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Il Viandante - Militari - Otto Adolf Eichmann

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Il Viandante

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1940

 

– Otto Adolf EICHMANN

(Solingen, 19 marzo 1906 – Ramla, 31 maggio 1962, impiccato)

militare tedesco;

[Figlio di Karl Adolf Eichmann († 5 febbraio 1960), di fede protestante, e della prima moglie ?.
(Presbitero nella comunità religiosa protestante di Linz, in minoranza quindi, alla morte della prima moglie ha cercato all'interno della sua confessione religiosa una donna che si prendesse cura della sua numerosa famiglia, Maria Schefferling († aprile 1959), una pia donna che legge spesso la Bibbia.)
Coniuge: Vera Liebl (sposata in chiesa nel 1935); una donna molto religiosa, da lui conosciuta in Boemia agli inizi degli anni Trenta, dove la madre di lei possedeva una fattoria;
Figli:
. Klaus (1936), nel 1959 si sposa e nasce una bambina;
. Horst (1940), presta servizio nella marina mercantile;
. Dieter (1942), [È lo stesso nome di Dieter Wisliceny amico del padre!]
. Ricardo Francisco (nov. 1955).
Fratelli:
. Otto,
. Robert,]

1914

1914 luglio - novembre 1918 – I Guerra Mondiale

lo stesso anno, dopo la morte della madre, la famiglia si trasferisce a Linz, in Austria. Durante il primo conflitto mondiale suo padre serve nell'esercito austro-ungarico per poi tornare ai propri affari a Linz quando la guerra finisce;

1923
dopo aver abbandonato la scuola superiore (Realschule) senza essersi diplomato e cominciato un corso per diventare meccanico, abbandona anche questo per cominciare a lavorare presso l'azienda di estrazione mineraria di proprietà del padre;

1925-27
trova impiego come agente commerciale presso l'Oberösterreichische Elektrobau AG;

1927
passa a lavorare come agente distrettuale per la Vacuum Oil Company AG, una sussidiaria della Standard Oil;

1932
a Linz entra a far parte del NSDAP (Nationalsozialistische deutsche Arbeiterpartei – Partito Nazionalsocialista Tedesco dei lavoratori); e delle SS;

1933
30 gennaio, A. Hitler θ nominato cancelliere dal presidente del Reich P.L. von Hindenburg;
27 febbraio, incendio del Reichstag;
[I nazisti accusano immediatamente il partito comunista di aver preparato e commesso il crimine. L'incendio è l'inizio della rivoluzione… nasce una nuova era nella storia della Germania.]

luglio, rientra in Germania;

mentre finora non ha mai mostrato particolare interesse verso la politica, comincia invece a partecipare a manifestazioni e raduni di partiti politici che in questli anni si svolgono numerosi dappertutto sia in Germania sia in Austria, e, durante una manifestazione del NSDAP, incontra un vecchio amico di famiglia, E. Kaltenbrunner, ed entra così a far parte delle SS alle sue dirette dipendenze;

 

1934
30 giugno, "notte dei lunghi coltelli" noto anche come Affare Röhm;

lo stesso anno approda all'SD il Servizio di Sicurezza delle SS, un gruppo che ha avuto una parte importante nella "notte dei lunghi coltelli";

sposa in chiesa, pur contro il volere delle SS, Vera Liebl, cattolica, una ragazza originaria di Mladé, nella Boemia, quattro anni più giovane di lui;
[Lei, come pure i suoi due fratelli che a loro volta lavorano nella Gestapo, otterranno vantaggi dalla scalata sociale del marito.]

autunno, a Monaco (o a Berlino) incontra per la prima volta D. Wisliceny;

1936

1937
affascinato dalla conoscenza del nemico, intuisce che una reale possibilità di fare carriera all'interno delle SS sia proprio quella di presentarsi come esperto di ebraismo e sionismo ed ora arriva persino a recarsi in Palestina, dove, sotto copertura, visita Haifa e diversi kibbutz, prima di essere scoperto dai britannici – la Palestina è Mandato britannico – ed espulso;
[Ha intrapreso questo viaggio con H. Hagen, il successore di L. von Mildenstein.
Leithefte (libretti guida) che venivano battuti a macchina.
I Leithefte interni dell'SD erano manoscritti pensati per esclusivo uso di servizio e classificati top secret. Uno di quei libretti, che porta la data del marzo 1937 ed è custodito nel Bundesarchiv di Coblenza, comprende, per esempio, 35 pagine in formato A4 e porta il titolo "Verlagwesen" (Editori). È numerato e porta l'indicazione "Il Reichsführer delle SS, direttore dell'Ufficio Centrale del Servizio di Sicurezza". Si tratta di una fitta descrizione di un tema chiaramente inteso per i soli membri dell'SD (BArch, Coblenza R 58/1107).
I Leithefte delle SS invece – da non confondere con l'omonima rivista delle SS o con un prodotto di stampa – erano pubblicazioni mensili in formato piccolo, con articoli di diversi autori e illustrazioni edite ad uso del Reichsführer delle SS in un primo tempo a cura dell'Ufficio per la razza e il reinsediamento e in seguito dell'Ufficio Centrale delle SS.]

5 novembre, Berchtesgaden, nel corso di una riunione A. Hitler comunica che la Germania deve conquistarsi il Lebensraum [spazio vitale] in Europa orientale facendo uso della forza militare;
[Sono presenti anche W. von Fritsch, E. Raeder, W. von Blomberg e il ministro degli esteri K. von Neurath.]

Lo stesso anno, mentre partecipa in qualità di ospite al Congresso del partito a Norimberga su suo invito, incontra J. Streicher, sobillatore ed editore antisemita e pornografico di «Der Stürmer», una figura controversa perfino tra gli antisemiti;
[Controversie sorte sul "metodo Stürmer" influenzeranno l'atteggiamento delle truppe di R. Heydrich che non tollerano il pestaggio e l'omicidio nelle strade, ma vogliono una politica antiebraica più "decorosa" (e subdola).]

1938
gennaio, scoppia lo "scandalo Blomberg-Fritsch";
marzo, A. Hitler procede all'annessione al Reich dell'Austria – Anschluss;

proprio ora arriva per lui la grande occasione di distinguersi agli occhi dei capi delle SS e dei pezzi grossi del partito nazista; in seguito all'Anschluss, si ritiene necessario provvedere all'espulsione degli ebrei austriaci dal territorio annesso al Reich;
nello stesso anno egli esce definitivamente dalla Chiesa protestante;
[Dopo essere diventato gottgläubig, cioè seguace della religione basata su pregiudizi razziali propugnata dal Nazionalsocialismo. Nel novembre 1943 egli comunicherà ufficialmente ai suoi capi che sua moglie a quel punto è diventata a sua volta gottgläubig.
COmunque, pur essendo ancorato alla sua decisione, egli asseconderà il desiderio della moglie di iscrivere il figlio minore ad una scuola cattolica.]

agosto, si insedia a Vienna, nell'ex palazzo del barone ebreo Philip de Rothschild, costituendo la Zentralstelle für jüdische Auswanderung (Ufficio centrale per l'emigrazione ebraica) – Sezione Ebraica II 112 – un'agenzia dell'SD (Sicherheitsdienst, Servizio di sicurezza) nazista, il cui compito è quello di forzare a emigrare il maggior numero possibile di ebrei austriaci. In merito all'evacuazione di Vienna, in cui gli ebrei vengono sistematicamente spogliati di ogni avere e costretti ad abbandonare precipitosamente il paese per tentare di salvarsi;
[Egli rivendicherà con orgoglio la propria impresa, dicendo di avere fatto trottare i signorini, cacciandone oltre 50.000 dall'Austria.]

È in questo modo che egi, promosso intanto a ufficiale delle SS, diviene l'esperto degli spostamenti di massa degli ebrei ed è questo talento per l'organizzazione logistica che lo porterà a ricoprire un ruolo estremamente importante nell'evoluzione degli eventi che porteranno al genocidio. Il suo successo logistico è talmente apprezzato che il capo dello SD, il servizio di sicurezza del Reich, R. Heydrich, costituisce un Ufficio centrale del Reich per l'emigrazione ebraica a Berlino perché provveda all'emigrazione forzata degli ebrei secondo il modello viennese.

29 settembre, viene firmato il patto di Monaco;

9-10 novembre, Kristallnacht "notte dei cristalli", progrom antisemita;
[Si dice che questa improvvisa violenza contro le proprietà degli ebrei sia stata causata dall'assassinio di Ernst von Rath, terzo segretario presso l'Ambasciata tedesca a Parigi.]

 

viene incaricato dell'evacuazione degli ebrei austriaci e della confisca dei loro beni; col grado di SS-Obersturmbannführer è responsabile di una sezione del RSHA;

Lo stesso anno si viene a sapere di una sua relazione con Maria Mösenbacher
[Si vocifera pure che egli, servendosi dei fondi dell'Ufficio Centrale di Vienna, le abbia acquistato un appartamento pagando un prezzo troppo elevato.
I colleghi, nel parlarne, fanno addirittura uno scambio di persona tra Maria Mösenbacher e Maria [Mitzi] Bauer, la gerente della "pensione Weiss", una piccola locanda nelle vicinanze, con la quale sembra che egli abbia un'altra relazione. In effetti questa pensione serve da ritrovo per i gli uomini di Eichmann e in seguito, giocherà un ruolo determinante nella loro fuga.
"Eichie", del resto, è "un uomo fantastico" che è "amato e bene accetto ovunque".
Per certo si saprà che, durante gli anni del potere, egli ha avuto una relazione con almeno tre donne.
Ad Altensalzkoch avrebbe avuto una relazione con:
. Nelly Bauer;
. una ragazza madre rimasta vedova;
. la padrona di casa.]

1939
24 gennaio, H. Gφring incarica R. Heydrich di allestire un Ufficio Centrale per l'Emigrazione Ebraica del quale in seguito assumerà il comando;
[Come data ufficiale dei fondazione è indicata il 27 febbraio mentre l'inizio di attività è indicato nei primi di marzo.]
15 febbraio, nella rubrica "notizie del Reich", del «Pariser Tageszeitung» – che è succeduto al «Pariser Tageblatt» – un giornale d'esilio in lingua tedesca pubblicato in Francia, si legge:
La Gestapo spinge all'emigrazione, Berlino, 14 febbraio…
[L'articolo indica come indirizzo preciso dell'Ufficio Centrale per la Sicurezza del Reich - RSHA, il grande edificio della Confraternita ebraica al numero 116 della Kurfürstenstraße e indica la promozione di Eichmann come direttore.]

In questo momento egli è un Hauptsturmführer delle SS.
[Il termine Sturmtruppführer spesso usato erroneamente, è in uso solo in ambito militare, non nelle organizzazioni naziste.]

marzo
, Berlino, ai primi del mese i rappresentanti delle comunità ebraiche sono convocati al suo cospetto (tra loro Benno Cohn, Paul Eppstein, Heinrich Stahl, Philipp Koczower e, probabilmente, Arthur Lielnthal) e aggrediti a suon di urla e minacce di internamento in campi di concentramento;

Pasqua, per festeggiare il compleanno della moglie, compie un viaggio in Italia assieme a lei;
[Il compleanno della moglie coincide con la festività.]

14 luglio, compare a Praga come "rappresentante" di W. Stahlecker – SS-Gruppenführer e suo amico personale – alle trattative con il governo del Protettorato; tuttavia, W. Stahlecker non lo presenta solo come rappresentante ma come il capo delle istituzioni che faranno di modello all'Ufficio Centrale di Praga, il "modello del Reich", ricalcato sui "modelli di Vienna e Berlino", invitando i presenti a visitare Vienna;

1939 settembre – aprile 1945 - II Guerra Mondiale

1° settembre, A. Hitler attacca la Polonia;

dirige l'ufficio per le questioni ebraiche dei servizi di sicurezza del Reich; organizza la loro segregazione e deportazione nei campi di concentramento nazisti;

diventato così il braccio destro dello specialista degli affari ebraici R. Heydrich, viene mandato a Praga per provvedere alla emigrazione forzata degli ebrei dalla Cecoslovacchia, appena conquistata da A. Hitler. Qui le cose non sono così facili come a Vienna, perché egli non può contare sulla collaborazione delle sue vittime, visto che ormai sono pochissimi i paesi disposti ad accogliere ebrei in fuga dall'Europa, quindi si rende necessario ammassare la popolazione nei ghetti, dove sarà decimata da fame, malattie e freddo;
il riempimento dei ghetti è l'anticamera dei campi di concentramento e, per lui, il banco di prova per le deportazioni di massa verso i lager;

23-24 ottobre, sul «Daily Telegraph» di Londra e sulla «Pariser Tageszeitung» si parla di una "riserva ebraica" nei pressi di Lublin "nella quale sarebbero stati portati gli ebrei di tutta la Polonia";
18 novembre, appare il primo articolo sulle deportazioni di ebrei da Vienna e Ostrava;
[Molto dopo che l'azione è ormai naufragata a causa delle difficoltà iniziali ed è stata revocata.]
25 novembre, sulla «Pariser Tageszeitung» appare un articolo intitolato "Riserva sorvegliata da SS dell'unità testa di morto";
[L'articolo termina con il paragrafo:
«Da Varsavia giunge notizia dell'agente della Gestapo Ehrmann[!]. Costui in precedenza è stato "esperto della questione ebraica" prima a Vienna, poi a Praga. È originario della colonia tedesca di Sarona, in Palestina, parla lo yiddish e l'ebraico ed è un amico intimo di Julius Streicher. A Praga ha minacciato di massacrare gli ebrei se non fossero emigrati in fretta, ma al tempo stesso ha frapposto grosse difficoltà a chi richiedeva il permesso di espatriare.»]

16 dicembre, sul «Times» di Londra esce un articolo di quasi trecento righe con il titolo "The Nazi Plan. A Story Road to Extermination";
[Il pezzo non fa mistero di quello che è accaduto: oltre a fare una cauta stima di diecimila morti in Polonia e centinaia di migliaia di profughi, racconta che le comunità ebraiche sono "forced to cooperate in this gruesome work". L'articolo dà ampi dettagli sulle procedure di deportazione e vi compaiono termini tedeschi quali "Judenreservat", "Lebensraum", e "Polish Restaat".]

Nemmeno l'ira del governatore generale H. Frank, che si adopera per ostacolare il transito di ogni convoglio di ebrei nel territorio sottoposto alla sua giurisdizione, riesce a mettergli i bastoni tra le ruote.

19 dicembre, viene messo a capo del Reparto Speciale R all'interno dell'Ufficio IV dell'Ufficio Centrale per la Sicurezza del Reich – RHSA, altrimenti noto come Gestapo;

Lo stesso anno, il capo dell'Ufficio centrale per la politica razziale dell'NSDAP così si esprime: "Non è possibile alcuna intesa con sistemi di pensiero di natura internazionale, perché questi non sono basati su principi veri e corretti, ma semplicemente su una bugia mostruosa, quella dell'uguaglianza degli esseri umani".

1940
30 gennaio, questo Reparto viene inglobato nell'Ufficio Centrale del Reich per l'Emigrazione Ebraica e diviene il Reparto IV D 4 dell'Ufficio per i Territori Occupati (IV D);
a questo punto il suo compito non è solo quello di occuparsi dell'emigrazione forzata degli ebrei, ma anche quello di coordinare i piani di deportazione a Est;
13 febbraio, l'espulsione degli ebrei da Stettino nella notte e le successive deportazioni da Poznan e da Pila danno la stura al piano di riordino di tutti i territori orientali occupati e hanno una vasta eco sulla stampa internazionale che viene tenuta sotto stretta osservazione;
aprile, da ora condivide con un collega il comando dell'Ufficiio Centrale di Ricollocamento di Poznan, incaricato di dare attuazione al piano di H. Himmler per "l'evacuazione degli stranieri dal Warthegau" che prevede la deportazione in massa di polacchi ed ebrei, per favorire l'insediamento dei tedeschi etnici della Volinia e della Bessarabia;

maggio-giugno, campagna di Francia

estate, J.P. Goebbels insiste per "il trasferimento in Polonia dei 62.000 ebrei ancora residenti a Berlino nell'arco di non più di otto settimane", da effettuarsi subito dopo la fine della guerra che sembra imminente;"

6 dicembre, l'«Aufbau» di New York pubblica addirittura in prima pagina un trafiletto che questa volta in effetti fa espressamente riferimento a lui:
"Il perfetto ebraicista.
L'informatore e il boia assegnato dalla Gestapo alla Romania è il Commissario Eichmann: è originario della Palestina ed è nato nella colonia templare di Sarona, mei pressi di Tel Aviv. Parla fluentemente l'ebraico e conosce bene la storia del sionismo, come pure tutte le personalità, le influenze e le tendenze dei singoli gruppi che compongono il movimento sionista."
[Egli sapeva dell'esistenza della colonia templare palestinese dal nome esotico, nonostante non fosse citata nemmeno nel Meyers Lexikon, il famoso dizionario enciclopedico. Probabilmente era stato L. von Mildenstein – uno dei suoi primi superiori, "esperto" conclamato in questioni mediorientali – o il suo conoscente O. von Bolschwing a parlargli dettagliatamente di quel manipolo di tedeschi animati da un antisemitismo radicale che si era insediato nei pressi di Tel Aviv e che dal 1871 pretendeva di rappresentare l'ultimo baluardo della cristianità in Terra Santa.
Cenni su Sarona si trovano, per esempio, nel numero di agosto 1934 del periodico in lingua tedesca «Palästina Zeitschrift für den Aufbau Palästina» (edito da A. Böhm), e ancora in quello di dicembre 1937. Inoltre l'imperatore Guglielmo II, durante il suo viaggio in Palestina del 1898, aveva visitato quella colonia, assicurandole con ciò un posto nella letteratura coloniale.]
In realtà egli non conosce affatto l'ebraico e sa a malapena qualche parola in yiddish.
[In seguito al suo viaggio in Oriente del 1933, L. von Mildenstein pubblicò sul giornale delle SS «Der Angriff» il suo sensazionale racconto di viaggio intitolato Un nazista racconta un viaggio in Palestina.]

1941
all'inizio dell'anno l' "ufficio Eichmann" è ulteriormente cresciuto e da ora (e nei tre anni successivi) si chiama IV B 4;
20 marzo, nel corso di un incontro avvenuto nella sede del Ministero della Propaganda egli spiega che la deportazione di 15.000 ebrei da Berlino sarebbe possibile se venisse associata a quella dei 60.000 ebrei di Vienna, autorizzata da A. Hitler;
[Secondo il verbale della seduta, "il risultato della dichiarazione fu che il compagno di partito Eichmann venne pregato di elaborare una proposta per l'evacuazione degli ebrei di Berlino ad uso del Gauleiter dott. Goebbels".]

si tratta comunque di piani da realizzare a lungo termine, perché per ora si ritiene "che la produzione industriale del momento abbia bisogno di ogni ebreo abile al lavoro";
[La campagna di Russia cambierà nuovamente le carte in tavola e il tragico scenario di una guerra di annientamento farà il resto, trasformando ipotesi azzardate, in "soluzioni" accettabili…]

invasione dell'Unione Sovietica

22 giugno, inizia la campagna di Russia;
18 agosto, J.P. Goebbels riesuma il tema degli ebrei berlinesi, sia con A. Hitler, sia per mezzo di una campagna pubblicitaria antisemita immediatamente successiva, che appare sui giornali per settimane;
15 ottobre, inizia la prima ondata di deportazioni dal territorio del Reich;
18 ottobre, il primo trasporto da Berlino trasferisce 1.013 ebrei a Lo'dz;
24 ottobre, su «Die Zeitung», il giornale londinese d'esilio, appare questo articolo (ripreso da uno apparso su un giornale svedese):
Lo sterminio degli ebrei di Berlino
Il giornale di Stoccolma «Social Demokraten» riporta i seguenti dettagli riguardanti la deportazione a Est di oltre 5000 ebrei berlinesi. L'operazone è incominciata nella notte tra il 17 e il 18 ottobre. Le SS hanno strappato le vittime designate dai loro letti e intimato loro di vestirsi e di preparare un bagaglio a mano. […]
[Se la cifra di 5.000 deportati non corrisponde al numero degli evacuati da Berlino, è perché il giornale svedese si riferisce approssimativamente a tutti quelli che sono stati deportati tra il 18 ottobre e la data di stampa dell'articolo, quindi include anche gli ebrei deportati da Vienna, Francoforte, Praga e Colonia.
Per quanto riguarda l'anno 1941, sono documentate le deportazioni da Berlino nei giorni 18 e 24 del mese di ottobre e nei giorni 1, 14, 17 e 27 del mese di novembre.]

28 ottobre, J.P. Goebbels annota nel suo diario "le evacuazioni degli ebrei da Berlino, che al momento sono di proporzioni modeste, continuano a essere un tema centrale della propaganda nemica";

In questo periodo egli ricopre la carica di SS-Sturmbannführer.
[Nell'inverno 1941/42 il concetto di "soluzione finale", espressione da lui coniata, cambia significato e assume quello di "annientamento".]

1942
gennaio, nella "Conferenza di Wannsee", i vertici nazisti decidono di procedere alla soluzione finale;
marzo, quando i carichi di deportati cominciano a confluire verso i campi di concentramento di tutta Europa, egli è il coordinatore e il responsabile della macchina delle deportazioni, colui che materialmente provvede a organizzare i convogli ferroviari che trasportano i deportati verso Auschwitz; in pratica ha l'incarico di provvedere alla "soluzione finale" della questione ebraica;
[Sarà dunque, fino alla fine della guerra, uno dei principali esecutori materiali dell'Olocausto, dirigendo personalmente le deportazioni degli ebrei ungheresi sino alla fine del 1944. Sarà il padrone della vita e della morte di centinaia di migliaia di persone, ma non diverrà mai membro dell'élite nazista e non avrà mai, con suo grande rammarico, alcun peso in decisioni strategiche della politica o della guerra nazista, restando un efficiente ma oscuro burocrate, poco apprezzato anche dai suoi superiori e dai suoi commilitoni, che gli rimproverano una moglie non ariana e l'inclinazione all'alcol e alle donne.]

lo stesso mese di marzo la stampa internazionale parla con dovizia di particolari dei progetti relativi a Theresienstadt ancora annoverata nella rubrica "Il martirio degli ebrei del protettorato";
[Notizia in prima pagina su «Die Zeitung», Londra 6 marzo 1942.]

maggio, la stampa internazionale riferisce delle uccisioni di massa e già in primavera utilizza come contromossa la minaccia di raccogliere i nominativi dei colpevoli;
i giornali d'esilio documentano l'eccesso di esecuzioni capitali nel gruppo di resistenza capeggiato da Baum;
19 giugno, Londra, «Die Zeitung»: Dopo l'attentato all'esposizione propagandistica anticomunista Il paradiso sovietico, a Berlino, si è proceduto con arresti di massa e fucilazioni. Eichmann ha informato i rappresentanti delle organizzazioni ebraiche delle rappresaglie previste e ha organizzato i convogli per Sachsenhausen.
[Da maggio/giugno 1942 «New York Times», «Daily Telegraph» (25 giugno 1942), «BBC» (30 giugno 1942) "Omicidi di massa tramite gas, primi suggerimenti per raccogliere i nomi dei carnefici", «Times» Londra (10 marzo 1942).]

la stampa internazionale denuncia la situazione di Varsavia, le intollerabili condizioni delle deportazioni dalla Francia e i retroscena dei trasporti di bambini;

con la morte improvvisa di R. Heydrich (giugno) egli perde un punto d'appoggio importante;

estate, H. Himmler oltre a vietare a O. Globocnik di posare una lapide commemorativa degli eroi dell' "Operazione Reinhard" ordina di trovare una soluzione per evitare di scavare nuove fosse comuni e per smantellare quelle esistenti; ogni forma di pubblicità sarebbe dannosa!

