Papa
Niccolò V
(1447-55)
1453
Luglio
8, alla notizia della caduta di Costantinopoli, udita dal
corriere della signoria veneziana, rimane sconvolto;
si mostra indulgente verso i primi intrighi di Stefano
Porcari e di fronte alla congiura da lui promossa (voleva
instaurare una costituzione repubblicana, come Cola
di Rienzo cent'anni prima) lo condanna a morte, anche se
sembra aver promesso la grazia;
grande papa mecenate del Rinascimento, protegge letterati e artisti
(Ficino, Filelfo,
Bessarione, Leon
Battista Alberti, Beato Angelico,
Andrea del Castagno, Piero
della Francesca, Benozzo Gozzoli.
Russia
1453, dopo
la caduta di Costantinopoli nella Russia moscovita si va affermando
la coscienza messianica di rappresentare la "terza Roma",
cioè il paese custode (nella sua costituzione teocratica) della
retta fede, trasmessa infallibilmente dalla tradizione liturgica russo-ortodossa;
1551, il Concilio dei cento capitoli [stoglavyi sobor] canonizza
tale dottrina;
1584-1613, il "periodo dei torbidi" [smutnoe vremja]
scuote questa coscienza, mentre, soprattutto dopo l'introduzione del
patriarcato (1589), crescono i contatti con la chiesa greca e con la
tradizione bizantina;
«segue 1652»
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ANNO 1453
– Albuquerque, Afonso de
detto il Grande (Alhandra, Lisbona 1453-Goa 1515) uomo politico portoghese
Cancioneiro de Resende (1516, Canzoniere di Resende, collaborazione)
Cartas para el-Rey (edite solo nel 1884, Lettere al re di Portogallo).
– Barbaro, Ermolao
detto il Giovane (Venezia 1453/54-Roma
1493) umanista e filologo veneziano, formatosi alla scuola del cugino
Ermolao il Vecchio, vescovo di Verona,
e poi alla scuola romana di Pomponio Leto,
Gaza e Merula;
tradusse Temistio; e studiò Dioscoride
e Aristotele;
De coelibatu (1472)
1475-76, commenta le opere morali di Aristotele
all'università di Padova;
De officio legati (1489-91)
1491, ex ambasciatore della Serenissima, è creato patriarca di Aquileia;
Castigationes Plinianae (1492-93)
Carmina
Orationes
Epistolario (famosa la lettera in cui discute sullo stile con
G. Pico della Mirandola).
– Benivieni, Girolamo (Firenze
1453-1542) poeta italiano, amico di G.
Pico della Mirandola e di M.
Ficino, fu educato al culto di Platone;
tradusse dal latino i Salmi;
Canzone dell'amor celeste e divino (1486, documento importante
della diffusione del platonismo nel Quattrocento; è dato alle
stampe soltanto nel 1519, preceduto da un Commento di G.
Pico della Mirandola, per gli scrupoli religiosi dell'autore,
suggestionato dalla predicazione di G. Savonarola,
del quale diventa seguace)
Semplicità della vita cristiana di G.
Savonarola (traduzione)
Commento sopra a più sue canzoni et sonetti dello Amore e della bellezza
divina (1500)
Dialogo di Antonio Manetti circa al sito, forma et misure dello Inferno
di Dante Alighieri (1506).
– Beroaldo, Filippo detto
il Vecchio (Bologna 1453-1505) erudito italiano,
professore di retorica e di poesia a Bologna; rinnovò la filologia
umanistica, rinunciando a considerare Cicerone
modello unico e additando l'importanza di autori come Properzio,
Svetonio e Apuleio;
approntò edizioni di testi classici ricchissime di erudizione
antiquaria;
Libellus de optimo statu
Heptalogos sive septem sapientes
Declamatio ebriosi,scortatoris et aleatoris de vitiositate disceptantium
Adnotationes centum (1488)
Orationes (1490)
Varia opuscola (1505).
