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Papa
Sisto IV

(1471-84)

1471-72, tiepida la reazione, allestisce una flotta, spendendo 144.000 ducati, che conquista Smirne ma poi viene sciolta;
1472, 26 marzo, con la bolla Salvator Noster conferma le decisioni di Paolo II;

De conceptione B. Virginis contra errorem cuiusdam Carmelitae Bononiensis (1472)
approva la Messa e l'Ufficio in onore dell'Immacolata composti da Bernardino del Busti [o dal Nogarelli, canonico veronese]
Vita Christi ac omnium pontificum
(redazione affidata a Bartolomeo Sacchi [il Platina]).

Gallicanesimo

«segue da 1467»
1472, la Prammatica sanzione di Bourges viene ancora restaurata con il concordato di Tours, stipulato tra il re francese Luigi XI e Sisto IV;
continuerà quindi a ispirare la politica ecclesiastica di Carlo VIII e di Luigi XII
«segue 1516»

1472, Paolo Bagellardo completa il De infantium aegritudinibus et rimediis, primo trattato completamente dedicato alla pediatria.

ANNO 1472

Federico III (Innsbruck 1415-Linz 1493) Albero genealogico
figlio di Ernesto duca di Stiria, appartiene al ramo leopoldino degli Asburgo;
1435-93, duca d'Austria (Federico V);
1440-93, re di Germania e dei romani (Federico IV);
1452-93, imperatore del Sacro Romano Impero (Federico III);

Alberto IV il Coraggioso (Grimma, Lipsia 1443-Emden, Bassa Sassonia 1500) Albero genealogico
figlio di Federico II elettore di Sassonia-Wittenberg;
è l'iniziatore del ramo albertino della casa di Wettin;
1464-85, duca di Sassonia;
regge il ducato con il fratello maggiore Ernesto;
1485-1500, margravio di Meissen (Alberto II)
1485-1500, duca elettore di Sassonia;

Alberto di Hohenzollern detto Achille (Tangermünde, Magdeburgo 1414-Francoforte sul Meno 1486) Albero genealogico
terzogenito di Federico I;
1440, eredita il principato di Ansbach;
1464, alla morte del fratello Giovanni eredita il principato di Bayreuth;
1470-86, elettore di Brandeburgo;

Alberto IV il Saggio (Monaco 1447-Magonza 1508) Albero genealogico
1467-1508, duca di Baviera;
con il fratello Sigismondo e poi da solo;

segue

Casimiro IV (Cracovia 1424-Grodno 1492) Albero genealogico
figlio di Ladislao II Jagellone;
1440-92, granduca di Lituania (Casimiro II);
1445-92, re di Polonia;

Ladislao VII o II Jagellone III (n. 1456-Buda 1516) Albero genealogico
figlio di Casimiro IV re di Polonia;
1471-1516, re di Boemia (Ladislao II);
elezione contrastata da Mattia Corvino, figlio di Giovanni Hunyadi;
1490-1516, re d'Ungheria (Ladislao VII);

Mattia Corvino (Kolozssvár 1440-Vienna 1490)
figlio di János Hunyadi;
1458-90, re d'Ungheria;

segue

Cristiano I (n. 1426-Copenaghen 1481) Albero genealogico
figlio di Teodorico il Fortunato, conte di Oldenburg, e di Edvige erede di Schleswig e dell'Holstein;
1448-81, re di Danimarca;
1450-81, re di Norvegia;
1457-64, re di Svezia;

Ivan III il Grande (Mosca 1440-1505) Albero genealogico
figlio di Basilio II il Cieco;
1449, già co-reggente del padre;
1462-1505, gran principe di Mosca;

Stefano III il Grande (n. 1433 ca-m.1504)
figlio del principe Bogdan II della stirpe dei Musat;
1457-1504, voivoda di Moldavia;

segue

Luigi XI (Bourges 1423-Plessis-les-Tours 1483) Albero genealogico
figlio di Carlo VII e di Maria d'Angiò;
1461-83, re di Francia;

Carlo il Temerario (Digione 1433-Nancy 1477) Albero genealogico
figlio di Filippo III il Buono e di Isabella di Portogallo;
1467-77, duca di Borgogna, conte di Fiandra, conte di Artois;