26 luglio, D. Wisliceny gli raccomanda un giornalista slovacco Fritz Fiala che dopo l'esproprio della proprietà ebreo-tedesca, è diventato caporedattore del giornale slovacco di lingua tedesca «Der Grenzbote», nonché corrispondente slovacco di molte altre testate europee; questi si è offerto infatti come inviato per fare ricerche sulle "reali condizioni" dei campi di concentramento e di correggere così l'immagine negativa che ne ha l'opinione pubblica;
[I diversi reportage corredati di fotografie sui lager tedeschi e sugli ebrei deporati dalla Slovacchia appariranno solo a novembre. D. Wisliceny avrebbe accompagnato Fritz Fiala nella visita a un lager slovacco a Zilina e il mattino successivo avrebbero proseguito per Katowice, dove un commissario della polizia criminale locale si era aggregato a loro e li aveva accompagnati a Sosnowiec-Bedzin. Là aveva mostrato loro il ghetto e le fabbriche dei lavoratori coatti. Dopo il pranzo e un colloquio con gli ebrei anziani avevano proseguito per Auschwitz dove sarebbero arrivati alle 14. I due erano stati accolti dal comandante R. Höß in persona ecc.]
11 agosto, egli fa visita a H. Himmler;

7, 8 e 10 novembre, sul «Der Grenzbote» vengono pubblicati tre lunghi articoli con tanto di foto che ritraggono ragazze sorridenti vestite di bianco in un ambiente pulito e sono infarciti di lodi sulle condizioni dei lager tedeschi…
[Il ruolo di Fritz Fiala che è anche un informatore del Servizio di Sicurezza, non sarà mai ben chiarito!]

lo stesso mese appaiono anche i primi racconti sul campo di sterminio di Chelmno e sui camion allestiti come camere a gas;

17 dicembre, la Dichiarazione degli Alleati annuncia il perseguimento e la punizione dei responsabili;

18 dicembre, Hadj Muhammed Amin al-Husseini, il Mufti di Gerusalemme, inaugura l'Istituto Centrale Islamico di Berlino;
[Egli fonda inoltre la 13ª Divisione da Montagna delle Waffen SS, la croata Handschar (scimitarra), formata da volontari della Bosnia-Erzegovina, non tutti di fede musulmana, e s'interessa in particolare della cosiddetta "questione ebraica"; con i suoi infiammati discorsi cerca di diffondere l'odio del Cairo fino a Teheran e Bombay: «Uccidete gli ebrei, ovunque li troviate. Farete un piacere a Dio, alla storia e alla fede».
Egli ha un suo canale di collegamento con il Reparto IV dell'RHSA nella presenza dell'ufficiale Hans-Joachim Weise, che lo accompagna in tutti i viaggi in Germania, in Italia e nei territori occupati ed è responsabile della sua sicurezza personale. Anche presso il Ministero degli Esteri c'è qualcuno incaricato del suo benessere e risponde al nome di W.O. von Hentig.
. Hans-Joachim Weise (nato il 15 novembre 1912 , † dopo il 1936) era un marinaio di regata tedesco, che partecipò ai Giochi olimpici del 1936 e vinse l'oro nella classe di barche Star.
]

1943
18 gennaio, H. Himmler, con una lettera risentita a H. Müller, solleva ufficialmente dall'incarico l'uomo che finora ha curato la statistica dei morti, cioè Eichmann, designando al suo posto R. Korherr;

giugno, avviene la visita programmata della Croce Rossa tedesca nel ghetto di una Theresienstadt ripulita;
27 agosto, sulla prima pagina dell'«Aufbau» di New York appare il report dettagliato della Croce Rossa intitolato "Theresienstadt: un 'ghetto esemplare';

dall'autunno, quella che diventerà la United Nations War Crimes Commission raccoglie i nomi dei colpevoli di crimini di guerra e naturalmente il suo nome compare anche nella lista CROWCASS – Central Registry of War Criminals and Security Suspects;
[Questa lista, che diverrà famosa come Nazi Hunter's Bible, comparirà nell'edizione di Parigi (senza paginazione) nel 1945. Nell'edizione di Berlino, marzo 1947, Eichmann verrà menzionato sette volte in tutto (una volta come Eickmann). Sarà poi ricercato da Stati Uniti e Francia principalmente per omicidio e tortura.]

23 ottobre, egli riceve un rapporto in cui A. Hudal, rettore del seminario annesso alla chiesa di Santa Maria dell'Anima, luogo di culto della comunità tedesca di Roma, lo avverte di non arrestare ebrei sul suolo pubblico a Roma, per non provocare una presa di posizione ufficiale del papa;

1944
Il suo ufficio, ribattezzato Reparto IV A 4, è cresciuto ancora e ormai comprende anche la sezione originariamente più prestigiosa: quella che si occupa delle "Chiese politicizzate".
[Grazie alla sua grande visibilità era riuscito anche a comparire in una comunicazione ai rappresentanti delle due confessioni religiose: Gerhard Lehfeldt, uomo di legge e protestante, nel 1942/43 aveva avuto dei contatti con lui ed era convinto che la legge sui Mischlinge ("mezzi" ebrei, cioè tedeschi di sangue ebreo) in via di emanazione fosse un' "idea dell'Obersturmbannführer Eichmann", come pure la relazione alle proteste della Rosenstraße. Il cosiddetto "rapporto Lehfeldt" arrivò fin nelle mani del presidente della Conferenza episcopale di Fulda, Adolf Bertram, e il Papa ne fu espressamente informato.
Da notare che il Reparto IV A 4 nel corso degli anni ha assunto diverse denominazioni: IV R, IV D 4, IV B 4 e per finire IV A 4.]

marzo, da questo momento ci sono in giro due Eichmann a tutti gl effetti: quello in persona, che si vede raramente a Berlino, e il suo fanatico vicario, R. Günther, che dirige l' "Ufficio Eichmann" con lo stesso spirito del suo capo;
nello stesso periodo, mentre egli si trova in Ungheria, con il suo "Sonderkommando Eichmann", dove sovrintende per la prima volta di persona a una deportazione in modo spaventosamente efficiente, persino i suoi più stretti collaboratori e colleghi incominciano a guardare altrove;
[D. Wisliceny, H. Krumey, K. Becher, e persino H. Himmler, cercano di mettersi in contatto con uomini con i quali per dieci anni non avevano voluto avere niente a che fare e che finora avrebbero voluto cancellare dalla faccia della terra. D. Wisliceny e H. Krumey conducono lunghe trattative con ebrei influenti nelle quali dipingono Eichmann come il mostro e loro stessi come inermi esecutori di ordini, intenzionati ad evitare il peggio. H. Himmler cerca di trattare con emissari internazionali, E. Kaltenbrunner, che ha preso il posto di R. Heydrich, sonda la possibilità di trattare una pace separata con l'Austria o perlomeno un trattamento privilegiato per se stesso dopo la guerra. W. Höttl che nella sua deposizione a Norimberga sarà il primo a citare la cifra di sei milioni di morti riuscirà a farsi arruolare in tempo utile dal nemico come agente segreto.
In Ungheria la deportazione da lui attuata colpisce 437.402 donne, uomini e bambini.
L'Addetto agli Affari Ebraici presso l'ambasciata di Budapest e mediatore di Eichmann è Th.H. Grell.]

Mentre però egli sbraita con gli interlocutori ebrei J. Brand e R. Kasztner, i suoi collaboratori percorrono la via dei colloqui pacati.
[. D. Wisliceny mentirà senza ritegno, dicendo che lo sterminio degli ebrei era" uno dei sogni di Eichmann" e alla fine, per guadagnarsi la compassione di R. Kasztner arriverà persino a rappresentare se stesso come vittima delle minacce, delle intimidazioni e delle pressioni di Eichmann. Dirà che ha sempre fatto quello che ha potuto per contrastare il suo potentissimo superiore, al di là di qualunque interesse personale. Alla fine del 1944 affermerà addirittura che Eichmann era stato deposto e che lui era stato nominato ispettore di Theresienstadt per proteggere gli ebrei: due menzogne che tenterà di smentire a Bratislava, senza successo. Già il 3 maggio 1944 egli sosterrà che Eichmann lo avesse "tagliato fuori" perché aveva dei raporti personali troppo stretti con gli ebrei, ma – come sarà provato – trattasi di una bugia. Nell'autunno dello stesso anno egli affermerà: «Io cercai anche di intervenire per aiutare a fermare l'infelice marcia da Budapest. Ma contro Eichmann era incredibilmente difficile far valere anche la più modesta delle richieste».
. H. Krumey cercherà di presentarsi come informatore fidato sui misfatti, in nome della presunta ricerca della verità;
. K. Becher, che contende a Eichmann i favori di H. Himmler e sta ricoprendo un altro incarico particolare, usa Eichmann come minaccia quando le sue trattative sui beni degli ebrei ristagnano. In questo modo K. Becher non solo organizza una delle più ingenti ruberie nel quadro dello sterminio degli ebrei, ma riesce anche a costruirsi l'alibi per Norimberga. Alla fine riuscirà ad evitare una condanna grazie alle dichiarazioni giurate di R. Kasztner, perché è riuscito a recitare in modo convincente la parte di chi presta aiuto. (C'è da dire che quest'ultimo, nel 1947, non sarà ancora in condizione di riconoscere il coinvolgimento di K. Becher. E non sarà l'unico in questa condizione: anche Andreas Biss, Alex Weisberg e J. Brand cercheranno ancora, nel 1955, di ottenere la sua collaborazione per un libro).
Alla fine anche i colpevoli ungheresi utilizzeranno questa strategia e cercheranno di avvicinarsi ai rappresentanti degli ebrei. Per esempio Laszlo Ferenczy, coinvolto in tutte le azioni antisemite in qualità di comandante della gendarmeria ungherese. che racconterà a R. Kasztner di avere avuto una paura tremenda di Eichmann.
Da parte loro, J. Brand e R. Kasztner diffonderanno l'immagine del "mostro Eichmann" oltre le frontiere del Reich. J. Brand viene tenuto in carcere al Cairo dal 12 giugno al 5 ottobre 1944. Gli interrogatori di Bandi Grosz, suo compagno di viaggio, saranno depositati a Londra già il 13 luglio 1944.
Prima e dopo il suo arresto in Turchia, come pure al Cairo, parlando con Ira Hirschmann e con l'intelligence inglese, J. Brand racconterà di Eichmann e del suo ruolo nello sterminio degli ebrei e i suoi racconti finiranno indirettamente negli articoli della stampa internazionale che parleranno dell'offerta di "sangue in cambio di beni". La segretezza della missione di J. Brand durerà poco. Dal 18 luglio 1944 usciranno una massa di notizie radiofoniche e di articoli di giornale.
Inoltre, durante la guerra, R. Kasztner ha tenuto un diario, sulla scorta del quale nel dopoguerra apparirà il cosiddetto "rapporto Kasztner" (dove peraltro il suo nome è scritto in modo sbagliato: Aichmann) che, unitamente ad altre sue dichiarazioni (che risentono moltissimo dell'influsso di D. Wisliceny e K. Becher) fornirà agli americani e agli inglesi abbondante materiale documentale in sede di istruzione del processo di Norimberga.]

[In Ungheria ha una relazione con Margit Kutschera, una viennese, e con Ingrid von Ihne,una donna divorziata della buona società: bionda, alta, magra e di una belleza algida, in pratica l'accopagnatrice ideale per eventi sociali.]

aprile, ai primi del mese egli mostra personalmente Theresienstadt a Hans G.P. Dunant, inaieme ai rappresentanti del ministero degli Esteri e ad altri funzionari nazisti; alla cerimonia di congedo tenutasi a Praga egli non si limita a presentarsi come il "referente diretto delle SS del Reichsführer per tutte le questioni ebraiche" ma – come riportato da Otto Lehner della Croce Rossa Internazionale – "nel corso della serata Eichmann espose diffusamente le sue teorie sulla questione ebraica".
Di fronte all'assemblea dei diplomatici internazionali, vaneggia, tra le altre cose, di piani per una riserva ebraica. "Riguardo alla questione ebraica nella sua totalità, Eichmann lasciò intendere che H. Himmler al momento fosse propenso a metodi umani. Lui dichiarò invece non era completamente d'acoordo con quei metodi, ma che eseguiva ciecamente gli ordini del Reichsführer, da buon soldato". Ciò nonostante Otto Lehner nel suo rapporto scrive fiducioso di aver ottenuto da Eichmann la promessa che agli ebrei di Theresienstadt non succederà nulla.

6 giugno, D-Day, inizio dell'invasione finale ad ovest;
20 luglio, Rastenburg, fallisce il colpo di stato tentato contro A. Hitler;
23 giugno, "Rapporto Heydekampf": in questo rapporto stilato dal Comitato Internazionale della Croce Rossa dopo la seconda visita ufficiale a Theresienstadt, il delegato annota: «Nel complesso la struttura ha fatto un'ottima impressione a tutti».
[Non si può che ammirare il lavoro svolto da Eichmann nel campo delle pubbliche relazioni!]

Lo stesso anno, il suo ufficio, ribattezato Reparto IV A 4, è cresciuto ancora e oramai comprende anche la sezione originariamente più prestigiosa: quella che si occupa delle "Chiese politicizzate".
[Grazie alla sua grande visibilità era riuscito anche a comparire in una comunicazione ai rappresentanti delle due confessioni religiose: Gerhard Lehfeldt, uomo di legge e protestante, nel 1942/43 aveva avuto dei contatti con lui ed era convinto che la legge sui Mischlinge ("mezzi" ebrei, cioè tedeschi di sangue ebreo) in via di emanazione fosse un' "idea dell'Obersturmbannführer Eichmann", come pure la relazione alle proteste della Rosenstraße. Il cosiddetto "rapporto Lehfeldt" arrivò fin nelle mani del presidente della Conferenza episcopale di Fulda, Adolf Bertram, e il Papa ne fu espressamente informato.]

alla fine dell'anno egli fa ritorno a Berlino;

Il suo nome compare già tra i criminali di guerra ricercati.

1945
26 gennaio, da questo momento nel campo di concentramento di Ravensbrück non viene mandato solo il famigerato "Sonderkommando Moll" equipaggiato di camion allestiti come camere a gas ma vengono ancora costruite altre camere a gas;
[Alcune donne che a inizio febbraio vengono trasferite da Ravensbrück a Theresienstadt (dove sopravvivranno alla guerra) si ricorderanno di essere state interrogate da Eichmann per scoprire cosa sapessero delle uccisioniL lo stesso le avrebbe minacciate di punizione se avessero raccontato a qualcuno quello che avevano visto. Secondo Charlotte Salzberger, deportata dall'Olanda nel gennaio del 1943, Eichmann, insieme a Günther, Ernst Moes e Karl Rahm, aveva interrogato sua sorella ed altre donne in modo cortese per scoprire cosa sapessero dello sterminio in atto.]

aprile, solo ora egli reincontra W. Höttl ad Altaussee;

30 aprile, A. Hitler si toglie la vita insieme alla sua amante Eva Braun (ufficialmente sposata il giorno precedente);

8 giugno, nel bollettino dei ricercati della Jewish Agency for Palestine il suo nome, contradddistinto dal numero 6/94, figura al primo posto;
lo stesso mese viene arrestato dagli americani e condotto nel campo di prigionia di Ulm (Alto Palatinato), dove si trasforma nel Obergefreiter (caporal maggiore) della Luftwaffe Adolf Karl Barth.
[Dirà in seguito che questo nome era quello del suo negoziante di articoli coloniali.]

Nello stesso periodo Rudolf Mildner, poco tempo prima comandante della Polizia di sicurezza e del Servizio di Sicurezza a Vienna, delinea il quadro delle responsabilità dietro cui è facile nascondersi "il Gruppenführer (generale) Müller discusse verbalmente dell'attuazione con l'Obersturmbannführer delle SS Eichmann, comandante del Reparto IV A 4 e membro dell'Ufficio III del Servizio di Sicurezza (SD), distaccato all'Ufficio IV appositamente per quei comiti".

Da Ulm viene trasferito nel campo di raccolta di Weiden/Oberpfalz (Stalag – ovvero campo per prigionieri di guerra – XIII B) dove si presenta con lo stesso pseudonimo ma come Oberscharführer (maresciallo) delle Waffen SS.
In seguito, nel giro di poco tempo, si trasforma nell'Untersturmführer (sottotenente) delle SS Otto Eckmann, nato a Breslavia.
[In questo caso ha ponderato bene la sua scelta: a Breslavia non ci sono più documenti e la sua data di nascita è stata anticipata di un anno.]

Mantiene il nome di Otto Eckmann anche quando viene trasferito a Oberdachstetten, nella Franconia. Qui, ad un circolo di ufficiali, racconta che ha intenzione di raggiungere il "Gran Mufti di Gerusalemme" mentre, in realtà, egli sta perseguendo con abilità e accortezza tutt'altri piani.
[Entra in confidenza con Kurt Bauer, un SS di grado inferiore, fratello di una certa Nelly Bauer – una bella biondina di Prien am Chiemsee – che è disposta a dare il suo aiuto, e si procura innanzituto un contatto in una zona insospettabile, persino dai suoi amici più stretti, cioè il nord della Germania.
Mentre è ancora in prigionia, Hans Freiesleben, un altro uomo delle SS, gli procura un nascondiglio presso il fratello Woldemar Freiesleben che fa la guardia forestale nei paraggi di Celle, nella Bassa Sassonia, e che ovviamente garantisce la massima discrezione.
[Il nome "Feiersleben" che ricorre spesso nella letteratura, è dovuto a un errore di stampa o a un fraintendimento e si diffuse principalmente a causa dell'errata registrazione all'anagrafe di Eversen e delle interviste ad Altensalzkoth nell'estate del 1960. La particella "von" venne depennata già nel registro. Documenti successivi riportano il nome corretto.
Woldemar Freiesleben si era a sua volta rifugiato in zona con moglie e figli nel giugno 1945. In qualità di guardia in forza all'ufficio forestale dell'abbazia, alloggia nella casa del guardaboschi di Kohlenbach.]


Lo stesso mese di gennaio, Otto Eckmann sparisce insieme a Kurt Bauer mimetizzato con un cappello di camoscio e una giacca della Wehrmacht riadattata "alla bavarese" e, grazie all'aiuto di Nelly Bauer, nonché vedova Kravietz, trova provvisoriamente rifugio in una fattoria. Poi si fa accompagnare in treno fino ad Amburgo da quella donna, che – a detta di tutti i testimoni dell'epoca – è molto attraente.
Prima di recarsi nella zona di Celle egli punta tuttavia verso un'altra meta: la Renania dove lo aspettano "i documenti da me predisposti sotto il nome di Otto Heninger".
[Non si sa chi abbia preparato per lui questi documenti ma esistono indicazioni sul posto dove si trovavano: una località di campagna dalle parti di Düsseldorf, nella quale vive ancora un suo zio paterno e dalla quale proviene egli stesso.]

20 marzo, tre mesi dopo la scomparsa di Otto Eckmann dal campo di prigionia in Baviera, fa la sua comparsa nella Landa di Luneburgo Otto Heninger".
[Cittadino regolarmente registrato, risulta essere nato a Breslavia il 1° marzo 1906 e compare sul registro dei residenti al n. 1757. Sono riportarte anche informazioni aggiuntive: sposato, protestante, rifugiato; ultimo domicilio Prien sul Chiemsee.
Come molti altri che in questo periodo risultano domiciliati "presso Freiesleben" anch'egli scompare in una baita nel bosco – affettuosamente chiamata l'isola – nel distretto forestale di Miele/Kohlenberg, nella veste di raccoglitore di legna e tagliaboschi alle dipendenze della ditta Burmann & Co..
L'area del Salzkammergut, come pure la zona di Celle, godono di una posizione strategica: sono entrambe defilate, ma vicine al confine. Lì è possibie riallacciare vecchi rapporti senza dare nell'occhio e uscire rapidamente di scena in caso di necessità. Altaussee, che si trova esattamente al centro dell'Austria, è a un tiro di schioppo dal Sudtirolo italiano, da Altensalzkoth invece si possono raggiungerre con facilità i maggiori porti tedeschi. Testimoni dell'epoca che abitano nei dintorni di Altensalzkoth ricorderanno visite di uomii delle SS tra i quali Willi Koch che probabilmente è addirittura a conoscenza della vera identità di Otto Heninger. Willi Koch, nato il 22 settembre 1910, nell'ottobre del 1940 era in loco, in un primo tempo presso l'Ufficio Centrale per l'Emigrazione Ebraica di Poznan e poi in qualità di direttore del distaccamento di Gniezno. In quel periodo l'Ufficio Centrale per L'Emigrazione Ebraica di Poznan dipendeva da Eichmann. Liste di anzianità delle SS del 1° dicembre 1938 e 15 giugno 1939, n. 4813, stilate dal quartier generale dell'SD.
Di certo la conosceva un altro ospite: Luis [Alois] Schinlholzer, (Innsbruck 16 dicembre 1914 – † 1989), SS numero 308210, n. 2076 nella lista di anzianità delle Waffen SS (situazione al 1° luglio 1944) in qualità di Hauptsturmführer della riserva. L'uomo che più tardi si vanterà di aver fatto parte della cerchia di persone che hanno aiutato a fuggire Eichmann, cosa che non sfuggirà a un informatore dei servizi segreti della Repubblica Federale Tedesca.
Egli apparteneva a quella frangia violenta delle SS che divenne tristemente nota per il suo coinvolgimento nel pogrom del novembre 1938 a Innsbruck. Ma questo fu solo l'inizio della carriera criminale dell'ex pugile austriaco. Egli ebbe un ruolo di primo piano nelle cosiddette "rappresaglie" delle Waffen SS contro la popolazione civile italiana e nella distruzione del paese di Caviola che avvenne nel 1943 e fece quaranta vittime alcune delle quali arse vive nelle proprie abitazioni. Inoltre nello stesso anno collaborò attivamente alla persecuzioen degli ebrei e nel febbraio 1945 divenne il capo della Gestapo a Trento. Persino la sua ritirata alla fine della guerra fu macchiata da omicidi e violenze. Nonostante i numerosi arresti egli ruscirà sempre a farla franca sebbene in Italia venga condannato per due volte all'ergastolo in contumacia. Alla fine degli anni Quaranta egli vivrà con moglie e figli a Bielefeld. Porterà il suo vero nome ma avrà un passaporto tedesco contraffatto, perché in Austria penderà su di lui un mandato di arresto.
Egli sarà anche l'ultimo a far visita a Eichmann nella Landa di Luneburgo per scortarlo indisturbato fino al confine austriaco.
Col passare del tempo molti uomini faranno ritorno dai campi di prigionia. Almeno uno di loro riallaccerà i rapporti con Eichmann: Hans Freiesleben, che dopo la scarcerazione si stabilirà a sua volta ad Altensalzkoth.
Data la quantità di funzioanri nazisti che trovano rifugio nel nord della Germania, non si può parlare di piani di fuga individuali. Eichmann troverà alcuni di questi uomini in Argentina.]


27 luglio, il Congresso Mondiale Ebraico prega l'avvocato americano dell'accusa di ricercarlo e di portarlo in giudizio a Norimberga come uno dei principali criminali di guerra;
agosto, D. Wisliceny parla diffusamente di lui nel corso degli interrogatori condotti dagli americani;
[Nello stesso periodo la direzione della Polizia di Vienna avvia nei suoi confronti una procedura di ricerca che l'anno successivo porterà a un mandato di arresto;
il procedimento penale non adrà a buon fine ma i fascicoli saranno messi a disposizione da Fritz Bauer dieci anni dopo a Francoforte.]

settembre, il suo nome appare sulla Black List of German Police, SS and Miscellaneous Party and Paramilitary Personalities stilata dalla sezione 4/14 della Military Intelligence britannica;

20 novembre, apre ufficialmente i lavori il processo di Norimberga;

Anche se esistono già le foto di montagne di cadaveri a Bergen-Belsen, Buchenwald e Auschwitz è solo adesso, alla fine dell'anno, che si inizia a realizzare la reale portata dell'orrore ed è grazie a alle dichiarazioni di R. Höß, W. Höttl e D. Wisliceny.
26 novembre, la dichiarazione giurata di W. Höttl parla di sei milioni di vittime, cifra che questi dice di aver appreso dalla viva voce di Eichmann.
Il bilancio di quattro milioni di morti nei campi di concentramento e di altri due milioni per mano dei Einsatzkommando (unità operative) fa rapidametne il giro del mondo portandosi dietro il nome del responsabile Adolf Eichmann.

