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Militari francesi - Charras JB

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Jean-Baptiste-Adolphe CHARRAS

(Phalsbourg 7 gennaio 1810 – Bâle 23 gennaio 1865, in esilio)

militare e politico francese;

[Figlio del gen. Joseph Charras e nipote del ten.col. Hippolyte Charras, due ufficiali napoleonici ostili ai Borboni.
Coniuge: Zurigo, 28 (o 30) ottobre 1858, sposa Mathilde Kestner, figlia dell'industriale e uomo politico repubblicano Charles Kestner (suocero anche di Auguste Scheurer, di Victor Chauffour e di Charles Floquet, e nonno della futura sposa di Jules Ferry).]

comincia i suoi studi al collegio di Clermont-Ferrand;

1828
passa al Polytechnique;

1830
aprile, viene sospeso dalla scuola per aver cantato la Marseillaise e per aver fatto un brindisi a favore di La Fayette;

luglio, è tra gli studenti del Polytechnique che prendono parte alla Rivoluzione delle "Trois Glorieuses";
29 luglio, è lui a dirigere l'attacco della caserma Babylone;
nei giorni successivi egli serve ugualmente come aiutante di campo del mar.llo Gérard durante la marcia su Rambouillet;
alcuni giorni dopo lui e i suoi compagni raggiungono l’ "École d'application" di Metz;
avendo cofirmato una dichiarazione politica (contro il ritorno della vecchia stirpe dei Borbone) che viene interpretata come un atto anti-monarchico, viene sanzionato con un "congé sans solde";

1832
6 agosto, nonostante tutto, viene nominato tenente nel 1° reggimento d'artiglieria;

1834

inviato in guarnigione a Parigi, vi ritrova i vecchi amici repubblicani (Joseph Guinard, Étienne Arago, Godefroi Cavaignac) e anche il giornalista Armand Carrel, caporedattore de «Le National», per il quale egli scrive degli studi critici sulle questioni militari;

1838

promosso capitano, viene distaccato nelle forze delle Ardenne e poi al polverificio dei Vosgi;

1841
passa nella fabbrica d'armi di Saint-Étienne ma viene tuttavia subito scartato da questo posto a causa delle sue idee repubblicane e inviato in Algeria;
incaricato all'inizio del comando di Cherchell, che deve difendere contro dei Kabyles, viene in seguito nominato direttore degli affari arabi a Mascara;

1843
ufficiale d'ordinanza del gen. C.-L.-L. Juchault de Lamoricière, si fa notare nei vari combattimenti contro le truppe d'Abd el-Kader, e in particolare contro uno dei principali tenenti di quest'ultimo, Sidi Embarek;
6 agosto, per questi fatti d'armi viene nominato cavaliere della Légion d'honneur;

1844
dicembre, diviene capo di battaglione nella legione straniera;

1845
conduce una campagna d'inverno sulla frontiera del Tell;

1846
ottiene il comando di un battaglione di fanteria leggera;

1847
impiega questo battaglione per costruire la città di Saint-Denis-du-Sig, destinata a servire da centro alla colonizzazione della regione compresa tra Mascara e Oran;

1848
rientrato in Francia durante la Rivoluzione, beneficia della sua vicinanza alla squadra de «Le National» influente in seno al governo provvisorio;
10 marzo, viene nominato membro e segretario del consiglio di difesa della Repubblica;
20 marzo, viene promosso tenente colonnello,
5 aprile, viene nominato sotto-segretario di Stato al dipartimento della Guerra;
11-17 maggio, ministro della Guerra [ad interim], tra la formazione della Commissione esecutiva e il "governo Cavaignac";
[In queste funzioni porta a buon fine una riforma del quadro di S.M. ma non riesce ad ottenere la riabilitazione degli ufficiali repubblicani condannati e degradati sotto la monarchia.]

eletto deputato all'Assemblea costituente dai cittadini del Puy-de-Dôme, prende posto tra i ranghi, maggioritari, dei repubblicani moderati;
18 maggio, spesso relatore delle commissioni militari, fa ora votare l'abolizione dell'imposta sulle bevande;

sta vicino al gen. L.-E. Cavaignac, che ha assecondato durante la repressione delle "Giornate di giugno";
2 dicembre, dopo l'elezione a presidente della Repubblica di C.-L.-N. Bonaparte, al quale è decisamente ostile, dà le dimissioni da sotto-segretario di Stato;

1849
maggio, rieletto all'Assemblea legislativa, siede tra l'opposizione repubblicana;

1851
8 giugno, entra a far parte della commissione incaricata di preparare un progetto di revisione costituzionale;
21 luglio, appartenente, con il gen. L.-E. Cavaignac, alla minoranza (6 membri della commissione su 15) che si oppone a una rielezione del presidente uscente, ipotesi scartata dalla Costituzione del 1848 ma accettata dalla maggioranza dei parlamentari, vota contro il progetto presentato da Tocqueville, che non ottiene la maggioranza dei 3/4 richiesti;
17 novembre, cosciente dell'imminenza di un colpo di Stato presidenziale contro la rappresentanza nazionale, tenta invano di convincere tutti i suoi colleghi della Sinistra a votare con i monarchici in favore della proposta dei questori tendente a destinare le forze armate alla difesa dell'Asseblea;
sostenuta da Jules Grévy ed Edgar Quinet, la sua posizione viene tuttavia rigettata dalla maggioranza dei repubblicani persuasi che una tal misura non farebbe altro che il gioco della maggiorazna monarchica e rassicurati da Michel de Bourges, che a lui ha risposto che i deputati possono contare sulla protezione del Popolo, questa «sentinelle invisible»;
alla fine la proposta dei questori ottiene soltanto 300 voti, contro 408 (di cui 160 voti di parlamentari della Sinistra);
2 dicembre, si concretizza il colpo di Stato (da lui stesso paventato) ed egli è una delle prime personalità ad essere arrestata;
quando si rassegna finalmente a "décharger ses pistolets", viene arrestato di notte nel suo domicilio al n. 14 della rue Saint-Honoré dal commissario di polizia Courteille;
viene incarcerato a Mazas poi alla fortezza di Ham prima di essere esiliato di forza a Bruxelles;