– Marullo Tarcaniota, Michele
(Costantinopoli 1453-Volterra 1500) poeta italiano e filologo d'origine
greca
Corresse il testo di Lucrezio e criticò il
Miscellanea di Poliziano.
Epigrammata (1497, IV libri)
Hymni naturales (1497, IV libri)
Neniae (1532, postume).
– Medici, Giuliano de' (1453-1478,
assassinato) figlio del banchiere fiorentino Piero
e fratello di Lorenzo;
1478, 26 aprile, viene ucciso durante la congiura
dei Pazzi; dopo un mese dalla sua morte viene legittimato il
figlio Giulio
(futuro papa Clemente VII).
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Imperatore
bizantino
Costantino XI
Paleologo

(n. 1405 ca- Costantinopoli 1453)
terzo figlio di Manuele II e di Elena
Dragases;
1443, despota di Morea;
1448, muore il fratello Giovanni VIII;
1449-53,
1453,
Aprile
2,
mentre egli ordina di ancorare le navi disponibili dietro la catena
di sbarramento, la tenda di Mehmet II viene
piantata davanti alla porta di San Romano (valle del Lygos) e i soldati
si dispongono lungo le mura sulla terraferma; il pascià Zaganos,
parente del sultano, si accampa a Galata con un gruppo di armati; molti
cannoni sono piantati sul terreno ma soprattutto il grosso cannone costruito
da Urbano di Transilvania, in versione
definitiva, capace ora di lanciare palle da 600 chili a quasi due km
di distanza;
15, il resto delle forze armate
turche si schiera davanti alla città; il sultano dispone di 420
navi (piccole per la maggior parte), 58.200 uomini (truppe regolari)
più gigantesche orde irregolari: dieci a uno il rapporto con
le forze greche.
Il sultano, ciò nonostante, deve subire alcune sconfitte;
19, il sultano è quasi sul
punto di abbandonare l'impresa;
20, tre navi genovesi inviate dal
papa e un'altra dall'imperatore, carica di grano proveniente dalla Sicilia,
si avvicinano al Corno d'Oro col vento in poppa, sfondano la barriera
turca e fanno un ingresso trionfale a Costantinopoli con i cannoni ancora
fumanti; rabbioso, il sultano, con un italiano facente parte del suo
stato maggiore, escogita un piano…
22, prima del calare della notte
settanta navi turche entrano nel porto della città;
28, il piano ideato da Giacomo
Coco, capitano di una nave trapezuntica, per sconfiggere la flotta
infiltrata non va a buon fine, forse per il tradimento dei genovesi
di Galata;
Maggio
6, la seconda bocca di fuoco (la prima si era sfaldata) di
Urbano è pronta e comincia il suo
lavoro;
19, nuovo attacco globale per mare
e per terra;
28, il consiglio di guerra, dopo
prese di posizione del visir Chalil-Pascià
che vuole rompere l'assedio, in disaccordo con Zaganos
e Ak Shemseddin, il massimo consigliere
spirituale di Mehmet II, decide di sferrare
un nuovo attacco in grande stile; lettere minatorie fatte arrivare all'interno
delle mura fanno perdere il coraggio agli abitanti; solo Giustiniani
rimane lucido e costringe il generale Lukas Notaras
a potenziare le bocche da fuoco delle navi e le piazza alla porta di
San Romano [oggi Topkapisi=porta del cannone] poi ordina ai sacerdoti
di esporre le icone nei punti più minacciati del vallo, con monaci
che cantano in coro per dare coraggio ai combattenti; l'imperatore invece
si prepara a morire, partecipa alla grande processione pentecostale
da Palazzo Blachernai a Santa Sofia; in Hagia Sophia si confessa e prende
la comunione;
29, per fiaccare gli assediati vengono
mandati avanti i bashibazuki (soldati provenienti da diversi
popoli: ungheresi, russi, italiani e tedeschi, orde selvagge seguite
dalle più disciplinate divisioni anatoliche, ma sia gli uni che
gli altri sono respinti;
Giustiniani, rimasto ferito, si fa portar
via su una lettiga e, seguito da quasi tutti gli taliani, abbandona
il campo; i greci rimangono soli quando i giannizzeri sferrano l'attacco
finale: Costantinopoli cade e del suo imperatore non se ne saprà
più nulla: secondo alcuni è stato riconosciuto in un mucchio
di cadaveri, una leggenda racconta invece del misterioso spalancarsi
di una porta, mai esistita prima, nel muro di Hagia Sophia.