20 dicembre, il tribunale di Norimberga inizia a cercare di ricostruire l'organizzazione della Gestapo che include l' "Ufficio Eichmann" ma il tentativo s'impantana inesorabilmente per via dei nomi delle varie sezioni, in continuo cambiamento;

1946
gennaio, all'inizio dell'anno le deposizioni di Otto Ohlendorf, il capo dell'Einsatzgruppen D (unità operativa D) e di D. Wisliceny danno la stura ad un'altra serie di articoli di stampa nei quali compare il nome di Eichmann;
10 gennaio, pochi giorni dopo la deposizione di D. Wisliceny, viene inviata a tutti gli uffici del CIC una circolare contenente la diisposizione di ricercare e arrestare immediatamente Adolf Eichmann il corresponsabile dello sterminio di 6 milioni di ebrei;
febbraio, il suo nome compare nei documenti relativi alla persecuzione degli ebrei in Francia;
4 marzo, si dà per scontato che tutti sappiano chi fosse come si evince dalle parole dell'avvocato difensore di E. Kaltenbrunner "Notoriamente [!] Eichmann era colui che aveva condotto l'intera campagna di sterminio degli ebrei";
5 aprile, a Budapest Dömo Sztójay testimonia su Eichmann, in contemporanea R. Höß presenta a Norimberga la sua dichiarazione giurata nella quale parla di cosa abbia rappresentato il "simbolo Eichmann" negli ultimi anni sostenendo che gli aveva dato "una grossa spinta".
[Questo però è vero solo in parte. Tanto nel 1946 quanto nel 1942. W. Höttl mentì a vantaggio di E. Kaltenbrunner, dichiarando sotto giuramento che Eichmann non aveva "contatti di lavoro diretti" con il suo camerata austriaco. E. Kaltenbrunner a sua volta affermò che Eichmann relazionava perlopiù direttamente coa H. Himmler, scavalcando di fatto sia lui che H. Müller, il capo della Gestapo.
In questo periodo H. Müller è praticamente sparito e H. Himmler è morto.
15 aprile, Wilhelm Bruno Waneck, superiore di W. Höttl e buon conoscente di E. Kaltenbrunner, cavalca astutamente questa versione dei fatti e riferisce che E. Kaltenbrunner era stato addirittura criticato a più riprese perché "si occupava troppo poco dellUfficio IV e demandava tutto a Müller". In seguito alla morte di R. Heydrich, H. Himmler avrebbe "incaricato esclusivamente Eichmann della soluzione della questione ebraica […] Quando Heydrich era ancora in vita, Eichmann occupava già una posizione speciale, dominante e incontrastata oltre che in continua espansione, e agiva in completa autonomia all'interno della Sezione Ebraica (ossia all'interno dell'RSHA)".
Kaufman, il difensore di E. Kaltenbrunner, proposito di Auschwitz afferma che era "sotto la guida spirituale del famigerato Eichmann";
lo stesso giorno, la prima apparizione in tribunale di R. Höß consegna definitivamente al dopoguerra l'immagine del "circolo degli uomini in ombra", suffragata anche dal suo aspetto spettrale; oltre a dichiarare che Eichmann aveva avuto a che fare con la cosruzione dei lager e con la decisione favorevole all'utilizzo dello "Zyklon B", aggiunge che gli aveva addirittura impartito degli ordini e che era un antisemita più radicale di lui;
29 aprile, Julius Streicher farfuglia di non aver mai sentito parlare di quell'Eichmann che in realtà aveva invitato al Congresso del partito del 1937;

ARGENTINA – 1° mandato presidenziale di J.D. Perón: 4 giugno 1946-4 giugno 1952 –


Agli inizi di giugno i giornali di Linz e di Vienna riprendono una notizia diffusa dall' «Agenzia Reuter» di Londra secondo la quale alla metà del 1946 un commando israeliano di vendicatori ha freddato l'Oberscharführer (caporal maggiore) delle SS Wolfgang Bauer, nelle Alpi del Salzkammergut (presumbibilmente nei Traunauen nei pressi di Linz) avendolo scambiato per Eichmann.
[Il cadavere sarebbe stato sotterrato nella foresta e lo scambio di persona sarebbe stato scoperto solo settimane dopo. Questi primi articoli faranno pensare – almeno fino a settembre – che sia stato veramente ucciso Eichmann. Nel 1960 Valentin Tarra, l'investigatore originario della regione di Altaussee, racconterà a Fritz Bauer di questi articoli di giornale ed esprimerà il sospetto che siano stati i "circoli nazisti di Londra" a diffondere quell'informazione, per mettere la parola fine alla ricerca di Eichmann. Non si saprà comunque chi abbia realmente lanciato la notizia.]

17 giugno, Hekmut Knochen, responsabile delle deportazioni degli ebrei da Parigi, spiega che gli ordini diretti gli arrivavano essenzialmente da Eichmann o H. Himmler;
lo stesso giorno il CIC – U.S. Army Counter Intelligence Corps – stila un rapporto di 3 pagine su di lui;
[Contiene una descrizione della persona e si rifà principalmente a W. Höttl e K. Becher e alle affermazioni della sua famiglia (chiaramente fuorvianti). IN questo rapporto c'è già la correzione della leggenda di Sarona.]

 

28 giugno, Werner Best parla dell' "Ufficio Eichmann";
9 luglio, l'avvocato difensore di E. Kaltenbrunner chiede l'assoluzione del suo assistito, dal momento che "il genocidio pianificato e attuato a partire dal 1941 è riconducibile solo a Bormann, H. Himmler e Eichmann"; si tratterebbe infine della "campagna antisemita di H. Himmler ed Eichmann";
13 luglio, Konrad Morgen chiarisce perché aveva intentato un processo contro Eichmann quando era giudice delle SS, rafforzando così – pur essendo lui stesso prigioniero di errori inconsci – l'idea che Eichmann fosse un caso particolare anche all'interno delle SS.
16 luglio, il procuratore capo di parte americana, Robert H. Jackson definisce Eichmann "quel losco figuro incaricato di attuare il programma di sterminio";
18 luglio, Walter Huppenkothen, capogruppo della Gestapo all'interno dell'RSHA e membro della "Commissione Speciale 20 luglio" dice: «La Sezione ebraica (IV B 4, in seguito IV A 4b) e il suo capo, l'Obersturmbannführer delle SS Eichmann, acquisirono una posizione speciale all'interno dell'Ufficio IV […]».
1° agosto, Karl Heinz Hoffmann, ex capo dellla Gestapo in Danimarca, porta avnti la stessa strategia difensiva: "All'epoca la gestione della questione ebraica era nelle mani di Eichmann, che non proveniva dalla Gestapo, ma era stato trasferito dal Servizio di Sicurezza alla Gestapo […]".
16 agosto, su «Der Weg» – la rivista berlinese specializzata in questioni ebraiche – appare il primo articolo molto circostanziato: «Nessuna traccia di Karl Eichmann».
[L'articolo, ripreso da altri giornali in forma più breve, non contiene solo la famosa confusione tra il nome di Eichmann (Otto Adolf) e quello di suo padre (Karl Adolf), ma racconta anche nel dettaglio la parabola del referente per le questioni ebraiche. L'articolo sottolinea, tra l'altro, che è compito degli ebrei sopravvissuti trovare Eichmann e consegnarlo alla giustizia.
Altre pubblicazioni del periodo sono «Nation Europa», «Der Standpunkt» e «Reichsruf».]

23 agosto, Rudolf Merkel, difensore nel processo contro la Gestapo, riassume: «Nell'aprile 1942 Hitler ordinò la "soluzione finale della questione ebraica" ossia l'annientamento fisico, lo sterminio degli ebrei […] Lo strumento che Hitler e H. Himmler individuarono per l'esecuzione dell'ordine fu l'Obersturmbannführer delle SS Adolf Eichmann, che con la sua Sezione Ebraica, dal punto di vista puramente organizzativo faceva parte dell'Ufficio IV dell'RSHA, ma di fatto occupava una posizione assolutamente indipendente e autonoma, specialmente rispetto alla Gestapo». Egli parla inoltre dell' "organizzazione Eichmann" e sostiene che la responsabilità della persecuzione degli ebrei è da attribuire a due sole persone: Eichmann e Christian Wirth, uno degli artefici dell' "Operazione Reinhard" che prevedeva lo sterminio degli ebrei polacchi.
26 agosto, nella sua difesa delle SS, Horst Pelckmann spiega che anche il Ministero degli Esteri fu vittima impotente delle menzogne di Eichmann che "si muoveva tra verità e falsità con l'abilità di un giocoliere".
Infine, perfino il difensore del Servizio di Sicurezza cerca di negare ogni legame tra quest'ultimo e l' "Ufficio Eichmann", affermando che non ricadeva sotto la sua giurisdizione.

Ma ai rappresentanti dell'accusa e ai giudici risulta ben chiaro cosa si sta cercando di fare.

29 agosto, il pubblico ministero americano Thomas J. Dodd puntualzza: «Non c'era un "Reparto Eichmann" a sé stante. Eichmann era semplicemnte il capo del reparto della Gestapo che aveva in carico gli affari ebraici e le chiese. Si trattava del reparto della Gestapo che era in prima linea nel rastrellamento degli ebrei di tutta Europa e nel loro internamento nei campi di concentramento. Questo reparto Eichmann, come veniva chiamato all'interno della Gestapo, non godeva di un'indipendenza maggiore di quella di qualsiasi altro Reparto sottoposto a Müller».
30 agosto, … e il suo collega russo ribadisce: «Il piano di Eichmann di sterminare gli ebrei di tutta Europa per mezzo dei campi di concentramento derivava dal sistema Gestapo».

[Sarebbe inutile cercare i nomi di Rademacher, Thadden, D. Wisliceny, Brunner e persino di Six sui giornali, che invece citano il nome di Eichmann a ogni piè sospinto. Non vengono citati nemmeno nella sentenza di Norimberga.
Nel 1951 quando lo Stato di Israele formulerà davanti al mondo interno la richiesta di risarcimento alla Germania, nella motivazione ufficiale saranno citati solo i nomi di cinque criminali – R. Heydrich, R. Höß, H. Frank, A. Hitler ed Eichmann – e nessuno dei giornali che riporterà la notizia si chiederà il perché.]

novembre, agli agenti americani del CIC che la sottopongono a interrogatorio, Vera Eichmann dichiara di essersi separata dal marito già nel marzo 1945 e di averlo visto l'ultima volta il mese di aprile, quando lui aveva voluto salutare i bambini ad Altaussee;

1947
gennaio, il «Jüdische Gemeindeblatt für die britische Zone» (giornale della comunità ebraica per la zona britannica) pubblica un articolo particolareggiato dal titolo programmatico "L'uomo che cerchiamo" dandone una descrizione del tutto fuorviante;
aprile, Vera Liebl Eichmann cerca – molto probabilmente assieme al suocero Karl Adolf Eichmann – di far dichiarare morto il marito a Bad Ischl, dicendo che era caduto a Praga nell'aprile del 1945; a prima vista le prove sembrano convincenti: si è portata dietro come testimone Lisa Kals che è sposata con uomo di Altaussee dove risiede a sua volta. Questa esibisce una lettera pervenutale da un capitano ceco di nome Karl Lukas nella quale si parla della morte di Eichmann. Simon Wiesenthal però si rende subito conto di aver già sentito questo nome. Si tratta del marito della sorella di Vera Liebl che in questo momento vive a Linz dalla mamma. Messa in guardia da Simon Wiesenthal la polizia di Altaussee si accorge a sua volta di un'altra incongruenza: Lisa Kals,la presunta destinataria della lettera del cognato di Vera Liebl, da nubile portava anche lei il cognome Liebl. Dunque Vera Liebl Eichmann ha tentato di procurarsi un certificato di morte del marito ricorrendo all'aiuto delle due sorella e del cognato.
quando Simon Wiesenthal produce le dichiarazioni giurate a riprova del fatto che Eichmann è stato visto ad Altaussee ancora nel mese di maggio, Vera Liebl Eichmann ritira la domanda e ottiene esattamente l'opposto di quello che si era prefisso: è chiaro a tutti che Eichmann è ancora in vita. Gli agenti del CIC perquisiscono di nuovo le abitazioni della famiglia come pure quella di un'amante di Eichmann, Ingrid von Ihne a Bad Gastein. Inoltre un agente segreto israeliano riesce a recuperare la prima foto di Eichmann presso un'altra sua conoscenza femminile, Maria Mösenbacher.
D. Wisliceny ha indirizzato gli inquirenti a un uomo che potrebbe fornire una considerevole lista di conoscenze femminili di Eichmann perché dice di essere stato il suo autista. In realtà si tratta di Joseph Weiszl "il Kaiser degli ebrei di Doppl", un sadico della peggiore specie, che aveva come marchio di fabbrica un frustino per cani e che tra l'altro era cognato di W. Höttl.
[Josel Weiszl viene consegnato alla Francia nel 1947 e là processato e condannato all'ergastolo per il suo coinvolgimento nelle deportazioni verso Auschwitz. Nel 1955 ritornerà da uomo libero in Austria dove non gli verrà chiesto conto degli altri suoi crimini.]

maggio, Siegfried Uiberreither, ex Gauleiter della Stiria, riesce a fuggire da Dachau prima che sia possibile consegnarlo alla Jugoslavia insieme all'ex Gauleiter della Carinzia, Friedrich Reiner. I giornali austriaci danno ampio spazio alla notizia e ben presto cominciano a circolare voci di una sua possibile fuga in Argentina.
[C'erano solo due Gauleiter della Carinzia: Hubert Klausner († 1939) e Friderich Rainer († impiccato in Jugoslavia nel 1947). Uki Goñi prenderà un dipendente della CAPRI di nome Armin Dardieux per Siegfried Uiberreither e di conseguenza Eichmann e Siegfried Uiberreither si sarebbero poi incontrati anche in Argentina. Questa supposizione sarà messa in discussione dai giornalisti della rivista austriaca «KORSO» e, in seguito, da Heinz Schneppen, i quali sospetteranno che Siegfried Uiberreither si trovi invece a Sindelfingen, sotto il nome di Friedrich Schönharting. Lo stesso Eichmann, a quanto ci è dato sapere, non si esprimerà sul luogo in cui si trova realmente Siegfried Uiberreither. È certo che nel maggio 1947 Eichmann è a conoscenza di queste congetture e che se ne ricorderà ancora nel 1960 quando scriverà l'annotazione, ma non la smentirà mai. Eichmann e Siegfried Uiberreither si conoscevano personalmente dagli anni Trenta.
Comunque sia, alla fine degli anni Quaranta molti sono al corrente del fatto che gli ex alti papaveri nazisti si trovano in Argentina perché non circolano solo voci, anche pubblicazioni dell'editore Dürer Haus , che da Buenos Aires diffonde il pensiero nazionalsocialista proponendo autori dai nomi molto familiari. Inoltre in Germania i simpatizzanti della destra leggono avidamente «Der Weg-El Sendero» la più destrorsa delle riviste naziste del dopoguerra che viene pubblicata dal 1947 proprio dall'editore Dürer Haus e che si professa apertamete antisemita, razzista e nazionalsocialista, come se il crollo del Terzo Reich non sia mai avvenuto.
Eberhard Fritsch, il giovane proprietario della casa editrice, punta su una massiccia campagna pubblicitaria in Germania e lo fa in maniera così aggressiva e spavalda che la tiratura in costante crescita di questo foglio propagandistico di provenienza estera susciterà già nel 1949 un'ondata di avvertenze e chiarimenti nei media tedeschi.
Gli annunci su «Der Weg» pubblicizzano un'associazione dal nome rassicurante di Kameradenwerk (Opera per i Camerati) e le agenzie di viaggio fanno il resto. Wilfred von Oven, ex collaboratore di J.P. Goebbels e convinto nazionalsocialista approdato a sua volta nel nord della Germania dal 1945, non farà mai mistero del fatto che sono state proprio le pubblicazioni dell'editore Dürer Haus a destare la sua curiosità per l'Argentina. Wilfred von Oven pubblicherà il suo libro su J.P. Goebbels quando ancora si trova nello Schleswig-Holstein proprio tramite Eberhard Fritsch. (Finale Furioso: Mit Goebbels bis zum Ende, Buenos Aires 1949, Dürer Haus).]

La scarsa notorietà gli fornisce la possibilità di far perdere le proprie tracce e nascondersi nelle campagne tedesche, dove rimane per cinque anni;
[Da Genova… vedi card. G. Siri.]

Intanto egli viene a sapere che D. Wisliceny è stato impiccato a Bratislava (28 febbraio o maggio 1948) e, soprattutto, che a Norimberga ha testimoniato contro di lui perché ne parlano tutti i giornali.

1948
dalla foresta si trasferisce nella piccola località di Altensalzkoth, nella Landa di Lunebugro, e si insedia in una fattoria dove alleva polli;
[Il posto si trova a pochi kilometri di distanza dall'ex campo di concentramento di Bergen Belsen che nel frattempo è diventato un campo per le displaced persons, una sistemazione transitoria per coloro che sono sopravvissuti al terrore nazista e non hanno più né casa né patria.]

giugno, come altri fuoriusciti nazisti (ad esempio: Josef Mengele, il "dottor morte", Ernst Müller, Ludolf von Alvensleben [Kremhart] , ex aiutante capo di H. Himmler), viene munito dal vicario di Bressanone, Alois Pompanin di documenti di identità falsi a nome Riccardo Klement, rilasciati dal Comune di Termeno e che asseriscono la sua nascita nello stesso comune altoatesino;
[Nel 2007 sarà ritrovato, tra i documenti coperti dal segreto di stato in Argentina, il passaporto falso con il quale egli lasciò l'Italia nel 1950: il documento (n. 131, datato 11 giugno 1948) è intestato a Riccardo Klement, altoatesino, e rilasciato dalla Croce Rossa di Ginevra (dottore Leo Biaggi de Blasys) in base alla testimonianza del padre francescano Edoardo Domoter.
È strano che ci sia un intervalllo di due anni tra l'emissione di questo documento e l'effettiva fuga. Per dare una risposta plausibile bisogna richiamare alla mente le sollevazioni politiche che si verificano in Germania tra il 1947 e il 1950.]
[Da Genova… vedi card. G. Siri.]

20 giugno, entra in vigore la riforma monetaria (introduzione del Deutsche Mark al posto del Reichsmark) ; questo comporta per lui la perdita del posto di lavoro dato il fallimento della Burmann & Co.;

27 agosto, un articolo apparso sul quotidiano newyorchese «Aufbau» fa pensare che abbia trovato rifugio al Cairo;

dicembre, essendo corsa voce di una sua probabile visita alla famiglia ad Fischerndorf/Altaussee per Natale, poliziotti austriaci in forza alla Criminalpol di Linz (tra i quali Leo Frank-Maier), agenti segreti israeliani (tra i quali Michael Bloch) e Simon Wiesenthal si appostano ad Altaussee ma l'atteso non si fa vivo;
[Qualche anno dopo l'Organizzazione Gehlen, predecessore del BND (Bundesnachrichtendienst) il Servizio Informativo Federale, renderà noto che nel 1949 – quindi un anno dopo il tentativo di arresto fallito di Eichmann – il console israeliano a Vienna ha messo a disposizione la somma di cinquantamila scellini per finanziare le ricerche di Eichmann. Si vocifera anche che sul suo capo penda una taglia esorbitante di un milone di scellini. Inoltre l'informatore comunica che sul suolo austriaco è presente un commando israeliano che ha il compito di rapire Eichmann nel caso faccia visita alla famiglia a Natale. Sarebbe stato noleggiato anche un aereo a Salisburgo.
Dunque un anno dopo è stato fatto un secondo tentativo di mettere le mani su Eichmann?
[Dagli atti risulta che l'informatore dell' "Organizzazione Gehlen" è Joseph Adolf Urban. Questo uomo poliedrico, nato nel 1920, viene arrestato proprio quest'anno in una caffetteria di Linz che si ritiene essere il crocevia dei passaporti falsi. Nella sua borsa viene trovata un gran quantità di questi documenti e la circostanza ha portato al suo arresto. Leo Maier, uno dei poliziotti coinvolti nell'operazione, parla dell'interrogatorio di Joseph Adolf Urban. Ha addirittura dato a Simon Wiesenthal la possibilità di assistere perché l'arrestato evidentemente è un fiancheggiatore che ha aiutato i criminali di guerra a fuggire.
Nonostante le prove schiaccianti su di lui Joseph Adolf Urban viene rilasciato due giorni dopo. A dire di Leo Maier si sono presentati due agenti dello spionaggio americano e hanno preteso la sua liberazione perché trattasi di un coordinatore indispensabile di una rete di spie impegnate nel contrasto all'Unione Sovietica.
Leo Maier scopre presto che Joseph Adolf Urban in realtà passa ai servizi segreti statunitensi "informazioni" false che gli arrivano da "agenti sul posto" a loro volta in gran parte falsi e che inventa anche l'esistenza di fabbriche di armi a Est.
Quello che Leo Maier non può sapere è il fatto che i servizi segreti americani non sono gli unici a desiderare che Joseph Adolf Urban venga liberato, anche la Direzione nazionale dei Servizi di Sicurezza presso il Ministero dell'Interno austriaco si avvale dei servigi di Joseph Adolf Urban e il suo doppiogioco verrebbe inevitabilmente a galla in un probabile processo.
In realtà Joseph Adolf Urban passa informazioni a tutti, dal Deuxième Bureau ai servizi segreti israeliani e ovviamente anche all'Organizzazione Gehlen.
Lo stesso anno Reinhard Gehlen incarica Joseph Adolf Urban, che ritiene un uomo molto ben informato, di creare un distaccamento dei Servizi Segreti Federali in Austria, in collaborazione con Bruno Kauschen.
. Joseph Adolf Urban era entrato a far parte del Partito Nazionalsocialista all'età di diciotto anni (tessera n. 6312927), era diventato in fretta capo del Servizio di Sicurezza a Vienna, si era segnalato come uno degli esperti dei Balcani di Walter Schnellenberg cosa che lo aveva portato a capo della direzione del Servizio di Sicurezza a Budapest all'epoca in cui vi "operava" Eichmann. Ciò nonostante, anche se un nazista convinto, nel 1956 Reinhard Gehlen lo arruolerà nei servizi segreti federali. Il suo nome rimarrà fino agli anni Settanta sul libro paga di Pullach.
Comunque, anche al di fuori dell'Organizzazione Gehlen ci sono elementi che fanno pensare a un secondo tentativo di rapire Eichmann in Austria.
Oltre a Simon Wiesenthal altre due persone racconteranno di un possibile blitz a cavallo del 1949/50. Si tratta dell'instancabile cacciatore di nazisti Tuviah Friedmann e di Asher Ben Natan, che nel periodo in questione è ancora a capo del Dipartimento politico del Ministero degli Esteri israeliano, il precursore del Mossad. Ma anche questa azione sarebbe fallita perché Eichmann non si è fatto vedere.]