1852
membro del consiglio generale del Puy-de-Dôme, egli rifiuta di prestare giuramento all'Impero;

9 gennaio, vengono emanati i decreti di proscrizione che riguardano altri 87 oppositori al colpo di Stato, tra i quali Thiers, Changarnier, Antony Thouret, Victor Schślcher o ancora Victor Hugo;

23 gennaio, un altro decreto lo radia dai quadri dell'armata;

esiliato in Belgio, egli fa delle ricerche sulla campagna del 1815 e la battaglia di Waterloo in vista della pubblicazione di un'opera storica dal tono antibonapartista;

 

1854
novembre, cacciato dal suo primo paese di accoglienza, si rifugia a L'Aia dove viene raggiunto da un altro repubblicano in esilio, Armand Barbès;
viaggiando in Svizzera incontra Mathilde Kestner;
[La sposerà a Zurigo il 28 (o il 30) ottobre 1858. Tra gli invitati: Étienne Arago, Ferdinand Flocon, Marc Dufraisse, Filippo De Boni e François Walferdin.]

si stabilisce a Bâle, vicino alla frontiera francese, dove comincia la redazione di una seconda inchiesta storica, questa volta sulla campagna del 1813 in Germania;
[Histoire de la guerre de 1813 en Allemagne (Leipzig, F.A. Brockhaus, 1866) pubblicata dopo la sua morte, da Chauffour.]

1859
31 agosto, alla maniera di Victor Hugo, Louis Blanc, Félix Pyat, Edgar Quinet e Victor Schślcher, egli respinge ogni offerta di amnistia imperiale in una lettera indirizzata
«a Louis Bonaparte»:

« Vous décrétez une amnistie, vous pardonnez à ces milliers de citoyens depuis si longtemps jetés par vous sur la terre étrangère, par vous semés à la gêne sous les climats meurtriers de l'Afrique et dans les marais empestés de Cayenne. Ils défendaient contre vous la Constitution issue du suffrage libre et universel, cette Constitution qui avait reçu votre serment solennel de fidélité et que vous avez trahie. C'est pour cela que vous les avez frappés naguère.
Maintenant, vous les amnistiez. Devant l'opinion publique, devant l'histoire, je ne veux pas me prêter à ce changement de rôle.
A qui viola la loi, il n'appartient pas de faire grâce à qui la défendit. Votre amnistie est un outrage à ceux qu'elle atteint. Moi,le représentant du peuple que vous avez violenté, emprisonné, banni, l'officier que vous avez spolié, moi que vous avez persécuté jusque sur la terre d'exil, je le déclare, je ne vous amnistie pas.
Certes, loin de la famille, loin de la patrie, la vie a bien des amertumes ; mais, dans la servitude, elle serait bien plus amère encore.
Le jour où la liberté, le droit, la justice, ces augustes proscrits, rentreront en France, j'y rentrerai. Ce jour-là est lent à venir ; mais il viendra, et je sais attendre
»
Charras, Zurich, 31 août 1859.

Dopo il suo esilio in Svizzera egli continua dunque nella sua opposizione al regime imperiale diffondendo clandestinamente dei pamphlets redatti da lui e da altri repubblicani (come Rogeard), cofinanziando il giornale «Le Confédéré» (fondato a Fribourg-en-Brisgau nel 1859 dall'ex istitutore di Moulhouse, Schmitt) e mantenendo dei contatti con altri oppositori, come Edmond Valentin e Charles-Louis Chassin.

1860
estate, divenuto amico di G. Mazzini e favorevole al Risorgimento, all'indomani della spedizione dei Mille viene chiamato a Gênes e si vede offrire il comando di un corpo di volontari destinato a marciare sugli Stati pontifici prima di attraversare gli Abruzzi per facilitare l'invasione del Regno delle Due Sicilie da G. Garibaldi;
tuttavia, reticente all'idea di dover affrontare il suo vecchio compagno C.-L.-L. Juchault de Lamoricière, da poco nominato comandante dell'armata pontificia, mette avanti la sua non conoscenza della lingua italiana per giustificare il rifiuto di questa responsabilità, che spetta da ora al tedesco Wilhelm Rüstow;
al suo ritorno in Svizzera egli dichiara tuttavia ai suoi amici: «S'ils [gli Italiani] avaient eu l'esprit de faire défiler devant moi deux bataillons de volontaires, je n'y résistais pas, je me serais joint à eux»;

1862
non riesce tuttavia ad ottenere l'adesione di Ledru-Rollin;
altri repubblicani francesi attraversano la frontiera per consultarlo, come Garnier-Pagès;
[Questi, dopo essersi rassegnato a prestare giuramento all'Impero al fine di potersi presentare alle elezioni del 1863, tenta invano di convincerlo di non biasimare questa storta strategica al boicottaggio delle istituzioni di un regime giudicato illegittimo dai proscritti del 1851.]

1865
23 gennaio, muore a Bâle, in esilio, e, da libero-pensatore, viene sepolto senza alcuna cerimonia religiosa.

 

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