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Eugen DOLLMANN

(Ratisbona, 8 agosto 1900 – Monaco di Baviera, 17 maggio 1985)

militare, diplomatico e agente segreto tedesco.

 

laureato in filosofia all'Università di Monaco, ottimo conoscitore della lingua italiana, fu «capo dei servizi segreti nazisti in Italia, poi informatore dei Servizi alleati OSS e dopo la guerra agente della CIA;

1914

1914 luglio - novembre 1918I Guerra Mondiale

1925
intorno alla metà degli anni venti si reca a Roma per completare la sua formazione di cultore di storia e di arte italiana, in particolare interessato alla storia dei Farnese e del card. Alessandro Farnese;
va ad abitare in Piazza di Spagna e, poiché gli capita di fare l'interprete per qualche suo connazionale, è in questa funzione che incontra H. Himmler, che vede le potenzialità di questo raffinato tedesco, ben introdotto nei salotti romani, che fanno a gara nel ricevere i nazisti più importanti ed influenti a Roma, come il gen. K. Wolff, noto per le sue frequentazioni mondane;

egli non è un millantatore, ma ha autentiche amicizie personali tra la nobiltà romana e in particolare con alti prelati in Vaticano, che ne fanno un personaggio molto utile per l'intelligence tedesca;

1931
-

 

1933
30 gennaio, A. Hitler è nominato cancelliere dal presidente del Reich P.L. von Hindenburg;
27 febbraio, incendio del Reichstag;
[I nazisti accusano immediatamente il partito comunista di aver preparato e commesso il crimine. L'incendio è l'inizio della rivoluzione… nasce una nuova era nella storia della Germania.]

 

1934
30 giugno, "notte dei lunghi coltelli";

1936

1937
5 novembre, Berchtesgaden, nel corso di una riunione A. Hitler comunica che la Germania deve conquistarsi il Lebensraum [spazio vitale] in Europa orientale facendo uso della forza militare;
[Sono presenti anche W. von Fritsch, E. Raeder, W. von Blomberg e il ministro degli esteri K. von Neurath.]

1938
gennaio, scoppia lo "scandalo Blomberg-Fritsch";
marzo, A. Hitler procede all'annessione al Reich dell'Austria;

29 settembre, viene firmato il patto di Monaco;

9-10 novembre, Kristallnacht "notte dei cristalli", progrom antisemita;
[Si dice che questa improvvisa violenza contro le proprietà degli ebrei sia stata causata dall'assassinio di Ernst von Rath, terzo segretario presso l'Ambasciata tedesca a Parigi.]

è capo dei servizi segreti nazisti in Italia (1938-45) con il grado di SS-Standartenführer (colonnello);

Anche A. Hitler si serve di lui come interprete, poiché, come si dice in un pettegolezzo, gliene ha parlato bene Eva Braun, che l'ha conosciuto a Firenze e ne è rimasta affascinata. Fatto sta che A. Hitler lo nomina, «...per [la] simpatia» – come racconterà egli stesso – che gli mostra H. Himmler, SS-Standartenführer, "colonnello onorario" delle SS, lui che non è mai stato nazista e non ha prestato servizio militare.
Da questo momento, a ogni incontro tra A. Hitler e B. Mussolini, parteciperà lui che privatamente mette ironicamente in risalto la supponenza del Duce di conoscere bene il tedesco.
Da questo momento (e fino al 1944) egli diventa un punto di riferimento per i rapporti tra i tedeschi in Roma e i dirigenti fascisti. Egli è di casa all'ambasciata di Eberhard von Mackensen e di Rudolf Rahn, presso la sede del comando supremo di Albert Kesselring e nella villa gardesana di K. Wolff. Si trovano tracce di queste sue discrete amicizie nei diari (19 maggio del 1942) di Ciano, che lo chiama erroneamente "capitano".
L'affascinante colonnello nella sua divisa nera è amico di Ciano, del capo della polizia italiana Arturo Bocchini, della principessa Isabella Colonna, di Guido Buffarini Guidi e con lui si sfoga Donna Rachele sulle malefatte del genero Ciano.

 

1939

1939 settembre – aprile 1945 - II Guerra Mondiale

1° settembre, A. Hitler attacca la Polonia;

1940

maggio-giugno, campagna di Francia

 

1941

invasione dell'Unione Sovietica

22 giugno, inizia la campagna di Russia;

1942

 

1943
La sua notorietà si estende al grosso pubblico, quando si viene a sapere che è stato lui ad ideare il piano di Otto Skorzeny per far fuggire B. Mussolini dal Gran Sasso e a far rifugiare in Germania la famiglia Ciano.

1944
23 marzo, nel pomeriggio è lui a chiedere l'intervento di padre Pancrazio Pfeiffer; [Questi è l'intermediario di papa Pio XII con i tedeschi e compagno di scuola del gen. Kurt Mälzer, comandante della Wehrmacht nella capitale, detto "il Re di Roma". Il generale, anche lui presente in via Rasella, urla che «...si sarebbero dovuti fucilare sul posto individui arrestati nelle vicinanze e far saltare, con tutti i suoi abitanti, il blocco di immobili davanti al quale era avvenuto l'attentato».]