1949
3 gennaio, Michael Bloch scrive un rapporto sull'operazione effettuata a dicembre;
solo nel corso di quest'anno appare la prima sua vera foto; è pubblicata da Léon Poliakov nel ritratto intitolato Adolf Eichmann ou le rêve de Caligula (Adolf Eichmann o il sogno di Caligola); trattasi del suo aspetto prima di entrare nelle SS;

1950
egli deve amaramente constatare che la proclamazione della Repubblica Federale Tedesca non gli ha ancora fruttato l'impunità. Inoltre il suo visto per l'Argentina sta per scadere ed è quindi giunta l'ora di mettersi in cammino;
vende i suoi polli a Förster Freiesleben, racconta alla sua padrona di casa di avere intenzione di andare in Scandinavia a lavorare come costruttore meccanico e scrive una lettera d'addio a Nelly Bauer per depistare anche lei; le annuncia che si sarebbe costituito ai russi (cosa di questi tempi non assurda);
[Lo stesso anno – come racconterà nel 1961 – entra in contatto con un uomo di Amburgo, un ex SS, che è spesso in viaggio tra Germania e Italia; mette mano ai suoi risparmi (2.500 marchi derivanti dal business delle uova) e con 300 marchi ottiene informazioni dettagliate sulla "rotta degli U-Boot" verso il Sud America.
La carta d'identità nel Sudtirolo e il visto rappresentativo sono il primo passo del suo cammino. Con in mano questi documenti, foto e un certificato di buonaocondotta rilasciato dal prete francescano Edoardo Dömöter, egli fa richiesta di passaporto presso la Croce Rossa Internazionale di Genova. Con il passaporto e il visto di breve durata può fare richiesta di visto permanente presso l'ambasciata argentina che, unitamente a un certificato medico e un ulteriore documento d'identità, è ciò di cui ha bisogno per ottenere il rilascio di documenti personali a Buenos Aiures. Manca ancora all'appello un passaggio in nave. Tutto questo processo richiede due buone settimane di permanenza a Genova.
Il mito di O.D.E.S.S.A., ossia l'idea che dopo il crollo del Terzo Reich sarebbe esistita una rigida organizzazione di ex appartenenti al corpo delle SS, che avrebbe continuato a lavorare in sottofondo e con precisione come il meccanismo di un orologio, ha distolto per molto tempo lo sguardo dalla realtà.
"Odessa" in un primo tempo non è stata nient'altro che una parola in codice in uso nei campi di prigionia, con la quale le SS si riconoscevano a vicenda, per darsi un aiuto reciproco. Non c'è stata alcuna grande organizzazione clandestina di ex appartenenti alle SS, ma vi sono stati e vi sono ex appartenenti alle SS in clandestinità che hanno bisogno di aiuto e lo trovano più facilmente nelle persone che alla sigla SS associano qualcosa di positivo.]

La sua fuga non sarebbe possibile senza l'aiuto di istituzioni religiose vicine al Vaticano, ma la sua strada non porta a Roma. Ciononostante, per molto tempo si penserà che si trovi a Roma.
[Moshe Pearlman già nella primavera del 1961 parlerà del porto di Genova e del frate francescano e lo potrà fare con cognizione di causa visto il suo accesso privilegiato alle dichiarazioni rese da Eichmann durante l'interrogatorio. Hannah Arendt darà ampia risonanza alle conoscenze di Moshe Pearlman, senza tuttavia riuscire a spegnere le voci secondo le quali Eichmann a Roma incontrò A. Hudal e dovette superare un test religioso presso padre Anton Weber, referente dell'Opera di San Raffaele a Roma.
Anche se è del tutto possibile che A. Hudal abbia avuto qualcosa a che fare con la predisposizione di documenti falsi per Eichmann, un loro incontro di persona a Roma è da escludere. In ogni caso il nome di A. Hudal è messo in relazione alla fuga dei nazisti fin dall'inizio degli anni Cinquanta.]

maggio, la sua fuga:
- da Altensalzkoth arriva al confine con l'Austria;
- Luis Schintholzer di Bielefeld accompagna con la sua macchina il vecchio camerata da Celle a Bad Reichenhall nei pressi del confine austriaco;
- dal confine austriaco egli prosegue alla volta di Kufstein con l'aiuto di un "contrabbandiere" che lo fa transitare per strade secondarie, e raggiunge a bordo di un taxi Innsbruck dove ha un punto di appoggio;
[Nella città nota nei circoli nazisti come punto di riferimento per uomini in fuga, soprattutto dal loro passato, numerosi indizi lasciano intendere che egli abbia incontrato il padre, o quantomeno un intermediario, perché lascia in Austria una parte del denaro guadagnato da consegnare alla famiglia.]
- da Innsbruck valica il confine italiano del Brennero con l'aiuto di "contrabbandieri" di professione, partendo dalla locanda Vinaders di Gries; Johann Corradini, parroco di Sterzing, lo accoglie, gli consegna il bagaglio che egli stesso ha trasportato personalmente in bici attraverso il confine, indisturbato, e gli procura un "tassista" che accompagna il profugo a Bolzano dove quest'ultimo assurge a nuova vita come figlio illegittimo di Anna Klement, venuto al mondo nel 1913; sempre a Bolzano gli viene consegnato un visto di breve durata rilasciato gratuitamente dall'autorità argentina preposta all'emigrazione e ovviamente anche il suo nuovo documento d'identità, emesso dal Comune di Termeno nel Sudtirolo, nel quale è qualificato come "apolide";
- da Bolzano prosegue alla volta di Genova, passando per Verona dove trova rifugio in un convento francescano;
[Non si saprà di preciso quali ex camerati egli abbia incontrato in questo posto. Egli stesso farà solo il nome di Pedro Geller un ex ufficiale di un reggimento corazzato, che in realtà si chiama Herbert Kuhlmann.]

- dal porto di Genova salpa sulla "Giovanna C." alla volta del Sud America con quindici profughi a bordo e con la speranza di lasciarsi il passato alle spalle, ma con il sogno di poter fare un giorno ritorno in Germania;
[Le cose non andranno però come da lui previsto e quello che succederà dieci anni dopo la sua fuga in Argentina è in qualche modo imprevedibile.]

A questo punto, quello che è certo è che nessuno immagina che la sua nuova meta sia l'Argentina.

14 luglio, la "Giovanna C." entra nel porto di Buenos Aires;
la sua prima sistemazione è una pensione che rappresenta una tappa obbligata per i nazisti che portano a termine la traversata;
3 agosto, dietro presentazione del documento d'identità, avanza richiesta di documenti personali argentini: a questo punto è ufficilamente sette anni più giovane e il suo nome è Ricardo Klement (con una sola c, alla spagnola), nato a Bolzano il 23 maggio 1913, celibe, cattolico, di professione meccanico, apolide;
poco dopo Horst Carlos Fuldner, il "traghettatore" tedesco-argentino che si è già occupato di lui nel 1948, gli procura un appartametno nel rinomato quartiere Florida ed egli vi si trasferisce assieme a Fernando Eifler, un altro neo-argentino; grazie a un posto di lavoro provvisorio in un'industria metallurgica viene risolto in fretta anche il problema del sostentamento;
egli lavora alle dipendenze di un ingegnere che nella vita precedente era stato consulente tecnico dell'Obergruppenführer Hans Klammer, capo del settore edilizio delle SS, responsabile anche della costruzione dei campi di concentramento e degli impianti adibiti allo sterminio;
in seguito, contattato da un Untersturmbannführer (maggiore) delle Waffen-SS trova un nuovo posto di lavoro presso una ditta con una direzione mista tedesco-argentina che ha in progetto la costruzione di una centrale idroelettrica nella città di Tucumán, ai piedi delle Ande nel nord ovest dell'Argentina; dovrebbe ricoprire l'incarico gestionale all'interno della dirigenza; la ditta che casualmente è stata registrata in via ufficiale la settimana dopo il suo arrivo, si chiama CAPRI (Compañia Argentina para Proyectos y Realizaciones Industriales, Fuldner y Cía) che gli argentini chiamano Compañia Alemana Para Recièn Immigrados - Compagnia tedesca per recenti immigrati.
[Trattasi davvero di una ditta di copertura per tecnocrati del Terzo Reich che gode del patrocinio di J.D. Perón e che prima di tutto deve la sua esistenza al consistente sforzo economico del goverrno volto a favorire lo sviluppo dell'industria idroelettrica.
La provincia di Tucumán, con più di settecentomila abitanti e vissuta finora principalmente di canna da zucchero, ha come governatori (fino al 1955) Fernando Riera e Luis Cruz, membri del partito peronista.]

Inizialmente egli vive nel sud della provincia, a La Cocha, ove sorge lo studio di progettazione della CAPRI che ha preso in affitto per lui una casa con una dotazione di due domestiche. La capitale Buenos Aires dista milleduecento kilometri.
Durante i soggiorni nella capitale può utilizzare una scrivania al numero 374 di Avenida de Cordóba.
Hans Fischböck
, ex Brigadeführer (generale di brigata) delle SS, che dai tempi in cui era Ministro delle Finanze in Austria aveva avuto un ruolo determinante nelle spoliazioni sistematiche degli ebrei, lavora nello stesso edificio al piano superiore.
[Molto probabilmente egli ritrova molte più vecchie conoscenze di quanto ci sia dato sapere, ad esempio:
. Bertold Helig, che ottenne un impiego presso la CAPRI grazie a Karl Klingenfuß, dopo aver bussato alla porta di Ludolf von Alvensleben, ex aiutante capo di H. Himmler;
. Karl Klingenfuß, direttore della Camera di Commercio tedesco-argentina fino al 1967, aveva lavorato nell'Ufficio per gli Affari Ebraici del Ministero degli Esteri tedesco, in pratica, come definito da Eichmann, il rappresentante di Eberhard von Thadden; era implicato nella deportazione di diecimila ebrei dal Belgio. Ovviamente, essendo amico di Johann von Leers, non solo sa chi è Eichmann ma anche che aspetto ha.
. Eduard Roschmann, che fino a pochi anni prima aveva fatto parte della dirigenza del ghetto di Riga.
. Erich Rajakowitsch, entrato nelle SS nel 1940, lo stretto collaboratore che egil stesso aveva assunto all'Ufficio Centrale di Vienna nel 1938 perché questo avvocato che si era distinto nella commercializzazione di passaporti per gli ebrei gli era apparso come un SS e un giurista ideale per il suo ufficio. In Olanda questo avvocato si rese responsabile della "fortunata" deportazione di circa centomila persone. È accertata la sua presenza a Buenos Aires tra il febbraio e l'agosto 1952.]

Anche a Tucumán egli incontra vecchi camerati e conoscenti di ex colleghi:
. Armin Schoklitsch, direttore del progetto Tucumán, ex rettore del politecnico di Graz, uomo delle SS e informatore del Servizio di Sicurezza;
. B. Heilig, il capo della sezione del NSDAP di Brunswick; arriverà a Buenos Aires il 17 gennaio 1951, mentre moglie e figlie lo raggiungeranno nel 1953;
. Armin Dadieu,
. Ervin Fleiss,
. Franz Sterzinger,
. Sigfried Uiberreither, ex Gauleiter della Stiria (anche se la sua presenza sarà sempre messa in discussione),
. Herbert Hagel, ex segretario del Gauleiter di Linz; nel 1944/45 si era occupato del trasporto degli oggetti di valore confiscati agli ebrei ungheresi verso Altaussee.
Hans Lühr, un altro impiegato della CAPRI che pare aver avuto frequentazioni con gli alti papaveri tedeschi pur non essendo un iniziato, descrive la comunità dei "capresi" come un luogo dove "ognuno rifuggiva dal duo passato".

2 ottobre, gli viene rilasciato il primo documento argentino e con ciò un permesso di soggiorno permanente; egli cerca una casa a Tucumán e spedisce una lettera in Austria;

Natale, Veronika Liebl-Eichmann riceve una lettera – probabilmente tramite il suocero di Linz – ad Altaussee: «Lo zio dei tuoi bambini, che tutti credono morto, è vivo e sta bene»;
[È abituata ormai, sin dal 1945, a frequenti perquisizioni e a una stretta sorveglianza attuata non solo dai rappresentanti degli Alleati ma anche da altri "cacciatori". Tra questi Henryk [Manus] Diamant l'agente Romeo che agendo su mandato di Asher Ben Nathan era riuscito non solo a procurarsi da una delle sue amanti la prima foto del ricercato ma anche ad avvicinarsi alla moglie e ai figli di Eichmann.
Nel luglio del 1948 però la famiglia aveva traslocato in un paesino di pescatori, frazione del comune di Altaussee rendendo più difficile spiarla con discrezione.]

1951
-

1952
egli incarica Eberhard Ludwig Cäsar Fritsch di occuparsi della sua famiglia;

12 febbraio, l'Ambasciata tedesca di Vienna rilascia a Veronika Liebl-Eichmann passaporti temporanei per sé e per i suoi figli Klaus Eichmann (16), Horst Eichmann (12) e Dieter Eichmann (10), dietro presentazione dei rispettivi Heimatscheine (certificati di cittadinanza);
[Questo documento, in uso fin verso la metà degli anni Trenta in Germania e in Austria, comprova la cittadinanza e conferisce i diritti civili in un determinato comune. Gli Heimatscheine saranno riconosciuti anche in futuro come prova della cittadinanza tedesca.
Attraverso il matrimonio celebrato nel 1935, Vera Eichmann aveva acquisito la cittadinanza tedesca e i diritti civili della città natale del marito, Solingen, e i figli nati da quell'unione avevano ereditato gli stessi diritti. Gli Heimatscheine che lei ha presenttoa all'ambasciata tedesca erano stati rilasciati il 2 gennaio 1952 dal presidnete dell'assemblea regionale di Colonia. Non essendosi lei recata personalmente a Colonia, molto probabilmente della questione si è occupata l' "Organizzazione".]

 

mentre i più eminenti nazisti di Buenos Aires si adoperano affinché sua moglie riceva da certi uffici in Germania i soldi necessari per il viaggio in Sud America, a partire dalla primavera la stampa tedesca incomincia a discutere del ruolo dei nazisti tedeschi in Egitto, ancora una volta in riferimento a Eichmann;

ARGENTINA – 2° mandato presidenziale di J.D. Perón: 4 giugno 1952-21 settembre 1955 –

estate, Veronika Liebl-Eichmann e i suoi figli spariscono da Altaussee;
[Come appurato in sguito dall'investigatore Valentin Tarra, Veronika Liebl-Eichmann nei preparativi per l'espatrio ha avuto il supporto della famiglia del marito. Anche il fratello di Eichmann, quello del negozio di articoli elettrici a Linz, aveva intensificato le sue visite. Veronika Liebl-Eichmann non ha notificato alla polizia alcun cambio di residenza suo e dei figli, non ha disdetto le tessere annonarie e non ha richiesto alcun nulla osta alla scuola di Bad Aussee, frequentata dal figlio Klaus, altrimenti avrebbe potuto indicare il nuovo indirizzo. Continua perfino a pagare l'affitto.
Il 24 giugno, tuttavia, poco prima dell'imbarco in Italia, qualcuno informa l'Organizzazione Gehlen, il predecessore del Servizio Informativo Federale, che lo "Standartenführer EICHMANN non si trova in Egitto ma in Argentina sotto il falso nome di CLEMENS. l'indirizzo di E. è noto al caporedattore del giornale tedesco in Argentina, «Der Weg»".
Da notare che il titolo Standartenführer è errato. È vero che alla fine del 1944 a Eichmann era stata ventilata una promozione a Standartenführer – notizia che venne addirittura festeggiata dai suoi sottoposti – ma di fatto non la ottenne mai. Il grado di Standartenführer gli venne attribuito solo nelle sentenze, compresa quella emanata nel processo ai criminali di guerra di Norimberga ma questo fece sì che l'informazione errata si diffondesse in tutta Europa.
In Argentina invece egli è solito presentarsi con il suo vero grado di Obersturmbannführer della Sezione Ebraica delle SS, qualifica con cui firma anche le dediche a vecchi e nuovi camerati.
Sta di fatto che né la segnalazione né la reazione da parte dei servizi segreti avranno un qualche seguito.
Sulla sua scheda, sotto la sigla "DN" (Deckname, ossia nome di copertura) non figura nessuno dei seguenti nomi: Rudolfo Spee, Eckermann, Hirth, Alfred Eichenwald, Ernst Radinger, Smoel, Veres, Azar, Karl Brinkmann o Erica. L'unica voce presente è tanto semplice quanto vicina alla realtà: "Eichmann, Adolf DN Clemens".
L'informazione e il nome fittizio rimarranno nello schedario dell'Organizzazione Gehlen e finiranno nel dimenticatoio. Si dovrà attendere il 1957…
La CIA prenderà nota solo nel 1958 che presso i servizi segreti tedeschi esistevano già da molto tempo dei rapporti secondo i quali Eichmann viveva in Argentina sotto il falso nome di "Clemens". Nonostante ciò, alla fine del 1959, di fronte a specifiche richieste dell'Ufficio per la protezione della Costituzione del Land della Renania-Palatinato, il Servizio Informativo Federale risponderà che purtroppo non sa niente di più preciso in merito al domicilio di Eichmann, se non che si sospetta che nel 1952 fosse in Egitto e che da lì avesse proseguito per l'Argentina.
Nel migliore dei casi la Germania Occidentale non muoverà un dito per otto anni, fin quando gli israeliani e un coraggioso procuratore generale tedesco impediranno una deplorevole inerzia tedesca.]

28 luglio, la "Salta" entra nel porto di Buenos Aires nel bel mezzo del lutto nazionale; ad attendere al molo la famiglia c'è lo "zio Ricardo" che regala 100 pesos ai bambini; la famiglia riunita cena, trascorre la notte in hotel, poi prende il pullman per Tucumán da dove prosegue per Rio Potrero dove nel frattempo Eichmann ha preso in affitto una casa.
Una volta sistemati, egli rivela la sua vera identità ai bambini;
[Secondo i tassi di cambio ufficiali, 100 pesos corrispondono a circa 5 dollari americani o a 20 marchi tedeschi.]

1953
1° gennaio, l'investigatore Valentin Tarra dispone di ulteriori informazioni ancora più precise e scrive a Simon Wiesenthal di essere venuto a sapere che Veronika Liebl-Eichmann sia effettivamente emigrata coi figli in Sud America nel luglio 1952;
[Veronika Liebl-Eichmann e i suoi figli lasciarono effettivamente Vienna nell'estate dell'anno precedente diretti alla volta di Genova, da dove proseguirono per l'Argentina con in tasca un visto rilasciato dall'ambasciata argentina a Roma che riportava i loro veri nomi. Come referente a Buenos Aires ella ha Eberhard Ludwig Cäsar Fritsch.]

24 marzo, Simon Wiesenthal scrive una lettera al console israeliano a Vienna Arie Eshel per raccontargli di aver scoperto che Eichmann si trova in Argentina;

giugno, in una lettera a Nahum Goldmann, il presidente del Congresso Mondiale Ebraico di New York, Simon Wiesenthal, dichiara di aver conosciuto un certo "barone Mast", che era stato un ufficiale del servizio informativo dell'esercito austriaco e in seguito aveva lavorato sia per i servizi segreti americani che per quelli tedeschi; costui gli ha mostrato una lettera che gli ha scritto un ex ufficiale dall'Argentina il quale asserisce di aver visto Eichmann da quelle parti…;
[Il barone Heinrich [Harry] Mast, 56enne, non è un semplice cittadino ma un abile agente dei servizi segreti che non aveva solo lavorato per l'intelligence viennese e poi per il capo dei servizi segreti militari tedeschi, l'ammiraglio Canaris, ma dopo la guerra aveva anche portato in salvo la gran parte dell' "archivio Canaris" con tutti i suoi segreti di Stato.
Poco dopo la fine della guerra il "conte Bobby" si era arruolato nei servizi segreti americani, aveva messo piede in una casa editrice a Bad Aussee in società con un conoscente e aveva aperto nel 1951 la sede austriaca della "OG" (Organizzazione Gehlen) quindi del servizio segreto tedesco, dal quale nel 1956 nascerà il BND (Servizio Informativo Federale).
Egli era entrato in contatto con l'Istituzione di Pullach attraverso W. Höttl che egli stesso ha poi assunto nella sua casa editrice. Dopo aver lavorato per breve tempo per l'"OG" lui e W. Höttl sono passati nel 1951 alla FDHD (Heinz-Dienst) il servizio concorrente dell' "OG" che Friedrich Wilhelm Heinz aveva fondato nel 1950 con il beneplacito del cancelliere Konrad Adenauer. Quest'ultimo voleva un servizio di intelligence indipendente dagli Alleati, specialmente quando si trattava di ciò che succedeva a Est, quindi anche nella zona di occupazione sovietica, la DDR. Naturalmente neanche il servizio FDHD era del tutto indipendente dagli alleati occidentali. Ma, nel caso del gruppo di Linz, il vero problema era rappresentato proprio da W. Höttl e da Heinrich [Harry] Mast, che chiamarono consapevolmente "XG" il loro circolo, all'interno del quale esercitavano un'autorità assoluta. Tra le altre cose, nel 1952, W. Höttl ha cercato di porre le basi di un servizio segreto nel cuore della Spagna di Francisco Franco per farne una specie di testa di ponte per lo spionaggio in Nordafrica, ma anche dei gruppi politici in Argentina.
Comunque gli americani della CIA e anche altri servizi segreti alla fine troveranno un buon motivo per liberarsi di W. Höttl nel fatto che non poche "informazioni" si riveleranno inventate a regola d'arte. Anche a molti storici che negli anni seguenti si occuperanno di W. Höttl toccherà fare questa esperienza poco invidiabile, talvolta con conseguenze disastrose per il loro lavoro.]

un giorno dopo il racconto di Simon Wiesenthal a Nahum Goldmann, W. Höttl viene arrestato perché si sospetta che abbia a che fare con il "caso Ponger-Verber", quindi che abbia collaborato con due spie al soldo dell'Unione Sovietica;
[Nel corso degli interrogatori W. Höttl racconta agli uomini dei servizi segreti americani che Curt Ponger lo ha contattato per conto della Joint (organizzazione ebraica di mutua assistenza) o di "qualche organizzazione ebraica" e che gli è stata offerta una ricompensa di centomila dollari per la cattura di Eichmann, Egli tuttavia non ha voluto saperne di lavorare con un agente dell'intelligence israeliana.
La CIA invece ipotizza che non sia stato Curt Ponger a offrire il denaro ma Simon Wiesenthal perché è risaputo che i due fossero amici. Curt Ponger era fuggito dall'Austria in quanto ebreo e dopo la guerra aveva condotto interrogatori per conto del CIC. Simon Wiesenthal era venuto a conoscenza della deposizione di D. Wisliceny per suo tramite.
In seguito Heinrich [Harry] Mast scrive a sua volta a W. Höttl di avere sempre creduto che Curt Ponger fosse un agente segreto israeliano.
Per la CIA, invece, Curt Ponger è un agente al soldo dell'Unione Sovietica e Simon Wiesenthal un agente segreto israeliano che si mormorava fosse l'artefice dell'arruolamento di W. Höttl nel CIC.
]

[W. Höttl mette in circolazione notizie sul suo comportamento nel campo di prigionia; notizie che egli stesso aveva attinto dal suo sottoposto Rudolf Jänish, anche se tace la fonte. Altri retroscena derivano da Kurt Bacher e D. Wisliceny ecc., racconti che egli rende più appetibili grazie alla sua grande dote di narratore.]

luglio, Simon Wiesenthal legge che «Der Spiegel», pubblicando il materiale della CIA, ha messo pubblicamente in piazza il doppiogioco di W. Höttl e del suo amico Heinrich [Harry] Mast;
[Si può ben capire la confusione che regna nel via vai degli agenti segreti nel primo dopoguerra, soprattutto in Austria, un Paese soggetto all'amministrazione congiunta delle quattro potenze alleate. Ognuno conosce l'altro nella stessa misura in cui ne diffida.
Farà notare Segev che nel quadro di questo intreccio confuso e ingannevole di relazioni, appare assolutamtne possibile che Heinrich [Harry] Mast possa aver avuto qualche buon motivo per confidare a Simon Wiesenthal che Eichmann si trova in Argentina. Più tardi infatti lo stesso W. Höttl dichiarerà di essere lui l'amico austriaco che ha consegnato a Heinrich [Harry] Mast la lettera per Simon Wiesenthal.]

lo stesso anno la CAPRI fa bancarotta e lui e i suoi colleghi perdono il lavoro;
[L'azienda rimarrà ancora per qualche tempo un punto di riferimento perché B. Heilig e Hans Fischböck lavoreranno ancora per la CAPRI fino al 1955. Nel 1960 Horst Carlos Fuldner dichiarerà alla polizia di essere il capo della CAPRI, una ditta che avrà ancora in corso le procedure di liquidazione e che avrà assunto nel frattempo il nome di Fuldner & Hansen.
Le dinamiche delle ditte delle attività di Horst Carlos Fuldner sono ancora (2018) tutte da ricostruire.
Verosimilmente anche Eichmann continua a rimanere nel raggio d'azione della CAPRI visto che la figlia più vecchia di B. Heilig frequenta per qualche mese la stessa classe di Klaus Eichmann. I figli di B. Heilig rimangono in Argentina dal marzo al dicembre 1953, periodo che corrisponde più o mneo al locale anno scolastico argentino, e vivranno con il padre, prima a Tucumán, poi a Rosario, la terza città più grande dell'Argentina, trecento kilometri a nord di Buenos Aires.
Dalle stesse parti, sin dal 1952, la tedesca Siemens sta iniziando la costruzione della grande centrale di San Nicolás. Dal 1953 infatti Costantin von Neurath figura ufficialmente nel libro paga della Siemens.
J. Schwammberger, ex comandante del ghetto, nonché pluriassassino. è uno dei protetti di Costantin von Neurath e lavorerà (assunto nel 1950) per molti anni alla Siemens Argentina.
L'ultima busta paga di Eichmann è stata di 4.000 pesos (ca 800 marchi o 190 dollari).]

giugno, si trasferisce con la famiglia a Buenos Aires dove riceve un nuovo documento d'identità contrassegnato dal numero 1378538; dietro garanzia prestata da Herbert Kuhlmann, la famiglia prende in affitto una casetta con giardino nel quartiere settentrionale di Olivos, uno dei migliori quartieri di Buenos Aires, che è di proprietà di un austriaco di nome Francisco Schmidt, in via Chacabuco 4261;

L'Argentina, che ha un'economia dipendente dal prezzo delle materie prime sul mercato mondiale, subisce il contraccolpo del crollo dei prezzi in seguito alla guerra di Corea e le condizioni economiche generali peggiorano;
egli cerca di aprire una lavanderia in società con due colleghi della CAPRI ma devono chiudere bottega in breve tempo essendo un settore monopolizzato dai cinesi;
anche gli investimenti nel campo del tessile si rivelano poco remunerativi;

Lo stesso anno viene pubblicato The Final Solution di Gerald Reitlinger, un testo inizialmente disponibile solo in inglese, che rappresenta il primo tentativo di descrivere in maniera esaustiva i crimini tedeschi contro gli ebrei.
[Il tomo non contiene solo statistiche, mappe e una profusione di dettagli, ma anche un intero capitolo su Eichmann. Inizialmente il libro non trova alcun editore in Germania e l'Istituto di Storia Contemporanea di Monaco rifiuta dapprima una sua traduzione e poi anche una sua recensione sui Vierteljahrsheften für Zeitgeschichte (Quaderni trimestrali di storia contemposanea). Tuttavia il libro cambia radicalmente il dibattito sul tema, ancor prima che venga pubblicata la prima traduzione tedesca nel 1955. Il suo tentativo di quantificare le proporzioni del genocidio ne farà un punto di riferimento per la ricerca futura.]