Renato I il Buono (Angers 1409-Aix-en-Provence 1480) Albero genealogico
secondogenito di Luigi II duca d'Angiò e di Iolanda figlia del re di Aragona;
1430-80, duca di Bar;
1431-53, duca di Lorena;
1434-80, duca d'Angiò e conte di Provenza;
1434-80, re di Sicilia (titolare);
si dedica ormai al solo governo della Provenza;

Amedeo IX (Thonon-les-Bains, Alta Savoia 1435- Vercelli 1472) Albero genealogico
figlio di Ludovico e di Anna di Lusignano;
1465-72, duca di Savoia;
1472, 30 marzo, dopo la morte improvvisa a Vercelli, diventa oggetto di culto popolare
[per la sua canonizzazione si adopererà molto san Francesco di Sales presso Paolo V; 1623, morto il vescovo, Maurizio di Savoia prenderà a petto la cosa come del resto altri principi della famiglia ma le guerre e i decreti di Urbano VIII sul culto immemorabile impediranno che la causa di canonizzazione prosegua; solo nel 1677 sarà fatto beato da Innocenzo XI].
Gli succede il figlio Filippo I, e quindi Carlo II.


segue

Edoardo IV (Rouen 1442- Westminster 1483) Albero genealogico
figlio di Riccardo di York e di Cicely Neville;
1455-85, guerra delle due rose;
1461-83, re d'Inghilterra;

Riccardo di Gloucester (Fotheringay, Castle, Northamptonshire 1452-Bosworth 1485) Albero genealogico
undicesimo figlio di Riccardo di York;
1455-85, guerra delle due rose;
1461-83, duca di Gloucester;
1483-85, re d'Inghilterra (Riccardo III);

Giacomo III (n. 1451-Sauchieburn 1488) Albero genealogico
figlio di Giacomo II Stuart;
1460-88, re di Scozia;



segue

Giovanni II (Medina del Campo 1397-Barcellona 1479) Albero genealogico
figlio di Ferdinando I e di Eleonora di Castiglia;
1425-79, re di Navarra;
1458-79, re d'Aragona;
1472, caduta di Barcellona: solo ora la Catalogna viene definitivamente domata;

Enrico IV l'Impotente (Valladolid 1425-Madrid 1474) Albero genealogico
figlio di Giovanni II e di Maria d'Aragona;
1454-74, re di Castiglia e di Léon;

Alfonso V l'Africano (Sintra, Lisbona 1432-1481) Albero genealogico
figlio di Edoardo I e di Eleonora di Aragona;
1438-81, re di Portogallo;

