33 rinviati a giudizio] il pm Pierluigi Dell'Osso chiede per lui una condanna a 7 anni di carcere per bancarotta fraudolenta;
16 aprile, crac del Banco Ambrosiano: III sz penale Trib. di Milano, pres. Fabrizio Poppi, sentenza [324 anni per 33 imputati]: 
- O. Bagnasco, 7 a. 6 m., colpevole come gli altri di bancarotta fraudolenta, di distrazione, occultamento, dissipazione e distruzione del patrimonio, falsificazione di bilanci e libri contabili, distribuzione di utili fittizi; i giudici stabiliscono per il danno causato anche una provvisionale per i condannati di 100 Mdi di lire da liquidare al Banco Ambrosiano.

1993
fino ad oggi, dal 1989, vengono liquidati oltre 880 Mdi di lire contro i 615 investiti dai risparmiatori negli anni 1970-83;
maggio, a conti fatti, secondo il "Comitato veneto difesa…", risulta che coloro che hanno investito in fondi immobiliari Europrogramme nel periodo:
- 1970-1980 (65% del totale) hanno incassato da 1 a 6 volte il capitale impegnato; 
- 1981-1983 (35%) hanno perso fino al 30% del capitale impegnato. 
[è da tener presente che nei periodi indicati la svalutazione è stata alta, con punte del 20%, ma anche che la procedura liquidatoria ha costretto a dismissioni immobiliari non certo ottimali].
novembre, Milano, la I sz del Tribunale civile emette la sentenza circa la citazione in giudizio da parte della Cise spa: è respinta ogni accusa di responsabilità per De Benedetti e gli altri, complice per alcuni anche la prescrizione dei reati; finisce in archivio anche l'inchiesta penale svizzera della Del Ponte; la vicenda della "congiura", secondo l'avv. Giacomini, architettata da De Benedetti contro Bagnasco è chiusa, viene infatti dimostrata l'acquisizione da parte della Lasa della società Italdieci, titolare dell'immobile in via Donegani a Milano, ma non dell'intero fondo.

1994
luglio, i rimborsi sfiorano i 1000 Mdi;
15 novembre, crac del Banco Ambrosiano: Milano, Corte d'Appello; inizia il processo di appello;

1996
è chiamato dal g.i. Otello Lupacchini che indaga sull'attentato del 27 aprile 1982 a Roberto Rosone da parte della banda della Magliana;
10 giugno
, crac del Banco Ambrosiano: Milano, Corte d'Appello, sentenza:
- O. Bagnasco, 4 a. 4 m.;

1998
22 aprile, crac del Banco Ambrosiano: Roma, V sz penale Cassazione, pres. Vittorio Palmisano, sentenza:
- O. Bagnasco, condanna annullata con rinvio di merito;

1999
19 febbraio, crac del Banco Ambrosiano: Milano, III sz  Corte d'Appello, pres. Roberto Fava, sentenza:
- O. Bagnasco, assolto perché il fatto non costituisce reato
Milano, clinica La Madonnina: ormai il tumore alla prostata, di cui soffre da tempo, lo ha ridotto al punto che si stenta a riconoscerlo;
[è seguito dalla seconda moglie Paola Albera, già maritata con Claudio Caprotti, fratello di Bernardo padrone di Esselunga; lascia al figlio Paolo la gestione di Anni azzurri (residenze per anziani), gruppo guidato da Lorenzo Ramasco [nel 2003 controlla una dozzina di case di riposo nel centro nord Italia e altre all'estero per un giro d'affari intorno ai 200 Mni di euro];

30 maggio, muore a 72 anni; viene sepolto nel cimitero di Pra, a Genova, vicino ai genitori e a suo figlio Roberto, scomparso pochi mesi prima per un tumore al cervello.

Il suo grande cruccio: l'essere additato come "padre putativo" dei finanzieri dei crac anni ottanta.

2002-2003
Con la liquidazione degli ultimi 30 Mdi rimasti in sospeso (curata da Price Waterhouse Coopers) l'odissea Europrogramme volge al termine. 
Se il fondo fosse rimasto vivo, gestirebbe ora almeno 60.000 Mdi di lire.

 

Fonti
-
«Il Sole24Ore»
- Finanza in crac di Franco Stefanoni, 2004.

 

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