1954
1° gennaio, a Gerusalemme inizia una causa giudiziaria che sarà nota sotto l'ambiguo nome di "Processo-Kasztner";
[Si tratta di un processo per diffamazione che vede come imputato Malchiel Grünvald, il quale ha definito R. Kasztner "collaboratore dei nazisti a Budapest" (The Attorney General of the Gouvernement of Israel vs. Malchiel Grünvald, caso 124/53).
Ben presto questo procedimento si ribalta in un bizzarro processo contro lo stesso R. Kasztner, in parte anche per un errore del giudice Benjamin Halevi, riconosciuto solo a cose fatte.
R. Kasztner dovrà giustificarsi pubblicamente per aver tentato di salvare degli ebrei in Ungheria entrando in "trattative" con Eichmann.
Questo episodio costerà a Benjamin Halevi la presidenza al "processo Eichmann" che dovrà cedere a Moshe Landau.
La scarsa conoscenza delle circostanze dell'epoca, ma anche il fatto che, per via dell'appartenenza politica di R. Kasztner a un partito politico di sinistra, il processo diventa un caso politico in Israele, renderanno questa controversa giudiziaria un caso d'interesse mondiale, un incontro con la storia e soprattutto con una delle più drammatiche dispute sulla vita umana: quella tra R. Kasztner e Eichmann.
Negli anni successivi tutti i più importanti gironali del mondo continueranno a seguire da vicino i due gradi di questo processo e le sue conseguenze. Es: «Time» (Sul processo, 11 luglio 1955), «New York Times» (Ex leader sionista accusato di falsa testimonianza, 8 luglio 1955, e Si riapre il caso Israele, 1° agosto 1955). Una risonanza ancora maggiore si registrerà dopo l'attentato in cui perderà la vita R. Kasztner il 3 marzo 1957 che poi diverrà anche uno dei temi trattati dalla cerchia di Willem [Wim] Sassen. Ne parlerà anche l' «Argentinisches Tageblatt», il giornale liberale (o "ebraico", come lo definisce la cerchia di Dürer Haus.]

all'inizio dell'anno ottiene un posto come capo dei trasporti per la ditta Efeve, una grossa azienda nel settore delle strutture sanitarie che ha sede nell'elegante quartiere Florida e annovera tra gli azionisti un altro rifugiato tedesco, Franz Wilhelm Pfeiffer, noto per aver avuto a che fare con i trasporti di oro del Reich negli ultimi mesi di guerra, ma è soprattutto un amico di Willem [Wim] Sassen e di H.-U. Rudel;
[Lo stipendio iniziale di Eichmann è di 2.500 pesos.]

agosto, Helmut Krausnick scrive un articolo degno di nota sul supplemento della rivista «Das Parlament», edita dalla Bundeszentrale für Heimatdienst (Agenzia Federale per l'Educazione Civica) che naturalmente è ricco di dettagli su Eichmann.
11 agosto, gli impiegati del Ministero degli Esteri avvisano il BfV che Johann von Leers, un autore di «Der Weg» che di tanto in tanto viene perfino confuso con l'editore, è partito per il Cairo.

autunno, si sparge la voce che egli sia coinvolto nella sparizione del famoso "tesoro dei nazisti" e si sospetta che questo si si trovi da qualche parte nella Stiria;
1° ottobre, il tabloid «Der Abend» esce con un articolo intitolato "Dove si trova Eichmann, lo sterminatore di massa delle SS?" nel quale sono riportate voci provenienti dalla regione di Altaussee secondo le quali il ricercato si troverebbe nelle montagne austriache;
dicembre, il Tribunale di Vienna, venuto a sapere di questo reportage, commissiona un rapporto;
[Le ricerche, come pure ritagli di giornale finiranno nel "dossier Eichmann", spedito nel 1956 a Fritz Bauer a Francoforte. Sfortunatamente questo fascicolo scomparirà nel nulla… Ne resteranno soltanto alcuni fogli sparsi con annotazioni sui fatti e sugli stralci di giornale collezionati.]

Comunque non tutti i nazionalsocialisti in esilio hanno bisogno di interrogare Eichmann per sapere dell'uccisione degli ebrei e del numero di vittime. Molti hanno ora la possibilità di incontrarsi.
Uomini come:
. Erich Müller,
. Josef Vötterl, salisburghese (1910-?)
[Fuggito con un passaporto della Croce Rossa perché in qualità di funzionario della Criminalpol e della polizia di frontiera in forza al Commando 10A dell'Einsatzgruppe D "a Est" aveva svolto attività di "protezione del confine" e "contrasto ai partigiani". Eppure, nel 1955, si trasferirà per tre anni in Germania e troverà lavoro presso l'Ufficio Federale per la Protezione della Costituzione.]
. K. Christmann
hanno una certa esperienza in materia, perché avevano fatto parte degli Einsatzgruppe che dal 1941 nelle retrovie avevano fucilato una gran quantità di persone e in seguito le avevano asfissiate nei camion adibiti a camere a gas.
. G. Bohne e
. Hans Hefelmann erano stati specialisti delle morti per "eutanasia";
. J. Schwammberger, ex comandate di ghetto, sa molto bene cosa significhi lo sterminio attraverso il lavoro.
. Dieter Menge, un ex pilota della Luftwaffe, possiede una vasta tenuta nei pressi di Buenos Aires e ha l'abitudine di circondarsi di spregevoli contemporanei, tra i quali anche Josef Mengele.
Lo stesso mese di dicembre:
. Ludwig Erhard, il padre del miracolo economico, visita di persona l'Argentina e
. Otto Scorzeny fa visita a J.D. Perón in qualità di rappresentate ufficiale della Krupp.
Lo stesso anno Josef Mengele osa perfino separarsi ufficialmente in Germania.

1955
1° gennaio, sul settimanale austriaco «Die Welt am Montag» esce un articolo dal titolo "Fenomeni misteriosi. Ad Altaussee si aggira un fantasma";
[Vi si racconta che Eichmann è tornato per prendere il suo oro.
Il fatto che egli lavorasse saltuariamente proprio per l'uomo che è ritenuto il vero custode dell'oro nazista, cioè Franz Wilhelm Pfeiffer, dà ancora più peso alle chiacchiere in Argentina.]

marzo, decisosi a cambiare lavoro, visto che la situazione economica sta precipitando, egli prende in gestione la fattoria di conigli Siete Palmas di Joaquín Gorina, una località a 45 km da Buenos Aires;
[L'azienda è di proprietà di Franz Wilhelm Pfeiffer che ha intenzione di far ritorno in Europa e sta cercando sul posto una persona fidata. Trattasi di una fattoria con 5.000 polli e 1.000 conigli d'Angora. Questi ultimi, oltre a fornire lana pregiata, producono anche un concime richiestissimo in Argentina per la sua alta concentrazione di azoto, fosfato e potassio, un mix portentoso.]

 

16 giugno, ARGENTINA: sanguinoso tentativo di colpo di Stato da parte di un settore delle forze armate argentine, composto in particolare da militari della Marina;

19 settembre, ARGENTINA: altro colpo di stato: J.D. Perón viene rovesciato da un putsch militare realizzato dalla cosiddetta "Revolución Libertadora", sostenuta dai settori antiperonisti delle forze armate, da dirigenti civili radicali, conservatori e socialisti e anche da alcuni settori della Chiesa;
[Viene revocata la Costituzione del 1949 e riaperto il carcere di Ushuaia (chiuso nel 1947 da lui a causa delle sue pessime condizioni) per detenuti politici; inoltre viene messo al bando anche il Partito comunista e reintrodotta la pena capitale anche per i civili (abolita dopo il 1916, rimarrà in vigore dagli anni Sessanta fino al 1984), al di fuori dell'ambito militare (dove era prevista dal Codice penale del 1951), tutte cose che egli aveva rifiutato di fare durante il suo governo.
Il nuovo regime è intenzionato a combattere la corruzione della dittatura di J.D. Perón e fa chiudere i battenti anche a 7 aziende tedesche sulle quali pendono dei sospetti.]

novembre, ARGENTINA: in un ospedale cattolico di Buneos Aires, Pequeña Compañía Maria, Vera Liebl dà alla luce il suo 4° figlio;
[Viene registrato come figlio naturale di Vera Katharina Liebl e gli viene imposto un secondo nome accanto a quello di copertura del padre, in omaggio al sacerdote di Genova che aveva reso possibile il "trionfo": Ricardo Francisco.]

dicembre, ARGENTINA: la polizia fa visita a H.-U. Rudel, che abita nella provincia di Córdoba, perché è considerato amico intimo di J.D. Perón;
[Durante la perquisizione la commissione d'indagine rinviene diversi documenti, tre passaporti con nomi diversi e prove delle attività e dei contatti politici.
H.-U. Rudel trova temporaneamente rifugio in Paraguay.]

Da questo momento l'Argentina non è più attraente come ai tempi di J.D. Perón, specialmente per chi non ha modo di scappare.

In Europa intanto, alla fine dell'anno, vengono pubblicati in rapida successione i primi libri sulla persecuzione nazista degli ebrei. Nacht und Nebel (Notte e Nebbia), il filom documentario francese sull'internamento sistematico degli oppositori del regime nei campi di cocentramento e sugli orrori che vi si perpetravano quotidianamente, scuote gli spettatori al punto che il governo federale cerca di impedirne la proiezione non solo nelle sale tedesche ma anche al Festival del Cinema di Cannes.
Mentre gli storici tedeschi iniziano a occuparsi con titubanza di ciò di cui invece si sarebbero dovuti occupare con impegno, i dibattiti pubblici sull'atteggiamento da assumere nei confronti del passato monopolizzano per mesi i titoli dei giornali.
Esce Das Dritte Reich und die Juden (Il Terzo Reich e gli ebrei) di Léon Poliakov e Josef Wulf che suscita grande clamore.
[Un intero capitolo è dedicato al "Grande Inquisitore senza magia", ossia ad Adolf Eichmann.]

1956
1° gennaio,

19 marzo, compe 50 anni.

ottobre, scoppia la crisi di Suez e i servizi segreti israelini, appena costituiti, hanno altri problemi da risolvere, tanto da soprassedere alla segnalazione di Simon Wiesenthal;
in Germania intanto il procuratore generale dell'Assia, Fritz Bauer, che sta incominciando a dedicarsi, tra l'ostilità di molti, al difficile compito di perseguire i criminali nazisti, si è fatto spedire da Vienna il fascicolo delle indagini su Eichmann;

24 novembre, il tribunale di Francoforte emette un mandato di arresto nei confronti di "Adolf Eichmann, domicilio attualmente ignoto";
[La misura viene adottata nell'ambito del procedimento "Krumey e altri" e il reato contestato a Eichmann è quello di "aver ucciso in maniera subdola e crudele per bassi motivi un numero imprecisato di persone in diverse parti dell'Europa tra il 1938 e il 1945. Nella sua veste di Obersturmbannführer delle SS e capo della Sezione IV B 4 all'interno dell'Ufficio Centrale per la Sicurezza del Reich, Eichmann era responsabile del 'trasferimento forzato degli ebrei' residenti in Germania e nei territori occupati. Nella cornice della cosiddetta soluzione finale della questione ebraica ordinò la deportazzione di molti milioni di persone di fede ebraica e il loro sterminio nelle camere a gas dei campi di concentramento".]

Verso la fine dell'anno, lui, Eberhard Ludwig Cäsar Fritsch (Buenos Aires 21 novembre 1921), responsabile della casa editrice Dürer Haus, e W.A. Sassen stipulano un contratto che prevede la divisione dei proventi derivanti dalla pubblicazione di un libro con l'editore Dürer Haus.
[Forse, nello stesso periodo, W.A. Sassen ha già contattato Phil Payne, il corrispondente di «Time/Life» in America Latina, giunto a Buenos Aires poco prima della caduta di J.D. Perón e ritenuto uno degli informatori dai quali è nato il corposo articolo su J.D. Perón e Pedro Aramburu dopo il colpo di Stato in Argentina apparso sulla rivista nel novembre 1955. Il suo nome, tuttavia, non sarà mai citato prima che appaiano le interviste nel 1960. Phil Payne è specializzato in casi molto attuali e soprattutto delicati. Ha raccontato della guerra civile in Colombia, del traffico di armi in Nicaragua, è andato alla ricerca di guerrillas in Costarica e si è occupato di quasi tutti i punti caldi dell'America Latina, dal Guatemala alla Bolivia. Il suo interesse è rivolto alle grandi storie di rivoluzionari, ai capi di Stato che prendono il potere e vengono destituiti, come Jacobo Arbenz Guzmän e J.D. Perón. Nel 1957 egli smetterà di lavorare in Sud America e negli anni successivi farà il corrispodente da Roma. Nel 1961 racconterà le vicende del processo intentato a Gerusalemme contro Eichmann.
Comunque, tra il 1955 e il 1957, Phil Payne si trova spesso in giro per l'Argentina ed è provato che il 10 maggio 1957 si trova a Buenos Aires.]

Nel 1956/57 «Der Weg» assume toni smaccatamente filoislamici e non fa mistero delle sue simpatie per il presidente egiziano Nasser. Un atteggiamenteo dettato molto probabilmente più dalla disperazione che da un'idea politica.
Tuttavia, tra Buenos Aires e il Medio Oriente ci sono effettivamente dei collegamenti concreti:
. J. von Leers, vive al Cairo da più di un anno, si è convertito all'Islam [Omar Amin], e con i suoi testi infuocati fa opera di proselitismo a favore dell'Islam;
. L. von Mildenstein, con i suoi discorsi dai microfoni di un'emittente radiofonica araba fa parlare di sé al punto di destare persino l'interesse della CIA;
. W. Rauff, è stato in Medio Oriente;
. Otto Skorzeny, ha avuto incarichi in Medio Oriente;
. Alois Brunner, a Damasco si è fatto un nome in ambito economico;
. Franz Rademaker, fuggito nel 1952, prima del processo a suo carico, in Medio Oriente;

1957
Da questo momento, dopo il mandato di arresto spiccato da Fritz Bauer, egli figura anche sulla lista tedesca dei ricercati.
[Ma le indagini di Fritz Bauer non sono viste di buon occhio in Germania, tant'è che non sarà mai documentato [almeno fino al 2018] un serio impegno di altre istituzioni nella ricerca di Eichmann. Il Bundeskriminalamt (Ufficio Federale della Polizia criminale) fa addirittura sapere che ci sono delle ragioni di fondo per le quali l'Interpol non può dare la caccia ad Eichmann. Lo stesso Fritz Bauer all'inizio ha il suo da fare con i casi che riguardano i criminali dal domicilio noto, ad esempio il vice di Eichmann in Ungeria, H. Krumey.]

3 marzo, R. Kasztner subisce un attentato (che risulterà mortale il giorno 15 successivo)

1° aprile, Germania, il procuratore capo di Francoforte Arnold Buchthal dispone l'arresto di H. Krumey, collaboratore di lungo corso di Eichmann, che nel 1944 era stato suo vice in Ungheria;

aprile, W.A. Sassen inizia a registrare le interviste fatte ad Eichmann, l'ultimo ancora in vita di tutti i suoi superiori;
[Le interviste, molto probabilmente, si protrarranno fino alla metà di ottobre dello stesso anno.
È certo che sono presenti altri interlocutori. Non partecipa comunque agli incontri Rudolf Mildner, pur pregato da Eichmann di intervenire, che tra l'altro dal 1941 era stato direttore del Reparto politico di Auschwitz (in quanto capo della Gestapo di Katowice) e succcessivamente comandante della SiPo (Polizia di Sicurezza) e del Servizio di Sicurezza in Danimarca. Oltre a ritenerlo responsabile di una delle peggiori sconfitte (e affronti personali), ossia il misero fallimento delle deportazioni dalla Danimarca, Eichmann non ha gradito le numerose accuse che quello ha lanciato davanti alla Corte di Giustizia di Norimberga.
Si fanno due nomi:
. dottor Langer o dottor Klan (da non confondere con il dott. Rudolf Lange, implicato nelle fucilazioni di massa perpetrate dalle Einsatzgruppen, nonché uno dei partecipanti della conferenza di Wansee, morto nel febbraio del 1945, colpito da un lanciarazzi anticarro): non si conoscerà mai realmente la sua vera identità anche se si tratta di una persona che ha alle spalle una carriera nazista di tutto rispetto, avendo fatto parte del Servizio di Sicurezza di Vienna; durante una delle riunioni egli parla diffusamente di W. Höttl e dalle trascrizioni risulta che abbia avuto accesso al campo di concentramento di Mauthausen dove, grazie al suo stretto rapporto con il comandante Franz Ziereis, era anche al corrente di un ordine che prevedeva l'annientamento degli ebrei olandesi attraverso il lavoro forzato (un tipo di lavoro che praticamente si poteva reggere solo per pochi giorni); il fatto che nella trascrizione siano omesse le battute che rivelano un suo diretto coinvolgimento nello sterminio degli ebrei dimostra che W.A. Sassen ha assicurato la discrezione al suo assistente; del resto il suo compito è quello di mettere sotto pressione Eichmann per conto di W.A. Sassen;
[Sono state controllate le liste degli ufficiali delle SS e anche quelle delle Waffen-SS anche per nomi che abbiano una somiglianza, come pure i fascicoli del BDC custoditi nel Bundesarchiv di Berlino. Ne sono venuti fuori solo due casi papapili: Otto Langer (nessun numero di matricola indicato), nato il 18 marzo 1899, SS-Scharführer – caporale delle SS – con una sola annotazione "Campo di concentramento Mauthausen") e Fritz Langer (SS matricola 54.691, nato il 13 gennio 1904, maresciallo della Polizia criminale, Ispettore della Polizia di sicurezza dell'SD – forse a Vienna). Il fatto che fosse "organo di rilevamento" in seno alla Gauleitung di Vienna (RS-PK) farebbe propendere per Fritz Langer. Tuttavia contro questa ipotesi c'è la sua lista di onorificenze, che comprende encomi per la lotta senza quartiere ai partigiani del Nord Italia (quindi "missione al fronte" R70), lotta che gli valse anche l'inclusione nella lista dei ricercati stilata dagli Alleati, il CROWCASS (Central Registry of War and Security Suspect). I documenti RS-PK e R70 presentano delle incongruenze anche per altri versi. Per quanto riguarda Otto Langer, invece, non si è riusciti a trovarfe documenti per poterlo identificare. Rimane però il fatto che il suo grado sarebbe stato troppo basso le le incombenze descritte.
Queste interviste fanno anche pensare che in fin dei conti sappiamo molto poco dei nazisti in esilio.]
. Ludolf von Alvensleben.
Inoltre tutto fa pensare che siano presenti anche delle donne.
Tra le altre cose egli rivela che il suo primo superiore, il prof. Gregor Schwartz-Bostunitsch, era stato un mistico. In realtà non era altro che un fenomeno da baraccone, un demagogo da strapazzo, con un titolo accademico fasullo che figurava tra i sospetti perfino nell'entourage di H. Himmler. Va detto però che quest'ultimo faceva censire le streghe, riteneva che il complesso megalitico dell'Externsteine fosse protogermanico e, tra le altre cose, prestava fede ad assurdità sul Sacro Graal e sull'ordine dei Templari.
Eichmann tuttavia sin dall'inizio aveva riconosciuto i Protocolli dei Savi di Sion come un falso. Egli sfruttava queste sciocchezze quando si trattava di manipolare i rappresentanti stranieri ma personalmente non ne aveva nessun bisogno per poter uccidere con convinzione.
Egli confida al suo interlocutore W.A. Sassen che le cose che avevano a che fare con la burocrazia le aveva sempre delegate ai suoi dipendenti come Ernst Moes e Fritz Wöhrn che dice di aver impiegato poi come "freni burocratici".
Letteratura specializzata contemporanea sullo sterminio degli ebrei in possesso di W.A. Sassen e del suo entourage:
- Verbale dei Processi di Norimberga;
- Die Geschichte des Joel Brandt di Alex Weissberg;
- Die Endlösung di Gerald Reitlinger;
(Questi ultimi due libri tengono banco per quasi trenta nastri magnetici).
- Das Dritte Reich und die Juden di Léon Poliakov e Josef Wulf;
- Das Ausnahmerecht für Juden in Deutschland 1933-1945 (Le leggi speciali per gli ebrei in Germania 1933-1945) di Bruno Blau (1954) la cui prima edizione è apparsa già nel 1952 nella collana "Das Ausnahmerecht für die Juden in den europäischen Ländern", ma in Argentina si utilizza l'edizione ridotta, Düsseldorf 1954, molto più maneggevole.
- Die geheime Front (Il fronte segreto. Organizzazione, persone e attività dei servizi segret tedeschi) di W. Höttl;
- Der SS-Staat (Lo Stato delle SS) di Eugen Kogon;
- Das Urteil von Nürnberg (La sentenza di Norimberga), in un'edizione con la prefazione a cura di Robert Kempner, il rappresentante dell'accusa americano;
- Der 9. November 1938, "Reichskristallnacht" (Bonn 1955) di Hermann Graml;
- Die letzten Tage der Reichskanzlerei (Hamburg 1947) di Gerhardt Boldt;
- Die Hintertür zum Kriege (Düsseldorf 1956) di Charles Callan Tansil.;
- Das Dritter Reich und seine Diener (1956) di Léon Poliakov e Josef Wulf;
- Das Dritte Reich und seine Denker (1959) di Léon Poliakov e Josef Wulf;]

Circa il numero di ebrei uccisi ci sono varie testimonianze:
- 6 Mni (4 Mni nei campi di concentramento e 2 Mni in altri modi, la maggiro parte per mano degli Einsatzcommando della Polizia di Sicurezza durante la campagna di Russia: di W. Höttl a cui lo avrebbe riferito lo stesso Eichmann nel 1944 a Budapest; di D. Wisliceny; di Theodor Grell, consulente per la questione ebraica presso l'ambasciata di Budapest e intermediario di Eichmann al processo contro quest'ultimo;;
- 4,2-4,7 Mni, secondo Gerald Reitlinger nel 1953;
- 6 Mni, numero stimato dal Congresso Mondiale Ebraico nella sua relazione del giugno 1946;
- 8 Mni, secondo Léon Poliakov;
- 5,1 Mni, secondo Raul Hilberg nel 1961;
- 5,7 Mni (cifra non ancora dimostrata nel 1982), secondo Martin Gilber;
- 10,3 Mni, secondo il "Rapporto Korherr", ampiamente discusso nella seduta;
Dice Eichmann, a conclusione della seduta, rivolto a W.A. Sassen: «[…] Devo dirle con tutta sincerità che se dei 10,3 milioni di ebrei stimati da Korherr, come sappiamo oggi, ne avessimo uccisi, 10,3 milioni, allora sarei soddisfatto e direi "bene, abbiamo sterminato il nemico". Ora che per un tiro mancino del destino la maggior parte di quei 10,3 milioni di ebrei è rimasta in viata, mi dico: il fato ha voluto così. Devo assoggettarmi al destino e alla provvidenza […]».
[Solo negli anni Novanta, con l'apertura degli archivi russi, diverrà sempre più chiaro che le dimensioni reali dell'olocausto corrispondono a 6 Mni di morti.]