Tre giorni di saccheggi e misfatti indescrivibili seguono la conquista.
Impero
ottomano
Mehmet
II (1451-1481) figlio di
Murad II.
1453
Maggio
29, conquistata Costantinopoli, egli non prende parte al
saccheggio e riceve nella sua tenda il rappresentante del podestà
di Galata per negoziare con lui lo status futuro della colonia genovese;
dopo aver stilato rapporti per far giungere in ogni angolo dell'impero
la notizia della sua vittoria, il quarto giorno dopo la conquista, ordina
che cessi il saccheggio e prende possesso della città.
guerra
dei cent'anni
(1337-1453)
«segue
da 1444»
1453, privi dell'alleanza borgognona, gli inglesi cominciano a cedere:
dopo il successo di Formigny (1449-50), grazie al quale è liberata la
Normandia, è ora la volta della Guienna, liberata dopo la battaglia
di Castillon;
di fatto la guerra è terminata: gli inglesi in terra di Francia hanno
solo Calais (la terranno fino al 1558);
«segue 1475»
«guerra
delle due rose»
o
Wars of the Roses
(Guerre delle rose)
1455-1485
Inghilterra:
- Lancaster (rosa rossa)
- York (rosa bianca)
La causa
profonda è il dissesto economico e politico dopo la definitiva sconfitta
subita nella guerra dei cent'anni.
1453, l'Inghilterra
mantiene in Francia la sola Calais;
Enrico VI di Lancaster decide di sostituire
Riccardo di York, primo uomo di corte ed
effettivo capo del governo con il rivale Edmondo
Beaufort duca di Somerset (1454) provocando un'aperta rivolta
che crea in breve tempo due schieramenti:
- Lancaster: il re (ormai demente,
guidato dalla moglie Margherita d'Angiò), i grandi feudatari del nord;
- York: molti feudatari del sud e dell'est tra cui i Neville, i nuovi nobili e i borghesi
«segue 1455»
pace
di Lodi
parti in
causa:
- Francesco Sforza, Firenze, Genova e Mantova
- Venezia, re di Napoli, duca di Savoia, marchese di Monferrato
1453, 29 maggio, affrettato dall'annuncio della caduta di Costantinopoli
in mano agli ottomani, e sollecitato da papa Niccolò
V, l'accordo viene sottoscritto da Francesco
Sforza e dai rappresentanti della repubblica di Venezia con il
tacito consenso di Firenze, ma non senza il malumore degli altri partecipanti
al conflitto, sorto per la successione per il ducato di Milano;
sancisce la successione dello Sforza al
ducato di Milano e la restituzione a Venezia di Bergamo e Brescia fissando
il confine tra i due stati al fiume Adda (Venezia conserverebbe Crema;
Milano la Ghiaradadda);
divenuto ben presto accordo generale per l'adesione degli altri stati
e garantita dalla costituzione della lega italica, la pace di Lodi segna
in Italia l'inizio di un periodo di stabilità politica destinato a protrarsi
per quasi tutta la seconda metà del sec. XV.
Banco
di San Giorgio
«segue
da 1447»
1453, la Casa di san Giorgio assume i diritti
di sovranità territoriale sulla Corsica; quindi su Caffa e le colonie
del Tauro, sulla Val d'Aroscia, Pieve di Teco, Ventimiglia, Levanto,
Sarzana e Ponzano;
«segue 1539»
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