segue

Nicolò Tron (?)
1471-73,
doge di Venezia;
giunge a Venezia la notizia delle nozze concluse, grazie a Andrea Cornaro relegato in Cipro, del re Giacomo di Lusignano con Caterina Cornaro, figlia del cavaliere Marco fratello di Andrea, con una dote di 100.000 ducati.
Questa unione, pur utile al re di Cipro per impegnare Venezia nella difesa del proprio regno, è utile pure ai veneziani per le sue conseguenze. La sposa viene prelevata dal doge nel Bucintoro e poi condotta a Cipro sulla galea di Girolamo Diedo, una di quelle destinate al viaggio di Baruti.
Astorre da Faenza morendo lascia alla repubblica la tutela dei propri figli.
All'inizio della nuova campagna vengono rinvigorite le forze facendo salire sopra ciascun legno dieci stradiotti [soldati a cavallo muniti di armi leggere, velocssimi al corso, di solito provenienti dalla Dalmazia e dalle coste della Morea] dirigendo il viaggio verso l'Anatolia.
Approdata l'armata all'isola di Lesbo, veleggia poi verso Pergamo che viene depredata delle sue ricchezze, i suoi abitanti messi infuga o uccisi e disfatto un grosso corpo di soldati turchi che inseguiti dagli stradiotti (uno scudo per ogni testa ha promesso il generale) vengono decimati. Giunte all'armata 17 galee di Napoli condotte dal comandante Requesenz sono occupate ed incendiate molte terre della Caria [tra cui Alicarnasso, famosa per il suo mausoleo] da dove sono asportate molte persone e molto bestiame.
Rinvigorita l'armata con 10 galee pontificie che con le due dei Cavalieri di Rodi forma adesso un poderoso corpo di 85 galee, viene decisa l'espugnazione della città di Attalia (famosa per re Attalo) [ora Settelia]. Inviate dieci galee sotto il comando del provveditor Soranzo per rompere la catena del porto e per occupare la parte rivolta al mare, viene incaricato il provveditor Malipiero di dare l'assalto da terra per cui egli spedisce la cavalleria a occupare la sommità dei colli vicini.
Occupati e saccheggiati i borghi dalle truppe terrestri, si tenta l'assalto alla città, ma colpito da un sasso il comandante di Rodi e giratasi la direzione del vento che spinge ora il fuoco verso gli assalitori, le milizie si ritirano presso le navi.
Alla fine, dopo una consultazione, i comandanti decidono di devastare il territorio e di portare l'armata in luogo sicuro; mentre questa fa ritorno a Rodi le galee di Napoli vengono licenziate per l'avanzata stagione, per riunirsi in seguito alla prossima campagna come fanno quelle del papa. Le pontificie, prima della loro partenza, acconsentono a seguire il consiglio di Mocenigo di espugnare Smirne, lasciata dai turchi senza difesa. Passata a tale scopo l'armata a Psarà, isola incolta, arriva dopo tre giorni a Smirne. Gli abitanti, alla vista dei cristiani, fuggono dalla città lasciando oro e merci. Alla notizia del loro arrivo era corso in aiuto di Smirne Malabano Sorbassi, cioè il governatore della provincia, con molta gente raccolta in fretta, ma è sconfitto dagli stradiotti con molto spargimento di sangue e poi dalle milizie che restano. Riesce con molta fortuna a salvarsi la vita perché ritornati a Smirne i soldati distruggonoo il territorio completamente lasciando solo cenere. Occupato con la stessa facilità il castello di Clasomene, situato nell'ultimo seno di Smirne, il generale si ritira con l'armata in Napoli di Romania per disporre le cose per la prossima campagna.
Si presenta nel frattempo dinanzi al generale un giovane siciliano il quale gli espone che essendo caduto in mano ai turchi durante la perdita di Negroponte e da essi condotto schiavo a Gallipoli, egli ha con attenzione osservato che si potrebbero facilmente incendiare i magazzini dell'armata nemica: gli basterebbero soltanto alcuni compagni fidati e una barca. Accettata con entusiasmo la sua proposta, gli viene data una barca coperta di frutta ma piena al di sotto di materiale bituminoso e sulfureo. Addentratosi il giovane con i compagni nello stretto dei Dardaneli ed ottenuto come mercanti il permesso d'ingresso alla fortezza di Gallipoli, durante la notte riescono ad incendiare il materiale occorrente all'allestimento di cento galee; poiché desiderano terminare l'opera dando fuoco all'armata, si sbilanciano un po' troppo e vengono scoperti. Inseguiti, mentre uno di nazonalità dalmata decide di morire con le armi in pugno, uccidendo prima due turchi, gli altri sono catturati e inviati alla Porta. Condotti alla presenza di Mehmet, vengono da lui stesso personalmente interrogati e, alla fine, tutti segati a metà.
Non potendo il senato disporre atti di liberalità verso l'autore del grande gesto, spedisce a Messina 2500 ducati affinché siano dispensati ai suoi eredi.
Il senato, conclusa nella città di Perona una lega con Carlo duca di Borgogna e signore della Germania inferiore, spera ora nell'alleanza con Ussan Cassane re di Persia a cui è stato inviato Caterino Zen; avendo pure il re inviato un suo ambasciatore a Venezia, altri due vengono eletti dal senato, Ambrogio Contarini e Giosaft Barbaro, che ben conosce la lingua persinaa, con ordine di passare in Persia conducendo con loro i Maestri per fondere artiglierie e cento bombardieri per maneggiarle; condizione richiesta soprattutto dai persiani per resistere alle armi dei turchi. Il senato ordina anche al generale Mocenigo di tenersi pronto per accorrere in aiuto dei persiani se fosse necessario.
Ricevuto il comando, il generale Mocenigo pensa di agire nel comune interesse aderendo alle richieste dei principi Caramani, Piramet e Cassambet, confederatisi con i persiani, dopo essere stati spogliati dai turchi del loro stato, per recuperarlo. Passato alle marine della Caramania, mentre Cassambet sta combattendo la città di Seleucia, il generale viene assicurato da un ambasciatore caramano che espugnato Sechino sarebbe facile espugnare le altre piazze. Inviato a Cassambet il provveditore Vettor Soranzo per decidere sul da farsi e fissato lo stesso obiettivo, manda in avanscoperta Coriolano Scepione il quale riferisce trovarsi la città su di un monte, lontano due miglia dal mare ma con deboli mura e, per quanto si capisce, difese da gente indisciplinata. Costretto alla resa il comandante Mustafà assieme agli abitanti, Mocenigo consegna la piazza ad Isusso comandante del caramano. Caduto Sechino, non è difficile la caduta di Corico anche se munita di un scelto presidio composto da giannizzeri [milizie del re; scelti tra gli schiavi di 10 o 15 anni o rapiti con violenza dalle terre cristiane, vengono poi imbevuti della dottrina ottomana e, mantenuti dal re, finiscoo col costituire il nervo degli eserciti turchi o diventano custodi delle porte reali] al comando di Ismaele. Cade anche Seleucia [costruita da Seleuco successore di Alessandro] venendo così restituito ai principi Caramani lo stato con un unico vantaggio per i veneziani: la gloria per averlo sottratto ai turchi.