Dopo che per mesi gli ideatori dell'incontro hanno cercato di distinguere il Nazionalsocialismo dall' "unica cosa che ci viene rimproverata", l'olocausto, di screditare meticolosamente ogni cifra come "propaganda nemica" […] ecco che il testimone chiave mette sul piatto qualche milione di vite in più!
Alla fine dell'incontro perfino W.A. Sassen ha perso l'entusiasmo iniziale. Sua figlia sottolineerà a più riprese che il padre non poteva affrontare il tema dell'olocausto , ma soprattutto non voleva farlo, perché era incompatibile con la "pura idea del nazionalsocialsimo" che albergava nei suoi sogni.

L'autunno del 1957 cambia notevolmente l'orizzonte dei nazisti del dopoguerra sparsi per il mondo.
K. Adenauer ha vinto le elezioni nella Repubblica Federale Tedesca, conquistando la maggioranza assoluta. Il sogno degli estremisti di destra, sia in Germania che a Buenos Aires, che fosse possibile una vittoria elettorale e con ciò imprimere una svolta alla politica tedesca del dopoguerra – già del tutto irrealistico negli anni Cinquanta – è andato in frantumi e con ciò è sfumata anche la prospettiva di tornare a sedersi al tavolo dei potenti. Il popolo tedesco non ha nessuna voglia di fare esperimenti e K. Adenauer lo ha capito.
In Argentina non c'è più traccia del dinamismo di dieci anni prima. Il "movimento peronista" ha fatto il suo tempo. Anche «Der Weg» chiude i battenti e così il progetto di W.A. Sassen affoga semplicemente nella delusione e nella noia.
A ben guardare le cosiddette interviste di W.A. Sassen segnano il tramonto di Eichmann, anche perché alla fine tolgono il terreno sotto i piedi alla forte simpatia per l'ideologia nazionalsocialsita che ha protetto per così tanto tempo chi si è macchiato di crimini contro l'umanità.

9 giugno, Fritz Bauer fa interrogare la mamma di Vera Eichmann la quale dichiara che la figlia non è più in Germania dal 1953 perché ha sposato uno sconosciuto ed è andata con lui in Sudamerica;

luglio, all'inizio del mese, l'Ufficio Federale di Polizia Criminale (BKA) informa l'Ufficio di Polizia Criminale dell'Assia, che l'Interpol non avvierà ricerche di Eichmann perché si tratta di reati penali che hanno una "connotazione politica e razziale" e, in quanto tali, esulano dalle competenze previste dallo statuto dell'Interpol.
[Del resto la BKA ha consentito e consentirà a vecchi camerati di fare carriera, in primis all'ex SS Paul Fickopf, che arriverà a rivestire il grado di presidente di quell'Ufficio e persino dell'Interpol.]

Nello stesso periodo rispuntano puntualmente voci che Eichmann si trovi in Medio Oriente.

15 ottobre, a Monaco il gen. Ferdinand Schörner viene condannato;

novembre, all'inizio del mese Fritz Bauer incontra per la prima volta i rappresentanti dello Stato di Israele e racconta loro delle informazioni ricevute dall'Argentina, ma anche del fatto che la sua collaborazione con lo Stato di Israele non è frutto di una sua iniziativa personale, ma che ne ha discusso con il primo ministro dell'Assia Georg August Zinn, suo amico personale.

Suo figlio Klaus Eichmann (1936) frequenta una ragazza tedesca Silvia Hermann (1941), a cui si è presentato col suo vero cognome e con cui si lascia andare ad affermazioni compromettenti sul mancato genocidio; nessuno dei due ragazzi conosce la storia delle rispettive famiglie e la ragazza informa la famiglia; lo stesso anno il padre di lei, Lothar Hermann, un ebreo sfuggito all'olocausto perdendo però la vista a seguito delle percosse ricevute, dopo aver collegato il cognome "Eichmann" a quello del criminale nazista ricercato in tutto il mondo, informa il procuratore tedesco Fritz Bauer che passa l'informazione al Mossad; si scopre dunque che l'ex criminale nazista si nasconde a Buenos Aires.
[La famiglia di Lothar Hermann ha lasciato Buenos Aires non più tardi del gennaio 1956 per trasferirsi a 500 km di distanza, precisamente Coronel Suárez.
. Lothar Hermann (Quirnbach, Germania 1901-?), uomo di legge, vive in Argentina con la prima moglie dopo che è stato costretto a lasciare la Germania per il fatto di essere ebreo [anzi un "ebreo puro", da lui ribadito]. Dal 14 settembre 1935 al 7 maggio 1936, era stato in "custodia cautelare" nel campo di concentramento di Dachau soprattutto, a quanto pare, perché si interessava di socialismo. Era stato poi espulso dalla Germania in quanto "ebreo politicizzato" ed era emigrato in Argentina, passando per l'Olanda dove finalmente aveva potuto sposare la fidanzata "ariana". I genitori e i fratelli non sono sopravvissuti ai nazionalsocialsiti. In Argentina, nel 1947, egli perse completamente la vista ma continuò ugualmente a lavorare come consulente legale, specialmente per far valere i diritti della pensione. Questo è anche il motivo per cui si è trasfeito a Coronel Suárez dove vive una nutrita comunità di ebrei tedeschi e quindi i suoi servizi sono richiesti. Non c'è nessuna evidenza che faccia pensare che egli sia stato benestante o che sia vissuto in condizioni agiate.
. Silvia Hermann (Buenos Aires 1941). Al più tardi nell'autunno del 1959, quindi dal suo diciottesimo anno di età, non sarà più in Argentina ma vive da tempo negli Stati Uniti.
Da notare che le ex vittime e gli ex criminali vivono letteralmente porta a porta e i loro figli frequentano le stesse scuole, anche se nella vita culturale delle due comunità c'è una separazione, per esempio ci sono un giornale, un teatro e un cinema degli ebrei tedeschi e dall'altra istituzioni speculari con un'impostazione che spazia dall'impronta nazionalista a quella nazionalsocialista.]


La storia, in realtà, è molto più complicata di quanto non sembri!
[A dare il la a questa storia sarà il libro del 1967 The Avengers (I vendicatori), di Michael Bar-Zohr, un uomo di fiducia di David Ben Gurion, che è il primo a legare il nome di Fritz Bauer alla ricerca di Eichmann, anche se inizialmente solo per accenni.
Solo nell'edizione ebraica del libro, pubblicata dopo la morte di Fritz Bauer, e in occasione di alcune interviste Michael Bar-Zohr parlerà apertamente della collaborazione segreta di Fritz Bauer con le autorità israelinae. Michael Bar-Zohr gode di buona reputazione come storico. Ha scritto biografie molto apprezzate di David Ben Gurion e del Ministro della Difesa Moshe Dayan ed è dimostato che abbia avuto accesso a Isser Harel, il capo del Mossad. Dobbiamo quindi prendere sul serio la sua affermazione che nel 1967 abbia parlato personalmente con Fritz Bauer.
Anche Isser Harel dirà la sua versione in The House on Garibaldi Street. The Capture of Adolf Eichmann (London 1975); ed. it.: La casa di via Garibaldi: come ho catturato Adolf Eichmann (Milano 1976). A partire dall'edizione inglese del 1997 verrà in gran parte svelato chi si nasconde dietro i nomi di copertura. Il suo libro sarà pubblicizzato in tutto il mondo con una particolare insistenza sulla storia d'amore tra il figlio del nazista e la figlia di un ebreo sopravvissuto.
Tuttavia, quando Lothar Hermann verrà a sapere della versione di Isser Harel reagirà sconcertato: per lui la storia di Isser Harel
è in gran parte "completamente falsa" e i fatti sono "evidentemente e intenzionalmente" travisati. "Non avrei mai immaginato che degli ebrei potessero essere così perfidi e traditori" commenterà Lothar Hermann.
Il 2 giugno 1971, in una lettera a Tuviah Friedmann, Coronel Suáarez, Lothar Hermann affermerà che Isser Harel non ha fatto altro che "abusare del mio nome e di quello di mia figlia" per farsi pubblicità. Lothar Hermann rifiuterà il riconoscimento pubblico per aver copntribuito al rapimento di Eichmann, giunto sotto forma di un invito in Israele. Accetterà comunque la ricompensa di 10.000 dollari statunitensi dallo Stato di Israele, anche se così facendo – pur considerando i suoi trascorsi e le condizioni in cui vive come scusanti – alimenterà le dicerie su un ulteriore stereotipo antisemita.]

Ci sono elementi che fanno supporre che Fritz Bauer abbia ricevuto la comunicazione della presenza di Eichmann in Argentina già prima del mese di giugno del 1957.
[Molto probabilmente la prima lettera di Lothar Hermann (della quale non c'è traccia e non si conosce la data) è stata indirizzata ad Arnold Buchtail il quale l'avrebbe inoltrata a Fritz Bauer. Fritz Bauer e Arnold Buchtail non solo si conoscono ma hanno anche un sostenitore in comune, il primo ministro dell'Assia, Georg August Zinn, che caldeggia fortemente la resa dei conti con il passato e proprio per questo motivo nutre molte speranze sui due magistrati ebrei.]

Alla fine dell'anno egli comincia ad avere problemi finanziari perché l'allevamento di conigli è fallito.
[Sembra, secondo la famiglia Eichmann, per un errore di ibridazione tra razze diverse.]

1958
Dai documenti risulta che nessuno sa nulla della ricerca di Eichmann prima che venga formata la squadra incaricata del suo rapimento.
[. Ephraim Hofstaedter, l'uomo che a inizio del 1958 ha fatto visita a Lothar Hermann, è stato vittima di un attacco terroristico a Instanbul.
. Zvi Aharoni, il primo agente del Mossad che non si è limitato a prendere visione dell'indirizzo di Eichmann, ma che ha condotto anche delle ricerche sul posto, non risparmierà pesanti critiche alla politica dell'informazione messa in atto dal suo superiore Isser Harel al quale rimprovererà, come Lothar Hermann, un bieco populismo a scapito della verità.
. Tom Segev, nella sua biografia su Simon Wiesenthal, mostrerà con quanta gelosia Isser Harel, invecchiando, cercherà di incrementare la sua fama, mettendo in ombra il contributo di Simon Wiesenthal alla ricerca di Eichmann – riconosciuto ufficialmente dallo Stato israeliano con il conferimento di un'onorificenza.
C'è inoltre da aggiungere che secondo la versione finora riportata, il comportamento di Klaus Eichmann contribuirà in maniera decisiva far sì che suo padre venga rintracciato, ma nulla fa pensare che egli si sia mai attribuito la colpa per gli eventi che porteranno alla morte del genitore.]

gennaio, il Mossad invia a Buenos Aires l'agente Emanuel Talmor per verificare l'indirizzo al quale si dice si trovi Eichmann ma l'abitazione di Chacabuco non viene giudicata consona allo status del potente nazista in esilio. Informato dei risultati di questo sopralluogo, Fritz Bauer insiste perché si proseguano le ricerche.

31 gennaio, dopo aver fatto domanda di assunzione alla Mercedes-Benz, egli trova lavoro in un'azienda di Roberto Mertig, un ex membro del Partito nazionalsocialista e socio d'affari del padre di Josef Mengele nonché padrone di una fabbrica di forni a gas.
[Sembra che sul libro paga aziendale figurasse anche il nome dello stesso Josef Mengele.]

CoOmunque sia, all'inizio dell'anno, a prescindere dal comportamento delle rappresentanze estere della Germania Ovest e dei loro alti funzionari, occorre prendere atto del fattoche le autorità della Repubblica Federale dispongno delle informazioni necessarie per trovare Eichmann.
[Di fatto tuttavia se ne saprà poco anche nel 2018, dopo oltre cinquant'anni, perché tutti gli atti consultabili saranno solo frutto di rinvenimenti casuali, dato che né il BND, né l'Ufficio Federale di Polizia Criminale (BKA) avranno messo a disposizione della ricerca documenti in loro possesso.
Inoltre, anche se ci si volesse rifare a fonti interne come gli Akten zur Auswärtigen Politik der Bundesrepublik Deutschland (Atti sulla politica estera della Repubblica Federale Tedesca), commissionati dal Ministero degli Esteri, è sufficiente dare uno sguardo ai volumi pubblicati finora per accorgersi del problema: coprono gli anni 1949-53 e 1963-79. Il supplemento relativo al 1962 è stato pubbliato solo a fine dicembre del 2010. Se si pensa a quanti documenti classificati sono ancora tenuti sotto chiave in diversi archivi e alla scarsa propensione alla trasparenza, la questione appare tanto evidente quanto incresciosa: non si è solo voluto evitare un processo a Eichmann in Germania fino al momento del suo rapimento, ma ancor oggi non si è disposti a fare luce su chi lo abbia voluto evitare e perché.
Se non altro nel 1963 il Ministero degli Esteri cercherà di contrastare cncretamente la diffusa ignoranza del passato tedesco da parte del personale dirigente, nominando Ernst-Günther Mohr ambasciatore a Buenos Aires. Ernst-Günther Mohr e Werner Junker (ambasciatore a Buenos Aires fino al 1963) si conoscono molto bene. Si erano incontrati nel 1936 quando entrambi lavoravano all'ambasciata di Nanchino. Con Ernst-Günther Mohr si è certi almeno che sappia chi è Eichmann. Infatti, in qualità di consigliere di legazione all'Aia, nel 1941 egli aveva stilato rapporti dettagliati sugli sviluppi delle deportazioni di ebrei olandesi indirizzati proprio all'ufficio di Eichmann. Questa premura di garantire la continuità non si limiterà solo all'Argentina. Alla fine del 1965 anche l'ambasciatore Hubert Krier sarà trasferito in Paraguay e, prima di recarvisi, gli saranno impartite disposizioni dal Ministero degli Esteri di non immischiarsi nella "faccenda Mengele".]

Con il fallimento del "progetto Dürer" si sono infrante anche le sue velleità editoriali di pubblicare un suo libro con W.A. Sassen portando con sé conseguenze per entrambi.
[La comunità italo-argentina inizia a cambiare volto. Molti degli esiliati "meno coinvolti nelle responsabilità" riprendono la strada di casa e fanno ritorno in Europa nei luoghi dell'infanzia. Termini di prescrizione e nuove norme per il reinserimento nella Repubblica Federale Tedesca e in Austria permettono a tutti coloro che non hanno commesso delitti capitali o crimini di guerra, o quantomeno non sono accusati di averne commessi, di tornare in patria e iniziare una nuova vita.]

marzo, all'inizio del mese, Eberhard Ludwig Cäsar Fritsch prende baracca e burattini, smantella la casa editrice e lascia l'Argentina per trasferirsi nei pressi di Salisburgo (Austria) con moglie e figli;
[Eberhard Ludwig Cäsar Fritsch, (Buenos Aires 21 novembre 1921). La sua scheda personale ha inizio con la registrazione della sua richiesta di iscrizione all'anagrafe del 6 marzo 1958. Alla voce "professione" è riportato "editore, portiere di hotel". Egli è tuttavia ricercato dalla polizia tedesca sulla base di un mandato di arresto per aver diffuso pubblicazioni di estrema destra e contrarie alla costituzione. La IV sezione penale del tribunale di Lüneburg si è già pronunciata contro di lui nella Germania settentrionale facendone mettere sotto sequestro il magazzino con gli ultimi numeri di «Der Weg». È vero che è in possesso della nazionalità argentina, come pure di regolari visti e permessi di ingresso rilasciati dall'ambasciata tedesca in Argentina, ma è al riparo dal procedimento penale pendente solo fintantoché non mette piede in Germania. A lui non è vietato l'ingresso, figura semplicemente nella lista dei ricercati. Procedimento 2Js178/56. Egli esperirà tutti i mezzi legali e percorrerà tutti i gradi di giudizio contro la decisione del tribunale distrettuale di Lüneburg finché non incapperà nel pronucniamento della corte d'appello di Karlsruhe che rigetterà il suo ricorso in via definitiva. I suoi piani ambiziosi di proseguire l'attività editoriale da Salisburgo andranno a monte perché gli verrà notificato un divieto di pubblicazione e dovrà accettare un posto da portiere d'albergo. Per quanto si tratti di un hotel di lusso sulla piazza principale, questa non è certo la vita che egli ha immaginato per sé, sua moglie e i suoi cinque figli.
Con lui la comunità tedesca in Argentina perde un importante punto di riferimento e W.A. Sassen il suo posto di lavoro, ma soprattutto qualcuno disposto a pubblicare i suoi testi. L'ultimo numero di «Der Weg» apparso poco prima della partenza di Eberhard Ludwig Cäsar Fritsch termina con una frase di W.A. Sassen che ancora una volta si rammarica per il destino della Germania contemporanea. Senza dubbio sia W.A. Sassen che Eichmann sperano che Eberhard Ludwig Cäsar Fritsch porti avanti i suoi progetti editoriali in Europa. In ogni caso i tre, come dimostrato da eventi successivi, resteranno in contatto.
Anche W.A. Sassen comunque trascorrerà il capodanno 1958/59 in Europa.]


lo stesso mese, Ephraim Hofstaedter, alto funzionario della polizia israeliana, riceve l'incarico di far visita a Lothar Hermann, a casa sua;
[Ephraim Hofstaedter si trova già a Buenos Aires per prendere parte a una conferenza dell'Interpol che si tiene in Argentina. Anche se per il momento non ci è dato sapere quali colleghi del BKA si siano incontrati in questa circostanza, si sa solo che Paul Dickopf, il secondo uomo in ordine di importanza all'interno del BKA, del quale ama definirsi l' "Architetto", in questo momento è anche a capo della "sezione estera" e non si limita a partecipare regolarmente ai meeting internazionali. Tra il 1955 e il 1961 l'assemblea generale dell'Interpol lo ha anche ufficialmente designato quale corrispondente in occasione di questi eventi.
Ephraim Hofstaedter, nel far visita a Lothar Hermann, utilizza un nome di copertura e si annuncia con una lettera di Fritz Bauer che lo presenta come collaboratore della procura di Francoforte, Scoperto a malincuore che il suo interlocutore è cieco, Ephraim Hofstaedter gli proibisce di avere contatti con Fritz Bauer e gli fornisce invece un indirizzo americano al quale dovrebbe da questo momento in poi mandare la sua corrispondenza. Anni dopo Lothar Hermann si lamenterà di non aver mai ricevuto un cenno di risposta alle lettere inviate in America, alle quali ha anche allegato "una foto di Klaus Eichmann" che gli è capitata tra le mani per caso. Nessuna di queste lettere verrà comunque alla luce (almeno fino al 2018) …
Lothar Hermann spiegherà in seguito di "aver ricevuto, a prezzo di grandi difficoltà e di un pressante interessamento, 15.000 pesos argentini in due rate" da parte di "Karl Hubert", nome di copertura di Ephraim Hofstaedter.
Non avendo ricevuto nessuna risposta alle missive inviate in America, lo stesso anno Lothar Hermann rimanderà tuta la documentazione a Francoforte e interromperà le ricerche – come affermerà egli stesso – avendo avuto l' impressione che il suo lavoro sia stato inutile. Nello stesso periodo la famiglia manda la figlia a proseguire gli studi all'estero e con ciò al capofamiglia viene a mancare il trait d'union che prosegua il suo lavoro di ricerca.
Da questo momento Lothar Hermann non viene più preso sul serio e il fatto che nel seguito delle sue indagini abbia confuso Eichmann con il suo padrone di casa, Francisco Schmitt, dà il colpo di grazia alla sua attendibilità.]

lo stesso mese di marzo un collaboratore di Monaco della CIA parla di un rapporto del BND nel quale si può leggere che Eichmann si trova in Argentina e vive sotto il nome "Clemens" per quanto ancora una volta venga puntualizzato che potrebbe trovarsi invece ancora in Medio Oriente;

11 aprile, il BfV (Ufficio Federale per la Protezione della Costituzione) di Colonia informa il Ministero degli Esteri che "secondo un'informazione non confermata di cui disponiamo, un certo Karl Eichmann (non ci sono altri particolari sulle sue generalità) organizzatore delle deportazioni degli ebrei durante il 'Terzo Reich', negli anni successivi alla disfatta è fuggito in Argentina con il nome di CLEMENT, passando per Roma. Lì è in contatto con Eberhard Fritsch, co-proprietario della 'casa editrice Dürer', nonché editore della rivista 'Der Weg' di Buenos Aires, e frequenta circoli di ex nazionalsocialisti";
il BfV fa notare che sarebbe opportuno richiamare l'attenzione dell'ambasciata tedesca su quest'uomo, perché probabilmente si tratta proprio dell'Obersturmbannführer Adolf Eichmann;

giugno, nella sua risposta, l'ambasciata tedesca dice che "Le indagini sul ricercato, sia sotto il nome Clement che sotto altri nomi, per ora non hanno dato risultati".
[L'ambasciatore Werner Junker, oltre a W.A. Sassen, ha altri collegamenti con i circoli destra. Quando la figliastra pensò di fare un tirocinio nella redazione di un giornale, egli non ebbe nulla in contrario a che si candidasse presso la «Freie Presse», dove il caporedattore era Wilfred von Owen, l'ex addetto stampa di J.P. Goebbels. Rimangono pertanto dei dubbi sul perché ci siano voluti quasi due mesi per ricevere una risposta così insignificante. Lo storico Heinz Schneppen, ex ambascaitore della Repubblica Federale Tedesca, parlerà con buona dose di indulgenza di "insufficiente accortezza da parte del funzionario consolare addetto".
Fino alla metà del 1960 tutti gli addetti all'ambascaita, tranne uno, diranno di non aver mai sentito il nome Eichmann, aggiungendo che "Molto probabilmente Eichmann si trova in Medio Oriente". Si noti invece che anche solo sul giornale in lingua tedesca più venduto in Argentina, i funzionari dell'ambasciata avrebbero potuto leggere a più riprese e con dovizia di particolari chi è Adolf Eichmann e di quali crimini è accusato.]

