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Jean-Baptiste GOBEL

(Thann, Haut-Rhin 1° settembre 1727 – 13 aprile 1794, ghigliottinato)

prelato cattolico gesuita francese;


et mort guillotiné à Paris le 13 avril 1794, est un prélat, évêque auxiliaire de Bâle en 1771 puis évêque constitutionnel de la Seine pendant la Révolution.


[Figlio di un avvocato al Consiglio Sovrano d'Alsazia e procuratore fiscale della signoria di Thann.]

compie brillanti studi a Porrentruy e poi presso i Gesuiti a Colmar;

1743
termina i suoi studi al Collegio germanico di Roma;

1750
ordinato sacerdote, sale rapidamente gli scalini della gerarchia grazie alla sua capacità di lavoro, la sua erudizione e la sua conoscenza dei rapporti umani;

1771
44enne, dal principe-vescovo di Bâle, Simon Nicolas de Montjoie d'Hirsingue, viene nominato vescovo ausiliario con il titolo di vescovo in partibus di Lydda;

vivendo al di sopra dei propri mezzi, ha grande bisogno di denaro…

1782
il nuovo principe-vescovo, Joseph Sigismond de Roggenbach, lo solleva dai suoi incarichi amministrativi e lucrativi, il che lo spinge verso le nuove idee "riformiste";

1789
viene eletto, per il clero, deputato dei bailato di Belfort e Huningue agli Stati Generali; partecipa alla redazione della Dichiarazione dei diritti dell'uomo e del cittadino, essendo coautore, con Boniface de Castellane, dell'art. 10 sulla libertà d'opinione;

1790
5 maggio, si dichiara in favore della "Costituzione civile del clero";

1791
3 gennaio, è il primo vescovo a prestare giuramento alla "Costituzione civile del clero"; la sua popolarità è tale che viene eletto vescovo in diverse diocesi ma egli sceglie quella della Senna;
27 marzo, malgrado le difficoltà incontrate nel prendere possesso del posto assegnatogli, viene consacrato da otto vescovi tra i quali Talleyrand;
1° maggio, Jean-Marie Jacob, eletto vescovo delle Côtes-du-Nord, riceve la consacrazione episcopale dalle sue mani a Notre-Dame de Paris;
membro attivo del "Club dei Giacobini", fa mostra di anticlericalismo (in particolare si oppone al celibato dei preti); spinge il governo a occupare il vescovato di Bâle;

1792
28 aprile, la Francia, col pretesto della presenza degli austriaci, invade il vescovato ed egli si fa nominare commissario civile nel paese di Bâle dove lo si accuserà di aver abusato del suo potere;

1793
7 novembre, si presenta, accompagnato da P.-G. Chaumette, davanti alla Convenzione nazionale e – con il capo coperto da un berretto rosso e tenendo in mano la sua mitra, la sua croce e il suo anello – rinuncia alle sue funzioni e al sacerdozio, dichiarando di agire così per l'amore del popolo e con rispetto per i suoi voti;
i sostenitori di J.-R. Hébert, coerenti con la loro politica anticristiana, vogliono marcare gli animi con le dimissioni del vescovo di Parigi; subito, M. Robespierre, rivale di J.-R. Hébert, considera il vescovo come un ateo sebbene questi non abbia mai professato l'ateismo; lo stesso M. Robespierre decide quindi che il culto deista dell'Essere Supremo è minacciato dall'opposizione degli hébertisti atei, per cui sia il vescovo che P.-G. Chaumette vengono condannati a morte;

1794
13 aprile, viene ghigliottinato assieme a P.-G. Chaumette.

François-Joseph Lothringer, son ancien vicaire épiscopal, écrit dans sa lettre de rétractation publiée dans Les Annales catholiques au Tome III, Paris 17972 :

« Gobel a voulu cependant expier, autant qu'il a été en lui, sa criminelle conduite, avant de mourir, et je serais coupable de ne pas faire connaître son dernier acte de religion.

Gobel ne pouvant être approché, à la Conciergerie, par aucun ministre de la religion, m'envoya par une main inconnue sa confession écrite de sa main, et voici ce qu'il me marque :

« Mon cher abbé, je suis à la veille de ma mort ; je vous envoie ma confession par écrit ; dans peu de jours je vais expier, par la miséricorde de Dieu, tous mes crimes et mes scandales contre sa sainte religion.

J'ai toujours applaudi dans mon cœur à vos principes. Pardon, cher abbé, si je vous ai induit en erreur. Je vous prie de ne me point refuser les derniers secours de votre ministère, en vous transportant à la porte de la Conciergerie, sans vous compromettre, et à ma sortie me donner l'absolution de mes péchés, sans oublier le préambule, ab omni vinculo excommunicationis3. Adieu, mon cher abbé, priez Dieu pour mon âme, à ce qu'elle trouve miséricorde devant lui. »

— J. B. J., évêque de Lydda
»
Les Annales font remarquer qu'en signant : « évêque de Lydda » et non « archevêque de Paris » il reconnaît qu'il n'avait pas droit à ce dernier titre et s'il demande à être relevé de son excommunication, il reconnaît par là l'autorité du pape qui l'avait fulminée contre lui.

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