Galeazzo Maria Sforza (Fermo, Ascoli Piceno 1441-Milano 1476) Albero genealogico
primogenito di Francesco Sforza e di Bianca Maria Visconti;
1466-76, duca di Milano;

Guglielmo VIII Paleologo (m. Casale Monferrato 1483) Albero genealogico
figlio del marchese Giangiacomo Paleologo e di Giovanna di Savoia;
1464-83, marchese di Monferrato;
nominato capitano generale delle truppe lombarde da Galeazzo Maria Sforza (che pensa così di ereditare da lui la marca) cerca di garantirsi, mediante l'alleanza con il ducato di Milano, contro l'espansionismo dei Savoia;

Lorenzo de' Medici o Lorenzo il Magnifico (Firenze 1449-1492) Albero genealogico
figlio del banchiere fiorentino Piero e di Lucrezia Tornabuoni;
1469-92, signore di Firenze;

Ferdinando I o Ferrante (1431 ca-1494) Albero genealogico
figlio naturale di Alfonso V d'Aragona;
1443-58, duca di Calabria;
1458-94, re di Napoli;

Alfonso II (Napoli 1448-Mazzara, Messina 1495) Albero genealogico
figlio di Ferdinando I e di Isabella di Chiaramonte;
1458-94, duca di Calabria;
1494-95, re di Napoli;

segue

 

 

– Battista Dell'Ottonaio detto l'Araldo (Firenze 1472-1527) drammaturgo italiano, seguace del Savonarola;
L'ingratitudine (1520).

– Bebel, Heinrich (1472-1518) professore di teologia a Tubinga
Facetiarum libri tres (Straburg 1508-1512, tradotti in tedesco per la prima volta nel 1589, 500 aneddoti ironici sulla vita dissoluta dei monaci, religiosi e suore).

– Beroaldo, Filippo detto il Giovane (Bologna 1472-Roma 1518) umanista italiano, nipote di Beroaldo il Vecchio, fu prefetto della Biblioteca Vaticana sotto Leone X;
Annali di Tacito (1515, editio princeps dei primi 6 libri, pubblicati dopo il loro ritrovamento nel monastero di Corvey)
Carmina (tre libri)
Epigrammata (1530).