Pio XII si mette in contatto con l'ambasciata tedesca per capire quali siano le reali intenzioni tedesche, ma riceve solo risposte molto evasive. Egli non è quindi più in grado di modificare gli eventi che si concludono, nel giro di meno ventiquattro ore, con l'eccidio alle Fosse Ardeatine.
[La sua versione dei fatti sarà contraddetta dallo storico Richard Breitman, che basandosi sui documenti declassificati degli Archivi nazionali lo accuserà di essere stato complice sia della deportazione degli ebrei del ghetto romano che della strage delle Fosse Ardeatine.
Secondo il giornalista Paolo Mieli invece egli non ebbe a che fare con gli episodi di cui lo si accusa, ma anzi egli si adoperò perché si evitassero il più possibile atti di forza cruenti.

maggio, è lui ad aiutare a fuggire Virginia Agnelli, imprigionata nella villa di San Gregorio al Celio, e, proprio con la mediazione di questa, riesce ad organizzare un incontro segreto tra il generale delle SS K. Wolff e papa Pio XII, per trattare l'evacuazione pacifica dei tedeschi dalla capitale;

6 giugno, D-Day, inizio dell'invasione finale ad ovest;

lo stesso mese, dopo l'arrivo degli americani a Roma, egli si trasferisce a nord, nella Repubblica di Salò; anche qui egli mette in atto le sue capacità d'intessere accordi segreti, usando la mediazione del card. Ildefonso Schuster;

20 luglio, Rastenburg, fallisce il colpo di stato tentato contro A. Hitler;

 

1945
marzo, tratta direttamente con l'intelligence alleata con la quale organizza a Lugano, la resa tedesca; vedi "Operazione Sunrise";

30 aprile, A. Hitler si toglie la vita insieme alla sua amante Eva Braun (ufficialmente sposata il giorno precedente);

Internato alla fine della guerra, viene protetto da una branca dei servizi segreti italiani e dall'arcivescovo di Milano, card. Ildefonso Schuster, «...che volevano rivendicare tramite suo il merito della resa tedesca», che lo nascondono in un manicomio.

1946
tornato a Roma, viene riconosciuto in un cinema ed arrestato, ma gli americani lo fanno subito liberare e un loro agente, James Angleton, lo fa trasferire in Svizzera. [Nelle sue memorie, pubblicate nel 1949, si dirà «...convinto che dal 1938 al '45 non aspirai che a far del bene, sempre lusingandomi di avere evitato il male».]

Vive in Svizzera sotto falsa identità come agente di spionaggio.

1952
viene espulso dalla Svizzera per un presunto rapporto omosessuale con un funzionario svizzero;
passa quindi dall'Italia, dov'è tornato, in Spagna con l'aiuto di un certo padre Parini.
In Spagna vive protetto da Otto Skorzeny, il liberatore di B. Mussolini dal Gran Sasso.

Secondo gli Archivi americani, lo stesso anno egli ottiene dai servizi segreti italiani un passaporto falso con cui può ritornare in Germania per alterare i processi di denazificazione che si stanno tenendo in questo periodo.

Scoperto nella sua vera identità, egli confessa che il falso documento gli è stato fornito da un certo "Rocchi" identificato successivamente con Carlo Rocchi, capo della CIA a Milano. Viene quindi arrestato in Germania e imprigionato per un mese per falsificazione di documenti.

Uscito di prigione, si ritira ad abitare nella pensione Das Blaue Haus, a Monaco, dove passa gli ultimi trent'anni della sua vita.
[Si mantiene con un lavoro di traduttore dall'italiano in tedesco. Si deve a lui la traduzione in tedesco della sceneggiatura del film La dolce vita di Federico Fellini.]

1985
17 maggio, muore.
[Non si sa comuqnue né come, né dove sia morto. Probabilmente deceduto per cause naturali a Monaco di Baviera, è ignoto il cimitero dove è stato sepolto senza nome secondo la sua volontà.
L'unico documento che prova il suo decesso è un biglietto fatto arrivare, tramite il suo esecutore testamentario, allo storico italiano Gianfranco Bianchi, con la data di nascita e di morte e alcuni versi di Francesco Petrarca:

«Di me non pianger tu, ché i miei dì fèrsi
Morendo eterni, e ne l'interno lume,
Quando mostrai de chiuder, gli occhi apersi.
»

(Francesco Petrarca, Canzoniere, CCLXXIX, 12-14).]

 

Laureato in filosofia all'Università di Monaco, ottimo conoscitore della lingua italiana, colonnello delle SS, fu interprete di Hitler e dei più importanti personaggi tedeschi ed italiani dal 1933 al 1945.[1]. Fu «capo dei servizi segreti nazisti in Italia, poi informatore dei Servizi alleati OSS e dopo la guerra agente della CIA».[2]

La sua vita intricata risulta meno misteriosa, tutto sommato, della sua morte. Non si sa infatti né come, né dove sia morto. Probabilmente deceduto per cause naturali a Monaco di Baviera, è ignoto il cimitero dove è stato sepolto senza nome secondo la sua volontà[3].


 



 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Uscito di prigione, si ritirò ad abitare nella pensione Das Blaue Haus, a Monaco, dove passò gli ultimi trent'anni della sua vita.

Si manteneva con un lavoro di traduttore dall'italiano in tedesco. Si deve a lui la traduzione in tedesco della sceneggiatura del film La dolce vita di Federico Fellini.

Morì il 17 maggio del 1985. L'unico documento che prova il suo decesso è un biglietto fatto arrivare, tramite il suo esecutore testamentario, allo storico italiano Gianfranco Bianchi, con la data di nascita e di morte e alcuni versi di Francesco Petrarca:

«Di me non pianger tu, ché i miei dì fèrsi
Morendo eterni, e ne l'interno lume,
Quando mostrai de chiuder, gli occhi apersi.»

(Francesco Petrarca, Canzoniere, CCLXXIX, 12-14)


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