A questo punto, persino gli impiegati del BfV devono essere giunti alla conclusione che è del tutto inutile rivolgere domande su Eichmann al Ministero degli Esteri e all'ambasciata in Argentina.

settembre, il salisburghese Josef Vötterl torna a Buenos Aires dove ha ricevuto un'offerta di lavoro da una ditta argentina;

ottobre, intanto a Ludwigsburg viene programmata l'apertura dell' "Ufficio centrale per il perseguimento dei crimini nazisti" per coordinare a livello centrale tutte le indagini condotte sul territorio nazionale; a Buenos Aires è persino giunta voce che a Monaco è sorto l' "Istituto di storia contemporanea";
[Di tutto questo Eichmann è ovviamente al corrente. Ciononostante non scarta del tutto l'idea di consegnarsi alla Repubblica Federale Tedesca probabilmente facendo affidamento sul suo status di testimone chiave in un processo sensazionale visto che di H. Müller nulla si conosce dal maggio 1945 e poco anche degli anni precedenti, anche se ci sono indizi che fanno pensare alla sua morte. Ad ogni modo Eichmann dà per scontato che H. Müller sia ancora vivo e che si sia rifugiato a Est.]


Egli acquista un piccolo appezzamento di terreno, 700 mq, pagandolo 56.000 pesos in rate dilazionate in dieci anni.
Incomincia anche a lavorare a un nuovo manoscritto a uso dei suoi figli, Roman Tucumán ed inoltre prende parte a un progetto sorprendente: la raccolta di documenti dell'epoca nazista.
[Come spiegherà in seguito il figlio Klaus Eichmann, c'è il tentativo dei nazionalsocialisti di rendere ancora più fitta la loro rete di rapporti internazionali. In proposito ci sono collegamenti tra i nazionalsocialisti in Sud America, in Medio Oriente, in Nord America e in Europa. Oltre al fatto che dal Cairo Johann von Leers scrive articoli su articoli riguardanti il Medio Oriente e la sezione delle notizie dal mondo si fa sempre più corposa, avviene che tutti gli ex capi di un determinato reparto che vivono all'estero esaminano e raccolgono il materiale che ha a che fare con la loro sfera di competenza. Inoltre, quando muore il capo di un reparto, viene sostituito da un altro esperto della materia ma sempre sotto il nome del capo deceduto. Quindi c'è un "Göring" per la Luftwaffe, un "Goebbels" per la propaganda e così via. Anche Eichmann prende parte a questa raccolta di materiale. Se la versione di suo figlio è corretta, allora "Martin Bormann" si trova davvero in Sud America ma nei panni dell'uomo incaricato di raccogliere i documenti della cancelleria del partito. Questo, se non al tro chiarirebbe anche perché giornalsiti suggestioanbili come Ladislas Farago e Gerd Heidemann abbiano ripetutamente affermato di aver visto testi scritti e altri documenti successivi al 1945 che però recavano la firma "Bormann".]

Lo stesso anno i processi agli Einsatzgruppen celebrati a Ulm suscitano finalmente un dibattito pubblico sul trattamento da riservare ai criminali di guerra.

1959
5 febbraio, W.A. Sassen si trasferisce (ufficialmente) a Monaco;
lo stesso mese il tribunale di Francoforte spicca un mandato di cattura nei confronti di Josef Mengele che vive alla luce del sole a Buenos Aires, nella stessa via in cui abitava W.A. Sassen, con il suo vero nome;
[Egli però da tempo è già in fuga in Paraguay.]

20 marzo, inzia a lavorare nel magazzino dei pezzi di ricambio presso la Mercedes- Benz di Gonzáles Catán, una zona industriale a due ore di macchina da Buenos Aires, in direzione nord. Un posto di lavoro procuratogli da Horst Carlos Fuldner; oltre a questi, i suoi garanti sono un certo ing. Krass e Francisco José Viegener;
[Dopo il rapimento di Eichmann, Hanns-Martin Schleyer, il vicepresidente, verrà a sapere che il candidato "aveva buone referenze e aveva anche fatto una buona impressione".
Egli viene regolarmente iscritto alla previdenza obbligatoria (posizione assicurativa n. 1785425) e la sua aspettativa di guadagno ammonta a 5.500 pesos (ca 1.100 marchi) importo che all'epoca è al di sopra del salrio lordo medio percepito nella Repubblica Federale Tedesca.
In questi anni la Mercedes- Benz dà lavoro a molti tedeschi tra i quali parecchi ex SS. Un impiegato affermerà che "praticamente tutta la direzione aziendale […] è composta da immigrati provenienti dalla Germania del dopoguerra"; spiega inoltre che alcuni sapevano chi fosse "Klement", ma che era un argomento tabù.
Un certo" Schneider", con un passato ingombrante negli Einsatzgruppen, lavora alla Mercedes-Benz di Stoccarda come direttore del "reparto apprendisti". In questa posizione dà una mano a Fritz Bauer nella ricerca di Eichmann. concedendogli di consultare documenti personali e di accedere ad altre informazioni. Sfortunatamente la Daimler non aiuterà molto nelle indagini.
Secondo quando riportato da Thomas Harlan, ci sarebbe un altro probabile informatore di Fritz Bauer (che non ha mai voluto rivelarne il nome): un "ebreo brasiliano di origine polacca, sopravvissuto alla rivolta di Sobibór. In questo periodo la parola Sobibör non significa molto per la maggior parte delle persone perché notizie su questo luogo nefasto e soprattutto sui sopravvissuti, appariranno molto più tardi.
Sobibör era un campo di annientamento dell' "Operazione Reinhard" dove la sopravvivenza non era contemplata. Il fatto che perlomeno quarantasette persone siano riuscite a evadere si deve principalmente alla rivolta dei prigionieri. In totale sono sopravvissute sessantadue persone. Solo due dei prigionieri originari della Polonia effettivamente emigrarono in Brasile alla fine degli anni Quaranta:
. Chaim Korenfeld (Izbica 1923), giunto in Brasile nel 1949, passando per l'Italia.
. Stanislaw [Shlomo] Szmajzner (Pulawy 1927- Brasile 1989), uno degli ideatori della rivolta di Sobibór. Inizialmente aveva intenzione di emigrare in Israele, dopo aver fatto semplicemente visita ad alcuni parenti a Rio de Janeiro. Arrivato in Brasile nel 1947, ci resterà per il resto della sua vita. Aprì una gioielleria e nel giro di dieci anni la trasformò in una florida attività. La rivendette nel 1958, utilizzando i proventi per acquistare un'isola nella foresta amazzonica dove si dedicò all'allevametno del bestiame. Nel 1967 venderà anche questa attività e diventerà direttore di una ditta di riciclaggio della carta a Goiania (Brasile). Nel 1968 pubblicherà la sua storia sotto il titolo Sobibór – La tragedia di un adolescente ebreo.
Nel maggio 1942, appena quindicenne, era giunto a Sobibór con i suoi attrezzi di lavoro credendo alle bugie sul "trasferimento forzato". Venne notato dal vicecomandante del campo Gustav Wagner, che lo mette subito al lavoro fornendogli monete e denti d'oro da trasformare in gioielli…, e tramite quest'ultimo conobbe anche il comandante Franz Stangl. Molti anni più tardi, incontrerà ancora entrambi una seconda volta: Franz Stangl nel 1968 in una strada di Brasilia e grazie alle pressioni esercitate da Simon Wiesenthal l'ex comandante finirà sotto processo. Gustavv Wagner nel 1978 e, anche se riuscirà ad evitare il processo, si suiciderà, perlomeno stando al rapporto ufficiale della polizia.]

Nel fine settimana egli lavora sodo con i figli alla costruzione della casa sul terreno che ha acquistato.
[Ormai nemmeno suo figlio crede che egli sia innocente come ha dato finora ad intendere.]

25 marzo, in Austria viene sporta formale denuncia contro Eichmann, precisamente a nome del "Comitato internazinale di Auschwitz" presieduto da Hermann Langbein che ha concordato questa procedura con Henry Ormond, avvocato di Francoforte specializzato nel patrocinio delle vittime del nazionalsocialismo;

aprile, muore a Linz Maria Schefferling, la matrigna, e la famiglia è così incauta da menzionare nel necrologio la nuora con i figli;
[Nel farlo evidentemente dimentica che Vera è ufficialmente divorziata perché nell'annuncio funebre si legge "Vera Eichmann".]

verso la metà dell'anno le voci che Eichmann si trovi in Medio Oriente non solo si intensificano ma prendono anche una nuova piega; Hans Weibel-Altmeyer, un reporter dalla fervida immaginazione, accoglie un suggerimento di Simon Wiesenthal e si reca in Medio Oriente in cerca di nazisti;

13 luglio, Tuviah Friedmann, impegnato alla caccia ai criminali nazisti fin dal dopoguerra, scrive a Erwin Schüle, il direttore dell'Ufficio centrale per il perseguimento dei crimini nazisti di Ludwigsburg, lanciando l'accusa che il govenro della Germania Ovest non alza un dito per catturare Adolf Eichmann.

Lo stesso anno la DDR incomincia a utilizzare l'ingombrante passato tedesco come arma nella guerra fredda e tiene in scacco la Repubblica Federale Tedesca, minacciando spiacevoli rivelazioni sui suoi alti dirigenti.
[Sull'onda di docuemti trafugati dall'Unione Sovietica, a Berlino Est non passa settimana senza che vengano alla luce nuovi dettagli e nessuno sa come ci si possa difendere da quest'arma insidiosa, perche quelle rivelazioni rispondono in gran parte al vero. In questo contesto è ovvio che un'eventuale ricomparsa di Eichmann apparirebbe come la peggiore delle sciagure.]

Lo stesso anno Max Merten, ex capo del settore amministrativo della Wehrmacht, finisce sotto processo ad Atene per il suo coinvolgimento nelle deportazioni di ebrei da Salonicco perché ha avto la faccia tosta di trascorrere le sue vacanze proprio in Grecia.

20 agosto, da Ludwigsburg, Erwin Schüle comunica in via confidenziale a Tuviah Friedmann di essere in possesso di una nuova informazione: Eichmann si trova in Kuwait e lavora in un'azienda petrolifera.

settembre, viene spiccato un mandato di cattura nei confronti di G. Bohne, rientrato dall'Argentina, con l'intenzione di chiamarlo a rispondere in tribunale delle decine di migliaia di efferate uccisioni perpetrate nell'ambito dell'operazione "Eutanasia".
La stampa argentina riporta tutte queste notizie.
Il nome di Eichmann ora compare a chiare lettere su quotidiani e libri ogni qualvolta viene trattato il tema dei crimini nazisti.
Intanto, alla fine del mese, anche il BfV (Ufficio Federale per la Protezione della Costituzione) riceve la notizia che Eichmann si trova a Damasco o in Qatar;

 

ottobre, Tuviah Friedmann diffonde di propria iniziativa alla stampa la notizia del Kuwait;
12 ottobre, viene addirittura pubblicato sull' «Argentinisches Tageblatt» un articolo che ha come titolo "Adolf Eichmann presumibilmnete in Kuwait dal 1945".
[Tra le altre cose, nell'articolo si legge: "Il direttore dell'Istituto israeliano di Haifa […] Tuviah Friedmann ha detto che quell'Istituto aveva già stanziato in precedenza una ricompensa di 10.000 dollari per la ricerca e la cattura di Eichmann".
Anche se Tuviah Friedmann si scusa con Erwin Schüle
per questa palese indiscrezione, quest'ultimo reagisce in maniera stizzita cosa che però non impedisce a Tuviah Friedmann di prendere altre iniziative. Il suo desiderio di vedere Eichmann sotto processo è infatti irrefrenabile.
Dalla parte loro tuttavia, Fritz Bauer e i servizi segreti israeliani sfruttano abilmente la pubblicazione della bufala sul Kuwait reagendo come se si tratti di una notizia da prendere sul serio.]

13 ottobre, la «Suddeutsche Zeitung» ventila la possibilità di una estradizione di Eichmann;
[Nei giorni successivi la stampa parlerà dell'interrogazione ufficiale che a quanto pare è stata indirizzata dal Ministero degli Esteri israeliano alle autorità tedesche e britanniche per sapere se Eichmann si trovi effettivamente in Kuwait.
Da parte sua, Tuviah Friedmann, ignaro della politica di depistaggio in atto, sfrutta un evento nell'ambito della campagna elettorale di Ben Gurion per chiedere pubblicamente che venga istituita una ricompensa per la cattura di Eichmann in Kuwait, richiesta che viene caldeggiata anche dalla stampa.]

Allo stesso BfV giunge notizia da Ernst Wilhelm Springer, un commerciante d'armi stabilitosi in Medio Oriente, il quale, a proposito degli articoli sul ricercato comparsi sulla stampa nell'ottobre 1959, dice che in questo momento Eichmann si trova in uno Stato mediorientale amico del FLN e che di tanto in tanto si incontra con il suo socio Fischer [Alois Brunner] – uno dei due informatori di cui dispone il BND sul posto; l'altro è Franz Rademacher. L'intenzione era quella di procurare a Eichmann un ruolo dirigenziale in una compagnia petrolifera in Kuwait ma questo piano è stato accantonato in seguito alla campagna stampa.
[Queste voci saranno presto smentite dalla Bundesverband der Deutschen Industrie (Federazione dell'industria tedesca).]
Ernst Wilhelm Springer nel suo rapporto al BfV dice anche che "A quanto pare al presidente della Repubblica Araba Unita, Medani, era noto che Eichmann si trovava a Bad Godesberg".

In ogni caso le dicerie consentono a Fritz Bauer di mascherare più facilmente la caccia a Eichmann. La storia risulta così convincente che le autorità tedesche incominciano a dubitare delle loro stesse informazioni. Così il Ministero degli Esteri chiede al Ministero della Giustizia se sia in possesso di informazioni sulla presenza di Eichmann in Kuwait o in Egitto.

24 ottobre, il «Der Reichsruf», il foglio propagandistico del DRP (Deutsche Reichpartei) è l'unico giornale a smentire seccamente la versione che Eichmann si trovi in Kuwait; Adolf von Thadden, in un articolo intitolato "Dove si nasconde a questo punto Eichmann?" scrive che "Eichmann aveva trovato rifugio in un monastero cattolico in Italia e grazie all'aiuto di eminenti esponenti della Chiesa cattolica era riuscito a raggiungere l'Argentina".
[Adolf von Thadden, quindi, che in seguito accuserà W.A. Sassen di essere il vile traditore di Eichmann, prende per il naso i cacciatori di nazisti strombazzando senza motivo il nascondiglio di Eichmann già sei mesi prima del rapimento e cita espressamente l'Argentina, cosa che nessun giornale ha fatto finora. Egli non fa neppure mistero circa la sua fonte e chiama in causa i "circoli di emigranti tedeschi", anche se sottolinea che Eichmann viene da loro evitato.
La tiratura del «Der Reichsruf», già di per sé limitata, è in calo, l'articolo non ha risonanza e Adolf von Thadden , che in seguito lavorerà persino per il servizio di intelligence britannico MI6, mentre è presidente dell'NPD (Partito Nazionaldemocratico Tedesco), non sarà mai annoverato tra i traditori di un camerata.
La strategia di disinformazione di Fritz Bauer invece funziona egregiamente.]

8 novembre, Tuviah Friedmann gira l'informazione ottenuta da Lothar Hermann a Erwin Schüle senza fare il nome dell'informatore; ma anche Erwin Schüle ormai sa a che punto sono le ricerche di Eichmann perché intima in maniera perentoria a Tuviah Friedmann di farsi da parte;
ciononostante quest'ultimo fa sapere in ogni caso a Lothar Hermann che ha inoltrato le sue informazioni al rappreseatnte del Congresso mondiale ebraico di Gerusalemme e che sarebbe stato senz'altro contattato da qualcuno;
[Lothar Hermann aveva letto l'articolo sull' «Argentinisches Tageblatt» in cui Tuviah Friedmann parlava di una ricompnesa di 10.000 dollari. Dal momento che aveva perso ogni contatto con Fritz Bauer e non aveva più ricevuto risposta da nessuno, aveva scritto immediatamente a Tuviah Friedmann in Israele, confondendolo per un ente statale, per offrire le sue informazioni.]

lo stesso mese Simon Wiesenthal, tramite Exechiel Sahar, l'ambascaitore israeliano a Vienna, viene a sapere del grande interesse intorno alla figura di Eichmann e mette insieme un voluminoso fascicolo con tutte le informazioni in suo possesso;

6 dicembre, Ben Gurion confida al suo diario di aver affidato a Isser Harel l'incarico di predisporre un commando del Mossad per identificare e poi rapire Eichmann;


16 dicembre, il Ministero della Giustizia risponde al Ministero degli Esteri in maniera piccata: "Non si può nemmeno affermare con certezza che Eichmann sia ancora vivo".

26 dicembre, Lothar Hermann riceve una visita da parte di un certo "signor G. Schurmann", un rappresentante dell'organizzazione-ombrello che abbraccia tutte le comunità ebraiche in Argentina (D.A.I.A. – Delegación de Asociaciones Israelitas Argentinas) e suppone che sia un emissario di Tuviah Friedmann;
[Più tardi invece Tuviah Friedmann dichiarerà di non aver più alzato un dito, proprio perché dopo aver sentito la notizia del Medio Oriente non aveva più creduto a Lothar Hermann. Le lettere successive di quest'ultimo dimostreranno che per lui Fritz Bauer, Tuviah Friedmann e il Mossad costituiscono un tutt'uno e si sono coalizzati per estorcergli le informazioni senza riconoscergli un compenso adeguato.
D'altra parte Lothar Hermann non può sapere che il rapimento di Eichmann è già stato deciso da tempo.
Alla fine:
. Paul Dickopf non vuole incoraggiare Fritz Bauer con il suo comportamento;
. Tuviah Friedmann non vuole mettere a repentaglio il successo delle ricerche;
. Simon Wiesenthal semplicemente non ha nessuna intenzione di desistere e vuole vedere Eichmann in tribunale;
. Isser Harel vuole che i suoi servizi segreti mettano a segno un'operazione spettacolare e naturalmente anche lui cerca lo "sterminatore n. 1 degli ebrei";
. Ben Gurion non deve perdere di vista il dialogo tedesco-israeliano, dal quale dipendono vari accordi commerciali, tra i quali la fornitura degli armamenti;
. Fritz Bauer vuole perseguire Eichmann preferibilmente in Germania.
La cattura di Eichmann pertanto non sarà tanto il risultato di una catena di eventi, quanto piuttosto un intrecciarsi di fili che pian piano vanno a formare una rete.]

Alla fine degli anni Cinquanta egli parla spesso della possibilità di consegnarsi a un tribunale tedesco.
[Del resto, ci sono molte persone ferrate nelle questioni giuridiche. Oltre ad essere un consocente di Horst Carlos Fuldner, Fritz Otto Ehlert, il corrispondente della «Frankfurter Allgemeine Zeitung», è anche un informatore del Ministero degli Esteri. Inoltre l'ambasciata tedesca in Argentina ha contatti così stretti con i circoli nazionalsocialisti locali che anche oltreoceano si possono trovare informazioni sulla situazione giuridica vigente in Germania. Lo stesso ambasciatore tedesco Werner Junker – lo si saprà in seguito – intrattiene rapporti con W.A. Sassen nutrendo persino simpatie per il suo orientamento politico.]

Tuttavia – stando ai racconti del figlio Klaus Eichmann – gli altri gerarchi delle SS e nazionalsocialisti lo dissuadono di far ritorno in Germania; troppe persone ormai hanno intrapreso una nuova carriera ritoccando vicendevolmente le loro biografie in modo da farle apparire del tutto innocue; dovrebbe quindi restare in Argentina e aspettare almeno ccinque anni.
[È impensabile che le ex SS ricollocate nell'Ufficio Federale della Polizia Criminale (BKA), tra le quali Paul Dickopf è solo il più noto, e soprattutto i dipendenti del Ministero degli Esteri che grazie all'articolo sul reintegro hanno riacquistato da tempo lo status di diplomatici, diano il loro pieno appoggio a un processo contro Eichmann se avessero sentore delle sue intenzioni. Lo stesso dicasi per alcuni impiegati dei Servizi Segreti Federali (BND).]

Intanto il figlio Horst, che presta servizio nella marina mercantile, tra il 1959 e il 1961 fa la spola tra Canada, USA, Africa, Sud America e Europa e ne approfitta per trasportare "pesanti faldoni".

Dopo Natale, nella Repubblica Federale Tedesca che si prepara al primo incontro tra Konrad Adenauer e David Ben Gurion, si verifica un'ondata di azioni antisemite, che vanno da svastiche tracciate sulle sinagoghe a devastazioni di cimiteri ebraici. [L'Ufficio Federale per la Protezione della Costituzione conterà "470 episodi" fino al 28 gennaio 1960 "ai quali si aggiungono 215 semplici scarabocchi infantili".
Dal momento che i fatti hanno una vasta eco internazionale, la reazione del governo federale predispone in tutta fretta che siano cambiati i programmi scolastici relativi all'insegnamento della storia.]

1960
5 febbraio, muore Karl Adolf Eichmann, direttore di azienda in pensione;
[Quando Simon Wiesenthal legge il necrologio e trova di nuovo il nome di Vera Eichmann tra coloro che piangono la morte del suocero fa immortalare tutti i presenti al funerale. Ovviamente Eichmann e la moglie non si presentano al funerale ma così facendo Simon Wiesenthal riesce ad entrare in posseso delle foto dei fratelli del ricercato che hanno sempre presentato una grande somiglianza con lui.
Anche se in seguito Isser Harel dirà che Simon Wiesenthal non ha avuto alcun ruolo nell'operazione del Mossad, Zvi Aharoni confermerà che sono state proprio queste foto a facilitargli l'identificaione di un Eichmann ormai 54enne, ben più di quanto non avrebbero potuto fare le foto risalenti al periodo nazista.]

12 febbraio, Hermann Langhein invia una lettera alla Bundesverband der Deutschen Industrie (Federazione dell'industria tedesca) riguardo alle voci uscite di recente circa Eichmann;

Alla fine del mese Isser Harel invia Zvi Aharoni in Argentina.
[Egli era già stato in Argentina nel marzo 1959 per un'altra missione (di cui non si conoscono i particolari) e di conseguenza ha delle conoscenze e dei contatti grazie ai quali riesce a scovare Eichmann, nonostante quest'ultimo abbia appena lasciato il 4261 di Chacabuco, nel quartiere Olivos, per trasferirsi nella sua nuova casa.]


In primavera esponenti della Repubblica Federale Tedesca si recano a Buenos Aires per prendere informazioni di prima mano su Eichmann;

26 aprile, la Bundesverband der Deutschen Industrie risponde al "Comitato internazionale di Auschwitz" smentendo immediatamente le voci uscite di recente circa Eichmann;
alla fine del mese il Mossad segue Eichmann;

11 maggio, quando è quasi giunto a destinazione, Eichmann viene rapito sula strada di casa;
[Egli sapeva di essere sorvegliato ma non pensava a un possibile rapimento ma che si trattasse di indagini della polizia argentina, e per un nazionalsocialista la polizia argentina è una vera amica e un'aiutante fidata: si può sempre contare sulla sua protezione.
Egli viene tenuto nascosto in una casa di Buenos Aires e dieci giorni dopo imbarcato su un aereo alla volta di Israele.
Da questo momento i suoi lasciti sono perlopiù reperibili presso due indirizzi: il suo e quello di W.A. Sassen. Mentre a casa di Eichmann ci sono appunti, annotazioni private, libri con commenti, alcune bozze di W.A. Sassen e anche il Romanzo di Tucumán, W.A. Sassen custodisce il grosso del materiale. Con quest'ultimo Eichmann aveva concordato di "pubblicare le interviste nel caso in cui dovessi morire o cadere nelle mani degli israeliani" (Meine Flucht, 31).
W.A. Sassen dispone anche dei negativi di tutti i documenti che ha intenzione di vendere su pellicola da 35 mm. Egli ha intenzione di vendere solo una parte delle trascrizioni e poche copie dei manoscritti. Già solo dall'intervista ha stralciato più di cento pagine che lascia a casa, dove rimarranno fino al 1979.
Già nel 1955 egli era stato il primo a vendere le sue interviste a J.D. Perón.]

dopo un lungo periodo di preparazione, viene individuato dal Centro di documentazione ebraica di S. Wiesenthal; a questo punto il servizio segreto israeliano organizza un'operazione che porta al suo rapimento e al segreto trasferimento (nel sistema giuridico argentino l'estradizione non è prevista) in Israele perché sia sottoposto a processo per i crimini di cui si era reso responsabile durante la guerra;
[Al momento del rapimento (avvenuto a pochi metri dalla sua residenza) un gruppo di operazione dei servizi segreti israeliani lo stava aspettando con la scusa di un problema meccanico della loro auto. Al sentire la frase "Un momento, signore", egli capisce che si trova nei guai, dato che è consapevole del fatto di essere ricercato. Nonostante la sua resistenza, viene caricato sull'auto, drogato e portato in un luogo segreto per il seguente passo dell'operazione: trasportarlo in Israele e processarlo.]