Cranach, Lucas  il Vecchio (Kronach, Franconia 1472-Weimar 1553) pittore e incisore tedesco: "serpente alato e le iniziali LC", amico di M. Lutero, specialista di nudità pagane e autore di molti frontespizi; di oltre un migliaio di quadri provenienti dal suo atelier ("fabbrica") nessuno storico dell'arte è ancora in grado di determinare con assoluta certezza ciò che appartiene alla mano del maestro
Passionale Christi et Antichristi (illustratore del pamphlet).

– Ottonaio, Battista dell' (Firenze 1472-1527) poeta e commediografo italiano
Vita e morte di san Giovanni
L'ingratitudine (1520)
I due rivali o Filogenia (tratta dalla quinta novella della V giornata del Decameron).

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Impero ottomano

Mehmet II (1451-1481) figlio di Murad II.

Re di Cipro
e di Gerusalemme

Giacomo di Lusignano (Nicosia 1440 ca-1473)
figlio naturale di Giovanni II;
1460-73,
1472, temendo che la sorella Carlotta trasmetta i diritti reali alla casa di Savoia, si allea con Venezia grazie anche al matrimonio con Caterina Cornaro (Venezia 1454-1510)
nobildonna veneziana discendente da una famiglia che ha costruito nel Levante la sua fortuna economica;
1472-89,

 

Stampa

«segue da 1471»
1472,
Milano, si costituisce una società tra un prete, un maestro di scuola, un professore, un avvocato, un medico e uno stampatore, i cui soci non si limitano a finanziare lo stampatore, ma costituiscono un consiglio editoriale che deve decidere la scelta dei libri da pubblicare e fissarne il prezzo.
Foligno, Johann Neumeister di Magonza stampa la prima edizione della Divina Commedia di Dante;
Verona, viene stampato, con incisioni di un artista locale, il primo libro illustrato: De re militari di Valturio; Augusta, nella locale abbazia dei SS Ulrico e Afra [collegata con Subiaco, presso Roma] viene fondata una stamperia.
il vescovo di Siponto Niccolò Perotti, scandalizzato della pessima edizione di Plinio realizzata a Roma dai primi tipografi tedeschi ivi operanti, Sweynheym e A. Pannartz, auspica una commissione di eruditi che autorizzi preventivamente le edizioni dei classici.
Spagna:
l'agenzia che fornisce alla penisola iberica i suoi primi stampatori è la Grande Compagnia Commerciale di Ravensburg (Svevia meridionale), la più grande impresa europea di importazione ed esportazione del Quattrocento.
Vaencia, Aragona, il suo direttore, tedesco, impianta una stamperia servita da tre suoi connazionali:
. Lambert Palmart di Colonia (rimane a Valencia);
. Johann von Salzburg di Salisburgo (va a Baecellona);
. Paul Hurus di Costanza (va prima a Barcellona e più tardi a Saragozza).
- Castiglia: riceve i primi torchi dall'Aragona, rispetto alla quale è molto arretrata, sia dal punto di vista economico che da quello culturale;
- Burgos: l'antica capitale è ancora centro politico ed ecclesiastico del regno;
- Salamanca e Alcalá, le due sedi d'università, e
- Siviglia, il grande emporio del commercio con il Nuovo Mondo, diventeranno sede, prima della fine del secolo, di fiorenti stamperie.
«segue 1473»

Monte dei Paschi

1472, 4 marzo,  per volontà del Comune viene fondato il Monte della Pietà di Siena (1471 secondo il calendario senese);
nasce come strumento "laico", emanazione delle magistrature repubblicane, e dunque alternativo anche se nella stessa linea d'impegno dei monti di pietà gestiti dai frati Minori Osservanti, che si sono diffusi nel Rinascimento per combattere l'usura e aiutare le classi meno facoltose;
esercita credito su pegno al tasso annuo del 7,50% utilizzando fondi di provenienza pubblica (le gabelle del vino e dei terreni demaniali);
la sede (ancora attuale) è la Rocca dei Salimbeni già espropriata nel 1419 dalla Repubblica senese insieme agli altri beni della potente (ma caduta in disgrazia) famiglia toscana che nel corso del Medioevo ha già svolto attività bancaria tra quelle mura;
1483-84, il monte eroga 7.392 prestiti per una somma complessiva di 7.500 fiorini;
«segue 1568»

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