23 maggio, quando ancora nessuno sa dove si trovi Eichmann, il primo ministro israeliano David Ben Gurion diffonde la notizia del suo arresto in Argentina, cogliendo così alla sprovvista il resto del mondo;
[In ogni caso José Moskovits, che a Buenos Aires presiede l'associazione dei sopravvissuti alle persecuzioni naziste, riferendosi a un caso soprendente occorso all'interno dell'ambasciata tedesca si dice certo che due o tre mesi prima del rapimento sono arrivati due uomnii da Bonn, uno dei quali in forza ai servizi segreti tedesch,i i quali avevano richiesto la documentazione relativa a Eichmann. Non trovando i fascicoli pertinenti che un addetto gli aveva consegnato tempo prima per visionarli, scoppia un alterco che porterà in seguito al licenziamento in tronco dello stesso addetto. José Moskovits ha aiutato anche gli agenti del Mossad a trovare degli appartamenti ecc.]

Intanto il figlio Klaus Eichmann si reca con W.A. Sassen alla Mercedes-Benz e si rivolge all'amico del padre per nascondere lì dei manoscritti.

Nello stesso anno gli atti della CIA a lui relativi comprendono più di cento rapporti e documenti.
[Una parte sarà desecretata durante il Nazi War Crimes Disclosure Act nel 1998.]

Intanto, mentre si trova in cella, appaiono altri libri:
- Kommandant von Auschwitz (1960) di R. Höß;
- Eichmanns gab es viele (1961) di Wucher;
- Fakten gegen Fabeln (1961) di J. Brand;
- Theresianstadt 1941-45 (1960) di H.G. Adler.

Nelle istituzioni tedesche sono ora in molti a tremare.
L'Ufficio Federale della Polizia Criminale non solo ha nelle sue file un ex uomo delle SS in qualità di vice permanente del presidente, ma ha anche arruolato almeno quarantasette uomini delle SS.
Anche i Servizi segreti, per paura del bolscevismo, hanno assoldato uomini con il passato ben noto a Eichmann. Per nominarne solo alcuni:
. W. Höttl,
. Otto von Bolschwing,
. Franz Rademacher,
. Alois Brunner (che il BND solo qualche mese prima ha fatto depennare dalla lista greca dei ricercati con l'aiuto dell'ambasciata tedesca ad Atene perché non voleva perdere uno dei contatti più importanti in Medio Oriente.
In confronto a scoperte come queste, persino casi di uomini di spicco, come Hans Globke il braccio destro (e di destra) di Konrad Adenauer appaiono innocui.
[Sono infatti da tempo abituati agli attacchi sferrati nei loro confronti dalla DDR e si possono screditare in qualunque momento presentandoli come propaganda dell'Est.]

Anche Luis Schintlholzer, che non si era fatto problemi a raccontare di aver fatto parte della cerchia di coloro che avevano aiutato Eichmann a fuggire dalla Germania e che lo aveva addirittura accompagnato in macchina fino al confine con l'Austria si trova improvvisamente a fare i conti con un invito a comparire come testimone.
[Evidentemente comparire con un passaporto falso della Repubblica Federale gli deve essere apparso troppo problematico, perché decide di disertare l'appuntamento e di nascodersi a Monaco. Un suo conoscente rivela ai servizi segreti federali che ha preso informazioni anche a Innsbruck, perché vuole costituirsi, ma lì gli hanno consigliato di aspettare almeno fino a settembre del 1960. A questo punto racconta sollevato che se la potrebbe cavare con una pena dai cinque ai sette anni, dei quali ne sconterebbe dai due ai tre. Ma la sua preoccupazione di venire incriminato per le dichiarazioni di Eichmann si rivelerà poi del tutto infondata.
In effetti egli si costituirà all'inizio del processo nell'aprile 1961 ma trascorrerà solo un anno di carcere preventivo poi vivrà da uomo libero fino alla morte sopravvenuta nel 1989.]

5 giugno, Vera Eichmann viene convinta da W.A. Sassen a sottoscrivere un contratto con il settimanale «Life» che prevede anche la consegna di fotografie;
[Vera Eichmann firma in qualità di rappresentante legale del marito e W.A. Sassen in qualità di suo consigliere e "revisore" dei manoscritti. Il materiale dovrà essere pubblicato solo una volta terminato il processo e la rivista «Life» si riserva anche di venderlo a terzi, fatta eccezione per Israele. Viene pattuito un compenso di 15.000 dollari e un onorario di 5.000 dollari per W.A. Sassen a fronte della consegna di "150 pagine scritte a mano e 600 pagine scritte a macchina". Molto probabilmnete W.A. Sassen incasserà per altre vie una somma ancora più consistente all'insaputa di Vera Eichmann.
A riprova dell'autenticità del materiale, W.A. Sassen permette al rappresentante di visionare selettivamente alcune pagine dell'originale e riproduce anche parte di un nastro. Come si può dedurre dal numero delle pagine (e dalle successive pubblicazioni di «Life»), la copia consegnata alla rivista è una selezione, che corrisponde soltanto al sessanta per cento dell'intervista e al quaranta per cento dei manoscrittti, compresa la famigerata "conclusione" di Eichmann, contenuta nel nastro 67, e il manoscritto del "viandante anonimo in un sottomarino" scomparso da molto tempo e di difficile lettura.
Come le spiegherà in seguito il suo avvocato, Vera Eichmann di fatto non sarebbe stata autorizzata a condurre trattative di questo genere, perché il titolare dei diritti d'autore in fin dei conti è ancora in vita. W.A. Sassen invece, ricorrendo all'escamotage del "revisore" ha trovato appiglio legale che lo mette al sicuro sui diritti d'autore. In questo modo egli spera di mantenere il controllo sulla pubblcazione e soprattutto di essere citato come autore ma queste aspettative non si realizzeranno.
Lo stesso mese W.A. Sassen fa ritorno in Europa e in Germania.
Dopo aver concluso delle trattative con lo «Stern», W.A. Sassen fa visita a Salisburgo a Eberhard Fritsch che organizza un incontro con i fratelli Otto Eichmann e Robert Eichmann. La proposta di W.A. Sassen di scrivere un libro su Eichmann viene accolta favorevolmente da tutti. Il 26 giugno Henri Nannen fa pubblicare sullo «Stern» il primo di una serie di quattro articoli. ]

6 giugno, due uomini in abiti civili fanno irruzione nella casa di Eichmann e fotografano tutto;
[Poco tempo dopo, fotografie della casa abbandonata in tutta fretta appariranno in un articolo del settimanale tedesco «Stern» ma anche sul quotidiano olandese «Volkskrant», testate alle quali forse W.A. Sassen ha venduto anche degli estratti delle Carte Argentine.]
all'inizio del mese, n
on solo in Germania ma anche a Roma regna una grande agitazione;
il nunzio apostolico a Buenos Aires, Umberto Mozzoni, fa visita al Ministero degli Esteri argentino e non solo per parlare dell'udienza che di lì a breve il papa avrebbe concesso al presidente argentino;
secondo quanto raccontato dal quotidiano austriaco «Volkswille», i diplomatici del Vaticano hanno caldeggiato presso molti Stati membri dell'ONU il rinvio di Eichmann in Argentina. "Attraverso canali ufficiosi le autorità vaticane esprimono l'opinione che a questo punto i nazisti di spicco della Seconda guerra mondiale non dovrebbero più essere perseguiti, ora sono impegnati attivamente nella difesa dell'ordine sociale occidentale dal comunismo, in questo momento è più necessario che mai mettere insieme tutte le forze anticomuniste", un concetto che era già riecheggiato durante i processi di Norimberga e che era già anche stato utilizzato come giustificazione da coloro che avevano aiutato i nazionalsocialisti nella fuga;
si vocifera quindi di "passaporti vaticani" e non si può sapere di quanti "documenti vaticani" possa essere a conoscenza Eichmann;

anche in Argentina i migliori amici prendono le distanze;

9 giugno, nel tentativo di interrogare il compagno di viaggio di Eichmann "Pedro Geller" (Herbert Kuhlmann) che aveva fatto da garante per la casa di Eichmann a Chacabuco, ci si imbatte in Horst Carlos Fuldner che apre la porta ai poliziotti stupiti e chiacchiera allegramente con loro. Dice che è ancora sempre il direttore della CAPRI perché la procedura di insolvenza va per le lunghe e che ha conosciuto sia Pedro Geller che Eichmann;
egli dichiara che fino al 26 maggio non conosceva il vero nome di Ricardo Klement e che questi aveva lasciato il suo lavoro alla CAPRI già nel 1953; con le sue dichiarazione però, senza accorgersene, ammette il suo coinvolgimento con la fuga di Eichmann;

Otto Skorzeny, che nel frattempo ha noleggiato una cassetta postale a sud di Amburgo, fa pubblicare delle smentite quando sulla stampa viene indicato come amico di Eichmann e minaccia di adire le vie legali nei confronti di chiunque faccia insinuazioni di questo genere;
Johann von Leers fa sapere alla polizia e alla stampa che ha conosciuto Eichmann solo di sfuggita;
Wilfred von Oven coglie l'occasione per mettere in piazza quel poco che sa sulla cerchia di Dürer;
Horst Carlos Fuldner rilascia interviste al suo amico Fritz Otto Elhert, il corrispondente della «Frankfurter Allgemeine Zeitung»;
William A. Mosetti, direttore della Mercedes-Benz, si premura in tutta fretta di convincere perlomeno Fritz Otto Elhert a non citare il nome della ditta,
ma a coloro che hanno conosciuto Eichmann non resta altro che sparire dalla circolazione. La cerchia di W.A. Sassen si scioglie.
[Nel 1965 la notizia che il lettone Herbert Curkus è stato assassinato a Montevideo, richiamerà alla mente dei vecchi camerati in Sud America le loro paure.]

Mentre in Israele l'accusa incomincia a interrogarsi sul significato delle "interviste di Sassen", le confessioni di un nazista in libertà iniziano a destare interesse anche al di fuori di Israele. Al pari di W.A. Sassen altri nazionalsocialisti irriducibili sperano che le Carte Argentine possano contribuire a indebolire o addirittura contrastare le confessioni che ci si attende dal prigioniero degli israeliani.
François Genoud assieme al suo amico fidato Hans Rechenberg, che ora vive a Bad Tölz, in Baviera, si mette immediatamente in contatto con i fratelli di Eichmann per organizzare la difesa del fratello; i fratelli però hanno già scelto un altro.
[François Genoud, un losco individuo, al contempo ammiratore di Hitler,collaboratore dei servizi segreti, editore di Goebbels e di Bormann e banchiere al servizio del mondo arabo.]

14 luglio, Robert Servatius viene ufficialmente incaricato della difesa di Eichmann;
[È chiaro fin dall'inizio che i costi del processo saranno ampiamente coperti dalla commercializzazione degli scritti di Eichmann – a prescindere dalla somma messa a disposizione di Robert Servatius dallo Stato di Israele, convinto che quest'ultimo non disponga di altra fonte di reddito. Viene costituita una "Comunità di interessi di Linz" che, a partire dall'autunno, si riunirà diverse volte a questo scopo.]

9 ottobre, già nel corso del suo primo colloquio con Eichmann, Robert Servatius nulla viene a sapere delle Carte Argentine;
19 ottobre, sulla rivista «Der Spegel» di Amburgo appare la notizia che nelle "redazioni della Germania Ovest" si vocifera che «Life» abbia comprato le "confessioni" di Eichmann e che la pubblicazione è imminente; questa notizia ricorda a Robert Servatius l'esistenza di testi argentini che ancora non conosce;
25 novembre, «Life» pubblica pochi ma eloquenti estratti delle trascrizioni delle interviste; tutti vengono presi alla sprovvista;

1961
si tiene il "processo Eichmann"; a quindici anni da quello di Norimberga, è il primo processo a un criminale nazista tenutosi in Israele;
[Il suo arrivo in Israele è stato accolto da una fortissima ondata di esultanza mista a odio verso colui che si era impresso nell'immaginario dei sopravvissuti ai lager come uno dei maggiori responsabili della sorte degli Ebrei. Tuttavia egli offre di se stesso un'immagine poco appariscente, quasi sommessa, ben diversa da quella di inflessibile esecutore degli ordini del Führer; nega di odiare gli ebrei e riconosce soltanto la responsabilità di avere eseguito ordini come qualunque soldato avrebbe dovuto fare durante una guerra. Hannah Arendt lo descrive, con una frase poi passata alla storia, come l'incarnazione dell'assoluta banalità del male.]

La linea difensiva è impostata nel dipingere l'imputato come un impotente burocrate, mero esecutore di ordini inappellabili, negando quindi ogni diretta responsabilità; egli stesso d'altro canto non mostra nessun segno di sincero rimorso e di critica verso l'ideologia razzista del terzo Reich e le sue concrete e criminali applicazioni.
Nonostante ciò, talvolta traspare nel suo atteggiamento un certo disprezzo e sufficienza verso le vittime che depongono in aula.

3-6 marzo, in un hotel di Francoforte ha luogo un importante incontro tra:
. Hermann Langbein (da Vienna), (1912), militante fin da giovane del Partito comunista austriaco è sopravvissuto a diversi campi di concentramento. Era stato il primo segretario generale dell'Internationalisches Auschwitz Komitee a Vienna. Più tardi era arrivato alla presidenza del Comité International de Camps ed era stato insignito del titolo onorifico di "Giusto tra le Nazioni". Dopo il 1945 si dedicò anima e corpo allo smascheramento e al perseguimento di crimini nazionalsocialisti, denunciando pubblicamente l'indigenza dei sopravvissuti e invocando azioni penali esemplari. È stato lui a mettere in contatto Fritz Bauer con giuristi polacchi quando non sussistevano relazioni diplomatiche tra Germania Ovest e Polonia. Già all'inizio del 1959 aveva condotto in Polonia ricerche mirate a scovare fotografie di Eichmann e quello stesso anno in Austria – in accordo con Henry Ormond – aveva sporto denuncia formale contro Adolf Eichmann.

. Thomas Harlan (da Varsavia), (1929), figlio del regista Veit Harlan, reso famoso dal film antisemita Jud Süß. Visse a Varsavia dal 1959 e trasformò la delusione nei confronti del padre (e il ricordo di un trenino ricevuto in regalo da J.P. Goebbels a Natale) in creatività e in attività di ricerca storico-giornalistica, soprattutto in Polonia. Pianificò una voluminosa pubblicazione dal titolo Das Vierte Reich ("Il Quarto Reich") sulla vita nel dopoguerra di influenti criminali nazisti e nel maggio 1960 pubblicò uno dei primi articoli su Eichmann sul settimanale polacco «Polityka».

. Henry Ormond (da Francoforte), (Kassel 1901, con il nome di Hans Ludwig Jacobsohn). giurista tedesco, a causa delle sue originì ebraiche nel 1933 aveva perso la carica di giudice presso la pretura di Mannheim. Nel 1938 era stato arrestato durante i pogrom di novembre. Era riuscito a lasciare il campo di concentramento di Dachau dopo tre mesi solo perché aveva potuto dimostrare di aver la possibilità di espatrio. Dopo la fuga verso la Gran Bretagna e il Canada, passando per la Svizzera, era tornato in Europa in qualità di soldato dell'esercito britannico ed era rimasto di stanza come ufficiale a Hannover e Amburgo quale responsbaile di un nuovo ufficio stampa. Sia Henri Nannen che Rudolf Augstein ottennero le loro licenze editoriali tramite lui che continuò a seguire con occhio critico lo «Stern» e lo «Spiegel» per il resto della sua vita. A partire dal 1950 svolse la professione legale a Francoforte dove, tra l'altro, rappresentò in giudizio Norbert Wolheim nel primo processo contro la IG Farben per il ricorso al lavoro forzato e si impegnò su tutti i fronti per il riconoscimento dei diritti delle vittime del nazionalsocialsimo. Solo nel processo di Auschwitz rappresentò quindici parti civili. Inoltre è stato uno dei primi a riconoscere e a denunciare pubblicamente le mistificazioni della storia messe in atto dal Ministero degli Esteri.

Henry Ormond e Hermann Langbein si conoscono dal 1955; Hermann Langbein e Thomas Harlan si sono conosciuti tramite la fidanzata polacca di quest'ultimo sopravvissuta a d Auschwitz; Henry Ormond e Thomas Harlan invece si sono conosciuti al più tardi nel 1960 attraverso Hermann Langbein o al limite tramite Franz Bauer.

a indurli ad incontrarsi è stato il richiamo della copia più esaustiva delle Carte Argentine che Hermann Langbein ha portato con sé da Vienna e che proviene direttamente da Linz, precisamente dalla scrivania di Robert Eichmann, il fratellastro di Adolf Eichmann.
["Qualcuno", improvvisandosi fabbro, si era intrufolato nell'ufficio della Bischofstraße 3 e si era impossessato della copia di 900 pagine che Vera Eichmann aveva spedito a Linz al cognato… ed il bottino è finito nelle mani di Hermann Langbein.]

1962
22 gennaio, solo ora Konrad Adenauer fa sapere a David Ben Gurion che i prestiti concordati a questo punto possono essere concessi;
[In precedenza infatti, per evitare che fossero fatte troppe rivelazioni nel corso del processo, erano stati congelati a scopo precauzionale i prestiti già concessi allo Stato di Israele "fino alla conclusione del processo contro Eichmann".]

riconosciuto colpevole di "crimini contro il popolo ebraico" – colpevolezza provata in maniera esaustiva dalle testimonianze di numerosi sopravvissuti chiamati a deporre contro di lui – viene condannato a morte dal giudice militare;
prima di essere giustiziato, vengono presentate diverse richieste di grazia (in prima persona da lui medesimo, dalla moglie e da alcuni parenti di Linz), tutte respinte dal presidente d'Israele, Yitzhak Ben-Zvi;
31 maggio, viene impiccato;
[Viene impiccato pochi minuti prima della mezzanotte di giovedì 31 maggio 1962 in una prigione a Ramla, in Israele. Questa è rimasta l'unica esecuzione capitale di un civile eseguita in Israele, che ha una politica generale di non impiego della pena di morte. Egli, presumibilmente, rifiuta l'ultimo pasto preferendo invece una bottiglia di Carmel, vino rosso secco israeliano. Ne consuma mezza bottiglia.
Come previsto dalla prassi ufficiale, sono due le persone che tirano contemporaneamente le leve della corda, in maniera tale che nessuno sappia con certezza per quale mano il giustiziato muore.
Esiste una disputa sulle ultime parole da lui pronunciate. Una versione afferma che furono «Lunga vita alla Germania. Lunga vita all'Austria. Lunga vita all'Argentina. Questi sono i paesi con i quali sono stato associato e io non li dimenticherò mai. Io dovevo rispettare le regole della guerra e la mia bandiera. Sono pronto».
Secondo un'altra versione avrebbe detto ai carcerieri: «Ci rivedremo presto».
A una guardia, l'ufficiale del Mossad e in seguito uomo politico Rafi Eitan, egli si sarebbe invece rivolto, poco prima, dicendo: «Spero che tutti voi mi seguiate presto».
Come da verdetto, il cadavere viene cremato e le sue ceneri sono caricate su una motovedetta della marina israeliana e disperse nel Mar Mediterraneo al di fuori delle acque territoriali israeliane. Il secchio che le trasporta viene molto accuratamente risciacquato con acqua di mare perché niente di lui ritorni a terra.
Dopo quasi cinquant'anni, il racconto degli ultimi mesi e dell'esecuzione sarà fatto dal suo boia, Shalom Nagar, una guardia israeliana d'origine yemenita oggi titolare di una macelleria kosher, che ha accetterà di raccontarsi nel film-documentario The Hangman.]

Dopo la sua esecuzione, l'organizzazione Tacuara (La lancia) scatena la più vasta campagna antisemita che l'Argentina abbia mai conosciuto. I militanti di questo gruppo – secondo quanto riportato dagli studiosi italiani Angelo Del Boca e Mario Giovana – che agisce in contatto con il partito Perónista sono organizzati militarmente da ex ufficiali SS riparati in Argentina […] e ricevono la loro istruzione in campi [paramilitari] allestiti nelle proprietà terriere delle grandi famiglie tradizionaliste.
Una decina di anni più tardi si farà risalire ai membri di una formazione analoga, il Frente Nacional-Socialista Argentino – fondato dopo la cattura del padre da Horst Eichmann, il secondogenito del criminale di guerra – il rapimento e il brutale assassinio del medico ebreo Salvador Akerman, avvenuto in una località della periferia di Buenos Aires: i neonazisti sospettano che l'uomo abbia indicato agli israeliani il nascondiglio del criminale.

Lo stesso anno Vera Eichmann, intervistata da Paris Match, ricorda le parole di commiato del marito, prima che si desse alla clandestinità, giurando sulla vita dei suoi figli: "Vera, voglio diriti solo una cosa. La mia coscienza è le mie mani sono pulite. Non ho ucciso nemmeno un ebreo e non ho impartito nessun ordine di uccidere. Questo ti voglio ancora dire".

 

Le integrazioni più importanti derivano da:
Bettina Stangneth, La verità del male (2017).

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È stato spesso considerato, anche per sua esplicita dichiarazione, come un "grigio burocrate che eseguiva solamente gli ordini dei gerarchi importanti" (come H. Himmler o R. Heydrich, o lo stesso A. Hitler), e così è descritto anche da Hannah Arendt La banalità del male (1963).

Secondo la scrittrice Bettina Stangneth invece, in La verità del male (2017), egli non era affatto un mero e fanatico esecutore, ma un uomo spietato; lui e una sua guardia avrebbero persino sequestrato un ragazzino ebreo, colpevole di aver rubato delle ciliegie del suo giardino della casa di Budapest, e in seguito la guardia l'avrebbe picchiato a morte, con Eichmann presente. Il testimone Avraham Gordon (confermato da Leopold Asher e altri) riferì al processo che
«Mentre degli uomini stavano scavando, Eichmann si affacciò al balcone e gridò, in tedesco: “Hai rubato le ciliegie dall'albero!" Eichmann e la sua guardia del corpo, un certo Slawik, scesero nel giardino e portarono il ragazzo in un capanno per gli attrezzi che sorgeva lì vicino. Vidi Slawik ed Eichmann aprire la porta del capanno ed entrare col ragazzo. Si chiusero la porta alle spalle e, poco dopo, sentii urla spaventose, colpi, suoni di pugni e di schiaffi, pianti. Poi le urla cessarono improvvisamente ed Eichmann uscì. Era tutto scompigliato, la camicia gli pendeva fuori dai pantaloni, intrisa di sudore. C'erano grosse macchie, sulla camicia, e pensai subito che erano macchie di sangue. Mentre mi passava vicino lo udii borbottare in tedesco: ‘Sporca razza'.»

Molti ebrei che lo conobbero riferirono inoltre del suo violento disgusto verso di loro, affermando che girava armato di frustino, e percorreva molto velocemente gli uffici dove stavano gli ebrei in attesa del visto per l'espatrio (prima della decisione dello sterminio), poiché non voleva respirare a lungo "l'aria contaminata" dagli ebrei.

 

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